Alcuni discorsi sulla botanica/I/Il Fiore e gli agenti di natura

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Il Fiore

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Il Fiore

e gli agenti di natura





L’apparato degli organi sessuali nelle piante insieme cogli invogli, onde i medesimi sono contornati e difesi, porta il nome di fiore, come tutti sanno. Ella è questa sicuramente di quante ha parti un vegetale la più appariscente, quella che più alletta e rapisce l’occhio de’ riguardanti. E valga il vero, se nelle altre cose discordano le più volte tra loro mirabilmente i gusti e le tendenze degli uomini, in questa de’fiori è tanta la concordia, che ricchi e poveri, dotti e idioti, giovani e vecchi, tutti, chi più chi meno, ne sono vaghi, e dalle bellezze loro, e dalle squisite loro fragranze pigliano diletto. Il perché non troveresti per avventura uomo di sì grosso ingegno e di sì rozzo costume, che non si piaccia alla vista dei fiori, e che alcuna volta non li abbia desiderati. Imperocchè ai fiori è dato non solo di porgere grato pascolo ai sensi, ma, chè più rileva, di eccitare negli animi nostri, come forse a nessuno altro oggetto si consente in pari grado, que’teneri e gentili affetti, onde meglio si manifesta la bontà dell’umana natura.

[p. 32 modifica]Laonde degnissimi sono i fiori, che ci intratteniamo ancora un poco con essi, e dopo averne nelle precedenti lezioni minutamente studiato il mirabile artifizio delle parti, e gli uffici importanti che queste adempiono, non deve certamente riuscirvi disscaro, se oggi, innalzandomi a più alte considerazioni e vedute più generali, io faccia prova di cogliere, se si può, le attenenze, che ha il fiore colla natura che lo circonda, alzando un lembo di quel fitto velo, che copre la misteriosa, ma non per questo meno efficace azione, che luce, calorico, elettrico esercitano sulla breve e fuggevole sua esistenza.

A niuno è ignoto, che il fiore comparisce sulla pianta quando questa ha raggiunto il suo pieno sviluppo ed è capace di riprodursi; onde avviene, che le piante annue lo mettono sola una volta, le perenni non legnose, o come le chiamano vivaci, quando esse hanno già condotto a perfezione il fusto e le foglie, gli alberi e gli arbusti, acquistata che abbiano solidità e durezza. Le parti interne del fiore da bel principio stanno raccolte e quasi rannicchiate dentro la boccia con quel mirabile magistero, che a suo tempo vi ho svelato; col ridestarsi però dei tepori primaverili, ognuna di esse, in grazia della dilatazione, e del naturale scostamento degli inviluppi, che intorno la stringevano, viene all’aperto, e man mano districandosi, e dispiegandosi assume quella regolarità e perfezione di forme, [p. 33 modifica]che per legge di natura le è particolare. Lo sbocciamento simultaneo, o successivo dei fiori di un vegetale, segna il tempo della sua fioritura, la quale è compiuta, allorchè tutti i fiori sono appassiti, e non ne compajono di nuovi. — Il calore è il principale motore della fioritura. Esso determina il tempo, in che questa si effettua secondo le diverse sorta di vegetali. Epperò gli individui d’egual specie posti in condizioni conformi, cioè sotto i medesimi paralleli, allo stesso aspetto di cielo, alle stesse altezze, si adornano di fiori entro limiti di tempo molto vicini tra loro. Quinci avviene per naturale conseguenza, che le stagioni e i mesi e diremo quasi i giorni in ciascun paese abbiano le loro fioriture particolari. Chi pertanto volesse tener conto del succedersi che fanno man mano le diverse qualità di fiori in una contrada del globo qualunque, potrebbe trovare in quelli tal norma da distinguere i varj tempi dell’anno e comporsi, sull’esempio del Linneo, un calendario di Flora. Imperocchè sebbene sia vero, che la più parte dei vegetabili fiorisce durante la primavera avanzata e la state, non ne mancano però di quelli, che regolarmente mettono il fiore nell’autunno e nel verno. A chi è ignoto, che anche tra noi, in mezzo ai rigori del gennajo, sboccia l’ampio e candido fiore dell’elleboro nero? Che subito dopo il solstizio d’inverno svolgesi di sotto alla neve il fior della galanta? Chi nel febbrajo, e nel marzo non gustò la soave [p. 34 modifica]fragranza della gentile mammoletta nunzia di primavera? Per lo contrario la colchica, la giorgina variabile, il crisantemo indiano fioriscono nel più tardo autunno, e fanno bell’ornamento, quello al prato, questi ai giardini, quando più non vi sono altri fiori, e gli alberi già smettono le foglie. Che più? Vi hanno di tali piante, le quali per tal rispetto serbano così fatta costanza, che ogni anno tu le vedi regolarmente fiorire in quel medesimo giorno, d’onde poi i nomi volgari di molte di esse tolti dal santo, o dalla festività, che il calendario segna, e la chiesa festeggia in quel giorno. — Di tal maniera il fiore del Natale, di san Mauro, di san Paolo, di santa Dorotea, dell’Annunciazione, di Pasqua, e cento altri, che troppo lungo sarebbe voler tutti ricordare, segnano con bastevole precisione presso questo o quel popolo l’epoca, in cui aprono i primi loro fiori l’elleboro nero, il sollecione (senecio vulgaris), il pie’ di gallo (eranthis hyemalis) il giacinto d’Oriente, la pulsatilla, la primaverula, la calendola e va dicendo. Né queste notizie intorno l’avvicendarsi de’ fiori nelle varie specie di piante sono senza utili applicazioni per l’arte del giardinaggio, avvegnachè le medesime forniscano all’orticoltore diligente un facil modo di provvedere a una conveniente e gradevole successione di fioriture per ciascuna stagione dell’anno.

Non tutte però le piante, quand’anche durino in vita molti anni mettono fiori. Non poche, [p. 35 modifica]massimamente di quelle, che, divelte a forza dal suolo nativo, vengono obbligate a vivere stentatamente nelle nostre serre, sia natura o caso, non importa, restano sterili sempre. Usavi pure intorno ogni diligenza, accarezzale con amore quanto si può, tanto fa, ricusano ostinate di darti alcun fiore, o se ne recano alcuno, questo non viene a perfetto sviluppo, e cade ben presto infecondo e disutile. Simile all’esule, che ramingo in straniera terra, nè per benignità di cielo, nè per ricchezza e ubertà di suolo, nè per cortesi accoglienze di ospiti generosi confortato, perde lontano dalla patria il naturale vigore, e lentamente si consuma inoperoso impotente.

Se, come dicemmo, l’apparizione dei fiori sulla pianta d’ordinario risponde a certi tempi, a certe epoche dell’anno, l’aprirsi e il chiudersi di alcuni di essi si alterna con vicenda non meno regolare nelle diverse ore del giorno. Di quì l’ingegnosa idea di Linneo di formarsi un orologio di Flora, come si era fatto un calendario. Considerando i fiori da tale aspetto il naturalista svedese (dice Darwin) li divide in meteorici, che si allargano senza norma costante di tempo, or più presto or più tardi, secondo lo stato umido o secco dell’atmosfera; in fiori tropici, che si aprono al mattino, e chiudonsi avanti sera ogni giorno di guisa però, che l’ora di allargarsi giunge per essi più tempestiva, o più tarda secondo che cresce, o diminuisce [p. 36 modifica]la lunghezza del giorno; in fiori equinoziali, che si aprono costantemente ad una certa ora del giorno, e per la più parte si chiudono ad altra ora determinata, la quale però varia secondo la stagione ed il grado di latitudine per modo, che dieci gradi di latitudine più verso Settentrione danno una differenza quasi di un’ora. Eccovi alcuni esempj di questi ultimi, scelti tra i fiori più volgari, secondo le osservazioni fatte da Linneo pel clima di Upsal posto a 60 di latitudine Nord. Il dente di leone (leontodon taraxacum) s’apre tra le cinque e le sei del mattino, e si chiude tra le otto e le nove. La pilosella si allarga alle sette, e si stringe alle quattro. Il grèspino dei campi (sonchus laevis) spiega i fiorellini alle cinque e li serra tra le undici, e le dodici. La lattuga si apre alle sette, e dopo poche ore si chiude. Il cappero di padule (nymphaea alba) allarga il fiore alle sette del mattino per chiuderlo alle cinque del pomeriggio. Il fior rancio de’ campi (calendula arvensis) apre i fiori alle nove, e li raccoglie alle tre. D’onde chiaro apparisce potersi di leggeri, raccolti in un dato luogo parecchi di sì fatti fiori, combinare un cotal orologio, che tanto quanto supplisca al comune.

Quando poi nella vita tanto passaggera del fiore, l’alternativa della veglia, (che così chiamasi l’atto dello aprirsi), e del riposo (che è l’atto contrario) non accada che sola una volta, il fiore dicesi effimero. Diurni poi sono quei fiori, che si spiegano [p. 37 modifica]alla luce del giorno, in opposizione ai notturni, che restano chiusi di giorno, e s’aprono durante la notte. — Che di parecchi di tali fenomeni si avesse contezza già da gran tempo stanno a riprova qui pure i nomi volgari dati a certi fiori, onde abbiamo e la bella di giorno, e la bella di notte, e la regina delle notti, ed altri tali nomi che «attestano l’attitudine del popolo a cogliere il lato poetico nelle cose della natura. » E valga il vero «gran tempo, prima che Linneo ideasse il suo orologio di Flora, il contadino indovinava le ore dei giorno volgendo gli occhi al prato, ed avvertiva, senza saperlo, l’inesplicabile armonia, che esiste tra i moti di un piccol fiore, e il moto degli astri, che misurano il passaggio del tempo. »

La quale alternativa del giorno e della notte sembra avere una notevole influenza anche su certe altre condizioni dei fiori. — D’ordinario l’odore, che essi mandano, è più manifesto la mattina e la sera, che non sia nel mezzo del giorno, o nel corso della notte. Ma qui pure, come in ogni altra cosa del mondo, si avvera non darsi regola senza eccezione: v’hanno di fatto di tai fiori, che sono odorosi soltanto di notte, e dai botanici si ebbero l’epiteto di tristi per essere per forma e colore poco appariscenti; tale è il caso del geranio notturno o notturnino (pelargonium triste); del gladiolo o spadarella cangiante (gladiolus versicolor); del violaciocco di notte (hesperis tristis), e d’altri parecchi. I [p. 38 modifica]nominati fiori cominciano ad esalare il soave loro effluvio verso le cinque pomeridiane, lo conservano tutta la notte, e lo perdono verso le sette del successivo mattino. Il cestrum diurnum vien chiamato in tal guisa, perchè è più odoroso il giorno che la notte, mentre invece il cestrum nocturnum solo al principiare della notte rendesi odoroso. Il catto vainiglia (cereus grandiflorus), uno dei più bei fiori che si conoscano, spande delicata fragranza, simile a quella della vainiglia, dalle ore sette della sera, momento in cui si apre, fino al mattino, chiudendosi allora per non più riaprirsi.

L’azione della luce sui fiori è pur causa di altri singolari fenomeni nei medesimi. La cicerbita del settentrione (cacalia septentrionalis),» non manda odore, se non quando è direttamente percossa dai raggi del sole, di modo che, solo col farle ombra, le si può torre sul momento la facoltà odorante. »

Anche il colore dei fiori può variare nelle diverse ore della giornata. La spaderella a fior cangiante (gladiolus versicolor) bruna la mattina, si fa verso sera di un azzurro chiaro, e ripiglia nella notte il colore, che aveva il giorno innanzi. Il fiore dell’ibisco vermiglione (hibiscus mutabilis) da principio è giallo pallido, di poi diventa rossiccio, e da ultimo pavonazzo. Il violaciocco variabile mette fiori, che, mutando colore da un giorno all’altro, sono ora bianchi, or gialli, or celestrini.


[p. 39 modifica]E poichè abbiamo toccato degli accidenti che offrono i fiori nelle tinte e negli odori, non sarà senza interesse conoscere anche i rapporti numerici, che si riscontrano tra le varie qualità di colori, e quanti di essi fiori abbiano virtù di tramandare grato odore a petto a quelli, che o sono inodori, o danno di sé odore spiacente.

Le osservazioni di Schübler e Köhler fatte su parecchie migliaja di piante sì nostrali e sì d’altri climi hanno messo fuori di dubbio, essere il bianco il color dominante nel regno vegetale, avvegnaché sia proprio a forse la quarta parte dei fiori conosciuti. Al bianco tengono dietro per una scala, che decresce a mano a mano, il rosso, il giallo, il cilestro, il verde, il violetto, il ranciato, e per ultimi il bruno, ed il nericcio.

Quanto poi agli odori, considerati nei fiori di una medesima tinta, i nominati autori hanno trovato, che in cento fiori di color bianco ve ne ha un quattordici all’incirca grati per soave odore, laddove tra le piante, che portano fiori rossi, gialli, verdi, o cilestri le specie olezzanti, paragonate alle inodore, sono rispettivamente nell’ordine di otto, sette, sei e fino a solo due per cento. D’onde è manifesto, che i fiori bianchi sono a un tempo e più comuni in natura, e i più odorosi. Né vuol essere taciuto, come i primi fiori, i quali vengono ad abbellire i nostri campi, si pregino di un abbagliante candore. Quando il verno scompare le praterie, gli aiberi, [p. 40 modifica]gli arbusti d’ogni genere copronsi di fiori bianchi. Di mezzo alle molte migliaja di fiori di questo colore, che appajono sui meli, sulle ciliegie, sulle fragole e sui peri, appena è, dice Martin, «che l’occhio possa di luogo in luogo arrestarsi su qualche cima di mandorlo, o di pesco dai fiori rossicci.» Nè vogliate credere, che ciò sia fatto a caso. Anche in questo vuolsi riconoscere una sapientissima disposizione di natura. È noto, che il color bianco serba nei corpi più a lungo il calorico, laonde quelle parti della pianta, che biancheggiano, per quantunque dilicatissime, ponno meglio avvantaggiarsi dello scarso grado di calore, che nei climi freddi e nei temperati accompagna la stagion primaverile. «Ma non sì tosto coll’avvicinarsi della state è cessato un tale bisogno, eccovi spuntare da ogni parte fiori con tinte più cariche. Quà le iridi porporine, là i rossi papaveri, altrove le azzurre aquilegie, i gialli ranuncoli, i fulvi cisti, e di mezzo alle dorate spighe de’ cereali l’adonide dal fior miniato e tant’altre generazioni di fiori variopinti.» E meritano questi fatti tanto più l’attenzione del naturalista, in quanto che appalesano in tutto il creato una mirabile armonia di fini e di mezzi, e porgono così, anche nelle minime cose, una luminosa prova della provvidenza divina.

Ma altri prodigi ancora ne disvela il grazioso regno di Flora. Evvi una quantità di fiori, perfino tra i più comuni, tra quelli, che a così dire, noi calpestiamo [p. 41 modifica]ad ogni passo, i quali presentono il vento, la pioggia, e quante altre mutazioni avvenir possono nell’atmosfera. Tali sono, per citarne alcuni ad esempio, il fior rancio de’campi (calendula arvensis) che si allarga quando il cielo è sereno, ed annunzia il temporale col piegare i suoi fiorellini. La cicerbita della Siberia (sonchus sibiricus) se si chiude durante la notte «presagisce il bel giorno, che si avvicina, e par che ne dica col suo sonno tranquillo, ch’ella è sicura della dimane.» Gli agricoltori di alcuni paesi, ammaestrati da questi fatti sogliono alle porte della casa appendere a foggia di igrometro i fiori di una specie di carlina, i quali si dischiudono nei giorni sereni, e si chiudono ed appassiscono all’avvicinarsi della pioggia.

Molto singolare è pure il fenomeno di lanciar scintille e baleni che si osserva in alcuni fiori. La figlia di Linneo fu la prima a notare questo fatto nella capuccina (tropaeolum majus). Anche il fior rancio dardeggia verso sera lampi di luce, spesso due o tre volte successivamente da uno stesso fiore e con grande rapidità, di solito a intervalli di parecchi minuti. — Quand’egli avviene che molti fiori vibrino simultaneamente la loro luce, questa è potuta vedere anche a notabile distanza. La scintillazione si osserva principalmente nei mesi di luglio e di agosto al tramontare del sole, e per una mezz’ora appresso, purché l’atmosfera sia [p. 42 modifica]chiara. Dopo un giorno piovoso, se l’aria è carica di vapori, il fenomeno non ha luogo. Godono di eguale proprietà il giglio rosso (lilium bulbiferum) e il girasole (helianthus annuus).

In generale sembra necessario per la produzione di così fatta luce il color flammeo, o di un giallo brillante. Su fiori d’altra tinta la scintillazione non venne finora osservata. Dalla rapidità del lampeggiare o da altre circostanze si può congetturare, che la presenza di qualche poco di elettricità sia la causa del fenomeno; come è probabile, che l’azione combinata della luce, del calorico e della umidità producano quei movimenti, che si appalesano, non solo coll’aprirsi e chiudersi degli invogli fiorali, ma anche in altri modi. Imperocchè certi fiori pigliano sui loro peduncoli nelle diverse ore del giorno tali posizioni, che pajono seguire il corso del sole, d’onde il nome che si dà loro di eliotropi, da ηλιος sole, τροπη l’atto del voltarsi. — Il fenomeno può agevolmente osservarsi nel girasole (helianthus annuus), pianta volgare dei nostri giardini.

E vi hanno dei fiori, che presentano perfino apparenza di un moto continuo, per es. certe orchidee, nelle quali il labello ergesi e si abbassa alternativamenle ad irregolari intervalli di tempo, presso a poco come fanno le foglioline laterali nella foglia ternata del lupinello mobile (desmodium gyrans) — Ma io non vi posso oggi tutte svelare le meraviglie dell’impero di Flora; vi sono fenomeni [p. 43 modifica]e movimenti più segreti, e più misteriosi, che lo stesso grembo del fiore cela al nostro sguardo.

Tra non molto vi condurrò in mezzo a questa amabile famiglia ad ammirare le splendide scoperte della scienza, quando vi farò assistere a quella grande e arcana operazione della natura, a cui diedero i botanici il grazioso nome di nozze delle piante. Per ora basti avervi mostrato, come la sfuggevole vita dei fiori divenir possa oggetto di profonde meditazioni pel filosofo. E qual sarà penna, e lingua sì eloquente, che valga a tratteggiare pure in iscorcio i tanti altri pregi di cui brillano i fiori? L’incanto che essi spargono intorno a sè ha qualche cosa di così celeste, che può ben essere sentito, non espresso a parole. Generalmente graditi allo sguardo per eleganza e simmetria di forme, per finezza di tessuti, per morbidezza e vivacità di colorito, piacevoli all’odorato per olezzo soave, i fiori, più che ogni altra parte del vegetabile, attraggono la curiosità e la simpatia dell’uomo. Quali soavi emozioni, quanti pensieri diversi, non sempre lieti, ma pur sempre delicati, non desta questo nome di fiore in animo ben fatto e gentile? Sono i fiori che annunziano la primavera; sono essi l’immagine più cara, più ridente della giovinezza; essi il simbolo degli affetti più puri. Di fiori si adornano le chiome della vergine sposa, di fiori si sparge il talamo nuziale, di fiori l’ospital mensa si abbella. Non pare compiuta la gioja di una festa, nè abbastanza [p. 44 modifica]gioconda la veglia fra i canti e le danze, se manchi loro il sorriso e la fragranza dei fiori. Nelle pubbliche pompe di fiori si fanno lieti gli altari, di fiori si inghirlandano le sacre immagini, di fiori si ammantano le vie. — E come si fanno i fiori interpreti dei lieti sentimenti nelle prospere vicende, così nelle avverse si associano in certa guisa ai nostri dolori. Di fiori si copre il feretro del bambino, che insorabil morte ha divelto dal seno della madre, di fiori si onorano le tombe dei morti. Il perchè appo gli antichi, che altamente sentivano la religione delle tombe:


» Le fontane versando aque lustrali
» Amaranti educavano e viole
» Su la funebre zolla, e chi sedea
» A libar latte, e a raccontar sue pene
» Ai cari estinti, una fragranza intorno
» Sentia qual d’aura dei beati Elisi.»


Hanno poi anch’essi i fiori il loro linguaggio, linguaggio commovente, immaginoso, pieghevole a tutti i desiderj, a tutti i bisogni, a tutti i sentimenti. Che non dice un fiore, un gruppo bene scompartito e combinato di fiori ad un cuor tenero ed amoroso! E però questo nome di fiore, che in sè comprende tanti, e tanto vaghi e gentili concetti, è dall’uomo tratto a significare tuttociò, che è nobile, bello, eccellente nel mondo fisico e morale; tanto che volendo io lodar voi, egregi [p. 45 modifica]giovani, delle belle speranze che l’aspetto vostro in me risveglia, non saprei pigliare né più cara, né più vera imagine altronde, che dai fiori, Voi paragonando a questi carissimi promettitori d’ogni più desiderata cosa.




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