Dell'entusiasmo delle belle arti/Parte III/Risultati dell’Opera

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Parte III - Abusi Parte III - Note

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RISULTATI DELL’ OPERA.

Dando addietro uno sguardo su questa operetta, e considerandola tutta insieme, iiccome un quadro, o una prospettiva, nasce in me un tal pensiero. Qual può venirne buon frutto di conseguenze, e di risultati, quai potrebbono farsi progressi nelle arti e nelle lettere per questo saggio ! Al qual pensiero un altro risponde, o mi sembra rispondere il quadro stesso, e 1’ intimo mio sentimento se non è da illusione sedotto.

Si potrebbe, io dico, riflettere a norma del detto sin qui sopra le differenze essenziali, e i caratteri costitutivi delle arti in se stesse, degl’ ingegni nell’ applicatisi, e delle professioni nell’esercitarle. Come abbiarn Io spettacolo della natura, perchè non po* iremmo aver noi lo spettacolo dell’ ingegno secondo i vari talenti, gli studi, e i destini diversi, che fan la bellezza, o la bizzaria del metafisico mondo, e del letterario ? I minerali, i vegetabili, gli animali sono stati distinti nelle lor classi, generi, specie, usi, e [p. 238 modifica]e proprietà, seguendoli nella nascita, neì’a forma, nell’educazione, ne’climi. E pere hi non potrem rintracciare, e distinguere i varj spiriti ed indoli, ed abilità degli uomini, «orando la tempera deila lor fantasia., la forza del loro ingegno, la maniera del lor comporre, e la tendenza a uno studio, o ad un altro, e la riuscita lor differente ? Per, che non potrebbe almeno abbozzarsi un si.

stema, una teoria fondata nell’ entusiasmo, e diffusa ne’ gradi diversi d’ elevazione, vii sione, rapidità, novità, passione, e comu.

nicazione, esaminate nelle opere già pubbli, cate d’antichi, e moderni, o nelle dottri.

ne, opinioni, gusti, e contrasti del secolu nostro ?

Dopo ornai cinque secoli, che noi abbiani ristorata l’Italia, e coltiviamo le lettere, le arti, le scienze, si dovrebbe aver dato uni posto suo proprio ad ogni autore, averne pesati i pregj, e i difetti, calcolato il su* perfluo, e l’utilità. Non già che giugner si possa fors’anco a tanto precisa distribuzione, quanto i pittori che ne han dato 1’ esempio con quella bilancia di loro scuole, e la. [p. 239 modifica]

dell’Opera.235» fàvori, ni: quanto i medici, che per la chimica, l’anotomia, la botanica calcolarono i mali, e i rimedj co’ temperamene, co’climi, colle stagioni; ma almeno si tenti di giugnere poco a poco sin dove è conceduto.

Ma per questo richiedesi in prima nn consenso universale, e un uom solo non può riuscirvi sicuramente. Dovrebbe esser questi un uom senza parria, senza relazioni, senza pregiudizi: e dove trovarlo ? Troppo b ognor manifesto, che le sctiole rivali, le gelose nazioni, le professioni inimiche han dominio, e seguaci. Tutto è stato in alcuni tempi tomista o scotista, inglese, o francese, antico, o moderno. Quando sarà, che pur facciasi un’ alleanza pacifica, e filosofica da Palermo sino a Torino, dalla grammatica sino alla geometria, dall’entusiasmo sino all* analisi, talché divenga l’Italia una sola accademia, un comun tribunale non prevenuto su i proprj autori, sul loro posto, sul loro gusto, su i loro meriti, su i lor peccati ) Chi sa, che non s’impedisse così la decadenza dei secoli, l’incostanza dei gusti, non si purgasse la terra di mille libri o inutili, [p. 240 modifica]iiii, o perniciosi, or trascegiiendone il buor ro, se è ver che niun libro sia tutto cattivo, or facendone una conserva, un tesoro, ?in deposito permanente ? Accademia unica Ja direi.

Cosi facendosi per ventura, ( e non ¡struggendosi per questa strada medesima ogni studio, siccome ad alcun può sembrare ) ver.

rebbe a formarsi una-galleria, per esempio, di poeti, e d’oratori contrassegnati, e distinti secondo t propri caratteri, e facolta M Una serie di quadri, p di ritratti ne ¡nostrerebbe qua 1’ eleganza e là le immagini; Io sfarzoso e l’ardito per una parte, il car stigato e corretto per l’altra; ove il patetico e il grave, ove il nobile ed il veemente.

Quando ci rapirebbe il sublime, quando il sodo e succoso ci appagherebbe. Infin por-.

rebbesi a un canto il bello spirito, che se-l duce, il cuor tenero, che appassiona, la vivida fantasia, che incende, l’ingegno acuto e ragionatore a fronte del genio elevato e dominatore, sinché si finisse il quadro d’un Isocrate sobrio, conciso, armonico, ed elegante, rapitor delle orecchie; o quel d’un De. [p. 241 modifica]

Demostene rinforzato, nervoso, stringente, e rapitore dell’intelletto; 0 quel d’un Tallio grandioso, patetico, traboccante, e rapitore del cuore; de’ quali tre non so se mai possa farsene uu solo. Tra questi quadri, o ritratti della camera, a così dire, oratoria, vorrei delle vacue cornici per 1’ eloquenza sacra, ove tra poco si potranno riporre le immagini di tre o quattro viventi, che adempiranno le parti mancate a’ passati oratori, e dell’altre per l’eloquenza forense vicine a quella del Badoaro, che aspettano d- essere riempiute; al modo stesso la camera poetica serberebbe de’ luoghi a più tragici e comici, che si fanno aspettare, ma non lontani.

Nella storia si metterebbono a parte i pesanti raccoglitori, che pretendono il titolo d’eruditi, e van carponi traendosi per la notte, e la polve dell’antichità. D’altro lato collocherei gli schietti e precisi raccontatori ognor intenti alla verità ed al fatto; vicino a’quali, per animarli, i franchi scrittori di storia o generale, o particolare, che narrano come Sallustio, che colpiscono comt Tomo IV. Q [p. 242 modifica]Ta-Tacito, che dipingono come Curzio, o Patercolo, che istruiscono come Cesare, che appassionano come Livio. In un angolo riporrei que’ che scrivono della lor patria, della lor professione, del loro pirtito; e in un altro gli autori delle vite de’ loro contemporanei, o concittadini, o contubernali, ma soprattutto de’loro signori.

Così presso a poco degii altri studi si dica, e degli stili, degli argomenti, de’ gusti diversi. E come i gusti son vari, e nessun* piace a tutti, come son vari i talenti, e ognun prevale in alcuna abilità; così s’andrebbe scegliendo a gustare il più saporito secondo i palati, ed a tentar s’entrerebbe la strada più facile al passo, e più agevole ai corso. Chi può dir quanti si salverebbono dal naufragio, che si perdono in mari ignoti, e quanti discoprirebbono terre novelle, i quai sempre vanno radendo il lido stesso ?

Così dunque 1’ educazione verrebbe ad essere insieme e più fruttifera, e più spedirà, massimamente trovandosi gli educatori e maestri in quella felice necessità invah sin ora bramata’ di discernere prima i loro allievi, di [p. 243 modifica]dei.l’Opera.24* esaminare le naruraii disposizioni, onde poi rimandare i male usurpati alla vita operosa.

Per un’ altra felice necessità farebbesi pur una volta un linguaggio, il qual poi gioverebbe esso pure a propagare gli studj, onde uscì. Imperciocché il ravvisare distintamente le facoltà differenti trae seco le differenti denominazioni; e allor sarebbe una cosa Io spirito, un’altra l’ingegno, un’altra il talento, il sapere, i’ erudizione, la dottrina, la scienza; direbbesi forse, che I’ uom di genio va al bello, I’ uotn d’ingegno contende al buono, che il bello ingegno vuol dell’uno c dell’ altro. Il letterato, che ora è un’ ingiuria, ora un’adulazione, sempre un equivoco; l’uomo di spirito or chi con buona memoria si fa onore dell’ ingegno altrui, or chi guizza, e fa gesti, e parla, e movesi con impazienza; 1’ uom dotto, che non è talvolta, se non chi molto legge, assai ricorda, e tutto confonde in un capo ma! regolato ( 1 ). L’ uomo da cattedra, 1’ uomo da (0 S’applichi quel che par bene alle [p. 244 modifica]dif-da tavolino, P uom di metodo, l5 uomo difantasia j l’uom di lettere, P uomo di mondo: e il gran pensatore, il grande scrittore, il gran parlatore, e cento altri nomi non bene usati, ed intesi s’ intenderebbono, e tutti allora sarebbono conosciuti gli autori co’ loro propri lineamenti, cosi le lor opere, i loro stili, le lor qualità d’ eleganza e di forza, di raziocinio e di fuoco, d’ affetto e di fantasia, così i loro gradi, e misure, e proporzioni, che da tutti or commet-.

tonsi al caso.

Fu pensiero curioso di quell’anonimo, che pubblicò in Francia, vent’anni sono, la Psictintrcpia, ovver nuova teoria dell’ uomo, su cui pretese egli darci il mappamondo dell* ingegno e delle scienze. L’Africa quinci, e quindi il Baltico, come due poli dell’ orbe intellettuale. L’ equatore sopra la Francia, e per 5 ferenze tra la donna di spirito, la donna d’ingegno, la donna di società, la donna di merito, la donna amabile, la filosofa, la poetessa, la donna saggia, e la letterata, che talor si confondono, eppur talor sono opposte diametrahneute. [p. 245 modifica]

f per 1’ Alpi allungato alla Cina. In vece del nome delle città quei segnava delle accademie, degli uomini illustri, e le invenzioni, e le opere loro. Passando sopra l’Europa meridionale, scrlvea =: „ questa terra „ non altro produce, che mostri. Terre ina„ bitabili, paesi inutili, i pochi abitatori .sono filosofaci “:r e ben s’intende, che per contrario era la Francia il piìi beato clima di questo globo scientifico. Tal bizzarro capriccio, riove potesse acconciamente porsi ad effetto, sarebbe un’ utile idea, e potrebbe tentarsene alcun disegno almen topografico d’ una provincia, se pur non avvenga di metter fuoco e discordia, onde sconvolgasi tutta la mappa, e la repubblica delle lettera a un tempo, per le pretese d’ ognuno a volere quel grado di latitudine. che il più pregiato si reputa in cielo e in rerra, e si destino più che inai turbolenze tra le nazioni, e guerre civili ne’ popoli le’rterari.

Ma supponendo, ( se può Sperarsi uria tregua ) moderate da saggia filosofia le passioni puerili e i pregiudizi volgari,. supponendo frenata una prosuntuosa filosofia tra [p. 246 modifica]giusti con-confini, e tra le misure dello spirito umano e della utilità conosciuta, e supponendo confederate le divise repubbliche letterarie, e poste in qualche equilibrio le loro opinioni e gli studj -, chi sa, che il nuovo linguaggio nelle arti, e la nuova distribuzione de’ vari caratteri degli autori, non giunga a sopire le dispute, le pretensioni, e l’inimicizie, a riunite le forze di tutti gl1 ingegni, a comunicarci le cognizioni degl’individui, a para-!

genare ed accrescere i migliori metodi, a far’j progressi su 1’ orme de’ predecessori, in vece di battere sempre le stesse, e d’insistere i;j un sentiero; talchi il teatro riformisi, la poesia tenda all’ util diletto, l’eloquenza al cuore, la storia divenga una scuola, e le scienze di mano in mano una sorgente di comodi, di vantaggi, e di felicità?

(ì) Queste scienze, egli è vero, sembrarvi pre- 1 (i) E nel vero bene si converrebbe mantener 1’ ordine della umana società, e a confortare i progressi dell’ingegno srrignere in cotal guisa ogni cittadino a far gli obblighi del suo stato, che i talenti non apportasser mai danno ai doveri, e ie virtù [p. 247 modifica]potessero setn-prevalere in Italia, e /e lettere e le arti scemar di pregio a proporzione. Ciò che dicesi spirito filosofico stando intento alla verità, alle nuove scoperte nella natura, ne] masempre. sussistere insieme con le dottrine.

Dovremmo pur ricordarci, che le arri in apparenza più frivole son congiunte alle arti riputare più necessarie con fortissimo vincolo , sebben poco meno che inosservabile.

Guai però a chi stendesse la matto per rompere questa catena, e affin di troncare gli abusi, negasse 1’ applauso delle opere commendate: che allora le più gravi scienze e più utili verrebbono presto abbandonate, ove perisse il buon gusto, come può farsi toccar con mano. E chi non sa, che il gusto delle arti ammansando la ferocità de’costumi, ripulendo lo stile barbarico de’ libri, raccendendo P ardor dello studio, e rimettendo gP ingegni in sul sentiero della ve/ità, dilatati ha grado per grado i confini del nostro sapere ? Ma per qual modo un cotal gusto ritiovator delle scienze avrebbe mai superata P ignoranza e la barbarie, se non avesse avuto in soccorso le arri umane, cioè la poesia, la musica e la pittura ì Per qual dunque fatalità avviene egli, ehe stendendo ie alte scienze il lor regno, quel ristringan delle arti, e infallibilmente soffochino quel medesimo gusto, che dall’ esilio le avea richiaQ 4 [p. 248 modifica]ma-mare, ne’ cieli, nell’ anima, nelle leggi, e dopo aver giustamente discreditata la barbara vanità degli studj peripatetici, gli errori de’padri nostri, l’imposture del!’ ignoranza* e le superstizioni dell’ opinare per autorità, fa parer poco a poco fastidiosa e leggiera a fronte di si grandi obbietti la letteratura più■ ’ amena, ozioso lo studio delle arti d’imita-ij zione, mal sicijro e mal saggio 1’ ardore dell’/ entusiasmo; infine i poeti, i pittori, gli ora-i!

tori divengono gente volgare, e comparisco-l no piccioli più che mai davanti ai gran per-.’i sonaggi de’ geometri, degli astronomi T de*5 politici, de’ metafisici, de’filosofi in somma* che oggi è il titolo degli eroi. Dietro a questi va pullulando e crescendo per lo spirito stes- » mate, e che tuttavia rinascere le farebbe, ove gli uomini che per poco s’ annoiano d?

esser dotti nell’ antica barbarie venissero a ricadere ? Qual non è, e quanto ammirabile il collegamento tra le arti utili e le dilettevoli ! Oh come sovente le cose più grandi dalle più piccole han dipendenza Bcrnis!

’sur in Passio discours. [p. 249 modifica]

’deli0’ph<;*49 stesso un popolo nuovo d’osservatori, calcolatori, sperimentatori, rivolti all’ agricoltura, al commercio, alla naturale istoria, alla fìsica, alla marina, che con metodo, con chiarezza, con diligenza son quasi ministri di que’ geni sovrani, ma di quella grandezza grandi si fanno essi pure, ed impiccioliscono anch’ essi, e gli uomini > e le professioni delle arti più belle.

Ma questo spirito filosofico, a ben rimirarlo, invece di nuocere giovar debbe anzi alle discipline piacevoli, e questo è appunto P effetto primario, a cui noi speriamo contribuire co’ risultati di questa fatica. La buona filosofia distributrice de’meriti, e delle vere bellezze, in vece di vilipendere, » di soffocare le lettere, e Parti, quella appunto sarà, che presieda alla scelta, e al giudizio dell’opere, e degli autori. Ella deciderà del superfluo, dell’ importuno, del falso, che s’ erano intrusi; ella porrà la base del gusto, dell’ utile, del dilettevole, * i confini del bello, e del grande prefiggerà.

Per mano di lei strigner debbesi il nodo comune, con cui P amore dell’ uomo, l’ardor del [p. 250 modifica]del beii pubblico, la ragion delle cose unir debbono insieme le patrie, e le opinioni, gli srudj, e gli studiosi. L’ardore felice, che or desta ognuno ad educar il suo spirito, a pensar nelle cose, a distinguere il buono dal reo, gii promette un’ epoca nuova; già que’chiari talenti, de’ quali parlai da principio, ne mostrali vicino il momento desiderato., in cui le lettere insieme coil’ arti, e colla filosofia dandosi mano, spieghili, per tutto la nuova luce, e perfezionino gl’ italiani almeno quanto il resto d’ Eu.

ropa.

Io potrei facilmente nominare qui 1’ opere, e gli scrittori, che ne fanno in Italia vedere il bel giorno già nato. Potrei mostrare con critiche osservazioni di fatto, come già molti antichi, e moderni sono caduti j a quest’ora. Come purgasi ornai lo stile, e rinforzasi, quanto perdasi il gusto delle parole, dove e come il buon gusto, la solidità, la metodica e libera verità non presuntuosa faccian passi, e conquiste tra noi. Mi non voglio già prevenire i giudizi, nè leggere, come potrei, nella presente letteratura [p. 251 modifica]i de-cestini, e i progressi, benché poco lontani, purché non diamo in eccessi (1).

A me basti di compiacermi nel prevedere in questo rivolgimento di cose 1’ utilità più stimabile all* uomo, che ne deriva, cioè lo scrivere, e lo studiare rivolto alla virtù, ..he di qua vien sorgendo come frutto di vera filosofia. E’ indegno dell’uomo, e più dell’ ingegno 1’ esser ozioso, ed inutile a’ simili suoi, nè a più bel pregio possono entrambi contendere, quanto ad illuminarli, a persuaderli eziandio dilettandoli; ma indegnissimo è poi abusar dell’ingegno, delle arti, della letteratura, rinfiammando le vili passioni, togliendo le debite verità, ed i puor teneri corrompendo. I lubrici versi, le licenziose commedie, i drammi sfrenati, i romanzi d’ empia morale, e credenza so;i contro l’arre, e il buon gusto del pari, che contro alla virtù sempre amica del vero talento; e la vera filosofìa dannò ognor per due titoli cotai frutti venefici dell’ ingegno.

Questa dunque risorta, e afforzata farà tutto (0 Dopo dieci anni può dirsi, che passiamo all1 altro estremo. [p. 252 modifica]

to volgere all’ utilità, darà un sano e buon nudrimento, renderà ptofittevoli insino i versi -, le immagini, le favole, e le illusio-r ni, facendo nascere dalla stessi finzione let maggiori verità, e dal piacer medesimo le più belle virtù. Pur troppo si scrisse della sapienza in maniera sì ignuda, o s; aspra, eh’ ella parve inamabile cosa, e inimica deli?, uomo, se r.on anche divenne argomento du scandalo, e d’insipienza. Tempo è ornai, che, qual’ è, si ravvisi, penetrando essa nell!

sniina non men per la fòrza del gusto, del vero, dell’ onesto, che per le soavi mozioni del cuore, pel colorito brillante della tanta*,-Í sia, per le care lusinghe dell’ armonia, della forza, dell)eleganza, e beltà dello stile „ Purché gli uomini si mansuefacciano, si cor-J reggano, e s’istruiscano, tutte le vie, tut-J re le ar*i sor. buone; e I’ arte, e la via defl diletto di - iene lodevole, e santa, così con-« correndo al lor bene, quanto è permesso, e quanto con questo scritto ho tentato di fare, secondo mie forze, per quell’intimo sentimento d’ esser io nato per non essere ozioso, ma per servire con molti alla pubblica felicità,