Geografia (Strabone) - Volume 3/Libro VI/Capitolo I

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Capitolo I

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Strabone - Geografia - Volume 3 (I secolo)
Traduzione dal greco di Francesco Ambrosoli (1832)
Capitolo I
Libro VI Libro VI - Capitolo II

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DELLA

GEOGRAFIA

DI STRABONE




LIBRO SESTO




CAPO PRIMO


Descrizione del paese de’ Leucani e dei Brezii. — Leucani marittimi. — Leucani mediterranei. — Antico governo di questi popoli. — Primi confini del paese dei Brezii secondo Antioco; e secondo Strabone. — Possedimenti dei Brezii sulle coste del mar Tirreno.


Dopo la bocca del Silari trovatisi la Leucania e il tempio di Giunone Argiva fondato da Giasone; ed a cinquanta stadii da quello è Posidonia1. Chi naviga di colà trova l’isola Leucosia divisa dal continente un picciol tratto di mare, e denominata così da una delle Sirene che fu portata a quel luogo dal mare in cui [p. 94 modifica]esse, come raccontasi, si sono precipitate. Rimpetto a quell’isola sta un promontorio opposto a quello delle Sirenuse, e forma con esso il golfo Posidoniate2. A chi di quivi dà volta s’affaccia un altro seno contiguo, e dentrovi una città. I Focesi che la fondarono la chiamano Iela; altri da una certa fontana che vi si trova la dicono Ella, e i moderni Elea. Furono poi di questa città Parmenide e Zenone filosofi pitagorici. E parmi che per opera di questi due, od anche prima di loro, quella città fisse governata con buone leggi: per le quali i suoi abitanti poteron combattere coi Leucani e coi Posidoniati e riuscirne con vantaggio, quantunque fossero inferiori di territorio, e men numerosi.

Costoro sono necessitati dalla sterilità del suolo di attendere per la maggior parte alle cose del mare, all’opera dei salsumi e ad altre siffatte occupazioni d’onde traggono la sussistenza. Antioco dice ch’essendo presa Focea da Arpago generale di Ciro, que’ cittadini che poterono3 mettersi in mare colle intiere famiglie, primamente navigarono sotto Creontiade a Cirno ed a Messalia4 e che scacciati da que’ luoghi fondaron Elea: il qual nome lo derivano alcuni dal fiume Eleeto. [p. 95 modifica]

Questa città è distante da Posidonia circa duecento stadii; e dopo di essa è il promontorio Palinuro. E dinnanzi ad Elea stanno le Enotridi; due isole con luoghi atti a stazione di navi. Al di là del promontorio Palinuro trovansi una rocca, un porto ed un fiume, tutti e tre collo stesso nome di Pixo. Fondatore ne fu Micito principe di Messina nella Sicilia; ma i coloni colà venuti con lui se ne partirono poi di nuovo, eccettuali sol pochi.

Oltre Pixo è il seno Lao5, poi un fiume dello stesso nome ed una città, ultima della Leucania, un poco al di sopra del mare, colonia de’ Sibariti, distante da Elea quattrocento stadii. Tutta poi la spiaggia della Leucania ne conta cinquanta. Quivi presso è il monumento di Dracone, uno dei compagni di Ulisse, intorno al quale fu dato agl’italiani quell’oracolo: verrà tempo che presso al dragone pietroso perirà un gran popolo6. Perocchè i popoli elleni che sono sparsi nell’Italia, ingannati dall’oracolo, fecero una spedizione in quelle parti, e furono battuti dai Leucani.

Lungo la spiaggia tirrena pertanto sono i luoghi finora detti dei Leucani, i quali da principio non toccavano punto l’altro mare, dove prevalevano in vece quelli Elleni che occuparono il seno di Taranto. [p. 96 modifica]è prima che vi capitassero gli Elleni non v’erano punto Leucani, ma i Coni e gli Enotrii tenevano allora que’ luoghi. Dacchè poi i Sanniti, cresciuti in gran moltitudine, ne discacciarono e i Coni e gli Enotrii, e condussero in quella regione una colonia di Leucani, mentre gli Elleni occupavano amendue le spiagge del mare sino allo stretto, per lungo tempo essi Elioni ed i barbari si fecero guerra. Ma i tiranni della Sicilia, e più tardi i Cartaginesi che guerreggiarono coi Romani quando per la Sicilia, e quando per la stessa Italia, danneggiaron tutti coloro che abitavano in quei paesi. Dopo gli Elleni ... In progresso di tempo sottrassero poi molta parte anche del paese mediterraneo, avendo in ciò cominciato fino dall’età di Troia: e quindi crebbero tanto che denominarono Grande Ellade7 così quel paese come la Sicilia. Ora poi è avvenuto che tutti que’ siti, fuor solamente Taranto, Reggio e Napoli, imbarbarissero, essendo posseduti parte dai Leucani, parte dai Brezii, e parte dai Campani; benchè da costoro sian posseduti soltanto di nome, ché nel vero poi li tengono i Romiani, ai quali sono soggetti anch’essi. Ma chi prende a descrivere la terra deve sporre le cose come sono al presente, ed in qualche parte anche ciò ch’esse furono prima, soprattutto quando si tratti di luoghi illustri.

Ora fin qui si è parlato di que’ Leucani che sono attigui al mar tirreno: quelli poi che tengono le [p. 97 modifica]vince mediterranee abitano al di sopra del seno di Taranto. E sì costoro come i Brezii e i Sanniti dai quali procedono soggiacquero a tante sventare, che sarebbe difficile persino il determinare il luogo delle loro abitazioni. Perocchè non ci resta ora di nessuna di quelle nazioni alcun pubblico avanzo: e le costumanze dei parlari, delle armi, del vestire e delle altre cose consimili andarono in disuso; oltrechè nessuna delle loro abitazioni, considerata di per sè e disgiunta dalle altre, ha qualche celebrità.

Diremo pertanto in comune quelle cose che abbiamo raccolte, non curandoci di separare i Leucani, abitanti i luoghi mediterranei, dai Sanniti loro vicini. Petelia8 si tiene che sia la metropoli dei Leucani, ed è abitata anche ai dì nostri da un numero considerevole di cittadini. La fondò Filottete fuggendo da Melibea per una sedizione che v’era nata; ed è di sì vantaggiosa posizione, che una volta anche i Sanniti la munirono di castelli. Appartiene a Filottete anche l’antica Crimisa che si trova appunto in que’ luoghi. Però Apollodoro nel libro Delle navi facendo menzione di Filottete dice [p. 98 modifica]affermarsi da alcuni che costui, venuto su quel di Crotone fondò il castello Crimisa, ed al di sopra di quello la città di Cona, dalla quale furono denominati i Coni di quella regione: e che alcuni spediti da lui ad Erica in Sicilia col troiano Egesto vi fondarono Egesta.

V’hanno poi in fra terra, Grumento, Vertina, Calasarna ed altri piccoli luoghi abitati, fino a Venosa ch’è una ragguardevol città. Ma e questa e le altre che s’incontrano dopo andando verso la Campania, io le credo Sannitiche. Al di sopra di Turi sono i luoghi detti la Tauriana.

Di schiatta Sannitica sono i Leucani: ma avendo in guerra superati quelli di Posidonio ed i loro alleati, ne occuparono le città. D’ordinario si governavano popolarmente; ma in tempo di guerra soleva eleggersi un re da coloro ai quali spettava l’elezione dei magistrati. Ora poi sono Romani.

Il restante della spiaggia fino allo stretto di Sicilia è occupato dai Brezii per lo spazio di mille e trecento stadii. Antioco nel suo libro intorno all’Italia dice che quella fu la regione chiamata con questo nome, e che di quella egli scrive; ma che da prima denominavasi Enotria. Le assegna poi dalla parte del mar Tirreno quel medesimo confine che noi assegnammo al paese dei Brezii, cioè il fiume Lao; e verso lo stretto di Sicilia il territorio di Metaponto9. Il paese Tarentino poi contigno al Metapontino lo considera come fuor dell’Italia, nominandolo Iapigia. Risalendo a tempi più [p. 99 modifica]antichi dice che si chiamavano Enotrii ed Itali soltanto quelli che abitavan fra l’istmo e lo stretto. Ed è questo istmo di cento sessanta stadii, fra due seni, l’Ipponiate che Antioco diceva Napitino10, e quello di Scilla. La spiaggia del predetto paese dall’istmo fino allo stretto è di due mila stadii. Più tardi poi, dice lo stesso Antioco, il nome d’Italia e quel degli Enotrii si stesero fino alla Metapontica ed alla Siritide: perciocchè questi luoghi furono abitati dai Coni, schiatta enotrica, ingentilita; e quindi ebbero il nome di Conia. E così egli disse semplicemente e secondo l’usanza degli antichi, non ponendo veruna distinzione fra i Leucani ed i Brezii. La Leucania pertanto giace fra la spiaggia del mar Tirreno e la sicula, da una parte dal Silari sino al Lao, dall’altra da Metaponto sino a Turi: e fra terra stendesi dai Sanniti sino a quell’istmo che va da Turi a Cenilo11 vicino al Lao per lo spazio di trecento stadii. Al di sopra di costoro sono i Brezii abitanti una penisola, dentro alla quale un’altra penisola è compresa, che forma l’istmo tra il seno ScilIetico e l’Ipponiate. La ente che vi abita ebbe il suo nome dai Leucani, i quali chiamano Brezii i disertori; e costoro appunto disertarono dai Leucani (appo i quali stavano da principio in qualità di pastori, e poi n’ebbero per bontà loro la libertà) in quel tempo in cui Dione guerreggiando contro Dionigi, mise tutti [p. 100 modifica]sossopra, gli uni contro gli altri. E queste cose diciamo in generale dei Leucani e dei Brezii.

Partendosi dal Lao la prima città de’ Brezii è Temesa, che ora dicono Tempsa. Fondaronla gli Ausonii, poi l’abitarono anche gli Etoli venutivi con Toante, i quali furono poscia discacciati dai Brezii. E questi alla loro volta furono vinti da Annibale e dai Romani. Avvi presso Temesa un monumento circondato da ulivi salvatici, e sacro a Polite uno dei compagni di Ulisse, il quale ucciso a tradimento dai barbari diventò infesto a que’ luoghi; sicchè gli abitanti circonvicini, secondo il responso di un certo oracolo, si sottoposero all’usanza di pagargli un tributo. E di qui è venuto il proverbio: Nessuno irriti l’eroe di Temesa.

Ma favoleggiasi poi che quando i Locresi Epizefirii presero quella città, un certo Eutimo lottatore venne alle mani con Polite e lo vinse, e Io sforzò a liberare quei popoli dal tributo. E dicono che di questa città di Temesa fa menzione il Poeta; e non già di Tamaso (perocchè v’hanno queste due lezioni) di Cipro, ove dice: In Temtsa col rame; e mostrano in fatti vicino a quella città miniere di rame, che ora sono abbandonate. A Temesa tien dietro Terina12 che fu distrutta da Annibale per non averla potuta difendere quando egli riparò nel paese dei Brezii. Poi viene Consenzia, metropoli di quella regione: e poco al di sopra di essa è Pandosia, forte castello intorno al quale morì Alessandro il Molosso; ed anche costui fu tratto in inganno [p. 101 modifica]dall’oracolo di Dodona che gli ordinò di guardarsi dall’Acheronte e da Pandosia: ed egli per fuggire da’ luoghi che sono nella Tesprozia con questi nomi, venne a perdere qui la vita. Il castello di Paudosia sta sopra tre vertici, e gli scorre vicino il fiume Acheronte. S’agginnse quindi a ingannarlo anche quell’altro oracolo che diceva: O Pandosia trivertice, un qualche giorno rovinerai molta gente; il quale oracolo egli s’immaginò che predicesse la rovina dei nemici, non già de’ suoi. Dicono poi che Pandosia fu un tempo soggiorno dei re degli Enotrii.

Dopo Consenzia è Ipponio13 fondata dai Locresi; ma i Romani scacciarono i Brezii che l’avevano poi occupata e le diedero il nome di Vibona Valenzia. E perchè i luoghi circonvicini sono belle e fiorite praterie, credono che Proserpina andasse colà dalla Sicilia per cogliere fiori, e che di qui poi sia venuta l’usanza alle donne di quel paese di coglier fiori e intrecciarne corone, sicchè ne’ giorni festivi stimano cosa da vergognarsi il portar corone venderecce. Avvi colà un arsenale che vi fabbricò Agatocle tiranno della Sicilia quando s’impadronì di quella città. Chi poi naviga da Vibona verso il porto d’Ercole vede le estremità dell’Italia che cominciano a dar volta inclinando a occidente; quelle s’intende che sono presso allo Stretto. Lungo quel lido giace Medama, città de’ Locresi medesimi, che ha comune il nome con una gran fonte, ed ivi presso è un arsenale denominato Emporio. Trovansi pure colà il fiume [p. 102 modifica]Metauro, ed una stazione di navi che porta lo stesso nome. Stanno poi d’innanzi a quella spiaggia le isole de’ Liparei, distanti dal fiume duecento stadii: alcuni le chiamano isole d’Eolo, e dicono che sono quelle di cui Omero fa menzione nell’Odissea. Sono sette in numero, ed in pieno prospetto a chi le guarda dalla Sicilia o dal continente presso Medama: ma noi ne terremo discorso quando parleremo della Sicilia. Dal fiume Metauro un altro Metauro 14... Quivi tien dietro il promontorio Scilleo, masso altissimo che fa penisola in mare, ed ha un piccolo istmo a cui può approdarsi da tutte due le parti. Anassilao tiranno de’ Regini fortificollo contro i Tirreni, facendone una stazione di navi; e così impedì che i corsari attraversassero navigando lo stretto. Perocchè gli si accosta anche il Cenis15 distante duecento cinquanta stadii da Medama, rendendo auguste le ultime estremità dello stretto, di contro al promontorio della Sicilia detto Peloro. Questo è uno dei tre capi che fanno essere triangolare quell’isola; e accenna all’oriente d’estate, mentre il Cenis invece guarda all’occaso; di modo che questi due promontorii sono in certo modo contrapposti fra loro. Dal Cenis fino al promontorio Posidonio, val quanto dire fino a Colonna di Reggio, lo stretto ha un picciol varco di circa sei stadii per [p. 103 modifica]lunghezza, e poco più n’è largo il tragitto dor’eiso per altro è più angusto. Da Colonna poi -fino a Rgqlo contansi ceDto stadii, allargandosi già quivi Io stretto a chi naviga verso il mare esteriore e d’oriente, detto mar di Sicilia.

  1. Ora Pesto.
  2. Ora Golfo di Salerno. Il promontorio delle Sirenuse dicesi ora Punta della Campanella; e gli sta di rimpetto il Capo della Licosa.
  3. Τοὺς δυναμένους; e l’interprete latino: Quibuscumque facultatum tantum esset.
  4. Cioè: Alla Corsica ed a Marsilia. — L’Eleeto poi è il fiume Alento.
  5. Il Golfo di Policastro.
  6. Cosi spiegano gli Editori francesi il verso dell* oracolo: Λάϊον ἀμφὶ δράκοντα, πολύν ποτε λαὸν ὀλεῖσθαι. La versione latina dice: Qua Draco Lajus est, multum populi periturum.
  7. La Magna Grecia.
  8. Credesi comunemente che l’antica Petelia fosse dove ora sono Policastro o Belcastro o Strangoli. Ma perchè tutti questi luoghi si trovano in un territorio da Strabone medesimo assegnato ai Brezii, come potè poi dire che quella città era la metropoli dei Leucani? Alcuni vorrebbero leggere: Βρετίων o Σαμνίτων invece di Λευκανῶν. Altri dice che Strabone confuse in una due Petelie, una delle quali, situata sul Monte delle Stelle, fu veramente metropoli dei Leucani. (Edit. franc.).
  9. Torre di Mare.
  10. Il Golfo di santa Eufemia e il Golfo Squillace.
  11. Cirella.
  12. Nocera.
  13. Monte Leone.
  14. Ἀπὸ δὲ τοῦ Μεταύρου ποταμοῦ, Μέταυρος ἕτερος... Così il testo. Gli Edit. franc. non riconoscono qui lacuna di sorta, e li traducono: Dopo il fiume Metauro trovasi un altro Metauro, e tengono che il primo dei due fiumi a cui Strabone dà il nome di Metauro possa essere il moderno Pacolino.
  15. Probabilmente Torre del Cavallo.