Gli sposi promessi/Tomo II/Capitolo II

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Tomo II
Capitolo II - La Signora tuttavia

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Capitolo II - La Signora tuttavia
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Cap. II.

La Signora tuttavia. * 1




1 Le parole della Signora nel colloquio che abbiamo trascritto 2 non annunziavano certamente un animo ordinato e tranquillo; 3 eppure ella s’era studiata in tutto quel colloquio per comparire una monaca come le altre. Ma quando ella si trovò sola con Lucia, 4 ella si studiava tanto meno, quanto meno temeva le osservazioni di una giovane forese, di quelle d’un vecchio cappuccino. Quindi i suoi discorsi divennero si stranj, 5 per una monaca singolarmente, che prima di riferirli è necessario raccontare la storia di questa Signora, e rivelare le passioni e i fatti che renderanno tale il suo linguaggio.

Questi fatti sono tristi e 6 straordinarj, e per quanto a quei tempi di funesta memoria fossero comuni molte cose che sarebbero portentose ai nostri, l’autorità di un anonimo non 7 avrebbe bastato a farci prestar fede a quello che siam per narrare: frugando quindi per vedere se altrove si trovasse qualche traccia di questa storia, 8 ci siamo abbattuti in una testimonianza la quale non ci lascia alcun dubbio. Giuseppe Ripamonti, Canonico della Scala, Cronista di Milano etc. scrittore di quel tempo, che per le sue circostanze [p. 176 modifica]doveva essere informatissimo, e 9 negli scritti del quale si scorge una attenzione di osservatore non comune, e un candore quale non si 10 può simulare: il Ripamonti racconta di questa infelice cose più forti di quelle che sieno nella nostra storia; 11 e noi ci serviremo anzi 12 delle notizie ch’egli ci ha lasciate per render più compiuta la 13 storia particolare della Signora. 14 Queste cose però, quantunque rese più che probabili da una tale testimonianza, e quantunque 15 essenziali al filo del nostro racconto, noi le avremmo taciute; avremmo anche 16 soppresso tutto il racconto, 17 se non avessimo potuto anche raccontare 18 in progresso un tale mutamento d’animo nella Signora, che non solo tempera 19 e raddolcisce 20 l’impressione sinistra che deggiono 21 fare i primi fatti della Signora, 22 [ma] deve crear una impressione d’opposto genere, e consolante. Avremmo, dico, lasciato di 23 pubblicare tutta questa storia, e ciò per non offendere coloro ai 24 quali il rimettere nella memoria degli uomini certe colpe già pubbliche, ma dimenticate, quando non sieno terminate con 25 un grande esempio, o con un gran pentimento, sembra uno scandalo inutile, comunque uno 26 le esponga. Senza esaminare il valore di questo modo di sentire, noi lo avremmo rispettato, 27 quando ciò non costava altro che di sopprimere un libro.

Che se poi 28 altri 29 volesse censurare queste scuse come inutili, e 30 ci accusasse di 31 cader sempre in digressioni che 32 rompono il filo della matassa, e fermano l’arcolajo ad ogni tratto, egli obbligherebbe chi scrive a fare una altra digressione, e a rispondergli cosi: — Il manoscritto 33 unico, in cui è registrata questa bella storia degli sposi promessi, è in mia mano: se la volete 34 sapere, bisogna lasciarmela contare a modo mio: se poi 35 non vi curaste più che tanto di [p. 177 modifica]sentirla, se il modo con cui è raccontata vi annojasse, giacché dagli uomini si può aspettar 36 qualunque eccesso; in questo caso, chiudete il libro, e Dio 37 vi benedica. —

Il padre della infelice di cui siamo per narrare i casi, era per sua sventura, e di altri molti, un ricco signore, avaro, 38 superbo e ignorante. Avaro, egli non avrebbe mai potuto persuadersi che una figlia 39 dovesse 40 costargli una parte delle sue ricchezze: 41 questo gli 42 sarebbe sembrato un tratto di 43 nemico giurato, e non di figlia sommessa ed amorosa; superbo, non avrebbe creduto che nemmeno 44 il risparmio fosse una ragione bastante per collocare una figlia in luogo men degno della nobiltà della famiglia; ignorante, egli credeva che tutto ciò che potesse mettere in salvo nello stesso tempo i danari e la convenienza fosse lecito, anzi doveroso; giacché riguardava come il primo dovere del suo stato il conservare l’opulenza, e lo splendore: erano questi nelle sue idee, i talenti che gli erano stati dati da trafficare, e dei quali gli sarebbe un giorno domandato ragione. 45 Una figlia nata in tali circostanze, e destinata a dover salvare 46 una tal capra e 47 tali cavoli, era ben felice se si 48 sentiva naturalmante inclinata a chiudersi in un chiostro, perché il chiortro 49 non lo poteva fuggire. Tale fu il destino della signora dal 50 primo momento della sua vita; e quando una donzella della signora Marchesa venne con 51 l'aria confusa di 52 chi confessa un fallo, a dire al signor Marchese: «è una femmina;» il signor marchese rispose mentalmente: — è una monaca. — Si pose quindi a frugare il «Leggendario» per cercarvi 53 alla sua figlia un nome che fosse stato, portato da una santa la quale avesse sortito natali nobilissimi e fosse stata monaca; e un nome nello stesso tempo che senza essere volgare 54 richiamasse al solo esser proferito l’idea di chiostro; 55 e quello di Geltrude gli parve fatto apposta per la sua 56 neonata. Bambole vestite da [p. 178 modifica]monaca furono i primi balocchi che le furono posti fra le mani; e il padre, 57 facendola saltare talvolta sulle ginocchia 58 la chiamava per vezzo: madre badessa. A misura ch'ella 59 si avanzava 60 nella puerizia, 61 le sue forme si svolgevano in modo che prometteva una avvenenza non comune 62 agli anni della giovanezza, e nello stesso tempo ne suoi modi e nelle sue parole si manifestava molta vivacità, una grande avversione all’obbedienza, e una grande inclinazione al comando, un vivo trasporto pei piaceri e pel fasto. Di tutte queste disposizioni il padre 63 favoriva quelle soltanto che venivano dall’orgoglio, perché come abbiam detto lo considerava come una virtù della sua condizione;64 egli era superbo della sua figlia come era superbo di tutto ciò che 65 gli apparteneva, e lodava in essa gli alti spiriti, la dignità, il sussiego: qualità tutte che manifestavano un anima nata a governare qualunque monastero. Della bellezza ne egli, né la madre, né un fratello, destinato a mantenere il decoro della famiglia, non 66 parlavano mai; 67 e la Signora ne fu informata dalle donzelle, alle quali prestò fede immediatamente. 68 Benché la condizione, alla quale il padre l'aveva destinata, fosse 69 conosciuta da tutta la famiglia e da tutti approvata, nessuno le disse però mai: — tu devi esser monaca. Era questa come una idea innata; e 70 quando veniva il caso di parlare dei destini futuri della fanciulla, questa idea si dava per sottintesa. Accadde per esempio che alcuno della casa, correggendola di qualche aria d’impero troppo oltracotante, le diceva: «tu sei una ragazzina, questi modi non ti convengono; quando sarai la madre badessa, allora comanderai, farai alto e basso». Talvolta il padre 71 le diceva: «tu non sarai una monaca come le altre; perché il sangue si porta da per tutto dove si va; » e simili discorsi nei quali [p. 179 modifica]la Signora apprendeva implicitamente ch’ella aveva ad esser monaca.

Confusa con questa idea [, ne] entrava però a poco a poco nella sua mente un’altra: che per esser monaca era 72 mestieri del suo assenso volontario, 73 e che questa cosa tanto certa non era però fatta, e che il farla o non farla sarebbe dipenduto da 74 una sua determinazione; ma queste due idee un po’ 75 ripugnanti si acconciavano nella sua mente come potevano: 76 perché se 77 un uomo non dovesse star tranquillo che dopo d’aver messe d’accordo tutte le sue idee, 78 non vi sarebbe più tranquillità. A sei anni fu posta 79 in un monistero e per educazione, e per istradamento alla carriera che le era prefissa. Quale coltura d’ingegno 80 potesse riceversi a quei tempi in un monistero, è facile argomentarlo dalla coltura universale, e 81 questa si può argomentare dai libri che ci rimangono di quell’epoca. 82 Ora basti il dire che nella prima metà del secolo decimosettimo non 83 uscì 84 in Milano un libro, non dico 85 insigne di pensiero, ma scritto grammaticalmente; dimodoché dalla ignoranza universale si può francamente supporre che alle giovani di quel tempo non si sarà 86 comunicato nemmeno ciò che v’è di più chiaro, di più 87 certo, di meglio digerito nelle cognizioni umane: la storia romana. Ma quello che più importa di dire nel caso nostro si è, che quella parte di educazione che i fanciulli riuniti in comunità si danno sempre fra di loro, 88 operò nella Signora un effetto contrario 89 direttamente alla intenzione ed ai disegni dei suoi. 90 Fra le giovanette educande colle quali ella 91 fu posta a vivere, erano alcune destinate [p. 180 modifica]a splendidi matrimonj, perché 92 così voleva l'interesse delle famiglie loro. 93 Geltrudina nutrita nelle idee della sua superiorità, parlava magnificamente dei suoi destini futuri di badessa, 94 e a quello splendido che la fantasia dei fanciulli vede sempre nella condizione 95 di quelli che comandano loro, la sua fantasia aggiungeva qualche cosa 96 di più, perché le era stato detto tante volte: — tu non sarai una monaca come le altre. — Ma 97 ella s’accorse con maraviglia e non senza confusione che alcune delle sue compagne non sentivano punto d’invidia di questo suo avvenire; e alle 98 immagini circoscritte e scarse che può somministrare anche 99 ad una fantasia adolescente il primato in un monastero, opponevano le immagini varie e luccicanti di sposo, di 100 palagi, di conviti, 101 di villeggiature, di veglie, di tornei, di abiti, di carrozze, di livree, di braccieri, di paggi. 102

103 Queste immagini 104 produssero nel cervello di Geltrudina quel movimento, quel ronzio, 105 quel bollore che produrrebbe un gran paniere di fiori, appena còlti, collocato davanti ad un’arnia. Sulle prime ella 106 volle competere colle compagne, e sostenere la superiorità della condizione, che le era destinata; ma quanto più 107 ella cercava di magnificare le sue dignità future, tanto più le esponeva ad un 108 terribile genere di offesa, il ridicolo; 109 sentimento che quelle 110 spavalducce applicavano più naturalmente e più saporitamente alle 111 dignità 112 che vantava Geltrude, appunto perché le vedevano esercitate dalle loro superiore; sorta di persone per le quali la puerizia 113 prova cosi facilmente l’ammirazione, come lo scherno. 114 E quel che è peggio, Geltrudina non poteva rivolgere le stesse armi contro le avversarie, perché 115 le ricchezze e la voluttà non sono di quelle [p. 181 modifica]cose delle quali si ride in questo mondo: si ride 116 bensì 117 di chi le desidera senza poterle ottenere, e di chi 118 ne usa sgraziatamente; e questo ridere mostra l'alta 119 estimazione in cui sono tenute le cose stesse: 120 quei pochi che non le stimano, non esprimono il loro 121 giudizio con la derisione.
Geltrudina quindi per non restare al disotto non aveva altro a rispondere se non che, ella pure avrebbe potuto pigliarsi uno sposo, abitare un palagio, essere strascinata, servita, corteggiata; che lo avrebbe potuto, 122 se lo avesse voluto: che lo vorrebbe, che lo voleva; e lo 123 voleva infatti. 124
Quell’idea 125 che 126 le stava rannicchiata in un angolo della mente, 127 che il suo assenso era necessario perch’ella fosse monaca, e che questo assenso dipendeva da lei, si svolse allora, e divenne 128 perspicua e predominante. 129 Con questo pensiero ella si teneva bastantemente sicura, ma non senza, 130 covare un sentimento d’invidia e di rancore 131 contra quelle sue compagne le quali erano ben altrimenti sicure, e ch’ella avrebbe amate se la loro 132 condizione non le fosse stata ad ogni momento un confronto doloroso. Perché questa sventurata non aveva un animo ostile, non 133 si dilettava naturalmente nell’odio; 134 ma le sue passioni erano tanto violente e tanto delicate, 135 ella le idolatrava tanto, che tutto ciò che poteva 136 essere ad esse di ostacolo, offenderle, contristarle, 137 diveniva per lei oggetto di avversione, e sarebbe stato vittima del suo furore quand’ella avesse potuto [p. 182 modifica]impunemente sfogarlo. In questo stato di guerra mentale giunse 138 Geltrudina a quella età 139 cosi critica, 140 che separa l’adolescenza dalla giovinezza; 141 a quella età, 142 in cui una potenza misteriosa entra nell’animo, 143 solleva, ingrandisce, adorna, rinvigorisce, raddoppia di forza tutte le inclinazioni e tutte le idee che vi trova. 144 Assoluta innocenza di pensiero; massime e pratiche di Religione ragionata ; occupazioni utili e interessanti, 145 esercizj frequenti e dilettevoli del corpo, confidenza rispettosa 146 e libera nei parenti o negli educatori, sono i mezzi 147 sicuri per trascorrere impunemente quella età perigliosa, e per 148 formare una mente tranquilla, saggia e forte contra i pericoli della giovinezza e di tutta la vita. Ma le circostanze della povera Geltrude erano ben diverse: tutto tendeva 149 per essa a realizzare ogni pericolo di quella età e a renderla turbolenta, e funesta per l’avvenire.150 Pochissimi 151 lavori, e lo studio del canto sopra parole d’una lingua sconosciuta, non erano 152 esercizj che potessero impadronirsi della mente di Geltrude, e trattenerla dal vagare in un mondo ideale. Gli esercizj corporali consistevano in [p. 183 modifica]un giro quotidiano 153 dell’orto claustrale. 154 La confidenza 155 e la comunicazione delle idee era quale può trovarsi 156 con persone le quali non 157 pensano a conoscere un animo per dirigerlo nella sua scelta, ma a 158 fissarlo in una scelta già destinata.

159 E, quanto alla Religione, ciò che è in essa di più essenziale, di più intimo, ciò che fa resistere alle passioni e vincerle con una dolcezza superiore d’assai a quella che le passioni soddisfatte possono arrecare, ciò che 160 preserva dalla corruttela, e mette in avvertenza anche contra i pericoli non conosciuti, non era stato mai 161 istillato, né meno insegnato, 162 alla picciola Geltrude; anzi 163 il suo intelletto era stato nodrito di pensieri opposti affatto alla Religione. Non vogliamo qui parlare d’alcuni pregiudizi, 164 che a quei tempi principalmente 165 si ritenevano per verità sacrosante, e s'insegnavano insieme con le verità; pregiudizi non del tutto estirpati, 166 e Dio sa quando lo saranno, pregiudizi dannosi principalmente perché 167 nella niente di molti associano all’idea della Religione quella della credulità e della sciocchezza, e dei quali perciò ogni onesto deve desiderare e promuovere la distruzione; 168 ma pregiudizi che in gran parte non 169 tolgono l’essenziale, e si possono combinare con un sentimento di pietà profonda e sincera, e con una vita non solo innocente, ma operosa nel bene, e 170 sacrificata all’utile altrui; del che tanti esempi hanno lasciati ì tempi trascorsi, e ne offrono fors’anche i presenti. Ma, come abbiamo veduto, i parenti di Geltrude l’avevano educata all'orgoglio, a quel sentimento cioè che chiude 171 i primi aditi del cuore ad ogni 172 sentimento cristiano, e gli apre a tutte le passioni. Il padre principalmente, che 173 aveva [p. 184 modifica]destinata questa poveretta al chiostro prima di sapere s'ella sarebbe stata inclinata a chiudervisi, s’aveva 174 talvolta pur fatta tra sé e sé questa obbiezione, che forse Geltrude non vi sarebbe stata inclinata: caso difficile, ma non impossibile 175 e contra il quale era d’uopo premunirsi. 176 Supponendo adunque che Geltrude allettata dalla vita del secolo avesse voluto rimanervi, bisognava trovar qualche cosa che la allettasse ad abbandonarlo, per non usare della semplice forza; 177 mezzo di esito incerto, sempre odioso, e che poteva lasciar qualche dispiacere nell’animo del padre; il quale alla fine non desiderava che la sua figlia fosse infelice, ma semplicemente ch’ella fosse monaca. Il 178 Marchese Matteo non era uomo di teorie metafisiche, di disegni aerei; 179 non aveva perduto il suo tempo 180 sui libri, ma conosceva il mondo, era un uomo di pratica, quel che si chiama un uomo di buon senso; teneva che bisogna prendere gli uomini come sono, e non 181 pretendere da essi gli effetti di una perfezione ideale; e che 182 senza l’interesse l’uomo non si determina a nulla in questo mondo. 183 Cosi per venire all’interesse che il 184 secolo poteva offrire a Geltrude, egli 185 si era studiato di far nascere nel suo cuore quello della potenza e del dominio claustrale. Egli aveva pensato ed operato colla dirittura e colla sapienza squisita d’un uomo il quale desse il fuoco alla casa di un nimico, posta 186 accanto alla sua, con la intenzione che quella sola dovesse andare in fuoco e in faville. Ma il fuoco 187 appiccato ch’ei sia non si lascia guidare dalle intenzioni dell’incendiario, va dove il vento lo spinge, 188 e si trattiene a divorare dove trova materia combustibile; 189 le passioni svegliate una volta non ricevono più la legge di chi le ha ispirate, ma si volgono agli oggetti che la mente apprende come più 190 desiderabili. L’orgoglio di 191 giovane, vagheggiata, adorata supplicata con umili sospiri, di sposa ricca e fastosa, di padrona che [p. 185 modifica]comanda a damigelle ed a paggi, ben vestiti, era ben più dolce che l’orgoglio di madre badessa; e 192 in quello tutta sommerse 193 la fantasia orgogliosa di Geltrudina. Cominciò dunque a far castelli in aria, a figurarsi un giovane ai piedi, a levarsi spaventata, e fuggire dicendo: — come ha ella ardito di venir qui? — E non 194 ricordava più che il giovane 195 senza una sua chiamata non sarebbe certo venuto a disturbarla. Ma quella fuga e quell’asprezza non erano a fine di scacciarlo daddovero: il giovane non perdeva coraggio; nascevano nuovi casi, e tutto finiva col matrimonio, come la più parte delle commedie. Richiamava alla memoria quel poco che aveva veduto dei passeggi della città, e 196 vi girava in carrozza, innanzi indietro; ripensava la casa domestica, le anticamere, le livree, il comando, e rifaceva tutto per 197 suo uso, ma in un modo più splendido. Questi pensieri l’assediavano nel dormitorio, nel refettorio, nell’orto, 198 nel coro; 199 ella confrontava 200 col brillante di essi, lo squallido che aveva sott’occhi, e si 201 confermava sempre più nel proposito di non 202 dire quel «si,» che 203 si aspettava da lei. 204 Le monache si accorsero di questa sua risoluzione, ch’ella non cercava nemmeno di nascondere affatto; poiché 205 malgrado la fermezza di questa risoluzione, 206 Geltrudina rifuggiva con tremito dall’idea di manifestarla al padre di sua bocca, 207 e desiderava ch’egli ne fosse prevenuto d’altra parte: poiché in quel caso non le restava che 208 di sopportare la collera e le minacce del padre: operazione 209 passiva, che le pareva molto più facile, che di pronunziare quelle parole: «non voglio.» 210 La poverina faceva come colui che avendo da dire qualche [p. 186 modifica]cosa di spiacevole a qualcheduno, piglia la penna e gli manda le sue idee in un bel foglio di carta. Ma se la determinazione traspariva, i motivi erano celati alle monache: 211 Geltrude li nascondeva sotto 212 quell’aspetto di indifferenza che la faccia dei giovanetti presenta quasi sempre all’occhio di chi comanda loro: essa li nascondeva con quella dissimulazione profonda che è data a quella età, e che forse non ritorna più 213 in nessuna altra epoca della vita, e che appena appena potrà 214 aver riconquistata un diplomatico di ottant’anni ; se, come si dice, 215 gli uomini di questa professione sono i più esercitati a nascondere i loro pensieri. 216 Con le compagne Geltrude era manco coperta, e se esse avessero voluto o saputo osservare,217 dalle materie più frequenti del suo discorso, 218 dall’entusiasmo al quale si abbandonava talvolta, dalla sua 219 picciola stizza se non altro nella quale l’invidia era 220 trasparente, avrebbero potuto 221 conoscere qualche cosa dell’animo suo: qualche cosa, perché nei sogni 222 caldi ed arditi della pubertà v’è 223 una parte di stranio, di 224 fantastico, di individuale che non si confida, né s’indovina, a quel che dice il manoscritto.

Venne finalmente il 225 momento di226 levare Geltrude dal monastero, e di ritenerla per qualche tempo nella casa e nel mondo. 227 Il passo era spiacevole assai pel 228 Marchese Matteo, ma inevitabile, perché una ragazza allevata in un monastero non poteva far la domanda di esservi ammessa ai vóti se non 229 dopo esserne stata fuori per qualche tempo. Era questa una formalità, destinata ad assicurare alle figlie la libera scelta dello stato; giacché ognuno vede che sarebbe stato troppo facile 230 di fare abbracciare il monastero ad una giovane, che, rinchiusa nel chiostro dall’infanzia, non avesse mai avuta idea di altro modo di vivere.

Nessuno ignora che le formalità sono state inventate dagli uomini per accertare la validità di un atto qualunque; [p. 187 modifica]assegnando anticipatamente i caratteri che quell’atto deve avere per essere un atto daddovero. Invenzione che 231 mostra affé molto ingegno: invenzione utile, anzi necessaria, perché la più parte delle quistioni che si fanno a questo mondo sono appunto per decidere se una cosa sia fatta o non fatta.
Ma tutte le invenzioni dell’ingegno umano partecipando della sua 232 debolezza 233 non sono senza qualche inconveniente: e le formalità ne hanno due. Accade talvolta che, 234 dove gli uomini hanno deciso che una cosa non può 235 esser realmente fatta che nei tali e tali modi, la cosa si fa realmente in modi tutti diversi e che non erano stati preveduti. In questo caso, la cosa non vale, anzi non è fatta. E non andate a farvi compatire da un sapiente col volergli dimostrare che la è fatta: egli lo sa quanto voi; ma sa qualche cosa di più, vede nella cosa stessa una distinzione profonda: vede, e vi 236 insegna che la cosa 237 materialmente è fatta, lealmente non è. Dall’altra parte accade pure, che dopo 238 essere stato dagli uomini predetto, deciso, statuito che, 239 dove si trovino i tali e tali 240 caratteri esiste certamente 241 il tal fatto, si sono trovati altri uomini più 242 accorti dei primi (cosa 243 che pare impossibile, eppure è vera) i quali hanno saputo far nascere tutti quei caratteri senza fare la cosa stessa. In questo secondo caso 244 bisogna riguardare la cosa come fatta; e darebbe segno di mente ben leggiera e non avvezza a riflettere, o di semplicità rustica affatto colui che, 245 ostinandosi ad esaminare il merito, volesse 246 dimostrare che la cosa non, è. 247 Guaj se si desse retta a queste chiacchiere, non si finirebbe mai nulla, e si andrebbe a pericolo di turbare il bell’ordine che si ammira in questo mondo. Ma questi caratteri, 248 se non infallibili, sono almeno stati scelti dopo 249 accurate osservazioni, senza passioni, né secondi fini, in tempi nei quali gli uomini fossero abbastanza esercitati nel riflettere su quello che vedevano per circostanziare i fatti [p. 188 modifica]che dovevano essere dopo di loro? Ah! 250 qui è la quistione; ma, 251 per trattarla con qualche fondamento converrebbe fare la storia del genere umano; dal che ci asteniamo, e perché, a dir vero, non l’abbiamo tutta sulle dita, e perché siamo per ora impegnati a raccontare quella di Geltrude; 252 in quanto essa è necessaria a conoscere 253 la storia ancor più vasta degli sposi promessi. 254

Per accertare adunque la libera 255 e reale vocazione d’una figlia al chiostro, era prescritto che ella ne stesse assente per qualche tempo; ed era consuetudine che iri questo tempo ella dovesse esser condotta a vedere spettacoli, ad assaggiare divertimenti, per conoscere ben bene quello a cui 256 doveva rinunziare per farsi monaca. 257 E prima di 258 vestir l’abito, doveva essere esaminata da un ecclesiastico, 259 il quale con interrogazioni opportune ricavasse se non le era fatta forza, e se ella non si faceva illusione, se il suo proposito era insomma libero e ragionato. Queste formalità però avevano 260 certamente il secondo inconveniente di cui abbiamo parlato: 261 tutto poteva andare in regola, e la giovinetta infelice chiudersi contra sua voglia. La cosa poteva accadere in molti modi: che essa sia 262 talvolta accaduta è un fatto troppo noto, e troppo vero: chi volesse 263 ostinatamente negarlo, abbia almeno la discrezione di non’affermar mai di quelle verità che sono contrastate, perché la sua affermazione diverrebbe un argomento di più contro di esse.

264 Benché Geltrudina sapesse benissimo ch’ella andava ad un combattimento, pure il giorno della uscita dal monastero, 265 fu un giorno ben lieto per lei. Oltrepassare quelle mura, trovarsi in carrozza, veder 266 l’aperta campagna, e quel ch’è più entrare nella città, furono sensazioni più forti che non 267 le fosse il pensiero dei contrasti che aveva a sopportare. 268 Per uscirne vittoriosa, 269 aveva la poveretta composto [p. 189 modifica]un piano nella sua niente. O 270 vorranno ottenere il loro intento colle buone, diceva ella tra sé, o mi parleranno brusco. Nel primo caso io sarò più buona di essi, pregherò, li moverò a compassione: finalmente non 271 domando altro che di non essere sagrificata. Nel secondo caso, io starò ferma: 272 il «si» lo debbo dire io, e non lo dirò. Ma, come accade talvolta anche ai comandanti di eserciti, 273 non avvenne né l’una, né l’altra cosa ch’ella aveva pensata. I parenti, avvertiti dalle monache delle disposizioni di Gertrude, furono 274 serj, tristi, burberi; e non le fecero per qualche tempo nessuna proposizione né con vezzi, né con minacce. Solo dal contegno di tutti traspariva che tutti la 275 riguardavano come rea, e da qualche parola 276 sfuggita qua e là s’intravedeva che la riguardavano come rea, non già di ricusarsi al chiostro, delitto che non poteva nemmeno venire in capo ad alcuno della famiglia, ma di non avviarvisi 277 con buona grazia. Cosi ella non trovava mai un varco, per 278 venire alla dichiarazione che era pure indispensabile; 279 e i modi secchi, 280 laconici, altieri che si usavano con lei, non le davano nemmeno il campo di potere avviare un discorso 281 fiduciale ed amichevole, il quale di passo in passo la conducesse a toccare 282 il punto sul quale ella ardeva di spiegarsi, o almeno di farsi intendere. 283 Che s’ella, sofferendo pazientemente qualche sgarbo, si ostinava pure a volere famigliarizzarsi con alcuno della famiglia, se senza lamentarsi implorava velatamente un po’ di amore, se si abbandonava ad espressioni confidenziali, e affettuose, ella si udiva 284 tosto gittar qualche motto più diretto e più chiaro intorno alla elezione dello stato: le si faceva sentire che l’amore della famiglia non era cessato per lei, ma sospeso, e che da lei dipendeva l'esser trattata come una figlia di predilezione. Allora ella era costretta a ritirarsi, 285 a schermirsi da quelle tenerezze che aveva tanto ricercate, e si rimaneva coll’apparenza del torto. Si accorava e si andava sempre più perdendo d’animo: [p. 190 modifica]il suo piano era scompaginato, e non sapeva a qual altro appigliarsi, pure aspettava. Ma il non286 veder mai un vólto287 amico, ma le immagini tristi, e direi quasi terribili, delle quali era circondata, la rendevano sempre più inclinata a ritirarsi in quel cantuccio ameno e splendido 288 che ognuno, e i giovani particolarmente, si formano nella fantasia,289 per fuggire dalle considerazioni di oggetti che attristano. Ritornava ella dunque più che mai a quei suoi sogni del monastero,290 e si creava fantasmi giocondi coi quali conversare. Ma i fantasmi non acquistavano forma reale: ella era tenuta ritirata quanto nel monastero, perché il tempo dei divertimenti doveva venir dopo quella domanda, ch’ella non aveva fatta e che era risoluta di non fare. Rinchiusa per una gran parte del giorno con le donzelle, allontanata dalla sala ogni volta che una visita vi si presentasse291 non mai condotta in altre case, come avrebb’ella mai potuto vedersi ai piedi quel tal giovane del monastero, che,292 senza contare tutte le altre difficoltà, non era293 a questo mondo? Era questo294 il suo maggiore, anzi l’unico suo difetto, giacché del resto, bellezza, grazia, ricchezza, nobiltà, eloquenza,295 sincerità, costanza, e sovra tutto appassionatezza, nulla gli mancava. 296 V’era rischio,297 per altro, che s’egli tardava troppo ad esistere, l’immaginazione di Geltrude,298 stanca di aggirarsi nel vuoto, gli299 trasferisse300 la bontà che301 aveva per lui, al primo ente reale che non fosse troppo diverso da questo immaginato, 302 da rendere impossibile lo scambio. L’occasione si presentò in fatti, e fu fatale a Geltrude. Noi ommettiamo i particolari di questo sciaurato affare: diremo soltanto che303 la prima lettera di risposta ch’ella aveva scritta ad un paggio della Marchesa, cadde in mano di questa, fu tosto consegnata al Marchese Matteo, e che il trambusto in casa fu, come304 era da aspettarsi, strepitoso.

Il paggio fu sfrattato immediatamente, com’era305 giusto; ma il Marchese Matteo,306 che aveva idee molto307 larghe sul [p. 191 modifica]giusto in ciò che toccava 308 decoro della sua famiglia, intiniando di sua bocca la partenza al ragazzaccio, per non aumentare il numero dei confidenti, 309 gl’intimò nello stesso tempo che se egli 310 si fosse in alcun tempo lasciato sfuggire una paroluzza sulla debolezza di donna Geltrude, la sua vita avrebbe scontato questo secondo delitto, e che non ci sarebbe stato asilo per lui. Queste minacce erano a quei tempi molto frequenti, e 311 facevano pure colpo a'ssai, perché ognuno 312 era avvezzo a vederne molte ridotte ad affetto. Ciò non dimeno, 313 per esser più certo della 314 segretezza del paggio, il Marchese Matteo nel forte del rabbuffo gli appoggiò due solennissimi schiaffi, pensando a ragione che il paggio sarebbe stato meno tentato di raccontare un’avventura, la quale per una parte poteva lusingare la sua vanità, quando ella 315 avesse finito con un incidente doloroso e umiliante. Alla donna di casa che aveva intercettato il corpo del delitto furono date molte lodi, e nello stesso tempo una prescrizione di segretezza, non accompagnata da minacce, ma in termini che le fecero comprendere che questa segretezza era del massimo interesse anche per lei.

Ma il temporale più scuro, più lungo, più terribile venne a scendere sul capo di Geltrude. Il Marchese Matteo dopo d’averla caricata di strapazzi, ch’ella intese con tanto più di tremore, quanto si sentiva veramente colpevole, le annunziò una prigione indeterminata nella sua stanza, e per sopra più le parlò d’un castigo proporzionato 316 alla colpa, senza specificarlo; 317 e cosi la lasciò in guardia alla stessa donna che aveva scoperti gli affari.

318 Geltrude aspreggiata, rinchiusa, minacciata, in una situazione che sarebbe stata dolorosa anche alla coscienza più illibata, 319 si trovava anche la memoria del fallo, che 320 basta a rattristare la situazione la più gioconda; e 321 l’animo suo fu prostrato. Non sapeva prevedere come, né quando, [p. 192 modifica]la cosa sarebbe finita, si aspettava ad ogni momento 322 il castigo incognito e per ciò più terribile; l’essere come sbandita dalla famiglia le era un peso insopportabile, e nello stesso tempo l’idea di rivedere il padre, o di vedere la madre, il fratello, la prima volta dopo il suo fallo, la 323 faceva trasalire di spavento. In questa agitazione continua si svolse, e si accrebbe nell’animo suo 324 un sentimento nativo in tutti, ma più forte in lei per indole e 325 reso ancor più forte dalla educazione, il timore della vergogna: sentimento non solo onesto, ma bello, ma essenziale; sentimento però che come tutti gli altri può diventare passione violenta e perniciosa quando non sia diretto dalla ragione, ma nutrito di orgoglio. La sola idea del pericolo che 326 la sua debolezza, la sua debolezza per un paggio, per una persona meccanica, fosse risaputa da alcuna delle sue antiche superiore, da una sua compagna, da un 327 congiunto della casa. Questa idea le era più 328 terribile, più odiosa, della prigione, dell’ira dei parenti, del fallo stesso. Ella sentiva che con la minaccia di svergognarla cosi, si sarebbe potuto ottener da lei quello che si fosse voluto. E sentiva nello stesso tempo 329 quanto fosse peggiorata la sua condizione per la scelta dello stato: giacché 330 il primo requisito per poter resistere alle lusinghe e alle violenze era, avrebbe dovuto essere, di non aver nulla da rimproverarsi.

La compagnia della sua guardiana non le era certo di alcun sollievo 331 nella sua 332 ritiratezza angosciosa. Ella vedeva in quella donna il testimonio della sua colpa, e la cagione della sua disgrazia, e la odiava. E la donna non amava la fumosetta, 333 per cui era costretta a far vita da carceriera poco dissimile da quella di carcerata, e che l’aveva resa depositaria d’un segreto pericoloso. La conversazione era quindi fra di esse quale può risultare dall’odio reciproco. Non restava a Geltrude la trista e funesta consolazione dei 334 sogni splendidi della fantasia; perché questi sogni erano tanto in opposizione col suo stato reale, e con l’avvenire il più probabile, 335 e quelle immagini erano tanto [p. 193 modifica]legate con la sua sciagura, che la mente li respingeva con incredula avversione; e ricadeva 336 come un peso abbandonato, nella considerazione delle circostanze reali.

Cominciò quindi a dolersi davvero di ciò che aveva fatto, a paragonare 337 la vita che menava prima del suo fallo con quella che strascinava in allora e a trovare la prima soave, a rammaricarsi di non averla saputa conoscere. L'immagine di colui al quale il suo cuore sgraziato e leggiero si era abbandonato un momento gli compariva 338 accompagnata di tanti 339 dispiaceri che 340 aveva perduta ogni forza sulla sua fantasia. Tanto è vero che 341 all’amore, per 342 signoreggiare un animo, bisogna un poco di buon tempo, e che 343 le faccende gravi, e le grandi sciagure 344 gli spennacchiarno le ali e gli spezzano i dardi, se ci si permette una frase, invero troppo poetica, ma che spiega tanto bene ciò che accade realmente nell’animo. 345 Scacciato questo nimico dal cuore, il quale a dir vero non vi aveva preso gran piede, raffreddata 346 alquanto l’ira 347 dalla tristezza 348 e dal timore di peggio, e dal 349 pensare che al fine il castigo era meritato, il pentimento di Geltrude cominciò ad essere più dolce, divenne un 350 sollievo. Pensò ella al perdono che si ottiene con quello, 351 e si rallegrò, pensò che ciò ch’ella soffriva poteva essere una espiazione, e tutto le parve più leggiero. Si diede quindi tutta ad una divozione la quale in parte era un sentimento intimo e retto dell’animo, in parte un fervore della fantasia. Le tornava allora alla niente il chiostro, e una vita quieta, onorata, lontana dai pericoli, la dignità di monaca, e quella benedetta 352 pompa di badessa; e quella benedetta boria di essere la più nobile del monastero, ultimo rifugio della sua superbiuzza, le parve un 353 zucchero al paragone dello stato di umiliazione, di prigionia, di disprezzo, nel quale si trovava. L’avversione, nutrita per tanfo tempo a quella condizione, le risorgeva pure con tutte le sue immagini, ma ella [p. 194 modifica]le pigliava per tentazioni, e le 354 combatteva. 355 In questa incertezza, 356 ella desiderava di rivedere il padre, di rivederlo con 357 una faccia diversa da quella, di cui le rimaneva una immagine terribile, e dolorosa, di avere il suo perdono, 358 di essere riammessa nella famiglia. Dopo molto combattimento, prese la penna, e scrisse al padre una lettera piena di entusiasmo e di abbattimento, di afflizione e di speranza, nella quale 359 chiedeva istantemente ch’egli la visitasse, e gli lasciava intravedere ch’egli 360 rimarrebbe contento di lei. Non già ch’ella avesse presa una risoluzione, ma non poteva più reggere alla solitudine e alla proscrizione, e sperava confusamente che in quel colloquio 361 la risoluzione si sarebbe fatta per lo meglio.

Note

  1. [dis | Le parole] I discorsi
  2. non erano certamente i discorsi di una monaca
  3. ma [il] i discorsi ch’ella tenne poi a Lucia... monaca (lacuna)
  4. della quale non temeva la
  5. in bocca d'una monaca
  6. [straordinarj] portentosi
  7. ci sareb
  8. ab
  9. dagli
  10. si
  11. e que
  12. di lui
  13. narrazione
  14. [Queste cose però, quantu]La quale storia però quantunque certa, quantunque
  15. indispensabili per
  16. lasciato di di
  17. [se non ca] se non avessimo trovato nel progresso un tale mutamento d’animo
  18. un tale mutamento
  19. ma
  20. ma
  21. lascia
  22. può del
  23. raccontare le avv
  24. quali la rivelazione di certi... fatti
  25. qu
  26. ... soddi
  27. [quando ciò n] giacché questo
  28. ad
  29. paresse
  30. si lagnasse di
  31. aver fatta senza ne
  32. spezzano [il filo della] ad ogni tratto
  33. che contiene
  34. sentire
  35. [fosse qu] la storia
  36. Variante tutto
  37. v'abbia con
  38. ignora
  39. potesse
  40. impigli
  41. egli
  42. pareva
  43. atroce nemico
  44. l'economia
  45. A margine, in lapis, non di mano dell’autore : «e un tale sapeva andare ai suoi fini con mezzi proporzionati a quelli per efficacia e per ispregevolezza. Cosi almeno e l'Illmo e Ecc. Sigr . Marchese Matteo.»
  46. questa
  47. questi
  48. trovava chiamata
  49. lo av
  50. momento della
  51. aria
  52. un col
  53. un nome per la sua figlia
  54. [desse tosto] sentisse
  55. e scelse
  56. bambina
  57. [pigliando | piglian | quando pig | presala sulle gì] la faceva saltare amorosamente quando
  58. la voleva
  59. cresce
  60. [nella] dalla
  61. verso l’adolescenza, [le forme sue] si svolgeva nelle sue forme una bellezza [che | annunzi | prometteva] da promettere
  62. agli o
  63. non
  64. del resto
  65. le
  66. Sic. Cancellato ne facevano mai ne.
  67. A margine, in lapis: « — Gli alti spiriti, — e basta mi pare indicare che la fanciullina, quando le donzelle le insegnavano che era bella, aveva appena sei anni, altrimenti non v'era bisogno di avvisatori.»
  68. Nessuno le disse mai: tu devi esser monaca (lacuna)
  69. nota a tutta la fam
  70. si sottintendeva
  71. la diceva come
  72. necessario il
  73. A margine, in lapis: «Bada che quest’idea confusa non sia troppo per una fanciullina di sei anni. Kant diceva: è difficile mettersi ne’ panni delle idee de’ fanciulli, de’ selvaggi e de’ gonzi.»
  74. lei
  75. contraddittorie
  76. come [a] fanno
  77. gli
  78. Dio liberi!
  79. in educazione
  80. potessero avere e d
  81. [più di que] principalmente dalla coltura
  82. Parte del periodo che segue, è a margine, cancellata, cosi: Se alcuno conosce qualche libro composto e stampato in Milano dalla invenzione della stampa fino alla metà del secolo decimosettimo, il qual libro sia scritto grammaticalmente, e contenga idee, non dico splendide, ma connesse con senso comune
  83. usci
  84. non uscì che io sappia in Lombardia.
  85. mediocremente pensato
  86. insegnato — Variante pensato ad insegnare
  87. Variante pensato ad insegnare
  88. fu per la Signora
  89. affatto
  90. Nelle
  91. si trovava
  92. tale era
  93. La nostra Signora
  94. e mentre
  95. dei
  96. Variante indeterminata
  97. [con sua confusione] con ma
  98. idee
  99. alla fantasia
  100. sale, di feste
  101. di carezze, di
  102. di villeggiature
  103. Queste immagini [operarono nel | misero nel] operarono nel cervello di Gertrudina quel movimento che (lacuna)
  104. fecero
  105. che farebbe
  106. voleva
  107. [ella] essa
  108. altro
  109. ...sentimento che offesa
  110. spavalducce
  111. [cariche di] glorie di Geltrudina perché le vedevano
  112. cui Geltrude aspirava
  113. [si] è pronta
  114. Geltrudina non poteva. A margine, in lapis: «Bravo! Sarà come la zoppa madre Perpetua; come la madre Reparata che tossisce sempre ed ha un gozzo come un popone ecc. ecc.»
  115. il fasto
  116. di q
  117. del desiderio vano di queste cose
  118. potendole ottenere non sa usarne
  119. stima in
  120. qua
  121. sentime
  122. che lo potrebbe, e che la sarebbe cosi: ed infatti
  123. volle
  124. A margine, in lapis: «Qui mi pare il luogo di porre l’idea confusa, e che a poco a poco si fa chiara, finché diventa la parola interiore che detta la risposta.»
  125. confusa | subordinata
  126. si stava
  127. di Geltrudina
  128. la sua predom
  129. La povera fanciulla si raffigurava la collera e le minacce dei parenti, le arti di ogni genere che si sarebbero poste in opera per soggiogarla, ma conchiudeva col pensiero che il si, doveva dirlo ella e non lo direbbe. Cosi si teneva bastantemente sicura;
  130. provare
  131. per le
  132. sorte non
  133. era d
  134. [ma le sue passioni erano tanto violente, | idolatrava tanto, che tutto ciò che potesse | che il dolore di] Ma idolatrava tanto i suoi desideri, [che tutto ciò che poteva | offendere | contrastar ed ella le idolatrava tanto che le difendeva con furore | che tutto ciò che poteva contrastarle offenderle, contristarle | che] che le difendeva con fu (lacuna) che (lacuna)
  135. che
  136. contrastarle
  137. era per le
  138. la
  139. [pericolosa] cosi misteriosa e
  140. Variante perigliosa
  141. A margine, in lapis: «a quattordici anni? Dunque è al principio della vera adolescenza»
  142. a quella età, che (lacuna)
  143. piglia tutte le passioni, e tutte le idee che vi trova,
  144. A margine, in lapis: «sovente; aggiungendovene una nuova tutta in nebbia; e che talvolta fa si che quella nuova e tutta in nebbia trasmuti tutto l’essere morale. Geltrude .. . caso.» Poi, cancellato, del Manzoni: [Chi arriva a questa età con un intelletto educato alle massime | grav | serie e gioconde ad un tempo della Religione, | con un saggio | con una occupazione utile ed accetta e] Chi, condotto [variante condotto] da una educazione disciplinata ragionata ed amorevole arriva a quella età, coll’intelletto [disciplinato] educato alle massime serie e gioconde ad un tempo della Religione; [che | e trova] e si trova avviato in una occupazione utile e gradita, nella quale [senta] s’accorga ad ogni passo d’un prògresso, [senta il motivo di] e veggia sempre più da vicino uno scopo alla via [che ha di | cui ha] che sta percorrendo; chi finalmente nello stesso tempo [ripiglia] stanchi e rinforzi il corpo con esercizio costante, quegli ha una pubertà felice, [e corre verso una vita] e si prepara a vincere i pericoli delle età che la seguono. Ma la povera Geltrude non era in tali circo
  145. attività
  146. ed affettuosa
  147. più
  148. [avviarsi | affrontare | entrare nella giovinezza con un animo] disporsi avviarsi alla giovinezza con
  149. a realizzare per
  150. Sul periodo freghi in lapis a margine: «Periodo inutile. Non l’aveva letto. »
  151. I pochi lavori donneschi, e lo studio della letteratura
  152. occupazioni
  153. del giardino
  154. Qui, in lapis, dopo un frego accanto a tutto il periodo : «Le educande e le monache, credo, possono passeggiare più volte in un giorno nel loro orto. Merate! Merate! In quante maniere tu guasti l’intelletto de’ poveri tuoi ospiti per forza.»
  155. la fed
  156. tra persone
  157. hanno i
  158. fargli scegliere
  159. Perché
  160. mette in avvertenza contra
  161. insegnato
  162. a Geltrude
  163. [le era | le erano state isti] ella era stata nodrita
  164. che in verità erano più comuni e più [innumerabili a quei] abbondanti a quei tempi che non lo sieno ai nostri
  165. s'insegnavano quasi
  166. e che forse non lo saranno mai: [ma alcuni dei quali] pregiudizi che
  167. [semi] associan
  168. ma alcuni dei quali potevano ...
  169. soffocano
  170. devota
  171. ne cuore l'adito
  172. affetto crist
  173. avevano
  174. era
  175. [Ora per andar contr | contro a questo ostacolo qualchecosa vi] Ora per andare contro a questo ostacolo (lacuna)
  176. Ponendo adunque che
  177. sempre
  178. Conte
  179. era un uomo che agiva per com
  180. in letture
  181. aspett
  182. [senza un interesse] senza un
  183. Ora per
  184. mondo
  185. aveva fatto nascere nel suo
  186. nel mezzo di case sue, colla
  187. non si lascia condurre
  188. [e la materia combustibile] e [si trattiene] divora
  189. così
  190. amab
  191. sposa
  192. [L’orgoglio fol] Geltrude si immerse tutta nel pi
  193. [l’orgogliosa Geltrudina] l’immaginazione
  194. s'accorgeva
  195. [non solo] era stato [in] non solo chiamato ma inventato da lei
  196. vi anda
  197. se ma
  198. Segno in lapis, ripetuto a margine con le parole seguenti: «Le educande, credo, non vanno in coro. Direi la chiesa delle monache, dietro l’altar maggiore separata, ecc., ecc., ecc.»
  199. ma ben rimanevano
  200. con essi
  201. proponeva
  202. non condannarsi a quella vita. [Ma nulla] Ma per farsi mona
  203. quei potenti aspettavano
  204. Questa sua risoluzione
  205. desiderava
  206. [ella desiderava che | ella avrebbe] e la poverina
  207. [...e desiderava ch’egli ne fosse prevenuto da altra parte] e desiderava ch’egli ne fosse prevenuto da altra parte come che quand’egli ne fosse prevenuto d’altra parte, ella s’immaginava che
  208. [l’operaz] l’operazione passiva
  209. ch'ella
  210. Faceva la
  211. e alle compagne
  212. [quel velo] quella specie
  213. nemmeno in quella epo
  214. ricomparire
  215. questa
  216. Di fianco a tutto questo periodo, da Geltrude a pensieri, una linea in lapis, e a margine: «più chiaro, Sigr. mio colmo»
  217. [dei d] da
  218. [dalle sue | dalla sua] dal suo entusia
  219. stizza
  220. tanto chiara
  221. più distinguere i motivi
  222. arditi ne fu
  223. gran
  224. esag
  225. tempo
  226. [ricondurre] togliere
  227. Era questo un passo
  228. Conte
  229. ne era uscita dopo l'educazione
  230. determinare
  231. prova molto
  232. [de] infermità
  233. hanno
  234. gli uomini nell’assegnare i caratteri di un atto [che abbiam detto] non s’appongono perfettamente
  235. farsi che pei tali e tali
  236. risponde
  237. è fatta
  238. gli uomini hanno deciso
  239. quando si verifichino
  240. estremi il fatto tale è consumato certamente; si sono trovati altri uomini
  241. un ta
  242. maliziosi
  243. inaud
  244. non si può fare altro che riguardare la cosa
  245. stando [nel] al
  246. [prova] erdersi
  247. Del resto la sto
  248. sono
  249. lunghe
  250. questa
  251. non è qui il luogo
  252. per quanto essa è necessaria a conoscere quella degli sposi promessi
  253. quell'altra
  254. Nel tempo adunque (lacuna)
  255. vocazione
  256. rinunziava
  257. In quel
  258. entrare
  259. il quale con interrogazioni opportune
  260. l'inconveniente
  261. poicé poteva accadere che (lacuna)
  262. spesso
  263. Di qui alla fine del periodo, segno accanto di richiamo, e a margine: «non capisco davvero»
  264. Geltrudina uscì di mon (lacuna)
  265. Qui a margine, in penna: «Quanti anni aveva?»
  266. la cas
  267. il
  268. Ella aveva composto in piano nella
  269. ella aveva composto
  270. mi
  271. voglio altro che di
  272. un no
  273. l'altra
  274. [serj], tristi, serj, afflitti, burberi
  275. credevano
  276. uscita
  277. di
  278. entrare
  279. [nessuno le appianava la via] non le si [dava] dava adito di farsele presso
  280. brevi
  281. il quale contin
  282. il punto ch'ella ardeva di (lacuna)
  283. Geltrude ne era accorata, e si andava sempre
  284. dire
  285. e si rimaneva
  286. trovare
  287. lie
  288. della
  289. quando gli oggetti esterni
  290. del monastero, sottolineato, per richiamo, e a margine, in lapis: «Frase equivoca: potrà intendersi a rovescio»
  291. come avrebbe ella mai potuto vedersi
  292. era oltre al
  293. nato
  294. anzi
  295. e sopra tutto
  296. Nasceva
  297. pericolo
  298. non trasportasse
  299. preferisse
  300. a qualche ente reale
  301. sentiva
  302. per
  303. [la]una
  304. doveva
  305. dovere
  306. a cui non bastava
  307. singolari
  308. la sua
  309. lo
  310. avesse
  311. producevano [un] molto [effetto] colpo, Variante a margine [e davano pur da pensare] e se ne faceva pur caso assai
  312. aveva
  313. per assicurarsi già il partito il Marchese Matteo
  314. fedeltà
  315. si fosse conchiu
  316. [ad] al suo delitto
  317. Segno di richiamo, e a margine, in tapis: «parli come avrebbe parlato una Grida di quel tempo: e con altre pene maggiori ad arbitrio di Sua Eccellenza»
  318. Geltrude si rimase in una (lacuna)
  319. si trovava colpev
  320. rende
  321. fa
  322. l'inco
  323. [poneva] gettava nella più forte agitazione ...
  324. una passione
  325. fomentato da
  326. il suo
  327. suo
  328. spaventosa
  329. che
  330. la
  331. nelle sue angose in
  332. angosc
  333. [che l'aveva ridotta a passare i giorni nella solitud] che le era cagione
  334. castelli in aria
  335. [erano tanto] le erano tanto vicini
  336. con più peso nella considerazione delle cose reali
  337. i tempi anteriori al suo fallo
  338. circondata
  339. dolori che ella avrebbe desiderato di non aver
  340. le
  341. l'amore
  342. essere
  343. gli
  344. lo indeboliscono [quando] assai quando non lò mandano in pace del tutto.
  345. Segno di richiamo, e a margine, in lapis:«in fatti un fanciullo di dieci anni ne capirebbe subito di che si tratti!»
  346. l'ira da
  347. per la
  348. e dai mali e dal
  349. pensiero
  350. pens
  351. e si
  352. autorità
  353. fiore
  354. risp
  355. Segno di richiamo, e a margine, in lapis: «indicare qui chiaramente che per altro non erasi ancor piegata alla risoluzione di farsi monaca»
  356. desiderava ella...mai
  357. [faccia diversa da quella che] una fronte diversa da quella che da
  358. di [riconcilia] essere ricevuta dalla famiglia
  359. gli lasciava tra
  360. sarebbe riuscito cont
  361. si
  1. Cancellato.