I Marmi/Tavola delle novelle, novellette, storielle, storie, favole, burle e facezie

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Tavola delle novelle, novellette, storielle, storie, favole, burle e facezie

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Tavola delle novelle, novellette, storielle, storie, favole, burle e facezie
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TAVOLA

delle novelle, novellette, storielle,
storie, favole, burle e facezie


Creso, re di Lidia, offerendo ricchi doni invita alla sua corte Anatarso gran filosofo d’Atene, ed egli, ricusati quelli, lo ammonisce a cangiar prima la sua corte e il suo stato ||
 I, 29
Di Licaonio, censore giudice in Roma, bestione arrabbiato ||
 I, 37
In un’isola fu trovato un sepulcro antichissimo con un epitaffio greco il qual celebrava le virtú di un santo e divino spirito ||
 I, 40
Come il duca Alessandro de’ Medici trovò del grano che gli usurai l’avevano serrato ||
 I, 76
Di una fanciulla che i cortigiani di Alessandro de’ Medici sviarono ||
 I, 77
Come il duca Alessandro de’ Medici a pro d’un semplice sciocco contadino svergognasse un cittadino malizioso di una trista cavalletta ch’egli aveva tentata con una borsa di quaranta ducati ||
 I, 80
Come il civettino di Carlo uccellasse il suo pedante d’un ferro bollente e come costui, per lasagne che lo cossero a piangerne, seco lui si vendicasse ||
 I, 82
Un signore da una cortigiana truffato d’un pezzo d’un gran catenone d’oro trovò modo da ritornare sul suo capitale con una mirabil filza di perle ||
 I, 83
Lucio Seneca, menato a Roma da Emilio suo amico a visitar una sua casa, lasciagli in ricordo e ammaestramento tre mirabili consigli ||
 I, 87
Michel Agnolo Buonarruoti fa uno scarpellino scoprire un bell’uomo in un brutto sasso ||
 I, 100
Come taluni forestieri venuti a Firenze per palloni si rimanessero canzonati di certe loro pésche di pesci crudi e cotti ||
 I, 202
Come la Zinzera serrasse la sua bottega aperta di festa ||
 I, 203
Come una giovane bellissima si facesse riaprire la bottega serrata in giorno di lavoro ||
 I, 204
Un ladroncello accerchiato da lavandaie intorno al Culiseo con un coltellaccio si fa largo e se ne trucca via ||
 I, 205
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Un nipote, per far un suo viaggio, fintosi malato, fe’ con de’ maccheroni rimanere pazza una sua zia e la spacciò sí che messe mano su la roba ||
 I, 208
Un ricco marito, accortosi del torto che gli faceva la sua donna, stringesi con l’amante in grande amicizia e familiaritá e trova modo ragionevole a levarseli d’inanzi ambiduo ||
 I, 211
Come un marito potesse rinfrancarsi della spesa d’un’infinitá di veste alla
moglie 
||
 I, 218
Cirimonie di certe donne maritate di pochi mesi ||
 I, 219
D’un’altissima montagna in Portogallo, la quale, cavata, aveva dentro maravigliose ricchezze e stupendissime storie ||
 I, 223; II, 15
In un’isola grandissima una fantasima introduce in un’ampia caverna piena di sepolture ond’escono puzze, facelle accese, nubi, voci e razzi e altre orribili cose e spaventevoli ||
 I, 224; II, 17
Stupendo navilio spinto nel porto di Talamone indi a poco se ne cavò lasciando maravigliose visioni e strane fortune ||
 I, 226; II, 37
Singolarissimo mostro nato nella Magna, metá bambina e metá bambino . 1, 228; ||
 II, 41
Giovanni Ussi aveva comprato per pasqua un agnello a un suo bel bambino; il quale si spaventò dei beli di quello e si morí ||
 I, 237.
Una bimba d’un cassieri al Monte, impaurita delle befane, si messe nel letto il mortaio sul corpo e se ne crepò e morí e l’altra dallo spavento la stette per morire ||
 I, 237
La medica da San Niccolò ispaventò il suo figliuolo talmente ch’e’ gli morí in braccio. ||
 I, 238
Un fanciullo ispaventato con boci contraffatte in una buca delle fate a Fiesole, spentovisi il lume, tremandosene poco appresso se ne morí ||
 I, 238
Un contadinetto che aveva paura del lupo ebbe una gran paura d’una fascina o d’un ceppo che si fosse. ||
 I, 238
Un povero chierico andato pel suo priore a pescare, preso con la rete un fanciullo affogato quel dí, prese si fatta paura che si morí in breve ||
 I, 239
Annibaie ospite del re Antioco deride come rimbambito il vecchio filosofo Formione postosi a cicalare dinanzi a lui delle cose della guerra ||
 II, 3
Uno scarpellino da Fiesole induce una statua di marmo di mano di Donatello a parlare ||
 II, 10
Come un soldato valente rispondesse a Giovan Bandini che si maravigliava di lui vedendolo tentare i pericoli manifesti ||
 II, 11
Di uno scalco del duca Borso, il quale aveva gran diletto di dire e far credere bugie di quelle marchiane e stupende ||
 II, 13
L’Aurora di Michel Agnolo Buonaruoti parla ||
 II, 20
Di una cittadinotta fresca, maritata di pochi mesi, che si sarebbe strutta in bocca, fa un gentiluomo che da cinque anni pativa per lei fiera passione restare uno stivale, una bestia insensata e uno sciocco ||
 II, 24
Un lione sculpito rivendica la sua forza su l’uomo ||
 II, 35
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«Un barone, entrato in gelosia, in forma di frate confessa la sua moglie; la qual, vedutasi tradir dal marito, con una súbita arguzia, fa rimanere una bestia lui ed ella rimane scusata». ||
 II, 80
Con nuove invenzioni e usurpazioni i Mendici arricchitisi si son fatti poi, per forza di soldi, chiamar Medici. ||
 II, 141
Come a un eremita tedesco, stanziatosi in una rovina grande d’un monasterio antico, nel folto dei boschi, fu rubato un libro in lingua araba intitolato La chiave dei secreti ||
 II, 151
Un greco molto ricco e buon compagno e sempre nimico de’ buffoni ne uccella uno con sagace e astuta piacevolezza ||
 II, 159
Solone dá per sentenza, perché il padre non gastigò il figliuolo, che dopo morte non avesse sepoltura ||
 II, 200
Al mercato d’Atene un filosofo riprende un tebano che faceva superchia spesa in cose che non si convenivano ||
 II, 202