Il milione (Pagani, 1827)/Del Portulano Mediceo, e delle Scoperte dei Genovesi nell’Alantico. Discorso

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Del Portulano Mediceo, e delle Scoperte dei Genovesi nell’Alantico. Discorso

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Del Portulano Mediceo, e delle Scoperte dei Genovesi nell’Alantico. Discorso
Della Porcellana. Discorso Voci del Milione di Marco Polo, citate dal Vocabolario della Crusca

[p. CLIII modifica]DEL MILIONE CLIIl DEL PORTULANO MEDICEO E DELLE SCOPERTE DEI GENOVESI NELL’ATLANTICO DISCORSO. I. Cura gratissima ad animo ben fatto è il ravvivare le memorie dei virtuosi maggiori : anche nell’ umile casetta, rammenta il villico al fanciulletto suo, dell’avo e dell’ava la soccorrevol natura, e la pie¬ tà . Anzi maggior cura si pone nel rammentare i pregi aviti quanto più antichi essi sieno, e di quelli l’ottimate maggiormente tien vanto . Ciò avviene anche delle nazioni , inquantoche i fatti dei magnanimi , si reputano comunale retaggio . E perciò che io credo far cosa grata il rivendicare ai Liguri, e perciò all’ Italia, primato e parte degli scuopri- menti affricani, lochè se gioverà a gloria della Penisola, non oso lusin¬ garmi, ehe sia valevole a moderare il livore dei suoi invidi detrattori. II. Le nostre indagini dichiareranno, che i Genovesi nello scopri¬ re vinsero i Greci e i Romani, anche molto innanzi il Colombo , forse gli stessi Cartaginesi . Non ignora infatti ogni esatto erudito, quanto si divaghi nel pelago delle congetture relativamente al Periplo d’Annone, e come alcuno ristringa le navigazioni del Punico Capitano , altri le al¬ larghi in guisa da affermare, che compiè 1’ intero giro delT Affrica . Ma pare che questa ultima opinione sia da tenersi come di niun conto, non ne avendo dato cenno Tolomeo, che è la face la più sicura per investi¬ gare le cognizioni positive degli Antichi in fatto di Geografia. Ma anche attorno alle cognizioni positive del Geografo Alessandrino sulla costiera occidentale dell’Affrica discorrono diversamente uomini celebri . Secon¬ do rAnville,il Prumontorium Arsenarium di lui,è il Capo verde', il fiu¬ me Stachir, la G>imbia ( Geograph. Ancien t. ///. p. 119. ): secondo il Gosselin ( ed a me pare fondato su valevoli argomenti ), 11011 oltre¬ passarono le cognizioni positive di Tolomeo il Capo di Non ( Re che r eh. sur La Geograph. des Anciens t. /. p. 1 a5. ) . III. Assai tardi giunse ai Greci,ai Romani la cognizione dello scuo- primento delle Canarie, perchè è probabile che i Cartaginesi lo tenes¬ sero occulto. Sappiam da Plutarco, che ne ebbe notizia Seriorio, il quale divisò di ivi cercare la quiete, che da lui rifuggivasi fra’tumulti d ambizione, odi guerr e (Plutar. P^it. Parallel Jirjran. t. m. p. 3 1 3). \ agilissima era la relazione di quelle isole, talché gli antichi le chiama¬ rono Fortunate. Plinio ne ragionò per relazione di Stazio Seboso( Ilist. Nat. Lib. y. cap. xxxri. ). Ei ne enumera cinque, cioè, Umbrio/i , t CL1V STORI [p. CLIV modifica]A Iunonia, Capraria , Nivaria, Canaria: l’ultima con maggior ventura delle altre diè noma a tutte quelle isole . Se dassi fede a Plinio, o per meglio dire al re Giuba, dal naturalista copiato,questa isola ebbe nome dalli prestanza e grandezza dei suoi cani. Più fondata peraltro è la congettura del Ritter, che avesse, nome da Canari, popoli del continen¬ te alfricano, che Svetonio Paolino trovò di là dall’Atlante,perchè forse alcune tribù di quelle genti, per infortuni non credendosi nel continen¬ te sicure, cercarono ripararsi in quell’ isola . In altra pare che vi si ripa¬ rassero i Goniera, da essi tuttora nominata, popoli, che rammentano gli Arabi come abitatori dell’Atlante, {V. Castiglione Memoir. geograph. et numisniat. sur la par. orient. de la Barò. Mil. 182G. p. 106. ) . IV. Ma allorché il Mondo Antico fu percosso da tali infortuni, che in Europa mancò ogni germe d’ industria , ogni stimolo ad opere ardi¬ mentose, divennero terre incognite,paesi frequentatissimi dagl’antichi;e di molte contrade sene abolì la memoria: cosi avvenne delle Isole Fortunate , quantunque non del tutto s’estinguesse la tradizione di al-* cune isole dell’Atlantico, sulle quali la goffa credulità de’ secoli di ferro spacciò assurde favole . V. Risorse T Italia dopo il mille , ardente di rinomanza, e rigene* rossi col vigor di gioventù , e con prudenza matura . Per risarcirsi dai danni che recavanle interni ed esterni oppressori, si volse alle naviga¬ zioni ed ai traffici . E i Genovesi di buon ora non solo attesero a ciò , ma con tanto ardimento e virtù s’accinsero a scuoprire , che ebbero per fino il concetto di navigare allTndie costeggiando l’Affrica,e ciò almeno venticinque lustri innanzi che il magnanimo Don Enrico recasse i suoi Portoghesi a scuoprire . Di ciò non avvi documento più comprovante 1’ asserzioni nostra , nè più glorioso per Genova del Portulano Mediceo, da cui sono tratte le due tavole dell’Affrica che pubblichiamo. VI. Esse sono copiate dalla I. eV. tavola del Portulano predetto, di cui toccammo nella Storia del Milione ( p. 29. ) . Per valutarne il giusto pregio è d’ uopo far motto dell’ età di questo prezioso Codice , e darne indi la sommaria descrizione . E quanto all’ età non è di difficile inda¬ gine : la Tavola vili. contiene un calendario perpetuo delle fasi lunari, e vi si leggono vari esempi per farne uso , i quali tutti si riferiscono all’ anno i35i , cioè al più prossimo, in cui furono delineate le carte. Ciò praticarono i Geografi di quell’età , imperocché di niun’ utilità sa¬ rebbe stato il riferirne gli esempi ad anni già trascorsi , anzi impossi¬ bile il verificarne la giustezza. Così usò il Geografo Benincasa nelle tavole delle lunazioni e delle epoche pasquali ( Zurl. Dissert. t. ir. p. 35 1. ). Conferma l’età assegnata al Portulano la scrittura del codice, [p. CLV modifica]DEL MILIONE CT.V come ciascuno può aver agio (li verificarlo per l’esemplare fedele, che ìic diamo, unitamente alle tavole. VII. Da molti indizi si riconosce il Portulano lavoro d’un Geno¬ vese. Non è presumibile, che un Vmiziano, un Catalano emuli dei Li¬ guri, si dessero la cura di dipingere sopra le Canarie la bandiera Geno¬ vese , per ricordare che essi ne furono gli scuopritori, dopo il risorgi¬ mento d Europa . Si riconosce lavoro genovese dal leggersi Cavo di Non a cagion d’esempio, e non Cabo di No?i, come scritto avrebbelo un Viniziano , o Capo di Non come un Pisano. LTna delle isole delle Ca¬ narie nella carta ha il nome d Isola de Vegi Mar in, che cosi in ge¬ novese si scrive vecchi filarini , generazione d’anfibi , che cosi noi Ita¬ liani appelliamo . Fi nalmente un Genovese soltanto poteva aver tante positive notizie del Caspio , dell’ Affrica fino a Benin , per le ragioni che ne addurremo. Disingoiar pregio del Portulano è il dimostrare qual fosse l’estensione delle navigazioni dei Genovesi, e delle loro cognizioni geografiche verso la metà del Secolo xiv. poiché le prime si riconoscono per le costiere esattamente delineate, le altre per quelle che lo sono in modo informe o poco esatto, il Portulano è membranaceo, nitidissimo, in foglio massimo, ed ogni carta comprende ambe le pagine di detto foglio. Pochi monumenti ci rimangono del pregio di questo geografico lavoro (i). Otto sono le tavole che il Portulano contiene, che raffigurano mari e costiere nel modo che segue . Tavola. I. Periplo del Mar Maggiore o Mar Nero, e degli adiacenti (i) Alcuni (lei più famosi monumenti geografici ricordati dagli eruditi ram¬ menterò. L’autore degl’ Annali Colmuriensi all’anno 126"). dice aver disegnato un mappamondo sopra (lodici pergamene . Una carta dei tempi di S. Luigi cita le Beuf ma come imperfettissima ( Graber. Annal. di Geograf. e di Stat. Gen. i8o3. t. 11. p. 201.) Nove tavole Geografiche di Pietro Visconti Genovese si conservano nella Pa¬ latina di Vienna, e sono del i3t8. ( Tirab. t.vi. lib. I. cap. vi.) Il Planisfero di Alarin Sanuto pubblicato dal Bongarsio nella collezione intitolata Gesta Dei per Francos, preziosissimo perchè tratto da quello d’ Ehn Alvardi ( V. Stor. Milion. p. xxvm. not. 1. ) e che c’ istruisce del sapere geografico degli Arabi , e di cui torneremo a ra¬ gionare. Si menò gran rumore del Mappamondo dei fratelli Pizzigani dell’anno 1367. che conservasi nella Parmense,con altre tavole del Bedrasio.il dotto Valkcnaer nel¬ le sue annotazioni al Pinkerton, rammenta una tavola della Parigina del Ms. 68iG. ( ho ha la data del i34£>. altra d’ un Casigliano da esso posseduta del i384- finalmen¬ te celebri sono le carte di Andrea Bianco del i436. ( Zurl. 1. c. p. 331. ) e di Grazioso Benincasa del 1471 • e spg- ( ibid. p. 35i. ). E la parte della tavola del Benincasa e dei Pizzigani, che interessano le nostre indagini, pubblicò avventurosamente il Buache in opera clic ci occorrerà rammentare . [p. CLVI modifica]CL VI STORIA dalla Taua fino allo Stretto dei Dardanelli, un poco a Mezzodì di Gal¬ lipoli . Tavola II. Leisole dell’Arcipelago. Queste due Tavole meritano particolare studio. Conoscevano gl’ Italia ni quei littorali, quanto quelli della penisola : molti dei luoghi hanno nomi Italiani: di altri si è abo¬ lita la memoria , e queste tavole possono recare gran luce nella Storia Bizzantina . Tavola. III. Periplo del Mediterraneo dalla costa d’Asia, fiuo al Meridiano di Roma. Tavola IV. Parte settentrionale del Mediterraneo dalla costa d’ Epi- ro alla Spagna: comprende 1’ Italia ma non le isole; la costiera di Spa¬ gna è disegnata fino al fiume Segura, al mezzodì di Valenza: compren¬ de parte delle costiere del Portogallo: le occidentali della Francia, dell’ Olanda, della Germania, il Periplo del Baltico: la Gran Brettagna: ma la parte settrentionale della Scozia, il Baltico perchè forse poco vi navi¬ gavano i Genovesi sono inesattameute raffigurati. A settentrione della Scozia è l’Isola di Sillent, che non credo voglia indicare il gruppo delle isole di Scheteland , ma Y Islanda : altre isole a Occidente della Gran Brettagna sono segnate coi nomi di Gaivaga, d’Ingildaque, e di Berzi. Tavola V. Comprende la Barberia dal capo di Serta fino allo stret¬ to, i Litorali meridionali della Spagna e del Portogallo, parte d’Affrica e le isole dell’Atlantico; e questa parte appunto fedelmente copiata pub¬ blichiamo. Non permesse la dimensione della carta nostra il disegnarvi due isole che pertengono alle Azoridi, e sono le più occidentali di quel gruppo. Tavola VI. Una delle singolarissime di questo Portulano, perchè comprende i peripli dell’ Adriatico e del Caspio . Non era dato che ai Genovesi in quella età di delineare l’ultimo coll’esattezza che visi ammira : infatti è raffigurato più ampio in lunghezza, che in larghez¬ za,col suo ingolfamento nelle terre a greco. Alla bocca più orientale del Volga e scritto Bocca di Bosam,o di Kosam] della citta di Gitracan, ivi appellata Agitracam si dà il disegno. Sulla costiera occidentale sono segnate le Porte di ferro, Derbend, Baku: dentro terra ad oriente Boc- cara, col nome di Bochar . Ma ciò che dichiara la carta redatta , da chi vi aveva navigato, o copiata da una fatta sulla faccia del luogo, è il ve¬ dersi segnati alle foci del Volga,i luoghi che porgono sicuro ancoraggio. Nè abbiam occasione di maravigliarci d una tanta esattezza, apparando dal Polo, che i Genovesi avevano incominciato a navigar questo mare ai suoi tempi ( Milion t. ir. p. 3o. ) . E singolarissimo documento della loro arditezza, e della cognizione che avevano di quel mare è ciò [p. CLVII modifica]DEL MILIONE CL VII che operò Luchino Tarigo nel 1374- Ei 0011 a^trl disperati avventurie¬ ri di sua gente, esci con una fusta armata da Gaffa, entrò nel Tanai, lo risalì lin dove s'accusta maggiormente al Volga . Indi esso coi suoi stra¬ scicarono per terra la fusta da circa sessanta miglia, e rimessala in acqua, pel Volga predetto giunsero al Caspio,lo corseggiarono, vi predaro¬ no molti navili, e raccolte moltissime ricchezze, di cui una parte furo¬ no dai sgherani loro involate , ma pure ricchi, tornarono in patria per terra (2) . Tavola VII. Comprende il planisfero delle terre cognite a qne dì dalla costiera occidentale del Decan, 6110 alle isole dell Atlantico allor scoperte, perciò tutta l’Affrica: e la parte inferiore del planisfero è quel¬ la che pubblichiamo , come monumento che dà occasione a speciosissi¬ me indagini ed è quella che particolarmente ci faremo a considerare . Vili.Per giudicare dell’accuratezza e del valore delle due tavole che pubblichiamo, credemmo stabilire un confronto fra desse e l’Affrica dell’ Anville . E all’uopo pregai il Sig. Pedralli giovane scienziato, dotto ed intelligente di fare le scale alle due carte . Come ei procedesse, da qual base la traesse, ne rende conto nella sottoposta nota (3). Così si potè (2) Questa singolarissima memoria, con altre di cui ci gioveremo, estrasse dall’ Archivio Segreto di Genova il sig. Graberg . Erano in un libro che credeasi conte¬ nere la relazione delle navigazioni d’Antoniotto Usodirnare , e le pubblicò negli Annali Statistici testé citati p. 280. Crediamo ripubblicare quella relativa a detto fat¬ to, perchè se ne sparga maggiormente la notizia , ed anche perchè i Diarj facil¬ mente possono disperdersi. « Anno Domini 1374- Luchinus Tarigus Januensis , « cum certis aliis orr.net inopes , recesserunt de Caffo, cuni una fusta armata., et « intraverunt in flumen Tanai , super quo iveruni usque in eum locuni, ubi di- « etum flumen est vicinum flumini Edil per milliaria sexaginta . ( Il Pallas dice quei fiumi accostarsi a sessanta Yerst ) Et ibi de flumen ad flumen per terram por¬ li taverunt dictam fustam, et per dictum flumen Edil intraverunt in mare de Bacu, « in quo mari multa navigia acceperunt : et cum locupletes facti essent, demissa ■ fusta,per terram rediebant,secum portantes multa ex iis,quae acceperant,sed per « iter capti et depredati fuerunt, tamen multa jocalia eis restaverunt, cum quibus « sospites redierunt. (3) La scala dell’antica carta generale dell’AfFrica, tratta dal Portulano , è stata determinata sulla distanza dall’imboccatura del Nilo al Capo Sfartelo sullo stretto di Gibilterra: essendosi riscontrata la costa settentrionale dell* Affrica esattamente delineata, conforme quella dell’Anville.Secondo la carta ddl’Anville la distanza da nn punto all’allro è di gradi Sy.circa di longitudine, che sul trentaquattresimo parallelo trascurando 1’ obliquiti», che passa tra 1’ imboccatura del Nilo ed il Capo Spartelo giacché il primo è a gradi 32. ed il secondo a 36.,corrisponde a 5o.miglia geografiche per ogni grado : rna per comodo di comronlo è stata divisa la scala per la carta del [p. CLVIII modifica]CLVill STORIA istituire il confronto delle dimensioni dell'Affrica, e della distanza di vari luoghi fra loro, tra l’Affrica deirAnville e la nostra. Da tali confron¬ ti resulta che l’Affrica da Oriente ed Occidente, cioè dallo stretto di Ba- bel Mandeb fino all’opposta costiera sull’Atlantico, è nella nostra ristret¬ ta di sedici gradi. Gradi trentaquattro più corta è da settrentione a mez¬ zodi, cioè dal Capo di Buona Speranza all'opposta costiera di Barberìa: che questo celebre capo è allogato 17. gradi più all’ oriente del vero . Ciò dichiara che la carta nostra deir Affrica è dimostrativa , e non re¬ datta collo studio delle altezze meridiane e delle longitudini, ma niu- 110 per ciò potrà negare , che non ne sia stata abbozzata la configura¬ zione , da chi la navigò attorno almeno in gran parte. Infatti chi Portulano in gradi equatoriali di 60. miglia ciascuno, ossia di 20. leghe marine. Stabilita in tal guisa la scala , si sono ottenuti i seguenti resultati di confronto tra l’antica carta del Portulano, e quella d’Affrica deirAnville . La massima larghezza dell’Affrica del Portulano cioè dallo stretto di Babel Man¬ deb alla costa occidentale,comprende 42. gradi equatoriali, e quella dell’Anville 58. 11 Golfo di Benin nella carta antica è distante 16. gradi dalla costa di Barbaria, ed in quella dell’Anville 3o. Il Capo di Buona Speranza è distante secondo la carta del Portulano dalla costa settentrionale gradi 32, e nell’Anville 66. Il Capo suddetto è situato nella carta antica 17. gradi più all’ Oriente, di quello che trovasi nella carta dell’ Anville. La scala della parte occidentale dell’ Affrica, tratta dalla v. carta del Portulano è stata stabilita sulla distanza lineare dal Capo Cantin al Capo Spartelo, che secon¬ do la scala d’ Anville è di 270. miglia geografiche , ossia 90. leghe marine , che cor¬ rispondono a gradi 4f* equatoriali . Nota di alcuni luoghi cogniti in ambedue le carte confrontati con le respettive distanze . Distanze svll\carti del Portulano d’Anville. Dal Capo Spartelo al Capo S. Vincenzo « Detto al fiume Mamora ( Mornera ) « Detto al fiume Nul « Capo Cantin all’ isola di Porto Santo « Detto all’ isola Madera « Detto al fiume Nul « Isola Madera all’ isola Allegranza « Detta all’isola Forteventura « Detta all’ isola Canaria « Isola Allegranza al Capo Non « Isola Tenariffa ( dell’ Inferno ) al Capo Non « Isola Terzera ( o di Brazi ) nell’Azore al Capo S. Vincenzio 3. gradi 1. A. a V 6. f. 5.J. 4- {• 5. z. 5. i. % 2. v 5. i. u. 9- i 1 6. r 5.3. fi 4. V f. \ 4- !. ^ * .3.1. [p. CLIX modifica]DEL MILIONE CLIX senza averne navigate le coste,poteva con tanta verità delinearla dal Capo Cantil al Golfo di Guinea . Chi avrebbbe potuto sapere che dopo il Capo Verde corre la costa ad oriente :che il Golfo di Guinea,s’inoltra nelle terre verso Benin , e che di li corre ad oriente, indi piega bruscamente a sci¬ rocco: che l’Affrica è di forma triangolare col vertice voltato all’ ingiù, e che di lì corrono i suoi litorali bagnati dall’Eritreo alla volla di Greco. IX. Che i lumi relativi all’ occidente dellAifrica siano dovuti alle navigazioni dei Genovesi, parmi che lo dichiari 1 esatta configurazione della medesima, in quella parte che frequentarono,comparata all inesat¬ tezze con cui raffigurarono 1 Arabia, il Seno Persico, la Penisola di Gu- zerat, la costa del Decan, che come terra incognita va a perdersi confu¬ samente nel margine della Tavola: errore che riconosciuto dietro nuovi lumi da altra persona, posteriormente colla penna diede al Decan migliore configurazione, e vi segnò i contorni deli Isola del Cejlan, ivi delta Selan. Merita pure attenzione il ravvisarsi che quantunque la costiera etiopica comi nella sua vera direzione, quasi che nel l’appressarsi al Mar Rosso ces¬ sassero i positivi lumi del Geografo, non vi è segnato lo sporgimento dell’Affrica dallo stretto di Babel Mandeb fino al Capo di Guardafujr, per quanto bene allogato e contornato vi sia il Mar Rosso ; talché è duopo dire che per una parte di quella costiera mancassero al Geografo lumi positivi. Ed è ancora da avvertire che per le terre orientali,cede in esat¬ tezza questa tavola al planisfero del Sanudo, e per ciò alle carte degli Arabi, che servirono di tipo al Planisfero Sanudiano. X. La tavola del Sanuto dichiara tutlavolta, che anche gli Arabi, e i Veneti pe’ loro scunprimenti orientali seppero essere 1’ Affrica accer¬ chiata dal mare,e perciò doverono comprendere la possibilità di giungere dall Atlantico pel mezzodì delPAffrica all Indie. Ed è evidente pel Por¬ tolano nostro che gli scuoprimenti occidentali dei Genovesi recarono ad essi gli stessi lumi (4). Il Sanuto oltre ad avere delineata 1’ Affrica cir¬ condata dal mare, positivamente lo affermò anche nella sua geogra¬ fi.! '5). E niun lume geografico fu di maggior momento, nè d’occasione (4) Forse alcuno potrà notarmi d’ essere qui in contradizion con me stesso j, «rendo affermato che il Polo, primo d’ogni altro recò tal cognizione all’ Europa (S. M. p. xxviu. ). Nè ini è grave il disdirmi quando ho errato . Accade sovente che per nuovi studi, si acquistano nuovi lumi, e nuovi concetti ; non reca disdoro all uo¬ mo I errare ( è di sua condizione ) , ina sì a detrimento del vero l'occultarlo .

  • 5) In un compendio di Geografia del Sanuto , che esiste manoscritto nella Me¬

diceo Laurentiana ( Cod. Medie. Laurent. N.° t~ì. Plut. xxi. Saecul. xv. p. 1). Cosi ragiona dell A lirica: « Affrica incipit a finibili E"ipti, pergens juxta mtridiem « per Elj'opiarn usr/uc Alhlantein monlem. A Septenlnoim Mediterraneo mari CLX ST [p. CLX modifica]ORTA a più memorabili imprese: fece sparire le terre incognite eli Tolomeo , che a mente sua facevano dell’Eritreo un mare interno: abolì il pregiu¬ dizio che le terre poste sotto la zona torrida fossero inabitabili: dichiarò possibile il giro dell’Affrica ; rendè manifesta l’aperta comunicazione dell’ Atlantico coll Eritreo, e così la possibilità di giungere all’India na¬ vigando quei mari . Ma quanto a dar polso a dette scoperte giovassero i Genovesi, lo dichiara il confronto dell’ Affrica sanudiana, con quella da noi pubblicata , sebben questa fosse delineata solo trenta anni dopo . I contorni dell’Affrica sono segnati nella nostra con esattezza grandemen¬ te maggiore. L’Affrica sanudiana nona figura triangolare a mezzodì : termina con una regione ove è notato: regio inabitabilis propter calo- rem. Perciò il Sanuto, o gli Arabi ch’ei copiava, erano ancora imbevu¬ ti deH’antico pregiudizio, che inabitabile era la zona torrida. Secondo la proiezione sanudiana di poco s’ inoltra l’Affrica a mezzodì dell’equatore, ma è della nostra più piena di notizie concernenti l’Eritreo: vi si vedono segnati più luoghi di quei litorali, non ostante la costiera affricana si fa correre da Adel alla volta di scirocco fino in faccia all’isola del Madaga¬ scar, ivi detta Insula Piperis, ch’era il termine delle cognizioni positive degli Arabi a mezzodi. Che se a me si chieda, perchè in tutte le antiche carte dell’ Affrica, tanto contro la vera sua giacitura, e così inoltrato ad oriente siasi segnato il vertice della penisola, direi che a ciò die occa¬ sione il volere alterare meno che fosse possibile il sistema geografico di Tolomeo delle terre australi, che chiudevano 1’ Eritreo, e per conciliar¬ lo quanto era possibile coi posteriori lumi che dichiaravano Y Affrica una penisola: d’altronde gli errori in longitudine degli antichi,sono escu- sabili, se pongasi mente alle delicate osservazioni che si richiedono an¬ che oggidì in tanto perfezionamento e di scienze e di macchine per isla- bilirla . XI. Tanto vicini di tempo sono i due planisferi il sanudiano e il nostro, che la superiorità dell’ultimo non la credo operata dall’avan- « clauditur, et in Gaditanum fretum finitili'. Hab et provincias infrascriptas : Libia « Cyrtnensis . .. Pentapolis . . . Tripolitana provincia.. . Bizancena provincia . . . « Zeugis . . Getulia . . . Numidia . . . Mauritana Sytifensis . . . Mauritana Cesa¬ li riensis . . . Mauritana Tingitana . . . Garamantum regionis . . . Etliyopia « dieta a colore populoruin , quos solis vicinitas torret: tota enini sub Meridiano « cardine posita est. In occiduo montuosa: in medio arenosa: ad orientem pia¬ ti. gara deserta, cujus silus ab occiduo A Manti s montis ad orientem usque ad « fines Egipt. porrigitur. A meridie occeano, a septentrione vero Nilo clauditur. « Duae sunt Elhyopaie ; una circa solis ortum , alia circa occasum . Et hec de « Afri ca xuffìciant. [p. CLXI modifica]DEL MILIONE CLX1 z amento della scienza geografica , ma sibbene da cognizioni peculiari che poterono per proprie indagini procacciarsi i Genovesi, e di cui non fecero copia alle altre genti europee. Il perfezionamento avvenuto nel segnare con tanta maggior esattezza gli sporgimenti, le incurvature, i rientramenti dei litorali , in che tanto pregievoli sono le carte che pubblichiamo, almeno per ciò che concerne la costiera occidentale dell Affrica, debbesi assegnare alla scoperta della virtù dell'ago calamitato, che nel secolo xiv, e forse prima, fu applicata dagli Europei alla na¬ vigazione, lo che non usaron fare nè gli Arabi, nè gli altri Orientali. Ciò afferma il Barros dei suoi Portughesi : « erano avvezzi ( ei dice) « alle navigazioni che allor si facevano di levante a ponente , portando « sempre la costa in mano per il rombo dell’aguglia, o calamita, e non « sapevano tagliar si lungo,che salvassero lo spazio della punta del Ca¬ ie po Boiador « ( Traduz. dell Ulloa Ven. i562 p. 5. terg.y. che se ciò era nocivo al progredimento delle scoperte , era utilissimo per ¡studiare 1 andamento delle costiere, e aggiustatamente delinearle. XII.Come i Genovesi acquistassero lumi positivi sulla possibilità di girar l’Affrica,e ne conoscessero la sua configurazione, lo diremo fatte alcune altre osservazioni relative alle tavole che pubblichiamo . Quan¬ tunque come dicemmo la carta generale dell’Affrica sia puramente di¬ mostrativa , non è malagevole il riconoscere quali siano i due gran fiumi ivi seguati, che sboccano nell Atlantico. Il più settentrionale è quello stesso che nella carta particolare è contrassegnato col nome d Alvei Nal, e che tuttora Nul si appella , fiume che sbocca un poco a mezzodì del Capo di Non: ivi si legge: hic colli gì tur aurum . Può destarsi il dubbio se il più meridionale sia il Senegai,o la Cambia, ma il leggei visi Provinila Ganuya, e con ¡scrittura , che interseca il fiume, dilegua ogni dubbiezza, imperocché sappiamo dal Barros, che il Senegai divide le terre de’ Mori Azenegui, da quelle àe’ Mori di Guinea, detti Gialof ( Asia p. i3. ) (6). Questo nome non fu apposto alla contrada dai na¬ vigatori europei, ma essi per attestato del Barros lo appararono dai natii, che la loro contrada Guinehaua chiamavano^), voce che molto si accosta (6) Osserva il sig. Graberg ( l.c. p. 286) che la Genehoa ramentata dagli antichi navigatori è il paese detto da noi Senegamhia, e che tuttora lo appellano gli Arabi Gcncoa , o Genehoa, ; che secondo Leone Affricatio era detto Gheneoa dagl' Italiani mercatanti, dai Genita , popoli che abitavano il paese, che i Portughesi appellarono Ghinea, e che si estende dal Senegai alla Gambi» ( apud Ram. t. 1. p. 78.). (7) Il Barros parlando dell'Infante DonEnrico,magnanimo promotore degli scuo- drimcnti portughesi, dice : « che s’ istruiva de’ popoli dentro terra a mezzodì di U CLX1I STORI [p. CLXII modifica]A a quella nella carta alla regione assegnata. Anche accanto al fiume più meridiolane si legge: ìuc colligitur aurum, lo che manifesta ciò che trasse gli Italiani a navigar a quella spiaggia, cioè l’andare in trac¬ cia del prezioso metallo, che i natii in pagliuole trovavano in quelle re¬ ne, o recavano dall'interno. Perciò di Rio dell’Oro gli Italiani in prima, poi i Portoghesi ad uno di quei fiumi dierono nome, ma non ad un fiu¬ me medesimo, perchè secondo il Barros, i suoi, così appellarono uno stagno ,o canal d’acqua salsa, che s’inoltrava dentro le terre solo per lo breve tratto di venti miglia ( l. c. p. i5. ). Lo che dichiara, come lo proveremo con altri argomenti , che correva voce presso i popoli euro¬ pei, che si applicavano al traffico,ed alle navigazioni,che sulla costa affri- cana era vi il Può dell’Oro, così appellato pel traffico di quel metallo, e che questo nome da genti diverse, in varie età, fu assegnato anche a di¬ versi fiumi . XIII.Mirabile è poi per l’esattezza la seconda carta,si per l’accurata giacitura delle costiere dal Capo Spartelo al fiume J\ul,sì per l’esattezza delle distanze che corrono fra vari luoghi dei litorali , e di questi alle Canarie , a Madera , a Porto Santo , di che toccammo sopra ( not. 3. ). Molti luoghi della costa afifricana conservano tuttora i medesimi nomi,o molto simiglianti a quelli che si leggono nella nostra tavola (8). Ma se questa è di tanto peso per provare le scoperte affricane de’ Genovesi, le medesime sono dichiarate puranco da altre autorità, le quali dimostrano che gii arditi Liguri, tratti da primo su quelle spiagge pel traffico dell’oro, per ampliarlo,sempre più a mezzodì s’ingolfarono. L’ età di quelle pri- « Fez e di Marrocco, popoli che chiamavano Apuenghi, confinanti co’Negri di « Gialof, ove comincia la ragione di Guinea,che gli stessiMori appellano Guinauha, « da’quali ricevemmo questo nome « ( Barros. p. 5.) (8) Confronto di alcuni luoghi del Portulano, e della carta deU’Anville, parten¬ dosi dallo Stretto Gaditano . Portulano A N V I L L E Portulano An > Capo Spartelo C. Spartel Taftana Teftene Fiume Momera F. Mamera Capo d’Aguer C. Ger Fedala Fedal Meseguina Messa Mizegam Mazugan Fiume AlvetSus. F. Sus Tuturit Tit Capo Agullon C. Aguloi Capo Cantil C. Cantiti Capo Non C. Non Mogodor Mogador Fiume AlvetNul F. Nul [p. CLXIII modifica]DEL MILIONE CLXIII me navigazioni è incerta , perchè probabilmente a bello studio quei cau¬ ti repubblicani le tennero occulte, ma ne conservarono alcune memorie nel loro Archivio Segreto . Credo tuttavolta non male avvisarmi assegnan¬ do le prime navigazioni dei Liguri lungo la costa affricana, ai primi anni del secolo decimo terzo. Ciò lo deduco da alcuni documenti, che il Sig. Graberg trasse dal libro dell’Archivio Segreto, superiormente citato, fra’ quali evvi una breve relazione d una arditissima navigazion Genovese;e fu dono prezioso ch’ei fece alle lettere, sebbene lasci vivo desiderio di veder¬ la apparire più corretta. Quella memoria costruisce che nel 1281. parti¬ rono da Genova due galere capitanate da Vadino, e Guido Vivaldi, col disegno navigando attorno all’Affrica di giungere all Indie: le due navi molto s’inoltrarono,ma giunte nel mare di Ghinoia una di esse s’arrenò? ne potè proseguire il suo corso : 1 altra continuò le sue navigazioni e tanto s’inoltrò,che giunse a città d’Etiopia detta Menam: ivi i naviganti furono catturati e rinchiusi dai natii che erano Cristiani Etiopici, sudditi del Prete Gianni: una lacuna della memoria lascia all’ose uro sulla par¬ ticolarità,che uno di essi si fuggì, e recò in patria la relazione di quella memorabilissima impresa (9) . Quantunque sia malagevole riconoscere i luoghi rammentati in questo prezioso documento,il sapere che gli arditi Liguri furono catturati da Cristiani Etiopici, sudditi del Prete Gianni, cioè dell Imperador d Abissinia , dichiara che essi compierono presso che il giro dell’Affrica, fino in vicinanza del Capo di Guardafili: nella memoria è rammentato il Mare ili Gliinoia non come mare ignoto, ma cognitissimo . E dee desumersi dal fatto narrato , che i Genovesi già (9) « Anno 1281. recesserunt de civitate lanuae duae galene , patronisat;re « per D. Vadinum, et Guidum de Vivaldis fratres, volerti es ire in Levante ad par¬ ti tes Indiarum : quae duae galene multimi navigaverunt, sed quando fuerunt « dictae duae galeae in hoc mari de Ghinoia, una earum se repperit in Jundo sicco « per rnoduni, quod non jìoterat ire , nec ante navigare : al ia vero navigavit et « transivit per istmi mare usque dunt venirci ad civitatem unam Ethiopiae,nomine « Mcnam ; capti fuerunt et detempli ab illis de dieta ci vitate, qui sunt Christiani « de Etiopia, subrnissi Presbiter Io anni ut supra. Civitas ipsa est ad Marmata

  • prope flumen Sion. Praedicti fuerunt taliter detempti, quod ne mo illorum a

a pxrlibus illis unquam redidit, qui praedicta narraverat « E evidente dal con¬ trito, clic dopo le parole: nerno illorum, manca, praeter unum , come lo dichiara ciò che »egue, e il riflesso che se niuno fosse tornato, non poteva dell’accaduto giungere notizia alla patria. Il Graberg ( 1. c. p. 291. ) avverte la difficoltà di riconoscere i luo¬ ghi rammentati . Parla però d’un’ isola di Menne rammentata da Tolomeo sotto il Capo di Guardafili. Marma ove pare che sia indicato che risiedesse il Prete Gianni potrebbe essere la provincia di Marora dell’Abissinia . CLXIV STORIA [p. CLXIV modifica]eransi istruiti nel frequentare quei mari, che l'Affrica era penisola : e che potevasi circuendola,giungere all’Indie per mare. Infatti come sup¬ porre tanto inconsiderati due illustri Genovesi,che si partissero per l’In¬ dia senza sapere la possibilità di giungervi, e che aperta era la comuni¬ cazione dell’Etiopico coll’Atlantico? Se altri non avessero innanzi navi¬ gato per Guinea, avrebbero ignorato in qual mare s’ arrenò la galera . Che anche supponendo i Vivaldi arditi navigatori, ma nello stesso tem¬ po avventurieri inconsiderati, sprezzatori della vita , e dei pericoli, ma come supporre che senza cognizioni dei luoghi,della possibilità dell’im¬ presa avrebbero trovata ciurma per le navi ? Auzi tanto tenace era il loro proponimento, tale la speranza di riuscita,che la perdita d’una ga¬ lera non trattenne V altra dal proseguire il suo corso. Nè quegli arditi navigatori possono tacciarsi d’ audacia inconsiderata e irragionevole . Molti Genovesi frequentavano la Palestina ; molti sapevan 1’ arabo , avranno vedute le tavole geografiche degli Arabi, nelle quali era segnata l’Affrica accerchiata dal mare, e navigando nel Mar di Guinea poterono dai natii averlo udito confermare . XIV. Di questo celebre tentativo,e della possibilità di giungere all’ Tndie pel mezzodì dell’Affrica, non se ne abolì la memoria in Genova . Il Sig. Graberg pubbicò una lettera di Antoniotto Usodimare del i455. tratta dallo stesso manoscritto , il quale navigando per iscuoprire pel Re di Portogallo per migliorar di fortuna,e per pagare i suoi debili ( ibid. p. 286.) prendè la via di Guinea, risalì la Gambia, e con un re della con¬ trada ei trattò di pace col suo re , al qual uopo il barbaro signore de¬ putò un segretario per abboccarsi col Genovese , il quale racconta : che di lì alle terre del Prete Gianni eranvi meno di trecento leghe : che un Capitano del Re di Portogallo, ch’era sei giornate lontano da lui aveva seco Cristiani Abissini, e soggiunge: reperi ibidem, anum de na~ tione nostra, ex illis galeis, credo Vivaldae, qui se amiserint anni 170. qui mihi dijcit, et sic me afflrmat iste secretarius , non restabat ex ipso semine, salvo ipso,et alius( sic)qui mihi dixit de elejantibus ... Tale era 1’ ardore dei Genovesi, e degli illustri Vivaldi pel tentativo di giungere alle Indie pel mezzodì dell’Affrica : anzi tanto impressionati erano d’una facile riuscita, che nel 1 292. Teodisio Dona, e Ugolino Vi¬ valdi armate due galere, e usciti dallo stretto, navigarono a quella volta per giungere all’lndie, ed è probabile chea ciò fare fossero incoraggiati da quello,che fuggitosi, recò ¡11 pairia la nuova della prima navigazione dei Vivaldi. Sembra che un tanto intendimento avesse tristo fine, im- perciocche nulla di più del Doria e del Vivaldi si è posteriormente sar [p. CLXV modifica]DEL MILTON E CLXV puto io). Di questo fatto toccò il chiarissimo Tiraboschi, che per cor¬ roborare l’autorità del Foglietta, che a lui sembrava recente,le diè pol¬ so con quella di Pietro d’Abano coutemporaneo dei due Genovesi navi¬ gatori (11) XV. Ignoriamo se i Genovesi facessero ulteriori tentativi di girar l’Affrica per giungere all’ Indie per mare . Certo egli è che non rimase occulto all’ Europa lo scoprimento di Guinea , il ricco traflico d’oro che si faceva all imboccatura dei suoi fiumi; lochò tentò la cupidità d’al¬ tre genti emule dei Genovesi a dividerne seco loro il profitto. L'anno 1.34& uscì di Ma iorca con una galeazza,il Catalano Giovanni Ferna per navigare a Ruiauro, o al Rio dell Oro : ma è da presumere che andasse perduta la nave , imperciocché nè di essa , nè del capitano si fece ulteriore ricordanza . Ne dobbiamo al Graberg la notizia , tratta da un ricordo del Codice rammentato (12), e che contiene altre preziose notizie; ivi e detto che il fiume al quale volse il corso il Ferna era det¬ to Vadainel, e Rujauro , perchè vi si raccoglieva l’oro di paiola ; che a quella industria si volgevano i più degli abitanti: che il fiume aveva una lega di largo , e fondo per le navi della maggior grandezza. Il Gra¬ zio) Di questo fatto parlano il Casoni, e il Foglietta, e l’ultimo nei seguenti ter¬ mini: « seguì in quel tempo una cosa , la quale, comecché fosse tentata per privati « consigli j tuttavia perchè dimostra di quanto vivaci ingegni siano stati in ogni « età gli uomini della nostra nazione , non si doveva in verun modo tacere , per¬ ii ciocché questo anno { 1292.) Teodisio d’Oria, e Ugolino Vivaldi ¿fatte e armate « due galee in privato > si mossero a tentare un’impresa di grand' ardimento > e « d" animo inleiUo a cose grandi , di aprire la via d’andar nell’Indie per mare, in¬ vi fino a quel tempo dal mondo non conosciuto. E usciti dallo stretto di Gibilterra, « drizzarono il cammino versoponente{ ma probabilmente per i fatti allegati verso mezzodì ) : e che avvenisse di questi uomini , e che fine avessero i loro vasti peri¬ vi sieri, non ne tornò a noi veruni novella ( Fogliet. Stor. di Genov. i5()7- in fol* p. a31.): clic navigassero per ponente è congettura posteriore agli scucprimenti del Colombo . (ìi) « Parum ante ista tempora lanuenses duas p aravere gaieaSj qui per Ga- « des He rculis jnfine Hispaniue situatas tranviere : quod aule ni de illis contingcrit, • lam spacio fere trigesimo ignoratur anno.( Petri Aban. Conciliai. DilFcrent. lxvii.) (12) Recessit de civitate Majorisarum galeatia una, Ioannis Ferne Catalani in fé sto Sancii Laure ntii, quod est in decima die rnensis Augusti, anno Domini i3|6. causa eundi ad Rujaura, et de ipsa galeatia numquam poslea ali quid novum ha- biierwit. Istud flurnen de longitudine vocatur Vedanicl, et simililer vocatur Rujau- ri , quia in eo recolligitur aurum de paiola . Et scire debeatis , quod major pars gentium , in partibus istis habilantium , suni electi ad colligendum aurum in ipso !fumine , qui habet latitiulinem uni ut legue , et fondimi prò majori nave mundi . Istud est caput finis terrarum A(fric<ie occidenlalis eie. CLXV [p. CLXVI modifica]I í T OHI i berg, osserva, eliz Vedamel significa in arabo il fiume di Damet, e che di detto nome eravi un regno della costiera della Senegambia, che sten- devasi oltre al Capo Verde, fino in faccia all Isola di Gorea, che vedesi segualo nella carta dell’ Anville^ soggiunge poi che il rammentato fiu¬ me doveva essere o il Senegai,o la Gambia, ma più probabilmente l’ul¬ timo ( l. c. p. 290. ). Questi scuoprimenti non mai dimenticati, die- rono impulso a D. Enrico principe magnanimo, di ordinare le celebri navigazioni aifricane. Infatti si legge nel Barros,che i primi scuopritori Portughesi dicevan voler navigare alla volta del mar di Ghinea, anche innanzi che giungessero fin IL Glie se alcuno m’ obiettasse che D. Enri¬ co ebbe contezza di quei mari dai prigionieri affrica ni , chiederò se più lumi poteva ritrarre dalle carte de’Genovesi , Viniziani, Catalani, che da miserie ignoranti prigionieri di Marocco o di Fez? Notò infatti il dotto Walkeuaer, che dalle tre carte rammentate di sopra ( not.i. ) re¬ sulta, che il Capo Boiador era noto alla metà del secolo xiv. che non solo le citate tavole si estendono fin lì, ma la prima e la più antica, che è del i34ti. conservata nella Regia Biblioteca Parigina s’inoltra un poco al di là, e prova che il capo era stato oltrepassato a quei tempi ; che in detta tavola ch’ò Castigliana, il Capo è appellato Bujeter7che nella ter¬ za che è Viniziana c detto Cavo de Embuoceder, e perciò dovè asserire con verità, che le cognizioni geografiche relative alle coste occidentali dell’Affrica, sono molto più antiche di quello che credesi, e di quello che credevalo il Pinkerton da lui comentato ( l. c. p. 3Go ). Ma a con¬ ferma della sua,e della nostra asserzione nobde documento è quello che pubblichiamo. I lumi che di contrade sconosciute si ritraggono da gente ignorante sono incerti e confusi, e il nostro Geografo non potè segnar parte deli’ Affrica cotanto esattamente, e sempre in modo tanto ricono¬ scibile, che dietro la scorta di carte redatte da chi fece quelle navigazio¬ ni , o per averle fatte ei stesso . XVLNè questi furono i soli insigni scuoprimenti fatti dai Genovesi neU’Atlantico nel secolo xm.Sappiamo dal Petrarca,eli essi scuoprirono le Cauarie, locliè dichiara perchè il Geografo nostro su quelle isole segnasse la bandiera Genovese (i3). Secondo quell’ilLustre maestro dello scrivere (i3) II Murr ( Histor. Diplomai, de Martin Behaim . Strasbourg. 1802. p. 11. ) dà conto di quattro carte marine della Biblioteca di Ginevra, e soggiunge : ivi si di¬ stinguono i principi, cui pertengono i litoi'uli dalle loro bandiere , che vi sono di¬ pinte, come nel Globo del nostro Martino Behaim. Cosi praticò il Geografo del Pla¬ nisfero della Palatina,illustrato dal chiar. Card. Zurla , per i luoghi dell’ Imperio Greco posseduti da’Genovesi. [p. CLXVII modifica]DEL MILIONE CLXVI1 gentile ciò avvennepatrum memoria: (de Vit. Soìitdib. n.sez. fi. cap.3. e perciò ò cluopo, se mal non mi appongo riferirne lo scuoprimento ai primi anni della generazione, che lo procedè; mentre se poco innanzi il suo nascimento la cosa fosse accaduta, quel valente scrittore in altro mo¬ do lo avrebbe detto . Che se la cosa sta come io Topino, essendo ei nato l’anno i3o4- trenta , o quaranta anni innanzi è d'uopo credere la sco¬ perta avvenuta, e perciò fra il 1260. e il 1270. Ne quella dovè esse¬ re la prima navigazione de’Genovesi nell’Atlantico, imperocché era d’ uopo che avessero navigato lungo le coste affrica ne, per aver agio di scuoprire le isole, ciò fosse a bella posta,o a caso avvenuto. Perciò può credersi, che sino dalla prima metà del secolo x 111. navigassero al Rio dell’Oro, per andare in traccia del prezioso metallo che die occasione a quei scuoprimeuti . Che quello delle Canarie fosse avvenuto a caso, lo congliietturerei volentieri dal nome d’ Allegranza, che dierono ad una delle Canarie, di Forte Ventura ad altra . XVII.Anche questo scuoprimento è confermato da altri documenti. Il Sig. Professor Ciampi , fra’ Manoscritti Magliabechiani scoperse recen¬ tissimamente una Relazione dell isole delle Canarie dettala l’anno 134 1 - da un Fiorentino, e eh ei pubblicò ( Antolog. Firen. 1 82-. Num.7 1. 7 2.) Narra il relatore che Fiorentini 7 Genovesi, Spagnoli , e Catalani s'im¬ barcarono su due navi, e una navetta del Re di Portogallo, e sciolsero le vele da Lisbona: « quaerentes ad eas insulas ; quas vulgo repertas di ci musi ad has favente vento secundo, post diem qiùntum pervenisse omnes . E da avvertire, che uno dei capitani era un Genovese, appellato Niccoloso da Recco,il quale diceva esser quelle isole «listanti da Siviglia circa novecento miglia, cioè ne parlava come di cosa a lui nota e fami¬ liare: i particolari che ivi si narrano, dichiarano che per conquistarle, e non per ¡scoprirle si mossero que’ naviganti . XVIII. Il più forte argomento poi che le Canarie scoperte furono dai Genovesi è, che tratti dal loro dialetto sono i nomi che hanno nella nostra tavola , nomi che le più di esse conserva 110 . Due ne abbiam di già rammentate 1 Allegranza, Forteventu ra , che tuttora hanno i detti nomi, come pure l’altra (li Lanzeroto. E da notare che altra isola è detta de Veggi Marini, nome che i Genovesi danno alle belve dette in ita¬ liano Vecchi Marini. Quest’isola ora si appella de Los Lobos marino9,' che è una traslazione spagnola del nome datole dagl’italiani, perchè essi chiamau Lupi Marini, quei che noi diciamo Vecchi Marini. Una delle isole del Porlulauo appellasi Canaria come tuttora. E qui si noti a gloria de’Genovesi, che restituendo il nome di Canaria a quell isola , no non potè avvenire che per essersi giovati dei lumi degli antichi nello [p. CLXVIII modifica]CLXV HI STORIA scuoprire; ovvero dai natii appararono quel nome tanto gli antichi, quanto essi, lo chè dimostra quanto visionaria fosse l’etimologia del Re Giuba, relativa al nome dell’ isola, che riferimmo di sopra . È segnata nella carta nostra V Isola dell’ Inferno, cosi appellata pel suo ignivo¬ mo monte: oggidì mutato nome si appella Teneriffci, che dicesi signifi¬ care nell’antica loquela Canarina montagna di /ieve( Gossel. Geograph. Co/npar. 1.1. p. i55.).E qui cade una curiosa avvertenza , cioè che ha ri¬ preso 1 antico nome di JYivaria,che le assegnò Plinio. Perderono 1 antico nome le isole dei Cani, e Senza Ventura,dette oggidì la Gomera,e ri¬ sola del Ferro ; ultima di questo gruppo nel Portnlano è 1’ isola de li Parme che in Genovese significa delle Palme, e Isola di Palma si appella tuttora . XIX. Scoperte dei Genovesi furono le isole di Madera, e di Porlo Santo,segnate nella nostra tavola co’nomi di IsoLi dello Legname,e di Porto Santo,perche oltre essere allogate con una mirabile esattezza nella loro relativa distanza dalla costa aifricana ( v. sopra noi.3.),conservano ambedue il nome dato loro dai Genovesi., mentre isola di Madrera, o Madera è la traslazione Portughese d’Isola dello Legname : s’oda il Bar ros, il quale nel narrare che pei Portughesi le scoperse Giovan Con¬ salvo, e Tristan Vaz nel 1426 e i427- così si esprime., secondo la trasla¬ zione dell Ulloa (14) Madera fu così detta per cagione di molte e folte selve delle quali era coperta, che con voce italiana, pub esser chiama¬ ta Isola del Legname, che cosi chiamano gl’ Italiani la Madera no¬ stra'^ Asia p. 7. ). Ma il Livio Portoghese per non togliere il vanto dello scuoprimeuto alle sue genti s’espresse ambiguamente: mentre (i4) Secondo gl' Inglesi, Madera fu scoperta dal celebre Macham, che fuggitosi d’Inghilterra con unadonnachc amava, vi fu spinto dalla tempesta verso l’anno 1344-- I Portughesi trovarono nellJ isola una Cappella con una tomba, che conteneva le ce¬ neri della donna, che «ecolui si fuggi. Titolare della Cappella era il Nome di Gesù* Era il Macham uscito dalla nave con la sua amata, ch’era stata travagliata dalla tem¬ pesta: i naviganti partirono, e gli abbandonarono nell’ isola: la donna ne mori di dolore . Esso dopo avere edificata la Cappella, e la tomba, ¡11 cui riuscì a incidere la memoria del tristo caso , s’avventurò ai flutti in un tronco d’albero incavato: aure propizie lo spinsero sulla costa Afiricana , e gli AiFricani in cui s’ imbattè, reputan¬ dolo protetto particolarmente dal Ci;do , lo condussero al loro re, che lo inviò a quello di Castiglia ( Ilist. Gcn. des Vovag. in 4- t-1. p- 5,-). Questa romanzesca av¬ ventura contiene dei particolari assai difiicili a credere : a cagion d’ esempio , che Macham solo, potesse costruire la Cappella', e la tomba. Egli è più ragionevole il cre¬ dere, che la Cappella fosse stata edificata da’precedenti scuopritori, c che al Macham, occorresse solo d’incidere sopra una pietra 1’ accennata memoria, lochè mercè una cjualuiujuc punta di ferro , c un instancubil lavoro è agevole il lare . [p. CLXIX modifica]DEL M 1 G L 1 O N E CLXIX avrebbe dovuto dire che Tristan Vaz, primo delle sue genti, approdò all’ isola detta dagl italiani de lo Legname, nome che i suoi traslatarono Isola di Madera. Il narrato fin qui,dichiara,con quanta inesattezza trat¬ tassero la storia degli scoprimenti affrica ni a bella posta i Portughesi, per non attenuarsene il merito, indi gl Inglesi, redattori della Storia Generale dei viaggi, e il Robertson stesso salito in tanto grido per la sua Storia d’America (i5). XX. Nè dubito d’affermare che anche agli Italiani sia dovuto lo scoprimento delle Azoridi, e probabilmente ai Genovesi, perchè se¬ gnate sono nella carta del Portulano che pubblichiamo, sebbene inesat¬ tamente allogate in longitudine. Coloro che scrissero dello scoprimen¬ to di quelle isole, discordano tanto intorno all anno, quanto intorno alla gente che le scoperse. Il Bergeron ( Traìtè des Navigai, cap, xxxn.) le dice scoperte dai Fiamminghi, o dai Portughesi nel i5oo. e forse in¬ nanzi dai descendenti del Bethencourt,che conquistò parte delle Cana¬ rie con annuenza di (bastiglia, i cui descendenti ne ottennero la signo¬ ria. Secondo il Robertson le scopersero i Portughesi nel 1449* ( c. p. 54-) •' il Foster che visitò e descrisse quelle isole, assegua al loro sco¬ primento l'anno stesso del Robertson, ma dice che ciò avvenisse per opera di alcune navi fiamminghe ( Vojàg. de Cook. Pur. 1778. in 8.° t. vi. p. 49* )• Ma niuno merita maggior fede intorno all’anno, e al modo della scoperta di Martino Behaim , dotto cosmografo , più prossimo di noi di oltre a tre secoli a quelle vicende , e che sposò la fi¬ glia di Giorgio Huerter signore di quellisole. Signoria che in lui trapas¬ sò perchè Don Giovanni II. di Portogallo, le donò alla Duchessa di Borgogna sua sorella, e questa all’ lluorter rammentato. Secondo il Be¬ haim le trovarono nel 1431. due navi spedite a scoprire dall’infante (i5)Esso assegna le scoperte di PortoSanto., e eli Madera a Gonzalo Zarco, e a Tristan Va/,seguendo il IWrosje la prima dicela scoperta nel 141K. Madera nell’an¬ no appresso ( Hist. de P Ameriq. traduci. Fran. Par. 1788: t. 1. p. 48. ). Ugualmente falsa è l'epoca, che assegna allo scoprimento delle x\zoridi . Passa poi sotto silenzio tutti gli scoprimenti Alfricani degl’Italiani , non i reconditi, o suscitati da nuore scoperte di documenti, ma anche i più noti. S’oda il citato Walkenaer( l.c. p. 4^40 • Canarie erano conosciute dall’anno i346, essendo segnate nella carta della Parigina rammentata , come in quella di Parma ( de‘ Pizigani ). In quella di Venezia del 1 384 1 che ho sotto occhio , non solo vi sono segnate nella loro vera posizione , ma l'isola di Madera v’è benissimo allogata, e detta isola dello Legname , che significa, lo stesso che. Madera in ispagnuolo . L" isola di Tene riffa c detta i isola deli In¬ ferno . L isoletta di Porto Santo a settentrione di Madera è pure esattamente ed~ logata sulla nostra carta colla stessa denominazione . V [p. CLXX modifica]CL XX STORIA Don Pietro, che avendo navigato cinquecento leghe a occidente, tocca¬ rono quelle isole,che sono in tre aggruppamenti distinte. Ma è accadu¬ to nell’età delia civiltà posteriore,come a tempo dei Greci, che furono detti scopritori delle cose, quelli che ad alcuue genti ne recarono la primaria notizia. Come infatti potrà asserirsi scoperte nel secolo xv. le Azoridi, che sono segnate nella carta che pubblichiamo, redatta nel se¬ coloprecedente: e quella che porta il nome di Brazi è segnata nel Map¬ pamondo dei fratelli Pizigani (16) che è del i36‘7. lo sono pure nella carta del Bianco del i/pO. È vero che essendo state scoperte nelizpi. in cinque anni il Veneto potè essere informato di quella scoperta . Le Azori¬ di formano tre distinti aggruppamenti, e così nella tavola del Portulano nostro sono segnate. Il gruppo medio è composto di quattro isole dette oggidì Terzera, S. Giorgio, il Pico, e la Graziosa: due di queste nella nostra sono senza nome , ma la Terzera si riconosce neir/soZr* detta Bt 'azi,e quella del Pico nell’altra detta Ventura, o de'Colombi. Il nome dato a questa di Vtritura,può dichiarare scoperte a caso le Azoridi,il nome di Colombi forse fu dato*all’altra perla quantità di volatili di quella spe¬ cie che vi trovarono gli scopritori . Narra infatti Martino Behaim che fu¬ rono le Azoridi trovate vuote d’abitatori, e di malefici animali , e i pos¬ sessori di queU’isole,i volatili,avevano così poco sospetto, che non fuggiva¬ no Vuomo(Micrr l.c.p.2 1.) .Per esplicare come fosse dato il nome di Bra- zi all’isola, si è spaziato in ogni fatta di congetture. Alcun notò che nella Terzera eravi un monte Brazil, che potè dare il nome all’isola(Z-url.di Marc. Pol.Dissert. t. ir. p. 3a5. ). Ma se erano disabitate, chi die nome al monte, chi potè darne ai navigatori contezza? Plausibile sembra l’os¬ servazione del dotto Sig. Bua che , che Terzera, e Brazi, essendo nomi esprimenti paesi desolati dai Vulcani ( l. c. p. 24. ) per lo suo vulcano l’isola fosse così appellata . Ed in tal guisa si rende ragione perchè a più isole fosse dato V ultimo nome , perchè più isole vulcaniche sono nell’Atlantico, quantunque di molte si siano spenti i vulcani. Sappiamo infatti che anche oggidì sussiste un vulcano nelTZyo/a di Pi- co, che getta fumo; indicazioni di vulcani estinti sussistono nell’ isola della Terzera ( Cook Voyag. I. c. p. 5 i.e. seg. ). Si noti ora, che nel Genovese dialetto Breger, pronunziato il g aspro, presso a poco come lai (16) Il signor Biiaehe unitamente ad una sua bella e dotta dissertazione che in¬ titolò; Recherches sur l’Isle Antilia, e inserita nel Voi. vi. delle Memorie dell’ Isti¬ tuto di Paridi. Scienze Naturali c Fisiche Parigi 1806. in \. pubblicò quella parte del .Mappamondo de’Pizigani, e della Carta del lìianco che interessa le nostre indagi¬ ni, e perciò utilissima alle medesime[p. CLXXI modifica]DEL MILIONE CLXKl significa braciere. Nel Portulano si veggono segnate due isole pertinenti a questo aggruppamento, ma più a tramontana, che si conosce corrispon¬ dere alle due Azoridi,che sono a settentrione, e che la dimensione ristretta della nostra tavola non ci ha dato agio di farle delineare; una di esse è senza nome, l'altra è detta de Corvis Marinisi ed è veramente argo¬ mento senza replica, il recare lo scoprimento delle Azoridi, ad un età anteriorea quella del Porlulano,e per opera probabilmente dei Genovesi, il ravvisare che una di esse,Isola de’Corvi come tuttora si appella . Per¬ ciò nel suo discorso sul Antilia,conchiuse rettamente il Buache, che le Azoridi erano state frequentate dai naviganti molto innanzi 1 eia , che dagli scrittori di queste cose si assegna al loro scoprimento, come della Madera, di Porto Santo, e della costa aifricana , mosso dall’evidenza , affermò il Walkenaer. XXI. Ora a gloria dei Genovesi è duopo 'notare, che secondo il Barros,il Cupo di Non era il termine delle terre cognite lungo i litorali affricani, e che non più oltre s’inoltravano i naviganti di Spagna : im¬ perocché a quel tempo non erano avvezzi ad ingolfarsi nel pelago del mare, e tutte le loro navigazioni erano per giornate, o poste, che noi chiamiamo singradure, sempre a vista di terra ( Asia p.6.). Ma io cre¬ do che i Genovesi,e gli altri che volevano industriarsi in quei traffici,a bella posta occultassero le loro scoperte, ed anche a bello studio spac¬ ciassero favole capaci d’atterrire i naviganti. E che perciò avesse vita il proverbio : chi passerei il Capo di Non, o tornerà, o non ( ihid. p. 8. ): così la favolosa isola di Man Satanassio, segnata nella tavola del Bianco, e le altre spaventevoli emblematiche figure, che esprimevano non do¬ versi inoltrare in quei mari, e che sono delineate nel Mappamondo de’ fratelli Pizigani. Ed è prezzo deli opera l’avvertire, che ninno di quegli accenni spaventevoli, ma favolosi, trovasi nel Portulano che illustria¬ mo: evidente dichiarazione che fu fatto da chi navigava per quei mari, e a scorta di naviganti,che si volevano confortare,e non disanimare dallo scoprire. Da quanto abbiamo detto può concliiudersi, che questo formi¬ dabile Capo di Non lo avevano oltrepassato non solo i Genovesi, ma an¬ che i Catalani, ed anche il Capo Buiador ( v. sop. cap. : che il Bar¬ ros nella sua Storia degli scoprimenti alfricani , trattò soltanto di quelli fatti dalle sue genti, inespertissimi nel navigare in quell’elà : ma ciò non menoma la gloria del magnanimo Don Enrico , che con tanta perseve¬ ranza volse le sue genti a scoprire . Che poco arditi furono i primi ten¬ tativi dei Porlughesi , e che anzi timidamente si valsero dei lumi di chi vi navigò innanzi di loro, perchè erano intrecciati di favole spaventevoli. CLXXII STORIA [p. CLXXII modifica]Perciò quando Giglianes passò il Capo Buiador, fu tenuta in conto la sua impresa d'una delle fatiche d’Èrcole ( Barros l. c. p. io. ) (17). XXII. Che se oscure sono rimaste le memorie di questi insignis¬ simi scoprimenti dei Genovesi, è da recarne l'occasione al prudente contegno delle genti di quella età , le quali erano ben caute di non di¬ vulgare con intemperanti vantamenti, ciò che poteva nuocere ai loro traffici, e recare altri popoli a dividerli cou loro : che se i Genovesi si ristettero, se non proseguirono il corso delle scoperte , ad ammaestra¬ mento delle nazioni, è da accagionarne le vicende dolorose, che per¬ cossero Genova nel secolo xiv. Gli astj cittadineschi, la cupidità de’po¬ tenti d’usurparsi l’autorità nella patria , suscitarono guerre intestine cru¬ deli , lacerarono fino alle viscere la. misera repubblica . E da accagionar¬ ne inoltre la sua smodata ambizione, che voleva spenti i suoi rivali i Vi- niziani, i Catalani, i quali infine collegati , tanto nella funesta gior¬ nata della Linghiera fiaccarono la sua marittima potenza , e tanto la costanza degli animosi Liguri, che alienarono la libertà. Conchiu¬ deremo che la relazione degli scoprimenti aifrieani, che leggesi nella Storia Generale dei Viaggi, che è la face dei mezzanamente eruditi, me¬ rita la stessa fede della notizia del Vasari , che innanzi Cimabue era estinta la pittura in Italia; e l’altra recondita erudizione, che divulgò il Voltaire, che i Greci fuggiti da Costantinopoli, venuta la città in po¬ tere degli Ottomanni,fecero rifiorire le lettere in Firenze, come io pure lo affermai, neiretà in cui quanto meno si sà, tanto più si presume. (17) In quei corsi di nave, non giunsero i navilj dell'Infante al Capo Bojatore, 0 Giratore, oltre il Capo di Non cento ottanta miglia: le correnti ivi, le mutazioni della costa, il dover navigare con altro rombo di vento, erano ai naviganti di spa¬ vento, nè più inoltrarsi si attentavano. ( Barros p. 5. J.