Il milione (Pagani, 1827)/Della Porcellana. Discorso

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Della Porcellana. Discorso

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Della Porcellana. Discorso
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DELLA PORCELLANA DISCORSO

I. I Cinesi in fatto d’arti, non ne inventarono alcuna, esclusa la carta, di maggior pregio della Porcellana. Ma della carta si fece funesto abuso da molti, che imbrattaronla d’ empietà o d’inverecondie, mentre d’innocente uso è la Porcellana, quando non sia d allettamento all’intemperanza; o occasione di fastoso dispendio. Dissi la Porcellana ritrovato de Cinesi più pregievol d’ogni altro, perchè quelli che danno loro il vanto dello scuoprimento della virtù dell’ ago calamitato, e della micidiale invenzione della polvere nitrica, furono i proclivi a esaltare la mezzana perspicacia di quella gente, in ciò solo ammirabile, perchè senza influsso straniero, giunse a più che mezzana civiltà, e conservò alcune preziose scintille della religione naturale, che registrò nei suoi scritti il filosofo Confucio, trapassate ai suoi discepoli, ma che malauguratamente va soffocando il mostruoso gentilesimo, che ottenebra i più degli abitatori di quella bella e uberiosa contrada.

II. A bene apporsi è d’uopo dire, che non ignorarono gli Egizj l’arte di fabbricare una rozza porcellana, ciò lo dichiarano gl' idoletli che trovansi talvolta nelle casse, o nell’interno delle Mummie, composti di pasta argillosa, cotta a gagliardo fuoco di fornace, e che veggonsi invetriati di uno smalto, o vernice di vari colori, e ornati di geroglifici dipinti o incisi1. Quel popolo celeberrimo nell’arte vetraria si volse a raffinare la figulina, ma non condusse la porcellana alla perfezione, forse per gl infortuni, per le rivoluzioni, per lo mutamento di tanti padroni, e se se ne eccettuino i Greci e i Romani tutti ignoranti, che vi abolirono ogni industria. Infatti il consenso di tutte le genti concede [p. CXXXVIII modifica]A ai Cinesi l’invenzione della porcellana, che essi appellano Tseìd • ciò lo conferma, V appellazione che ebbe presso varie genti. Gli Asiatici 1’ appellano Fagjuri, i Russi Forfor, dando a quelle stoviglie il nome assegnato nelle loro favelle al signore della contrada (a). Gl7 Inglesi r appellano China, ignoro perchè dicasi Loca in portughese (b) . Noi la chiamiamo Porcellana, per l’errata opinione dei nostri maggiori, che questa figulina s’impastasse colle spoglie crostacee di quelle vaghe con- chigliette dette porcellane, o porcellette, che gl’Indiani appellano Cori, Pan i Cinesi, usate in alcune parti dell Oriente per moneta. In tal supina credulità incorse il Polo, che a mio avviso fu il primo de’nostri a parlare di questa maniera di figuline (c) (*) . Ma molto innanzi l’età dell’illustre viaggiatore conobbero gli Arabi la Porcellana. Il Geografo Nubiense parla dei V^asi Sinici, che componevano parte dei ricchi ca¬ richi, che le navi cinesi recavano ai porti di Kis, di Siraf, e di Ormus nel Seno Persico (d). E due vasi preziosi di porcellana ornati di Arabe iscrizioni s’ ammirano tuttora nel magico palazzo d’ Alambra, che gli dichiarano d’ordinazione diretta de’voluttuosi Mori di Spagna (e). III. L’immensa quantità di porcellana, che basta alluopo dellTtn- perió Cinese, al lusso di tante straniere genti, fabbricasi a King-te- tching,immenso borgo prossimo a Feit-Leam nella Provincia diKiang- si: e ciò che di più accurato sappiamo intorno al modo di farla , deb- besi al Padre d’ Entrecolles (y ) . Ei appartenne a quella illustre Com¬ pagnia, che percossa, calunniata , invidiata, e temuta, non cessò mai di giovare alla religione, all’educazione, alle scienze, alle letteree alle arti, i cui individui se usarono esularsi nelle più remote contrade per recarvi la luce evangelica> conservarono sempre fervide vampe d’a- mor di patria: ma in torbide età non la ragione, ma le passioni si¬ gnoreggiano gli umani giudicj . Il Missionario nella Storia di Feu-Leam attinse i lumi , che inviò in patria, anzi si recò nelle vaste officine di King-te-tching, ove lavoravano molti dei suoi neofiti, ivi apparò il ma¬ nuale magistero dell’arte : al suo dire ei le permutò in areopaghi, col promulgarvi la cognizione di quello, che di creta fece l’uomo, e dalle (a) Marc. Poi. t. n. not. 55j. (¿>) Lettr. Edifiant. t. xviir. p. l84- (c) Marc. Poi. t.i. p.t 11. t.n p. 258 not. 445. (d) Stor. delle Relaz.Vicendev. Lib. ix.cap.5o. (e) Ibid. cap. 47- not. 1. {J ) Lettr. Edifiant. t. xvili. au Pére Ory 1. Septemb.i 7 12. p. 174- e t. xix. p. 141» 25. J\invier 1722. (l) In uno squarcio del celebre Ulisse Aldovrancli, relativo alla porcellana, che avremo in altro luogo occusione di riferire , vedremo combattuta e rifiutala tal’ opi¬ nione . [p. CXXXIX modifica]DEL MILIONE CXKXlX cui mani si esce per essere vasi di gloria, o d ignominia (a) . Per le sue indagini sappiamo, che fino dall’anno 442, dell’ Era Cristiana fabbri- cavasi a Kmg-te-lehing la porcellana per la corte imperiale, ma asserì credei la di ritrovato molto più antico . Infatti non pochi opinarono che i preziosi vasi murrini dei Komani fossero di porcellana (i). IV. La porcellana antichissima era di tal candore, tanto bella e preziosa, che a quel vasellamento davano i Cinesi il nome di Jao-tcheu odi pietra preziosa, forse perchè i lavori aveano l’apparenza d essere delle Giade di color bianco lattato, che rotola il fiume di Yer-kend e di Koten , che tanto apprezzano i Cinesi (¿>). Vani furono 1 tentativi di fa¬ re la porcellana a Pekino. Fabbriche dei Fokien rammenta il Polo (c), altre della provincia di Canton rammenta l Entrecolles, ma secondo esso le stoviglie, ivi fabbricate, quantunque bianchissime, sono senza lucen¬ tezza e lisce: inutili furono gli esperimenti di alcuni lavoranti di King- te-tcking, di far porcellana a quella maniera nel Fokien (¿/) . Floridis¬ simo è King-te-tcking: siede sulla riva di un bel fiume navigabile; la vasta borgata non è recinta di mura per 11011 infrenarne 1’ aggrandi- mento : la sua popolazione ascende secondo il Missionario a un milione d anime ; vi accorrono le famiglie prive altrove di sussistenza : ivi non manca lavoro al fanciullo, al gracile , allo storpio , i ciechi macinano i colori. Tremila fornaci da porcellana vi si numeravano ai tempi del Missionario, e strabocchevole era il numero delle barche , che dalle parti superiori del fiume vi recavano i materiali per la porcellana, che ne trasportavano la fabbricata (e) . V. La porcellana è una figulina bianca, diafana se non ha troppa densità , e secondo i moderni scienziati natura di essa è di reggere alle subite alternative di caldo e di freddo, senza inclinarsi o scoppiare , e di essere infusibile anche sottoposta al fuoco gagliardo della fornace , e al cimento dello specchio ustorio (y). Di due principali sostanze si com¬ pone, che i Cinesi appellano Pe-tun-se, e Kau-lin: or secondo le inda¬ gini le più accurate de’ recenti naturalisti, il petnnse è sorta di felspato bianco , che trovansi in masse cristalla te, laminose, frangibili, eh' è sostanza di sua natura fusibile . Il caolino poi è un felspato, che dissol- (a) I. c. t. xvni. p. 19.3. (b) Marc. Poi. t. 1. p. 54. not. Entrecol. I. c. p. 177. icì t 1. p. i/,p. (d) Ip. 177. (e) ibid. p. 179. (f) Nouvcau Diction. d Hist. Naturel. Par. 1819. ^ *xtui. p. 2. 1) Cosi opinò 1' A.1 dovrà udì come avrein occasione di notarlo altrove, cosi il Vai chi,clic nel volgarizzamento del Trattato de’Benefizi di Seneca, vaso, murri- riOjtrasUlù, vasi di porcellana ( Vocab, della Ciusc. Vocab.Porcellana.) CXL STORIA [p. CXL modifica]vendosi si permuta in ispecie d’argilla , e per tale trasmutazione si rende infusibile . Talché la porcellana è un impasto di due fossili sostanze, fu¬ sibile Puna, l’altra infusibile; ed esposte a gagliardo fuoco di fornace, ne avviene che la sostanza infusibile non s’ammollisce per liquefazione, e perciò i vasi lavorati non si deformano , e la materia fusibile lega fra loro le molecole dell’ altra terra, e ne scaturisce per 1’ effetto del fuoco un imperfetta vetrificazione (a) (i). Fra le tante generazioni di felspato, quello che i naturalisti d’ oggidì distinguono col nome di felspato pe- tunse, è bianco , duro, e trovasi a rocche cristallate irregolari, come j marmi primitivi : ma di tale è assai raro. Il petunse è roccia granitica con manifesti particolari, imperochè generalmente è laminoso di color bianco , bigio , o giallastro : se è mescolato col mica, o col quarzo si fa rosaceo: se quelle due sostanze sono in picciola dose formano una roccia di felspato granuloso, o laminoso, che serve di fondente alla pasta della porcellana ; se il mica e il quarzo sovrabbondano la roccia divien gra¬ nito . Il felspato caolino , o argilloso, detto ancora terra da porcellana è una sostanza biancastra decomposta , che ha sembianza d’argilla, ma non grassa come quella e untuosa . Il caolino affinato è uno degli in¬ gredienti principali della porcellana ; a quello se ne debbe la bontà e la vaghezza. Questa sostanza è frangibile, terrosa , aspra al tatto, ti¬ rante appressata alla lingua , evi si attacca ; è infusibile alla cannetta, o ne’ forni di porcellana , e s’intride difficilmente coll’acqua. Si trova caolino bianco candido , talvolta giallastro , bigio o rossastro. I moder¬ ni chimici, avidissimi di risalire ai primitivi elementi delle sostanze, lo dicono composto principalmente d’ allumina e di silice . Il Giappone, la Gina abbondano di petunse e di caolino, che non sono rari in Europa ► VI. Secondo 1’ Entrecolles, i Cinesi portano il petunse e il caolino già manipolato a King-te-tching , foggiato a mattoni . Per raffinare il petunse spezzano il fossile, indi lo polverizzano in mortai, con artifizio uguale a quello che serve per macerare i cenci nelle cartiere , cioè si giovano di pestoni di pietra armati di ferro. La polvere fossile, che si («) Nouv. Diction. d’Hist. Natur. 1. c. (i) Opinione simile a quella degli Europei hanno ì Cinesi. Narra il P. Entre- colles ( I. c. t. xviii. p. 187. ) che un ricco mercatante Inglese , o Olandese fece comprare del petunse, che portò al paese per far porcellana, ma non avendo comprato il caolino mancò ¡1 tentativo. Parlò di ciò il Missionario con un Cine¬ se mercante , il quale gli disse: » che l’Europeo volle fare un corpo , la cui

  1. carne si reggesse senza ossa ». [p. CXLI modifica]DEL MILIONE CXLl

ritrae dai mortai, si pone a macero nell'acqua in conche, o tinelli ; il liquido si smuove con pale di ferro per intorbidarlo, e la parte più sot¬ tile di cui si satura il fluido , e che viene a galla, versano in altro reci¬ piente pieno di acqua , che schiarita si decanta . La poltiglia si mette in forma, rasciutta e tagliata a quadrelli si trasporta a King te-tching: inaivi si raflina novellamente col metodo sovra espresso. Trovasi il caolino pressoché puro nelle cave della Gina, ma si usa tuttavolta raf¬ finarlo nella guisa medesima del petunse . Raffinato non si spezzano i quadrelli, ma s’immergono nell’ acqua dentro panieri di vetrice intes- suli radi, il caolino si scioglie, e la feccia si getta . Affinati i due ingre¬ dienti, quando hanno la densità di farinata, si mescolano insieme per la porcellana di prima sorte a pari dosi: per l’inferiore quattro parti di caolino con sei di petunse : la minor dose è una parte del primo su tre di questo. Questa mescolanza forma la pasta della porcellana,che gettasi in recipienti murati e intonacati: questa massa si mescola e si maneggia finche s’addensi, e tale manipolazione è la più laboriosa fatica dell’arte, perchè non può sospendersi, finché non giunga alla debita densità. Que¬ sta pasta lasciasi riposare mantenendola umida , e pretendesi che i Ci¬ nesi non la lavorino che sei mesi dopo, perchè le due sostanze mescolate fermentano leggiennante , lochè è utilissimo per rendere più aderenti le molecole delle due sostanze,per così dire più omogenee Fune alle altre. I pezzi della pasta che vogliono lavorarsi, si stendono sulle lavagne, e su di esse s’intridono, si maneggiano , si rotolano in guisa, che non vi rimanga veruno interstizio,nè corpuscolo eterogeneo nella pasta.Un gra¬ nello di rena, un capello, guasterebbe i lavori; se la pasta non è ben lavorata, la porcellana s’inclina, scoppia, cola , o si deforma . Si fog¬ giano i vasi con l'artificio d’ogni altra figulina, cioè a mano , al tornio, in forme, si perfezionano i lavori collo scarpello (a). VII. Ma tal porcellana, se è composta di ottimi ingredienti, colta sarebbe solida , di gran candore, ma rimarrebbe come quella detta volgarmente biscotta, cioè senza lucentezza e vaghezza veruna . Il levigato, il morbido al latto, il rilucente lo dà alla porcellana la vernice che i Cinesi appellano pe-yeu,o olio, composto di petunse e di altre ma¬ terie. Scelgono di quello il più bianco, o il leggiermente macchialo di verde, o di rosaceo, e polverizzato, colla lozione Io riducono di qualità perfetta , ma onde spogliarlo d ogni terrestreità, lo ripurgano due volte, ritraendo dal recipiente, in cui è affogato, la parte più sottile, che galleg¬ gia sull acqua : dal secondo tinello o pila lo ritraggono della consistenza (»' Entrecol. I. c, p. 193. [p. CXLII modifica]CXLII STORI A di farinata odi crema,e allora \i gettano una sostanza minerale delta dai cinesi Tchc Kao, clic à la sembianza d allume. Ma per le recenti in¬ dagini è noto essere selenita la più trasparente e la più pura (a). Questa sostanza tostata al fuoco, indi polverizzata* e mescolata nella vernice, serve alla medesima come di presura, ma è d’uopo conservarla in istato di fluidità. Questa vernice non si adopera pura, ma si mescola con altra vernice preparata nel modo seguente . Si spenge calce viva coll’ acqua, e la polvere che se ne cava si sparge in ietto di felci, e cosi alternativa¬ mente a suolo a suolo se ne conduce il montea giusta altezza,s’appicca fuoco alle felci, e le ceneri si stratificano di nuovo su nuovi letti di felci,che si ardono nuovamente, e qu into più si ripete l’operazione più perfetto è l’in¬ grediente della vernice. Queste ceneri si versano in pile piene d’acqua, e per ogni cento libbre di fluido vi si versa il tche-kao , in conosciuta pro¬ porzione , che mescolasi con diligenza. Posati gl’ ingredienti, formasi un velo trasparente alla superficie, che si prende e si getta in apprestato re¬ cipiente, e si seguita a cavarlo finché si rinnuova. Addensatasi la so¬ stanza in fondo al recipiente come pasta,si decanta l’acqua,usando però di mantener fluida la sostanza, perchè non s’ indurisca. Questa seconda ver¬ nice mescolasi colla prima , ma è duopo che siano a pari densità: per pro¬ varlo vi si tuffano due tavolette di petunse,e se ne esamina sulla superficie l’eifeLLo. S’allegano le due vernici nella proporzione di un decimo del¬ la prima, su dieci parti della seconda , quantunque altri usino diver¬ samente . VITI. Secondo il padre d’Entrecolles , testimone oculare, sebbene contradetto in ciò dal redattore dell’articolo porcellana dell’Enciclopedia metodica , che non fu mai alla Gina , i pezzi di porcellana lavorati e asciutti usano iCinesi tuffarli nella vernice,e indi gli posano nelle custo¬ die per cuocerli . Sono le custodie fatte di terra da crogiuoli , o di tale argilla da resistere al fuoco il più ardente . Queste custodie pre¬ servano le stoviglie dal fumo , dalla fiamma, dalle colature di forna¬ ce , che potrebbero macchiarla, e farne ricolar la vernice (/;). Tale è il procedere dei Cinesi per fare la porcellana, che informata nelle custodie e posta a fuoco gagliardo e prolungato, la pasta si converte in una im¬ perfetta vetrificazione pellucida , esternamente liscia , lucente per la vernice ( sorta di smalto) che ne invetria la superficie, che sebben com¬ patta rimali trasparente. IX. I Cinesi fanno una porcellana più fine,usando invece del caoli¬ no una sostanza fossile grassa al tatto , clic sembra una maniera di sapo- («) Encycl. Mcthod. Arts et Metiers t. vi. p. 577. (¿>) Entrecot 1-c. [p. CXLIII modifica]DEL MILIONE CXLI1I naria detta dai cinesi Flao-clie : si ripurga come il petunsc,ed è di tal candore die la chiamano bianco d' avorio. Questa porcellana è di gra¬ na finissima , mirabilmente leggera , attissima a pitturarsi, ma fragile, e difficile a condurla a perfetta cottura. Gli Europei tanto perfeziona¬ rono i forni, giunsero a tanta maestria nel dipingere la porcellana, nelF ornarla di dorature, che credo inutile il dar conto, dietro la scorta del Missionario, del modo che usano i Cinesi per cuocere la porcellana ed ornarla: ma è duopo dire a sua gloria, che tanto il Padre Du Haldo nella descrizione della Cina (a), quanto i reddatori dell Enciclopedia metodica (6), copiarono fedelmente ciò eh’ ei scrisse dell’ argomento . X. Ogni dono di porcellana nei secoli passati fu tenuto come un raro presente . Il Soldano d Egitto inviò a Lorenzo il Magnifico so¬ lenne ambasciata , con ricchissimi e rari donativi , fra’ quali era vi un vasellamento di porcellana, che fu uno dei più ammirati (i) . Questo fatto reputato uno dei più splendidi della vita di Lorenzo, fu ritratto nei fasti allegorici di lui, nel celebre salone di Caiano,dal magico pennello di Andrea del Sarto, sotto sembianza dell’ambasciata venuta d’Affrica a Cesare con ricchi presenti (c) . E sul declinare del secolo di Leone, l’ingegno mediceo si volse all’industria di fabbricare la porccllena. Il Granduca Francesco I. denigrato pei suoi amori con compiacimento da multi, quasiché tenessero il concetto, che i trascorsi dei grandi, giustifi¬ chino i vizi plebei, era curiosissimo de'segreti d arti, e di studj chimici, e un celebre laboratorio per tali esperienze stabilì nel suo Casino di San Marco. Ei ebbe la gloria primo degli europei di fabbricare la por¬ cellana , ben è vero non fatta di duro, come la cinese, cioè col petu/ise, e col caolino, ma di tenero come si usa appellarla , cioè composta d una fritta cristallina, impastata con terra argillosa bianca , che forse era co¬ nosciuta per porsi in uso per le celebri stoviglie di Faenza, e d Urbino: e certo fu ammirabile tale industria medicea , che solo un secolo dopo si suscitò nelle altre parti ili Europa. Diremo a suo luogo, cui si debba il ri¬ trovamento della vera porcellana, pari a quella della Cina,cioè infusibile al più violento fuoco, imperocché questa di tenero, spinta a fuoco arden¬ tissimo si converte in vetro: pure questa del Granduca Francesco era simile a quella di molte fabbriche europee anche d’oggidi, e di duro (a) Par. J7D5. t. 11. p. 177. (b) 1. c. (c) Vasar. Vit. de Pittor. I\om. 1760. 4-° t. 11. p. 2Ò2. not. (1) 11 Fabbroni ( Vit. Laurent. Medici« p. 35y- ) riporta una lettera di Pietro da Bibbiena,a Clarice de’ Medici in Rumi, nella quale enumera questi recali, e fra gli altri: vasi grandi di porcellana, mai più veduti simili, nè meglio lavorati . CXLIV [p. CXLIV modifica]STORIA si fabbricò in Francia , solo Jjpo la metà del secol caduto . Ma anche questa porcellana giunge a grado d’imperfetta vetrificazione,cotta a fuo¬ co discreto; può foggiarsi a piacere, e rallentando la vetrificazione della fritta , 1 argilla viscosa con cui è impastata le da agio di giungere a conveniente cottura, e alla vernice che la riveste di vetrificarsi . XI. Il Vasari rammenta la fabbrica di porcellana del Granduca Fra ncesco, e fa copia di due preziose notizie: che per fabbricarla si val¬ se del celebre Bernardo Buontalenti, e che Alfonso II. Duca di Ferrara, giovandosi dell’opera di Giulio d’ Urbino, si volse aneli’esso a quell’ in¬ dustria (1). Crediamo far cosa grata agli studiosi di tali cose di pubblicare la ricetta per fare la porcellana del Granduca Francesco I. che giace- vasi obliala nella Magliabechiana(2). La fabbricazione della porcellana fu (t) Cosi il Vasari: v a tutto Bernardo s’introme ttè, come ancor si vecìià » nel condurle in poco di tempo vasi di porcellana, che hanno la perfezione che » le pili antiche, e perfette . E pare che anche Giulio da Urbino sotto gli auspicj » di Alfonso 11. di Ferrara faceva cose stupende di vasi di terra, di più soite, e a » quelli di porcellana dava garbi bellissimi » (1. c. t. III. p. 48. ) • (2) Questo Codice Magliabechiano già Palatino in f. è segnato Cl. XV. N.142. Il suo titolo è : Gio. Batista Nardi Chirurgia e segreti diversi . Fu incominciato a scrivere nel i585. e successivamente impinguato di osservazioni e annotazion chirurgiche, di molti segreti medicinali, chimici, e di altre arti, e fra questi vene sono del libro del Granduca Francesco, raccolti dal detto Nardi, che era chi rurgo dello Spedale detto di Bonifazio in Firenze . In questo Codice dopo alcune carte bianche, vi furono trasciitti dal Dottor Jacopo Biscioni , fratello del letterato di tal nome altri segreti, e fra questi quello del modo di fare la porcellana, come segue. DA UN LIBRO DI FONDERIA DI S. A. R. DEL DUCA FRANCESCO PRIMO . MODO DI FARE LA PORCELLANA R. Rena bianca da bicchieri bene stacciata, e netta libbre 24. fritta cristallina festa e stacciata libbre 16. bianco faentino macinato alla pila con acqua chiara, e dipoi benissimo asciutto libbre 12. Piglia le sopraddette cose, e mescolale bene ¿11- vieme^e falle passare per staccio rado; metti dipoi il sopraddetto composito in boc¬ cali di terra cotta, imbrattati di dentro di terra bianca , 0 di Siena,0 di Vicenza. Metti dipoi i sopradetti boccali pieni a cuocere sopra gli archi della fornace, cioè in sul piano, e cotti che saranno , gli caverai , spezzando i boccali, e netterai be¬ ne la materia che ci è dentro dalla terra dei boccali: dipoi pesterai e passerai per staccio la sopraddetta materia, pigliandone libbre 12. Piglia terra bianca di fe¬ tenza stacciata libbre iij , metti a macinare alla pila da per se la materia , eh hai fatto nei boccali con acqua chiara , e quando sarà ben macinata, aggiungivi la sopradelta terra , eseguila, di macinare, acciò le materie si unischino insieme, dipoi macinata che sarà, la caverete con una spugna netta , mettendola a passare per uno staccio fittissimo ; così bagnata e liquida coni un savore , nceveraila in [p. CXLV modifica]DSL MILIONE CXLY abbandonala dopo la morie del Granduca Francesco, ma non ne rimase abolita la memoria. Il celebre Ulisse Aldovrandi, che di quell’arte attin- vaso di terra ben pulita , e la^ceravela star tanto , che la vada ben a fondo , e che l’acqua resti chiara, la qual acqua caverai con una spugna netta senza intorbidare, seguitando di far così ,fin a tanto che la si possa lavorare per farne piattino quello che più ti piacerà . Dipoi che saranno fatti sulla ruota , gli lascerai seccare , tanto quanto basta , e tornieragli , riducendoli alla sottigliezza che ti parrà . Dipoi gli dipingerai di colori , che più ti piaceranno , come nel modo chesi fanno ipiatti di Faenza, e d' Urbino; e dipinti che saranno , gli metterai nelle scatole di terra colta , et inforneraili nella fornace , dandoli il fuoco lento con legne d* ontano , o dì salcio, benissimo secche : avvertendo di cuocerli di maniera , che non sieno trop¬ po cotti, perchè non accetterebbon la vernice , ovvero coperta, e se fissino poco cotti , nel tuff argli nella coperta si disfarebbono . Coperta ovvero vernice R. Rena bianca da bicchieri della più bianca , che si possi avere } allume di feccia scelto del più grasso chesi possa avere: ana libbre i5 .Salina volterrana libbre 7. Litargirio d'oro libbre 10. — Mis ce ogni cosa insieme, e passa per stacccio rado, e metti nei boccali, com hai fatto di sopra. Dipoi mettila nella fornace Nel medesimo modo e luogo come di sopra s’è detto. E se non venisse ben purificata, rimettila un altra volta in fornace , che si purificherà. Dipoi spezza i boccali , e nettala ben dalla terra, e passa per staccio , e mettila alla pila con acqua chiara, c macina sottilissimamente. Colala poi, passandola per staccio finissimo in vaso di terra ben netto, lasciandola riposare per due giorni , che chiarirà : mutagli l'ac¬ qua , e adoperala al tuo bisogno secondo i uso . MODO DI FARE LA FRITTA PER DETTA OPERA R. Cristallo di montagaa macinato, e preparato libbre 100. Sai di Soda cava¬ to da buona soda libbre 80. Il cristallo sia ben infuocato , e quando è ben rosso, s' estingua m acqua chiara e fresca , e dipoi si asciughi, e pesti , e passisi per staccio finissimo . Il sale sia fatto di buona soda , e non bene asciutto . Mescolali bene insieme, e fanne la fritta con fiamma chiara: avvertendo che il sale non vuol essere acquoso , ma un pochetto umido , e fatta che sarà la fritta , la serberai in vaso di terra. MODO DI FARE IL BIANCO PER DETTA OPERA R. Rena bianca da bicchieri , allume di feccia ana libbre 100. Salina volterra¬ na libbre 20. Fà passare per staccio le sopradette cose , empiendone i boccali > e metti nel medesimo fuoco, che nella ricetta di sopra si è detto , e questa si chiama la fritta degli Arciuoli . Piglia della detta fritta libbre \o. C alcinazion di pion.bo e stagno libbre 42. L’ accordo della calcinazione è questo: piombo di raugia lib¬ bre 100. stagno del rastrello, 0 forcale libbre 33. Mesci il lutto, e metti in fornello di reverbero, e fà calcinazione. Rena bianca da bicchieri libbre 33. Mesci il tutto insieme., e passa per staccio rado , empiendone i boccali , e coctndo per il mede¬ simo ordine degli altri , che di sopra si c detto . S CXLVI STORIA [p. CXLVI modifica]. se assai accurate notizie dai Missionari Gesuiti, rifiuto l’errore di crederla uu impasto delia spoglia crostacea delle conciligliele commendò il Gran¬ duca Francesco, che al suo dire, giunse a fabbricare porcellane non infe¬ riori alle cinesi(i). Di questa fabbricazione chiese notizie al Magalotti Leo¬ ne Strozzi da Roma,che di una di quelle stoviglie fece dono al Museo Kir- cheriano, la quale fu rammentata nella descrizione che ne fece il Buo- nanni (2). 11 lodato sig. Targioni in una sua relazione di minerali trovati nell’ Isola dell’ Elba (3), avverte che nella montagna di Rio, inesauribile cava di ferro, che rendè celebre l’isola agl’industrosi Fenicj , fra le va¬ ghissime cristallizzazioni ch’ivi si trovano, tanto pompose di splendide tinte, trovansi anche cristalli di quarzo biancastro,tal volta di rosso ocraceo, e talvolta argilla purissima, che conghietturò essere quella di cui si val¬ se il Granduca Francesco per fare la prima porcellana europea; ma pol¬ la ricetta da noi pubblicata appariamo,che il Granduca si valse di argil¬ la caolina di Vicenza. XII. Il sig. Targioni nel suo prezioso Museo conserva alcuni piatti della fabbrica del Grandnca Francesco, che nel citato opuscolo descrisse. Il padre suo, non me 11 celebre nelle scienze naturali, ne fece I acquisto all’occasione d’un improvvido scarto, fatto molti anni indietro, di cose pertinenti alla Regia Galleria. Questi piatti da me veduti sono di fondo bianco, ornati di dipinture a chiaroscuro, fatte con tinta azzurrina come usava il Poccetti, maniera di dipingere cui ei diede nome. Nel didietro di quelle stoviglie, e come marchio di fabbrica fu dipinto dello stesso colore (1) Ulisse Aldrovran li ( Museum Metallicum Bon. 1648. in fol. p. 2'5o, e a3i.) scrisse: anonnullis porcellana appellatur , aut fortassi?, quoniam aliqui arbitrati sunt , vasa porcellanica , non ex aliqua argillae specie, sed ex corticibus ULorurri maris conchiliorurn parari, quae vulgus porcellettas indigitat. Come dicemmo anch’ei congetturò , che i vasi murrini degli antichi fossero di porcellana : ma è inoltopiu probabile che tali fossero i falsi murrini, rammentati dall’autore del Pe¬ riplo dell’ Eritreo. Soggiunge poi l’Aldovrando ; quae ( vasa ) regi offerunt ( all’ im- peradore ) luteo tantum colore pinguntur. Ilaee vasa in nostris regionibus , defi¬ ciente tali argilla , et aqua memorata fabricari non possunt , nihilominus Magnus Hetruriae Dux , aeterne memoriae, Franciscus , hujusmodi vasa Chinensibus non inferiora fieri curavit . (2) Canalini Museum Rirkerianum Rom. 1709. p- -218. », Magnum Hetruriae » Ducem Franciscum vasa chinensibus similia , fieri curasse , lioet non adeo sub- » tilia » ; e prosegue a narrare, come uno thè ne possedeva il Musco da lui de¬ scritto, fu donato da Leone Strozzi . (3) Targ ioni: Minerali particolari dell’isola dell’ Elba; ritrovati , e raccolti da Giovanni Ammannali ( Fir. 1825. in 8.° p. 4-) [p. CXLVII modifica]DEL MILIONE CXLYI1 lei cupola S. Maria del Fiore (i), portento della fiorentina industria e magnificenza, coll’ iniziale F allusiva al Granduca Francesco. Infatti in stoviglia più grande a forma di bacile di quel Museo, nel quale è di¬ pinto un combattimento navale, e il vicin lido arricchito di splendidis¬ simi edifici di vaga architettura, ha nel rovescio lo stemma mediceo colle iniziali nelle sei palle F. M. M. D. E. II. che non chiedono la imaginosa industria d'uu antiquario, per essere interpretate: significa¬ no Frdnciscus Medici, Magnus Etruriae Dux Secundusj non muo- verem querela al dipintore di aver negletta la H nell’iniziale della voce Hetruriae, come usasi di scriverla latinamente. La dipintura sarebbe stata assai corretta e spiritosa, ma ne sono alquanto incerti e spenti in alcuni luoghi i contorni,per essere ricolato il colore azzurrino. Una rot¬ tura all’orlo del piatto lascia trasparire la pasta senza vernice, eli’è bian¬ chissima, di molecule omogenee: la vernice è lucente e unita, ma il colore celeste non è vivo, anzi alquanto slavato: questa porcellana non graffiala il ferro: battuta leggiermente coll acciarino non die scintille (2). XIII. Anche i successori di Francesco , furono vaghi di tali studj e di tali curiosità. Il Nigelti ministro di Cosimo III. presso la Porta Ottomanna, invitato ad aulico banchetto, ammirò il vas ellamento della mensa: ne scrisse al Granduca che s’invaghì d’averne una mostra. L 010 che seppe penetrare nella torre di Danae, schiuse anche le porte del venale serraglio II Nigetti ebbe una scodella che inviò al Granduca, che fu trovata della fazione medesima di quelle inviate in dono dal Sol¬ cano a Lorenzo il Magnifico (3), cioè della porcellana tenuta in alta estimazione a tempo de’Ming pel servigio imperiale, e che descrive il padre d’ Entrecolles, come composta d argilla giallognola più compatta della comune, per ciò opaca, colla vernice color d’oliva , o verde mare (1) Scriveva il Magalotti a Leone Strozzi di queste porcellane : » che la pasta » sia ugu.de, e forse superiore all’ infime di quelle della China, lo dicono gli occhi » e le indili. LI che siano f itte in Firenze, lo convince il vedersi nel fonilo del vaso >r toccata d’azzurro l.i cupola di S. Maria del Fiore, essendo difficile a credersi , 1» ch’ella abbia una sua sorella maggiore nelle Cattedrali di Canton, o di Pequin » ( Magalot. Lctter. f.imil. Fior. 1769.8. voi. 11. p. 124* ) • (2) Parlò della fabbrica di porcellana del Granduca, anche il celebre sig Gio¬ vanni Targioni Tozzetti, padre del sig. Ottaviano nell’opera intitolata: Degli Ag¬ grandì me riti delle Scienze Fisiche in Toscana, nella p>rte, che a grave detrimento dei buoni studi e delle glorie della Toscana giace tuttora inedita. L autore non diè in luco dell’ opera, che la parte relativa a sessanta anni del secolo XVII. Fi¬ renze 1780. 4 ° (5) Questa notizia mi favori il sig. Targioni , che 1’ udì da suo padre . CXLVIH [p. CXLVIII modifica]STORTA che volta a quel colore, perchè usauo i Cinesi mescolare nella vernice ordinaria una tinta tratta da una pietra giallastra . A tempo del Missio¬ nario usavano i Cinesi contraffa ria, per venderla con maggior lucro come d’antica fabbrica (a) (i). XIV. Se cadono le città, cadono i regni, e danno vita a nuovi regni, a nuove citta, anche le arti sono percosse dall’instabilità dell’utnane vicende, perciò peregrinante è l’industria,e si ritira d’una contrada,per domiciliarsi in un altra: ed avvenne che mentre s’assonnò l’industria in Italia, si suscitò in altre contrade, ed ivi si volsero a fabbricar la porcel¬ lana. Il Bonanni (//) rammenta la fabbrica di Delft in Olanda, ove se ne faceva con tale industria, che a coloro che non ne avevano gran pratica poteva parer della Cina. Soggiunge,che a quella non cedeva in leggerez¬ za, in bellezza, fu fabbricata nella Borgata di San Clodovado presso Pa¬ rigi, detta volgarmente Saint-Cloud, che si pitturava inazzurrino a fiori, frondi ed uccelli, luogo ove può dirsi che avesse cuna la tanto celebrata fabbrica di Sevres. XV. Ma queste imitazioni erano di tenero,cioè di pasta nella quale fu sostituita la fritta al petunse,come usò il Granduca: perciò non erano di una porcellana, come la cinese. L’onore dell’invenzione delia vera porcellana è dovuto all’emula della Toscana, alla dotta, all’ ingegnosa Sassonia. Per avere accurate notizie intorno al vero scopritore di questa porcellana, essendomi nota per segnalate prove, la gentilezza e cortesia che nella beata contrada, dal trono si diffonde fino ai più umili abituri, mi rivolsi al dotto, ed obbligantissimo sig. Hempel, Bibliotecario di S- (a) D. Entrecol. 1. c. p. 225. (b) 1. c. p. 218. (i) Nel Museo Targioni sino due scodelle di tal fazione provenienti dalla R.Galleria,avanzo probabilmente del fornimento donato al Magnifico : ambedue so a verdastre una più cupa dell’altra; sul fondo d’una vi è a rilevo il Dragone Cinese. L’ altra è a fiori color, sopra colore . Descrive 1’ Entrecolles come si eseguiscano quei disegni. Usano i Cinesi, tornito il pezzo , di dipingervi a piacimento colla vernice composta di Hoa-che stemperata nell’ acqna . Asciutto il pitturato tuffano il pezzo nella vernice comune, che nel vetrificarsi lascia trasparire il dipinto di tinta più cupa . Un frammento di questa porcellana di quel Museo dà a divedere che ne è la pasta color bianco sudicio, vetrigna, granellosa , cui la vernice dà il color verdognolo: la vernice ne è assai densa, e un poco diafana, ma non in guisa da lasciar trasparire il colore della pasta . Parla di questa porcellana ma di color giallo, che si fabbricava per la Corte a Feuleam , il Padre Martini nell' Atlante Sì¬ nico ( Edit. Lat. p. 86. e 87.) . Dopo aver rifiutata 1* opinione che la pasta fosse composta delle spoglie delle porcellane soggiunge: » quae colore illinuntur crocco » yariis draconum figuris illusae suut, regio destinantur pahtio >> . [p. CXLIX modifica]DEL M I L I 0 3T F. CXL1X M. il Re (li Sassonia,il quale redige una memoria relativa all’argomento di cui ( non potendo far meglio ) darò un estratto fedele. Osserva il sig. Hempel,che avvenne allo scuopritore della porcellana,come a quello del Mondo Nuovo, che non die nome alla scoperta. 1 più degli eruditi infatti ne concedono il merito a Federigo Bottger, ch’era giovane dello speziale Zorn in Berlino, il quale (ino dall’età di diciannove, e venti anni si travagliava dell’arte di far l’oro per alchimia. Fu deriso dai suoi compagni, finché un giorno fece qualche esperimento, e con impo¬ stura accreditò la voce ch’avesse scoperta la pietra filoso fate,capace di permutare i metalli comuni in oro. Ripetè i suoi esperimenti innanzi al maestro, e ad alcuni cortigiani, infatuati di quelle indagini, magiusto guiderdone della sua impostura fu l’ordine d’arres tarlo per carpirgli il segreto. Ei lo riseppe, e spaventatosi fuggì a Wittemberg , ove lo per¬ seguitò un emissario,per ricondurlo in forze a Berlino, allegando che ave¬ va commesse alcune frodi,delle quali offeriva dar prove . Bottger si di¬ scolpò come potè, ma per non cadere in mano de’suoi persecutori si appellò come nato a Schleitz, e per ciò-Sassone,al giudizio dell’Elettore, Re di Polonia, ed oiFeri umilmente di servire la sua patria. Ottenutala protezione di quel monarca, fu scortato in Dresda, ma fu vigilata la sua persona per conoscere il suo contegno, proteggerlo nel tempo stesso dagli aguati dei suoi persecutori, e vietarli le pratiche segrete delle quali si rendè colpevole più fiate. Era trattato nobilmente, ma non poteva par¬ larli particolarmente che il celebre scienziato Tschirnahuss . 11 giovane imprudente con sotterfugi differiva di mantenere la promessa di far co¬ pia al Re de’suoi segreti. Astrettovi, diede finalmente in isbozzo una esposizione del suo segreto, e della sua scienza ermetica, che quale lo dottò in Dresda, si conserva tuttora. Svanita la lusinga della pietra filosofale, perchè apparve in piena luce l’impostura dell’alchimista, sul declinare del 1700 a consiglio dello Tschirnliauss , e sotto la sua direzione fu ado¬ perato a fabbricare la porcellana. Intanto gli Svedesi occuparono la Sas¬ sonia, e il Bottger lu rinchiuso nel Castello di Konigsteiu, non già come si spaccciò per estorcerli il suo segreto di fabbricare l’oro, ma per impe¬ dirlo, volubile come esso era di svelare al nemico il segreto della porcel¬ lana. Quando gli Svedesi ebbero sgomberata la Sassonia nel 1707. il Bottger recuperò la libertà, e tornò in Dresda a dirigere una piccola fabbrica, che era stata allogata ili un bastione della città. XVI. Che il Bjttjrer a consiglio e colle istruzioni dello Tschiru- O O hauss facesse la porcellana, e che scuoprimento di questo, non di quello essa fosse, è cosa attestata da autentici documenti, obliati o non avver¬ titi , o ignorati dagli eruditi . Il fratello dello Tschirnliauss , che ne [p. CL modifica]CL STORIA scrisse la vita, che leggesi negli atti degli eruditi di Lipsia (a), dice, che passerà sotto silenzio le sue scoperte, o rammentate in quell’ opera pe¬ riodica, o inserite negli atti dell’Accademia delle Scienze di Parigi, o in altri eruditi diari, e farà menzione d’ una sola di esse , cioè che in Sassonia scoperse gl'ingredienti per fabbricare la porcellana, la quale sebbene di prezzo più modico, eguagliava in bontà quella delFOrienle a giudizio degl’ iuteudenti . Il gentile Fontenelle nell’ Elogio dello Tschirnhauss, che era ascritto all Accademia delle Scienze di Parigi , afferma , che la quarta ed ultima volta clie quello scienziato si recò in quella città, cioè nel iyoi. comunicò al suu collega Homberg una sua invenzione, non meno sorprendente de’ suoi specchi ustori, cioè il modo di far la porcellana, similissima a quella della Cina, lochè sa¬ rebbe di gran risparmio all’Europa. Che lino allora erasi creduta la porcellana un dono dato dalla natura esclusivamente alla Gina, e che solo ivi fosse la terra atta, a farla , ma ciò non esser vero , essendo un composto di terre , clie si trovan comunemente dappertutto, ma che fu d’uopo trovare il modo d’unirle . I primi inventori fanno ordinaria¬ mente le scoperte a caso , ma non quello , che vuole rintracciare il segreto a forza di tentativi, e di ragionamento. Soggiunge poi il gentile encomiatore, che lo Tschirnhauss in baratto di altri segreti chimici, diede all’Homberg della sua porcellana. Queste solenni te¬ stimonianze , ed. altre prove ulteriori, restituiscono 1 invenzione della prima porcellana, fatta in duro in Europa, allo Tschirnhauss. 11 Re di Polonia avea affidata ad esso, e a Pabst la direzione del Gabinetto dei Fossili della Sassonia,perciò adessi allude nel Regolamento Reale de 23. Gennajo 1710. relativo alla fabbrica della porcellana ove dice: « che « fatte fare indagini, da persone bene istruite,fu riconosciuto che l’Ente « Supremo favorì il paese ( la Sassonia ) delle varie materie, nascoste nel « seno della terra, da porsi" in uso per fare la porcellana «. Si obietta il sig. Hempel, come avvenisse che lo Tschirnhauss, lasciasse ignorare ai contemporanei eli era il ritrovatore , e promotore della porcellana in Sassonia? Ma ei soggiunge che il Fontanelle, e il iratei suo, rispon¬ dono all’obietto: « era, dice il primo, tanto alieno d ostentazione , ne « anelava colle sue veglie procacciarsi immortalità , che tanto ci tra¬ ci vaglia, e cosi poco ci pertiene «. Affermò suo fratello, che inten¬ deva a coltivarsi lo ingegno, e ad istruirsi, ma 11011 era vago di farne pompa, che poco a lui caleva che si sapesse ciò che lece a pubblica uti¬ lità, perchè della gloria pensava diversamente dal volgo: diceva essere (a) A.nn. 1709. pag 76. [p. CLI modifica]DEL MILIONE CLl inutile, e vana dopo la morte, e burlavasi di coloro, che dalla gloria speravano non si sa quale immortalità . 11 Re Augusto lo nominò con¬ sigliere i nti ino : ei ne accettò il diploma, a condizione di non intito¬ larsi, nè farsi intitolar tale. Donò uno dei suoi specchi ustori all Im- peradore Leopoldo , che per dimostrargliene il suo aggradimento lo dichiarò Barone dell Imperio, e gli fe dono d una catena d’oro, con il suo ritratto. Ei lo baciò rispettosamente, e rispettosamente chiese di non intitolarsi barone. Ci siam compiaciuti di riferire tali esempi di nobile modestia , più ammirati, che imitati dapoi . XVII. D illa relazione di due commissari, deputati a render conto dello stato della fabbrica di porcellana nel 1719. si rileva quanto re¬ prensibile fosse la condotta di Bottger, che dirigevala . Ei fu accusato di spergiuro, per aver fatta una scritta colla Russia , di cui fu trovato un originale, in virtù della quale promesse d’ivi recarsi per ¡stabilirvi una fabbrica : di aver venduto il segreto per cuocer la porcellana bian¬ ca a Vienna , e a Berlino: d essere ubriaco pressoché tutta la giornata: dicevano i Commissari ch’eranvi in fabbrica altri impiegati più capaci di lui di quella direzione: che non era di Bottger il merito dell invenzio¬ ne, ma delio Tschiruhauss, mentre ciò che ne sapeva avealo tratto dal¬ le carte di quello, che furono a lui consegnatele conchiusero proponen¬ do che per riparare alla rovina della fabbrica, fosse il Bottger rinchiuso nel castello di Budissiu : la morte affrettatasi colle sue intemperanze , fu la riparatrice dei ga>tighi, che sovrastavangli. E ignoto l’anno pre¬ ciso della scoperta dello Tschiruhauss : saviamente congettura il signor Hempel,che in virtù degli esperimenti che fece, di fondere varie sostan¬ ze col suo speccio ustorio, di cui rendè conto nel 1697. negli Atti de¬ gli Eruditi di Lipsia (a), giunse a fare la scoperta, che perciò dee cre¬ dersi anteriore a detto anno. 11 Fontenelle infatti dice, che ciò non fu a caso, ma in virtù di ragionamento. Che la porcellana da lui inven¬ tata fosse bianca, lo dichiara la asserzione di quel celebre Segretario dell Accademia delle Scienze , il quale asserì che era simile alla cinese. Quella di Bottger, incominciossi a fabbricare sul declinare del 1705, se ne ampliò la lavorazione dopo la partenza degli Svedesi nel 1707. La porcellana fu per la prima volta posta in vendita alla Fiera di Lip¬ sia nel 1709 in assai considerevole quantità. Fu stabilita con ordine o con profitto la fabbrica nel castello di Meissen nel 1710, ove è tuttora: la porcellana di Pottger era senza vernice, di pasta rossa, o bruna scu¬ ri o nera: quella da me veduta è assai somigliante alle stoviglie Inglesi dette di Wegwood . Accadde la morte dello Tschiruhauss gli undici di v«) I. C. pag. 414. [p. CLII modifica]CT.ll STORTA. Ollobre del 1708, e Bottger pochi mesi dopo presentò al re due saggi di porcellana bianca , composta d’altre sostanze della rossa , e che ri¬ chiedeva fuoco più gagliardo per cuocersi . Dopo la festa di S Michele nel 1711. furono fatte officine e fumaci per la porcellana bianca, la quale tanto si perfezionò , che nel 1730. fu abbandonata la fabbrica¬ zione dell’altra , ed oggidì s’ ignora qual fosse la composizione della porcellana rossa di Bottger. Fin qui il sig. Hampel . XVIII. In Francia si volsero a perfezionare la porcellana , e ad imitar la cinese i più abili scienziati, il Reaumur, il Loraguais, il Guet- tard , il Montamy , il Bea urne, il Macquer, il Sage. 11 primo celebre chimico fece il singolare esperimento, colla cementazione di alcune so¬ stanze di permutare il vetro in porcellana . Ma non si giunse che tardi a fabbricare porcellana perfetta di duro. Il Loraguais nel 1766 ne pre¬ sentò alcuni saggi all’Accademia delle Scienze, che dai suoi colleglli furono reputati d’ una qualità tanto perfetta quanto le stoviglie della Cina: ma il Loraguais non fece copia del suo segreto. Solo alcuni anni dopo il Vilaris speziale di Bordeaux, scoperse in Francia dell’ottimo caldino, che probabilmente fu quello, che si scava a Sàint Yriez La Perche presso Limoges, che anche oggidì serve all’uso della fabbrca di Sevres (a). Talché malgrado gli sforzi di quei scienziati, in Francia 11011 si pervenne a fabbricare perfetta porcellana di duro, come la sassone che verso l’anno 1770 (b). Dresda trae il caldino da Ave, che è luogo nella catena dello Schneeberg ; Vienna da Passavia . Recata la storia degli scuoprimenti europei intorno alla porcellana, al punto di perfezio¬ ne col quale si fabbrica alla Cina , non è nostro divisamento il trat¬ tare delle fabbriche che furono innanzi o dopo stabilite, di là e di quà dai monti , ciò sarebbe estraneo il nostro argomento, di soverchio allungherebbe questo scritto , e siamo manchevoli delle notizie neces¬ sarie per trattarlo adeguatamente . (a) Nouv. Diction. d’ Hist: Naturel. t. xi. p. 328. (b) Enciclop. Method. l.c. \

  1. Colgo 1’ occasione di rendere grazie disfinte al chiaris, sig. Professore Ottaviano Targioni Tozzetti, il quale mi ha date bellissime notizie, relative all’ argomento, e nel suo Museo mi ha fatte vedere stoviglie di porcellana singolari, che avrò luogo di rammentare; fra le altre preziose cose, ei possiede due idoletti di tal latta, uno invetriato di smalto verde e celeste, con pannegiamento nero e geroglifici dipinti. Una rottura dell' idoletto lascia vedere la pasta argillacea di colore cenerognolo, un poco granellosa, per non essere stata diligentemente ripurgata. L’ Egitto che a catene di montagne granitiche, deve abbondare dei materiali che servono a fabbricare la porcellana. L’ altro idoletto è invetriato di verde del colore della patina smeraldina delle monete, con geroglifici a incavo. É evidente che gli Egizi si servivano di colori metallici.