La figlia di Iorio/Atto secondo

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Atto secondo

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Si vedrà una caverna montana, in parte rivestita di assi, di stipa, di paglia, largamente aperta verso un sentiere petroso. Si discopriranno per l’ampia bocca i pascoli verdi, i gioghi nevati, le nuvole erranti. Vi saranno giacigli di pelli pecorine, deschetti di rozzo legname, bisacce, otri vuoti e pieni, un panconcello per lavorar di tornio e d’intaglio, con suvvi l’asce, il pialletto lunato, il coltello a petto, la lima, il tagliolo, altri strumenti, e da presso le cose lavorate: conocchie, fusa, mestole, cucchiai, mortai, pestelli, cennamelle, sùfoli, candellieri; un ceppo di noce che in basso apparirà ancóra informe nella sua corteccia e in alto porterà di tutto tondo la figura di un angelo appena digrossata fino alla cintola dallo scalpello ma già con le ali quasi rifinite. Una lampanetta di olio d’oliva arderà dinanzi all’imagine di Nostra Donna, in una incavatura della rupe come in una nicchia. Una cornamusa penderà quivi accanto. S’udranno i campani delle mandre nel silenzio della montagna, declinando il giorno, poco dopo l’equinozio autunnale.

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