La morte di Florigella

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Ridolfo Campeggi

1614 M Indice:La morte di Florigella.djvu poesie letteratura La morte di Florigella
Idilio Intestazione 19 luglio 2010 100% poesie

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Fileno, Elpino


Fil.
Poi che lasciai me stesso

Dentro un candido seno,
Abbandonando l’Arno
Irrigator de le feconde rive
5Del Tosco industre, e forte,
Qual mi sia stato, e quale
Hor io mi viva Elpino,
Leggilo per pietade in questo aspetto,
In cui mostra il dolore,
10In cui spiega la sorte
Con gelato pallore
L’insegne de la morte.

Elp.
L’angoscia ove deriva

Quel duol, che l’alma opprime, e che ti face
15Incenerito il viso,
Languido il seno, e non ben fermo il passo,
Fileno, è il crudo Amore.
Quel d’Alma traviata

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Pertinace desire,
20Quel di perduto core
Ostinato volere,
Quel che porta mai sempre impresso, e scritto
Con lettere di fiamma,
Ne la fronte ripiena
25Di temerario ardire,
O’ soffrire, ò fuggire.
Qual meraviglia è dunque,
C’habbi cenere il volto,
Se tieni il foco in seno?
30Consolati Fileno,
Poi che il tuo affanno è infermità d’Amore:
E l’amoroso male
Grave è sì non mortale.

Fil.
E pur la voce Amore

35Voce di morte esprime,
Che m’intuona su ’l core
Con iterato suono: ah more, ah more.
Deh quale occulto affetto
A sospirar m’invoglia?
40Ahi qual nova cagione,
A’ lagrimar mi mena?

Elp.
Quasi che il sospirare,

Come che il lagrimare
Proprij effetti non sian di core amante.

45Fil.
Lasso, che i miei sospiri

Son di morte sospiri, e non d’Amore;
Misero, che il mio pianto
Licor non è de gli occhi,
Ma sudore è de l’alma,
50Che moribonda stassi

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Nel seno agonizando.

Elp.
Questi accenti infelici

Sono appunto Fileno,
Vaneggiamenti estremi
55D’huom, che co ’l pie già prema
Il confin de la Morte:
Ma chi per prova intende
Quello, che sia il Letargo
D’un infermo desio;
60Vede pur troppo chiaro,
Che il delirio del core,
Un effetto è d’Amore.
Sò ben, sò ben anch’io
Da qual fonte derivi
65Il fiume del tuo pianto;
Lungi da FLORIGELLA
Spirto de tuoi desiri,
Fiato de tuoi sospiri
Fra mille aspri pensieri,
70Con mille acerbi guai.
Brami qual che disperi,
Quel che speri non hai,
E’ quel che non hai tù, forse t’aggrava
Che da la vita amata altri riceva.

75Fil.
Pur troppo t’apponesti

Cortese Elpin, pur troppo dolcemente
Le latebre scopristi
De la mia piaga occulta;
Ma non già questo è solo
80Il duol che mi trafigge;
Ma non già sola è questa
La pena che mi accora;

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Ma qual altra sì sia, non saprei dirti.
Sò ben lasso, ch’io sento
85Un incognito affetto
Dirmi talhor nel seno,
Piangi piangi Fileno.
Sò ben, ch’ad hora ad hora
Il sussurar del hora,
90Il mormorar de l’onda,
Il canto de gli Augelli,
Altri inustano al sonno,
E me chiamano intanto
A le querele, al pianto.

95Elp.
Son del desio gemelli Amore, e tema.

Che come esser non puote
Belleza senza amore;
Cosi non sia già mai
Amor senza timore;
100Questi c’hor narri appunto
Sono miseri effetti
Di tema inamorata;
Lungi da Florigella
Che è il Sol de gli occhi tuoi.
105Ne le tenebre oscure
D’amara lontananza,
Come in profonda notte
Pur di mirar ti sembra ombre, e fantasmi:
Ma sperar anco devi
110Ch’apporti al core amante,
Doppo lungo aspettar lieto il ritorno
L’Alba, l’Aurora, il Giorno.

Fil.
Tanto hà vita mia vita,

Quanto pur la mantiene

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115Questa d’incerto ben più incerta spene.
Ma qual lettera chiusa
Ne la polve rimiro;
Sarà forse caduta
A’ Bifolco imprudente:
120O’ quanto poco è saggio
Chi confida à la carta
Senza fidata scorta
Importante segreto:
Vediamo Elpin che dica.
125E’ sarà questo un desviar la mente
Da quel fiso pensier, che la tormenta.
ACRISIO il Tosco, à Coridon salute.
Da quella parte appunto
Oime, tu vieni, ò carta,
130Da quella parte appunto ove dimora
Del mio bramato dì la bella Aurora.

Fia che tù legga in questi pochi versi,
Che furo (ò Coridone) amaramente
Di pianto oime, più che d’inchiostro aspersi,

135De la più bella donna il fin dolente,
Che mai spiegasse al Sol le chiome d’oro,
Dal freddo Scita, all’Etiopo ardente.

Un Angelo parea del sommo choro,
O’ Primavera almen, quando rimena
140Con man fiorita il luminoso Toro.

Era di quella Età, ch’è più ripiena
Di dolcezza, e piacer, c’haver non suole
Altro martir che l’amorosa pena.

A’ le vaghe d’Amor fattezze sole,
145Novo ciel di beltà dir si potea,
Cinthia havendo nel sen, ne gl’occhi il Sole.

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Anzi co i raggi illustri ella valea,
Quel che può Amor con la sua ardente face,
E con un guardo ogni fredd’alma ardea.

150Costei d’alta virtù fiamma vivace,
Lasciato il mondo immondo allegra gode
Cittadina del Ciel tranquilla pace.

Ond’ora per l’Etruria altro non s’ode,
Che dar lingue dogliose in bassi accenti
155Hora al volto, hora al crin dovuta lode.

Ahi mentre ne l’aprir gli occhi ridenti
Questa d’alma beltà Fenice vera,
Inamorava il cielo e gli Elementi.

Doglia pur troppo impetuosa, e fera
160Con violenza il bianco petto assalse,
Che de i Dardi d’Amor segno sol era.

L’industria non giovò, l’arte non valse,
Che vinto ogni rimedio in uno istante
Con altrui duolo il rio dolor prevalse.

165Tal ch’ella agonizando ed in sembiante
Dirimirare il cielo essalò intanto
Fra un angelico stuol l’anima amante.

Sò che brami sapere il nome tanto
Famoso già de l’infelice, e bella,
170Che trasse altrui da gli occhi, un mar di pianto.

Sappi (ò mio Coridon) ch’è Florigella.

O’ sfortunata voce
Che mi trappassi il core, e non m’ancidi.
Qual funesto argumento
175Di Tragedia impensata hor mi dispieghi?
O’ Florigella, ò vita,
De la mia stanca vita;
O’ Florigella, ò core

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Del mio traffitto core.
180Tù sei morta, ed io vivo?
E vivo ahi lasso, e spiro
Sconsolato Fileno, e con qual alma,
Se tù ch’estinta ghiaci,
Di questo petto, ahi rimembranza amara,
185Eri l’amato cor, l’anima cara?
Con qual fiato respiro
Se quella rosea bocca
De le dolcezze mie purpurea Conca,
Con atto humile, e pio
190Spirò lo spirto mio?
E pur de l’alma, e de lo spirto privo
Il mio dolor fammi sentir ch’io vivo.

Elp.
Consolati Fileno,

Ne disturbar co ’l pianto
195La sua tranquillità, poscia che è gita
Nel sen di Giove à più felice vita.

Fil.
Non sospiro il suo ben, piango il mio danno.

O’ per me sfortunato
Giorno, ch’io ti lasciai
200Florigella mio core,
Per non vederti mai.
Almen, deh foss’io stato
Spettator lagrimoso
Di sì duro accidente,
205Che dal tuo amaro occaso
Fora sorto il natal de la mia morte;
E da quei chiari lumi
Da un’eterna caligine velati,
Havrian queste mie luci
210Forse appreso il serrarsi eternamente

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A le vaghezze transitorie, e vane,
Del Mondo lusinghiero;
Almen potuto havessi
Chiuder con man di ghiaccio
215Le porte orientali
De i tuoi già spenti soli;
Che nel horrore immenso
Di cosi tetra notte
Havrei perduto il giorno,
220Seguitando veloce,
Per la medesma via
Con la mesta alma mia, l’anima mia.
Almen dati havess’io,
Gli ultimi, e freddi baci
225A’ quelle vaghe labbra,
Già fresche rose, hor pallide viole.
Che per dolore estremo
De le morte dolcezze,
Anch’io spirato havrei
230Con un freddo sospiro
In quella bocca amata
L’anima tormentata.
Ma poi che oime, disgiunse,
Duro ò fiero destin l’afflitte salme,
235Morte congiunga l’alme;
E’ quel che già ci tolse
Perversità del Mondo,
Eternamente ahi renda
A’ l’alme innamorate
240Là ne i campi del riso,
Benignità del Cielo.
Dunque mori Filen, corri à la morte,

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Che con quest’atto solo
Apri il varco à le gioie,
245Chiudi il passo à le noie:
Cosi vuol Florigella;
Cosi chiede il tuo duolo;
Cosi dichiara il Fato,
Eccone la sentenza in questa carta;
250Che inaspettatamente
Con invisibil mano
T’appresentò la sorte;
Carta, funebre carta,
L’esca ben sarai tù con cui s’accenda
255Quel fuoco, ond’arder vuole
Per memoria honorata
Del ben nome di lei, cui morta honoro,
Holocausto d’amore
Ne l’altar del mio sen fido e costante
260Lo svenato desio del core amante.

Elp.
Come parte, e mi lascia

Senza pur dirmi à Dio;
Infelice Filen, vuo seguitarlo
Con frettoloso corso,
265Ch’un affannato cor non hà discorso.