La stazione estiva di Montepiano/XI

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§ 11 — Montepiano

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§ 11. — Montepiano

M. 695 sul mare.

Nos saltus, viridesque plagas composque patentes
     Scrutamur.

Nemes, v. 48.

Risalendo da S. Quirico per la bella strada ultimamente costruita e che congiunge per Val di Fiumenta e poi per Val di Setta la Toscana all’Emilia, troviamo a circa 9 Chilom. di distanza, Montepiano.

È uno dei più depressi valichi appenninici ed ha forma d’un altipiano ondulato. Chiuso a settentrione da una linea di monti tagliati dalla Setta, si staccano da questi due contrafforti slargantisi a levante e a ponente, per restringersi poi lungo la valletta della Fiumenta, che ha qui a sud le sue prime scaturigini e s’affretta pressochè perpendicolarmente al Bisenzio.

I due contrafforti son riuniti da un dosso quasi rettilineo, poco elevato che forma lo spartiacque e divide l’altipiano in due parti, la prima ampia assai sul versante adriatico, la seconda molto ristretta sul versante tirrenico. [p. 42 modifica]

È un grande anfiteatro per la forma, una vasta terrazza per la posizione, onde lo sguardo riposa a ponente sulle aspre vette che lo dividono dalle valli della Limentra e della Limentrella, a levante sulle cime pianeggianti della Calvana; davanti poi si spinge al turchiniccio variato crine del Montalbano che da Serravalle pistoiese giunge sino alla Gonfolina e più in là, in remoto orizzonte, sino alle cime dei monti pisani.

Alla sua positura, alla sua altitudine deve il suo nome questo paese, uno dei più belli ed ameni che si possano vedere sugli Appennini. «Il villaggio è una tra le più importanti stazioni estive e diventerà fra le più frequentate dell’Appennino, per la sua postura a cavaliere di due valli quasi esattamente trasversali alla catena Appenninica, sullo stesso asse, per la facilità dell’accesso e la poca lontananza da Firenze (ore 4.30), per una fresca temperatura, per acque eccellenti, per il clima asciutto e l’emanazioni resinose delle vicine abetaie».1

La folta nebbia negli alti monti impedisce spessissimo di veder di qui a lì, il che ci fa suonar nella testa quei versi del nostro divino poeta:

«Ricordati, lettor, se mai nell’Alpe
     Ti colse nebbia per la qual vedessi
     Non altrimenti che per pelle talpe».2

Addio, allora, la speranza di veder nascere il sole, addio le belle vedute, le belle pianure lontane!

Di questa nebbia fatale, Montepiano e le prossime cime montane son quasi immuni per la ventilazione continua [p. 43 modifica]proveniente lungo il corso della Setta e dei monti che la fiancheggiano, che potrebbe rassomigliarsi ad una brezza di terra sulle spiagge marine nella stagione dei bagni.

Il costume antichissimo di ristorare nelle stagioni estive le forze alle aure pure e ricche di ossigeno della montagna, ove non si sente l’estate, ora tornato e sì giustamente in onore, la necessità di allontanarsi, quando il sollione dardeggia, dai calori delle vie cittadine, la positura felice di Montepiano sulla strada provinciale, daranno a questo paese una sempre maggiore importanza e ne aumenteranno di non poco la popolazione.

Limpidissime, fresche e pure acque, zampillando frequenti, allettano a dissetarsi il viandante, l’alpinista, il lavoratore dei campi.

Scorrendo questi rigagnoli tra l’erbe ed i fiori de’ prati, ti fanno ricordare l’Arcadia, le Bucoliche di Teocrito e di Virgilio, i poggi felici bagnati dall’onde eupiliche3.

     «I placidi cercai poggi felici
Che con dolce pendio cingon le liete
Delle Eupili lagune irrigatrici.

E nel vederle mi sciamai: salvete,
Piaggie dilette al ciel, che al mio Parini
Foste cortesi di vostre ombre quete,

Quando, ei, fabro di numeri divini
L’acre bile fè dolce, e la vestia
Di tebani concenti e venosini».4

Il paese è situato in una pianura sul dorso dell’Appennino lungo la Setta. La sua valle si stende da [p. 44 modifica]ponente a levante per un tratto di circa quattro Chm.; cioè dalle falde del monte della Scoperta fino poco oltre Risubbiani, ed, allargandosi in pianura ondulata, dal mezzodì a tramontana quasi 750 metri.

Questo avvallamento ricco di delicate pasture è chiuso a nord e a nord-est da una linea di monti tagliata dalla Setta che volge al Reno, e per questa gola viene quella corrente d’aria saluberrima che mantiene le frescure estive.

Se a questa si unisce l’altitudine sul livello del mare, il sempre verde dei prati tappezzati d’erbe aromatiche e di fiori silvestri, la ricchezza d’ossigeno e di profumo che emana dagli annosi abeti e dal faggio multicolore, è facile comprendere qual lieto soggiorno sia Montepiano. Per le stagioni estive può benissimo applicarglisi il detto Oraziano: «Ille terrarum mihi praeter omnes Angulus ridet».

Al buon Leopoldo II, il Toscano Morfeo, non mancava il gusto estetico del bello, ed era giustamente invaghito di questi monti, dove esso aveva come in tutti i luoghi più ameni della Toscana, ragguardevoli possedimenti.

Eravisi recato, quantunque allora in questi luoghi si mancasse assolutamente di buone strade, vi avea sparso le sue beneficenze, e serbò sempre grato ricordo del paese e degli abitanti.

Questo villaggio, oltre ad avere cascine e casolari sparsi, si compone di cinque importanti gruppi di case: Montepiano sulla strada provinciale, con rimpetto sulla riva sinistra della Setta, il Casone, pittoresca borgatella; la Badia sulla strada per Val di Bresimone, a sinistra della Setta pur essa, e la Storaia sulla riva medesima poco sopra la via principale, su cui poco al [p. 45 modifica]di sotto della vecchia borgata vanno sorgendo nuove abitazioni, villini che si affittano nella stagione estiva. Il più ragguardevole tra questi borghi è Montepiano propriamente detto, già antica dogana al tempo in cui l’Italia era divisa in pillole, sulla riva destra della Setta, e traversato dalla strada che, desiderata per tanti anni, venne finalmente compiuta, rendendo così esauditi i voti di questa popolazione. Vi sono di bei fabbricati e se ne vanno costruendo sempre dei nuovi ad uso di ville signorili particolari, taluni, ed altri come locande e pensioni.

Su di una piccola piazza, quasi in mezzo al paese, sorge una chiesetta la quale da non molto tempo fu costruita.

Provvidamente fu in questi ultimi tempi condotta acqua potabile eccellente nel bel mezzo del borgo; è d’una tal freschezza da aversene poche d’uguali. Gode pur nome d’acqua finissima la sorgente detta dello «Zurlo» al di là della Setta, vicino al paese. Montepiano è certamente destinato ad un bell’avvenire.

Anche la vicinanza a Castiglione de’ Pepoli (Chilom. 10) che è pur bella e ragguardevole stazione estiva, la strada ultimamente costruita, per la quale vi si accede, giova non poco a Montepiano.

E che il paese prenda sempre una maggiore importanza e che ogni dì più si apprezzi la bellezza di questa zona montana, si scorge dalle ville, dalle locande, abitazioni estive, pensioni, che come per incanto vi si vanno costruendo.

È bello il vedere nei pressi di Montepiano le villine graziose del signor Ricci, la villa del Cav. Del Buono, che ha forma di un castello, stile toscano, in pietra arenaria e alberese, quella dell’Avv. Cav. Cipriani, sulla destra della Setta, a poca distanza dalla borgata. [p. 46 modifica]Prossima alla Badia, al Pecorile (869 m.), sorge la villa della Principessa Maria Antonietta Strozzi, vasto ed elegante fabbricato di recente costruzione.

Nell’antica villa Strozzi si trovava la seguente memoria assai caratteristica:

Giovanni Bardi Conte
di Vernio cominciò a
far piantare gli abeti
L’anno CIƆIƆLXXV.
se Tagliandone un. due
Ne porrai — util mai sempre
E selva eterna havrai.

Alla Badia pure trovansi bei locali da affittare di Leopoldo Gualtieri e del tenente Storai, e modesta sulla sinistra della Setta, ma prospettante l’eterno verde degli abeti, è la villa di Ottaviano Gualtieri al Ponte all’Abate. Le praterie pianeggianti intorno intorno al paese e un bel tratto di strada rotabile per nulla disagevole, che lungo la Setta conduce a Castiglione, invitano anche i più malaticci a facili passeggiate.

Foreste d’abeti, di faggi e di castagni a breve distanza dall’abitato rendono più gradevole la dimora in mezzo alla beata solitudine dei boschi.5

Direbbe il De Amicis:

     «Sbocco da macchie ombrose,
Mi trovo in faccia ai monti;
Varco su vecchi ponti
Acque precipitose;
Entro in mezzo a muscose
Ròcche d’antichi Conti,
Bevo a gelate fonti
. . . . . . . . . . . . .

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     E son viste divine
Dal sommo d’ogni altura;
È un manto di verzura
È un mare di colline:
È un riso senza fine
Dai monti a la pianura;
È l’aria immensa e pura
De le vallate alpine».
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Ha Montepiano boschi assai ricchi di faggio, che vegeta nella più alta zona delle nostre montagne: ha belle abetaie. Ma per la sconsigliata avidità e leggerezza dei proprietari rimane ben poco di ciò che fu un tempo. La zappa e il pascolo hanno preso il posto delle piante secolari.

Gli antichi padri nostri avean posto i boschi sotto la custodia della Divinità; noi li abbiamo posti, ma tardi troppo sotto quella della legge: è duopo che sian posti sotto la salvaguardia del buon senso.

Se non si guarda di far bene davvero, i boschi dei nostri Appennini diverranno nudi scheletri: daranno il doloroso spettacolo d’aride piagge incapaci di qualsiasi cultura e di loro potrà dirsi:

«Una montagna v’è che già fù lieta
     D’acqua e di fronde. . . . .
     Ora è deserta come cosa vieta».
7

Aere saluberrimo ed ossigenato, temperatura fresca ed assai costante, buoni fabbricati, comodi sufficienti di vita possiede Montepiano.

Così avverisi che in tempo non remoto sorga anche [p. 48 modifica]quì uno stabilimento idroterapico. Non mancano i mezzi, non le acque freddissime per ogni specie di bagni atti a ritemprare, ricostituire le fibre indebolite, a correggere i nervi eccitati, o rinvigorirli se troppo fiacchi. Sarebbe cosa utilissima per la numerosa colonia che trae quassù nell’estate, un incentivo a farla divenir maggiore. Si parla già che non riuscirebbe difficile costruirlo alle così dette «Case Nuove» profittando dell’acqua che scendendo dalla Storaia mette al Rio Fubbio, nato alle falde del Cavilano.

Era cosa miserrima il servizio postale di cui usufruiva Montepiano, e sì che, emigrando una buona parte della popolazione valida nelle maremme toscane, o in Sardegna, la corrispondenza era necessariamente frequente tra gli esuli volontari e le famiglie rimaste.

Ora invece vi è un servizio postale quotidiano, e la corrispondenza postale prosegue anche per Castiglione dei Pepoli allacciandosi all’Ufficio postale di S. Quirico e spandendosi poi per i vicini paesi e comuni Emiliani.

Unito all’ufficio postale havvi in Montepiano anche un’ufficio telegrafico, collegato con quello di Castiglione; sicchè in brevi momenti si possono aver notizie, per quella colonia estiva, da ogni parte d’Italia. Questo beneficio Montepiano lo deve a cittadini benemeriti che amano quei bei luoghi, d’intenso affetto; tra questi mi piace citare, a ragione di onore e per debito di giustizia, il Col. Ing. D. Giannitrapani, cultore insigne delle scienze geografiche, la Principessa Antonietta Strozzi, il signor Castellani e S. Ecc. l’On. Conte Francesco Guicciardini. Così rimangano effettuati i giusti sforzi del Municipio onde prolungare la linea telegrafica sino, almeno, alla sede comunale!

Dacchè fu compiuta la bella strada interprovinciale, [p. 49 modifica]si stabilirono tra S. Quirico e Montepiano due corse postali d’andata e due di ritorno, ed una d’andata e una di ritorno da Castiglione a Montepiano.