Medaglie friulane del Secolo XV e XVI

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1888

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LE MEDAGLIE FRIULANE


DEL SECOLO XV e XVI


Aggiunte ai Médailleurs Italiens di A. Armand


La interessante pubblicazione del Sig. Armand si è testè arricchita, com’è noto, di un terzo volume. Non possiamo far a meno di esprimere il desiderio che il lavoro sia continuato per le medaglie fuse nel secolo XVII, e che un lavoro simile venga fatto da qualche italiano per le medaglie coniate dei secoli XVII e XVIII, e più ancora per quelle che dall’epoca napoleonica giungono ai tempi moderni, illustrando tutta l’epopea del nostro risorgimento nazionale. Per quest’ultime, a dir vero, il Commendatore Nicomede Bianchi dava alla luce un volume nel 18811, ma se questo può riuscire d’un qualche ajuto agli studiosi, lascia però molto a desiderare al numismatico, sia dal lato della distribuzione della materia, come dell’abbondanza di notizie particolari, essendoché ora riporta l’iscrizione e non descrive la medaglia, ora ne cita il dritto od il rovescio soltanto; ma, lo dice lui stesso nella prefazione: [p. 196 modifica]questo non è un libro di severa archeologia bensì una spigliata narrazione delle vicende principali di quell’êra di vita italiana, appellata terzo risorgimento, esposta mediante la descrizione delle medaglie“; e poi l’opera rimane interrotta nel periodo più interessante, oltre di che numerosissime sono le medaglie politiche che vi sono ommesse. Ultimamente però il Comm. Cesare Correnti, giovandosi specialmente del ricchissimo medagliere del Senatore Comm. Giov. Battista Camozzi Vertova, che figurava all’esposizione nazionale di Torino, ha dato alla luce un pregevole catalogo, edito dal Dumolard a Milano. Ma torniamo al lavoro del Sig. Armand. Per quanto si riferisce alla provincia del Friuli dobbiamo notare varie inesattezze ed ommissioni. Se in ogni provincia d’Italia vi fosse taluno che facesse altrettanto, noi potremmo dar adito all’autore, in una nuova edizione, di valersi di quelle osservazioni, che, se fatte con critica benevola, riescono sempre gradite, e per le quali il sig. Armand, siamo certi, non vorrà farci un carico.

Riporteremo prima quelle medaglie friulane che nell’Armand non sono citate, e che per la maggior parte esistono nel Museo Friulano in Udine, e furono da me pubblicate negli Atti dell’Accademia in due letture alle quali attingerò per colmare le lacune.

La prima medaglia dunque che troviamo è quella del Patriarca Giovanni Grimani. Successe egli a Marino, il quale a sua volta aveva tenuto dietro a Domenico, tutti dell’istesso casato; Giovanni tenne il soglio per quasi l’intera seconda metà del sec. XVI, e fu cagione di lunghi dissidii fra la Repubblica veneta e la corte papale. La medaglia porta il:

D/— Anepigrafico.

Ritratto a destra con lunga barba e calvo.

[p. 197 modifica]R/ — IOANNES — GRIMANVS ― PATRIARCA — AQVILEI — ENSIS.

In cinque linee; diametro mm. 36.

L’eccidio di Aquileja ad opera di Attila re degli Unni è ricordato da un medaglione satirico di bronzo fuso, opera che io giudico della seconda metà del secolo XVI, sebbene recentemente il dottissimo professore Luschin abbia fissato l’origine di questa medaglia al 16292. L’esemplare del museo friulano ha un cerchietto d’argento.

D/ — ATTILA — REX.

Busto barbato e cornuto, con corazza, volto a destra.

R/ — AQVILEIA.

Città veduta a volo d’uccello, cinta di mura con torri merlate; diametro mm. 50.

L’avanzarsi della potenza Ottomana sul Danubio e lungo la Sava, rendeva mal sicuri i confini orientali della provincia del Friuli, già soggetta sulla fine del 1400 a ripetute irruzioni di Bosniaci e Croati, i quali vi seminavano le stragi, le distruzioni, gl’incendi; fu perciò che la veneta repubblica pensò di difendere il passo sull’Isonzo colla costruzione della cittadella di Gradisca, ridotta con bastie a castello fortificato. I lavori si cominciarono nel 1473 e furono condotti a termine dall’architetto Enrico Gallo nel 1479. Con bolla ducale dello stesso anno si chiamavano a popolarla gli abitanti fuggiti da


[p. 198 modifica]Scutari, città distrutta dai Turchi. A ricordo dell’erezione v’è il seguente medaglione fuso che il nostro Museo possiede:

D/ — S. M. P. — IOANNES — MOCENICO ― DEI GRATIA — DVX VENETIAR — ET. C.
In sette righe nel campo.

R/ — B. N. D. – GRADISCHÆ — AD SONTIVM PROPVGNACVLVM — EREXIT — AN. SAL MCCCC — LXXIX.
Pure in sette righe nell’area. — mm. 75 3.

Sino dall’anno 1511, durante la disastrosa guerra di Cambrai, Venezia perdeva Gradisca suo propugnacolo orientale, perdita cui mai la regina dei mari seppe adattarsi, perocché mirava a togliere quella discontinuità di confine alpino, che, interrotto fra l’Istria ed il Friuli occidentale, dava sì facile accesso ai predoni oltramontani, i quali tenevano così in loro balia Trieste e le contee di Gorizia e Gradisca, e dava loro la possibilità di invadere la Venezia anche con un colpo di mano. Venezia pensò quindi a costruire caserme nelle città litoranee, e ad innalzare dalle fondamenta la fortezza di Palma, sopra progetto di Giulio Savorgnano. Il 7 ottobre 1593, anniversario della battaglia di Lepanto, fu posta la prima pietra, e Palma, dopo Casale, fu allora il più forte baluardo d’Italia.

A ricordo di tutti questi fatti si hanno varie [p. 199 modifica]medaglie, e la prima che trovo nelle tavole del Cumano porta al:

D/ — PAX * TIBI * MARCE * E * M *

Venezia coronata, seduta a sinistra sopra un sedile che è sostenuto da due zampe di leone, nella sinistra ha una palma, colla destra corona il leone alato e nimbato sostenente colle zampe davanti uno stemma; all’esergo, in tre righe, principatvs — pascalis — ciconia.

R/ — * MILITVM. — HOSPITIA. IN. VRBIS. LITTORE. – GEORG.° GRAD.° NIC.° SVRI — ANVS. ET. CAROL.° CORNEL.° — MVNIENDIS. OPPIDIS. — PREFECTI. EX S. C. CON — STRVENDA. CVRARVT. — ANNO. DOMINI. — * 1592. *

In dieci righe nel campo.

La seconda fu riportata ora dall’Armand nel III volume a pag. 304 B, e di questa completeremo la leggenda del dritto, perchè, forse per cattiva conservazione, non gli fu possibile rilevarla bene.

D/ ― PASCHALE. CICONIA. DVCE VENETIAR. ET. C AN. DNI 1593.

Il museo friulano ne possiede due differenti, una in argento ed una in bronzo; in qualche esemplare c’è la variante d’una postierla praticata in una cortina del poligono fortificato.

Due altre belle medaglie di Palma, pur fuse, possiede il Museo, ma non possono entrare in questo articolo perchè portano la data del 1604 e 1605.

Come abbiamo detto, Venezia mirava sempre ad allargare i suoi confini orientali, ed in una vertenza fra la repubblica e Rodolfo II d’Austria, nel 1582, Erasmo Graziani Udinese, che fu consultore legale [p. 200 modifica]del Veneto governo per ben mezzo secolo, tutelò i diritti della patria con grande abilità e risolutezza.

La Serenissima fu talmente soddisfatta dell’operato del Graziani, che a perpetuarne il ricordo fece fondere una medaglia portante al:

D/ — MVNVS — REIPVBLICÆ — AD ERASMVS — GRATIANVS — VTINENSIS (sic) — A. D. E. I. C.

In sei righe nel campo con tre rosette sopra, e tre sotto, entro un contorno rilevato ed a rabeschi.

R/ — SENATVS. DECRETO. FIDEI. VIRTVTISQVE. TESTIMONIVM.

Leone in molleca, sotto ed ai lati tre stelline — sopra S. M. V. — bronzo; mm. 37.

Cornelio Gallo dagli storici nostri si volea fare nativo di Cividale (Forumjulii) ma il Mommsen lo dimostrò nativo di Frejus in Provenza. Di lui il nostro Museo possiede in argento e bronzo una bellissima medaglia, sullo stile di Roma imperiale, che per la maniera del lavoro si vede subito essere opera del Cavino; porta al:

D/ — CORNELIVS GALLVS FOROIVLIENSES (sic).

Testa nuda a destra.

R/ — VIR — TVS

Nel campo, ai due lati di un palmizio, ai cui piedi, poggiati a terra, uno scudo, un arco ed una freccia a sinistra; a destra una lira. — mm. 32.

Giovanni Nanni detto de’ Ricamatori, meglio conosciuto col nome di Giovanni da Udine, fu uno dei migliori allievi di Raffaello; di lui mi fu mostrato dal compianto Comm. Biondelli un bel medaglione [p. 201 modifica]che si conserva nella Raccolta di Brera in Milano, giudicato opera della metà del secolo XVI4.

D/ — GIOVANNI DA VDINE PITTORE

Nel giro, a lettere incavate a punteruolo; testa barbuta a sinistra, con cappello a larghe tese.

R/ — MEMORIA ETERNA DELLA PATRIA.

Incavato a punteruolo nel campo che del resto è liscio. — bronzo mm. 68.

Altro medaglione che pur si conserva nella Raccolta di Brera, mostratomi dal Biondelli, è quello del letterato friulano Lodovico Martelli. Nato cittadino di Udine, fu allievo della famosa accademia di Bernardino Partenio in Spilimbergo, poi insegnante di belle lettere in Este, dove pare morisse verso il 1590. Di lui v’è un’opera in versi stampata dallo Zanetti in Venezia nel 1573; anche lo stile di questa medaglia dimostra chiaro che appartiene alla seconda metà del secolo XVI; e perciò la medaglia fu attribuita al Martelli friulano, che havvi notizia pure d’altro Lodovico Martelli fiorentino, morto nel 15335. [p. 202 modifica]D/ — LVDOVICVS MARTELLVS.

Busto barbato a dritta.

R/ – ....

Leggenda irrilevabile nell’esergo. — Nel campo figura di donna ritta di faccia, alzante sulle braccia una cesta sopra il capo; ai suoi lati altre figure che non si possono ben rilevare, essendo l’esemplare una riproduzione in getto mal riuscita nel rovescio. bronzo mm. 77.

Altra medaglia friulana che ritengo inedita, e che finora era sfuggita alle mie ricerche, è quella di mons. Lodovico di Porcia, la quale mi fu segnalata dalla gentilezza del bibliotecario di Udine D. Joppi.

Le origini di questa famiglia si perdono nella caligine dei tempi. Gli storici della Marca Trevigiana vogliono che la famiglia da Prata, detta poi anche di Porcia e Brugnera, derivi dagli antichi conti di Ceneda di nazione Longobarda. Guecelletto da Prata, ch’ebbe tanta parte nei rivolgimenti della nostra regione nel secolo XII, è il più vetusto personaggio di quella famiglia, di cui si abbiano notizie esatte dai documenti6. Gii alberi di famiglia lo direbbero figlio di un Gabriele, ma di costui non si trova memoria in verun atto contemporaneo.

Guecello o Guecelletto comparisce per la prima volta nel 1184 come capitano generale del Patriarca d’Aquileja, dei vescovi delle città di Belluno, Ceneda e Conegliano, contro i Trevigiani nella famosa lega della Marca Veronese. Ha poi parte in tutti i fatti importanti dell’epoca, e nel 1177, coi principali [p. 203 modifica]gentiluomini della Marca, comparisce egli pure alla famosa pace di Venezia stipulata fra il Barbarossa ed Alessandro III.

Morto Guecelletto nel 1230, lasciò due figli; Gabriele primogenito, capostipite della linea da Prata, Federigo secondogenito, che forma il ramo di Porcia e Brugnera.

Discendente da questa linea fu Lodovico quondam Bartolomeo di Porcia. Era egli canonico di Treviso nel 1528, fu Priore di S. Leonardo in Padova, e Pievano di S. Taziano di Francenigo, di S. Giovanni di Brugnera, ed aveva il chiericato7 di S. Nicolò di Brugnera, che rinunziò nel 1537 a favore del proprio fratello Brizalia. Il primo marzo 1549 fu posta la prima pietra di S. Nicolò per ingrandirne la Chiesa; era questa situata entro il castello di Brugnera. In tale occasione venne fusa la medaglia che riportiamo, esistente nel museo Pisani di Venezia.

Lodovico morì nel 1570 e fu sepolto in quella chiesa.

D/ — LVDOVICVS COMES PVRLILIARVM. M. D. XLVIIII.

Busto barbato a sinistra con quadrato in testa.

R/ — DEO ET SANCTO NICOLAO DICATVM.

Stemma bipartito portante sei gigli d’argento in campo rosso caricato di bianco. — mm. 38,

Altra nobilissima famiglia friulana è quella dei conti Frangipane di Castello Porpetto, o meglio semplicemente di Castello, la quale pretende discendere da quel Leone Frajapane di Roma, di cui si [p. 204 modifica]hanno memorie certe che risalgono ai primordi dell’XI secolo. Comunque è certo casato assai illustre, ed il personaggio più antico che si trovi citato nei documenti è Volrico o Vodalrico di Castello, il quale con atto 16 dicembre 1186, esistente nell’archivio dei conti Frangipani d’Udine, concede alcune terre a titolo di feudo a Federico di Brazzano. Certo che questo Vodalrico fu personaggio importantissimo, poiché nel 1213 fu a lui scritta una lettera commendatizia, esistente nell’archivio di stato in Venezia, dallo stesso Federico II imperatore.

Ora, in una delle più vecchie mie schede, trovo segnata una medaglia di Federico Frangipane dei signori di Castello e Tarcento, senza ch’io in allora abbia indicato né il modulo, né la fonte da cui ritrassi l’indicazione; non so quindi dire in oggi dove esista la medaglia, od in quale autore si trovi pubblicata.

Federico nacque in Tarcento verso il 1530; fu Giureconsulto, elegante scrittore in poesia, e nunzio della Patria dinanzi al veneto Senato. Indi si fece sacerdote, e come tale fu assunto segretario dall’arcivescovo di Salisburgo Marco Sittico conte di Altemps. Più tardi fu preposito di S. Pietro in Cargna e fini col farsi monaco di S. Agostino, col nome di Paraclito, morendo nel convento di Porcia nel 1599.

La medaglia in suo onore porta:

D/ — PARACLITVS • FRANGIP • MVS • DEC •
Suo busto di faccia.

R/ — Anepigrafe.

Il monte Parnaso sormontato dal Pegaso, ed una musa gradiente con la lira.

Fin qui le giunte; ora passiamo ad alcune rettificazioni. [p. 205 modifica]Nel vol. II a pag. 128 N. 6 troviamo descritta una medaglia, che si attribuisce ad un Pietro Antonio del (sic) Castello di sconosciuta origine.

Come abbiamo detto i conti Frangipane si nomavano propriamente Signori di Castello. Pietro di Nicolò di Castello e di Susanna Arcoloniani, sposava nel 20 decembre 15068 Giulia quondam Giorgio Neyhaus, alla volgare Nausero, latinamente Castronovo, di Cormons. Fu padre di sette maschi e cinque femmine, ed il primogenito fu il celebre Cornelio Frangipane di Castello, Giureconsulto, oratore e poeta del secolo XVI, sul quale ultimamente fece un importante studio il compianto C.e Prospero Antonini senatore del Regno9. Della morte di Pietro (nell’albero di famiglia è indicato con questo solo nome) non si conosce la data precisa; vivo ancora nel 1546 era già morto al 10 Marzo anno stesso, ed io non esito ad attribuire a lui la medaglia di cui devo la conoscenza all’Armand che così la descrive:

D/ — PETRVS • ANTON • DE • CASTELLO — 1516.

Busto a sinistra, barbato e coperto di berretto.

R/ — DVM • SPIRITVS • HOS • REGET • ARTVS — 1515.

Veltro avvinto ad un albero, al quale sta appoggiato, mm. 45.

L’identità del rovescio, eccettuata la leggenda, con quella della medaglia di Eustachio Bojani, friulano esso pure, ma erroneamente citato nell’Armand come napolitano (Voi II, pag. 108, N. 10), aggiunge valore all’opinione esposta. [p. 206 modifica]

La medaglia del Bojani si trova abbastanza frequente in Friuli, avendone io avuti a mano otto o dieci esemplari. Quello esistente nel nostro Museo, fu rinvenuto nel demolire un muro nella casa domenicale dei Bojani in Ipplis presso Cividale, e forse quella villa potrebbe aver dato motivo alla medaglia stessa (V. op. cit. N. 79). La famiglia dei Bojani di Cividale è celebre nelle storie del Friuli per numerosi personaggi distintisi nelle armi, nelle lettere, nelle leggi e nella religione. Un Corrado Bojani fu vescovo di Trieste dal 1212 al 1232; della Beata Benvenuta Bojani, nata a Cividale l’anno della morte del vescovo Corrado, l’illustre Bernardo Maria de Rubeis stampava la vita in Venezia nel 1757, altro Corrado nel 1346 esibiva al Doge Andrea Dandolo di portarsi al servizio della repubblica con buon nerbo di cavalli, per cui n’ebbe dal Doge affettuosissime lettere in ringraziamento, ed un terzo Corrado militava come capitano dei Carraresi, quando nel 1390 ricuperavano Padova, e Venceslao Bojano era in relazione epistolare col Berni nel 1625.

Io non ho mai potuto vedere l’albero genealogico della famiglia, per trovare chi fosse l’Eustachio citato, ma la frequenza con cui si rinvengono tra noi quelle medaglie, e l’identità del rovescio con quella di Pietro Antonio di Castello, mi accerta che quel bronzo ricorda un Bojani Friulano; la leggenda del rovescio in questa è soltanto: sic • vivendo • div • vivitvr • an • mdxxv • cvr • cv • ætate sva • agricvl • cæpit •

Altro bel medaglione dall’Armand ritenuto appartenente ad un conte di Monteniac francese (vol. II, pag. 144 e vol. III, 215 d.) è quello di Sebastiano Montagnacco. Sebastiano Montagnacco fu figlio di Giov. Francesco de’ Signori di Cassacco. Ebbe per fratello [p. 207 modifica]Giacomo canonico e preposito d’Aquileja morto nel 1513. Sebastiano sposò Luigia (Aloysia) quondam Francesco Corbelli, fu uno dei cinque oratori deputati dalla Città di Udine al ricevimento solenne del Patriarca Marino Grimani, avvenuto l’ultimo d’ottobre 1524. Morì al 3 Luglio 1540, lasciando due figli, Girolamo Dottore, e Leonardo gentiluomo d’animo nobilissimo. Quest’ultimo pertossi nel 1530 in Venezia, assieme agli ambasciatori della città di Udine, per congratularsi col Doge Andrea Gritti della sua assunzione al Dogado, e fu dalla Serenissima in tale occasione creato cavaliere aurato, onore riservato solo ai membri delle famiglie più illustri.

L’ignoto medaglista della sigla P. V. si vede tosto dalla maniera del lavoro, essere l’identico che fuse nel 1530 la medaglia di Marco Antonio Contarini (di cui l’Armand al vol. II pag. 174 N. 6). Anzi nell’esemplare bellissimo che il nostro Museo possiede, sotto la testa del Contarini v’è la sigla V, sfuggita all’Armand, il quale nel III volume però ritiene appunto che la medaglia appartenga ad un medaglista Veneziano che visse nel 1525. Io credo che la medaglia del Montagnacco sia stata ordinata a Venezia in occasione del viaggio sopra notato nel 1530, anno in cui si fuse quella del Contarini. A provare ad esuberanza che il Montagnacco è personaggio friulano, citeremo ancora che la leggenda del rovescio della medaglia: cassianvm • sol • et • impensa • restitvtvm • — s • c • trova esatto riscontro in una pietra esistente nel castello di Cassacco:

cassianvm • ve
tvstate • collapsvm •
iacobvs • et • sebas
tianvs • monteniaci
frartes • restirv •
mcccclxxx

[p. 208 modifica] Non cita poi l’Armand la patria di Floriano Antonini (vol. I pag. 179 N. 2) il quale nacque in Udine. Il suo palazzo figurante nel rovescio della medaglia, esiste in questa città, in borgo Gemona; fu architettato dal Palladio, ma è tuttora incompleto.

La stessa ommissione fu fatta pure per Giovanni Mels (vol. I pag. 182 N. 20) nato anch’esso in Udine sul finire del secolo XV. Fu assessore e vicario di Luogotenenti veneti nella nostra provincia, e nel 1 543 vicario del Governatore di Vicenza. Abbandonato il mondo, il Mels si ritrasse in un convento a Milano, e nel 1558 fu eletto proposito Generale dei Barnabiti, fra quali mori un anno dopo.

Tiberio Deciani l’Armand lo dice nato ad Aronzo (sic) in Friuli, nel 1508 e morto nel 1581 (vol. I pag. 180 N. 13); Auronzo sarebbe in provincia di Belluno, ed in Friuli non vi sono villaggi di tal nome; il Deciani nacque invece ad Udine li 3 Agosto 1509 e mori nel 1582.

Altro lieve errore è quello che si riferisce ad Agostino de Girolami o de Hyeronimis (vol. II pag. 72 N. 15) che l’Armand erroneamente chiama Agosto, mentre dovea dirlo Augusto, pseudonimo assunto dal de Gerolami, quando stampò le sue odi saffiche a Venezia coi tipi di Marc’Antonio Moreto 1529.

Dalle citazioni fatte, chiaro apparisce che in Friuli, nella prima metà del secolo XVI i nobili e letterati voleano perpetuare la propria memoria colle medaglie. Per questa moda tanto diffusa e per le altre ragioni che verremo enumerando, crediamo che appartengano a personaggi friulani anche altre due medaglie antecedentemente da me ignorate.

La prima (vol. II pag. 77 N. 17) appartiene ad un Partenio, indicato come sconosciuto.

Fu Bernardino Partenio uno degli Umanisti più [p. 209 modifica]distinti. Nacque in Spilimbergo sulla fine del secolo XV od al principio del XVI. Nel 1538 aprì nella sua patria un’accademia, alla quale, per la fama del maestro, affluivano studenti di ogni nazione. Il Partenio fu di poi professore a Serravalle e Vicenza, e quindi a Venezia ove morì come docente di greco nel 1588 in Parocchia di S. Luca, lasciando numerose opere stampate, specialmente in poesia.

L’Armand nel III vol., pag. 179 e 185, si corregge, supponendo che la medaglia appartenga ad Ippolito Aurispa detto il Partenio da Macerata; io credo però che un precettore stimato, un docente di valore, un letterato distinto com’era Bernardino Partenio, abbia fatto sorgere ne’ suoi discepoli il desiderio di tramandarne la memoria ai posteri, come prima i discepoli aveano contribuito a tramandare i ricordi di Vittorino da Feltre, del Decembrio, di Egano Lambertini, di Francesco Filelfo, di Marc’Antonio Passeri e di tanti altri umanisti e filosofi che troppo lungo sarebbe qui il voler citare.

La seconda l’Armand, vol. II, pag. 85, N. 9, la crede di un Giovanni Candido francese, citato dal Burchard fra gli inviati del re di Francia che vennero a Roma nel 1491; io ritengo invece sia questi lo storico friulano Giovanni Candido. Nacque egli in Udine da Nicolò signore del castello di Luseriacco, verso la metà del secolo XV. Laureato in giurisprudenza prese ad esercitarla con plauso nella sua patria; ma implicato nelle famose vicende del Giovedì grasso 1511, seguendo la parte dei Colloredo, fu costretto contro il furore di parte Savorgnana a salvarsi assieme ad altri, nel campanile del Duomo. Allorquando Venezia mandò un membro del Consiglio dei dieci a sedare quei torbidi, il Candido potè passare a Cividale, ove prese stanza, dedicandosi [p. 210 modifica]con amore agli studi delle patrie istorie, e nel 15 Luglio 1521 diede alla luce in Venezia i Commentarii Aquilejenses Johannis Candidi, ristampati a Venezia da Michiele Tramezzino nel 1544 tradotti in italiano. Moriva in Udine il 20 Luglio 1528.

Come abbiamo detto erano di moda le medaglie in Friuli, l’avevano Augusto Vate, Girolamo Savorgnani, Pietr’Antonio da Castello, Sebastiano Montagnacco, Eustachio Bojani, Lodovico di Porcia, Paraclito Frangipane, Giuseppe Colloredo, l’Antonini, il Deciani, il Mels e tanti altri; non è irragionevole supporre quindi che l’abbiano avuta anche il Partenio e Giovanni Candido.

L’Armand riporterebbe la leggenda del D: iohannis candida; sarebbe da vedere se non fosse invece candidvs; o meglio iohannes candidvs.

Con questo ho finito la mia rassegna pel Friuli, e se ai lettori non sarà per riuscire sgradito questo mio breve studio critico, darò in un prossimo fascicolo della Rivista alcune giunte e correzioni per altre Provincie, e per Venezia specialmente, deducendole da qualche nota che trovo nelle mie schede.

Note

  1. Le medaglie del terzo risorgimento italiano, descritte da Nicomede Bianchi, anni 1748-1848 Bologna, Zanichelli, 1881.
  2. Die Attila Medallien, von D. Arnold Luschin de Ebengreuth — nella Numismatische Zeitschrifte vol. 18, pag. 882 e seg. 1881. Wien, K. K. Hof― und Staatsdruckerei.
  3. Qui bisogna notare come il Sig. Armand abbia tenuto conto in modo speciale dell’elemento artistico, nel riunire le descrizioni delle medaglie italiane dei secoli XV e XVI. Evidentemente il medaglione fuso per la cittadella di Gradisca non può interessare chi si occupa di storia dell’arte, poiché consta solo di due iscrizioni, al diritto e al rovescio, senza alcun ornamento.

    (N. d. R.)

  4. Se non erriamo, questa di Giovanni da Udine appartiene ad una serie di medaglie d’artisti, lavorate nella prima metà del secolo XVII ed abbastanza comuni: conosciamo quelle di Raffaello, di Benvenuto Cellini, di Giulio Romano, di Francesco da Volterra, e di parecchi altri e tutte hanno la leggenda incisa e dei rovesci di pochissima importanza; dal lato artistico ed iconografico non hanno grande valore.

    (N. d. R.)

  5. Pure lasciando piena libertà di apprezzamento al nostro ch. Collaboratore circa la distinzione fra Martelli friulani e Martelli fiorentini, dobbiamo osservare che questo pezzo è un ibrido, formato da un diritto simile a quello della medaglia di Lod. Martelli pubblicata dal Litta (“Famiglia Martelli di Firenze”) e dal rovescio colla Fontana delle Scienze e la leggenda VIRTVS NVNQ. DEFICIT, rovescio che si trova in varie medaglie ed è attribuito a Leone Leoni o piuttosto a Jacopo da Trezzo (v. le opere dell’Armand e del Plon).

    (N. d. R.)

  6. C. Federico Stefani, Di Guecelletto da Prata e dell’origine dei principi di Porcia e Brugnera, Venezia; Naratowich, 1876. — Per nozze Manfren-Piovesana.
  7. Nelle Pievi maggiori, fino dai tempi antichi, era stato istituito un beneficio minore, detto il chiericato, avente rendite speciali; spesso però i chiericati venivano accordati in commenda, cioè a rendita vitalizia, ed il chierico nominava allora un suo vicario; il chierico dovea aiutare il pievano nella cura d’anime.
  8. Patti dotali, Archiv. Frangipani Udine.
  9. Prosperi Antonini, Cornelio Frangipane di Castello, Firenze, M. Cellini, 1882.