Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della città di Roma

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Flaminio Vacca

1594 M Indice:Roma Antica 4.djvu Architettura Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della città di Roma Intestazione 31 ottobre 2011 75% Da definire

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MEMORIE


DI VARIE


ANTICHITÀ


TROVATE IN DIVERSI LUOGHI


DELLA CITTÀ DI ROMA


SCRITTE


DA FLAMINIO VACCA


Nell’Anno 1594

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AL MOLTO MAGNIFICO SIGNORE


SIMONETTO ANASTASII


PADRONE ONORANDO



Essendomi venuto all’orecchio, che V. S. si va consumando intorno a un nobil trattato sopra le Antichità di Roma, mi è parso per gl’infiniti obblighi che le tengo farle cosa grata mandarle questo stracciafoglio, nel quale saranno notate tutte quelle antichità, che da mia puerizia sino alla età di anni 56 mi ricordo di aver viste e sentite dire in diversi luoghi di Roma essersi scoperte. Accetterà dunque V. S. la sincerità dell’animo mio e non sdegni se io porto legne al bosco: e con questo le bacio le mani.

Roma il primo Novembre 1594.
Di V. S.
Affezionatissimo Servidore

Flaminio Vacca




[p. 4 modifica] [p. 5 modifica]Mi ricordo aver veduto cavare dietro alla Chiesa de’ Ss. Cosmo e Damiano, e vi fu trovata la pianta di Roma profilata in marmo; e detta pianta serviva per incrostatura al muro: certa cosa è che detto Tempio fosse edificato ad onore di Romolo e Remo fabbricatori di Roma; ed al presente detta pianta si ritrova nell’antiquario del Cardinal Farnese.1

2. Dove è oggi la Chiesa di S. Maria Liberaci dalle pene dell’inferno, vi fu trovato a tempo mio un Curzio a cavallo scolpito in marmo di mezzo rilievo, quale precipitavasi nella voragine, ed oggi si ritrova in Campidoglio nell’ingresso del Palazzo de’ Conservatori.

3. Intesi dire, che l’Ercole di bronzo, che oggi si trova nella sala di Campidoglio, fu trovato nel Foro Romano appresso l’Arco di Settimio; e vi fu trovata anche la Lupa di bronzo che allatta Romolo e Remo, e sta nella Loggia de’ Conservatori.

4. Mi ricordo nel Cimiterio della Consolazione, essersi trovata una statua a giacere, di marmo grande al naturale vestita alla Consolare; dimostrava con un braccio coprirsi la testa; fu opinione commune, che fosse Cesare, ed il Sig. Ferrante di Torres, a quel tempo Agente del Vicerè di Napoli D. Perafan di Riviera la comprò e volse che io gli facessi la testa per ritratto di Cesare, quando Bruto l’uccise; e detta statua fu trasportata in Sicilia.

5. Ancorchè V. S. si ricordi che nel Cerchio Massimo, si sono trovate due Guglie, una dirizzata da Sisto V nella Piazza Lateranense e l’altra nella [p. 6 modifica]piazza di S. Maria del Popolo, nondimeno è bene farne menzione, come cosa notabile; come anche di quelli gran Condotti di piombo, e Volte che erano intorno al detto Cerchio ricettacolo delle Barche, nelle quali ho veduto alcune rotture nel muro, dove stavano anelli di metallo, dei quali gli antichi si servivano per imbrigliare le barche, ed essendo rubati ne rimase parte lì in margine del muro, quali ho visti. Si trovò ancora una gran Cloaca, quale smaltiva le acque che camminavano verso il Tevere; non è dubbio alcuno, che si sarebbero trovate gran cose ma le inondazioni dell’acque impedirono Matteo da Castello2, che vi cavava, e non si potè vedere altro.

6. Li nostri antichi moderni misero nome al detto cerchio alli Scivolenti, perchè vi erano ancora delli scalini, dove scendevano li risguardanti, che scivolente alla Romanesca riferisce scalino.

7. Al tempo di Paolo IV appresso S. Vitale fu trovato un Tesoro nella vigna del Sig. Orazio Muti3, e lo trovò un suo vignarolo, di gran quantità di Medaglie d’oro, e gioje di valore e si fuggì. Il detto Sig. Orazio andando alla vigna, e non trovando il vignarolo, cercando per la vigna ritrovò dove il Tesoro era stato cavato, trovandovi alcuni vasi di rame, e caldarozze rotte; cercando in quella terra vi trovò delle medaglie d’oro, e accortosi dell’inganno, avvisò tutti li Banchieri ed Orefici di Roma, se alcuno vi capitasse con monete di oro, o gioje lo dessero in mano della Corte; occorse che in quel tempo Michel'Angelo Buonarroti mandò un suo chiamato Urbino a cambiare alcune [p. 7 modifica]monete che a quel tempo non si usavano più; rimasto maravigliato il Banchiere, e ricordandosi del successo fece opera che di fatto andasse in prigione ed essendo esaminato disse avere avuto quelle monete da Michel’Angelo; ordinò il Giudice che fosse carcerato Michel’Angelo, così fu fatto: giunto lo esaminorono, e prima li fu dimandato come si chiamava; rispose: Mi fu detto che mi chiamavo Michel’Angelo delli Buonaroti; Di che paese siete voi: dicono che sono Fiorentino; conoscete voi li Muti? Come volete voi che io conosca li Muti, se non conosco quelli che sanno favellare? Intanto certi Cardinali avendo inteso il fatto, subito mandarono alcuni Gentiluomini al Giudice, che lo dovessero lasciare e lo rimenorono a casa sua, e l’Urbino rimase prigione per alcuni giorni; ed il Sig. Orazio Muti ebbe sentore che il Vignarolo era stato visto in Venezia. Il povero Gentiluomo andò a Venezia, e trovò che il Vignarolo avea dato le gioje, e Medaglie alla Signoria, quale lo aveva fatto cittadino con una buona entrata, ed il Sig. Orazio dette querela alla Signoria; non ne cavò altro che gli donarono quanto poteva aver speso nell’andare e tornare a Roma. Se questo ragionamento non concerne Antichità pigliatelo per intermedio; e miri V. S. di grazia, che burla fece la fortuna al fortunato Michel’Angelo nel fine della sua vita.

8. Dove al presente si trova la Chiesa di S. Lorenzo in Pane e Perna, vi fu trovato sotto una gran volta vota una statua grande due volte il naturale di marmo d'un Dio Pane, e lo trovò il capitano Gio. Giacomo da Terni, e sotto il Monastero vi fu trovata una statua di Marte alta quindici palmi di marmo; il Cardinal di Ferrara la mandò a Tivoli, e la tiene por ornamento nel suo giardino; in quel medesimo luogo vi furono trovate e scoperte volte sopra volte adornate di grottesche, ed altre belle bizzarrie.

9. Mi ricordo intorno alla Colonna Trajana dalla banda, dove si dice Spolia Cristo, essersi cavate le vestigie d’un Arco Trionfale con molti pezzi d’istorie, quali sono in casa del Sig. Prospero Boccapadullo, a quel tempo maestro di strade: vi era un Trajano a cavallo, che passava un fiume, e si [p. 8 modifica]trovarono alcuni prigioni simili a quelli che sono sopra l'Arco4 che si dice di Costantino della medesima maniera; io osservai con diligenza, e tengo per certo essere della medesima mano, e del maestro, che fece la colonna, e credo che intorno alla colonna vi fosse un incolonnato di forma quadrata, ed ogni facciata avesse il suo arco; certa cosa è che l’ Arco di Costantino è stato trasportato perchè si vede nell’imbasamento esser le scolture molto goffe, e furono fatte al tempo di Costantino quando la Scoltura era persa. Dico essere uno delli suddetti quattro Archi. E che sia il vero, le sculture di sopra sono di mano del maestro della colonna; nell’istorie vi è l’effigie di Trajano, e le istorie tornano al proposito di Trajano, e non è da far meraviglia se lo imbasamento fu rifatto, perchè come più appresso a terra sentì maggior fuoco, e volendolo dirizzare a Costantino, bisognò rifare tutta la parte da basso, e servirsi dì quelli goffi maestri.

10. È opinione di molti, che li Giganti di Monte Cavallo anticamente stassero innanzi la porta di Casa Aurea, e poi fossero messi da Costantino sopra quelli posamenti, di dove li levò Sisto V. Sopra il medesimo posamento vi erano due Costantini di marmo, quali Paolo III trasportò in Campidoglio, ed oggi sono per ornamento della scala dell’Araceli [p. 9 modifica]dalla banda verso il Palazzo del Senatore nella scala fatta a cordoni e quando Sisto disfece detti posamenti, io osservai, che quelle pietre verso il muro erano lavorate, e vestigie di Nerone, perchè mi accorsi alla modinatura esser le medesime, che si veggono oggi nel frontispizio, ed in altre pietre, che per li tempi addietro mi ricordo cavate in quel luogo.

11. L’Arco, dove si dice oggi di Portogallo, tiene tal nome, perchè vi abitava l’Ambasciatore di Portogallo; innanzi fu chiamato l’Arco delli Retrofoli: fu chiamata così una nobilissima Casata di Roma padrona del detto Arco; ma io credo che il detto cognome derivi dai Trofei, che forse nelle istorie erano scolpiti, ma l’ignorante volgo lo chiamasse l'Arco delli Retrofoli, in cambio di Trofei, ed al tempo mio vi si cavarono certi pezzi d’Istorie5, e vi erano certi Immaginiferi con Trofei in mano, e sopra questo fondo la mia opinione.


[p. 10 modifica]12. Cavandosi innanzi ai SS. Quattro Coronati in certi canneti, si scopersero quantità d’Epitaffi, tra i quali sentii dire, che ven’era uno di Ponzio Pilato; ed appresso questo luogo vi era una vigna piena di frammenti di figure, ed opere di quadro accatastate, e cavando il padrone, vi scoperse molte calcare fatte da antichi moderni, e credo che detti frammenti fossero ivi per farne calce, e fu forse al tempo di quelli Papi per estinguere l'Idolatria.

13. Sotto lo Spedale di S. Gio. Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo tutto di pezzi di buonissime figure, vi trovai certi ginocchi, e gomiti di maniera greca, parea tutta la maniera del Laocoonte di Belvedere, e ancora si potrebbero vedere. Dove vanno tante fatiche de’ poveri scultori!

14. Innanzi a S. Lorenzo fuori delle mura, nella via Prenestina vi era una Fabbrica antica moderna, fu disfatta per far piazza alla Chiesa; nelle mura e fondamenti, vi furono trovate dicidotto, o venti Teste, e tutti ritratti d’Imperatori; e V. S. ne vide parte nella Galleria Farnese, ed in molti luoghi mi ricordo di aver viste queste stragi dell'antichità.

15. Alla Porta di Roma di S. Lorenzo fuori delle mura nominato, poco lontano da essa dalla banda di fuora vidi cavarvi molti e molti pili di marmo e di granito, e l’uno stava poco lontano dall’altro nel luogo dove furono collocati da prima; in effetto erano sepolture, pochi avevano iscrizioni, ed erano sfondate nei fianchi, ovvero rotti li coperchi per entrarvi dentro a cercar tesori, né fuvvi trovata reliquia dentro; e perchè mal lavorati, e di male modinature gotiche, io vò pensando che fusse quando la misera Italia era regnata da loro, e mi ricordo aver letto, che dettero gran sconfitta alla detta Porta; forse erano di quelli Capitani morti in quelli assalti, e volsero esser sepolti nello stesso luogo dove morirono, e pareva quasi fossero fatti tutti ad un tempo; e li detti pili ne sono due a piè di Monte Cavallo accanto li Cappuccini, di marmo intagliati molto grandi; un altro di granito alla piazza di S. Marco alla Fontana, ed un’altro nel Cortile del Cardinal Farnese, ed il resto sparsi per Roma.

[p. 11 modifica]16. Nella via che parte dalli Trofei di Mario, e va a Porta Maggiore a mano manca nella vigna dell’Aspra vi fu trovata una strada selciata, e accanto ad essa molte statue di marmo, e ritratti di bronzo degl'Imperatori, gran quantità di vasi di rame con medaglie abbruciate, e incrostature di mischi; ed a quel tempo il padrone della vigna che si chiamava Francesco d’Aspra, ritrovandosi Tesoriere di Papa Giulio III, ogni cosa mise in mano di Sua Santità, da cui poi furono donate a diversi Prencipi; io mi ricordo quando si cavarono.

17. Appresso detta vigna vi è un Tempio antichissimo di Cajo, e Lucio, per corrotto vocabolo, oggi è chiamato Galluzzi; accanto ad esso, molti anni dopo, vi furono trovate molte statue maggiori del naturale, una Pomona di marmo nero, erano state tolte le teste, e le mani di bronzo; vi era un Esculapio, un Adone, due Lupe nella guisa di Becchi, una Venere, e quel bel Fauno, che è nella Galleria Farnese (che già fu mio) un Ercole, e un Antinoo, e quel che più mi piacque vedere, due accette, da una banda facevan testa, e dall’altra avevano il taglio a guisa d’alabarda: l’istessa testa si vedeva espressa nella macinatura del colpo sopra di essa figura. Io fui padrone di tutte due, ne donai una a Monsignor Garimberto, e l’altra mi fu rubata in casa. Credo che fossero armi de’ Goti, e il taglio se ne servissero negli affronti a spaccar Targhe, la testa poi per rovinare le Antichità; e le istesse immagini ho viste nelle rovine dell’Arco di Claudio, che erano maggiori due volte di questo schizzo e furono trovate con le istesse figure.

18. Il Cavallo di Campidoglio di bronzo fu ritrovato in una vigna incontro le Scale Sante a San Gio. Laterano, e stando in terra molti anni, non tenendosene conto, fu creato Sisto IV e lo dirizzò nella Piazza Lateranense con un bel piedistallo di marmo, con la sua arme, ed Epitaffio col suo nome, ed ivi è stato al tempo di Paolo III, quale lo condusse in Campidoglio, e fecegli fare un piedistallo da Michel’Angelo, e fu guasto un pezzo di fregio, ed architrave di Trajano, perchè non si trovava marmo sì grande; e perchè detto Cavallo fu trovato nella proprietà del Collegio Lateranense, per questo [p. 12 modifica]detto Collegio pretendeva esserne padrone, ed ancora litiga col Popolo Romano, né passa anno, che non facciano atti per mantenere le loro giurisdizioni. Tutto questo ho inteso dire.

19. Mi ricordo da puerizia aver vista una buca come voragine sopra la Piazza del Campidoglio, ed alcuni che vi entravano nell’uscire dicevano esservi una femmina a cavallo a un Toro; e un tempo dopo ragionando con Mastro Vincenzo de Rossi mio maestro, mi disse esservi sceso, e vista la favola di Giove, ed Europa di marmo di bassorilievo sopra il Toro, murata da uno dei lati della strada, che partiva dall’Arco di Settimio Severo, e tagliava il Monte Tarpejo, e riusciva al piano di Roma, dove oggi cominciano le scale d’Araceli, ma se è ripiena non è meraviglia, perchè le gran rovine del Campidoglio l’hanno ricoperta.

20. Dopo il palazzo dal Sig. Giuliano Cesarini ho visto un Tempio6 antico di forma tonda con colonne di peperino; credo che fossero coperte di stucchi; vi sono ancora gran muraglie di quadri pur di peperino; grande edifizio mostra certamente, ed in molte cantine si vede, che seguita la medesima fabbrica; a me non pare, che nessuno autore ne faccia menzione, forse che per esser tanto ricoperta dalle Case, non se ne sono avvisti, ma sia come si voglia, è cosa notabile.

21. La piazza, dove abitano gli Orfanelli, che oggi si dice Piazza di Pietra, mio padre mi disse, che si chiamava di Pietra per la gran quantità de’ frammenti antichi che prima vi erano stati cavati: [p. 13 modifica]mi ricordo vedervi cavare, e vi furono trovati piedistalli con Trofei, e Provincie prigioni di mezzo rilievo7, ed al presente vi sono tornati a cavare, e ne trovano degli altri, e sono compagni di quelli, che V. S. vide nell’Antiquario di Farnese.

22. Accanto il Coliseo verso Ss. Giovanni, e Paolo, vi è una vigna: mi ricordo vi fu trovata una gran platea di grossissimi quadri di travertini, e due capitelli Corintj; e quando Pio IV le terme Diocleziane restaurò, e dedicolle alla Madonna degli Angeli, mancandogli un capitello nella nave principale, che per antichità vi mancava, vi mise uno di quelli; e vi fu trovata una Barca di marmo da 40 palmi longa, ed una fontana molto adorna di marmi, e credetemi, che aveva avuto più fuoco, che acqua; ed ancora molti condotti di piombo. Dicevano essere il fine di casa aurea: e dipoi Vespasiano vi fabbricò il Coliseo.

23. Molti anni sono mi raccontava uno scarpellino, che il Padre di suo Padre, quale fu a’ tempo di Sisto IV nell'Antoniana, aveva visto un’Isola di marmo con molti piè di figure attaccati nell’istessa Isola; e vi era ancora una Barca di marmo con figure sopra, ma tutte minate, quale andava verso quell’Isola navigando, ed una conca di granito; e disse il vero, perchè Paolo III la trovò, ed oggi è nel suo palazzo restaurata; ed anche una Conca di granito8, quale sta nella piazza, e [p. 14 modifica]l'altra Conca sua compagna la levò dall'Antoniana Paolo II e la messe sopra la Piazza di S. Marco, ma poi il Cardinal Farnese la condusse nella sua Piazza per accompagnar l’altra; in somma tutte due erano nell’Antoniana, ma la Barca non si è mai trovata; fate conto che avendo un tempo navigato per acqua, dovette poi navigar per fuoco in qualche calcara. Vi furono trovati ancora li due Ercoli, che stanno nel Cortile Farnese. Il Duca Cosimo ne levò una gran colonna di granito, e l’ha condotta in Firenze, sopra la Piazza della Santissima Trinità, dirizzata con una Vittoria di porfido, in memoria della vittoria ottenuta contro Pietro Strozzi; ed in quel luogo gli fu data la nuova.

24. A’ Santi Pietro, e Marcellino sotto la Chiesa, vi si trovò gran quantità di pilastri con volte addosso sotterrate senza lume, così fabbricate dagli Antichi; io credo che fusse Castrum aquae, perchè da quel luogo da Sisto V vi fu fatta una scoperta dì grossa muraglia, fondata sopra quadri dì travertino, e furono levati in servizio delle sue fabbriche: non poteva esser altro che un acquedotto, che pigliava l’acqua dal Castello che andava verso il Coliseo. Vi fu trovato un Idolo di marmo poco minore del naturale, e stava diritto, con piedi e mani gionte, ed un serpe lo cerchiava dai piedi sino alla bocca; era vestito d’un sottilissimo velo; aveva al collo una ghirlanda di fiori di granati, e non molto lontano da lui, una Venere grande al naturale, che figura uscir dal bagno con un Cupido appresso, e la comprò il Cardinal Montalto.

[p. 15 modifica]25. Non molto lontano dal detto luogo, nella vigna di Francesco da Fabriano, vi furono trovate sette statue nude di buona mano; ma gli antichi moderni, per levare le immagini dell’antichità, le avevano in molti luoghi scarpellate, e con la loro ignoranza avevano levato la bella, e graziosa maniera antica. Vi furono trovati ancora molti condotti di piombo, e terra cotta, e dimostravano pigliare acqua nel detto Castello.

26. Nella Via accanto la Minerva, che va all’Arco di Camigliano, sentii dire a mio Padre, che il Tevere, e il Nilo di Belvedere furono trovati dentro una Casa, nella quale vi é dipinto il Nilo di chiaro scuro nella facciata, volendo forsi dinotare, ch’erano stati trovati in quel luogo,

27. Dietro alla suddetta Casa vi è la Chiesa di S. Stefano del Cacco; questo nome deriva da due Leoni di Basalto pietra di Numidia di color negro, quali mi ricordo stare innanzi alla suddetta Chiesa; ed al Tempo di Pio IV furono trasportati in Campidoglio, e furono messi per ornamento al principio delle scale fatte a cordone, che conducono sopra la Piazza; e pochi anni sono fu cavato sotto detta Chiesa, e fu scoperto parte di un Tempio, che ancora vi erano le Colonne in piedi di marmo giallo, ma quando le cavarono, andarono in pezzi, tanto erano abbruciate; vi trovarono certi piedestalli, dove gli antichi sacrificavano; vi erano scolpiti certi Arieti con ornamenti al collo, che solevano usare gli Antichi; mi ricordo averne veduti in più luoghi: e si trovano oggi in Casa del Sig. Orazio Muti; e non è dubbio, che sotto detta Chiesa vi sono gran cose, ma si perdono per non mettere detta Chiesa in rovina.

28. Piazza di Sciarra si dice così dal Signor Sciarra Colonna, che in quel luogo abitò. Vi furono trovati al tempo di Pio IV li frammenti dell’Arco di Claudio, e molti pezzi d’Istorie col ritratto di Claudio, quali furono comprati dal Sig. Gio. Giorgio Cesarino, ed oggi si trovano nel suo Giardino a S. Pietro in Vincoli9.

[p. 16 modifica] Io comprai il resto di detti frammenti, e furono cento trentasei Carrettate, tutta opera di marmi gentili solo l'imbasamento di saligno; e pochi anni sono, vi era sopra terra in opera un pezzo d’Istoria, quale era una faccia dell'Arco, e fu levata da’ Romani, e murata nel piano delle scale, che sagliono in Campidoglio.

29. Mi ricordo aver visto, quando si faceva il Condotto maestrale delle acque, che nuovamente si sono condotte in Roma, una strada selciata, quale viene da Porta del Popolo, e va diritta alla Piazza di S. Luigi: e in detta Piazza vi furono scoperte tre, o quattro Colonne, a me parse, che fossero compagne a quelle della Rotonda di granito dell'Elba; e poco lontano in Piazza Madama, sotto la Casa di Beneinbene, vi furono trovati gran Pilastri di travertino, in uno de’ quali vi era ancor qualche residuo delli scalini, dove sedevano li spettatori, e facevano faccia dentro l’Anfiteatro vedendosene ancora nelle Case di quei Caldarari in capo a Navona, ed in Sant’Agnese, sotto il Palazzo del Principe di Massa ; e dove è oggi la Torre degli Orsini, dicono vi fusse trovato il Pasquino; e secondo me veniva ad essere in capo a detto Anfiteatro, dove si facevano le Feste Agonali, e ritiene ancora il nome di Agone.

30. Sotto la Casa de Galli, mi ricordo vedervi cavare un gran pilo di marmo, nel Ponteficato di Gregorio XIII, e trasportato in Piazza Navona: oggi serve per abbeverare i Cavalli. Vi furono trovati ancora certi Capitelli scolpiti con Targhe, Trofei, e Cimieri, che davano segno vi fusse qualche Tempio dedicato a Marte; e presentemente detti Capitelli sono in Casa di detti Galli nella via de’Leutarj di fianco alla Cancellaria.

31. Appresso S. Tommaso in Parione in un vicolo che va alla Pace, mi ricordo vedervi cavare due grosse Colonne di giallo, quali furono segate per adornare la Cappella Gregoriana in S. Pietro. [p. 17 modifica]32. Mi ricordo al tempo di Giulio III tra la Pace, e Santa Maria dell’Anima, vi furono cavati alquanti rocchi di Colonne di mischio Africano, e di Porta santa, quali erano abbozzati ad usanza di cava, mai stati in opera, grossi da 7 palmi, e li comprò il Cardinale di Montepulciano: e si vede, che la porta della Chiesa dell'Anima è tutta di porta santa, oltre i due pili di Acqua santa, pure di mischio nobilissimo, e credo che in quel luogo fondando la Chiesa trovassero detti mischj, e se ne servissero.

33. Intesi dire, che quando M. Antonio da S. Gallo, al tempo, che Paolo III era Cardinale, ebbe fondato il Palazzo Farnese, e tirato buona parte del cantone verso San Girolamo, detto cantone fece un gran pelo, ed il Cardinale, che faceva la spesa, imputò M. Antonio di poco accorto, né li volse fondare sulla creta, ed usare ogni maestrale diligenza: restato stupito d’onde procedesse tal disordine, come valent’uomo si risolse fare una Grotta, ed entrò sotto detto cantone, non stimando spesa di sua borsa, né fatica alcuna; finalmente trovò una Cloaca antica fatta nella creta di gran larghezza, che si partiva da Campo di Fiore: e andava a comunicar col Tevere. Fidatevi poi fondar sopra la creta.

34. Accanto la Chiesa di S. Eustachio, appresso la Dogana, mi ricordo, che sopra terra v’erano tre Piatti di granito dell’Elba, trovati suppongo in quel luogo, mentre appresso vi erano le Terme di Nerone, servendo detti Piatti per lavarsi; ed al tempo di Pio IV ne fu concesso uno più bello, ed intiero al Magnifico Sig. Rotilio Alberini; che portatolo coll’argano in una sua Vigna fuori di Porta Portese, lo collocò ad una peschiera: e gli altri due erano rotti, nè mi ricordo, che se ne facesse; ed erano da 30 palmi, in circa di diametro, ben lavorati, e di graziosa modinatura.

35. Uno dei due Leoni di Basalte, e la Conca di porfido, che sin’al tempo di Sisto IV sono stati avanti il Portico della Rotonda, furono trovati al tempo di Eugenio IV quando fece la Basilicata per tutto Campo Marzio; e vi si trovò anche un pezzo di testa di metallo, ritratto di M. Agrippa, una zampa di Cavallo, ed un pezzo di Rota di Carro; da questi si va congetturando, che sopra il frontespizio [p. 18 modifica]del Portico, vi fosse Marco Agrippa trionfante, sopra un Carro di bronzo, e nella pendenza del frontispizio stessero i Leoni, e nel mezzo la Conca con le Ceneri di esso. Al tempo di Clemente VII, essendo Maestro di Strade Ottaviano della Valle, volendo accomodare la strada, scoperse li detti Leoni, e Conca, che un’altra volta si erano ricoperti; fece due piedi alla Conca con la sua Iscrizione, e i Leoni li sollevò da terra sopra due tronchi di Colonne; e Sisto V poi li trasportò alla sua Fonte Felice alle Terme Diocleziane, per essere sua impresa. La Conca10 è rimasta avanti il Portico, e li bronzi trovati da Eugenio IV suppongo li fondessero.

36. Mi ricordo, fuori di Porta S. Gio: un miglio passati l’Acquedotti, dove si dice il Monte del Grano, vi era un gran massiccio antico fatto di scaglia; bastò l’animo ad un Cavatore di romperlo, ed entratovi dentro, calò giù tanto, che trovò un gran Pilo storiato con il Ratto delle Sabine, e sopra il coperchio vi erano due figure distinte con il Ritratto di Alessandro Severo, e Giulia Mammea sua madre, dentro del quale vi erano delle ceneri; ed ora si trova nel Campidoglio, in mezzo al Cortile del Palazzo de’ Conservatori.

37. Mi ricordo, che nella via, che parte da Monte Cavallo, e va a Porta Pia, al tempo di Sisto V vi furono fatte quattro Fontane, di una delle quali è padrone Muzio Mattei, che fabbricando in quel luogo vi trovò un Sacrifizio con il Vitello, ed alcuni Leviti, un Bacco due volte maggior del naturale, con un Fauno, che lo sostenta, ed una Tigre ai piedi, che mangia dell’uve, una Venere, ed altre statue di buoni Maestri; e perchè detto luogo fa capocroce alla strada, che va a S. Maria Maggiore, volendo la gente fabbricar Case, si sono scoperte molte fabbriche povere, tenendo fussero stufe plebee, più che altro.

38. Mi ricordo presso detta strada, verso S. [p. 19 modifica]Vitale, vi fu trovato un Tempietto con colonne di marmo bigio Africano, di venti palmi l'una non sovvenendomi se detto Tempio fosse di pianta tonda, ovvero ovata.

39. Incontro S. Antonio, verso l'Osteria di S. Vito, vi furono trovate molte Colonne di marmo bigio statuale sotto delle quali vi era un bel lastricato di marmi, ed un Vaso grande di sette palmi largo, ed altrettanto alto, con manichi capricciosi, ed alcune maschere accommodate con disegno, Ritratti de’ Filosofi, tra quali Socrate, ed il detto Vaso credo sia appresso il Cardinal Farnese.

40. Mi ricordo, che dove al presente si sono collocati i Cavalli di Monte Cavallo da Sisto V vi era una gran massa di selci con scaglia di Travertino mescolata, quale credo fusse un Mausoleo, ma essendo del tutto spogliata, non se ne puol dir’altro; e fu spianata come oggi si vede.

41. Appresso il suddetto luogo so, che vi fu trovata una Roma a sedere di marmo salino grande quattro volte il naturale, lavorata da prattico Maestro, ma fatta però per lontananza in qualche veduta. La comprò il Cardinal di Ferrara, conducendola nel suo Giardino11 presso Monte Cavallo.

42. Nel Monte di Santa Maria Maggiore verso la Suburra, facendovi cavare il Sig. Leone Strozzi, vi trovò sette Statue due volte maggiori del naturale, le quali furono date in dono a Ferdinando Gran Duca di Toscana, a quel tempo Cardinale in Roma; la più bella di esse un Apollo, che restaurataglisi da me, fu collocala nell’ingresso del suo Palazzo alla Trinità de’ Monti nel primo piano delle scale a lumaca.

43. Nella Vigna de’ Frati della Madonna del Popolo, contigua al Giardino di detto Duca, si [p. 20 modifica]vedono molti andamenti d’acqua, tra quali vi è una gran botte, ricetto di acqua, cosa notabile per la sua magnificenza.

44. Ho sentito dire, che Paolo III levò dal Cortile de’ Colonnesi, dove al presente abita il Cardinal di Fiorenza, quelli due prigioni, che sono in capo la scala del Palazzo del Cardinal Farnese12, ma credo fussero da’ moderni trasportate in detto Cortile, mentre conoscendosi manifestamente essere di mano del Maestro della Colonna Trajana, si puol credere fossero sopra uno di quelli Archi, che stavano nel Foro di essa Colonna da quella parte, che volta verso loro; e nel fondare alcune loro fabbriche si dovettero trovare.

45. Parimente al tempo di Sisto V presso San Lorenzo in Lucina dalla parte verso Campo Marzo, il Cavalier Fontana vi trovò una gran Guglia13 di granito Egiziaco; e pervenuto all’orecchio di Sua Santità, commise, che si scoprisse, con intenzione di dirizzarla in qualche luogo; ma detto Cavaliere trovandola mal trattata dal fuoco, e datone raguaglio a Sua Santità, fu risoluto di lasciarla stare.

46. Fuori di Porta S. Pancrazio nella Vigna di Antonio Gallese, nel cavarvisi, si trovarono una quantità di sepolture con Epitaffi di marmo, tra quali ve n’era uno che diceva solo Æternali somno, ed un altro In tempore, quod non comburitur; ma se saranno stati visti da D. Pier Leone Castelli, come intelligente, ne averà cavato il sugo.

47. Mi ricordo, che a Sant’Agnese, fuori di Porta Pia, vi sono state trovate molte Grotte alte un uomo, larghe circa cinque palmi, tutte foderate con lastre di marmo, non sapendo giudicare a che servissero: ma essendovisi trovate dell’ossa, si crede fossero de’ Martiri, i quali in quel luogo stessero per paura de’ Tiranni. [p. 21 modifica] 48. Fuori della Porta di S. Giovanni nella Vigna del Sig. Annibal Caro essendovi un grosso massiccio, e dando noja alla Vigna, il detto Sig. Annibale si risolse spianarlo: e vi trovò dentro murati molti Ritratti d’Imperatori, oltre tutti i Dodici: ed un Pilo di marmo, nel quale erano scolpite le forze di Ercole, e molti altri frammenti di statue, maniera greca, da eccellenti Maestri lavorati: ogni cosa era buona; delle suddette Teste non mi ricordo, che ne fosse fatto, ma del Pilo ne fu segata la faccia d’avanti, e mandata a Muralara a Monsignor Visconti14

49. Nella Vigna del Signor Domenico Biondo alle Terme di Costantino nella Rupe di Monte Cavallo, quest'anno vi si è trovato un Apollo di marmo grande al naturale con le ali a gli omeri, cosa non più veduta da me; ed alcune Teste de’ Termini, tra quali vi era un Pan cornuto con peli di Capra, ed una Cibele torrita sedente sopra due Leoni, da buon maestro lavorati.

50. Appresso il Giardino del Capitano Mario Spiriti, si trovarono sette Teste dì Sabine molte belle, con conciature dì capelli molto capricciose; come anche un Pilo ovato di marmo pario con il basso rilievo di Bacco, tirato sopra il Carro dalle Baccanti, alcune delle quali danzavano, e sonavano Cembali, ed i Satiri con le Tibie: il tutto fu comprato dal Cardinale di Montepulciano15 mandandole a donare al Re di Portogallo, ma l’invidioso Mare se le assorbì.

51. Passato Ponte Sisto; verso Trastevere, [p. 22 modifica]dove è la Chiesa di S. Gio. della Malva, mi ricordo vi fu trovato un Piatto circa venti palmi di larghezza molto bello, di marmo bigio Africano, Ferdinando Gran Duca di Toscana, in quel tempo Cardinale in Roma, comprò detto Piatto, e lo condusse nel suo Giardino alla Trinità sopra il Monte Pincio; e perchè detto Piatto era grosso di fondo, messi in considerazione al Cardinale, che ne segasse due tondi, e cosi fece, e sono ancora in detto Giardino; cosa bella per la sua grandezza.

52. Accanto il Tevere, dove al presente fanno la Sinagoga gli Ebrei, al tempo di Pio IV vi furono trovati due Giganti, che tengono due Cavalli, di marmo statuale, quali furono trasportati in Campidoglio, e collocati in capo della scala al fine della piazza, dove al presente si trovano; e delle statue era opinione di alcuni, fossero Pompei, ed altri Castore, e Polluce, per certi cucuruzzi come mezz’ovo in capo; il maestro fu mediocre, dando a medesimi poco spirito.

53. Ho sentito dire a Gabriel Vacca mio Padre, che il Cardinal della Valle incapricciandosi di cavar Tesori, fece cavare nelle Terme di Marco Agrippa, nelle quali vi trovò una gran corona Civica Imperiale di metallo dorata; e perchè aveva simiglianza di certe ciambelle, che a quel tempo si vendevano per Roma, quelli Cavatori dissero: ecco una Ciambella; e per avere la mancia corsero al Cardinale, dicendogli: avemo trovato una Ciambella di bronzo; e di lì a poco venendoci ad abitare un Oste, fece per insegna la detta Ciambella; ed in questo modo è stato sempre chiamato, la Ciambella.

54. Le Case mie, dove al presente abito, sono fabbricate sopra dette Terme; e volendo fondare un muro, trovai l’acqua, e tastando con il palo di ferro, trovai un Capitello corintio; e misuratolo, era dal corno sino al fiore palmi quattro, che veniva ad essere come quelli del Portico della Rotonda, e soprabbondando l’acqua, convenne lasciarlo dormire. Nel far la Cantina, vi trovai un gran Nicchione tutto foderato di condotti di terra cotta piani, né ad altro servivano, che a condurre il caldo in detta Stufa; e sotto vi trovai il piano, dove [p. 23 modifica]caminavano gli antichi, foderato di lastre di marmo, e sotto dette lastre era un forte lastrico, e sotto il lastrico erano molti pilastrelli; che lo reggevano in aria, e tra l’uno, e l’altro vi ponevano il fuoco, trovandosi ancora delle ceneri, e carboni. Si scoperse parimente un grosso vacuo foderato di fogli di piombo, con molta diligenza inchiodati con chiodi di metallo, e quattro Colonne di granito, ma non molto grandi: e mi risolsi di murare senza cercar’altro.

55. Sotto il nostro Arco, volendo mio Padre farvi una Cantina, vi trovò alcuni pezzi di cornicioni, tra quali uno lungo palmi tredici, largo otto, e alto cinque: e venduto ad un Scarpellino, ne fu fatta la lapide del Duca di Melfi, di Casa Piccolomini, e s’incontra al primo ingresso della Chiesa del Popolo.

56. Volendo li Vittorj fondare il loro Palazzo trovarono una gran scala, che saliva in dette Terme d’Agrippa, di marmo molto consumato da piedi; da che si congettura fosse l’ingresso principale; ma soprabbondando l’acqua, fu forza fondare senza veder’altro.

57. Mi ricordo, che nella via, dove abitano li Leutari, presso il Palazzo della Cancellaria, nel tempo di Papa Giulio III fu trovato sotto una Cantina una statua di Pompeo di palmi quindici alta, avendo sopra il collo un muro divisorio di due Case: il padrone di una fu inibito dall’altro, tenendo ciascun di loro essere padroni di detta statua: allegando uno pervenirsi a lui, mentre ne possedeva la maggior parte, e l’altro diceva convenirsi a lui per aver nel suo la Testa, come più nobil parte, dalla quale si cava il nome della statua: finalmente dopo litigato venutosi alla sentenza, l’ignorante Giudice sentenziò, che se gli tagliasse il Capo, e ciascuno avesse la sua parte: Povero Pompeo! Non bastò, che glie la tagliasse Tolomeo, anche di marmo correva il suo mal destino! Pervenuta all’orecchio del Cardinal Capodiferro sentenza sì sciocca, la fece soprasedere, ed andato da Papa Giulio, narrandogli il successo, restò il Papa stupefatto, ed ordinò immediate, che si cavasse [p. 24 modifica]con diligenza per se, e mandò a’ Padroni di essa cinquecento scudi, per dividerseli fra di loro; e cavata detta statua ne fece un presente al medesimo Cardinale Capodiferro. Certo fu sentenza da Papa; né ci voleva altro, che un Capodiferro; ed al presente sta nella sala del suo Palazzo a Ponte Sisto.16

58. Nella Vigna di Gabriel Vacca mio Padre, accanto Porta Salara17 dentro le mura, vi è un [p. 25 modifica]fondo, dove si dice gli Orti Salustiani; cavandoci trovò una gran fabbrica di forma ovata, con portico attorno ornato di Colonne gialle, lunghe palmi diecidotto scannellate, con capitelli, e basi Corintie; detto ovato aveva quattro entrate con scale, che scendevano in esso al pavimento fatto di mischj con belli scompartimenti, ed a ciascuna di dette entrate vi erano due Colonne di Alabastro Orientale trasparente. Vi trovammo certi condotti sotto a dett’ovato grandi, che vi caminava un uomo in piedi, tutti foderati di lastre di marmi greci, come anche due condotti di piombo lunghi dieci palmi l’uno, ed il vano di essi era più di un palmo, con le seguenti lettere NERONIS CLAVDIVS: Vi si trovarono ancora molte medaglie di Gordiano di metallo, e di argento della grandezza d’un quattrino, e quantità di mosaici. Il Cardinale di Montepulciano comprò le Colonne gialle, e ne fece [p. 26 modifica]fare la balaustrata alla sua Cappella in S. Pietro Montorio: comprò ancora quelle di Alabastro, una delle quali essendo intera la fece lustrare, e delle altre rotte ne fece fare tavole, e con altre anticaglie le mandò a donare al Re di Portogallo; ma quando furono in alto Mare, l’impetuosa Fortuna, trovandosele in suo dominio, ne fece un presente al Mare.

59. Mi ricordo, che il Sig. Carlo Muti nella sua Vigna poco lontana dagli Orti Salustiani, trovò un Fauno maggior, del naturale, con un Puttino in braccio, ed un Vaso grande, con Fauni, e Baccanti, che ballano, con cembali in mano, che oggi stà nel suo Giardino; trovò anche molte Statue sparse disordinatamente, le quali si puol credere fossero in quella fabbrica trovate nella Vigna di mio Padre, mentre vi si vedono muraglie piene di nicchie, e che fossero trasportate nella Vigna del Sig. Carlo Muti.

[p. 27 modifica]60. Mi ricordo, che al tempo di Pio IV sotto il Palazzo, già del Cardinal della Valle, furono trovati molti pezzi di cornicioni, e rocchj di Colonne, e capitelli Corintj. Vi rimase ancora gran robba; e perchè erano contigue alle Terme di Nerone, ed ancora per essere opera di marmo salino, (mentre non adoprò altra specie di marmi nelle sue fabbriche), per questa ragione, mi dò a credere, che fossero membri delle sue Terme. Vi si trovò anche un capitello di smisurata grandezza, e se ne fece l’Arme di Pio IV di Porta Pia. Mi ricordo parimente, che nella piazza, che si dice di Siena, ove ora li Teatini fabbricano la Chiesa di S. Andrea, nel fare li fondamenti vi trovarono un pezzo di granito dell’Elba lungo palmi quaranta, di grossezza circa sei palmi, e sotto ad essa una selciata antica; giudico però, che detta Colonna vi fosse stata trasportata, non essendo in detto piano altri vestigi di antichità: e seguitando a cavare quasi vicino la creta, si trovò un gran Nicchione, il quale dava segno di superbo edifizio. Della Colonna ne fecero pezzi, ed uno di essi l’hanno posto per soglia della porta grande di detta Chiesa.

61. Mi ricordo cavare nel Cortile di S. Pietro alquanti pili, de’ quali ve n’è ancora uno appresso la Guardia de’ Svizzeri, essendo in essi scolpite figure togate, con libri, e scritture in mano, ed alcuni inghirlandati: credo fossero sepolcri de’ Filosofi, e Poeti; giacché Vaticano deriva da Poeti. La Pigna di bronzo, che sta nel suddetto Cortile, fu [p. 28 modifica]trovata nel fondare la Chiesa vecchia della Traspontina, alle radici del Mausoleo di Adriano, facendo fine al detto Mausoleo come impresa di Adriano.

62. Mi ricordo, che nelli fondamenti di San Pietro in Vaticano, verso la Chiesa di S. Marta, furono trovati dentro il centro della creta alcuni pezzi di legno, circa quattro palmi lunghi, e grossi uno, tagliati dalla testa con la scure, o altro ferro, e dinotavano essere stati tagliati da uomini; e questo bisogna, che fosse avanti la grand’Arca, essendo la creta opera del gran Diluvio, e detti legni erano impastati con essa, né sì vedeva segno, che vi fosse stato mai cavato; erano detti legni come pietra, gravi, neri, ed impietriti, e sentii dire essere stati posti nella Guardarobba del Papa.

63. Mi ricordo aver sentito dire, che negli ultimi anni di Paolo III nei fondamenti di S. Pietro, fu trovato un Pilo di granito rosso di Egitto, (che oggi sta in S. Pietro Vecchio appresso l’Altare del Volto Santo), con dentro una Regina, quale dimostrava essere vestita tutta di bruscili d’oro, ma vedendo l’aria, ogni cosa perse la forma: vi trovarono anche quantità di gìoje, delle quali il Papa ne fece un Triregno; e trovandosi a questa soprastante il Magnifico Gio. Alberino, prese alcune perle grossissime, ma il gran tempo l’aveva fatte rancide, e levavano la buccia come le cipolle; e tutto questo mi fu detto da mio Padre, molto amico del suddetto Sig. Alberino,

64. Sopra il Monte Tarpejo dietro il Palazzo de’ Conservatori, verso il Carcere Tulliano, so essersi cavati molti pilastri di marmo statuale, con alcuni capitelli tanto grandi, che in uno di essi vi feci io il Leone per il Gran Duca Ferdinando nel suo Giardino alla Trinità; e degli altri il Cardinal Cesi ne fece fare, da Vincenzo de Rossi, tutte le Statue, e Profeti della sua Cappella in {{W|Chiesa di Santa Maria della Pace (Roma)|Santa Maria della Pace: e detti Pilastri si crede fossero del [[w:Tempio di Giove Statore (II sec a.C.)|Tempio di Giove Statore}}. Non si trovarono né cornicioni, né altri segni di detto Tempio; onde io fo giudizio, che per essere tanto accosto alla ripa di detto monte; si siano dirupati da loro stessi; ovvero che dal furore de’ Goti fossero precipitati; puol' [p. 29 modifica]essere ancora, che per qualche accidente non fosse finito.

65. Mi ricordo ancora, che in detto Tarpejo dalla banda della Chiesa della Consolazione, fabbricandovi Muzio de Leis, e Agrippa Mace, vi trovarono nella costa del Monte molti frammenti di marmi quadri, eh’erano dirupati da quell’altezza. Vi si scoprirono anche molti Pozzi fatti dagl’Antichi nel tufo, tanto cupi, che restano al piano di Roma; e detto Muzio facendoci calare il Muratore, mi disse, che nel fine di detto pozzo vi era una volta assai spaziosa tonda, e nel mezzo vi passava un grosso condotto. Di questi pozzi vi sono duo opinioni, la prima di averli fatti fare li Romani nel tempo degli Assedj; e l’altra di essere stati fatti per esalazione de’ Terremoti: il che mi pare buona considerazione.

66. 18 Alle radici anche del detto Monte Tarpejo verso il Teatro di Marcello, fu trovata la Colonna Milliaria, che oggi sta sulla piazza di Campidoglio: e stava in opera in quel luogo, dove fu ritrovata.

67. Ho veduto cavare nel Foro Romano, accanto l’Arco di Settimio, quelli piedestalli grandi, che ora sono nel Cortile del Cardinal Farnese pieni di lettere, e di nomi.

68. Nella Chiesa di Santa Martina appresso detto Arco vi erano due grandi Istorie di marmo statuale, assai consumate, rappresentanti Armati con Trofei in mano, e Togati, di buona mano. Sisto V nel far la Piazza di Santa Maria Maggiore demolì la Chiesa di S. Luca de’ Pittori , e in [p. 30 modifica]ricompensa donò a’ medesimi la detta Chiesa di Santa Martina, ed essi per farci i miglioramenti venderono dette Istorie, ed al presente sono in casa del Sig. Cavaliere della Porta Scultore.

69. Appresso il suddetto Arco vi era la statua di Marforio sopra terra, e li Romani volendo ornare la fonte in Piazza Agone, la levarono, e condottala fino a S. Marco, si pentirono, e la fecero condurre in Campidoglio, dove oggi serve per Fiume alla fonte sopra la Piazza, e nel levare dal detto luogo la statua, vi trovarono quella gran Tazza di granito, che ora fa fonte in mezzo al Foro Romano, che serve per dar da bevere alle bestie, delle quali ivi si fa mercato.

70. Messer Vincenzo Rossi, mio Maestro, mi disse, che il Cavallo, e Leone, che stanno in Campidoglio, e che dicono appartenere all’Istoria de’ Tivolesi, nel tempo di Paolo III furono trovati da Latino Juvenale, allora Maestro di Strade, curioso delle antichità, in quell’acqua fuori di Porta S. Paolo, dove presentemente è un Molino, e si condussero in Campidoglio; e sebbene la pelle del marmo resta mangiata dall’acque, apparisce nondimeno essere mano di eccellente Artefice.

71. Quella gran Testa di bronzo d’Augusto, e la gran mano, che tiene una palla, che sono in Campidoglio, mi fu detto essersi trovate avanti il Coliseo appresso la Meta Sudante e da questo Colosso prese l’Anfiteatro il nome di Colosseo19.

72. Mi ricordo aver sentito dire da certi Frati di Santa Maria Nova, che Papa Eugenio IV aveva tirati due muri, che rinchiudevano il Coliseo nel loro Monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al detto Monastero, se non per levar l’occasione del gran male, che in quel luogo si [p. 31 modifica]faceva: e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni il Monastero, finalmente i Romani fecero risentimento, che così degna memoria non doveva stare occulta, ed a dispetto de’ Frati andarono a furor di Popolo a gettar le mura, che lo chiudevano, facendolo commune, come al presente si vede. Ma i detti Frati dicono aver tutte le loro ragioni in carta pergamena; e mi dissero, che se venisse un Papa della loro, si farebbono confermare il donativo, e vivono con questa speranza.

73. Nel suddetto Monastero, verso il Coliseo, si vede un gran Nicchione, sotto del quale cavandosi si trovò una platea di marmi salini, cosa stupenda, larghi tredici palmi, nove lunghi, e tre alti. Io ne comprai certi per segarli, e farne lapide; vi si trovarono incrostature di Alabastri cotognini, e molte nicchie, ma senza segno di statue, le quali dovevano essere state rubate.

74. Poco fuori di Porta S. Gio. mi ricordo, che furono trovate molte Statue rappresentanti la Favola di Niobe20; come anche due Lottatori di buon maestro: il tutto comprò il Gran Duca Ferdinando, e sono nel suo Giardino del Monte Pincio.

75. Mi ricordo aver sentito dire, che il Magnifico Metello Vaci Maestro di Strade, fece condurre dalla via Prenestina fuori di Porta S. Lorenzo, quel Leone di mezzo rilievo, che risarcito da Giovanni Sciarano Scultore da Fiesole, ora sta nella Loggia del detto Giardino del Gran Duca; il quale per accompagnarlo fece fare a me l’altro di tutto rilievo.

76. Al Palazzo maggiore vicino gli Orti Farnesiani fu trovata una Porta rovinata molto grande; li stipiti di essa erano di quaranta palmi in circa, di marmo salino, con una mezza nicchia di mischio Africano, ed una Testa di Giove Capitolino di basalte, due volte maggiore del naturale, che al [p. 32 modifica]presente è appresso di me; e detta Nicchia credo, che servisse per detta Testa.

77. Poco lontano dal detto luogo, nella Vigna del Ronconi, quale è inclusa nelle ruine del medesimo Palazzo maggiore, mi ricordo esservisi trovati diecidotto, o venti torsi di statue, rappresentanti Amazoni, poco maggiori del naturale. E nella medesima Vigna essendosi crepata la Vasca del vino, ed il detto Ronconi facendo levare il lastrico vecchio di detta Vasca per rifarvi il nuovo, si scoprì un’Ercole compagno di quelli del Cortile Farnese21, né vi mancava se non una mano; nella base vi erano le seguenti lettere OPVS LISIPPI; il Duca Cosmo di Toscana la comprò per scudi otto cento dal detto Ronconi, facendola trasferire a Fiorenza, dove al presente si trova,

78. Mi ricordo, che appresso il frontespizio di Nerone, fu trovato un gran Colonnato di marmi salini, il maggior de’ membri, ch’io abbia ancor visto: Colonne grosse nove palmi maravigliose, delle quali ne furono fatti varj lavori, tra’ quali la facciata della Cappella del Cardinale Cesi a Santa Maria Maggiore: di una base sì fece la Tazza della fonte del Popolo, e di un’altra quella di Piazza Giudia.

79. Nel tempo di Pio IV mi ricordo, che Matteo da Castello tolse a spianare una Vigna sopra il Monte Aventino, e cavandoci, trovò Vasi di piombo con dentro quantità di medaglie d’oro con conio di Sant’Elena, e dal rovescio una Croce, e subito le portò al Papa, il quale vista la sincerità di Matteo, gliene fece un presente, e così mi raccontò il detto Matteo. Ciascuna di esse medaglie pesava da dodici in venti giulj, e ne trovò circa mille otto cento. [p. 33 modifica] 80. Nel Pontificato di Gregorio XIII nel medesimo Monte Aventino negli Orti di Santa Sabina, vi furono trovati una gran quantità di molini, ovvero macinelli da macinare a mano, fatti di quella pietra rossa, che si trova a Bracciano. Si crede, che in quel luogo vi fosse qualche Fortezza, dove si salvavano gli antichi moderni al tempo delle Parti, e con quelli macinassero frumento, legumi, ed altro, che faceva loro bisogno, Vi erano anche molti muri di case, plebee, e perché detto Aventino, è fortissimo della parte del Tevere sino a Testaccio, mi dò a credere se ne servissero di Fortezza,

81. Molti anni sono, quando andava vedendo le Antichità, ritrovandomi fuori di Porta San Bastiano a Capo di Bove, per la pioggia mi ricovrai in una Osteriola, e mentre aspettava, ragionando coll’Oste, questo mi disse, che pochi mesi avanti, vi fu un uomo per un poco di fuoco, e la sera tornò con tre compagni a cena, e poi andavano via, ma li tre compagni non parlavano mai; e questo seguì per sei sere continue. L’Oste sospettò, che questi facessero qualche male, e si risolse accusarli; onde una sera avendo al solito cenato, col favore della luna, tanto li codagiò, che li vide entrare in certe grotte nel cerchio di Caracalla; la seguente mattina ne fece consapevole la corte, la quale subito vi andò, e cercando in dette grotte, vi trovarono molta terra cavata, e fatta una cava profonda, nella quale vi erano molti cocci di vasi di terra, rotti di fresco, e rozzolando in detta terra, trovarono li ferri ricoperti, con che avevano cavato. Volendomi io chiarire del fatto, essendo vicino, vi andai, e vidi la terra cavata, e li cocci di vasi come Vettine. Questi si tiene fossero Goti, che con qualche antica notizia trovassero questo tesoro.

82. Presso S. Bastiano, in una vigna di rincontro, furono trovate molte statue in un luogo ornatissimo di pavimenti mischiati, con belli scompartimenti; e molte medaglie bruciate, come anche molti musaici scrostati dal muro: dinotava non grande edifizio, ma ricco di ornamenti.

83. Poco lontano dal detto luogo, si scende ad un casaletto, del quale ne sono Padroni li Caffarelli; che con questo nome è chiamato il luogo; vi [p. 34 modifica]è una fontana sotto una gran volta antica che al presente si gode, e li Romani vi vanno l’Estate a ricrearsi. Nel pavimento di essa fonte si legge in un Epitaffio essere quella la fonte d’Egeria, dedicata alle Ninfe. Favoleggiando i poeti dicono, che Egeria fosse ninfa di Diana, ed essendo innamorata di un suo fratello molto lungi da lei , volendogli scrivere che tornasse, prese lo stile, e scrivendo pianse sì dirottamente, che Diana mossa a compassione la convertì in viva fonte; e questa dice l’Epitaffio essere la medesima fonte, in cui fu convertita.

84. L’Adone22 del Vescovo di Norcia, ora de’ [p. 35 modifica]Pichini, fu trovato nella loro vigna posta tra San Matteo, e San Giuliano accanto le spoglie di [p. 36 modifica]Mario, e l’anno passato vi si trovarono dell’altre statue; ma non avendole viste, non posso dire, che siano, ma bisogna che fosse luogo delizioso.

85. In un altra vigna incontro alla detta, mi ricordo vi fu trovato un Seneca23 di marmo nero, con altri frammenti di statue, ed alcuni pezzi di termini. [p. 37 modifica] 86. A piè di Santa Maria Maggiore, verso Roma fu trovata una statua al naturale a sedere, talmente vestita, che pareva fasciata: appoggiavasi col cubito sopra un ginocchio, e con la mano alla bocca. Vedendola Don Pier Leone Castello peritissimo, disse esser Vittorina Mater castorum.

87. Mi sovviene, che appresso San Stefano Rotondo, nella vigna di Adriano Martire, accanto l’acquedotto, si trovò una statua d’Adriano vestito alla Consolare, di buona maniera, con statue ed altri, de’ quali non mi ricordo il nome, ed un Tripode da sacrifizio di metallo. Il detto Adriano si comprò dal Popolo Romano, ed ora si vede nel primo piano della scala del Consiglio pubblico.

88. Mi ricordo, che nella piazza dietro Ss. Apostoli si trovarono molti marmi salini di molta grandezza quadri, ma consumati gettati dai nostri antichi moderni per l’impedimento che avevano delle gran ruine, come ho osservato in altre cave.

89. Mi ricordo aver sentito dire da Ottavio Maji che per accomodare un monastero di Monache rinchiuso nel Foro di Nerva, furono gettati certi quadri di peperino, ne’ quali, tra l’uno, e l’altro vi erano alcune spranghe di legno da ogni banda fatte a coda di rondine, così ben conservate, che si potevano rimettere in opera; e nessun falegname conobbe di che legno fossero.

90. Mi ricordo, che nel Monte Aventino, nella vigna di Monsignor de’ Massimi verso Testaccio, si trovò una statua di basalto verde rappresentante il figliuolo d’Ercole in età fanciullesca, con la pelle di leone in testa, e con la clava in mano; favoleggiando i poeti essere detto monte (che Aventino chiamavasi) dedicato al figlio di Giove. Questa statua la comprarono li Romani dal detto Monsignore per ducati mille di Camera; ed ora si trova in Campidoglio.

91. Tra la piazza di Sciarra, e la Guglia di S. Manto, vi era un poco di Chiesetta di S. Antonio24 molto vecchia; e volendovi fare una tomba vi [p. 38 modifica]scopersero gran massicci di peperini, e ne trovarono tanta copia, che dell’esito di essi rifecero di nuovo detta Chiesa: e ciò dimostrava esservi stato qualche nobile edificio.

92. Mi ricordo, che un certo uomo chiamato Paolo Bianchini, il quale faceva professione di ripescare Barche, e Mole annegate nel Tevere, volendo ripescare una barca, andò sott’acqua in quella parte, che è tra Porta del Popolo, e Ripetta, e trovò una statua d’un Console a sedere con scritture in mano di molto buon maestro, ma mancante di testa. Mi disse il medesimo avervi trovato degli altri marmi, ma non ardì cavarli senza licenza, e detta statua è ora in casa del Palombo Notaro.

93. Ho sentito dire, che vicino quelli speroni antichi del Ponte d’Orazio, che si vedono nel Tevere dritto S. Gio. de’ Fiorentini incontro S. Spirito vi fu trovata tanta quantità di metallo, che ne furono empiti li schifi.

94. Vicino il Tevere verso Testaccio in una vigna del cavalier Sorrentino, so che vi furono cavati gran quantità di mischj Africani, e portasanta abbozzati ad uso di cava, e colonne di marmo salino e cipollino pure abbozzate, e due Lupercali bellissimi, li quali tenevano grappi d’uva in mano, appoggiati ad un troncone, con una pelle di caprio, nella quale vi erano involti alcuni conigli. Vi fu trovata anche una testa di colosso, che dal mento al cominciar de’ capelli era sette palmi, e la comperò uno scarpellino vicino l’arco di Portogallo, dove ora si trova.

95. L’anno passato appresso il suddetto luogo, dove si chiama la Cesarina, vi furono trovate certe colonne gialle, le quali condotte per il Tevere furono scaricate sopra la ripa in quel luogo, dove si vedono ancora molti pezzi di mischi abbozzati, che per [p. 39 modifica]essere di brutte macchie e di durissimi calcedonj circondati, non sono stati mai messi in opera, e furono nel medesimo luogo ritrovati. Le dette colonne credo le comprasse il Gran Duca, perchè so che ne faceva diligenza.

96. Nella ripa del Tevere incontro della Cesarina, vicino porta Portese, nella vigna de’ Vittorj, si trovarono molte statue e teste di filosofì, e Imperatori nascoste in due stanze, una addosso l'altra con alcuni istromenti di scultori, delle quali il Cardinal Farnese scelse le migliori, e l'altre si trovano in casa di detto Vittorj.

97. Mi ricordo che fuori della detta porta Portese lontano mezzo miglio, dov’è la vigna di Antonio Velli, vi fu trovato un Pasquino sopra un piedistallo di tufo con un Gladiatore, che gli muore in braccio; il detto Pasquino era mancante fino alla cintura, ma il Gladiatore sano: e quando venne il Duca Cosmo ad incoronarsi in Roma Gran Duca, lo comprò per scudi cinquecento, e lo condusse a Fiorenza accompagnatolo con l'altro, che ebbe da Paolo Soderino, trovato nel Mausoleo di Angusto.

98. Fuori della suddetta porta due miglia nel luogo, dove si chiama Foga l'Asino, verso il Tevere in un canneto, al tempo di Gregorio XIII furono trovati molti Consoli di marmo, e ciascuno aveva il suo piedistallo con lettere, come anche colonne di marmo gentile lunghe trenta palmi: queste furono segate e servirono per la cappella Gregoriana di S. Pietro: li Consoli furono sparsi per Roma, lavorati però da mediocre mano.

99. Accanto porta Latina dalla banda dentro le mura, il Cardinal Santacroce, facendovi cavare trovò una magnifica sepoltura di marmi campanini: l'architettura non era molto bella, ma fatta con grande spesa; e detto Cardinale cavò tutti quelli marmi.

100. Parimente in una vigna accanto della porta vi trovarono due pili, che ora sono in casa mia di marmo gentile, e molti pezzi di cornici, fregj, architravi, e colonne, con altri pezzi di pili, col Diis Manibus; si crede che fosse luogo de’ sepolcri de’ Romani,

101. Flaminio Galgano padrone di una vigna incontro Santo Savo, dove si cavano i tufi per far [p. 40 modifica]le mura della città, mi raccontò che cavandosi alle radici di quel monte, si trovò dentro il tufo uno stanzino molto adorno con pavimento fatto di agata, e corniola, e li muri foderati di rame dorati con alcune medaglie commesse, con piatti, e bocali, tutti istromenti di sacrifizj, ma ogni cosa avea patito fuoco; il detto stanzino non aveva né porte, né finestre, e vi si scendeva per di sopra.

102. Fabio Galgano fratello del suddetto nella medesima vigna vi trovò un vaso d’alabastro cotognino, che nella panza era largo quattro palmi e mezzo, e sei alto, col coperchio così sottilmente lavorato che lo aveva ridotto il maestro con lime più sottile, che se fosse di terra cotta, e mettendovi dentro un lume traspariva ed era pieno di cenere. Dopo la morte di esso Fabio parmi l'avesse il Duca Cosmo, con altre belle anticaglie dal suddetto adunate.

103. Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, che trattava d’un tesoro con un serpe, ed una figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall’altro accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto, che trovò il segno in un fianco dell’arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a’ Romani ed esso andato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto fianco dell’arco a forza di scarpello entrò sotto, fecendovi come una porta; e volendo seguitare, li Romani dubitando non minasse l’arco, a’ sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano regnasse ancora la rabbia di distruggere le Romane memorie, si sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia andarsene via, e fu tralasciata l’opera.

104. Dietro le Terme Diocleziane, volendo il Padrone d’una vigna fare un poco di casetta, scuoprì due muri, e cominciando a cavare fra di essi, e calando giù vide una buca; e facendola maggiore vi entrò dentro. Era fatta a modo di forno, e vi trovò decidotto teste di Filosofi riposte, e le comprò il Sig. Gio: Giorgio Cesarini, ed ora il Signor Giuliano l’ha vendute al Cardinal Farnese, e sono nella sua Galleria. [p. 41 modifica]105. Mi ricordo che il detto Sig. Giorgio Cesarini comprò una grossa colonna di cipollino, che era nel Foro Traiano in casa di Bastiano Piglialarme, e detta colonna la condusse al suo giardino a S. Pietro in Vincola per dirizzarla, e ligarvi sotto un orso, e porvi sopra un'aquila di bronzo; denotando queste tre cose l’armi sue; ma la morte interruppe il pensiero.

106. Ho veduto cavare da S. Stefano Rotondo sino allo spedale di S. Giovanni Laterano, e trovare molte stufe plebee, e muri graticolati con alcuni condotti di piombo, e molte urne con ceneri; tutte cose di poca considerazione.

107. Nella via Prenestina fuori di Porta S. Lorenzo fuori delle mura, vi fu trovato un pilo di marmo con bellissima Iscrizione, nella quale si lodava una mula, che in quello era sepolta, dicendo fra le altre lodi, che s’inginocchiava, acciò il padrone che era vecchio potesse montare sul dosso: ed il Reverendo Don Pier Leone Castello ne farà menzione nell’opera che fa degli epitaffi, che quanto prima darà a luce.

108. Mi ricordo poco lontano dal suddetto luogo esservi un casale che si chiama Marmorata. Vi sono molti segni d’antichità, e deve tener tal nome, perchè anticamente vi dovevano essere molti marmi. N'è il padrone il Capitolo di S. Giovanni Laterano; il quale volendo fare un cancello al detto casale, fece chiamare certi scarpellini a spaccare due grossi pezzi di travertini, che stavano in opera sopra terra uno sull'altro: e quando li scarpellini ebbero spaccato quello di sopra, volendo allargare l’un pezzo dall’altro, videro dentro un vaso d’alabastro cotognino col suo coperchio. Quelli del casale, che erano venuti ad ajutare a dar leva, dissero alli scarpellini, che non lo toccassero, ed uno di loro corse a dar la nuova al Capitolo; ma li scarpellini desiderosi di vedere, lo scopersero, e vi trovarono delle ceneri, e sino a venti bottoni di cristallo di montagna, un anello d’oro con la pietra, un arizza crine d’avorio con le punte d’oro, ed un pettine d’avorio, e con le ceneri mescolati alcuni bruscioli d’oro. Arrivati quelli del Capitolo si assorbirono ogni cosa, e gli scarpellini non ebbero cosa alcuna. Mirate come gli [p. 42 modifica]antichi aveano messo quel vaso dentro quel travertino, fattavi una buca per ricettacolo del vaso, e poi calato il travertino in opera vi era rimasto incluso il vaso. Chi mai avrebbe pensato a un tal caprìccio? Se non veniva quell’occasione, non si sarebbe in eterno scoperto, perchè di fuori non vi era segno alcuno,

109. Mi ricordo dietro le spoglie di Mario accanto la via che mena a Porta maggiore, nella vigna degli Altieri, vi fu trovata una Venere bellissima, che esce dal bagno, ed un Ercole di marmo collocate in opera in una fabbrica ottangolare, suppongo potesse essere una fonte. Vi si trovarono anche due musaici, ed appresso si scoperse una strada selciata amplissima consumata dalli carri, e andava verso Porta maggiore.

110. Appresso S. Gregorio nella vigna di Curzio Saccoccia Notaro del Campidoglio, cavandosi si trovarono molti pili di marmo storiati con delle battaglie; e quello che più mi piacque, fu un basso rilievo con un vecchio decrepito dentro una culla con certi manichi, e certi fanciulli lo portavano cullando, ed il vecchio pareva che ridesse con essoloro, e sotto vi erano le seguenti lettere che dicevano

IN SENECTVTE ME BAIVLANT

M’immaginai fosse Diogene Cinico,

111. Mi ricordo cavar nell’orto di S. Salvator del Lauro, e trovarvisi quattro femmine vestite, di diecidotto in venti palmi alte, di marmo statuale senza testa, nella parte di sopra erano piene di goccie di metallo, molte delle quali stavano assieme, e tutte per un verso accennavano gire ad un punto quale credo fosse l’argano, ed intorno ad esse non vi era segno di ruina, ma semplicemente sopra la terra. Mi dò a credere, che anticamente non fossero in quel luogo. Vi trovarono ancora una fonderia di metallo, e quelle goccie, che erano sopra dette statue, si puol credere fossero uscite da qualche forma, e cadute sopra di esse.

112. Mi ricordo, che nelle Terme di Costantino sopra Monte Cavallo innanzi a S. Silvestro, in un luogo di Bernardo Acciajoli, nel cavarsi furono trovate certe volte sfondate piene di terra. [p. 43 modifica]risolutosi egli di nettarle vi trovò dentro molti pezzi di colonne statuali da 30 palmi lunghe, e alcuni capitelli e basi: in capo di esse volte trovò murato un muro, che non era fatto a piombo, molto mal fatto. Risolvendosi di romperlo sfondò in due volte, quali erano piene di ossa d’uomini. Essendo mio amico mi mandò a chiamare, vi andai, e vi entrai con gran fatica, perchè vi era da cinque palmi di vano dalla sommità della volta al piano dell’ossa, e dove mettevamo il piede, affondavamo sino al ginocchio, e come si toccavano perdevano la forma, e si convertivano in cenere; e tanto camminammo che ritrovammo il fine di dette volte; potevano esser lunghe da cento palmi e di vano fino a trenta; restammo stupefatti dalla quantità de’ morti: alcuni dicevano, che fosse qualche crudeltà di Nerone, per essere ivi appresso alcuni edifizj di esso Nerone, e che fossero martiri: altri dissero qualche gran peste: io andai congetturando, che per non essere sfondate di sopra dette volte, fossero stati messi per la bocca; però voglio credere, che fossero messi tutti ad un tempo a suolo a suolo, e quel vano di cinque palmi dalla cima della volta sino alle ossa, era il calo che aveva fatto, mancando la carne: se vi fossero stati messi come ossa, averebbero riempito fino alla sommità della volta, e l’ossa si vedrebbono confusamente gittate, ma vediamo li corpi interi. Questo dà notizia che vi fossero messi con la carne, e quel muro malfatto che stoppava dette volte, non significava altro che a quelli muratori pareva mill’anni di fuggire da quelli cadaveri; ma V. S. come prattica dell’Istorie potrà rinvenire la verità, essendo cosa degna di considerazione.

113. Mi ricordo al tempo di Paolo III avere nella piazza di Santa Maria del Popolo veduto un gran massiccio assai alto di terra. Parve al detto Papa minarlo, e fu spianato. Accanto alla porta del Popolo, dalla banda di fuori vi sono due bastioni fatti modernamente di belli quadri di marmo gentili, quali sono tutti bucati all’usanza de’ Goti, per rubarne le spranghe, che così ne fanno fede gli altri edifizj antichi, ed ho osservato che bucavano tra un sasso, e l’altro, dov’era la commessura per [p. 44 modifica]essere quello il luogo della spranga, e così veniva bocato il marmo di sopra, e quello di sotto, altrimenti non la potevano cavare. Ora in detti bastioni dette buche non affrontano; dunque è segno manifesto, che sono spoglie d’altri edifizj, ed avendo Sisto IV gran fabbricatore edificata Santa Maria del Popolo, acciò più eternamente durasse la sua memoria, essendo la Chiesa attaccata a detta porta, che un giorno per qualunque accidente di guerra poteva essere desolata, egli ci fabbricò detti bastioni per sua difesa con li detti marmi, de’ quali spogliò quel gran masso, che altro non poteva essere, che un Mausoleo, giacché vediamo, che appresso le porte della città, e nelle vie pubbliche si collocavano; e V. S. ne ha uno accanto la porta di San Pietro di Perugia.

115. Mi ricordo, che appresso alla porta di S. Croce in Gerusalemme, vi è un anticaglia, fabbrica assai sotterra, nella quale sono molti Santi dipinti e li Cristiani se ne sono serviti per Chiesa: ora è rovinata, e conversa in vigne. Appresso di essa vi fu scoperta una strada selciata, e molto spaziosa, e vidi che si partiva da porta Maggiore, ed andava a S. Gio. Laterano. Sopra di essa vi fu trovata una grossa colonna di granito bigio compagna di quelle, che sono in opera a San Giovanni Laterano nella nave degli Apostoli: Mi dò a credere, che quando il Magno Costantino fabbricò il Lateranense, spogliasse qualche edifizio di Porta Maggiore, e la suddetta colonna per qualche accidente rimanesse in quel luogo; ancora si puol vedere.

116 Mi ricordo più volte aver visto cavare nelle Terme di Tito, dove ora è il Monastero di S. Pietro in Vincoli, molte figure di marmo ed infiniti ornamenti di quadro; chi volesse narrarli tutti, entrerebbe in un gran pelago: ma si è fatta di presente una cava molto profonda, la quale dimostra, che innanzi alle Terme di Tito vi fosse un altro edifizio molto magnifico, ed adesso hanno cavato bellissimi cornicioni: i quali sono stati condotti alla Chiesa del Gesù per ornarne una Cappella. Potrebbe essere detto edifizio parte della casa aurea di Nerone.

117. Mi ricordo, che fu trovato nella vigna del [p. 45 modifica]Sig. Orazio Muti, dove fu trovato il tesoro incontro a S. Vitale un Idolo di marmo alto da cinque palmi il quale stava in piedi sopra un piedistallo in una stanza vota con la porta rimurata, ed aveva molti lucernini di terra cotta intorno, che circondavano col becco verso l’Idolo, il quale aveva la testa di leone, e il resto come un corpo umano: aveva sotto li piedi una palla dove nasceva un serpe, il quale cerchiava tutto l’Idolo, e poi con la testa gli entrava in bocca, si teneva le mani sopra il petto; in ciascuna teneva una chiave; ed aveva quattro ale attaccate agli omeri, due volte verso il Cielo, e l’altre chinate verso la terra. Io non l’ho per opera molto antica, per essere fatto da goffo maestro, ovvero è tanto antica, che quando fu fatta, ancora non era trovata la buona maniera. Mi disse però il detto Sig. Orazio, che un Teologo Padre Gesuita gli dette il significato, dicendo che dinotava il demonio, il quale al tempo della gentilità dominava il mondo però teneva la palla sotto i piedi: il serpe che lo avviticchiava e gli entrava in bocca, il predire il futuro con ambigui responsi: le chiavi in mano, padronanza della terra: la testa del Leone il dominatore di tutti gli animali. L’ale significavano l’essere da per tutto. Tal senso gli diede quel suddetto Padre. Io ho fatta diligenza di veder detto Idolo; ma morto il detto Sig. Orazio, gli eredi non sanno che ripiego s’abbia avuto. Non è gran fatto che per esortazione del Teologo, il Sig. Orazio lo mandasse a qualche calcara per cavargli l’umido da dosso, poiché molti e molti anni era stato sotterra.

118. Mi ricordo, che dopo il suddetto Idolo nel medesimo luogo ne trovarono un altro, ma di basso rilievo con la testa di leone, ed il resto corpo umano, dalla cintola in giù vestito di sottil velo, aperte le braccia, in ciascuna mano teneva una facella, due ali verso il cielo, e due verso la terra, fra esse gli usciva un serpe; e dal lato dritto aveva un’ara col fuoco, e usciva al detto Idolo per bocca una fascia, o benda, la quale andava sopra il fuoco di detta ara. Di questo non ne sappiamo il significato che non fu interpetrato dal Teologo, ma si può vedere, che sta in casa degli eredi del suddetto Signor Orazio. [p. 46 modifica] 119. Nelle radici del Monte Aventino verso Santo Savo nella vigna che è oggi del Sig. Giuseppe Grillo, fu scoperto un Fauno di marmo a sedere; la grandezza è di naturale, e di eccellente maestro, con altri frammenti di statue; ed ha trovato anche un caldajo di rame pieno di medaglie di metallo di grandezza quanto un quatrino, tutte ricoperte dalla terra, che non ho mai potuto chiarirmi di chi siano; e certi manichi di secchietti di rame ed un pajo di forbici di ferro lunghe da due palmi e mezzo, di quella sorte, che si tengono ferme da un lato, e dall’ altro si calca a leva, che usano li Stagnari, e quelli che tagliano il rame, e da queste forbici mi dò a credere che in quel luogo vi fossero fonderie, per essere dette forbici stromento di fonditori. Questo si trovò l’anno passato, e cavando non è dubbio, che si troveranno delle altre cose, per le quali l’uomo si accerta del tutto.

120. Accanto la Chiesa di Santa Maria in Navicella si trovarono molti travertini; non sono in opera, ma scomposti, e perchè l’aquedotto che passa innanzi San Giovanni Laterano, accenna andare al detto luogo, però credo che vi facesse un angolo il quale dividendo l’acqua partorìsse due acquedotti uno dei quali andasse all’Antoniana, siccome testificano alcune lettere fatte di tavolozza, le quali risaltano più in fuori della faccia dell’acquedotto, e dicono NIANA, e ’l T e l’O è ruinato, l’altro accenna andare al palazzo maggiore, e di parte in parte se ne vedono alcuni pezzi rimasti; bisogna che ivi l’acquedotto traversasse una strada e per farla ampla, e spaziosa e perchè il gran vano non facesse peso all’acquedotto, fabbricavano di travertini con buoni fianchi, come al presente ne vediamo un altro dinanzi all’Ospedale di San Gio. Laterano nel medesimo acquedotto. Il medesimo ho osservato negli acquedotti, che ogni tante canne vanno serpeggiando. Mi si potrebbe dire che ciò facessero per l’impedimento di altri edifizj, ma questa ragione non milita, perchè alla campagna dove non erano respettivamente edifizj, fanno il medesimo serpeggiamento onde voglio credere, che gli antichi lo facessero per smorzare con dolcezza il gran impeto dell’acqua, che forse avrebbe gettato le pareti, e veniva anche ad essere più purgata.

[p. 47 modifica]121. Volendo Sua Santità in S. Gio. Laterano far abbassare un certo rialto innanzi al coro, ed all’altare degli Apostoli, si scuoprirono tre nicchi assai grandi, uno accanto all’altro, con alcuni muri i quali camminavano in squadra con la Chiesa. Per questo rispetto si potrebbe dire, che Costantino fabbricando San Giovanni si servisse de’ fondamenti di altra fabbrica antica che vi fosse avanti. Il piano di detti nicchioni, dove camminavano gli antichi erano tutti di serpentini, e porfidi con altri mischj, sotto poi a questo trovarono altro pavimento circa sei palmi più basso; bisogna che fosse edifizio antichissimo, e nobilissimo.

122. Al presente nella piazza della Colonna Trajana volendosi fondare una Casa, si è scoperta la Piazza antica, tutta fabbricata di marmi, con alcuni pezzi di marmo giallo, che credo, che in se contenesse qualche scompartimento. È da credere ogni cosa dalla magnificenza di Trajano: e cavando le cantine si sono trovati tre pezzi di Colonne di marmo statuale, in testa cinque palmi grosse, e lunghe ciascuna tredici palmi. Queste Colonne vengono ad essere quelle del Portico, che recingevano il Foro nel mezzo del quale era la Colonna Istoriata. Altro non succede per adesso, e l’avviserò quando se ne porgerà l’occasione.

Fine delle Memorie di Flaminio Vacca.



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TAVOLA SOPRA LE MEMORIE

DI FLAMINIO VACCA

Secondo i numeri marginali di esse.


Adone statua Num. 84
Sant’Agnese. 47
Amazoni. 74
Annibal Caro. 48
Antoniana. 23
Sant’Antonio nell’Esquile. 39
...De’ Camaldoli. 81
SS. Apostoli. 88
Acquedotto. 24. 119
Apollo colle ali. 49
Arco. 103
...Camigliano. 26
...Di Claudio. 28
...Di Costantino. 9
...Di Portogallo. 11
...Di Settimio. 67
B
S. Bastiano. 18. 82
Bastioni fuori Porta del Popolo. 113
Bassi rilievi di Trajano. 9
Bernardo Acciajoli. 112
Busti d’Imperatori. 14. 48
...Di bronzo d’Imperatori. 16
C
Caffarella. 83
Campidoglio. 2. 27. 70
Cappuccini. 14
Capitello Corintio. 54
Capitelli, o Pilastri grandi. 64
Capo di Colosso di Bronzo. 71
Cardinal Montalto. 24
Casa Aurea. 22. 115
Casa Galli. 30
...Del Vacca. 53
Catecumene. 83
Castore di Campidoglio. 52
Cavalli del Quirinale statue. 10
Cavallo del Campidoglio statua. 18
Cerchio Massimo. 5
Cesarina. 95
Ciambella. 53
Clemente XIV: ― lodato. Num. 3

[p. 49 modifica]

Cloaca: 33
Coliseo. 22. 72
Colonna Miliaria. 66
...Trajana. p. 121
...Di Granito. 23
...Di Giallo antico. 31. 85
Colonnato grandissimo. 78
Colossi di Monte Cavallo. 10
...Di Ercole. 23
...di ROMA sedente. 43
Conche di Granito. 21
...Di Porfido. 35
...Di Africano. 51
Consolazione Chiesa. 4
Corona Civica di metallo. 53
Cornicioni. 55
Cortili di Campidoglio. 70
...De’ Francesi. 14. 67
Di S. Pietro vecchio. 63
SS. Cosmo, e Damiano Chiesa. 1
Santa Croce in Gerusalem. 114
Curzio statua. 2
E
Ercole di bronzo, 3
...Di Lisippo. 77
Sant’Eustacchio. 33
F
Famiglia Ponzia. 12
Fiorenze. 22
Fogalasino. 98
Fontana di Campo Vaccino. 69
Foro di Nerva. 89
...Di Trajano. 89
Frammento di Statua di M. Agrippa. 35
Frontespizio detto di Nerone. 78
G
Gaio, e Lucio. 17
Galleria Farnese. 14
Giardino de’ Cesarini. 28. 150
...Di Mario Spiriti. 50
De’ Medici. 43. 46. 64
Giganti di Campidoglio. 52
S. Gio. Laterano. 120
Giovanni Albertini. 63
S. Giuliano. 84. 88
Gregoriana Cappella. 31. 59

[p. 50 modifica]

S. Gregorio. 100
Guglia di Campo Marzio. 45. 49
L
Legno impietrito. 62
Leone di Basalto. 27
...De Medici. 75
...Di Campidoglio. 70
...E Cavallo di Campidoglio. 70
Leone Strozzi. 42
S. Lorenzo fuori delle Mura. 14
...E Damaso. 30
...In Pane, o Perna. 8
Lupa di bronzo. 3
M
Marforio, o sia Teverone. 69
S. Maria degl’Angeli. 32
...Dell’Anima. 32
...Liberatrice. 2
...Maggiore 76. 88
...Della Navicella. 30
S. Maria Nuova. 72. 61
...Della Consolazione. 1
Marte. 8. 30
S. Martina. 6
Macinelli da Grano. 83
Medaglie d’oro di Sant. Elena. 79
Monici Olivetani. 72
Monte Aventino. 79. 80. 90
...Del Grano. 36
...Di S. Maria Maggiore 78. 86
...Tarpejo. 4. 65
Muro di frammenti di statue. 13
N
Nave di marmo. 21
Niobe. 74
Nilo, e Tevere. 25
O
Obelischi di San Giovanni, e del Popolo.
Orazio Muti. 7. 116. 117
Orti di Salustio.
Osse umane. 47. 112
P
Palazzo di Capodiferro. 57
...De’ Cesarini. 28
...De’ Colonnesi a SS. Apostoli. 44. 40
...Farnese. 14. 15. 22. 23. 44. 104

[p. 51 modifica]

...Maggiore. 76. 77
...Della Valle. 60
...De’ Vittori. 56
Pianta di Roma antica. 1
Piazza di Andrea della Valle. 60
...Di Campidoglio. 19
...Di S. Luigi. 29
...Madama. 29
...Di Pietra. 21
...Della Rotonda. 35
...Di Sciarra. 28
...Di Siena. 60
SS. Pietro, e Marcellino. 24. 25
S. Pietro in Montorio. 56
...in Vaticano 62. 63
...In Vincoli. 115
Piedestalli con Trofei. 21
Pigna di bronzo, 61
Pili di marmo, e granito. 15
...e Sepolcro di Severo Alessandro. 36
...di Navona. 30
Ponte Trionfale. 93
Porta S. Giovanni. 74
...Latina. 99. 100
...Di S. Lorenzo. 14. 117
...Maggiore. 96
...Di S. Pancrazio. 46
...Portese. 96. 97
Pozzi nel Tarpejo. 55
Prospero Boccapaduli. 9
Q
Santi Quattro. 12
Quattro Fontane. 37
R
Rotonda. 35
Rotilio Alberini. 34
S
Santo Saba. 101. 102. 118
S. Salvatore del Lauro. 111
Scivolenti. 6
Seneca. 85
Sepolcri diversi. 46
Sepoltura di Alesandro Severo. 36
Spedale del Salvatore. 12
Statua di Cesare, 4

[p. 52 modifica]

...Di Costantino. 10
...Di Pompeo. 57
...Di Roma. 41
...Del Tevere e di Nilo. 26
Statue diverse. 16. 17. 41
...Di Adriano. 87
...Di Aventino figlio di Ercole. 90
...Togate. 98
...Di Mitra. 116. 117
S. Stefano del Cacco 25
S. Stefano Rotondo. 87. 106
Strada de’ Leuti. 57
T
Tempio di Bacco. 46
Tempietto. 38
Terme di Agrippa. 53
...Di Costantino. 49. 112
...Diocleziane. 104
...Di Nerone. 60
...Di Tito. 115
Tesoro. 81. 103
Testaccio. 94
Testa di Colosso. 94
Testa, e Busti di Filos.o. 94
De’ Filosofi de’ Farnese. 106
Tevere. 92
S. Tomasso in Parione. 31
Triregno fatto da Paolo III. 63
Trofeo di Mario. 109
V
Vaso curiosamente nascosto. 108
Vaso, e Colonne. 39
Vasi di piombo con medaglie. 79
Via Prenestina. 107, 108
Vigna degli Altieri. 109
...Di Curzio Saccoccia. 110
...De’ frati del Popolo. 43
...Di Giuseppe Grillo. 118
...De’ Massimi. 90
...De’ Muti. 7. 59. 116. 117
...Del Vacca. 58
...Di Antonio Velli. 97
...De’ Vettorj. 96
S. Vitale. 7. 116. 117
FINE DELL’INDICE

Note

  1. Questa Pianta, che già fu stampata dal Bellorio in diverse Tavole con Annotazioni, e riprodotta nel fine del Tomo 4 delle Antichità Romane dal Grevio, originalmente ora si vede distribuita nei muri laterali della magnifica scala del Palazzo in Campidoglio, ove si conserva il Museo delle Statue, essendone stata fatta pochi anni sono nuova edizione, coll’aggiunta di sei Tavole, con Annotazioni, dalla Calcografia Camerale per comodo di quelli, che desiderano farne acquisto. (Questa, e le note che seguono sono della vecchia Ediz. )
  2. Questo Matteo da Castello è il medesimo, che si accinse a condurre l'Acqua Felice a Roma, ma infelicemente, avendo inutilmente consumati cento mila scudi, per il che fu rimosso da Sisto Quinto, e sostituitogli Gio: Fontana, come abbiamo dal Cassi nel suo corso dell’Acque Tom. I pag. 313.
  3. Questa Famiglia ha il suo Palazzo nella Piazza, prima di salir la cordonata, che porta al Campidoglio, ed è a presente abitato dal Marchese Innocenzo Muti, nato Bussi, chiamato in questi ultimi tempi a far continuare quella Famiglia.
  4. Le Statue dei Prigionieri di ottima maniera, che sono qui accennate, come esistenti nella parte superiore delle Facciate dell’Arco di Costantino, si ritrovarono improvisamente una mattina, verso il fine del Pontificato di Clem. VII tutte senza testa, e tali si restarono fino a Clem. XII che nell’universal ristoramento di questo Arco, a cui portollo la nativa sua generosità, e magnificenza , diede ancora la providenza per la riparazione necessaria delle teste mancanti, cosa che fu con grande esattezza, e proprietà eseguita, e sommamente applaudita. Autore di quel sacrilego attentato fu stimato Lorenzino de’ Medici, stranamente avido, e senza misura delle cose antiche, ed apportò un tal fatto sì grande rammarico a Clem. VII che apertamente chiamava detto Lorenzino infamia, e vituperio della Casa Medici, come ce lo attesta il Varchi nella Storia Fiorentina, ed è ben credibile che se soppravvissuto fosse quel degnissimo Pontefice qualche tempo, costretto avrebbe il Reo a riportare quello, che con tanto scapito del proprio onore aveva tolto. Allo sdegno contro di esso Reo si aggiunsero li due bandi pubblicati l’uno da’ Caporioni di perpetuo esilio; L’altro del Senatore, che prometteva premio a chi l’avesse ucciso, onde si vide obbligato a fuggirsene per salvarsi. Ma ciò che sommamente accrebbe l’orrore all'abominevole delitto, fu la pungentissima ugualmente, che eloquente Orazione recitata contro di lui dal Molza nella Accademia Romana avanti Cardinali, Prelati, ed ogni ceto di persone. Cagionò questa per tutte le sue circostanze tale sconvolgimento nel di lui animo, che prese la pazza risoluzione per ricoprire la somma vergogna, che glien’era venuta, di uccidere, come fece, Alessandro Medici primo Duca di Firenze, e di lui cugino, persuadendosi con una azione di tanto coraggio, e strepito di poter compensare l’indegnità della prima sotto lo specioso pretesto di liberar la Patria dal nuovo giogo, e ristituirle la sua primiera libertà; come abbiamo dal Giovio riferito dall’Abbate Serassi nella Vita da lui scritta con uguale erudizione, che dottrina del celebre letterato Molza, e premessa all’edizione delle di lui opere dal medesimo fatta con tanto vantaggio della Letteraria Repubblica.
  5. Delle tavole di marmo qui riferite dal Vacca abbiamo parlato nella Nota all’Arco di Portogallo nella Roma Antica del Nardini, avendole ivi rappresentate attualmente esistenti nelle Facciate de’ ripiani delle scale de’ Palazzi laterali sulla Piazza del Campidoglio, facendone il più singolare ornamento.
  6. Il Tempio, di cui qui il Vacca, si può credere con fondamento appartenesse al Circo Flaminio, sapendosi ch’era circondato da simili edifizj, ma se dedicato fosse, o alle Muse, o ad Ercole Musagete, o ad Ercole Custode, oppure ad Apollo, secondo i varj sentimenti degli Antiquarj, non si é potuto ancora ritrovar monumento alcuno, onde possa determinarsi più all’uno, che all’altro.
    Si ritrova questa Antichità nel cortile de’ PP. di S. Niccolò a’ Cesarini. Il Piranesi, che ha veduto questo antico avanzo, lo crede del Tempio di Apollo, e dice aver trovato intorno al muro superstite Colonne Joniche di mezzo rilievo di peperino, rivestite di stucco di ottima maniera .
  7. Di questi Piedestalli rappresentanti Provincie in altre parti ritrovati, si è parlato nelle Note al Nardini
  8. Da quanto qui si narra dal Vacca, assai chiaramente si comprende, che nell’Anno 1594 tempo, in cui quell'Autore scriveva, le due gran Conche di granito ritrovate nelle Terme Antoniane, si stavano ancora giacenti sulla Piazza Farnese, come appunto nell'Anno 1591 pubblicate le aveva il Tempesta nel suo Prospetto di Roma, donde evidente si rende lo sbaglio di quelli, che hanno incautamente attribuito a Paolo III, che morì nel 1549, o al Nipote Cardin. Alessandro morto nell’Anno 1589, le due bellissime Fontane, che adornano la suddetta piazza, venendo dimostrata la falsità di tali Epoche dai fatti posteriori del Tempesta, e del Vacca, e molto più dalla mancanza in quei tempi dell’acqua, che le potesse animare, non essendo comparsa in Roma l’Acqua Paola, che ne forma i salienti, e le fa così abbondanti, sennon nell'Anno 1612, come ce lo attesta la Lapide sopra la gran Fontana a Ponte Sisto. Allora fu, che il Cardinale Odoardo Farnese potè pensare alla disposizione, ed alzamento delle due nobilissime Fontane, avendo acquistato in fatti per tal’effetto 48 oncie di quell'acqua, con valersi, per l'esecuzione dell’opera, delli due Fratelli Rainaldi, come dietro la scorta del Martinelli nella Roma Ricercata, e di altre memorie saviamente rileva il Cassi nel Tomo I del corso delle Acque pag. 390, e seg.
  9. Il qui accennato Giardino appartiene presentemente ai Padri di San Francesco di Paola ai Monti, ma nulla si può dire del destino, che abbiano avuto i pezzi di Antichità qui accennati, dovendo ivi esservi pure una Colonna ben grande, trasportatavi del Foro Trajano, come in queste Memorie num. 105.
  10. Questa Conca si ammira presentemente nel Sepolcro di Clemente XII, nella Cappella Corsini in S. Gio: Laterano.
  11. Questo Giardino altre volte appartenente al Cardinale Ippolito d’Este di Ferrara, fu acquistato da Gregorio XIII, che pensò fabbricare il Palazzo Quirinale per comodo de’ Sommi Pontefici, ed in quella parte di Giardino inferiore, che guarda nel Cortile della Panetteria, anche al presente sopra certi arconi, entro de’ quali vi sono Fontane, si conservano le Arme del suddetto Cardinale,
    B *
  12. Si vedono anche al giorno d’oggi le due Statue qui riferite avanti la magnifica porta della gran Sala Farnese.(Not. V. Ed.) Oggi si veggono in Napoli,
  13. Questa è la gran Guglia, che si trovava in Campo Marzo, estratta nel Pontificato di Benedetto XIV di cui abbiamo abbastanza parlato nelle Note alla Roma Antica del Nardini al suo luogo.
  14. A Monsign. Visconti apparteneva in altri tempi la Villa, oggi Pallavicini, di Frascati, dove aveva molte cose antiche radunate, e però é credibile, che colà fosse trasportata ancora l'Anticaglia qui nominata.
  15. il Cardinale di Monte Pulciano, altre volte padrone della Villa Medici alla Trinità de’ Monti, era di Casa Ricci; ed oltre li monumenti antichi qui nominati, altri pure ne mandò in dono al Re di Portogallo, come si raccoglie da queste Memorie num.58, ma sì l'une, che le altre soffrirono la disgrazia di restar nel viaggio assorbite dal Mare.
  16. La Statua di Pompeo le di cui vicende vengono qui riferite dal Vacca, si conserva ancora nella stessa Sala, come si è avvisato nelle Note alla Roma Antica del Nardini N. b; dove si è in tale incontro rilevato un forte argomento per crederla tale, derivato dalla perfetta somiglianza, che ha colla medaglia di quell’Eroe, pubblicata dal Causeo nel Museo Romano. Il Palazzo però non è più della Famiglia Capo di Ferro, già spenta, ma della Casa Spada, mercé l’acquisto fattone circa la metà del secolo passato, dal Cardinale Bernardino Spada, celebre per le molte Commissioni, felicemente, e con lode eseguite, e per altri fortunati avvenimenti; e non bastando al di lui gran genio questo nobile acquisto volse l’animo ad abbellirlo colle opere de’ più valent’Uomini, come il vediamo adesso, e nell’istesso tempo ad arricchirlo de’ più superbi monumenti antichi, e moderni tanto di Scultura, e che di Pittura. Tra le Statue di Scultura antica, vi si trova la famosa Statua grandemente stimata di Antistene a sedere, in atto di ascoltare Socrate, e non Seneca, come inavvedutamente è scorso dalla penna di un moderno Scrittore, essendo troppo lontani l’un dall’altro i tempi, ne’ quali vissero questi due gran filosofi: e lasciate tutte le altre distintamente descritte dall’Abate Venuti, nella sua descrizione Topografica di Roma Moderna, meritano singolare attenzione le otto gran Tavole di marmo bianco ad uso di quadri, di mezzo rilievo, ove sono mirabilmente rappresentate altrettante Storie favolose, che sono un interessante oggetto de’ Viaggiatori, come il sono pure tra le tante Pitture de’ più eccellenti Maestri, il Ratto d’Elena di Guido, e la morte di Didone, del Guercino, quadri grandi ambedue, come pure nel Giardino interiore del pian terreno, un veramente bellissimo prospetto di Colonnato, imaginato dal Borromini, cosi somigliante alla scala Regia del Vaticano, che taluno ha sospettato, che il Bernini abbia potuto prendere idea da quello per la costruzione di questa.
  17. Di questa medesima Vigna, che ritrovasi accanto della Porta Salara, a mano sinistra di chi esce, ne abbiamo veduto in possesso lo Speziale assieme, ed Antiquario Borioni, che l’aveva ridotta ad una graziosa Villetta, nel qual stato si conserva ancora: ed è ben mirabile, che dopo le tante ricerche, e ritrovamenti di Monumenti antichi fatti in questa parte degli Orti Sallustiani, che qui vengono riferiti, abbia potuto anch’egli avere la sorte, come l’ebbe d’incontrarne avanzi, onde pascere il suo gran genio per le antichità. Ma fu maggiore quella, che gli apportò la molta cognizione, che aveva della longa esperienza acquistata avendo sotto la scorta di quella, avuto il vantaggio di potere acquistare le molte, e rare Sculture in ogni genere, che ritrovansi registrate, ed incise nel libro in foglio, sotto il nome di Museo Borioni, illustrate dall’Abb. Venuti, e per la maggior parte passate poscia in potere dell’Eminentiss. Sig. Card. Alessandro Albani, a cui tutta l’Antichità è debitrice della conservazione di tanti suoi Monumenti.
    Non inferiore al lodato Borioni, né quanto alla fortuna, né quanto al conoscimento de’ pregj degli antichi monumenti è stato, ed è l’altro Antiquario Belisario Amidei, contemporaneo del medesimo. Coltivò questi in mezzo alle sue oneste occupazioni della Mercatura una certa natia inclinazione verso le cose antiche, in genere. egli riusci di far progressi tanto nell’acquisto di sempre nuove cognizioni, quanto in quello di molti e singolari pezzi in ogni genere di Antichità, per cui risplendono molti Gabinetti, e Musei, trovandosene ancora buona parte presso del medesimo; con avergli dippiù la sua conosciuta abilità, fatto meritare l’onore di poter servire in varie occasioni alle premure del presente Re Cattolico; come ha fatto in questi ultimi tempi, col mandar colà un bellissimo Leone antico di statura al naturale, scolpito in Alabastro orientale, e di ottimo lavoro, che la M. S. ha sommamente gradito, e fatto collocare nella Regia Sala d’Udienza; e per dimostrazione del real gradimento, ha fatto tenere, per mezzo del Sua Ministro, al sudetto Amidei, una superba Tabacchiera d’oro di molto peso, e resa più preziosa nontanto da’ Brillanti, e finissime Miniature, che l’adornano, quanto dalla maestria, e singolarità del lavoro
    Dalle mani di questo Antiquario, si é creduto da quelli che hanno avuto, ed hanno cura del Museo di Monsig. Strozzi avesse questo degnissimo Prelato acquistato il superbo, e singolare Cameo della Medusa, col nome dello Scultore, che ne fa uno de’ più distinti pregj dì quel Museo, e di buona fede lo suppongono ai spettatori; supposizione per altro certamente falsa; mentre, non sono molti giorni, che ricercato su di ciò lo stesso Belisario, lo ha apertamente negato narrando bensì la vera provienienza saputa dalla bocca medesima del Prelato; cioè, che un certo Menichella raccoglitore di Medaglie, e intagli antichi, l’aveva comprato in Frosinone, e poscia venduto per scudi 16 a Paolo Gatti Antiquario in Piazza Navona, da cui l’acquistò in seguito il suddetto Prelato, mediante lo sborso di scudi cento; aggiungendo in oltre che fattosi un tal’acquisto pubblico, si rese subito un oggetto di ammirazione per gli Viaggiatori, d’onde ne nacque, che un personaggio, che lo aveva veduto e intesa la Storia, fece sotto mano intendere, che li cento scudi si sarebbero facilmente convertiti in cento doppie per acquistarlo, alla qual proposizione, con molta grazia, e nobiltà assieme, rispose il detto Prelato, che bene spesso aveva campo di vedere cento doppie, ma de’ Camei di tal rango, e merito uno solo ne avea veduto in tutto il corso di sua vita.
    Forse a qualcuno de’ Lettori piacerà questo racconto.
    Il sudetto Cameo fu delineato, ed inciso dal Caval. Odami, ed impresso in foglio nel 1747, conservandosi il rame nel sudetto Museo Strozzi.
  18. Dello sbaglio qui commesso dal Vacca ha parlato con molta forza il P. Abb. Revillas nella sua Dissertazione sulla Colonna Milliaria, allegata nelle Note al Nardini ove è dimostrata l’insussistenza di quanto qui si narra, venendo contradetto ad evidenza dall’Iscrizione posta nel Piedestallo sotto detta Colonna, alcuni anni avanti, che il Vacca pubblicasse queste memorie, ove parlasi del ritrovamento della medesima nella Via Appia, e sua situazione nella Piazza del Campidoglio alla destra di chi vi sale per la cordonata.
  19. Tal’era l’opinione di quei tempi, ma oggi è sentimento comune, che la denominazione di Colosseo sia derivata dalia stupenda vastità, ed altezza di questo mirabile Edifizio, come dietro la scorta del Maffei, e del Mazzocobio abbiamo rilevato nella Roma Antica del Nardini.
  20. La Niobe, con tutte le figure, che componevano interamente la Favola, sono state nell’Anno 1769 trasportate a Firenze.
  21. Ercole più simile a quello del Cortile Farnese è quello acquistato da Monsign. Guarnacci in Roma, leggendovisi lo stesso nome di Glicone Ateniese, stampato dal Ficoroni ne’ suoi Vestigi di Roma Antica parte seconda pag. 62.
  22. Non è stato il Vacca solo, che abbia creduto Statua di Adone quella, che realmente è di Meleagro, altro Eroe in diverso genere della Storia favolosa; ma altri ancora, come saviamente ha osservato il Gronovio nel I. To. delle Greche Antichità pag. Nnn. ivi; Alios erravisse video qui in nomine Adonidos hanc Statuam ediderunt, inter quos Stephanus Perraccus: ed avrebbe potuto aggiungervi lo stesso Aldrovandi (contemporaneo al ritrovamento della medesima), conchiudendo in fine il lodato Gronovio, che quantunque nella Favola di Adone vi abbia luogo il Cignale, non potevasi mai in alcun modo rappresentarsi dalla testa recisa di quel terribile animale, come già prima ancora di aver contezza del sentimento del Gronovio, era stato rilevato nella Nota alla Roma Antica del Nardini colla sola naturale, e obvia riflessione fra la diversità dell’avvenimento dell’uno, e dell’altro Eroe, sapendosi, che Adone restò ucciso dal Cignale, e Meleagro vincitore, quale appunto si rappresenta dalla Statua, di cui si tratta, unitamente col Cane, e Testa sudetta, che formano tutto il gruppo: alludendosi dalla tronca testa, depositata su di un tronco al dono, che fece Meleagro della medesima ad Atalanta, come la prima, che avesse avuto il vanto di ferire quel feroce Cignale, reso celebre per la desolazione delle Campagne Calidonie per vendicar Diana; dono per altro fatale, che fu sorgente di tutti gl’infortuni che lo condussero a miseramente morire, come presso de’ Mitologi si trova registralo.
    Ammirasi pure, oltre la riferita, altra rappresentanza di Meleagro vincitore, in una delle otto Tavole di bianco marmo, che appese ad uso de’ Quadri dipinti, poco sopra in queste Memorie abbiamo accennato ritrovarsi nel Palazzo Capodiferro, ora Spada, scolpita con figure di mezzo rilievo di eccellente antica maniera, vedendosi nel mezzo di quella la figura di Meleagro appoggiata all’asta, che ha tra le mani, ed alquanto piegata verso il Cane, che a’ suoi piedi sta in atto di guardarlo, e di abbajare, mentre altro Cane dietro la figura sta lambendo, o annasando il sangue, che dalla tronca testa pendente da un pezzo di architettura va stillando.
    Non si può per altro negare, che la più antica denominazione portata dalla suddetta Statua o Gruppo, non sia stata quella di Adone; ma oltreché un tal pregio poco vale a provarne la verità, devesi ancora confessare, che di poca durata fosse il pacifico possesso di tal nome, ritrovandosi descritto questo marmo negli antichi Registri conservati da’ Signori Pichini: STATUA DI ADONE, o SIA MELEAGRO: prova assai chiara, che ben presto avevano gli Eruditi avuto campo di considerare questa bell’opra, e riconoscervi il carattere, e gli attributi di Meleagro, a cui come al suo vero oggetto la rivendicarono, e ce lo contesta il Sig. Cavalier Maffei nella sua Raccolta delle Statue più insigni di Roma, ove parla della medesima.
    Nulla variando la diversità de’ luoghi, ove dicesi dagli Scrittori ritrovato l’Adone, o sia Meleagro, mentre sì gli uni, che gli altri parlano d’una medesima Statua, ed in ogni caso ragion vuole, che si dia la preferenza all’Aldrovandi, trattandosi massimamente di cosa di mero fatto, e nel di lui tempo. Questi dunque nel suo opuscolo delle Statue di Roma impresso sin dall’anno 1563 unitamente colle Antichità di Lucio Mauro, ci rappresenta alla pag. 163 il Gruppo di cui si parla, come ritrovato in una Vigna del Gianicolo fuori di Porta Portese, ed esistente in casa di Mastro Francesco da Norcia Medico in Piazza de’ Farnesi, per usar delle parole di quello Scrittore essendosi poi saputo il cognome Fusconi, che il detto Francesco aveva, particolarmente dal Fidecommisso da lui istituito a favore de’ suoi Nipoti, figli di fratello con aver compresa tra li beni sottoposti al Fidecommisso anche la suddetta Vigna.
    In vista pertanto di una così precisa testimonianza non può meritar plauso il supporre, che fa il Vacca al num, 84. delle sue Memorie, il ritrovamento della Statua controversa nella Vigna Pichini in vicinanza delle spoglie o sieno Trofei di Mario mentre una tal Vigna fu acquistata, come risulta dalle antiche scritture della Casa, da Marzia Fusconi nipote del sopra lodato Francesco, molto tempo dopo, che la Statua era già stata trovata, e si ammirava da tutti nella Casa, o sia Palazzo, che il detto Francesco Fusconi aveva sulla Piazza Farnese; e di fatto parla il Vacca del tempo, in cui l’Eredità Fusconi già passata era in Casa Pichini, mediante il matrimonio della suddetta Marzia, col Conte Alessandro Pichini seniore e nomina la Statua, come appartenente non più a Mastro Francesco, primo padrone, ma a Monsig. di Norcia, cioè Adriano Fusconi Nipote di Francesco, che oltre essere stato in Corte di Giulio III Sommo Pontefice, era dal medesimo fino dal 1552 stato eletto Vescovo di Aquino; restando con tale notizia dileguata ancora quell’apparenza di contradizione tra’ Scrittori, leggermente toccata dal Gronovio, a cagione, che il Perracchi diceva ritrovarsi quella insigne opera nelle case del Reverendissimo di Aquino , ed il Perrierio in quelle de’ Pichini, poichè mediante il suddetto matrimonio si conosce ora chiaramente, che da ambidue si diceva il vero, considerate l’Epoche diverse, e per conseguenza la varietà della denominazione, non portava seco né diversità di luogo, né diversità di soggetto.
    Non si può per ultimo tralasciare di avvertire il nuovo distinto pregio, che si é presentemente accresciuto a questa tanto celebrata Statua, coll’acquisto fattone dal Sommo Regn. Pont. CLEMENTE XIV, che tra le gravissime cure del suo glorioso Pontificato, non lascia di pensare ancora a tutto quello, onde possa la città di Roma trarne lustro maggiore, e decoro, avendo destinato un così nobile acquisto, con altre Antichità di molto pregio, che pure esistevano nel Palazzo della estinta Famiglia Pichini, ed in altre parti ancora, all’ingrandimento del Museo Profano nel Vaticano. Idea veramente grande e degna dell’animo generoso di Nostro Signore, che merita di avere ogni più felice progresso, come ci conforta a sperarlo l’illustre cominciamento, che ha conseguito questa magnanima idea nell’acquistare un Monumento, che non cede in bellezza e maestrìa a niuno di quanti ne ha tramandati a noi tutta l’Antichità, a giusto titolo perciò chiamato, miracolo della Greca Scultura; essendo concorsa la natura stessa colla singolarità del marmo a renderlo più ammirabile.
  23. Il Seneca qui riferito può credersi, che sia quello che si vede nel Palazzo della Villa Pinciana.
  24. La qui accennata Chiesa di Sant’Antonio colla Fontana di Acqua Vergine, e Piazza apparteneva ai Padri Camaldolesi, ma provveduti della Chiesa di S.Romualdo, fu quella incorporata nella Fabbrica del Collegio Romano, e fino all’anno 1746 si è conservata in vicinanza della Porteria delle Carrette, nella grossezza del muro esteriore, una piccola fistola di dett’acqua per non privarne affatto il pubblico, colla denominazione di Acqua di S. Antonio. Vedi Cassi tom I p. 292