Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri/V

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Nascita di Dante Allighieri

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IV VI
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V.
NASCITA DI DANTE ALLIGHIERI.

Nacque Dante in Firenze da Allighiero degli Allighieri, e da donna Bella, nel mese di maggio del 12651 non nel 12602, come alcuni scrissero; ed al battesimo, che ricevè nel nostro antico tempio di San Giovan [p. 56 modifica]Batista3 prese il nome di Durante4, quantunque poi sempre Dante si appellasse5. Nel tempo che egli venne [p. 57 modifica]alla luce, il Sole si ritrovava nella Costellazione detta dei Gemini6, e siccome allora davasi piena fede all’astrologia giudiciaria, quindi è, che avendo Brunetto Latini7 formato l’oroscopio di Dante, prevedde a qual alto segno di gloria fosse egli per salire col suo sapere, e con la vivezza del suo talento, perchè nato era sotto una posizione dei cieli, secondo i precetti di quest’arte, assai favorevole8. [p. 58 modifica]L’esito non rendè in questo caso falsa una predizione fondata sopra degl’indizj così fallaci, benchè tali sieno state il più delle volte quelle degli astrologi, senza loro discapito9. Anche le visioni, se fede meritano i racconti degli scrittori, concorsero ad annunziare qual riuscir doveva il fanciullo prima di nascere. Il Boccaccio narra10 un sogno avuto dalla madre di Dante "non guari lontana al tempo del partorire": Pareva a lei di ritrovarsi all’ombra di un’altissimo alloro presso una fontana, e quivi di sgravarsi della prole, che portava nel ventre; che questa in breve tempo nutricandosi solo dei frutti, i quali dal detto albero cadevano, e dell’acqua di quella prendesse la forma di un pastore, e che ingegnandosi esso di avere delle frondi dell’albero, che lo avea nutrito, repentinamente cadesse; e nel rilevarsi, in un pavone restasse trasmutato. Non è questo il solo esempio, il quale s’incontra nella storia di sogni, ed altri prodigi accaduti avanti la nascita di qualche fanciullo11, e dai quali hanno gl’interpreti di simili vanità predette cose favorevoli, o disfavorevoli ad esso, secondo che gli dettava o il loro interesse, o la loro ignoranza. Ma siccome i savj sdegnano di vedere, che gli antichi abbiano ripieni i loro scritti di simili racconti, così noi dovremmo temere di esser derisi, se dietro ad essi più che di passaggio le narrate cose esponessimo. Diasi puù tosto un’occhiata passeggiera allo stato, in cui si ritrovava la nostra città, mentre nacque questo divino ingegno. Se la storia di tutte le Repubbliche som[p. 59 modifica]ministra una lunga narrazione di civili discordie, quella dei nostri antenati, dal tempo in cui dopo la morte della celebre contessa Matilde, seguita nel 1115. posero i primi fondamenti del loro governo independente e repubblicano12 fino alla metà del XVI. secolo, poco più ci conserva che una lacrimevole memoria delle nostre intestine divisioni, le quali furono di ostacolo perchè i Fiorentini arrivassero a quel sommo grado di potenza, a cui di buon ora mostravano apertamente di aspirare. La più famosa, e la più abbondevole di tragici successi fu quella dei Guelfi, e dei Ghibellini, che nata essendo da prima nella Germania13 afflisse l’Italia tutta, e particolarmente Firenze ove nel 1215.14 da piccolissima cagione ebbe l’origine15. Ebbero il nome di Guelfi coloro, i quali erano nemici dell’Impero, ed aderivano agl’interessi del Romano Pontefice per custodire la propria libertà; e Ghibellini furono chiamati tutti gli altri, che facevano mostra di sostenere l’autorità imperiale, quantunque internamente i capi di questi partiti per diversi particolari fini, fossero soliti di fomentare la discordia senza curarsi nè dei Papi, nè degl’Imperadori. Varia fu in Toscana la sorte degli uni e degli altri, ma la sconfitta16, che i Ghibellini esuli [p. 60 modifica]dalla patria, ajiutati dalle truppe di Manfredi Re di Sicilia, e figliuolo illegittimo di Federigo II. Imperatore, diedero a Montaperti su l'Arbia nel territorio di Siena il 4. di settembre 1260. all’esercito della Fiorentina Repubblica, pose in uno stato così cattivo gli affari dei Guelfi, che senza prepararsi ad una ulteriore difesa, abbandonarono Firenze, e si trasferirono a Lucca, lasciando che senza contrasto il Conte Guido Novello dei Conti Guidi ai 16. dello stesso mese, occupasse a nome del suddetto Manfredi la città nostra. Che se allora si fosse mandato ad effetto il consiglio di coloro, i quali volevano spianare dai fondamenti Firenze, senza fallo ai Guelfi non sarebbe stato possibile in alcun tempo di riacquistare lo stato, come seguì di lì a non molto. Infatti essendosi opposto ad una simile risoluzione Farinata degli Uberti loro capo17, dopo che Manfredi il più potente fautore degl’interessi dei Ghibellini restò vinto e disfatto da Carlo [p. 61 modifica]d’Angiò fratello di S. Luigi Re di Francia nel 1267. i Guelfi rientrarono pacificamente nella loro Patria18, e per 10. anni la diedero a detto Carlo, già divenuto Re di Sicilia19. Egli d’anno in anno vi spedì un suo Vicario, e questo con XII. Buon’Uomini (magistrato stabilito l’anno avanti 1266.), essendo state riordinate le cose del governo, resse in pace la Repubblica20, la quale nella venuta dello stesso Carlo mostrò non pochi segni di [p. 62 modifica]giubilo, e di gratitudine per i benefeizj da lui ricevuti21. Mentre adunque venne alla luce il nostro Divino Poeta, era Firenze ancor priva di molti suoi onorati cittadini, i quali stimavano meglio di vivere fuori della loro patria, che in quella sudditi del Re Manfredi, che teneva in mano il destino delle nostre contrade; ma già il Re Carlo sceso in Italia ad instanza di Urbano IV. per sostenere gl’interessi della Chiesa, stando in Roma si preparava22 a vendicare le offese, che da un sì potente nemico tutto giorno erano fatte alla medesima; ed il Pontefice Clemente IV. di poco tempo per la morte di Urbano23 trasferito dal Vescovado Sabinese a reggere il peso del Pontificato, dava speranza che nella sospirata elezione di un’Imperadore24 fosse per ritornare la tanto desiderata pace all’Europa.

Note

  1. Che Dante nascesse nel 1265 ce lo assicurano il Boccaccio, l'Aretino, il Manetti, ed altri autori della vita di lui, benchè il primo di questi abbia errato nel dire che in detto anno era Papa Urbano IV. il quale veramente fino dell’anno avanti, aveva terminato di vivere, ed a lui era succeduto il dì 9 o 22. (secondo il Pagio) di febbrajo 1265. Clemente IV ma il soprannome stesso di IV, portato da tre Pontefici consecutivamente, fece cadere in errore il nostro Giovanni. Una riprova ancora certissima, che l’anno 1265. fosse il natalizio del nostro poeta, l’addurremo nel discorrere della sua morte.
  2. Il padre Innocenzio Barcellini nelle sue industrie filosofiche cap.6. mostra di credere, che Dante nascesse nel 1260. e si fonda sopra un’edizione di Cristofano Landino da lui posseduta, nella quale il medesimo Landino nella vita del poeta, premessa al suo comento sopra la commedia, asserisce esser nato l’anno MCCLX. essendo Papa Clemente IV. Per vero dire in tutte le impressioni di quest’opera, non eccettuando la prima di Firenze del 1481. leggesi in tal maniera; ma nelle più moderne, nelle quali per opera di Francesco Sansovino in Venezia, presso il Sessa nel 1564. 1578. 1596. ec. si ristampò lo stesso comento unito all’altro di Alessandro Vellutello sta scritto "l’anno 1265." Lo sbaglio del Landino fu ricopiato ancora da Bernardino Daniello nella vita di Dante impressa avanti il suo comento, e dopo da Lodovico Dolce nell’edizione della commedia fatta dal Giolito, e da altri. Costoro dovevano però osservare, che in detto anno non Clemente IV occupava il trono di S. Pietro, come dire il Landino, ma Alessandro IV.
  3. Tanto asserisce l’istesso Poeta in principio del Canto XXV. del Paradiso, ove dopo d’aver detto, che sperava di esser rimesso nella Patria in riguardo al suo veramente eccellente Poema, soggiunse vers. 7.
    Con alta voce omai, con altro vello
    Ritornerò Poeta, ed in sul fonte
    Del mio battesmo prenderò ’l cappello.
    E si avverta che nel Canto XIX. vers. 18. e 19. dell’Inferno aveva ben dato ad intendere, che in Firenze si battezzava nel Tempio dedicato al Precursore di Cristo San Giovanni Batista. Di questo Tempio vedasi per tralasciare ogni altro, Giovan Batista Nelli nella sua bellissima fatica intitolata "Piante, ed alzati interiori, ed esteriori dell’insigne Chiesa di Santa Maria del Fiore ec." e l’erudita Storia delle Chiese Fiorentine del padre Richa Gesuita tom. V. nell’Introduzione della prima parte del Quartier San Giovanni.
  4. Così costa da più scritture citate in questa Vita, e lo attesta specialmente il già citato Domenico di maestro Bandino Grammatico Aretino nella sua opera intitolata Fons memorabilium Universi che si conserva manoscritto nell’opera del nostro Duomo Part. V. lib. I. dicendo "Dantes est proprium et usitatum nomen cujusdam Poetae, Philosophi, et Theologi Florentini, ubi nota quod in fonte sancti lavacri Durante fuit sibi nomen impositum. Sed blanditiarum alludio secundum florentinum morem sincopato nomine Dantes vocatus est, quod quidem merito ei competit, quum Dantes per ethymologiam dicatur, quasi dans Theos. idest Dei notitiam, et omnium divinorum. Nullus enim Poeta fuit, qui Dei, Beatorumque gloria auderet suis attingere versibus, nisi Poeta noster, quod ipse profitetur in secundo cantu Paradisi". (vers. 7. e seg.). L’etimologia poi di quest’autore è del gusto del secolo in cui scrisse.
  5. Il Poeta medesimo ce lo assicura nel Canto XXX. del Purgatorio vers.55 facendosi dire da Beatrice
    Dante, perchè Virgilio se ne vada,
    Non pianger anche ec.
    e più sotto vers. 60. egli stesso soggiunge
    Quando mi volsi al suon del nome mio,
    Che di necessità quì si registra.
    Dante potava opinione, che il Poeta non doveva, senza incorrere in un grave fallo, nominar sè nei suoi versi. Vedasi il suo Convivio.
  6. Vedasi il Canto XXII. del Paradiso, Dante dice chiaramente che gli nacque mentre il Sole era in Gemini. Ecco i suoi versi che principiano dal 110.
    ... Io vidi ’l segno,
    Che segue ’l Tauro, e fui dentro di esso
    O gloriose stelle, o lume pregno,
    Di gran virtù, dal quale io riconosco
    Tutto (qual che si sia) il mio ingegno:
    Con voi nasceva, e s’ascondeva vosco
    Quegli, ch’è Padre d’ogni mortal vita,
    Quand’io sentì da prima l’aer Tosco.
    Questi versi ben dimostrano, che Dante nacque nel mese di maggio, cioè dopo il dì 14. nel quale a quel tempo entrava il Sole nella Costellazione dei Gemini, come si potrebbe far vedere con i calcoli astronomici regolati secondo la correzione Gregoriana. Perciò non è improbabile quello che dice il Bayle Ved. Dante, cioè che il nostro Poeta venisse in luce il dì 27. del detto mese.
  7. Probabilmente ser Brunetto Latini fece la pianta astrologica della natività di Dante, perchè il Poeta gli fa dire nel Canto XV. dell’Inferno vers. 55.
    ... Se tu segui tua stella
    Non puoi fallire a glorioso porto,
    Se ben m’accorsi nella vita bella:
    E s’i non fossi, sì per tempo, morto,
    Veggendo ’l cielo a te così benigno,
    Dato t’avrei all’opera conforto.
    Il Landino nel suo comento a questo Canto dice che Brunetto fu eccellente mattematico, cioè astrologo, come lo chiama il suddetto Domenico d’Arezzo luog. cit. e ser Francesco da Bubio nel suo comento sopra il citato luogo della Divina Commedia.
  8. Negli autori di astrologia giudiciaria si può vedere quali benigni influssi erano attribuiti alla Costellazione dei Gemini, nè io citerò altri, che Giovan Gioviano Pontano, il quale nel libro de stellis parla di ciò con molta eleganza.
  9. E’ osservabile ciò che dice Cornelio Tacito autore di tanto credito nel lib. VI. de’ suoi Annali "Caeterum plurimis mortalium non eximitur quin primo cujusque ortu ventura destinentur: sed quaedam secus quam dicta sint cadere fallaciis ignara dicentium. Ita corrumpi fidem artis cujus clara documenta antiqua aetas et nostra tulerit".
  10. Boccaccio Vita di Dante
  11. Ancora la nascita del Padre della Romana eloquenza, per non parlare di tanti altri, fu accompagnata da prodigi; e Plutarco scrive nella vita di Cicerone che si sarebbero creduti vani sogni, se l’evento non avesse confermata la verità della predizione. Ma molti scrittori amanno di rendere più solenne e magnifica la loro storia coll’inserirvi qualche cosa di portentoso.
  12. Ved. il Lami nelle sue novelle letterarie del 1747. col 38. e seg.
  13. Ved. Lodovico Antonio Muratori d’immortal memoria nel tom. I. cap. 31. delle antichità Estensi, e ne’ suoi annali d’Italia particolarmente
  14. Vedansi gli storici Fiorentini, e particolarmente Giovanni Villani lib. 5. cap. 37. edizione di Venezia ad instanza de’ Giunti 1559. in 4.
  15. In un minuto ragguaglio della divisione della città nostra in Guelfa e Ghibellina, tolto dalle scritture della casa dei Buondelmonti, e da Simon Bindo Peruzzi Patrizio Fiorentino di molte cognizioni fornito, comunicato al defunto Proposto Gori, il quale lo pubblicò nel primo volume della Toscana illustrata pag. 238., leggesi come l’origine di tante discordie nacque nella Terra dei Campi poco distante da Firenze in un convito, che fece messer Mazzingo Teglini de’ Mazzinghi in occasione d’essere stato creato Cavaliere.
  16. Di questa sanguinosa sconfitta, nella quale de’ Guelfi restarono morti da diecimila, e prigionieri da ventimila, se si deve credere a Uberto Benvoglienti Sanese nella not. 26. alla Cronica di Andrea Dei tom. XV. rerum italicarum scriptores col. 31. lettera A, e di ciò che dappoi seguì in Firenze ne sono pieni tutti nostri storici. Per altro sarebbe desiderabile che venisse in luce il libro de Bello Arbiano scritto con accuratezza, e con eleganza da Niccolò di Savino del Catasta, e che trovassi manoscritto in più librerie di Siena, al dire del Gigli nel suo Diario Sanese tom. II. p. 289. Anche Ambrogio Caterino Arcivescovo di Conza, e famoso teologo, scrisse la storia di questa guerra in latino. Gigli luog. cit. pag. 291. La storia di questi tempi è veramente lagrimevole perchè queste due fazioni impedirono qualunque nobil pensiero che potesse nascere ne’ petti degl’Italiani. Avvisato nel 1345. il barbaro Morbasciano d’una poderosa Crociata che s’incamminava contro di esso, niente sbigottito rispose, che nulla temeva finchè fossero durati i due poderosi amici, i quali aveva fra la gente cristiana; e richieste quali fossero replicò "sono Guelfo e Ghibellino" (Storia Romanesca presso il Muratori tom. III. Antich. Ital. pag. 371.) dando a conoscere che non vi era da temere alcuna cosa da coloro i quali erano fra se divisi di genio, e d’interessi.
  17. Dante nel X. Canto dell’Inferno vers. 93. dice per bocca del medesimo Farinata, che egli solo a viso aperto difese Firenze, acciò non fosse come proponevano i Ghibellini, distrutta. Farinata essendo morto nel 1264. lasciò per questa azione gran fama di se. Vedi Jacopo Gaddi ne’ suoi elogj storici pag. 5. e seg. Per altro il dottor Giovanni Targioni Tozzetti tom. I. delle sue relazioni d’alcuni viaggi per la Toscana pag. 52. pensa che la trasmigrazione, la quale volevano fare i Ghibellini, trasportando in Empoli luogo ben situato, e di aria salubre, gli abitanti di Firenze, sarebbe stata molto giovevole per noi.
  18. Quì si deve avvertire uno sbaglio preso da Leonardo Aretino, quando nella Vita di Dante racconta ch’esso nacque "poco dopo la tornata dei Guelfi in Firenze stati in esilio per la sconfitta di Montaperti"; imperciocchè non può essere che Dante venisse alla luce dopo che i Guelfi rientrarono in Firenze, anzi nacque avanti che Manfredi presso Benevento fosse ucciso. In vero la battaglia data dal Re Carlo a Manfredi, e descrittaci minutamente da Giovanni Villani lib. 7. cap. 9. da Saba Malespina lib. 3. cap. 10. Rerum Sicul. e da Riccardaccio Malespini cap. 179. il dì 26. di febbrajo dell’anno 1266. chiamato 1265. da alcuni, che all’uso nostro cominciavano il nuovo anno il dì 25. di marzo: (Muratori Annal. d’Italia sotto l’anno 1266.) Agli 11. di novembre il popolo minuto di Firenze scacciò il Conte Guido Novello (Villani lib. 7. cap. 14. Simone della Tosa annal. p. 139. edizione di Firenze 1733. in 4° con altre cronichette) e nel gennajo del 1267. (Villani ivi cap. 15.) furono rimessi nella Patria i Guelfi e i Ghibellini, avendo fatta pace fra loro. Adunque essendo nato Dante nel maggio del 1265. non è vero quello che dice l’Aretino, in questa parte istorico poco esatto. Si osservi poi, che quando gli antenati di Dante furono, come di sopra si disse, discacciati per la seconda volta come Guelfi dalla patria, fra questi non vi dovette esser compreso il di lui genitore Allighiero, perchè se fosse stato fra i medesimi, non si sa a vedere, come prima del 1267. fosse potuto rientrare in Firenze.
  19. Giovanni Villani lib. 7. cap. 15 Simone della Tosa loc. cit. pag. 140. dice 6. anni e 6. mesi.
  20. Villani ivi cap. 17. Simone della Tosa narra quali altri provvedimenti furono fatti da’ Guelfi per assicurarsi il governo di Firenze.
  21. Il Re Carlo venne in Firenze nel mese d’agosto del 1267. (Simone della Tosa annal. pag. 140.) e fu dal Comune "onoratamente presentato, e con palio, e armeggerie trattenuto". Dino Compagni Storia Fiorentina lib. 1. pag. 7. edizione di Firenze del 1728. in 4°.
  22. Nel mese di maggio 1265. Carlo Conte di Provenza passò a Roma, e sul finire di detto anno uscì in campagna contro Manfredi (Simone della Tosa loc. cit. pag. 139.)
  23. Urbano IV. morì il dì 2. di ottobre 1264, e Clemente IV. nativo della terra di Sant’Egidio della Provenza, o sia della Linguadocca gli fu eletto per successore il dì 9. febbrajo, secondo il Rinaldi (Annal. Eccles.) o il dì 5. detto, al dire di Tolomeo da Lucca (Histor. Eccles. lib. 22. cap. 30.) dell’anno seguente 1265.
  24. Dopo la morte di Federigo II. Imperadore seguita nel Castello di Fiorentino nel Capitanato di Puglia il dì 13. dicembre 1250. fino all’anno 1273. nel quale fu eletto Re de’ Romani Ridolfo Conte di Augsburg, progenitore della Casa d’Austria, la Germania, e l’Impero restò senza capo, ed in mille guise straziato.