Notizia d'opere di disegno/Notizia/Opere in Bergamo

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Opere in Bergamo

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OPERE IN BERGAMO

IN PALAZZO DEL PODESTÀ.

Li Filosofi coloriti nella fazzata sopra la piazza, e li altri Filosofi a chiaro e scuro verdi nella Sala, furono de man de Donato Bramante circa l’anno 1486.

La Loza e la fazzada nova sopra la piazza nova verso la Cittadella fu dipinta da Zuan di Busi Bergamasco.




IN S. BRANCAZZO.

La Pietà a fresco a man manca intrando in Chiesa fu de man de Donato Bramante1.




IN S. VICENZO, ZOÈ NEL DOMO.

La Palla a man destra intrando della nostra Donna con li dui Santi fu de man de Andrea di Privitali Bergamasco. [p. 48 modifica]




IN S. ALESSANDRO IN COLONNA.

La Palletta della Pietà in tela a colla a man destra in la Cappelletta fu de man del Lotto, opera molto affettuosa.

Ditta Cappelletta con le figurette de terra cotta tutte tonde, e le istoriette pur in piera cotta in quadri a torno, fu architettura e scultura de....




IN S. MARIA DELLA MISERICORDIA.

La Palla de rame dorata, zoè li nicchii, la cornize, e colonne, con le figure d’arzento de sizello, grande de dui piedi, tutte tonde, fu de man de Simon da Pavia, finite per Galeazzo di Cambi orevese Cremonese: e sono nel nicchio de mezzo l’Assunzione de nostra Donna con li 12. Apostoli, e in dui nicchii dalle bande Sant’Alessandro e Santa Grata, e nel scabello e muretti delle colonne istoriette de basso rilevo2.

El Coro de tarsia è de man de dui giovani Bergamaschi discepoli de Fra.... [p. 49 modifica]de San Domenego, ma li disegni furono de man de Lorenzo Lotto3.

In la Cappella del Capitanio Bartolommeo Colleone la sua sepultura de marmo da Carrara tutta scolpita fu de man de Zuanantonio Amadio Pavese4. La statua equestre lignea dorata sopraposta fu de man de...




IN S. DOMENEGO DEI FRATI OSSERVANTI.

L’Ancona dell’altar grande fu de man de Lorenzo Lotto, fatta far da M. Alessandro da Martinengo l’anno 1517.5.

Li tre quadri a fresco sopra el Parco furono de tre maestri: la Nunciazion de mezzo de man de Andrea di Privitali Bergamasco discepolo de Zuan Bellin: el martirio de S. Caterina a man manca de man de Lorenzo Lotto: F altro a man destra fu de man de....

La Palla sotto el Parco, prima a man sinistra intrando al Coro, fu de man del Borgognone6. [p. 50 modifica]

L’altra Palla a man destra, e la ultima pur a man destra furono de man de Piero Busser.

In la Cappella maggiore li banchi de tarsia sono de man de Fra Damian Bergamasco Converso in S. Domenego, che fu discepolo de Fra.... Schiavon in Venezia7. Li disegni de ditte tarsie furono de mano de Trozo da Monza8 e de Bernardo da Trevi, del Bramantino, e altri; e sono istorie del Testamento Vecchio e prospettive.




ALLA PORTA PINTA.

La fazzada della casa de M. dalla Valle fu dipinta da Trozo da Monza.




IN S. SPIRITO DEI FRATI

DALLA CAMISA BIANCA

BORGO S. ANTONIO.

In la Cappella maggior le due sepolture del Cavalier dal Cornelio e del Vescovo suo fratello furono de man de....

In la terza Cappella a man destra la [p. 51 modifica]palla de.... fu de man de Andrea di Privatali Bergamasco discepolo de Zuan Bellino.

In la quarta Cappella la palla fu de mano del Lotto.




IN S. BERNARDINO

IN BORGO DE S. ANTONIO.

La Palla dell’altar maggiore della nostra Donna con S. Bernardino e S. Ioseph da una parte, e S. Zuan Baptista e S. Antonio dall’altra, con li 4. angeli in aria, che scurzano e sostentano uno panno sopra le teste delle figure, con el puttino de sotto che scrive, fu de man de Lorenzo Lotto.




IN LA TRINITÀ

APPRESSO S. SPIRITO.

La Palletta della Trinità fu de man de Lorenzo Lotto. [p. 52 modifica]




IN S. MARIA DELLE GRAZIE MONASTE-

RIO DEI FRATI DE S. FRANCESCO OS-

SERVANTI FUORI DELLA PORTA DE CO-

LOGNO.

La Ancona dell’altar grande della nostra Donna con le due figure per ciascun lato in nicchii dorati, a guazzo, fu de man de Maestro Vicenzo Bressano vecchio, come credo9.

La Palletta a man manca del Cristo transfigurato fu de man de Andrea di Privitali Bergamasco.




IN CASA DE M. LEONIN

DE BRAMBAT.

La mezza figura del Cristo che porta la Croce in spalla fu de man de Zuan di Busi Bergamasco10.




IN CASA DE M. DOMENEGO

DAL CORNELLO.

El quadro della Natività, nel qual el puttino dà lume a tutta la pittura, fu de man de Lorenzo Lotto. [p. 53 modifica]

El quadro della Pietà, el quadretto de S. Gieronimo furono dell’istesso Lotto.




LA CASA DE M. ZANNIN CASSOTTO

IN BORGO DE S. ANTONIO.

Fu architettura de Maestro.... di Archi fiol de Maestro Alessio di Archi ingegner11.

Ivi. Dui quadri furono de man de Lorenzo Lotto.




IN CASA DE M. NICCOLÒ DI BONGHI.

El quadro della nostra Donna con la S. Catarina e l’Angelo, e con el Ritratto di esso M. Niccolò, fu de man del Lotto12.




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ANNOTAZIONI.


  1. [p. 208 modifica](84) Una Pietà, con più figure dipinta in San Pancrazio di Bergamo riferisce il Pasta nelle Pitture di quella città, e dice ch’ella molto si assomiglia alla maniera di Lorenzo Lotto (p. 52.). Facilmente è la stessa, che l’anonimo ora ci fa sapere esser opera di Bramante; ed a lui pure si deve la notizia che questo dipingesse anche li Filosofi nel Palazzo del Podestà addietro notati.
  2. [p. 208 modifica](85) Grandi cure si sono prese li Bergamaschi affinchè quella palla riuscisse una delle più belle e più cospicue opere in tale genere. Furono consultati per disegni e modelli Andrea Riccio scultore, Bernardo Zenale pittore, Andrea Zilioli architetto, Lorenzo Lotto, Antonio Bosello, Jacopo de’ Scipioni, Andrea Previtali pittori; e Simone (forse de’ Germani) da Pavia scultore ed orefice, Galeazzo e Giacomo Cambi Cremonesi orefici, e Bartolommeo da Gandino scultore vi furono scelti a lavorare. Il maneggio che per questo lavoro se n’è fatto risulta da’ documenti che il Conte Tassis ha pubblicati nelle Vite degli Artisti Bergamaschi (T. I. p. 35. e seg. 27. 71.), traendoli specialmente da un Libro pubblico chiamato dell’Ancona, perchè null’altro vi contiene, sennon le memorie di questo affare dall’anno 1521. al 1526; le quali ricevono lume dalle parole dell’anonimo nostro, e vicendevolmente a queste ne danno. Non si vede ora reliquia veruna di sì grand’opera: v’è però fondamento di credere che non foss’ella a finimento mai stata ridotta, trovandosi che nel 1580. si fece capo col Senatore Veneziano Iacopo Contarini, delle lettere e delle arti gran protettore, per trovare orefice che la terminasse (Tassis, Lib. cit. p. 71.). La chiesa dall’anonimo nominata della Misericordia ora comunemente di Santa Maria Maggiore si chiama.
  3. [p. 209 modifica](86) Da autentici documenti che il Co. Tassis ha prodotti nelle Vite citate (T. I. p. 120. 65.), si comprova che i lavori di tarsia di questo Coro fatti furono da Gianfrancesco Capodiferro di Lovere nel Bergamasco, da Zannino suo figliuolo, da Pietro suo fratello, e da altri Bergamaschi, sopra disegni di Lorenzo Lotto e d’altri pittori di grido.
  4. [p. 209 modifica](87) A buona fonte l’anonimo attinse per conoscere l’autore di questo pregiatissimo mausoleo, e lo trovò da vero. Si cominciò a conoscerlo dall’elegante Descrizione di Bergamo composta da Marcantonio Michele gentiluomo Veneziano nel 1516, e pubblicata nel 1532. con Francesco Bellafino De temporibus urbis Bergomi; avendo scritto il Michele che il mausoleo di Bartolommeo da Bergamo era sculptura Ioannis Antonii Amadei Papiensis opere spectatissimum. Ne espongono le sue bellezze il Co. Iacopo Carrara nelle Lettere pittoriche (T. V. p. 278.) ed il Pasta nelle Pitture di Bergamo (p. 28.); da’ quali fatte si veggono osservazioni giudiziose, che comprovano il merito singolare dell’artefice. Questo Pavese fu già stato messo dal Lomazzo fra li bravi scultori Milanesi (p. 615.). Ma altre opere ancora lo comprovano assai valente nell’arte sua; cioè il Deposito di Medea figlia di Bartolommeo Coleoni nella chiesa de’ Domenicani della Basella (Carrara e Pasta Lib. cit.), una porta ornatissima di arabeschi e di figure nella Certosa di Pavia (Bartoli, Notizia delle pitture, sculture, ed architetture ec. d’Italia, T. II. p. 71.), e l’arca di marmo contenente corpi di Santi Martiri in Cremona, dall’autore già indicata. La statua equestre del Coleoni è opera di due scultori Tedeschi Sisto e Leonardo, aggiuntavi l’anno 1501. (Pasta, Lib. cit. p. 168.).
  5. [p. 210 modifica](88) Belle notizie intorno a questa palla, ordinata dal Co. Alessandro Martinengo a Lorenzo Lotto con generosità singolare, e riuscita a meraviglia, si leggono nella Vita del pittore scritta dal Conte Tassis; nella quale altre di lui pitture, dall’anonimo nostro indicate, riscontrare si possono.
  6. [p. 210 modifica](89) Ambrogio Borgognone Milanese è posto dal Lomazzo fra li migliori pittori di sua patria (p. 679.) e nell’Indice si fa che dipingesse in San Satiro di Milano. Un chiostro a San Simpliciano ivi dipinse, in cui assai più trovò da lodare, che da riprendere il Sig. Ab. Lanzi (Storia pittorica della Italia, T. II. P. I. p. 401.).
  7. [p. 210 modifica](90) Celebratissimo è Fra Damiano da Bergamo Converso Domenicano per lavori di tarsia, nè si trova chi a’ suoi tempi lo superasse: anzi pare che il vero predicesse Sabba da Castiglione suo contemporaneo ne’ Ricordi ove degli ornamenti della casa ha trattato; il quale dopo avere detto che egli non solo nelle prospettive, ma nelli paesi, nelli casamenti, nelli lontani, e, che è più, nelle figure fa con il legno tutto quello che Apelle faceva.... aggiunge. Questo buon padre in tingere legni ed in qualsivoglia colore ed in contraffar pietre macchiate e mischie siccome è stato intorno alli secoli nostri unico, così penso che alli futuri sarà senza pari. È però anche vero che questa sorte di lavoro andò in disuso. Fra Leandro Alberti nella Descrizione d’Italia, riferindo il Coro di San Domenico di Bologna, da Fra Damiano parimente lavorato a tarsia, belle ed onorevoli memorie di lui ha portate; le quali con più altre diligentemente raccolte sono dal Conte Tassis nelle allegate Vite (T. I. p. 60.); dove egli attesta che quadretti di tarsia di Fra Damiano annicchiati nel [p. 211 modifica]Coro de’ Domenicani di Bergamo tuttavia si veggono.
  8. [p. 211 modifica](91) Troso da Monza non solamente è detto acuto pittore dal Lomazzo nell’Indice, ma questo gli è sì liberale di encomii, che d’una facciata da lui dipinta in Milano nella strada de’ Maravigli, presso al palazzo de’ Landi, in cui sono espresse istorie Romane, dice ch’è quasi impossibile che altro possa aggiugner mai; perchè ella è miracolosissima così per le figure, come per l’architettura e prospettiva, che è stupendissima (p. 272.). Peraltro anche Sebastiano Resta nel 1707. ebbe a scrivere che questa pittura lo fece stupire, per la bontà, bellezza e soavità (Lettere pittoriche, T. III. p. 342.). Il Lomazzo fa ancora Troso autore d’opera pittorica, dicendo ch’egli ha disegnato un libro di grottesche di tante e così varie sorti, che giudico non potersi fare, nè immaginar più; perchè egli veramente ha occupato tutto ciò che si può fare in cotal facoltà (p. 423.). Pitture di costui cominciano a trovarsi dell’anno 1444. nella Cattedrale di sua patria, in quaranta istoriati sparsi d’oro copiosamente, rappresentanti fatti dei Longobardi, ed in particolare della Regina Teodelinda; opere della prima età di lui riputate dal Sig. Ab. Lanzi (Storia pittorica della Italia, T. II. P. I. p. 404.). Se n’è fatta modernamente una copia a chiaro scuro, che nella Libreria della Chiesa medesima fu riposta, secondo che narra il Sig. Canonico Frisi nelle Memorie di Monza (T. I. p. 16. e T. III. p. 251.).
  9. [p. 211 modifica](92) È riferita questa Tavola dal Pasta nelle Pitture di Bergamo (p. 106.) con più esattezza nel dirne la rappresentazione, ma senza indicarne l’autore. Vincenzio Bresciano, cui l’anonimo la attribuisce, sembra non essere altri, che il [p. 212 modifica]Foppa, addietro nominato: di cui basta vedere ciò che ne ha scritto il ch. Ab. Lanzi (Storia pittorica della Italia, T. II. P. I. p. 393.), per conoscere ch’egli almeno sino dall’anno 1455. comincia a conoscersi pittore di molto studio, e si mantiene con grande riputazione in più altre opere posteriori. Il Lomazzo nell’Indice degli artisti lo fa Milanese, opponendosi al Ridolfi e ad Ottavio Rossi, e lo fa scrittore di un’opera di prospettiva sì in quel luogo, come a carte 264; ma nell’Indice stesso egli poi mette un altro Vincenzio Bresciano, che non si saprebbe trovare.
  10. [p. 212 modifica](93) È nuovo il nome di questo artefice Bergamasco, nè il possessore della pittura Leonino Brembato a me noto riesce da altro monumento; quando l’anonimo abbia indicata persona allora vivente, e non la casa già da uno di tal nome abitata. In questo secondo caso sarebbe facile a riconoscervi quel Leonino Brembato, che per umane lettere fioriva prima ancora della metà del secolo quindicesimo; trovandosi aver egli fatta un’Orazione congratulatoria a nome della patria nell’assunzione di Pasquale Malipiero al Dogado di Venezia seguita l’anno 1457; la quale io vidi anche in un codice della Libreria Capitolare di Padova. Varie notizie intorno a questo letterato ha raccolte il P. Vaerini nella Biblioteca degli Scrittori Bergamaschi (T. I. p. 263.); alle quali può aggiungersi che altra sua Orazione detta similmente in congratulazione per la patria al Doge Cristoforo Moro, assunto nell’anno 1462., sta in un mio elegante codice a penna, il quale contiene Orazioni d’ambasciatori di città suddite alla Repubblica, e di altri ancora, e Lettere di Re, Prencipi, Repubbliche, Cardinali, e personaggi ragguardevoli al Doge medesimo; raccolta allora [p. 213 modifica]fatta da Lionardo Sanudo, copiosa in vero ed affatto singolare.
  11. [p. 213 modifica](94) Non d’altri io stimo che qui si tratti, che di Alessio Agliardi Bergamasco architetto ed ingegnere, e di suo padre, che per la prima volta qui comparisce architetto civile, nè altronde è conosciuto. Alessio fu adoperato dalla Repubblica di Venezia in operazioni idrauliche e specialmente nella diversione della Brenta per il Brentone; nel qual lavoro ebbe gravi differenze con Fra Giocondo, riferite dal Temanza nella Vita di questo (Vite dei più celebri architetti, e scultori veneziani, T. I. p. 66. e seg.). Notizie d’altre fatture di lui si possono vedere nel Trattato di Ferdinando Caccia sopra la Fortificazione ec. aggiunto alle Vite degli Artisti Bergamaschi del Tassis T. II. p. 196. Questi è quell’Alexius Bergomensis, che Fra Luca Pacioli mette fra li chiari architetti uditori della sua Prolusione alla spiegazione del quinto Libro degli Elementi di Euclide, recitata in Venezia l’anno 1508, e ad esso libro premessa nell’Euclide di Venezia 1509. Forse l’anonimo nostro vide malamente scritto il cognome Agliardi, e lesse di Archi.
  12. [p. 213 modifica](95) Trovasi in Bergamo nelle Case de’ Signori Bonghi un quadro dello Sposalizio di Santa Caterina Martire, che ne’ tempi che i Francesi occuparono quella città, fu riposto per sicurezza in San Michele: ma que’ soldati poco rispettando i luoghi sacri, invasero quella Chiesa, e un di loro invaghito del paese, che appariva fuor d’una fenestra col monte Sinai, lo recise dal quadro, e così ancor si ritrova. Così scrisse il Ridolfi (T. I. p. 128.). Aggiunge il Conte Tassis che questa pittura medesima, benchè mancante del pezzo tagliatovi, può riguardarsi come una delle migliori di Lorenzo [p. 214 modifica]Lotto, ed è posseduta dal Co. Giacomo Carrara. Crede egli che in essa il pittore vi abbia ritratto anche se medesimo: ma può avere preso in fallo il ritratto di Niccolò de’ Bonghi possessore della pittura, dall’anonimo nostro indicato.