Storia della letteratura italiana (Tiraboschi, 1822-1826)/Tomo I/Parte III

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PARTE TERZA

Letteratura de’ Romani dalla fondazione

di Roma fino alla morte di Augusto.

Quella parte di Storia dell’Italiana Letteratura che abbiam trattata finora, era involta per modo fra le dense tenebre de’ secoli più remoti, che ci è convenuto aprirci la via, per così dire, fra bronchi e spine, e avanzarci a lenti passi, e sovente anche arrestarci per mancanza di luce, o di scorta che ne guidasse sicuramente. Ora un piano e spazioso campo ci si offre innanzi, in cui l’ampiezza medesima è l’ostacolo presso che solo che noi possiamo incontrare a vedere e ad esaminare con ordine i grandi oggetti che ci si presentano allo sguardo. I Romani, quegli uomini il cui regno per presso a cinque secoli non si distese che a poche miglia oltre Roma, sempre armati, ma costretti sempre a rivolger l’armi contro de’ loro vicini vinti spesso, ma non mai abbastanza domati, vidersi finalmente atterrare ogni argine, portar le armi nell’Asia e nell’Africa, conquistare provincie e regni, e al tempo medesimo volgersi quasi improvvisamente alle scienze di cui fin allora poco o nulla si erano mostrati curanti, e dopo aver superato i Greci coll’armi, superarli ancora nello studio delle bell’arti. Questo è ciò che dobbiamo ora vedere e svolgere [p. 187 modifica]partitamente. A procedere con quell’ordine che è necessario in sì ampio argomento, in tre capi ossia in tre epoche dividerem questa parte. 1 [p. 188 modifica]La prima comprenderà lo spazio di cinque secoli intieri; spazio di lunga durata, ma scarso e sterile pe Romani di letterarie lodi. La seconda abbraccerà la durata di circa cento anni, cioè dal fine della prima guerra Cartaginese l’anno 512 fino alla distruzione della stessa città di Cartagine l’anno 607, il quale spazio di tempo si può chiamare a ragione il principio della romana letteratura. La terza finalmente comprenderà lo spazio di oltre ad un secolo e mezzo, cioè dall’anno 607 fino all’anno 766, nel qual tempo la romana letteratura toccò il più alto segno della sua perfezione.

Indice

Note

  1. Il valoroso sig. ab. Denina amichevolmente si duole (Vicende della Letter. Berlino 1785, t.1) ch’io nulla abbia detto intorno all’origine della lingua latina, dalla qual quistione pareva che dovesse aver cominciamcnlo la storia della romana letteratura. E io volentieri sarei entrato a parlarne, se avessi sperato di poter dire cose che a me insieme e agli altri soddisfacessero. Ma come poteva io lusingarmene? Converrebbe stabilire, innanzi ad ogni altra cosa, qual fosse il primo popolo abitatore delle contrade che preser poi il nome di Lazio. Se i Troiani vi vennero (il qual fatto sembra ad alcuni più appoggiato alle finzioni poetiche che agli autentici documenti). essi certo vi trovarono altri abitatori. Ma chi erano essi? Rutuli, Osci, Aborigeni, e mille altri popoli di mille diversi nomi troviam nominati qual da uno, qual da altro scrittore, e ognun di essi ha in suo favore l’autorità di qualche altro che prima di lui l’ha affermato. E ancorchè giungasi a stabilire che i Rutuli, a cagion d’esempio, furono i primi a popolar que’ paesi, chi ci sa dir con certezza da qual paese essi movessero, o qual fosse la lor propria lingua? Se poi parliamo degli etimologisti, noi troviamo tra essi tanta varietà di opinioni, che appena sembra credibile ch’essa possa conciliarsi con quella evidenza che ad ognun sembra di avere in favor della sua. Lasciamo stare l’antica e più comune opinione, benchè ora combattuta da molti, che la lingua latina traesse la sua origine dalla greca. Avvi chi le dà per madre la lingua fenicia, e questa opinione al can. Mazzocchi sembra indubitabile, il P. Bardetti, seguendo e illustrando sempre più il parere di altri scrittori, vuole che la lingua celtica ossia l’antica germanica abbia generato la latina, e ne trova chiarissima la derivazione in molte parole. Chi crederebbe che anche la lingua schiavona dovesse dirsi madre della latina? E tal è nondimeno la sentenza di M. l’Evèque nella sua Storia della Russia, il qual si lusinga di averla colle osservazioni etimologiche invincibilmente dimostrata. In somma io annovero questa tra le quistioni che non si decideranno giammai, e sulla quale perciò mi è sembrato e mi sembra inutile il disputare. Nondimeno io penso (ma senza impegnarmi a difendere il mio pensiero con una lunga dissertazione) che fra tutte le opinioni sia la più verisimile quella che è seguita dal ch. sig. avvocato Giuseppe Antonio Aldini nella bella sua dissertazione de Varia Latinae Linguae Fortuna, stampata in Cesena nel 1775, cioè che la lingua latina avesse una origine somigliante a quella di Roma; e che come questa formossi da diversi piccioli popoli che inque’ contorni abitavano, così dalle diverse lor lingue, o, a dir meglio, da’ diversi lor dialetti si formasse una nuova lingua, la qual da quel popolo prendesse il nome che nella fondazion di Roma ebbe la principal parte, cioè da’ Latini. Ma quali fossero le lingue di que’ tanti piccioli popoli, e qual origine avessero, chi può indicarcelo?