Tignola/Atto Primo

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Atto Primo

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Personaggi Atto Secondo

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ATTO PRIMO.

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Una bottega di libraio assai bene ordinata. A destra si vede il banco della vendita. Nel mezzo della stanza una di quelle scansie lunghe che si usano dai librai per esporre le novità più recenti. Le pareti sono tutte scaffali.

In fondo, verso il banco, si scorge la parte posteriore della vetrina: accanto alla vetrina un telefono. A sinistra la porta della bottega. Si vede appena la strada. Accanto al banco un piccolo uscio conduce alla retrobottega. [p. 3 modifica]

Cecco

pulisce con gran furore. Dopo avere spazzato senza garbo e con qualche segno d’ira, afferra uno straccio e lustra i mobili.


Pulire, pulire! Se avessi letto tutta questa roba non pulirei.

Si ferma un istante a guardare i libri sul banco.


Che figura è questa? Che cos’è quest’animale?

Piglia in mano il libro, ma alla rovescia.


Ma che è? Una testa con le corna? No.... Ma questo è il rovescio! Dio, guarda, è una donna con le gambe all’aria! Che sfacciata! Somiglia la moglie del padrone di mia moglie. Chi sa quel che c’è scritto, in questo libro! Grande sventura non saper leggere!

Posa il libro; ma intanto entra Teodoro Gonnella.

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Teodoro.

Che fai?

Cecco

cavandosi il berretto.

Buon giorno, signor padrone....

Teodoro.

Che facevi lì, al banco?

Cecco.

Guardavo una figura con le gambe per aria.

Teodoro.

Gambe per aria? E non ti vergogni, mentecatto?

Cecco.

Non c’è niente di male per me: io non so leggere.

Teodoro.

Sappi spazzare, piuttosto.... e tira via, che è già tardi. Tra mezz’ora s’apre l’Università. E Giuliano non è arrivato?

Cecco.

No, signor padrone.... Ma lui....

Teodoro

dopo aver guardato l’orologio.

Se Giuliano crede, da un pezzo in qua, di far il suo comodo così, io gli mostrerò i denti. [p. 5 modifica]

Si avvicina alla porta e guarda fuori.

Ecco: l’Università è aperta: ma egli sarà sempre a letto. Già, da quando è diventato amico del Duca, non si riconosce più. Un Duca socialista, con carrozze e donnine....

A Cecco.


C’è posta?

Cecco

non avendo capito.

Eh, le donnine, con le gambe all’aria....

Teodoro

gridando.

Cecco!

Cecco.

Padrone!

Teodoro.

C’è posta?

Cecco.

Sì, signore: eccola là....

Accenna ad un involto coperto sul banco.

Teodoro.

Ci deve essere anche quella di ieri: oggi è lunedi.

Cecco.

Sì; l’ho coperta; guardi. [p. 6 modifica]Entra Giuliano, elegantissimo, con abito chiaro da mattina: soprabito da mezza stagione, attillato, a vita.

Giuliano

salutando con la parola e con la mazza come un uomo a passeggio.

Buon giorno!

Teodoro.


Ah! A quest’ora, arrivi? Sei diventato Duca anche tu?

Giuliano

cambiando umore, con accento quasi insolente.


Ho detto buon giorno....

Teodoro.


Se aspettavi un altro po’ a venire, potevi dir buona sera.

Giuliano.


Ma, se sono appena le otto.... [p. 7 modifica]

Teodoro.


Ma, l’Università è aperta.

Giuliano.


Non facciamo storie! Voi l’avete con gli orari....

Teodoro.


La bottega deve essere aperta all’ora fissata.

Giuliano.


O non è aperta? Lasciatemi stare.... Non mi fate arrabbiare.... Oggi ero venuto con certi bei proponimenti.... Deve essere arrivato un materiale importantissimo. La clientela che mi son formata lo aspetta. Dov’è la posta di ieri?

Teodoro.


Eccola lì, guarda.

Accennando Cecco.


L’ha coperta con la tela.

Giuliano

a Cecco.


Coperta?...

Teodoro.


Sì, bravo, pensaci tu!

Entra nella retrobottega.


Giuliano

a Cecco.


Pezzo d’asino! [p. 8 modifica]

Cecco


timidamente.


Lei mi disse che coprissi la roba gelosa con la tela.... quando spazzavo....

Giuliano.


T'avevo detto di coprire i libri, questi libri qui, che son nuovi,

indicando quelli sulla scrivania


perchè non ci andasse sopra tanta polvere, come al solito.... Non ne azzecchi una....

Va dietro al banco e si mette ad aprire gli involti della posta


Per te, già, i libri son mattonelle, forme di cacio, scarpe rotte.... Eh!

Dopo aver appena cerca- to nei pacchi della posta


Oh, eccoli, eccoli. Edizione magnifica!

Chiamando alla porta della retrobottega.


Signor Teodoro!

Teodoro


ritornando con in capo un berretto di lana, ricamato in verde. È in maniche di camicia, e s'infila un soprabito alquanto usato.


Che c'è?

Giuliano.


Eccoli; sono arrivati, [p. 9 modifica]

Teodoro.


Chi?

Giuliano.


I Poemetti.

Teodoro.


Di chi?

Giuliano.


Di chi?!

Arrabbiandosi con alquanta fittizia.


E fate il libraio voi, e per giunta l’editore.... Del Pascoli!

Teodoro.


Non se ne venderà una copia.

Giuliano.


Se a banco non ci stessi io! Se ci foste voi, non se ne venderebbe una copia di certo. Già voi incomincereste col nasconderli, perchè siete di quei librai che aspettano sempre l’avventore che chieda il Niccolò de’ Lapi o la Morale Cattolica. Se non aveste me, voi, a quest’ora,...

Teodoro.


A quest’ora che?

Giuliano.


..... non solo non sareste più nè editore nè libraio; ma sareste appena un legatore di libri.... [p. 10 modifica]

Teodoro.


Bada, Giuliano; non ti permetto di parlare in cotesto modo. E un pezzo che tu mi secchi.

Giuliano.


Ma, scusate, io metto tutto il mio ardore per rendere questa bottega la più moderna di Roma, per quanto, sia in una strada quasi misteriosa.... e voi schernite di continuo ogni mio entusiasmo....

Teodoro.


Ma io non ischernisco nulla....

Giuliano.


Un editore che non apprezza un poeta come il Pascoli, mi offende.... Sicuro: voi preferite il vostro Battaglia perchè vi paga i volumi che gli stampate.

Teodoro.


E perchè no: anche i grandi editori fanno così.

Cecco

intanto picchia col suo cencio sui libri più eleganti per togliere la polvere.


Giuliano.

a Cecco.


Ma che cosa picchi? Non lo vedi che tu mi rovini tutte le novità, sciagurato. I libri non [p. 11 modifica]sono mattonelle; questo voi non lo volete capire; posa il cencio! Tieni!

Si toglie il soprabito.


Porta di là il mio soprabito: attaccalo al suo posto. Attento a non sciuparlo! Ecco anche il mio cappello e il bastone! Metti tutto perbene.... Va! pulirò io.... E porta via anche la granata.

Cecco


esce con la roba sulle braccia e poi torna a prendere anche la granata.


Giuliano


si dà a pulire con molta cura le edizioni ultime.


Oh! Oh! Ecco!... Così!... Mi premono più questi libri che il candore delle mie mani, il quale mi preme moltissimo....

Teodoro


ammirando con soddisfazione la buona volontà di Giuliano, si avvicina a lui e gli tocca una spalla.


Va là, che, in fondo, sei un buon ragazzo. Sei un libraio nato, vedi, tu.... Le idee poi cambieranno. [p. 12 modifica]

Giuliano.


Un libraio nato?... Si.... sì.... Intanto sfruttatemi finché potete, se vi paio un libraio nato....

Teodoro.


Sfruttatemi?! Ma sei testardo, sai.... e ingrato!



Entra nella bottega il professor Battaglia.


Teodoro

cambiando tono improvvisamente.


Professore, buon giorno!

Il Battaglia.


Buon giorno!

Giuliano.


Illustre Battaglia! Non le dico Professore, perchè la sua rinomanza di poeta ha diritto ad offuscare il suo titolo accademico.

Il Battaglia.


Ma fa sempre bene, sa! [p. 13 modifica]

Giuliano.


Lo trascuravo per farle piacere.

Il Battaglia.


Non ammetto il poeta che non abbia fatto i suoi studi in perfetta regola.... Anche la poesia è una scienza.

Giuliano.


Specialmente per lei, che segue così scrupolosamente la tradizione.

Il Battaglia


E me ne vanto.

Non badandogli più e accomodandosi sulla poltrona.


Caro Gonnella: stamani ho da proporle un affare, che mi par buono....

Teodoro.


Vuole che andiamo di là?

Il Battaglia.


No: può sentire anche il nostro Giuliano.

Giuliano.


Si tratta forse di pubblicare un altro volume di versi suoi? Forse il dodicesimo libro delle Odi Civili? [p. 14 modifica]

Il Battaglia.


Si tratta di qualche cosa meno importante letterariamente; ma più proficua finanziariamente....

Teodoro


che si era rannuvolato.


Sentiamo, allora.

Il Battaglia


pomposamente.


Voi sapete, carissimi miei editori....

Teodoro.


Scusi tanto: qui di editori non ce n’è che uno.

Giuliano.


Io vendo i libri e sono un proletario.

Il Battaglia.


Non m’interrompete; è una forma elegante di esprimermi. Voi sapete, carissimi miei editori, che da ben venti anni, io seggo sulla cattedra di questa celebre Università. Stupor grande n’è venuto a molti, meravigliati che il poeta Battaglia oggimai celebre, abbia potuto per così lungo tempo anche dirigere filosoficamente il pensiero dei giovani Italiani. Ma il genio per molte vie si spande nei campi della [p. 15 modifica]coltura. Ed io, che pur sono poeta, ho potuto così ben costruire il mio edificio filosofico immutabile, adamantino, che da venti anni ai miei discepoli ripeto sempre la medesima lezione.

Giuliano


con ironia.


Benissimo!

Il Battaglia.


Questo significa chiarezza, lucidità e convinzione. Tanto è vero che io le mie lezioni le so tutte a mente. Passa il tempo, le idee degli altri cambiano ogni minuto; ma le mie lezioni restano le stesse.

Giuliano.


Mirabile esempio di fermezza!

Il Battaglia.


Ora avviene che i discepoli i quali sogliono stenografare e quindi, com’essi dicono, poligrafare le mie parole, onde se ne servano alla fine dell’anno, si accorgono sempre di questa immutabilità; ma non si attentano a tralasciare la stenografia, sospettando sempre che io sia per cambiare nell’anno nuovo. Capite, Gonnella? M’è venuta pietà dei loro dubbi e ho deciso finalmente di pubblicare tutte le mie [p. 16 modifica]lezioni, che intitolerò secondo le tre discipline filosofiche, così: la Ragione, la Bontà e la Bellezza nella verità. Con tale felice pubblicazione, i discepoli saranno liberati dalla fatica di stenografare e dall’oscillante dubbio sul mio metodo eterno.

Teodoro.


Benissimo per gli studenti; ma per me, scusi, dov’è l’affare importante, in tutta questa filosofica faccenda?...

Il Battaglia.


Oh, uomo di corta veduta! Non ha ella capito che gli studenti saranno costretti a comprar tutti l’opera per prepararsi alla fine dell’anno?...

Giuliano


continuando.


... perchè non saranno mai andati alle lezioni, se non per dormire?

Il Battaglia.


Purtroppo....

Teodoro.


Sta bene: dormano pure; ma io quando avrò stampata l’opera, avrò anche una forte concorrenza negli stenografi. [p. 17 modifica]

Il Battaglia.


Proibirò la stenografia.

Giuliano.


Molti studenti campano su quella.

Il Battaglia.


La filosofia non è per i poveri.

Giuliano.


Ed io credevo il contrario....

Teodoro.


Stia attento, professore. Ella sopprimerà gli stenografi e farà benissimo, perchè rovinano l’arte della stampa; ma le vecchie lezioni già stenografate? Quando le confronteranno coi volumi e le troveranno identiche, si contenteranno dei fascicoli poligrafati....

Il Battaglia


avvilito.


È vero....

Teodoro.


Ma, piuttosto, non potrebbe Ella dare una ritoccatina all’opera? In tanti anni potrebbe averne bisogno: non si sa mai. [p. 18 modifica]

Il Battaglia.


È vero; ma, preso interamente dalla poesia come sono, come potrò imparare a memoria le varianti per fare le mie dissertazioni all’Università?

Giuliano.


Perchè vuol pigliarsi questo disturbo? All’Università faccia le vecchie lezioni; agli esami esiga che gli scolari rispondano secondo il libro.

Il Battaglia.


Ma ciò mi obbliga ad imparare a memoria le varianti.

Giuliano.


No, agli esami può tenere il libro in mano:... è roba sua.

Teodoro.


Benissimo....

Il Battaglia


dopo una breve pausa riflessiva.


E troppo naturale....

Teodoro.


E ora veniamo alla parte finanziaria. [p. 19 modifica]

Il Battaglia.


Di questo vorrei che se ne parlasse in camera charitatis.

Teodoro.


Parliamone pure in camera, come dice lei. Andiamo di là nel mio studio. Passi, professore....

Il Battaglia


entra a destra pavoneggiandosi.


Teodoro


lo segue con un sorriso ironico.


Giuliano


rimasto solo dà in una grande irrefrenabile risata.


Ah! Ah! quello è un poeta, un filosofo, un educatore della gioventù! [p. 20 modifica]Entra Enrichetta, vestita modestamente; ma nell’insieme assai graziosa.

Giuliano.


Buongiorno, signorina.

Enrichetta.


Buon giorno. Di che ride?

Giuliano


cambiando tòno.


Rido di una cosa che dovrebbe far piangere.

Enrichetta.


Uh! Com’è terribile!... Al solito!

Giuliano


con tono serio e cattedratico.


Rido di quel ciarlatano del professor Battaglia.

Enrichetta.


Ma che cosa ha fatto?

Giuliano.


È di là con suo padre, che fa un odioso contratto.

Enrichetta.


Ci rimetterà dei denari, papà? [p. 21 modifica]

Giuliano.


No, no: questa volta ne guadagnerà.

Enrichetta.


E lei lo chiama un odioso contratto? Mi pare che il babbo abbia ragione, sa, sul conto suo....

Giuliano.


Cioè?

Enrichetta.


Dice che lei non è nato per fare il commerciante.

Giuliano.


È vero: e me ne vanto. Però egli non sa per che cosa son nato io....

Enrichetta.


Oh lo sa benissimo. E lo dice spesso....

Giuliano.


Sentiamo....

Enrichetta.


Dice che è nato apposta per tenere in ordine una biblioteca o una libreria.... e basta,...

Giuliano.


E se ne lagna, anche. Ah, vorrebbe che io tenessi la bottega com’era prima? piena di [p. 22 modifica]polvere? che i libri ci stessero a catafascio? E sopra tutto che io non conoscessi a fondo i libri che si vendono? E che, vede, signorina, io, ormai, ai libri, ho strappato quel tanto che mi basta a farmi sentire il desiderio della libertà e sopratutto la gioia di altre imprese....

Enrichetta.


Quali imprese?

Giuliano.


Eh! Noi son cose da donne....

Enrichetta.


Chi lo sa? Intanto lei che è socialista incomincia a credere all’inferiorità delle donne. Questo mi pare che sia più da bibliotecario che da socialista. Chi sa che non abbia ragione il babbo....

Giuliano.


Vede: se c’è un uomo che non ha nessun diritto di stare fra i libri: è suo padre. Scusi sa; ma un uomo ottuso come suo padre, non l’ho mai conosciuto. E proprio lui doveva diventare editore e libraio, cioè educatore.... Guardi qua:

va dietro il banco.


Qua c’è un libro di quelli che si chiamano in busta chiusa.... Mi stupisce come non l’abbiano [p. 23 modifica]ancora sequestrato.... Ebbene, sono due giorni che suo padre insiste perchè io lo presenti ai nostri clienti. Ed è un libro di losca speculazione, che insegna le cose più lubriche.... Le par giusto, signorina? Mentre poi non vorrebbe che io tenessi in vetrina le traduzioni del Capitale di Marx o che raccomandassi Zola, Mirbeau, Turghenieff, Tolstoi.... Questo è suo padre! Ecco perchè dice che io amo troppo i libri. Basta guardare il suo schedario, quello che ha su, per suo uso e consumo: è tutto unto, bisunto, pieno di errori, con una confusione degna di uno schedario del ministero della Pubblica Istruzione. Guardi il mio, invece. Eccolo là:

indica dietro il banco.


chiaro, limpido, semplice, esplicativo.... Perchè io amo i libri, sì; ma qui dentro, non creda che ci voglia morire....

Enrichetta


dopo una pausa; con implorante civetteria.


Signor Giuliano, mi fa vedere una copia di quel libro in busta chiusa?

Giuliano


serio.


E non si vergogna a farmi questa richiesta? [p. 24 modifica]

Enrichetta.


Eh, le dirò! Tanto, anche se mi avvezzo male, non mi deve mica sposar lei....

Giuliano.


Allora lo chieda a suo padre: io non glielo do.

Enrichetta.


Non me lo vuol proprio far leggere?

Giuliano.


No.

Enrichetta.


Ne ho piacere. Perchè questo vuol dire che la mia innocenza le sta a cuore....

Giuliano.


È proprio sicura che sia innocenza?

Enrichetta.


Certo lei deve averne più di me.

Giuliano.


Ho paura che abbia ragione davvero....

Enrichetta


andandogli vicino.


Vede, signor Giuliano, non ha giudizio....

Giuliano.


Eccone un’altra.... [p. 25 modifica]

Enrichetta.


Se avesse giudizio, sa che cosa farebbe? Mi sposerebbe:... lo dice anche il babbo....

Giuliano.


Ah, lo dice anche lui?

Enrichetta


con passione.


Sì....

Giuliano


con esaltazione grottesca.


Come si vede il capitalista! Ha capito che io ero l’uomo per la sua azienda e, per incatenarmi, non solo mi nega ogni altra facoltà, ogni altra intelligenza tranne quella del libraio; ma mi getta fra le braccia la sua stessa figliola....

Enrichetta


con un sorriso di un languore sardonico; dopo una pausa.


Dio! Che affarista è mio padre!

Giuliano.


È inutile che faccia dell’ironia! [p. 26 modifica]

Ritornano Il Battaglia e Teodoro.


Il Battaglia


a Enrichetta.


Riverita, signorina.

Enrichetta.


Professore!

Teodoro


con aria accigliata.


Hai tardato stamani! Fa' presto: di là c’è da lavorare....

Enrichetta.


Non ne ho voglia, papà.... È primavera.

Teodoro.


Lo dici tu: siamo appena di febbraio.

Il Battaglia


a Giuliano.


Ci sono “novità„ in filosofia?

Giuliano.


Sì; ce ne sono: le vuol vedere?

Il Battaglia.


Non mi premono. Caro Teodoro, vi saluto. Oggi avete incominciata bene la settimana.

Teodoro.


Ne dubito. [p. 27 modifica]

Il Battaglia.


Mi rammenterete!...

Ad Enrichetta.


Signorina: primavera vi dian felice i numi....

Enrichetta.


Bel verso!... È suo?

Il Battaglia.


Sì.... Addio Giuliano....

Giuliano.


Mi serbi il suo affetto, professore.

Il Battaglia


esce.


Enrichetta


a Teodoro.


Che hai, babbo, stamani....

Teodoro.


Eh! Temo d’aver fatto un cattivo affare....

Giuliano.


Cattivo affare?

Teodoro.


Ha voluto una percentuale troppo forte, il professore....

Giuliano.


Quanto? [p. 28 modifica]

Teodoro.


Il dieci per cento.

Giuliano.


O che volevate? Che vi regalasse l’opera sua e facesse anche le spese di stampa? L’ha scritto lui il libro, sapete....

Teodoro.


Bravo: mettiti a difendere anche il professor Battaglia!




La porta si apre: qualcuno entra.


Enrichetta


a Teodoro.


Zitto: ecco gente.

Teodoro.


Andiamo di là: lasciamolo vendere: che almeno quel mestiere lo sa fare.

Escono.

[p. 29 modifica]

Il Montalto

è entrato in bottega; siccome ha visto che c'è gente si è messo a guardare i libri; è un uomo rozzo, vestito con ricercata accuratezza: ma senza resultato di eleganza.

Giuliano.


Riverisco, signor Montalto.

Il Montalto.


Buon giorno! C’è stata la signora?


Giuliano.


La signora Adelaide? Non l’ho vista....


Il Montalto.


Avrebbe dovuto venire....


Giuliano


con interessamento.

Ah, si?


Il Montalto.


Siamo stati nientemeno che a San Pietro a vedere una benedizione di pellegrini. Poi la signora è andata dalla sarta; e siccome m’ha detto che sarebbe passata anche dal libraio, così sono venuto qua sperando d’incontrarla. [p. 30 modifica]

Giuliano


con freddezza calcolata.

Non l’ho proprio veduta.


Il Montalto.


Forse starà poco ad arrivare. L’aspetterò....


Giuliano


freddamente.


Come crede. Come le par meglio....


Il Montalto


un po’ impacciato guarda i libri; mentre Giuliano dietro il banco prepara un pacco di novità.


Io, veramente, non sono un lettore di libri, quindi non sono un consumatore....

Giuliano


con una certa ironia.


Consumatore?!

Il Montalto.


Già: voglio dire non compro perchè non leggo.... Però Adelaide....


Giuliano.


Già, già!


Il Montalto.


Ma;.... lei conosce le opere di quasi tutti gli scrittori.... [p. 31 modifica]

Giuliano


con qualche alterigia.


Il più che posso....


Il Montalto.


Però solamente il titolo.... e il prezzo....


Giuliano.


Mi meraviglio! Conosco il contenuto, l’editore, l’anno della pubblicazione....


Il Montalto.


Càspita! Oh, ciò è molto.... come dire? molto interessante.... Avrà una grande memoria....


Giuliano

con semplicità.

Bene esercitata.... Questo sì....


Il Montalto


È una bella fortuna. È proprio quello che manca a me.... La memoria! Se avessi avuta memoria!...


Giuliano.


Legga, legga, e se ne troverà bene....


Il Montalto.


Mi dà noia, vede, mi offusca l’intelligenza....


Giuliano.



L'intelligenza? [p. 32 modifica]

Il Montalto.



L’intelligenza, l’intelletto....


Giuliano.



Allora non legga.... Guarda che fenomeno!


Il Montalto.



Però qualche volta ne avrei desiderio.... I libri di Adelaide non li capisco e non mi divertono.... Eccetto quelli di Villy che sono così buffi.... Non ha niente di nuovo di Villy?


Giuliano.



No: mi dispiace....


Il Montalto.



Ho capito: questa

indicando i libri sulla scansia


deve essere tutta roba sentimentale. È quello che non posso soffrire. Io, quando voglio offendere qualcuno, gli dico: Lei è un sentimentale. Non avrebbe invece qualche libro piccante?

Giuliano.



Qualche cosa di piccante? Guardi là: Le journal d’ime femme de chambre.


Il Montalto


prende il libro indicato.


Il giornale d’una cameriera.... Curioso! Di che si tratta? [p. 33 modifica]

Giuliano.


E una cameriera che ha sen’ito a diversi padroni, giovani e vecchi, maschi e femmine e che, avendone viste di tutti i colori, racconta quel che ha visto.... e racconta la verità senza complimenti.


Il Montalto


strabiliato.


Ma com’è possibile?


Giuliano.


Possibilissimo.... autentico!


Il Montalto.



Per fortuna la cameriera di Adelaide non sa scrivere....


Giuliano.


Sì; ma c’è chi può scrivere per lei.... Anche in quel romanzo, l’autore, come lei ben capirà, non è la cameriera.... È un certo Octave Mirbeau.


Il Montalto.



Lo conosco! Ah, ne ho sentito parlare da Adelaide. Guardi che memoria curiosa che ho io! Sa perchè me ne rammento? Perchè un [p. 34 modifica]mio amico ufficiale di cavalleria chiama Mirbeau il suo cane.

Giuliano.


Ho capito: è una vendetta da reazionario.

Il Montalto.


Perchè?

Giuliano.


Perchè Mirbeau è un socialista.

Il Montalto.


Ma, allora questo suo libro sarà un ammasso d’ingiurie.... E lei me lo dà per piccante?

Giuliano.


Allora, guardi qua: ho per lei questo libro in busta chiusa.

Gli porge un libro fasciato di carta bianca, senza titolo esterno.


Il Montalto.


Che cos’è?

Giuliano.


Non si sa: bisogna leggerlo per saperlo.

Il Montalto


lo prende, lo guarda e riguarda.


Non mi fido, sa: non si sa mai: potrebbero esser poesie.... [p. 35 modifica]

Giuliano.


Non si fida?

Il Montalto.


Eh: è difficile ingannar me. Già, prima di comprare un libro, io sto bene in guardia; e piglio tutte le informazioni; perchè, nulla mi rattrista di più che aver perso il mio tempo leggendo. Scusi la mia franchezza: darei non so che cosa per non aver letto i Promessi Sposi.

Giuliano.


Avrebbe perso il suo tempo in altro modo....

Il Montalto.


Sì; ma peggio che in quel modo, impossibile. Basta: visto che Adelaide non arriva, mi avvierò verso casa....

Giuliano


con premura.


Ritornerà, signor Montalto?...

Il Montalto.


No: l’aspetterò a casa: sono nervoso oggi, ed ho poca pazienza.... Adelaide m’ha fatto fare una levataccia.... Arrivederci, signor Giuliano! [p. 36 modifica]

Giuliano


accompagnandolo alla porta, tutto felice perchè va via.


Arrivederla, signore.

Guarda nella strada dalla parte opposta a quella presa dal Montalto, ed ha un moto di gioia.


Eccola! Non si vedranno... Lui ha già voltato.....

Correndo verso la retrobottega.


Cecco!... Cecco!...

Si avvia al banco e piglia il pacco di libri che ha preparato, mentre parlava col Montalto.


Cecco


comparisce dalla retrobottega.


Giuliano.


Sei pronto? Va via subito.... Porta questo pacco alla signora Anderson.

Cecco


colpito dal nome esotico.


Chi?

Giuliano.


Non importa chi.... Via Flavia N. 70.... L’indirizzo c’è scritto sopra [p. 37 modifica]

Cecco.


Allora non dubiti.

Indugiando.


Io non so leggere; ma non isbaglio.

Giuliano.


Va, va.....

Cecco


esce.




Giuliano cerca ricomporsi con qualche segno di vanità.

Adelaide entra nella bottega: è vestita di un abito chiaro da mattina; molto elegante.

Adelaide.


Buon giorno!

Giuliano.


Buon giorno!...

Adelaide


con fresca gaiezza.


Libri, libri, libri! Voglio notizie, voglio belle notizie di cose belle ed eleganti. Sono stata [p. 38 modifica]a San Pietro a vedere i pellegrini. Non sono divertenti! Son venuta via come soffocata: le chiese non sono mai fresche; sono troppo vecchie. C’è un odore di crisantemi appassiti....

Breve pausa.


E voi?

Giuliano


turbato intimamente.


Vi ammiro!... Siete bella, stamane.... Siete incantevole!...

Adelaide


sospira.


C’è stato Montalto?

Giuliano.


Sì: vi ha aspettato un po', eppoi se n'è andato.

Adelaide.


Ha detto che tornerà?

Giuliano.


Ha detto che vi avrebbe aspettata a casa.

Adelaide.


Com'è tedioso quell’uomo!... Che supplizio esser l’amante di un uomo così,... come dire? così impermeabile.... [p. 39 modifica]

Giuliano.


È vero, è refrattario ad ogni cosa gentile. Ed è ricco e potrebbe impiegare il suo tempo,... per lo meno, ad affinarsi lo spirito.

Adelaide.


Ma che! non si affina, perdonatemi la bêtise,

ride di gusto


non si affina nemmeno le unghie: se le liscia, se le lima alla pari dei diti, come uno sguattero....

A Giuliano cambiando tono.


Fatemi vedere la vostra mano.

Giuliano


le dà la mano.


Adelaide.


Io adoro le mani.... Giudico le persone dalle mani; com’è fine la vostra, com’è leggera: tocca come una piuma....

Guardandogli la palma.


Vita breve; troppa testa; poco cuore; nessuna fantasia; poca fortuna.... Siete un uomo curioso e pericoloso. Conoscete voi questa scienza?

Giuliano.


Conosco tutto quel che se n'è scritto. È bella perchè ancora non è sfruttata. [p. 40 modifica]

Adelaide.


Quanta grazia è nelle vostre parole, Giuliano! Le lettere che mi avete scritto! che incanto!... Io vorrei ricevere tutta la vita lettere vostre.

Giuliano


timidamente.


Solamente lettere?

Adelaide.


Oh! Oh! Questa domanda non è del vostro solito carattere; perciò non è di mio gusto.... Io voglio da voi quello che altri non può darmi: una dolce illusione di sogno, l’illusione di continuare nella realtà quella vita di fantasie che è nella letteratura che mi fate divorare.

Giuliano.


Voi sapete che, in fondo, a me basta.

Con più bella timidezza.


Il mio sentimento rispetto a voi è questo: mi varrò di un esempio. Un bravo signore, senza buon gusto e senza ingegno, possiede un dipinto magnifico, una rarità. Egli è felice del suo possesso quasi quanto del possesso di un cavallo o di un automobile; ma la sua casa è frequentata da un artista povero finissimo e profondo. Questi adora il quadro, lo comprende, [p. 41 modifica]lo spiega, lo esalta, lo vede in tutti i suoi aspetti: ne è tutto compreso come di una sua stessa creazione.... Di chi è il dipinto? a chi veramente appartiene?

Adelaide


che era un po’ distratta.


Eh!... a quel bravo signore....

Giuliano.


Non mi sono spiegato.

Adelaide.


No, vi comprendo! A quell’artista!... Diomio, i pellegrini mi hanno stordita! Giuliano....

Pausa.


È un vero peccato che voi siate semplicemente un libraio....

Giuliano


quasi offeso.


Perchè dite questo?

Adelaide.


Perchè sareste così degno di avere anche voi qualche bel dipinto....

Giuliano.


E non l’ho forse? Ho tante belle aspirazioni serrate nell’anima mia.... [p. 42 modifica]

Adelaide.


E anche il mio spirito avete. Ma, perchè non siete voi un poeta, uno scrittore?! Non vi siete mai provato a scrivere?

Giuliano.


Oh no! Mi atterrisco al solo pensarci. Mettermi a scrivere un libro sarebbe per me lo stesso che salire sopra un tavolo in piazza e incominciare una conferenza di propaganda.... Sarebbe impossibile!

Adelaide.


Ma perchè siete socialista, allora?

Giuliano.


Perchè molti sono i modi per essere utili ad un’idea.... Anche il Duca di Malò è socialista ed è nobile....

Adelaide.


Com’è elegante.... come dev’essere raffinato e moderno il Duca.... È molto amico vostro?

Giuliano.


L’ho conosciuto al Circolo Federativo. Siamo diventati intimi. Ci diamo del tu.

Adelaide.


Anche voi siete elegante, Giuliano. [p. 43 modifica]

Giuliano


quasi arrossendo.


Modestamente.... È un po' l’imitazione del Duca....

Adelaide.


Dio, quel Montalto, com’è grossier! Scusatemi se uso una parola francese; voi non volete.

Giuliano.


Oh no; la lingua francese è adatta per voi.

Adelaide.


Come siete maligno! Sempre buono e gentile; ma, quando vi si tocca sulle vostre convinzioni, sui vostri studi, siete capace anche di offendere. Dunque i libri voi li amate così tanto che essi vi possono far dimenticare le lettere che mi avete scritto? La fantasia stampata vi pare più bella di una realtà come me?

Si alza.


Guardatemi....

Si protende verso lui.


Giuliano.


Che volete,... signora,... perdonatemi. I libri sono la mia vita. Essi mi hanno dato la gioia di pensare, di dimenticare, di soffrire per tutta l’umanità.... Quando capitai in questa bottega [p. 44 modifica]ero un orfanello, quasi analfabeta. Mercè la lettura, ora posseggo idee, aspirazioni,... allucinazioni, se volete.... È una specie di ebbrezza....

Adelaide.


Come siete interessante!...

Pausa.


Ma tutti questi volumi che avete in bottega non sono tagliati. Come avete potuto leggerli?

Giuliano.


Bene! Così:

Eseguisce.


alzando i fogli, scrutando fra le pagine con pazienza. Ma poi è sorta la pratica e ora quasi non leggo più: intuisco. Al nostro sguardo, al tocco della nostra mano si sente l’opera palpitare come fosse viva: ella ci parla; e noi la indoviniamo, quasi.... In questo modo ho letto, ho scorso, inteso, insomma, i migliori poeti nostri, i migliori filosofi, e mi son fatto da me un criterio tutto personale.

Adelaide.


Tutti li avete letti? Anche quelli che avete di là polverosi? quelli vecchi?...

Giuliano.


Si: i vecchi, oh, soprattutto i vecchi hanno un fascino speciale, che va crescendo sempre [p. 45 modifica]in me. Guardate: ecco qua un libro ch’io non oso rileggere, tanta gioia mi dette due anni fa, quando ci meditai sopra tanto.

Prende da un lato della libreria un volume.

Eccolo: è vecchio: Jacques le fataliste et son maitre.

Adelaide.

Di che si tratta? È un romanzo?

Giuliano.

È un romanzo d’avventure svariatissime. Jacques, il protagonista, giudica tutto ciò che gli accade e che accade al suo padrone, come una cosa voluta dal destino: Era scritto, egli dice; e così si consola di tutto, ed ha la forza di tutto sopportare e di tutto intraprendere con coraggio. È una gran filosofia; perchè si basa sopra una verità immutabile. Anche oggi che la mia mente è piena di tante aspirazioni, io trovo in quella legge il mio coraggio. Tutto potrei osare in virtù di quella convinzione.

Adelaide

con espressione di bontà e d'intelligenza.

Badate, Giuliano:... i libri sono i libri; eia vita è la vita, ed è diversa: ve lo dico [p. 46 modifica]perchè, se poco m’intendo di libri, assai conosco la vita.

Giuliano

sospirando.

Chi sa?

Adelaide

additando una tignola che ha visto correre sul libro.

Oh! Guardate!

Giuliano

con sorriso giocondo e infantile.

Una tignola....

Adelaide.

Vuol nascondersi.

Giuliano.

Eccola fermata! Guardate, com’è bella! Prendete la lente.

Le addita la lente sul banco: anch’egli esce fuori dal banco.

Nessun poeta ha pensato a decantare la sua bellezza.

Adelaide.

Ma siete strano, voi!

Giuliano.

Guardatela.... vi dico..... e ve ne convincerete. [p. 47 modifica]

Adelaide

stringendosi a lui per meglio osservare il curioso insetto

È vero!

Giuliano

mentre Adelaide rimane nella stessa positura ed appoggia poi lentamente il capo sul petto del giovine.


E quello che essa significa, poi! Pensate! Vive tra i libri, tra le cose dell’intelletto. Si nutre di sogni; si feconda di fantasie; attraversa col suo cammino diritto le immagini più varie; e, trapassando come un ago di diamante infilato con un raggio di luce, apre trafori nella densità delle meditazioni più profonde. Essa non è l’immagine della poesia; ma è più che la poesia, giacché vive di lei. È qualcosa di più eletto del poeta stesso, il quale le prepara il cibo. Ed è così bella! Guardatela. È di per sé un gioiello! sembra scolpita nell'opale dalle sottili branche di una magica libellula. Io l'ho contemplata tante volte, a lungo; ed ho meditato sulla sua vita.... Qualche volta osa uscire dal suo mondo; ma la luce del sole, che un istante la fa risplendere come una piccola gemma animata, subito la offende: ed essa rientra fra i sogni, piccola esistenza [p. 48 modifica]celata, molle, flessibile soltanto al tepore dei sogni....

La sua voce s’è andata quasi spegnendo nella contemplazione del bel collo di Adelaide.

Adelaide

dopo una pausa, alza il capo e lo guarda un istante: egli è come stanco, ebbro di rattenuta passione. Poi la donna riabbassando il capo sul petto di lui, dice:

Parlate! Oh, la lasciate fuggire! Ritorna fra le pagine!

Si stringe anche più al petto di Giuliano.

Giuliano

dopo una pausa si china sul collo di lei.

Adelaide

che sente il suo sguardo; senza voltarsi.

Che guardate? Ho un neo sul collo.... E vero? quasi sulla nuca....

Giuliano

con un brivido.

Sì!...

Adelaide.

Vi piace?

Giuliano

bacia il neo.

[p. 49 modifica]

Adelaide


rialzando la bella testa.


No, là.

Offrendogli la bocca.


Qui.

Giuliano


preme la sua bocca ansiosa su quella sanguigna di lei: il libro casca in terra.


Adelaide


dopo un istante di passione.


Avete lasciato cadere il libro.... E non ne siete afflitto.... Vi piaccio molto dunque?

Giuliano


follemente.


Vi amo; vi amo; non scherzate più; vi amo. Odio i libri, i libri che mi tengono qua inchiodato in questa miserabile vita.... Voglio che siate mia!... Tu sarai mia....

Adelaide


con fine ed ardente curiosità.


Senti: io ho su di te un dubbio; che è anche una speranza.... una speranza, che mi dà quasi le vertigini.... eppure, credo....

Giuliano.


Che? [p. 50 modifica]

Adelaide.


Nella tua ultima lettera c’era una frase,... che mi ha fatto nascere questo pensiero.... Tu dicevi....

Giuliano.


Che cosa? parlate....

Adelaide


con finezza.


Nessuna donna mai....

Giuliano


abbassa la testa.


Adelaide.


È vero?! Nessuna.... prima di me?!

Giuliano


quasi vergognoso.


No!

Adelaide


Mai, dunque.

Giuliano


Mai!

Adelaide


con uno scatto.


Dio, come t’amo!

Lo bacia.


Sono tua, tua, tua.... [p. 51 modifica]

Giuliano


trepidante.


Che non ci vedano....

Adelaide.


Che importa!

Ricomponendosi.


Ma è tardi.... è tardi.... Ah! chi sa il Montallo che cosa ha fatto in questo tempo..... È capace di tutto, quell’uomo....

A Giuliano.


Arrivederci.

Giuliano.


Quando?

Adelaide.


A presto: a presto.... Addio!

Giunta sulla porta dice ancora:


Addio!

Esce in fretta.


Giuliano


la guarda allontanarsi; poi ritorna in bottega, pieno di trepidazione e di felicità. Entra Cecco.


Cecco.


Ho fatto presto?

Giuliano


distratto, guardando il soffitto.


Che felicità! [p. 52 modifica]

Cecco


stupidamente.


Felicità? Non ho mica starnutito!

Giuliano.


Eh?

Rientrando in sé.


Be’! Hai portati quei libri?

Cecco.


Sì signore!

Giuliano.


Allora va di là.


Entra il Duca di Malò molto elegantemente vestito da mattina.


Duca.


Buon giorno!

Giuliano.


Oh, Duca! Buon giorno.

Cecco


esce.

[p. 53 modifica]

Duca


parlando sempre con grandissima disinvoltura.


Ho bisogno di due cose.

Giuliano.


Sono pronto a servirti.

Duca.


La prima riguarda la storia. Tu te ne intendi....

Giuliano.


Sentiamo....

Duca


accomodandosi sulla poltrona dinanzi al banco.


Ecco: Che cosa ne diresti se in un prossimo discorso io mi paragonassi ad Alcibiade?

Giuliano.


Ad Alcibiade?

Duca.


Sì.

Giuliano.


Eh.... Mi parrebbe, per lo meno, arrischiato.

Duca.


Ecco, vedi: Alcibiade amava il piacere, la bellezza, il lusso per lo meno quanto me. [p. 54 modifica] verso la conquista, come io vorrei condurlo alla felicità economica. Non ti pare che il paragone illustrerebbe il mio caso personale? Lo strano caso di un uomo come me ricco, nobile e insieme democratico?

Giuliano.


Sarebbe una dimostrazione sempre arrischiata per quanto sottile. In ogni modo varrebbe solamente per le persone colte, non per il popolo....

Duca.


Il popolo è più convinto che mai, perchè non sa chi era Alcibiade; sa invece che Cavallotti ha fatto un dramma su Alcibiade e, siccome Cavallotti era democratico, così crede democratico anche Alcibiade.

Giuliano.


È un piccolo inganno....

Duca.


Sì, ma utile per tutti. Tu mi dovresti fornire i documenti storici per questa dimostrazione, scegliendo naturalmente quelli adatti; perchè tu saprai che nulla è meglio indicato della storia per dimostrare l’assurdo. [p. 55 modifica]

Giuliano.


Non sono d’accordo.... ma insomma.... E l’altra cosa qual’è?

Duca.


L’altra cosa è questa. Caro mio, sono molto impensierito, perchè non ho nessuna persona capace di correggere le bozze del mio volume: La terra promessa.

Giuliano.


Se posso esserti utile io....

Duca.


Oh Giuliano! Tu sei l’uomo.... Senti: perchè non pianteresti la libreria?

Giuliano.


Tu scherzi.

Duca.


Dico sul serio. Io non ho un segretario. Fino a ieri mi sono servito del vecchio amministratore di casa nostra; ma ora non posso più: è un patriotta, capisci, un ex garibaldino che, nel correggere le bozze, infarcisce i miei articoli socialisti con esclamazioni e frasi del ’48: Viva la patria! Faremo da noi! eccetera... Eppoi io ho bisogno di uno che mi aiuti: ho delle idee: ho bisogno di esporle bene: mi [p. 56 modifica]comprendi? Io voglio essere un elegante sostenitore delle nuove aspirazioni sociali.... Alle prossime elezioni voglio riuscire: e voglio aver fama di parlatore forbito. Insomma, tu capisci quanto potresti essermi utile.... Va là: un giovine del tuo merito non deve più restare a marcire in questo bugigattolo. I libri ti hanno dato il diritto alla vita, alla vita bella e battagliera.

Giuliano.


È vero!

Duca.


Eppoi: staremo come due amici, sai? E ci divertiremo, anche. Tu farai la mia vita stessa. Mi comprendi?

Giuliano.


Non avrò il coraggio....

Duca.


Tu scherzi!

Giuliano.


Il signor Teodoro mi tratterrà....

Duca.


Non dargliene il tempo.... Piantalo su due piedi, oggi, subito. Non ti mancherà l’occasione. [p. 57 modifica]

Giuliano


volgendosi ai libri.


Lasciare tutti questi.... E come farò senza di loro?

Duca.


Ma essi vengono con te, O non li conosci tutti?...

Giuliano.


Ma i nuovi? Assistere all’arrivo dei nuovi: vedere lo svolgersi del pensiero moderno....

Duca.


Ma non t’invito mica a diventare un pesce! Ne avremo dei libri.

Giuliano.


E vero; ma qui sono tutti in ordine. È come un paesaggio speciale.... la mia patria.

Duca.


Ma allora, dove sono tutte le tue idee di battaglia, di attività per una grande causa? Credi che non avrai un bell’avvenire, se mi seguirai?...

Giuliano.


È vero. E poi... l’idea... l’idea.... Sì; sì; mi deciderò.... Ma subito, tu dici?

È quasi atterrito.

[p. 58 modifica]

Duca.


Subito, subito. Non ti pare una buona occasione la mia offerta?

Giuliano.


Ma il signor Teodoro, come farà senza nessuno?

Duca.


Ne troverà un altro.

Giuliano.


Non sarà facile: e intanto i suoi affari ne soffriranno. E poi... nel tuo ambiente, come mi troverò?

Duca.


Tu sei un ragazzo d’ingegno, e ti sarà facile perciò adattarti ad una vita che sarà vera vita, non come questa.

Si sente il campanello del telefono. Giuliano accorre.


Giuliano.


Sarà il rettore dell’Università. Scusa.

Parlando al telefono.


Pronto!... Sì, sono io.... Beh?

Pausa.


Davvero?

Pausa.

[p. 59 modifica]Oh, ormai me ne infischio!... Ho bisogno di vedervi.... Vi scriverò.... Dove?... Benissimo!

Lascia il telefono: è quasi tremante.


Sai che cosa mi capita? Càspita.... incomincio a vivere.... davvero!

Duca.


Che cosa?

Giuliano.


Tu conosci i miei rapporti con la signora, dirò così, Montalto....

Duca.


L’Adelaide? Sono innocentissimi....

Giuliano.


Ebbene: il Montalto ha trovato, proprio ora, mentre lei era qua, le mie lettere, quelle che le mandai....

Duca.


Eh, lascialo fare! Benissimo, anzi: Peuh! Quel Montalto tarpano e volgare! Su, su. Giuliano.... Agisci con buon gusto e franchezza.... E, se ti molesta.... dagli una buona lezione.... Sarà un bel modo per incominciare una vita energica e diversa. Adelaide è una bella donnina. A Roma è celebre quasi quanto una [p. 60 modifica]principessa. Ti farai della reclame. Ma ora lascia la libreria: e sia finita!

Giuliano.


Sì.... dirò come il fatalista: Era scritto!

Duca.


Finalmente! E ora ti lascio. Ma ti vedrò oggi stesso.... Vieni a casa mia.... Ti aspetto.... Se ti sbrighi, fai colazione con me.

Giuliano


quasi ripentendosi.


Come fai presto!...

Duca.


Bada: te lo dico: se non ti decidi subito, rassegnati a star qui per sempre. Certi passi non si tentano due volte.

Giuliano.


Per sempre!... Qui.... Impossibile! Siamo intesi; siamo intesi.

Duca.


Addio!

Giuliano.


Addio.... Cioè.... ora, se divento vostro segretario, dovrò darvi del voi. [p. 61 modifica]

Duca.


Tu scherzi!... Allora non mi sono spiegato.... Un compagno, io cerco.... non un servo.... Addio,...

Gli stringe forte la mano.


Giuliano.


Grazie. Addio!

Duca


esce.


Giuliano


rimane perplesso un istante; poi si decide improvvisamente.


Cecco, Cecco!

Cecco


comparendo.


Comandi!

Giuliano.


Di’ al signor Teodoro che ho bisogno di parlargli.

Cecco.


Subito!

Dopo essersi appena incamminato.


Oh! eccolo! viene. [p. 62 modifica]

Entra Teodoro vestito com'è arrivato, seguito da Enrichetta.


Giuliano


a Teodoro

.

Vorrei parlarvi.

Teodoro.


Così accigliato? Che t’è accaduto?

Giuliano.


Ho deciso di lasciare la vostra bottega.

Teodoro


lo guarda un po’; poi guarda Enrichetta.


Enrichetta


guarda Teodoro.


Giuliano.


Sono stanco.... ho deciso di finirla....

Teodoro.


Stanco di che?

Giuliano.


Di tutto....

Teodoro.


Ho capito: ti hanno montata la testa! Va bene! In questo caso non c’è rimedio. Vuol [p. 63 modifica]dire che mi concederai qualche po' di tempo per trovarmi un altro impiegato.

Giuliano.


No, no!... Vo via subito....

Teodoro.


Subito?! Tu sei pazzo!

Giuliano.


Sarò pazzo; ma qua non posso più starci nemmeno un giorno, ormai.

Teodoro.


E pensare che tu sei nato per fare questo mestiere.... questo mestiere e non altro....

Giuliano.


Ah, basta: basta.... Ecco, perchè me ne vado.... per codesta vostra convinzione che mi vuole incatenare qui ai vostri interessi; ma ora sono stufo. Fin da quando venni ad impiegarmi nella vostra libreria, voi concepiste il proposito di far di me uno schiavo a vita.... Ma avevate fatto i conti senza il mio ingegno. Nella vostra bottega mi sono trasformato e proprio con gli arnesi del mestiere, con questi.

Batte forte sui libri.


Teodoro.


Eh lo so.... tu hai il torto di leggerli invece [p. 64 modifica]di commerciarli solamente;... ed ora ne paghi le conseguenze. È un vizio che ti costerà caro.

Giuliano.


Vizio o non vizio, se voi credete di farmi invecchiare innanzi tempo là a quel banco, sbagliate. Io vi pianto.

Teodoro


montando all’improvviso in furia.


Oh, per gli dèi: ora ti dico che non te ne andrai.

Giuliano


a Cecco.


Prendimi il soprabito!

Cecco


esce, poi torna col soprabito.


Giuliano.


Se avevo qualche dubbio, voi avete trovato il modo di farmi decidere.

Teodoro


furibondo.


Ah sì, eh?

Entra il Battaglia con due studenti.


Battaglia.


Che cosa sono queste grida? [p. 65 modifica]

Teodoro


Questo ragazzo ha perso la ragione....

Giuliano.


Benissimo!

Infilandosi il soprabito.


Vado a vedere se l’ho persa fuori....

Teodoro.


Ah perdio: tu non uscirai, senza avermi data piena soddisfazione del tuo modo di agire verso di me, che ti ho sempre trattato come un figlio.... Ti voglio insegnare ad agire con gli uomini da uomo e non da ragazzo.

Si pianta vicino alla porta, per impedire il passo a Giuliano.




Entra all’improvviso il Montalto. È tutto infuriato e acceso in viso.


Il Montalto.


Dov’è questo signor Giuliano’

Teodoro


volgendosi a lui.


Che vuole lei? [p. 66 modifica]

Il Montalto


Vorrei parlare un momento da solo con questo signore.

Additando Giuliano.


Giuliano


al Montalto.


Parli pure in presenza di tutti, sa.... Io.... me ne infischio di quel che lei può dire.

Montalto.


Ho letto le sue lettere.... le sue lettere, capisce? Lei è un sentimentale.... ossia uno stupido....

Giuliano


rapidamente.


Ecco che cos’è lei....

Gli tira un sonoro ceffone e infila la porta.


Il Montalto.


Mascalzone! aggressore!...

Fa per inseguirlo.


Tutti


lo trattengono gridando:


Fermo, fermo!

Teodoro.


Giuliano! Giuliano! È impazzito! E impazzito!


Tela.