Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore/Distretto di Trento I. Topografia de' paesi/Edifici profani

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Edifici profani

../Chiese ../Biblioteca e Museo Civici IncludiIntestazione 17 marzo 2016 100% Da definire

Distretto di Trento I. Topografia de' paesi - Chiese Distretto di Trento I. Topografia de' paesi - Biblioteca e Museo Civici

[p. 46 modifica]

Edifici profani — a) pubblici

Fra gli Edifici pubblici primeggia il Castello, il quale sorge ad oriente nella parte più elevata della città presso Porta Aquileja (volg. Aquila). È un grandioso edificio legato a settentrione con una torre rotonda chiamata di Augusto, la quale fa parte del Castello vecchio eretto nel bollore delle tirannie feudali. — La torre ed il Castello più tardi s’unirono ad altro Castello, formando un solo tutto che prese il nome di Castello del Buon consiglio, forse a riguardo de’ Vescovi e del governo loro che dovea essere umano e di buon consiglio. Da prima il Principe Vescovo Giorgio di Hach (1446-1465) avea fatto ristorare il castello vecchio, munendolo di torri e propugnacoli; Giovanni di Hinderbach (1465-1486) ne imitò l’esempio, facendovi ristaurazioni, introducendovi fontane, e iniziando l’opera del Castello nuovo, che fu poi compiuta dal P. V. Cardinale Bernardo Clesio. — Giovanni Maria Falconetto di Verona, secondo la più comune opinione, ne fece il disegno; l’esecuzione fu affidata a Maestro Martino da Como; e nell’interno, in quelle sale, in quelle camere a soffitti vagamente intagliati e screziati d’oro, in que’ vasti loggiati, nelle volte e alle pareti ornate di stupendi medaglioni e da altri fregi, lavorarono i più celebri artisti del tempo, come Girolamo Romanino, Domenico Riccio, chiamato il Brusasorci, i due Jacopo Palma, il vecchio e il giovane, Marcello Fogolino da Vicenza, i due fratelli Ferraresi Dossi e Giambattista Dosso, Paolo Farinato [p. fig6 modifica] [p. 47 modifica]da Verona, Girolamo da Trevigi pintore juniore, ch’ebbe l’incarico dal Clesio di abbellire le volte della sontuosa loggia che circondava il cortile interno chiamato la piazza dei leoni, e vi fece quelle figure d’argomento storico e mitologico che al tempo di Concilio furono ritoccate da Daniele Ricciarelli detto il Volterrano allo scopo di toglierne le nudità troppo appariscenti e contrarie alla decenza. E con questi, e dopo, vi lavorarono altri famosi artisti non ommessi tra i pittori Giulio Romano e tra gli scultori quel Vincenzo Vicentini, che fu autore della Cantoria di Santa Maria Maggiore.

L’entrata principale del Castello era al portone ora murato, cui sovrasta la statua di San Vigilio. — Il Vescovo Principe avea sede nel Castello nuovo; al vecchio si tenevano gli Ufficj del Consiglio di Stato e del Tribunale ecclesiastico, non meno che una parte della Corte; mentre alla Torre di Augusto stanziava il presidio, che vi teneva il Conte del Tirolo quale avvocato della Chiesa trentina, con un Capitano nominato da lui, e pagato dal Vescovo.

Arx pulcerreima, lo dice Lorenzo Schrader1, a Bernardo Clesio Cardinale ad ornatum magis et splendorem, quam ad tuendam urbem aedificata; e quanto fosse stato splendido quest’edificio si può sapere dalle descrizioni che ci hanno lasciate, lo Schrader citato, il Salentino Alberico Longo del quale lo Schrader [p. 48 modifica]riporta i versi, il Mariani nel suo Trento (p. 157 e seg), e sovratutto Pietro Andrea Mattioli nel Magno Palazzo ecc., lo scrittore più accurato e veritiero del Castello in discorso. — Del resto il Cardinale desio nell’edificarlo e nell’abbellirlo, intese fare un edificio che servisse di residenza al Principe Vescovo e fosse ad un tempo una Corte che emulasse in grandiosità e in isplendore le corti dei più cospiqui Principi d’Europa, e a tutto riuscì per cura sua e per suo proprio volere, tanto che nell'anno 1530 potè ospitare Carlo V e trattenervelo per otto giorni successivi. Cristoforo Madruzzo, il Cardinale del Concilio2 v’accolse Don Filippo di Spagna per ben due volte, e i figli di Ferdinando Re de’ Romani, e vi tenne feste splendidissime per l’accoglienza di altri illustri personaggi, e per la celebrazione di particolari avvenimenti, come nell’occasione della sua prima messa celebrata nel Maggio dell’anno 1542, descritta dall’Abate Gonzaga e riportata nell’Annuario della nostra Società alpina3 all’articolo Il Castello del Buon consiglio di Trento esteso da un accuratissimo studioso delle storie nostre. — Carlo Emanuele della stessa illustre famiglia lo aperse ad Anna de’ Medici, all’Arciduca Ferdinando IV ed all’Arciduchessa Maria Anna. — Continuò ad essere [p. fig7 modifica] [p. 49 modifica]la residenza aurea dei nostri Principi Vescovi, ma dopo la secolarizzazione del Principato, quell’immenso ricco edificio diventò prima caserma delle milizie francesi, e poi delle Austriache, come è attualmente, non rimanendo di esso che le forme esteriori, la vastità dei locali interni, e dei residui più o meno grandi di affreschi e di ornamenti, che accennano ad un fasto, ad una grandezza miseramente perita. — Il Castello anticamente si legava con un braccio di mura alla Tor verde, che sorge in capo alla Via di San Martino, in riva all’alveo vecchio dell’Adige, ed ha forma semicilindrica assai bizzarra, un coperto aguzzo a tegole colorate in verde e in giallo di strano effetto, e pietre a bugnato corroso dal tempo. Si vuole più antica della torre di Augusto, e si ritiene che abbia servito a punire i facinorosi deliquenti, facendoveli passare per certa porta, che li trasportava in un precipizio tra ferri, senza mai più vederne orma.4


Degli altri edifici pubblici sono memorabili:

1) L’antico Palazzo Pretorio, il quale fiancheggia in parte la Piazza maggiore. E munito di torre costrutta di pietra viva, sulla quale è una campana che prende ancora il nome di Renga, e si suonava quando il Vescovo o il Magistrato avea bisogno di arringare il popolo. — Serviva anticamente di residenza al Vescovo, onde fu detto anche Palazzo episcopale; ed è palazzo, come dice il Mariani5 „così antico che [p. 50 modifica]vi furono persino i predecessori di S. Vigilio.“ — Nel corso de’ tempi vi s’unì la sede di un cospicuo Tribunale di giustizia.


2) Il Palazzo vecchio del Municipio situato in Via larga, ora occupato dall’I. R. Scuola Commerciale inferiore. Lo accompagna un’antica torre; ha una sala spaziosa con dipinti all’intorno, dove si soleva tenere Consiglio. Fuori, sulla facciata, era l’affresco rappresentante l’estremo supplizio di Rodolfo Bellenzani, del quale non rimane che una testa conservata nel civico Museo. — Nell’interno del palazzo stanno parecchie lapidi ivi raccolte dal Conte Benedetto Giovanelli, distinto archeologo, e di queste s’ammira nel cortile quella che rappresenta in rilievo la figura del Buffone di Bernardo Clesio colla scritta:

Quae modo festivo sonuere palacia risu
     Lugent. Funestae quid referunt lachymae
     Paulus obit, periere sales, periere lepores
     Cum quo prodierant deperiere iovi.

MDXXXV.


3) Il Palazzo nuovo del Municipio alla medesima Via, sorto sui caseggiati dei prodi Bellenzani, una volta appartenente alla cospicua famiglia dei Conti di Tono (Thunn). È un vasto edificio in gran parte, ancor sotto i Conti suddetti, rinnovato sui disegni del Vantini, con ampia sala destinata alle radunanze della Rappresentanza cittadina, adorna del quadro del Concilio, e di quello che rappresenta la Guardia civica [p. 51 modifica]dell’anno 1801. Contiene tutti gli uffici municipali, non meno che la Biblioteca ed il Museo. — Ai tempi del Concilio vi ospitarono i Cardinali Ercole Gonzaga e Giovanni Morone.


4) L’Orfanotrofio Crosina - Sartori situato a principio del sobborgo di San Bernardino vecchio. È un maestoso ed elegante fabbricato eretto sul disegno del Cav. Milesi di Como. Serve ad asilo e ad ammaestramento nelle arti e nei mestieri per un certo numero di orfanelli. Ha uno spazioso giardino, una cappella, un bel teatrino e locali destinati agli artieri, ed alla mostra permanente degli oggetti lavorati sotto la direzione di appositi maestri. Appartiene alla Congregazione di Carità.


5) Il Palazzo nuovo della Giustizia eretto di recente sulla Via nuova che va da Piazza di Fiera in Piazza d’Armi. È un edificio maestoso, che occupa un’area di circa 13600 m. q., e contiene gli ufficj dell’I. R. Tribunale, della Procura di Stato e della Pretura urbana, oltre un ergastolo con carceri per 180 detenuti, delle quali 90 a sistema cellulare, con sale da lavoro, con tre locali per uso di ospitale, una Cappella, una camera mortuaria, con abitazioni pel Cappellano, i custodi, e il corpo di Guardia, due cortili ed un giardino. La sala delle Assise ha una superficie di circa 150 m. q. ed un’altezza di 9 m., la Cappella è semplicissima; e tutto quel vasto fabbricato sorse in pochi anni sui disegni del compianto Architetto Ignazio Liberi di Trento modificati nella maggior parte [p. 52 modifica]dall’Ecc. I. R. Ministero delle pubbliche costruzioni in Vienna.


6) La Torre Vanga in fondo alla Via sua omonima, al luogo dove un tempo era Porta Bresciana, la quale metteva al Ponte di San Lorenzo sull’Adige. Ricorda nel suo nome l’antica famiglia dei Signori Vanga, e il Principe Vescovo Federico, di cui abbiamo il Codice intitolato Vanghiano. Si diceva anche torre rossa per distinguerla dalla verde, che vegliava al porto dello stesso fiume presso San Martino; ed è torre nella quale fu rinchiuso il Vescovo Giorgio di Lichtenstein catturato dal popolo trentino nel bollore della sommossa suscitata da Rodolfo Bellenzani.


b) privati.
Fra gli edifici privati meritano particolare menzione i seguenti:

1) Il Palazzo Galasso in Via lunga a destra della svolta, che per la Piazzetta Romana mette alla stazione ferroviaria. Fu eretto nel 1581 da Giorgio Fugger, ricco banchiere di Augusta; passò a Mattia Galasso, unico figlio di Pangrazio di Campo, che figurò nella guerra dei Trent’anni, e lasciò sua vita in Vienna li 25 Aprile 1647. Questi lo abbellì stupendamente, ond’ebbe a risultare un fabbricato di stile grandioso, ripartito internamente in modo largo e maestoso, alla palladiana, da attirare l’ammirazione di chi sente per l’arte. Ha una Cappelletta dedicata ai Martiri Anauniensi, ed ornata di un buon dipinto di Domenico Udine da [p. fig8 modifica] [p. 53 modifica]Rovereto rappresentante Gesù nell’Orto, messavi dal nobile Cav. Giacomo Zambelli alla cui famiglia appartiene l’intiero palazzo, poi che venne involata la pala primitiva. — Intorno a questo palazzo corre presso il volgo una leggenda, che lo fa essere fabbricato dal diavolo: È detto, che il Fugger per possedere la mano di una vaga donzella, la quale aveva posto per condizione di volere essere accolta in un’abitazione degna di lei, avesse patteggiato col demonio, e che per opera di questo figlio delle tenebre il palazzo fosse sorto in una sola notte.

2) Il Palazzo Tabarelli, ora Moar-Salvadori, in Via San Benedetto. Esso ricorda nel suo nome il Can. Antonio de Fatis Tabarelli che lo fece edificare con grave dispendio e ricorrendo ai disegni del Bramante. Si distingue da tutti i fabbricati di quella Via pel suo bugnato di pietra che monta dalla base al coperto, interrotto soltanto da medaglioni a rilievo ritenuti lavoro del trentino scultore Alessandro Vittoria.

3) La Casa Cazzuffi, ora Pernetti, nella medesima Via. È tenuta in pregio per gli affreschi, gli spogli Egiziani, che stanno sulla sua facciata; lavoro di Latanzio Gambara di Brescia, allievo e genero del Romanino.

4) La Casa Geremia, ora Podetti in Via larga. Stupendo edificio del secolo decimosesto, dove nell’anno 1508 prese stanza l’Imperatore Massimiliano I; e nella terza riunione del Concilio, ebbe alloggio il Cardinale Gonzaga. — Fuori, sulla parete esterna tutta istoriata a fresco, si distinguono ancora le figure [p. 54 modifica]dell'Imperatore Massimiliano, di Curzio Romano e di Muzio Scevola.

5) Le Due Case ai Portici verso il Duomo offrono nelle loro facciate una serie di affreschi in parte rovinati dal tempo, e che, come pare, sono lavori di diverso pennello. D’una parte ne discorre il Mariani (p. 165), dicendo:,,Sono le pitture di questo luogo di città assai lodevoli: ma cedono a quelle, che stanno in faccia della Torre di Duomo su la Piazza, dove in gran varietà parlano le Figure a scurcio, motto e geroglifico, rispondendo quelle, che scherzano Su la Torre stessa e dirimpetto.“— In parte sono ritenute opera di Marcello Fogolino da Vicenza.

6) Il Palazzo Sardagna in Via Calepina. È fabbricato su due case, una delle quali apparteneva all'illustre famiglia Calepini; tiene due stanze a piano terra dipinte a fresco dal Romanino; e nella porta d’ingresso, nelle cariatidi e nei bimbi si ricorda il fare dello scultore Francesco Barbacovi di Tajo.

7) Il Palazzo a Prato nella medesima Via; del quale ora non rimane che la parte volta sulla Via di Santa Trinità, ridotta anche questa ad uso delle Scuole Magistrali femminili; edificio un tempo sontuosissimo, eretto sui disegni di Andrea Palladio da Vicenza, dove i Legati del Concilio soleano tenere le loro adunanze, e dove ebbe stanza il Cardinale Crescenzio.

8) Il Palazzo Sardagna in Via di Santa Trinità, un tempo appartenente. all’illustre famiglia de’ Baroni Gaudentî, ornato delle armi Madruziane. Ha una [p. 55 modifica]cappelletta interna con buoni affreschi, ed al tempo del Concilio ebbe alloggio il Vescovo di Verdun, Nicolò Psaume.

9) La Casa Monti, ora Filippi in Via del suffragio, al Cantone. È pregievole pei dipinti a fresco della sua facciata rappresentanti le fatiche di Ercole ed alcuni trionfi, dei quali non si conosce bene l’autore

10) La Casa Garovaglia, anticamente Voltolini, e poi Cloz-Salvetti, non lungi dalla casa suddetta, in Via San Marco. È mirabile la sua facciata dipinta a fresco dal Brusasorci. Rappresenta nella parte superiore la sfida di Apollo e di Mida, nel mezzo una battaglia, e nella parte inferiore Scipione che rende la sposa al principe dei Celtiberi. Vi si reca il nome del pittore coll’anno MDLI.

Note

  1. Schraderi (Laur.) Monumentorum Italiae quae hoc nostro saeculo et a christianis posita sunt, libri IV. Helmstadii, 1592.
  2. Presso l’egregio Signore Barone Valentino Salvadori di Trento è il ritratto bellissimo ed ottimamente conservato di questo Cardinale dipinto da Tiziano Vecellio.
  3. Annuario della Società degli Alpinisti Tridentini, Anno sociale 1879-80. Rovereto, Sottochiesa, 1880, p. 198-214.
  4. Mariani: Trento con il sacro Concilio, p. 178.
  5. Mariani, loco citato, p. 164.