Annali overo Croniche di Trento/Libro VIII

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Libro VIII

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Libro VII Libro IX
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DELLE CRONICHE

DI TRENTO

DI GIANO PIRRO PINCIO.

LIBRO OTTAVO.

Dedicate all’Illustrissimo Signor Aliprando Clesio.


Scrive Tolomeo, Trento essere Città situata nelTrento. Mediteraneo, della Provincia di Lombardia, attinente alla parte di qua dal Pò, nomata Venetia. Sotto l’occidente di questa portione di Lombardia pose il suddetto Auttore gli Bechuni, & le loro Città, Vannia, Carrahaca, Brecina, Anauno, che stimo essere il medemo, che chiamanoValle di Non. gli huomini del nostro tempo Nauno, dal quale poi tutto quel paese hebbe il suo nome. Si ritrova parimente un Fiume del stesso nome qual da quelli habitanti (corrotto il vocabolo) vien detto Nos. Evi di più difficoltà se il Fiume dasse il nome al Castello, Il Nos Fiume. ò pur il Castello al Fiume. Mi constringe assai à credere la Valle di Non esser stata de Bechuni, perche anco alla nostra età si ritrova in quella una Villa chiamata dal volgo Brecio, qual forsi è Brecina di cui fà mentione Tolomeo, poi da malignità de tempi (come ben spesso suol occorrere) destrutta. In altri Auttori leggesi Bretina.

De Nonesi vien fatta mentione nella Geografia di Plinio, quale frà gli popoli Alpini, che habitano ne Monti, superati sotto la condotta, & auspicij d’Agustusto il Divo, connumera gli Triumpilini, Canuni, Venoti, Venoneti, Hisarchi, Breuni, & Nauni, i quali senza alcun dubbio sono gli medemi, che da Tolomeo vegono ascritti, & congiunti à Bechuni, così detti dal Castello [p. 170 modifica]Nano, ò più verisibilmente dal Fiume Nauno, questi hoggidi da Trentini han sortito altro nome, chiamandoli Nonesi. E discosta la Valle di Non da Trento circa dodici miglia. Quando ti parti da Trento verso Bolgiano ritrovassi prima la Villa di Gardolo, poi il torrente Lavis, & il Borgo del stesso nome, indi caminando arrivarai presso à Pressano, di là passando poco avanti pieghi il tuo viaggio alla parte sinistra al Fiume Adice, quale havendo traghettato, per quattro miglia lontano dal Fiume, in assai facile strada, verso l’occidente giungi alla prima apertura della Valle, inoltrandoti alquanto ti volti alla parte settentrionale, ivi scopri l’entrata per le bocche de Monti meno difficile (Ancorche naturalmente sij assai giovevole alla difesa di quel luogo, & forte) scopri ivi un furtivo fabricato d’arte humana, detto la Rochetta, che sera la strada à chi per quella parte violentemente volesse passare. All’entrata nella Valle s’inalzano gli Monti d’ambi le parti, ne quali scopronsi ben spessi Castelli, belissimi Fortini, & Ville habitate, e quelle come da poggi, & vaga prospetiva signoreggiano d’alto il Fiume Nauno, che scorre à basso per mezzo la Valle.

Dunque la Valle di Nauno tutta è meridionale se si oppone à quelli che vanno verso la Città di Trento, che perciò verso il settentrione Descrizione della Val di Non. si stende frà l’oriente, & occidente in longa, & ben protensa linea, & spargesi in ampia pianura assai per il sito amena, & per le cime esposte al Sole molto conspicua; il cui lato, ò parte che riguarda l’oriente vien terminata da Monti, che sono contigui, & giacciono presso Bolgiano, & il Fiume Adice; stendendosi con continuo filo fino alla parte Boreale, prendendo sempre nomi diversi secondo la varietà de luoghi; dalla parte occidentale vien chusa, parte dalli Monti Pellero, & Tonello, così dal volgo detti, quali separano le Valli di Rendena, & Giudicaria, giurisditioni di Trento dalla Valle di Nauno, & parte ove slongandosi al settentrione termina alla riviera di Nauno, si congiunge con la Valle di Sole. Dalla banda settentrionale confina parte con la Val di Sole, mediante il Fiume, ove dall’occidente scorre fino al Torrente Pescaria, & parte ove si volta l’istesso Fiume al mezzo giorno, di dove alla parte orientale della Valle s’estende alla boreale. Dall’altro lato mediante il Monte di Praveso, come più seguente in longa tirata arriva alli confini d’Oltemo. La parte meridionale dove prende la Valle il suo principio dal lato occidentale del Fiume Nauno, ha gli suoi confini ne Monti, che sono sopra la Valle [p. 171 modifica]Giudicaria, come parimente la parte occidentale, à piedi de Monti termina a Cavedavuo, & Molveno, nelle Cime à Phario, & al Lago di Molveno per dove si discende nella Giudicaria, ma il fianco dal medemo Fiume volto alla parte orientale del Sole, lascia à dietro la Città di Trento.

Questa Valle d’ogni parte è cinta di Monti altissimi, solo per quattro aperture si può entrare, pare la natura habbi voluto separar, & impedire le genti straniere dalli oltraggi, che gli havrebbon potuto fare. Sotto il mezzo giorno s’entra in Val de Non dalla Giudicaria per quelle cime de Monti ove si ritrova il Lago di Molveno. Dall’occidente si viene di Val Camonica, piegando il cammino per Val di Sole, non manco scabroso e difficile, che lungo: ove risguarda il Clima settentrionale si serano gli Monti in gran strettezza sopra il lago nomato Senale, per quali s’entra nell’Alemagna, e da quella parte non può alcuno violentemente far sortita nella Valle. Parimente la parte sotto la Zona orientale da il passo stretto à quelli, che caminano alla volta del Fiume Adice, per quella strada, parimente quivi si serano gli Monti sassosi in angusta distanza. Chiamano gli habitanti questo luogo la Mendola.

Bisogna credere la natura con special cura, & providenza habbi cinta quella Valle con insuperabil artificij, essendo detto paese diviso in quattro parti, solo in un luogo verso il mezzo giorno gli Monti frà di loro sono divisi, & disuniti; forse acciò gli Trentini volendo andare alli suoi amici Nauni non havessero tanta difficultà, & fatica, ma dove parve haver mancata la natura, supplirono gli humani ingegni. Si ritrova ivi in quel apertura un Fortivo ben munito, qual chiamano (come habbiamo di sopra accenato) la Rochetta, contraposta à qual si voglia impeto, & furore inimico, che potesse occorrere. Ma dovendo scrivere nominatamente gli luoghi della Valle sia necessario prima discorrere del Fiume Nauno, dal quale verisibilmente hebbe il nome tutta la Valle. Questo vien causato da due rivi, che da diverse parti scorrono, & s’uniscono assieme. L’uno hà il suo principio nelle cime dell’Alpi, quali serano la Val di Sole dalla parte Boreale, & scorre verso l’occidente, batendo con flutti le parti di quei Monti frà Peio, & Riva, Ville sotto il Clima occidentale, & volendosi avanzare col corso più oltre à drittura, vien da opposti sassi impedito, si che gli conviene lungo gli piedi del Monte drizzare il suo corso, & voltarsi alla Zona meridionale.

[p. 172 modifica] Questo quelle genti chiamano Nauno della Valle. L’altro Torrente detto Nuano Nauno Nauno de Vermero hà la sua radice nelli Monti di Tonal sotto la sera, questo doppò essersi portato al piano, voltato i Corso al settentrione, s’unisce con l’altro Nauno, qual con precipitoso corso si porta di contraria parte, indi ambidue amicati insieme, & accumunate le aque e divenuti del medemo letto albergatori causano un solo Nauno, qual poi con più piene, & larghe rippe frà la Villa Clusiano, & Castel Ossana si volta alla parte orientale, ricevendo nel corso Bresamo, Rabeso, & Piscaria, cadendo dalle cime de Monti alla parte settentrionale, e dividendo in questa guisa per mezzo sempre la Valle di Sole fino alla bocca della Piscaria. In quel tratto di corso vien con frequenti punti congiunto. Quivi rallenta alquanto il suo impeto, poi (fatta quella poca di pausa) voltato al mezzo giorno, precipitoso di novo proseguisce il suo strepitoso scorrere, reso da più torrenti maggiore, quali d’ambe le rive, con opposti flutti cadendo riceve, & in amico canale seco gli conduce; il rimanente poi della Valle, stesa frà l’oriente & occidente partisce in due parti, di là inoltrandosi con suoi flutti verso la Rochetta, passa frà due Ville del medemo nome, cioè Mezzo di San Pietro, & Mezzo di San Gotardo, & dirimpeto à San Michele scarica nel Fiume Adice.

Faciamo hora una passegiata per le Ville, & altri luoghi di detta Valle, non tralasciando qual si voglia oscuro, & ignoto luogo. Dunque entriamo in quella contra il corso del Fiume verso l’Aquilone, & caminando prima voglio numeriamo gli luoghi, che sono al lato sinistro situati all’occidente frà il Fiume, & Monti. Nel primo ingresso ci si fà avanti Raibero, anco per altro nome detto Belforte, alla sinistra nel Monte, Andalo con il Lago, Spor maggiore appresso Sporeggio Fiume portato nel Nos, dall’occidente, di la dal Fiume il Castello, & Villa di Spor minor.

Frà Lavernadechio, & Ponticlo Torrenti (nomi mezzi barbari, quali à pena puon ricevere pronuncia latina) giacciono, per principiare dal Fiume Nauno, il Cressino, Bercul, Castel bell’Agio, Segonzan, Laverno; più verso il settentrione Termè, Campo, Queta. Questi poi passati ch’avrai Ponticlo, Deno, la Chiesa di S. Maria Maddalena sopra nel Cengio, il Castel della Eusona, poi Cuneo, Flavon, Terres, à questi luoghi dal occidente soprastano gli Monti di Tovello, quali in mezzo col scaturire acque fan un Lago, chiamato dalli habitanti col medemo nome, che in molti luoghi, per la gran profondità, dicono essere senza fondo, in [p. 173 modifica]questo (s’è vera la fama) prendono pesci Salomoni delicatissimi al gusto, & vengono per la loro delicatezza à richiesta de gran Prencipi transportati in diverse parti, e sono preferiti à quelli del Lago di Garda.

Esce da quello il Fiume Stresinga, qual sbocca nel Fiume Nauno; Ritornando dal Fiume Nauno, ove finisce la Stresinga Portolo, sopra il colle il Castello Nauno tanto da scrittori celebratto, sotto la Villa del stesso nome. Poi passando più avanti l’altro campo. Castel Valer, Pavillo, Tueno; alla radice del Monte sopra un Colle la Chiesa di Santa Emerentiana.

Di nuovo caminando più oltre alla parte occidentale del Fiume, Thasullo, Rallo, San Zenone, la Chiesa di S. Spirito, e sotto il Monte Pellero Castel Mechel, & la Villa da quello cognominata, il Lago più à basso, & acciò non trascuriamo luogo alcuno in questo nostro passaggio, facciamo mentione parimente delli altri. Poco lontano da questi segue Macano, & più oltre verso il settentrione, la Terra di Cles, quale anco chiamano Borgo, col lago; E sopra un Monticello, che con facil assesa s’inalza il Castello del medemo nome, questo si scopre nel descendere in una Terra ferace. ben ferace pianura, per strada facile, è non molto pendente. Sorge questi con più Torri, e Beluardi fatti à Cantoni riguardevole, e fatta forte per natura dal medemo sito, celebre per l’antichità, & nobilitata oltre modo, & con gloria singolare, essendo in quello nato Bernardo Clesio Vescovo, Prencipe & Cardinale di Trento. Sopra Clesio seguita Dreso, & più ver al Clima boreale Caltron. Nell’estremità della Valle il Bosco, ò Selva detta Fae, & il ponte Stoso cosi detto da quelli habitanti, la dove si passa nella Val di Sol.

Havendo significati gli luoghi che si ritrovano dalla parte sinistra del Fiume; Ritorniamo al mezzo giorno, & dall’entrata della Valle passeggiando in fretta, dirizziam il nostro discorso ver la parte Boreale, discrivendo le genti, che habitano il latto destro della Valle. Et à pena spontiamo in quella, che ci si fà incontra la Rocha, & Fortino, di cui sopra facessimo mentione; Sin verso il settentrione son ritirati Vico, Tos, Ton, & nel Monte di S. Pietro il Castello, inoltrando al medemo Clima il Fiume Pongaiola, che sbocca nel Nauno: dirimpeto al quale verso l’oriente si scoprono Molar, Segno, Dardeno, Thueneto, Torre, Prion, Vione, Tres; Caminando alla volta del Fiume ritrovi Braghier, Thaio, Ermulo: Non molto lontano da Ermulo il Fiume vien superato da un [p. 174 modifica]Ponte appoggiato sopra due Cengi, communemente chiamato Pont’alto, ne Monti alla parte orientale del sudetto Pangaiola Fiume, Vervò, Sfruzzo, Smarano, Coret Villa, & Castello, Thavon appresso il Torrente Verdese, quindi la miracolosa Chiesa di San Romedio, & in più alpestre sito, Dono, e Amplara, avanti quali scorre il rivo detto di S. Romedio fino al Fiume Nos, questi non molto discosto da dove sbocca, ha due ponti l’uno detto di San Zeno, l’altro Ragaiolo, frà questo, & la Novella stan situati San Zeno, Plan, Bors, Bancho, Cazezo, Malgol, Salter, Rumeno; Alla radice del Monte Segano, Cavareno, Sarnonico, Renzono, Malosco la Villa, & Castello; piegando più al settentrione, Fondo; Longo la spaggia della Novella verso il Nos, dalla parte orientale Vaso, Seio, Castel vaso, Sambel, la Chiesa di S. Biasio quindi la Novella, qual hà il suo principio dal Lago di Senal, & scaricando nel Nos, scorre frà diversi luoghi, dal quale ritornando alla parte più settentrionale col medemo ordine, con che habbiam datto principio abbracciaremo col nostro disscorso il rimanente delle Ville, & luoghi della Valle, toccando prima quelli, che più s’accostan all’Oriente Castel Fondo, un’altro Fondo, Dovena, nel Monte il Lago di Senal, & la Chiesa di nostra Signora. Scostandosi da Dovena vedrai Raina, Salobio, Carnalecio, Traversaria, Brezzo (ò come scrivono altri) Brettina, quivi slargasi la Valle prima assai angusta stendendosi alla destra con continuo filo, verso il settentrione gli Monti di Proves, & Lauregno, quali sono ricchi d’ottimi pascoli, & fertili di biade perfettissime.

Hora ritorniamo alli luoghi più attinenti, & vicini all’occidente, sotto Brezzo verso il Fiume sono Arsio Villa, & Castello sopra la Novella, poi gli due Clouci con la Chiesa di San Stefano in Mezzo: Ambel, Romal, Revò, Cagnò Villa, & Castello, nella parte posteriore del Monte, le cui radici sono dal Fiume Piscaria irrigare, la Chisa di S. Gallo: Più rivolto al settentrione Frazovvo per voce si passa alla Valle di Rumo, qual vien dalli già detti separata mediante il sudetto Fiume Piscaria. E questa contiene Miono, Corta, Paceliere, Merzena, Musanico, & gli due altri luoghi, che sono nella parte estrema della Valle sotto gli Monti, cioè Anza, & Rumo. A questi s’accosta, & stà vicino i Monti, & la Valle d’Oltemo fuori delli confini di Val di Non. Ci dà in vero l’animo, & da se molte altre cose degne d’esser poste in luce fin hora sepolte nelle tenebre dell’oscurità c’invitano à farne special [p. 175 modifica]trattato, mà per non esser forsi di noia alli lettori habbiam giudicato meglio il tralasciarle, & essere stato à bastanza haverne nel modo predetto, & conforme ci hà concesso l’opportunità del tempo superficialmente toccate alcune. Meritamente potrei ad ogni modo esser imputato d’ingratitudine d’haver in tanta brevità, & compendio de lodi descritta, & delineata la detta Terra, Madre, & Nutrice di si gran Prencipe Bernardo Clesio.

Sarebbe stato (non è dubio) il debito celebrare quella Valle con più alti encomij, si per haver col proprio parto resa più chiara la Città di Trento, si anco essendo in quella l’abbondanza, & fertilità di tutte le sorti de frutti, essendo ivi Colli pendenti, d’ambi le parte piacevolmente piegati, abbondanza de scaturienti fonti, e da questi uscendo diversi rivi, quali spargendosi per diversi canali bagnano le sottoposte Campagne, rendendole con il lor pingue, & grasso humore à guisa di limo negre, & per la natural loro bontà altrimente feraci, fertilissime.

Quindi gli Nonesi godendo acqua di quella qualità, & virtù, mandata continuamente per vene da soprastanti Monti può la terra madre di tanta fertilità quasi con ogni raggione contendere con qual si voglia paese ancorche amenissimo, & ferace. Si è perciò quel paese molto avanzato, & riempiuto d’habitanti, che non solamente mantiene, & abbondantemente nutrica gli habitatori, ma anco alla Città suol sommministrare biade, de quali ben spesso ne patisce qualche penuria, si che con raggione si può dire quella Val di Non granaio della Città di Trento. Valle essere l’unico soccorso frumentario de Signori Trentini; ma che occorre essaltare, & lodare la già volgata fertilità di quei luoghi? Gli medemi antichi l’intitolarono, & con raggione, granaio de Trentini. Non solamente d’indi conducono biade, ma parimente ogni sorte d’animali, imperoche gli greggi pasconsi Pascoli irrigati. di morbide, & verdeggianti herbe frà le cime de Monti, & più ampiamente ancorche forsi non con lor tanto piacere nelle aperte pianure.

Hà la Valle una parte della Campagna, oltre la dedicata à Cerere arrativa, sotto gli Monti, questa giace più simile à Valle che piano, da continui, & ben spessi rivoli irrigata, ove la morbida, & feconda terra nodrisce l’herbe, vestendola di tenero, & saporoso pabulo, & quanto gl’armenti ne prendono il giorno, altretanto dall’acque, che per qual si voglia siccità non mancano ne vien re messo, si che per la gran copia, & abbondanza de buoni pascoli nudriscono quasi infinità d’animali d’ogni sorte, di modo, che [p. 176 modifica]diresti vadino à gara, & assieme contendino della palma, Pale Dea Pastori, & Cerere delle Biade. S’aggiunge à tanta felicità (il che pochi luoghi solgiano godere) quella spiaggia non esser men salubre, che abbondante, niuno à bastanza potrà commendare quella temperata, & vital aura celeste, à niuno fora possibile tanto, che basti celebrare l’amenità, posso dire, beata di quel paese; imperoche oltre la feracità de campi, chi sarà bastevole commemorare, & descrivere pienamente le parti de Monti esposte al Sole, le folte Selve, gli frondosi arbori, gli Armenti, & Greggi, gli Stagni, & Laghi, l’ubertà di tanti, & si varij Fonti, & Fiumi, che inafiano, & adaquano tutta quella Valle? In questo nondimeno merita singolarmente esser lodata, che ha partorito, & donato à Trentino Prencipe di tanta eccellenza, prudenza, & integrità S’hà fatto da ciò conoscere d’essere non manco produtrice, & madre d’huomini illustri, di sode virtù, & scienza, che delle frugi. Chi sarà quel audace che ardisce racontare, & esporre al mondo tutti gli celebri ingegni, & heroi da quella produtti, & derivati.

E palese, & notorio havere somministrati soggetti non minori in quantità, che in virtù, & fortezza à diversi paesi, massime alla Germania, & Italia, & aver in ogni tempo contribuiti, & transmessi Val di Non madre d'huomini segnalati. in occasione di guerre huomini di straordinaria fortezza, sovrahumani quasi fulmini alle nemiche squadre, se che con raggione potiamo di quella sola dire quanto di tutta l’Italia scrisse Plinio. Mà essendo di mestieri, che senza maggiore dilatione, ci portiamo alla narratione de più eggregij fatti, basta l’haver questi pochi delineamenti abozzati, come che segni, & argomenti del rimanente, dovendo però quanto prima terminare il restante, acciò non s’adossiamo il rimprovero di poco considerati, se volessimo tralasciare quanto forsi il lettore desidera d’intendere.

Dunque ambe le Valli di Sol, & di Non, quali à nostri tempi Foro di Cles. obediscono à Cles, residendo in quello l’Assessore, riconoscono, & ricevono le lor leggi, raggioni, Giudici, & Magistrati dalla Chiesa Trentina, fuori che quattro Castelli, cioè di Spor, Flavon, Fundo, & Darso questi son retti con proprij statuti, & raggioni dalle nobilissime famiglie de Thuneri. Spauri, & Signori di Darso, riconoscendo solo Ferdinando Re de Romani come Conte del Tirolo; il rimanente quanto s’estendono quelli confini per lunghezza, & larghezza tutto è sottoposto, & obedisce tanto Castelli, quanto Ville al Prencipe di Trento.

La Val di Sole d’ogni parte e cinta da ruppi, e d’altissimi Monti, [p. 177 modifica]da quelli cagionate, frà le cime nel mezzo scorre à fronte, ove il Fiume Nauno hà il suo principio verso l'Aquilone.

Habitano ambi gli lati di quella frequenti popoli, alcuni de quali son sparsi nella pianura, lungo la rippa del Fiume, altri più discosti da quelli havevano, si ritirarono sotto gli Monti: quasi determinato far essatta contezza di quella Valle, & habitanti, habbiamo però mutato proposito, occorrendoci scrivere cose più relevanti.

L'antico rito di vivere, & governo di quei popoli hà sortito altro modo; Havevano già ne tempi passati più fori in quelle Valli, hora convengono tutti acciò gli sij amministrata giustitia solo à quello di Cles. Ivi si decidono le lor cause, ivi si terminano le liti, si che tutte le antiche congreghe, contentiose, già per diversi luoghi sparse si son ristrette nell'unica di Cles, alla cui carica è stato destinato Aliprando Clesio, Nepote dell'Eminentissimo, amministrando egli à chiunque per causa di littiggi colà ricorre, perfetta giustitia. Attestano gli antichi memoriali essere stata la Clesiana la più nobile, & antica frà l'altre illustri famiglie di quella Valle. Il Castello, per lasciar da parte il Borgo del medemo nome, situato nel più degno, & famoso luogo della Valle, communemente lo chiamano Clesio, questo ci rende chiara l'antichità di quella famiglia. Indi sono usciti Capitani di gran valore, robustissimi, furon per la lor virtù dalli Prencipi della Germania assai stimati, e perciò chiamati dalli Imperatori alla Corte, & da ogni tempo inalzati à supremi honori, essercitando le più eminenti Origine delli Signori da Cles. cariche. Doveressimo prencipiare dalli antenati, & da secreto, & intimo sacrario dell'antichità far di ciascuno special naratura, ma il tempo non ce lo permette; conciosia, che riuscirebbe troppo noiosa, & lunga l'historia.

Harpone Proavo di Bernardo Cardinale. Frà gli altri vien connumerato il Bisavo di Bernardo detto Harpone, per esser egli stato in tutti gli affari di stato mirabile, ma di gran vantaggio più eccellente nell'armi. Si servirno molto gli Prencipi dell'Austria nelle cose ardue, & difficili della di lui prudenza, & sani consegli; tanto ritroviamo di lui scritto. Havressimo assai, che dire perche tutti celebrano quella famiglia per havere nelle opere virtuose sempre portata la palma, ancor non v'è stato cosa ove un animo maligno habbi potuto inventar minima occasione di biasmarla.

Giorgio Avo del Cardin. Bernardo. Il figlio d'Harpone Giorgio, huomo frà l'ordine de Cavallieri celebre, & per gli di lui eggregij fatti reso alla posterità immortale [p. 178 modifica], guerreggiò in molte battaglie nella carica di Prefeto della Militia sotto Sigismondo Imperatore, frà l'altri argomenti, & segni di risplendente virtù si narrano di lui quelle, che più à basso: degne veramente d'eterna memoria; andaremo delineando. Andò per suo diporto una volta alla caccia in certa tal selva sopra alcuni Monti, ma per cattiva sorte ritrovò in luogo di salvaticine Villani preparati in arme, altri, che uscivano dalle Caverne, & altri; che se gli acerchiarono d'intorno alla schena, scoperse da ciò facilmente il buon Cavalliere haver quelli contra la di lui persona congiurato. Si ritrovava una non men larga, che oscura voragine d'incredibil profondità, che s'abbassava dalle più alte cime de Monti fino nella Valle, gli stacati d'ambe le parti sassi dirocando scuotono ribatutti hor questa, hor quella scoscese, & fracassata banda.

Per la quale scorrendo precipitosamente da Monti le acque con strepitoso impeto, rompendosi vicendevolmente l'onde sossopra gli convolgano. Onde poi quel rapidissimo torrente cadendo con inaudito strepito à basso, và rotando le parti dal monte stacate, & rovinate nel profondo della Valle, e poi si congionge con alcuni travi ove le precipitose ruppi sono più strette, e che quasi si toccano.

Habbiamo inteso essere il medemo torrente, che mezzo frà San Lorenzo, & il Castel Darso, dall'occaso termina il suo corso nel Fiume Adice: (io intesi sempre esser ciò seguito ove hora si ritrova il Ponte Largaiolo) Cosi per ingani, & à tradimento sorpreso da quella moltitudine il Campione, senza punto perdersi d'animo sfoderò la Spada, si portò per mezzo gli nemici facendosi col ferro in mano spatiosa la strada, & finalmente vincitore giunse a tutta briglia al sudetto Torrente. Ma vedendo il Ponte hormai in potere de nemici, & doppò una ben acuta girata d'occhi non scoprendo luogo di salvarsi, per non restare vituperosamente, & con morte infame da quella vil turba, ove non poteva far spicare il di lui maraviglioso valore, in luogo privato, & men degno della sua persona, & nascita trucidato; prese un partito ancorche forse temerario, in tanto pericolo però necessario à quella altezza d'animo, spronò egli il Cavallo con ambi gli sproni, assieme con la conosciuta voce provocandolo, per precipitarsi nella voragine; Elegendo più tosto se ne restassero le di lui ossa perpetuamente disperse in quella profondità, che rimaner si vergognosamente tagliato in pezzi dalla rabbia di quella bassa gente. [p. 179 modifica] Non giudicava poter quel buon destriere superar con straordinario salto quella larghezza. Mà s'inganò molto, ancorche in suo pro, perche il Cavallo con veloce corso giunto alla estremità della voragine, levatosi (cosa inaudita) à guisa d'uccello in aria, cosi volendo gli superi, & la sorte, ò il buon Angelo della Clesiana famiglia si portò con improviso sbalzo senza offesa all'altra parte, recuperando in tal guisa la già disperata, & perduta vita.

Superato un tal pericolo smontò subito da Cavallo, & accarezatolo pullendoli le crene lo baciò in fronte, qual ancora suaporava anhelanti schiume. Non è mai andato in oblio tal prodigioso fatto, ancora quelli habitanti mostrano il luogo, ove il Cavallo fece quel miracoloso salto. Giorgio poi, rivolto à quella fiera, arrabbiata, & forsenata turba tutto vampante di sdegno dall'altra rippa del Fiume gli minaciava tutti della vita, e correspondendo Giorgio generoso Campione. alle minaccie, non permise una tal sceleragine restasse molto tempo invendicata, posciache distrusse in breve tutta quella empia, schiara, e vil canaglia, quali cose dichiarando à sufficienza la grandezza di quel generoso, & invitto animo, giudichiamo superfluo soggiungere altri di lui heroici fatti, che pur troppo sovengono al scrittore, ma di vantaggio più celebri di quello, che una sol pena potessero essere penelleggiati.

Aliprando padre di Bernardo Cardinale. Manco Aliprando il figliuolo, & padre di Bernardo degenerò dalla stirpe Clesiana, non fù inferiore à Giorgio, egli ancor giovine fù in gran stima appresso tutti. Si che la minor delle di lui maraviglie fù l'esser pervenuto à tanta gloria, & grandezza, che superò di gran lunga con veridici effetti la gran aspetatione, che tutti concepirono della sua persona.

Questo Barone da suoi antenati hebbe in heredità il solo Castello di Cles, ma sotto la Clemenza de' Serenissimi Arciduchi d'Austria aquistò in breve molti honori, quali maneggiò con ammirabil sua reputatione. Gli furon commessi anco molt'altri straordinari affarri, riducendoli tutti à fine con pari giustitia, & fortezza. Valse assai, & per natura, & per dolci artificij nel concigliare gli animi, ancorche alterati, di modo che, come non era superato d'innocenza, & bontà di vita, cosi nell'industria di obligarsi in benevolenza non hebbe pari. In due cose principalmente portò la preminenza nel ascoltar volontieri, & nel dolce discorso, per il che riuscì à tutti gratissimo.

Spicò grandemente la di lui virtù nella guerra che Hebbe Sigismondo Arciduca d'Austria con Venetiani, quando à tutto lor [p. 180 modifica]sforzo batteano Roverè, Castello & à nostri tempi Città situata frà l’Alpi Trentine, hebbe in quella molte cariche militari, in tempo che Ruberto Sanseverino, Generale delle squadre Venete non potendo sostenere il valoroso, & coraggioso assalto, fattogli da Trentini si precipitò nel Fiume, qual poi ritrovato nel voraginoso vaso dall’acque coperto, fugato, & sparso l’Esercito Veneto, per ordine del Vescovo fù da quelli Reverendi Sacerdoti sepolto. Hebbe parimente molt’altre cariche di guerra nelle quali ne riportò sempre somma gloria Fù Cavaliere di grandissimo giudicio, dalla stessa natura inclinato à qual si voglia opera virtuosa; finalmente desideroso di quiete, & riposo si ridusse alla sola administratione della sua famiglia, contento delle proprie entrate, quali haveva in gran copia, & abbondanza, essendo in questo mentre Capitano della Città, carica da lui essercitata con publica acclamatione, & aplauso. Nel punto che era più necessaria la sua amministratione abbandonò gli suoi Cittadini, aggravato (come si sosperò dalla peste, l’anno 44. della sua età, passò, con spiacere universale, lasciando di se grande desiderio à miglior vita. Rimasta per la di lui immatura morte tutta attonita, & sconsolata la Città, lagnavasi non poco della perdita d’un tanto Campione.

Baldessar, Michele, Bernardo, Giacomo, Giovanni, Sigismondo figliuoli d'Aliprando Fratelli concordi. Lasciò sette figliuoli doppò la sua morte, Baldesar, Michele, Bernardo, Giacomo, Giovanni, Giorgio, & Sigismondo, quali tutti hebbe da Dorotea Consorte, & Dama di gran integrità, nata dalla nobilissima, & antichissima famiglia de Fuchseri, quali han stretta parentella con molti nobilissimi frà gli primarij della Germania. Habbiamo ciò voluto dire, acciò venghi à notitia di tutti, rendersi Bernardo Clesio d’ambe le parti più chiaro, & famoso; havendo la prosapia Materna la sua origine da principali della Germania, & la Paterna da antichissimi Cavalieri, & che han stretti nodi di consanguinità con nobilissime, & principali famiglie.

Dunque da questi sono nati figlioli non indegli della simiglianza paterna, non degenerando da costumi, & opere virtuose de progenitori. S’amarono vicendevolmente più che con amor Insigne esempio di fraterno amore. fraterno, non è ciò dal verisimile lontano; Dobbiam senza alcuna hesitatione credere essere stati assieme colligati con quella forza di reciproco amore, & carità, che conviene à chi son nati d’un medemo ventre, cavarono dal materno seno stimolo, & fomento di tutte le virtù à piene poppe, & in grandissima abbondanza il salutifero alimento della concordia; Crescendo con ogni [p. 181 modifica]diligenza nel culto delle Chiese e cose sacre, & instrutti nei Divini precetti appresero seguire la pietà, poiche ugual lode, & gloria havevano conseguito dagli heroici fatti de suoi antenati: usavano la medema casa, & mensa, anco doppò che furon amogliati, si che in ogni lor vito mostravano seguire la modestia, & temperanza de suoi. Solo restava (il che anco volsero aggiungere al lor stretto nodo di congiuntione fraterna) che non ostante dovessero molto alle dilette consorti, & carissimi figliuoli, mai con tutto ciò (come à pieno fecero) rallentassero senza intepidir ponto per questi novi amori l'antico frà di loro affetto: era la fraterna pietà ne loro petti tanto radicata, che non valse nuovo amore per sbandire in quei Heroi l'antico amore. Amavano intensissimamente le mogli, & figli, s'amavano non con minor benevolenza frà di loro, era sovrahumano il lor amore, participava del Divino; Non volsero mai fusse levata una cosa ad uno, per transferirla nell'altro, quello era commune di tutti, tutti lo conservavano come proprio, & il conservato come proprio di tutti, era stimato commune. Pareva ciascuno del medemo spirito con l'altro, vivea d'una stessa anima, erano sostentati da medemi spiriti, riusciva commune la caduta d'un solo, ridondavano le fortune, & disgratie, benche toccanti il solo particolare, ugualmente in tutti.

Coltivavano gli loro ingegni di diverse virtudi, alcuni di loro si davano alli studij delle lettere, altri all'armi, desiderosi farsi vedere armati in campo, & feroci nelle battaglie, & fatti d'armi, deletandosi sentire nitriti de Cavalli, suoni di Trombe, Tamburi, & altri strepiti militari, quelli, nell'economia, & amministratione domestica mirabile, questi chiari, & terribili nell'arte militare, gl'altri si davano conforme conoscevano piegare il lor genio, di modo che tutti aspirando per vie diverse, tutti però tendevano à farsi strada, & aprirsi la porta alla gloria, & honori: Baldessar soggetto sollecito perito, & d'acutissimo ingegno in questo principalmente si rese commendabile, & degno d'ammiratione, che essendogli state offerte molte, & honorevoli cariche liberamente, & con ogni costanza le recusò, essendo egli il più antico giudicò cosa più gloriosa l'attendere à casa, havendo cura delle lor cose domestiche, & (il che pareva più conforme il giusto) mantenere gli Fratelli, quali amava come figlioli, in diversi studij, che havere magistrati, ò cura di cose publiche, & aliene. L'averesti con maggior verità detto padre, che fratello, vedendo poi in quelli, quali d'avantaggio s'erano sottoposti alla di lui obedienza [p. 182 modifica] il pronto obedire, haveresti giudicato con più appropriato nome doversi chiamare figlioli, che fratelli.

Stimarono dunque sempre tanto la Santa unione fraterna, che arrivarono, & in molte cose sovverchiarono quelli tanto memorati esempi de tempi antichi.

Espresse Bernardo fatto Vescovo, & Prencipe di Trento quelli indisolubili animi sapientissimamente, con bellissima impresa di sette verge assieme con strettissimo nodo avinte, & legate, aggiontovi il Moto: UNITAS, dichiarando in simil modo essere quelli sette fraterni cuori, & volontà frà di loro indisolubilmente legati, con validissimi vincoli di perfetta unione, & fraterna benevolenza, per qual si voglia incontro, & estremo avenimento sempre mai inalterabile. Volse in ciò quel prudentissimo Prencipe imitare Scyluro, questo (come scrive Plutarco) vicino à morte lasciando superstiti figlioli maschi ottanta, fece portare un gran fascio di lancie, & mostratele à ciascuno commandava loro, che le rompessero, & spezassero cosi alligate insieme, negarono tutti esser di bastevol forze per tal prodezza: le prese poi egli medemo d’una in una separatamente, & in tal guisa con facilità tutte le ruppe, instruendogli in tal modo si renderebbono insuperabili, & potentissimi quando perseverassero, uniti, & colligati in Santa unione; deboli, & all’incontro impotenti quando frà di loro vi fossero entrate le discordie. Non puote donque giamai aversità di morte ne desiderio di regnare, ne altro pestilentiale incontro sciogliere, nè in modo alcuno rompere, ò snodare quel Santo groppo, e ligame d’unione, & pace de fratelli Clesiani.

Contendevano solo frà di loro, & con vero desiderio lo dimandavano dal Cielo (Santa in vero discordia, e Christiano contrasto) d’esser con anticipata morte levati da questo mondo (se però ciò S. Divina Maestà havesse aggradito) purche il rimanente del tempo, che havrebbero sopravissuto, alli altri fratelli sopraviventi fosse stato concesso. Tenevano di certo non morire, ancorche di morire gli convenisse, ma vivere ne petti de viventi fratelli.

Con animo dunque tale, tutti (Bernardo solo Cardinale, & Aliprando suo nipote sopraviventi) condussero la lor vita all’ultimo spirito, fino alla morte; havendo resi più chiari quelli trionfi, che reportarono con loro eggregij fatti, guerreggiando in diverse bataglie, nell’amarsi l’un l’altro con tanta carità, e reciproca benevolenza, consacrandogli in tal guisa all’eternità. Morsero tutti avanti l’ultima età, & havendo in terra goduta una quasi che paticipata [p. 183 modifica] beatitudine, meritarono (piamente parlando) fruire anticipatamente la Beatitudine Eterna.

Giovanni havendosi in Bologna aquistata gran gloria nelle lettere, riuscì in quelle eccellentissimo. Non tantosto ritornato alla patria nel punto medemo, che prometeva al mondo (secondo l'universal espetione) far spicare dal Cielo delle proprie virtù i lampi delle di lui glorie, diede l'anima al suo Creatore, lasciando di se alla Città gran desiderio, morse nel fiore della sua gioventù, pianto da tutti vedendosi levata la speranza, che havevan conceputa dalla di lui mirabil qualità. Gli altri parimente mancarono avanti giungessero all'anno trentesimo, fuori che Baldessar il più vecchio, qual restò consumato d'una lenta ma lunga infermità.

Furon spesse volte, conforme le varie malignità de tempi, che ciò sogliono apportare, da gran travagli affliti, & angustiati, intrepidi però, & senza punto conturbarsi sopportarono tutte le avversità. Le incontrarono spontaneamente con indicibil constanza, & per lo più ne mezzo de pericoli riportavano summma gloria. Superato, che hebbero il tiranico, & crudele imperio della fortuna, quale per il più frastorna, & interrompe la felicità humana, dal primo giorno per altri scalini d'honori condussero la lor vita sino al felice esito delle loro virtuose anime, & quando la loro hora si separarsi dalla mortal spoglia fù gionta, passati à miglior vita frà le copiose lacrime, & pianti de suoi, furon quei corpi levati, & con pompose esequie honorati, e che forsi potrebbe à compiuta felicità de mortali esser bramato, quelli che in vita mai puotero esser divisi, & separati di volere, nel stesso sepolcro gli loro cadaveri doppò la morte meritarono essere collocati; non può in somma arrivare l'intelletto humano alla conditione della lor vita & morte.

Giorno natalicio di Bernardo Clesio. Hora sia necessario trasferirsi à decrivere il natale, pueritia, & vita di Bernardo, qual uno de sette fratelli per gratia spetiale de superi solo è sopravivente, & con gran prudenza tiene il governo de Trentini. Tutti affermano questo esser nato in Val de Non nel Castello di Cles. Cosi attesta la sede de commentarij, ne quali son registrati di propria mano gli nomi di tutti gli figlioli d'Aliprando il Padre. Non si ritrova però il giorno della sua nascita, appar solo esser stato lavato al sacro fonte l'anno 1485 nel Mese di Marzo, il giorno di San Gregorio Papa. Restò senza padre nella sua giovenezza, che ancora portava la veste da giovine, solita alli minori di diecisette anni. Procurò gli fossero fatti con ogni [p. 184 modifica]pompa, & honore gli funerali, accompagnati conforme il costume, d'una elegante, & bella Oratione, in lode del defonto. Pueritia di Bernardo. La pueritia, & gioventù di questo Prelato fù lontana da qual si voglia ombra di libidine, sotto la cura, & governo d'un non molto dotto, ma ben severo pedagogo, che con gran rigidezza rafrenava quel età si sua natura procliva al male, aprese sotto questo gli primi elementi del legere, & gli rudimenti della lingua latina, diede saggio in quelli anni della sua habilità à le pubbliche cariche; Fù poi madato à Verona ove praticava famigliarmente con huomini dotti, & queli con attentione, & diligenza sentiva, non senza summo di lui contento, & gusto.

Attese ivi al studio delle arti liberali. Diede in quella tenera età saggio delli suoi studij à due fratelli, quali mentre caminava fuori della patria amorevolmente l'accompagnavano, s'aquistò per ciò la lor gratia promettendo di se maggiore espetatione, accrescendo pià certa, & più opportuna la speranza, che della di lui virtù havevano già conceputo. Parimente non comportava quel giovine di spirito elevato, quel sublime ingegno per naturali talenti segnalato d'esser tassato, ò imputato di negligenza, ò dapocagine, & d'esser beffeggiato, & sprezzato, ma infiamato, & spronato da stimoli d'honesta gloria si diede sotto la disciplina de Maestri, quali cercava più esperti, & di esso lui più dotti, per esser ammaestrato, Bernardo si diede al studio delle scienze. & in varie scienze adotrinato, & perche conosceva dover caminare per vie malageveoli è difficultose, tutto vampante d'accese, & vive fiame della sapienza, aspirava con gran sforzo alle virtù. Perciò trè anni doppò che si partì dalla patria, si portò in fretta à Bologna, ove da principio n'haveva havuto pensiero.

Era hormai d'età soda, & che richiedeva maggiori, & più alti studij. Ivi attese all'arte Oratoria, & al studio delle leggi. Già haveva inteso non essere ne tempi antichi stato alcuno, che senza l'eloquenza s'aquistasse nome & auttorità. Gli era chiaro, & certo per testimonio de scrittori haver gli vecchi Romani tenuto per cosa come irrefragabile, & infalibile non poter alcuno conseguir, ne conservar luogo honorato nelle Città senza la dottrina, & arte nel dire, per tanto il giovinetto d'acuto, & facil intelletto con maggior vehemenza si dava alle lettere. Stabilì nel suo animo con fermo proposito d'arrivar medianti simi honeste, & honorevoli fatiche, al colmo delle scienze, ò pure frà gli egreggi sudori per avantaggiarsi in quelle, nel fiore della gioventù quell'anima, che [p. 185 modifica]da Dio fù data all’huomo per aquisto delle cose immortali, essalate. Giudicava cosa vergognosa contentarsi di cose ordinarie, non contentarsi un animo generoso di starsene alla radice, ma altresì asprirare sempre mai à cose alte, alle somità, all’auge, & gradi primarij delle virtù. Quindi sfugiva come morbo contagioso quelli, che conosceva inutili, & poco habili per gli suoi disegni, gli dissoluti, & che potevano con la loro conversatione corromperlo gli sbandì irrevocabilmente dalle sue porte. Temeva sempre non dover soggiacere all’infamia d’huomini infami, & vituperosi. Stimava, & reputava assai in quelli primi anni esser lontano, non solo da qual si voglia mancamento, & difetto, ma d’ogni ombra, & sospetione d’iniquità, & d’animo men regolato, qual alle volte suole per minimo inditio spuntare, quando abbrazzano le conversationi de perversi. Perche non si può giudicare alcun sicuro, & franco stando vicino al pericolo.

All’incontro reneva di certo, quando s’havesse legato, & obligato ad huomini virtuosi, & temperati, sempre in meglio havrebbe approfitato nel ben vivere, & augumento delle virtù, per questo impiegò ogni industria, & potere per conversare con gli soli Cattoni, & far la sua vita con gli letterati, & persone di buona fama, & costumi: Teneva radicato nella mente, che come restano colorati quelli, che caminano sotto il Sole, cosi chi vive con gli buoni partecipa della loro bontà, e s’accomuna le loro buone qualità, e lodevoli costumi. Perloche si mantenè limpido, & innocente in quella nobilissima Città, ove fioriscono gli studij delle buone scienze, riverì, & osservò ciascuno dotto, & virtuoso, ma principalmente seguitò sempre Filippo Beroaldo, & Giovanni Campeggio, di questi si servì senza punto errare, certo portar l’uno frà gli altri Oratori la palma, l’altro nella peritia delle leggi civili, & canoniche non haver pari in quel tempo.

Ascoltò parimente Lodovico Gozadino, huomo anco alla nostra età di gran fama, qual mercè alla sua eccellente dottrina, gl’anni passati fù eletto Senator di Bologna.

Per qualche tempo s’esercitò ne studij sotto la disciplina d’Augustino Beroo eccellentissimo nella legge Pontificia, voglian ò dire ò canonica, di modo, che mai, contra l’uso, & instinto di quella età neghitoso lasciò passar momento di tempo infrutuosamente. Pienamente conseguì in tal modo, quanto prima haveva nell’animo suo proposto, & ansiosamente desiderato.

Arrivò in breve all’equalità de peritissimi soggetti di quel tempo [p. 186 modifica], & molti con la sua diligenza, & fatica superò, che prima gli L'adolescenza di Bernardo diligentemente custodita. erano superiori. Cosi consumò in Bologna la sua adolescenza, & altri spatij di tempo doppò quella, che senza discrepanza d'alcuno fù annoverato frà gli sapientissimi di quell'età, & per la sua facondia, & nobili costumi lodato, & predicato ne publici concorsi dalli più periti, & celebri Dottori dell'università di quel tempo. Non si ritrovava nel studio, chi non lo honorasse, & stimasse molto. E chi mai havrebbe potuto tenere in poco conto uno, che tanto elegantemente, & con gratia cosi singolare parlava, quello, in cui, era chiaro appresso tutti, risplendere special dignità, & eccellenza delle leggi? Mentre ancor era nell'adolescenza haveva il dire alquanto iracondo, fatto più maturo, assai più sedato.

Havrebbe portato il dovere fossero queste cose scritte alla memoria de posteri con il più bel stilo, & elegante modo, havendole noi simplicemente narrate, mà conforme l'opinione delli huomini, maggiormente dileta, quello che puramente si scrive, che ciò, che con colori rettorici ornato, & addobato si transmete alla rimembranza de mortali. Habbiamo voluto con celerità, & piena verità penelleggiare, & mettere in scritto quanto di manifesto c'è pervenuto all'orecchie.

Non hà quindi luogo il sospetare, sia stato da noi in questa nostra Verità, & Historica fede. historia per paura, ò interesse alterato, ò sminuito il vero, perche l'unica verità hà virtù di commovere gl'animi delli stessi huomini malvaggi, godendo questa singolar prerogativa d'essere stimata, temuta, & reverita da ciascuno, & in ogni luogo. Sapiamo benissimo esser principale, & essential conditione dell'historia narrare il vero, si che tolto, o sminuito si rende simile ad un cieco animale. Sarei degno di riprensione, quando nel scrivere per poco che fosse, mi scostassi dalla verità, & con poca fedeltà volesse custodire il picciol, & candido corpo di questa historia, ancorche ingenuamente non era necessaria testimonianza alcuna di questa nostra fatica, la virtù medema è per vivere pura, & nitida del proprio bello, & contenta del nativo candore. Dio voglia habbiamo fatto saggiamente, e non arrogantemente nel prender ardire di inconsideratamente promettere la diligenza, & ogni nostro pensiero in cosa tanto manifesta, & chiara. Le cose per se stesse belle non han bisogno di mendicato colore, & ornato, viene in tal guisa denigrata & guasta la natural loro bellezza. Coll'aggiungere alle cose perfette si distrugge non s'aumenta la gratia. [p. 187 modifica]Senza comparatione più degna, & vaga riesce la forma, fatta con virili ornamenti, che con annelate, & arriciate chiome donnesche.

Alcuni forse à quali son manifesti, & chiari gli eggregij fatti Clesiani ci notarano di temerità, come s'havessimo preso affonto d'illustrar, & far risplendere cose prima oscure, quali pur troppo da per sè, & col proprio splendore s'havevano da immortalare, & sempiternare, ma il trattargli con rozzo stilo, & poco sapere di chi scrive sarà forse giudicato un voler oscurare, & discreditargli. Il nostro scopo però non fù mai si temerario di voler aggiungere con la nostra fatica, & diligenza luce alle cose chiare, ma acciò il nostro nome per se oscuro inserto nei titoli de gran Prencipi venghi nobilitato, che perciò prenderemo ardire, & dove le nostre forze non saran bastevoli, mercè che arse, & abbruggiate non mancarà per lo meno il desiderio.

Dunque Bernardo in quei tempi fatto dotto sopra gli altri s'aquistò fama, & nome gratioso, pieno di benignità & di honori, & amministrò nelle scole, & nelle università molti magistrati, quali sogliono con balle de studiosi cavarsi, con continua, & prospera sua reputatione, fomentando con gran studio l'amicitia di tutti. Bernardo d'ingegno facile ad esser amato. Non solamente giovanetto con quel genio, che dardi spirava di benevolenza trasse, & s'obligò gli animi delle genti forastiere, che colà da diversi paesi concorrono, per causa delli studij, in vincolo di perpetuo amore, ma in oltre si conciliò la famigliarità de principali della Città, tutti preggiavano la di lui conversatione, tutti s'haveva in diverse guise di meriti avinti. A tutti rendeva il dovuto, & reciproco amore, ne lasciavasi soverchiare in benevolenza ma con la sua piacevol natura, & dolcezza di procedere infiamava le volontà di ciascuno.

Bernardo huomo grato, & assai incline à far volentieri servigi. Mai ricercato negò à veruno il suo aiuto, che anzi conoscendo il bisogno di qualche amico, non ardiva per vergogna spiegarsi in dimandare, non richiesto offeriva ogni suo potere, & con più pronto animo lo soveniva. Era di lui innata, e special proprietà donare conforme le sue facoltà comportavano, & nel donare servar la giustitia, dando à ciascuno secondo il lor merito, & dignità, & come era d'animo generoso, & avido di gloria, render sempre, ove poteva, le dovute gratie à chi eran di lui benemeriti, si che faceva risplendere in tutti la sua gentilezza. Il suo parlare era con tutti riverentiale, con niuno contumeglioso, mai si parti da lui alcuno villaneggiato. Et perche sapeva benissimo [p. 188 modifica], che la buona fama era opportuno strale per la retta amministratione, & governo mai sprezzò gli giuditij de buoni, ne anco de persone d'infima conditione, acciò dall'una non paresse arrogante, proprio della superbia, & dall'altra parte non fusse stimato dissoluto, parto della negligenza.

Bernardo da tutti desiderato Per queste cause era talmente da tutti bramato, che (come vien detto) alcuni prevenuti dalla morte morirono volontieri solo con la memoria, che sopravivesse Bernardo il Clesio, la cui vita con tanto affetto havevano bramata. Sarà per aventura chi suspetarà questa esser mia inventione, & cosa finta dal mio capritio, ma dimandino quelli, che furon presenti à quanto io racconto, ancor sopraviventi, quali fedelmente ci raccontarono alcune delle cose narrate. In breve spatio di tempo si guadagnò tanto amore, favore, & benevolenza appresso tutti, che quanto volse, & desiderò tutto conforme il suo desiderio, & volere ottene. L'aiutò non poco la gratia, & gentilezza de costumi, & che molto costringe gli animi de mortali un certo tal occulto stimolo, & forza d'amabil virtù, obedendolo di continuo, & compiacendolo la fortuna, qual sempre hebbe favorevole spalleggiandolo etiandio con dolci amplessi in ogni di lui attione.

Onde essendo chiaro esser egli grandemente amato da Cittadini, & studiosi di quell'università, il dubbio solo versava chi più ardentemente gli portasse affetto, gareggiavano nel fargli honore ambe le parti, publicamente volevano fosse riverito quello, che privatamente tanto amavano, & quello, che conoscevano superiore d'ingegno, & diligenza, volevano apparesse chiaro, & conspicuo per dignità. S'astene sempre dall honori, & pertinacemente recusò quellli, che la Città spontaneamente gli offeriva. Sforzato accettò si fatte cariche alle quale fù assonto, contra il volere, & al dispetto della nemica natione Francese, chiamato da quella celeberima università, e congregatione de' Scolari.

Che uffici & magistrati. Trè anni hebbe il Magistrato, qual chiamano Sindicato, dignità vicina al Rettore. Prese per la natione Allemana l'officio di Procuratore. Alcune fiate hebbe publicamente la sopraintendenza in vece del Rettore, quali dignità resse con tanta gratia, & gusto universale, che una volta entrando in quella scola, & università tanto numerosa, & florida di moltitudine de soggetti letterati, che attendevano alle stesse audienze, sotto gli medemi professori, più volte tutti si levarono, & con fauste acclamationi facevano ribombare tutto il Gimnasio di viva il Clesio. [p. 189 modifica]Frà tanti honori, accoglienze, & prosperi successi, non mancarono ad ogni modo pericoli per la malvagità de tempi, che se gli opposero da superare. Si sentirono sovente per alterationi civili nella Città concorsi di gente, che s’affrontavano con l’armi, da intestine inimicitie suscitate per la fatione di Bentivogli. Incrudelì nel medemo tempo, & sfogò la sua rabbia, & furore la peste. Bologna agitata da molte calamità. Fù gran carestia per gli terremoti, rovinati molti edificij, & spaventati per tante calamità gli più generosi, & constanti animi di quel tempo. Mentre la Città di Bologna era travagliata, in un medemo punto per castigo, & sdegno di Dio da tante calamità, quali mai insieme sentì in un colpo, che si ritrovi in alcun modo confidato alla memoria de posteri, Giulio Sommo Pontefice generoso difensore della Romana libertà non potendo portar in pace, che la Città nobilissima di Bologna, & chiara per gli ottimi studij, stasse oppressa, & devastata dalla tiranide de certi perversi Cittadini, amassato alcune compagnie de soldati gli spedì à quella volta, scaricando ivi tutta la forza pestilentiale della guerra. Qual ritrovata distrutta per la gran mortalità delli habitanti, afflitta dalla peste, spaventata dalli terremoti, & da tanto tumulto intimorita, nel punto medemo, che quasi persa la speranza di salute à pena poteva respirare, facilmente la prese.

Scacciò, & bandì dalla Città gli Bentivogli, quali s’havevan usurpato il principato di detta Città. La lasciò libera, & solo soggetta alla Chiesa, alla quale tanto tempo haveva servito.

In tali turbolenze Bernardo, sapendo non poter esser meglior conditione nel genere humano, di quelli, che si conoscono nati per aiutare, & conservare la propria specie tratto d’estremo desiderio, come quello, che haveva publichi officij di sovenire chi gravemente periclitava, poco mancò, che ò non restasse sotto le rovine delle case sepolto, ò morto dal contatto del male pestilentiale, Bernardo esercitato in molti pericoli. o per causa d’amicitie tirato nelle fationi civili, & incosideratamente ucciso dal confuso, & furioso impeto della plebe.

Questo s’ha di certo, che in Bologna sempre visse in gran pericoli, & fatiche. Era ancora in quella Città, quando conosciuto degno della dignità Sacerdotale, fù nominato Canonico di Trento: Bernardo fatto Canonico di Trento. conseguì cotesta dignità favorito da Giorgio Vescovo, qual lo promosse come suo caro à tutte le dignità. Sette anni & sei mesi doppò, che venne à Bologna, havendo fatto profitto straordinario, & disputato, che hebbe profondissimamente delle leggi, tanto civili, quanto canoniche, havendo consumato diligentissimo [p. 190 modifica]Bernardo ritorna alla patria. studio nell'une, & nell'altre, conseguite con gran gloria, & applauso l'aureole, ritornò gloriosamente alla patria, in quel tempo, che Giorgio Vescovo di Trento si ritrovava à Verona Luogotenente (cosi dimandan gli Vicegerenti de Prencipi) dell'Imperator Massimigliano, al governo di quella Città, & Territorio; Questo saputo l'arrivo di Bernardo, qual gli fù gratissimo subito lo chiamò alla sua preferenza, & lo annoverò frà gli suoi Consiglieri, nel qual luogo esercitò quella carica fidelissimamente, & operò cose eggregie. Scoprendo il Vescovo esser quel soggetto, & sua prudenza più necessarij nella Città di Trento, che à Verona, commandò si transferisse colà, dove hebbe con gli altri Luogotenenti, & Conseglieri la sopraintendenza di quel governo Trentino.

Bernardo Protonotario Apostolico. Circa il medemo tempo fù da Leone Papa creato Protonotario Apostolico, poco poi Archidiacono di Trento; cosi costumano Archidiacono di Trento. parlare gli Sacri Scrittori. Consumò in questi luoghi il spatio di trè anni, & fù chiamato dall'Imperatore Massimigliano in Insprugh, & aggiunto alli soprastanti de negotij Regij, quali regono, Bernardo Senator in Inspruch. & governano le Provincie, fù assonto alla dignità Senatoria, & alla pubblica amministratione con gli altri, la dove con somma sua lode visse deciotto mesi, e fece veder con fatti di lui degni essere molto esperto, & pratico, nelle cose, che si richiedono al buon governo politico.

In questo mentre venuta nova della morte di Giorgio Vescovo, subito ritornò a Trento, ove trattandosi del successore, apparendo Bernardo creato Vesc. esso impuntabile, & adornato di tutte quelle qualità, che si desiderano in un Prelato, fù à pieni voti dal Reverendissimo Capitolo canonicamente inalzato con universal gusto, applauso, & consenso de tutti alla dignità Episcopale, & Principato di Trento, l'anno 1514. gli 13. di Giugno, del che Cesare ne sentì straordinario piacere, e per la gran allegrezza commandò gli fosse restituito il Castello di Trento, il che subito fù esequito.

Frà tanto Antonio Quetta Dottore, & Secretario del Prencipe con ogni diligenza, essendo specialmente destinato ad esequir quel negotio, procurò la confirmatione in Roma, havendo Procuratore Angelo Cesio, qual poi hebbe un figliuolo Cardinale, che con ogni ardore agitava quest'affare: & Andriano Cardinal di San Grisogono riferì il processo dell'eletione al Sommo Pontefice. Ancorche havesse contrario Giacomo Braniscio Dalmatino, quella volta Decano della Cathedrale di Trento; questo alla gagliarda, s'opponeva, protestando non essere quell'elettione [p. 191 modifica]canonica, non essendo esso, come era il dovere, stato artificiosamente chiamato dal Collegio: nondimeno Leon Decimo considerato maturamente il tutto ratificò, & confermò l’elettion fatta da Signori Canonici, si che con mirabil prestezza il tutto fù espedito conforme havevan saputo desiderare.

Havuta il Clesio la confirmatione dal Romano Pontefice prese il scettro, & il governo della Città, & Territorio Trentino; Cominciò havuto il possesso à pensare come più utilmente potesse se Dignità Episcopale. stesso reggere, & la sua Chiesa conforme richiede il stato, & dignità Episcopale, della quale siamo dalla materia presente avisati trattarne alquanto.

Si legge, che in Antiochia per decretto furono gli fedeli la prima volta chiamati Christiani, & Giacomo Apostolo essere stato il primo Vescovo instituito nella Chiesa di Christo. E doppò, che restaron gli Apostoli nella guerra di Christo estinti da persecutori de Christiani si sono subrogati in lor vece gli Vescovi. Il Vescovo è quasi un speculatore, ò spia nella Chiesa, posto à considerare, la vita & costumi delli huomini. La loro dignità, & autorità non si leva, ò sminuisce, ancorche presente si ritrovi il Cardinale, & Legato Apostolico nella lor propria Provincia. Non deve esser in dubio ad alcuno, conforme testifica Sant'Agostino, doversi il Vescovo preferire al Prete Cardinale. Come dunque il popolo, & fanciulli (conforme s’ha da sacri Annali) incontrarono con le palme, & olive il nostro Christo supremo Sacerdote, & Profeta quando fece la sua entrata in Gierusalemme: Cosi il Vescovo qual in terra tiene il luogo di Christo, & hà cura della Christiana Religione, e perciò quando entra nella Città deve da tutti essere incontrato tanto affermano quelli, che ponderano, & osservano le Sacre Scritture. Veramente si deve al Prelato Vescovo gran riverenza, può egli à ribelli, & nemici intimare la guerra, & entrar in battaglia per diffesa della sua Chiesa; quanto si debba al Vescovo lo scopriremo benissimo se con patienza leggeremo, & obbediremo all’Apostolo.

Commanda questo, che gli medemi Principi sijno obedienti alli Vescovi, imperoche il Prencipe può esser da quelli giudicato. Gli Vescovi devono essere dalli Re honorati, in niun modo giudicati. Dunque non sia maraviglia se tutti gli Sacri Scrittori esclamano contro quelli, che recusano obedire alli Vescovi, asserendo non solamente doversi come infami scaciare dalle porte delle Chiese, ma in oltre meritare d’esser sbranati dalli stessi denti infernali. Che [p. 192 modifica]se alcuno non fà stima de commandamenti della Chiesa, & schernisce l'auttorità Christiana, impari almeno dall'antico gran Alessandro Re de Macedoni, imitino il di lui esempio nel riverir la dignità Episcopale, dal qual deve ogn'uno ancorche perverso esser indotto ad amare, & honorare la Religione. Essendosi quel vittoriosissimo Re condotto sotto Gierusalemme all'assedio col suo florido, & veteranno Esercito, spaventati gli Cittadini, havendo visto non poter con le loro proprie forze militari resistere à tal potenza, ridussero l'animo alla Religione.

Mandarono ad incontrare quel gran Re Giuda Sommo Sacerdote, qual mentre se gli avicinava, veduto dal magnanimo Imperatore padrone de tanti Regni, & Capitano di tante, & si spaventose squadre in habito Sacerdotale, dicesi subito smontasse da Cavallo, & à genocchia piegate accogliesse con mirabil riverenza quel Prelato, stimando nella persona di lui adorare Dio stesso, non un huomo. Quindi poi da quel gran campione deposto il furore, placato dalla sola riverentia Episcopale, perdonò al popolo. Di questo altrove faremo forsi qualche mentione.

Dunque havendo il Clesio conseguito il Vescovato, stava principalmente sollecito, & intento à quelle cose, che eran necessarie per la sua consecratione. Mentre con gran diligenza ciò procurava; fù publicata universal Dieta in Inspruch da Massimiliano Imperatore, ove subito si transferì il Trentino, per rendere à Cesare quel ossequio, & officio, qual grandemente à quella Corona doveva. Havendo poi ridutto conforme il suo desiderio à buono porto gli suoi disegni, conosciuto l'animo di Cesare verso la sua persona inclinato, & benevolo, & spiato quanto da quello giustamente poteva sperare ritornò alla Patria.

Il Fine del Ottavo Libro.