Antigone (Sofocle - Romagnoli)/Secondo episodio

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Secondo episodio

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Sofocle - Antigone (442 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1926)
Secondo episodio
Primo stasimo Secondo stasimo
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Si avanza Antigone trascinata dalle guardie.


coro
425È questo un divino portento
che incerto mi lascia, lo ben veggo
che Antigone è questa fanciulla:
e come negarlo potrei?
O misera, o figlia
430d’un misero padre, d’Edipo!
E come? Tu forse ai comandi
del principe fosti ribelle,
e, colta nell’opra insensata,
t’adducono qui?
custode
435Questa è colei che l’opera compieva:
costei sorpresa abbiamo, che al cadavere
dava sepolcro. Ma dov’è Creonte?
corifeo
Eccolo. A punto dalla casa giunge.

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creonte
Esco a punto? Perché? Per quale evento?
custode
440Per i mortali, o re, nulla è che possano
giurar che non avvenga: il pensier nuovo
rende falso l’antico. Avrei presunto
per le minacce tue che m’investirono,
come tempesta, or or, che non avrei
445avuto fretta di tornare; e invece,
poiché la gioia, quando è fuori ed oltre
la nostra speme, ogni piacere supera,
contro il mio giuramento, eccomi qui.
E reco a te questa fanciulla, còlta
450che la tomba adornava; e non fu d’uopo
di trarre a sorte: mia fu la fortuna,
non d’altri. E adesso, o re, prendi costei,
come ti piace, esàminala, giudicala;
ma giusto è ch’io dai guai rimanga libero.
creonte
455Ove costei che guidi hai presa? E come?
custode
Seppelliva essa il corpo: il tutto sai.
creonte
Intendo bene? E vero è ciò che dici?

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custode
Vidi costei che contro il tuo divieto
il corpo seppellía: non parlo chiaro?
creonte
460E come vista fu? Come sorpresa?
custode
Il fatto andò cosi. Come tornammo
colà, colpiti dalle tue minacce
fiere, spazzata via tutta la polvere
che ricopriva il morto, e messo a nudo
465tutto il viscido corpo, in vetta al poggio
noi ci sedemmo, contro vento, dove
non giungesse il fetore; e, stando all’erta,
con male ingiurie l’un l’altro eccitava,
se mai la guardia trascurasse. E corse
470lungo tempo cosí, finché del sole
giunse il globo fulgente in mezzo al cielo,
e l’aria ardeva. Ed ecco, all’improvviso
una procella sollevò, flagello
sceso dal cielo, un nugolo di polvere,
475invase i campi, della selva stesa
nel piano, tutta deturpò la chioma,
pieno tutto ne fu l’ètere immenso.
Serrando gli occhi, noi sopportavamo
quella furia celeste; e quando poi
480cessata fu, ché lungo tempo corse,
la fanciulla fu vista. E si lagnava
con grida acute di doglioso augello

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allor che degl’implumi orbo il giaciglio
scorge nel vuoto nido. Essa del pari,
485come vide il cadavere scoperto,
ruppe in gemiti; e contro quei che l’opera
compie’, lanciava imprecazioni orrende;
e subito raccolta arida polvere,
lo coperse; e levata alta una brocca
490bella, di bronzo levigato, serto
fece di tre libagioni al morto.
Noi che vedemmo, ci scagliammo, e súbito
la fanciulla afferrammo. Ed essa, nulla
si sbigottí. Rimprovero di quanto
495fatto aveva e faceva, a lei fu vòlto:
e nulla essa negò: sí che piacere
e dolore ad un tempo a me recava:
ché ai malanni sfuggir, cosa è dolcissima;
ma condurvi gli amici, è doloroso.
500Ma per me, tutte queste belle cose
contano poco assai, quando si tratta
della mia vita: io son fatto cosí.
creonte
Ad Antigone.
Di’ tu, che il capo chini al suol: confessi
d’aver compiuta l’opera, o lo neghi?
antigone
505L’ho compiuta: confesso, e non lo nego.

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creonte
al custode.
Andar tu puoi dove ti piace: libero
sei della grave accusa.
ad Antigone.
 E in breve tu
di’, senza ambagi: il bando che vietava
di far ciò che facesti, era a te noto?
antigone
510Certo. E come ignorarlo? Esso era pubblico.
creonte
E pur la legge vïolare osasti?
antigone
Non Giove a me lanciò simile bando,
né la Giustizia, che dimora insieme
coi Dèmoni d’Averno, onde altre leggi
515furono imposte agli uomini; e i tuoi bandi
io non credei che tanta forza avessero
da far sì che le leggi dei Celesti,
non scritte, ed incrollabili, potesse
soverchiare un mortal: ché non adesso
520furon sancite, o ieri; eterne vivono
esse; e niuno conosce il di’ che nacquero.
E vïolarle e renderne ragione
ai Numi, non potevo io, per timore
d’alcun superbo. Ch’io morir dovessi,

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525ben lo sapevo, e come no?, pur senza
l’annuncio tuo. Ma se prima del tempo
morrò, guadagno questo io lo considero:
per chi vive, com’io vivo, fra tante
pene, un guadagno non sarà la morte?
530Per me, dunque, affrontar tale destino,
doglia è da nulla. Ma se l’uomo nato
dalla mia madre abbandonato avessi,
salma insepolta, allor sí, mi sarei
accorata: del resto non m’accoro.
535Tu dirai che da folle io mi comporto;
ma forse di follia m’accusa un folle.
coro
A fiero padre fiera figlia appare
la fanciulla: non sa cedere ai mali.
creonte
Però, sappi che l’indoli piú dure
540s’abbatton piú d’ogni altra; e il rigidissimo
ferro temprato al fuoco, infranto a un colpo
lo vedi spesso; e una piccola briglia
so che doma i corsieri impetuosi:
ché non dee superbir chi d’altri è servo.
545Costei die’ prova della sua protervia
quando le leggi imposte violò:
dopo la colpa, una seconda volta
proterva ora si mostra, che dell’opera
insuperbisce e ride. Ed uomo adesso
550piú non sarei, ma questa uomo sarebbe,
se non avesse pena, anzi trionfo.
Ma figlia sia d’una sorella, o stretta

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a me di sangue piú di quanti Giove
protegge sotto i miei tetti, all’orribile
555sorte sfuggire non potrà, né seco
la sua sorella: ché non men di questa
dell’averlo sepolto io quella incrimino.
Chiamatela: ché in casa or or la vidi,
che furiava, uscita era di senno.
560Or, chi nel buio trama infamie, l’anima
si lascia in frode innanzi tempo cogliere.
E chi, sorpreso nel delitto, vuole
con bei detti esaltarlo, io l’aborrisco.
antigone
Di piú vuoi far che prendermi ed uccidermi?
creonte
565Io no: tutto otterrò, se questo ottengo.
antigone
Che dunque indugi? Delle tue parole
niuna m’è grata, e mai non mi sarà
grata: anche a te, cosí, piacer non possono
le mie. Ma donde mai gloria piú fulgida
570acquistare potrei, che al mio fratello
dando sepolcro? E lode a me darebbero
tutti costoro, se terror le lingue
non rinserrasse: privilegi ha molti
la tirannide; e questo anche fra gli altri:
575che dire e far ciò ch’essa vuole può.

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creonte
Ciò fra tanti Cadmèi tu sola vedi?
antigone
Vedono anch’essi; e per piaggiarti, tacciono.
creonte
Saggia sei tu che sola osi il contrario?
antigone
Non è turpe onorare un consanguineo.
creonte
580Fratello il suo nemico anch’ei non t'era?
antigone
Certo: d’un padre nato e d’una madre.
creonte
E un onor che l’offende ad altro rendi?
antigone
Ciò non direbbe quei che spento giace.
creonte
Certo, se al par di lui tu l’empio onori.

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antigone
585Non un servo è il caduto: è mio fratello.
creonte
Assalí Tebe; e la difese Etèocle.
antigone
Ade per tutti quanti i riti brama.
creonte
Ma non che uguali il buono e il tristo li abbiano.
antigone
Chi sa se pio questo non sembri agl’inferi?
creonte
590Neppur morto sarà caro il nemico.
antigone
Gli amori teco e non gli odii partecipo.
creonte
Se bisogno hai d’amore, all’Orco scendi,
ed ama quelli di laggiú; ma mentre
vivo, mai donna non comanderà.
Sulla soglia della reggia appare Ismene.

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corifeo
595Ecco Ismene dinanzi alla soglia,
che lagrime versa d’amore
fraterno, e una nube deturpa
sovresse le ciglia
il volto sanguineo, bagnando
600la florida guancia.
creonte
Tu che come una vipera appiattata
stavi nella mia casa — e non sapevo
io, che nutrivo del mio trono un duplice
sterminio, un crollo duplice — confessi
605che tu fosti partecipe nel dargli
sepolcro, o giuri che tu nulla sai?
ismene
Se consente costei, confesso: complice
sono, e con lei partecipo la colpa.
antigone
Ma non consente la giustizia: che
610né tu volesti, né compagna io t’ebbi.
ismene
Ma sul mar dei travagli a te compagna
farmi della tua pena, io non mi pèrito.

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antigone
Chi compie’ l’opra, Ade e i defunti sanno;
e chi m'ama a parole, a me non piace.
ismene
615Sorella, no, non reputarmi indegna
ch’io teco muoia, e teco il morto onori.
antigone
Morir meco non devi, e far tuo quello
che non compievi; la mia morte basta.
ismene
Priva di te, qual vita può piacermi?
antigone
620Dimandalo a Creonte! È il tuo tutore!
ismene
Perché mi strazi senza tuo vantaggio?
antigone
Sebbene io di te rida, il cruccio ho in cuore.
ismene
Dimmi, in che cosa mai potrei giovarti?

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antigone
Salva te stessa: invidia io non ne avrò.
ismene
625Negata m’è la tua sorte, o me misera!
antigone
Tu la vita scegliesti, ed io la morte.
ismene
Le mie ragioni a chiari detti esposi.
antigone
Tu sembrasti a taluni, ad altri io saggia.
ismene
Ed uguale d’entrambe è pur l’errore.
antigone
630Fa’ cuor! Tu vivi; e da gran tempo è morta
l’anima mia: potrà giovare ai morti.
creonte
Di queste due fanciulle, una si svela
ora demente: l’altra è da che nacque1.

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ismene
Il senno, o re, neppur dov’esso germina
635resta nelle sciagure, anzi via fugge.
creonte
Certo, fuggí da te, quando eleggesti
opere tristi insiem coi tristi compiere.
ismene
Come viver potrò senza costei?
creonte
Non dir costei: ché in vita non è piú.
ismene
640La sposa di tuo figlio2 ucciderai?
creonte
Altri solchi ci sono, e arar si possono.
ismene
Ma non com’era questa a quello adatta!
creonte
Pei figli miei detesto tristi femmine!

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ismene
Come, diletto Emón, t’offende il padre!
creonte
645Troppo mi tedi tu, con queste nozze.
coro
Vuoi davvero costei rapire al figlio?
creonte
Troncherà queste nozze Ade per me.
coro
Decisa è, pare, di costei la morte.
creonte
Da me, da te decisa. E non s’indugi.
650Dentro, servi, traetela; e sian femmine
d’ora in poi, né lasciate che sian libere:
ché a fuga i temerari anch’essi pensano,
se presso all’Ade la lor vita veggono.

Antigone ed Ismene sono trascinate dentro. Creonte s’allontana.


Sofocle-71.png

  1. [p. 339 modifica]Pag. 283, vv. 632-33. - Una è Ismene, l’altra Antigone.
  2. [p. 339 modifica]Pag. 284., v. 640. - La sposa di tuo figlio: Antigone era promessa ad Emone, figlio di Creonte; cfr. p. 288, v. 703.