Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/1794

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Nel Giornale dell’Anno 1794. Ricordi Economici del celebre Franklin

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Nel Giornale dell’Anno 1794.

RICORDI ECONOMICI

DEL CELEBRE FRANKLIN.

Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 2 - 1802 (page 132 crop).png Quel meraviglioso Uomo di Benjamino Franklin, volendo giovare in tutti i modi alla sua nazione, componeva e pubblicava ogn’anno, essendo Stampatore di professione, un Almanacco, in cui inseriva Massime morali, ed economiche, essendo questo il mezzo più facile di far penetrare al popolo la verità; e facea comparire tale Almanacco sotto il nome del buon Uomo Ricardo. Uno squarcio di queste Massime, che credo più utili di molti pronostici del tempo, e delle sentenze dei sette Sapienti, ho inserito quest’anno in questo Lunario.

Finge il Franklin che si trovi ragunato un gran numero di gente per un Incanto, o [p. 75 modifica]vendita di mobili di casa, che si andava a fare, come si pratica ne’ paesi Oltramontani. Finchè veniva l’ora dell’Incanto, ciarlavano quelle genti tra loro, e il principal soggetto dei discorsi era la durezza dei tempi, il caro prezzo dei viveri, le gravezze pubbliche, ec. Passò a caso il Vecchio Abramo, uomo conosciuto, rispettabile per l’età, per la probità, per la saviezza. Viene fermato; ascolta questi lamenti, ed interrogato cosa pensasse di tale infelicità di tempi, Franklin gli mette in bocca questo discorso.

Miei cari Amici, e buoni vicini, egli è certo che i viveri son cari, le gabelle, le spese pesanti; pure noi potressimo farvi fronte se non avessimo tante altre spese volontarie. Ma noi ne abbiamo una quantità di altre assai più onerose: per esempio, la nostra pigrizia ci toglie due volte altrettanto di quel che esige il Governo; il nostro orgoglio tre, e la nostra spensieratezza quattro volte ancora altrettanto. Queste tasse sono di tal natura che ai Commissarj non è possibile diminuirne il peso, o liberarcene. Nulla ostante v’è a sperar qualche cosa, se vorremo seguire un saggio consiglio, giacchè [p. 76 modifica]come dice l’uom da bene Riccardo nel suo Almanacco del 1733, Dio dice all’Uomo, ajutati, che ti ajuterò anch’io.

Se vi fosse un Governo che obbligasse i sudditi a contribuire regolarmente pel di lui servizio la decima parte del loro tempo, tal condizione verrebbe trovata certamente assai dura: or la maggior parte di noi altri è tassata dalla propria pigrizia in un modo molto più duro. Poichè se voi contate il tempo che passate in un ozio assoluto, cioè, o non facendo cosa alcuna, o distraendovi in cose di nessuna rilevanza, troverete che dico la verità. L’ozio trae seco degli incomodi, ed accorcia sensibilmente la durata della vita: l’ozio, come dice l’uom dabbene Riccardo, somiglia alla rugine, esso logora assai più che la fatica: la chiave che si adopera è sempre lustra, ma se voi amate la vita, come dice l’Uom dabbene Riccardo, non dissipate il tempo, di cui la vita è fatta. Quanto tempo non concediamo noi al sonno, oltre a quello che dovressimo dargli naturalmente? Noi ci dimentichiamo; che Volpe che dorme non prende Polli, e che avremo tempo bastantemente da dormire, quando sarem nel sepolcro. Se il tempo è il più pregiato dei [p. 77 modifica]beni, la perdita del tempo, come dice l’uom dabbene Riccardo, deve esser la maggior delle prodigalità, poichè, come egli pur dice, il tempo perduto non si ricupera mai, e quel che noi diciamo aver molto tempo, si trova essere sempre troppo corto. Coraggio dunque ed operiamo finchè possiamo. Mediante l’attività noi faremo assai più, e con minor fatica. L’ozio, come dice l’uom dabbene Riccardo, rende tutto difficile; l’industria facilita tutto: chi s’alza tardi, è tutto il giorno agitato, ed appena ha cominciati gli affari, ch’egli trova la notte. La pigrizia va sì lentamente, che la povertà l’arriva tutto ad un tratto; sollecitate i vostri affari, e non vi lasciate sollecitar da essi: Andar a letto per tempo, ed alzarsi di buon mattino, son due mezzi per conservar salute, fortuna, giudizio.

Cosa mai significano le speranze, ed i voti che noi formiamo per tempi più felici? Ci renderemo buono il tempo, se ci scuoteremo da noi stessi. L’industria, come dice l’uom dabbene Riccardo, non ha niente da desiderare: chi vive di speranza, corre rischio di morirsene di fame: non v’è [p. 78 modifica]guadagno senza fatica. Convien ch’io adoperi le mani, poichè non ho entrate; o se ne ho, esse hanno delle forti imposizioni, e come l’uom dabbene Riccardo osserva giustamente, un mestiere vale un podere: una professione è un impiego che unisce sempre l’onore, ed il guadagno; ma conviene attendere al suo mestiere, e mantenersi buona riputazione, altrimenti nè poderi, nè magazzini ci basteranno a pagare le imposte. Chi è industrioso, dice l’uom dabbene Riccardo, non teme la carestia. La fame addocchia la porta dell’uomo laborioso, ma non ardisce entrarvi. L’industria è ugualmente rispettata e dai Commissarj, e dai Doganieri; poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, l’industria paga i debiti; e la dissipazione gli accresce. Non importa che voi troviate dei tesori, nè che ricchi parenti vi facciano loro eredi; la vigilanza, come di ce l’uom dabbene Riccardo, è la madre del la prosperità, e Dio non niega niente all’industria. Lavorate finchè il pigro dorme, voi avrete del Frumento da vendere, e da tenere. Lavorate in tutti gl’istanti, che si chiamano oggi, giacchè non potete sapere tutti [p. 79 modifica]gli ostacoli che troverete nell’indomani. Questa ragione fece dire all’uom dabbene Riccardo, un buon oggi val più che due dimani. Fatela oggi: se voi foste il servo di un buon Padrone non vi arrossireste di sentirvi dir da lui che siete pigro? Ora voi siete il vostro padrone; vergognatevi dunque, come dice l’uom dabbene Riccardo, di dovervi rimproverar la pigrizia. Voi avete tante cose da fare per voi stesso, per la voatra famiglia, per la vostra patria per il vostro governo. Alzatevi dunque allo spuntar del giorno; e fate che il Sole guardando la terra, non possa dire, vè là un poltrone che dorme. Non ci frammettete indugi; datevi subito al lavoro, incallite le vostre mani maneggiando i vostri utensili, e vi sovvenga, come dice l’uom dabbene Riccardo: un Gatto coi guanti non prende mai Sorci. Voi mi direte, che gli affari son molti, e che non avete bastantemente forza per tutti. Ciò può essere: pure abbiate la volontà, e la perseveranza, e vedrete meraviglie; perchè come dice l’uom dabbene Riccardo nel suo Almanacco non mi sovviene ben di qual anno, la goccia continue spezza la pietra, a [p. 80 modifica]forza di fatica, e di pazienza, un Topo spezza una gomena; e piccoli colpi ripetuti abbattono grandissime Quercie.

Ma par di sentirmi a dire da talano di voi: Dunque non ci dovrem prendere alcun momento di riposo? Io vi risponderei, miei cari amici, quel che dice l’uom dabbene Riccardo; impiegate bene il vostro tempo, se volete meritarvi il riposo, e non perdete mai un’ora, giacchè non siete padroni d’un minuto. Il tempo che spendete a riposare, può essere impiegato in qualche cosa utile. Soltanto l’uomo vigilante può procurarsi quella spezie di riposo, a cui non giunge mai l’infingardo. La vita tranquilla, come dice l’uom dabbene Riccardo, e la vita oziosa, son due cose molto diverse. Credete voi che la pigrizia vi procurerà più diletti che il lavoro? avete il torto: poichè come pur dice l’uom dabbene Riccardo, la pigrizia genera delle cure, ed il riposo senza necessità produce molestie fastidiosissime. Molti vorrebbero senza lavorare vivere col solo loro spirito; ma vanno ad arenarsi per mancanza di fondo. L’industria al contrario trae sempre seco il diletto, l’abbondanza, e la stima. Il [p. 81 modifica]piacere corre dietro a chi lo fugge. Filatrice vigilante non è mai senza camiscia. Dacchè ho una greggia, ed una vacca, ciascun mi dà il buon giorno, come dice l’uom dabbene Riccardo ottimamente.

Ma indipendentemente dalla industria con viene anco aver costanza, e risoluzione, e darsi de’ pensieri. Bisogna veder i suoi affari co’ suoi proprj occhi, e non fidarsi troppo degli altri; poichè come dice l’uom dabbene Riccardo, io non ho mai veduto un’albero, che spesso si trapianta, nè una famiglia che spesso cambia Casa, prosperar, quanto quelle che stanno stabili. Cangiar tre volte di casa fa mal quanto un incendio. È meglio gittar l’albero sul fuoco, che cambiarlo di sito. Custodite la vostra bottega, ed essa vi custodirà. Se volete fare i vostri interessi, andate voi stessi; se non volete che sieno fatti, mandate altri. Perchè l’agricoltore prosperi, conviene ch’egli guidi il suo aratro, o ch’egli stesso lo tiri. L’occhio del Padrone fa più che le sue due mani. Danneggia più mancar di attenzione, che di sapere. Non invigilar sugli operaj, è dar la sua borsa a loro discrezione. La troppa fiducia negli altri è la rovina di molti; poichè, [p. 82 modifica]come dice l’Almanacco, negli affari del mondo non è la fede che salvi, è il non averne. I pensieri che si prendono per se stessi sono sempre proficui; poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, l’uomo studiato ottiene il sapere, ed il vigilante le ricchezze. Come altresì il potere, segue il volere, ed il Cielo la virtù. Se voi volete avere un servitor fedele, e che possiate amare, cosa dovete fare? servirvi voi stesso. L’uom dabbene Riccardo consiglia ad esser circospetti, ed attenti anche nelle cose di minor importanza; poichè non rade volte succede che una leggiera negligenza produce un gran malanno. Per mancanza d’un chiodo, dice egli, perde un ferro il Cavallo, e per mancanza di Cavallo è perduto lo stesso Cavaliere, perchè il suo nemico lo sopraggiunge, e lo uccide; e tutto ciò per non aver posto mente ad un chiodo di ferro della sua cavalcatura.

Basti il detto, miei Amici, intorno all’ industria, ed all’attenzione, che dobbiamo usare ne’ nostri affari: ma dopo tuttociò ci vuole ancora la temperanza, se vogliamo assicurarsi dell’esito della nostra industria. Se un Uomo al momento che guadagna ricusa anco risparmiare, morirà senza quattrini, [p. 83 modifica]dopo esser stato tutta la sua vita inchiodato sul suo lavoro. Quanto è più grassa la cucina, dice l’uom dabbene Riccardo, tanto è più magro il testamento: Molte fortune si dissipano nel momento stesso che si guadagnano, dacchè le Donne hanno lasciato la Rocca è l’Ago per la tavola a Thè, e gli uomini l’Ascia e ’l Martello per l’Osteria. Se voi volete esser ricco, dice egli in un altro Almanacco, non imparate solamente a guadagnare, imparate anco a risparmiare. Le Indie non hanno arricchito gli Spagnuoli, perchè le spese furono maggiori dei guadagni.

Rinunziate dunque alle vostre dispendiose follie, che così avrete meno da lagnarvi della malvagità de’ tempi, della durezza delle imposte, e del mantenimento oneroso delle vostre case. Poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, il Vino, le Donne, il giuoco, e la mala fede, diminuiscono la fortuna, moltiplicano i bisogni. Costa più mantener un vizio, che allevar due figliuoli. Voi credete forse che un pò di thè e di cafè, qualche tazza di punch di quando in quando, qualche delicatezza nella tavola, qualche ricercatezza di più negli abiti, e [p. 84 modifica]qualche divertimento di tratto in tratto non possano essere di grande importanza? Sovvengavi però quel che dice l’uom dabbene Riccardo, il poco spesse volte ripetuto, fa molto; mettetevi in guardia contro le piccole spese: basta una piccola vena d’acqua per sommergere un gran Vascello. La delicatezza del gusto conduce alla mendicità. I pazzi fanno banchetti, ed i saggi li mangiano.

Eccovi ora qui tutti radunati per assistere ad una vendita di varietà, e di bagatelle preziosissime. Poi le chiamate beni; vi avverto però, che se non vi guarderete, per qualcuno di voi saranno grandissimi mali. Voi altri fate conto che questi oggetti saranno venduti a buon mercato, cioè a minor prezzo di quel che costarono; se però essi non vi sono realmente necessarj, saranno sempre troppo cari per voi. Fatevi sovvenire quel che dice l’uom da bene Riccardo: Se tu compri il superfluo, non starai molto a vendere il necessario. Pensatevi sempre innanzi d’approfittar del buon mercato. L’uom dabbene giudica forse che il buon mercato sia sovente illusorio, e che portando incomodo a’ vostri affari, vi cagioni più [p. 85 modifica]danno che utile. Imperciocchè mi ricordo ch’egli dice. Ho veduto molta gente rovinata dai buoni mercati; ella è una follia; dice ancora l’uom dabbene Riccardo, impiegare il suo dinaro a comprar un pentimento. Pur questo è quel che succede ogni giorno negl’incanti per non aver letto l’Almanacco. L’uomo saggio, dice l’uom dabbene Riccardo, s’istruisce coi mali altrui. Le sventure dei pazzi non li risanano: Felix quem faciunt aliena pericula cautum. Io conosco un tale che per adornarsi le spalle, ha fatto digiunar il ventre, ed ha quasi ridotta la sua famiglia senza pane. Le Stoffe di Seta, i Rasi, gli Scarlati, ed i Veluti raffreddano la cucina. Ben lungi dall’essere bisogni della vita, essi appena possono esser tenuti in conto di comodità. Non siamo stimolati a procurarceli, che dalla loro appariscenza. In tal guisa i bisogni artifiziali del genere umano sono divenuti più numerosi dei bisogni naturali. Di cento indigenti, dice l’uom dabbene Riccardo, v’è una sola persona realmente povera. A cagion di questa, e di altre simili stravaganze, la gente ben nata è ridotta alla povertà, e costretta a chieder soccorso a quelli [p. 86 modifica]che prima erano oggetto del suo disprezzo, ma che seppero mantenersi coll’industria, e colla temperanza. Ciò prova che, un contadino in piedi, come dice saggiamente l’uom dabbene Riccardo, è più grande di un gentiluomo ginocchioni. Egli è facile che quelli appunto si lagnino più, i quali avevano avuta in retaggio una più ricca fortuna; ma non conoscendo essi i mezzi, coi quali era stata acquistata, andaronsi dicendo, è giorno, non farà mai notte. Una sì piccola spesa, avendo uno stato qual è il mio non merita che vi si dia pensiero. Ma in conclusione, i ragazzi, ed i pazzi, come dice avvedutamente l’uom dabbene Riccardo, s’immaginano che venti lire, e venti anni non non possano mai aver fine. Levar sempre, e non metter mai, presto scopre il fondo della cassa; e allora, come dice. 1’uom dabbene Riccardo, quando il pozzo è asciutto si conosce quanto val l’acqua. Questo è ciò che avrebbero saputo anche innanzi, se avessero voluto consultarlo. Avete curiosità, miei amici, di sapere quanto vale il dinaro? Andate, e provate a prenderne imprestito da qualcheduno; chi vuole un imprestito dee prepararsi ad una [p. 87 modifica]mortificazione. Succede altrettanto ad alcuni che fanno imprestiti a certa gente, quando vanno a ridimandare il loro credito. Ma questo non è il nostro argomento. L’uom dabbene Riccardo a proposito di quel ch’io dicevo innanzi, prudente ci previene, che la vanità degli ornamenti è un funesto delirio. Innanzi di consultare la vostra fantasia, consigliatevi con la borsa. L’orgoglio è un medico che grida così forte come il bisogno, ma che è insaziabile infinitamente di più. Se voi avete comprato un’ornamento, vene abbisogneranno altri dieci, affinchè ne abbiate un compiuto assortimento; poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, egli è più facile reprimere il primo capriccio, che soddisfare tutti quelli che vengono in appresso. È tanto pazzo il povero, che la fa da Scimmia del ricco, quanto lo era la Rana gonfiandosi per uguagliare il Bue. Le Navi grandi possono esporsi a maggiori rischi; ma i piccoli battelli non deggiono allontanarsi dalla riva. Le follie di questa spezie sono assai presto punite, poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, la vanità che pranza di orgoglio, trova una cena di disprezzo. E l’uom dabbene dice pure [p. 88 modifica]altrove; la vanità fa collazione con l’abbonadanza, pranza colla povertà, e cena con la vergogna. Del resto qual vantaggio ritraesi da questa vanità di far comparsa, per cui ci prendiamo tanti fastidj, e ci esponiamo a noje sì grandi? Essa non può nè conservarci sani, nè guarirci dalle noste malattie. Anzi al contrario senza accrescere il merito personale, essa suscita l’invidia, ed accelera la rovina delle proprie fortune. Cosa è una Farfalla? Essa tutto al più non è altro che un bruco vestito: quest’è il ritratto del petit-maitre. Qual follia non è questa mai, come pur dice l’uom dabbene Riccardo, d’indebitarsi per sì ridicole superfluità. In questo incanto, miei amici, ci vengono offerti sei mesi di tempo a pagare, e forse egli è il vantaggio di tal condizione che ha invitato qualcuno di noi a trovarvisi, perchè mancandoci il dinaro contante, noi troveremo qui la facilità di soddisfare al nostro capriccio senza esborsar nulla. Ma di grazia, riflettete voi al fatto vostro, quando incontrate un debito? Voi date diritto ad un altro uomo sulla vostra libertà. Se voi non pagate al tempo convenuto, vi vergognerete di vedere il vostro creditore, trepiderete [p. 89 modifica]parlandogli, vi abbasserete a trovar delle miserabili scuse, poco a poco perderete la vostra sincerità, e verrete in fine a disonorarvi colle più disprezzabili, ed evidenti menzogne. Poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, la prima colpa è l’indebitarsi, la seconda mentire. Chi fa debiti, ha sempre la menzogna in groppa. Un Inglese nato libero non dovrebbe mai arrossire, nè paventar di parlare a qualsisia uomo vivente, nè di guardarlo in faccia. La povertà non è che troppo atta ad annientare il coraggio, e tutte le virtù dell’uomo. Egli è difficile, dice l’uom dabbene Riccardo, che, un sacco vuoto possa star ritto. Cosa dirette del Principe, o del governo, che vi proibisce con un’editto di vestirvi come le persone di un certo rango sotto la pena di prigionia, o di schiavitù? Non direste voi che siete nati liberi, che avete il diritto di vestirvi come meglio vi piace, che un tal editto sarebbe un’attentato formale ai vostri privilegj? Pure da voi stessi vi sommettete a questa tirannia, allorchè v’indebitate per soddisfar al capriccio di figurare.

Il vostro creditore ha il diritto, se gli piace, di privarvi della libertà, [p. 90 modifica]confinandovi per tutta la vostra vita in una prigionia; o vendendovi come schiavi se non siete in istato di pagarlo. Dopo che avete comprato quel che vi aggrada, può succedere che non vi ricordiate più del pagamento; ma i creditori, come dice l’uom dabbene Riccardo, hanno miglior memoria dei debitori. I creditori, dice egli ancora, sono la setta più superstiziosa del mondo. Non vi sono osservatori più esatti ch’essi di tutte le epoche del Calendario. Il tempo passa attorno di voi senza che gli poniate mente, e succede che il creditore venga a dimandare il suo, prima che voi abbiate fatto alcun preparativo per soddisfarlo. Ma se all’opposto voi pensate al vostro debito, il tempo a pagare che vi parea sì lungo, vi sembrerà assai corto. La Quaresima è breve, dice l’uom dabbene Riccardo, per chi deve pagar a Pasqua. Chi prende imprestito, e chi fa debiti rendesi schiavo, l’uno di chi presta, l’altro del creditore. Facciavi orrore siffatta catena conservate la vostra libertà, e la vostra indipendenza; siate industriosi e liberi, siate modesti, e liberi. Forse però giudicate di trovarvi in questo momento in tale stato di opulenza, che vi permetta [p. 91 modifica]soddisfare a qualche capriccio senza rischiar un gran danno, ad onta di ciò, risparmiate or che il potete, pel tempo della vecchiaja, e del bisogno; il Sole della mattina non dura tutto il giorno, come dice l’uom dabbene Riccardo, il guadagno è incerto e passaggero, ma la spesa sarà sempre continua, e certa; egli è più facile fabbricar due camini, che mantenerne uno sempre caldo, come dice l’uom dabbene Riccardo; perciò andate a letto senza cena, piuttostochè alzarvi con debiti. Guadagnate quanto potete, e sappiate risparmiar quanto guadagnate. Questo è il vero segreto per cambiar il piombo in oro. Egli è certo che quando voi possederete questa pietra filosofica, non avrete a lagnarvi della durezza de’ tempi, e della difficoltà di pagare le imposte. Questa Dottria miei amici, è quella della ragione, e della prudenza. Non vogliate però confidarvi unicamente nella vostra industria, nella vostra vigilanza, e nella vostra economia. Queste sono cose eccellenti, a dir vero, ma vi saranno affatto inutili, se non ottenerete innanzi la benedizione dal Cielo. Dimandate dunque umilmente questa benedizione; non siate insensibili ai bisogni di quelli cui [p. 92 modifica]fu essa negata, ma prestate loro consolazioni, e soccorsi. Ricordatevi, che Giobbe fu povero, e che poi ritornò felice.

Io non vi dirò di più. L’esperienza è una scuola in cui le lezioni costano care; pur essa è la sola nella quale gl’insensati possono istruirsi, quantunque, però non arrivino ad impararvi molto; poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, si può dare un buon consiglio, ma non una buona condotta. Sovvengavi dunque, che colui, il quale non sa ricevere un buon consiglio, non può nemmeno essere soccorso in una maniera utile; poichè, come dice l’uom dabbene Riccardo, se voi non volete ascoltar la ragione, essa non lascierà di farsi sentire.

Il vecchio Abramo fini in tal guisa il suo sermone. Il popolo ascoltava il suo discorso, ed approvava le sue massime; non lasciò egli per altro di far in quello stesso punto precisamente il contrario, come succede per solito a tutte le prediche, poichè essendosi da lì a poco cominciato la vendita, ciascuno comperò nel modo il più stravagante ad onta di tutte le rimostranze del predicatore, ed i timori che avea quella compagnia di non poter pagare le tasse. [p. 93 modifica]

La frequente menzione ch’egli avea fatto di me Riccardo, cioè Franklino, potea essere per qualunque altro nojosa; ma la mia vanità ne fu mirabilmente lusingata; quantunque io fossi certo che di tutta la filosofia attribuitami, non ve ne fosse la decima parte che mi appartenesse, e ch’io non avessi raccolta rispigolando nel buon senso di tutti i secoli e di tutte le nazioni. Comunque sia risolsi di correggermi dopo la ripetizione che intesi a farne; e sebbene fossi fermo nella risoluzione di comprar da farmi un’abito nuovo, mi determinai subito a far che il vecchio tiri innanzi. Lettore, se voi potete, fate lo stesso: vi guadagnerete al pari di me. [p. 94 modifica]

NOTIZIE

METEOROLOGICHE.

SI vorrebbe fare una relazione del cadente 1793. che attacca l’intrante; ma il Giornale dovendo esser allestito per la stampa dentro il mese di Settembre, o di Ottobre, questo non è possibile. Per la serie però dell’istoria nostra Meteorologica, conviene richiamare l’anno precedente 1792, benchè sia forse per fare poca sensazione, essendo queste cose di troppo soggette all’oblio; appena ci ricordiamo l’accaduto di un mese. Ci limiteremo a pochi oggetti.

Fu l’anno 1792. generalmente regolare nelle stagioni, e felice per li prodotti. All’Autunno piovosissimo 1791. successe un’Inverno qual suole desiderarsi freddo, e nevoso. La Primavera riuscì alquanto asciutta, spezialmente nell’Aprile con qualche pregiudizio della campagna. L’Estate esercitò il suo potere nel caldo che fu insigne per tutto l’Agosto. L’Autunno per la prima metà piovoso, nel resto assai moderato. Non [p. 95 modifica]mancarono gragnuole desolatrici; ma quale è la State senza gragnuole? e quale il Verno senza Neve? ben raro. Gran danno all frutta apportò la brinata delli ventidue Aprile che si vede notata anche in Francia; ma in pieno fu, come si è detto, Annata buona, ed abbondante.

Si sentirono de’ Terremoti in Friuli, in Toscana; ed altrove, nel mese di Marzo; ed in Settembre nel Pedemonte Vicentino, ma tutti leggieri .

Acque Alte in Venezia furono intorno il Solstizio di Estate, colle Maree del Novilunio, ed altissime dopo il Solstizio dei Verno sotto il Plenilunio.

Il massimo grado di Freddo fu di gradi 9. li 10. Gennajo sostentandosi sensibile anche per tutto il seguente mese di Febbrajo. Il massimo grado di Caldo di gradi 25,8. li 20. Luglio; e sino li 31. Agosto di gradi 24., e si sostentò anche molto avanti in Settembre.

Li 11. Settembre di notte scoppiò Vento Turbinoso, il quale potè riguardarsi come un ricorso del Turbine dell’Agosto 1756. dopo la rivoluzione di due Cicli. [p. 96 modifica]

Li 2. Agosto, dopo lungo romoreggiamento di notte, s’udì un orribile scoppio, che qual terremoto fece tremar la terra, prima che si udisse, e par certo che fosse questo un vero fulmine terreno. Ma troppo lungo sarebbe il dettagliare tutti i fenomeni particolari di ogni anno.

Passiamo alle Pioggie. Vanno invero mancandoci gli osservatori, o le osservazioni. La poca salute del Collettore non permette molto di coltivare le corrispondenze, ed appunto per tali incomodi si sono smarrite alcune osservazioni già spedite, come quelle del Sig. Vordoni di Trieste, e forse altre.

In compenso sono state di nuovo favorite le osservazioni di Ferrara dal Sig. Ab. Antonio Prieto, dotto ex-Gesuita Spagnolo, uno di que’ molti valorosi uomini che illustrano le lettere, e le scienze in Italia. L’inclita Nazione Spagnuola ha sempre simpatizzato coll’Italiana.

In somma abbiamo ancora un sufficiente numero di luoghi che bastano a fornirci una sufficiente idea della distribuzione delle Pioggie quasi per tutta l’Italia, dalla Puglia sin dentro le Alpi, colla varietà de’ luoghi [p. 97 modifica]marittimi e mediterranei, di pianure aperte, di valli serrate.

Quivi si può osservare che la quantità della pioggia va crescendo dalle spiaggie ai piani interni, e gradatamente, ai colli e ai catini dentro le Montagne Alpine: si vede che in Altamura in Puglia fu di pollici 19. a Cercivento nella Carnia 71. ed 83. a Schio; ed è notabile la differenza tra Molfetta, e la vicina Altamura, la qual differenza non potrebbe nascer da altro come pare, se non dall’essere Altamura luogo elevato, e Molfetta bassa sul Mare, onde i fili di pioggia più corti in quella raccolgono per via meno vapori, imitando in questo l’effetto de’ Barometri, che ne’ luoghi alti devono marcare minore altezza per la più corta colonna di aria che li preme.

Mesi generalmente asciutti furono il Febbrajo, il Marzo, e Aprile, eccetto che a Pirano, e dentro l’Alpi: così pure fu asciutto il Decembre, eccettuati gli stessi luoghi; ciò che dipende dal trasporto dei vapori che fanno i venti variati dei monti. Umido da per tutto fu l’Ottobre, variamente il Settembre; ma ognuno potrà fare quei confronti che vorrà sulla seguente Tavola. [p. 98 modifica]

Un’osservazion Generale possiamo fare, ed è, che in questo torno corrono Annate notabilmente Asciutte, segnatamente questa che descriviamo, in cui per tutti li paesi della Tavola, anche de’ più piovosi, si scorge la quantità dell’acqua raccolta minore più d’un quarto del solito. La quantità media in Padova, dedotta da quasi 70 anni d’osservazione è di pollici 33 misura di Parigi; ora nel 1788 fu di poll. 30 1.8; 1789 p. 27,10; 1790 p. 21,10; 1791 p. 25,11; 1792 p. 25,3. Nel cadente 1794 sin’ora è scarsissima. Questi Anni asciutti in serie ci annunciano altra serie d’anni umidi, poichè tali sono le vicende delle stagioni. Abbiamo altrove fatta vedere col fatto, che li Novennj si pareggiano nella quantità della pioggia: dal 1725, in cui cominciano le nostre osservazioni, sino al presente 1793 sono passati sette Novennj, e corre il sesto Anno dell’ottavo; la somma della Pioggia pareggiata per ciascuno è di Pollici 330 circa: solo nel Novennio secondo, dal 1733 al 1742, in cui corsero amate asciuttissime, fu la pioggia pollici 260, un buon quarto, quasi un terzo, più scarsa che negli altri; pare che il corrente, ch’è l’ottayo, gli corrisponda: così dopo sei [p. 99 modifica]Novennj, o anni 54, si tornerebbe a capo del circolo. Si vedrà da chi sarà vivo da quì a quattr’anni, se ritornino le pioggie, o prima.

Le osservazioni del Sig. Barone di Salis fatte a Coira nel 1791 non essendo giunte a tempo per il Lunario passato, ne porrò quì i risultati. È questo Signore Nipote del Sig. Generale de Salis, quì avanti il servizio di Francia, e di Napoli, che nomino per il carattere delle sue virtù, e per le cortesie da esso ricevute in Napoli.

La somma della Pioggia in Coira, compresa la neve, fu di pollici 41. l. 2.

Nevicò in tutto l’Anno 70 volte, delle quali 21 nella State, e nell’Autunno. Il Caldo, in Agosto arrivò a Gradi 25, Il Freddo in Febbrajo a gradi 9.

L’Altezza media del Barometro è notata poll. 26,3. Secondo questa, se i Barometri confrontassero bene, la media altezza di Padova essendo stata quell’Anno di poll. 28,1,4 il Livello di Coira sarebbe più alto di quello di Padova, Pertiche 298,2 o piedi 1790, quanto all’incirca è l’altezza del nostro Monte di Venda tra gli Euganei. [p. 100 modifica]Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 12 1 crop).png

OSSERVAZIONE PARTICOLARE

colla descrizione

METEOROLOGICA, E CAMPESTRE

DELL’ANNO 1794.

Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 12 2 crop).png L’annata 1794 riuscì purtroppo stravagante in tutte le sue parti per le Meteore, ed in conseguenza per tutti i prodotti della Terra infelice. Le due prime Stagioni ebbero una costituzione contro l’ordine naturale, tiepida il Verno, la Primavera asciutta. Produssero una precoce vegetazione in tutti i vegetabili; sicchè tanto le frutta, che i grani vennero a maturare venti giorni prima del consueto per lo meno. Nella Piazza di Monselice fu venduto qualche Moggio di Frumento Nuovo li 28 di Maggio, e dovea esser dunque maturo, e tagliato circa li 20 di detto Mese, quando il Taglio ordinariamente si fa dalli 20 alli 30 di Giugno. Le frutta precoce non sono mai buone, il [p. 101 modifica]Frumento inoltre patì un grandissimo disastro per le continue Pioggie di Giugno, perchè tagliato non si potea asciugare, quindi rimase sui Campi annegato, e nacque, o serrato umido fu pascolo degl’Insetti, o riscaldato, con vizio immedicabile, diede pessima qualità di Farina.

La seconda Parte dell’Anno fu quasi peggiore. La State brugiata da eccessivi e mortali calori. L’Autunno annegato da continue esorbitanti Pioggie, le quali impedirono il raccolto, ed il governo de’ grani, e frutta Autunnali; così degli Strami, e Pasture, onde la carestia de’ foraggi, indi i lavori delle Terre, e le seminazioni, aggiugnendo le replicate disterminatrici Gragnuole, che devastarono l’intere Provincie, i Turbini, i Diluvj di micidiali incendiarie Saette, i Terremoti ancora in più luoghi; troppi furono i disastri per non doversi segnare quest’Anno con nero Carbone.

Anche i nostri Stromenti Meteorologici risentirono della stravaganza, e segnarono gli estremi de’ loro moti. Il Barometro ai 22 di Gennajo salì a pollici 28 lin. dove nello spazio di 70 Anni che si tiene nota Osservazioni qui in Padova non era arrivato [p. 102 modifica]che assai di rado, e si tenne altissimo per tutto l’Anno ad onta de’ Tempi piovosi, turbati.

Anche il Termometro porta un risultato finale di buon grado di Caldo sopra l’ordinario, a dispetto del precoce freddo degli ultimi due Mesi. E cagione ne fu il tepore del Verno, mentre il Gennajo fu quasi quattro Gradi men Freddo del solito, onde passarono a torme le Grù, ed altri Uccelli; così il Febbrajo, il Marzo, l’Aprile, il Lųglio poi fu due buoni Gradi più Caldo del dovere.

L’Igrometro parimenti arrivò a quel grado di secco, dove non s’era più veduto a 240 Gradi li 16 Maggio, a 225 li 15 Novembre, onde il Grado Medio della mattina ch’è l’ora più umida, superò più di 20 Gradi il consueto.

Regno in quest’anno la Nebbia Secca, che cominciò a farsi vedere sin dal Marzo, simile a quella dell’Anno 1783, che rendea il Sole rosso di sangue, le Stelle ottuse, o invisibili, ed ebbe, come quella, le stesse cause, i Terremoti diffusi per tutta l’Europa, potendosi credere una spezie di polverìo, elevato nell’aria da tante convulsioni, e [p. 103 modifica]si può credere cagione, come nel 1783, dei menzionati effetti de’ Fulmini, Turbini, Grandini, estremi di secco, vegetazion precoce, altezza di Barometro, e di Termometro, ec.

I Terremoti sentiti quì in Padova furono cinque, li 6, li 30 Giugno, li 13, 19 Luglio, e la notte dei 14 ai 15 di Novembre, scosse leggere; ma altrove, in Paglia, a Fano, in Stiria, in Friuli, in tanti altri luoghi furono grandi, e lunghi; in Carnia dura ancora. Li 13 Giugno successe quella grande eruzione del Vesuvio.

Videsi qualche chiaro Boreale, ma non mai Aurora spiegata.

Le Fiumane furono 8. Una in Gennajo dai 13 ai 16. Due in Giugno li 8, e li 27. Una in Settembre dai 17 ai 19. Due in Ottobre li 8, e li 26. Una in Novembre li 27; ma tutte queste mediocri, che impedirono però di aprire le Porte del Dolo. L’ultima di Natale eccedette ogni misura nota, e l’acqua arrivò dove non era mai più stata. Durò poco, perchè le Rotte degli Argini la fecero spandere per le Campagne. Tale escrescenza fu prodotta da una sola Pioggia di 20 ore ne’ Çolli Subalpini, poichè i gran [p. 104 modifica]Fiumi Adige, Pò, ed altri non fecero gran moto. Bensì i Torrenti del Vicentino, e del Trevigiano fecero straggi, asportando Ponti, Case, Strade, intere.

Un’Osservazione costante ho fatto particolarmente quest’Anno, che mi par degna di riflesso per la Fisica. Dopo i Temporali con Tuono, il Barometro sempre si vidde alzarsi una, o due linee immediatamente. Cosa si può pensare di questo Fenomeno? Inclino a credere col Sig. Co: D. Alessandro Volta, che sia l’Aria infiammabile, a molti doppj più leggera dell’Aria comune, come si sa, la quale avanti li Temporali tenga l’Atmosfera stessa più leggera, e con ciò il Barometro più basso; consumata poi che venga, e distratta coi Tuoni, i Lampi, e le Saette, ripigli l’Atmosfera il suo naturale peso, e faccia rialzare il Barometro. Scorrendo il Giornale si troverà tale Osservazione verificata quasi senza eccezione ad ogni Temporale, Finito; si noti bene, poichè quando i Temporali continuano, il Barometro sta basso, nè si alza se non a guerra finita.

La stessa Osservazione poi potrebbe ayvalorare l’opinione moderna, che l’Aria infiammabile sia uno de’ componenti [p. 105 modifica]Acqua: poichè dove va ella quest’aria infiammabile? in niente? no certo; ma sovente s’osserverà, che dopo un gran Tuono, un Fulmine scoppiato, cade immediatamente una dirotta Pioggia; il che fa credere che il Fuoco, o l’Aria infiammabile, accesa dalla scintilla elettrica si combini coll’aria deflogisticata dall’Atmosfera, generi acqua, e dia quella Pioggia subitanea.

Ma un’altro di diversa opinione parmi potrà anche dire, che, senza ricorrere a tali metamorfosi, la stessa Aria infiammabile, o il fuoco, che tenea i vapori in dissoluzione, distaccandosi da essi fa tre cose; una, che conglobandosi, o isolandosi, scoppiando, forma il Lampo, il Tuono, il Fulmine: la seconda, che togliendo le ali ai vapori, questi possono addensarsi, e con ciò resi più pesanti tosto cadere, e formare la Pioggia, ch’è l’antica opinione: la terza, che consumati così li vapori (fluido assai più leggero dell’aria, perchè combinato col fuoco), riacquisti l’aria il suo peso naturale, come si dicea avanti, e lo eserciti sul Barometro. Resterrebbe a sapere qual sia il mestruo, o l’ingrediente, che opera tale Chimica separazione del fuoco; sarebbe questo forse uno [p. 106 modifica]spirito salino? il quale talora in gran dose venisse a formare anche la Gragnuola? Per altro lo stesso giuoco di arie combinate, o separate produrrebbe anche i sopradetti moti del Barometro . Ma io non parlo se non tremando di queste materie, perchè confesso di non conoscerle quanto basta. Io non dò, come dissi, che l’Osservazione del fatto.

3 Aprile 1795.

Toaldo.

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PIOGGIE DELL’ANNO 1792. IN VARJ LUOGHI D’ITALIA.

In Pollici, Linee, e Decimali del Piè di Parigi.


Alt. in Pu. Ariano Brescia Cerciven. Chiozza Coneglian Fossombron. Ferrara Mansuè Molfeta
Gennaro 
2. 5,8 2. 9,4 4. 0,0 2. 2,7 3. 0,6 2. 0,1 5. 7 3. 8 2. 6,4 3. 3,7
Febbraro 
0. 3,7 1. 6,8 3. 0,0 2. 10,4 0. 9,0 0. 6,0 2. 4 0. 9 0. 5,8 0. 6,7
Marzo 
2. 3,2 2. 9,8 1. 7,0 2. 0,5 0. 10,1 1. 8,0 1. 7 1. 6 1. 11,8 1. 10,1
Aprile 
0. 7,9 1. 1,9 2. 1,0 4. 10,8 0. 1,9 1. 4,7 0. 7 0. 7 1. 4,7 0. 0,9
Maggio 
1. 1,7 1. 1,4 12. 6,0 5. 4,3 1. 11,5 3. 11,9 2. 6 2. 4 1. 7,7 1. 9,9
Giugno 
2. 1,2 1. 8,4 4. 11,0 6. 8,6 2. 3,0 5. 1,0 1. 7 1. 1 2. 8,0 2. 3,5
Luglio 
1. 2,0 0. 11,4 3. 1,0 9. 0,7 2. 6,2 3. 2,2 0. 0 2. 3 4. 0,6 2. 2,8
Agosto 
1. 7,4 4. 2,7 3. 6,0 4. 11,2 4. 0,1 2. 9,4 4. 8 4. 2 1. 0,0 6. 6,8
Settembre 
0. 6,8 1. 8,4 2. 10,0 19. 3,0 4. 3,3 5. 0,8 2. 5 2. 0 5. 5,0 0. 8,1
Ottobre 
3. 2,5 2. 6,9 11. 4,0 5. 6,3 2. 10,1 6. 5,8 4. 5 2. 4 5. 0,9 3. 2,7
Novembre 
2. 10,3 2. 5,0 6. 0,0 4. 4,6 3. 9,3 2. 10,8 2. 7 4. 4 3. 2,1 1. 4,5
Decembre 
0. 11,6 3. 3,6 4. 0,0 2. 7,2 3. 0,0 1. 5,0 2. 10 5. 8 1. 2,0 2. 3,1
Somme 19. 3,2 26. 4,6 58. 10,0 71. 7,9 29. 6,0 36. 5,0 31. 1 30. 9 30. 7,0 27. 0,0
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Segue la Tavola delle Piogge dell’Anno 1792.


Padova Parma Pirano Sacile Schio Spilimb. Tolmezzo Valdobb. Verona Vicenza
Gennaro 
4. 1,0 4. 11,5 6. 7 3. 7,3 8. 2 4. 6,6 1. 4,3 4. 8,0 4. 2,3 4. 0,1
Febbraro 
0. 4,8 1. 1,9 2. 7 0. 9,1 10. 1 1. 5,8 1. 10,3 1. 4,0 0. 7,6 1. 0,0
Marzo 
1. 3,0 0. 11,7 0. 3 1. 7,3 3. 1 1. 4,2 0. 10,8 2. 10,3 0. 8,1 1. 4,2
Aprile 
0. 11,4 1. 9,0 0. 3 1. 8,0 1. 6 2. 7,2 4. 5,9 3. 0,0 0. 6,9 1. 3,4
Maggio 
1. 8,7 3. 6,0 6. 2 4. 7,7 8. 7 5. 9,6 7. 2,1 5. 9,7 3. 10,3 3. 1,4
Giugno 
3. 5,1 0. 10,5 1. 5 4. 7,3 12. 7 5. 2,0 5. 5,3 7. 5,0 2. 1,5 2. 6,6
Luglio 
1. 8,0 0. 7,4 1. 10 3. 8,8 7. 8 3. 5,2 3. 11,7 3. 5,7 1. 1,9 2. 8,2
Agosto 
1. 9,3 1. 0,3 2. 3 3. 4,0 6. 1 3. 1,7 4. 7,9 3. 7,7 1. 5,4 3. 3,2
Settembre 
2. 5,1 1. 6,9 4. 11 6. 5,9 9. 1 8. 3,5 16. 11,5 6. 11,0 3. 6,0 5. 2,4
Ottobre 
3. 1,4 5. 7,0 7. 3 5. 4,6 3. 7 4. 10,3 4. 9,6 6. 6,7 6. 2,6 6. 11,3
Novembr. 
3. 0,5 4. 6,4 1. 2 2. 11,6 9. 8 3. 2,4 4. 2,5 6. 3,2 2. 5,0 4. 8,5
Decembr. 
1. 5,2 4. 5,9 0. 9 1. 5,8 3. 2 1. 6,2 1. 0,0 3. 0,0 1. 10,6 2. 5,7
Somme 25. 4,4 21. 6,6 38. 11 40. 3,4 83. 3 45. 4,7 56. 9,7 54. 11,3 28. 8,3 40. 7,0