Eureka/Eureka/VI.

Da Wikisource.
< Eureka‎ | Eureka
Jump to navigation Jump to search
VI.

../V. ../VII. IncludiIntestazione 1 novembre 2018 25% Da definire

Edgar Allan Poe - Eureka (1848)
Traduzione dall'inglese di Maria Pastore Mucchi (1902)
VI.
Eureka - V. Eureka - VII.

[p. 32 modifica] VI. Io dicevo, or ora, che quella tendenza, già da me de¬ scritta, degli atomi diffusi a ritornare nella loro originaria imita sì può considerare come il principio della legge di gravità di Newton, e, infatti, non vi può essere che una piccola difficoltà in un tale accordo se noi osserviamo la legge di gravità Newtoniana sotto un aspetto semplicemente generale, come una forza che spinge la materia verso la materia; cioè, se noi non badiamo al noto modus operandi dèlia forza Newtoniana. La coincidenza in generale ci soddisfa, ma osservando più rigorosamente, noi vediamo nei parti¬ colari molte cose che ci appajono non-coincidonti, e molte altre riguardo cui la coincidenza non pare, almeno, abba¬ stanza stabilita. Per esempio; la legge di gravità di Newton, quando noi la consideriamo sotto un certo aspetto, non ' sembra affatto una tendenza aW'unità, ma più tosto una tendenza di tutti i corpi in tutte le direzioni — frase che ■ esprime evidentemente una tendenza alla diffusione. Qui, dunque, vi è non coincidenza. Ancora: quando noi ri det¬ tiamo sulla legge matematica che dirige la tendenza New¬ toniana, noi vediamo chiaramente che non vi può essere coincidenza, per quanto riguarda, almeno, il modus operandi, tra fa gravitazione come ci è conosciuta e quella tendenza Semplice e diretta in apparenza che io ho supposta, v In fatto, io ho raggiunto un punto in cui sarà conveniente rinforzare la mia posizione rovesciando i miei procedimenti. Fino ad ora noi siamo andati a priori, da una considera¬ zione astratta di Semplicità, come quella qualità che più verosimilmente ha caratterizzato l’azione originale di Dio. Vediamo ora se i fatti stabiliti della gravitazione Newto¬ niana possono darci, a posteriori, alcune induzioni le¬ gittime. Che cosa dichiara la legge di Newton? Che tutti i corpi si attraggono a vicenda con forze proporzionali ai quadrati delle loro distanze. Appositamente ho dato prima la ver¬ sione volgare della legge; ed io confesso che in questa, come in molte altre, versioni volgari di grandi verita, non si trova che raramente un carattere suggestivo. Ora adot¬ tiamo una fraseologia più filosofica : — Ogni atomo, di ogni corpo, attrae qualunque altro atomo, tanto del suo proprio corpo quanto di ogni altro-corpo, con una forza che varia [p. 33 modifica]ÈUREKA 33 inversamente come i quadrati delle distanze fra l’atomo at¬ traente e l'atomo attratto. Qui, veramente, un torrente di suggestioni sgorga dalla mente. Ma vediamo distintamente che cosa fu eh e provò Newton — secondo la definizione grossolana e irrazionale della prova che è prescritta dalle scuole metafisiche. Egli fu costretto ad accontentarsi di dimostrare che i movimenti di un Uni¬ verso imaginario composto di atomi attraenti e di atomi attratti obbedienti alla legge che egli annunciò, coincidono perfettamente con quelli dell’ Universo realmente esistente per quanto esso cade sotto la nostra osservazione. Questo fu il frutto della sua dimostrazione — cioè questo fu il suo risultato secondo il convenzionale gergo delle « filosofìe ». I successi di questa dimostrazione aggiunsero prove su prove — prove quali ogni sano intelletto ammette — ma la dimostrazione della legge stessa, insistono i metafisici, non fu mai menomamente confermata. Tuttavia, fu finalmente con¬ cessa una «prova oculare e fisica » dell'attrazione, qui sulla nostra Terra, in accordo colla teoria di Newton, a grande soddisfazione di alcuni rettili intellettuali. Questa prova sorse indirettamente e incidentalmente (come press’ a poco sórgono tutte le verità più importanti) da un tentativo per accertare la densità media della Terra. Nei famosi esperi¬ menti di MasUelyne, Cavendìsh e Bailly l'attrazione della massa di una montagna fu vista, sentita, misurata e tro¬ vata matematicamente d’accordo colla immortale teoria del¬ l’astronomo Inglese. Ma ad onta di questa confermazione, che non era necessa¬ ria — ad onta della così detta corroborazione della « teoria », fatta per mezzo della cosi detta « prova oculare e fìsica » — ad onta del carattere di questa corroborazione — le idee che anche dei veri filosofi non possono fare a meno di ac¬ cettare — e specialmente le idee, che uomini comuni com¬ prendono e felicemente sostengono, si vede che derivarono per la maggior parte da una considerazione del principio tale quale essi lo trovano sviluppato — semplicemente nel pianeta sul quale essi vivono. Ora, a che cosa tende una tale considerazione parziale — a qual specie di errore dà essa origine? Sulla terra noi Vediamo e sentiamo solamente che la gravità spinge tutti i corpi verso il centro della Terra. Nessun uomo nel comune còrso della vita potè far a meno di vedere o sentire diver¬ samente — potè fare a meno di percepire che in ogni cosa, in ogni luogo vi è una perpetua tendenza gravitante nella direzione del centro della Terra; pure (salvo una eccezione che verrà specificata più innanzi) è lin fatto che ogni cosa terrestre (per non parlare ancora 3T~cose celesti) ha tendenza, non solo al centro della Terra, ma anche oltre ^ r'r z-v -f-nffr* i à rlum-jirini ■ im K i 1 i verso tutte Tè "direzioni possibili. V^ff/78 [p. 34 modifica]EUREKA 34

Ora. sebbene non si possa dire che i filosofi errano col

volgo in questa materia, si può dire, però, ch'essi si la¬ sciano influenzare, senza saperlo dal sentimento dell’ idea volgare. « Sebbene le favole dei Pagani non siano credute », dice Bryant nella sua eruditissima « Mitologia », « pure noi ce ne dimentichiamo e ricaviamo delle deduzioni da quelle come da realtà esistenti. » Io intendo dire che la percezione semplicemente sensitiva della legge di gravità che noi sentiamo sulla terra induce il genere umano nel- l’idea della concentrazione o specialità rispetto ad essa — ed ha continuamente inclinato verso questa fantasia an¬ che i più potenti intelletti — conducendoli continuamente, sebbene impercettibilmente lontano dalle vere caratteristiche di questo principio, impedendo loro cosi, fino all’epoca pre sente, di ottenere sia pure un lampo di quella vitale verità che sta in una direzione diametralmente opposta — dietro Vessenziali caratteristiche del principio — alla direzione non di concentrazione o specialità — ma di universalità e diffusione. Questa « verità vitale » è l’Unità, considerata come la sorgente del fenomeno. Permettetemi, ora, di ripetere la definizione della legge di gravità: Ogni atomo di ogni corpo attrae qualsiasi altro atomo, tanto del suo corpo quanto di ogni altro corpo, con una forza che varia inversamente come i quadrati delle di¬ stanze dell'atomo attraente e dell'atomo attratto. Qui il lettore si arresti con me per un momento, a con¬ templare la miracolosa — ineffabile — assolutamente incon¬ cepibile complessità di rapporti implicata nel fatto che ogni atomo attrae qualsiasi altro atomo — implicata semplice¬ mente in questo fatto dell’attrazione, senza considerare la legge o il modo per cui l’attrazione si manifesta — impli¬ cata unicamente nel fatto che ogni atomo attrae perfetta¬ mente ogni altro atomo in una confusione di atomi cosi grande, che gli atomi necessari per la composizione di una palla da cannone superano, probabilmente, per numero, tutte le stelle che servono alle costituzione dell’ Universo. ., Se noi avessimo semplicemente scoperto che ogni atomo 1 ha una tendenza verso un punto favorito — o verso un atomo specialmente attraente — noi avremmo fatto ancora una scoperta che, per sè stessa, avrebbe bastato a scon¬ volgere la mente: — ma che cosa e ora che noi dobbiamo comprendere ? Che ogni atomo attrae — simpatizza coi più delicati movimenti di ogni altro atomo, con ognuno e con tutti allo stesso tempo, eternamente, e secondo una legge determinata, la cui complessità anche considerata unica¬ mente per se stessa è affatto superiore al potere dell' ima¬ ginazione umana. Se io mi proponessi di accertare l’in¬ fluenza di un atomo in un raggio di sole, sul suo atomo più vicino, non potrei compire il mio disegno senza prima [p. 35 modifica]EUREKA 35 contare e pesare tutti gli atomi dell’ Universo e definire la posizione precisa di ognuno in un momento particolare.!^ mi avventurassi a spostare, anche della billionesima parte di un pollice, il microscopico granello di polvere che è ora sulla punta del mio dito, quale sarebbe il carattere di que¬ st’atto al quale mi sono avventurato? Ho fatto un atto che devia la Luna dal suo cammino, che costringe il Sole a non essere più il Sole e che altera per sempre il destino delle innumerevoli miriadi di stelle che girano e brillano davanti alla maestosa presenza del loro Creatore. Idee simili — concezioni come queste —"pensieri che non son più pensieri — fantasticherie dell’anima piuttosto che conclusioni o anche considerazioni dell’ intelletto : idee simili, ripeto, sono le sole idee che noi possiamo sperare di concepire utilmente, durante tutti gli sforzi per afferrare il grande principio àeV Attrazione. Ma ora con idee simili — con simili visioni ben chiare nella mente sulla meravigliosa complessità dell’Attrazione — una persona, dedita alla riflessione, si applichi, in un argomento come questo, al compito d’ imaginare il principio dei fenomeni osservati — la condizione da cui essi derivano. Una fratellanza così evidente tra gli atomi non indica forse un’ origine comune ? Una simpatia cosi trionfante, cosi indistruttibile e tanto perfettamente indipendente, non suggerisce l’idea di una paternità comune, di una comune sorgente? Un estremo non spinge forse la ragione verso l’altro estremo? L’infinito nella divisione non si riferisce forse all’assoluto nell’individualità ? L’integrità del com¬ plesso non suggerisce forse l’idea della perfezione del sem¬ plice ? Non è già che gli atomi, come noi li vediamo, siano divisi o siano complessi nei loro rapporti — ma è che sono inconcepibilmente divisi ed ineffabilmente complessi: è al¬ l’estremo delle condizioni a cui io alludo pra più tosto che alle condizicmi stesse. In una parola non è forse perchè gli atomi erano in un’ epoca molto remota anche qualcosa più che gruppi — non è forse perchè originariamente e quindi normalmente essi erano Uno — che ora in tutte le circo¬ stanze — in tutti i punti — in tutte le direzioni — per tutti i modi di avvicinamento — in tutti i rapporti e attraverso a tutte le condizioni — essi lottano per ritornare verso questa assoluta indipendente ed incondizionata unità ? Qualche persona può qui domandare : « Perche non tro¬ viamo e non definiamo noi l'Attrazione — giacché è per ri¬ tornare a quest 'Unità che gli atomi lottano — « come una tendenza puramente generale verso un centro ? » perchè, specialmente, i vostri atomi — gli atomi che voi affermate essere stati irradiati da un centro — non procedono subito rettilinearmente di nuovo al punto centrale della loro ori¬ gine ? v [p. 36 modifica]EUREKA 36 Io rispondo che essi lo fanno, come dimostrerò più chia¬ ramente ; ma che la causa del loro modo di agire è affatto indipendente dal centro considerato come tale. Essi tendono tutti rettilinearmente ad un centro per la sfericità con cui sono stati irradiati nello spazio. Ogni atomo che fa parte di uno dei globi generalmente uniformi di atomi, trova, naturalmente, più atomi nella direzione del centro, che in qualunque altra, e quindi è spinto in quella direzione, non però perchè il centro sia il punto della sua origine. Non vi è nessun punto speciale in cui gli atomi siano riuniti. Non vi è nessun luogo, nè concreto nè astratto, al quale io li supponga legati. Niente di tutto ciò che può chiamarsi lo¬ calità può essere considerato come loro luogo di_ origine. La loro sorgente sta nel principio Unità. Questa è la loro perduta genitrice. Questa essi cercano sempre — immedia¬ tamente — in ogni direzione — in qualsiasi luogo in cui si possa anche parzialmente trovare; acquetando così, in qualche maniera, la loro indistruttibile tendenza mentre sono sulla via della loro assoluta ragione finale. Segue da tutto ciò, che qualunque principio sufficiente a spiegare la legge o il modus operandi della forza attrattiva in generale, la potrà spiegare anche in particolare — vale a dire che qua¬ lunque principio che potrà dimostrare perchè gli atomi ten¬ derebbero verso il loro centro generale d'irradiazione con forze inversamente proporzionali ai quadrati delle, distanze, sarà giudicata sufficiente a spiegare, allo stesso tempo, la tendenza, secondo la stessa legge, che spinge ogni atomo verso l'altro; — perchè la tendenza verso il centro è pura¬ mente la tendenza di ognuno ad ognuno, e non una ten¬ denza verso un centro considerato come tale. — Cosi si. vedrà pure che l’esposizione delle mie proposizioni non implicherebbe nessuna necessità di modificare i termini della definizione della legge di gravità Newtoniana, la quale di¬ chiara che ogni atomo attrae ogni altro atomo .e cosi via e dichiara solamente questo ; ma (sempre supponendo che ciò che io espongo sia, alla fine, ammesso) mi sembra chiaro che si potrà occasionalmente evitare qualche errore nei fu¬ turi processi della Scienza se si adotterà una più ampia fraseologia — per esempio: — « Ogni atomo tende verso ogni altro atomo, ecc., con una forza, ecc, : il risultato ge¬ nerale essendo una tendenza di tutti gli atomi verso un cen¬ tro generale, con una forza omogenea. » _ . L'inversione dei nostri processi ci ha così portato ad un risultato identico; ma mentre in un caso il processo d’in¬ tuizione era il punto di partenza, nell’altro era la meta. Cominciando il mio primo viaggio, io potei solamente dire ohe, con una intuizione irresistibile, io sentiva che la Sem¬ plicità era stata la caratteristica dell’azione originale di Di o — finendo il cammino io non posso dichiarare altro che, con [p. 37 modifica]EUREKA 37 un’ intuizione irresistibile, io percepisco che 1' Unità è stata la sorgente del fenomeno, già osservato, della gravitazione di Newton. Cosi, secondo le scuole, io non provo nulla. Cosi sia. — Io intendo soltanto di suggerire — e di con¬ vincere per mèzzo del suggerimento, lo sono superbamente conscio che esistono molli dei più profondi e più cautamente sagaci intelletti umani, i quali non possono fare a meno di essere pienamente soddisfatti dei miei — suggerimenti. A questi intelletti — come al mio — nessuna dimostrazione matematica avrebbe potuto portare la minima vera prova addizionale della grande Verità che io ho comunicato — la verità dell' Unità Originate considerata come ìa sorgente — come il principio dei Fenomeni Universali. Per mia parte io non sono tanto sicuro di parlare e di vedere — non sono tanto sicuro che il mio cuore batta e che la niia anima viva — che domani il Sole spunti — probabilità che sta ancora nel futuro — io non pretendo neppure di essere una millesima parte tanto sicuro di tutto ciò — quanto lo sonò del Fatto irreparabilmente passato che Tutti gli Esseri e Tutti i Pensieri degli Esseri, con tutte le loro ineffabili Mol¬ teplicità di Rapporti, vennero ad un tratto alla luce dalla primordiale e indipendente Unità. Riguardo alla legge di gravità Newtoniana, il dottor Ni- chol, l'eloquente autore dell’« Architettura dei Cieli », dice : — « In verita noi non abbiamo nessuna ragione di supporre che questa grande Legge, come ci è stata rivelata, sia la più semplice e definitiva forma, quindi più universale e più comprensiva di un grande Ordinamento. Il modo con cui la sua intensità diminuisce coll’elemento della distanza non ha l'aspetto di un principio definitivo; il quale ammette sempre la semplicità di quegli assiomi evidenti per sè stessi che costituiscono la base della Geometria. » Ora è perfettamente vero che i « principi definitivi », nel comune significato delle parole, ammettono sempre la sem¬ plicità degli assiomi geometrici, (poiché delle cose « evi¬ denti per sè stesse » non esistono), ma è chiaro che questi principi non sono definitivi; in altri termini: ciò che noi siamo abituati a chiamare principi, non spno principi pro¬ priamente parlando — giacché non vi può essere che un solo principio, la Volontà di Dio. Noi non. abbiamo, dun¬ que, nessun diritto, da ciò che abbiamo osservato, di sup¬ porre negli ordinamenti che vogliamo follemente chiamare « principi ». checchessia che assomigli alle caratteristi¬ che di un principio propriamente detto. I « principi de¬ finitivi » che il dottor Nichol dice di una semplicità geo¬ metrica, possono avere ed hanno quest’aspetto geometrico, facendo parte integrante di un vasto sistema geometrico, vale a dire di un sistema di pura semplicità —> in cui tut¬ tavia il vero principio definitivo è, come noi sappiamo, rea¬ [p. 38 modifica]38 EUREKA lizzazione_ del complesso — cioè dell’inintelligibile — per¬ chè non è esso forse la Capacità Spirituale di Dio ? lo ho citato, tuttavia, l’osservazione del dottor Nichol, non tanto per discutere la sua filosofia, quanto per richia¬ mare l’attenzione su questo fatto che — mentre tutti gli uomini hanno ammesso che esiste qualche principio dopo la legge di Gravità, non hanno ancora fatto nessun tenta¬ tivo per indicare che cosa sia particolarmente questo prin¬ cipio — se noi eccettuiamo, forse, alcuni sforzi occasionali e fantastici per trasportarlo nel campo del Magnetismo o Mesmerismo o Swedenborgianismo, o Trascendentalismo o qualche altro ugualmente delizioso ismo della stessa spe¬ cie, e invariabilmente patrocinato da una sola stessa specie di gente. La grande mente di Newton, mentre afferrava ar¬ ditamente la Legge stessa, si distaccava dal principio della Legge. La più pronta sagacità di Laplace, o almeno la più comprensibile, se non la più paziente e la più profonda, non ebbe il coraggio di attaccarla. Ma l'esitazione, per parte di questi due astronomi, non è forse una cosa tanto diffì¬ cile da capire. Anch’cssi, come tutta la prima categoria dei matematici, furono solamente matematici : il loro intelletto ebbe, per Io meno, una fortissima inclinazione fisico-mate¬ matica. Tutto ciò che non era ben chiaramente entro il do¬ minio della Fisica o della Matematica, ad essi sembrava o Non-Entità od Ombra. Ciò nonostante, noi possiamo bene stupirci che Leibnitz, che fu una notevole eccezione alla regola generale in questa materia, e il cui temperamento spirituale fu una singolare riunione della matematica colla fisico-metafisica, non abbia subito investigato e stabilito il punto in questione. Tanto Newton, quanto Laplace, cer¬ cando un principio fisico e non scoprendone alcuno, si sa¬ rebbero tranquillamente riposati nella conclusione che non ve n’erano assolutamente; ma è quasi impossibile imagi¬ nare che Leibnitz, avendo esaurito nella sua ricerca i do¬ mini della fisica, non si sarebbe tosto avanzato con ardi¬ tezza e pieno di speranze nel suo familiare e prediletto regno della Metafisica. Qui è chiaro, in verità, che egli deve es¬ sersi avventurato in cerca del tesoro — e che se egli non 10 trovò, dopo tutto, fu forse perchè la sua portentosa guida, l’Imaginazione, non era abbastanza esperimentata e disci¬ plinata per dirigerlo rettamente. Io osservava appunto ora che, in realtà, alcuni tentativi erano stati fatti per attribuire la legge di Gravità ad alcune desinenze in ismo molto incerte. Ma, sebbene questi tenta¬ tivi siano stati giustamente considerati come arditi ten¬ tativi, pure non mirarono più in là delle generalità — delle più semplici generalità della Legge Newtoniana. Non si fece mai nessun tentativo, ebe io mi sappia, per ispiegare 11 suo « modus operandi ». E dunque con una paura ben [p. 39 modifica]EUREKA 39 legittima di essere preso per un pazzo, fin dal principio, e prima ancora che io possa francamente portare le mie pro¬ posizioni davanti agli occhi di quelle persone che sole sono competenti a giudicarle, che io qui dichiaro che il modus operandi della Legge di Gravita è una cosa straordinaria¬ mente semplice e perfettamente esplicabile — se noi ci inol¬ triamo verso questo problema, gradatamente e nella vera direzione — se lo guardiamo dal vero punto di vista.