Kant - Geografia fisica, 1807, vol. 1/Capitolo 1/VII. Dello stato orizzontale del mare

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Dottrina elementare
della geografia fisica

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Dottrina elementare
della geografia fisica
Capitolo 1 - VI. Del luccicare del mare Capitolo 1 - VIII. Del movimento del mare
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VII.
Dello stato orizzontale del mare.

L’acqua, fin dove sta in connessione e coerenza, deve avere un’altezza uguale; poichè, attesa la sua fluidità, non può altrimente riposarsi. La superficie del mare adunque in tempo di calma dovrebbe essere generalmente orizzontale, ed ugualmente lontana dal centro della terra: non è però così.

L’acqua sotto l’equatore è più elevata [p. 188 modifica] che sotto i poli. Siccome sotto l’equatore, per mezzo della rotazione della terra, l’acqua è più leggiera, ne nascerà un continuo flusso delle acque dei poli verso di essa, ed in conseguenza vi s’innalzerà una montagna di acqua che deve esser maggiore in altezza di qualsiasi montagna della terra ferma. E così è in fatti: tutta la terra ferma dovrebbe essere inondata, se verso l’equatore non fosse in proporzione più alta che verso i poli, come abbiamo fatto vedere in altro luogo. Possiamo osservare il corso dell’acqua dalla parte dei poli verso l’equatore in tutte le isole fluttuanti di ghiaccio, le quali continuatamente si distaccano dai poli, galleggiano verso le regioni più calde, e vi si sciolgono: lungo le coste della terra poi corre l’acqua nuovamente verso i poli. Anche i mari mediterranei ed i seni, benchè stiano in connessione coll’oceano per mezzo di canali maggiori o minori, rare volte sono perfettamente orizzontali coll’oceano suddetto, montando spesso la differenza di livello ad otto o dodici piedi.

Nell’anno 1782, facendosi il canale di Holstein, si trovò, per mezzo della livellazione, che il mare settentrionale nell’altezza media è almeno otto piedi più basso del [p. 189 modifica]

mare baltico. Gli abitanti di Leyden, già prima di questo tempo, fecero un’osservazione simile: volendo fare un canale verso il mare germanico, dal quale erano distanti solamente due miglia, trovarono che il detto mare era più alto del mare di Harlem e dello Zuder Zee, siccome viene raccontato circostanziatamente da Varenio nella sua geografia generale1. Anche gli antichi [p. 190 modifica] sapevano che il mar rosso era più alto del mediterraneo. La sua posizione, mentre si estende dal nord al sud, piegandosi verso l’est, e per avere l’apertura incirca dieci gradi distanti dall’equatore, in modo da accogliere il flusso e la corrente dall’est, rende assai comprensibile tal differenza di livello. Gli Egiziani dicono che per questa ragione fu abbandonato il progetto di fare un canale fra il mar rosso ed il mediterraneo. Questo non è una semplice invenzione per ascondere che l’indolenza e la pigrizia loro abbia impedito di farlo, bensì un pretesto inutile, però non affatto senza fondamento: inutile, poichè il mar rosso, gettandosi anche con veemenza nel mediterraneo, non recherebbe alcun danno, mentre il mare

[p. 191 modifica] mediterraneo ha veramente bisogno di affluenza, per non diminuire per mezzo dell’evoporazione: non affatto senza fondamento, dovendosi in que’ tempi temere l’inondazione, poichè non si conosceva la diminuzione per mezzo dell’evaporazione. Quindi è difficile a credere, che il canale che volle costruire il vecchio Necho circa 600 anni avanti Cristo, sia stato effettuato. Benchè Diodoro Siculo racconti che da Dario re di Persia sia stato continuato circa cento anni dopo, e poi da Tolomeo, spirati altri due cento anni, finito e condotto fino alla città di Arsinoe, ove secondo le circostanze si poteva aprire e chiudere ad arbitrio; ciò non ostante queste notizie sono fondate verosimilmente sopra i segni che si trovano quali avanzi dell’antico tentativo. Probabilmente questi avanzi compongono tutto ciò che a questo riguardo fu intrapreso. Non vi è nemmeno notizia, che il canale sia stato mai navigabile, che vi fossero passate navi, o che qualche comunicazione vi avesse avuto luogo, e neppure per quanto tempo abbia servito. L’apertura del canale avrebbe dovuto produrre una rivoluzione di commercio la quale non poteva restare incognita. Dunque l’intrapresa [p. 192 modifica] di Necho avrà avuto la medesima fine ch’ebbe il tentativo di Leiden, cioè, trovando colla continuazione del lavoro che il mar rosso era più alto del mediterraneo, si abbandonò interamente il progetto del canale.

Le correnti che si scaricano per lo stretto di Gibilterra dal mare atlantico, e per lo stretto dell’Ellesponto dal mar nero nel mediterraneo, provano che questo è molto più basso di amendue gli altri. La cagione di questa differenza dell’altezza è, che i mari piccoli, i quali per molte e grandi correnti ricevono più acque di quello che da loro si può evaporare, s’innalzano più che i mari confinanti, ne’ quali si devono per ciò scaricare per la loro superficie.

Così nel piccolo mar nero si scaricano il Danubio, il Dnister, il Dnieper e il Don, ec. I mari, al contrario, che in proporzione della loro estensione non hanno grande affluenza d’acque straniere, e che svaporano più che acquistano, restano bassi, e le acque vi- cine debbono fornir loro l’affluenza necessaria. Per tal ragione il mediterraneo che ha un’estensione considerabile, ch’è posto sotto un clima caldo, e che dall‘intera costa dell’Affrica non riceve alcun altro fiume che il [p. 193 modifica] Nilo; e pochi dalla parte di Europa, deve in conseguenza essere più basso che il mare nero e l’atlantico, ed arricchirsi da ambedue per mezzo di affluenze considerabili. Simili differenze intorno all’altezza si trovano dunque quasi in tutt’i mari mediterranei, i quali dalla terra ferma o dall‘isole quasi da per tutto sono rinchiusi. Essi cagionano diverse correnti negli stretti, come pure ne’ passaggi stretti fra le isole . Il mare atlantico è più alto del pacifico; e rompendosi l‘istmo di Panama, l’oceano si scaricherebbe nel mare pacifico.

Questo però non impedisce punto di stabilire come orizzontale la superficie di tutt’ i mari coerenti, e calcolando l’altezza delle montagne, riguardarla come il confine generale di tutte le misure. Così essendo una montagna innalzata mille tese sopra il mare pacifico, ed un’altra mille e dugento sopra l’atlantico, dicesi con ragione e senza difficoltà: questa montagna è dugento tese più alta di quella.

I mari, come il caspio, il mare morto ec., rinchiusi interamente dalla terra ferma, possono essere considerabilmente più alti o più bassi dell’oceano: quindi è necessario [p. 194 modifica] di stabilire la loro altezza, in confronto dell’oceano, per mezzo di osservazioni precise, avanti di poter conoscere l’altezza delle montagne sopra il mare propriamente detto.

Il mare caspio è veramente molte più alto del mar nero e del mediterraneo, come lo dimostrano le osservazioni del barometro fatte in Astrakan da Gmelin, e descritte dal medesimo.


  1. Varenius in Geographia generali. Edit. Newton Cantabrigiae p. 101. Oceanus Germanico qui est Atlantici pars, inter Frisiam et Hollandiam se effundens, efficit sinum: qui, at si pervus sit respectu celebrium sinuum maris, tamen et ipse dicitur mare aliudque Hollandiae emporium celeberrimum Amstelodamum. Non procul inde abest lacus Harlemensis, qui etiam mare Harlemense dicitur. Hujus altitudo non est minor altitudine sinus illius Belgici, quem diximus, et mittit ramum ad urbem Leidam, ubi in varias fossas divaricatur. Quoniam itaque nec lacus hic, neque sinus ille hollaindici maris inundant adjacentes agros (de naturali constitutione loquor, non ubi tempestatibus urgentur, propter quas aggeres facti sunt) patet inde, quod non sint altiores quam agri Hollandiae. At vero oceanum gnrmanicum esse altiorem qualm terras hasce, experti sunt Leidenses, cum suscepissent fossam seu alveum ex urbe sua ad oceani germanici littora, prope Cattorum vicum producere (distantia est duorum milliarium) ut, recepto per alveum hunc mari, possent navigationem instituere in oceanum germanicum, et hinc in varias terrae regiones. Verum enim vero, quum magnam jam alvei partem demum perfecissent, desistere coacti sunt, quoniam tum per observationem cognitum est, oceani germanici aquam esse altiorem, quam agrum inter Leidam et littus oceani illius, unde locus ille, ubi fodere desierunt, dicitur het malle Gat. Oceanus itaque germanicus est aliquantum altior quam sinus ille Hollandicus.