Kant - Geografia fisica, 1807, vol. 1/Capitolo 1/VIII. Del movimento del mare

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Dottrina elementare
della geografia fisica

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Dottrina elementare
della geografia fisica
Capitolo 1 - VII. Dello stato orizzontale del mare Capitolo 1 - IX. Di alcuni fenomeni sul mare
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VIII.
Del movimento del mare.

L’acqua ha solamente un movimento naturale, fondato sulla natura del fluido, per mezzo del quale si precipita dall’alto ne’ siti più bassi: essendo questi riempiuti, e non potendo più colare in alcun luogo, resta tranquilla, finchè cagioni esteriori, straordinarie e violente, la scuotono e la strascinano. Il mare che ora da lungo tempo si è raccolto nella profondità della superficie della terra, non può più avere un movimento proprio e naturale; ciò non ostante non resta in alcun momento tranquillo, ma è in un movimento continuo ed in piena [p. 195 modifica] attività. I venti, la rotazione della terra e l’attrazione della luna sono le tre grandi cagioni che al mare danno questo atto di vita. Secondo queste tre cagioni possiamo distinguere un triplice movimento del mare, cioè, il movimento delle onde, il movimento della corrente, ed il flusso e riflusso.


Del movimento delle onde.

Il movimento delle onde è un’agitazione oscillante dell’acqua, un innalzarsi ed abbassarsi scambievole di due colonne d’acqua, in cui, se le onde non si rompono e per mezzo di questo si rovesciano, l’acqua non corre più innanzi, talchè puossi con qualche esattezza misurare col lok la celerità di una nave veleggiante.

Il lok consiste in una corda divisa, col mezzo di nodi, in parti uguali, di 142 6/10 piedi per nodo, alla di cui un’unità è fissato un triangolo di legno dell’altezza di 6 in 7 pollici. Questo gettarsi per un mezzo minuto circa nell’acqua, e dal numero de’ nodi che scorrono giudicasi del cammino della nave. Ciascuno nodo [p. 196 modifica] imposte netto la 120 parte di un miglio marittimo. Ora tanti nodi quanti ne sono scorsi in un mezzo minuto (la 120 parte dell’ora), tante miglia marittime cammina il bastimento in un’ora. Non potendo misurare con piena sicurezza la celerità della nave, poichè vi sono delle correnti nel mare le quali portano il lok in dietro1 o innanzi, riuscirebbe impossibile di fare questo esperimento, senza supporre che il lok, malgrado del movimento delle onde, restasse sempre nel medesimo sito. Il movimento delle onde possiamo paragonarlo ottimamente a quello che fa la banderuola del bastimento esposta al vento, la quale pare che ondeggi come l’acqua.

Possiamo ravvisare facilmente la natura del movimento delle onde. Spargendo, per esempio, della loppa sull’acqua ferma, e gettando nel mezzo una pietra che per la scossa e le divisioni di essa produce un movimento circolare delle onde, crederemmo di [p. 197 modifica] vedere correre la loppa; poichè s’innalza e s’abbassa coll’acqua. Il momento delle onde è cagionato unicamente dal vento, al di cui sforzo l’immensa superficie dell‘oceano è esposta da tutt’i lati. Marsden, nella sua bella descrizione di Sumatra2, rammenta, che il mare, anche nella massima calma, lentamente s’innalza e si abbassa, e che questo movimento non cade sì facilmente sott‘occhio, poichè le onde sono larghe e grandi. Trovandosi una barca in certa distanza dalla nave, si osservava benissimo che di tanto in tanto scompariva, ma questo procedeva lentissimamente. Nei mari di poco e piano fondo le onde sono corte, e nei profondi, all’opposto, lunghe e larghe; cosa che ai navigatori reca piacere: le onde corte fanno soffrire troppo la nave in causa del moto oscillatorio degli alberi, e produce con ciò un barcollare pericoloso; quindi nei mari di fondo piano e poco inclinato, come il mare baltico, la navigazione riesce più incomoda che nel vasto [p. 198 modifica] oceano. Nel mare di Bisceglia (mare di Spagna), il quale fra i mari d’Europa pare essere il più profondo, l’onde si estendono più in lungo ed in maggior distanza . Quanto influisca sulla brevità delle onde la poca profondità dell’acqua lo vediamo in tutt’ i banchi lunghi, come in quello di Terranova. Troviamo pure facilmente la cagione per cui sopra i mari di poco e piano fondo le onde si rompono corte, riflettendo che il vento domina maggiormente in questa parte dell’acqua, scuotendola con facilità fino al fondo. Le onde che rinascono si rompono sul fondo, e sono respinte da esso. Quanto più profonda è l’acqua che cede all’impressione del vento, tanto più si estende il movimento: il rispingere del fondo non vi ha luogo, e l’intiera massa s’innalzerà meno, o s’abbasserà nell’istesso tempo più lentamente. Secondo le osservazioni del conte Marsigli, le onde del mare mediterraneo s’innalzano circa otto piedi sulla sua superficie; nel mare baltico montano da nove fino a dieci piedi; talchè contando altrettanto per la valle che vi si forma, il montare e calare della nave importerà no piedi. Essendo le onde corte, possiamo ben immaginarci l’agitazione d’un [p. 199 modifica] vascello, mentre in tal circostanza i suoi alberi si muovono come un pendolo. La maggior altezza dell’onde ordinariamente importa 12 piedi sul livello del mare, di modo che, compresa la valle che ne risulta, l’onda del fondo fino alla sua altezza importa 24 piedi.

Il rompimento delle onde consiste nel ribattere dell’acqua sulle coste, per mezzo delle quali cessa il giuoco libero di esse. L’onda seconda raggiunge la prima, l’accresce e l’innalza; la terza si appoggia alle due prime, e così continua, finchè il peso di essa è sufficientemente grande da ribattere le seguenti, e precipitarsi sopra le altre affondandosi; oppure questa terza onda si spinge tanto verso la terra, che l’onda seguente non la raggiunge più, e poi comincia a calare. Quello che gli scrittori romani chiamano, per esempio, festus, fluctus decumanus, non vuol dire generalmente onde alte, poichè nei contorni della Bessarabia la decima onda fu in fatti la più alta. Ovidio lo dice chiaramente nelle Metamorfosi3, ed in [p. 200 modifica] altro passo ancora più cognito4. Voler credere che qui fosse la decima onda sempre la maggiore, dimostra certamente poca cognizione della natura. In alcune acque, per esempio sulla costa della Guinea, l’ottava onda è la maggiore, ed in altre la settima.

Mar grosso chiamano i marinaj quel movimento veemente dei flutti del mare, il quale nasce immediatamente dopo una burrasca, allorquando il mare riprende la calma. Dopo che la burrasca cessa d’infuriare, pare che il mare senta pienamente la di lui sovranità. Egli è quasi lo stato sregolato dell’anarchia dopo la rivoluzione, ed è più spaventevole che il principio della burrasca stessa. Il mare ribellato, al quale tutta in una volta è stata levata la forza che lo agitava, ritorna con tal veemenza nel suo stato primiero, ch’è lanciato nuovamente ad un [p. 201 modifica] altezza maggiore di quella che cagionò la burrasca medesima. Tutt’i navigatori descrivono questo mare grosso come l’avvenimento più pericoloso e spaventevole. Mi pare, che il surf abbia moltissima somiglianza col mare grosso, secondo ciò che ne dice Marsden nella sua storia di Sumatra. Presso i navigatori delle Indie la parola surf significa una maniera particolare dell’oscillare del mare in forma di onde ammonticchiate. Qualche volta forma esso una sola onda lungo la costa: qualche volta se ne trovano 3 sino a 4 e più in mare, in distanza di un mezzo miglio dalla terra. Generalmente il loro numero sta in proporzione colla loro forza ed altezza. Il surf comincia sempre a formarsi in poca distanza da quel luogo ove si rompe; poi s’ingrandisce sempre di più, a misura ch’egli si avvicina alla sponda; sovente monta all’altezza di 15 o 20 piedi, e poi si precipita più distante, quasi verticalmente in forma di cascata, con uno strepito tale, che in tempo di notte tranquilla si sente molte miglia dentro terra. Quando il surf s’innalza, pare che l’acqua sia spinta verso la terra, mentre a poco a poco si gonfia; allora i corpi nuotanti e [p. 202 modifica] leggeri sono piuttosto allontanati dalla sponda che avvicinati ad essa. Il movimento è solamente nell’interno dell‘acqua, ed è da paragonarsi a quello d’una corda attaccata lentamente ad un punto fisso, la quale colla mano sia agitata in giro. In quei siti ovo dominano i surf, come fra i tropici e particolarmente nel mare delle Indie, i vascelli richiedono una particolare costruzione: tutt’i vascelli di Europa non sono atti a resistere a tale violenza, e non rare volte abbiamo esempi, che in casi simili è perito l‘intiero equipaggio: essi rivoltano il vascello in modo, che la punta degli alberi resta piantata nell’arena, e l’altra estremità spunta dalla parte inferiore della chiglia. Pezzi di vele salvati dalla burrasca furono affatto attortigliati e lacerati. In alcuni siti i surf sono più veementi in tempo di riflusso, ma ordinariamente crescono quando entra il flusso. Non rare volte veggonsi i più alti e più terribili ad un minimo venticello, ed al contrario sono di niuna conseguenza in tempo di burrasca. Pare che il movimento dei surf non si diriga secondo la direzione del vento, ma spesse volte tutto al contrario. Se essi fossero il risultato dei monsoni, non si saprebbe spiegare perchè uno o due giorni di continuo [p. 203 modifica] Gli antichi, Aristotile, Plinio, Plutarco hanno già saputo5, che l’olio [p. 204 modifica] calmava le onde del mare, e narrano che i marangoni prendevano sempre un poco di olio in bocca per abbonacciare l’acqua sopra il loro capo, e per renderla più trasparente. Questo metodo si usa ancora al tempi nostri, e con felice successo. Essendo mosso il mare, diventa oscuro e torbido sul fondo di esso, poichè i raggi di luce non possono penetrarvi. Un poco d’olio lasciato dalla bocca dei marangoni tranquilla uno spazio d’acqua sufficientemente grande sopra il loro capo, la rende trasparente, e forma quasi una finestra per la quale passano i raggi della luce. A Gibilterra, ed in molti altri siti delle coste di Spagna, i marinai gettano l‘olio sul mare per vedere nel fondo le ostriche. I marinai scozzesi conoscono i siti ove si trattengono le aringhe dalla [p. 205 modifica] tranquillità del mare, la quale probabilmente è cagionata dall’olio o dal grasso di questi pesci. Il medesimo fenomeno fa supporre che vi sia freddo sul fondo del mare. I naviganti hanno osservato, che il corso di un vascello nuovamente calafatato mette l‘acqua molto meno in movimento, che un vascello il quale da gran tempo non fu unto di catrame. Muschenbroek dubita ancora moltissimo di questa forza tranquillante dell’olio, poichè un convoglio interamente carico di olio, proveniente da Genova’, perì in tempo di mare grosso. Se i marinaj di questo convoglio hanno allora gettato l’olio sul mere, questo accidente prova l'effetto debole dell’olio sull’acqua: altrimenti, o l’equipaggio ignorò interamente questo fenomeno, talchè non aprì ne anche una sola botte d’olio per colarlo sull’acqua; oppure lo credettero un tentativo inutile, da non prendersi nemmeno la pena di cercare la loro salvezza. È ben vero quello che dice Lelyveld6«Nell’ [p. 206 modifica] Olanda si conosce assai bene l’utile dell’olio, e se ne fa uso in varie circostanze: così conviene usarlo, salvandosi nella lancia di un vascello che va a picco, e particolarmente approdando sulla costa ove si rompono assai le onde. Quando le lancie groenlandesi partono per la pesca della balena, trovasi sempre sulla prora del vascello una botticella di olio per tranquillare con esso la veemenza delle onde che impediscono la pesca, e minacciano di rovesciare la barca. Ma nei grandi pericoli e nelle burrasche gagliarde questo rimedio è stato trovato senza alcun effetto ed inservibile». Ciò non ostante marita tutta l’attenzione quello che ne dice Franklin in una delle sue lettere, cioè «Nel 1757 mi trovai in mare, circondato da une flottiglia di 90 vascelli destinati per Luisburg; osservai, che sotto due vascelli il movimento dell'acqua era uniforme e tranquillo, mentre l’acqua sotto gli altri era in gran moto, cagionato dal vento: siccome non sapeva darmi alcuna ragione di questa differenza, ne interpellai il capitano. I cuochi rispose egli, senza dubbio hanno gettato via l’acqua grassa, e questo avrà un poco unto i fianchi del vascello. La sua risposta però [p. 207 modifica] non mi era soddisfacente; ma rammentandomi di quello che disse Plinio a questo proposito, mi determinai alla prima occasione di esaminare l’effetto dell’olio sopra l’acqua. Nell’anno 1762 osservai, per la prima volta, le quiete che l’olio produce sull’acqua messa in movimento in una lampana che aveva appesa nella camera del capitano. Mentre io contemplava questo fenomeno, mi assicurava un vecchio capitano di vascello, che l’olio abbia la proprietà di spianare sempre la superficie dell’acqua, e che gli abitanti delle isole Bermude spesse volte impiegano questo mezzo per roncigliare i pesci ch’essi non possono vedere quando la superficie del mare è agitata dai venti: ed aggiunse, che i pescatori di Lisbona, quando vogliono entrare nel Tago, allorquando le onde montano altamente sopra il banco d’arena posto all’imboccatura di questo fiume, minacciando di riempiere di acqua la barca, sogliono versare uno o due fiaschi di olio nel mare, il quale tranquilla le onde, e procura una sicura entrata nel fiume. Altronde ho pure udito che i marangoni nel mare mediterraneo lavorando sott’acqua, ed essendo la luce del solo [p. 208 modifica] interrotta dalla refrazione di una quantità di piccole onde, di modo che non può penetrare fin dove lavorano, di quando in quando lasciano sortire dalla bocca un poco di olio, il quale montando in alto spiana la superficie, e fa passare i raggi di luce fin dove essi si trovano. Questo esperimento feci sopra un piccolo lago, mentre il vento vi alzò le onde: vi versai da un piccolo fiasco un poco di olio, e vidi questo con una straordinario celerità estendersi sulla superficie; ma esso non tranquillò le onde, poichè in principio lo versai sulla parte del lago rivolta contra il vento, ove le onde erano assai grandi, ed il vento spinse l’olio verso la sponda. Mi portai dunque al lato opposto ove le onde cominciavano ad innalzarsi. Un cucchiaio di olio che vi venni produsse immediatamente la quiete in uno spazio di più tese quadrate, e questa gradatamente si estese fino alla sponda opposta; ed in poco tempo vidi, che l’intera superficie di questo lago, della circonferenza di un mezzo jugero, ai appianò come un lago gelato.

Pare che l’olio, per mezzo della sua tenacità e della proprietà d‘estendersi impedisca al vento di rompere la superficie [p. 209 modifica] dell’acqua, finchè esso non soffia con veemenza: l’olio, cedendo all’impulso del vento e dilatandosi sull’acqua, rompe la di lui forza, l’impressione che riceve l’olio si comunica in modo eguale ad una grande estensione d’acqua, la quale in conseguenza non solamente si muove più lentamente, ma ben anche in modo uniforme, e tutta in una volta. In tali circostanze il vento non può produrre le prime oscillazioni e scosse, non può rompere le colonne d’acqua isolate, non può comprimere quelle ed aumentare queste; i flutti solamente si fanno grandi, e l’innalzamento delle piccole onde sulle maggiori viene in tal modo impedito. L’olio opera nell’istesso tempo sulla stessa colonna d’acqua, e la tiene in equilibrio come due legni incrociati posti sul latte, o come una corona di paglia messa sull’acqua che portasi in un secchio aperto. Per mezzo dell’olio dunque è impedita l’oscillazione dell’acqua e il gonfiamento delle onde, per lo che ne risulta poi una superficie spianata. [p. 210 modifica]


Del flusso e riflusso.


Il movimento più osservabile del mare è indubitatamente il crescere e calare dell’acqua, chiamato flusso e riflusso. Esso accade due volte al giorno colla massima regolarità, di modo che si può calcolarlo esattissimamente prima del suo arrivo. Se il mare, per esempio, in un porto comincia a crescere e correre verso le coste, dicesi che il mare monta, ovvero entra in flusso; ed essendo arrivato alla maggior altezza, abbiamo il mare alto. In questo stato resta il mare una mezz’ora, e poi cala visibilmente e con forza, ovvero comincia il riflusso, finchè dopo sei ore è arrivato allo stato più basso, che quindi chiamasi mare basso. In questa situazione resta un quarto d’ora; poi ricomincia il flusso a montare sei ore di continuo; cala dopo aver tenuto una mezz’ora mare alto, e passa dal riflusso al flusso nuovo. Questo giuoco, la cui cagione è stata trovata ne’ tempi moderni, continua senza interruzione. Molti veramente s’immaginarono che in un modo maraviglioso l’acqua in tempo di flusso aumentasse, ed in [p. 211 modifica] tempo di riflusso diminuisse. Questo chiamasi spiegare un piccolo miracolo per mezzo d’un grande, e da una corrente che va e viene produrre una sempre rinnovata creazione e distruzione incomprensibile. La massa dell’acqua non si diminuisce punto, e nè anche cangiasi il suo volume, non occupando maggiore spazio in tempo di flusso, che in tempo di riflusso. Questo fenomeno altro non è che un movimento oscillatorio, per mezzo del quale l’acqua in varj siti ora è innalzata ed ora abbassata. Essendo l’acqua arrivata in un sito della terra al punto più alto, si abbassa nell’istesso tempo in un altro. Quindi è egualmente falso ciò che altri credettero, che nell’interno del mare accadesse un cangiamento, per mezzo del quale l‘acqua bollisse come il latte sul fuoco. Il calare dell‘acqua in un sito sta in proporzione esattissima col montate in un altro, e qui cala solamente perchè monta in un‘altra regione.

Non è molto più compatibile l’opinione di quelli che credettero la terra, come tutti gli altri corpi celesti, vivente, riguardando il flusso e riflusso come un segno ed effetto della respirazione. Questa opinione appena [p. 212 modifica] meriterebbe essere qui accennata, se il grande Keplero, il quale nell’astronoma fece molte scoperte, non avesse supposta la terra come una bestia vivente, e gli uomini e gli altri esseri viventi come insetti che si nutrisuono sopra la sua pelle; e tutto questo per la maggior parte in grazia del flusso e riflusso.

Si dovrebbe credere, che l’influsso e la correlazione del moto della luna con questo movimento non lasciasse più alcun dubbio su questo fenomeno, poichè il tempo fra i due flussi più vicini non importa esattamente 12 ore, ma oltre di ciò 24 fino a 25 minuti. Questo è propriamente il tempo del corso apparente della luna, la quale in 12 ore e 25 minuti passa due volte per il meridiano intero di un luogo, una volta sopra, e l’altra sotto l’orizzonte di esso. Il flusso e riflusso nel giorno seguente non accadono più nelle medesime ore, ma tre quarti d’ora incirca più tardi, siccome anche la luna passa nel medesimo meridiano tre quarti d’ora più tardi, e così procede di giorno in giorno, finchè dopo 30 giorni circa, tempo del corso della luna, o d’intervallo da una luna nuova all’altra, il flusso e riflusso arrivano nelle medesime ore. Il flusso entra [p. 213 modifica] sempre circa due ore e mezzo dopo che la luna ha passato il meridiano di un luogo. In quelle regioni dell’oceano che giacciono immediatamente sotto la luna, il flusso e riflusso è sempre più considerabile, cioè, cominciando dall’equatore fino ai tropici; e tutt‘i mari che giacciono al di là hanno questo movimento tanto minore, quanto è maggiore l’arco del meridiano tra lo zenit e lo stato più alto della luna. Finalmente l’altezza del flusso, che in un luogo non è sempre il medesimo, si regola esattamente secondo la posizione della luna, essendo maggiore in tempo della luna nuova e della piena, e minore dopo il primo ed ultimo quarto. Descartes fu il primo che fece riflettere sulla dipendenza del flusso e riflusso dal corso della luna, e che insegnò di cercare nella luna le cagioni di questi cangiamenti. La maniera colla quale egli spiegò questa coerenza non fu la più felice: egli sostenne che la luna, passando sopra il nostro orizzonte, comprimesse l‘atmosfera, e questa il mare, obbligandolo con ciò di calare. In questa ipotesi non si potrebbe spiegare, come gli antipodi abbiano il flusso nel medesimo tempo, mentre quelli che ne sono [p. 214 modifica] distanti un quadrante, hanno il riflusso; nè si comprenderebbe perchè il mare sia innalzato propriamente sotto la luna, mentre piuttosto vi dovrebbe essere continuamente un mare basso. La luna è troppo distante dalla terra per cagionare una pressione, e l’atmosfera troppo bassa e troppo cedente per poter comprimere l’acqua; con che richiederebbe una forza non indifferente. Queste scoperta di Descartes della coerenza fra questo fenomeno ed il corso della luna non lascia pertanto d’essere pregevole ed importante, poichè ci condusse sulla vera strada per cercare la spiegazione di questo fenomeno nell’attrazione della luna: in fatti attribuendo soltanto alla luna la forza d’attrazione di tutt’i corpi, secondo la proporzione diretta della loro massa, ed inversa del quadrato delle loro distanze, vediamo benissimo, che l’effetto di tal forza sul mare dev’essere tanto più sensibile, quanto più facilmente può esser messo in moto, considerandolo come fluido.

Supposto questo, comprendesi benissimo che la luna sforza l‘acqua a montare in quel luogo sopra il quale essa si trova, poichè l’attrae con forza maggiore che il centro [p. 215 modifica] della terra stessa, il quale per 860 miglia geografiche è da essa più distante che la superficie dell’acqua; in tal guisa diminuendosi dalla luna la gravità della sottoposta acqua verso il centro della terra, l’altre acque più gravi concorreranno da tutt’i lati, dall’est e dall’ovest, e particolarmente dalla parte dei poli. Sei ore dopo, la luna cala sotto l’orizzonte, e si trova nello zenit di quelli che da noi sono distanti un quadrante verso l’est o verso l’ovest, ove diminuendo la gravità dell’acqua, cagiona il flusso, ed in quel luogo ove era poc’anzi, siccome in tutti quelli dai quali è distante di 90, produce il riflusso. Dopo altre sei ore entra nel nadir del primo luogo d’onde partì, e che è propriamente opposto, e vi cagiona il flusso, poichè attrae sott’acqua il centro della terra, che per 860 miglia geografiche l’è più vicino che l’opposta superficie di essa; e quest’acqua perciò deve allontanarsi dal centro e montare: e laddove la luna entra e sorte dall’orizzonte, si abbassa il mare, come egualmente sotto i poli. Nel modo col quale la luna corre dall’est all’ovest intorno alla terra fra i tropici, nel medesimo la seguirà pure lo stato [p. 216 modifica] più alto dell’acqua su d’ambidue gli emisferi. La luna essendosi avanzata, distaccando quasi l’acqua dal centro della terra, e procedendo a fare gradatamente la medesima operazione in un altro luogo, farà si, che l’acqua non monterà in quello stesso momento quando la luna culmina, ovvero quando passa il meridiano, ma più tardi; poichè vi vuole del tempo, acciocchè l’acqua possa montare. L’acqua posta in moto per innalzarsi continuerà a montare, finchè, necessitata dall’innalzamento maggiore di un’altra massa di acqua, principierà a calare, siccome avviene del maggior calore, il quale non si sente a mezzogiorno, quando il sole è arrivato alla maggior altezza, ma due o tre ore dopo. Il tempo però che passa fra il culminare della luna e l’arrivo del flusso non è uguale in tutti i siti; nell’alto mare della zona torrida ritarda 2 ore e 1 1/2, co- me hanno osservato gl’Inglesi sull’isola di S. Elena nel 15° di latitudine meridionale circa; al di là dei tropici, 2 ore e 1/2 come nella vicinanza del Capo di Buona Speranza. Vicino alla Francia ed alla Spagna, che hanno una latitudine maggiore, ritarda 3 ore; sulle coste questo ritardo è tanto [p. 217 modifica] differente, quanto differiscono esse in configurazione ed accidenti della loro conformazione. Più che le coste sono circondate e rinserrate da promontorj e da isole, più tardi entrerà il flusso. All’imboccatura della Garonna e della Loira accade 3 ore dopo il passaggio della luna pel meridiano; presso Brest, 3 ore e 3o minuti; presso Rochefort, 4 1/2; presso S. Malò e presso Plymouth, 6 ore 5 presso Nantes, 8 ore; presso Havre de Grace, 9 ore; presso Calais e Douvres, 11 1/2; e presso Dunkerke ed Ostenda, come anche all‘imboccatura del Tamigi, 12 ore. In alcuni altri luoghi il flusso ritarda giornate intere; ciò accade particolarmente in que’ siti ove grandi fiumi si gettano nel mare; perchè, mentre questo monta, la corrente del fiume s’oppone e vi nasce un arresto; la corrente diventa più alta che nell’interno della terra, e comincia a correre in dietro: questo però accade lentamente a cagione della forza opponente della corrente del fiume. Nel fiume delle Amazzoni il flusso è sensibile fino a 200 miglia marittime, cominciando dall’imboccatura, e vi vogliono alcuni giorni per arrivarvi; nella Senna, dall‘imboccatura di Havre de [p. 218 modifica] Grace fino a Rouen, monta il flusso in tfl ore 16 1/4; nel Tamigi, dall’imboccatura fino a Londra, in 3 ore; da Heilgelande, isola all’imboccatura dell’Elba, fino ad Amburgo, in 6 ore; di modo che ad Amburgo v’è il flusso quando all’imboccatura dell’Elba v’è il riflusso. Siccome gl’impedimenti del ritardo del flusso sono locali, ed accadono in un porto sì, nell’altro no, è chiaro che non tutt’i siti che giacciono sotto il medesimo meridiano hanno il flusso nello stesso tempo e nella medesima quantità, come veramente dovrebbe accadere; ciò non ostante tutto va sì regolare, che il flusso può essere calcolato per ciascun luogo, e che fino i marinaj conoscono il momento quando il flusso deve arrivare, salvo i cangiamenti prodotti dal vento, i quali naturalmente non si possono anticipatamente conoscere.

L’altezza alla quale monta l’acqua in tempo di flusso, differisce secondo il tempo ed il luogo. Siccome la distanza della luna dalla terra non è sempre la medesima, e varia in modo, che la minore sta alla maggiore quasi come 7 a 8; così la luna non attrae ed innalza sempre ugualmente le [p. 219 modifica] acque, ma più quando è più vicina, e meno quando è più distante.

Anche il sole opera sull’acqua come la luna, colla differenza però, che il suo effetto è tre volte minore di quello della luna a cagione della sua maggiore distanza di 400 volte7. Quando la luna innalza l’acqua di 3 piedi, allora il sole l’innalza un piede solo. Stando ora la luna in congiunzione col sole, cioè fra il sole e la terra, come in tempo di luna nuova, o in opposizione col sole, voglio dire nella distanza di 180 gradi, in modo che la terra venga posta frammezzo, come in tempo di luna piena; allora l’acqua è innalzata quattro piedi. Il primo caso è facile a comprendersi; nel secondo abbiamo solamente a rammentarci che la forza di attrazione opera fino al centro. Quindi stando la luna in sito contrario al sole, cioè in opposizione con esso, [p. 220 modifica] rimuove dal canto suo tre piedi l’acqua dal centro della terra; mentre il sole al contrario attrae dall’altro lato il centro stesso di un piede, e, per dir così, sotto l’acqua; ragione per la quale l’acqua deve allontanarsi quattro piedi dal centro della terra. Stando ambedue nelle quadrature, o distanti per 90 gradi una dall’altro, come accade ne’ quarti, operano l’uno contro l’altro. Il sole ritrae l’acqua un piede da quel luogo ove la luna l’innalza 3 piedi, e l’acqua non può montare più alta che 2 piedi. Il flusso minore chiamasi flusso morto; il maggiore, flusso vivo.

Il flusso vivo, o sia maréa viva, non succede nel tempo preciso del plenilunio e del novilunio, ma per lo più 36 fino a 48 ore dopo, anzi qualche volta tarda 3 fino a 4 giorni; e il flusso morto, ovvero maréa morta, ritarda egualmente. Ciò accade come del maggior calore, il quale non si sente nella giornata più lunga, ma qualche settimana dopo nei giorni canicolari.

La maréa viva arriva un poco più presto sulle coste; e la morta, un poco più tardi della media, durante i quarti di luna: cioè, la maréa media cresce e cala due volte in 24 ore e 50 minuti; la viva, due volte [p. 221 modifica] fra 24 ore e 35 minuti, ma la morta (ne’ quarti di luna), due volte fra 25 ore e 25 minuti.

Il riflusso è ordinariamente più rapido del flusso. Il flusso per lo più s’innalza lentamente sulle coste; ma nella maréa viva l’acqua corre con tanta rapidità, che appena si possono tirare le barche sulla spiaggia, acciocchè non si rovescino. Sulla Garonna e sulla Dordogna questa specie di maréa viva chiamai mascaret. Nel Brasile, circa un grado e mezzo dall’equatore, e quasi 30 miglia dal mare, giace una città chiamata Para, dal fiume dell’istesso nome, che passa in mezzo ad essa, e che si unisce a varj altri fiumi e ruscelli, i quali insieme si scaricano nel mare. In faccia all’imboccatura giace l’isola Maraga, di più di trenta miglia geografiche di circuito, sul di cui lato verso nord-ovest si scarica pure il grande Maragnon o fiume Amazzone. Fra i piccoli fiumi che si uniscono presso Para avvene uno chiamato Guama, in mezzo al quale, circa 25 miglia geografiche dentro terra ove ha 200 passi di larghezza, giace una piccola isola in quei contorni ben conosciuta. Quivi giornalmente si osserva due volte la maréa, quando la luna non è troppo [p. 222 modifica] distante dalle terra. Uno o due giorni dopo le lune nuove o piene, quando il flusso e riflusso del mare è maggiore, l’acqua di questo fiume inonda l’isola con tanta veemenza e velocità, che fra 3/4 d’ora arriva ad un’altezza, che altre volte richiede 6 o 7 ore di tempo. Questo formidabile rigonfiamento dell‘acque vien dagl’lndiani detto prororoca, parola colla quale è espressa la rapidità dell’acqua, ed il pericolo al quale sono esposti quei che allora navigano sul fiume: e siccome la rapidità del flusso comincia sempre intorno a quest’isola, hanno dato ad ossa il medesimo nome. Appena si è sentito uno strepito terribile, vedonsi tre o quattro onde di schiuma bianca precipitarsi dall’alto dell’isola; l’acqua comincia subito a crescere, si dilata da tutte le parti inonda una gran parte dell’isola e le pianure vicine, indi strascina seco tutto ciò che incontra nel suo corso, e con tal forza, che là dove il fiume è più stretto e si divide in diverse braccia, vedonsi portare considerabili masse di roccia. Il prororoca possiede una veemenza formidabilissima, e la comunica a tutt’i fiumi che incontra nel suo corso. Lo strepito dell’acqua ed il pericolo durano finchè l’intero fiume si è gonfiato ad una [p. 223 modifica] altezza tale da poter respingere la forza del flusso del mare, ed allora si tranquilla: il giorno seguente è meno impetuoso, ed il terzo si precipita nuovamente indietro. Più terribile ancora è il prororoca della corrente del fiume Amazzone presso il Capo Nord, ove questa corrente con una forza incredibile si precipita nel mare: De la Condamine poco mancò che non vi perisse. È certo, che il prororoca ha una correlazione colla maréa, e che dipende solamente da essa. La cagione immediata perchè quivi il flusso produce effetti sì straordinari, crede Brunelli, essere le caverne che, secondo lui, devono sussistere verso la parte superiore dell‘isola poco distante dalle sponde del fiume, e devono comunicare col mare. «Per questo canale sotterraneo, dic’egli, l’acqua in tempo del flusso vivo corre in dietro con tanta impetuosità, che alla parte superiore dell’isola si precipita per un’apertura verso il fiume. Osservando però sopra la carta geografica come il corso del fiume Amazzone dirigesi verso l’est, apparisce chiaramente, che trovando esso il minimo impedimento che arresti il suo corso, deve correre in dietro e conformarsi al movimento generale dell’acqua [p. 224 modifica] cagionato dalla rotazione della terra. Inoltre riflettendo sulla posizione dell’isola e dell’imboccatura di ambedue i fiumi, come si uniscono col mare in poca distanza l’uno dall’altro, il fiume Amazzone propriamente sotto l’equatore, ed il Para poco distante da esso, ove l’effetto della luna deve essere maggiore; riflettendo ancora che la loro imboccatura è posta in guisa da ricevere sì la corrente dell’oceano proveniente dai poli, come quella dalla parte dell’est; e notando finalmente come l’imboccatura di ambedue i fiumi, oltre molte piccole isole, ha dicontro l’isola Maraga la quale è atta molto ad impedire il loro libero corso, separando le di loro foci: allora non avremo bisogno della spiegazione di Brunelli intorno al canale sotterraneo. La ragione perchè un tale flusso vivo non si trova sopra alcun altro fiume è, perchè in niuno si accordano quelle circostanze le quali si uniscono in questi per accrescere il flusso.

In alto mare e sulle coste libere la maréa viva non è mai sì alta come ne’ mari rinchiusi e confinati da isole. All’isola di S. Elena, al Capo di Buona Speranza, alle Filippine, all‘isole de’ Ladroni, alle Caroline ed alle Molucche il flusso maggiore [p. 225 modifica] non sormonta l’altezza di tre piedi; e Taiti solamente di un piede. Al contrario, presso Marage, nello stretto delle Sunda, fra Sumatra e Java, suole montare all’altezza di 15 piedi; nel mere rosso, 18 sino a 20 piedi; ed alle foci dell’Indo, 30 piedi. In egual modo monta nello stretto di Magellano a 20 piedi, sulle coste di Fez e Marocco, dalla parte del mare atlantico, a 10 piedi; sulle coste del Portogallo, 11 fino a 12 piedi; sulle coste della Spagna, 12 fino a 13 piedi; sulle coste meridionali della Francia, 15 sino a 18 piedi. Presso Bristol monta fino a 40 piedi a cagione del canale di san Giorgio che si trova alla parte settentrionale della costa di Cornwallis, la quale si avanza molto in fuori. Presso s. Malò, dove l’acqua fra Douvres e Calais non può scorrere sì presto, il flusso più alto monta sollecitamente e 50 piedi; ed influendo il vento sull’acqua, fino a 100 piedi. Sulle coste più settentrionali della Francia e della Fiandra l’altezza del flusso comincia a diminuire. Sulla parte occidentale del Jutland ordinariamente s’innalza 6 a 7 piedi; sulle coste della Norvegia, 4 fino a 6 piedi: il flusso vivo monta quivi fino a 8 piedi ec. [p. 226 modifica] Sulla costa orientale dell’America, particolarmente alle foci de’ fiumi che vanno verso l’est, come quei di S. Lorenzo, dell’Orinoco, del Janeiro e del Rio delle Plata, il flusso è mollo considerabile, siccome chiaramente risulta da quanto di sopra si è indicato. La cagione stessa per la quale nelle alte latitudini diminuisce sempre più l’altezza media del flusso, fa che l’intervallo da un flusso all’altro e la differenza d’altezza di due flussi, che seguitano immediatamente l’uno all’altro, sieno maggiori che altrove. Così abbiamo osservato generalmente sul nostro emisfero settentrionale, che passato il tropico del cancro, in tempo di luna nuova e di luna piena, il flusso della mattina nell’estate è minore, e nell’inverno maggiore del flusso della sera. Ma oltre di ciò, spesse volte il flusso è assai irregolare: poichè, siccome tanto la luna quanto il sole restano sopra l’orizzonte quasi per un tempo doppio di quello per lo quale ne stanno sotto di esso, o al contrario; così una maréa richiede il doppio tempo dell’altra che la seguita immediatamente, giacchè l’altezza e la durata dello stato dell’acqua conformasi allo stato della luna, tanto sopra che sotto l’orizzonte. [p. 227 modifica] Accadendo finalmente nelle latitudini alte, che la luna si avvicini allo zenit, e cagionandovi un flusso considerabile, così è ancora tanto più distante dal nadir di 12 ore e 25 minuti, e il secondo flusso diventa minore talmente da comparire maréa bassa, in modo che in 24 ore il flusso e riflusso comparisce solamente una volta.

Il flusso, essendo accompagnato dal vento marino, può crescere e mancare quando è respinto da un vento forte di terra. Il vescovo Burnet8 narra, che nel 1672 il duca di Yorck era comparso davanti Schevelingen con una flotta considerabile per farvi uno sbarco in favore de’ Francesi contro gli Olandesi. Egli fece vela verso terra, e gli Olandesi tremarono; ma il riflusso lo sopraggiunse troppo presto, e gl’impedì di approdare. Col primo flusso sperò egli di poter eseguire sicuramente lo sbarco senza verun ostacolo. Gli Stati spedirono al principe di Orange, perchè alcuni reggimenti lor venissero in ajuto ad impedire lo sbarco; ma questi non potè spogliarsi di forze, poichè i Francesi gli [p. 228 modifica] furono troppo vicini: aspettandosi in questa situazione di vedersi attaccato da due lati si credette il paese perduto, giacchè non vi era apparenza, che Ruyter avesse potuto giungere sì presto colla sua flotta. La maréa cominciò a montare, e con essa gli Olandesi aspettarono la ruina; ma con sorpresa di tutti non montò il mare nè anche tre ore, e subito si abbassò molte ore di continuo, strascinando con sè la flotta inglese in alto mare; Ruyter la raggiunse, ed il paese fu salvato. Questo fenomeno, dice Burnet, si credette un miracolo per la salvezza dell’Olanda, ed egli medesimo lo spiega quale esempio della divina provvidenza, senza la di cui assistenza l’Olanda in que’ tempi sarebbe stata ruinata ( the Dutch saved by some extraordinary providence). In questa occasione il vento sarà stato contrario al flusso.

Ne’ piccoli mari all’atto separati dall’oceano, come nel mare baltico, nel caspio, nel nero e nel mediterraneo, non esiste maréa sensibile, poichè la loro intiera superficie soffre quasi una egual impressione dalla luna; l’acqua non può montare in nessun luogo nè calare, mentre vi manca la [p. 229 modifica] corrente necessaria. Sul mare mediterraneo ai scorge veramente di quando in quando il flusso, ma non generalmente, e non con quella eguaglianza e regolarità da poterne stabilire regole fisse. Maggior uniformità trovasi nel mare adriatico, dove esso si estende dal nord ovest al sud-est; poi nel seno Gabes nel regno di Tunisi, e presso: Gibilterra. In tutti questi luoghi si osserva giornalmente il flusso di due fino a 4 piedi di altezza; del resto Scilla e Cariddi, come egualmente l’Euripo, null’altro sono che effetti del flusso e riflusso. Scilla e Cariddi fra l’Italia e la Sicilia, che furono sì terribili per gli antichi, ora sono poco temuti. Per ispiegare questo fenomeno non è necessario che ricorriamo alle spelonche sotterranee ed ai precipizj; il movimento circolare di esso, la profondità nel mezzo, l’inghiottire apparente e gettar fuori dell’acqua, sono conseguenze del flusso e riflusso, cagionato dall’avanzare e dal ritirarsi dell’acqua in un canale stretto, in confronto al di lei gran volume. L’acqua urta continuamente in ambidue i lati della stretto, e particolarmente quando soffia il vento del sud est, il quale si oppone alla di lei corrente. Il [p. 230 modifica]violento e sregolato rompimento delle onde, che ne deriva, dovette alle navicelle degli antichi minacciare rovina ed esterminio. Ma quando narravano, che i vortici avrebbero tirate da sè stessi le navi verso il loro centro, ed inghiottite, allora la paura accese la loro fantasia, la quale fece pure nascere i mostri marini. Dicesi che in 24 ore si cambia tre volte il corso dell‘acqua, e più volto ancora il movimento del vortice. Kircher misurò questo stretto ove è la minor estensione, e lo trovò di 2783 passi geometrici, o circa un terzo di un miglio geografico. La profondità cangia da 30 fino a 200 piedi9. Nel 1798 vi è passato l’ammiraglio Nelson con una flotta, dirigendosi verso Abukir. La morte di Aristotile ha reso assai celebre [p. 231 modifica] l’Euripo10, cioè, lo stretto fra la terra ferma della Grecia e l’isola di Negroponte, [p. 232 modifica] anticamente nominata Eubea, il quale là dove resta la cittadella di Negraponte è sì angusto, che appena vi passa una galera: in questo sito osservasi particolarmente quel movimento inquieto, il quale gli antichi non seppero spiegare. Secondo quello che dicono gli abitanti, in ciascun mese lo stretto è per 18 fino a 19 giorni nello stato regolare, cioè, in 24 ore accade due volte il flusso e riflusso, durante il quale l’acqua rare volte monta a due piedi di altezza. Ma negli altri giorni osservasi, in 24 ore, undici fino a dodici volte il flusso e riflusso, o sia un crescere e calare, un inghiottire e rigettare dell’acqua, come dice il Gesuita Babin, il quale quivi soggiornò due anni di seguito11. In alcuni mari mediterranei si sono osservati de’ movimenti d’acqua, i quali benchè siano irregolari, ciò non ostante hanno della correlazione col corso della luna, come nel lago Baikal nella parte meridionale della provincia di Irkuzk, il quale si estende dal sud-ovest al nord-est. Secondo il calcolo di Georgis, è desso lungo 550 werst12, [p. 233 modifica] ovvero 70 miglia geografiche, largo 50 fino a 80 werst (7 in 8 miglia geografiche), e profondo 140 in 500 piedi, ed in alcuni siti 700 ed anche 1400 piedi.

Or in esso accade una specie di bollimento per due od anche tre volte il giorno; ciocchè produce spesse volte una continua impetuosa agitazione, in modo che la navigazione sopra di esso si è resa molto difficoltosa. Quindi esso non è coperto interamente di ghiaccio, nè anche per l’ottava parte dell’anno, mentre per la stagione rigida, che in questi contorni spesse volte produce la neve nel mese di agosto, e per la gran quantità di ghiaccio che vi conducono i fiumi Irkutz, Uda ec., si dovrebbe credere che durante la maggior parte dell’anno dovesse essere gelato. Il tempo della sua congelazione comincia alla fine di dicembre, e dura fino al principio di maggio. Vi regnano molte burrasche, particolarmente dal settembre fino al dicembre; ma queste non sono le cause della sua impetuosità. Spesse volte in tempo di burrasca esso fa poco strepito, ed in altri tempi un vento mediocre è sufficiente per infuriarlo. Come la sua acqua sia dolce e chiara, ed in distanza di colore [p. 234 modifica] verdiccio marino, e perchè si vegga il fondo per la profondità di otto tese, lo abbiamo già detto di sopra. Siccome questo lago getta fuori del bitume (che dagli abitanti di que’ contorni è impiegato per la guarigione delle ferite e per bruciarlo nelle lampane), e nella sua vicinanza si trovano fonti solfurei; così le cagioni primitive del suo bollimento potrebbero cercarsi più ragionevolmente sotto terra, che sopra di essa.

Riguardo a questo è ancora più maraviglioso ciò che si dice di un piccolo lago presso il villaggio Famoyen, il quale giace sopra una montagna alta delle isole Feroe13, cioè, che abbia sempre regolatamente flusso e riflusso col mare. L’alta posizione di questo lago non ha però punto scoraggiato quelli che lo suppongono in comunicazione col mare per mezzo di una straordinaria apertura sotterranea: questo si chiama non ispiegare nulla, e meglio è dubitare del fatto stesso14. [p. 235 modifica]

Volendo ricercare le vere cause del flusso e riflusso, potremmo dire benissimo, che la natura generalmente odia il riposo e l’inazione, e che abbia voluto dare moto e vita anche a quell’elemento il quale contiene quasi prima stamina rerum nella loro prima rozzezza del volume massimo; che con ciò abbia prevenuta la putrefazione dell’acqua; che per mezzo della perpetua mescolanza della parte superiore coll’inferiore dell’acqua produca e conservi in esse da per tutto una temperatura e qualità bastantemente uniforme: giacchè i soli movimenti dell’acqua cagionati dai venti non la rimescolano sufficientemente, ed il flusso e riflusso, al contrario, arriva fino al fondo del mare, e mentre innalza l’acqua della superficie, rimpiazza spesso quella che stava sul fondo. Finalmente il flusso e il riflusso è utile ancora per poter passare sopra i banchi d’arena che si formano davanti i porti. Senza di esso difficilmente si trarrebbe [p. 236 modifica] con tanta facilità il sale ne’ paesi più caldi, mentre i fossi e i canaletti a ciò destinati riempionsi da loro medesimi in tempo di flusso; senza di esso ignoreremmo molti prodotti del fondo del mare, e d’altri difficilmente potremmo averne in abbondanza. Così il flusso sulle coste dell’Elba dona le conchiglie e le ostriche; sulle coste occidentali dell’Irlanda, l’ambra grigia; sul quelle della Pomerania e del Meklenburg, gli elettri; sulla coste delle Indie, le noci di Cocco ec. Londra ha il grandissimo vantaggio, che i bastimenti provenienti dalla Scozia e dalla Francia possono col flusso nell’istesso tempo entrare, e sortirne col riflusso, poicbè il flusso si affolla da ambedue i mari nel canale ec.


Della corrente del mare.


Oltre il moto del mare del quale si è parlato, ve ne sono degli altri che in parte dipendono da quello, e che potremmo chiamare correnti del mare. La più importante fra tutte è la corrente perpetua dall’est all’ovest, la quale, anche senza l’attrazione della luna che cagiona il flusso e riflusso, [p. 237 modifica]dovrebbe nascere dalle sola rotazione della terra dall’ovest all’est, come avviene ad un vaso riempiuto di acqua, che spingendolo lungi da me, verserà l’acqua alla volta mia; ed avvicinandolo verso di me, la verserà verso il lato opposto a me: e siccome la luna, la quale produce quel flusso e riflusso che seguita sempre il di lei corso apparente dalla parte dell’est all’ovest, resta sempre tra i tropici; così questa corrente dev‘essere sensibilissima sotto i tropici stessi, poichè qui la rotazione della terra è maggiore, e vi passa il proprio corso del flusso. Il vento dell’est, che domina quivi per le medesime cagioni, accresce molto questa corrente del mere. Essa comincia sulla costa occidentale dell’America, ove il mare si allontana sempre dalla terra; ed essendo perciò quivi meno sensibile, procurò a quella regione il nome di mare pacifico; indi accrescendosi la sua celerità a cagione degl’impedimenti che ciascuna terra ad essa oppone, rompesi con veemenza sulla coste orientali dell’Asia; si precipita di là sopra Madagascar, ove ha condotto molti bastimenti negli scogli, e poi si getta rapidamente sulla [p. 238 modifica]costa orientale dell’America, dove probabilmente si sarebbe aperto un passaggio, se la quantità delle isole poste avanti questo continente non le facessero resistenza. Forse questo arcipelago è un tristo avanzo dell’immensa Atlantica che dicesi essersi sprofondata 600 anni circa avanti Cristo, e che, secondo la tradizione dei sacerdoti egiziani, conservataci da Platone15, superò in grandezza l’Asia e l’Africa. La romoreggiante forza e violenza colla quale il mare passa frammezzo a queste isole, e che allo stretto di Paria ha dato il nome di Bocca di Drago, è rammentato in tutte le descrizioni del viaggi. Egli è molto probabile che l’istmo di Panama finalmente si romperà in causa di questa corrente generale violenta e continua. Pertanto sembra che le rocce considerabili dell’istmo possano opporsi ancora per centinaja di secoli all’impeto della corrente suddetta. [p. 239 modifica]

Questa corrente generale dell’acqua dall’est all’ovest è cagione, che tutti i viaggiatori intorno al mondo prendono la strada secondo la sua direzione, facendo vela verso l’ovest, ed in tal guisa accelerano moltissimo il viaggio. Prendendo al contrario la direzione verso l’est, devono aspettare le correnti parziali, in parte periodiche, ed i venti favorevoli.

Questa corrente dominante dall’est all’ovest vien deviata da vario cagioni. Così al di là dei tropici si unisce ad essa la corrente proveniente dai poli, di modo che sulla parte settentrionale viene una corrente dal nord est, e sulla meridionale dal sud est.

Maggior influenza sulla forza e direzione di questa corrente hanno le coste che ad essa si oppongono, ed alla quale essa ha dato forma e fisionomia. La figura di tutta la terra ferma porta l’impronta di una corrente che urta dalla parte dell’est. Quindi, a cagione dell’escrescenza violenta dell’acqua sulle coste orientali, tutta la terra ferma della Nuova Olanda, dell’Asia, dell’Affrica o dell’America ha acquistato sulla costa orientale una quantità d’isole, ed è, per così dire, quasi franta e coperta di frammenti: [p. 240 modifica]essendosi ritirate le acque dalle coste occidentali de’ grandi continenti, si sono formate delle baje considerabili sulle coste medesime; perchè a misura che il mare si allontana da esse, si spinge contro loro un’altra corrente, ia quale per via del cacciarsi dentro, o dello spingersi verso la terra, produce le baje. A cagione ancora dell’affluenza delle acque verso le coste orientali, e del loro fuggire dalle coste occidentali, dovette formarsi nell’istesso tempo una maggiore corrente intorno ai punti meridionali, la quale infatti incontriamo presso la terra di Van Diemen, sul Capo di Buona Speranza, sul Capo Horn ec. A questa corrente dobbiamo attribuire la forma acuta e rotonda delle coste. Il corso dell’acqua proveniente dalla parte del polo antartico diede la direzione obliqua, dal nord est al sud ovest, a tutti i continenti sul lato orientale ed occidentale. Solamente ne fa eccezione l’America settentrionale, poichè la sua parte occidentale corre verso il nord est, e la ragione di questo sta nell’acqua polare, la quale, per la troppa vicinanza dell’Asia con l’America, non ha un passaggio libero, ma piuttosto è necessitata a passare con istento per lo stretto, [p. 241 modifica]circondato in qualche distanza da una quantità d’isole; e quindi la forza della corrente viene molto limitata ed impedita nell’urtare assai contro la costa, per cui la corrente proveniente dal sud, la quale rimpiazza il sito del mare fuggitivo, opera con maggior forza.

Anche le osservazioni ci fanno sapere con quale violenza passi l’acqua lungo le coste peruviane dal sud al nord.

Dal Capo-Verde, lungo la curvatura dell’Africa, va una simile corrente verso l’isola Fernando del Pò, affatto contraria al solito corso dell’acqua, cioè, dall’ovest all’est, e con tanto impeto, che i vascelli in due giorni da Mouro fino al fiume Benin possono fare un viaggio di 150 miglia, mentre per ritornarvi impiegano sei fino a sette settimane. Da questa corrente non escono, se non quando si provano delle burrasche, le quali in questi contorni sovente sopravvengono in un momento. Qualche volta i vascelli sono costretti ad aspettare per intere stagioni prima di poter ritornare, poichè, eccetto i venti impetuosi periodici, vi regna la calma continua, ed allora è assolutamente impossibile di navigare contro questa corrente. [p. 242 modifica]

In quel sito ove la detta corrente incontra l’altra proveniente dal sud, e dove poi ambedue s’uniscono sotto l’equatore alla corrente generale dell’est, formansi più isole, come Annabon, l’isola di S. Tommaso, l’isola del Principe, quella di Fernardo del Pò ec. L’acqua seguita qui con violenza la strada naturale dall’est all’ovest, dirigendosi a dirittura sulla costa del Brasile; e quindi i marinaj passando per questa corrente, debbono essere assai guardinghi Presso Fernambuc si divide la corrente in due: una che corre verso il nord, ch’è quella cognita che passa fra le isole Bahama, per lo stretto di Florina e lungo la costa degli Stati Uniti dell’America, ed è chiamata ordinariamente dagl’lnglesi Gulf; l’altra passa lungo la costa del Brasile, e questa corrente trasportò tanto innanzi la flotta di Lord Anson, che nello spazio di 24 ore si trovò nel calcolo delle corse un errore di trenta miglia, ed un’altra volta di 40 miglia inglesi16. [p. 243 modifica]

In alto mare questa corrente non è sì rapida e violenta come sulla costa, benchè i vascelli sieno condotti con maggior celerità per mezzo di essa; ciò non ostante non conosciamo alcun esempio che vi sia nato qualche pericolo, e che avesse prodotto errori conseguenti riguardo alla nautica. La maggior sua forza sentesi sulla punta meridionale della terra Van Diemen, al Capo di Buona Speranza, al Capo Horn ec.; ciocchè non possiamo attribuire unicamente alle burrasche ed ai venti, mentre la medesima cagione che qui produce le burrasche, comunica per sè stessa la medesima velocità all’acqua, la quale per mezzo di queste burrasche naturalmente si raddoppia.

In nessun sito troveremo la corrente dall’est all’ovest più sensibilmente, e con maggior velocità, che negli stretti di mare. Per lo stretto di Magellan il mare si precipita con tanta rapidità, che possiamo osservare il suo filone per molte miglia nel mare atlantico. Magellan, osservando precisamente questo fenomeno anche in buona distanza da terra, concluse, che quivi doveva esistere uno stretto di mare, il quale seguitando solamente la corrente dell’acqua, fu infatti da [p. 244 modifica] lui scoperto. Lord Anson, per la veemenza delle correnti, fu condotto molto distante dalla direzione che voleva tenere e che credeva di aver tenuto17.

In mezzo allo stretto di Behring il mar glaciale si precipita dalla parte di nord-est, e conduce masse considerabili di ghiaccio nel mare pacifico; la sua forza apparisce nell’arcipelago, ove una catena d’isole, cioè le isole degli Aleuti e delle Volpi, circonda il mare di Kamschatka.

La medesima circostanza ha luogo ne’ canali e stretti di mare, fra le isole Kurili, del Giappone, le Filippine e le Molucche, come anche nello stretto di Sunda. Per tutto queste isole l’acqua si è aperta la strada con violenza, ed irresistibilmente gettasi contro le coste occidentali della terra ferma. Secondo la posizione delle coste, deve questa corrente incurvarsi. Così la veemenza colla quale il mare corre verso l’occidente, non ha [p. 245 modifica] trovato un passaggio sufficiente nello stretto di Sunda, e ha battuto tanto contro le coste di Sumatra, finchè ha diviso quest’isola dalla terra ferma. Presentemente si precipita dal sud al nord verso l’imboccatura del Gange, ove ai è scavato il gran seno di Bengala. Quivi ripiega il corso, e passa lungo la costa di Coromandel fra la terra ferma e l’isola di Ceilan (quest’isola come le Maldive e le Laccadive furono per la medesima ragione divise dalla terra) sulle sponde dell’Africa, ove, senza rammentare la quantità delle isole che vi si trovano, lavora continuamente a dividere questa parte del mondo dall’Asia; e siccome è costretto a correre in su nel mar rosso, così dirige egualmente il corso dal sud al nord, come gli viene prescritto dalle coste; e la sua rapida corrente fece dell’entrata nel mar rosso una porta di lagrime, questo volendo significare le parole Bab el Mandeb. Quivi naufragano vascelli innumerabili, e gli scogli e il fondo di questo mare sono coperti de’ loro avanzi.

Lungo le coste di Ajan e di Zanguebar corre l’oceano accanto all’Africa, ove si è scavato lo stretto grande e largo di Mozambique, per mezzo del quale scorre verso il [p. 246 modifica] Capo di Buona Speranza, dopo aver formato molti gruppi d’isole, cominciando dall’equatore fino alla punta meridionale di esso. Sulla punta del Capo di Buona Speranza la corrente si divide in due; l’una passa verso il nord lungo la costa, l’altra va verso il sud-ovest.

Siccome il mare mediterraneo è più basso dell’atlantico, l’acqua presso Gibilterra corre contro la corrente generale, cioè, dall’ovest verso l’est Per questa caduta dell’atlantico nel mediterraneo, come dall’altro lato pel calare del mar nero il quale è similmente più alto, spiegasi l’intero movimento del mediterraneo. Cioè, il mare atlantico, avendo passato lo stretto di Gibilterra, corre verso il nord-est, lungo la costa di Europa fino a Genova; poi si volge fra l’Italia e la Corsica e la Sardegna verso la Sicilia, e passa al sud-est fra l’Italia e la Sicilia sulle coste della Grecia. La corrente del mar nero al contrario si volge subito verso la costa dell’Asia minore; corre fra le isole Cipro e Rodi verso la costa della Siria, e le corrode in modo, che le saline situate sulle sponde del mare, e scavate ne’ tempi antichi in forma di truogoli [p. 247 modifica]della lunghezza di due o tre braccia e di un’altezza conveniente, sono affatto spianate, consumate e distrutte18. Di là passa sulla costa meridionale dell’Africa verso Gibilterra. L’evaporazione maggiore in questa parte meridionale del mare, e la mancanza del soccorso dl acqua per mezzo dei fiumi, attrae maggiormente la corrente dal mar nero, e la conduce sempre accanto alla costa. Quindi tutti quelli che fanno vela verso il Levante, si tengono sulla costa d’Europa, e ritornando prendono la costa dell’Africa.

Sulla costa della Siria si sono trovati qualche volta de’ frammenti di bastimenti, o di canot, dalle di cui sostanze (di canna d’india) ornamenti, costruzione e giunture (cuciti e coperti di pelle di foca) si potè giudicare con sicurezza, che venivano dal Senegal, dalla China, dal Giappone, dal mar rosso o da Kamschatka; e se i vascelli del mediterraneo fossero costruiti in modo particolare, si ritroverebbero sicuramente gli avanzi loro nelle Indie occidentali o nell’America settentrionale. [p. 248 modifica]

Quello che sin’ora abbiamo detto delle corrente del mare, ci mostra chiaramente, che l’oceano continua senza interruzione il suo corso intorno alla terra, e che a poco a poco bagna tutte le coste.

A Spitzberg trovansi degli avanzi di vascelli di tutte le nazioni. Nel 1740 vi si è trovato arrenato un vascello russo conservato sufficientemente bene, provveduto di tutti gli utensili, ma senza un’anima vivente che ne potesse dare notizia19. Nella Groenlandia trovasi il legno fluttuante, il quale probabilmente dall’America settentrionale prese la strada intorno l’Asia settentrionale per arrivarvi.

Nel seno di Corea e nel mare di Amur spesse volte si pescano balene, addosso alle quali si trovano ancora i ramponi inglesi, olandesi e groenlandesi.

Nella maggior parte dei flutti di mare si sono osservate le correnti ora l’una vicino l’altra, ora, e per lo più, una sopra l’altra, [p. 249 modifica]in direzioni opposte, e spesso si uniscono ambedue questi fenomeni. Intanto che l’oceano si getta al di sopra nel mediterraneo, questo in esso si scarica per di sotto. Nello stretto del mar nero le correnti corrono l’una vicino l’altra. Mentre la corrente principale si diffonde con violenza nel mediterraneo, l’acqua sulle coste vien cacciata in dietro, di modo che per questa ultima corrente passano i vascelli nel mar nero, mentre per la grande n’escono. Il conte Marsigli rapporta dell’esperienze sicure fatte sul Bosforo, le quali provano la corrente opposta inferiore. Dal mare baltico, il quale è 8 piedi più alto del mare del nord, corre l’acqua per l’Oresud, e pei stretti a dirittura verso il nord, nel mare settentrionale; ma sulle coste ritorna vicino all’antecedente una corrente egualmente continua, cagionata da questa caduta e dall’impulso di essa, la quale va verso il sud nel mare baltico. Un’altra corrente che spinge verso il baltico si è pure osservata nella profondità di essa. Presso Bab el Mandeb entra nel mare rosso la corrente superiore, mentre n’esce l’inferiore Presso Ormus l’acqua del seno persico corre per di sopra nell’oceano, e questo [p. 250 modifica]rientra al di sotto. Non dobbiamo maravigliarci di questo, poichè il medesimo fenomeno accade nell’aria, mentre le correnti di essa spesse volte sono affitto opposte; cosa che possiamo osservare giornalmente. Quindi anche in alto mare si trovano qualche volta nella profondità delle correnti affatto opposte all’andamento delle correnti superiori, particolarmente se queste ultime sono cagionate da un vento forte, poichè i venti non influiscono mai molto sul fondo. Un nauta francese vide un giorno la fregata reale, sulla quale egli si trovava, in mezzo ad una corrente che violentemente la trascinava con essa; calò dunque al fondo del mare un cesto con dentro una grande palla da cannone, il quale essendo arrivato ad una certa profondità, fece cessare il movimento della fregata; e calandolo ancora di più, fu spinta la fregata contro il vento e la corrente superiore, Ia quale non avea più che 5 braccia di profondità.

Altre correnti cambiano direzione secondo le stagioni, di modo che ora vanno verso l’est, ora verso l’ovest. Tali correnti s’incontrano frequentemente sulla parte orientale del Capo di Buona Speranza presso Ceilan, [p. 251 modifica]sull’est di Malacca e Cochinchina, e generalmente in tutte quelle regioni ove soffiano i monsoni. Esse conservano la loro larghezza fissa ed invariabile, la medesima strada, la medesima direzione, la medesima velocità, e si distinguono unicamente dalle correnti del continente che ora corrono avanti ed ora in dietro. È chiaro che ricevono la loro direzione dai venti; ed anche quando abbandonano la striscia che questi venti tengono, il letto e la direzione nella quale corrono sono loro prescritti dalla disuguaglianza del suolo, dagli scogli nascosti, e da’ banchi d’arena a fior d’acqua. Un vento di mezzogiorno, per esempio, che necessariamente dovrebbe dar al mare una direzione generale verso il nord, a cagione della disuguaglianza del suolo produce una quantità di correnti diverse nella loro direzione ed estensione. Alcune corrono a dirittura verso il sud, altre verso il sud-est; alcune lentamente, altre rapidamente. Cambiandosi questo vento di mezzogiorno, cambiasi pure a poco a poco la direzione della corrente, di modo che la meridionale va verso il settentrione, e quella del sud-est verso il nord. La loro lunghezza, larghezza e celerità [p. 252 modifica]dipendono unicamente dalla direzione degli scogli e banchi d’arena nascosti, i quali formano il letto più o meno profondo. Essendo il suolo eguale, la corrente vi passa quasi insensibilmente; ma elevandosi poi gli scogli sui lati, la corrente passa con maggior impeto: e più che questi scogli si avvicinano fra loro, più cresce la rapidità. Quindi alcune di queste correnti sono veloci, altre lente, alcune brevi, altre estremamente estese, queste assai larghe, quelle strette. Tutte queste circostanze, per mezzo di varie unioni e mescolanze, producono tanta varietà nelle correnti, che, fuori della causa della loro origine, null’altro di comune si può osservare.

Le correnti cagionate dal flusso e riflusso, spesso corrono a dirittura incontro al vento; di ciò si servì con astuzia un corsaro inseguendo un bastimento. Egli si accorse che, malgrado di avere spiegate tutte le vele, non si avvicinava a quel vascello, ed al contrario si vedeva sempre più allontanato; quindi attribuì la cagione ad una corrente opposta alla direzione del vento: abbassò le vele, gettò l’ancora, ed aspettò la preda in questa posizione. [p. 253 modifica]

Si è stabilita ancora una corrispondenza nulle correnti del mare. Il primo saggio fu fatto con poche linee di scrittura a Biscaglia, le quali messe dentro un fiasco, ai 17 di agosto 1786 si affidarono alle onde, e furono portate sulle coste della Normandia ai 9 di maggio 1787. Ai 15 di giugno 1797; circa a 42° 22’ di latitudine meridionale, o sulla parte orientale del meridiano di Teneriffa, è stato gettato il secondo fiasco, il quale fu trovato ai 6 di luglio del medesimo anno sulla sponda del Capo Prior; e perciò in meno di tre settimane aveva fatto più di 120 leghe: la lettera dentro il fiasco fu indirizzata a Bernardino di S. Pierre, il quale è stato il primo a risvegliare l’idea di una posta a fiaschi: questa lettera era scritta dal vice-console francese di Ferrol. Il terzo fiasco fece più di 900 leghe in linea retta: esso fu gettato in mare da un capitano di vascello destinato per le Indie, 200 leghe verso il nord dell’Isola di Francia: questo fiasco approdò sul Capo di Buona Speranza, e conteneva uno scritto imbevuto di olio, che dal governatore del Capo di Buona Speranza fu indi spedito al governatore dell’isola di Francia. Nel medesimo modo ai 20 di marzo [p. 254 modifica] 1802 arrivò alla Guadalupa una lettera, la quale in 2 mesi e 7 giorni aveva fatto 200 leghe. Che questo mezzo di comunicazione sia stato conosciuto dagli antichi, vedesi da quello che dice Bayle sotto l’articolo Adonis, nota 1.20.

Essendo per mezzo delle coste, isole e scogli rinchiusa una corrente di mare, arrestata, interrotta o divisa sott’acqua, nascono i vortici di mare, fra i quali il maalstrom ovvero moskestom è il più cognito. L’esagerazione de’ racconti di Kircher e di Olao Magno, riguardo a questo maalstrom, ha reso tal vortice più noto di tutti gli altri. Ma dalle indagini fatte dalla società delle scienze dell’accademia reale svedese (volume 13 de’ suoi trattati, 1750) risulta ch’esso è veramente il maggior vortice di tutt’i mari a noi cogniti. Esso è solamente pericoloso nelle burrasche più violente, come lo sarebbe qualunque altra parte del mare in circostanze simili. Le notizie più antiche, per [p. 255 modifica]esempio, di Jonas Ramus21 e di Pontoppidan22 sono egualmente assai alterate. Questo vortice ha preso il nome dallo scoglio Moskoee, che si estende in mezzo a quella corrente, la quale nella distanza di quattro miglia dal nord al sud passa fra le due isole Lafoede e Veroeen. Fra Lofoede e Moskoe l’acqua ha la profondità di 30 fino a 40 braccia, ma sul lato opposto verso Veroen e Roest non è tanto profonda. La disuguaglianza del fondo è la causa principale di questa corrente e della sua velocità. La maggior velocità sussiste fra le isole Lofoede e Moskoe; e più che la corrente si avvicina all’isola Veroeen, più perde della sua velocità. Per via del suo andamento rapido forma molti piccoli vortici, chiamati dagli abitanti della Norvegia gargamer. Il Moskestrom stesso si muove circolarmente; cosa che nasce dal continuo combattimento col flusso e riflusso, per mezzo del quale una parte dell’acqua è sempre condotta indietro. Entrando il flusso, e passando il mare nel seno ove si trova la [p. 256 modifica]corrente, al margine estremo di esso dal sud al nord, allora la corrente va dal nord al sud; entrando il riflusso e correndo il mare dal nord, al sud, allora la corrente va all’opposto dal sud al nord. Cambiandosi la corrente in tempo di maggior flusso o minor riflusso, allora cessa per 10 o 15 minuti il rumore: fuori di questo tempo è continuamente in moto, e fa uno strepito come una caduta di acqua.

Basta soltanto che osserviamo su d’una carta esatta la posizione di quella costa, per ispiegar le grandi difficoltà che per lo passato si avevano riguardo a questa corrente. Una fila di piccole isole forma in que’ contorni una lingua di terra, la quale cominciando dalla Norvegia, si estende più di 20 miglia nel mare, cioè, da Lodingen, il luogo più al nord-est, fino a Roest situato più verso il sud-ovest. Contro questo tratto urta il mare dalla parte occidentale, e dietro ad esso verso l’est l’acqua è continuamente compressa, poichè passa per nove canali stretti, ripieni di scogli ed isolette, i quali dividono la lingua di terra in altrettante parti. I canali maggiori sono larghi un ottavo d’un miglio geografico, ed altri non [p. 257 modifica]hanno che 1000 piedi. In tempo del flusso il mare che entra nel seno dalla parte del nord, è arrestato dall’acqua con impetuoso stento esce fra gli scogli, vicino alla punta meridionale della lingua di terra. Il flusso dunque arriva alla dovuta altezza prima che possa superare la corrente che ad esso si oppone; ed essendovi giunto, cresce l’acqua più sulla punta meridionale che sulla settentrionale. Comincia perciò l’acqua a gettarsi verso la parte settentrionale del seno, mentre il riflusso dal lato opposto conduce l’acqua verso la parte meridionale del mare, e quindi nasce nel sud un abbassamento di acqua in confronto di quella che s’innalza nella parte del nord. Quest’acqua, arrestata ora nel nord ora nel sud, non ha altro sfogo che fra la punta Lofoee e l’isola Veroe, o fra Veroe e Roest; per la qual cosa intorno a queste nasce tutto il giuoco dell’acqua: e siccome lo scoglio Moskoe s’innalza propriamente fra Veroe e Lofoede, egli diventa, per così dire, l’asse intorno al quale gira l’acqua che violentemente gli corre incontro, e che in tal guisa sembra essere in un continuo combattimento; cioè produce poi quel movimento vorticoso dell’acqua. [p. 258 modifica]La corrente di mare cammina qui in forma di mezzo circolo dal nord al sud, e dal sud al nord; mentre al contrario tutte le altre correnti in alto mare tengono una direzione in linea retta, poichè non trovano alcuna resistenza in tempo di flusso e riflusso.

Che il vortice di questa corrente tragga tutt’i corpi nel suo centro, e che poi gli slanci intorno e se, sfrantumandoli in minute parti; che per questa funzione gli sia stato dato il nome di Mahlersee (mare che macina); e che eia tanto impetuoso da attirare in esso fino le balene ed i grandi bastimenti, possiamo chiamarle favolette, poichè si oppongono e tutte l’esperienze ed osservazioni. Quivi si trattiene sempre una quantità di pesci. Gettandovi dentro un albero, si arresta il moto vorticoso; soltanto la corrente forte può veramente condurre i marinaj poco esperti contro gli scogli, e divenire pericoloso in tempo di burrasca.

Presso le isole Faroeer trovansi tre così dette correnti macinatoje. L’una è fra Videroee, Swinoe e Bordoee; l’altra maggiore e più violenta sta avanti Sandoe presso Dalssflaeserne, ed è chiamata Quarnen (ruota di mulino): questa, rinforzata dalla burrasca, è [p. 259 modifica] pericolosa. La terza poi trovasi nella parte meridionale avanti Suderoee, e corre intorno a Sumboemunk, scoglio il quale in faccia all’ultima isola Suderoee s’innalza fino a 10 braccia sulla superficie del mare. Questa è la più importante: la profondità del mare intorno a tal vortice è di 80 fino a 90 braccia, ed ove si trova questa profondità il mare corre tranquillo. Più vicino allo scoglio Sumboemunk s’innalza il suolo in modo, che la profondità è solamente di 35, 30 o 25 braccia. Quivi comincia il movimento della corrente del mare. Ne’ siti più violenti la profondità è di 12, 10 od 8 braccia, ed in essi sonovi altresì elevazioni e scogli a fior d’acqua dell’altezza di alcuni piedi, trai quali il mare si è formato de’ passaggi ancora più profondi. Fra lo scoglio Sumboemunk, ch’è in tal guisa circondato, e la punta meridionale dell’isola Suderoee passa l’acqua come per una chiavica. La violenza colla quale quivi il mare si precipita spinge una parte dell’acqua vicina indietro ed intorno allo scoglio, ed in questo modo nasce il movimento circolare della corrente. Nella parte settentrionale di questo scoglio trovansi degli ammassi di banchi, [p. 260 modifica] fra’ quali e lo scoglio non sussiste profondità maggiore di 3 o 4 braccia. Questo ammasso di banchi ed il basso fondo del mare, opponendosi alla corrente dell’acqua, cagionano del rumore strepitoso, particolarmente quando il vento caccia l’acqua, o quando la maréa produce un movimento più violento.

Quello che si è qui accennato intorno alla posizione ed al fondo del mare, per servire alla cognizione ed alla spiegazione del Mahlestrom, schiarirà il fenomeno del freddo che regna sullo scoglio di Sumboemunk, anche nella stagione più calda dell’estate: gli uomini che visitano questi siti per prendere gli uccelli, debbono coprirsi di panni come ordinariamente sogliono farlo nell’inverno. La cagione, come ho detto; sta nel fondo dell’acqua che a poco a poco s’innalza, per cui l’acqua inferiore, che non è punto riscaldata da’ raggi del sole, è spinta in alto sopra un piano inclinato, e raffredda l’aria. A questo medesimo fenomeno possiamo egualmente attribuire il freddo che nasce su i banchi di sabbia a fior d’acqua, come, per esempio, sopra il gran banco di Terranova, del quale abbiamo parlato nell’articolo della disuguaglianza del fondo [p. 261 modifica] del mare. Più pericoloso di questi vortici pei navigatori mal accorti è il Kuilstrom (corrente del pozzo), il quale, 4 miglia verso il nord da Bergen, nella parrocchia di Lindaas, corre fra la terra ferma e molte piccole isole. Il suo corso, che dipende parimente dal flusso e riflusso, ha pure questo di particolare, che gli corre egualmente incontro; si diffonde nell’interno del continente, alloraquando l’altre correnti corrono nel mare; e trabocca di nuovo al di fuori, quando quelle tornano in dietro. Siccome quivi l’acqua è ritenuta e ritardata egualmente da una lunga catena di piccole isole fino alla baja, la quale si è formata dentro terra; così l’acqua arriva dopo che le altre acque hanno scolato. Qui hanno naufragato varj vascelli in differenti tempi, ed una volta 7 balandre in un tempo stesso. Cagione di tali disgrazie è la corrente che volta rapidamente; e quando non si mette una particolare attenzione, gira sì all’improvviso, che i vascelli sono gettati sugli scogli. Lo stesso fenomeno accade negli altri vortici, ove naufragandosi i vascelli, devesi attribuire sempre questa disgrazia piuttosto al vento, il quale si cambia e porta il vascello sugli scogli, che ai vortici stessi.

  1. Così l’ammiraglio Anson ha trovato alcune volte il calcolo sul lok mancante di centinaja di miglia.
  2. Marsden, History of the Island of Sumatra. Lond. 1783. 4.
  3. Metam. lib. XI. v. 529.
    Sic ubi pulsarunt acres latera ardua fluctus
    Vastius insurgens decimae ruit impetus undae.
  4. Trist lib. I. eleg. 2. 47 seqq.

    Nec levius laterum Iabulae feriuntur ab undis.
    Quam grave balistae moenia pulsat onus.
    Qui venit hic fluctus! fluctus supereminet omnes
    Posterior nono est, undecimoque prior.

    Anche Sil. Ital. XIV.122, dice essere la decima onda la più alta.

  5. Cosi dice Plinio hist. nat. 2, 103. fin. Omne oleo tranquillari, et ob id urinantes ore spargere, quoniam mitiget naturam asperam lucemque deportet. E Plutarco nel libretto de primo frigido, edit. Francf. tom. II. pag. 950. ποιεῖ δὲ καὶ την γαλήνην ἐν τῇ θαλάττῃ τοῖς κύμασιν ἐπιρραινόμενον, οὐ διὰ τὴν λειότητα τῶν ἀνέμων ἀπολισθανόντων, ὡς Ἀριστοτέλης ἔλεγεν, ἀλλὰ παντὶ μὲν ὑγρῷ τὸ κῦμα διαχεῖται πληττόμενον, ἰδίως δὲ τοὔλαιον αὐγὴν, καὶ καταφάνειαν ἐν βυθῷ παρέχει, διαστελλομένων τῷ ἀέρι τῶν ὑγρῶν οὐ γὰρ μόνον ἐπιπολής διανυκστερεύουσιν ἀλλὰ καὶ κάτω τοῖς σπογγοθήραις διαφυσώμενον ἐκ τοῦ στόματος ἐν τῇ δαλάττῃ φέγγος ἐν δίδωσιν Quando l’olio è gettato sulle onde del mare produce subito l’appianamento, non perchè i venti sdrucciolino sulla superficie in causa del suo unto, come ha detto Aristotile, ma per la ragione che le onde toccate da qualche umidità si abbassano . Ma l’olio ha la proprietà di produrre sul fondo del mare uno splendore ed una trasparenza, mentre l’umidità è sciolta per mezzo dell’aria; perchè l’olio non dà luce solamente a quelli che in tempo di notte cercano le spunghe sulla superficie del mare, ma benanche, lasciandolo a goccia a goccia sortire dalla bocca, dà la luce e quelli che di giorno cercano sul fondo del mare.
  6. Nella sua opera pubblicata a Amsterdam nel 1776 in Olandese: Saggio sopra i mezzi di diminuire i pericoli del mare. Quest’opera rinchiude tutto quello ch’è stato meditato, per mezzo di esperimenti, sulla forza dell'olio per tranquillare il mare
  7. Per questa distanza la forza del sole dovrebbe essere minore per 160000 volte dalla forza della luna, se fosse della medesima grandezza e densità di essa. Ma essendo la sua massa maggiore molti milioni, la forza cresce in modo, che opera solamente tre volte meno della luna.
  8. History of his won time, stampata nel 1724. tom. I. p. 339 . segg.
  9. Ved. Kircher mundus subteran. lib. 2. c. 16. edit. Wassberg 3. Amsterd. 1678 tom. I pag. 99. segg. E de la Grane due lettere delle correnti e vortici nello stretto di Messina, inserite nel giornale d‘Italia, vol. X. p. 105: di queste si trova un estratto nelle Beytraege zur physikalischen Erdbeschreibung. vol. 4. quint. 2, n. 2. p. 145. Spallanzani viaggi nella due Sicilie, IV. tom. 1 divis. La Cariddi è chiamata in oggi Capo di Faro.
  10. I Padri della S. Chiesa, particolarmente Giustino nel suo scritto di esortazione (λογος παραινετικος) ai Greci, edit. Parig. p. 34. Gregor. Nazianz. Orat. 3 c. 69 edit. Colon. tom. 1 p. 79, ed Elias Cretens. metropolit. nel suo commentar. sopra le opere di questo Gregorio, tom. 2. edit. Colon. Grogor. p. 507. Procop. hist. lib. 4 ed altri narrano, che Aristotile sia morto di pena e di affanno, perchè non seppe spiegare il fenomeno dell’Euripo, anzi, che si sia precipitato dentro dicendo: ὲπιὔη Αριστοτελης οὖκ ἓιλε τον Εὔρικος ἐκέτο τὸυ Αριστοτελης. Morte pienamente degna di un malavvezzo favorito della natura, il quale dopo aver goduto di tutta la di lei confidenza, irritato sopra un piccolo segreto che gli tenne ascosto, ruppe intieramente l’amicizia con essa. Quasi nessuno degli antichi classici parla di questo accidente. Dal passo di S. Gregorio si può conchiudere, che l’imperatore Giuliano abbia avuto una simile opinione circa la di lui morte. Diogen. di Laerte lib. V. ed. Menag. p. 115. 116, narra, secondo Eumelo ed altri, che si sia avvelenato. Dionigi di Alicarnasso in ep. ad Ammaeum, cap. 5 edit. Reisk. vol. 6 p. 728, dice, che sia morto di malattia; ed Apollodoro, Censorius ed altri dicono, essere stata la malattia una indigestione, la quale si era attirata col continuo studiare.
  11. Ved. Philos. transact. vol. II, p. 280.
  12. 104 ¼ werst compongono un grado dell’equatore.
  13. In tal modo lo racconta fra gli altri Luca Debes nella descrizione delle isole Feroe (ferroa reserrata cap. 1).
  14. Paragonando questo effetto coll’influenza della luna sulle malattie croniche, è pure debolissimo. L’influenza della luna sulle malattie croniche si può credere che provenga dal flusso e riflusso che essa cagiona nell’atmosfera; ma qui non si può spiegare il fenomeno in detto lago per mezzo del flusso e del riflusso dell’atmosfera, poichè alcun altro lago non ne sente la minima impressione.
  15. Plato. Timaeus. edit. Henr. Steph. vol. I. p. 14 e pag. 25 a edit. Bipont. vol. 9 p. 296 es. Critias. ed. Steph. III. p. 103, edit. Bipont. vol. X. p. 39.
  16. Ved. il viaggio di Anson intorno al mondo. I. lib. 1. cap.
  17. Ved. Anson, viaggi intorno al mondo, lib. l. in fine del l. capit. Una carta che vi è aggiunta spiega maglio il deviamento del corso della nave, da quello che doveva tenere, e fa vedere chiaramente la forza delle correnti di mare.
  18. Ved. il viaggio di Shavv. tom. 2. pag. 69.
  19. Engel geogr. und kritische Nachrichten ueber die Lage der noerdlichen Gegenden von Asien und Amerika, 4. pag. 343-44.
  20. Ved. Intelligenzblatt der allgem. litt. Zeitung del 1802. Voigt Magazin fuer den neuesten Zustand der Naturkunde. 2 vol. 4 quint. pag. 728: e 4 vol. 4 quint. pag. 489.
  21. Nella una Corografia del Nord . p. 233 e 34.
  22. Saggio di una storia naturale della Norvegia. I. tomo . p. 139-158.