Risposta dell'ingegner Giovanni Milani al dottore Carlo Cattaneo/Parte VI

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Parte VI

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VI.


pagine 16, 19, 41, 42. L’istituzione dell’ufficio tecnico aver mancato di massime fondamentali, di norme uniformi. Non essersi mai concertato un regolamento che discutesse è guidasse nel merito e nell’ordine le operazioni. Gli ingegneri dell’ufficio tecnico esservi stati assunti come semplici commessi dell’ingegnere in capo. Molti esservi entrati ed usciti, e tra questi molti entrati ed usciti contarsi i migliori giovani che, allettati dalla bellezza e novità dell’impresa, offrivano il tributo dei loro studii e del loro zelo, ed alcuno l’esperienza dei lavori fatti sulle strade ferrate di Francia. Io non aver mai consultato gli ingegneri dell’ufficio tecnico, averli astretti a prestarmi la servitù della loro mano, e non [p. 43 modifica] l’opera della loro intelligenza. Aver essi dovuto soffrire il giogo di discipline umilianti. Egli, il dottore Cattaneo, dettar ora per allora ciò che allora si avrebbe dovuto fare.

143.° "L’arte di disegnare le strade di ferro è ancor così nuova, sono ancora tanto incerte e variabili le regole e le esperienze pratiche dalle quali è diretta, che quegli il quale voglia seriamente studiarla, lungi dal poter adottare principii stabiliti di condotta, deve crearsi un metodo completo col sussidio delle proprie personali osservazioni. Per l’secuzione degli altri lavori che si racchiudono nelle sue attribuzioni, l’ingegnere deve essere diretto da un codice di precetti matematici, tanto più preciso quanto più ne é semplice l’oggetto, e quanto più l’uso fu lungamente esperimentato. Ma la moltiplicità delle condizioni necessarie per ben dirigere la costruzione di una strada di ferro, il picciol numero e la discordia dei saggi anteriori dai quali si potrebbe cercare di prender lume, fanno sì che fino ad ora sia un’arte del tutto eccezionale. Non avendo alcun maestro che gliela possa insegnare, l’ingegnere deve a ciò supplire colle sue indagini, colle sue meditazioni, colle sue esperienze e co’ suoi viaggi.

"L’ intrapresa è per lui tanto più difficile e spinosa quanto più l’applicazione pratica delle sue combinazioni si discosta dalla sfera delle cognizioni ordinarie; e per colmo d’imbarazzo, ei deve subire il giudizio di uomini, ciascuno dei quali è versato in alcuna scienza speciale, e ciascuno dei quali non mancherà di ravvisare la riuscita del progetto come esclusivamente subordinata a quel ramo di scienza che egli coltiva, facendo poco conto di qualunque cosa ad esso estranea.

"II finanziere terrà per certo che quando la compagnia sia costituita, quando il capitale sia riunito, quando la concessione sia accordata, si possa riguardare la questione come risoluta, e che del resto non possono sopravvenire nè ostacoli, nè inciampi, nè sinistri.

"L’ingegnere parificherà i lavori da eseguirsi a quelli che si fanno per aprire una via qualunque, senza tener conto di alcuna differenza di posizione o di bisogno.

"L’uomo d’affari ridurrà tutta la difficoltà a ben applicare, a prò di una compagnia particolare, la legge delle espropriazioni per pubblica utilità, ed a regolar bene le trattative coi proprietarii.

"II meccanico non prenderà in considerazione altra cosa che la necessità d’impiegare una moltitudine di nuove macchine sconosciute, e di renderne famigliare l’uso.

"Il commissario speditore ed il negoziante crederanno che tutti gli imbarazzi si riducano all’organizzazione del servizio dei trasporti, delle messaggerie, dei viaggiatori, degli introiti, della spese, ec.

"In fine, seguendo un ordine decrescente, ciascun impiegato vedrà la riuscita dell’intrapresa circoscritta nel limite delle funzioni a lui affidate.

"Or tutti questi rami devono concorrere simultaneamente, e ciascuno per l’analoga sua porzione, all’armonia del tutto insieme; esse d’altronde sono collegate fra loro, ma a tali condizioni che uomini speciali possono rare volte apprezzare.

"Ella è dunque cosa di prima necessità che quegli il quale deve dirigere l’insieme delle operazioni non sia straniero ad alcune delle parti che vi contribuiscono: bisogna che egli abbia ben fissato il suo sistema, e che ne abbia reso regolare l’andamento, facendo uso di tutte le molle che deve por in moto: è d’uopo che sia dotato di gran fermezza e di gran coraggio: è d’uopo in fine che egli abbia saputo anticipatamente [p. 44 modifica] situarsi in una posizione indipendente dagli uomini dei quali impiega i capitali. Quest’ultima precauzione è indispensabile alla sua tranquillità ed alla liberta di agire; e se egli la trascura, le più insignificanti circostanze possono divenire per lui cagione di gravissima contrarietà. Il rifiuto che si facesse di un impiegato inetto che venisse presentato da un protettore, il quale in conseguenza si troverebbe offeso; una scelta che indisponnesse quelli che ne rimanessero esclusi; le modificazioni che fossero imperiosamente comandate dalle circostanze, sia nei progetti, sia nell’impiego di alcuni capitali; il cambiamento di qualche agente fra quelli che difendono gli interessi del pubblico contro la compagnia, e mille altri casi impreveduti gli arrecherebbero gravi fastidii. Allora non solamente il suo spirito, spiacevolmente distratto, perderebbe una parte della sua potenza, ma ben anche la sua posizione potrebbe essere seriamente compromessa. Il si vorrà ristringere nei confini di una tutela rigorosa; i suoi sforzi saranno paralizzati da rifiuti o da pretese arbitrarie; le sue intenzioni saranno male interpretate; il suo ingegno sarà posto in dubbio; fino a che si troverà egli finalmente sforzato ad abbandonare il frutto» delle sue fatiche e di tutte le sue speranze nelle mani di un successore, e bene spesso di colui, i cui perfidi intrighi avranno occasionato la sua disgrazia....

"La maggior parte delle persone che si sono trovate in posizione analoga alla mia, hanno pensato che la direzione di una grande intrapresa offrirebbe difficoltà minori se si fossero riuniti parecchi capi con egual grado di autorità per invigilarne le operazioni. Ma è cosa ben rara che in simil caso la buona armonia non venga presto turbata; ed è più rado ancora che gli uomini, qualunque sia il loro merito, rinuncino all’amor proprio in favore dello scopo cui tendono in comune. Perciò, a meno che essi non siano già reciprocamente esperimentati con una lunga pratica, sarà, io credo, sempre più prudente il lasciare la direzione suprema nelle mani di uno solo. Si avrà allora più latitudine ed indipendenza nella scelta dei collaboratori ed impiegati, e quando l’ordine sia una volta stabilito, vi sarà minor pericolo che venga turbato"1.

Queste cose si scrivevano e si pubblicavano in Francia colle stampe, dall’ingegnere signor Seguin, verso la fine dell’anno 1839, cioè

otto anni dopo che io era partito dall’Italia per vedere e studiare le strade di ferro in Inghilterra, in Francia, nel Belgio, in Olanda, in Germania, in Russia;

due anni dopo che io aveva dichiarato alla Commissione fondatrice da Berlino (paragrafo 99.°) non istimar utile una strada di ferro tra Venezia e Milano che quando si costruisse tutta dà Venezia a Milano — una strada di ferro essere una macchina, tutto esservi collegato — le società anonime esser di loro natura mutabili, per di più esser soggette a mille influenze, a mille discordie; questo in Italia dover essere più che altrove. — Occorrer perciò che la parte tecnica, almeno, venga da una sola mente creata e diretta — per questo aver accettato la creazione di tutta la strada, per questo non poter accettare la parte; un anno dopo che io ebbi presentato il progetto;

ed un anno prima che la fatale proposta dell’avvocato signor Castelli conducesse a grave rovina la più magnifica e la più utile impresa di strada di ferro che potesse sorgere in Europa.

144.° Affidatami e garantitami l’intiera creazione della strada nella parte tecnica, cioè la scelta della linea, la compilazione del progetto e la suprema direzione della di lui [p. 45 modifica] esecuzione (paragrafo 142°), la libertà di scegliermi gli ingegneri ed assistenti subalterni ne era un indispensabile corollario. Mi fu dunque accordata 2.

145.° Perla residenza dell’ufficio tecnico proposi alla Commissione fondatrice la città di Verona come punto centrale tra Venezia e Milano allegandone i motivi, e dimostrandone le utilità nel rapporto 20 giugno 1837 (Allegato NN.), e tanto la Commissione fondatrice nelle proposizioni terminative 14 agosto 1837 (Allegato GG.), quanto la Direzione della società, nel contratto 18 gennaio 1838 (Allegato HH.), stipularono meco che l’Ufficio tecnico centrale sarebbe costantemente in Verona.

146.° Colle solite sue bugiarde asserzioni, che spaccia franco come se fossero articoli di fede, come se non avessero bisogno di prova, il dottore Cattaneo va dicendo che anche nell’istituzione dell’ufficio tecnico, nella scelta degli ingegneri, nei rapporti di risponsabilità, nella divisione dei lavori, io non vi ho posto un grano di senno; ma, disperato del meglio, mi sono abbandonato al caso, all’incerto spirare dei venti, del che egli, mossosi finalmente a compassione, viene ora, quattro anni dopo il fatto, insegnandomi cosa io avrei veramente dovuto fare in allora per condurre a bene le cose. Fortunatamente il ritardo non reca danno, perchè tutto quello che mi insegna, non sono che cose vane: e non è vero che in tutto ciò che si riferisce all’ufficio tecnico, agli ingegneri, alla risponsabilità, ai lavori non vi siano state massime fondamentali, idee generali e direttrici, norme uniformi. Vi furono; anzi le esporrò qui, perchè il giusto lettore possa giudicarle, approvarle se le stima degne della sua approvazione, disapprovarle, a scuola dei futuri, se avesse dei buoni argomenti per dimostrarle non buone.

Accennerò soltanto le massime, ommettendo per brevità le considerazioni dalle quali derivano, e le utilità pel bene dell’impresa che possono derivare da esse, perchè mi sembra che sì queste che quelle sieno assai evidenti.

Quello poi che esporrò in seguito nel rispondere a questa sesta accusa del dottore Cattaneo, dimostrerà come io mi sia sempre a queste massime, a queste norme reggitrici tenuto, oltre che la cosa può essere anche confermata da tutti gli ingegneri che io ebbi l’onore di dirigere.

147.°. Volli

un ingegnere in capo — due ingegneri macchinisti direttori — degli ingegneri operatori — dei macchinisti guidatori — degli ingegneri assistenti;

L’ingegnere in capo risponsabile verso la Direzione della società — gli ingegneri macchinisti e gli ingegneri operatori risponsabili verso l’ingegnere in capo — i macchinisti guidatori risponsabili e verso gli ingegneri operatori e verso gli ingegneri macchinisti, ma per cose diverse, come vedremo in seguito — gli ingegneri assistenti risponsabili verso gli ingegneri operatori;

Un ufficio tecnico centrale a Verona — due grandi officine, una a Milano, l’altra a Venezia, per costruire ed acconciare le macchine locomotive a vapore;

Tutta la strada da Venezia a Milano divisa in sezioni di circa trenta chilometri di lunghezza;

Per ogni officina di macchine un ingegnere macchinista direttore — per ogni sezione un ingegnere operatore ed un ingegnere assistente, costanti, cioè possibilmente sempre gli identici per ciascuna sezione tanto nei rilievi e nei lavori dei progetti, che in quelli di [p. 46 modifica] esecuzione, di manutenzione, e nella sorveglianza della strada a transito incominciato, e nella direzione di ogni cosa occorrente al transito;

Tutti i lavori di tavolo pel progetto di massima di tutta la strada e pei progetti particolareggiati di ciascuna sezione, eseguiti all’ufficio tecnico sotto la direzione e sotto la sorveglianza dell’ingegnere in capo, quando l’ingegnere in capo fosse presente, e sotto la direzione dell’ingegnere in capo per rapporti e sotto la sorveglianza del direttore dell’ufficio, quando l’ingegnere in capo fosse lontano;

In assenza dell’ingegnere in capo, la sorveglianza dell’ufficio tecnico, affidata, per massima, all’ingegnere operatore più anziano presente, ed in mancanza di ogni ingegnere operatore, all’ingegnere assistente più anziano presente.

Nel progetto di massima.


Attribuendo:

All’ingegnere in capo lo studio delle circostanze economiche, degli interessi generali e particolari, dei luoghi ove si possono incontrare o raccogliere i maggiori movimenti, ed ove gli elementi della generale prosperità sono o più numerosi, o di più facile, o di più utile sviluppo — lo studio generale della natura, della configurazione, degli ostacoli del suolo — lo studio particolare di tutte le località più difficili, e quello del passaggio dei fiumi, dei torrenti, dei canali principali — il tracciato della linea o linee da scandagliarsi colla livellazione per decidersi in seguito intorno alla giacitura ed alla altimetria di tutta la strada — il riscontro generale delle operazioni fatte dagli ingegneri operatori e delle notizie da loro raccolte — la determinazione definitiva della linea, il suo tracciato se non fosse per corrispondere a quello delle linee di scandaglio — la determinazione delle pendenze — le forme generali della strada e delle ruotaie — i manufatti principali, come il ponte della Laguna, del Brenta, dell’Adige, della fossa di Pozzuolo, del Mincio, dell’Oglio, del Serio, dell’Adda, del Muzza — i tunnel — le stazioni e le diverse fabbriche delle stazioni. — In somma tutte quelle cose,

che sono il fondamento della scelta dei punti da riunirsi, di quella delle linee di riunione, della giacitura e delle pendenze della strada;

che abbisognano per decidersi della somma e del confronto di molti fatti particolari;

che sono collegate tra loro per modo, che una dipende dall’altra, che una può guastar l’altra;

che richiedono una pratica singolare ed uno studio particolare delle strade di ferro, delle macchine a vapore locomotive, dell’influenza di queste sui trasporti, e dell’influenza di queste e di quelle sulla utilità degli azionisti, e sulla pubblica prosperità del paese.

In una parola, all’ingegnere in capo il grande ordito di tutta la parte tecnica dell’impresa: agli ingegneri operatori la tessitura di questo ordito, ciascuno nella loro sezione, ma con cognizione generale del tutto, e con libertà di osservazione, di consiglio sul tutto.

Quindi agli ingegneri operatori la ricognizione particolareggiata del terreno della loro sezione — tutte le operazioni geodetiche di planimetria, livellazione, ec. — la raccolta di tutte le notizie occorrenti per la stima dei fondi, per l’apprezzamento dei materiali — la stima approssimativa dei terreni e delle case da occuparsi — l’estesa dei progetti generali per la costruzione degli argini, e quella dei manufatti minori dietro le norme generali prescritte dall’ingegnere in capo sulle forme, sulla semplicità delle decorazioni, sulla qualità dei materiali. [p. 47 modifica]Nelle officine per le macchine, e circa agli ingegneri macchinisti direttori.

All’ingegnere in capo la scienza delle macchine — agli ingegneri macchinisti direttori la scienza, l’arte ed il mestiere delle macchine, e quindi avviati ad un’istruzione apposita, positiva, estesa, profonda, minuta nelle fabbriche del Belgio o dell’Inghilterra.

Nei progetti particolareggiati di ciascuna sezione.

All’ingegnere in capo le stazioni — le prescrizioni generali pei fabbricati maggiori — le norme generali per la stima dettagliata dei terreni, per la descrizione delle opere, pei capitolati d’appalto — tutto il resto agli ingegneri operatori, salvo il riscontro e l’approvazione finale dell’ingegnere in capo.

Nella esecuzione delle opere.

All’ingegnere in capo la suprema direzione — il riscontro dei tracciati — la consegna delle opere agli appaltatori — il riscontro e l’approvazione all’epoca dei pagamenti della parte di opere eseguite — l’attestato di compiuto lavoro — l’esame e la risoluzione in ogni caso di aggiunta, di mutazione, o di riforma d’opera — il giudizio in prima istanza nelle controversie tra gli assuntori e gli ingegneri operatori — tutto il resto all’ingegnere operatore stabilito allora invariabilmente nella propria sezione.

Nella amministrazione della strada a transito attivato.

Perfetta separazione tra la parte tecnica e la parte amministrativa.

All’amministrazione: intiero maneggio dei fondi di entrata e di uscita, e quindi di ogni contratto. Tutte le disposizioni di ricevimento o di spedizione tanto per le merci che pei bagagli e viaggiatori.

Alla parte tecnica: manutenzione e sorveglianza della strada, delle fabbriche, delle officine, dei magazzini di deposito, degli effetti relativi alla manutenzione, alla sorveglianza suddetta.

Costruzione ed acconcio di ogni macchina, di ogni veicolo di trasporto, di ogni mezzo di manutenzione, di sorveglianza, di transito.

All’ingegnere in capo la suprema sorveglianza e direzione della manutenzione, della sorveglianza di tutta la strada, di tutte le fabbriche, di tutte le macchine, di tutti i veicoli di trasporto.

Agli ingegneri macchinisti la direzione diretta ed immediata delle officine per la costruzione ed acconcio delle macchine; la sorveglianza e la direzione col mezzo di macchinisti direttori sul numero, sul buono stato e sulla conservazione delle macchine e dei veicoli di trasporto di ogni sezione. È sopra questa conservazione e modo di acconcio delle macchine locomotive e dei veicoli di trasporto di ogni stazione, che i macchinisti guidatori dipendono dagli ingegneri macchinisti, e sono verso di essi risponsabili.

Agli ingegneri operatori la manutenzione, la sorveglianza della strada, nella loro sezione, di tutti i manufatti di essa, di tutti i fabbricati della stazione. Le disposizioni occorrenti perchè sian pronti ed in buono stato, alle ore stabilite, tutti i veicoli di trasporto richiesti dalla amministrazione, secondo la quantità del concorso.

È in questo apprestare, secondo il bisogno, il numero delle macchine locomotive e dei veicoli di trasporto; è nel servizio delle macchine locomotive durante le corse, che i macchinisti guidatori dipendono dagli ingegneri operatori, e sono verso di essi risponsabili.

Mi proposi di consultare gli ingegneri operatori sui fatti particolari alle loro sezioni prima di venire a determinazioni generali influenti su tutte le sezioni. [p. 48 modifica]Ove le determinazioni fossero per riferirsi ad una data sezione soltanto, consultare più minutamente l’ingegnere operatore relativo, e prima di prenderle, e dopo prese, prima di attivarle;

dirigere le cose generali per regolamenti generali in iscritto; le particolari a ciascuna sezione per regolamenti particolari;

le singole istruzioni, o per circolari o per rapporti, secondo il numero degli ingegneri ai quali sarebbero dirette;

comunicare quanto fosse fatto o scritto dall’ingegnere in capo, relativamente al progetto, a tutti gli ingegneri dell’ufficio tecnico;

ritenendo che tutto questo, riunito alla direzione e sorveglianza dell’ufficio tecnico affidata all’ingegnere più anziano in ogni caso di assenza dell’ingegnere in capo, istruirebbe facilmente, ed in breve tempo, tutti gli ingegneri dell’ufficio sull’intiera amministrazione della parte tecnica, sul generale ordito del progetto, sullo scopo di ogni parte e del tutto di esso, rendendo così a ciascuno più sicura e più facile la condotta della parte, mercè la cognizione del tutto e dello scopo del tutto.

Ho determinato il premio degli ingegneri operatori ed assistenti sulle norme dei premii degli ingegneri delle Pubbliche costruzioni e del Censo.

Fondai il diritto di dieta, l’indennizzo di vitto e di alloggio sul vero fatto da cui questo diritto emerge, cioè sulla instabilità del domicilio.

Per tutto il tempo che gli ingegneri occupano in un viaggio, trasferendosi da un luogo all’altro, la società perde la loro opera, e quindi vi è ritardo nei lavori, e perdita effettiva di tutto il premio per quel tempo dovuto all’ingegnere viaggiante.

Ho quindi cercato di ridurre il tempo dei viaggi al minore possibile, obbligando tutti gli ingegneri operatori ed assistenti a viaggiare col mezzo delle diligenze, e quindi accordando loro il rimborso delle spese per ciò sostenute.

Volli in fine che sul numero totale degli ingegneri occorrenti, una metà fosse delle provincie venete, l’altra delle provincie lombarde, scegliendoli tra i bene istruiti, e possibilmente giovani.

148.° Premeva che il progetto sommario fosse subito compilato; ed era in vero un grande interesse il compilarlo subito: per questo la Direzione sollecitava tutti i giorni. Ma se si poteva far tutto in un tratto il progetto sommario, sarebbe poi stato impossibile per cento ragioni, che tutti veggono da sè, fare la strada tutta ad un tratto.

Per soddisfare all’urgenza del progetto, mi risolsi di attivare contemporaneamente i lavori su tutte le sezioni, che erano tredici, comprese in queste le due diramazioni di Desenzano e di Bergamo. Ma perchè poi non rimanesse un soverchio numero d’ingegneri a carico della società per tutto il tempo in cui non fossero per occorrere, pensai di dichiarare a quelli che avessero preso parte alla compilazione del progetto di massima, che la loro occupazione non sarebbe per allora che temporanea, ma che l’abilità, la diligenza, l’attività dimostrata in quelle prime operazioni dell’impresa, sarebbe per gli ingegneri un titolo verso la società, onde essere preferiti nelle più lunghe operazioni d’arte occorrenti per estendere i progetti esecutivi, e per dirigere l’esecuzione delle opere.

Ecco la vera ragione per la quale gli ingegneri chiamati dapprima furono molti, e non già perchè io abbia abusato della facoltà concessami dalla Direzione, non già perchè entrassero ed uscissero dal’ufficio tecnico quai semplici commessi dell’ingegnere in capo, come scrive, mentendo al solito, il dottore Cattaneo.

149.° Gli ingegneri dell’ufficio tecnico furono adunque aumentati o diminuiti di numero, mano mano che i lavori di progetto si sviluppavano e si compivano. [p. 49 modifica]Il loro numero giunse al massimo nel dicembre 1837, e furono 21, oltre il perito signor Turola di Padova, incaricato per qualche tempo di stimare i piccoli danni recati col tracciato della linea e colla livellazione nelle provincie di Padova e di Vicenza, ed oltre il disegnatore signor Mezzani.

Compiuto ed umiliato a Sua Maestà il progetto di massima, il numero degli ingegneri fu ridotto prima a dieci, poscia a sei; ai soli occorrenti pei rilievi e per l’esteso dei progetti particolareggiati delle sezioni I, X e XI, che s’intrapresero subito onde poter incominciare i lavori e gli appalti appena il privilegio fosse accordato.

Furono sei fino al febbraio 1840, in marzo furono otto, in aprile dieci, in giugno dodici.

Si accrebbero perchè, essendo stato approvato il progetto di massima, ed accordato il privilegio, volevasi porsi in misura d’incominciare immediatamente i lavori delle sezioni I, X e XI) ed occorreva anche di compilare il progetto particolareggiato del braccio di strada da Treviglio a Bergamo.

Del resto, chi volesse conoscere esattamente, e per ciascun mese, il numero degli ingegneri dell’ufficio tecnico dal luglio 1837 a tutto novembre 184o, epoca della distruzione dell’ufficio tecnico, abbia la bontà di scorrere la sottoscritta nota.


Anno

Mese

OSSERVAZIONI

Anno

Mese

s

OSSERVAZIONI

i83 7

Luglio..

I

i83 9

Gennaio.

8

Ed il disegnatore

Agosto..

2

sig. Mezzani

Settembre

7

Ed il perito sig. Turola

Febbraio

8

Idem

Ottobre.

9

Idem

Marzo..

6

Idem

Novembre

20

Idem, e il disegnatore sig. Mezzani

Aprile..

Maggio..

6 6

Idem Idem

Dicembre

21

Idem

Giugno..

Luglio..

6

. Idem

i838

Gennaio.

21

Idem

6

Idem

Febbraio.

21

Idem

Agosto..

6

Idem

Marzo..

21

Idem

Settembre

6

Idem

Aprile..

Maggio..

21

Idem

Ottobre.

6

Idem

21

Idem

Novembre

6

Idem

Giugno..

Luglio..

21

Idem

Dicembre

6

Idem

i5

Idem

1840

Gennaio.

6

Idem

Agosto..

12

Idem

Febbraio.

6

Idem

Settembre

IO

Idem

Marzo..

8

Idem

Ottobre.

IO

Idem

Aprile..

IO

Idem

Novembre

8

Idem

Maggio..

Giugno..

Luglio..

Agosto..

Settembre Ottobre..

Novembre

1 1

Idem

Dicembre

8

Idem

12 12 12 12 12 12

Idem Idem Idem Idem Idem Idem

150.° Degli ingegneri dell’ufficio tecnico, cinque soltanto furono scelti direttamente da me, e furono i signori Barcelli, Meneghelli, Palamidese, Vanzetti e Gaspari. Tutti gli altri mi furono, dietro mia preghiera, suggeriti o da qualcuno dei signori direttori, o da qualche distinto amico mio, come il professore e cavaliere Santini, come il cavaliere Paleocapa, [p. 50 modifica] direttore delle pubbliche costruzioni in Venezia. Due anzi mi furono particolarmente raccomandati dal dottore Cattaneo, e sono i signori Pages Antonio e Filippo Bignami.

È però vero che egli me ne raccomandó anche un terzo, e che questo non fece parte dell’ufficio tecnico. Ne dirò il perchè, anzi chiedo in grazia che mi si permetta di raccontare questo fatto dal principio alla fine, perchè potrebbe ben darsi che egli fosse la fonte di quella molta stima, o che avesse almeno gran parte in quella molta stima che il dottore Cattaneo mi professa, e che va per soverchia piena esalando di mese in mese nei fascicoli del Politecnico.

151.° Alla fine dell’ottobre o nel novembre del 1837, perchè dell’epoca non sono ben sicuro, il dottore Cattaneo mi raccomandò in Milano certo signor Colombani.

Mi disse venir di recente da Parigi, ivi essere stato impiegato nei lavori della strada di ferro di S. Germano, essere un giovane di molto ingegno, di bella istruzione, poter giovare alla strada nostra, quindi additarmelo perchè, se credessi, lo chiamassi all’ufficio tecnico dell’impresa.

152.° Risolsi del sì; ma siccome in allora il signor Colombani non aveva ancora ottenuto nè il grado accademico d’ingegnere, nè la patente di libera pratica, che viene almeno due anni dopo3, scorsi di non poter introdurlo in allora nell’ufficio tecnico che nel posto d’ingegnere assistente, perchè non sarebbe stato nè conveniente, nè giusto dare ad esso, non ancora ingegnere, l’incarico d’ingegnere operatore, e porre poi sotto i di lui ordini un ingegnere approvato. Intanto egli avrebbe potuto ottenere il grado accademico, e forse anche la patente di libera pratica, e quindi aprirsi l’adito ad una occupazione più conforme al di lui ingegno ed alla di lui istruzione.

153.° Il signor Colombani mi fu cortese di una di lui visita in Milano: gli offersi il posto d’ingegnere assistente; mi disse doversi recare a Pavia per compiere i di lui studii, per ottenere il grado accademico, e quindi non poter accettarlo. La risposta era gentile, ma non conforme allo scopo della di lui visita, sicché, accorgendomi che era l’incarico offertogli che non gli piaceva, e parendomi che a torto non gli piacesse nelle di lui circostanze di grado accademico, d’ingegno, di studio, soggiunsi che mi sarebbe carissimo di conoscere quando egli si fosse spicciato d’ogni sua briga con l’università, perchè era proprio intenzion mia di guadagnarlo alla impresa, offrendogli così tempo a nuove riflessioni e ad una nuova risoluzione.

154.° Intanto i lavori del progetto si sviluppavano ognor più, ed occorrendo di accrescere e di compiere il numero degli ingegneri, scrissi da Verona, non molto dopo alla visita suddetta, al signor direttore Brambilla, chiedendogli se il signor Colombani fosse a Pavia od ancora a Milano; perchè, se fosse stato a Milano, ed in libertà, era mio pensiero di offrirgli di nuovo, malgrado il di lui rifiuto, il posto d’ingegnere assistente nell’ufficio tecnico.

Il signor Brambilla mi rispose che il signor Colombani era veramente a Pavia occupato dei suoi studii e della sua laurea, sicché allora conchiusi che mi era assolutamente impossibile l’approfittarne, perchè non poteva attendere, perchè non avrei potuto in seguito, a laurea ottenuta, chiamarlo, facendogli occupare un posto ad altri dovuto per promessa fattane, per anzianità, per servigi prestati.

155.° Fu allora che il dottore Cattaneo, abusando della penna della Direzione di cui era il segretario, mi scagliò contro la sua prima lezione sotto la forma, a suo credere, di un [p. 51 modifica] motto arguto. Incominciò il foglio N. 47 del 29 dicembre 1837, inviatomi dalla Direzione in Verona, con un esordio che io non aveva minimamente promosso, che non aveva alcun appicco negli alti antecedenti, ma che parevagli andar proprio a taglio per l’affare Colombani.

Eccolo:

“Quanto alla scelta degli ingegneri, questa sezione si rimette intieramente ai lumi ed allo zelo dell’egregio signor ingegnere in capo; e quando avesse ad enunziare alcuna sua particolare opinione, concorrerebbe appunto in quella.

di preferire il merito, in qualunque circostanza accademica si ritrovasse, giacché il bisogno dell’impresa richiede piuttosto abilità che abilitazioni. Ciò soddisferebbe anche al voto del paese, e torrebbe adito alle censure degli oppositori”.

156.° Risposi subito direttamente al dottore Cattaneo il 2 gennaio 1838 (Allegato OO .), io essermi sempre servito della mia mano e della mia penna in faccia a tutti, a viso aperto;

spiacermi il di lui rimprovero, perchè indiretto ed ingiusto;

pel signor Colombani, da lui raccomandatomi, aver fatto tutto quello che fare potevasi; il di più essere ingiusto, quindi indegno di me e dannoso all’impresa.

Quel suo piuttosto abilità che abilitazioni esser cosa vecchia, saperla tutti; saperla anch’ io, ma doversi preferire abilità ed abilitazioni ad abilità semplici;

perchè si può farlo,

perchè l’abilitazione è segno, non sempre ingannevole, di abilità;

perchè gli abili e abilitati stanno d’ordinario di mala voglia nello stesso posto e nelle stesse utilità con gli abili soltanto;

perchè il pubblico e libero esercizio dell’arte mia richiedeva non solo abilità, ma anche abilitazione;

perchè in fine mi occorrevano ingegneri abili e abilitati per porli, occorrendo, senza eccezioni a petto di quelli che fossero nominati dalle parti con la società contendenti.

157. E riscontrai il foglio della Direzione, dicendo (Allegato PP.):

turbarsi la concordia tra la Direzione e me — al fatto della stampa del ponte della Laguna ed al titolo di ingegnere de’ dettagli unirsi ora l’esordio del foglio 47 — toltene le precauzioni oratorie, quell’esordio disapprovare il sistema da me seguito nella scelta degli ingegneri; accusarmi di non avere soddisfatto al voto pubblico, di dar adito alle censure degli oppositori — chiedere una conferenza colla Direzione: vi direi delle mie massime, del modo con cui mi vi attengo, delle scelte fatte.

Il dottore Cattaneo non mi rispose.

Le due sezioni della Direzione soggiunsero: approvare tutto ciò che io aveva fatto circa alla nomina degli ingegneri; aver fiducia in me, continuassi, e potersi far di meno della conferenza richiesta. (Allegati QQ, RR, SS.)

158.° Le nomine degli ingegneri non furono dunque ignote alla Direzione: furono invece note alla Direzione, approvate dalla Direzione, e per di più io aveva offerto di dare sopra di esse ogni schiarimento in una conferenza colla Direzione, conferenza che la Direzione stessa dichiarò non occorrere.

Per la scelta degli ingegneri, le approvazioni avutene, dirò meglio, le lodi avutene furono molte: oltre quelle d’ufficio già citate, e più ancora che potrei citarne, ne ebbi anche in via privata. Il signor presidente Reali cosi mi scrisse da Venezia a Verona il 6 dicembre 1837.

“Rilevo con piacere che vi trovate contento dei vostri ingegneri, e a ripetervi il mio sentimento devo sinceramente dirvi che avete fatto una bella scelta per cui [p. 52 modifica] viemaggiormente ci consoliamo con noi stessi di aver procurato alla società un capo che a tutte le doti che si addimandano per queste intraprese unisce la difficilissima prerogativa di saper bene scegliere ed adattare il personale„.

159.° Di tutti gli ingegneri dell’ufficio due soli abbandonarono l’impresa ed i lavori, e tutti e due spontaneamente, per cause affatto estranee all’impresa, estranee, all’ufficio tecnico, all’ingegnere in capo. Tutti e due se ne andarono sicuri della mia stima ed amicizia, e professandomi la stima e l’amicizia loro.

Furono i signori Tatti e Scapini. Il signor Tatti se ne andò per interessi, per impegni suoi, che non gli permettevano di continuare assiduo ai lavori geodetici della sezione di Brescia affidatigli. (Allegati JT, UU, FF, XX.)

L’ingegnere signor Scapini per un diverbio avuto con un altro ingegnere dell’ufficio tecnico, essendo io a Venezia, e per cosa non d’ufficio. (Allegato YY.)

Questo è tutto il grande entrare ed uscire degli ingegneri di cui parla il dottore Cattaneo.

160.° Dissi al paragrafo 147 che mi era proposto di dirigere le cose generali per regolamenti generali — le particolari a ciascuna sezione per regolamenti particolari — le singolari per rapporti.

Così ho fatto. I regolamenti generali sono tre; i particolari molti; moltissime le circolari e i rapporti.

Allegherò tutti e tre i regolamenti generali; uno solo dei regolamenti particolari, perchè sono tutti simili, e dei rapporti quelli soltanto che mi saranno occorrenti alle imprese dimostrazioni.

161.° Dei tre regolamenti generali, il primo è del 9 agosto 1837. (Allegato ZZ.)

Il secondo del 29 luglio 1838. (Allegato AA.)

Il terzo del 16 agosto 1839. (Allegato BB.)

I due primi furono compilati da me all’ufficio tecnico in Verona, il terzo a Vienna.

162.° Il primo concreta ed annovera particolarmente gli obblighi e i diritti degli ingegneri operatori e degli ingegneri assistenti verso la Direzione e verso l’ingegnere in capo.

La risponsabilità degli ingegneri operatori verso l’ingegnere in capo, e quella degli ingegneri assistenti verso gli ingegneri operatori.

Dichiara: essere intanto la occupazione temporanea; ma l’abilità, la diligenza, l’attività dimostratevi essere titolo alle occupazioni future in preferenza di ogni altro.

Non potersi abbandonare il lavoro, a lavoro accettato, che nel solo caso di provata malattia; l’abbandonarlo, per qualunque siasi altro motivo, equivalere all’avervi rinunciato.

La sottoscrizione del regolamento essere pegno e prova di averne accettato i patti, e quindi dei diritti e degli obblighi degli ingegneri operatori ed assistenti verso la Direzione della società.

Nel resto quel regolamento è una norma, una guida dei lavori da compiersi dagli ingegneri operatori ed assistenti in campagna od all ufficio tecnico, per la compilazione del progetto sommario, e conclude:

Che la società domandava ed esigeva da tutti onore ed amore all opera e prometteva e manterrebbe a tutti giustizia.

163.° Vi era dunque tra la società, tra la Direzione e gli ingegneri operatori ed assistenti un contratto esprimente gli obblighi ed i diritti reciproci. Gli ingegneri entravano dunque nell’impresa e nell’ufficio tecnico come ingegneri della società, come ingegneri della Direzione, e vi entrarono mediante un contratto noto alla Direzione, notissimo agli accettanti. [p. 53 modifica]È dunque un’altra menzogna del dottore Cattaneo quella che gli ingegneri entrassero ed uscissero ad arbitrio mio, e non come ingegneri della società, ma come semplici commessi dell’ingegnere in capo.

164.° Il secondo regolamento generale, quello del 29 luglio 1838, dà le norme generali pei rilievi geodetici relativi alla compilazione dei progetti particolareggiati di ciascuna sezione.

Il terzo prescrive le norme generali per la stima individuale e minuta dei terreni da occuparsi, e delle fabbriche da demolirsi.

165.° Compiuti i rilievi geodetici pei progetti particolareggiati delle tre sezioni I, X e XI, diedi ai due ingegneri operatori signori Barcelli e Bossi le istruzioni occorrenti alla compilazione di questi progetti.

Per non ripetere qui le cose che queste istruzioni contengono, prego il lettore a compiacersi di scorrere quelle che si riferiscono alla sezione I (Allegato CC.), e lo prego anche di notare, perchè avrò bisogno di rammentarlo in seguito, che in queste istruzioni, alle quali sono simili quelle date a tutti gli altri ingegneri, sta scritto:

«Nell’apprezzare le cose di ogni genere si tenga piuttosto un poco al di sopra dei valori in corso, che al di sotto, perchè sono deciso d’incominciare le opere per economia, se gli appaltatori di mestiere si ponessero in capo d’intendersela tra di loro, e di voler con questo dettare la legge alla società, e fare un ingordo guadagno.

«D’ogni prezzo che sarà per seguire nei valori dei materiali, della mano d’opera, dei trasporti, noterà la fonte da cui lo trasse».

Pel terzo regolamento generale, per quello relativo alla stima individuale dei fondi, esteso, come dissi, da me mentre mi trovava in Vienna, non potendo consultare verbalmente, come al solito, sopra di esso gli ingegneri dell’ufficio tecnico, lo rimisi da Vienna all’ingegnere direttore dell’ufficio sig. Barcelli col rapporto 19 agosto 1839 (Allegato DD’), scrivendogli:

«Si unisca all’ingegnere operatore signor Bossi, e lo studino insieme, poi mi informino se trovano in esso provveduto ad ogni loro bisogno; e se no, mi dicano sopra quali cose, a loro avviso, sarebbe necessario aggiugnere o dichiarare».

166.° Tutti i regolamenti generali furono da me sottoposti all’approvazione della Direzione.

Il primo col mio rapporto 9 agosto 1837, N. 20.

Il secondo col mio rapporto 18 agosto i838, N. 282.

Il terzo da Vienna col mio rapporto 29 agosto 1839.

E tutti e tre furono non solamente approvati, ma lodati dalla Direzione.

Dell’approvazione del primo fa anche parola l’articolo 3.° del mio contratto 18 gennaio 1838, che così si esprime:

"II signor ingegnere Milani sceglierà gli ingegneri ed assistenti subalterni che gli occorreranno per la compilazione del progetto: il progetto di regolamento per questi ingegneri ed assistenti, esteso da esso ingegnere ed annesso al presente, viene approvato.

Quel contratto è notissimo al dottore Cattaneo: fu per le brighe sue che la Direzione ne sospese la sottoscrizione dal 18 gennaio al 30 settembre 1838; e di esso parla anche nella famosa sua Rivista.

167.° Vi erano dunque regolamenti discussi, concertati cogli ingegneri, approvati dalla Direzione: sicché anche su questo mente il dottore Cattaneo, e sa di mentire.

168.° Nella conferenza che ebbi in Vienna, il 28 ottobre 1839, colla deputazione della Direzione, proposi (Processo verbale 28 ottobre 1839.) (Allegato EE’): [p. 54 modifica]che si prendessero tosto agli stipendii della società due macchinisti costruttori abilissimi, possibilmente uno inglese e l’altro italiano, ma a tempo; e si prendessero tosto, perchè potessero dirigere e sorvegliare la costruzione delle due grandi officine di Venezia e di Milano da intraprendersi senza ritardo;

che intanto la società e la Direzione si preparassero due macchinisti costruttori aggiunti, tali da poter divenire in seguito macchinisti direttori — italiani, perchè avessero radice nel paese, amor del paese, per procurare alla patria nostra un’industria nuova, per allargare in essa le teorie e le pratiche meccaniche — della classe degli ingegneri, perchè gli abili ingegneri italiani hanno un’istruzione teorica che agevola non solo l’intelligenza di ogni macchina, ma rende anche facile la pratica necessaria per costruirle; perchè il meglio nelle macchine locomotive a vapore, e nelle strade di ferro, si otterrà quando tutte le idee relative alle strade di ferro ed alle macchine saranno raccolte in una mente sola; perchè gli ingegneri macchinisti e gli ingegneri operatori delle sezioni, avendo un’istruzione primitiva comune, potranno intendersi più facilmente, potranno accordarsi più facilmente tra loro — presi tra gli ingegneri che servivano, o che avevano servito la società per dar così segno in qual conto la Direzione tenesse chi bene ed onoratamente servivala, per mantenere la parola data nel regolamento 9 agosto 1837 (paragrafo 162), perchè sarebbero affezionati all’opera, perchè essendo, per così dire, nati e cresciuti con essa, potevasi sperare che non sarebbero mai per abbandonarla — concludendo che, ove in ciò si convenisse, la Direzione mi autorizzasse a sceglierli fra gli ingegneri dell’ufficio tecnico; ad indagare se fossero disposti ad accettare, ed a quai patti; ad inviarli, dietro permesso della Direzione, in Inghilterra o nel Belgio, allo studio ed al lavoro in una qualche grande fabbrica di macchine a vapore locomotive.

169.° Dopo proposi anche alla Direzione che quattro sei fabbro-ferrai abili, di buona condotta, tre veneti e tre lombardi, fossero subito inviati a Vienna, e mantenuti in Vienna a spese della società nella grande officina per la costruzione ed acconcio delle macchine locomotive della strada di Raab, affinchè vi apprendessero il maneggio delle macchine lavoratrici, il modo di costruire le macchine a vapore locomotive, quello di guidarle, onde aver così pronti sui primi tronchi della strada di ferro lombardo-veneta, che sarebbero posti in attività di transito, quattro o sei buoni macchinisti guidatori italiani.

170.° Il processo verbale (Allegato EE’.) della deputazione fu rimesso alla Direzione, e la Direzione approvò quanto io aveva proposto. (Allegato FF’.)

Circa ai fabbri, ne mandò quattro a Vienna: ottenni dalla gentilezza della Direzione della strada di Raab, e da quella dell’ingegnere in capo della strada di Raab, signor Schönerer, di collocarli nella officina delle macchine; li raccomandai al macchinista direttore signor Krauss, e per tutto il tempo che rimasi a Vienna ne sorvegliai l’attività, l’istruzione e la condotta.

171.° Pei due ingegneri macchinisti aggiunti, mi disse: proponessi i nomi, le norme d’istruzione, i patti.

Proposi, col (foglio 15 febbraio 1840 (Allegato GG'.), i due ingegneri assistenti signori Odoardo Collalto e Giacomo Bermani; e quanto alle norme d’istruzione ed ai patti, rimisi alla Direzione una copia della lettera che divisava di scrivere a tutti e due nel far loro l’offerta (Allegato HH.), affinchè la Direzione si compiacesse di approvarla, o vi mutasse tutto quello che non le piacesse.

La Direzione approvò tutto (Allegato II’): scelta degli individui, norme d’istruzione, obblighi, patti d’interesse; ed io allora feci l’offerta ai signori ingegneri Collalto e Bermani, i quali l’accettarono. [p. 55 modifica]172.° Dunque vi erano norme e regolamenti, patti chiari, concertati, discussi colla Direzione, approvati dalla Direzione, intesi cogli ingegneri, non solo per gli ingegneri operatori ed ingegneri assistenti, come vedemmo, ma anche per gli ingegneri macchinisti, come vediamo, e per fino pei macchinisti guidatori.

Il dottore Cattaneo, che ha seguito con perseveranza di passo in passo l’impresa, che ne conosce i più intimi andamenti, che ne ha fatto sempre diligente annotazione (pagina 4 della Rivista), sa benissimo tutto questo) ma fingendo di non saperlo, viene ora con quel suo solito soccorso di Pisa, quattro anni dopo il fatto, con quella sua solita dottoraggine, insegnandoci cosa si avrebbe dovuto fare per istabilire come va l’ufficio tecnico dell’impresa, per fondarlo sopra norme uniformi, per dirigere bene gli ingegneri, per condur bene i lavori, per sollecitar l’opera.

«Vi voleva una unità che presiedesse a una ben intesa e risponsabile pluralità», (pag. 16 della Rivista. )

Questi sono inviluppi che non li intende nè chi li scrive, nè chi li legge; queste sono idee mozze, se pur si possono chiamare idee.

Verso chi risponsabile quella sua pluralità?

E quella sua unità astratta, che non si sa chi sia, chi doveva essere? Doveva essere risponsabile o no? — E se risponsabile, verso chi? — E chi poi risponsabile verso di essa?

Ma procediamo con queste sue belle norme.

«Si sarebbe potuto fare anche un diverso riparto secondo le speciali attitudini.

«II piano stradale ad alcuni;

«Ad altri le stazioni;

« Ad altri i ponti;

« Ad altri la sistemazione delle ruotaie e de’ ruotanti, ec». ( pagina 41 della Rivista.)

Bravo! cosi ogni sezione della strada avrebbe avuto quattro o cinque ingegneri, uno per la strada, uno pei ponti, uno per le stazioni, uno per le ruotaie, uno pei ruotanti, ec, o si avrebbe dovuto, cosa impossibile, far correre continuamente ciascun ingegnere speciale da Milano a Venezia con quel guadagno della società, e con quel profitto per la buona esecuzione dell’opera che tutti possono vedere da sè!

E poi chi avrebbe raffrontato i fatti, collegate le idee, prese risoluzioni su quelle cose che sono tra loro unite, che sono fra loro dipendenti? Chi avrebbe disposto l’ordito generale dell’opera? Chi stretto in sè la direzione suprema?

Chi risponsabile del tutto? ec, ec.

Questo è creare il caos, e darlo poi in governo al caso.

173.° Ed ecco la bella organizzazione che avrebbe avuto l’ufficio tecnico, ed il servizio di costruzione e di amministrazione tecnica, se vi fosse stato quel famoso Capo d’ordine (pagina 41 della Rivista) di cui il dottore Cattaneo va tanto predicando, tacendo però per modestia, che questo Capo d’ordine avrebbe dovuto esser lui.

In somma, in tutto quello che propone per l’ufficio tecnico e per gli ingegneri dell’ufficio tecnico non vi è ombra di giudizio.

Ed in tutto quello che ha detto sull’ufficio tecnico e sugli ingegneri, non vi è ombra di verità.

174.° Vi furono nell’ufficio tecnico idee generali, massime fondamentali, norme uniformi, e, Dio piacendo, ben diverse da quelle che ora c’insegna il dottore Cattaneo.

Vi furono regolamenti generali e particolari, discussi, concertati cogli ingegneri dell’ufficio, colla Direzione, e dalla Direzione approvati. [p. 56 modifica]Gli ingegneri operatori e gli ingegneri assistenti furono assunti come ingegneri della società e della Direzione, mediante contratto contenente gli obblighi ed i diritti reciproci; erano risponsabili verso l’ingegnere in capo, e la loro scelta e la loro nomina venne approvata e lodata dalla Direzione.

Due soli ingegneri uscirono dall’impresa e dall’ufficio tecnico, e spontaneamente, per cause estranee all’impresa, all’ufficio tecnico, all’ingegnere in capo. Tutti e due recando seco la stima e l’amicizia dell’ingegnere in capo, tutti e due accordando all’ingegnere in capo la stima e l’amicizia loro.

Non sapersi di quali collaboratori del Politecnico parli il dottore Cattaneo. Se con questo intende l’ingegnere signor Tatti, che è uno dei due ingegneri usciti, avrebbe dovuto dire un collaboratore, e non alcuni collaboratori, e dire anche perchè ne era uscito.

Gli ingegneri dell’ufficio tecnico prestarono alla società, alla Direzione ed a me, non la servitù della loro mano, come bassamente ed ingiustamente scrive il dottore Cattaneo per umiliarli, ma l’opera della loro mano, e l’aiuto efficace della loro intelligenza, dei loro studii, delle loro pratiche, del saper loro.

Resta il giogo delle discipline umilianti: anche questa è una sfacciata menzogna*, ed io, in mio nome ed a nome di tutti gli ingegneri dell’ufficio tecnico che ho avuto l’onore di dirigere, sfido il dottore Cattaneo a provare chi di noi tutti fosse o sia capace di patirle, o d’imporle.

  1. (1) Dell’influenza delle strade di ferro e dell’arte di disegnarle e costruirle. Opera del signor Segnin, prima versione italiana. Milano, presso l’editore Andrea Ubicini, 1840. Capo II, pagina 27-31.
  2. Preliminari al contratto 14 agosto 1837, articolo 2.°, allegato GG; ed articolo 3.° del contratto 18 gennaio 1838, allegato HH
  3. Legge 3 novembre 1805, articoli 6 e 7.