Rivista italiana di numismatica 1890/Notizie varie

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29 marzo 2012 75% Numismatica

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NOTIZIE VARIE




Ripostiglio di Sartirana (Lomellina). — Lo scorso Novembre nel comune di Sartirana (Lomellina) an muratore, nel praticare uno sterro in un cortile di una vecchia casa di proprietà parrocchiale, rinvenne a poca profondità la parte inferiore di un vaso di terra, ove nell’acqua giacevano circa Kil. 4 di monete in argento avvolte in pezze di tela e dall’ossido agglomerate in un sol corpo, che venne rotto a colpi di martello, sciupandone così una buona quantità. Una metà di quelle monete finì inesorabilmente nel crogiuolo1; il rimanente venne suddiviso in varii lotti, la maggior parte dei quali fu venduta a Milano. Siamo dunque in grado di darne una sommaria descrizione, e lo facciamo ben volentieri, desiderando rettificare le notizie esagerate [p. 172 modifica]diffuse da alcuni giornali cittadini, sulla quantità e sulla qualità delle monete di questo ripostiglio. La parte dunque salvata al crogiuolo si compone specialmente di monete di Gian Galeazzo Visconti e di Gio. Maria Visconti; e dalle poche conservate monete di Filippo Maria Visconti che vi si trovano, si può arguire che il ripostiglio fu nascosto sotto il ducato di quest’ultimo. Eccone ora la distinta approssimativa:

Avignone. — Urbano V (1362-70) Grosso, variante del Cinagli N. 6. Un esemplare.

Bologna. — Giov. e Giacomo Pepoli (1347-50) Bolognino. Un esemplare.

Casale. — Teodoro II Paleologo (1381-1418) Mezzo grosso (Promis 4). Due esemplari. — Quarto di grosso (Promis 7). Tre esemplari.

Como. — Franchino II Rusca (1408-12) Trillina. Un esemplare.

Genova. — Barnaba Guano (1415)― Grossetto. Quattro esemplari.

» — Tomaso Fregoso (1415-1421 ) Grossetto. Circa 150 esemplari.

Milano. — Barnabò Visconti (1354-85) Sesino (Gnocchi 15). Un esemplare.

» — Giangaleazzo Visconti (1385-1402) Pegione (Gnecchi 6). Circa 100 esemplari con varianti. — Soldo (Gnecchi 8). Tre esemplari. — Sesino (Gnecchi 19). Circa 100 esemplari con varianti. — Denaro (Gnecchi 22). Circa 50 esemplari.

» — Gio. Maria Visconti (1402-12) Grosso (Gnecchi 2). Parecchie centinaia. — Soldo (Gnecchi 3). Cinque esemplari. — Soldo. (Gnecchi 6). Tre esemplari.

» — Estore Visconti (1412) Grosso. Undici esemplari, con varianti da quelli pubblicati. — Sesino inedito.

» — Giancarlo Visconti (1412) Grosso (Gnecchi 1). Due esemplari.

» — Giancarlo ed Estere Visconti (1412) Grosso. Cinque esemplari, con varianti.

» — Filippo Maria Visconti (1412-47) Grosso (Gnecchi 13). Due esemplari. — Grosso (Gnecchi 27). Due esemplari.

Pavia. — Filippo Maria Visconti (1412-47) Grosso (Brambilla, Tavola IX, 5). Quattro esemplari.

Piacenza. — Giovanni da Vignate (1410-13) Grosso. Cinque esemplari.

Savoia — Amedeo VI (1343-83) Bianco (Promis 3). Un esemplare.

Verona. — Gian Galeazzo Visconti (1387-1402) Grosso. Tre esemplari. — Sesino. Cinque esemplari. [p. 173 modifica] Fra le monete milanesi del ripostiglio si trovarono diverse varietà inedite. Ne omettiamo qui la descrizione, perchè essa verrà compenetrata nell’Appendice alle Monete di Milano che presto ci proponiamo di pubblicare in questa Rivista. E. G.

Ripostiglio di Solignano (Modena). — Sulle colline modenesi, nel territorio di Solignano, frazione del Comune di Castelvetro, in un podere prossimo alla vecchia Chiesa parrocchiale, alcuni agricoltori nel dissodare il terreno per collocarvi un nuovo filare di olmi, scoprivano alla profondità di 75 centimetri un grosso muro costrutto in ciottoli cementati, parte forse delle fondamenta di qualche palazzotto ivi esistente nel periodo medioevale. Nel demolirlo vi trovarono rinchiuso un piccolo vaso contenente: 79 monete, di cui 78 in argento e una in oro, in massima parte di zecche italiane; un anello a cerchietto d’oro arabescato con corniola incastonata, sulla quale sono incisi i busti di Iside e di Serapide rimirantisi di prospetto; un altro anello a cerchietto d’argento dorato con doppietta simulante uno smeraldo, e venticinque dischetti pure d’argento dorato, con foro tondo nel mezzo, adomi di cinque giglietti simulanti corona marchesana.

Tralasciando di parlare delle poche monete francesi e tedesche che componevano il ripostiglio e che sono comunissimo, daremo una nota sommaria delle monete italiane, le quali però sono tutte pubblicate e conosciute.

Bologna. — Anonime papali. Quattro Grossi variati. — Nove carlini variati.

» — Giulio II (1503-18). Un giulio col ritratto a destra.

Carmagnola. — Michele Antonio Marchese (1504-1528). Due Testoni variati e un Cavallotto.

Desana. — Gio. Bart. Tizzoni (1529-83). Un Testone.

Ferrara. — Alfonso I d’Este (1505-34). Testone (Bellini, pag. 169 191, N. I). Moneta da soldi 5 (Bellini, pag. 191-192, N. XI).

Firenze. — Repubblica (1510-26). Cinque Grossi con stemmi variati.

Lucca. — Repubblica. Tredici Grossi variati.

[p. 174 modifica]Mantova. — Lodovico III Gonzaga (1444-78). Grosso.

Messerano. — Pietro Luca Fieschi (1528-32). Dueo Cavallotti variati.

Pesaro. — Giovanni Sforza (1489-1500). Tre Grossi variati.

Piacenza. — Sede vacante (1523). Grosso.

Roma. — Alessandro VI (1492― 1503). Due Giulii.

» — Giulio II (1503-13). Mezzo Grosso.

Savoia. — Carlo I Duca (1482-90). Quattro Parpajole variate.

Siena. — Repubblica (1500?). Un Mezzo Sanese.

Venezia. — Andrea Vendramin (1476-78). Marcella.

» — Andrea Mocenigo (1478-85). Marcella.

» — Antonio Grimani (1521-23). Da Sedici. Due esemplari variati.

» ― Andrea Gritti (1523-38). Da Sedici.

Prendendo ora in esame le monete sopracitate, e considerato che le più recenti per data di loro coniazione non oltrepassano il 1530, si può con buon fondamento stabilire ch’esse furono sotterrate dal 1523 al 1529, o per la guerra civile che in quel periodo di sconvolgimenti politici funestò il modenese occupato dalle armi pontificie, o pel timore incusso alle popolazioni italiane dalle orde selvagge condotte dal Borbone nel 1527 al sacco di Roma.


Ripostiglio di S. Damiano d’Asti. — Avuto notizia del ritrovamento di monete romane nei dintorni di Asti, ne abbiamo chiesto informazioni al M. E. Don Vitaliano Sossi, Preposto di quella Cattedrale e appassionato raccoglitore di monete romane, e ne ebbimo la seguente interessante lettera:

Egregi Signori,

Mi faccio premura di dar loro quelle informazioni che desiderano sul ripostiglio di monete romane scoperto non è guari sul confine dei territori di S. Damiano e Cisterna d’Asti.

Nel dissodare il terreno per piantarvi una vigna, un contadino battè col piccone in un’anfora, e vide con sua grande sorpresa sgorgare dallo squarcio un torrente di piccole monete verdognole. Estratta l’anfora che andò a pezzi, si calcolò che contenesse dai quattro ai [p. 175 modifica]cinque miriagrammi e forse più di piccole monete di rame, molte delle quali andarono in quel primo trambusto disperse o furono trafugate.

Me ne furono portate da diverse persone più di trecento e fui assicurato che tutte le monete contenute nell’anfora sono dello stesso modulo e dello stesso metallo; cioè piccoli bronzi argentati (antoniniani) dello scorcio del III e del principio del IV secolo. I più antichi sono di Gallieno e i più recenti di Massimiano Ercole. Abbondano specialmente quelli d’Aureliano, di Probo e Diocleziano; poi vengono in decrescente proporzione quelli di Claudio Gotico, di Tacito, di Floriano, di Caro, di Numeriano, di Carino e di Massimiano Ercole. Ne trovai pure alcuni di Severina ed uno di Magnia Urbica. Niuno ne incontrai dei due Tetrici, di Postumo e degli altri Augusti regnanti in quel tempo nelle Gallie ed è facile intenderne la ragione.

Sono generalmente di conservazione discreta, e, mentre alcuni pezzi sono profondamente intaccati dalla ruggine, altri presentano una bellissima patina verde scura.

Nei trecento da me acquistati ed esaminati ho trovato due soli tipi nuovi, cioè non notati noi Cohen 2° ediz. Il primo è di Claudio Gotico e presenta nel diritto il busto radiato e corazzato di Claudio colla scritta: imp. c. clavdivs. avg.; nel rovescio il tipo della Clemenza di fronte, rivolta a sinistra, che sta colle gambe incrociate, appoggiata colla sinistra ad una colonna, e tiene nella destra uno scettro. La leggenda intorno è clementia temp. — L’altro è di Tacito ed ha nel diritto il busto radiato e paludato di Tacito colla scritta: imp. c. m. cl. tacitvs avg. e nel rovescio la leggenda virtvs avg. con un soldato a destra, che tiene colla mano destra un’asta obliqua e nella sinistra un globo. Nell’esergo xxiγ.

Ho però trovato una grande quantità di varianti inedite sia nella leggenda del diritto, sia nei simboli, nelle lettere e nei numeri dei rovesci, e siccome di queste varietà io sono curioso ricercatore, ho avuto la soddisfazione di farne amplissima raccolta.

Altri più competenti di me potranno pronunciare sulla natura e sull’origine del ripostiglio. Se mi è lecito proporre una mia congettura, penso essere dalla qualità delle monete esclusa affatto qualunque probabilità che siasi voluto riporre un tesoro. A mio giudizio l’anfora faceva parte di ciò che ora diremmo una cassa militare per gli stipendi! di qualche legione o meglio coorte. Nelle vicende delle fazioni guerresche e delle marcie può essere mancato il mezzo di trasporto, o può il nemico aver incalzato così che l’ufficiale pagatore (quaestor militaris) fosse costretto ad abbandonare l'anfora contenente gli spiccioli necessari alla paga dei soldati, non senza però averla [p. 176 modifica]prima riposta in uno scavo praticato su per l’erta di una di quelle ripidissime colline.

Se mi giungeranno altre informazioni, che possano essere di qualche interesse per loro e pei lettori della Rivista, mi farò una grata premura di dame loro contezza.

Colla massima considerazione mi protesto

Asti, 4 febbraio 1890.
Devot.
A. V. Sossi.


Scavi di Roma durante il 1889. — I ritrovamenti di oggetti antichi, e specialmente di monete, sono divenuti così rari, a causa della crisi edilizia e della conseguente sospensione dei lavori murari nella Capitale, che gli antiquari ne sono desolati e dichiarano che, andando avanti di questo passo, dovranno cambiar mestiere.

È strano che, mentre la maggioranza dei negozianti di altri generi, si lagna dell’abbondanza di mercanzie e della mancanza di compratori, gli antiquari si lamentano invece del difetto di merce, per la quale troverebbero sempre gli amatori pronti a farne acquisto.

Gli unici lavori che proseguono sono quelli fatti dal Governo o per conto di esso, come la sistemazione del Tevere, i nuovi ponti, il Policlinico ed il Palazzo di Giustizia; ma pochi sono gli oggetti che, rinvenuti su questi lavori, possano sfuggire alla sorveglianza che vi è esercitata dal Governo o dal Municipio. Inoltre gli oggetti rinvenuti nel Tevere non hanno gran pregio agli occhi di molti amatori, specialmente stranieri, perchè mancanti generalmente di patina o perchè corrosi e danneggiati dalle acque.

Fra le monete, il pezzo più importante che sia uscito di recente dal fiume, è un bronzo di mezzana grandezza che ha nel diritto le teste affrontate di Treboniano Gallo e di Volusiano. È una moneta addirittura nuova e non priva di interesse.

Nei quartieri alti, non ho potuto sapere con certezza se al Policlinico od a villa Ludovisi, l’unica moneta importante trovata in questi giorni, è un gran bronzo di Manlia Scantilla di mediocre conservazione, che è stata venduta [p. 177 modifica]ad un collettore per un prezzo quasi doppio di quello segnato dal Cohen. Un altro gran bronzo, trovato non so dove, appartiene a Traiano ed ha nel rovescio la colonna dedicata in Berna a quell’imperatore; è bellissimo per arte, per conservazione e per patina.

In questi ultimi mesi sono poi pervenuti in mano di negozianti parecchi medaglioni, i quali però non sono di recente ritrovamento, ma provengono da un privato raccoglitore di antichità che li ha acquistati in gran parte a Tivoli.

Di medaglioni ne vennero fuori anche in Roma quattro cinque verso la fine dell’estate scorsa, e fra questi ve ne è uno inedito di Faustina madre, il quale ha nel rovescio lo stesso rogo che si vede su alcune monete di quella imperatrice. Un altro è contorniato ed appartiene a Marco Aurelio; è bellissimo per conservazione e per patina.

Da Siena fu portato al Cav. Vitalini un esemplare dell’asse libbrale della rarissima serie etrusca che ha per tipi nel diritto la testa di Flamine col pileo acuminato e nel rovescio una scure ed un coltello, strumenti sacerdotali, nonché un globetto, una mezza luna ed il solito segno dell’asse. Il Garrucci nella sua opera: Le monete primitive dell’Italia antica (pag. 28, tav. LIV), dopo avere esaminato i vari ritrovamenti delle monete appartenenti a tali serie, ed avere dibattuto le opinioni di altri numismatici intorno alla città cui essa spetterebbe, conclude col dire che non si debba attribuire ad una speciale città, ma sia piuttosto stata emessa a nome comune della nazione.

Se ciò fosse, questa serie dovrebbe essere assai più comune, mentre nel fatto è la più rara fra quelle etrusche. L’attuale ritrovamento confermerebbe piuttosto l’ipotesi espressa dai P. Marchi e Tessieri (L’aes grave del Museo Kircheriano, pag. 92) che tale serie appartenga a Siena.

L’unico esemplare dell’asse di questa serie finora conosciuto trovasi nel Museo Kircheriano di Roma, ed in origine apparteneva alla collezione Coltellini di Cortona.

Il Bilancio delle monete di ogni serie rinvenute dal Municipio negli scavi di Roma, durante l’intero anno 1889, [p. 178 modifica]è piuttosto magro; sono in tutte 773 monete, di cui 110 d’argento, 197 di mistura e 466 di bronzo.

Roma, 20 Febbrajo 1890.


Falsificazioni moderne. — Quantunque la nuova falsificazione comparsa in Milano sia grossolana e tale da ingannare solamente gli inesperti, pure crediamo utile segnalarla, perchè anche questi ultimi non cadano nell’agguato di disonesti speculatori, tanto più che si tratta di moneta rara. Essa è un Testone di Carlo V per Milano e precisamente la varietà pubblicata nell’Opera dei Fratelli Gnecchi al N. 14. Eccone la descrizione:

D/ — (Testina di S. Ambrogio) CAROLVS • RO • IMPERATOR
Stemma di Carlo V coll’Aquila bicipite coronata.

R/ — (Croce) SANCTVS AMBROSIVS.
Il Santo a cavallo galoppante a destra, collo staffile alzato. Sotto il cavallo M gotica coronata.

Il disegno di questa moneta è riportato alla Tav. CLVI, n. 4 dell’Heiss.

La moneta è fusa in buon argento, ma fortunatamente la fusione è mal riuscita, e il contorno porta recenti traccio della lima. Il fondo è rinettato col bulino, ma anche questa operazione è fatta grossolanamente. In conclusione la falsificazione è destinata a’ novizi della scienza numismatica.

Dono al R. Gabinetto di Brera. — Il sig. Enrico Osnago, avendo acquistato i due esemplari del grosso di Giancarlo Visconti per Milano, provenienti dal ripostiglio di Sartirana, sopra accennato, ne donò uno al R. Gabinetto di Brera. Segnaliamo con piacere il generoso dono, nella fiducia ch’esso invogli altri ad imitarne l’esempio. Di questa moneta non si conoscevano che tre esemplari; ora sono dunque cinque, e tutti si trovano in collezioni di Milano.

Vendita Miari. _ Nei giorni 24, 26, 26, 27 e 28 dello scorso febbraio ebbe luogo a Milano la vendita al pubblico incanto della Collezione numismatica del Conte Fulcio [p. 179 modifica]Miari di Venezia. — Questo si componeva per la maggior parte di Monete Venete, fra non poche rarità. — A titolo di curiosità diamo qui la distinta dei pezzi principali coi prezzi a’ quali furono aggiudicati:

N. 1. Lodovico Pio. Denaro con venecias moneta L. 105
» 2. Corrado II. Denaro » 63
» 33. Marino Zorzi. Zecchino » 340
» 66. Michele Morosini. Zecchino » 105
» 105. Nicolò Marcello. Zecchino » 185
» 108. Pietro Mocenigo. Zecchino » 145
» 127. Leonardo Loredan. Mezzo zecchino » 150
» 165. Francesco Donà. Scudo d’oro » 88
» 225. Nicolò da Ponte. Giustino maggiore » 130
» 236. Pasquali Cicogna. Quarto di zecchino » 87
» 276. Giovanni Bembo. Zecchino » 65
» 286. Antonio Priuli. Scudo d’oro » 210
» 307. Francesco Contarini. Doppia » 81
» 301. Giovanni I Cornero. Doppia » 90
» 307. Nicolò Contarini. Quarto di zecchino » 90
» 313. Francesco Erizzo. Quarto di zecchino » 53
» 314. » Doppio » 260
» 329. Francesco Molin. Quarto di zecchino » 48
» 351. Giovanni Pesaro. Quarto di zecchino » 85
» 357. Domenico Contarini. Mezzo zecchino » 60
» 382. Alvise Contarini. Mezzo zecchino » 150
» 438. Giovanni II Carner. Scudo d’oro » 100

Il totale della vendita comprese le monete romane e greche raggiunse L. 15.648.

Zecca di Milano. — Nello scorso febbraio il Ministro del Tesoro pubblicava il seguente avviso: “Si rende noto che col giorno 8 del prossimo venturo mese di marzo verrà aperto presso la Direzione della Zecca di Milano apposito Ufficio di cambio per l’acquisto delle materie preziose (oro e dorati).

Presso l’Ufficio medesimo si possono avere le notizie relative ai prezzi ed alle altre modalità delle operazioni di cambio.”



[p. 180 modifica]Società Numismatica Svizzera. — Nell’Assemblea generale della Società numismatica svizzera, tenutasi ai 22 settembre 1889 in Berna venne eletto a Presidente della medesima il dott. Eugenio Demole il noto numismatico ginevrino, al quale venne pure deferita la redazione del Bulletin de la Société Suisse de Numismatique che fino ad oggi si stampava in Basilea.








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Scavi di Roma. — Il giorno 26 febbraio decorso si sparse la voce che la sera precedente fosse stato rinvenuto un importante ripostiglio di monete d’oro imperiali. Assunte informazioni, seppi che effettivamente nel fare alcuni lavori per la sistemazione del proseguimento della nuova via Giovanni Lanza, sul pendio dell'Esquilino verso la Suburra, fu trovato un vaso di rame contenente una gran quantità di monete, le quali però erano tutte di bronzo. Furono portate al Museo del Campidoglio e fu riconosciuto che erano in numero di 5654, di piccolissimo modulo coi tipi comuni del IV secolo ed appartenenti agli imperatori da Massenzio ad Onorio. Ma ho motivo di credere che oltre queste, il ripostiglio ne contenesse altre, perchè presso un negoziante ne ho vedute 400 cogli stessi tipi e dello stesso modulo.

Da Porto d’Anzio, ove si stanno facendo degli scavi sono venuti in luce due assi libbrali colla testa di Apollo ripetuta sui due lati, appartenenti alla serie assegnata dal P. Garrucci ai Sabini, (tavola XXXIV), Insieme agli assi vi erano anche tre spezzati della stessa serie, e tanto gli uni che gli altri sono andati a far parte di collezioni private.

A Civita Castellana nello scavare una tomba alla profondità di venti metri fu rinvenuto insieme a due statuette di bronzo, un beli’ esemplare del triente della rarissima serie di aesgrave di Tarquinia (Garrucci, tav. XLVI, N. 3).

Un importante ripostiglio di monete d’argento tedesche è stato rinvenuto in Roma alla fine di Aprile. Sono circa mille monete bracteate nel XIII secolo, ma che non offrono in tutte che 18 varietà. Era, probabilmente un’offerta proveniente dalla Germania per l’obolo di S. Pietro.

[p. 318 modifica] Di monete consolari è stata trovata una restituzione di Traiano (N. 26 del Babelon), ma non l’ho veduta. Di monete imperiali degne di menzione vi è un quinario d’oro inedito di Probo a fior di conio, un medaglione di Costantino, uno di Alessandro Severo, un gran bronzo di Emiliano di buona conservazione ed uno di Antinoo. Il medaglione di Alessandro (Cohen N. 232, ediz. 1°), bellissimo per conservazione e per patina, è stato consegnato ad un orefice per farne un gioiello da signora, con gran dispiacere dei raccoglitori.

Di altre monete venute in luce, citerò il raro ducatone di Camillo principe di Correggio, che differisce da quello riportato da Quirino Bigi, il quale probabilmente lo descrisse senza averlo presente; (Di Camillo e Siro da Correggio e della loro zecca. Modena 1870, tavola VI, N. 52), e finalmente una monetina d’argento di Segni non comune, (Garrucci, tav. LXXXII, N. 20).

La messe è stata davvero importante, tutte le serie e tutte le epoche hanno avuta la loro parte; è da deplorarsi soltanto che i due ripostigli offrano poco interesse, sia per la storia, sia per la numismatica, alle quali non portano alcun contributo veramente nuovo.


Una lettera del Cav. G. Fraccia. — Riceviamo, con preghiera di pubblicazione, la seguente, a cui diamo posto volentieri, sia per debito d’imparzialità, sia per lasciare, come abbiamo altre volte espresso essere nostro desiderio, che tutte le opinioni possano essere liberamente esposte nella Rivista. Mentre però diamo la lettera integralmente nella sua parte scientifica, abbiamo creduto opportuno sopprimervi qualche periodo, che da questo campo si allontanava, invadendone altri, di cui non giova intrattenere i nostri lettori.

È innegabile che nelle nuove ragioni apportate dal Cav. Fraccia vi sia dell’acume e della giustezza di vedute; e, quantunque intravvediamo qualche altra obbiezione, che vi si potrebbe fare, non crediamo il caso di prolungare la polemica, lasciando ohe il lettore si formi da sé il proprio [p. 319 modifica]concetto, ora che le due parti hanno esposto il loro modo di vedere. Non sarebbe stato d’altronde gentile da parte nostra il riservarci noi l’ultima parola. Ecco la lettera:

«Al Chiarissimo Cav. Francesco Gnecchi Redattore della Rivista Italiana di Numismatica — Milano.

« Nel fascicolo I, anno III, 1890, del pregevole periodico, ora da Lei e dall’egregio di Lei fratello diretto, leggo a pag. 160-162 due articoli, co’ quali è a Lei piaciuto onorare di sua autorevole recensione i due ultimi miei opuscoli: Su due contromarche in monete romane, ed Antiche monete siciliane, ecc.

« Nel rendere alla Signoria Vostra Chiarissima le più sentite grazie per tanto onore e per tutti i benevoli apprezzamenti e gentili espressioni usate a mio riguardo, io La prego accordare ospitalità nelle colonne dello stesso plaudito periodico alla presente, mercè la quale vorrà, spero, permettermi le seguenti brevi e rispettose osservazioni, responsive a’ cortesi appunti da Lei fattimi, e de’ quali io mi tengo non meno onorato.

. . . . . . . . . . .


« Venendo al merito di ciascun di essi, ed incominciando da quello ch’Ella esamina l’ultimo, cioè «Antiche monete siciliane,» ecc., due cose Ella vi lamenta: 1° la mancanza delle Tavole; 2° la scelta del Buonarroti nel pubblicarlo. Ed io le dirò francamente che trovo, in generale, la prima giustissima; né, in generale, ho per essa che le attenuanti; e della difficoltà de’ mezzi (più che pecuniaria, di materiale esecuzione in Palermo, facendo capo al Museo); e dell’esempio, certamente non nuovo di tanti altri cataloghi, repertori, ecc, ed anche grandi opere; e finalmente dell’essermi io perciò a tutt’uomo studiato di supplirvi, oltrecchè col richiamo a quegli altri miei lavori che n’eran forniti, con tali minute e precise descrizioni, di cui i provetti cultori di numismatica, pe’ quali io veramente scrivo, potevano restar contenti, come difatti è avvenuto.

« In particolare però, e per quel che riguarda l’altra parte di questo primo lamento, quella, cioè, relativa a verifica, controllo, fiducia, ecc., a me basta farle semplicemente notare (ciò che per altro risulta dal cenno preliminare, e va per ogni singola moneta indicato dalle corrispondenti iniziali poste in margine per additarne la provenienza), che trattandosi di monete tutte già appartenute da insigni e reputatissime collezioni, e tutte poi scelte, acquistate, accettate, classificate, collocate, registrate, in uno dei primi Musei d’Italia, qual è quel di Palermo, concepir su di esse, foss’anche una [p. 320 modifica]sola, il menomo sospetto, sarebbe lo stesso che concepirlo e mancar di fede a quelle collezioni, a quel Museo, ed agli illustri uomini che l’han diretto e il dirigono.

« Quanto al secondo di Lei lamento poi circa la scelta del Buonarroti per la pubblicazione di quest’opuscolo, Le fo primieramente riflettere che gli esemplari destinati agli Istituti, ai periodici ed ai personaggi nostrani e stranieri in numismatica più competenti furono le tirature a parte (estratti) fattine appositamente eseguire; ma che del resto, per quanto grandi ed invadenti fossero le odierne tendenze a specializzare, com’Ella ben dice, e la superiorità in ciò della Rivista non sarà mai certamente (è almeno a sperarlo) che si arrivi a tal punto di esclusione, da interdire la concorrenza ad ogni altro periodico letterario e storico, che non sia affatto da sezzo, qual certamente non è il Buonarroti.

. . . . . . . . . . .


« Passiamo ora all’altro mio opuscolo: Su due contromarche in monete romane, ecc.

« Crede dunque anch’Ella che soverchia sia l’importanza da me attribuita alla contromarca APRON sul Q. B. della Quinctia da me prodotto, e crede così perchè a stabilire che Apronio fosse monetario di Augusto e non di Giulio Cesare, meglio che questa mia, che pur Le piace ammettere che sia una prova, « ne abbiamo già un’altra più sicura nelle monete di Galo, Messalla e Sisenna compagni monetari di Apronio sotto di Augusto, che sono dell’identico tipo. — Ma stando sempre alla distinzione ch’io fo nel mio opuscolo fra prove di fatto, ricavabili da monumenti, e teoriche induzioni, non era appunto questo ch’io a pag. 5 e 6 dimostrava non provar nulla? — Che cosa difatti, io diceva, potevan provare questi quattro piccoli bronzi di tipo affatto alieno a qualsiasi cronologica applicazione, quando di tutti questi quattro monetari «non vi si trova che il solo nome, senza alcun prenome o soprannome che potesse con maggior probabilità fissarne l’epoca; quando son essi storicamente sconosciuti, come Sisenna e Gaio, o di nome comune all’epoca di Cesare e di Augusto come Messalla ed appunto il nostro Apronio?» — Si degni Ella adunque, Chiarissimo Signore, rileggere quelle due pagine del mio povero opuscolo, e nella pienissima sua buona fede si convincerà che l’importanza da me, in quel senso, attribuita alla monete in parola non era per niente soverchia.

« Ed ora all’altra contromarca, NCAPR.

« Ella crede ch’io abbia non citata, anzi a bella posta taciuta per rendere la mia più accettabile quella spiegazione che stima invece [p. 321 modifica]ragionevolissima e oramai comunemente ammessa come la vera ed alla quale dichiara attenersi come assai più ovvia: l’antica spiegazione Nero Caesar Aug PRobavit.

« Ma su questa interpretazione, ch’Ella suppone non poter essere da me ignorata, io comunque si fosse, non poteva, non che come Lei adagiarmi, pih che tanto fermarmi: prima, perchè non comunemente ammessa, com’Ella dice, ma anzi da nissuno dei più insigni scrittori di contromarche da me consultati e citati nemmen ricordata; secondo perchè ne così ragionevole e molto meno poi vera, com’Ella asserisce, ma invece assolutamente da escludersi in quanto che (lasciando anche stare, se così Le piace, il nesso AP e la finale ON dell’altra, che secondo me, e com’io ho dimostrato, deve darci la chiave e la spiegazione ragionevole e vera di questa), mentre questa contromarca non appare più intera, in alcuna delle monete intermedie fra quelle del 1° anno di Claudio e quelle di Nerone, le lettere NC si trovano poi in monete a Nerone posteriori. E difatti non più un solo intero NCAPR si trova in alcuna delle altre monete dello stesso Claudio; né di Messalina, né di Britannico, né di Agrippina giovine, ecc.; né è suppoponibile che giusto in quel periodo di 13 anni quanti ne corrono sino a Nerone, in nessuna di esse si fosse più applicata, massime se per causa politica, o per bisogno di aumentarne il valore; ciò che, come infra rammenterò, non necessitava ch’esse fossero fruste. — Vediamo invece le lettere NC che formerebbero il cavallo di battaglia di quella spiegazione (il famoso supposto Nero Caesar) su monete a Nerone posteriori, su quelle segnatamente di Vespasiano, che ne portan bensì il nome in contro marca, e difatti il de Saulcy, in questo genere a tutti maestro, cercava interpretare Nummi Centum. Or, tutto questo mi pare ch’io già l’avea nel mio opuscolo largamente dimostrato, perché non mi fosse stato mestieri di ricorrere a tacere a bella posta una spiegazione ovvia e comoda sì a chicchessia, ma ragionevole o vera non mai.

« Ed ora veniamo alla mia:

« A Lei pare, o almeno Ella dubita, che la spiegazione da me proposta non possa essere seriamente accettata inquantoche non abbia un fondamento ragionevole. E ciò per due principali motivi: 1° non trovarsi in nessun documento storico resistenza di una Coorte Aproniana; e questo Le fa pensare che io al solo scopo di dare la spiegazione di una contromarca voglia creare (sic) una coorte; 2° il ripetersi di questa stessa contromarca su’ bronzi di Claudio portanti la data del 41 d. C. mentre la prima contromarca di Apronio sarebbe del 12 a. C. anteriore cioè di 53 anni: e sebben riconosca ch’io sia riuscito a provare che materialmente la cosa non era impossibile, trova pure [p. 322 modifica]questa possibilità materiale ben diversa dalla probabilità; né sa spiegarsi come i bronzi di Claudio fossero già frusti (dacché, come ognun sa, Ella aggiunge, i bronzi contromarcati di Claudio come tutti in generale quelli portanti contromarca sono di pessima conservazione) e avessero perciò bisogno di una contromarca nell'anno stesso in cui venivano battuti.

« Ma io La prego a voler riflettere (ciò che bensì risalta da tutto il mio povero e mal compreso lavoro):

« 1° Che qui non si tratta di una Coorte storica, rammentata in un monumento stabile; sibbene di una semplice contromarca castrense di occasione, in cui momentaneamente veniva applicato il nome di colui che ordinava o permetteva un nuovo corso fiduciario;

« 2° Che, difatti, qui non si tratta più del Monetario di Augusto del 12 a. Cristo; ma bensì del Proconsole, Generale di Armata, Governatore di piazze forti, che appunto in que' 53 anni e sino all'ultimo di essi vediam figurare in Africa e in Germania nella stessa persona di Lucio Apronio.... Ed ora non Le dispiaccia ch'io aggiunga (ciò che non trovasi nel mio opuscolo, ma Ella non doveva ignorare) un prezioso riscontro di fatto, un monumento, cioè, che nel modo più solenne ed indiscutibile costringe a non potersi più mettere in dubbio nel nostro personaggio quella continuata superiore ingerenza negli affari monetali delle Provincie da lui occupate, ch’io, per solo teorico e storico intuito, aveva già indovinata; convertendo così quella ch'Ella chiama possibilità materiale ben diversa dalla probabilità, in una quasi certezza. — Farlo di quei grandi, mezzani e piccoli bronzi (intere monete di tutto conio e non contromarche) battuti in Africa sotto Tiberio ed appunto durante la guerra contro Tacfarina (pag. 11 del mio opuscolo), nell’anno 20 di C: « PERMISSV L • APRONI • PROCOS III • » come nella loro leggenda si legge. (V. Müller, Numismatique de l'ancienne Afrique. Vol. II, pag. 155 e seg. — E. Cohen 2° ed. I pag, 208, n° 216; pag. 210, n° 251.

« Non fo commenti. — Torno alla contromarca in esame.

« Nel farmi infine l’ultimo appunto, a Lei certamente anche sfuggiva quant'io altresì avea dimostrato: di tali contromarche Castrensi non esser solo a cercar ragione nel deperimento metallico delle monete su cui vennero applicate; ma bensì, e meglio, nel bisogno di crescerne il valore con un temporaneo e più alto assegno fittizio. E di fatti ed a maggior prova del mio assunto, in preveggenza dell’obbiezione da lei fatta, a pag. 13, nota 3°, io segnalava alcuni esemplari battuti « indubbiamente in quest’anno 41 di C. (uno specialmente della Collezione Nissardi) che lungi dall’esser frusti sono fior di conio e la nitida contromarca vi appare evidentemente coeva al conio [p. 323 modifica] stesso, come appunto doveva avvenire essendovi stata applicata nell’anno medesimo.»

« Ma predicava io dunque al deserto?!

« Spero che no; e qui fo punto, sicuro anzi che per tutte le suesposte ragioni anch’Ella non tarderà a farmi quella giustizia che molti mi han fatta; nel senso almeno, onde testé me l’ha resa uno dei più competenti nummologi contemporanei con queste parole:

« La conclusion de vôtre travail est amenée par un raisonnement aussi logique que serre, et pour ma part je la crois benne. À moins de nouvelles découvertes, je ne vois pas sur quels arguments on pourrait s’appuyer pouf la combattre.

« E la riverisco

« Aprile 1890.

« Obbl.mo
«Giovanni Fraccia».

«P. S.

« Non era nemmeno nel mio opuscolo, né sopra va rammentato (ma Ella avrebbe bensì dovuto saperlo) quant’ora, a maggior conferma di tutto, e salvo a meglio svilupparlo e trattarlo in appresso, sono ben lieto di poter anche aggiungere relativamente alla contromarca NCAPB.

« Trovo io ora adunque che non solo in Africa nella guerra contro Tacfarina, monete di ogni modulo furon battute: FERMISSV L. APRONI; ma che vi ha di più:

« Abbiamo un altro M. B., bensì per intero e sempre col dritto di Tiberio, portante nel rovescio la testa di Druse, ed intorno: L. APRONIVS HIPPONE LIBERA (Müller II, pag. 167, N. 378 E. Cohen, 2.° ed., I, pag. 220, N. 2).

« Né è tutto:

« Abbiamo in altre monete dello stesso genere nientemeno che il nome di Apronio, o tutto intero con l’A e la P legate (APRON) in un piccolo bronzo di tutto conio (Müller II, pag. 165, N. 303 — E. Cohen 2.° ed., pag. 210, N. 251), ovvero in contromarca portante non solo le stesse due prime lettere ugualmente legate (AP), ma bensì e meglio, tutte e tre del mio opuscolo, in unica sigla (AR) (Müller II, • pag. 4, N, 5, e pag. 7, N. 25).

« E né basta: Tanto nell’anzidetto piccolo bronzo, quanto in questa contromarche, abbiamo il nome di Apronio preceduta da una C staccata; cioè; C. APRON; C AP, e C AR.

« Ne vorrebbe di più?

« O non Le pare ora nemmeno che dal 12 a. C. in giù il nome di Apronio possa riapparire sulle monete ad indicare il personaggio [p. 324 modifica]medesimo? ancor non Le pare che l’AP molto più poi AR debbano assolutamente escludere (come a me era già bastato desumere dalla moneta Vallero) qualsiasi Probavit o Probata, e simili; e dell’egual maniera la C che sola precede quel nome qualsiasi Caesar o altro che non fosse la da me creata Coorte? — E così essendo, non Le pare un vero peccato che a completare la contromarca NCAPR ora non manchi che la sola N; e che la crudele assenza di questa lettera venga a dare il colpo di grazia al tanto comodo e vagheggiato Nero?!....

« G. Fraccia. »


Museo Provinciale di Bari. – Il giorno 18 maggio u. s. venne aperto al pubblico il nascente Museo Provinciale di Bari, impiantato per ora nell’Aula centrale dell’Ateneo.

Vendite di Monete. — Durante il trimestre che ora finisce ebbero luogo a Parigi le vendite di tre collezioni, Photiades Pacha (monete greche), Ponton d’Amécourt (merovingie) e Lépaulle (romane). — Ne daremo i particolari nel prossimo fascicolo.









[p. 577 modifica]



Un ripostiglio di monete d’oro medioevali a Roma. — Nello scorso settembre, un muratore, lavorando presso nn vecchio muro nella città di Roma, scopri un vasetto di terra contenente circa 260 monete d’oro. Quel tesoretto fu subito diviso in tre o quattro lotti, che andarono venduti agli antiquari della città.

Io ho potuto acquistarne circa la metà, altre ne ebbi sott’occhio, e riunendo poi le notizie, ohe mi furono fomite, su quelle che non potei vedere, mi trovo in grado di dare in succinto la descrizione di tutte le monete contenute in quel ripostiglio, persuaso che nella detta descrizione si trovino tutti i tipi rappresentati da quelle monete. — Per non dilungarmi in inutili descrizioni, citerò mano mano, pei tipi già noti, gli autori che li pubblicarono. Quanto alle monete inedite e specialmente all’unico zecchino di Pio II per Spoleto, mi riserbo di darne il disegno e parlarne a miglior agio in altra occasione.


BOLOGNA.

Paolo II (1464-71).


Zecchino. — D.: Leone rampante con vessillo; nel campo, cifra.

R.: S. Paolo stante. Ai lati, stemma del Pontefice e del Cardinal Capranica. (Cat. Rossi, pag. 85, N. 414).


FIRENZE.

Repubblica (1460-1490).


Zecchino. — D.: S. Giovanni in piedi.

R.: Giglio; tipo solito.

NB. Circa quaranta esemplari cogli stemmi di varie famiglie dall’anno 1460 fino al 1490; tutte pubblicate dall’Orsini.

[p. 578 modifica]

MANTOVA.

Lodovico III Gonzaga (1444-78).


Zecchino. — D.: Il Duca in piedi in abito da guerriero colla spada sguainata nella destra e sostenente colla sinistra lo stemma Gonzaga.

R.: S. Giorgio a cavallo che uccide il drago. (Bellini, De monetis Italiae, etc. Vol. II, pag. 73).

NB. Un solo esemplare di questo zecchino di esimia rarità conteneva il ripostiglio.

MILANO.

Francesco I Sforza (1450-66).


Ducato d’oro. — D.: Busto del Duca a destra.

R.: Il Duca a cavallo galoppante a destra (Gnecchi, N. 11).


Galeazzo Maria Sforza (1466-76).


Ducato d’oro, — D.: Busto giovanile del duca a destra.

R: Cimiero visconteo. (Gnecchi N. 9).


GENOVA.

Repubblica (1330-1339?)


Genovino. — D.: Castello genovese.

R.: Croce. (Cat. Franchini, N. 407).


Doge XXII (Raffaele Adorno) (1443-47).


Genovino. — D.: Cross-Pattee-Heraldry.svg r : a : dvx : ianven : xxii : Castello.

R.: Cross-Pattee-Heraldry.svg conradvs: rex: romanor: 1: .... Croce. (Gandolfi, Tav. III, 27).


MACERATA.

Innocenzo VIII (1484-92).


Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro nella barca che ritira le reti. (O. Vitalini Di alcune monete inedite e non ancora segnalate. In «Bollettino di Numismatica e Sfragistica». Vol. I, pag. 15; tav. I, n. 2).

NB. Di questo rarissimo zecchino il ripostiglio conteneva due esemplari di conio perfettamente identico.

[p. 579 modifica]

ROMA.

Senato romano (1300-1347?)


Zecchino. — D.: S. Pietro che consegna il vessillo al Senatore.

R.: Il Salvatore fra nove stelle. (Cinagli, N. 3).


Eugenio IV (143147).


Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro stante. (Cinagli, N. 2).


Nicolò V (1447-55).


Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro stante. (Cinagli, N. 1).


Calisto III (1455-58).


Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro nella nave col remo e la croce. (Cinagli, N. 2).


Pio II (1458-64).


Zecchino. — D.: Stemma, m nel giro.

R.: S. Pietro stante. (Cinagli, N. 2).

Zecchino. — D.: Stemma. Cifra ad in monogramma.

R.: S. Pietro stante. (Cinagli, Suppl. N. 31).

Zecchino. — Cross-Pattee-Heraldry.svg pivs • papa • secvndvs • (Mezzaluna) Stemma.

R.: Cross-Pattee-Heraldry.svg s • petrvs • de te mantova (sic). Il Santo in piedi.

Assai curiosa è la leggenda del rovescio di questo zecchino, e nessuno, ch’io sappia, si è finora accinto a darne una spiegazione. Questa moneta fu pubblicata per la prima volta sul Catalogo del Museo di Vienna (1769). Il rovescio, come appare dal disegno, era di cattiva conservazione e vi si legge: Cross-Pattee-Heraldry.svg s . petrvs de te ma iii ... . Lo Zanetti (Nuova raccolta delle monete, ecc. Vol. II, pag. 481) riporta questo zecchino, togliendolo appunto da quel Catalogo, e descritte esattamente le parole della leggenda, aggiunge: delle quali lascio agli eruditi la interpretazione; quando mai nel disegno non vi fosse errore. — Il Cinagli (Le monete dei Papi, pag. 62, n. 8) copia dallo Zanetti [p. 580 modifica]questo zecchino, e non vi aggiunge alcun commento. Trovo poi questa moneta nel Catalogo della vendita Rossi (pag. 296, N. 3839) colla leggenda del rovescio variata come segue: s • petrvs • ite • mantova • Il compilatore pone lo zecchino nella serie di Roma, mettendo in nota che la leggenda al lato sinistro del rovescio è alquanto confusa.

L’esemplare, che io ho sott’occhio e che è di bella conservazione, porta precisamente nel rovescio le parole: s • petrvs • de te mantova. Ora, che cosa possono significare queste parole su di uno zecchino di Pio II? Sappiamo dalla storia che questo Pontefice, bramando tentare una nuova crociata contro i Turchi, convocò un’Assemblea a Mantova nel 1463, dove si decise per l’anno seguente una spedizione, di cui il Papa stesso voleva mettersi alla testa; senonchè, mentre nell’agosto dell’anno dopo stava per mettere in atto questo suo pensiero, lo colse una febbre in Ancona e vi mori. Non potrebbe quella leggenda ricordare l’Assemblea di Mantova? Pio II, disposto a partire in persona per quella spedizione, volle eternare quel fatto nelle sue monete, e ne coniò parecchie, ove vediamo il Papa stesso su di una nave in atto di partire, colla leggenda: dirige domine gressvs nostros o coll’altra: exvrgat • d . et . dissipentvr . inimici . eivs • Non è dunque possibile che egli abbia voluto ricordare in altra moneta l’origine e il movente di quell’impresa, l’Assemblea di Mantova? In tal caso, si dirà, perchè quel mantova scritto all’italiana, invece di mantva, come vediamo su tutte le monete anteriori e contemporanee di quella città? E poi, qual è il significato delle lettere de te che precedono la parola mantova? È un quesito ch’io non so sciogliere e ne propongo la soluzione ai numismatici, ben lieto se qualcuno me ne darà una plausibile spiegazione. In ogni modo la moneta non può essere coniata a Mantova, come vorrebbe taluno. A giudicarne dal tipo e dal disegno, essa uscì molto probabilmente, come altri zecchini di Pio II, dalla zecca di Foligno e sarebbe opera dell’incisore Emiliano Orfini.

[p. 581 modifica]

Paolo II (1464-71).


Zecchino. — D.: • pavlvs • p • p • (rosetta) secvndvs • Stemma sormontato dalle chiavi e dal triregno.

R.: • s . petrvs . alma . roma. S. Pietro in piedi di prospetto colle chiavi nella destra e un libro nella sinistra. (Inedito).

NB. Questo rovescio, comune negli zecchini di Nicolò V, di Calisto III e di altri, era affatto sconosciuto in quelli di Paolo II.

Zecchino. — D.: Arme sostenuta da due angioli.

R.: Il Salvatore e S. Pietro; pecorelle che pascolano; colla leggenda: Cross-Pattee-Heraldry.svg petre pasce oves meas. (Cinagli, N. 4).

Zecchino. — D.: Stemma.

R.: — S. Pietro che dà le chiavi al Papa genuflesso (Cinagli, N. 11).

Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro e S. Paolo stanti. (Cinagli, N. 12).

Zecchino. — D.: Stemma.

R.: Santa Veronica col Sudario. (Cinagli, N. 13).


Sisto IV (1471-84).


Zecchino. — D.: Stemma.

B.: S. Pietro e S. Paolo in piedi. (Cinagli, Suppl. N. 89).

Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro nella barca che ritira le reti. (Cinagli, N. 3).

Zecchino. — D.: Stemma.

R.: S. Pietro come nel precedente. (Cinagli, N. 4).


Innocenzo VIII (1484-92).


Zecchino. — D.; Stemma.

R.: S. Pietro nella barca che ritira la rete. (Cinagli, N. 3).


SPOLETO.

Paolo II (1464-71).


Zecchino. — D.: • pavlv • ii • pont • max • an • i • Stemma.

R.: • s • petrvs ’ in . pvin . dvcat. Il Santo in piedi.
NB. Questo zecchino, unico nel ripostiglio, è il primo che si conosca coniato in provinciae dvcatv, ossia per Spoleto. È moneta importante e merita una speciale illustrazione, ciò che farò in uno dei prossimi fascicoli della Rivista. [p. 582 modifica]

VENEZIA.

Andrea Contarini (1368-82).


Zecchino. — Tipo solito.


Tomaso Mocenigo (1414-23).


Zecchino. — Tipo solito.


UNGHERIA.


Ladislao Postumo (1452-57).


Ducato. — Vari esemplari variati.


Mattia Corvino (1458-90).


Ducato. — Vari esemplari variati. Tanto questi, quanto quelli di Ladislao, sono tutti descritti nel Catalogo Wellenheim.

Tenuto conto delle monete di data più recente, se ne deduce che il tesoretto fu nascosto negli ultimi anni del secolo XV, e verosimilmente nell’occasione dell’entrata di Carlo VIII re di Francia in Roma (21 dicembre 1494). Nulla di più naturale che all’appressarsi del sovrano conquista* tore, nel timore di un saccheggio e nella incertezza degli eventi, quegli abitanti pensassero a mettere in salvo il fatto loro dalla rapacità degli invasori.


Nuove falsificazioni in vista. Ci affrettiamo a mettere in guardia gli amatori di Numismatica contro due nuove falsificazioni di monete italiane, appena terminate, e delle quali solo pochi esemplari finora sono apparsi in commercio.

Una di queste è un Testone di Bellinzona:

D/ — VRANIE • SVIT • ET • VNDERVALD

Nel campo gli stemmi dei tre Cantoni, disposti orizzontalmente. Al disopra, aquila bicipite coronata.

R/ — S • MARTINVS • EPISCOPVS

Il santo in piedi in abito militare col vessillo nella destra e la spada nella sinistra.

(Biondelli, Bellinzona e le sue monete. Pag. 27, N. 8).

[p. 583 modifica] L’altra moneta è un raro Testone di Ludovico II Fieschi per Messerano:

D/ — Cross-Pattee-Heraldry.svg LVDOVIC • FLISC • LAVANIE Ȝ C DO
Busto a destra. Testa nuda.

R/ — IHS • AVTEM • TRAN • P • MED • ILL • IB
Scudo inclinato colle bande dei Fieschi, sormontato da elmo con lambrecchini, e sopra, aquila imperiale coronata.

(Promis, Monete delle zecche di Messerano e Crevacuore dei Fieschi e Ferrero. Tav. II, N. 4 e 6).

Sappiamo positivamente che queste due monete furono testé fabbricate in una città vicina, e conosciamo anche i nomi degli autori, e di quelli che si incaricano di spacciarle. Se questa zecca clandestina continuerà a produrre cimelii antichi e a gabbare gli amatori novizii, siamo pronti anche a dare maggiori schiarimenti sulla località e sugli autori di queste bricconerie, delle quali non sarebbe male che anche l’Autorità se ne immischiasse un pochino.

Le due monete sopra descritte furono prodotte su due esemplari autentici, mediante la galvanoplastica. Si vede che gli autori, ancora inesperti in questo mestiere, trovano delle difficoltà nel congiungere il dritto col rovescio, mantenendo lo spessore naturale della moneta, cosicché quei due testoni sono più grossi del vero. Questo solo fatto basta ai raccoglitori provetti a metterli in avvertenza, e a far loro conoscere l’inganno. Ciò sanno benissimo gli spacciatori di queste monete, e perciò questi Becker da strapazzo portano sempre i loro prodotti ai piccoli amatori e ai principianti, e si guardano bene dal farli vedere a quelli che hanno lunga pratica nelle monete.

Aggiungerò infine che gli stessi messeri si propongono di fare altre monete, e vedendo che il mercato monetario ne è sprovvisto, pensano anche a fabbricare dei piéforts i quali sono molto accetti agli amatori. Per far questi essi adopreranno probabilmente testoni e scudi genuini, segandoli in mezzo ed applicandovi fra il diritto e il rovescio [p. 584 modifica]la quantità necessaria d’argento. Gli amatori li riconosceranno facilmente, esaminando l’orlo della moneta, il quale, per quanto si faccia, mostra sempre i segni evidenti della saldatura e conseguente operazione della lima.

La Direzione.


Monete per la Colonia Eritrea. — Con Decreto Reale 10 agosto veniva stabilita la coniazione di una moneta speciale per la Colonia Eritrea, e con altro decreto, medesima data, si fissava la quantità e qualità degli spezzati d’argento di tale coniazione. Diamo il testo dei due decreti e l’impronta di due spezzati del Tallero Eritreo, ossia il pezzo da 4/10 pari a due lire italiane e quello da 1/10 pari a 50 centesimi. — La zecca di Roma ha testé terminata la coniazione di un milione di pezzi da L. 2, (v. al basso del rovescio la sigla R) e quella dì Milano sta attualmente eseguendo la coniazione dei due milioni di pezzi da 50 Cent. (sigla M al basso nel rovescio). Del tallero si intraprenderà la coniazione col principio del prossimo anno. Lo Speranza, incisore della zecca di Roma, è l’autore dei conii e sta ora apprestando quello per i pezzi da una lira.


Rivista italiana di numismatica 1890 p 611.png


[p. 585 modifica]

I.

UMBERTO I

per grazia di dio e per volontà della nazione

RE D’ITALIA.

Viste le leggi 24 Agosto 1862 N. 788 Serie I e 17 Luglio 1875 N. 2651 Serie II sull’ordinamento monetario del Regno.

Visto l’articolo IV della Convenzione addizionale tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia approvata con legge 16 Luglio 1890 N. 7016 Serie III.

Visti gli articoli I e III della legge 1° Luglio 1890 N. 7008 Serie III sull’Ammin. della Colonia Eritrea.

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro ad interim degli Affari Esteri e del Ministro del Tesoro di concerto col Ministro dell’Agricoltura Industria e Commercio;

Udito il parere del Consiglio di Stato;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Abbiamo decretato e decretiamo quello che segue:

Art. I.

Le Zecche del Regno conieranno monete decimali speciali da aver corso legale esclusivamente nel territorio dell’Eritrea e consistenti in pezzi da un Tallero eritreo, 4/10, 2/10, 1/10, 2/100, 1/100 del Tallero stesso equivalenti rispettivamente ad italiane lire cinque, due, una e centesimi cinquanta in argento, ed a centesimi 10 e 5 in bronzo.

Art. II.

Il Tallero Eritreo, pari a lire cinque italiane, avrà il diametro di mm. 40 ed il peso in lega di gr. 28.125, conterrà otto decimi d’argento fino, cioè gr. 22.500, e quindi sarà al titolo di 800 millesimi.

La tolleranza di coniazione in più ed in meno sarà di 3 millesimi per gramma sul peso e di 2 millesimi sul titolo.

Porterà nel retto la nostra effigie coronata rivolta a destra colla leggenda intorno umberto i re d’italia e l’anno di coniazione. Sul verso l’Aquila di Savoia ed il valore espresso in italiano, in amarico e in arabo.

Il contorno sarà scanalato.

Art. III.

I sottomultipli in argento del Tallero eritreo da L. 5 cioè i pezzi da 4/10 2/10 e 1/10 di tallero pari a L. 2, 1 e Cent. 50 verranno coniati in piena conformità degli Art. I e III della legge 24 Agosto 1862 N. 788, tanto riguardo al titolo, al peso ed al diametro, quanto rispetto alla tolleranza di fabbricazione sul titolo e sul peso.

[p. 586 modifica]L’impronta del retto sarà conforme a quella del Tallero, sul verso avranno in alto la leggenda: colonia eritrea, in basso due rami riuniti d’alloro e nel centro la stella d’Italia ed il valore in italiano, in amarico ed in arabo.

Il contorno sarà scanalato.

Art. IV.


I sottomultipli in bronzo cioè i pezzi da 2/100 e 1/100 di Tallero pari ad italiani Centesimi 10 e 5 di lira verranno coniati in piena conformità degli art. I e IV della legge 24 Agosto 1862 N. 788, tanto riguardo alla lega, al peso ed al diametro, quanto rispetto alla tolleranza di fabbricazione.

Porteranno nel retto la nostra effigie coronata volta a sinistra colla leggenda umberto i re d’italia, e l’anno di coniazione; il verso ed il contomo saranno come negli spezzati, di cui all’Art. III.

Art. V.


II Tallero Eritreo, d’intrinseco eguale al pezzo da L. 5 del Regno, avrà potere liberativo per qualunque importo, e sarà dato e ricevuto dalle Casse pubbliche e fra privati nell’Eritrea, senza limite di somma.

Niuno è obbligato a ricevere in pagamento una somma maggiore di dieci talleri eritrei o lire cinquanta in spezzati d’argento, di cui all’Art. III, ma le Casse pubbliche nell’Eritrea li riceveranno per qualunque somma.

Le monete di bronzo non si accettano che per le frazioni di 2/10 di tallero o di una lira.

Art. VI.


La Tesoreria provinciale di Napoli eseguirà a richiesta il cambio delle monete speciali per la Colonia Eritrea con monete identiche aventi corso in Italia.

Art. VII.


Con successivi decreti reali sarà determinata la quantità proporzionale di spezzati d’Argento e di Bronzo speciali per la Colonia Eritrea da coniarsi per i singoli tagli indicati nei precedenti Art. III e IV.

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Monza il 10 Agosto 1890.

firmato Umberto.

contrassegnato Giolitti.



[p. 587 modifica]

II.

UMBERTO I

per grazia. di dio e per volontà. della nazione

RE D’ITALIA.


Visto il nostro Decreto 10 Agosto 1890

Sulla proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro ad interim degli Affari Esteri e del nostro Ministro del Tesoro, di concerto col Ministro d’Agricoltura Industria e Commercio;

Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Art. unico.


La quantità proporzionale di spezzati d’argento da 4/10 2/10 e 1/10 di Tallero Eritreo, pari a L. 2, 1 e Cent. 50 da coniarsi per la Colonia Eritrea, è fissato come appresso:

Pezzi N. 1.000.000 da 4/10 di Tallero equivalenti a L. 2.000.000
» » 3.000.000 da 2/10 » » » » 3.000.000
» » 2.000.000 da 1/10 » » » » 1.000.000
Pezzi N. 6.000.000 L. 6.000.000


Ordiniamo che il presente decreto munito del Sigillo dello Stato sia inserto nella Raccolta Ufficiale delle leggi, ecc., ecc.

Dato a Monza, addì 10 Agosto 1890.

firmato Umberto.

contrassegnato Giolitti — Miceli.

Vistato — Zanardelli.


Club Numismatico. — Lo scorso Giugno venne fondato a Vienna un Club d’amatori di monete e medaglie, scopo del quale è di agevolare le relazioni fra i numismatici mediante riunioni settimanali. Il Club pubblica un bollettino mensile per le notizie numismatiche e s’occuperà di promuovere esposizioni, di coniare medaglie e gettoni e infine di tutto quanto riguarda gli studi numismatici, ai quali certo porterà non piccolo giovamento. Mentre gli mandiamo i nostri migliori auguri, non possiamo a meno di esclamare con qualche rammarico: Quando sarà possibile una simile istituzione in Italia?

[p. 588 modifica] Il premio di Numismatica all’Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere di Francia venne ultimamente conferito al Repertoire des sources imprimées de la Numismatique française dei signori Arturo Engel et Raimondo Serrure.

Mandiamo a questi nostri buoni amici le più vive felicitazioni, cui non dubitiamo si associeranno tutti i lettori della Rivista.

Nuovi doni al Gabinetto Numismatico di Brera. — Nel corrente anno, oltre al raro grosso di Giancarlo Visconti, donato dal Sig. E. Osnago (v. Fasc. I, Riv. 1890), il Regio Gabinetto ha ricevuto i seguenti doni:

Dalla on. Direzione della Biblioteca Nazionale di Brera, un esemplare in bronzo della medaglia offerta dalla Società d’Esplorazione Commerciale in Africa a Gaetano Casati.

Dal Sig. Cav. Ercole Gnecchi, una moneta d’argento di Carlo V per Casale.

Dal Sig. Gaetano Oldrini, un piccolo bronzo del Basso Impero.

Dal Sig. Rag. Annibale Ghisalberti, una pseudomoneta di Messerano.

Dal Sig. Colonn. M. G. Clerk, di Londra, una moneta d’argento dell’India Meridionale.

Dal Sig. Ercole Mazzoni, una tessera di Malacca nelle Indie.

Dal Sig. Alessandro Cornelio, una moneta del Messico.

Da un anonimo, un saggio in piombo (a modo di piéfort d’una medaglia di L. Cossa per Francesco T.

Dai Sigg. Eredi di Antonio Gavazzi, due medaglie in bronzo.

Dal M. R. Don Bernardo Galli, un esemplare in bronzo della medaglia coniata recentemente per la reintegrazione del culto al B. Zaccaria.

Dal Sig. Prof. Lodovico Pogliaghi, due esemplari in bronzo della medaglia di premio, da lui modellata, pel Tiro a Segno Nazionale in Roma, 1890, incisa da A. Cappuccio.

Dal Sig. Luigi Brogli, un esemplare in bronco della [p. 589 modifica]medaglia da lui incisa in onore di S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri, Francesco Crispi (settembre 1890).

Dai Sigg. Fratelli F. ed E. Gnecchi una serie di bolle papali ed altri piombi diversi nonché sette pregevoli luigini battuti pel Levante.

Per la storia dei Periodici numismatici italiani. — Il nostro collega Ambrosoli desidera di raccogliere tutti i dati possibili intorno alle varie pubblicazioni periodiche di Numismatica che si succedettero in Italia. Nel Fasc. I, Annata I di questa Rivista, fu stampato un elenco di tali periodici, che qui si ripete con qualche lieve ritocco; se alcuno fra i nostri cortesi lettori avesse notizia di altri giornali numismatici italiani, farebbe cosa grata informandone il Dott. Ambrosoli oppure la Direzione della Rivista.

Oltre ai periodici esclusivamente o prevalentemente numismatici, si desidera aver notizia di tutti quegli altri che abbiano avuto per programma di occuparsi anche di Numismatica, come la Raccolta Veneta, il Giornale degli Eruditi, ecc., ecc. Ecco l’elenco di cui abbiamo parlato:

Giornale Numismatico, diretto da Fr. Maria Avellino, Napoli, 1808-12.

Annali di Numismatica, diretti da Giuseppe Fiorelli, Roma e Napoli, 1846-61.

Memorie Numismatiche, pubblicate da Demetrio Diamilla, Roma, 1847.

Notizie peregrine di Numismatica e d’Archeologia, pubblicate da Federico Schweitzer, Trieste, 1851-61. (Sei decadi).

Rivista della Numismatica antica e moderna, diretta dapprima da Agostino Olivieri, poi da Ernesto Maggiora-Vergano Asti, 1864-65.

Rivista Numismatica Italiana (Continuazione della precedente), pubblicata da E. Maggiora-Vergano, Asti 1866.

Bullettino di Numismatica Italiana, diretto da Antonio Riccardo Caucich, Firenze, 1866-70.

Periodico di Numismatica e Sfragistica per la storia d’Italia, diretto dal Marchese Carlo Strozzi, Firenze, 1868-74. (Sei annate).

Bullettino d’Arte, Antichità, Numismatica, ecc., pubblicato da Raffaele Dura, Roma, 1881-82.

Gazzetta Numismatica, diretta da Solone Ambrosoli, Como, 1881-87. (Sei annate).

Bullettino di Numismatica e Sfragistica per la storia d’Italia, diretto da Milziade Santoni e Ortensio Vitalini, Camerino, 1882-87.



Note

  1. A questo proposito non sapremmo abbastanza raccomandare agli orefici di non aver troppa fretta nel mettere alla fondita le monete provenienti da ripostigli. Dalle moneto di Sartirana avrebbero ricavato per lo meno il triplo dell’intrinseco. È poi anche da raccomandarsi ai proprietari, nel caso di ritrovamenti, di non dare in natura la metà d’oso appartenente all’operaio scopritore del ripostiglio, il che di solito equivale a buttarle nel crogiolo; ma di occuparsi essi stessi della vendita presso gl’intelligenti in materia. Sul prezzo che ricaverebbero dall’orefice non perderanno mai e sovente anzi ne avranno grande vantaggio; e se qualche cosa potesse valere anche quest’altro argomento, diremo loro che si renderanno sempre benemeriti verso la scienza. Siccome poi queste nostre righe, pel tramite solo della Rivista, non perverranno probabilmente fino a chi sono indirizzati, saremo gratissimi a quei giornali quotidiani che volessero pubblicarle nelle loro colonne, contribuendo così alla diminuzione del vandalismo che pur troppo non è morto nel secolo che s’intitola dei lumi; vandalismo che riesce sempre a danno anche di chi n’è autore.