516 proverbi sul cavallo/Mantelli e segni particolari

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Mantelli e segni particolari

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False apparenze Modi di dire

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Mantelli e segni particolari.


1. Alzan bruciato prima morto che stancato, e gli spagnuoli:

Alzan tostado, antes muerto que consado, ed i latini:

Equus fulvus prius enectus quam fatigatus.

Alzano viene dal greco Alazon = superbo.

Per lunga pezza si è ritenuto che cavalli di un certo colore del mantello fossero migliori di certi altri di diverso colore, e grande importanza attribuivasi a certi colori, ed a certi segni particolari. Oggidì queste credenze si sono molto modificate, essendosi riconosciuto che sotto qualsiasi mantello si trovano dei cavalli buoni e dei cavalli viziosi, giacchè la loro conformazione esercita una ben maggiore influenza sulle loro attitudini ad un lavoro piuttosto che ad un altro, che non la varietà del pelo e dei segni particolari. Ciò nulla di meno, che la diversa colorazione del mantello abbia una qualche influenza sulla maggiore o minore bontà del cavallo, l’esperienza tenderebbe a provarlo. È poi ancora da aggiungere che molte idee al riguardo sono più che da altro, ispirate dall’abitudine, dalla moda e dalle razze locali stabilite ab antiquo anzichè basate su fatti serii e constatati. Per il Veneto ad esempio [p. 91 modifica]un buon cavallo deve esser grigio-storno e tali erano per lo più i famosi cavalli friulani, di cui ora è quasi scomparsa la razza; per il Pugliese invece il solo baio ha credito ed è preferito a qualunque altro; gli spagnoli hanno gran buona opinione dei sauri-bruciati, come lo dimostra il proverbio riferito; in egual modo la pensano gli arabi, al qual proposito piacemi riferire il seguente aneddoto: «Ben Dyah, capo rinomato del deserto, vissuto verso l'anno 905 dell’Egira, essendo inseguito da un altro capo arabo, si volse verso il figliuol suo e gli domandò: Quali sono i cavalli alla testa del nemico?» «I cavalli bianchi» rispose il figlio. — «Bene dirigiamoci verso il mezzodì ed essi si fonderanno come il burro.» — Qualche tempo dopo rivolgendosi di nuovo al figlio, gli domandò: «Quali sono ora i cavalli alla testa del nemico?» — «I cavalli neri» rispose quegli. — «Bene, portiamoci nel terreno pietroso e nulla avremo a temere.» — Cambiò di strada e in poco tempo il nemico scomparve a distanza. — Per la terza volta Ben Dyab domandò: «Ed ora quali sono i cavalli alla testa del nemico?» — «I cavalli sauri-bruciati ed i baio-bruni.» — «In questo caso» gridò Ben Dyab «al nuoto, miei figli e speroni nel ventre chè questi potranno raggiungerci.» — Ripeterò ancora le seguenti espressioni in uso presso gli arabi: «Se ti dicono che si è veduto un cavallo volare per l’aria, domanda di che colore era e se ti rispondono, baio, credilo.» Per l’arabo il cavallo pezzato non ha valore; è da fuggirsi, dicono essi, come la peste, è il fratello della vacca. L’isabella a coda e crini bianchi è un mantello che porta sventura. Il roano lascierà cader prigioniero il suo padrone; è invece stimato il cavallo senza balzane con una stella in fronte; il cavallo balzano dalle tre eccettuato un piede destro; oppure balzano dal piede destro anteriore, o dal sinistro posteriore, [p. 92 modifica]dalle due posteriori; il cavallo morello con una stella e delle balzane ed il sauro od alzano poi sopra tutti.

Come regola meno fallace, dobbiamo ritenere che in generale le tinte sbiadite e dilavate ci autorizzano a sospettare che il cavallo sia floscio e poco resistente, mentre i mantelli di color deciso, porgono indizio di valore reale; applicati individualmente i proverbi sui mantelli non hanno adunque che un valore problematico.

2. Andar avanti con i cavalli bianchi.

Proverbio degli antichi romani, presso i quali i cavalli bianchi erano riputati di buon augurio, e significavano un felice avvenimento e quindi li usavano nei trionfi ad imitazione del carro di Giove. Ovidio rivolgendosi ad Augusto gli dice:

     Ergo erit illa dies, qua tu pulcherrime rerum
     Quatuor in niveis aureus ibis equis?

che tradotto ci dice:

     Or quando sia quel dì che d’auro ornato,
     Sii da quattro destrier bianchi portato?

3. Balzan da uno caval da nessuno, ed anche:

     Balzan da uno nol dare a nessuno,
     Balzan da dui baratalo se pui,
     Balzan da tre caval da re,
     Balzan da tre tienlo per te,
     Segnato in tre tienlo per te,
     Balzan da quattro caval da matto,
     Balzan da quattro o tu lo vendi, o ne fai baratto,

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Balzan da quattro o tu lo vendi e ne fai quattro, ed i francesi:

Quatre pieds blancs, quatre francs.

Tutti questi proverbi sono frutto delle credenze degli antichi riguardo alle marche particolari, che ritenevano effetto degl’influssi celesti. Il cavallo balzano dal piede destro di dietro si chiamava arzelio, quasi arcendo, ed era da schivarsi dicevano, perchè superbo, vizioso e sfortunato. Di qui il proverbio spagnolo relativo al cavallo arzelio. Il balzano dal piede sinistro posteriore era ritenuto di grande valore, perchè dimostra buona indole e corre velocemente, meglio poi se ha la stella in fronte, così l’Ariosto:

     Quel venne in piazza sovra un gran destriero,
     Che fuor che in fronte e nel pie’ dietro manco
     Era più che mai corvo oscuro e nero.

Il cavallo con i due soli piedi di dietro bianchi, era ben segnato e più in pregio era da tenersi se aveva la stella in fronte, per il che il Tasso disse:

     Baio e castagno, onde Baiardo è detto
     D’argentea stella in fronte ei va fregiato
     Balzano ha i pie’ di dietro, ecc.

Il balzano dal sinistro anteriore, detto balzano della briglia, non era in molta stima; il balzano dal piede destro anteriore, detto balzano della lancia, lodavasi come mansueto e di buon sentimento, ma di malo augurio. L’essere balzano dai due piedi anteriori era cattivo segno, un tal cavallo doveva essere di pessime qualità e sfortunato. Tutti i cavalli aventi pie’ bianco dalla parte dinnanzi e non di dietro, erano male segnati e perciò ritenuti di cattiva riuscita. Il balzano dalla mano della lancia e dal [p. 94 modifica]destro posteriore, detto travato, era pericoloso; meno cattivo era il cavallo travato dalla sinistra, cioè dal piede del montatore. Il balzano dalle due anteriori, detto trastravato, era di cattivo segnale e così pure il cavallo balzano da una diagonale era tenuto anche peggiore dell’arzelio, perchè molto facile a cadere. Il balzano da tre, meno la destra anteriore, ed avente per di più la stella in fronte era tenuto in pregio. Il balzano da tutti e quattro i piedi veniva da taluni creduto sincero e d’ottima volontà; altri invece esprimevan contraria opinione, stimandolo di poca forza e valore. Gli arabi dicono che il balzano da quattro porta seco il lenzuolo della morte. Alcuni dicono che il balzano da cinque, cioè dai quattro piedi e con stella in fronte è cavallo da principe. L’altezza e la foggia delle balzane si riteneva avesse pure grande influenza sulla maggiore o minore bontà del cavallo; e qui finisco per non citare tutte le altre credenze in proposito.

4. Calze bianche presto stanche.

Da quanto sopra si è detto, le balzane diedero origine a numerosi proverbi, ma tranne questo, tutti vogliono essere riguardati come leggerezze, superstizioni e nulla più. Le balzane calzate e molto più le alto calzate, sono sempre indizio di poco nerbo; ciò è dalla pratica confermato.

5. Caval bianco giammai stanco, e gli spagnuoli:

Cavallo bianco buono per il padre e pei figli, così pure i francesi:

Cheval blanc, bon pour le père et les enfants.

I veneti per i cavalli da tiro leggiero, i liguri per le loro gravi bare, sono convinti della bontà [p. 95 modifica]di questo proverbio, e gli spagnuoli ritengono che i cavalli bianchi durino lungamente, come lo indica il citato loro proverbio. Presso gli antichi il bianco pallido era biasimato, perchè ritenuto flemmatico, pigro e debole; all’incontro il bianco lucente e candido era tenuto in molta stima, come lo provano questi versi del Tasso:

     Sotto a un destrier, che di candore agguaglia
     Pur or nell’Appennin caduta neve,
     Turbo o fiamma non è, che ruoti o saglia,
     Rapido sì come è quel pronto e lieve.

I cavalli bianchi hanno però più degli altri bisogno di cura e di governo, sono più degli altri tormentati dalle mosche, che di preferenza si gettano sulle cose bianche e che forse trovano una pelle più fine sotto un pelo bianco. I mantelli bianchi sono quelli che più facilmente si trasmettono per eredità negli allevamenti.

6. Caval dusolino (cioè color di topo) o da piazza, o da mulino.

Il cavallo che ha il mantello fuor del comune, che cioè è raro, stravagante, per così dire, è per lo più dappoco e vizioso. Se un tal cavallo ha forme armoniche diventa un caval da piazza, si fa guardare più per la rarità del suo mantello che pel suo merito reale; se è senza distinzione finisce per esser destinato ai più umili servizi, quindi si dice che è o da comparsa o da soma.

7. Cavalla scura poco dura.

Questo proverbio se non è da ritenersi che predichi una verità ben dimostrata, non è nemmeno una eresia da schivarsi. L’esperienza tenderebbe a farlo ritenere come abbastanza vero e giusto. [p. 96 modifica]

8. Cavallo melato, cavallo malato.

Melato qui sta per pomellato. Questo proverbio è un bisticcio di parole e niente altro. Il cavallo melato, o pomellato anzichè debole o malaticcio, ordinariamente è buono, robusto e sano.

9. Caval morello o tutto buono, o tutto fello.

L’esperienza tenderebbe a provare che questo proverbio ha un fondamento di verità; presso gli antichi il cavallo mal tinto era tenuto in poco pregio, ma quello ben nero e ben segnato reputavasi di gran valore, infatti il Berni scrisse:

     Ma di quel valoroso e bel destriero
     Ch’egli aveva chiamato Rabicano
     Un che volesse dir, lodando, il vero,
     Bisogno avria di parlar più che umano
     Come un corvo nerissimo era nero.
     Segnato in fronte e fu da tre balzano
     I pie’ movea sì presti e veementi
     Che dietro si lasciava uccelli e venti.

10. Caval morello senza segno, non te ne fidar col pegno, e gli spagnuoli:

Morzillo sin sennal, o todo bueno, o todo mal.

Dice di non fidarsene, se anche apparentemente ci soddisfi e ci dia pegno di essere un buon cavallo. L’esperienza anche qui pare confermi il proverbio.

11. Caval rabicano, caval da ciarlatano.

In parte vaie quanto si è detto al cavallo dusolino; però sonvi dei rabicani di buona fibra e che prestano ottimo servizio. [p. 97 modifica]

12. Caval senza segno non te ne fidar col pegno.

Come al n. 13.

13. Caval zaino, bue rosso, asino insellato e frate sfratato, Dio ce ne liberi.

Anche qui i pareri sono diversi per quel che riguarda il cavallo. Gli antichi stimavano molto i cavalli zaini, cioè senza alcuna marca particolare, e gli spagnoli, anche oggidì, fanno gran caso di questi cavalli, che sono generalmente rari; altri invece li ritengono d’indole piuttosto cattiva. Nella cavalleria russa e nell’artiglieria da campo austriaca, dove si vedono batterie, squadroni e reggimenti interi con cavalli di un unico mantello, si potè con evidenza constatare essere senza pari veramente ottimi i bai zaini.

14. Choisis toujours des robes franches et foncées, defie-toi des robes claires et lavées.

È un proverbio arabo, riportato dal generale Daumas nel suo libro, Les chevaux du Sahara, ed ha un fondamento di verità. Il cavallo di mantello chiaro e lavato è sempre meno forte, meno robusto, meno resistente di quello che ha color deciso e scuro.

Virgilio nel libro terzo delle Georgiche descrivendo le bellezze del cavallo scrisse:

     . . . . . . . . . . . . . . . . . . Honesti
     Spadices, glaucique: color deterrimus albis
     Et gilvo;

vale a dire:

     Fra i colori è più in pregio il glauco e il baio
     Spregiato e vile è il cinereccio e ’l smorto.

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In molti luoghi delle Georgiche e dell’Eneide rinnova Virgilio le lodi del cavallo, intorno alla cui cura ed educazione particolarmente si diffonde nel citato libro terzo dal verso 179 al 214.

15. Dall’uomo cattivo e dal caval arzeglio stanne lontano che sarà meglio, e gli spagnuoli:

De l’ombre malo y de cavalo arzel se guarderà quien fuere cuerdo del.

Arzeglio, era detto il cavallo balzano dal piede destro posteriore; un tal cavallo era ritenuto per superbo, vizioso, o sfortunato.

16. Di tutti i cavalli quello che meglio sopporta le fatiche e le privazioni di guerra, è il baio deciso.

Anche questo è un modo di dire proverbiale degli arabi, tramandato da Moussa, celebre conquistatore dell’Africa e della Spagna. Tal mantello fu anche dall’Alamanni lodato, come è detto al proverbio n. 2 Alimentazione.

17. Il buon cavallo ha da aver il pelame color baio, l’asino color del topo, il mulo color nero.

Il cavallo di pelame color baio è ritenuto di ottima riuscita, di carattere docile, sebbene un po’ sensitivo.

18. Il capezza di moro se avesse unghia buona varrìa più dell’oro, e gli spagnuoli: [p. 99 modifica]

El cabeza de moro se tenisse ugnia buena valria mas que l’oro.

I cavalli detti capezza di moro, perchè hanno la testa e le estremità nere, epperò differenti dal resto del pelame, sono comunemente creduti di buona riuscita, fortissimi e di lunga vita. Gli spagnoli ritengono però che essi abbiano l’unghia cattiva, donde il proverbio riferito.

19. Il caval balzan di dietro, farà mai del cavalier uno spettro.

È un proverbio arabo. Come già si disse parlando delle balzane, i cavalli che hanno questo segno particolare alle posteriori, sono tenuti in molto pregio e portano fortuna. Secondo il proverbio, questi cavalli non saranno mai causa della rovina del cavaliere.

20. Il miglior cavallo è l’alzano. Il più rapido è il baio. Il più energico il morello. Il più benedetto è quel che ha stella in fronte.

Questa è opinione assai diffusa fra gli arabi.

21. Le cheval à œil verron, est tout mechant ou tout bon.

I francesi chiamano œil verron, quello in cui l’iride è circondata da un circolo biancastro. Anche questo proverbio non è dall’esperienza confermato.

22. Le gris de fer et le jaune de juif, si son maître revient, coupè moi la main.

È proverbio arabo. Un capo di tribù per nessun [p. 100 modifica]conto monterebbe un tal cavallo; sonvi anzi delle tribù che non acconsentirebbero a passare la notte presso un cavallo di tal mantello, detto giallo d’ebreo; ritengono che un tal colore porti sfortuna. Gli arabi chiamano jaune de juif, l’isabella con coda e crini bianchi. Poichè ho nominato l’isabella, non posso trattenermi dal riportare qui come abbia avuto origine questo nome, dato al mantello di un cavallo che ha colore simile al caffè e latte, coi crini e le estremità nere. Isabella Clara Eugenia, figlia di Carlo V, sposò nel 1599 l’arciduca Alberto e gli portò in dote i Paesi Bassi, che divennero poi uno Stato indipendente. Isabella seguiva lo sposo in tutte le sue campagne di guerra. Impaziente della resistenza che Ostenda, assediata da lungo tempo opponeva alle armi di suo marito, fece voto di non cambiar più la camicia, finchè non fosse diventata padrona della città. Mantenne il giuramento, ma siccome l’assedio aveva durato più di tre anni, così la camicia della principessa assunse quel certo colore di caffè e latte, che anche oggidì è detto isabella.

23. Lettere al culo, cavalli da tamburo.

Significa cavalli bollati o marchiati con lettera, cioè di buona razza.

24. Mantello copre il brutto ed il bello.

Solo i dilettanti novizi e poco esperti si lascieranno andare a credere che il mantello abbia una grande importanza sulle qualità del cavallo. Il mantello è un dato estremamente infedele per riconoscerne la bontà; e chi si lascia sedurre dalla apparenza esteriore bene spesso rimane ingannato.

25. Morello schietto e senza segno, molti lo cercan, pochi lo han, e gli spagnuoli: [p. 101 modifica]

Morsillo itto y sin sennal, muchos lo quieren y pocos lo han.

Gli spagnuoli fanno gran caso del cavallo morello senza segno, cioè zaino.

26. Nè prato senza erba, nè cavallo senza merco, nè porco senza sterco.

Tutti i cavalli di buona razza erano una volta in Italia ed anche altrove segnati con un marchio, epperò il proverbio intende significare che poco vale il cavallo senza un tal segno, come il prato senza erba.

27. Se hai un cavallo sauro-bruciato, tienlo per la battaglia, se non hai che un mediocre sauro tienlo egualmente.

Sono parole di Maometto ed indicano in quanto pregio sia tenuto presso gli arabi il cavallo sauro. La tradizione e l’esperienza si accordano, presso di loro, per attribuire una grande superiorità a questo mantello, come a tutti gli altri decisi e scuri.

28. Se il cavallo è buono e bello, non guardar razza o mantello.

Ecco almeno un proverbio relativo ai mantelli che contiene una giusta sentenza. Esso ci insegna che non si deve guardar tanto alla moda, ma purtroppo predica un po’ al vento. Una volta il più fino chic ippico, consisteva nell’inforcare e cavalcare a corvette e caracolli un andaluso dalla coda serrata fra i garretti e nero come un corvo, poi venne la moda di montare un inglese alto, affilato, asciutto, dalla coda piantata sulla metà della groppa, e con andature celeri; pochi anni fa era di lusso cavalcare un massiccio [p. 102 modifica]codi-mozzo anglo-norrnanno, con stinchi brevi e resistente trottatore; ora un cavaliere che si rispetti deve avere nella sua scuderia almeno un puro sangue, cioè una di quelle ficelles che sono tanto in voga. Poco su, poco giù altrettanto avviene dei mantelli. La moda volubile e tiranna ci dà ragione di queste stranezze. Ma, come suona il proverbio, il vero cavaliere non deve badare a razza o mantello, purchè il cavallo sia buono e bello, potendo ripromettersi un buono e lungo servizio da qualunque razza esso provenga, e qualunque sia il colore del mantello; perocchè, come già si disse, tranne poche e rarissime eccezioni, fallaci e tali da non potersene avvalere con soverchia confidenza sono i criteri che alcuni vorrebbero desumerne.

29. Sovente il bel mantello fa vendere il cavallo.

Ad un cavaliere novizio può succedere che, sedotto dalla bellezza o singolarità del mantello, si induca ad acquistar un cavallo, senza badare che le apparenze bellissime possono nascondere vizi o magagne d’ogni fatta.

30. Unghia bianca, piede manca.

Da molti l’unghia bianca è ritenuta per difettosa, perchè, dicono, si scaglia facilmente e quindi il piede manca, cioè il cavallo è soggetto a zoppicatura.