Dell'obbedienza del cavallo/Parte I/Capitolo II

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CAPITOLO SECONDO


Delle azioni che può fare il Cavallo, e del modo come sono messe in opera dalla potenza motrice.



Diverse sono le azioni regolari che può fare il Cavallo a seconda della legge meccanica. Di queste sole io m’appiglio a dar contezza, poichè inutile e nojoso sarebbe il dar conto delle irregolari e difettose, che non fanno al caso del mio assunto.

Queste sono comunemente chiamate Passo, Trapasso, Portante, e Trotto, nelle quali ha luogo il moto ondulante, descritto nell’antecedente Capitolo.

Galoppo, Scappata, Posata, Piruetta, Corvetta, Carriera, salto detto Mezz’Aria, del Montone, e Capriola, son quelle che sono eseguite dal moto vibrato, alla riserva della posata ch’è opera solo della forza elastica dei legamenti delle gambe, come si vedrà, nelle quali i piedi d’avanti e quelli di dietro agiscano separatamente gli uni dagli altri con diverso tempo.


Del Passo.


L’azione del passo è quel movimento in avanti, lento, pausato, ondulante, che la potenza motrice fa fare alla macchina sopra i due [p. 24 modifica] piedi diagonali a vicenda, uno d’avanti che sostiene il peso e ne seconda l’ondulazone inclinando, ed uno di dietro che sostiene il minore e spinge la macchina fuori della base che la sostiene, nel tempo che gli altri due sollevati da terra sono obbligati dalla medesima col moto, che io chiamo forzato, a secondarla, perchè possano esser pronti, ed a portata di subentrare nelle veci di quelli che sono in opera, con formare al peso la nuova base, terminata che sia la funzione loro. Ogni piede in questa azione del passo eseguisce la sua, distintamente l’uno dall’altro, ma con un intervallo, e prestezza incomprensibile all’oculare ispezione, occupando i piedi di dietro talvolta l’orma istessa che ne abbandonano i piedi d’avanti, e talvolta alquanto meno, a seconda che il passo deve essere più steso, o più raccolto.

Essendosi veduto che quando la macchina è sostenuta da tutti quattro i piedi e anche da tre, non è capace d’essere spinta in avanti dai piedi di dietro, come è necessario che segua per esser messa in moto; così la potenza motrice quando vuol metterla in azione è in obbligo prima d’ogn’altra cosa di levarla da tal situazione per situarla sopra base debole, dalla quale possa essere con facilità rimossa dal minimo impulso che riceva; e però immediatamente ella ne affida il maggior peso ad uno dei piedi d’avanti (dritto se vuole cominciarne l’azione [p. 25 modifica] col sinistro, e viceversa se vuol darli principio con il destro) ed il peso minore lo affida al respettivo piede diagonale di dietro con scaricare affatto nell’istesso tempo gli altri due.

E allorchè la macchina si trova sopra tal base vacillante, con la forza elastica della pastora prima, ed in seguito (se abbisogna) con quella anche di tutta la gamba del piè diagonale di dietro che forma la base, la spigne in avanti finchè il peso non ha preso il trabocco, obbligando la gamba d’avanti a secondarlo pendente, finchè la pendenza non la renda incapace di poterlo più sostenere; e nel punto stesso che il piè di dietro comincia a spingere, ha principio il moto ondulante della macchina, che solleva da terra, e stracica seco gli altri due piedi già scaricata del peso.

Resa la base incapace di più sostenere il peso della macchina, la potenza motrice dà principio al passo, con fare eseguire al piede d’avanti (che sospeso in aria è stato forzato a secondar l’azione della macchina) il moto volontario, alzandolo col moto di restrizione, ed indi con quello di natura del peso, lasciandolo cadere a terra steso in avanti, quanto comporta la sua costruzione o meno, secondo che il passo deve essere più steso, o più raccolto; e nel punto che questo sta per toccar terra fa eseguire il suo nell’istessa forma anche al piede diagonale di dietro, che pure sospeso in aria ha [p. 26 modifica]secondata l’ondulazione della macchina, a fine che toccata terra che abbia il piè d’avanti, egli pure, un momento impercettibile dopo, li possa dar termine con occupar l’orma, che abbandona quel piè d’avanti che serviva di base, o con occupare un poco meno di terreno a seconda di quello ch’è stato fatto dal piè d’avanti.

Nel punto che tocca terra il piede diagonale, in secondo luogo non solo resta compita la nuova base al peso, ma anche i piedi che formavano la prima, si trovano scaricati affatto del medesimo, e pronti a secondare la nuova ondulazione della macchina, che ha il principio nel punto istesso che il sopradetto piede diagonale di dietro tocca terra, perchè nell’istesso tempo la sua pastora con la forza elastica dà la spinta alla macchina per obbligarla a continuare la sua ondulazione senza intermittenza sopra la nuova base, statali preparata dal piè d’avanti; ondulazione, che vien secondata dagli altri due piedi già pronti a farlo come si è veduto, per potere subentrare alle veci degli altri al loro turno; e così a vicenda or gli uni or gli altri dar luogo che possa esser proseguita con l’istesso metodo l’azione del passo, che vien compita quando l’ultimo piede di dietro tocca terra, e ricominciata quando il primo piede d’avanti che le diè principio, torna a rientrare in azione.

Se i piedi di dietro nel ripigliar terra abbracciano meno terreno di quello dell’orma che [p. 27 modifica]occupavano i respettivi piedi d’avanti, il moto del passo riesce più lento, ed il camino più corto, e se dai medesimi piedi di dietro viene occupata l’orma abbandonata da quelli d’avanti, il camino diviene maggiore dell’altro, ed il moto non può a meno di non essere a proporzione anche più sollecito.

E quando la potenza motrice dà principio al passo stando il Cavallo in quattro, la prima azione di tutti quattro i piedi convien che sia irregolare, perchè i respettivi diagonali di dietro per potere occupar l’orma che abbandonano i piedi d’avanti sono obbligati ad abbracciare maggior quantità di terreno, di quello che abbracciano i respettivi loro diagonali d’avanti.

Ed allora solo può essere eseguita l’azione del passo con metodo ed ordine, che tutti quattro i piedi si trovano situati in distanza eguale l’uno dall’altro, come segue nel ripigliare il secondo passo, compito che sia il primo dal toccar terra che fa l’ultimo piede di dietro.

E che ciò sia vero può giustificarsi facilmente e ad evidenza, con una prova di fatto, disponendo quattro pedine che rappresentino i quattro piedi del Cavallo, nella forma istessa che stanno questi quando egli sta in quattro; e figurandosi per esempio che lo spazio che corre dai piedi d’avanti a quelli di dietro del Cavallo, quando è in questa situazione, sia di due braccia, si figuri anche, che la distanza che corre dalle due [p. 28 modifica]pedine d’avanti, da quelle di dietro sia di tal misura.

Ma prima di farle muovere è duopo di richiamare alla memoria che dall’esame della costruzione delle ossa che formano le gambe, si rilevò ch’esse non potevano, nell’abbracciare il terreno, stendersi di più della metà dello spazio che occupano i loro piedi quando stanno fermi in quattro; onde essendo questo di due braccia come si è figurato, un braccio solo è quello che possono occupare nella prima mossa quando i piedi sono in pari, tanto in avanti che in dietro, ed il doppio (che viene ad essere l’intera misura delio spazio sopradetto) quando sono situati uno in avanti e uno in dietro, perehè quello ch’è in dietro un braccio in distanza dall’altro, ne può abbracciar due in avanti, cioè uno per riunirsi all’altro piede, e l’altro per allontanarsi da esso a seconda della sua attività, e quello ch’è in avanti può fare il simile per l’indietro; ma nè l’uno nè l’altro stando in pari, non può abbracciare che la sola metà dello spazio sopradetto. Posto questo quando il Cavallo è situato in quattro con piedi pari, ne vien di conseguenza che il piede che dà principio all’azione non può nella prima mossa stendersi più d’un braccio.

Appoggiati a questo principio si muova la pedina destra d’avanti, alla distanza di un braccio. In questa situazione la pedina diagonale di [p. 29 modifica]dietro, che deve fare la seconda azione, essendo distante due braccia dall’orma del piede d’avanti che deve occupare, non pare a prima vista che sia in stato di potere venire all’esecuzione, stante che una tal distanza eccede d’un braccio la sua possibilità; ma resta sciolta la difficoltà subito che si rifletta, che il piede che rappresenta la pedina non si parte dal luogo dove è situata, quando eseguisce il moto volontario per andare a occupare l’orma del piè d’avanti, ma bensì dal luogo dove è stato stracinato dal moto forzato nel secondare l’ondulazione della macchina; onde è forza di credere, che questo trasporto sia d’un braccio: che allora trovandosi un sol braccio distante dall’orma che deve occupare, può eseguire la sua azione senza intacco del meccanismo, e resta solo irregolare per dover far più camino della metà di quello che deve fare il piè d’avanti suo diagonale, e che per essere il primo a dar principio all’azione, deve anche dar regola ad esso.

Si muova in terzo luogo la pedina sinistra d’avanti, che siccome si ritrova un braccio dietro all’altra, può occupare due braccia per sopravanzare l’altra d’un braccio, come porta la regola del meccanismo sopra indicata.

In questa situazione la pedina destra di dietro, che rappresenta il piede del Cavallo che deve dar termine al passo, si trova distante tre braccia dall’orma del piè d’avanti che rappresenta [p. 30 modifica]la pedina destra, che da esso deve essere occupata, ma siccome il medesimo piede non dà principio alla sua azione col moto volontario, prima che il forzato non gli abbia fatto scorrere la misura di un braccio, così trovandosi allora un sol braccio dietro all’altro piede suo compagno, può con facilità eseguire le altre due braccia per potere occupare l’orma sopradetta del piè d’avanti, senz’altra irregolarità, che quella di dover fare un braccio di camino di più a quello che deve fare il suo diagonale d’avanti, da cui deve pigliar regola.

Se si rimuove adesso la pedina destra d’avanti, due braccia, come può fare per ricominciare il passo, tutte quattro vengono ad essere in regola, perchè situate in egual distanza l’una dall’altra; onde non può a meno, che l’azioni loro da qui avanti non siano uniformi come lo richiede il meccanismo della macchina del Cavallo in quest’azione del passo, ed è chiaro, che ciaschedun piede deva sempre pigliare due braccia per conservare intatto l’ordine e la figura, uno col moto forzato, e l’altro col volontario, e perchè ad ogni passo venga compito il camino di due braccia, quando tale sia la lunghezza effettiva della macchina, come ci siamo figurati; sebbene può esser presa meno estenzione di due braccia, quando si voglia fare un camino minore, purchè tutti quattro i piedi prendino sempre egual porzione; la metà della quale viene eseguita [p. 31 modifica]dal moto forzato, e l’altra metà dal volontario come si è detto sopra.

Una tal prova di fatto applicata alla macchina del Cavallo col far vedere i tre agenti in opera, conferma e verifica, senza ammettere contradizione, quanto ho supposto fin qui: cioè che alla potenza motrice s’aspetta di dar moto e regolamento alle azioni, alla gravità del peso di eseguirle, ed alle gambe di servir d’istrumenti all’esecuzione delle medesime; con che vien provata ad evidenza l’ondulazione del peso della macchina, ed il moto forzato delle gambe.

Mancando l’ondulazione del peso della macchina nelle azioni retrograde, ed in quelle delle scese ripide e delle salite simili, duopo è che ad essa supplisca il moto elastico dei legamenti; ma siccome si è veduto coll’esperienza nella propria persona, che nessuno dei piedi può muoversi dal posto, se prima non è scaricato del peso che sostiene, così non può essere eseguito il moto elastico sopradetto da nessuno di essi, se la macchina non è sostenuta in quel tempo da base stabile e forte; però è forza ch’ella sia sostenuta dagli altri tre piedi, allorchè nelle sopradette azioni la potenza motrice al suo turno mette uno di essi in opera col moto elastico; e avvegnachè ciò faccia con l’istess’ordine che tiene nel passo, per quello che riguarda la mossa, non può a meno con tutto ciò di regolare l’azione con un intervallo maggiore, più staccato e più [p. 32 modifica]lento di quello di esso, per dar luogo che il peso della macchina abbia preso possesso sopra la nuova base, prima che sia dall’altra abbandonato; e però tali azioni riescono stentate e meno pronte, di quelle del passo progressivo.

E se la scesa è di terreno cretoso, e bagnato, essendo forza che la macchina tenga tutti quattro i piedi in terra fermi per sostenersi, in tal caso non può aver luogo nell’azione sua che il moto di natura del peso, che la faccia così sdrucciolare a basso.


Del Trapasso.


Vi sono Cavalli dotati di maggior snodatura degli altri, là dove l’osso humero incastra nell’incavo della paletta, e l’osso della coscia in quello della cariola; e però in questi la gamba d’avanti formata in colonna, è capace di maggiore inclinazione, e quella di dietro ha maggiore attività di spingnere in avanti l’ondulazione del peso della macchina, perchè possa fare più camino di quello che comporta tutta l’esenzione sua, come segue nel passo sopra descritto: ond’è, che quando i piedi di dietro nel dar termine alla loro azione, oltrepassano l’orma abbandonata dai piedi d’avanti, una tale azione vien chiamata Trapasso a distinzione di quella del passo ordinario. [p. 33 modifica]

Questa non può a meno, che non sia più pronta, e più sollecita del passo ordinario, stante la facilità di tale snodatura, e stante il maggior cammino che deve fare il peso della macchina; ed il potere tali Cavalli eseguire e l’uno e l’altro (ciò che non è comune a tutti) è una riprova certa che dalla sopradetta snodatura deriva l’attività maggiore che hanno degli altri.

Quando il Cavallo nel formare il passo abbraccia col piede meno terreno di quello che comporta la naturale estenzione della gamba, riesce l’azione più lenta, ma più sollevata, più scompartita e più maestosa; allora questo passo chiamasi castigliano. La sua esecuzione richiede che il Cavallo abbia l’anca ben falciata, perchè il piede diagonale di dietro, che ha parte nel formare la base al sostegno del peso, possa sostenere quella porzione che li si aspetta tutto quel tempo di più, che richiede la lentezza dell’azione, ed il ritardo dell’ondulazione della macchina.

Il passo dei Cavalli di maneggio non ammette ondulazione, richiedendo che il peso della macchina sia sostenuto sempre in linea perpendicolare dai due diagonali che li formano la base; e però l’esecuzione di questo, che chiamasi nelle scuole passeggio, è opera tutta del moto elastico, eseguito dal moto volontario delle gambe in due tempi staccati. Al primo tempo dà termine il moto di restrizione col sollevarsi [p. 34 modifica]fino al punto maggiore della possibil sua elevazione, ed ivi sospeso fermarsi in aria; ed al secondo il moto di natura del peso nel tornare a terra, coll’abbracciare sol quella quantità di terreno che non possa fare la minima impressione nella macchina, perchè ella possa mantenersi sempre immobile sopra quella base che al suo turno la sostiene, finchè l’altra gamba non sia in stato di rilevarla, con subentrare nelle sue veci. Egli è eseguito in cadenza di tutti quattro i piedi con intervallo, con il metodo ed ordine istesso del passo ordinario; ma i Cavalli che devono eseguirlo, richiedono una maggior scioltezza nei legamenti delle congiunture tutte, perchè maggiore possa essere l’attività della forza elastica: perchè l’esecuzione possa riuscire più facile e pronta, e maggior curva nelle gambe di dietro: e finalmente perchè possano esser più atte a sostener quella porzione di peso che a lor s’aspetta in tutto il tempo che richiede questa azione.

I Cavalli che hanno le gambe di dietro in questa forma, sollevano con vivezza e prontezza i piedi tanto d’avanti che di dietro (benchè questi restino sempre alquanto più bassi di quelli d’avanti) ed ivi la potenza motrice li tiene fermi più e meno, che maggiore o minore è l’attività di esse.

E quelli dotati di minore attività della forza elastica, ma di maggior curva di anche, eseguiscono l’azione con più lentezza, e tengono [p. 35 modifica]i piedi più tempo sospesi in aria, ma i piedi di dietro in questa azione sono poco sollevati da terra, e più e meno che maggiore o minore è la forza della elasticità loro.

I Cavalli d’anca dritta, che sono dotati di gran spirito, eseguiscono un’altra specie di passeggio, pure di moto elastico, che chiamasi di pista; perchè non ammette sospensione dei piedi in aria, essendo la maggior sua prerogativa la prontezza e vivezza dell’azione dei piedi che muovonsi coll’istess’ordine e metodo del passo ordinario, battendo con la maggior prontezza e vivezza l’istesso terreno a fermo, a fermo, senza punto avanzare, e quando avanzano non abbracciano che quel tanto che sia sol bastante per abbandonar l’orma che occupano, e formarne una nuova.


Del Portante


Allorchè servono di base all’ondulazione del peso della macchina le respettive gambe laterali, in vece delle diagonali, è l’azione che chiamasi Portante.

In questa azione non vi ha luogo alcuno l’arte, essendo il diverso suo movimento effetto sol dell’istinto di natura, come lo giustifica la poca riuscita di chi ha tentato senza profitto alcuno di promuover la medesima per via d’arte, in Cavalli di natura diversa, e come ne toglie [p. 36 modifica]d’ogni dubbio il vedere che i Cavalli che vanno di portante, sono rigettati dalle cavallerizze, perchè non possono eseguire altra azione fuori della loro naturale, e per conseguenza vengono ad essere incapaci di maneggio; benchè ve ne sieno di quelli che hanno l’una e l’altra azione. La base che formano le gambe laterali non può a meno d’essere debole, vacillante, ed incapace di poter regolare l’equilibrio del peso della macchina, nè tenere neppure per un solo momento sospesa sopra di se la macchina, come segue sopra la base diagonale, stante che essendo le gambe che la formano situate nell’estrema parte di fuori, viene tutto il peso della medesima ad aver luogo di traboccare dalla parte a loro opposta, senza incontro di alcuno ostacolo; poichè gli altri due piedi ai quali s’aspetterebbe d’impedirlo non possono farlo, per essere nel tempo dell’azione non solo sospesi in aria, ma obbligati anche a così secondare l’ondulazione, fino a tanto che non sia terminata l’azione di quelli che sono in opera.

Stante la debolezza di questa base, il peso della macchina ha tutta la libertà di lasciarsi in braccio alla sua natura, e di qui ne viene la velocità di tale azione; perchè il peso senza ostacolo può con maggior impegno tirare a riunirsi al centro a seconda della sua naturale inclinazione, come in effetto segue, col cadere a terra, e come fa, se gli altri due laterali non sono pronti [p. 37 modifica]a subentrare a tempo nelle veci di quelli che sono in opera, nel punto medesimo ch’essi sono resi della troppa pendenza incapaci di poterli più servire di sostegno, o di qualche casuale intoppo, che li levi di forza prima del tempo; e però una tale azione con giustizia è creduta comunemente pericolosa; e sottoposta a cadere il Cavallo.

E di qui pure prende origine la critica alla quale sono sottoposte le statue dei Cavalli, la macchina dei quali vedesi affidata sopra ai due soli piedi laterali, che rappresentano l’azione del portante; critica, che è giusta, quando la gamba d’avanti formata in colonna, ch’è la base principale del sostegno del peso sia situata perfettamente in linea perpendicolare, ed il piede di quella di dietro, che dà compimento alla base, sia posato stabilmente in terra, nella forma che sta quando il Cavallo è fermo in quattro; perchè una tal situazione delle gambe che formano la base del sostegno, dimostrando un Cavallo fermo in tal positura, viene a rappresentare un impossibile, per non essere tal base capace di sostenere, come si è detto sopra, la macchina ferma neppure un momento.

Ma una tal critica è ingiusta e fuor di ragione, semprechè la colonna sopraddetta che forma la base d’avanti sia situata in linea obliqua pendente in avanti, e la gamba che forma la base di dietro sia alquanto stesa, e in [p. 38 modifica]forza, disortechè solo la punta del piede tocchi terra, ed il calcagno sia da esso alquanto discosto e sollevato; perchè essendo questa la situazione in cui si ritrovano ambedue quelle gambe laterali, che formano la base al sostegno del peso della macchina, e che li danno moto quando ella è in azione, viene ad esser così rappresentato al vero il Cavallo che va di portante.

Non ostante tutto questo, essendo il portante un’azione comoda e veloce, riesce molto opportuno per chi vuole sfuggire l’incomodo che apporta il trotto, ed a lungo andare anche il galoppo, specialmente a quelli che sono obbligati a seguitare Calessi, Carrozze, o altri Cavalli che vadino di trotto o galoppo.


Del Trotto.


Non differisce l’azione del trotto da quelle del passo e trapasso, fuorchè nel movimento delle gambe, perchè l’azione di esse nelle seconde deve esser lenta, grave, e poco elevata; e nella prima all’opposto deve esser pronta, brillante, e ariosa, eseguita pure sopra i diagonali, con facoltà di potere abbracciare più e meno terreno senza oltrepassare l’orma, che abbandonano i piedi d’avanti (come segue nel passo) ed anche sopravanzarla (come segue nel trapasso) più e meno che maggiore o minore è l’impulso che vien dato alla forza elastica dei [p. 39 modifica]legamenti delle gambe di dietro, dalla quale ella piglia origine.

Quindi è che dalla potenza motrice vien dato esecuzione al trotto, senza che sia alterato il metodo ch’ella tiene nelle altre due sopradette azioni, col dare solo un maggior impulso al moto volontario delle gambe, allor che terminato il straporto, cagionato loro dal moto forzato, devono rientrare in azione col sollevarsi, e con cambiare il loro moto di natura del peso in vibrato, quando ritornano a terra; per così introdurre in esse quella vivezza e prontezza che deve dare il risalto e compimento all’azione.

Il moto vibrato delle gambe d’avanti rende l’azione vistosa e brillante, e quello pure delle gambe di dietro; oltre a questo, serve ad accrescere l’attività all’urto che deve imprimere nell’ondulazione del peso della macchina quella maggior velocità che è necessaria, perchè possa eseguire più camino della lunghezza della macchina, quando fa d’uopo; e l’uno e l’altro cagiona quell’incommodo a chi è a Cavallo, che fa riputare il trotto un’azione più propria per i Cavalli che devono servire per il tiro, e per la Carrozza, che per quelli che devono servire per la Sella.


Del Galoppo.


Il galoppo è una di quelle azioni di moto vibrato nella quale i piedi d’avanti e di dietro [p. 40 modifica]agiscono separatamente gli uni dagli altri in tempo diverso, e ripigliano terra un dopo l’altro, senza avanzar terreno, con azione distinta; in forma che sempre i laterali d’una parte vengano posati in avanti, e quelli dell’altra in dietro.

Richiedendo dunque il meccanismo della macchina, che l’azione del galoppo termini con i piedi laterali di una parte in avanti, e con quelli dell’altra in dietro: e non potendo essere nè rimossa, nè cambiata in tempo d’azione la situazione loro, viene di conseguenza non solo, che tale debba essere la positura di essi, prima che abbia principio l’azione del galoppo, ma anche non possa questa essere eseguita da nessuna delle azioni che richiedono situazione diversa.

E dovendo il peso della macchina esser messo in azione dalla forza elastica dei legamenti delle gambe di dietro, d’uopo è che queste pure sieno preventivamente messe in grado di poter secondare l’impulso che deve loro esser dato dalla potenza motrice.

Stante tali premesse quando il Cavallo è in azione che richieda situazione diversa dei piedi della sopra descritta, conviene che la potenza motrice lo fermi in quattro; e quando è fermo forza è che li faccia fare un passo in avanti, compito dall’azione di tutti quattro i piedi, e cominciato dal sinistro d’avanti, se il galoppo deve essere eseguito a mano sinistra; affinchè i [p. 41 modifica]piedi d’avanti si possino trovare nella situazione sopradetta, allorchè deve cominciarsi l’azione del galoppo, sì all’una che all’altra mano.

E per mettere le gambe di dietro in stato di poter supplire alla loro funzione, conviene che terminato il passo, la potenza motrice in vece di rimettere in azione il piè sinistro d’avanti che ha cominciato il passo, (come fa quando deve continuarlo) tenuto fermo questo, faccia avanzare e portare il piè destro di dietro vicino al respettivo laterale d’avanti, anche perchè i laterali della parte destra vengano ad essere situati in avanti, e quelli della parte sinistra siano situati in dietro, come lo richiede il galoppo a man destra, e parimente perchè i piedi di dietro restino sotto, e vicini ai respettivi piedi d’avanti; positura che non solo mette in stato le gambe di dietro a poter ricevere sopra di loro il peso tutto della macchina, ma di poterlo anche vibrare in avanti, come lo richiede l’azione del galoppo.

Chi non può comprender col raziocinio la manovra de’ piedi sopra descritta, ricorra alla solita riprova di fatto delle pedine, che figurino i quattro piedi del Cavallo, quando sta fermo; e muova in primo luogo quella che rappresenta il piè sinistro d’avanti, se vuol mettere in stato la macchina del Cavallo di potere eseguire l’azione del galoppo a man destra: faccia in secondo luogo occupare dalla [p. 42 modifica]diagonale di dietro il posto istesso, e poco meno di quella che rappresenta il piè destro d’avanti, ed a questa in terzo luogo faccia che sopravanzi la respettiva sinistra d’avanti, mossa dapprima, e faccia ultimare l’azione del passo alla sua diagonale di dietro con porla vicino alla sua laterale d’avanti.

In questa situazione, le pedine d’avanti saranno nella figura, nella quale devono essere i piedi prima che cominci l’azione del galoppo, una più avanti dell’altra, e quella che rappresenta il piè sinistro di dietro in quella situazione ch’è necessario che sia per potere eseguire la sua funzione; onde non manca al compimento di quelle che fa d’uopo all’esecuzione del galoppo, che di fare avanzare e posare vicino alla sua laterale d’avanti quella, che alla terminazione del passo è restata in dietro, e che deve compire la ripresa, vale a dire quel portamento sotto e vicino ai piedi d’avanti, delle gambe di dietro che le mette in stato ed in forza di poter ricevere sopra di loro il peso tutto della macchina per poterlo vibrare in avanti, e talvolta staccarlo del tutto da terra a seconda del bisogno; ripresa che non solo è necessario che prevenga il primo tempo dalle azioni che richiedono il moto vibrato, ma che sia anche sempre in esse conservata, poichè senza questa non può essere eseguita vibrazione alcuna. [p. 43 modifica]

Allor che i piedi del Cavallo si trovano in tal disposizione, e non prima, è in arbitrio della potenza motrice d’intraprendere l’azione del galoppo; onde quando questo deve essere eseguito dentro allo spazio che abbraccia con i piedi la macchina senza eccederlo, come è quello dei Cavalli di maneggio, per darli esecuzione, la potenza motrice solleva prima di ogni altra cosa la parte d’avanti alla volta delle gambe di dietro già pronte per riceverlo, con dare l’impulso alle pastore dei piedi d’avanti, e con riunire nell’istesso tempo col moto di restrizione le gambe loro alquanto verso le spalle, senza alterare la figura della situazione, nella quale erano posate in terra, cioè la sinistra in dietro, e la destra in avanti (se il galoppo è sulla mano destra, o viceversa s’è sulla sinistra) perchè così sospese in aria possano secondare il camino, che deve fare il peso della macchina senza apportarle impedimento.

È tanta la prontezza e velocità con cui è eseguita l’azione, che può dirsi, che nell’istesso tempo la medesima potenza motrice con la forza elastica delle gambe di dietro, senza rimuovere i piedi da terra, imprime nella macchina l’urto, che la trasporta fino a quel segno che deve essere il termine del suo camino, e dove l’abbandona, lasciando che il peso di essa secondi la sua inclinazione naturale di unirsi al centro; ma quando col moto di natura la [p. 44 modifica]macchina si è abbassata a quel segno, che le gambe d’avanti sono a portata d’arrestargliene il corso, ella nel momento istesso mette in libertà ambedue l’una dopo l’altra, facendo che col moto di natura ripiglino terra nell’istessa figura, ch’erano prima di sollevarsi, col far posare prima la sinistra in dietro, ed immediatamente dopo e quasi contemporaneamente la destra in avanti, perchè formate in colonna in questa positura, ricevano sopra di loro il peso tutto della macchina, e lo sostengano quanto fa d’uopo, per dar tempo alle gambe di dietro che anch’esse diano esecuzione alla loro funzione, e termine all’azione.

Arrivato e stabilito il peso della macchina sopra le gambe d’avanti, la potenza motrice medesima solleva la groppa, come ha fatto della spalla, con la forza elastica delle pastore dei piedi di dietro, e nell’istesso tempo col moto di restrizione riunisce alquanto verso di essa le gambe loro, senza alterare la positura nella quale erano posate in terra, la sinistra in dietro, e la destra in avanti, e senza intermittenza fa loro proseguire l’azione, finchè non sieno a portata di ripigliare la loro positura in avanti vicino ai respettivi piedi, come lo erano nel principio dell’azione, che allora le fa posare in terra immediatamente una dopo l’altra, la sinistra in dietro, e la destra in avanti per dar termine all’azione, nella positura istessa ch’erano [p. 45 modifica]prima di cominciarla, affinchè possa esser proseguita con l’istesso metodo senza alterazione alcuna.

E quando il peso della macchina nell’azione del galoppo deve fare il camino maggior della lunghezza di essa, (come segue nel galoppo dei Cavalli da campagna) la potenza motrice sollevata la parte d’avanti, come fece nel galoppo di minore estenzion di terreno, dà l’urto alla macchina nell’istessa maniera con la forza elastica delle gambe di dietro, ma maggiore, perchè sia proporzionato e bastante a farle prendere quel terreno di più, che deve abbracciare e però unisce alla forza elastica delle pastore dei piedi quella pure dei legamenti delle altre congiunture, e nell’istesso tempo solleva la groppa, e stacca da terra i medesimi piedi, e con il moto di restrizione riunisce le gambe alquanto verso di essa, e le sospende in aria, perchè tanto esse che quelle d’avanti possano così col moto forzato secondare il camino del peso della macchina, senza apportar loro impedimento, fino al luogo dove quelle d’avanti devono arrestargliene il corso, come fecero al primo, e quelle di dietro dar termine all’azione con l’istesso metodo detto di sopra.

Qualunque volta che nell’azione del galoppo non venga conservato l’ordine sopra descritto dei piedi, ma per modo d’esempio, se volendo o dovendo il galoppo essere eseguito sulla [p. 46 modifica]mano destra resta terminata l’azione sua con i piedi sinistri in avanti, cioè a dire viceversa da quello che si richiede, allora chiamasi falzo; se il difetto poi è solo nel piede d’avanti chiamasi allora falzo di spalla; e di anca quando lo sia solo nel piede di dietro; e lo stesso pure si ha da considerare nel galoppo sulla mano sinistra quando rispetto a lei venga alterato l’ordin predetto.


Della Scappata


Questa non è che un galoppo forzato anche più di quello che abbraccia maggior estenzione della lunghezza della macchina, perchè la scappata sopravanza il doppio di tale estenzione più e meno, a seconda dell’attività della costruzione della mecchina; ella viene eseguita col metodo istesso del galoppo sopradetto, con la sola differenza che in questa la potenza motrice imprime nella macchina un urto assai maggiore che in esso, acciò l’impeto introduca nella medesima la velocità necessaria per obbligarla a giungere al suo destino; siccome dalla qualità dell’urto che mette in moto il peso della macchina dipende la maggiore o minore velocità del moto dell’azione, così il galoppo dei Cavalli di maneggio è più attempato e lento: quello dei Cavalli da campagna più pronto e sollecito: e quello che si chiama scappata non può a meno di non essere di tutti il più veloce. [p. 47 modifica]


Della Posata.


Quando la parte d’avanti della macchina è sostenuta ferma, sospesa in aria con le gambe, egualmente e del pari raccolte verso il petto, sopra la base che gli formano le pastore dei piedi di dietro, posati del pari nella istessa linea assieme con le anche piegate a dovere, è quell’azione che chiamasi posata.

Non meno nella posata che in tutte quelle azioni nelle quali i piedi d’avanti non agiscono promiscuamente di concerto con quelli di dietro (che vale a dire dove ha luogo il moto vibrato in vece dell’ondulante) richiedesi che l’azione sia preceduta dalla ripresa, ch’è quell’azione che dalla potenza motrice vien fatta fare alle gambe di dietro quando pigliano posto vicino alle respettive loro gambe d’avanti per formar la base al peso della macchina, affine di metterle in stato di poterla sostenere e vibrare in avanti più e meno a seconda del bisogno, come si è veduto nella descrizione del galoppo; ma siccome nell’azione del galoppo è d’uopo che in essa i piedi siano situati uno avanti l’altro, così nella posata e in tutte le altre azioni (che nelle scuole chiamansi d’aria) che io sono per descrivere, la ripresa deve essere fatta con i piedi di dietro in pari sulla medesima linea, e però riesce più facile di questa l’esecuzione, bastando che il Cavallo sia fermo [p. 48 modifica]in quattro; poichè allora affidato che abbia la potenza motrice il peso della macchina sopra le gambe d’avanti con la forza elastica delle pastore dei piedi di dietro solleva la groppa, e con quello di restrizione anche le gambe; nella positura che sono in terra, e portandole così nell’istesso tempo senza intermittenza sotto, obbliga i piedi a pigliar posto del pari vicino a quelli d’avanti, come si è detto, ed allora ella con la forza elastica delle pastore dei piedi d’avanti solleva la spalla, e senza intermittenza col moto di restrizione riunisce anche le gambe al petto del pari, come erano in terra, e con fermarle ivi sospese in aria, dà compimento all’azione della posata sopradetta.

Se viene però una tale azione eseguita sopra i garetti con le gambe interite, vien chiamata impennata, ch’è la difesa che sogliono fare i Cavalli restii, molto pericolosa, perchè facile a farli cadere con rovesciarli per indietro se fatta con impeto, e dalle parti se il peso esce punto d’equilibrio per quanto siano forti e robuste le anche dei medesimi.


Della Piruetta.


La piruetta può chiamarsi una posata continuata in volta, benchè sia un’azione del tutto particolare, dovendo in essa la parte davanti con moto vibrato far tutto il giro per tornare [p. 49 modifica]nel punto di dove si è partita senza avanzar terreno, sostenuta solo dal piede di dentro di dietro, che per non muoversi dal luogo dove si trova, deve girarsi sopra il terreno della sua situazione, per così secondare il moto della propria macchina. Difficilissimo è il trovar Cavalli che abbiano una tale abilità, essendo per gli altri un’operazione del tutto pericolosa, e da sfuggirsi.


Della Corvetta.


L’azione della corvetta non è che una posata ribattuta a salti interrotti con i piedi eguali tanto d’avanti che di dietro; l’azione de’ quali deve essere di un tempo solo, ed uniforme tanto nel sollevarsi quanto nel ripigliar terra, come lo sarebbe se agisse un piè solo d’avanti ed uno di dietro, a similitudine dei salti che fa il Corvo, quando è in terra, dal quale deriva la sua denominazione.

In questa azione sempre due piedi sono in terra e due in aria a vicenda, poichè quando i piedi d’avanti sono in aria, quelli di dietro sono in terra per sostenere il peso, e tornati a terra i primi, per subentrare alle loro veci, quelli di dietro sono in aria; e con questo metodo viene eseguita sempre l’azione a piè pari in tempi interrotti, sì dalla parte d’avanti che da quella di dietro. [p. 50 modifica]

Ciascheduno degli agenti in questa azione supplisce al proprio incarico da per se, separatamente l’uno dall’altro; onde può darsi, che in tre tempi sia eseguita: il primo lo formano i piedi d’avanti con sollevar la spalla: il secondo vien formato dal peso della macchina col suo camino: ed il terzo dai piedi di dietro col sollevar la groppa e col portarsi in avanti per pigliar terra; e siccome l’azione de’ primi, per essere semplice, richiede meno tempo di quello che richiede quella dei secondi per essere questa raddoppiata, così perchè le azioni loro siano di tempo eguale ed uniforme, è d’uopo che sollevata la spalla, segua la sospensione accennata con un punto che conguagli quel maggiore che richiede l’azione dei piedi di dietro.

Quindi è, che la potenza motrice per darli esecuzione, fatta eseguire dai piedi di dietro del pari la ripresa, solleva con la forza elastica delle pastore dei piedi d’avanti le spalle, unendo al petto nell’istesso tempo, col moto di restrizione, le gambe di essi parimente del pari, come fa nella posata, e fatto qui un punto per interrompere l’azione, immediatamente dopo con la forza elastica delle gambe di dietro senza muovere i piedi del posto, mette in azione col moto vibrato il peso della macchina, che nel tempo istesso si appiglia a fare il suo camino in avanti, finchè dura in esso l’impressione dell’urto ricevuto ed abbandonato da questa, col moto che di [p. 51 modifica]sua natura inclina verso terra; ma giunto là dove i piedi d’avanti sono a portata di poter ripigliar terra, la potenza motrice con mettere in libertà le gambe d’avanti sospese in aria col moto di natura del peso, fattagliela ripigliare, e formate in colonna a piè pari, gli arresta il corso stabilendolo del tutto sopra di esse, e solleva allora la groppa con la forza elastica delle pastore dei piedi di dietro, e nell’istesso tempo riunisce le gambe loro ad essa, e senza intermittenza portandole in avanti e sotto, fa pigliar posto ai piedi del pari, vicino a quelli d’avanti, appunto come fece nella ripresa, per dar così termine all’azione, e così risollevare immediatamente dopo, la spalla; col metodo istesso sopradetto, ricomincia la nuova, e dura così fino a tanto che dal Cavaliere non sia abbandonata la chiamata.

Cade qui la curiosità di sapere quale sia la ragione, che essendo eseguite, tanto l’azione del Galoppo, che quella della Corvetta, dagl’istessi agenti, e con l’istesso metodo; la prima sia più sciolta e libera, abbracci più e meno terreno a suo talento, e possa esser messa in opera da tutti i Cavalli: e perchè la seconda riesca più stentata, faticosa, e limitata, e non sia da tutte le costruzioni dei Cavalli eseguibile.

Chi vuol venire in chiaro di ciò, rifletta, che si è veduto di sopra, che quanto più è debole la base che sostiene la macchina, tanto più è facile [p. 52 modifica]che l’urto faccia in essa impressione, la metta in moto e promuova nel medesimo moto maggior prontezza e velocità: che quando la macchina è in azione, più agevole è il maneggiarla: che quanto la base sua è più stabile, più anche è difficoltoso lo smuoverla, ed il metterla in azione: e messa in moto, maggiore è la difficoltà ch’ella incontra nel secondare l’inclinazione del suo peso, stante l’ostacolo che gli apporta la stabilità della base medesima; e così resterà convinto, che da questo principio appunto avviene la differenza delle due sopraddette azioni.

Poiché, nell’azione del galoppo, dovendo essere sempre i piedi che devono formare la base al peso, situati uno avanti, l’altro indietro, per poter terminare la loro azione uno immediatamente dopo l’altro, non può a meno, che il peso della macchina non sia sempre sostenuto più da un piede che dall’altro a vicenda, e per conseguenza, che la base non sia sempre più debole di quella della corvetta, ch’è sempre formata da due piedi del pari, che sostengono il peso in egual porzione; facciasi anche riflessione, che nell’azione del Galoppo, da tre diversi moti viene eseguita l’azione del peso della macchina che fa il camino: nel principio dal moto vibrato: terminata la forza dell’impulso che la spinge in avanti, questo cessa, e subentra ad esso il moto di natura del peso, che [p. 53 modifica]la fa inclinare verso terra: e nel fine perchè essendo fatto l’arresto da un piè dopo l’altro, viene anche terminata l’azione dal moto ondulante; e siccome senza intermittenza è ripresa, e continuata, così può dirsi, che dal momento istesso in cui è messa in moto la macchina, ella non ha più quiete, finchè non segua il totale arresto; che però viene di conseguenza, che non solo la debolezza della base, ma anche la continuazione del moto senza riposo, presta la mano a quella facilità e prontezza, che rende sciolta, libera, ed illimitata tale azione; e perchè tutti gli agenti in essa sono messi in opera a seconda dell’indole loro naturale, può essere eseguita da tutti i Cavalli; all’opposto lo stento, e la difficoltà dell’esecuzione della corvetta non solo ha origine dalla base più stabile, ma anche, dal maggior sollevamento della parte d’avanti, che porta seco ritardo, dalla sospensione, o sia punto che ella deve fare prima di ricever l’urto, che interrompe l’azione, e il portamento dei piedi del pari; e poichè un tal portamento de’ piedi è più artificiale che naturale, e rende l’azione più faticosa e limitata, e non eseguibile da tutte le costruzioni dei Cavalli; quindi è, che rari sieno quelli, che hanno la disposizione di corvettare, e a nessuno manca quella di galoppare. [p. 54 modifica]


Della Carriera.


La carriera è quell’azione, colla quale la macchina del Cavallo staccata del tutto da terra, con le gambe d’avanti, raccolte egualmente alle spalle, e quelle di dietro alle anche, vola, dirò così, con l’ultima velocità sul terreno a slanci ripresi, abbracciando ogni volta quella maggior quantità, che può comportare l’attività della sua struttura.

La velocità, con cui deve essere eseguita l’azione della carriera, ed il maggior camino che in essa deve fare il peso della macchina, obbliga la potenza motrice a mettere in opera, senza risparmio, tutta l’attività della forza elastica, non solo delle pastore, ma anche di tutti i legamenti delle gambe di dietro per potere staccare la macchina del tutto da terra e metterla così in grado di scorrere e abbracciare quella maggior quantità di terreno, che comporta la sua costruzione. La velocità di quest’azione richiede esatta prontezza, e base più stabile in quella dei piedi d’avanti, ed il maggior camino del peso della macchina, esige uno sforzo maggiore della forza elastica di tutti i legamenti delle pastore e delle gambe di dietro; più pronta è l’azione dei piedi d’avanti, e più stabile la base loro, quando agiscono del pari nel’istesso tempo, di quel ch’e’ sia quella, [p. 55 modifica]quando agiscono uno dopo l’altro; e maggiore è la forza elastica dei legamenti delle gambe, e pastore dei piedi di dietro, e più pronta l’azione loro, quando le une e gli altri sono messi in opera nell’istesso tempo senza intevallo, di quando sono fatti agire separatamente; e però la potenza motrice in questa azione mette in opera tanto i piedi d’avanti, che quei di dietro del pari, come fa nella corvetta, perchè i primi possano resistere al colpo maggiore, che la velocità cagiona nel peso, e i secondi possano supplire allo sforzo maggiore della forza elastica, e dagli uni e dagli altri possa essere eseguita l’azione loro con quella puntualità e prontezza, che richiede la carriera.

E perchè da una particolare costruzione delle parti della macchina piglia origine la carriera, non tutti i Cavalli sono dotati di tal prerogativa, e pochi anche sono quelli che ne siano forniti a perfezione; e così non in tutti la carriera, è dell’istessa velocità.


Del salto detto Mezz'aria


Chiamo Mezz’aria quel salto, che il Cavallo fa col sollevarsi in aria del tutto staccato da terra con le gambe riunite alle respettive spalle e groppa, più e meno a seconda della maggiore o minore agilità sua, senza pigliar più [p. 56 modifica]più terreno di quello, che è necessario al compimento del salto.

Ella è messa in opera dalla potenza motrice in cinque tempi, quantunque all’oculare inspezione non appariscano che due soli, uno di sollevarsi, e l’altro di tornare in terra.

Fatta la ripresa, nel primo, solleva con la forza elastica delle pastore dei piedi la parte d’avanti, e nell’istesso tempo riunisce alle spalle le gambe col moto di restrizione, ritirandole a se quel tanto, che fa d’uopo. Nel secondo solleva, e stacca del tutto da terra la macchina col maggiore sforzo della forza elastica delle pastore, e legamenti tutti delle gambe di dietro, vibrandola quel tanto ch’è necessario in avanti. Nel terzo solleva da terra la groppa, e nell’istesso tempo unisce ad essa le gambe ritirandole a se con il moto di restrizione, come ha fatto alle spalle con quelle d’avanti; nel quarto torna a ripigliar terra la parte d’avanti con il moto di natura del peso. Nel quinto con il medesimo moto ripiglia terra anche la parte di dietro con posare i piedi vicino a quelli d’avanti, come fa nella ripresa, se il Cavallo è dotato di bastante abilità per replicare immediatamente il salto, altrimenti li posa nella medesima situazione dove erano prima della ripresa, per sgravare del peso superfluo le gambe d’avanti e poter restar fermo in quattro. [p. 57 modifica]

Ma ciò non segue, che nei Cavalli di non mediocre abilità, perchè tutti gli altri sono obbligati dall’impeto del peso a far più e meno passi, o tempi di corvetta in avanti, a seconda della maggiore, o minore attività loro, prima di poter ripigliare il salto, o di potersi fermare del tutto.

Se il Cavallo è dotato d’abilità, alla chiamata del Cavaliere s’imposta con i piedi del pari, eseguisce dipoi con prestezza impercettibile la ripresa con i piedi di dietro, portandoli sotto, e vicino a quelli d’avanti, come fa prima che dia principio all’azione della corvetta; e se l’attività sua è minore, fa la ripresa simile a quella del Galoppo con i piedi tanto di dietro che d’avanti disuguali, ed eseguisce così anche il salto, e lo termina con posare i piedi in terra uno dopo l’altro, come fa nell’azione del Galoppo; ma un tal salto non può essere eseguito molto staccato da terra, nè con quell’agilità e perfezione che si vuole nelle scuole dai Cavalli di maneggio, egli è per altro molto proficuo per fortificare gli scolari a Cavallo, incuterli coraggio, e far loro pigliar franchezza, e disinvoltura.


Del salto del Montone, e Capriola.


L’accennar del calcio, come segue nel salto del Montone, e lo sparo di esso, come [p. 58 modifica]segue nella Capriola, a similitudine di quello che fa il Montone ed il Capriolo, (dai quali pigliano l’uno, e l’altra la denominazione,) è l’unica differenza, che corre da queste due azioni a quella della Mezz’aria.

Quindi è che la potenza motrice nell’esecuzione di queste tiene il metodo istesso, senz’altra differenza che quella, che portano seco i due tempi, di più di quel che richiede tanto l’accenno, che io sparo del calcio, uno nello stendere, e l’altro nel tornar al posto delle gambe che lo eseguiscono.

Niuno dei salti può essere eseguito senza che l’azione sua formi una specie d’arco in aria; la prima metà vien formata dalla macchina allorchè ella sollevasi, e la seconda allorchè ella discende per ripigliar terra; la prima è eseguita dalla forza elastica, e la seconda dalla natura del peso; e però giunta la macchina al punto della maggiore sua elevazione viene ivi abbandonata dalla forza elastica, ed il peso di essa restato in piena libertà ripiglia nel momento istesso la sua natura, e forma l’altra metà; nel punto dunque dove la prima termina il corso, e la seconda dà principio al suo, la potenza motrice sa eseguire ad ambedue i piedi, e gambe insieme di dietro l’accenno nel salto del Montone, e lo sparo del calcio del tutto disteso, in quello della Capriola; così dà esecuzione tanto all’uno che all’altro, in due tempi, come si è detto, uno con lo stendere delle gambe [p. 59 modifica]con moto vibrato verso terra, (come nel salto del Montone) o in aria (come nella capriola) e l’altro con ritirarle al suo posto col moto di restrizione; il primo rattiene alquanto il corso al moto, ed il secondo lo rimette con maggior vivezza in azione.

Quando tanto lo sparo, che l’accenno del calcio segue nel punto della maggiore elevazione come si è detto, prima che il peso della macchina pigli il trabocco verso terra, l’azione è nella sua perfezione, e quando segue nel tempo della sua pendenza, maggiore o minore è il pregio di essa, quanto più lontano o più vicino a terra è l’esecuzione del medesimo.

Tanto il salto del Montone che quello della capriola, richiedono maggior sollevamento da terra, di quello che sa d’uopo all’esecuzione della mezz’aria, che da quest’appunto piglia il nome.

La Capriola richiede maggiore elevazione di quella del salto del Montone, a proporzione del maggior tempo che vuole io sparo del calcio del tutto disteso, di quello del solo accenno; e però la capriola è il salto riputato di maggior pregio nelle scuole.