Storia della letteratura italiana (Tiraboschi, 1822-1826)/Tomo VI/Libro I/Capo I

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Capo I – Idea generale dello stato civile d’Italia in questo secolo

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Capo I – Idea generale dello stato civile d’Italia in questo secolo
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[p. 3 modifica]LIBRO PRIMO Mezzi adoperati a promuover gli studj. Capo I. Idea generale dello staio civile d’Italia in questo secolo.

I. Erano già ventidue anni al principio di questo secolo, dacchè la Chiesa era travagliata dal funesto scisma cominciato l’anno 1378 nella elezione di Urbano VI. L’antipapa Benedetto, eletto l’anno 1394, continuava ad opporsi al pontefice Bonifacio IX, e proseguì a sostenersi non meno contro Innocenzo VII, detto dapprima il Cardinal Cosmo de’ Migliorati, il quale succedette a Bonifacio l’anno 1404? c^,e contro Gregorio XII, cioè il Cardinal Angiolo Corraro, che sottentrò ad Innocenzo morto dopo due anni soli di pontificato. Ambedue questi pontefici aveano, come i loro predecessori, giurato di scender dal trono, quando il ben della Chiesa così richiedesse; ma amendue avean sempre trovato modo di differire l’adempimento delle loro promesse; finchè l'anno 1409 stanchi molti de’ cardinali non men che de’ vescovi di sì lungo scisma, raunatisi in concilio a Pisa, e [p. 4 modifica]4 LILUO deposti amendue i pontefici, elessero f Pietro Filargo da Candia, che prese il nome di Alessandro V. Ma i popoli d’Europa non erano ugualmente disposti, come que’ Padri, a finire lo scisma; e benchè Alessandro avesse molti seguaci, molti ancor ne ebbe Gregorio , e i suoi ebbe ancor Benedetto, singolarmente nell’Aragona. Così il rimedio usato a por fine alla scisma, il rendette maggiore; e in vece di due pontefici, se ne ebber tre, rimanendo i popoli incerti a cui obbedire. Breve fu il pontificato d’Alessandro, morto a’ 3 di maggio dell’anno seguente 1410. Il Cardinal Baldassarre Cossa che gli fu dato a successore, e che prese il nome di Giovanni XXIII, trovò ne’ due suddetti rivali la medesima ostinazione a sostenere la pretesa lor dignità. Or come poteasi liberare da tanti mali la Chiesa? Un altro general concilio sembrò l’unico mezzo opportuno. Giovanni vi consentì, e lasciata la determinazione del luogo all’imperador Sigismondo, questi scelse a tal fine la città di Costanza , ove il concilio si aprì sulla fine del 1414 Giovanni si vide ivi costretto da’ cardinali a dar giuramento di cedere egli pure il papato, se così convenisse al ben della Chiesa: ma appena ebbe così promesso , che temendo di dover mantenere la / data parola , fuggissene segretamente presso Federico duca d’Austria. Ma questi indotto dalle preghiere e dalle minacce di Sigismondo e di altri principi, il consegnò in mano al concilio, da cui fu tenuto prigione, finchè formato contro di lui il processo, egli non meno che gli altri due furon di nuovo deposti. A questa [p. 5 modifica]PRIMO 5 sentenza si sottopose Giovanni, e poscia ancora Gregorio. Il sol Benedetto non si lasciò piegare neppur dalle preghiere di Sigismondo e di Ferdinando re di Aragona, chea tal fine recaronsi a Perpignano ove egli era. Ma i Padri di Costanza, dopo aver impiegati due anni a formar parecchi decreti per la riforma della Chiesa, e dopo aver di nuovo scomunicato l’ostinato Benedetto, vennero all’elezione di un nuovo pontefice, che cadde agli 11 di novembre del 14 * 7? nella persona del Cardinal Ottone Colonna che prese il nome di Martino V. Benedetto abbandonato da tutti , fuorchè da due cardinali, e ridotto a vivere nella fortezza di Paniscola nel regno di Valenza, durò ivi nella sua ostinazione, dimenticato dal mondo, fuorchè da Alfonso re d’Aragona che valeasene talvolta a intimorire il pontefice Martino V. Morì finalmente l’anno 1424 ’m elùdi novanl anni j ina lasciando eredi della sua ostinazione i due suoi cardinali, i quali un nuovo papa da scena elessero nella persona di Egidio Mugnos canonico di Barcellona, sostenuto apparentemente per cinque anni dal medesimo re Alfonso, finchè l’anno 1429 Per opera dello stesso re, deposte le mal usurpate insegne, si appagò di essere fatto vescovo di Maiorica. Così ebbe fine questo luttuoso scisma; ma fra pochi anni un altro ne cominciò che, benchè men funesto alla Chiesa, non lasciò nondimeno di travagliarla.

II. Morto il pontefice Martino V nel i^3i, « succedutogli il Cardinal Gabriello de Condolimeli, che prese il nome di Eugenio IV, questi i [p. 6 modifica]G unno nell’anno medesimo fece aprire un nuovo general concilio in Basilea, intimato già dal suo predecessore , e a presiedervi in suo nome destinò il Cardinal Giuliano Cesarini. Ma non si tardò guari a vedere che questo concilio dovea essere origine di nuove discordie. Que’ Padri parean risoluti di sminuire l’autorità de’ pontefici , ed Eugenio conobbe che conveniva sciogliere quell’adunanza. Più volte ne diede l’ordine, ma inutilmente. Alle preghiere dell’imperador Sigismondo ne permise poscia la continuazione; ma poco appresso ne ordinò la traslazione a Ferrara, ove dovea trattarsi la riunione de’ Greci, e ove si recaron di fatti l’imperatore e il patriarca di Costantinopoli. I Padri di Basilea si opposero a cotal traslazione; e quindi l’anno 1438 si videro aperti due generali concilj, l’uno in Ferrara, l’altro in Basilea, fulminarsi l’un l’altro di scomuniche e di censure. E mentre il papa in Ferrara e poscia in Firenze, ove per cagion della peste trasferì il concilio nel 1439, adoperavasi con sommo zelo per finir lo scisma de’ Greci, come in fatti avvenne (benchè poscia il frutto non fosse troppo durevole), que’ di Basilea giunsèr tant’oltre, chelo stesso anno 1439, deposto Eugenio come simoniaco, spergiuro ed eretico, vennero alcuni mesi appresso alla creazione d’un nuovo papa, e scelsero a tal fine Amedeo VIII, duca di Savoia , che pochi anni prima abbandonato il trono, erasi ritirato a vita eremitica nella solitudine di Ripailles presso il lago di Ginevra, e che accettando la profertagli dignità, prese il nome di Felice V. Questi però non ebbe mai [p. 7 modifica]PRIMO n si gran numero di seguaci , come i primi antipapi del precedente scisma j e l’autorità di esso si venne sempre più diminuendo. E nondimeno non cessò interamente lo scisma, finchè visse Eugenio IV. Ma poichè questi fu morto l’anno 1447? e S^‘ a 5,,cccs“ sor e il Cardinal Tommaso di Sarzana col nome di Niccolò V, Amedeo finalmente l’anno 1449 fece solenne rinuncia al papato , e contento della dignità di primo cardinale, che con all ri onori gli fu conceduta, ritirossi di nuovo nell’antica sua solitudine, ove tre anni appresso finì di vivere. Così ebbe fine questo secondo scisma, che è stalo l’ultimo della Chiesa. Degli altri papi che saliron nel corso di questo secolo sulla cattedra di S. Pietro, non giova che io tessa a questo luogo la serie, e accenni le loro azioni. Solo di alcuni di essi dovrem parlar con lode nel capo seguente. 111. Mentre il sacerdozio era in tal modo funestamente diviso, non eran punto minori la turbolenze ond1 era travagliato lo stato civil dell’Italia. Niun principe italiano avea mai avuta estension di dominio eguale a quella che Giangaleazzo Visconti aveva ereditata in parte da’ suoi maggiori, e in parte acquistata col senno non men che coll’armi. Venuto a morte nel i.\o2, divise tra’ due suoi figli legittimi, Giammaria e Filippo Maria, il suo ampio dominio, e al primo assegnò Milano,.Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio, Bergamo, Brescia. Siena, Perugia e Bologna; al secondo, col titolo di Conte, Pavia, Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, ’V erona, Vicenza, Feltre, Belluno e Bassano colla f [p. 8 modifica]8 LIBRO riviera di Trento. Per ultimo a Gabriello, suo figlio legittimato, diede il dominio di Pisa e di Crema, o, come altri scrivono, di Pisa, della Lunigiana e di Sarzana. Ma la tenera età de’ due nuovi signori e la discordia de’ reggenti nominati da Giangaleazzo furon cagione che la gran mole di questo sì vasto impero si disciogliesse in breve, e si riducesse ad assai più stretti confini. In molte città di Lombardia sorsero alcuni de’ più ragguardevoli cittadini , e se ne fecer signori. I principi confinanti si valsero dell’opportuna occasione a stendere il loro dominio; e i Fiorentini, fra gli altri, presero il destro di farsi padroni, l'anno 1406, della città di Pisa; e i Veneziani, con assai più vasti progressi, si fecero in pochi anni signori di Padova, di Vicenza, di Verona, di Brescia, di Bergamo e di più altre città. Frattanto il duca Giammaria , rendutosi colla sua crudeltà odioso a’ sudditi, fu da alcuni congiurati barbaramente ucciso a’ 16 di maggio del 14ia, e lasciò gli Stati, che gli rimanevano , al suo fratello Filippo Maria. Questi nel lungo impero che ebbe di ben trentacinque anni, si vide ora innalzato al più sublime grado di felicità e di potenza, or totalmente abbattuto dalla sinistra fortuna; ricuperò più volte molte delle città possedute già da suo padre, e più volte se ne vide di nuovo spogliato. Principe più facile a concepir grandi idee, che destro nell’eseguirle; incostante ne’ suoi disegni, e poco felice non men nella scelta de’ suoi ministri che nell’arte di conservarsi fedeli i già scelti. Gli ultimi anni di sua vita furono per [p. 9 modifica]primo q ]ui i più sventurati, perciocchè vide più volte le truppe venete giunger fin presso Milano, e dare il guasto a tutte le terre d’intorno. Queste angustie gli affrettarono probabilmente la morte che pose fine ai suoi giorni a’ 13 d’agosto dell’anno 1447* Non lasciò (,egli alcun maschio che gli succedesse, ma solo Bianca sua figlia illegittima , e da lui già data in moglie al conte Francesco Sforza figlio del celebre Sforza, e al par del padre valorosissimo capitano, e degno di essere annoverato tra’ più illustri guerrieri. I Milanesi allora desiderarono di tornare all’antica libertà. Ma come difenderla contro tanti principi avidi di aggiungere a’ lor dominj una si bella e si ricca parte d’Italia? Convenne loro chiamare un prode capitano che li sostenesse nel lor disegno: e a tal fine prescelsero lo stesso Francesco Sforza che bramava non men degli altri di giungere a quel dominio. E adoperossi di fatto sì destramente, clic 1’anno i q5o ottenne di essere acclamato duca e signor di Milano. Sotto il dominio degli Sforzeschi assai maggiori furono le rivoluzioni a cui fu quello Stato soggetto. Ma prima di ragionarne, ci conviene accennar le vicende del rimanente d’Italia.

IV. Gli altri principi italiani confinanti a’ \ isconli, gelosi dell’eccessiva loro potenza, usavano di ogni sforzo per ingrandirsi essi pure, e per contrabbilanciare, se fosse possibile, le forze de’ loro rivali. Teodoro II, marchese di Monferrato, ebbe frequenti guerre col duca Filippo Maria, e nella pace con lui fermata nel 1417 ottenne il possesso di varie [p. 10 modifica]IO LIBRO castella. Meno felice fu il marchese Gian Jacopo di lui figliuolo, succedutogli nel perciocché questi dallo stesso Filippo Maria si vide a forza spogliato di quasi tutte le sue terre j e a gran pena potè riaverle nella pace conclusa l’anno 1433. Ei visse fino al 1445 in cui morendo lasciò erede de’ suoi Stati il marchese Giovanni IV suo figlio, che stese ancora più oltre il dominio, singolarmente per opera di Guglielmo VIII suo fratello , valoroso guerriero, che gli succedette poi nel dominio l'anno 1464 e con somma gloria il tenne fino al 1483. Bonifacio , altro figlio del marchese Gian Jacopo, gli succedette allora , principe più amante della pace che della guerra, che visse fino al 14)3; e lasciò poscia morendo quello Stato a Guglielmo IX suo figlio. Frequenti guerre ebbero parimente i Visconti co’ duchi di Savoia , i quali nello scorso secolo, e più ancor nel presente, stesero assai le loro conquiste in Italia. Amedeo VIII, che fu il primo ad aver il titol di duca, datogli nell’anno 1416 dall’imperador Sigismondo, riunì in se stesso, dopo la morte di Lodovico principe di Piemonte e d’Ac aia, seguila nell’anno 14*8, la signoria della Savoia e del Piemonte, e ottenne, nella pace del 1427 la città di Vercelli; e questi è quell’Amedeo medesimo che ritirossi poi, come si è detto poc’anzi, nell’anno 14^4? a ^ar v*ta eremitica a Ripailles, e fu eletto antipapa. Lodovico di lui figliuolo che gli succedette , e che visse fino all’anno 1465, fu principe di senno e valore non ordinario, e che prevalendosi dello sconvolgimento in cui era lo Stato di Milano, [p. 11 modifica]PRIMO I I avanzò non poco i confini del suo dominio. Amedeo IX, figlio di Lodovico, fu più illustre per santità di costumi, e per l’esercizio di tutte le più belle virtù, che pel valore ncl1' armi. Li morì in età di soli trentasette anni, l’anno 1473 j e lasciò quegli stati a Filiberto suo primogenito 5 ma questi ancora, come pur Carlo suo fratello, e un altro Carlo figliuol di questo, e Filippo figlio di Lodovico, ebber brevissimo regno, morti il primo nel 1482, il secondo nel 1489, il terzo nel 149^? c ^ u^' timo 1’anno seguente.

V. I Gonzaghi signori di Mantova o furono meno avidi di stendere la lor signoria, o il 1 tentarono con men felice successo; ma segnalarono il lor guerriero valore colf unirsi or coll1 uno or colf altro principe, come le circostanze e l’interesse lor richiedeva. Gian Francesco, succeduto l'anno 1407 a Francesco suo padre, ottenne l’anno 1432 dall’imperador Sigismondo il titolo di Marchese, e servì in guerra or i Veneziani, or i Visconti, finchè venne a morte nel 1444 j c lasciò i suoi Stati a Lodovico suo figlio, che li tenne sino al 14^7 » e(l imitò gli esempj del padre non meno nel valor nel combattere, che nella prontezza a cambiar partito c serv igio, come pareagli a’ suoi fini più acconcio. Federigo, di lui figliuolo e successore , si tenne costantemente al servigio de’ duchi di Milano,.e dava grandi speranze di se medesimo, se rapito da immatura morte, l’anno 14^-1? 110,1 avesse lasciato il suo Stato a Gian Francesco suo figlio, uno de*più valorosi capitani che al fin di questo e al principio [p. 12 modifica]12 LIBRO del secolo susseguente fiorissero. Glorioso ancora , al pari cf ogni principe italiano, fu a que’ tempi il nome di Niccolò III d’Este marchese di Ferrara, che sin dall’anno 13c)3 era succeduto al marchese Alberto suo padre. Principe valoroso in guerra non meno che saggio ed accorto in pace, seppe opportunamente ora unirsi in guerra con altri, or conciliare fra loro le potenze nemiche j ottenne la signoria di Parma (da lui ceduta al duca di Milano), di Borgo S. Donnino e di Reggio, e ricuperò dai Veneziani Rovigo con tutto il Polesine; e finalmente pieno di gloria morì in Milano sulla fine dell’anno 144!* Lionello suo figliuolo illegittimo, ma da lui preferito ad Ercole e a Sigismondo figli legittimi, ma di troppo tenera età, gli succedette. Pochi principi vi ha nelle storie, di cui si trovino elogi somiglianti a quelli che a lui veggiamo renduti da tutti gli scrittori contemporanei, che sommamente n’esaltano la giustizia, l1 amor della pace, l’umanità, la clemenza 5 e noi dovremo parlarne più a lungo nel capo seguente, ove tratteremo della protezione da lui accordata alle scienze. Ma egli ebbe breve impero, essendo morto l’anno 1450, lasciando gli Stati a Borso, figliuolo esso pure illegittimo di Niccolò III. Questi ancora sostenne la gloria de’ suoi maggiori col senno più che colf armi, c nuovo lustro le accrebbe col titolo di Duca , concedutogli l’anno 1452 dall’imperador Federigo III per riguardo a Modena e a Reggio, e per riguardo a Ferrara dal pontefice Paolo II, l’anno 1471 , nel qual anno stesso morì, lasciando gli ampi suoi Stati ad Ercole I, [p. 13 modifica]PRIMO l3 figliuolo legittimo di Niccolò III, che con fama di splendido ed ottimo principe li governò fino al 1505 in cui finì di vivere.

VI. In quale stato si trovassero in questi tempi le terre della Chiesa, è facil cosa l1 intenderlo. Lo scisma, e le conseguenze che ne venivano, risvegliarono in molti la brama di occupare il dominio di quelle città, cui i pontefici allora troppo mal provveduti di forze non poteano conservarsi soggette. Quindi si vider molti farsi signori qual di una, qual d’altra; e gli stessi pontefici, per avere difenditori e seguaci del lor partito, furono liberali nel concederne a molti il dominio; la qual moltitudine di piccioli sì ma pur temuti tiranni non si potè sradicare che verso la fine del secolo. Bologna, fra le altre, non fu mai soggetta a tante rivoluzioni, nè cambiò mai sì.spesso padrone, come a questi tempi, ora ubbidiente a’ pontefici, or contro lor sollevata, or libera, or soggetta ad alcuno de’ più potenti suoi cittadini. In queste turbolenze dello Stato ecclesiastico ebbe gran parte Ladislao re di Napoli che, come altrove si è detto, fin dall’anno 138(ì era salito a quel trono. Principe guerriero ed accorto, ma pronto a sacrificare ogni cosa all’avidità di regnare, si tenne per lo più in favore degli antipapi, difese il lor partito coll’armi, e molestò di continuo Roma, in cui anche entrò vittorioso, ma fu costretto in breve ad uscirne di nuovo. Ripresala un’altra volta, poco appresso morì l'anno 1414 e Giovanna II, di lui sorella, vedova di Guglielmo figliuolo di Leopoldo III, duca d’Austria, fu chiamata a [p. 14 modifica]14 LIBRO succedergli. Ella scelse a suo marito Jacopo conte de la Marche del real sangue di Francia, il quale, poichè ebbe preso il titolo di re, cominciò a volere regnar per sè solo; di che mal soddisfatti essendo i sudditi, noumeno che la regina, tali discordie insorsero tra lui e Giovanna , el11 egli costretto prima a deporre il titol di re, credette più opportuno consiglio il fuggirsene in Francia, come fece fanno 14*9 ove poscia arrolossi tra’ Francescani. Frattanto ritornò in campo il diritto sul regno di Napoli della casa d’Angiò, e il duca Lodovico III venne in Italia per ritentarne la conquista. Giovanna per opporgli un potente avversario, adottò in suo figlio Alfonso re d1 Aragona, di Sardegna e di Sicilia, principe allor giovinetto, ma che addestravasi sin d1 allora alle grandi imprese , nelle quali poscia si segnalò. In poco tempo egli soggettò quasi tutto quel regno, e costrinse Lodovico ad uscirne, e a ritirarsi a Roma. Ma mentre egli ancora, seguendo l’esempio di Jacopo, vuole tutta l’autorità per sè solo, Giovanna irritata cassò l’anno 1423 l’adozione già fattane, e adottò in vece il medesimo Lodovico, contro di cui avea fin allor guerreggiato. Quindi più ostinata si accese la guerra in quel regno fra’ due rivali, e in essa ebbe dapprima Alfonso la peggio, e fu più volte costretto ad uscirne. Morto il re Lodovico nel 1434, e poscia Giovanna l’anno seguente , Renato, fratello del re defunto, gli succedette nel trono. Alfonso che lusingavasi di poter allora più agevolmente conquistare quel regno, si mosse ad assalirlo con nuove forze. [p. 15 modifica]PRIMO l5 Ma i Genovesi chiamati in soccorso dal re Renato, e venuti con lui a battaglia navale, ne sconfisser l’armata, e lui stesso fecer prigione insieme con Giovanni re di Navarra e altri potenti signori. Egli inviato a Milano, e consegnato al duca Filippo Maria, adoperossi sì destramente, che in poco tempo n’ebbe la libertà, e tornato di nuovo a tentare la sospirata conquista, ottenne finalmente l’anno 1443 avcr soggetto tutto quel regno, e Renato dovette tornarsene in Francia. Io non rammenterò qui le continue guerre da questo principe mosse or contro gli uni, or contro gli altri, e singolarmente contro de’ Genovesi, i quali però seppero col valore non meno che colla destrezza sostenere gli sforzi di sì potente nemico. E appunto mentre era più animato contro di essi, ei venne a morte l’anno 1458. Principe valoroso, saggio ed accorto, e insieme gran protettore de’ letterati, come vedremo nel capo seguente, ma al tempo medesimo odioso a’ suoi non meno che agli stranieri pe’ suoi corrotti costumi, per la soverchia ambizione, e per l’eccessive gravezze imposte a’ suoi popoli. Ferdinando suo figliuol naturale, ma già legittimato, fu da lui eletto a succedergli nel regno di Napoli; que’ di Sicilia, d’Aragona e di Sardegna toccarono a Giovanni fratello dello stesso Alfonso. Ferdinando ebbe assai lungo regno, e di assai varie vicende. Ma molto maggiori furono quelle che nello stesso regno si videro dopo l’anno 1494 Prima però di parlarne, ci convien dire qui brevemente di un’altra famiglia che andavasi intanto, benché lentamente) [p. 16 modifica]16 LIBRO disponendo ad acquistare autorità sovrana fra’ suoi, c di dui poscia dovrem sovente parlare nel decorso di questa Storia.

VII. Parlo de’ Medici che da semplici cittadini , quali eran nel secolo xiv in Firenze, giunsero in questo ad ottenere un onorevol primato in quella repubblica, effetto delle ricchezze da essi col commercio raccolte, e della destrezza con cui seppero farne uso. Cosimo e Lorenzo, figliuoli di Giovanni de’ Medici, furono i primi ad avere gran nome in Firenze, e a farsi capi delle fazioni in cui era divisa quella città. E la lor potenza giunse a tal segno, che, l'anno 1433, Cosimo rendutosi troppo sospetto, fu per opera de’ suoi rivali chiuso in carcere, e poscia cogli altri di sua famiglia rilegato. Ma egli adoperò per modo, che l’anno seguente fu insieme con gli altri di sua famiglia richiamato a Firenze con sommo onore, e con quell1 universale lietissimo applauso che descrivesi da Poggio fiorentino in una sua lettera allo stesso Cosimo indirizzata (Op. p. 339, ed. Basil. 1538). Ivi egli continuò fino alla morte, che avvenne nel 1464, ad essere, benchè privato, l’arbitro della repubblica che reggeva a suo talento. Il senno onc11 era fornito, e le ricchezze di cui era saggiamente prodigo alle occasioni, gli conciliaron la stima e l’affetto de’ suoi non meno che degli stranieri, e gli ottennero il glorioso soprannome di Padre della Patria , accordatogli non per vile adulazione verso di lui tuttor vivo, ma per sincero sentimento di gratitudine, poichè fu morto. Minor nome ottenne Pietro di lui figliuolo, ma minor tempo ancora egli ebbe [p. 17 modifica]PRIMO I7 a godere del lieto suo stato, perciocchè morì nel 14&) lasciando due figliuoli Giuliano e Lorenzo , dal secondo dei quali questa famiglia fu portata al sommo della sua gloria. Di amendue, e del secondo singolarmente, dovremo a lungo parlare nel capo seguente. La famosa congiura ordita contro i Medici da Francesco Pazzi tolse barbaramente la vita a Giuliano l’anno 1478& Lorenzo riportatane una sola leggiera ferita, si vide dal favore del popolo e di molti principi sempre più assicurato nell’onorevol grado di cui godeva nella repubblica. E continuò a goderne fino alla morte , regolando , benchè privato, a suo talento tutti gli affari, ma in modo tale, che amato da’ suoi, e rispettato dagli stranieri, ottenne presso i posteri un1 eterna e gloriosa memoria. Ei morì in età di soli quaraulaquattr anni, nel 1492 e lasciò tre figliuoli, Pietro che gli succedette negli onori della repubblica , Giovanni che fu poi papa Leone X, e Giuliano ancora fanciullo. Ma Pietro, incorso nell’odio de’ Fiorentini per l’imprudente condotta tenuta con Carlo VIII , re di Francia, fu l’anno 1494 insieme con tutti i suoi dichiarato ribello; e messe a sacco le ricchissime loro case, e costretti tutti a fuggire, Pietro non potè mai rimettere piede in Firenze, e morì miseramente affogato nel Garigliano, l'anno 1503, mentre era al servigio delle truppe francesi. \ III. Fin agli ultimi anni di questo secolo era stata f Italia un sanguinoso teatro di continue guerre, le quali però non eransi accese comunemente che tra’ principi e tra le città italiane. Ma sul finire di esso ella cominciò a Tiradoscui, Voi. VII. 2 [p. 18 modifica]|8 LIBRO vedersi innondata da armate straniere, e a mirare le sue più belle provincie divenute loro conquista. Ad intender l’origine di sì memorabile cambiamento ci conviene rivolgerci alquanto addietro , per continuare la serie da noi interrotta de’ duchi di Milano. Francesco Sforza, dopo avere con fama d’invitto capitano e di ottimo principe signoreggiato per sedici anni, morì nel 1466, e lasciò erede de’ suoi dominj, ma non del suo senno, Galeazzo Maria suo primogenito, il quale rendutosi co’ suoi vizj odioso, l’anno 1476 a’ 26 di decembre, fu da tre nobili congiurati ucciso nella chiesa di s Stefano. Giangaleazzomaria, figliuolo del defunto duca e fanciullo di otto anni, gli succedette sotto la tutela della duchessa Bona sua madre. Ma Lodovico sovranomato il Moro, zio paterno del giovane duca, uomo scaltro, quant’altri mai fosse, e al maggior segno avido di comando, seppe condursi sì destramente, che rimossi l’un dopo l’altro e atterrati coloro che potean fargli contrasto, si rendette arbitro del governo5 e venuto a morte l’anno 1494 non senza sospetto di veleno il giovane Giangalcaz-*! zomaria, egli, ad esclusion di Francesco di lui primogenito, ottenne di esser riconosciuto ed acclamato duca di Milano. L’anno precedente ] alla morte di Giangaleazzomaria, Lodovico sdegnato contro di Ferdinando re di Napoli, che avealo pressato a lasciare il governo al duca medesimo a cui apparteneva, avea invitato Carlo VIII, re di Francia, a scender coll’armi in Italia per conquistare quel regno. Nè fu lento Carlo ad accettar le proferte. Sceso con forte [p. 19 modifica]PRIMO »9 armata in Italia, l’anno 1494j la corse da vincitore, e intimorì per tal modo il re Alfonso II, succeduto frattanto a Ferdinando suo padre, che questi veggendosi per la sua crudeltà odiato da’ sudditi, e sperando che Ferdinando suo figlio sarebbe stato più fedelmente da essi difeso, credette più opportuno consiglio rinunciargli il regno, come in fatti egli fece sul principio del 1495, ritirandosi in un monastero della Sicilia, ove morì nel novembre dello stesso anno. Carlo frattanto colle vincitrici sue schiere entrato, nel 1495, nel regno di Napoli, sel vide in poco tempo quasi interamente soggetto; e l’infelice re Ferdinando a gran pena potè salvarsi nel castello d’Ischia. Sì felici successi dell’armi francesi risvegliarono non irragionevol timore ne’ principi italiani, che alla conquista del regno di Napoli succeder dovesse quella di tutta l’Italia. Più degli altri temeane Lodovico il Moro3 e perciò egli ordì con più altri principi una potente lega contro quel re medesimo da lui chiamato in Italia. Non videsi forse mai rivoluzione sì improvvisa di cose. Alla nuova di cotal lega atterrito il re Carlo, abbandonato subito il regno di Napoli, e traversata non senza pericol l’Italia, lo stesso anno 1tornossene in Francia; e Ferdinando in poco tempo cogli ajuti singolarmente di Ferdinando il Cattolico re d’Aragona e di Sicilia, e suo stretto parente, si vide di nuovo padrone quasi di tutto il regno. Ma nel meglio de’ suoi fi lici successi venuto a morte l’anno 1496 lasciò erede del riacquistato suo trono Federigo suo zio paterno. Carlo frattanto ardeva di desiderio di ricuperare [p. 20 modifica]20 LIBRO il sì presto perduto regno, e di vendicarsi del Moro , da cui si dicea tradito. Ma sorpreso l'anno 1498&, in età di soli ventiseli’anni, da immatura morte , lasciò erede del regno e de’ suoi guerrieri disegni il duca d’Orleans suo cugino , detto Lodovico XII. Questi, non meno avido di conquiste, seppe destramente unirsi in lega col papa Alessandro VI, coi Veneziani e con Filiberto duca di Savoia, e sceso con forte esercito in Italia, intimorì per tal modo il Moro, che questi, ritirandosi in Allemagna,! lasciò libero e aperto il suo stato al re vincitore, che in poco tempo se ne fece padrone l'anno 1499 L’anno seguente tornò Lodovico in Italia richiamato da molti degli antichi suoi sudditi mal soddisfatti del governo fran-j cese, e accompagnato da truppe svizzere, e parve dapprima che la fortuna gli aprisse la strada a ricuperare il perduto dominio; mal abbandonato poscia dalle suddette truppe , cadde in man de’ nemici, da’ quali fatto pri- gione, e mandato in Francia, passò in un oscuro carcere nel castello di Loches nel Berry i diecii anni che gli rimaser di vita. Così restarono i Francesi padroni di quello Stato l'anno 1500, e l’anno appresso occuparono con uguale felicità il regno di Napoli; e lo sfortunato re Federigo abbandonato da’ suoi, e, ciò che più gli dolse, dallo stesso Fedinando re d’Aragona , che in vece di recargli soccorso si unì co’ Francesi nel dividerne le spoglie, fu costretto e ritirarsi in Francia, ove morì l’an-l no 15o4[p. 21 modifica]mimo 21

IX. Tali furono le principali vicende a cui fu l’Italia soggetta nel corso di questo secolo, in cui le nostre milizie salirono al colmo della loro gloria. Fu questo il tempo a cui fiorirono tanti celebri capitani, che un ugual numero non troverassi forse in alcun altro secolo. Perciocché, lasciando stare più principi che si segnalaron nell’armi, vissero allora Sforza Attendolo da Cotignola padre del duca Francesco Sforza, Braccio di Montone perugino, Niccolò e Jacopo Piccinino, il conte Francesco da Carmagnola, Niccolò Fortebraccio , Bartolomeo Colleone, Gian Jacopo Trivulzi, e più altri capitani venturieri che arrolando truppe andavano al servigio or di uno , or di altro principe a misura delle offerte che lor venivano fatte, e de’ vantaggi che ne speravano. In cotali vicende poca parte ebbero gl imperatori. Roberto re de’ Romani, dal 1400 fino al 1410, venne una sola volta in Italia fanno 1401 j e parve che volesse singolarmente opprimere la potenza di Giangaleazzo Visconti; ma pochi mesi dacchè vi fu entrato, dovette con poco onore uscirne, e tornarsene in Allemagna. Sigismondo fratello del deposto imperador Venceslao, che regnò del 1410 fino al 1438, e ricevette la corona imperiale nel 1433, una volta sola mosse guerra contro de’ Veneziani; ma egli ancor fu costretto a deporre presto le armi; e più glorioso rendettesi colf adoperarsi con sommo zelo e con singolare prudenza a estinguere il funesto scisma che ardeva nella Chiesa Alberto Austriaco nel breve suo regno di due anni non mai pose piede in Italia. Federico Austriaco, di lui [p. 22 modifica]22 LIBRO successore, venne due volte a Roma , ma sempre pacifico 5 la prima nel 1452 per ricevere la corona imperiale , la seconda nell' anno i/j(38 per sua divozione; e non altra memoria lasciò di se stesso all’Italia che molti esempj di singolare pietà, e infinite patenti di conte, di cavaliero, di dottore, di poeta da lui concedute. Massimiliano di lui figliuolo, da lui fatto eleggere re de’ Romani l’anno 1486, gli succedette l’anno 14f)3 , ed ebbe parte nell’ultime guerre di questo secolo, essendo sceso in Italia l’anno 14f)6 in soccorso del Moro. Ma egli ancora vi ebbe poco felici successi, e fra pochi mesi gli convenne tornarsene in Allemagna.

X. Io non ho fatta menzione di più altre famiglie che ebbero di questi tempi signoria in Italia , singolarmente nello Stato ecclesiastico, perchè breve il tempo e angusto di limiti fu il lor dominio. Tali furono i Canedoli e i Bentivogli in Bologna, i Manfredi in Faenza, gli Ordelaffi in Forlì, i Malatesta in Rimini, in Cesena e altrove, i Varani in Camerino, gli Sforza in Pesaro, e più altri. Solo non dee passarsi sotto silenzio la famiglia de’ duchi d’Urbino per F onorevol menzione che spesso dovrem fare di essi nel corso di questa Storia. Dell’origin di essa si può vedere ciò che eruditamente scrive nella recente sua opera della Zecca di Gubbio e delle geste de’ Conti e Duchi d’Urbino il ch. proposto Rinaldo Reposati. Essi discendeano dall’antica famiglia de’ conti di Montefeltro, di cui fu quel Guido da noi mentovato più volte nel quarto tomo di questa Storia. Nel XIII e nel xiv secolo ottenner più [p. 23 modifica]I primo a3 volte , e pi» volte perderono la signoria di Urbino. Il co. Antonio da Montefeltro fu quegli che ne acquistò durevol dominio l'anno 1375. In esso poscia fu confermato, col titolo di vicario, dal pontefice Bonifacio VIII Guidantonio di lui figliuolo, succedutogli nel 1404. Eugenio IV nel 1442 onorò col titolo di duca Oddantonio, che era sottentrato in quell’anno stesso al defunto suo padre, e che poscia due anni appresso fu ucciso dai congiurati. Federigo figliuol naturale, ma legittimato, del co. Guidantonio , fu acclamato da que’ popoli in lor duca: principe di accorgimento e di valore non ordinario, per cui da tutti i più potenti sovrani d’Italia era a gara richiesto per condurre le loro truppe, e accolto co’' più singolari onori. Noi ne parleremo altrove, e dovrem rammentare principalmente la magnifica biblioteca da lui raccolta in Urbino. Guidobaldo, fanciullo di dieci anni, succedette al padre morto nel 1482, ed imitonne gli esempj. Ebbe la sventura di vedersi spogliato di tutti i suoi Stati nel 1502 dal celebre duca Valentino figliuolo di Alessandro VI; ma ebbe ancora la sorte di ricuperarli fra poco. Non avendo altri figliuoli, a persuasione del pontefice Giulio II, adottò Francesco Maria dalla Rovere comun nipote, che poscia gli succedette l’anno 15o8.