Opere latine minori (Boccaccio)/Nota/Scripta breviora

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Scripta breviora

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Nota - Epistolarum quae supersunt Indice dei nomi di persona
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Sono stati raccolti sotto questo titolo quattro scritti di sicura autenticitá, i quali rappresentano anche tutto quello che, in fatto di composizioni originali boccaccesche, ci è pervenuto in piú delle opere maggiori in prosa1.

I. — Il piú antico dei quattro, che, in mancanza del titolo genuino e senza volerci prendere la libertá di escogitarne uno, ci adatteremo a denominare genericamente dal suo contenuto, allegorico, fu illustrato e pubblicato dall’Hortis2, il quale lo trasse dalla copia autografa consegnata alle membrane del prezioso ms. [p. 361 modifica]ZL (cc. 61 r-62 r). Qui esso fu lasciato anepigrafo3, e ricevette in calce la sottoscrizione dell’autore nella solita dicitura Ioannes de Certaldo, piú tardi abrasa4: nessun dubbio è pertanto lecito sulla sua autenticitá. Circa la sostanza dello scritto, ch’è forse la piú antica esercitazione letteraria del Nostro, basta rimetterci ai penetranti rilievi del Torraca5, accolti senza riserve dal Sabbadini, il quale aggiunse la constatazione che nel passo sono osservate le regole del cursus6.

Un certo numero di emendamenti è stato imposto dalla scarsa bontá della copia, che non si avvantaggia in diligenza sulle altre scritture di ZL; essi sono i seguenti: amphytrites 2317, ms. amphytrices; coperuit ivi11, ms. cohoperuit, mutato per mettere in evidenza il cursus (véste copéruit è un tardus) sull’analogia di quel che fu fatto per un’altra voce dello stesso verbo nell’ep. III7; semine ivi, ms. seminis (si potrebbe anche pensare a semini[bu]s); et innanzi a cum ivi13, suppl. da me; reliquerunt 23211, ms. relinquerunt; argenteam vitam ivi15, ms. argentea vita; cane 2339, ms. [p. 362 modifica]canes(!); Cythereie ivi24, ms. Citheree; conspectu ivi36, ms. cospectu; pampineum 23422, ms. pampineam; hac ivi26, ms. ac, adiuravit ivi29, ms. abiuravit, non voluto dal senso; concessevit ivi31, ms. concessit, che la necessitá di dar luogo ad un velox (concésserit prébe dónum) porta a supporre destituito per disattenzione di un segno di compendio di er sopra l’ultima sillaba; Fili ivi35, ms. filii, ma si tratta d’un vocativo; repellente 23527, ms. repellenti (ma deve concordare con «signo» abl.) leve 2368, ms. levem; fines.... peroptandos 23712, ms. finis.... peroptandus, ch’è l’oggetto di «possint attingere»; fugisset ivi14, ms. fugeret, ma cosí alla clausola finale mancherebbe il cursus (la correzione è suggerita da «creditur quod fugisset di 23617 sg. ch’è un velox); Marsia ivi15, ms. Martia; cytaram ivi, ms. cyteram; qui ivi21, ms. quis.

Circa l’ortografia ci si trova, naturalmente, nelle stesse condizioni che per le prime quattro epistole di ZL che sono press’a poco del medesimo tempo: e come è identico il giudizio, cosí identico sará il sistema da me seguito nel rappresentarla8. Abbiamo anche qui ñ sotto le specie di ngn, per lo piú rinforzato dall’i (rengnia 2316 e spesso, mangnia 23435 e mangnianimus 23515, ingnorare 2351 23613-27 e ingniote 23415 ingniotum 2351, perfino un Aragnies 23716!); abbiamo ansii 23332 ansiatur 2346 ansietate 23710, menbrorum 23715 e inprobas 2335 inpedita 23428 ecc.; abbiamo innexit 23528 ed experie 2379, ammirandum 23235, actingetes 23630 e actingeret ivi34 (ma attingere 237139); abbiamo ymmo 23630 e il noto miserime 2374. Oscillazioni tra i ed y: limpas 2317 (ma cfr. p. 322, n. 1), imbribus 2322 (contro ymbribus 23310), Deucalyon 2326 (contro deucalionidum ivi28), Cinosura 23324 (cfr. 1158), Citheree ivi21, Elycone 2344; quanto all’uso dell’h: oltre al giá ricordato experie (contro hesperio 23521), traebat 23225 (ma trahentibus 23113), e viceversa retroheundo 2362, honere ivi10, hectere ivi18 (contro ectheri 2316). Accanto ad asque 23120 2362 si trova il curioso posterga 23320 (ma post terga 23623); forme come sumta 2327 e presumtionem 23628 cozzano con un suncta ivi36 e col normale sumpsit ivi17; rilevo finalmente: intencta 23531, propiis 2323010 e cuntos ivi24 cunta 23425. [p. 363 modifica]

II. — L’importantissimo cenno sul Petrarca ci è rimasto unicamente nel Marciano lat. XIV 223, di cui è giá stato detto qui addietro11. Esso incomincia alla c. 42 v con questa intitolazione: De vita et moribus domini Francisci Petrarchi (sic) de Florentia secundum Iohannem Bochacii de Certaldo, etc., e termina nella c. 44 v senza explicit; subito dopo vengono poche righe precedute dalla didascalia Principium privilegii domini Francisci poete novissimi12. Il primo a stampare, corredati di un proprio volgarizzamento, questi cenni biografici fu D. Rossetti di Scander cent’anni sono13; una nuova edizione, insieme con la versione francese, procurò nel 1851 il march. De Valori, che credette inedito il De vita14; da ultimo il testo Rossetti fu riprodotto, con pochissimi ritocchi, dal Solerti15.

La lezione del ms. è assai migliore di quanto possa giudicarsi dalle stampe che ne discesero16; tuttavia un intervento critico è richiesto in non pochi casi e per sanare guasti evidenti e per ristabilire il cursus, le cui clausole sono scrupolosamente osservate [p. 364 modifica]anche qui (con la quasi totalitá delle finali in velox). Ecco i miei emendamenti: autem 2388, ms. tamen, escluso dal senso17; IIII ivi9, ms. vij, con errore di fatto che sará difficile attribuire al Bocc. mentre si può spiegare con una plausibilissima congettura paleografica18; dannarentur ivi15, ms. dannaverunt, emend. del primo editore; demulcere ivi24, ms. demulcire; nullas ipse 2392, ms. ipse nullas (cfr. Ovid. Trist., IV x 22); auditurum ivi3, ms. auditurus; quem ivi6, suppl. dal Rossetti; raperetur ivi8, ms. raperetur; Culleus ivi12, ms. culeo19; dictos ivi21, ms. dicto; et 24032, suppl. da me per la sintassi; Ursus 2415, ms. urso, che vorrá per altro risalire al Bocc. stesso20; vi ivi 6, ms. va, corr. per il dato di fatto (il «v ydus» sarebbe il lunedi 9); XXXVII ivi9, ms. xxxiiij; qui l’errore si fece strada per conseguenza di quello della data di nascita21; laude ivi1, ms. laudes; privilegium ivi13, ms. previlegium; id ivi21, ms. ipse is22; respectui ivi23, ms. respectu: l’emendamento è per ristabilire un velox; Barrili ivi24, ms. barelis; Neapoli ivi25 ms. Neapolim; est commoratus ivi28, ms. comoratus est, da invertire per far tornar fuori il vel.; loquela civilis ivi34, ms. civilis loquentia, emend. del Rossetti; votum ivi36, ms. volutum; sollecitudines 2421, ms. solitudines, emend. del Rossetti; Scillam ivi5, ms. sillam; est ivi9, suppl. per dar luogo alla clausola ritmica con un planus; et su innanzi a gestibus ivi10, suppl. da me; dudum ivi21, ms. dum, escluso dalla sintassi; que ivi27, ms. quos; repandunt 2435, ms. pandunt con danno del cursus (l’emend. restituisce il vel.); est [p. 365 modifica]decoratus ivi8, ms. decoratus est, invertito per avere il vel.; ipsemet bene ivi20, ms. ipsemet et bene: in questo et convien vedere una mera duplicazione della finale della parola precedente, perché non solo è inutile, ma guasta un vel.; Affricani ivi34, ms. Africanis (ma si tratta di Scipione, cfr. 24011; arpinas 2404, ms. arpinus23. Di altri emendamenti proposti via via dai critici non ho creduto di tener conto24.

Come fu giá stabilito dall’Hauvette, le diverse scritture petrarchesche copiate dal Bocc. di proprio pugno in ZL, cc. 73 r-74 v e 76 r-77 r25, costituiscono la documentazione ed insieme la materia del De vita; quest’operetta «contient plus de mots, plus de phrases, mais pas plus de renseignements précis»26. Ma poiché [p. 366 modifica]a quelle composizioni nello zibaldone è premesso un breve notamento biografico, si dovrá vedere in questo quasi un primo abbozzo dello scritto piú ampio; punto di vista ch’è infatti fissato dal raffronto dei due testi, ai fini del quale riprodurrò qui le poche righe in questione27:

Ad ecternam rei memoriam cuntis hec inspicientibus sit apertum, quod sub annis Incarnationis dominice MCCCXLI probissimus vir ac eloquentia facundissimus Franciscus quondam ser Petracchi del’Ancisa de Florentia anno etatis sue XXXVII28 per Robertum inclitum Ierusalem et Sicilie regem examinatus est secreto palamque coram suis proceribus et in facultate poetica approbatus. Et subsequenter ad predicti regis instantiam in alma urbe romana a magnifico milite domino Urso29 de Ursinis tunc romanorum clarissimo senatore, apud Capitolium coram omni populo xv kalendas maii30 anno iam dicto in poetam corona laurea feliciter coronatur. Nec reperitur ab aliquo alium post Statium Pampinium Surculum tolosanum Rome coronatum fuisse; qui Statius ibidem fioruit sub Domitiano imperatore qui anno DCCCXXXIIII ab urbe condita imperavit. Hic igitur Franciscus poeta egregius, clarus genere, statura procerus, forma pulcherrimus, facie placidus, moribus splendidus, primo apud Bononiam iura civilia audivit, deinde apud Montem Pesulanum et in romana Curia didicit poesiam. Composuit quidem usque in hodiernum diem libros, videlicet Affricam metrice, dyalagum quendam prosaice et alios. Composuit etiam opuscula plura ex quibus hic infra quorundam copia reperitur31. [p. 367 modifica]

Poiché il piú recente degli scritti sui quali queste righe si fondano, ed ai quali esse costituiscono una specie di proemio, è del 18 gennaio 1347, si avrá in conseguenza che il notamento è posteriore a tale data; il De vita, necessariamente posteriore al notamento e composto durante una dimora del Petrarca a Parma (cfr. p. 241), sará dunque del 1348 o del ’4932. A dar compiuta la storia dei preziosi cenni33 va ricordato infine che il De vita capitò sulla fine del Trecento tra le mani dell’agostiniano fra Pietro da Castelletto, il quale, vedendola incompiuta e mancante, e troppo presumendo di sé, credè di poterla integrare e nello stesso tempo correggere34: in realtá, non fece che riprodurla quasi assolutamente alla lettera, valendosi con ogni verisimiglianza del medesimo apografo marciano che unico è giunto sino a noi. [p. 368 modifica]

III. — Dallo stesso ms. Estense che contiene l’ep. X, la quale costituisce in certo modo il preambolo di questi cenni biografici35. La Vita è quasi totalmente inedita, non essendone stati sinora pubblicati che due brevi tratti dal Cavedoni e dal Ciampi36; non v’è argomento per porre in dubbio la sua autenticitá37. Nemmeno siamo in grado di determinare se il Bocc. eseguisse per intero il suo rifacimento della biografia di Giovanni Laudense, oppure si arrestasse al punto in cui vien meno il testo del codice modenese.

Questo richiese alcuni emendamenti, per lo piú assai ovvi: est 24528, ms. esse; propalatura 24613, ms. propalata; ditaretur ivi25, ms. ditraretur; maligni ivi31, ms. margine che non dá senso; esset 2476. ms. est (dipende da un ut consecutivo); dumibus ivi7, ms. dumius; circumvolutione ivi30, ms. circumvolutionem; prospectaret ivi32, ms. prospectare; perterritus ne 24813, ms. perterritas ni (anzi nisi, per essersi la sillaba incorporata col si seguente, certo in conseguenza d’un conato critico di qualche amanuense); supererat ivi33, suppl. da me; Nam 24925, ms. iam; et ivi31, suppl.; naturalia ivi33, ms. natalia (fu trascurato da un copista il segno di compendio di ur, come in propalatura visto sopra); spelea 2507, ms. speleas; nonnunquam ivi8, ms. non unquam; huius ivi, ms. cuius; eisque etiam ivi21, ms. eisdem et respinto dalla sintassi; rediit 25127, ms. redidit; populum 2523, suppl. da me; Senas ivi7, ms. senis (e l’ad seguente è suppl.); a degentibus ivi9, ms. ad egentibus; ubique ivi31, ms. undique; qui ivi32, ms. que; desperarent 25314, ms. desperantes (!); eum ivi, ms. cum; sine ivi19, suppl.; ageret ivi22, ms. agerent; bate ivi30, ms. vase; camerinensi 2542, ms. cameracensi; reserare ivi 31, ms. researe; suis 25510, ms. serius (qui fu visto un segno di compendio dove non era). Gli adattamenti ortografici furono di lieve entitá, salva l’introduzione di alcune grafie boccaccesche del tempo a cui appartiene la Vita. [p. 369 modifica]

IV. — Un ms. della parva libreria, verisimilmente di mano del Bocc., conteneva queste notizie, ivi premesse ad una decade liviana38; è possibile che su quello, oggi scomparso o non rintracciato ancora, fosse esemplato nel secolo XV l’elegante Laur. LXIII 8, il quale reca appunto i libri XXI-XXX preceduti dalla nostra biografia, che vi è intitolata Pauca de T. Livio a Iohanne Boccacio collecta39. La medesima si trova anche in altri testi a penna, ma sempre anonima; pubblicata senza il nome dell’autore nell’edizione di T. Livio curata da T. Hearne40, fu rivendicata al Nostro dall’Hortis41.

Un primo nucleo del breve scritto si può considerare il passo seguente di ZL (c. 59 v):

Tiberii Claudii Neronis tempore Christus passus est sub Pontio Pilato. Huius inperii anno IIII Titus Livius pactavinus hystoriografus Pactavi moritur etatis sue anno LXXVII, qui ab urbe condita usque ad tempora Augusti romanam scripsit hystoriam per decadas dirigens; cui in scribendo hystoriam nemo conferri potuit. Cuius sepulture epytaphyum scriptum in saxo Padue apud Sanctam Iustinam sic scriptum est: «v. f. t. livius liviae t. f. quantae l. halys concordialis pactavi sibi et suis omnibus»42.

Piú tardi, questa notizia fu incorporata dal Bocc. nel compendio ch’egli veniva tracciando delle Vitae di Svetonio in un altro dei suoi zibaldoni, ZM, dove leggiamo (c. 49 r):
Anno quarto imperii huius43 Titus Livius patavinus ystoriografus Pactavi moritur anno etatis eius 77, cuius sepulture [p. 370 modifica]epytaphium scriptum in saxo legitur Padue apud monasterium Sancte Iustine sic etc. Hic ab urbis conditione usque ad tempora Augusti romanam transcripsit ystoriam per decadas dirigens; cui in scribendo ystoriam nemo conferri potuit44.

La terza ed ultima rielaborazione della stessa materia si ha finalmente nella biografia qui ristampata, la cui genuinitá risulta, per tutte queste conferme e concordanze, indubitabile45.

Il testo del ms. Laur. non richiede che la correzione Roma 25722 invece di Romam, e lievissimi adattamenti dell’ortografia all’uso seguito dallo scrittore nella sua maturitá46.


Note

  1. Il cosí detto Compendium romanae historiae, stampato per la prima volta a Colonia nel 1534 per cura di T. Spengel e ristampato, ancora in Germania, nel 1535 e nel ’49, oltre che divolgato in una traduzione tedesca del 1542, sempre sotto il nome del Nostro (Hortis, Studj, pp. 873-78), è opera di P. C. Decembrio, che rifece e dedicò ad Alfonso V d’Aragona una compilazione di Uberto suo padre: cfr. L. Bertalot, P. C. Decembrio der Verfasser von Pseudo-Boccaccios Compend. hist. Romanae, nel Zentralblatt fur Bibliothekswesen, XXVIII [1911], pp. 73-6. Grossolanamente suppositizio è il Dialogo d’Amore o Regole bellissime d’Amore in modo di dialogo «tradotte di latino in volgare da M. Angelo Ambrosini», libretto ch’ebbe non meno di nove edizioni tra il 1561 ed il 1624 (Hortis, pp. 878-85); la paternitá dell’inesistente originale fu affibbiata al Bocc. soltanto per raccomandare il Dialogo al nome d’uno scrittore d’indiscussa competenza in materia amorosa. Il Wilkins comprese poi tra le opere latine «of uncertain authenticity» tutti i numerosi estratti dei compendi e delle note di natura storica e geografica affidati alle pagine di ZM, che furono fatti di pubblica ragione dal Ciampi, dall’Hortis e dal Macrí-Leone nei loro studi su quel ms. (An introd. Bocc. bibliogr. cit., p. 121); ora, questi passi risultano anzi perfettamente autentici, essendo ormai provata l’autografia di ZM (qui, p. 326), ma non assumono perciò il carattere di vere e proprie opere originali, che va negato a siffatto materiale greggio raccolto dal Bocc. in servigio dei suoi studi e destinato ad un’ulteriore elaborazione.
  2. Studj cit., pp. 357-61; l’illustrazione è alle pp. 323-7.
  3. Il titolo De mundi creatione, riprodotto dall’Hortis, non è genuino ma apposto da un tardivo lettore o possessore (secolo XVI o XVII); esso non ha, d’altronde, quasi nessuna attinenza col soggetto dello scritto. La stampa presenta una cinquantina d’errori di lettura abbastanza gravi (p. es., pacem invece di peccatum 23118, evitorio per aiutorio 2327, Phebe per prebe 23431, madent per mandet 23628, ecc.), oltre ad alcune ommissioni di parole: ortulum 23235, ostendit 23326 (surrogata da puntini perché non saputa decifrare), quem ivi34, patri 23526, nomen 23718; peggior guasto fu il salto di una linea intera di scrittura tra et 2348 e tanti ivi10.
  4. Ma «jetzt deutlich» secondo lo Hecker (op. cit., p. 37); invece il Biagi, nella descrizione premessa alla riproduzione fototipica del ms., dichiara visibile solamente Iohannes d. .. .. do (p. 6).
  5. G. Bocc. a Napoli cit., pp. 185-7.
  6. Giorn. stor., LXVI, p. 407. Per il cursus si vedano le mie osservazioni qui addietro, p. 312 sg.; nell’Allegoria ricorrono tutte le forme di piedi giá riscontrate nelle epistole. Ecco il velox del tipo láudis bárdus áderam (p. 312, n. 2): ígitur íbi gérmina 2338, víribus nón convéniunt 23436, córnua víres pérdere 23519, e qualche altro; ecco il planus regresso: íntrant óriulum 23316; assai numerosa la serie del tipo témpore messís e dell’altro núptias próperat, riscontrati una quarantina e una ventina di volte rispettivamente, anche in fine di periodo (p. 312, n. 4): tali cáusa fúit 23426, dedúcere cúrrum ivi34, mortále quod òptas 2351, compéscuit ígne 2378 per il primo, e íter ab Èolo 23130, vidèbis et ália 2359, vulcánia múnera ivi12, inferís patuit 2373 per il secondo. Un velox piú dattilo: velócibus Hòris équos iúngere 23520; un vel. piú spondeo: quádrupedumque dècorávit 23111, pública múndi Phèbe páter 23427. circumferèntie súmmet quia plánum 2366. Per l’accentuazione (cfr. p. 313 e n. 2) si osservi Elícone Músas 2344.
  7. Cfr. p. 318.
  8. Cfr. p. 321 sgg.
  9. E attigistis 12213 attingam 12324.
  10. Ma propria 1219.
  11. Cfr. p. 300; per la sua presumibile origine, p. 302, n. 1. Una trascrizione della biografia si ha, di mano del Morelli, nelle cc. 1-8 del Marciano lat. XIV 312 (cfr. qui, p. 300, n. 2); seguono appunti, schede e note diverse ad illustrazione del testo. Anche di questi cenni il Morelli preparava l’edizione (Baldelli, Vita di G. Bocc., p. xlvii).
  12. Il privilegium, ricordato dal Bocc. (p. 241), resta in tronco alle parole «hec eadem Urbs aut ipsa genuit».
  13. Petrarca, Giul. Celso e Boccaccio, illustrazione bibliologica delle Vite degli uom. ill. del primo, di Cajo Giulio Cesare attrib. al secondo, e del Petrarca scritta dal terzo (sic), Trieste, 1828, pp. 316-24; la versione è alle pp. 325-36, riflessioni ed annotazioni a p. 350 sgg.
  14. Document histor. de Boccace sur Pétrarque, ms. de la Bibliothèque de Saint Marc de Venise p. pour la prem. fois et accompagné d’une dissertation et de recherches nouvelles, Avignon, 1851, p. 34 sgg. (la traduzione è a fronte).
  15. Le Vite cit., p. 253 sgg.; è data a piè di pagina la versione del Rossetti e alcune delle sue note, l’una e le altre qua e lá ritoccate.
  16. In quella del Rossetti sono state omesse, forse volutamente, alcune parole (iam 23820, Vallem 2405, vero 2417, et a semet ipso 24516 sg.); alcune surrogazioni appaiono suggerite dal proposito di correggere la latinitá medievale del Bocc. (urbem, circumdedit, ut propria in luogo di civitatem 23821, circumdavit 2395, quod iam in costr. consec. ivi35), altre sono correzioni critiche inopportune: tali quella di celebri 23818 in celeri o d’infestante 23913 in incitante. Molto maggiore è, naturalmente, il numero degli errori veri e propri (p. es., nati per vatis 23823, posterum per pastorem 24132, preterea per potest 24224, summae per future ivi25 perite per pariter 24327, nondum per nemini ivi30, ecc.). Dopo bulla 24114 il Rossetti segnò una lacuna che non ha ragion d’essere (cfr. Solerti, p. 259, n. 2).
  17. Il Rossetti credè di poter leggere sanctum, perché anche a lui quel tamen non parve opportuno (cfr. la sua n. 2 a p. 359); tamen fu poi ripristinato dal Solerti.
  18. Le prime due aste di un iiij possono essere state scambiate da un copista con una v, equivoco facile specialmente quando, come normalmente si riscontra nei mss. del tempo, non si segnava sulla i il puntino ovvero l’apice; (cfr. Hauvette, Notes sur des mss. autographes de Bocc. cit., p. 116, n. 1).
  19. Il Ross. aveva corretto aculeo! L’emendamento certissimo fu proposto dall’Hauvette (Notes, p. 118, n. 3) sull’autoritá della sottoscrizione del Terenzio laurenziano di man del Bocc., Explicit liber Terrentii Cullei chartaginensis viri clarissimi: cfr. Hecker, op. cit., tav. VI.
  20. Cfr. qui, p. 366, n. 3. Il Ross. conservò Urso, parendogli (p. 364 n. 12) «che l’autore lo ritenga indeclinabile»!
  21. Di fronte ad una cifra che poteva sembrare xxxiiij o xxxvij (cfr. qui sopra, n. 2), il copista, che aveva giá accettato come anno natale il 1307, calcolò meccanicamente la differenza tra questo millesimo e il 1341.
  22. Il Ross. affermò che ipse id ha il ms. ed emendò per suo conto ipsemet (p. 366, n. 16).
  23. Strafalcioni del ms., che si emendano ipso facto, sono i seguenti: Petrarchi, 2383, iobileum 2388, haminum (hom-) 23932, logo (loco) 24011, predetum ivi24, gloriossime 2412, mondanarum 2421, forsam ivi6, sumersas 24219, nundum 2439 quavis (quamvis) ivi17, virtibus (virtut-) ivi23. Sciatta è l’ortografia, specie nel regime delle consonanti doppie, quasi tutte ridotte a scempie, ciò ch’è una spia di origine veneta; singolari, e parimente venete, le forme fervesserent 2402 e concupisibili 2437; noto poi aput, dulcilocus 23930, sanciones 2398, sumserit 2439 e assumsit assumsisse asumptus. L’h sta o non sta indebitamente cosí in principio di parola (hedem, ma ostes) come in mezzo (unha, exhornata, ma peribent); talvolta segna la c gutturale (Petrachus ecc., chachino 24212); curiosa è la scrittura sofus sofia nella seconda parte di phylosophus phylosophia. Scrivo infine con l’y alcune voci che nel ms. hanno l’i (Pyeridum, ydus, ymitatus -asse, prosayca -ayce, heroyco, Dyonisio, ecc.), e viceversa (Elicona); c’è anche una serie di forme (come puericia, peciit, eciam, pocius, noticia, officii, ecc.) in cui fu introdotto ti in luogo di ci. S’intende che tutte queste modificazioni sono fondate sull’ortografia adottata per gli scritti boccacceschi del tempo in cui fu composto il De vita.
  24. P. es., il De Nolhac mutò erit 24412 in erunt, evidentemente per accordare questo vb. col seguente latent, della stampa Ross., lá dove il ms. ha latet: lo scrittore usò il singolare perché si riferiva al concetto «pulcerrimam comediam» (di passaggio, rilevo la pronunzia comedíam messa in risalto dal velox). Anche et merito 24413 fu ridotto dal De N. a merito (cfr. Pétr. et l’human.2 cit., I, p. 190 e n. 2). Piú tardi il Foresti non solo riprodusse il passo secondo i sedicenti emendamenti dello scrittore francese, ma addirittura sostituí al titolo errato Philostratus quello autentico di Philologia (Giorn. stor., LXXIV, p. 258 e n. 2): io credo bensí che della sostituzione dell’uno all’altro titolo abbia avuto colpa non l’amanuense, secondo il supposto dell’Hortis (Studj, p. 316, n. 4), ma il Bocc. medesimo. Piú propenso sarei invece a considerare quampluribus 24318 come dovuto ad influsso dei due -ibus successivi, e ad emendarlo in quamplurimis (cfr. Mascetta-Caracci, Dante e il ‛Dedalo’ cit., p. 63, e anche 337, n. 1).
  25. Il verso della c. 77, ultima attuale del ms., non è visibile, perché vi fu incollato sopra un foglio cartaceo (Biagi, op. cit., p. 9); non si può escludere che le cose del Petrarca continuassero anche lí ed oltre.
  26. Notes cit., p. 116.
  27. ZL, c. 73 r (tutto in lettere maiuscole); il notamento e i passi corrispondenti del De vita furono stampati dall’Hauvette a fronte su due colonne (art. cit., pp. 117-8).
  28. Le parole «anno etatis sue XXXVII» furono aggiunte in margine ma richiamate da un segno /. al loro posto; il numerale poi fu scritto su due righe, in maniera che VII venisse a trovarsi sotto XXX: per la rifilatura a cui andò soggetto il foglio, sparirono in alto la terza X e in basso II, di modo che la parte superstite oggi si presenta come un XXV.
  29. Anche «domino Urso» fu aggiunto nel margine; è possibile che quest’abl. Urso abbia determinato, per una sbadataggine del Bocc., il nomin. Urso del De vita (cfr. qui, p. 364, n. 4).
  30. L’indicazione è erronea: il 17 aprile fu un martedí. Può darsi che il Bocc. volesse indicare il 15 aprile, ma avrebbe egualmeme ritardato di una settimana sulla data giusta (8 aprile).
  31. Segue immediatamente il titolo del primo scritto petrarchesco (Epist. metr. I xiv), ossia: Et primo de illis quos composuit de generali mortalitate que fuit per totam Tusciam et potissime in Florentia anno Christi MCCCXL inditione VII. Nel notamento ho modificato le grafie aprobatus, mangnifico e quemdam: per l’m di questa parola si veda subito appresso quorundam, che a sua volta è mia correzione di quarundam (il Bocc. aveva forse dimenticato di riferirsi ad «opuscula»). Una svista grafica è invece Montem Phesulanum (cfr. 2393); finalmente al posto di coronatur il Bocc. scrisse coronavit, senza pensare che l’impostazione sintattica «a magnifico milite domino Urso...» chiamava ormai il passivo. Nel De vita il coronavit rimase (24112), ma il compl. di agente fu mutato in soggetto.
  32. Cfr. Hauvette, Notes cit., pp. 119-20 (e Boccace, p. 198 e n. 3); la data 1348 o 49 fu anche accolta dal Gaspary e dal suo traduttore V. Rossi (Storia della lett. it., II, i2, pp. 29, 330; Giorn. stor., XXXII, p. 434). Non consento col Foresti, per il quale il De vita sarebbe posteriore all’incontro del Petrarca col Bocc. nel settembre 1350 (Giorn. stor., LXXIV, p. 258, n. 1).
  33. Basta aggiungere qui in nota come l’Hortis (Studij, p. 317, n. 1) dicesse che il notamento di ZL «non può essere» del Bocc.; e di fresco il Guerri, che nella sua critica iconoclastica metteva in dubbio l’autografia di quel ms., trovasse appena un «debole» argomento per riconoscere al Nostro l’«infelicissima» biografia piú ampia (cfr. Il Commento cit., p. 138, n.).
  34. La presunzione trasparisce giá dal titolo: Francisci Petrarche de Florentia laureati incipit vita ab excellenti eius discipulo Iohanne Boccaccio de Certaldo inchoata ac post eius obitum perfecta et correcta a magistro Petro de Castelletto ordinis Heremitarum Sancti Augustini, qui dicti oratoris atque poete mores atque gesta ex longa eius familiaritate cognovit. Lo scritto, da un cod. di Vratislava, fu stampato dal Rossetti (op. cit., pp. 339-50), e poi ripubblicato dal Solerti, Le vite cit., p. 265 sgg.; il primo editore restò incerto se quelle parole «oratoris atque poete», ed altre analoghe del breve preambolo, siano da riferire al Petr. o al Bocc. (cfr. la n. 44 a p. 377), ma conchiuse poi rettamente riconoscendo che il bravo frate intese di vantare la sua lunga famigliaritá col Petrarca. Su Pietro nulla seppe trovare il Rossetti (p. 375, n. 41); il Solerti avvertí ch’egli recitò l’orazione funebre per Gian Galeazzo Visconti nel 1402: potevano ricorrere entrambe all’Argelati (Biblioth. Scriptor. mediolan., I, coll. 340-1).
  35. Cfr. qui, p. 330. Nel ms. l’ep. sta alle cc. 71 r-72 v; subito sotto incomincia la Vita, preceduta dal titolo riferito nella mia stampa. Le ultime righe del testo cadono sul principio della c. 78 r, il resto della quale è rimasto vuoto.
  36. Appartengono al § 6, e vanno da «Nam, uti mediis» 24927 a «gloriam prospecturus» 2509 e da «a quibus cum vix» ivi29 a «dimisit in pace» 2516; cfr. Cavedoni, Indicaz. di un ms. ined. cit., pp. 122-3, e Ciampi, Monum.2 cit., pp. 507-8. Non fu risparmiato qualche strafalcione (p. es., domno 25031 e quasi 2515; un ratus 2514 fu tralasciato con danno del contesto).
  37. Anche il Wilkins la rassegnò tra le scritture autentiche (An introd. Bocc. bibliogr. cit., p. 120).
  38. Hecker, op. cit., p. 41.
  39. Cfr. Bandini, Catal. cit., II, col. 688; i cenni furono trascritti dall’amanuense G. F. Marzi di San Gimignano nel verso della seconda guardia membranacea premessa al volume.
  40. Oxonii, 1708; to. I, nel verso del f. segnato b 3. L’editore si serví di un ms. del New College di Oxford; due codici Monacensi, lat. 504 e 6721, furono poi ricordati dal Bertalot (Zentralbl. für Bibliothekswesen, XXVIII, p. 76).
  41. Cenni di G. Bocc. intorno a Tito Livio, Trieste, 1877; alle pp. 95-101 è la stampa diplomatica condotta sul ms. Laur. (le pp. 26-38 furono riprodotte negli Studj cit., pp. 317-23; cfr. anche, nell’opera maggiore, le indicazioni bibliografiche alle pp. 787-88).
  42. Il ms. ha anno LXXXVII invece di LXXVII, ma quell’X in piú è dovuta ad una svista, come risulta dal confronto con la notizia di ZM, di cui dirò subito appresso; il medesimo raffronto, oltre alla grammatica, fa correggere conferre in conferri.
  43. Tiberio.
  44. Il passo fu stampato dal Macrí-Leone, Giorn. stor., X, p. 38. Invece del testo dell’epigrafe qui il Bocc. pose il semplice «i.»: e s’intende che non lo trascrivesse quando si avverta che l’aveva giá sott’occhio in ZL.
  45. Ma il Wilkins la incluse invece tra gli scritti di dubbia autenticitá (op. cit., p. 121).
  46. Quella del ms. si conforma all’uso umanistico, e quindi segna tutti i dittonghi; scrive poi bibliotheca, Hieronymus, presbyter, epitaphium, historia historiographus, dove io adotto le grafie boccaccesche per quanto riguarda l’uso dell’h e dell’y.