Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/388

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372 indice delle materie.
— Sul far mangiare chi ne avea procurato altrui, 138. — Sulla paura in guerra, ivi. — Di Luigi XII. sulle offese ricevute mentr’era duca d’Orleans, ivi. — Di Gein Ottomani sul giostrar degl’italiani, ivi. — Del medesimo, sulla differenza delle azioni proprie degli schiavi e de’ signori, ivi. — Su la roba, il corpo e l’anima degli uomini; e su i giureconsulti, i medici e i teologhi, ivi. — Su d’una valigia comparata ad un uomo, 139. — Sul perdere e vincere di due Alessandri, ivi. — Su di Siena sposa, e Fiorenza dote, 140. — D’un prelato che si credea grand’uomo, 141. — D’uno magrissimo portato via dal fumo su per il camino, ivi. — D’un avaro che volea gli fosse pagata la fune colla quale erasi appiccato, ivi. — Di Lorenzo de’ Medici ad un freddo buffone, e ad un che il riprendea di troppo dormire, 141, 142. — Del marchese Federico ad un mangione, 142 — Su d’un tiranno falso liberale, ivi. — Sul forzarsi a credere verità una bugia, ivi. — Sulla fortuna de’cardinali in Roma, ivi. — Su d’un impiccato invidiato, 143. — D’Alfonso d’Aragona ad un che aveagli trattenute alcune snella, ivi. — Su di Sant’Ermo, comparato ad un militar vigliacco, ivi. — Sulla sollecitudine d’un soldato partitosi, 144 — Del duca d’Urbino al castellano di San Leo, ivi. — Su di uno morto, mentre incominciava a divenir ricco, ivi. — Del Marchese di Maulova, su d’un colombo impiccato, 145. — Di Scipione ad Ennio, sull’essere o no in casa, ivi — Di Alonso Carillo alla signora Boadilla, con cui trattolla da publica meretrice, ivi. — Di Rafaello d’Urbino ad alcuni Cardinali, 145, 146. — D’uno che domandò un ramo d’un fico, al quale erasi una donna impiccata, 146. — Di Catone ad un contadino che urtollo con una cassa, ivi. — D’uno degli Altoviti, il quale rispose a ciò che udito non avea, ivi. — D’un medico, il quale promise ad un contadino di rimettergli un occhio, 146, 147. — Di Alonso Carillo, su di un cavaliero bruttissimo che aveva una moglie
bellissima, 147. — Su d’un soprascritto d’una lettera, ivi. — Di Cosimo de’ Medici ad un ricco ignorante, 148. — Del Conte Ludovico Canossa ad uno che volea vestirsi in incognito, ivi. — Sul Cardinal di Pavia, ivi. — Su di cose discrepanti, e che pajon consentanee, ivi. — Su due gobbi, ivi. — Su d’uno imputato non aver divozione o fede alcuna, ivi. — Di Marc’Antonio a Bottone, sul capestro e la forca, 149. — Su d’un sajo solito a portarsi da un capitano dopo le vittorie, ivi. — D’uno non invitato a sedere e che sedette, ivi. D’un prete sul perchè dicesse una messa cortissima, ivi. — D’un che chiedeva un beneficio, ivi. — D’un che bramava che lo starsi in letto fosse un esercizio militare, 150. — D’Alfonso d’Aragona, ad un suo servitore non contento d’un ricco donativo, ivi. Del papa al vescovo di Cervia, ch’esser volea governatore, ivi. — D’uno, al quale una donna domandò gran prezzo di sè, 216. — Di un contadino Sanese a Bernardo Bibiena, 316. — Di papa Giulio II, 317. — Ad altro, che diceva temere non poter uscire del Reame di Napoli, ivi.

Detrazione d’altre donne, non ascolti volentieri la Donna di Palazzo, 174.

Deviare se alle volte si possa da’ comandi dei Signori, 97. — Belle avvertenze intorno a ciò, 98.

Diana, parole di Camma a Diana, 191.

Diego de Chignones, suo detto mordace ad uno spagnuolo, 136. — (Vedi Vino. Y no lo conocistes.)

Difetti de’ principi, benché picciolissimi, notati, 247.

Difetti naturali si possono in gran parte emendare, 23 — Perchè nascosti dall’uomo, 249.

Dimostrazioni d’amore quanto alle volle nocive, 237.

Dio, è protettore de’ buoni principi, 259, 267. (Vedi Fortuna.) — Tesoriere de’ principi liberali, 270. Similitudine di Dio ne’ cieli, in quai cose si ritrovi, 259. E così in terra, ivi. Da esso nasce la bellezza, 290. (Vedi Bellezza.)