Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo II/Cronacisti tedeschi dei secoli XI e XII

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[p. 42 modifica]16. Cronacisti tedeschi dei secoli XI e XII. — Raduniamo in questo paragrafo le cose geografiche più importanti che ci vennero trasmesse da alcuni cronacisti tedeschi dei secoli XI e XII specialmente intorno ai paesi del Nord Europa e, in più piccola misura, anche intorno alle parti meridionali e sud-est della nostra parte del mondo.

Primo fra essi, non solo in ordine cronologico, ma ben più per la copia di notizie che egli trasmise ai geografi posteriori del Nord, è Adamo di Brema (nella seconda metà del sec. XI), [p. 43 modifica]le cui informazioni sui paesi circostanti al Mare del Nord ed al Mar Baltico, come anche sopra molte isole dell’Atlantico settentrionale sono veramente interessanti e preziose, quantunque non vadano esenti molte volte dal carattere favoloso della geografia medioevale.

Einardo, storico di Carlo Magno, non sapeva ancora se il Baltico fosse o non un mediterraneo, giacché egli dice di questo bacino dell’Atlantico: «Sinus quidam ab occidentali Oceano orientem versus porrigitur longitudinis incompertae». Adamo di Brema conferma l’asserzione dello storico: «Quod autem dicit eundem sinum longitudinis incompertae, hoc nuper aperuit». Tuttavia i Danesi gli avevano assicurato che arditi navigatori erano giunti in un mese, con vento favorevole, dalla Danimarca ad Ostrogard in Russia. Quanto alla larghezza, in nessun luogo supera 100.000 passi (circa 70 chilometri?): in molti punti però è assai minore. Alla sua entrata nell’Oceano, tra Aalberg, il promontorio della Danimarca (capo Skagen), e gli scogli della Norvegia, il golfo è talmente stretto che lo si può facilmente attraversare in una notte. Là dove abbandona la Danimarca il golfo si allarga, per restringersi nuovamente nella regione dei Goti dirimpetto alla quale abitano i Wilzi. In fine, quanto più si avanza nell’interno, tanto più aumenta nella larghezza. Intorno a questo seno di mare abitano molti popoli; i Danesi, gli Svedesi che ne posseggono la parte settentrionale con tutte le isole; nel sud gli Slavi, gli Haisti, ed altri, tra cui i Welatabi detti anche Wilzi. Più particolarmente dice Adamo di Brema, che i Danesi abitano all’imboccatura del Baltico, gli Slavi sino alla Peene, i Wilzi ed i Leutici sino all’Oder, quindi i Pomerani ed i Polacchi il cui distretto confina colla Russia; quivi termina il golfo. Nel nord, a cominciare da occidente, si incontrano successivamente i Normanni, la provincia dello Schonen, i Goti sino a Birka, gli Svedesi sino al paese delle Donne, i Vizzi, i Mari, i Lami, gli Skuti ed i Turchi sino alla Russia ove termina nuovamente quel golfo. Il cenno che si fa dei Turchi tra i popoli circostanti al Baltico si spiega colla circostanza, che la città finlandese di Abo era detta dai Finni [p. 44 modifica]Turku. È poi singolare quanto dice Adamo di Brema, dietro il rapporto fattogli da quelli che erano pratici di quei luoghi, che alcuni Svedesi erano giunti in Grecia per la via di terra, ma che questo viaggio essendo oltremodo pericoloso a cagione delle popolazioni idolatre colà dimoranti, si era tentato di giungervi per la via di mare. Siccome Adamo di Brema si vale sovente del nome Graecia per indicare i territori popolati da famiglie greco-cattoliche, dei quali pure la Russia faceva parte, così parecchi autori opinano che il termine della navigazione fosse non già la Grecia propria, ma sibbene la Russia Baltica. Il che è poco ammessibile, poiché in altri due luoghi degli Annali lo scrittore del Nord dice che il Baltico si estende sino alla Grecia, e che a questo stesso paese si dirigono pure sovente le navi che partono da Schleswig. Si aggiunge che, secondo lo stesso autore, il Mare Orientale è quello stesso che gli antichi chiamavano palude scitica o palude meotica, per cui è lecito congetturare che Adamo di Brema credesse realmente ad una comunicazione naturale tra il Mare di Azov e la sezione orientale del Baltico.

Molte isole si innalzano in questo mare, le quali sono possedute dai Danesi, dagli Svedesi o dagli Slavi. Tra esse accenniamo Wendila, Mors e Thud alla estremità nord della Danimarca; Samsö, dirimpetto alla quale è la città di Aarhus; Fünen, Seeland, Sproga (Sprogö) tra Seeland e Fünen; Bornholm, vicina allo Schonen ed alla Gozia, una delle stazioni più sicure per le navi che si dirigono al paese degli idolatri ed alla Grecia. Al sud di Fünen sono sette isole tra loro vicine e fertilissime, tra cui Moyland (Moen), Imbra (?), Falster e Laaland. Più lungi se ne trovano altre che appartengono agli Svedesi: le maggiori tra esse sono la Curlandia e l’Estonia. In fine le più importanti delle isole dipendenti dagli Slavi sono Fehmarn, Rügen e Samland. È superfluo rilevare l’errore di Adamo di Brema intorno alla natura insulare della Estonia, della Curlandia e del Samland.

L’Oceano occidentale pare essere quello che i Romani chiamavano Britannico. Esso è terribile e pericoloso: la sua lar[p. 45 modifica]ghezza è immensa. «Chiuso ad occidente della Britannia, detta in oggi Anglia, a mezzogiorno dai Fresi (Frisoni), e dalla parte della Sassonia che appartiene alla nostra diocesi di Hamburg, ad oriente dal paese dei Danesi, dalla imboccatura del Baltico e dal paese dei Normanni che giace al di là della Dania, questo mare si estende al nord sino alle Orcadi e per infinito spazio della superficie terrestre, avendo a sinistra l’Hibernia patria degli Scoti, detta in oggi Irlanda, a destra gli scogli della Nordmannia: più lungi si innalzano le isole di Islanda e di Groenlandia, e quivi si confonde coll’Oceano che dicesi caliginoso».

Nella parte meridionale del Mare del Nord, ad una certa distanza dalla foce dell’Elba, si innalza l’isola Farria (Helgoland delle carte moderne), lunga appena 8000 e larga 4000 passi, che Adamo di Brema descrive come fertilissima, abbondante di cereali, di bestiame e di uccelli, circondata per ogni lato da scogli, e dice venerata da tutti i naviganti, specialmente dai pirati, per cui riceveva anche il nome di Heiligeland (Terra Sacra).

Al di là della Nordmannia, che è l’estrema provincia di tutto l’emisfero settentrionale, non si trovano più abitazioni umane, ma tutto è coperto dalle acque di un infinito e terribile Oceano che circonda tutto il globo. Dirimpetto alla Nordmannia si innalzano molte isole, quasi tutte sotto il dominio dei Normanni. Le prime sono le Orchades (Orcadi) che i Barbari chiamano Organes, e, a guisa delle Cicladi, sono sparse per l’Oceano. E qui Adamo di Brema ricorda ciò che ne dicevano Marciano e Solino, che cioè a tergo della Britannia, là ove incomincia l’immenso Oceano, giacciono le Orcadi, delle quali 20 sono deserte e 16 coltivate, e sono, in tutto, circa 40. Dal che deduce Adamo di Brema, che le Orcadi giacciono tra la Nordmannia, l’Anglia e l’Irlanda, e sono separate da ciascuno di questi tre paesi per un intervallo equivalente ad un giorno di navigazione.

Più lungi trovasi l’isola Thyle (Thule), separata dalle altre per uno spazio infinito, e sulla quale molto dissero gli scrittori romani e barbari. Secondo i quali, Thyle è la più lontana [p. 46 modifica]delle terre conosciute: colà non vi ha notte al solstizio d’estate quando il sole passa il segno del Cancro, e non vi ha giorno al solstizio d’inverno, ed anzi alcuni credono che la notte ed il giorno vi durino, ciascuno, sei mesi. Ciò risulta anche dalla relazione di Pitea di Marsiglia, il quale si era spinto, navigando, a sei giornate di viaggio dalla Britannia nella direzione del nord. La Thule del navigatore marsigliese si chiama in oggi Islanda, dal ghiaccio che la avvolge. Al di là dell’Islanda l’Oceano è gelato, ed è, da grandissimo tempo, così nero ed asciutto che, al contatto di un corpo ardente, abbrucia come l’incenso.

Thyle è una grandissima isola, e abitata da molti popoli che vivono solo dei prodotti del bestiame, e si vestono di pelli. Il suolo non produce frutti, nè alberi, e gli abitanti vivono in caverne sotterranee ed in comune colle pecore. Del resto gli Islandesi conducono una vita semplice e santa, si contentano di quanto loro offre la natura; professano il Cristianesimo e sono eminentemente caritatevoli.

Oltre a Thyle si trovano nell’Oceano settentrionale molte altre isole, tra cui la Groenlandia dirimpetto ai monti della Svezia ed ai Monti Rifei. Dalla Nordmannia alla Groenlandia si contano da 5 a 7 giorni di navigazione. Gli abitanti sono di colore ceruleo, per cui tutta l’isola ricevette il nome di Groenlandia.

La terza isola è Halagland, non dissimile per grandezza dalla Groenlandia e da Thyle, e più vicina, di queste, alla Norvegia. Nella state il sole sta sopra l’orizzonte per 14 giorni di seguito: nell’inverno è invisibile per altrettanto tempo.

Adamo di Brema nomina per ultimo l’isola detta Winland, perchè la vite vi cresce spontaneamente e dà prodotti stimati. Così pure vi abbondano i cereali senza che gli abitanti si prendano cura di seminare il terreno, e questa non è una esagerazione, ma risulta da sicure notizie fornite da molti Danesi.

Al di là di Winland non trovasi più alcuna terra, sì soltanto il mare gelato, nebbie foltissime e oscurità spaventosa.

Sulla grande penisola del Nord Europeo, di cui Other e [p. 47 modifica]Vulfstano non conoscevano che la regione costiera, Adamo di Brema dà parecchie informazioni di grande interesse. Un altro mondo, egli dice, si apre a chi dalla Danimarca giunge in Isvezia o in Norvegia; regni che occupano una gran parte dell’Europa settentrionale. La Norvegia si può percorrere in un mese; la Svezia difficilmente in due mesi. Ambo i paesi sono montagnosi, specialmente la Norvegia che colle sue montagne circonda la Svezia. La Norvegia o Nordmannia è la estrema parte della Terra, e trae il suo nome da che si estende in lunghezza sino al più lontano settentrione. Essa incomincia agli scogli sporgenti nel Baltico, si volge quindi al nord fiancheggiando il tempestoso Oceano, e termina nei monti Rifei. A cagione delle sue selvaggie montagne e dei terribili freddi la Norvegia è, fra tutti i paesi conosciuti, il più sterile, ed è solo adatta all’allevamento del bestiame. La capitale della Norvegia è Trondemnis (Trondhjem), luogo molto frequentato dai pellegrini che vi si recano per venerare i resti del re e martire sant’Olaf. Si contano sei giorni di viaggio marittimo da Alborg nella Dania a Throndhjem: vi si può giungere, per la via di terra, dalla regione dello Schonen (Svealand, Svezia propria), ma la strada, tutta attraverso montagne, è molto faticosa e non scevra di pericoli, e, per tale ragione, poco frequentata dai viaggiatori.

La Svezia è molto fertile, ricca di cereali, di miele, e soprattutto di bestiame: numerosi vi sono i fiumi ed i boschi. I prodotti stranieri vi abbondano: tutto quanto è di lusso, come oro, argento, pelliccie di castoro e di martora, ed altre cose che eccitano la nostra meraviglia e la nostra cupidigia, sono colà tenute in nessun conto. L’estremità meridionale della penisola è occupata dalla Sconia (Schonen), appartenente sotto l’aspetto politico alla Dania, di cui era la parte più bella e più fertile. Vi si contavano 300 chiese, cioè il doppio delle chiese di Seeland, e il triplo di quelle di Fünen. Essa è per tre lati circondata dal mare: il quarto lato è occupato da un istmo che la congiunge alla Svezia.

La Dania è, quasi per intero, composta di isole. Al nord [p. 48 modifica]dell’Egdora (Eyder) che si getta nell’Oceano Frisonico (Mare del Nord), si estende, per una lunghezza di tre giornate di viaggio, la parte della Dania che è detta Dania Cismarina (Jütland). La sua larghezza è massima a mezzogiorno, verso l’Eider: di là il paese va sempre più restringendosi in forma di lingua, e termina nell’angolo che chiamasi Wendila. Il terreno è generalmente sterile, deserto e salino, ad eccezione di alcuni pochi distretti lungo i fiumi. Là ove il mare penetra nella terraferma si trovano parecchie grandi città: tra esse Sliaswig (Schleswig), detta anche Heidaba, donde si fa vela per la Slavonia, la Svezia, il Samland e la Grecia; — Ripa (Ripen), luogo di partenza delle navi dirette alla Frisia, alla Sassonia ed all’Anglia; — Arhusen (Aarhus), separata da Fünen mediante uno strettissimo braccio di mare che, incominciando al Mare Orientale, si estende in lunghe sinuosità tra Fünen e il Jütland, e si sviluppa al nord sino allo stesso luogo di Aarhus, donde si fa vela per Fünen, Seeland, la Sconia e la Norvegia.

A poca distanza dalla Estonia — erroneamente considerata da Adamo di Brema come un’isola — e lungo la costa del Baltico, lo scrittore germanico pone il paese delle Amazzoni, del quale si raccontavano molte cose favolose, tra cui questa, che, mentre le bambine sono bellissime, i fanciulli sono invece cinocefali, o a testa di cane, hanno il capo nel petto, ed abbaiano quando vogliono parlare. Nelle medesime contrade abitano gli Alani od Albani, che nascono con capelli bianchi e si servono, per difendere il loro paese, di robustissimi cani. Più lungi si trovano uomini pallidi o di color verde che vivono lunghissimo tempo e si chiamano Busi: finalmente individui che si cibano di carne umana.

Da questi paesi procedendo verso la Svezia si incontrano i Rifei, montagne selvaggie con estese solitudini e con immensi campi di neve. Quivi abitano i Ciclopi che hanno un solo occhio nel fronte, gli Himantopodi che saltano sopra un piede solo, e un popolo che ogni anno, ovvero di tre in tre anni, discende dalla montagna alla pianura, e quantunque di mediocre statura, vince in forza ed agilità gli stessi Svedesi. [p. 49 modifica]

Gli Scritefinni, dei quali già si è detto più sopra (v. pag. 38), sono posti da Adamo di Brema nella parte settentrionale della Scandinavia: la loro capitale è Halsingland (sul golfo di Botnia).

A far vedere le condizioni infelici della geografia in quei tempi del Medio Evo, serviranno alcune notizie che si trovano sparse qua e là nelle scritture di Ottone di Freisinga, altro cronacista del secolo XII. Secondo lui, l’Asia equivale in grandezza all’insieme dell’Europa e dell’Africa. Alcuni però, egli dice, non ammettono che due parti del mondo, e uniscono l’Africa, a cagione della sua piccola estensione, coll’Europa. Del che il dotto Vescovo è scusabile, poiché nel secolo XII non si conoscevano dell’Asia che le parti occidentali e alcune regioni del Sud, ed anche nella carta di Fra Mauro, posteriore di due secoli, l’Africa è rappresentata sotto dimensioni notabilmente minori di quelle dell’Europa.

Il sistema alpino è designato da Ottone con tre nomi, Alpes, Pyrenaeae Alpes e Pyrenaei montes. Questa confusione delle Alpi coi Pirenei si potrebbe spiegare osservando, che lo stabilimento di molte ed importanti colonie nella penisola spagnuola fece conoscere ai popoli dell’est il nome dei Pirenei assai prima di quello delle Alpi: in queste ultime cioè, piuttosto che un sistema orografico indipendente, non si vedeva che una continuazione delle montagne limitrofe della Hispania.

Secondo il medesimo autore le Alpi incominciano tra Genova e Terdona (Tortona): ad oriente di questa linea si sviluppa l’Apennino. Tuttavia a’ suoi tempi molti non ammettevano alcuna distinzione tra l’Apennino ed i Pirenei (le Alpi), e adducevano, a sostegno del loro asserto, che, secondo Isidoro di Siviglia, la regione della Pannonia, pure chiusa dall’Apennino, traeva il suo nome da queste montagne. Altri autori estendevano il nome di Mons Apenninus non già a tutto il sistema delle Alpi, ma sì soltanto alla parte detta Alpes Poeninae.

Ottone accenna nelle Alpi il passo del Septimer, e ne fa sorgere il Reno e l’Inn: così pure conosceva certamente quello del Moncenisio, giacché in un luogo del libro Gesta Friderici dice: «Alii ad occidentales partes Longobardiae, nonnulli per [p. 50 modifica]montem Jovis, alii per vallem Moriannae transituri carpebant iter». Ora questa Vallis Moriannae è la valle dell’Arc, dalla quale una strada conduce alla Val Susa per il passo del Moncenisio.

Secondo il Vescovo di Freisinga i principali fiumi dell’Europa sono tre: il Reno, il Danubio e il Po. Il Reno divide la Gallia dalla Germania. Sul lato gallico è accompagnato dal Vosagum (Vosgi o Vosegi) e dall’Ardenna: sull’altro lato da montagne che portano i loro antichi e barbari nomi (Schwarzwald o Selva Nera, corrispondente all’Abnoba ed alla Silva Marciana). Il Danubio riceve, non lungi da Regensburg o Ratisbona, il Regenus (Regen) ed il Naba (Naab): il nome di Ratisbona ha la sua origine nella circostanza, che al di là della confluenza dei due fiumi della Baviera il Danubio diventa navigabile per zattere (rates).

Sulla frontiera della Germania e dell’Ungheria è la città di Presburgo, che Ottone chiama anche Castrum Bosan, e porta nella Cronaca degli Slavi, di Arnoldo (altro scrittore del secolo XII), il nome di Porta Ungariae. Più lungi ad oriente trovasi la città di Grane, la capitale dell’Ungheria secondo Arnoldo, e quindi Etselburg, la città di Attila. L’Ungheria, dice Ottone, è circondata per ogni lato da foreste e da montagne, specialmente dall’Apennino, ed era detta dagli antichi Pannonia. Vi si trovano vaste pianure irrigate da poderosi fiumi: le foreste sono piene di animali selvatici di ogni specie: dappertutto poi il paese è fertilissimo come il Paradiso e l’Egitto. Ma, secondo l’uso dei barbari, non vi si trovano che poche case e città, ed i confini non solamente sono segnati dalle montagne e dalle foreste, ma anche dai fiumi. A mezzogiorno della Ungheria si trovano la Croazia, la Dalmazia, l’Istria e la Carniola; ad occidente la Marca orientale germanica e la Moravia; a settentrione la Boemia, la Polonia e la Russia; a nord-est abitano i Pesceneghi e i Faloni che vivono di caccia; ad oriente si estende la Bulgaria, là ove la Sava sbocca nel Danubio; a sud-est Rama (Rumania).

Lo stretto dei Dardanelli è detto da Ottone: «mare [p. 51 modifica]Proponticum, quod modo Brachium Sancti Georgii ad indigenis dicitur», ed il cronacista aggiunge che altravolta questo mare era, dalla nota favola di Frixos e di Helle, chiamato Ellesponto, od ancora Propontico perché serve di vestibolo al Ponto: spinte in avanti da due potentissimi fiumi, il Danubio e il Tanai, le acque si scaricano, scorrendo lentamente dirimpetto a Troia, nel mare Adriatico o Tirreno. Ottone non faceva adunque nessuna distinzione tra la Propontide (Mar di Marmara) e l’Ellesponto, dava al Danubio inferiore una direzione generale da settentrione a mezzodì, e considerava come un mare solo l’insieme dell’Egeo, dell’Adriatico e del Tirreno.

La Russia è ben conosciuta da Adamo di Brema, il quale dice che essa è posta ad oriente dei Polacchi, è abitata dai Ruteni ed è la più remota e, nello stesso tempo, la maggiore delle provincie dei Vendi. La capitale della Russia è Chive (Kiew), rivale di Costantinopoli. Il Mar Nero, limite meridionale dell’Europa orientale, trae, in alcuni cronacisti, il suo nome di Mare Rucenum dalla Russia: così in Helmold.