Storia delle arti del disegno presso gli antichi (vol. II)/Libro duodecimo - Capo I

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Libro duodecimo - Capo III

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Libro undecimo - Capo III Libro duodecimo - Capo II

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LIBRO DUODECIMO.


Storia delle Arti del Disegno dai tempi d’Adriano
sino all’intero decadimento.

C a p o   I


Amor d’Adriano per le arti — Suoi monumenti... in Grecia... a Capua... e a Roma — Suo sepolcro ~ Villa di Tivoli... statue ivi trovate... e musaico delle colombe ~ Simili musaici di Pompeja — Progressi dell’arte... nell’imitazione dello stile egiziano... e ne’ lavori di stile greco — Centauri del museo Capitolino — Immagini d’Antinoo... suo busto... sua testa... e altre pie figure – Preteso Antinoo di Belvedere – Effigie d’Adriano.

Amor d’Adriano per le arti. L’imperatore Adriano non solo fu grand’amatore e conoscitore delle belle arti, ma scolpì egli medesimo delle statue; non tali però, per cui Aurelio Vittore potesse, senza una [p. 376 modifica]una vile adulazione, metterlo quasi del pari con Policleto e con Eufranore. Pare ch’egli si studiasse d’introdurre nuovamente l’antico stile nelle arti, come nel romano idioma; ed avea tutta l’attività per eseguire il suo progetto1. Dotato d’un’avidità insaziabile di tutto sapere, di tutto vedere, intraprese nel sesto anno del suo regno un lungo viaggio per l’impero; del che abbiamo tuttora de’ monumenti nelle monete delle diciassette provincie da lui visitate. Andò persino nell’Arabia e nell’Egitto, e s’applicò a ben esaminare e conoscere que’ paesi, come appare da una sua lettera al console Severiano2.

Suoi monumenti... §. 1. Ai tempi d’Adriano l’arte ascese sul trono, e con essa risorsero i Greci. La loro patria, dopo la perdita della libertà, non avea mai goduto un tempo sì felice, nè avuto mai un amico tanto possente. L’imperatore, proponendosi di ridonarle la libertà primiera, cominciò a dichiararla ... in Grecia... libera, e diede a tutte le greche città i mezzi di rimetterli nell’antico splendore3. A tal oggetto non solo fece ergere delle sontuose fabbriche in Atene, come fatto avea [p. 377 modifica]Pericle a tempi migliori4; ma eziandio nelle altre città della Grecia e dell’Asia Minore fece cosiruire de’ pubblici edifizj, de’ tempj, degli acquedotti, e de’ bagni5. Il tempio d’ordin suo edificato a Cizico annoveravasi fra le sette maraviglie del mondo; e forse a quello apparteneano i sorprendenti avanzi d’antichità, che molti secoli dopo adoprarono gli abitanti di quella città per fabbricarne le proprie case.

§. 2. Fra le città tutte Adriano distinse Atene, sì per essere stata questa la principal sede delle belle arti, sì per avervi egli vissuto molti anni, esercitandovi la carica d’Arconte. Ridonò agli Ateniesi l’isola di Cefalonia, e terminò il tempio di Giove Olimpico, d’una circonferenza di molti stadj, lasciato sette secoli prima imperfetto da Pisistrato6. In questo tempio, fra le molte statue d’avorio e d’oro, una colossale della stesa materia ne fece egli inalzare a Giove; e a lui medesimo una statua vi eresse ciascheduna delle greche città a Roma soggette7.

§. 3. La premura di questo principe per far rifiorire le arti erasi comunicata eziandio ad alcuni privati uomini della Grecia: fra questi si distinse l’oratore Erode ateniese, detto quindi Attico, che a proprie spese fece erger delle statue in molte greche città, formò fuori d’Atene un nuovo stadio di bianco marmo presso il fiume Ilisso8, edificò un teatro nella sua patria, e un altro a Corinto9.

§. 4. Nè fu già pago Adriano di così abbellire la sola Grecia, e dar colà soltanto nutrimento e vita alle arti: molte città d’Italia sentirono pur gli effetti della sua liberalità. [p. 378 modifica]....a Capua... Fra i diversi edifizj da lui fatti costruire in Italia fuor di Roma mi contenterò di qui rammentare l’anfiteatro di Capua, a cui è stata riferita un’iscrizione che riguarda piuttosto il teatro della città medesima, distante dall’anfiteatro appena cinquanta passi. Mazochi10, che ha supplito in quella iscrizione a ciò che mancava, pensa che le mentovatevi colonne colà poste da Adriano siano le mezze colonne dell’anfiteatro, senza riflettere che quelle son ivi, come in tutti gli altri anfiteatri, d’un pezzo solo col sasso da cui sporgono in fuori11. Nemmeno ha considerato che in siffatte fabbriche non v’è luogo per le statue, le quali, come le colonne intere, poteano solo servire d’ornato nel teatro. Diffatti in quello di Capua, disepolte ci sono, non ha molt’anni, alcune colonne di giallo antico, che hanno due palmi e tre quarti di diametro, e molte statue, del quale scavo si vedono tuttora le vestigia; e sì quelle che queste furono trasportate a Caserta per fervir d’ornamento a quel reale palazzo. La più bella fra le statue è una Venere Vittrice, che appoggia il piè sinistro su un elmo, conservatasi intera, se non che le mancano le braccia.

... e in Roma suo sepolcro.. §. 5. In Roma stessa fecesi Adriano costruire il magnifico sepolcro che porta ora il nome di Castel Sant’Angelo12. L’intero edifizio, oltre varj ordini di colonne che giravano intorno, era rivestito di marmo bianco e ornato di statue. Quella fabbrica in seguito servì di fortezza, e i Romani in essa assediati dai Goti si difesero colle statue che precipitavano sopra i nemici13, una delle quali era forse il celebre [p. 379 modifica]Fauno dormente del palazzo Barberini, che si trovò nel ripurgare le fosse di quel castello. La più grand’opera di scultura ordinata da quell’imperatore era certamente la sua statua fu una quadriga, posta sulla vetta di quello suo sepolcro, la quale sì grande era, le crediamo allo scrittore che ciò ne racconta14, che un uomo di giusta grandezza capir potea comodamente nel concavo dell’occhio di que’ cavalli. Soggiugne lo stesso, che tutta l’opera era d’un pezzo solo; ma tale racconto ha l’aria d’una greca menzogna, come la pare anche l’asserzione di un altro greco scrittore, di cui appresso discorreremo15.

Villa di Tivoli... §. 6. Ma la più grande senza dubbio, fra tutte le opere d’Adriano, fu la sua villa Tiburtina, le cui ruine tuttora esistenti hanno ben dieci miglia di circuito. Rinchiudeva questa, oltre molti tempj ed altri edifizj, due teatri, dai quali, essendosi in uno conservata la scena, possiamo prendere una giusta idea de’ teatri antichi. Ivi fece copiare le più belle situazioni e i più grandiosi edifizj della Grecia, anzi vi volle rappresentati gli stessi Campi Elisj16. Con tanta magnificenza si fabbricò in quella villa, che era persino tutto rivestito di marmo un lago artefatto, in cui rappresentavansi de’ combattimenti navali. Scavando in que’ luoghi vi si trovano tuttodì, fra molti scheletri di cervi, molte teste di marmo e di pietre dure, alcune delle quali veggonsi espressamente rotte a colpi di piccone: le migliori sono nel museo del fu card. di Polignac. [p. 380 modifica]....statue ivi ritrovate... §. 7. Delle statue che già da due secoli e mezzo colà si scavano, arricchiti ne sono ornai tutt’i musei d’Europa, e molte senza dubbio ne rimangono ancora da scoprirsi pei nostri posteri17. Il cardinal d’Este che fabbricò a Tivoli la sua villa sulle rovine di quella di Mecenate, ornolla d’infinite statue colà disepolte, le quali poscia in varj tempi comprate furono dal cardinal Albani, e per la maggior parte da lui passate al museo Capitolino. Parlerò in seguito d’alcune più ragguardevoli.

...e musaico delle colombe. §. 8. Fu ivi pure scoperto il mentovato18 musaico delle colombe, rimarchevole principalmente per essere formato di picciolissime pietre dure, poiché gli altri musaici sono fatti di parte di vetro, alle quali si danno tutt’i colori, che difficilmente trovansi nelle pietre naturali19. Il quadro delle colombe fu trovato nel pavimento d’una camera fatto d’un musaico più grosolano circondato all’intorno da una fascia a fiori larga quanto la mano, e d’un lavoro fino come il pezzo di mezzo. D’una parte di questa fascia ne fece fare una piccola tavola il signor cardinal Albani, che la collocò nella sua villa, e di un’altra consimile ne fece dono al defunto Elettor di Sassonia, allorché fu a Roma.

§. 9. Il musaico delle colombe fu venduto a Clemente XIII. dagli eredi del signor cardinal Furietti, che illustrollo con una Dissertazione, in cui imprende a provare che sia quello il medesimo musaico posto da Soso nel pavimento d’un tempio a Pergamo, poiché diffatti pel soggetto rappresentatovi v’assomiglia. Prende egli l’argomento principale della sua asserzione dall’osservare, che questo musaico fu trovato [p. 381 modifica]incastrato nel pavimento; ond’è probabile, dic’egli, che non sia stato lavorato sul luogo, ma trasportatovi da altrove. Questa probabilità però non basta a rendere sostenibile la sua opinione, a cui molte altre difficoltà s’oppongono20. Come mai staccare dal suo luogo, e trasportare dall’Asia a Roma senza scomporlo un lavoro fatto d’innumerevoli pietruzze?21 Che se da Pergamo venne il musaico delle colombe, opera di quello stesso luogo e tempo faranno le larghe fasce de’ fiorami in simil modo lavorate, il che non pare credibile. Altronde l’addotto argomento nulla prova, poichè quelli fini e faticosi lavori non faceansi certamente come i musaici grossolani sul pavimento medesimo, ma separatamente per poi incastrarli a suo luogo22.

Simili musaici a Pompeja.

§. 10. Aggiungasi che due egualmente fine e pregevoli pitture in musaico si sono scoperte, non ha molto, nelle ruine di Pompeja, ove stavano incastrate nel musaico grossolano d’un pavimento, in maniera che non solamente erano di sottili lastre d’alabastro orientale contornate, ma anche foderate di marmo al di sotto. Questi due preziosi pezzi sono d’egual grandezza, alti due palmi, e lavorati dallo stesso artista Dioscoride di Samo, come appare da quella apportavi iscrizione in piccole pietre nere: [p. 382 modifica]

Δ Ι Ο Σ Κ Ο Ρ Ι Δ Η Σ   Σ Α Μ Ι Ο Σ
Ε Π ο Ι Η Σ Ε.


Spero che sia per non dispiacere al mio leggitore se qui ne aggiungo la descrizione. Il primo pezzo scavato ai 28. aprile 1763. rappresenta tre figure muliebri colla maschera comica in volto, ed un fanciullo. Ognuna suona uno stromento musicale. La prima a destra è una vecchia, la quale suona il tamburino; l’altra, con una maschera pur di donna avanzata, sta in piedi e suona i crotali; la terza, ch’è più giovane, voltata di profilo, suona al tempo stesso due tibie, e il fanciullo la cornamusa.

§. 11. Il secondo fu interamente scoperto in mia presenza nel 1754. agli 8. di febbrajo. Son ivi pure tre figure muliebri con maschere comiche al viso, ed un fanciullo senza maschera. La prima figura a destra siede fu uno sgabello senz’appoggio coperto d’un tappeto fatto a scacco di tre colori giallo, rosso, e incarnato, da cui pendono de’ lunghi cordoni con fiocchi. Essa sembra porger attento orecchio all’altra che siede vicino, e strigne insieme le mani quali in atto di sorpresa e di maraviglia. La seconda siede innanzi ad un bel tavolino di tre piedi, su cui v’è una calzettina bianca, e vicino ad esso una tazza ossia un cratere con un piede a tre zampe di leone. Accanto ha un ramo d’alloro. Quella figura ha gettato intorno a sé un panno giallo, ed è in atto di recitare, come rilevasi dalla mossa della mano. Amendue le figure hanno una maschera giovanile. La terza, con maschera di donna più attempata, tien in mano una tazza, ed ha tirato fui capo il manto che pur è giallo. Presso di lei sta un fanciullino involto in un pallio23.

[p. 383 modifica]Progressi dell’arte... §. 12. Perchè il nome d’Adriano, più che per altri titoli, s’è renduto immortale e celebre alla posterità per l’infuuenza che ebbe sulle arti del disegno, meritan quelle d’essere particolarmente considerate in tale poca, tanto più che la scuola dei tempi d’Adriano può chiamarsi l’ultima, e appena sostennesi cinquant’anni dopo la di lui morte.

...nell’imitazione dello stile egiziano. §. 13. Deve qui rammentare il lettore di ciò che dicemmo nel Capo III. del Libro II.24 intorno all’imitazione de’ lavori egiziani, che sotto quell’imperatore s’introdusse in Roma. Con istatue dell’antico stile egiziano ornò egli il più ragguardevole tempio della sua villa che probabilmente è quello stesso edifizio, cui Sparziano chiama il Canopo. Dobbiam dire che tali statue fossero a centinaja nella villa Adriana, poiché, non contando le mutilate, né quelle che forse ancora sono sotterra fra le ruine, né le molte trasportate fuor di Roma, ve n’è tuttavia rimpasto un numero ben considerevole.

§. 14. Vedesi da tai lavori che Adriano volle abbracciar l’arte in tutta la sua estensione, e forse fece del pari imitare lo stile etrusco. E con ragione, poiché nelle figure egiziane studiansi i fondamenti del disegno, il quale dev’essere tanto più esatto, quanto più facilmente se ne scoprono i difetti per essere del tutto semplice e inornato, Ma siccome per un’imitazione rigorosa ha egli richiamata l’arte alla sua origine, così volle che per l’imitazione medesima gradatamente tendesse a perfezionarsi, non solo seguendo i cangiamenti succeduti nello stile, ma facendo eziandio que’ progressi, [p. 384 modifica]che fatti avrebbe l’arte degli Egizj, se le troppo austere leggi non gliel’avessero conteso. Abbiamo diffatti delle figure di granito rosso lavorate secondo il vero antichissimo stile egiziano, che certamente non prenderemmo per un’imitazione, se fra le altre statue, due che veggonsi a Tivoli, maggiori della grandezza naturale, non ci presentassero nelle teste le vere sembianze d’Antinoo25. Vediamo altresì delle statue, che indicano il fecondo stile dell’arte egiziana, e che certamente non furono lavorate in Egitto, come rilevasi dal marmo nero, di cui pur vi sono altre figure nello stile medesimo, ma in un più libero atteggiamento delle mani. Ve n’ha d’amendue le specie nel museo Capitolino, e nella villa Albani.

...e ne’ lavori di stile greco. §. 15. Un maggior numero si è conservato di questi lavori d’imitazione, che del vero greco stile, cui Adriano sembra aver voluto per tal modo richiamare all’antica sua perfezione. Centauri del museo Capitolino. Nell’indicarli comincerò dai due Centauri, posseduti dianzi dal sullodato card. Furietti, e uniti poscia al museo Capitolino da Clemente XIII., che comprolli insieme al mentovato musaico per 13000. scudi romani. Nè annovero io già questi Centauri in primo luogo, perchè li creda la miglior opera di que’ tempi; anzi perchè appunto nol sono, e perchè hanno inciso sullo zoccolo il nome de’ greci artisti che gli scolpirono, Aristea e Papia afrodisiaci. Trovati furon essi nella villa Adriana assai maltrattati e guasti, onde molto vi fu da rappezzare26. Par che questi portassero sul dorso un fanciullo, come il Centauro della villa Borghese27, il che argomentasi da un largo buco

[p. 387 modifica]quadrangolare sulla schiena, in cui sembra che conficcata fosse la figura portavi sopra, la quale non essendo d’un pezzo solo col Centauro, probabilmente era di metallo. Il più vecchio di que’ due Centauri al pedo o baston pastorale ricurvo, che tiene in mano, sembra rappresentar Chirone, il quale addestrò alla caccia Giasone, Teseo, Achille28, ed altri eroi29.

Immagini di Antinoo. §. 16. Gloria dall’arte, non solo di quell’età ma anche de’ tempi migliori, sono due immagini d’Antinoo, una delle quali è in un basso-rilievo della villa Albani, e l’altra è una testa colossale nella villa Mondragone sopra Frascati. D’amendue ho data la figura ne’ miei Monumenti antichi30.

...suo busto... §. 17. La prima, che fu trovata nella medesima villa Adriana, rappresenta una mezza figura di quel giovanetto sì caro ad Adriano. Non è questa che un pezzo d’un’opera grande. Essa è scavata di dietro per alleggerirne il peso del marmo, e pare che sia stata posta su di un cocchio. La destra, ch’è libera, sembra diffatti in atteggiamento di chi tiene le redini, l’estremità delle quali forse tenea la sinistra, a cui è stata data una corona di fiori nel restaurarla31. L’artista verosimilmente volle in quello lavoro rappresentare la consecrazione, o l’apoteosi d’Antinoo, poiché appunto su un cocchio solea collocarsi l’effigie di coloro cui l’adulazione [p. 388 modifica]divinizzava, per indicare il loro sollevamento e passaggio allo stato di divinità32.

... sua testa... §. 18. La testa colossale di Mondragone è sì intera che sembra ora uscita dalle mani dello scultore, e sì bella che io non credo di troppo dire, se la chiamo, dopo l’Apollo di Belvedere e ’l Laocoonte, il più bel monumento dell’arte che siaci rimasto. Se fosse permesso averne copia in gesso, dovrebbe l’artista studiarlo come uno de’ più sublimi modelli di beltà; poiché le forme colossali, richiedendo un grande artefice, il quale sappia per dir così oltrepassare i limiti della natura, ci danno una prova dell’abilità del disegnatore, senza tuttavia perdere ne’ grandi contorni la morbidezza e ’l dolce passaggio da una all’altra forma. Oltre la bellezza delle sembianze i capelli sono in tal maniera lavorati, che nulla v’è di simile in tutti gli avanzi dell’antichità. Ho parlato altrove degli occhi incastrativi33.

§. 19. Cinte sono amendue le teste con una corona di loto, la quale era sì propria d’Antinoo che in Alessandria chiamavasi Antinoja34. Nella mezza figura la corona è formata di soli fiori di quella pianta insieme intrecciati; ma nella testa colossale, i capelli della quale sono legati con un nastro, gira intorno tortuosamente un ramo del loto medesimo, i cui fiori però non erano dello stesso marmo, ma d’altra materia, come s’argomenta dai buchi fatti ai due lati dello stelo. Sull’alto della testa v’è un vuoto quadrato largo tre dita, e in esso era probabilmente conficcato il maggior fiore del loto.

[p. 389 modifica]...e altre sue figure.

§. 20. Abbiam in oltre d’Antinoo una bellissima statua, coronata d’ellera, come Bacco, la quale è stata trovata sul monte Celio in Roma nello scavare le fondamenta della villa Casali, ov’essa si conserva. Un’altra statua, a cui fu imposta una testa d’Antinoo, è stata da qualche tempo trasportata a Potzdam. I ritratti di questo famoso Bitiniese sono più numerosi di quelli di qualunque altro soggetto. Fra i busti il più bello che io abbia veduto, conservasi nello scelto museo di casa Bevilacqua in Verona35; ed è gran danno che gli manchi la spalla sinistra. Una sua bellissima testa incisa in una gemma, che stava nel museo de’ fratelli Zanetti a Venezia, fu comprata dal duca di Malborough.

Preteso Antinoo di Belvedere. §. 21. Il più bel monumento dell’arte sotto Adriano sarebbe il così detto Antinoo di Belvedere36, se veramente tale statua fosse l’effìgie di quel giovanetto; ma essa rappresenta piuttosto Meleagro. Vien a ragione annoverata tra le statue di prima classe, non già perchè perfetto siane il complesso della figura, ma per esserne belle molte parti separatamente prese. La testa è indubitatamente una delle più belle teste giovanili dell’antichità. Regna nel volto dell’Apollo un’altera maestà, ma qui le grazie d’una ridente giovinezza, e le beltà degli anni floridi accoppiate stanno ad un’amabile innocenza e ad uno sguardo dolce, senza mostrare alcuno di quegli affetti che turbar potrebbono la bell’armonia delle parti e la pura tranquillità d’animo, che lo scultore ha qui voluto esprimere. Scorgesi diffatti in tutta la figura una tal quiete, e quella interna compiacenza di sè stesso, che l’uomo gode quando raccoglie i sensi, e da ogni oggetto esterno li richiama. L’occhio è dolcemente arcuato, come nella dea d’amore, ma, senza mostrarne i desiderj, [p. 390 modifica]non esprime che innocenza. La bocca nel piccolo giro de’ suoi contorni grandiosamente disegnati spira emozioni, ma sembra che non le senta. Danno un nobile compimento al volto le gote nutrite con una piacevole pienezza, e ’l mento che dolcemente si rialza, e si ritonda. La fronte però annunzia qualche cosa di più che un giovanetto; essa, sollevandosi alquanto, come la fronte d’Ercole, sembra già preconizzare l’eroe. Fortemente elevato n’è il petto, e d’una maravigliosa bellezza ne sono le spalle, i fianchi, e le cosce; ma le gambe non hanno la bella forma, che richiede il restante del corpo: grossolanamente ne son lavorati i piedi, e appena indicato n’è l’umbilico37.

Effigie d’Adriano. §. 22. La più bella tra le figure del medesimo Adriano è una testa colossale nel palazzo Borghese. Nel mentovato museo Bevilacqua v’è un suo busto perfettamente conservatosi in età giovanile e con barba corta, straordinario però per la capigliatura della fronte che è liscia, e non a ricci, come esser suole generalmente. La più pregevole, tra le gemme incise colla sua effigie, è un cammeo, che apparteneva dianzi al museo Farnese: passò quindi nelle mani del conte Thoms genero del celebre Boerhaave38, ed è ora nel museo del principe d’Oranges39. [p. 391 modifica]§. 23. Sotto Adriano cominciarono i gran medaglioni imperiali in bronzo; ed uno bellissimo di questo imperatore40, che vedesi ora nel museo di Vienna41, essendo interamente vuoto, servì lungo tempo per sonaglio al collo del mulo d’un contadino ne’ contorni di Roma42.



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Note

  1. Se le scienze e le arti trovarono in Adriano un amatore ed un protettore, gli uomini scienziati e gli artisti migliori sperimentarono in lui un invidioso, un persecutore: tal era anche nel resto il suo carattere, cosi che la sua vita è stata un composto di contraddizioni. Quello stesso Adriano, che dagli storici antichi, presso Suida v. Adrianus, ci vien rappresentato per lui uomo dedito alle scienze, all’erudizione, allo studio delle lingue, alla pittura ed alla scultura, autore d’alcune opere in prosa e in versi, pittore di più quadri, scultore di molte statue in marmo e in bronzo, quello stesso Adriano tentò deprimere Omero col sostituirgli un poetastro conosciuto appena da pochissimi, per nome Antimaco. Simile condotta tenne egli con Favorino e Dionisio, amendue retori assai celebri de’ tempi suoi. Ma i più perseguitati da Adriano furono gli artisti, alcuni de’ quali ei depresse grandemente, ed altri anche uccise. Suid. loc. cit. Tra questi, benchè più per effetto di vendetta che d’invidia, è stato l’architetto Apollodoro, che per Trajano fatto avea in Roma il Foro, l’Odeo, ed il Ginnasio. Non contento d’averlo mandato in esigilio, tolsegli di poi anche la vita, perchè questi nel bollor d’una disputa sull’arte avealo chiamato pittor di zucche; Adriano diffatti erasi da giovane occupato in tal genere di pittura. Xiphil. in Adrian, pag. 257. [ L’altro motivo, che indusse Adriano a torlo dal mondo, fu perchè disapprovò il disegno del tempio da lui fatto edificare in Roma, e dedicato a Venere secondo Sifilino l. c. p. 258.; a Venete e a Roma secondo Flegonte nell’Epitome delle olimpiadi, all’olimpiade ccxxvii. anno iI., riportato dallo Scaligero in appendice alla Cronica d’Eusebio pag. 342. Vedi anche Buonarruoti Osserv. istor. sopra alc. medagl. Tav. 1. n. 5. pag. 17.
  2. Vopisc. in Saturn. cap. 8. Tom. iI. pag. 719.
  3. Spartian. in Adrian. pag. 9. 10.
  4. Vedi qui avanti pag. 188.
  5. Fece innalzare una statua in marmo pario ad Alcibiade sul di lui sepolcro in Melissa. Ateneo lib. 13. cap. 4. pag. 574.
  6. Xiphil. in Adrian. pag. 264. D.
  7. Pausania lib. 1. cap. 18. pag. 42. e 43. Libanio Epist. 607, pag. 291. scrive che Adriano era impegnatissimo per restaurare tutti i tempj antichi. Le Roy Ruines des plus beaux monum. de la Grece, Tom. iI. pl. 8. 10. dà la stampa degli avanzi di un tempio, e di un altro edifizio da lui alzato in Atene.
  8. Pausania lib. cit. cap. 19. pag. 45. seg.
  9. Filostrato De vit. sophist. lib. 2. n. 1. §. 5. pag. 551. Tom. iI.
  10. In mutil. Campan. Amphith. titul. ec. princ.
  11. Non sono certamente così negli avanzi dell’Anfiteatro Flavio, detto volgarmente il Colosseo, che è l’opera più grandiosa de’ tempi di Vespasiano, che lo fece innalzare; e negli avanzi del Teatro di Marcello.
  12. E il ponte insieme. Spaziano nella di lui vita, cap. 19. Tom. I. pag.180.
  13. Procopio De bello goth. lib. 1. cap. 22. pag. 66. seg. ci dà queste notizie. Di più scrive, che il marmo, di cui era rivestita la mole, era pario. La mole era quadrata, e da molto tempo prima era stata circondata di mura, e ridotta a uso di fortezza per l’opportunità del luogo, e per l’ampiezza della fabbrica. Nella sommità era ornata con ammirabili statue d’uomini, e di cavalli dello stesso marmo, varie delle quali di maggior grandezza furono spezzate in quella occasione per gettarle contro i nemici, che cosi furono respinti. Se precisamente nella sommità della mole erano le statue, secondo Procopio, o la statua d’Adriano con cavalli, secondo Giovanni Antiocheno qui appresso, sempre più si renderebbe dubbiosa, ed incerta l’opinione accennata qui avanti pag. 44., che vi fosse posta la pigna di bronzo; non potendosi capire come questa vi avesse luogo.
  14. Joann. Antioch. Περί ἀρχαιολ. ap. Salm. Notæ in Spart. pag. 51.
  15. Vedi Capo ultimo §. 16.
  16. Sparziano nella di lui vita, in fine, Tom. I. pag. 215.
  17. Oltre due bellissimi Ermi della Tragedia, e della Comedia, ora posti nel Museo Pio-Clementino, vi si è disotterrata negli anni scorsi una bella statua ignuda giacente, lavoro di questi tempi in marmo bianco, posseduta in Roma dal signor conte Marefoschi; e si crede più comunemente un Endimione, il quale per altro secondo la favola dormiva cogli occhi aperti. Ateneo lib. 1 . cap. 2. pag. 564. C.
  18. Vedi lib. X. Cap. iiI. pag. 280.
  19. Vedi qui avanti pag. 85. 86.
  20. Che che dica il nostro Autore, chiunque confronterà il testo di Plinio con questo musaico, difficilmente si persuaderà che non sia il medesimo. [ La descrizione di Plinio è tale certamente, che benissimo combina col musaico, di cui si tratta, come può vedersi anche dalla figura datane da Furietti nella citata opera De Musivis, e Foggini Museo Capit. Tom. IV. Tav. 69., ove confuta le ragioni di Winkelmann con poco buoni ragionamenti. Io credersi più probabile, che questo sia una copia di quello di Pergamo, anzichè l’originale; non potendo credere, che Adriano abbia fatto levare quell’opera da un tempio, quando anzi egli avea tutto l’impegno di restaurare gli antichi, e di alzarne dei nuovi in tutte le parti dell’impero, come si è veduto qui avanti; e sappiamo da Sparziano, come si è pure osservato al §. 6., che fece copiare nella villa Adriana i più belli edifizj della Grecia; come vediamo, che ha fatte imitare anche le statue degli stili diversi, e delle diverse nazioni, che hanno coltivate le arti del disegno; e non mai si legge, che loro abbia tolti i monumenti originali.
  21. Tanto più che i musaici degli antichi sono fatti collo stucco di calce, che è molto meno forte del mastice dei moderni, e facilmente si stacca.
  22. Quest’argomento farebbe anzi contro; perchè il musaico in tal maniera dovea farsi sopra una tavola di marmo, o altra pietra, come si fa oggidì; e perciò non sarebbe stato tanto difficile di trasportare sulla medesima tavola quel pezzo da Pergamo senza scomporlo, come pretende il nostro Autore poche righe avanti.
  23. Dopo questi tempi varj altri musaici sono stati disotterrati in vari parti, fra i quali è quello d’Otricoli collocato ora nel Museo Pio-Clementino: ma più belli sono quelli scavati nell’anzidetta villa Adriana, tre de’ quali bellissimi sono posseduti dal signor conte Marefoschi, e il più bello di tutti questi, e di quanti forse esistano al mondo, è l’altro ritrovato nella stessa villa, e passato anche al Museo Pio-Clementino, che rappresenta quattro maschere sceniche circondate da un bellissimo festone di frondi di pioppo. Nel territorio di Tivoli, è stato pur trovato un altro musaico posseduto dal signor de Angelis, rappresentante cose egiziane, come egiziane sono quelle rappresentate nei musaici, de’ quali parla Orlandi nelle note al Nardini Roma antica, lib. 7. c. 8. reg. XIII. p. 398., e il musaico di Palestrina, di cui si è parlato qui avanti pag. 312. Alcuni sono di pietre naturali con qualche pezzo di smalto.
  24. pag. 112 segg.
  25. Si veda ciò che ne abbiamo detto nel Tomo I. pag. 113. segg.
  26. Ne dà la figura il signor Cavaceppi Raccolta di statue, ce. Tom. I. Tav. 26. 27., e Foggini Mus. Capit. Tom. IV. Tav. 13. 14.
  27. Ho già notato nel Tomo I. pag. 306. not. a., che questo sia una copia del più vecchio di questi due del Campidoglio. Ciò è probabile, quantunque sembri più bello quello di questo, sì perchè questo ha l’iscrizione, e sì perchè l’essere in marmo bigio morato conviene più all’idea d’un originale, che di una copia. L’altro Centauro del Museo Pio-Clementino in marmo bianco dato nel Tomo I. della descrizione di esso Museo Tav. 57. potrà esser la copia del più giovane dei detti due capitolini.
  28. In una pittura descritta da Filostrato Icon. lib. 2. cap. 2. pag. 813. Chirone portava Achille piccolo sul dorso, per insegnargli a cavalcare. Achille rideva per allegrezza, e Chirone lo guardava anch’egli ridendo. Potrebbe avere qualche somiglianza con questa pittura il Centauro nominato del Museo Pio-Clementino.
  29. Il signor Huber nella sua traduzione ha voluto aggiugnere qui un periodo preso dalla prima edizione, in cui Winkelmann dice, che questi due Centauri del Campidoglio sono di marmo bigio, come lo sono veramente; ma non ha badato, che così metteva l’Autore in contradizione per ciò che ne ha detto in questa seconda edizione sopra alla pag. 15.
  30. num. 180. 179.
  31. La figura, come era prima che fosse restaurata, noi la diamo qui annessa, ed è presa dalla Raccolta d’Antichità del Borioni illustrata da Venuti, Tab. 9.
  32. Oppure si rappresentavano su un’aquila, come è rappresentato Tito sul suo arco in Campo Vaccino, dato in rame dal Bartoli Admir. Antiq. Rom. Tab. 9.; o su un cavallo alato, come costa dalle medaglie, e dai bassirilievi, ed altri antichi monumenti, alcuni de’ quali possono vedersi riportati da Giovanni Daniele Schoepflino Comment. histor. & cric. Commentatio historica de apotheosi Imper. Roman. cap. 4. pag. 84. Tab. 1. 2. Le imperatrici nelle medaglie sono portate su un pavone.
  33. Lib. VII. Cap. iI. §. 15. pag. 40.
  34. Ath. Deipn. lib. 15. c. 6. pag. 667, D.
  35. Maffei Ver. illustr. par. 3. col. 216. Tav. 10.
  36. Bottari Mus. Capital. Tom. iI. Tav. 33. pag. 35. [Fu trovato sull’Esquilino vicino a san Martino ai Monti. Aldroandi Statue, pag. 117.
  37. Si veda qui avanti pag. 141. not. a. Fra le statue d’Antinoo dovea ricordarsi quella bellissima del museo Capitolino, ove è rappresentato giovanetto. Se ne veda la figura presso Bottari Mus. Capit. Tom. iiI. Tav. 56.
  38. Vedi la nota i. alla prefazione degli Editori Viennesi Tom. I. pag. xl.
  39. Tra gli Antichi del signor D. Carlo de’ marchesi Trivulsi in Milano serbasi un frammento d’un cammeo della massima grandezza in onice a due colori, e di un lavoro assai pregevole. L’erudito possessore appoggiato ad alcune non leggiere conghietture, crede rappresentarsi ivi l’imperatore Adriano sacrifigante a un’ara, sulla cui base eranvi tre figure in rilievo, delle quali però una sola vi è rimasta intatta. Di contro al medesimo vedesi figurata l’Africa co’ suoi attributi. Avanti di terminar l’epoca degli antichi artisti più celebri si dee far un cenno almeno di Selone incisor di gemme assai eccellente. Non incontrandosi fatta menzione di lui presso i più vetusti scrittosi, nemmeno presso Plinio che in un capo della sua storia lib. 37. cap. . ha preso a trattare espressamente di quelli che segnalaronsi in tal maniera di lavoro; inferir si può con qualche probabilità che abbia egli vissuto più tardi di lui, e avanti il maggior decadimento dell’arte sotto i successori di Adriano. Le opere a noi note di questo artista sono una Medusa, un Diomede, un Cupido, un preteso Mecenate, Stosch Pierr. grav. pl. 61 - 64., una testa d’Ercole Descr. des pierr. grav. du Cabin. de Stosch, cl. 2. sest. 16. n. 1991. pag. 270., una Baccante, e una Vittoria in corniola, sebben guasto, posseduta già dal nostro Autore. Monum. antichi ined. Vol. I. pag. XI. [Meritano d’essere almeno qui ricordate le due grandi gemme istoriate, una del museo reale di Parigi data dal Tristan, di cui si è parlato nel Tomo I. pag. xxxj., dal Le Roy, con una dissertazione inserita nel supplemento di Poleno alle Antichità Romane di Grevio, Tomo iI., e dal Montfaucon Antiq. expl. Tom. V. par. 1. pl. 137.; e l’altra del museo reale di Vienna data dallo stesso Montfaucon pl. 138., e dal Maffei Mus. Veron. pag.CCXLV. Qualunque ne possa essere il soggetto stanti le varie opinioni di questi, e di altri scrittori, è certo che appartengono ai tempi degl’imperatori, e ad essi, o loro famiglie; e dalla bellezza del lavoro pare che non debbano credersi fatte dopo i tempi di Adriano.
  40. O come altri vogliono di Comodo.
  41. Winkelmann nella prima edizione aggiugneva qui, che sono tutti falsi i gran medaglioni di questo museo. Il signor Huber nella sua traduzione non ha omesso un tal giudizio, forse perchè nella seconda edizione tedesca fatta in Vienna sarà stato tralasciato da quegli editori, che non lo avranno creduto giusto.
  42. Di questi medaglioni incavati a modo di scatolino, o di vasetto, due ne riporta il Buonarruoti Osserv. istor. ec Tav. 36. n. 4. 5., uno di Comodo, l’altro di Giulia Augusta moglie di Settimio Severo; e nella Spiegazione, pag. 413., uno ne nomina di Nerone, e un altro d’Eliogabalo. Crede che abbiano potuto servire principalmente per vasetti d’odori.