Studi storici sul centro di Firenze/Il centro di Firenze nel 1427

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Guido Carocci

Il centro di Firenze nel 1427 ../Il riordinamento ed il risanamento del Centro di Firenze ../Saggio di storia di alcuni edifizi del centro di Firenze IncludiIntestazione 30 maggio 2018 25% Da definire

Il riordinamento ed il risanamento del Centro di Firenze Saggio di storia di alcuni edifizi del centro di Firenze
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IL CENTRO DI FIRENZE NEL 1427


Un cumulo di memorie, di ricordi, di tradizioni consacrate da secoli di esistenza, registrate nei libri, ripetute dalla viva voce del popolo, forma la storia di quell’ammasso di bruni edifìzi che costituiva il centro, il cuore della vecchia città e che oggi man mano scompare nell’eterno oblio, sagrificato ai bisogni ed all’esigenze della vita moderna.

Cadono insieme, palagi, torri, logge, chiese, case modeste, tugurj e con loro vengono a mancare tanti documenti parlanti di un passato in cui si alternano e le glorie serene e le penose vergogne; i fasti ed il lutto della patria; lo splendore dell’antico patriziato ed il rattristante squallore della miseria, il culto dell’arte ed il sentimento trasformatore.

Spariscono d’un tratto le tracce che venti secoli diversi fra loro per uomini e per costumi hanno accumulate, riunite, sovrapposte, là, in quelle fabbriche che oggi cadono rumorosamente quasi protestino colla solidità delle loro mura contro l’opera dei demolitori.

Dal fasto esuberante dei coloni romani edificatori di templi luccicanti per i marmi irradiati dal sole, all’austera e tetra severità dei repubblicani del medioevo che la fiera semplicità loro trasfondevano nei cupi palagi e nell’eccelse [p. 18 modifica]torri; dalla soave e pura bellezza del Rinascimento, fino alla esagerata profusione dei barocchi, fino alla incolora ed incerta architettura moderna, l’arte del fabbricare ha avuto la sua rappresentanza, il suo periodo dominante, in quel vecchio e pittoresco quartiere.

Firenze Romana ebbe là il suo Campidoglio sacro e temuto, i templi degli Dei pagani, il suo foro, le sue mura, abbattute poi, seppellite, nascoste sotto le nuove fabbriche, sotto le masse di rottami delle distruzioni, sotto le sabbie delle alluvioni dell’Arno ed oggi le tracce di tanta magnificenza dovranno ricercarsi nelle viscere della terra.

Firenze mediovale vi ebbe palazzi che parevano fortezze, protettori talvolta e talvolta oppressori, delle umili chiese e delle case modeste; vi ebbe le magioni dei suoi grandi cittadini, i fondachi dei suoi ardimentosi mercanti, le torri fieri strumenti delle fazioni, le sue prime e poetiche chiesette, le logge della sua nobiltà, le residenze delle sue potenti associazioni delle arti.

È l’intera storia di Firenze, colle sue vicende così varie e così alternate, la storia delle sue aspre fazioni, della sua grandezza commerciale, delle sue imprese guerresche, delle sue glorie artistiche che si leggeva su quegli edifizj ormai in parte atterrati, in parte destinati a cedere il campo a fabbriche moderne.

E il cuore di Firenze che sparisce, è tanta parte della sua caratteristica apparenza che si trasforma, ed è obbligo nostro lasciare almeno d’ogni cosa importante destinata a perire quelle memorie, quei dati che valgano a perpetuarne almeno il ricordo.

Ed ecco perchè è parso non tanto opportuno quanto doveroso, il raccogliere tutto ciò che può servire ad illustrare quella vecchia parte di Firenze.

Strade, piazze, palazzi, torri, chiese, edifizj diversi per uso e per forma, tutti hanno un interesse proprio e speciale, [p. 19 modifica] tutti hanno offerto ed offriranno materia di studio al paziente raccoglitore dei patrj ricordi.

Si procurerà di avvalorare colle tracce raccolte nelle escavazioni del suolo le nude affermazioni degli eruditi del passato e le vaghe tradizioni, di collegare coi cimelii apparsi in altri tempi quelli che per avventura potranno rintracciarsi in breve, per dissipare e chiarire il dubbioso mistero che avvolge il ricordo di Firenze Romana.

Le carte dei notarj, dei religiosi, dei pubblici uffici, conservate nei nostri ricchissimi archivj ci porgeranno gli elementi per ricostruire possibilmente la storia delle fabbriche più importanti dell’evo medio e dei tempi successivi.

Gli archivj delle arti e di alcune magistrature daranno campo a studiare certi costumi, certe usanze che alle varie vicende di questa località si riferiscono.

È un vasto campo di studj che servirà a portare un efficace e certo non disutile tributo alla nostra storia e che varrà a lasciare ai posteri chiara ricordanza di un quartiere del quale quasi ogni traccia verrà a sparire.

La pianta che oggi sottoponiamo all’esame ed al giudizio dello studioso, non è che una parte modesta, non è che un semplice saggio degli studj che in avvenire potranno esser fatti con risultati più completi e con più scrupolosa esattezza.

È la pianta del quartiere del Mercato Vecchio, quale doveva essere press’a poco nel 1427, l'anno in cui istituita la Decima o catasto, ogni cittadino era chiamato a denunziare dinanzi agli Ufficiali preposti a quell’ufficio, quali beni possedesse, quali fossero le sue rendite, quali i suoi carichi, i suoi debiti, i componenti la sua famiglia.

Preziosissimi documenti racchiudono quei Campioni, fonte inesauribile di notizie, di particolari, di ricordi, che interessano ogni sorta di studj relativi alla storia di Firenze.

E sfogliando quelle carte dove la maggior parte de’ [p. 20 modifica] cittadini di que’ tempi hanno di mano propria e spesso con esuberante diffusione descritto l’essere loro, che abbiamo trovato gli elementi per ricostruire alla meglio la pianta di que’ tempi così lontani.

La mancanza di qualche carta, talvolta l’esiguità dei particolari descrittivi, la completa trasformazione di alcune parti senza che delle preesistenti si siano lasciati segni palesi, la ristrettezza del tempo che a questo lavoro abbiamo potuto dedicare, ci facciano scusare la mancanza di più minuziose indicazioni, l’incertezza di qualche nome o della traccia di qualche strada successivamente disfatta.

Abbiamo voluto dare un’idea del numero infinito di stradelle cupe, tortuose, strette che in ogni senso attraversavano questo quartiere isolandone le fabbriche, un’idea delle località dove molte delle più antiche e celebri famiglie ebbero le primitive case loro, le loro torri, le loro logge; abbiamo voluto ricordare i luoghi dove furono alcune delle prime chiese cristiane a Firenze, rammentare certi nomi che in que’ tempi lontani avevano alcune delle vie del centro di Firenze; abbiamo con questo saggio modesto esposto un concetto, e al tempo stesso un desiderio di ricostruire la pianta intera della Firenze di quella stessa epoca.

Gli studj successivi e più che altro le vestige che nelle demolizioni avvenire saranno poste in luce, varranno a completare ed a correggere ciò che oggi presentiamo senza pretese e sotto la semplice forma di uno studio preparatorio e di un saggio di ciò che ricercando nei nostri archivj può ottenersi.

Nel 1427 il periodo più fiero delle fazioni, dei torbidi, delle guerre, era tramontato, lasciando le tracce del suo lungo e penoso passaggio.

Molte famiglie impoverite dalle fazioni, cacciate in bando, estinte, non avevano più in questo quartiere i forti palagi e le torri eretti sulle rovine della città romana; a qualche [p. 21 modifica] palagio caduto ed abbattuto per rabbiosa vendetta delle fazioni trionfanti, erano sottentrati poveri casolari e meschini tugurj; le torri fatte scapezzare dal governo popolare per fiaccar l’alterigia dei grandi, erano scomparse e destinate ad altri usi; la Parte Guelfa che s’impadroniva dei beni dei ribelli o le corporazioni delle arti occupavano e tenevano i possessi antichi dei Ghibellini sbanditi ed esuli, quindi questo quartiere aveva già subito una prima trasformazione, aveva perduto pressoché le tracce dei tempi in cui nella piazza dell’antico Foro del Re, attorno alle chiese che furono tra le prime parrocchie di Firenze, nelle cupe stradelle minacciosamente stavano le una di fronte alle altre le forti ed altissime torri merlate delle famiglie guelfe o ghibelline ricordate nelle istorie del Malispini e del Villani.

Cotest’epoca precedente è stata in parte studiata1 in molte altre parti dovrà esserlo e la pubblicazione presente e le ricerche fatte per essa saranno utili per risalire ad epoche più lontane.

Frattanto, perchè le indicazioni della pianta abbiano spiegazioni più chiare ed illustrazioni maggiori, abbiamo qui raccolto una quantità di notizie e di ricordi che abbiamo suddivisi in tante parti rappresentate da gruppi di fabbricati che nella pianta si trovano indicati da grossi numeri romani. [p. 22 modifica]

I.

Per quanto non siano assolutamente compresi nel piano regolatore i gruppi di fabbricati controdistinti coi numeri I, II, III e IV, pure essi costituiscono il limite del nuovo quartiere dal lato di ponente e l’importanza loro, sia dal lato dei ricordi storici, come da quello dell’arte, è tale da meritare che noi ce ne occupiamo, almeno con brevi cenni.

Il primo gruppo, limitato da Piazza degli Strozzi, Via Monalda, Via Porta Rossa, Via Tornabuoni e il vicolo, oggi chiuso, di fianco al palazzo Strozzi, era costituito in antico da case e torri dei Soldanieri, una delle più celebri famiglie di Firenze, vittima delle fazioni, perchè avendo costantemente militato nelle file del partito Ghibellino dovette seguirne le sorti, quasi sempre contrarie, talchè le confische, le condanne, i bandi, le persecuzioni finirono col farla partire da Firenze povera e proscritta. Taluni si rifugiarono a Prato e mutato nome, si dissero dei Rinaldeschi, altri rimasti a Firenze si fecero del popolo e si chiamarono Del Mula, e si estinsero in tempi lontani.

Gli storici ed i genealogisti affermano che i Soldanieri in segno di alta potenza seppellivano i loro morti a cavallo2 e se tale asserzione ha del favoloso, è innegabile che quella famiglia aveva una potenza infinita. Nel 1427 esisteva ancora un Gabriello Soldanieri e dalla denunzia agli ufficiali della Decima fatta dal suo procuratore apparisce che possedeva solo 3/8 dell’albergo detto di Porta Rossa e che stava a Udine bandito da più di 12 anni alle spese di Paolo da Ghiacceto ed altri3.

Dei Soldanieri rimase il nome al chiassolo, oggi senza riuscita, che passava tra le loro case e che oggi s’intitola dagli Altoviti4.

Le case costituenti questo gruppo passarono per la maggior parte in possesso degli Strozzi che le avevano tuttora nel 1427. A Messer Palla di Noferi Strozzi, cittadino illustre di que’ tempi, appartenevano i tre palazzi oggi Medici-Tornaquinci, quello cioè sul Canto di Porta Rossa che fu anche dei Capponi5 quello colla facciata di pietre rifatto dalla famiglia Cambi del Nero 6 e l’altro più verso il palazzo Strozzi che fu successivamente anche dei Rucellai 7. [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica]

II.

Il gruppo di N. II è formato dal Palazzo degli Strozzi splendido ed insigne monumento che può dirsi una delle più belle fabbriche sorte nei tempi del risorgimento artistico.

Non è il caso di diffondersi a parlare di questo edifizio che è stato ragionevolmente e giustamente illustrato. È una gloria dell’arte fiorentina ed è anche una gloria dell’illustre famiglia che da quattro secoli vi dimora, che l’onorò colla virtù dei suoi figli e che tuttora vi profonde con intelligenza e con amore, somme grandissime per mantenerlo non solo, ma per abbellirlo ancora colle opere di artisti egregi8.

Come abbiamo visto già, gli Strozzi avevano qui presso alcune case loro fino dal secolo XIV; ma più antico ancora e più importante era il ceppo di case che avevano dal lato opposto a quello che oggi è Piazza degli Strozzi e che in antico si chiamava appunto dalle case loro Corso degli Strozzi. Filippo di Matteo degli Strozzi che alla fine del XV secolo costruì il suo splendido palagio col disegno di Benedetto da Majano non possedeva sull’area dove l’immensa mole doveva sorgere che poche case ed una torre che era stata dei Conti Guidi che si chiamava la torre del Conte di Poppi. Tutto il rimanente era posseduto da altre famiglie, da monasteri ecc. In quell’ampio spazio, aprivansi tra le case due vicoli: uno che era detto di Messer Palla perchè fiancheggiava la casa di Messer Palla di Noferi ed altro vicolo senza nome che dall’altro si dipartiva per sboccare sulla Piazzuola dei Tornaquinci che era posta sull’angolo nord- ovest, in faccia a via della Vigna.

Per concessione avutane dal Comune e dalla consorteria dei Tornaquinci, lo Strozzi occupò colla sua fabbrica la piazzuola, uno dei vicoli e l’altro spostò alquanto verso mezzogiorno9.

In quel ceppo di case erano alcune delle primitive abitazioni della famiglia Gondi che ebbe così alta potenza e tante ricchezze in Francia e che, essa pure, edificò un grandioso palagio fra i più belli di Firenze10.

Gli acquisti di case e botteghe destinate ad essere abbattute per dar [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica]

III.

Via dei Tornabuoni, Via degli Strozzi, Via dei Pescioni, Via dei Corsi limitano questo terzo gruppo di fabbricati che oggi sono di proprietà del Marchese Corsi.

Non uno di quei nomi di strade è antico. Via dei Tornabuoni si diceva da’ Tornaquinci ed anche Via de’ Belli Sporti, forse dagli sporti di alcuno de’ palazzi della consorteria dei Tornaquinci; Via degli Strozzi era la Via tra’ Ferravecchi, Via dei Pescioni si diceva Via delle Stelle e la Via de’ Corsi Via Salicciuola ed anche Via Bertelda.

Nel centro dell’ampio rettangolo, corrispondente press’a poco al cortile dell’attuale palazzo, era la Piazza o corte dei Tornaquinci, alla quale si accedeva per vari chiassoli. I palazzi e le case dei Tornaquinci e dei loro consorti occupavano gran parte di questi fabbricati, specialmente dai lati delle attuali Vie dei Tornabuoni e degli Strozzi. Nè le loro fabbriche si limitavano a queste; ma erano poste altresì sul luogo del palazzo Strozzi, come abbiamo già visto, dal lato opposto della Via dei Tornabuoni fra Via della Spada e il palazzetto Giacomini, nella Vigna, ecc. I Tornaquinci, Tornabuoni, Popoleschi, Cardinali, Giachinotti e Marabottini che discendevano da una stessa famiglia e che si divisero per ragione specialmente delle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini e delle lotte fra Grandi e Popolani11, erano di altissima potenza ed oltre ai molti possessi di Firenze, altri ne ebbero ed in gran numero in campagna, soprattutto nei piani che si estendono fra Montughi, Sesto e l’Arno12.

La storia di queste famiglie è d’un’importanza grandissima e nei fasti della repubblica fiorentina figurano con grande onore un numero straordinario di personaggi discesi da questa consorteria. Due delle più importanti chiese di Firenze, S. Maria Novella ed Ognissanti sursero sopra terreni generosamente regalati dai Tornaquinci, che le loro ricchezze spesso adoperarono per edificare ed abbellire le chiese della città e del contado.

Appartenente all’intera consorteria e posta accanto ad un forte [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica]

IV.


In questo gruppo non sono comprese che la chiesa e la canonica di S. Gaetano, dietro alla quale una stradella in continuazione di Via delle Stelle, piegando verso ponente, andava a sboccare sulla Piazza Padella, oggi rimasta occupata dalle fabbriche e da un piazzale interno annesso alla canonica, già monastero dei Teatini. Piazza Padella poi comunicava colla Piazza di S. Michele Berteldi, oggi degli Antinori, per due vicoli che mettevano in mezzo un edifizio ad uso di stufa, ossia bagno, che nel 1427 apparteneva a Lippozzo di Cipriano Mangioni13 e che più tardi era della famiglia degli Obizj, onde prima si disse la stufa dei Mangioni, poi la stufa degli Obizj.

Sulla Piazza Padella, piazza che secondo una tradizione antica, prima servì a feste ed a riunioni di nobili, poi divenne sede di donne di male affare e d’oziosi, era una notissima osteria detta appunto di Padella, che era uno dei luoghi di ritrovo più frequentati dalla gente allegra e spensierata che amava rallegrarsi e confortarsi con cene e desinaretti succulenti, annaffiati da’ buoni vini del contado fiorentino.

La chiesa dei SS. Michele e Gaetano, comunemente detta di S. Gaetano, si diceva S. Michele Berteldi dal nome di una famiglia che vi aveva prossime le case, oppure S. Michele dei Diavoli o di Piazza Padella, come più tardi si disse ancora degli Antinori dal nome della famiglia che aveva accanto alla chiesa un oratorio tuttora esistente.

Era una delle più antiche chiese di Firenze e vuolsi fondata circa il 1000. Fu restaurata ed ampliata nel 1221; ma aveva sempre proporzioni assai modeste di fronte all’ampiezza che essa presenta oggi.

Nel 1553 fu concessa ai frati di Monte Oliveto che ridussero la canonica a piccolo convento il quale serviva come di succursale a quello che possedevano fuori di Porta S. Frediano.

Nel 1592 poi gli Olivetani dovettero cedere il posto ai frati della congregazione sorta a Chieti nell’Abruzzo e detta perciò dei Chietini o dei Teatini dal nome di quella città. [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica]

VI.

La Via di Porta Rossa, il Vicolo, in parte chiuso, degli Strozzi, Piazza degli Strozzi, Via degli Anselmi, il Chiasso detto dei Ricchi, sono i limiti di quest’ampio ed importante gruppo di fabbricati.

In antico, un numero non indifferente di strade e di chiassoli lo attraversavano in ogni senso, formando tante isole degli edifizi allora esistenti e nel centro si apriva anche una piazza chiamata piazza Marmora, forse perchè lì presso si depositavano o si lavoravano i marmi.

Il chiasso chiamato dei Ricchi, sboccava in piazza Marmora e vi sboccavano pure il Chiasso dei Davanzati, oggi senza riuscita, la Via di S. Miniato fra le Torri, un Chiasso che passava dietro alla chiesa di S. Maria degli Ughi ed altre piccole viuzze scomparse framezzo alle fabbriche grandiose edificate dagli Strozzi.

Furono qui appunto, le case più antiche di questa celebre famiglia che nel XV secolo giunse a possedere, meno la parte verso Porta Rossa, tutto quest’isolato di fabbriche. Era antica e tradizionale costumanza delle famiglie potenti della città nostra, di avere le proprie case l’una presso all’altra, di formare come dei nuclei di fabbricati, dei veri e propri quartieri dov’esse abitavano coi loro famigli, dove avevano i loro fondaci, nè dimettevano questa usanza tradizionale, nemmeno quando cresciute di numero, divise in più rami, venivano a mancare i gradi di stretta parentela che potevano reclamare questa comunanza di vita. Ma allora le grandi famiglie costituivano dei gruppi forti, potenti che colle loro ricchezze, col numero considerevole dei loro componenti, dei loro servi, dei loro aderenti recavano un potentissimo contributo alle fazioni cui erano ascritte.

Fra i palazzi, le case, le torri, simbolo di potenza e di forza era una piazza o corte che serviva alle riunioni ed alle feste della famiglia, erano strade che in caso di zuffa asserragliavano e chiudevano tenendosi come in una fortezza.

Come gli Strozzi che ebbero un forte nucleo di case loro presso S. Maria degli Ughi, molte altre famiglie possedettero grandi ceppi di [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica]

VII.

Anche in quest’isola di fabbricati chiusa tra Piazza degli Strozzi, Via degli Strozzi, Via dei Sassetti e Via degli Anselmi, furono importantantissime costruzioni appartenenti ad antichissime e celebri famiglie e qui pure attraverso a questo rettangolo di case passavano strette e tortuose stradelle.

Dal lato di Piazza degli Strozzi le case s’avanzavano fino ad occupare quasi l’intero spazio sterrato, e, prospicenti all’area dove sorse il superbo palagio di Filippo il Vecchio degli Strozzi, sorgevano le antiche case dei Gondi14 altre case degli Strozzi e dei Trinciavelli. Sulla Via che oggi è detta degli Strozzi e che si chiamò sempre Via tra i Ferravecchi erano tre o quattro belle case dei Vecchietti e tra Via degli Anselmi e Via dei Sassetti, in antico Via della Torre dei Sassetti, erano altre case dei Trinciavelli dai quali s’intitolava una interna piazzola o corte. Sul canto della via, è l’avanzo di un’antichissima torre: un potente muraglione rivestito di ampie bozze di pietra concia che rivelano il sistema più antico di tal genere di costruzioni. Fu dei Trinciavelli e dopo Montaperti fu distrutta dai Ghibellini insieme alle altre case di questa famiglia15.

Le condizioni attuali del fabbricato, lasciavano dal lato esterno ben poca memoria delle comode abitazioni di famiglie cospicue; ma nell’interno apparivano quà e là avanzi di eleganti decorazioni di pietrame vagamente lavorato. Le più importanti sono state trovate in una casa che era dei Vecchietti e che ha anche dal lato esterno un grandioso scudo coll’arme di quella celebre famiglia16.

Note

  1. Non è molto che il Municipio di Firenze faceva acquisto di una pianta del Centro di Firenze compilata dal Sig. C. Giammattei-Cosci studioso ricercatore di antiche memorie. In essa sono indicati i possessori di case e di palazzi in vari secoli, ma particolarmente prima assai della istituzione del catasto, e sono notate poi molte fra le torri che sorgevano in quella località.
  2. [p. 29 modifica]L’affermazione deve considerarsi come una delle tante esagerazioni dei genealogisti dei secoli passati. Nei tempi a cui il fatto si riferirebbe, le chiese erano piccole ed umili e difficilmente avrebbero potuto avere ambienti capaci di servire a sepolcreti di questo genere. In ogni caso poi qualche traccia di simili sotterranei avrebbe dovuto esser pervenuta fino a tempi in cui gli storici avessero potuto parlarne di certa scienza.
  3. [p. 29 modifica]Vedi, Portate originali della Decima, gonfalone Lion Bianco (quartiere S. Maria Novella) 1427, posta di Jacopo detto Gabriello Soldanieri.
  4. [p. 29 modifica]Il nome attuale dovrebbe esser tolto e sostituito dall’antico, tanto più che il nome di Chiasso Altoviti distingue tuttora un vicolo fra Borgo SS. Apostoli e Lungarno Acciajoli, dove appunto gli Altoviti ebbero i loro antichissimi palagi.
  5. [p. 29 modifica]In una cartapecora dei Capitani del Bigallo recante la data del 15 febbraio 1369 si legge come donna Agostanza donna di Lapo di Neri di Lapo Losi Del Mula detto de’ Soldanieri del popolo di S. Trinità e Caterina donna di Matteo di Boninsegno e figlio del fu Loso di Vanni Del Mula de’ Soldanieri vendono ad Agnolo del fu Giovanni di Guido Scali un casamento con case e palazzo e molte altre case e botteghe detto il Palazzo de’ Soldanieri, confinante con Via Larga (oggi Via de’ Tornabuoni) Via Porta Rossa e il palazzo del fu Lippo Del Saggina.
  6. [p. 30 modifica]Questo palazzo che serba carattere antichissimo, fu della famiglia Del Saggina da gran tempo estinta.
  7. [p. 30 modifica]Lapo del quondam Strozza degli Strozzi comprò varie case e casolari poi compresi in una sola fabbrica, da Piero del quondam Loso del Mula e Neri di un altro Loso del Mula dimorante a Pisa, per mezzo di Tebaldino di Tignoso dei Soldanieri il 16 giugno 13 17, come risulta da una cartapecora del Bigallo, oggi al R. Archivio di Stato.
  8. [p. 32 modifica]
  9. [p. 32 modifica]
  10. [p. 33 modifica]
  11. [p. 36 modifica]I Tornaquinci furono tra le più potenti famiglie Ghibelline del Sesto di S. Brancazio. I Tornabuoni si separarono da loro nel 1393: i Popoleschi si separarono e si fecero di popolo nel 1364 e 1370; i Giachinotti nel 1479
  12. [p. 36 modifica]Ebbero parecchie ville e molti terreni nella località che si dice il Chiasso Macerelli sotto Careggi e furono patroni della Pieve di S. Stefano in Pane. Molti possessi ebbero a Nuovoli, a Brozzi, presso Sesto e a Prato
  13. [p. 38 modifica]Vedi Portate originali del Gonf. Lion Bianco. «una chasa dove sifa la stufa nel popolo di S. Michele Bertelde a 1°-2°-3° e 4° via - Tiella a pigione Sandro di Matteo». I Mangioni che furono antichissimi e potenti cittadini ebbero le case loro sul canto fra la Via che si dice dei Rondinelli ed il Chiasso Cornino, oggi ribattezzato col nome di Via del Trebbio
  14. I Gondi fino dal XII secolo ebbero le loro case con torre e loggia qui e dal lato opposto della strada detta dipoi Corso degli Strozzi. Nel 1260, si rileva che erano a confine con quelle dei Trinciavelli.
  15. [p. 44 modifica]I Trinciavelli vennero da Mosciano e furono assai potenti e forti. Dettero alla patria valenti guerrieri. Erano patroni di S. Andrea a Mosciano.
  16. [p. 44 modifica]Nelle visite fatte dalla Commissione storico Archeologica a queste fabbriche, si trovarono le tracce delle antiche viuzze; fu scoperto l’avanzo di un affresco del XV secolo e si osservarono parecchi avanzi di pietrami abilmente lavorati. Tuttociò fu ritirato dal Principe Strozzi che vendendo queste case al Comune, si riservò il diritto di proprietà delle cose d’arte e delle memorie di famiglia colà esistenti.
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VIII.

L’antichissima chiesa di S. Donato che si diceva S. Donato dei Vecchietti per esser circondata per ogni lato dalle case di quella grande famiglia, forma il centro di questo gruppo che la Via degli Strozzi, Via de’ Vecchietti, la Via del Refe Nero e la Via dei Pescioni circondano.

Le case, un giorno grandiose ed eleganti nella loro serena semplicità, appartennero ai Vecchietti e quando lo splendore di questa famiglia cominciò a declinare, quando estinguendosi l’un dopo l’altro i diversi rami in cui essa s’era suddivisa, i loro possessi passarono in altre mani, vennero trasformate in umili e modeste case di povera gente. Cominciavano le case dei Vecchietti di sopra alla volta delle Stelle, oltrepassavano l’altro vicolo che da Via de’ Ferravecchi sboccava difaccia alla porta di fianco di S. Donato, poi la Via attuale de’ Vecchietti ed arrivavano fino al Palazzo della Luna, sicché quasi tutto un lato della lunga via tra’ Ferravecchi apparteneva a loro. Nè basta. Avevano case, come abbiam visto dal lato opposto di questa via, accanto agli Strozzi. Dietro al loro palazzo principale, che prospettava la chiesa di S. Donato, erano altre case fino a Piazza della Paglia ed a S. Maria in Campidoglio e di fianco fino alle case dei Rinaldi. Da piazza di S. Donato andavano alla Via della Volta delle Stelle e fino alla strada che si dice degli Zuffanelli e che per l’avanti aveva nome di Via della Vergine Maria dei Teri1. Vicini dei Vecchietti, per quanto di una importanza di gran lungo minore, erano i Teri le cui case stavano dietro S. Donato, in Via delle Stelle nel chiasso che porta il loro nome2 in Via della Vergine Maria ed anche dal lato opposto di questa strada fino sulla piazza degli Agli3.

I Vecchietti ebbero torri tanto presso al loro principale palagio, quanto di fianco a S. Donato ed una loggia, segno di alta nobiltà, sulla piazza loro, distrutta e incorporata dipoi in una casa corrispondente dal tergo in Via de’ Ferravecchi, nel luogo ch’è detto fin da epoca remota il Canto de’ Diavoli4.

Della chiesa di S. Donato non mancano i ricordi. Fondata prima del 1000, fu tra le primitive parrocchie di Firenze, ed i Vecchietti che [p. 40 modifica] [p. 41 modifica]

IX.

Dal ceppo di case dei Vecchietti si passa ad altro ceppo non meno importante; quello della famiglia Agli dalla quale ha nome la piazza che forma il centro di questo gruppo di case. Anche gli Agli erano ascritti tra le famiglie magnatizie e quando voller godere dei pubblici uffici, si fecero di popolo e presero i nomi di Scalogni, Liberali, Filippeschi e Cari5. Tutte queste famiglie ebbero appunto le loro case qui attorno, mentre il principale palagio della consorteria fu quello che è oggi dei Marchesi Medici.

Molte delle case degli Agli furono incorporate nel ricco monastero dei Teatini insieme alla Piazza Padella che comunicava da questo lato colla Piazza degli Agli per mezzo di un breve vicolo.

Il più importante ricordo storico che a questo ceppo di case si riferisce, è il fatto che qui ebbe la sua abitazione quel sommo artista che fu Filippo di Ser Brunellesco, architetto di S. Maria del Fiore.

Era una modesta casetta presso Piazza Padella, chiusa fra le case degli Agli, e lo stesso Filippo la descrive così nella sua portata alle Decime del 1427: «Una chasa e masserizie posta nel popolo di Santo Michele Berteldi gonfalone drago Santo Giovanni nella quale io abito a primo via da secondo lachasa di Nani di Gierozzo degliagli — da terzo e quarto da figliuoli di bindo degliagli». In cotesto anno e sulla stessa portata, Filippo dichiara d’avere 50 anni. Morto lui, la casa passò all’allievo favorito Andrea di Cavalcante detto il Buggiano per esser nativo del castello di Buggiano presso Pescia e dipoi fu incorporata nel convento dei Teatini.

Altre memorie di artisti illustri ricordano le stesse case incorporate nel convento, perchè dal lato che guarda la Via del Beccuto, nelle case oggi Galletti, ebbero bottega tenuta a pigione dagli Agli, Antonio del Pollajolo orafo e pittore insigne ed il fratello di lui Piero esso pure pittore valentissimo6.

Ebbero gli Agli sulla loro piazza anche la loggia ampia ed elegante, [p. 42 modifica] [p. 43 modifica]

X.

Il gruppo di fabbricati che è limitato da Via Porta Rossa, il Chiasso detto dei Ricchi, Via S. Miniato fra le Torri e Pellicceria è fra i più importanti del centro di Firenze.

Importante perchè contiene palagi e torri di alcune fra le più illustri e celebri famiglie dell'antica nobiltà e perchè in molte parti conserva il tipo ed il carattere delle vecchie stradelle e dei fabbricati medioevali. Nell’oscuro e stretto Vicolo degli Erri, nei chiassoli in parte richiusi fra la Piazzola dei Pigli e la parte tergale delle case di Porta Rossa, fra i maestosi resti delle forti torri dei Davanzati, degli Strozzi, dei Cosi, dei Pigli, de’ Malegonnelli, de’ Cocchi, dei Girolami Del Testa, si ritrova il carattere che dovette avere cinque o sei secoli addietro la vecchia Firenze.

In Porta Rossa e nel vicoletto chiamato de’ Ricchi è uno dei palagi dei Davanzati, che nel 1427 apparteneva ad Alessandro di Mariotto7 e conserva in parte l’eleganza purissima delle sue forme. Ha le finestre bifore con un leggiero pilastrino smussato sugli angoli, gli archetti a sesto acuto e sulla facciata, dei resti di graffito. Nè meno elegantemente adorno era nell'interno dove sono da ammirarsi diversi cammini, dei lavabi e delle porte scolpite di pietra serena d’una ammirabile vaghezza di disegno8. Il palazzetto dei Davanzati è fra le fabbriche più originali e più graziose di quel tempo ed è sperabile che nel riordinamento di questo quartiere trovi chi per affetto all’arte lo restituisca alla soave bellezza de’ suoi antichi tempi.

Accanto a quello dei Davanzati, sempre in Porta Rossa, era un altro bel palazzo, diverso per stile, ma non meno importante e pregevole e non meno degno d’esser conservato nel suo severo e maestoso aspetto. Fu dei Cocchi-Compagni, una famiglia nobilissima che in epoca lontana acquistò grandi ricchezze nel commercio. Non fu molto costante però la fortuna della famiglia che nel 1342 fallì e pochi anni dopo perdette anche questi suoi possessi che passarono nei Capitani di Or S. Michele. E difatti lo stemma di essi, colle lettere O. S. M. si vede sulla [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica]

XI.

Due Chiese antichissime, due fra le pimitive parrocchie di Firenze,sorgevano in questo gruppo di fabbricati posti fra le Vie dei Ferravecchi, de’ Sassetti, degli Anselmi, la Via e la Piazza di S. Miniato fra le Torri e Pellicceria. S. Miniato fra le Torri come S. Piero Buonconsiglio, sono di costruzione anteriore al 1000 ed entrambe furono di patronato del popolo che ne eleggeva i rettori.

S. Miniato sorgeva in mezzo ad una selva di torri che s’inalzavano lungo le strette vie adiacenti e sulla piazza: e di qui ebbe aggiunto al nome primitivo l’appellativo di fra le Torri9. Perchè l’altra chiesa che in tempi lontani si chiamò S. Piero in Foro fosse detta dipoi S. Pier Buonconsiglio, non è facile determinare e la favolosa storiella della cosiddetta Cavolaja 10 non ha base storica. Tenuto conto che ne’ tempi del reggimento repubblicano si suolevano convocare nelle chiese adunanze di cittadini per discutere gl’interessi della patria, può supporsi che da una di queste riunioni uscisse un consiglio tanto utile per la città da meritare che se ne tenesse ricordo nel nome dello stesso edifizio che aveva accolto i congregati.

Diversi palazzi importanti sorgevano in questa località e vicino ad essi forti ed altissime torri di cui si veggono tuttora gli avanzi. Accanto a S. Piero Buonconsiglio dal lato di Via de’ Ferravecchi era il palazzo dei Sassetti e le torri e le case di questa famiglia corrispondevano dipoi nel chiasso del Lioncino, ora del Guanto e sopra un altra via oggi richiusa, ma della quale si veggono benissimo le tracce e che si chiamava Via o Chiasso di Borghese o del forno di Borghese. Altre case ed una antica torre dei Sassetti erano al di là del palagio degli Anselmi nella via oggi de’ Sassetti ed in antico della torre dei Sassetti, poiché appunto la torre di quella famiglia era in essa il più importante edifizio11. Dei Sassetti sono infiniti e splendidi i ricordi nella nostra storia: di loro furono guerrieri valorosi, magistrati autorevoli, protettori delle arti12. Più noto di tutti è Filippo che alla fine del XVI secolo fece lunghi viaggi nelle Indie [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica]

XII.


I ricordi, le traccie di Firenze Romana evocati dagli storici passati, dimostrati dalle tracce e dai cimelii ritrovati ed osservati in diverso tempo, si accumulano in questo ceppo di antiche case sorte sulle maestose rovine del Campidoglio.

In quei forti muraglioni, coi materiali della gigantesca costruzione romana, sorsero i forti palagi dei Vecchietti, dei Manfredi, degli Arrigucci, dei Tosinghi, degli Strinati, dei Tornaquinci, e più d’una volta scavando nel sottosuolo si ritrovarono frammenti di cose romane, artisticamente e storicamente pregevoli, seppelliti sotto le terribili rovine prodotte dalle orde barbariche invadenti e soggioganti le nostre terre.

È qui che l’opera paziente, minuta, indagatrice dell’archeologo potrà con maggiore speranza che altrove cercare nel sottosuolo i documenti parlanti della topografia di Firenze Romana, le prove dell’artistica eleganza e della fastosa ricchezza dei templi e delle fabbriche chiuse entro il sacro recinto del Campidoglio13.

Del Campidoglio che doveva estendersi verso le fabbriche divenute poi il Ghetto, e verso la Piazza o Foro, taluno ha creduto trovar le tracce nelle forti muraglie di qualche fabbrica; il nome è rimasto ad una chiesetta, forse una delle prime di Firenze antica, intitolata alla Vergine e che fu pur essa soppressa insieme alle altre parrocchie del Mercato Vecchio nel 1785. Della forma sua tanto all’esterno che all’interno rimangono avanzi degni di studio: rimangono le sue porte, i muri a filaretto, le volte, i tre spartiti a tre piani diversi, proprj delle prime chiese cristiane.14.

Se importanti sono le memorie dell’epoca romana, non meno importanti quelle mediovali che si riferiscono agli edifizj quivi aggruppati.

Dal lato di settentrione, il palazzo dei Vecchietti è l’edifizio più importante, e fu il più importante anche tra i molti che i Vecchietti possedevano qui attorno. È lì che cominciò la grandezza di quella famiglia che dapprima si diceva De Vecchi: lì che abitarono cospicui

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XIII.

Gli Agli, i Panciatichi, i Brunelleschi, gli Arrigucci coi loro palazzi forti ed eleganti occuparono questo ceppo di case del quale faceva parte un’altra delle più vetuste chiese di Firenze, pur essa soppressa nel 1785 e pur essa trasformata in guisa che oggi se ne cercherebbero invano i resti.

San Leone, volgarmente e comunemente detta San Leo, sorgeva sulla piazzetta che allora aveva nome da lei e che più tardi si è chiamata dei Brunelleschi e dei Marroni; aveva la fronte volta a mezzogiorno prospettando le case degli Arrigucci e da tergo confinava con varie case degli Arrigucci e dei Brunelleschi passati circa il 1450 nei figli di Ludovico Boni15.

San Leo era ricca d’oggetti d’arte e sulla sua facciata vedevansi, oltre ad un arca sepolcrale de’ Brunelleschi due stupendi leoni di marmo, posti forse per allusione al titolo della chiesa16.

L’attuale grandioso palazzo dei Marchesi Medici, stato precedentemente degli Altoviti e innanzi ancora dei Ricci, fu formato riunendo una quantità di case che qui e nelle adiacenti strade possedeva la potente consorteria degli Agli17. Quelle corrispondenti in Piazza dei Brunelleschi furono anche degli Arrigucci. Un vicolo tortuoso e frastagliato di case e di torri divideva i possessi degli Agli dal palagio dei Panciatichi e dalle case dei Boni già dei Brunelleschi e sboccava in Piazza di S. Leo di fianco alla chiesa.

Delle case dei Panciatichi e dei Boni non resta che il ricordo, e lo spazio che esse occupavano fu adoperato per allargare la Via anticamente detta dei Guidalotti e poi dei Boni e per formare dinanzi al grandioso palazzo ampliato e, si può dire riedificato, dagli Orlandini, un elegante giardinetto che oggi serve ad uso di birreria18.

Il palazzo dei Panciatichi fu il primo che questa famiglia abitò giunta appena a Firenze da Pistoia donde si ritrasse per cagione della rabbia delle fazioni e doveva essere assai grande e ricco 19. [p. 54 modifica] [p. 55 modifica]

XIV

Una parte sola di questo gruppo di fabbricati entra nel nuovo piano regolatore, ma val la pena di riportar qualche notizia intorno agli importanti edifici che lo costituiscono.

Il palazzo già degli Orlandini, e da pochi anni della Società inglese la «Gresham,» occupa lo spazio di parecchi antichi fabbricati.

Un vicoletto che si chiamava esso pure dei Guidalotti, come la strada dinanzi, oggi Via dei Boni, e che sboccava nel Chiasso di S. Maria Maggiore, isolava dal lato verso l’attual Via del Beccuto un palazzetto che nel 1427 era di Simone e dei fratelli, figli di Paolo Carnesecchi20 e che nel 1496 fu comprato dai figli di Antonio Gondi. I Gondi sul declinare del XVI secolo ridussero il loro palazzo all’architettura divenuta dipoi comune a tutta la fabbrica, quando gli Orlandini vi unirono altre loro case.21

L’altra parte del palazzo fu formata da due case; una stata dei Tempi, poi dei Panciatichi, da’ quali gli Orlandini l’acquistavano, l’altra pure de’ Tempi.22

Venendo verso la Piazza dell’Olio, già chiamata, ora Piazza di San Ruffillo, ora di S. Salvatore per ragione delle due chiese antichissime che vi avevano l’accesso, erano delle casette poi una casa grande dei Bonaccorsi corazzai, prossima alla chiesa di S. Ruffillo, una delle antiche parrocchie soppresse alla fine del decorso secolo.23

Dietro ad essa, oggi senza riuscita, mentre per l’innanzi comunicava con tre vicoli, è la Piazza de’ Cavallari, così detta perchè vi stavano i cavallari o corrieri della Signoria. Tra la piazza e il maestoso palagio oggi Martelli sono delle casette in una delle quali abitò per qualche anno Donatello.24 Il palazzo de’ Martelli fu eretto dai Bezzoli detti anche Del Bambo ed è una delle più interessanti e meglio conservate fabbriche fiorentine del XIV secolo. Dal lato della Via de’ Cerretani era pure il palazzetto dei Tempi che un vicolo separava dalla chiesa di S. Maria Maggiore. Era questa fra le più antiche e più belle chiese di Firenze.

[p. 56 modifica]Fu collegiata, venne adorna splendidamente da molte famiglie patrone di cappelle e di altari e tuttora, per quanto i barocchi l’abbiano sopraccaricata di ornamenti, serba sempre tracce della sua struttura elegante e severa che rammenta quella di altre chiese fiorentine, come S. Maria Novella e S. Remigio.25 [p. 57 modifica]

XV.

Via Porta Rossa, la Piazza di Mercato Nuovo, Calimala, Via del Fuoco, la Piazza del Monte e Pellicceria chiudono questo gruppo di vecchi fabbricati attraversati da piccoli e stretti chiassuoli che oggi sono in parte richiusi.

Tre famiglie insigni nella storia di Firenze, che ebbero gran parte nelle fazioni, che possedettero alte e fortissime torri poste le une vicine alle altre, ebbero le case loro in questa località: i Cavalcanti, in piccola parte però, i Siminetti ed i Bostichi.

Fu un palazzetto dei Cavalcanti la casa che forma angolo fra Piazza di Mercato Nuovo e Calimala e nel XV secolo lo troviamo indicato appunto come il Palagiotto de’ Cavalcanti26. Ad un ramo dei Cavalcanti che fattisi di popolo si dissero Malatesti appartennero altre case lungo Calimala da questo come dall’altro lato.

In Mercato Nuovo corrispondeva il palagio dei Siminetti, munito di alta torre, tuttora in gran parte esistente, mentre dalle case loro aveva nome il piccolo chiassuolo che sbocca in Porta Rossa e che più tardi, non saprei spiegarne il perchè, fu detto Via de’ Lontanmorti. E de’ Lontanmorti si dice anche l’altro chiassolo che dalla Piazza del Monte, già de’ Pigli, va in Calimala e che in antico troviamo con varii nomi come quello strano di Chiasso di Peso Rivolto27. Fu detto anche chiasso della Grascia e del Grecaiolo.

Al di là del chiasso de’ Siminetti, verso Pellicceria erano i palazzi, le case, le torri dei Bostichi, una delle più grandi famiglie di Firenze prima del XV secolo; famiglia che primeggiò nel partito Guelfo e che subì distruzioni infinite per opera de’ Ghibellini reduci da Montaperti28. Da’ Bostichi s’intitolò un chiassetto oggi in gran parte richiuso. Fu de’ Bostichi anche la casa posta accanto al chiasso di Lontanmorti e che è decorata dello stemma dell’Arte del Cambio, essendo stata dai Bostichi donata a quell’Arte29. Per tal ragione un piccolo canto di via posto lì dietro fu chiamato Piazzuola dell’Arte del Cambio. Le case de’ Bostichi [p. 58 modifica]passarono nel XV secolo alla famiglia De Nobili che attorno a Mercato Nuovo e da Santa Maria sopra Porta ebbe moltissimi possessi30.

Presso il Canto di Pellicceria furono una torre e le case dei Benzi, pur essi antichi e potenti cittadini dei tempi delle fazioni. La parte interna di questo gruppo di case era una riunione di torri e di bassi casolari e di queste torri si veggono tuttora gli avanzi. Fra Calimara e il Chiasso de’ Lontanmorti ve n’erano cinque, una delle quali ha la base senza vano interno onde vien detta la Torre Piena. Fra le altre eranvi le torri chiamate Capitoro, lo Spedale, il Gallo31. La torre di Capitoro era comune ai Siminetti e Bostichi che avevano in questi chiassuoli una quantità di case.

Fra Via dei Lontanmorti e la Via detta del Fuoco 32, anticamente via Malborghetto, furono altre case dei Siminetti, dei Della Sannella loro consorti ed altre dei Malpigli. Parecchie furono confiscate e date poi dal Comune a diverse magistrature. Sul lato che prospetta la Piazza del Monte, ebbe la sua residenza l’Arte degli Albergatori che era ascritta fra le minori; ma che era assai importante e ricca. La porta d’ingresso assai graziosa, coll’architrave adorna degli stemmi del Comune e dell’Arte esiste tuttora, e tuttora esiste, trasformato, anche il salone dell’udienza. Più indietro, fu la residenza del Magistrato della Grascia da cui venne alla stradella dei Lontanmorti anche il nome di chiasso della Grascia. Lungo Calimara erano delle botteghe appartenenti alle arti e che servirono specialmente per i merciai e gli orafi.

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XVI.

Per quanto diviso e suddiviso in ogni senso da strade, da chiassoli, in parte successivamente richiusi, da piazze e da corti, comprendiamo in un solo gruppo tutto quel ceppo di vecchi fabbricati che ha per limiti la Piazza di Mercato Vecchio, Calimara, Via del Fuoco, Piazza del Monte di Pietà e Pellicceria.

Ci son lì infiniti ricordi appartenenti ad epoche diverse, che si riferiscono tanto alla storia in generale, quanto a quelle particolari delle famiglie, delle arti, della chiesa fiorentina.

Qui troviamo difatti uniti insieme una delle più antiche chiese di Firenze, S. Andrea, alla quale era annesso il primo monastero di monache fondato in Firenze, tre residenze di antiche arti, palagi maestosi e muniti a guisa di fortezze, torri altissime presso le quali si combattevano fierissime le lotte delle fazioni. E accanto a questi simboli di grandezza e di prepotenza, stanno i luoghi dove furono un giorno i fondachi più ricchi e più accreditati, dove le famiglie della nobiltà fiorentina esercitavano i loro commerci, le loro industrie33.

Era uno dei punti più interessanti della vecchia Firenze, non solo per la copiosità de’ ricordi, ma perchè questi edifizj, attraverso alle vicende di secoli erano giunti fino a noi conservando in gran parte il loro carattere, le loro forme severe e maestose.

Le torri dei Caponsacchi, degli Ubaldini, poi de’ Catellini, i palagi degli Amieri e de’ Da Castiglione, l’elegante campanile di S. Andrea34 , la chiesetta, la residenza dell’Arte de’ Rigattieri, poi de’ Linajoli, convenientemente restaurati, restituiti alle forme primitive, avrebbero forse costituito uno stupendo gruppo monumentale, uno splendido ricordo della Firenze medioevale scomparsa poco alla volta di fronte all’avvicendarsi dei gusti e del carattere. Ma.... ormai il progetto ispirato ad un sentimento d’affetto per l’arte e pei ricordi del passato, è fuori di luogo, giacchè proprio in questi giorni quasi tutte le fabbriche che formavano il prospetto della Piazza di Mercato Vecchio sono state demolite per ampliare [p. 61 modifica]lo spazio alla nuova piazza che deve sorgere in questo luogo e tutti gli altri antichi edifizj ricordati stanno per avere la stessa sorte.

Gigante delle altre vicine costruzioni, era sulla piazza di Mercato vecchio l’altissima torre detta dei Medici e Speziali perchè avea servito di residenza a quest’arte dal XV secolo fino alla riunione di quelle corporazioni in pochi gruppi destinati a scomparire e ad essere incorporati negli uffici del governo Granducale. In antico essa simboleggiava quasi la magnificenza d’una delle più grandi famiglie di Parte Ghibellina, i Caponsacchi e perchè appunto i Ghibellini ebber tra noi contrarie le sorti, essa fu confiscata e incorporata tra i beni di Parte Guelfa35. Ghibellini erano pure gli Amieri i cui palazzi muniti di tre torri che sorgevano di fianco a’ Caponsacchi furon distrutti dai Guelfi 36. Le foglie, grazioso adornamento riprodotto nelle cornici, nelle mensole, quasi in ogni parte dei palazzi e delle torri, rammentano quel Foglia di Amiero Amieri guerriero valoroso, difensore costante della patria, cavaliere dello Sperone d’oro che ottenuta la revoca del bando lanciato contro la sua Ghibellina famiglia riedificò il palazzo dalle sue rovine37.

Il palagio degli Amieri, come la torre e la casa dei Caponsacchi, nulla serbavano che nell’interno rammentasse la magnificenza di chi li possedette ne’ tempi antichi. E questo si deve certo ai continui passaggi di possessi, agli usi diversi a’ quali furono destinati cotesti edifizj, ridotti poi perfino a carcere dei poveri38.

Al contrario, le tracce dell’elegante e corretta decorazione interna presenta il palagio dei Catellini da Castiglione che ha le sale adorne di porte assai graziose, di camini e di lavabi vagamente scolpiti di pietra e decorati dello stemma dell’antica ed illustre famiglia che in questo luogo abitò parecchi secoli39.

Accanto al palazzo de’ Da Castiglione, in Via de’ Pellicciaj ebbe le sue forti case un’altra celebre famiglia, i Malegonnelli40 e presso a loro erano casette e botteghe, passate dipoi ad arti ed a chiese e che corrispondevano sulla piazza chiamata del Lino o dell’osteria di S. Andrea per ragione, prima delle botteghe di Linajoli, poi per una famosa osteria posta fra le case dei Da Castiglione.

Di questa famiglia fu pure l’antica ed alta torre detta di S. Andrea, appartenente in epoca assai antica agli Ubaldini; così pure fu sopra a fabbriche dei Da Castiglione che venne eretto l’elegante locale dov’ebbe residenza l’arte dei Rigattieri e Linajoli41 residenza che fu con cura infinita adorna di opere d’arte pregiatissime.

Il quadrato di case fra Pellicceria, Piazza del Monte, Via de’ Cavalieri42, e Via S. Miniato fra le Torri, fu detto il dado dei Lamberti [p. 62 modifica]perchè quì ebbe case e torri43 quella celebre famiglia che fu a capo del partito ghibellino e che si trovò per questo, bandita ed esule da Firenze. Questi loro beni caduti nelle mani dei Capitani di Parte Guelfa servirono sempre a pubbliche magistrature e vennero difatti destinati ad uso di residenza delle arti dei Medici e Speziali e degli Oliandoli. Gli Oliandoli stavano dal lato della Piazza del Monte e gli stemmi loro, vagamente scolpiti, vi si osservano tuttora44. Dal lato opposto, ossia difaccia a’ Catellini, era l’Arte de’ Medici e Speziali che vi risiedette fino a che, alla metà del XV secolo non si trasferì nella torre dei Caponsacchi. Questo locale fu alienato nel 1550 e passò alla Mercanzia e Università dei Mercanti.

Dal lato degli Oliandoli fu per molti anni, dalla metà del XVI secolo in poi, il Monte di Pietà e fu allora che si cambiò con questo nome... più popolare, l’antico di Piazza de’ Pilli.

Lungo Calimala fin dove richiudendo l’antico vicolo della Tromba si edificò il tabernacolo detto di S. Maria della Tromba, furono molte botteghe appartenenti per la massima parte a corporazioni religiose o a magistrature delle arti. [p. 63 modifica] [p. 64 modifica]

XVII.


Questo gruppo è costituito dall’antico fabbricato dei Ghetto, nel quale si trovarono compresi palagi antichissimi, torri, loggie e case appartenenti alla più antica nobiltà di Firenze.

Non è il caso d’intrattenersi troppo a lungo sopra a questa località che è stata più e più volte illustrata e che per l’interesse dei suoi ricordi merita una speciale attenzione.

Pur qui le memorie di Firenze Romana si estendono e gli studj fatti ultimamente, han confermato la verità delle antiche affermazioni, in guisa da farci ritrovare il piano d’una strada romana che seguendo la direzione di Via della Nave si dirigeva verso il Campidoglio. E le stesse ricerche han confermato pure l’asserzione di antichi eruditi e dell’Abate Lami specialmente, che cioè le antiche torri mediovali fossero edificate sopra le rovine di quelle romane o che fossero le stesse torri romane riadattate e in parte decorate secondo il carattere architettonico del tempo. Ne abbiamo avuto le prove ricercando le fondamenta del palagione dei Della Tosa, posto all’antico Frascato, e nuova prova ce l’ha porta ora l’esame della torre di Caponsacchi.45

Tra le memorie importanti di questo storico luogo c'è anche il ricordo quasi fantastico e forse esagerato di quel Palagio dei Tosinghi, che doveva essere una delle meraviglie di Firenze medioevale e che fu distrutto nel 1248 dai Ghibellini, i quali, mercè l’aiuto dell’Imperatore Federigo II, s’erano impadroniti di Firenze.46 Ma di questo non si sono trovate finora tracce di sorta e se non ce ne offrirà il sottosuolo, ben difficilmente potremo farci un’idea di quella grandezza tanto decantata.

La potente consorteria dei Della Tosa e Tosinghi possedette gran parte di questi fabbricati con palagi, torri e loggia. Della loggia sono i resti sul canto di faccia a S. Maria in Campidoglio,47 dei palagi e delle torri si veggono tuttora gli avanzi imponentissimi più e più volte trasformati e deturpati. Ve n’erano tanto sulla piazza del Mercato Vecchio, come in Via dell’Arcivescovado e perfino sul lato che corrisponde dalla [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica]

XVIII.

Ed eccoci anche da questo lato all’estremo limite dello storico quartiere che in modo così completo si sta riordinando.

Fra Calimala o Calimara, Porta Rossa, Or S. Michele e Via Calzaioli furono specialmente i possessi della illustre e celebre famiglia de’ Cavalcanti, che al principio del XV secolo era padrona di quasi tutti questi fabbricati48.

Qualche bottega dell’arte del Cambio, delle case di Or S. Michele e del Bigallo, la residenza dell’Arte della Lana, quella dell’arte dei Chiavajoli ed il palazzetto dei Capitani di Or S. Michele sorgevano in mezzo a tutti questi possessi di quella celebre famiglia.

In Via Calzaioli,49 sul canto della Via di Baccano o dei Cavalcanti era il principale dei loro palagi. In Calimara era una delle loro torri chiamata della Fornace50 ed in Baccano51 era sull’angolo dello Sdrucciolo la elegante loggia comune a tutti i rami della famiglia. In epoca più lontana, in Calimara sorgevano le case ed una torre della famiglia Guadagnoli; ma di queste come delle altre antiche case de’ Cavalcanti restano ben pochi resti perchè due o tre volte furono distrutte dagl’incendj e vennero completamente trasformate.

Accanto all’arco dello Sdrucciolo oggi di S. Michele, allora de’ Cavalcanti, era la residenza dell’arte dei Chiavaioli e Calderai una delle minori52.

L’arte della Lana ebbe più splendida residenza in un antico e forte torrione appartenente ai Campiobbesi, oggi ridotto ad uso di canonica della chiesa di S. Michele in Orto.

Il palazzetto sull’angolo di Via Calzaioli, dall’origine fino alla loro soppressione, servì di residenza a’ Capitani di Or S. Michele i quali non solo curavano il mantenimento ed il culto della Vergine nel meraviglioso oratorio; ma adoperavano le loro cospicue rendite in opere di carità, secondo i desideri di quelli che in loro favore facevano testamento.


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XIX.

Tre celebri ed illustri famiglie antichissime, signore di logge e di torri, occupavano quasi interamente colle loro fabbriche questo gruppo compreso fra Calimara, Via de’ Calzaioli, allora chiamato Corso o Via de’ Pittori, Piazza di Or San Michele e Via degli Speziali grossi.

Più antichi, e d’una nobiltà che aveva origini remote, scomparsi dalle memorie della nostra storia da sei secoli, erano gli Elisei che si voglion consorti degli Alighieri e che si afferma venissero a Firenze coi coloni romani mandati a popolare la città che sorgeva a’ piedi del colle fiesolano. Erano molto forti le loro case che secondo le antiche memorie si estendevano dal canto di Mercato Vecchio al canto di faccia alla chiesa di S. Maria Nipotecosa.

Degli Elisei era rimasto un ricordo ancora nel XV secolo col nome di chiasso degli Elisei che si dava ancora alla stradella che più tardi da una osteria che vi esisteva si chiamò della Coroncina53. Le loro case però erano già passate in altre mani e le troviamo parte in possesso di un Daniello speziale e parte in quello di altre famiglie e di religiosi.

Quanto alla Via degli Speziali il di lei nome era giustificato dal numero considerevole di botteghe di speziale che fino da tempo immemorabile vi si trovavano. Di queste le più importanti erano quelle della Pina d’Oro & sul Canto di Mercato e quella del Giglio sull’angolo del Corso dei Pittori.

I Macci, altra celebre famiglia, aveva le case fra quelle degli Elisei e Or S. Michele e in mezzo alle loro fabbriche trovavasi come racchiusa una casa che fu la prima residenza dei Capitani del Bigallo ed il grazioso palazzetto stato per tanti anni sede dei consoli e degli uffici dell’arte dei Beccai, la prima e più ricca tra quelle minori.

I Macci ebbero torri, dipoi incorporate nelle successive fabbriche, una loggia assai vasta, una corte o piazza che da loro s’intitolava ed una casa che affittavano ad uso d’albergo e che prima si chiamò del [p. 71 modifica] [p. 72 modifica]

XX.


Importantissimo è nei ricordi cittadini questo gruppo di fabbricati che trovasi limitato da via Calzaioli, via degli Speziali, Piazza del Mercato Vecchio, via dell’Arcivescovado e via della Nave.

Qui ebbero difatti modesta, ma remota origine i Medici che venuti dal Mugello ad esercitare a Firenze la mercatura, si stabilirono presso S. Tommaso accanto alle case di due antiche famiglie: i Sizj e gli Agolanti.54 E nel commercio ebbero propizie le sorti, in grazia della loro attività, tanto che in breve periodo di tempo seppero inalzarsi al grado delle famiglie più illustri, prima di questa località, poi di Firenze.

Acquistate ricchezze infinite, guadagnarono ben presto una popolarità invincibile e quando nelle lotte fierissime fra i grandi ed i popolani arditamente si posero a favorire il partito che voleva scuotere il giogo aristocratico, favorendolo di aiuti efficaci, essi gettarono il fondamento sicuro della loro futura grandezza. E non passò molto tempo dal giorno in cui ai concittadini imposero il loro volere e fatti arbitri della repubblica, la schiacciarono e la domarono per crearsene signori e tiranni.

Dagli Agolanti ebbero a poco alla volta tutto quel dado di bruni e forti fabbricati che sta di fianco alla chiesa di S. Tommaso, e dov’era, sul canto di via della Nave la celebre loggia che per i numerosi contratti di nozze colà fissati e festeggiati, fu chiamata Loggia del Parentado. Passarono dipoi anche dall’altro lato della via, allora dei Dadajoli e accanto ai Della Tosa ebbero palazzi, torri, case ed una piazzola col loro nome.

Di fianco a S. Tommaso acquistarono le case dei Sizj e da questi ottenuta cessione del patronato della chiesa di S. Tommaso fecero di questa quasi la loro chiesa ed in ogni modo la beneficarono e l’arrichirono55

Oggi San Tommaso che fu una delle prime parrocchie di Firenze è chiusa dopo aver servito alle radunanze di varie compagnie religiose succedutesi l’una all’altra. Delle varie opere che adornavano questa piccola, ma elegante chiesa ne esistono tuttora due assai importanti [p. 73 modifica] [p. 74 modifica]

XXI.

L’ultimo gruppo compreso fra Via della Nave, Via Calzaioli e Piazza del Duomo, è solamente per la parte corrispondente in Via della Nave ed in Via dell’Arcivescovado compreso nel piano di riordinamento.

Numerose stradelle attraversavano in ogni tempo questi fabbricati, mentre oggi non vi si trovano che due strade senza riuscita. Il Chiasso ora degli Adimari, allora del Porco, conduceva ad un sito d’osteria che aveva per insegna un porco e che godeva fama assai lusinghiera presso i buongustai di quattro secoli fa56.Poi girava dietro le case degli Adimari passate in parte nei Da Romena e sboccava in Via dell’Arcivescovado, chiamata in quella parte Via della Macciana, accanto all’albergo della Macciana, presso il quale erano diverse fornaci per far bicchieri.

Più verso Piazza del Duomo, era la chiesa di S. Cristofano, una delle più antiche parrocchie di Firenze, detta S. Cristofano Adimari, perchè le case di quella celebre famiglia l’attorniavano. Di fianco alla chiesa la via conduceva a due piazzuole, una delle quali per ragione di altra riputata osteria o cella di vino, si diceva della Malvagia.

In questo gruppo di fabbricati, i Medici, gli Adimari ed i Pecori erano quasi gli unici possessori.

Degli Adimari fu la casa accanto alla loggetta del Bigallo e Guglielmo di Piero ne affittava parte a Donatello ed a Michelozzo scultori.57

I Medici ebbero quasi tutte le loro case fra il Chiasso del Porco e Via della Nave, mentre i Pecori dalla piazza dei Succhiellinai andavano coi loro fabbricati a confinare coi beni del Bigallo e dell’Arcivescovado. Uno dei loro palazzi, il più importante, era quello al disopra della volta che metteva in comunicazione Piazza di S. Giovanni col crocicchio che s’intitolava il Canto de’ Pecori.58

Del palazzo Arcivescovile, dell’elegante e tanto deturpata chiesa di S. Salvatore una della più antiche di Firenze,59 di quel gioiello che è la loggia del Bigallo, dei Capitani di S. Maria60, della Misericordia Vecchia che era posta accanto alla loggetta, non è il caso d’entrare a parlare [p. 75 modifica] [p. 76 modifica] [p. - modifica] [p. - modifica]

  1. [p. 46 modifica]Le dava nome un tabernacolo, tuttora esistente posto sul canto dì Via dei Pescioni già delle Stelle. Il tabernacolo è adorno di un ricco sportello di legno lumeggiato a oro d’un certo gusto artistico e porta l’arme dei Teri che n’erano padroni
  2. [p. 46 modifica]L’attual vicolo dei Teri si diceva Via della Volta de’ Vecchietti
  3. [p. 46 modifica]I Teri, che esistono tuttora, ebbero i loro antichi possessi a Varlungo d’onde sembra fossero originarj e dove Terino di Niccolò fondò uno di quei soliti spedali che le ricche famiglie fiorentine fabbricavano lungo le vie maestre per alloggiare i pellegrini ed i poveri
  4. [p. 46 modifica]Il nome ricordava la singolare tradizione di un diavolo in forma di cavallo che sarebbe apparso in quella località mentre Pier da Verona predicava eccitando il popolo alla guerra contro gli eretici
  5. [p. 42 modifica]In altre parti della città sono da ricordarsi i grandiosi e forti casamenti dei Peruzzi nell’antico anfiteatro fiorentino; quegli degli Adimari sui due lati del Corso che da loro aveva nome (ora Via dei Calzaioli) e nelle adiacenti località; dei Giandonati presso S. Maria sopra Porta (ora S. Biagio); dei Donati dalla loro piazza, dei Bardi nella strada da loro intitolata, dei Cavalcanti da Mercato Nuovo, dei Rucellai nella Vigna; dei Pazzi al loro canto, ecc.
  6. [p. 42 modifica]Taluni storici e scrittori d’arte lo attribuiscono a Filippo di Ser Brunellesco, altri a Michelozzo Michelozzi. Certo la fabbrica rammenta più specialmente altre opere del Michelozzi; ma nulla di più facile che possa essere stato fatto sul disegno di qualcuno fra i tanti e valenti architetti che vivevano in quel secolo d’oro per l’arte. In ogni modo l’attribuzione a Brunellesco è affatto erronea, perchè all’epoca in cui fu intrapresa la costruzione di questo palazzo, l’architetto di S. Maria del Fiore era morto di quasi 20 anni
  7. [p. 50 modifica]I Davanzati, consorti dei Bostichi ebbero molte ricchezze e molti uomini insigni nelle armi, nel governo della repubblica, nelle lettere; furono sontuosissimi nelle loro fabbriche, eressero una ricca cappella a S. Trinita ed i monasteri di S. Michele alla Doccia sotto Fiesole e di S. Marta a Montughi. Ebbero moltissime case qui presso [p. 51 modifica]e nel XVI secolo acquistarono anche dal lato opposto di Via Porta Rossa il magnifico palagio della famiglia Davizzi, dove i Davanzati abitarono dipoi fino alla loro estinzione avvenuta nel 1838
  8. [p. 51 modifica]A conto dell’Ufizio d’arte municipale, questa fabbrica fu disegnata in tutte le sue parti e rilevata anche nei minimi particolari in diverse tavole raccolte in un album che si conserva nel Municipio.
  9. [p. 53 modifica]
  10. [p. 53 modifica]
  11. [p. 54 modifica]
  12. [p. 54 modifica]
  13. [p. 57 modifica]Sorvoliamo sopra a questo punto così essenziale, perchè le argomentazioni e le affermazioni degli eruditi del 6 e 700 nuotano in un mare di cervellotiche congetture e di favolosi ricordi. Fra poco le demolizioni e le escavazioni porteranno un largo contributo di documenti parlanti ed allora qualche dotto collega, che alle cose d’archeologia ha dedicato i suoi studj, avrà campo di discorrere con competenza e sicurezza della topografia di Firenze Romana.
  14. [p. 57 modifica]Anche questa interessante chiesetta potrà essere convenientemente ed accuratamente studiata e certo lo studio di essa darà importanti risultati, perchè su di lei si hanno molte memorie degne di attenzione
  15. [p. 60 modifica]Ai Boni, ricchi setajoli passarono molte delle case dei Brunelleschi e tra le altre il «sito d’osteria detto la Vacca» compreso dipoi nel fabbricato del Ghetto. I Boni si estinsero nel 1644 lasciando eredi i Michelozzi.
  16. [p. 60 modifica]Dove andassero i due leoni, la bella tavola dell’altare dei Brunelleschi e in generale le molte opere d’arte che decoravano le chiese di Mercato Vecchio è ignoto. Forse furono vendute e molte saranno ora a rappresentare la bell’arte fiorentina dei secoli d’oro, nei musei stranieri.
  17. [p. 60 modifica]Nel palazzo degli Agli furono incorporate varie case che erano state acquistate dagli Arrigucci ed altre dai Panciatichi. Il palazzo aveva la facciata dipinta da Andrea Feltrini che primo usò le decorazioni a graffito venute poi tra noi in gran moda, specialmente per opera di Bernardino Poccetti.
  18. [p. 60 modifica]Nel 1803 furono abbattute le case dei Panciatichi e dei Boni per creare il giardino che nel 1830 fu alquanto diminuito per allargare la strada.
  19. [p. 60 modifica]Ebbero i Panciatichi oltre a questo palazzo che Bartolommeo ricostruì ed abbellì nel 1538, un altro palazzo comprato dai Tempi e poi incorporato nel palazzo Orlandini e diverse altre case prossime a quelle degli Agli e dei Del Beccuto nel Chiasso che andava a Piazza Padella.
  20. [p. 62 modifica]I Carnesecchi possedevano fino da tempo antico questa casa. Avevano poi un gran numero di case e palagi, nella via che oggi si dice erroneamente dei Rondinelli, nella Via dei Banchi, in Via dei Cenni e nella Via dei Cerretani. Era famiglia numerosissima e ricchissima ed aveva molti beni anche fuori di Firenze.
  21. [p. 62 modifica]Nell’architrave delle cinque finestre che costituivano la facciata del palazzo dei Gondi, veggonsi scolpite le due mazze incrociate, stemma di quell’illustre famiglia. Nella storia dei Gondi scritta dal Corbinelli vedesi incisa la facciata di questo palazzo com’era al tempo stesso in cui lo possedevano i Gondi.
  22. [p. 62 modifica]I Tempi possedettero le antiche case dei Guidalotti-Bombaroni celebre famiglia che fece decorare delle splendide pitture di Simon Memmi e di Taddeo Gaddi il Capitolo di S. Maria Novella, più comunemente conosciuto col nome di Cappellone degli Spagnuoli. I Tempi che ebbero qui vari possessi, erano venuti da Querceto nel Volterrano ed esercitarono spesso l’ufficio di notari. Sotto il principato divennero una delle famiglie più importanti della città e furono dichiarati Marchesi del Barone, villa che essi possedevano nel Pistoiese. Gli Orlandini che nel 1469 comprarono le case dai Tempi, stavano prima in Via Larga sul canto di Via Guelfa.
  23. [p. 62 modifica]S. Ruffillo è corruzione di Arcangelo Raffaello al quale l’antichissima chiesa, che è ricordata nel XI secolo, era dedicata.
  24. [p. 62 modifica]Donato, di Niccolò, di Betto, di Bardo scalpellatore, denunziava nella Decima del 1430 gonfalone drago S. Giovanni: «tengho una chasa a pigione da Santa Maria Nova posta in Firenze nel popolo di Santo Ruffello, gonfalone del drago di Santo Giovanni: da primo, via, sechondo tadeo guidi, da terzo santa maria nuova, quarto, chiasso: donne lanno fiorini dieci, ladetta tengo p. mio abitare: òvvi dentro parecchie masserizziuole.»
  25. S. Maria Maggiore vuolsi fosse fondata nel IV secolo (?) Fu collegiata con canonici, poi nel XVI secolo vi fu annesso un monastero di Carmelitani che cedettero il posto ai Padri del Bel Morire. Vi furono sepolti Brunetto Latini maestro di Dante e Salvino degli Armati a cui si attribuisce l’invenzione degli occhiali. Le famiglie che beneficarono e adornarono la chiesa furono i Manovelli, i Panciatichi, i Del Beccuto, gli Orlandini, i Carnesecchi, i Bartolini Scodellari, i Boni, gli Agli, ecc.
  26. [p. 64 modifica]Vedi la portata di Rosso di Rosso Cavalcanti. Passò dipoi nei Bastari, quindi negli Albizzi e successivamente negli Acciajoli.
  27. [p. 64 modifica]Vedi la portata dei Malatesti, gonfalone Vipera 1427. Più tardi è detto chiasso della Grascia.
  28. [p. 64 modifica]Si rileva dall’estimo dei danni arrecati da’ Ghibellini alle case de’ Guelfi che a’ Bostichi furono distrutti: un palazzo e parecchie case poste in Mercato Nuovo ed in Porta Rossa, più un palazzo presso Legnaia fuori di Firenze.
  29. [p. 64 modifica]Alessandro Bostichi, lasciò all’arte del Cambio una casa che guarda sopra Mercato Nuovo a confine: Via del Mangano, Mercato Nuovo e Parte Guelfa perchè l’arte ne adoperasse i proventi a vantaggio di povere fanciulle. Presso a questa aveva la detta Arte anche alcune altre casette e botteghe.
  30. I De Nobili nel XV secolo erano una delle famiglie che possedeva in Firenze un maggior numero di fabbricati. Oltre a quasi tutto il gruppo di case appartenenti già ai Siminetti e Bostichi possedevano pure il grandioso palagio ed altre case già dei Giandonati sulla piazza di S. Maria Sopra Porta, oggi di S. Biagio.
  31. [p. 65 modifica]La torre del Gallo era annessa al palagetto dei Cavalcanti.
  32. [p. 65 modifica]L’antico nome di Malborghetto fu sostituito con quello di Via del Fuoco per causa dei molti incendi che più e più volte distrussero le case poste in questa via. Ve ne furono nel 1177, nel 1232, nel 1304, e questo fa appiccato per rabbia di partito alle case dei Cavalcanti dal funesto Ser Neri degli Abati priore di S. Piero Scheraggio, e nel 1601.
  33. [p. 68 modifica]In Via de’ Pellicciai erano difatto le botteghe d’arte della Lana spettanti alle principali e più cospicue famiglie di que’ tempi.
  34. [p. 68 modifica]È una elegante ed esile torricella coronata da una piramide depressa, con tre ordini di finestre bifore adorne di svelte colonnette con capitello a nave, con cornici di ricorso ed il paramento esterno di pietra a filaretto, ma intonacato. Ora serviva di lanterna ad una scala e di piccionaia! E però una delle fabbriche degne d’essere studiate e rilevate.
  35. [p. 68 modifica]Gli stemmi di Parte Guelfa vedevansi tuttora nelle limitrofe case pur esse dei Caponsacchi. La torre fu scapezzata e poi deturpata coll’aggiunta di altre costruzioni ad uso di scale e di locali di servizio. In basso, sopra la porta, era lo stemma dell’Arte de’ Medici e Speziali, consistente in un basso rilievo con un edicola entro la quale figura la Vergine seduta in trono col bambino Gesù in braccio.
  36. [p. 68 modifica]Nel 1427 il palagio e le torri degli Amieri erano in gran parte di Alessandro di Ser Filippo Borromei e parte della donna di Messer Carlo Cavalcanti (vedi Decima 1427 gonfalone Vajo).
    Nel 1448 a’ dì 22 febbraio, Giovanni di Borromeo Borromei vende per fiorini 595 all’Arte dei Medici e Speziali «una torre in Mercato Vecchio allato al palagio degli Amieri con due botteghe sotto.» Vende pure parte del palagio degli Amieri nel 1456 a Mona Caterina di Gio. di Piero e tre botteghe sotto detto palagio, nel 1450 a Messer [p. 69 modifica]Antonio d’Andrea cappellano in S. Apostolo che comprava per Messer Andrea Fioco (Fiochi) canonico del Duomo.
  37. [p. 69 modifica]La ricostruzione del palagio avvenne tra il 1280 e il 1300. Gli Amieri però non lo possedettero lungamente dopo quel tempo, essendo caduti in modesta fortuna. Nel 1469 messer Jacopo di Benedetto Amieri stava a pigione in una casa in Via Por S. Maria.
  38. [p. 69 modifica]La Congregazione dei Poveri di S. Giovanni Battista ebbe nel 1703 dal Granduca, che lo tolse all’Arte dei Mercatanti, cui apparteneva in quel tempo, il palagio degli Amieri per adoperarlo ad uso di carcere per i poveri. In ordine a concessioni Granducali, la Congregazione aveva diritto di punire con carcere, frusta e tratti di corda coloro che avessero chiesto l’elemosina senza esser provvisti del segno che essa rilasciava, gli oziosi e perfino coloro che lavoravano e tenevano aperte le botteghe nei giorni festivi!
  39. [p. 68 modifica]
  40. [p. 69 modifica]Fu dipoi di una famiglia Becci o Becchi.
    I Malegonnelli venuti a Firenze da Monte Giovi furono un giorno potentissimi. Possedevano anche una casa con torre dal lato opposto di Pellicceria, corrispondente in Piazza di S. Miniato.
  41. [p. 69 modifica]La compra fatta dall’arte dei Rigattieri rimonta al 1387. Alla nuova costruzione lavorarono artisti valentissimi e l’udienza fu anche adorna di un tabernacolo dipinto per commissione dell’arte, dall’Angelico e che oggi si conserva in Galleria.
    Ai Rigattieri furono uniti nel 1448 anche i Linaioli.
  42. [p. 69 modifica]La strada si trova chiamata in antico Via de’ Lamberti.
  43. [p. 69 modifica]Ebbero i Lamberti anche altri possessi. Il principale dei loro palagi, accanto alla chiesa di S. Maria sopra Porta servì dopo la confisca, di residenza ai Capitani di Parte Guelfa, poi al Monte Comune, quindi al Comune di Firenze. Oggi serve ad uso di caserma dei Pompieri, a sede di varie scuole e degli uffizi dei Giudici Conciliatori.
  44. [p. 69 modifica]Oltre alla porta d’ingresso adorna di varj stemmi, si vede sulla facciata una bellissima formella seminata di gigli collo scudo dell’arte nel centro.
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  48. [p. 75 modifica]I Cavalcanti possedevano anche le case ed i palazzi del lato opposto della Via Porta Rossa (allora Via dei Cavalcanti) fra questa e Calimala Francesca (oggi Calimaruzza), confinavano colle case dell’Arte dei Mercatanti e andavano sulla Piazza di Mercato Nuovo dove fu un palazzo posseduto nel 1427 da quel ramo dei Cavalcanti che fattisi di popolo si dissero Cavallereschi.
    Dei Cavalcanti altri si chiamarono Malatesti, Ciampoli, ecc.
    (2) Questo tratto di strada, oggi compresa sotto il nome generale di Via Calzaioli si è chiamato Via dei Caciajoli, Via dei Farsettai ed anche Via Larga di S. Michele.
    Essa fu allargata nel 1389 rovinando diverse case spettanti a’ Capitani di Or S. Michele, ai Bonaguisi, ai Cavalcanti, ai Cerchi, ai Tedaldi ed altri. A tutte le facciate che si rifecero dai due lati della strada, fu dato un tipo architettonico uniforme e del
    quale anche presentemente si veggono le tracce.
    (3) Nel 1260 la torre della Fornace era di Rinieri Cavalcanti e fu disfatta dai Ghibellini. Era a confine colle case dei Guadagnoli.
    (4) La strada si disse tanto Via dei Cavalcanti come via di Baccano.
    Un’iscrizione che vedesi murata nell’antico palazzo dei Cavallereschi dice che la via fu fatta fare da Matteo Temibili di Amelia Esecutore degli ordini di Giustizia nel 1307; ma forse deve intendersi che fu fatta ampliare.
    (5) Una chasa dirimpetto a Or S. Michele a conf. Via — Sdrucciolo — Cavalcanti.
    Fu dipoi incorporata nei beni dell’Arte dei Fabbricanti quando le antiche corporazioni vennero ridotte in pochi gruppi.

  49. [p. 75 modifica]Questo tratto di strada, oggi compresa sotto il nome generale di Via Calzaioli si è chiamato Via dei Caciajoli, Via dei Farsettai ed anche Via Larga di S. Michele.
    Essa fu allargata nel 1389 rovinando diverse case spettanti a’ Capitani di Or S. Michele, ai Bonaguisi, ai Cavalcanti, ai Cerchi, ai Tedaldi ed altri. A tutte le facciate che si rifecero dai due lati della strada, fu dato un tipo architettonico uniforme e del
    quale anche presentemente si veggono le tracce.
    (3) Nel 1260 la torre della Fornace era di Rinieri Cavalcanti e fu disfatta dai Ghibellini. Era a confine colle case dei Guadagnoli.
    (4) La strada si disse tanto Via dei Cavalcanti come via di Baccano.
    Un’iscrizione che vedesi murata nell’antico palazzo dei Cavallereschi dice che la via fu fatta fare da Matteo Temibili di Amelia Esecutore degli ordini di Giustizia nel 1307; ma forse deve intendersi che fu fatta ampliare.
    (5) Una chasa dirimpetto a Or S. Michele a conf. Via — Sdrucciolo — Cavalcanti.
    Fu dipoi incorporata nei beni dell’Arte dei Fabbricanti quando le antiche corporazioni vennero ridotte in pochi gruppi.

  50. [p. 75 modifica]Nel 1260 la torre della Fornace era di Rinieri Cavalcanti e fu disfatta dai Ghibellini. Era a confine colle case dei Guadagnoli.
    (4) La strada si disse tanto Via dei Cavalcanti come via di Baccano.
    Un’iscrizione che vedesi murata nell’antico palazzo dei Cavallereschi dice che la via fu fatta fare da Matteo Temibili di Amelia Esecutore degli ordini di Giustizia nel 1307; ma forse deve intendersi che fu fatta ampliare.
    (5) Una chasa dirimpetto a Or S. Michele a conf. Via — Sdrucciolo — Cavalcanti.
    Fu dipoi incorporata nei beni dell’Arte dei Fabbricanti quando le antiche corporazioni vennero ridotte in pochi gruppi.

  51. [p. 75 modifica]La strada si disse tanto Via dei Cavalcanti come via di Baccano.
    Un’iscrizione che vedesi murata nell’antico palazzo dei Cavallereschi dice che la via fu fatta fare da Matteo Temibili di Amelia Esecutore degli ordini di Giustizia nel 1307; ma forse deve intendersi che fu fatta ampliare.
    (5) Una chasa dirimpetto a Or S. Michele a conf. Via — Sdrucciolo — Cavalcanti.
    Fu dipoi incorporata nei beni dell’Arte dei Fabbricanti quando le antiche corporazioni vennero ridotte in pochi gruppi.

  52. [p. 75 modifica]Una chasa dirimpetto a Or S. Michele a conf. Via — Sdrucciolo — Cavalcanti.
    Fu dipoi incorporata nei beni dell’Arte dei Fabbricanti quando le antiche corporazioni vennero ridotte in pochi gruppi.

  53. [p. 77 modifica]Vedi decima 1427 Vajo.
    (2) La spezieria della Pina d’Oro fu anche dei Bonaccorsi Perini che si dissero dipoi Bonaccorsi Pinadori. Fu di loro e, giovinetto esercitò qui l’arte dello speziale, il celebre pittore detto Perino del Vaga.
    (3) Nell’anno 1254 il Podestà di Firenze, risiede nella curia di Porta del Duomo e sta di casa a piè della torre de’ Macci da Or S. Michele. Ciò si rileva da una cartapecora proveniente dall’archivio dei Cistercensi.
    (4) La casa che fu in antico residenza dell’arte dei Beccai, poi dell’arte dei Fabbricanti, è oggi della R. Congregazione di Carità di S. Gio. Battista. Nella sala che fu già l’udienza dei Consoli dell’arte è un affresco attribuito a Cimabue. Sull’angolo del Chiasso del Ferro è uno scudo collo stemma dell’arte squisitamente scolpito in pietra.
    (5) Sulla torre dei Romaldelli, oggi distrutta, era lo stemma dei Benedetti famiglia che possedette cotesta torre nel XVI secolo. In antico, dal lato di mezzogiorno della torre vedevasi una testa mitrata. Vuoisi raffigurasse Giorgio Romaldelli che fu Vescovo di Faenza.

  54. [p. 79 modifica]Gli Agolanti avevano case ai due lati di via della Nave verso la piazza dei Succhiellinai.
    I Sizj avevano le case accanto alla chiesa di S Tommaso ed alcune anche contiguea quelle degli Agolanti.
    (2) S. Tommaso era una delle prime 36 parrocchie di Firenze. I Sizj cedettero ai Medici parte del Patronato nel 1316 e nel 1349 Giovanni di Conte de’Sizj donava il sito della chiesa a Giovanni e Salvestro di Alamanno de’ Medici e suoi discendenti.
    Soppressa la chiesa, si dotarono coi di lei beni due canonicati creati a nome della famiglia de’ Medici nella cattedrale fiorentina.
    (3) Delle due tavole, quella più piccola rappresentante la Madonna in mezzo ad una moltitudine di angeli, era nell’Oratorio della Tromba e quando questo cessò di servire al culto, fu trasportata in deposito nella chiesa di S. Tommaso. L’altra vedesi all’altare a sinistra entrando.
    (4) Nel 1260 la proprietà della torre di S. Tommaso era divisa in 40 parti. La maggior parte era dei Sizj; ma vi avevano pure 5 parti i Della Tosa, 5 i Renovandi e 2 ½ i Medici.
    (5) Le case, le torri ed i palagi degli Adimari si estendevano da Piazza del Duomo alla chiesa di S. Bartolommeo al Corso da un lato e dalla loggia del Bigallo alla via degli Speziali dell’altro lato del Corso.
    Ne avevano poi molte altre dietro a S. Tommaso, nel Corso di Por S. Piero, in Piazza di S. Michele in Palchetto (oggi di S. Elisabetta), in via dell’Oche, ecc.


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  55. [p. 79 modifica]S. Tommaso era una delle prime 36 parrocchie di Firenze. I Sizj cedettero ai Medici parte del Patronato nel 1316 e nel 1349 Giovanni di Conte de’Sizj donava il sito della chiesa a Giovanni e Salvestro di Alamanno de’ Medici e suoi discendenti.
    Soppressa la chiesa, si dotarono coi di lei beni due canonicati creati a nome della famiglia de’ Medici nella cattedrale fiorentina.
    (3) Delle due tavole, quella più piccola rappresentante la Madonna in mezzo ad una moltitudine di angeli, era nell’Oratorio della Tromba e quando questo cessò di servire al culto, fu trasportata in deposito nella chiesa di S. Tommaso. L’altra vedesi all’altare a sinistra entrando.
    (4) Nel 1260 la proprietà della torre di S. Tommaso era divisa in 40 parti. La maggior parte era dei Sizj; ma vi avevano pure 5 parti i Della Tosa, 5 i Renovandi e 2 ½ i Medici.
    (5) Le case, le torri ed i palagi degli Adimari si estendevano da Piazza del Duomo alla chiesa di S. Bartolommeo al Corso da un lato e dalla loggia del Bigallo alla via degli Speziali dell’altro lato del Corso.
    Ne avevano poi molte altre dietro a S. Tommaso, nel Corso di Por S. Piero, in Piazza di S. Michele in Palchetto (oggi di S. Elisabetta), in via dell’Oche, ecc.


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  56. [p. 81 modifica]Il sito dell’osteria del Porco apparteneva ai Medici.
    (2) A dì 11 Luglio 1427, portata di Donato di Nicholò di Betto intagliatore ecc. «Sto a pigione i Ia chasa di Ghuglielmo Adimari posta nel Chorso degli Adimari e nel popolo di S.to Cristofano che da primo e 2° via, a 3° la piazza di S.to Cristofano, da 4° Corso di Andrea di Pachio Adimari.»
    (3) I Pecori ebbero origine da un Dino detto il Pecora beccaio e divennero ricchi e potenti; occuparono molti ed importanti uffici pubblici, e sono una delle poche famiglie dei tempi della repubblica, tuttora esistenti.
    (4) Essa pure fu tra le prime parrocchie di Firenze. L’interno di essa è completamente deformato; ma all'esterno si vede tuttora, per quanto ridotta in condizioni deplorevolissime per il lungo abbandono, la elegante facciata di marmi bianchi e neri opera del XII secolo.
    (5) La casa dove risiedevano i Capitani della Compagnia Maggiore di Madonna S. Maria e che serve tuttora ad uso degli Uffici dell’Orfanotrofio del Bigallo fu comprata da Catellino Infangati nel 1322 e costò 192 fiorini d’oro.

  57. [p. 81 modifica]A dì 11 Luglio 1427, portata di Donato di Nicholò di Betto intagliatore ecc. «Sto a pigione i Ia chasa di Ghuglielmo Adimari posta nel Chorso degli Adimari e nel popolo di S.to Cristofano che da primo e 2° via, a 3° la piazza di S.to Cristofano, da 4° Corso di Andrea di Pachio Adimari.»
    (3) I Pecori ebbero origine da un Dino detto il Pecora beccaio e divennero ricchi e potenti; occuparono molti ed importanti uffici pubblici, e sono una delle poche famiglie dei tempi della repubblica, tuttora esistenti.
    (4) Essa pure fu tra le prime parrocchie di Firenze. L’interno di essa è completamente deformato; ma all'esterno si vede tuttora, per quanto ridotta in condizioni deplorevolissime per il lungo abbandono, la elegante facciata di marmi bianchi e neri opera del XII secolo.
    (5) La casa dove risiedevano i Capitani della Compagnia Maggiore di Madonna S. Maria e che serve tuttora ad uso degli Uffici dell’Orfanotrofio del Bigallo fu comprata da Catellino Infangati nel 1322 e costò 192 fiorini d’oro.

  58. [p. 81 modifica]I Pecori ebbero origine da un Dino detto il Pecora beccaio e divennero ricchi e potenti; occuparono molti ed importanti uffici pubblici, e sono una delle poche famiglie dei tempi della repubblica, tuttora esistenti.
    (4) Essa pure fu tra le prime parrocchie di Firenze. L’interno di essa è completamente deformato; ma all'esterno si vede tuttora, per quanto ridotta in condizioni deplorevolissime per il lungo abbandono, la elegante facciata di marmi bianchi e neri opera del XII secolo.
    (5) La casa dove risiedevano i Capitani della Compagnia Maggiore di Madonna S. Maria e che serve tuttora ad uso degli Uffici dell’Orfanotrofio del Bigallo fu comprata da Catellino Infangati nel 1322 e costò 192 fiorini d’oro.

  59. [p. 81 modifica]Essa pure fu tra le prime parrocchie di Firenze. L’interno di essa è completamente deformato; ma all'esterno si vede tuttora, per quanto ridotta in condizioni deplorevolissime per il lungo abbandono, la elegante facciata di marmi bianchi e neri opera del XII secolo.
    (5) La casa dove risiedevano i Capitani della Compagnia Maggiore di Madonna S. Maria e che serve tuttora ad uso degli Uffici dell’Orfanotrofio del Bigallo fu comprata da Catellino Infangati nel 1322 e costò 192 fiorini d’oro.

  60. [p. 81 modifica]La casa dove risiedevano i Capitani della Compagnia Maggiore di Madonna S. Maria e che serve tuttora ad uso degli Uffici dell’Orfanotrofio del Bigallo fu comprata da Catellino Infangati nel 1322 e costò 192 fiorini d’oro.