Guida della città e provincia di Bergamo/Escursioni nella provincia

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Escursioni nella provincia

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Monumenti ed escursioni Acque minerali
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ESCURSIONI NELLA PROVINCIA




Cave e forni del cemento idraulico a Comenduno, Pradalunga e Scanzo. A 13 Chilometri da Bergamo lungo il Serio trovasi Comenduno ove nacque l’industria del Cemento. Le prime cave furono aperte in una valletta che presenta l’aspetto di un fiume di sassi appena al di sopra del ponte di Cene a tre Chilometri dopo Comenduno.

Quale grandioso sviluppo ha ora preso questa importantissima industria è a tutti noto; allo stabilimento di Comenduno si aggiunsero quelli di Pradalunga e di Scanzo; questi prima appartenevano a tre diverse società, poi tutte si fusero in una, esempio sublime, che se fosse imitato potrebbe essere di incalcolabile vantaggio per tante altre industrie della nostra provincia.

Leffe. — Chi percorre la Valle Seriana non deve ommettere una deviazione alla industriosissima Valle di Gandino la quale si diparte dalla strada di Valle Seriana a Fiorano. Il primo paese che si trova è Leffe, e questo è celebre per essere situato sopra un grande deposito di lignite. Gli scavi datano da poco più di mezzo secolo, ma essi [p. 56 modifica]entrarono in una fase affatto nuova cogli scavi a giorno da pochi anni attivati. Prima si scavava col solito sistema delle gallerie, ma il combustibile che si estraeva era appena un decimo di quel che vi esisteva; sorse il pensiero di esportare il banco di terra che lo ricopre e scavare la lignite a scoperto; fu una risoluzione che duplicò la materia estraibile.

Da Leffe si procede a Gandino per visitare i rinomati lanificj.

Vertova. — Una delle più belle e delle meno conosciute fontane intermittenti è quella che trovasi mezzo chilometro dopo passato, ascendendo nella valle Seriana, il ponte di Vertova. Vedrete una casa masserizia a destra, poi una strada che partendo ad angolo retto sale sull’altipiano; a circa 100 metri dalla strada provinciale una cappelletta; là è la fonte.

Se fosse in Svizzera, vi vedreste una bella capanna, e un recinto, ove si pagherebbe caro per entrare, e la fonte sarebbe contornata di tutto da servire di attrattiva ai viaggiatori. Qui, nulla di tutto ciò, un foro nel terreno a piede di un muro e null’altro; ma da quel foro ad ogni circa tre minuti sorte tanta acqua da far andare un molino, poi si asciuga perfettamente, tutto tace per un minuto, poi torna a gorgogliare riempiendo d’acqua tutto lo spazio d’intorno. È uno spettacolo dei più curiosi. [p. 57 modifica]

Origine del fiumicello Nozza. — Poca dopo Vertova la Valle Seriana si restringe, diventa tetra, ma poi si riapre a Ponte di Nozza colla alpestre Valle di Gorno e col ridente altipiano di Parre a sinistra, ed alla destra col maestoso altipiano di Clusone.

Nel mezzo del paese scorre spumoso fra grossi massi, e in parte deviato anima una serie di opifici, un torrente che dà il nome al paese. Chiunque crederebbe che quel fiume divenisse così ricco di acque dopo molti Chilometri di percorso scendendo dalle prealpi; esso invece sorge dalla terra a cinque minuti di distanza dalla strada maestra, lungo una amenissima stradicciola, dapprima piana poi più erta; si oltrepassa una rupe, e la valle si chiude da tutte le parti con un superbo contorno di alberi, di rupi, e di prati; più innanzi pochi passi, e appena scesi sull’altro versante della rupe, si vede un superbo bacino ove tutta la sabbia si muove ove tutta l’acqua gorgoglia, e nel giro di pochi metri sorge quel fiume che è uno dei più grandi confluenti del Serio. In fondo al bacino stanno caverne, che in tempo di piena vomitano masse enormi d’acqua, e quella ridente valletta è assordata dal ribollimento delle acque che si frangono e rifrangono in mille maniere per poi avviarsi precipitose nel breve letto del fiume. [p. 58 modifica]

E questa interessantissima località non è conosciuta e visitata da uno sopra cento dei viaggiatori di Valle Seriana.

Il tinazzo presso Lovere. — Chi da Bergamo o da Clusone va verso Lovere, giungendo ove le due strade si uniscono e sparisce sotterra il fiume Borlezza, non dimentichi di scendere ed affacciarsi al parapetto. Vedrà uno fra i più orridi burroni, una spaccatura profonda circa 70 metri in fondo alla quale passa il Borlezza. In più luoghi si vede in seguito, fino a che esce allo scoperto al grande edificio Gregorini a Castro.

Il Resegone. — Il Resegone è il monte che colle sue diramazioni costituisce il confine fra la Valle Imagna, la Valle Sassina e la Valle Taleggio.

L’ascensione del Resegone è una delle più deliziose escursioni, e per meglio goderla occorre recarsi il giorno avanti a Rota fuori in carrozza per la Valle Imagna, e riposare a Ca piatone (Casa Quarenghi) in Rota dentro ove si giunge in 40 minuti.

Il mattino, due ore prima della levata del sole, si va a Brumano indi ai prati di Pai, e all’alpe di Piacca che forma la costiera ai piedi del picco del Resegone. Dalla Piacca si ascende l’erta in direzione da est ad ovest: il pendìo è ripido, ma sebbene non siavi traccia di sentiero non è pericoloso. [p. 59 modifica]

La cima del Resegone è formata da tre punte principali, e si deve guadagnare la più alta denominata il Dente delle tre croci (1783 metri sul livello del mare).

Da Ca piatone alla vetta si impiegano ore 3.

Il panorama, che si presenta allo sguardo da quell’altura è incantevole, ed ha ben pochi rivali nelle altre montagne del Bergamasco; Milano, Monza, i laghi della Brianza, l’Adda, la Val d’Erve, l’alta valle Taleggio, tutta la valle Imagna, e Bergamo; le due Grigne, e all’orizzonte il Monte Rosa, il Viso, le Alpi Svizzere, lo Stelvio, le ghiacciaje di Val Saviore ecc.

La discesa, che richiede ore cinque, si può fare, mutando strada, per la Piacca e i prati di Fuipiano fino alla strada carrozzabile di Valle Imagna a Ca Felisa.

Monte Presolana. — La Presolana è una delle vette più elevate della vasta giogaja delle Prealpi, Sorge a nord-est di Clusone sul lato orientale della Valle Seriana.

Questa gita richiede due giornate. Il primo giorno si va in vettura a Clusone, poi a Rovetta, a Fino ed a Castione; si traversa il ridente altipiano di Castione, prendendo la strada di Bratto di recente costruita per migliorare la comunicazione fra Clusone e la Valle di Scalve.

Da Bratto si ascende fra pascoli popolati di numerose mandre al passo del Giogo; [p. 60 modifica]quivi è comoda Cantoniera, e vi si passa la notte.

Al mattino, per tempissimo, salutati dalla purissima e balsamica aria montanina si comincia l’ascensione del monte, e lasciati ben presto i pascoli, si innoltra il passo fra le roccie e le vaste frane, che fanno corona al gruppo centrale della Presolana, che quivi si estolle maestoso, e a primo aspetto inaccessibile. È duopo costeggiarlo da est ad ovest sempre a traverso quelle frane, finchè si giunga ad un dirupo che forma confine colla Valsurio e si nomina il Passo di Pozzera, o Ceresole. Da quel punto si piglia la direzione nord per giungere alla vetta, da cui, quando sia favorevole il tempo, si gode tale uno spettacolo, da compensare le mille volte i disagi della faticosa salita. Questo ultimo tratto però è arduo assai, e chi si peritasse di avventurarvisi si arresti al Passo di Pozzera, dal quale (a metri 2200 sul liv. del mare) si affaccia, quasi al paro della sommità, stupenda veduta.

Dalla vetta si discende al Passo di Pozzera, da questo, in direzione opposta a quella tenuta per l’ascesa, si deve seguire per un centinajo di passi inclinatissima frana, procedendo possa per terreno più sodo fino ai pascoli di Presolana, donde costeggiando il torrente fra pittoresca orrida stretta si va a Rusio e Castione. [p. 61 modifica]

Da Castione al Giogo ore 2, 30; dal Giogo alla bocchetta di Pozzera ore 4; di là alla sommità ore 2; dalla sommità al Pascolo di Presolana ore 2; a Castione altre ore 2.

Avvertenza. È indispensabile una esperta guida, che si può trovare a Castione.

I cacciatori preferiscono salire sulla Presolana dalla parte di Collere traversando i vasti boschi di Polzone.

Linsone. — È la punta più alta della catena di montagne che scendono dal Resegone parallellamente all’Adda, e divergono poi a mattina verso Almenno a chiudere la Valle Imagna di cui formano la sponda occidentale. La salita del Linsone si può fare da Caprino, (presso la Stazione di Cisano, ferrovia Bergamo-Lecco) da Almenno, da Valle Imagna, salita di 4 ore circa da ogni parte. La cima è a ondulazione di pascoli senza alta vegetazione. Da quella vetta elevata a circa 1200 m., si domina tutta intera la pianura di Lombardia, sino all’Appennino, e del Po: della Brianza e i suoi numerosi laghi, ed il corso dei fiumi Lombardi. A Nord si disegna tutta la catena delle alpi, dal Monte Rosa, alla Bernina e delle Prealpi dal Legnone alla Presolana.

Il Cante. — Da Sorisole, da Zogno, da Bergamo per la Maresana, in poco più di 2 ore e mezza si ascende sul culmine del [p. 62 modifica]monte che separa la Valle Brembana dalla Valle Seriana, dalla Valtesse e Bergamo lo domina. A mezzodì la vista di tutta la pianura Lombarda è interrotta dall’artistico profilo della città di Bergamo che vi si disegna.

Tutti gli altri lati dell’orizzonte presentano la varia linea delle Alpi e delle Prealpi, e più appresso la ondulata giuntura dei colli e delle Valli Brembana e Seriana.

Spettacolo speciale di queste vette degli ultimi contrafforti delle alpi è quello della pianura, che vi si stende innanzi, e che dominano altissime, mentre le vette dell’interno delle catene non presentano d’ogni intorno che monti. Questo vantaggio hanno in modo particolare il Linsone e il Cante.

Valle di Scalve. — La valle di Scalve giace ad est dell’alta Valle Seriana; e merita di essere visitata per la sua alpestre natura e per la vasta industria ferriera.

È bagnata dal Dezzo confluente dell’Oglio.

Da Bergamo vi si accede da due parti, cioè da Clusone pel Giogo, e da Lovere per la nuova strada praticata rimontando il corso del Dezzo. Un regolare servizio di vetture conduce dalla stazione ferroviaria di Grumello a Sarnico d’onde pel lago d’Iseo si giunge a Lovere. Quivi pigliando leggera vettura si prosegue fino ad Angolo, ed a questo [p. 63 modifica]villaggio comincia la nuova strada tagliata nella viva roccia, come la celebre via Mala a piedi del versante nordico del monte Spluga. La strada carrozzabile vi conduce fino a Schilpario, villaggio posto all’estremità superiore della valle. Al Dezzo fra Angolo e Schilpario ed in quest’ultimo paese esistono alti forni per la fusione del ferro in continuo esercizio.

Al di là di Schilpario, sui fianchi dei monti che chiudono la valle, sonvi numerose miniere di ferro.

È degno di esser visitato il luogo detto i fondi, ove è il deposito e la torrefazione del minerale. Vi si accede in un’ora da Schilpario per deliziosa strada frammezzo ad annosa selva.

Da Schilpario si ritorna lunghesso il lato nord della valle per via mulattiera, e in due ore passando per Barzesto e Vilmaggiore si arriva a Vilminore, dove havvi l’eccellente albergo Bonicelli.

Da Vilminore si può transitare nella vicina valle Seriana, sia restituendosi a Dezzo e per il passo del Giogo a Clusone, oppure col valicare il monte Manina.

Da Vilminore a Bondione in Valle Seriana e Cascata del Serio. — L’ascensione del monte Manina da Vilminore si deve cominciare prima della levata del sole. È preferibile il sentiero alpestre delle corne [p. 64 modifica]strette; traversato il torrente Povo al pittoresco ponte di Glenno si sale al villaggio di Nona, donde per la via, che serve a tradurre il minerale di ferro dalle cave che sono aperte quasi al passo Manina si giunge a questo in quattro ore.

La gita è rimarchevole per la continua prospettiva della Presolana, le cui vette di bianche e nude roccie dolomitiche si elevano giganti dalle fitte ed oscure foreste di abeti e di faggi di Collere.

Dal passo di Manina in due ore si scende a Lizzola, donde per amenissima e comoda strada in un’ora si è in fondo alla Valle Seriana superiore, a Bondione.

Quivi è discreto albergo, di cui è opportuno profittare per visitare la cascata del Serio nel mattino vegnente. Da Bondione rimontando anche con cavalcatura la Valle del Serio per la via, che pel passo di Barbellino conduce in Valtellina, si giunge in due ore ad un ampio anfiteatro di alti monti dalle cime nevose, e quivi si offre il sorprendente spettacolo della cascata; la settima in Europa, più che doppia in volume, e tripla di altezza di quella famosa di Terni.

(Gli atlanti più reputati di geografia la segnano alta metri 250).

Salendo alquanto la costa ad est della cascata si ammira il grandioso effetto di una [p. 65 modifica]brillante iride, che trasforma la cascata in un vortice di svariati colori.

Si ritorna a Bondione donde comoda via carrozzabile riconduce a Bergamo.

Che se taluno, più ardimentoso per abitudine di viaggi alpini, volesse spingersi a visitare la sorgente del fiume Serio, ascenderà l’erta costa ad est della Cascata, detta la Scala; in un’ora guadagna il bell’altipiano di Barbellino, e di là in tre ore di faticosa salita tocca la vedretta del Torbio (metri 2200 circa sul liv. del mare) formata dalle nevi eterne del Pizzo Strinato e del Monte di Glenno. Attraversata la vedretta senza pericolo, e superato il vicino costone del Torbio scenderà dalla parte opposta al solitario lago di Barbellino, la cui limpide acque formano spiccato contrasto colle orride balze a picco, che l’accerchiano.

Alimentano il lago numerose cascatelle, che con selvaggio rumore precipitano da quelle rupi, e una larga scaturigine, la quale per aver perenne zampillo anche nella rigida stagione si suole dai montanari additare per la vera origine del fiume, come appunto si asserisce pel Reno interiore e pel Rodano. Il ritorno al pascolo di Barbellino si effettua seguendo l’emissario del lago, che si fa strada attraverso stretto burrone. Dalla vedretta al lago, e da questa a Bondione si impiegano [p. 66 modifica]cinque ore di buon cammino... È poi assolutamente necessaria l’assistenza di esperta guida.

Se avanza tempo nella giornata sarà opportuno discendere da Bondione a Gromo, ove un eccellente albergo ristorerà dalle fatiche di questa ascensione veramente alpina.

Da Gromo a Branzi. — Il più interessante valico della catena che separa la Valle Seriana superiore dall’alta Valle Brembana, è indubbiamente quello fra Gromo e Branzi.

Da due parti si può fare un tale valico, cioè per Valgoglio e il Monte Aviasco, oppure per l’alpe di Cardeto e il passo di Portula: quest’ultimo è preferito per gli studj geologici, l’altro costituisce una delle più svariate e pittoresche escursioni.

Entrambe richiedono l’opera di esperte guide che si trovano a Gromo.

a) Da Gromo a Branzi per l’Aviasco. — Dai verdi prati di Valgoglio si superano per faticoso ma breve tratto le roccie, che ad essi sovrastano, poscia costeggiando la folta selva d’Agnone di altissimi larici ed abeti si comincia l’ascensione del gruppo principale del monte, sulla cui erta e dirupata china ogni vegetazione sparisce.

Il sentiero, ripido anzi che no, talvolta si rende piano, rasentando le rive di cinque bellissimi laghi, fra i quali è notevole il lago [p. 67 modifica]Nero, vasto circa un chilometro quadrato, attorniato da orride balze, ed in parte lambito dalla pittoresca alpe di Campelli.

Alla vetta d’Aviasco (2200 metri sopra il livello del mare) nuova e maestosa scena ne attende, quando i vapori e le nebbie non velino l’atmosfera; uno sconfinato orizzonte, e davvicino le innumeri vette dei monti bergamaschi, e sotto, quasi a picco, i profondi burroni, che segnano il corso delle valli Brembana e Seriana.

Nelle gore e nei profondi recessi delle rupi, che sorgono attorno al passo, sta quasi perenne la neve, e non di rado anche sul passo stesso.

Dopo un’ora di riposo si imprende la discesa verso la Valle Brembana passando vicino ai laghi Colombo e Marcio, sulle cui rive ricompajono i primi larici; cui piacesse visitare anche i laghi Gemelli, li presso è la via che in breve ora vi conduce, e poscia ripreso il cammino di prima si discende per ripidissimo declivio a Branzi lungo la pittoresca cascata del Brembo.

Questa gita richiede non meno di undici ore di viaggio.

b) Da Gromo a Branzi per la Portula. — Da Gromo volgendo a nord per piacevole e comodo sentiero si ascende ai pascoli di Medulo e alla costa d’Agnone, dopo [p. 68 modifica]si giunge alla vasta alpe di Cardeto, popolata di numerose mandre: è degno di osservazione il bell’altipiano di Cardeto, che fu già lago, ed ora è ampio deposito di ottima torba. Ascendesi di poi il fianco del Monte Madonnino, e si giunge al passo di Portula, dal quale si domina per l’opposto versante l’intero gruppo degli alti monti che separano la Valle Carona dalla Valtellina, il Pizzo del Diavolo, la Brunone ecc.

Non difficile ma lungo sentiero scende al lago di Fregobolgia, all’alpe di Cabianca, a Pagliari, indi per Carona a Branzi.

Per questa escursione occorrono dieci ore di cammino.

Il ritorno da Branzi a Bergamo è assai comodo per la strada carrozzabile provinciale.

Da Branzi alla Casa di S. Marco. — La casa di S. Marco è la cantoniera situata a brevissima distanza dal passo che da Piazza mette a Morbegno in Valtellina.

Da Branzi si deve risalire la Valle di Cambrembo a nord-ovest passando per Valleve con strada mulattiera assai piacevole e comoda. Da Cambrembo si ascende il colle di S. Simone fra il Monte Cavallo, e il Monte Terzera, e attraverso aperti pascoli si scende poscia frammezzo a bellissima foresta di larici nella Valle di Mezzoldo e Piazzatorre [p. 69 modifica]fino al ponte dell’Acqua. Quivi si piglia la via mulattiera per la quale si giunge alla Casa di S. Marco. Da questa, ove si passerà la notte, con brevissimo cammino si guadagna il passo, dal quale si gode la bella prospettiva di una parte della Valtellina.

Dalla Casa di S. Marco si ritorna al ponte dell’Acqua, e di là scendendo verso mezzodì per Mezzoldo ed Olmo si arriva a Piazza. È questa una escursione di ore 10, e molto interessante per la vista delle grandiose foreste, che popolano l’alta Valle Brembana.

Da Piazza a Bergamo vi è regolare e giornaliero servizio di vetture.

Il tempo e la forma troppo ristretta di questa Guida non consentono, come sarebbe nostro vivo desiderio, di descrivere più diffusamente e sotto varj aspetti queste escursioni nelle valli Bergamasche, che al pari e meglio di molte altre della Svizzera meritano di essere visitate. Così pure nostro malgrado e per la stessa causa omettiamo dal citarne altre moltissime, che di uguale diletto ed istruzione sarebbero argomento. Non lungi dalla Città nella zona delle prime colline, all’apertura delle valli, facili ascensioni ponno effettuarsi anche dai meno avvezzi a gite alpestri; tali sarebbero la salita del Monte Misma da Pradalunga o da Trescorre (1200 metri sopra il livello del mare) quella del [p. 70 modifica]Monte di Grone (960 metri) e del contiguo Torezzo (1300 metri) vasto culmine di pingui e verdi prati; quella di Selvino ricco esso pure di prati e di fioriti pascoli.

Poche ore bastano per raggiungere quei luoghi deliziosi, dove tutto sorride a chi vi ricerca momentaneo sollievo dalle cure e dalle noje della Città, e il dolce refrigerio della purissima aria, e l’inestimabile tesoro della pace e della quiete dei monti.

Noi invitiamo specialmente la gioventù a dedicarsi nelle epoche di riposo dagli studj a queste gite montane, che fortificano il corpo e lo spirito, ed arrichiscono la mente di utilissime e svariate cognizioni, le quali tanto più rimarranno impresse in quanto si acquistano con qualche fatica sì, ma con indicibile diletto.