L'amor platonico/II

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II.

Noi, che il realismo prima e poi il decadentismo hanno abituati a non ricercare nell’amore se non la sensazione, noi che negli studi psicologici, nei romanzi, nei versi, non troviamo oramai altra visione che quella dello spasimo erotico, noi che, confondendo il sentimento colla scienza, abbiamo la pretesa di mi[p. 40 modifica]surare a stregua di calcolo il prisma oscillante della nostra psiche, noi che volendo accumulare dati, prove e statistiche sul grande e universale problema dell’amore non li sappiamo cercare altro che nelle tavole volgari dell’amore prezzolato o dell’ amore galante, noi — dico noi perchè, se anche individualmente non facciamo questo, vi assistiamo però giorno per giorno — potremo mai comprendere la sottile profondità delle parole di Schiller «Chi non ama senza speranza non conosce amore»? Senza speranza—dirà qualcuno— [p. 41 modifica]L’antor platonico non vuol dire senza desiderio. E sta bene; anzi è qui appunto che incomincia la differenza; perchè l’amatore grossolano o primitivo davanti al naufragio della speranza, non avendo altro punto di mira, ripiega le tende; e l’amatore di cui si tratta in codeste pagine è il solo che possa apprezzare la sentenza di Schiller. Si oppone che l’amore in simili condizioni non dura. Dura forse molto in condizioni opposte? Non è il possesso che lo distrugge e non è precisamente dalla psicologia dei materialisti che sgorga il più spietato scetticismo sull’ amore? Io vi [p. 42 modifica]concedo che novanta su cento amori che sbocciano abbiano breve vita, a qualunque categoria appartengano; e vi concedo che sui dieci duraturi cinque stiano uniti per una oscura catena sensuale di cui l’abitudine ha ribadito il chiodo; volete concedermi gli altri cinque per i casi che vi verrò dimostrando? Se si, siamo dunque pari ed è tutto quello che io pretendo, non per dimostrare che l’amore platonico sovrasta l’altro, ma per rivendicare il suo diritto alla vita ed all’arte.

Qualunque poesia, anche la più fantastica e trascendentale, si uni[p. 43 modifica]see per un tramite invisibile alla realtà. Il poeta che descrisse gli amori dell’ abete per la palma, di questo ispido figlio dei ghiacci per la lontana prediletta figlia del sole, esprimeva un sentimento umano, possibile, vero, un po’ più raro — ecco tutto — di quelli che pullulano nelle cronache quotidiane e che colpiscono maggiormente solo perchè in una stoffa tessuta di bianco e di rosso il rosso salta subito all’occhio. E chi non troverà nella seguente strofa di un’ altro poeta il più delicato e insieme il più umano sentimento di un amore [p. 44 modifica]destinato a restare allo stato di aspirazione? Perchè, perchè negli anni Di tua vita fiorente Non ci scontrammo, o donna?... Il cor mi batte Con moto più frequente A figurar le intatte Tue sembianze verginee, L* ingenuo riso e il guardo umile e pio.

Ah! perchè non m* è dato Coronarti d* uh raggio immacolato, Ricomporti sulP ara, angelo mio? Una situazione eguale, ma colle parti invertite è anche questa, dove non più un giovane parla ad una donna che gli è sfuggita nel tempo, [p. 45 modifica]sibbene un uomo maturo ad una fanciulla. Riproduco per intero la bella poesia, forse dimenticata, trovandosi in essa parecchie di quelle gradazioni di sentimento che dovrebbero interessare i psicologi.

T* arrìsi, ti compiansi: e dal tuo labbro Un pio sorriso, un detto Di mal celato affetto Colsi, non altro fiore.

Com* orfano fanciul cui poveretto Giovine donna rincontri per via E lo raccolga, nel leggiadro petto Raccor degnasti l’immagine mia, Ma fu virgineo sogno. A te venia Riconoscente e pio. [p. 46 modifica]Ma sfruttato il cor mio, Ma povero d’amore. .Non son per te. Tu troppo.nuova ancora Io troppo antico nell’ aspro sentiero, Nei medesmi dolor non s* addolora Nè ben s’abbraccia il tuo col mio pensiero.

Men ch’io non bramo e più ch’io non ispero Sei buona, amante e bella, Troppo è per me, sorella; Ed è poco il tuo cuore.

Più puro cor, più giovane del mio Forse nel tuo cammino incontrerai Forse, ingannata dall’ alto desio, Aspettando la vita invecchierai.

Forse un giorno i’ dirò: meglio era assai Abbandonarmi a lei, Meglio abbellire i miei Pensier del suo candore. [p. 47 modifica]Qui l’amore in causa dell’ età o del temperamento è povero, come l’autore stesso ci annuncia; ma nel medesimo caso si trovano età più verdi e temperamenti più gagliardi e allora la lotta che il poeta ha appena accennata si svolge con una ricchezza di particolari, una intensità di commozioni, di segreti tumulti, di dolori si ma anche di ebbrezze, cui l’uomo abituato a impiegare non più di dieci minuti in ogni faccenda amorosa non può nemmeuo lontanamente giungere col pensiero.

Tutti, io credo, seguendo in un campo la lieta brigata dei vendem[p. 48 modifica]miatori che si allontanano carichi dei loro corbelli dove i grappoli si pigiano in una lussureggiante esposizione di bellezza, avranno avuto occasione di osservare o sulla più alta vetta di un tralcio, o mascherato da un mazzo di foglie o di dif-. ficile accesso per le scabrosità del terreno, un solitario grappolo sfuggito alla vendemmia. Esso pure era nato nella fecondazione del maggio e la vampa ardente del luglio lo aveva percosso ed esso pure nei meriggi di agosto e di settembre aveva gonfiata la misteriosa linfa in olocausto d’amore ed esso pure [p. 49 modifica]L’antor platonico aspettava la mano amica che lo cogliesse, ma la turba carica del facile bottino non si era curata di affrontare per quel solo grappolo nuove fatiche.

Nella poesia greca troviamo una strofa che suona precisamente così: Siete una dolce mela lazzcruola Che in cima al ramo s’invermiglia sola In cima al ramo sull’ estrema punta Dimenticata no... ma non raggiunta. dii ci darà gli amori di quel grappolo, di quel frutto non raggiunto? Sono casi d’ amore, non dirò comuni ma frequenti, si infiltrano nella rumorosa vita appariscente, [p. 50 modifica]ne formano il substrato invisibile e profondo e così denso che solo i rari geni divinatori vi si immergono tratto tratto a guisa di palombari, recando da quelle plaghe ignorate alla volgarissima superficie l’ascosa gemma.

C’ è veramente di che stupire se guardiamo la folla dei giovani, assiepata con una volgare curiosità di contadini in fiera attorno ai meschini poeti e prosatori che dell’amore hanno fatto una bandiera di cinismo e di corrompimento; mentre i nomi dei nostri più grandi poeti sono scolpiti a caratteri indelebili nei fa[p. 51 modifica]L’antor platonico sti dell’ amore ideale. Non vi basta, Tasso, non vi basta Petrarca, volgete gli occhi a Dante! Io sono ben sicura che nessuno vorrà tacciare Dante di ingenuità nè di fiacchezza, mentre mi punge il dubbio — e più che dubbio — essere la malata fioritura decadente a cui assistiamo una prova di generale povertà e di quel cinismo che, per P eterna legge degli estremi che si toccano, potrebbe bene rappresentare P anello più prossimo alla ingenuità.

Pensino a Dante coloro i quali credono che l’amore consista tutto in un amplesso; e pensino a Fran[p. 52 modifica]cesco d’ Assisi — un altro non ingenuo — un maestro d’ amore che trovò la sua degna competitrice in Chiara. C’è nessuno che ha mai immaginato quel bruciante momento, qnando la nobile fanciulla vestita da sposa, si recò furtivamente nella dolce Aotte primaverile della campagna umbra a Santa Maria degli Angeli, per indossare il sajo del suo amico e per offrire gli splendidi capelli alle forbici che Francesco stesso le immerse nella chioma giovanile? I vigneti toscani dove Boccaccio amò Fiammetta hanno mai conosciuto un più profondo fremito di [p. 53 modifica]quello che corse nel breve orto e alle pallide ombre di S. Damiano durante tutti quegli anni che Chiara vi abitò nella vicinanza ardente e pura del poverello d’ Assisi? Ah! vi prego non venite a dirmi che simili amori sono sterili e quindi inutili. Non si procreano solamente dei figli. Quando l’amore ci dà dei poemi e dei santi, delle religioni e degli ideali nuovi, possiamo bene preferirlo o quando mai pareggiarlo all’inconsulto fremito che regala al mondo, per qualche vero uomo, una incalcolabile quantità di scimuniti, di rachitici, di pazzi e di delinquenti. [p. 54 modifica]Anche le idee, anche i sentimenti hannola loro genesi che si intreccia al palpito misterioso ondeggiante continuamente da uomo a donna — marea volta a volta apportatrice di preziose conchiglie o di immonde scorie. Leggendo le memorie e gli epistolari degli uomini più simpaticamente celebri, vi troviamo quasi sempre le traccie di un amore rimasto allo stato di idealità ma che irraggia la sua luce, la sua potenza e il suo calore sull’opera del genio. Solo qualche spirito grossolano, affetto da daltonismo, potrà osservare che in queste condizioni il preteso amore [p. 55 modifica]si riduce a una semplice amicizia; ma non è punto vero. Invoco qui il già citato aforisma di Schopenhauer, aggiungendo che ciò che è amicizia semplice non potrebbe mai diventare amore, neanche platonico; mentre 1’ amor platonico è un vero e proprio amore al quale le circostanze sole impediscono di manifestarsi intero, e che appunto dalla sua istintiva tendenza procreatrice ò portato a fecondare l’animo e l’intelletto della persona amata od a restarne fecondato. Ciò succede per una specie di trasposizione della legge di natura che si [p. 56 modifica]rifà da un’ altra parte, dove può, come può, al mancato sfogo. E sarà stata un eccezione nelle forme della società primitiva, ne sono persuasissima, ma non lo è più nella nostra dove il passaggio di tante religioni e di tante civiltà, diciamo anche di tanti pregiudizi, hanno già modificato tutto, perfino i pensieri e i sentimenti.

Ma che si debba chiamare amore il più oscuro e il più insulso incontro momentaneo di due capricci sessuali e defraudare del sacro battesimo lunghe, intime, profonde simpatie di uomo e di donna a cui solo mancò [p. 57 modifica]la ragione del tempo o ragioni d’ordine anche superiore a questa, no, è assurdo! Guardiamoci attorno, guardiamo i tardi matrimoni che la lotta per la vita va rendendo sempre più frequenti, quando non li sopprime addirittura. La lunga schiera di donne che si reca a nozze verso la trentina e la schiera degli uomini verso la quarantina, hanno già dato un contingente non affatto trascurabile agli amori platonici. So che quelli delle donne saranno più facilmente creduti e tuttavia, se intorno ai tavolini dove tra le undici e la mezzanotte [p. 58 modifica]si fa della volgare scienza erotica vi fosse posto per un simile argomento, quanti uomini potrebbero pronunciarsi con dati di fatto! È errore di superficiale esperienza il credere l’uomo meno suscettibile che non la donna di affetti sentimentali. Bisogna senza dubbio ricordarsi che tra uomo e uomo (non se l’abbiano a male gli egualitari) corrono distanze di abisso, che non tutti gli uomini sono come io dico, ma molti, ripeto, si, ed assai pili che non si supponga. La sola differenza che negli uomini la vita sentimentale è più nascosta e di breve du[p. 59 modifica]rata; più nascosta per un particolare pudor maschile che li rende renitenti alle confidenze di simil genere, che è loro quasi imposto dalla compagnia rozza e inevitabile degli altri maschi; più breve perchè all’av- vicinarsi dei trent’anni il corso della esistenza afferra tutte le energie virili e chiude come dentro le trasparenze di una cristallizzazione i fiori delicati della prima giovinezza. Ma è pure dalla bocca di un uomo che raccolsi questa confessione: «La donna che io amai maggiormente fu una a cui non lo dissi.» Se poi ci facciamo a considerare [p. 60 modifica]le vecchie zitelle, queste evanescenti figure di zie, di cugine, di maestre, di cameriere fedeli e devote che hanno cucito intorno a noi tanti e tanti metri di stoffa, che hanno fatte tante calze per i figli degli altri e che arrossiscono ancora se qualcuno le prende per donne maritate, quante storie timide e ardenti, tutte meste, tutte segnate dalle stigmati crudeli e talvolta ironiche del destino 1 Pallide e segrete storie di desideri che nessuno conosce, a cui non si concede puranche 1’ umile posto di documento umano accanto ai casi patologici. Soffi infuocati che brucia[p. 61 modifica]rono mille vite e che non saranno nemmeno chiamati amore! I felici che dall’ amore poterono spremere tutte le ebbrezze guardino pure con sentimento di pietà queste dolorose passioni fatte di rinunzie e di sacrifici, ma non credano che esse sieno le più vane è le più inutili. L’ amore platonico, anche quando non sorregge una grande anima o un ingegno sublime, fa spuntare un flore nell’ arida e ingrata terra a cui la società colle sue violenze, i suoi soprusi e le sue tirannie vieta la materna compiacenza del frutto. [p. 62 modifica]