Saggio di racconti/I

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Ilario

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II
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RACCONTO I.




ILARIO


La natura ci ha dato il padre e la madre e le dolcezze del loro amore. Il quale amore incomincia dal momento che la madre ci dà il suo latte per mantenerci una vita ricevuta da lei; questo amore accresce e regge le forze e le fatiche del padre per educarci e per istruirci; questo amore ci protegge contro i pericoli dai quali è sempre minacciata la nostra infanzia.

Beati quei figliuoli che sanno meritare l’amore e l’assistenza dei genitori!

Ma ohimè! non tutti i bambini godono sempre di questi beni! I genitori di un fanciullo potrebbero diventare tanto poveri, od essere tanto malati da non aver più mezzo di mantenerlo, o da doverlo abbandonare all’altrui carità perchè non perisca!

Speriamo che ciò non segua mai. Ma se pure accadesse, voi tutti ai quali non manca nulla del necessario, soccorrete i vostri simili quando sono infelici. Lo sapete, in questo mondo siamo tutti fratelli, e l’amore del prossimo e quello che ci consola nelle disgrazie.


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PARTE PRIMA


Una mattina di levata il sole splendeva nel cielo sereno; la gente che abitava in un borghetto di poche case, alle falde di un monte, s’era già svegliata e vestita; e chi usciva di casa per una faccenda, e chi per un’altra. I contadini andavano a lavorare nel campo, e gli artigiani a bottega. I ragazzi più grandi si recavano ad aiutare i genitori, e i piccini erano custoditi in casa dalle mamme o dalle sorelle. In tutti v’era tranquillità e amorevolezza; e pareva che il bel tempo facesse crescere il giubbilo e la voglia di lavorare in quelle buone creature. I bambini erano impazienti di rivedere il prato fiorito, gli alberi coperti di frutti e di foglie dalle quali gocciolavano brillando le stille della rugiada, e di sentire gli uccelletti, vispi e innocenti come loro, cantare nel bosco il ritorno del sole. Alcuni di quei fanciullini, dopo avere avuto un bacio dal babbo, tornavano ridendo e saltellando sulle ginocchia della mamma; gli altri in fasce erano in collo a poppare; e se qualcheduno di loro, lasciato solo nella zana, cominciava a piangere, si chetava subito dopo aver visto ricomparire la mamma. Tutti insomma godevano dell’amore dei genitori, e mantenendosi buoni si potevano dire felici.

Una vedova chiamata Maria abitava nell’ultima casa di quel borghetto; non era ricca, ma procacciandosi il pane col suo filato, viveva contenta; [p. 3 modifica]ed essendo di buon cuore, trovava sempre il modo di far servigi ai vicini. Aveva poi un figliuolo di dodici anni, che essendo garzone del mattonajo, guadagnava già qualche cosa. E questo ragazzetto era tanto industrioso, che quando non aveva lavoro alla mattonaja, coltivava un orticello sotto casa, e ne ricavava ora i cavoli, ora le zucche, ora l’insalata, tanto da avere il companatico per due o tre mesi dell’anno.

Quella mattina la Maria s’era messa sull’uscio a filare, e Nanni vangava l’orticello, quand’ecco arrivare un giovine afflitto, e vestito poveramente da montanaro.

Salutò egli la Maria, le si accostò, e le domandò se quella era la strada migliore e più piana per scendere al Borgo. «Sì, disse ella; ma quando siete al mulino pigliate il viottolo a mano manca, sennò vi conviene guadare il fiume. — Grazie; e c’è molto ancora di qui al Borgo? — Eh! figliuolo mio, venticinque miglia e ardite.» Il giovine la ringraziò di nuovo, e nel tornare indietro giunse le mani, e sospirando guardò il cielo. La Maria a quell’atto si sentì stringere il cuore, e chiamandolo: «Scusate, gli disse, vi sentite voi male; avete bisogno di rinfrescarvi? Venite, senza interesse....» Il montanaro fermatosi a guardarla con aria di tenera riconoscenza: «Io, rispose, io non ho bisogno di nulla;» e a lenti passi le si riaccostava parlando. La Maria, lasciato cadere il fuso e tiratasi in dietro la rocca, si pose ad ascoltarlo. Ma pareva che il montanaro non trovasse le [p. 4 modifica]parole per seguitare; nonostante incoraggito dalla caritatevole premura della Maria, aggiunse: «Vengo di montagna, dove un incendio ha bruciato la mia povera casa e gli arnesi del mio mestiere di falegname. Non ho più da dormire, nè da vestire; insomma sono ridotto nella miseria. Ho dovuto accattare questi pochi cenci... Ma io per me non mi sgomento; il peggio è che ho la moglie malata, e un figliuolo che non potremo più mantenere. La moglie, poverina! la conduco allo spedale del Borgo; io cercherò di entrare garzone in qualche bottega; ma di quella creatura, mio Dio! cosa ne faremo? Ah! non abbiamo più nulla da dargli; e già stento stento... ci par di vederlo morire da un giorno all’altro; e non v’è da dire nemmeno di levarci il pane di bocca per darlo a lui; siamo senza pane anche noi...» Ma a questo punto il montanaro dovè interrompersi, perchè il dolore gli troncava le parole.

Allora la Maria intenerita, fattogli cenno d’aspettare, s’alzò e gli disse: «Intanto che la vostra moglie si riposa... ma dov’è?... fatela venire in casa... le farò una pappina per lei e per il figliuolo.» Chiamò Nanni, gli ordinò di accendere il fuoco, e di far subito la pappa, ed egli obbedì come un lampo. Tornata al montanaro, lo trovò appoggiato con la testa al muro, e cercò di fargli coraggio. «Che farò del mio povero Ilario?» diceva egli singhiozzando. «Lasciatelo qui, rispose la Maria; finchè la vostra moglie non sarà guarita, e finchè voi non avrete trovato da guadagnare, vedrò alla meglio di [p. 5 modifica]custodirvelo io» — «Oh! benedetta voi! esclamò egli buttandosele quasi in ginocchioni, Dio ve ne renderà merito!» In quel mentre la Maria sentì piangere il bambino che era rimasto con sua madre dietro la casa in una capanna di paglia. Pareva che quella povera creatura sapesse che parlavano di lui, e si raccomandasse da lontano. Il padre addolorato si riscosse a quel pianto; e la Maria disse allora: «O perchè non avete ancora condotta la moglie qui in casa?» — «Che volete? le rispose egli, non ci siamo trovati mai in queste miserie... la si vergognerà; e poi quella capanna è buona. Oh! per noi è un palazzo, ora che non abbiamo più casa.» — «Dunque andiamo da lei, soggiunse la Maria. Chi e disgraziato senza sua colpa non ha ragione di vergognarsi.» E fatti pochi passi, entrò col montanaro nella capanna. Oh! se aveste veduto che viso aveva quella infelice della sua moglie! Il bambino poi, di verso quattro anni, era secco, pallido, rifinito; non aveva nemmeno la forza di camminare. «Coraggio! moglie mia, esclamò il montanaro accostandosi a lei, ecco una donna caritatevole che ci assisterà, che ci salverà il figliuolo.» La malata, alzati gli occhi al cielo, e giunte le mani, ringraziò la Provvidenza, e poi stringendosi al petto il bambino, cominciò a piangere dirottamente. Il marito avrebbe pianto come lei pensando di doverlo abbandonare; ma ratteneva le lacrime per dar coraggio alla moglie. Allora la Maria cominciò a dirle con dolcezza: «Che volete? in cotesto stato non lo potreste custodire [p. 6 modifica]quest’angiolino. Avete troppo bisogno di pensare alla vostra salute. Da povera donna, lo assisterò io. Oh! me l’immagino quanto vi debba addolorare il lasciarlo; son madre anch’io!» La malata pigliando all’improvviso la mano della Maria, e baciandola, esclamò: «Ah! voi mi rendete la vita! ma compatitemi, non posso fare a meno di piangere. Non sono mai stata un giorno senza questo amor mio; gli ho dato il latte da me; cresceva bello come una rosa; e ora a vederlo ridotto così, e a dovermene separare, mi scoppia il cuore.» — «Vi compatisco, rispondeva la Maria; ma bisogna rassegnarsi. Tanto, prima o poi ve ne dovreste distaccare se andate allo spedale. È meglio che lo lasciate qui, si può dire nel suo paese... Io ho delle obbligazioni, sapete? ai montanari. Farò quello che potrò per mostrare che sono riconoscente.»

Il marito colle mani incrociate sul petto andava su e giù sospirando; e il bambino che s’era chetato all’arrivo della Maria, ora guardava il babbo, ora la mamma con gli occhi pregni di lacrime. Intanto Nanni chiamò; la Maria corse a prendere la pappa, e quella povera famiglia si senti riavere a mangiarla. A ogni boccone il marito e la moglie benedicevano la carità della Maria. Dopo che si furono rimesso lo stomaco con quel cibo caldo e sano, venne il momento di separarsi. Oh! che momento per quei due poveri genitori! La Maria si prese il bambino sulle ginocchia, seguitando a dargli a poco per volta la pappa, e facendogli tante carezze, ch’egli aveva [p. 7 modifica]cominciato a volerle bene. Sua madre, raccomandatolo caldamente alla pietosa donna, si rizzò di sulla paglia dove era distesa, e si provò due o tre volte a partire risolutamente; ma era impossibile! Bisognò che tanto ella che il marito sfogassero il loro dolore; che abbracciassero il figliuolo e lo baciassero bagnandolo delle loro lacrime. Allora la Maria gli lasciò un poco soli, e corse intanto a pigliare un pane, che lo mangiassero per viaggio. Tornò, lo dette al montanaro, e riprese in collo il bambino. «Finalmente bisogna farsi coraggio, disse allora alla madre; coll’aiuto di Dio guarirete presto, e verrete a ripigliarlo.»

Queste ed altre parole dette dalla Maria con dolcezza fecero animo agli afflitti genitori, che si staccarono di qualche passo. Il bambino piangendo stendeva le braccia verso di loro, ed essi si voltavano e gli facevano cenno che sarebbero ritornati. Poi andarono più lontano; e finalmente scomparvero. Allora il bambino come svenuto nascose il capo in seno della Maria. Essa entrò in casa e lo portò a letto; e chiamando Nanni gli disse: «Eccoti un fratello. Vedi tu? poveretto! i suoi genitori sono miserabili; non lo possono più mantenere. Hanno dovuto lasciarlo a me, perchè non muoia di fame e di stento. Ecco qui, mentre tutti i fanciulli del nostro paese sono assistiti dalle loro mamme e dai loro babbi, questo sventurato gli perde, per poco, se Dio vuole, ma gli perde, ed ha bisogno dell’aiuto degli altri. Dunque aiutiamolo noi, sì, aiutiamolo noi, finchè possiamo; [p. 8 modifica]serbiamolo a suo padre e a sua madre per quando non saranno più miserabili come ora. Quei montanari sono tanto buoni! lo meritano. Ti rammenti eh! di quando andasti in montagna col tuo cugino Taddeo?» — «Davvero!» rispose Nanni infiammato dalla carità della madre, dalla compassione pel fanciullino, e dalla riconoscenza pei montanari «ci trattenemmo lassù cinque giorni, e non ci riuscì di spendere nè anche un soldo. Tutti facevano a gara per averci con loro. Pulenda, cacio e latte.... non si discorreva di mangiar altro, perchè non vi è altro lassù; ma il buon cuore poi, sfido io!... Oh! la gente del piano verso il Borgo, è un altro par di maniche; come non si mette mano alla tasca...» — «Lasciamo andare questo discorso, interruppe la Maria mentre accarezzava il fanciullo; non tutti possono fare come in montagna, specialmente dove concorre più gente. Ci vorrebbe altro! Del resto, delle persone di buon cuore ve ne sono anche nel piano; e quando avrai più esperienza, potrai giudicare meglio di queste cose. Ora pensiamo a questo bambino. Si chiama Ilario. Vediamo di tenerlo svagato perchè la passione di non veder più la mamma nè il babbo non l’abbia a fare ammalare.» Nanni gli stava attorno a baciarlo, ad accarezzarlo; ma il povero Ilario non gli badava, e girava gli occhi stralunati intorno alla stanza, cercando forse il volto dei genitori. La Maria s’era impensierita per le conseguenze di quella dolorosa separazione.


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PARTE SECONDA


Oh! perchè mai debbono esservi creature così infelici quanto i genitori d’Ilario? Eppure non avevano commesso alcun fallo! Fortuna che almeno vi sono le persone caritatevoli come la Maria per rimediare in parte a tante miserie. E Ilario, innocente nella sua età di quattro anni, perchè mai doveva egli cominciare così presto a patire? V’è chi ha troppi comodi, e v’è chi stenta persino il necessario. Gli uomini col coraggio e colla virtù si rassegnano, o si liberano dalle disgrazie; ma un debole bambinello, cosa può fare senza l’aiuto degli altri? Ilario era ridotto proprio agli estremi: pallido pallido, teneva il capino sempre chinato sul petto. Guardava con amore la sua pietosa benefattrice e Nanni che lo accarezzavano, ma non poteva rallegrarsi mai a quelle carezze; e pareva che aspettasse sempre di veder comparire la sua mamma e il suo babbo. Così passarono molti giorni d’afflizione, prima che il povero Ilario si avvezzasse a quei visi nuovi, e corrispondesse alle feste della Maria e di Nanni. Oh! il non aver più nessuno da chiamare coi cari nomi di babbo e di mamma e la più grande delle disgrazie!

Alia fine il tempo e i conforti mitigarono il dolore d’Ilario, il quale a poco a poco tornò sano e robusto, e prese ad amare la Maria, come fosse stato anch’egli suo figliuolo. Intanto passarono varj mesi, e nessuno ritornava a pigliarlo; nessuno veniva a [p. 10 modifica]dar nuova dei suoi genitori. Per lui la memoria del passato era divenuta oramai come un sogno; altro che quando udiva un bambino chiamare il babbo o la mamma, o lo vedeva accarezzato da loro, il suo cuore cominciava a battere forte forte, e gli veniva una lacrimina sugli occhi.

All'età di sei anni un bambino di buona indole e già capace di fare qualche lavoro. Difatti Ilario passava la sua giornata a incannare, facendo di quando in quando una corsa nell'orto; ed ogni mattina andava a portare la colazione a Nanni alla mattonaja.

D’imparare a leggere e scrivere e far di conto in quel paese non se ne discorreva, perchè tanto lontano dalla città non è facile ancora trovare chi insegni queste cose. È un bene che manca a quella gente; ma speriamo che col tempo lo avranno anche loro. V’era bensì un contadino istruito; e buon per lui che si poteva rendere utile agli altri, leggendo e scrivendo le lettere, e facendo i conti a chi ne aveva bisogno. Tutti l’onoravano molto, gli volevano un gran bene, gli chiedevano consigli; e se egli poi aveva bisogno di un servigio, glielo facevano a gara.

Ilario aveva sette anni quando in quel paese venne la carestia. La carestia, figliuoli miei, è una gran disgrazia, specialmente nei paesi lontani dalla città; e vuol dire la mancanza delle cose necessarie pel vitto, la quale suol venire dopochè è stato un pezzo senza piovere, e il grano, le viti e le altre piante che servono al nutrimento dell’uomo e degli animali non sono state innaffiate quanto era [p. 11 modifica]necessario per crescere e dare il frutto; e il sole ardente brucia allora ogni cosa. Oppure la carestia dipende anche dalle troppe piogge che portano via le semente o fanno marcire i semi e le pianticelle tenere, o dalle grandini che percuotono i frutti e impediscono loro di maturare. Inoggi la carestia e più rara, perchè gli uomini istruiti e giudiziosi cercano di prevenirla serbando le grasce quando ne avanzano, come fa l’artigiano prudente, il quale risparmia sempre qualche cosa del suo guadagno, e lo mette da parte per quando non potesse lavorare a motivo delle malattie o della mancanza di lavoro. Insomma nel paese dove era Ilario vi fu questo flagello della carestia, e bisognò contentarsi di mangiare il pan solo, e poco buono, e meno di prima. Anche a lui, povero fanciullo, toccava a stentare, ed era sgomento vedendo stentare anche gli altri, e specialmente i suoi cari benefattori; anzi, quando portava la colazione a Nanni, e la vedeva così magra, gli venivano le lacrime. E sapete voi cosa fece alla fine? Avuto il pane per sè, ne mangiava un poco, tanto da non morire di fame, e poi, di nascosto alla Maria, univa il resto alla colazione di Nanni; e così digiunava più di tutti. Ma una mattina appunto mentre andava da Nanni, la debolezza e lo sfinimento l’obbligarono a mettersi a sedere in terra per ripigliar fiato; aveva il pane per Nanni e il di più che era suo, ma non se ne voleva approfittare. Nanni, diceva egli fra sè, è più grande, dura fatica tutta la giornata, per non lasciar patire la fame a noi, [p. 12 modifica]e ha bisogno di maggior nutrimento; io non son buono a nulla, e mangio a ufo. Mentre era in quel modo mezzo svenuto, passò di lì quel contadino che sapeva leggere e scrivere, lo vide, e si accorse che pativa. Si fermò, e gli domandò perchè non mangiava il pane invece di lasciarsi sfinire; ed Ilario a fatica rispose che quella era la colazione di Nanni; che egli aveva mangiato, e si riposava un poco per andare a portarla a chi doveva averne più bisogno di lui; che già era poca, e non gli dava il cuore di diminuirgliela di un boccone. «Hai ragione, rispose il contadino; ma non vedi che se la fame ti leva la forza di camminare, sarete due a patire? Non è meglio che tu mangi un poco, e poi tu vada a portargli subito il resto?» — «Ma ora posso camminare», rispose Ilario; e si alzò pieno di coraggio, e fece diversi passi come se fosse stato ben pasciuto; ma quello era uno sforzo, e alla fine non potè reggere; vacillò, e cadde privo di sentimenti. Allora il contadino, maravigliato e intenerito, lo prese in collo, lo condusse nella sua casa che era vicina, gli fece mangiare un po’ di pappa dei suoi figliuoli, perchè egli era meglio provvisto degli altri, e poi lo mandò subito a portare a Nanni una colazione più abbondante di quella che aveva prima. Quindi la sera comparve a casa della Maria un garzone con un sacco di farina, senza voler dire da chi fosse stato mandato. Figuratevi la consolazione di quelle buone creature! ma non si raccapezzavano per che modo fosse venuta quella [p. 13 modifica]provvidenza. Ilario s’immaginò che potesse essere stato il contadino, e disse quello che gli era seguito la mattina, senza palesare il dono che egli faceva ogni giorno a Nanni di parte delta sua colazione. Ma poi, a forza di riflettervi, la Maria e Nanni si accorsero delta bontà di cuore d’Ilario, e rimasero persuasi che di quell’ajuto venuto tanto a proposito doverano ringraziar lui. In sostanza il sacco di farina fu come l’olio sulla lucerna, e bastò a fargli campare un po’ meglio finchè la carestia non cominciò a diminuire, e tutti ritornarono ad avere le provvisioni necessarie al loro sostentamento. Quanta consolazione a veder quella gente quasi rinascere, portare in trionfo il pane più bianco, e rallegrarsi di poter mangiare qualche volta la carne; le campagne ricoprirsi di verdura e promettere una bella raccolta; gli animali correre festosi alle pasture; e udire gli uomini qua e là ragionare d’abbondanza! Ilario poi e il contadino godevano più degli altri, perchè; la coscienza rammentava loro una buona azione.


PARTE TERZA


Ilario per la sua bontà e per il suo giudizio era amato moltissimo dalla Maria e da Nanni; e tutta la gente di quel paese ne diceva bene, e lo vedeva di buon occhio. E infatti lo meritava. Non aveva mai disubbidito alla Maria; aveva sempre dimostrato amore e riconoscenza e rispetto tanto per lei che [p. 14 modifica]per Nanni. S’era mantenuto discreto nei suoi desiderj e nei suoi divertimenti, e faceva di tutto per essere in qualche modo utile ai suoi benefattori.

Fuori di casa poi non aveva dato mai noia a nessuno; non si era accordato a far chiasso coi cattivelli; non aveva sciupato le siepi per entrare in un campo e prendere qualche frutto non suo; non aveva mai tormentato una bestia; anzi tutte le sue azioni erano buone, e stavano d’accordo con quella ch’ei fece a tempo della carestia... Ve ne ricordate? — Anche il contadino istruito se ne ricordava sempre; e vedendolo di un’indole così buona, pensava di fargli del bene. Aveva detto più volte alla Maria: «Se caso mai i genitori di cotesto fanciullo non tornassero più, avrei intenzione di pigliarlo meco, e di farmene un garzone intelligente e fidato. Almeno, se ha la disgrazia di non aver babbo nè mamma, i suoi buoni portamenti lo libereranno dalla miseria.»

Quand’ecco che una mattina capitano nei paese un uomo e una donna in un calesse; si fermano e domandano di una stalla da poter mettere il cavallo, e di una camera da alloggiare. Nissun’altri che il contadino istruito poteva dar loro questi comodi, ed egli volentieri lo fece. L’arrivo di quelle persone fu grande novità per gli abitanti del paesetto; le donne uscirono fuori a guardare e a domandare, e i ragazzi che non avevano mai visti calessi vi si posero intorno a fare le maraviglie. Chi aveva potuto osservare la donna arrivata nei calesse, raccontava che pareva afflitta, che si era rasciugata [p. 15 modifica]le lacrime, e che alzava spesso gli occhi al cielo in atto di raccomandarsi a Dio. Intanto il marito di quella donna si era messo a discorrere in segretezza e con premura col contadino istruito, e dopo un breve colloquio salì giubbilando a pigliare la moglie; poi tutti e tre si recarono nella casa della Maria; entrarono in terreno, e chiusero la porta. La Maria li riconobbe subito; Ilario sentì una consolazione indicibile; e quella donna esclamando: «È lui! è lui!» aperse le braccia, e corse a pigliarlo in collo, a baciarlo, a stringerlo al petto con tanto amore, che a tutti vennero le lacrime; e dietro a lei il suo marito fece lo stesso; e Ilario intenerito rendeva i baci e non si saziava di stringere anch’egli quelle due care persone aspettate tanto! La Maria ringraziò Dio che fossero finalmente venuti a ricercare d’Ilario, che un fanciullo tanto buono come lui non avesse la disgrazia di rimanere orfano; ma nel tempo stesso per l’amore che gli portava non poteva pensare al dispiacere di vederselo condur via.

Dopo le prime accoglienze, i genitori d’Ilario narrarono come fossero seguite loro altre disgrazie di malattie e di cattivi incontri, tanto che per un pezzo non avevano avuto coraggio, ne trovato modo di fare scrivere. Finalmente, come Dio volle, cominciarono a star meglio; e il marito aveva trovato da campare nel Borgo col suo mestiero... E dopo fatti questi racconti, non finirono mai di ringraziare la Maria, per aver raccolto, assistito e mantenuto con tanta carità il loro figliuolo. Egli non poteva [p. 16 modifica]staccare gli occhi di dosso a loro; e gustava una segreta dolcezza superiore a qualunque altro piacere. «Dunque il babbo e la mamma gli ho anch’io, diceva tra sè giubbilando. Oh! la Maria mi vuol bene come la mamma; credevo quasi che fosse la mamma davvero; ma il suo figliuolo è Nanni. Ora l’ho anch’io una madre... ma! e il babbo? Io che l’avevo perduto l’ho ritrovato, e Nanni non l’ha. Poveretto! Dio voglia che anch’esso lo ritrovi; altrimenti ora sarebbe più infelice di me, nel tempo che prima io era più infelice di lui. Vedete come vanno le cose! Ma se sua madre ha aiutato me nella disgrazia, ora toccherà a mio padre ad aiutar lei; glielo dirò io; ma già lo farà senza che io glielo dica.» In fatti potete figurarvi se i genitori d’Ilario si mostrarono riconoscenti con quella buona famiglia che aveva salvato il loro figliuolo.

Quando poi Ilario cominciò a udire che gli sarebbe toccato a separarsi dalla Maria che gli aveva fatto tanto bene e da Nanni che lo amava come un fratello, si afflisse molto. I suoi genitori che se ne accorsero l’ebbero caro, perchè così si mostrava amoroso e riconoscente; e allora si trattennero di più in quel paese. Anzi il padre d’Ilario, che era diventato abilissimo per tutti i lavori di legnajuolo, si pose a lavorare, giacchè in quel paese non v’era chi facesse il suo mestiero. Figuratevi se tutti l’ebbero caro! Non vi fu uno che non avesse da fargli fare qualche lavoro. I contadini venivano di lontano per fargli raccomodare i loro istrumenti di [p. 17 modifica]agricoltura, ed esso gli rassettava e gli migliorava veramente bene.

Alia Maria poi fabbricò e regalò un incannatojo più comodo, e col quale si faceva il lavoro più presto; le rassettò una madia e le fece una cassa nuova per i vestiti. Nanni si mostrava geniale di quei lavori, ed il padre d’Ilario, andato alla fiera d’un paese vicino, comprò a Nanni i principali arnesi da legnaiuolo, e gl’insegnò il modo di adoperarli. Nemmeno la madre d’Ilario finiva mai di far donativi alla Maria ed a Nanni.

Intanto anche Ilario si dilettava moltissimo di veder fare il mestiero di legnaiuolo a suo padre, e di aiutarlo come poteva; e ogni giorno più l’amor di sua madre gli dava una consolazione che nelle braccia della Maria non aveva goduta giammai. Ma non crediate già che ei potesse stare un giorno senza vederla, senza passar qualche ora con lei e con Nanni. Oh! esso gli amava come prima e forse più, giacchè i suoi genitori gli facevano conoscere sempre il gran benefizio ricevuto da loro. Infatti quando si trattò di andar via davvero, perchè suo padre e sua madre dovevano ritornare al paese dove s’erano stabiliti, il dolore d’Ilario fu indicibile. La buona Maria e il suo figliuolo erano sconsolati, e ci volle molto per calmare i pianti da una parte e dall’altra. Finalmente Ilario s’accorse che era dovere di figliuolo il seguire per tutto i suoi genitori; poi udi che essi promisero di mandarlo a stare qualche volta colla Maria, mentre la Maria promise di mandar [p. 18 modifica]Nanni a stare qualche volta con loro; e in questo modo la separazione fu meno dolorosa. Poi vi fu un’altra circostanza che fece molto piacere ad Ilario ed a tutti. Il contadino istruito avrebbe avuto toglia di pigliar seco Ilario, se ve ne rammentate; ma ora non lo poteva più fare perchè i suoi genitori lo avevano ritrovato, ed era stata una fortuna infinitamente più grande... Ebbene, indovinereste voi cosa fece?... Prese Nanni che era buono da quanto Ilario, e promise di tenerlo come figliuolo. Pensate se la Maria ci ebbe gusto! Era meglio fare il contadino che il mattonajo. Insomma, con tutte queste cose Ilario pote partire più volentieri.

Nonostante, la prima separazione costò molto a tutti; ed anche gli altri abitanti del paesetto mostrarono quanto Ilario si fosse meritato il loro affetto e la loro stima. Che bella cosa lasciar per tutto una buona memoria di sè, e sapere che in quel luogo dove siete stati per qualche tempo la gente vi rispetta e vi ama!

Arrivato che fu Ilario nel luogo dov’erano accasati i suoi genitori, vide che era un Borgo molto più grande di quello della Maria, con più gente, con più artigiani, e che era un paese ricco e vicino alla città.

Suo padre vi aveva una comoda casa e una bottega nuova, ed egli rimase meravigliato a vedere un’agiatezza della quale non aveva avuto l’idea. L’industria e l’abilità di suo padre avevano prodotto quel cambiamento.

[p. 19 modifica]Oh! quante volte desiderò che la Maria e Nanni potessero com’esso migliorare di condizione! E s’affliggeva d’esser solo a godere del suo bene. Ma poi si rallegrava rammentandosi della buona ventura di Nanni (sapete già di qual ventura parlo); vedendo come suo padre e sua madre pensavano sempre a far del bene alla Maria ed al suo figliuolo; e sperando di rivederli spesso. Intanto imparò presto il mestiero del babbo; fu in grado di aiutarlo; e poi arrivò anche a poter portare ogni anno, col proprio guadagno, qualche regaluccio ai suoi cari benefattori. In sostanza il suo affetto e la sua gratitudine per loro non diminuirono mai, sebbene avesse provato quanto sia sempre maggiore e più dolce l’amore dei genitori. Così egli seppe bene adempire ai suoi doveri verso coloro che gli avevano data la vita e l’educazione, e verso chi senza conoscerlo, e per sola carità, lo aveva assistito nella disgrazia.