Gli sposi promessi/Tomo II/Capitolo X

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Tomo II
Capitolo X

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Cap. X.




1 La carrozza correva tuttavia velocemente, gl’indegni guardiani di Lucia consultavano2 non senza sollecitudine3 su lo stato di essa, guardandola fisamente,4 cercando nel suo vólto pallido e immobile5 le apparenze della vita, aspettando ansiosamente ch’ella ne desse alcun segno;6 quando la poveretta cominciò a rinvenire come da un sonno profondo, diede un sospiro, e aperse gli occhi. Penò7 qualche tempo a distinguere i luridi oggetti che la circondavano, e a raccappezzare le idee già confuse e incerte,8 che avevano preceduto il suo deliquio, a confrontarle con le prime, che9 si affacciavano alla sua mente ritornata:10 finalmente a poco a poco,11 riprendendo le forze, riprese tutto il pensiero, e comprese12 la sua orribile situazione. I bravi,13 senza ardire di porle le mani addosso, e guardandola con un certo rispetto, le andavano facendo animo, e ripetendo: «coraggio, non è niente, non vogliamo farvi male: siamo galantuomini.» Il primo uso, che fece Lucia della vita, fu di gittarsi con forza verso lo sportello per vedere dove fosse,14 se gente passasse, se potesse lanciarsi al di fuori ad ogni pericolo; ma appena potè [p. 337 modifica]scorgere che il luogo ch’ella attraversava rapidamente era un bosco, 15 che anima vivente non v’era:16 che le 17 braccia villane, che l’avevano già conficcata la prima volta al fondo della carrozza, ve la conficcarono di nuovo. Levò ella allora un altro grido, ma la stessa manaccia tornò in furia con lo stesso fazzoletto, 18 e il padrone di quella manaccia disse nello stesso momento: «Facciamo 19 i nostri patti: noi non vi faremo male, non vi toccheremo, 20 ma voi non cercherete né di fuggire né di gridare: già è inutile, ma pure se voleste tentarlo, noi siamo qui amici o nemici, còme vorrete.»

«Lasciatemi andare,» disse 21 Lucia con 22 voce soffocata dallo sdegno e dallo spavento; « lasciatemi andare subito, subito: io non son vostra, lasciatemi andare.»

«Non possiamo,» rispose il malandrino.

«Dove mi conducete? dove sono? voglio andare al convento dei cappuccini.»

«Ohibò ohibò,» disse 23 sogghignando colui, che le ragazze non istanno bene coi 24 cappuccini. Venite con noi di buona voglia.»

«No no,» rispose Lucia, alzando la voce; ma il fazzoletto fu alzato.

«Lasciatemi andare per amor di Dio,» ripigliò ella con voce più fioca. «Dove mi conducete?»

«In casa di galantuomini, vicino a casa vostra, » rispose il malandrino.

«No no,» disse ancora Lucia: «lasciatemi andare»

«Ma se questo è contra 25 i nostri ordini,» rispose un altro.

«Chi vi può dare questi ordini?» domandò Lucia; «ricordatevi della giustizia, ricordatevi dell’inferno, ricordatevi della morte.»

«Pensieri tristi,» replicò 26 quello dal fazzoletto 27: « voi ci volete far malinconia, e noi vi conduciamo a stare allegra.»

«Santissima Vergine, ajuto!» gridò Lucia, ma il malandrino con vólto 28 iracondo le protestò che s’ella gridava un’altra volta, il fazzoletto sarebbe rimasto sulla sua bocca fino a [p. 338 modifica]ch'ella fosse giunta al luogo destinato. 29 E sforzandosi d'esser garbato, aggiunse: «già siamo vicini : parlerete con chi può comandare : noi siamo servitori che facciamo il nostro dovere: è inutile che ci diciate le vostre ragioni.»

«Oh per amore di Dio, della Madonna,» riprese Lucia in tuono supplichevole, 30 con voce interrotta da singulti, e senza pur pensare ad asciugare le lagrime, che le rigavano tutta la faccia: « per amore di Dio, lasciatemi andare: 31 io sono una povera creatura, che non vi ha mai fatto male: vi perdono quello che mi avete fatto, e pregherò Dio per voi: se avete anche voi 32 una figlia, una moglie, una madre, qualche persona cara a questo mondo, pensate quello che patirebbero se fossero in questo stato; pensate all’anima vostra; fate una buona opera che vi può salvare: fatemi questa carità, acciocché Dio vi usi misericordia, lasciatemi qui. »

«Non possiamo» risposero tutti e tre; commossi alquanto da quel lamento. 33 « Non possiamo,» ripetè il capo; «ma non abbiate paura, fatevi animo: già non vi conduciamo in un deserto; state tranquilla: se volete parlare non vi risponderemo; se volete tacere, noi non parleremo; non temete nessuno vi toccherà;» e cosi dicendo si 34 stringeva 35 contra la carrozza lasciando più spazio a Lucia, perché stesse meno disagiata, perché 36 non fosse oppressa 37 da una vicinanza ch’egli stesso sentiva in quel momento quanto dovesse essere incomoda e ributtante 38. Gli altri due, si andavano pure 39 ristringendo dal loro lato, facendo luogo a Lucia, e tenendosi come in distanza, stornando gli occhi 40 da quel vólto 41 accorato, 42 ma fermi 43 nel loro atroce proposito di eseguire la commisione: come il villanello che 44 a fatica si è arrampicato all’albero per 45 togliere un uccelletto dal nido, e lo tiene nelle mani, e lo sente dibattersi e tremare, e sente il cuore della povera bestiuola battere affannosamente [p. 339 modifica]contra la palma che lo stringe,46 prova pure qualche pietà:47 allenta le dita alquanto, per non affogare la povera bestiola per non farle male; ma 48 aprire 49 il pugno, lasciarla tornare al suo nido: oh no! 50 Il figlio del padrone gli ha chiesto l’uccelletto, gli ha promessa una bella moneta, s’egli sapeva 51 snidarlo e portarglielo vivo. 52 Lucia, 53 dopo avere ancora indarno pregato: «ditemi dove mi conducete,» richiese di nuovo.

«In casa di galantuomini, e non vi possiamo dire altro,» rispose quegli che le stava vicino. Lucia, vedendo che 54 le preghiere riuscivano inutili come la resistenza, 55 e stanca 56 dell’ambascia, e dello stento, 57 incroccichiò le braccia sul petto, si strinse 58 nell’angolo della carrozza, 59 in silenzio: e, perduta ogni speranza di soccorso umano, si rivolse 60 a Dio, da cui tutto sperava; e pregò fervidamente, 61 da prima col cuore; indi, cavato di tasca il rosario che teneva sempre con sé, cominciò a recitarlo con voce sommmessa. I bravi tacevano, guardando di tratto in tratto quello ch’ella faceva, e sospirando tutti il fine di quella spedizione: e Lucia di tempo in tempo, fermandosi nella sua preghiera a Dio, per voltarsi a coloro in forza dei quali ella si trovava, 62 ricominciava a supplicarli; 63 ma non udiva rispondersi 64 altro che : «non possiamo.» 65 La sua preghiera era esaudita; ma il momento 66 non era venuto.

67Erano già due ore che la carrozza correva, sempre per istrade 68 deserte, attraversando boscaglie e campi abbandonati alla felce ed alla scopa (69 una gran parte del territorio milanese era allora 70 ridotta a quello stato dalle guerre, dalle [p. 340 modifica]gravezze insopportabili, dall’ignoranza, dalla specie di barberie insomma in cui erano gli abitanti, e i legislatori). Il sole declinava verso l’orizzonte, quando Lucia sentí un romore continuo sempre crescente, come di un'acqua rapidamente corrente. Era l’Adda infatti, a cui la carrozza si avvicinava: 1 il bravo, che stava sulla serpe accanto al cocchiere, urtò col gomito, chiamando quelli di dentro; uno di essi pose la testa fuori dello sportello, e l’altro gli disse: «il battello c’è. » « Ah ! bravo » dissero tutti e tre quei di dentro. Lucia, 2 vedendo che 3 si stava facendo qualche cosa da cui doveva decidersi il suo destino, ricominciò le sue preghiere; ma il vicino, lieto di essere alla fine della sua incombenza e di non aver più a combattere con le istanze di quella infelice, le impose silenzio dicendo: «Zitto zitto; abbiamo 4 altro in capo che di darvi retta ora: siamo occupati.» La carrozza si fermò presso la riva, quel della serpe fece un segno a cui fu risposto dal battello, e tosto ne uscirono tre bravi con una vecchia, e si avviarono verso la carrozza. Lucia strillava, i bravi le comandavano di tacere, replicando: « non abbiate paura; e già tutto è inutile; son tutti nostri amici.» 5 Lucia allora si rannicchiò tutta alla carrozza 6,invocando la Vergine nel cuore, e proponendo di lasciarsi piuttosto uccidere che di uscire volontariamente da quel luogo;7 il quale, per quanto orrendo le fosse, le pareva un asilo, poiché vi aveva passate due ore, e non sapeva dove, a che sarebbe strascinata quando ne fosse fuori. Mentre si stava cosi tutta rannicchiata, udì chiamarsi da una voce femminile:s aperse gli occhi, e vide allo sportello la vecchia rivolta verso di lei.9 Una donna parve in quel momento a Lucia un angiolo del paradiso: si sollevò, e con vólto supplichevole, e con una certa fiducia le disse:10 « Oh brava donna, che fate voi qui ? 11 ajutatemi ! se questi sono vostri amici, pregateli che mi lascino venire con voi : salvatemi, salvatemi ! »

«Scendete e venite con me,» rispose la vecchia; indi rivolta ai bravi 12 raggrinzando la fronte e scontorcendo la bocca: «Maledetti,» disse, «le avete fatto paura ?» 13 1 quegli — 2 s’avvide — 3 [si stava per uno scioglimento | era vi¬ cino) si stava — 4 da fare — e quan — proponendo — 7 per quant — 8 e vide la vecchia — 9 Un angiolo del paradiso, — 10 Oh brava donna — 11 ajutate — 12 con un — 13 chi sa: parlerete col padrone. — Come ? disse (lacuna) La [p. 341 modifica]«Ma la vedete sana e salva...?» rispondeva il capo; quando Lucia,71 chinandosi e sporgendosi dalla carrozza a prendere con le mani le braccia della vecchia; «non dite niente,» interruppe, «quel che è stato è stato, purché mi lascino venire con voi.»

    «Scendete, venite» disse la vecchia.
    « Ma con voi sola,» rispose Lucia.
    «Andiamo, andiamo» disse ancora la vecchia; e, presa

Lucia la strascinava, mentre i bravi della carrozza l’ajutavano a scendere quasi portandola.

    «No no,» disse Lucia.
    «Zitto, zitto,»72 disse la vecchia, «venite colle buone.»
    «Ma voi siete d’accordo con questi scellerati,» gridava

Lucia.

    «Zitto, zitto,»73 continuava a dire la vecchia; e cosí Lucia fu portata al battello.
    Guardò intorno, e non vide altro che la boscaglia, la

riva e il fiume e il battello; alzò gli occhi, e vide al di sopra della cima dei monti74 la cima tagliata a sega75 del Resegone, alle falde del quale era la sua casa, dov’era sua madre, dove aveva passati i primi suoi anni nella pace; e l’accoramento le tolse anco la forza di gridare: tutta grondante di lagrime, affannata, quasi fuor di sé, fu posta76 a sedere nel battello sotto la tenda: la vecchia le si pose a canto;77 il capo di quelli che erano venuti in carrozza saltò pure nel battello, stette al di fuori coi bravi78 venuti per acqua; i quali79 tosto, puntati i remi alla riva, ne fecero allontanare il battello, pigliarono l’alto del fiume,80 diedero dei remi nell’acqua, e il battello partí. Appena Lucia ebbe ripreso un po’ di fiato, si pose ginocchioni dinanzi la vecchia, domandandole dov’era condotta, pregandola di farla deporre su qualche riva,81 pregandola pei nomi i più82 temuti ed amati83 dai cristiani; ma la vecchia, inflessibile, immobile, non rispose altro che «zitto, zitto.» Lucia ricominciò a pre-

Note

  1. Quando Lucia rinvenne (lacuna) Gl’indegni guardiani di Lucia (lacuna)
  2. ancora
  3. su lo stato di essa
  4. spiando
  5. s’ella [f] ap
  6. la
  7. ella
  8. con le quali
  9. le
  10. A margine, in penna: «. punto fermo».
  11. col [ripigliarsi] rinascere della forza, [il suo] il suo (lacuna)
  12. quello che si
  13. [senza a] senza com
  14. per
  15. dove non v'era anima
  16. e nel momento stesso in cui ella per
  17. sb
  18. e il
  19. in
  20. vi rispetteremo
  21. so
  22. una
  23. sorridendo
  24. padri
  25. il nostro dovere
  26. il p
  27. voi mi f
  28. burbero
  29. E rad
  30. [con] con la voce tutta
  31. pensat
  32. [delle] qualche
  33. , ma fermi nell'atroce loro proposito di obbedire: [e nell | e mentre] e negando d (lacuna)
  34. ritirava
  35. verso
  36. sentisse
  37. dalla sua vicinanza della quale egli medesimo sentiva in (lacuna)
  38. A margine, in penna: « . punto fermo». Cancellato: E nello st|E tutti|E intan|E intanto tutti e tre stornavano gli occ|come il| E
  39. allo
  40. per non
  41. fiacco che
  42. che
  43. in un
  44. tiene l'uccelletto da lui sorpreso nel nido
  45. giungere ad un nido
  46. e ne ha una certa
  47. allarga
  48. lasciarla
  49. la
  50. A margine, in penna: « . punto fermo». Cancellato il villanello pensa alla moneta che il figlio del padrone gli ha promessa [per quell’] se egli gli porta l’uccelletto;
  51. [andarlo a prendere] snidarlo
  52. A margine, in penna: «punto a capo».
  53. [vid] vid
  54. gli
  55. cadere affato d'animo, e perdette ogni speranza di soccorso umano
  56. del deliquio soste
  57. cadde affatto d'animo, e perduta ogni speranza di soccorso umano, si rivolse con
  58. all'angolo
  59. tacque
  60. col cuore
  61. col cuore
  62. diceva loro
  63. A margine, in penna: «. punto fermo»
  64. se non
  65. Fu. A margine, in penna: «due punti, e togliere l'equivoco della parola preghiera».
  66. d'uscire d'
  67. [Sul fare della sera la carrozza che] Il sole era vicino al tramonto, quando la carro (lacuna)
  68. non frequent
  69. [una gran parte del territorio milanese era allora tale | era a quei tempi] una gran parte del territorio milanese
  70. in quello stato d'
  71. [pr] prendendo con le mani le bra (lacuna)
  72. rispose
  73. rispondeva
  74. piú a
  75. del monte che
  76. nel battello. La vecchia le si pose accanto, [e il battello] gli uomini [diedero | staccarono il batte] appoggiarono il remo alla riva per istaccarsene, diedero
  77. Gli uomini rimasti al di fuori della tenda rispinsero la riva coi remi,
  78. naviganti
  79. tosto rispinsero coi remi la barca dalla
  80. posero
  81. [in nome] invocando
  82. [teneri] riveriti
[p. 342 modifica]OSI PROMESSI

gare Colui, che ode anche quando non risponde; si ab¬ bandonò alla sua provvidenza. 1 Dopo forse due altre ore di viaggio, il battello approdò:5 la notte precipitava, e Lucia sbigottita, tremante, non sapeva più in che mondo si fosse- fu tolta in questo stato dal battello, posta in una lettiga e portata al castello del Conte del Sagrato. La vecchia accompagnava la lettiga; entrò insieme in casa, la fece deporre in una stanza, dove rimase sola con Lucia,3 dicendo a coloro che l’avevano portata che andas¬ sero ad avvertire il Signor Conte.4 Ma il Signor Conte aveva già intesa1'dal Tanabuso la relazione del rapimento del viaggio e dell’arrivo. « Ebbene,» 0 aveva egli detto al Tana¬ buso, « fatto? » «Fatto,» rispose il Tanabuso. « A dovere ? » « A dovere. » . «Non7 c’è stato bisogno di spiegar le unghie?» «Tutto è andato quietamente; » e quis fece il Tanabuso la sua narrazione. E aggiunse: «Tutto9 è corso a verso, co¬ nvella vede, signor padrone; ma una sola cosa ci ha dato un po’ di disturbo. » « Che è ? » chiese il Conte. « Quella ragazza, » rispose il Tanabuso... « quella povera ragazza... un tal guaire, un tal piangere, un tal pregare... restar li come morta,.. guardarci un po’ come diavoli, un po’ con gli occhi pietosi... che... che... » «Che?» disse il Conte; «sentiamo un po’ questa che vuol essere 10 nuova, ribaldacelo. » «Che mi ha fatto compassione. » « Ohe ! » disse il Conte, « bisognerà che ti dia doppia mancia per quello che ha patito il tuo povero cuore.» “ << Possa io diventare un birro se non è cosi," rispose il Tanabuso: mi ha fatto compassione.12 Dico la verità sig. padrone, avrei avuto più caro che l’ordine fosse stato di 1 Intanto si faceva sera, e Lucia allora si strinse alla vecchia, e — 2 era più — [dicendo] congedati e r (lacuna) — 1 A margine, in penna: «Ti rammemoro del cangiamento che hai progettato di fare al carattere del Conte. Vedrai se convenga farne cenno fin dal momento in cui D. Rodrigo si porta da lui : oppure quando e come. » — 5 la re¬ lazione — 11 Tanabuso, aveva egli — : avete avut — K raccontò — " ha — 10 bella — “ — Eppure è cosi disse ancora (lacuna) — 18 Lo confess [p. 343 modifica]CAPITOLO X - TOMO II. 343 darle una schiopettata, alla lontana, prima di sentirla di¬ scorrere. » Ora, » riprese il Conte, « lascia da parte la compassione, cacciati la via tra le gambe,1 vanne diritto al Gasfello di quel Don Rodrigo: sai dov’è posto? - (il Tanabuso accennò disi)2 «fagli dire che sei mandato da me,a dagli questo segno nelle mani, e torna a casa. La giornata è stata fa¬ ticosa/ ma tu sai che il tuo padrone 5 vuole esser servito, ma sa anche pagare... « Oh 1 illustrissimo 1... » Taci, e vanne tosto... ma no aspetta : dimmi un poco come ha fatto costei, per moverti a compassione. Che abbia un patto col demonio?- «Niente, niente, signor padrone: era proprio il crepa¬ cuore, che aveva quella ragazza. Se non avessi avuto un comando del mio padrone... » « Ebbene ?... » « L’avrei lasciata andare. » «Oh! andiamo a vederla costei; e tu aspetta: parti¬ rai domattina... dopo aver ricevuto i miei ordini... tanto fa che quello inspagnolato aspetti qualche0 ora di più... Domattina sii all’erta per tempo. » Il Tanabuso parti, facendo un inchino, e il Conte s’avviò alla stanza, dove Lucia stava in guardia della vecchia. Bussò, disse: « son io, » e tosto il chiavistello7 di dentro corse romo- reggiando negli anelli, e la porta fu spalancata. Lucia si stava8 seduta sul pavimento, acquattata, accosciata nell’an¬ golo della stanza il più lontano dalla porta, nel luogo che entrando le era sembrato il più nascosto: si stava " quivi ag¬ gomitolata,10 con la faccia occultata, e compressa nelle palme, tutta tremante di spavento, e quasi fuori di sé:11 al romore che fece la porta, alla pedata del Conte, che entrava, trasali, '2 ma non 13 levò la faccia, non mosse membro, anzi fece uno sforzo per ristringersi ancor più tutta insieme ; e stette con un battito sempre crescente, aspettando e paventando quello che avvenisse. 1 va a Lecco — 2 fa — :1 portagli — 1 ma tu sai con chi hai a fare — !i sa com — 0 giorno — : s’aperse — 8 per terra — 0 grinzi — 10 ristretta in sé — 11 all’ - A margine, in penna: *. punto fermo». — 12 ma non [si mosse dal luogo dov’era, | non rivol] mosse — 13 mosse [p. 344 modifica]344 OLI SPOSI PROMESSI Dov’è questa ragazza?» disse il Conte alla vecchia « Eccola, » rispose umilmente la malnata. « Com’è ? » disse il Conte, « l’avete gettata là come un sacco di cenci. » « Oh ' s’è posta dove ha voluto. » « Ehi ! quella giovane,» disse il Conte, avvicinandosi a Lucia: « dove diavolo vi siete posta a sedere ? alzatevi ; non - voglio farvi male... lasciatevi vedere. » Lucia non si mosse. « Peggio per voi, » disse il Conte; « se volete fare il bel¬ l'umore. Ah ! ah ! non sapete dove siete:3 pretendereste voi di resistermi?4 Abbassate subito quelle mani ch’io voglio vedervi. » Queste parole furono dette con un tuono cosi minac¬ cioso, che:’ le mani di Lucia obbedirono quasi senza il co¬ mando della volontà: e Lucia lasciò vedere la sua faccia spaventata e dolente. Alzò ella allora gli occhi al vólto del Conte, che la stava guardando attentamente; e dopo un mo¬ mento 6 gli disse con una voce, in cui al tremito dello sgo¬ mento era mista la sicurezza d’una indignazione disperata: «Che male gli7 ho fatto io?» E che male voglio io fare a voi, scioccherella ? >' ri¬ spose il Conte, con voce più mite. « Credete forse di essere condotta al macello? Verrà un giorno che riderete di tutto questo vostro spavento, e riderete forse anche di me, che vi rispondo ora cosi sul serio. »

  • Ridere ! oh Dio ! » rispose Lucia ridere ! » e, guar¬

dando un momento come smemorata, diede in un nuovo scoppio di pianto. «Si si, tutte voi altre fate cosi,» replicò il Conte. « Ma perché, » riprese Lucia, « mi fa ella patire le pene dell’inferno? Mi dica che cosa le ho fatto? Oh non mi faccia più patire cosi: Dio glielo potrebbe rendere un giorno... » Dio: Dio: sempre Dio coloro, che non hanno niente altro: sempre rinfacciar8 questo Dio, come se gli avessero parlato. Dov’è questo vostro Dio?» 1 illustrissimo — 2 siete già un uomo — :l qui si fanno — 4 To¬ gliete — 5 Lucia — 6 come rincorata dalla disperazione, — 1 Sic. —

345 È da per tutto, è qui» rispose Lucia: «è qui a vedere s’ella si muove a pietà di me, per usarle pietà in ricambio, un giorno. Oh abbia misericordia d’una poveretta, mi Usci andare, lasci ch’io mi ricoveri in qualche Chiesa, su le montagne, in un bosco. Oh lo vedo! tutto dipende da lei: c0n una parola ella mi può salvare: dica questa parola. Non so dove sono, ma troverò la strada, per andare da mia madre. Oli Dio ! non è forse lontana : ho visto i miei monti : oh s’ella sentisse quel ch’io patisco ! non conviene ad un uomo, che ha da morire, far tanto patire una creatura innocente: mi lasci andare ; oh se pregherò Dio per lei ! la benedirò sempre. E, animata nel suo discorso, si levò da sedere, si pose in ginocchio, giunse le mani al petto, e continuò: «Che cosa le costa dire una parola ? Non iscacci una buona ispirazione, un sentimento di pietà. Oh, Dio perdona tante cose per un’o¬ pera di misericordia ! » 1 — Che pazza curiosità ho avuto di venirla a vedere — pensava tra sé il Conte. Dugento doppie ! ne ho bisogno. Costoro vogliono esser ben pagati: eh! hanno ragione: espongono la loro vita; ma vorrei piuttosto toglierne cin¬ quanta a quattro usuraj, e farli scannare tutti e quattro. — «Non mi dica di no,» continuava Lucia, sempre sin¬ ghiozzando, « sono una povera figlia. S’ella provasse a pre¬ gare, a pregare, a cercar misericordia senza poterla otte¬ nere ! E se le accadesse una disgrazia 1... ma no, no io pregherò per lei il Signore e la Vergine ... mi lasci an¬ dare ... » «State di buon animo,» rispose il Conte, senza * inten¬ zione di nulla promettere, senza sapere egli stesso che senso avessero le sue parole, ma spinto da un bisogno3 di far ces¬ sare quell’4 angoscia e quel lamento, di consolare quella crea¬ tura.5 «Oh,» disse Lucia, «Dio la benedica, ella mi lascia andare. » « State di buon animo, » ripetè il Conte, « cercate di ripo¬ sare ... domani... parleremo ...» E voi, » rivolto alla vecchia, « voi, » disse, « fate ch’el- 1 Dugento doppie ! pensava fra sé il Conte : ne ho bisogno — Avrei fat (lacuna) — Avrei (lacuna) — - pensare — 3 di consolare — 1 di dare qu — 5 Date [p. 346 modifica]346 GLI SPOSI PROMESSI la 1 non abbia da lagnarsi2 pure di una parola torta.» |e a Lucia:] «Ora vi si allestirà la cena... ristoratevi, e do¬ mite tranquilla. » «No, no,» rispose Lucia, «mi lasci andar subito..., «Domani... domani ci parleremo,» replicò il Contee con un rapido movimento andò verso la porta, ed usci Lucia, tutta piena della speranza di ottenere la sua li¬ berazione si alzò e voile correr dietro al Conte; ma, quando si trovò sull’uscio, non ardi movere un passo più in là, né chiamare: tornò indietro come spaventata, e si raccosci’ò di nuovo nel suo angolo. «Volete dunque cenare?» le chiese la vecchia. «No no; badate bene a [non] partire di qua» rispose Lucia, « ricordatevi di quello che vi ha detto il vostro pa¬ drone: chiudete la porta.» La vecchia obbedì, e. tornata: « mettetevi a letto e dormite dunque, » disse. « No: io non mi voglio movere di qui » replicò Lucia. — « Che pazzie !... » «Non voglio,» replicò di nuovo Lucia, risolutamente:’ quel coraggio di disperazione, ch’ella si sentiva da quando a quando, era stato accresciuto e corroborato da quella com¬ passione ch’ella aveva veduta nel Conte, dalle parole di speranza che egli le aveva date, e dagli ordini ch’egli aveva lasciati con impero alla vecchia. — Ih! ih! che fummo ha costei, — disse4 tra sé la mala vecchia. — Maledette le giovani che hanno sempre ragione e quando sono svergognate e quando fanno le smorfiose. — «■Badate a non ispegnere quella lucerna,» disse Lucia. « Si si » rispose la vecchia; e, senza r' più rivolger la pa¬ rola a Lucia, si coricò brontolando." Lucia rimase nel suo angolo. Era questo per lei, in quella7 orrenda giornata, il primo momento di8 riposo ; ma quale 1 abbia ciò — 2 menomamente di vo — 3 rincorata dagli ordini che il padrone aveva dati, e poiché — 4 la — 5 dir altre p — 6 Lucia rimasa nel suo angolo, in quel silenzio, in quella solitudine, in quel luogo, in quella circostanza [fu assalita] si trovò in preda (lacuna), A margine, in penna: «Perché non dar a questa vecchia un boccone di cena ? Ti costerà meno carta che non all’oste per scrivere il conto ». — 1 A margine, in penna : « andiamo allegri con quest’ - orrendo - ». — 8 [tran] rip [p. 347 modifica]CAPITOLO X- TOMO II. 347 riposo ! 1 pensieri, che l'avevano assalita tumultuosamente ad intervalli nel giorno, tornavano tutti in una volta ad Assediare la povera sua mente. Le memorie cosi recenti, cosi vive, cosi atroci di quelle ore, di quel viaggio,-di quel¬ l’arrivo, 1 si affollavano alla sua fantasia;8 l’avrebbero op¬ pressa se fossero state memorie d’un pericolo trascorso: e che dovevano fare,3 nel mezzo del pericolo stesso, nella du¬ rata, nella orribile incertezza dell’avvenimento? Qifal passato! e qual presente ! quel silenzio, quella compagnia, quel luogo : miai notte! e per giungere a quel domani! L’infelice intra¬ vedeva ben qualche cosa della orditura spaventosa del lac¬ cio, dove era stata tirata; ma rifuggiva dal pensiero di sco¬ prirne più in là. Di quando in quando" le parole di speranza del Conte la rincoravano : le andava ripetendo fra sé, s im¬ maginava di essere l’indomani fuori di quell’antro con sua madre; ma un altro avvenire possibile rispingeva questa im¬ maginazione, e a tutta forza veniva a collocarsi nella sua mente.s Tremava, si faceva animo, sperava, disperava, pre¬ dava:15 le forze del corpo finalmente cedettero ad un tale combattimento dell’animo, e Lucia fu presa da una febbre violenta. Le sue idee divennero più vive, più forti, ma più interrotte, più mescolate, più varie, si urtarono più rapida¬ mente; e la confusione, togliendole una parte della coscien¬ za.1 rese soffermile un’angoscia, che altrimenti ella non avrebbe potuto sofferire, e vivere.K Nel calore della sua pre¬ ghiera, le parve ad un tratto che la preghiera sarebbe stata più accetta, certamente esaudita, se con la preghiera ella avesse offerto in sacrificio '"quelle che altre volte erano state le sue più liete speranze. L’unica speranza" di quel momento, quella di uscire da quel pericolo, le parve con questo divenire più fondata, più ferma : aperse gli occhj, li girò con so&petto e con ansietà 12 nel barlume di quella stanza ; tese l’orecchio e non udì altro che il russare della vecchia ; si levò che¬ tamente, stette ginocchioni: e votò alla Vergine di viver 1 di quell'avvenimento ; che non era ancora — 2 A margine, in penna: «. punto fermo ». — ;l mentre il pericolo d — 'le promesse — L’ambascia e il combattimento di quell' — 8 [il corpo delicato] il corpo non potè più sostenere - A margine, in penna : «. punto fermo ». — : Irese tollerabile una angoscia [che le avrebbe] che] fece eh el a potesse sofferir viva una ambascia — 8 Sic. —9 febbre una — le sue più car — 11 fu — « per [quella] quel 348 [p. 348 modifica]QLI SPOSI PROMESSI casta, senza nozze terrene, s’ella poteva uscire intatta da' quel pericolo. Proferito il vóto, o quello che a Lucia parve tale, ella si senti come racconsolata : si raccosciò nel suo angolo, e passò il resto delia notte in un letargo febbrile interrotto da sussulti e da vaneggiamenti. Il Conte, partito da quella stanza, andò secondo il suo costume a visitare i posti del suo castello, a vedere se |e guardie erano poste ai luoghi stabiliti, se tutto era in ordine- e si chiuse nella stanza. Ma l’immagine di Lucia' non l’aveva mai abbandonato nel suo giro: ma quando egli si trovò solo nella sua stanza senza più nulla da fare che d’ascoltare i suoi pensieri e di dormire, se avesse potuto, quella im¬ magine, più viva più potente si pose a sedere nella sua mente, e vi stette. — Che sciocca curiosità da femminetta m’è venuta —3 andava egli pensando — di andare a vedere questa giovane ? Ho dovuto sentire dalla sua bocca di quelle cose che nessun uomo vivente avrebbe ardito a dirmi sul vólto. Le ho sentite, e* mi seccano. Perché non è figlia d’uno spagnuolo? o di’ qualcuno di quei sozzi birbanti, che m’hanno bandito:che avrei goduto di sentirla gaire, di vederla tremante ai miei piedi ? Ma costei non mi ha mai fatto male... Ecco lo andava ripetendo ... pareva 6 sapesse che questa era la corda da toc¬ care, per farmi compassione... Compassione !... ma certo io ho avuto compassione: la sento ancora... Che diavolo ho io addosso questa notte?... Ha fatto compassione 7 perfino al Tanabuso ! Oh aveva ragione 8 quella bestia, quando disse che sarebbe stato men male averle data una schioppettata... Poveretta !9 una schioppettata... no; credo che mi avrebbe fatto compassione anche morta. Eh sciocchezza ! i morti almeno non si stanno a guardare, non si sentono, non vi si mettono ginocchioni davanti... è un conto saldato. Dicono ino’ i preti che un giorno hanno a risuscitar tutti quanti ! Poh ! imposture ! imposture, non è vero, non è vero. Vorreb- b’essere una bella processione. — E qui cominciarono a 10 schierarsi dinanzi alla sua memo¬ ria tutti quelli, ch’egli aveva cacciati o fatti cacciare dal 1 che — 2 dice — nessuno — 4 [un] invoco di m’ — 5 che l'avrei sentita — 0 che — 7 fino — * [quella bestia] questa volta il bestione, — •“ credo che mi — 10 schierarsi [p. 349 modifica]CAPITOLO X - TOMO II. 349 nlondo:1 dal primo, ch’egli,2 essendo ancor giovanetto3 ave¬ va passato con una stoccata per una rivalità d’amore; fino al¬ l'ultimo, che aveva fatto scannare per servire alla vendetta di un suo corrispondente: tutti coi loro vólti,4 nefl’atto del morire; e quelli, che egli non aveva veduti, ma uccisi soltanto col comando,5 la sua fantasia dava loro" i vólti7 e gli atti. — Via, via, sciocchezze, — diceva: — sono io diventato un ragazzo? domani a giorno chiaro riderò di me. E se do¬ mani a sera8 costoro mi tornassero in mente? Che dovessi passar sempre la notte cosi ? Diavolo I comincio ad invec¬ chiare; vorrebb’essere un tristo vivere, e un tristo ... morire. Che cosa m’ha detto quella poveretta? «Oh, Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia...» Che sa mai quella contadina ? L’ha inteso dire dal curato, e lo ha creduto. Impo¬ sture!9 Ho sempre detto «imposture, » e quando aveva profe¬ rita questa parola, bastava... ma adesso non serve... tornano sempre quei pensieri. Sono io quello?10 Sono stato tanto tempo un uomo, non ci ho pensato;11 ho avuto l’animo di farne tante, tante ... Ebbene ! ne ho fatte troppe ... se non le avessi fatte... in verità 13 sarebbe meglio. A buon conto l’opera di misericordia sono in tempo di farla. Poniamo che,“ appena fatto il giorno, io entri nella sua stanza: la pove¬ retta si spaventa; ma io le dirò subito, subito: «vi lascio in libertà, vi farò condurre a casa. » Oh come si cangerà in vólto! che cose mi dirà! mi darà delle benedizioni che mi faranno bene. Voglio 15 badar bene a tutto quello che dirà,1'1 e ricordarmene per pensarvi la notte. Oh ! sono fanciullaggini. ma a buon conto io non posso dormire.17 Ma quando verrà giorno ! Che notte18 eterna I Mi pare quella notte19 eh’ io passai ad agguatare dietro un angolo quel temerario di Vercellino, che doveva tornare dal festino di corte ... Ecco io stava li cheto cheto; quando sentiva una pesta, guardava fiso fiso; non era egli, ed io ritto e cheto nel mio angolo: sento una pe¬ data, che mi par quella,20 sporgo il capo, guardo; è colui; fuori addosso col mio stocco: mandò un gemito, e mi cadde sulle 1 tutti — 2 aveva ucciso ancor — 3 per una rivalità d’amore — 1 cogli atti della — 5 se li raffigurava al — li gli — 1 gli atti — 8 queste pa — 9 Però — 10 Eh pensiamo un po’ che — 11 ho potuto — 12 ave — 13 si — 14 doma — 15 ricordarmi di — !0 .. . Oh — 17 Oh qua — 18 lunga ! — 19 qua — 20 quando [p. 350 modifica]350 OLI SPOSI PROMESSI gambe; gli diedi una spinta, e me ne andai... Oh che co¬ raggio avevo allora ! ero un uomo I e in un momento sono diventato... che cosa son diventato? Che è accaduto? Non sono sempre quello? Ecco anche quel Vercellino non vorrei averlo* ammazzato: se doveva2 pensare cosi un giorno, era meglio che avessi pensato cosi sempre. Vieni, o luce male¬ detta; ch’io possa uscire da questo covaccio di triboli e an¬ dare3 a vedere quella ragazza. Ma devo lasciarla andare? Vedremo; vedremo come mi sentirò. 4 Se potessi dormire un’ora almeno: forse mi sveglierei5 coll’animo di questa mattina. — In questi e simili pensieri passò il Conte del Sa¬ grato quasi tutta la notte; finalmente, non essendo il giorno lontano, la stanchezza lo vinse, e si assopì. Ma6 i pensieri,’ che avevano riempiuta la sua veglia,8 trasmutati ora alquanto e rivestiti di forme più strane e più terribili, lo accompagna¬ rono nel sonno. Era già levato il sole, e il Conte 9 stava 10 af¬ fannoso sotto il giogo di quei sogni11 rammentatori, quando a poco a poco egli cominciò a risentirsi scosso, come e quasi18 chiamato da un romore monotono, continuo, insolito:13 stette alquanto tra il sonno e la veglia; e finalmente, tutto desto, e gettato un gran sospiro, riconobbe un suono festoso di campane, e pensò che potesse essere,14 né gli sovvenne di cosa che potesse essere allora cagione di festa. Si alzò, si vesti rapidamente, e prima d’andare alla stanza di Lucia 15 (ché la risoluzione gliene era rimasta), si fece alla finestra della sua stanza, che dominava il pendio prima rapido poi più lento e quasi piano fino al lago, e qua e là villaggi sparsi e case solitarie. Guardò intorno, e vide contadini e contadine in abito da festa,10 per tutti i viottoli avviarsi verso la strada, che conduceva al Milanese;17 altri uscire dalle porte, e par¬ larsi quelli che s’incontravano, in aria di premura e di festa. — Che diavolo hanno in corpo costoro? — disse egli tra 1 posto — diventar cosi, era meglio essere un giorno cosi, era — 3 a [vedere] consolare quella povera ragazza — 1 [Se potessi d] In questi e simili pensieri passò il Conte del Sagrato quella notte, senza poter mai chiuder occhio: finalmente — com’era — " il — 1 che nella veglia — * ostinata, insostenibi | rivesti — u come — 10 sotto il gio — " memori — Sic. — 13 A margine, in penna: « . Punto fermo *. — 11 [Non sapendo] né gli sovvenne d’alcuna cagione che potesse essere — 11 (che fu la prima vio) — andare per tutti i viottoli, sulle porte — 11 Che diavolo hanno i | e CAPITOLO X - TOMO II. 361 sé; e tosto, chiamato uno de’ suoi fidati, domandò la cagione (jj’quel movimento e di quel concorso;' e intese che s’era risaputo la sera antecedente 2 che il cardinale Federigo Bor¬ romeo, arcivescovo di Milano, era giunto improvvisamente a Lecco, per visitare :t le parrocchie di quei contorni; e che tutti accorrevano a vedere queU’uomo,4 il quale, dovunque si portasse, attraeva sempre folla. Il Conte congedò con un cenno del capo il fidato, e ri¬ mase ancora un momento alla finestra a guardare, dicendo fra sé: — come sono contenti costoro ! E perché? Perché è arrivato un uomo che si porrà un bell’abito, e darà loro delle parole, e alzerà le mani, tagliando l’aria in croce. Oh ! come saltano:5 sembrano cavrioli: eh! avranno forse certo dormito meglio di me! Tanto contenta questa canaglia... ed io... Voglio andare anch’io: voglio veder questo uomo, che li fa esser tanto vogliosi, tanto contenti. Andrò, andrò. Voglio parlargli; voglio un po’rt vedere anch’io quest’uo¬ mo. Ne dicono tante cose ! Eh ! come mi accoglierà egli ? ricordati che sei il Conte del Sagrato. Ma che ho io paura di brutti musi ?7 Io andare da lui: a che fare? che dirgli ? Certo mi8 mostrerà due occhj11 arrovellati.. .10 Non importa: voglio andare a sentire che parole ha costui, per render la gente cosi allegra. — 11 Cosi detto o pensato, il Conte stette 1 Segno accanto per due righe, e a margine, in penna : « periodo che diviene imbrogliato. Sarà facile rimediarvi». — 2 nel ult (sic) — i quella chiesa — 4 A margine, in penna, del Manzoni: « che quella mat¬ tina doveva trovarsi ad una chiesa (che nominò ed era alla metà della via distante circa due miglia dal castello)» — pajono —:n [sentire se ha qualche cosa anche per me ! trovare | senti] vedere quel vólto, sentire queste sue parole che [cangian) fanno sparire le afflizioni. Vo¬ glio vedere se ha ancora quegli òcchj che hanno fatto abbassare i miei. .. cospetto. .. cinquantanni sono. Era uno strano giovanetto.! E ora che sarà diventato ? ora [d] sarà ? [p. 351 modifica]ne dicono tante cose ! Oh sarà peggio d’allora certamente 1 — 7 E se mi fosse poi impe — 8 farà occhi più — y più — 10 di quel giorno — H Fatta la risoluzione il Conte (parola illeggibile) L’occhiata, che aveva fatta tanta impressione e la¬ sciato un cosi profondo marchio di rimembranza nella mente del Conte, era stata data nella occasione, che ricorderemo brevemente. Fe; derigo Borromeo, giovanetto allora di 15 anni, si trovava nella chiesa di S. Giovanni in Conca nel giorno solenne di quel santo ; e, invitato po¬ scia dai frati, s'era posto a sedere nel presbitero, e quivi assisteva pensoso e riverente al rito che si celebrava. Quando una brigata di giovanetti, di adolescenti delle principali famiglie della città, entrata a turba nella chiesa per curiosità e visto in quel luogo il giovane 352 GLI [p. 352 modifica] SPOSI PROMESSI un momento in fra due, se doveva prima andare alla stanza di Lucia. Dopo aver pensato qualche tempo: — no — diss’eglj fra sé: — non la vedrò: non voglio obbligarmi a nulla; voglio venirne all’acqua chiara con questo Federigo. Potrei lasciarla andare, e pentirmi. Se comincio a fuggire da uno spaurac¬ chio, a desistere da un’impresa, è finita: non son più uomo. Parlato che avrò con costui, mi convincerò che sono scioc¬ chezze, e sarò più forte di prima... o se... costui. m; facesse... cangiare... son sempre a tempo. Andiamo; sarà quel che sarà. — Chiamò un’altra donna, alla quale in presenza del Ta¬ nabuso impose che si portasse sola alla stanza di Lucia, che vedesse che nulla le mancasse, e che soprattutto ordi¬ nasse alla vecchia guardiana di trattarla con dolcezza e con rispetto; e che nessun uomo ardisse avvicinarsi a quella stanza. Dato quest’ordine, pensò se dovesse pigliar seco una scorta ; e — oh ! via — disse - per dei preti e dei con¬ tadini ? Vergogna ! Se ci sarà alcuno che non mi conosca non avrà nulla da dirmi; per quelli che mi conoscono... 1 - Cosi il Conte solo, ma tutto armato, usci dal castello, scese l’erta e,1 giunse 5 nella via pubblica, la quale3 bruli¬ cava di viandanti;4 la turba cresceva ad ogni istante: a Federigo che sempre con l’esempio e talvolta con le parole gli fa¬ ceva vergognare del loro vivere superbo scioperato molle e violento, s’accordarono di fargli fare una trista figura, di vendicarsi e di di- vertirsi un momento a sue spese. Rotta la folla, s’avvicinarono all al¬ tare, e appostatisi in faccia a Federigo, si diedero a fare i più strani e beffardi atti del mondo: storcer le bocche, torcere il collo come chi irride un ipocrita, cacciare un palmo di lingua, sghignazzare. Il Conte, che fu poi del Sagrato, era tra essi, anzi queglino erano con lui ; per¬ ché egli non era mai stato secondo in nessun luogo e in nessun fatto. Federigo, contristato e mosso a pietà ed a sdegno nello stesso tempo, ma non confuso, girò su quella turba un’occhiata, che esprimeva tutti questi affetti con una gravità tranquilla, ma più potente dell’impeto indisciplinato di quei provocatori; quindi, piegate le ginocchia dinan¬ zi all’altare, pregò per essi, i quali partirono col miserabile contegno di chi è stato vinto in una impresa, in cui il vincere stesso sarebbe vergognoso. Al principio del brano cancellato, a margine, in penna: « Se quest'occhiata e la storiella di S. Giovanni in Conca sono invenzioni, le cancellerei addirittura, come indegne per dirla in breve di Walter Scott. Ancor che sia storia, scancella per amor di Dio: è proprio una bazzecola. * — 1 si tro — 2 alla — 3 era tutta — 1 che andavano tutti [p. 353 modifica]CAPITOLO X - TOMO II. 353 misura che la fama del Cardinale arrivato si diffondeva ' di terra in terra, tutti * accorrevano.3 Ma 1 in quella via affollata il Conte camminava solo: quegli,5 che se lo vedevano arri¬ vare al fianco, s’inchinavano umilmente e si scostavano come per rispetto, e allentavano il passo per restargli addietro: ta¬ luno di quelli, che lo precedevano, rivolgendosi a caso a guardarsi dietro le spalle, lo scorgeva, lo annunziava sotto voce ai compagni, e tutti studiavano il passo, per non tro¬ vargli in paro.8 Giunto al villaggio,7 sulla piazzetta dov’era la chiesa e8 la casa del Parroco,9 trovò il Conte una turba dei già arrivati, che aspettavano il momento, in cui il Car¬ dinale entrasse nella chiesa, per celebrare gli uficj divini. E qui pure tutti quelli, a cui si avvicinava, svignavano pian piano- Il Conte affrontò uno di questi prudenti in modo che non gli potesse sfuggire, e gli chiese bruscamente, come an¬ noiato che era di quel troppo rispetto, dove fosse il cardi¬ nale Borromeo. « È li nella casa del 10 curato, » rispose riveren¬ temente l’interrogato. Il Conte si avviò alla casa fra “ la turba, che si divideva come le acque del Mar Rosso al passaggio degli Ebrei; ed entrò sicuramente nella casa. Quivi un bi¬ sbiglio, una curiosità timida, un’ansia, un non saper1! come accoglierlo. Egli, rivolto ad un prete, gli disse che voleva parlare col Cardinale, e chiedeva di essergli tosto annun¬ ziato. Il prete, che era del paese, fu contento d’avere una commissione del Conte, per allontanarsi da lui, e riferì l’am¬ basciata ad un altro prete del seguito del Cardinale. Quegli si ritirò a 13 consultare coi suoi compagni ; e finalmente di mala voglia entrò per dire “ a Federigo quale visita si presentava.16 1 nelle — 2 si movevano — 3 Dove — 4 in mezzo alla — r> [ann | ai quali e | egli a] che egli — 6 i più —7 sul sagrato della Chiesa, — » r — 9 [il Cont) si trovò il Conte — 10 Parroco — 11 le ale della turba — 12 che — ,3 confabulare — 14 al — 15 Per far meglio comprendere quanta cura abbia messo il Manzoni nel creare, pur traendolo dalla storia come uomo realmente esistito, il tragico personaggio ritratto qui fosca- mente, per non dire romanticamente, si dà anche il brano del secondo auto¬ grafo, che lo riguarda, con /'Appendice G. Manzoni, Oli sposi promessi. 23

Note