Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello/Capitolo III

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Capitolo III

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CAPITOLO III.

Della differenza del Sublime e del Bello nel
rapporto dei sessi.


Colui che il primo comprese tutte le donne sotto la denominazione generica di Bel Sesso, non ebbe forse altra intenzione che d’indiriger loro un lusinghevol complimento: ma in ciò il suo giudizio è stato più giusto che non pare averlo creduto egli stesso. Giacchè, senza osservare che la lor figura ha maggior finezza, che più dolci e più delicati sono i loro tratti, che la lor fisonomia, nell’espressione delle amabili passioni, contiene più grazie, che le loro celie meglio conseguono lo scopo cui tendono, che più impegna la loro affabilità; senza obbliare di non far più entrare in linea di conto quella forza magica con cui esse dominano, a lor profitto, le nostre proprie inclinazioni; siam noi forzati di riconoscere che esistono nella natura di tal sesso, tratti particolari che il separano evidentemente dal nostro, e che tendono in un [p. 55 modifica]modo tutto speciale ad assegnargli il Bello per segno distintivo.

Per altra banda, noi potremmo benissimo rivendicare la denominazione di Sesso Nobile, se il primo dovere d’un nobil carattere non fusse di allontanare tutti i titoli d’onore, e se non fosse più grande, per sua parte, di darne che di riceverne. Siam noi tuttavolta lungi dal pretendere che la donna manchi di nobili qualità, o che la bellezza sia un merito assolutamente estraneo all’uomo: anzi per contrario, sembraci fondato a sostenere che i sessi partecipano di tal doppio carattere, in tale proporzione però, che tutti gli altri vantaggi della donna concorrono ad offrirci quello del Bello, punto culminante della sua natura, nel mentre che il Sublime, come primo attributo dell’essere nostro, debbe dominar visibilmente tutte le nostre virili qualità. Su di ciò hanno a fondarsi tutti i giudizi sia di biasimo, sia di encomio, inverditi dall’uno e dall’altro succo. Quindi ogni buona educazione diretta da tale principio, tenderà costantemente a condurre l’allievo alla sua vera perfezione morale, mercè il possesso delle qualità che gli son proprie, se non si vuol cancellare, nelle due metà della specie umana, quell’amabile e nobile differenza cui esse eran destinate. Giacchè non troppo saprebbe dirsi che s’hanno quì Esseri umani sotto gli occhi; ma non sono questi esseri del medesimo genere, benchè appartengono alla medesima specie.

Ha la donna un innato sentimento e di gran potenza incitatrice verso tutto ciò ch’è bello, elegante ed accurato. Sin dall’infanzia ella già [p. 56 modifica]ama d’adornarsi, e ’l suo impegno in questo non manca di certa ricercatezza. La sua proprietà procede fin all’eleganza, e il disgusto ne seguirebbe immediatamente l’obblio. Le và a grado lo scherzo; le stesse bagattelle hanno il dono di obbligarla, per poco che provocano la sua allegria o il suo sorridere; ella assume, ben prestamente, maniere dolci e timide a un tempo, e che sono all’intutto proprie di lei; abile a darsi un aria dilicata, mostrasi padrona di se medesima, in una età in cui i giovani sono ordinariamente grossolani, indomiti e abbandonati ad una goffa confusione. Sensibile alle altrui pene, è il suo cuore sempre accessibile a tutte le dolci simpatie; il Bello, al suo cospetto, procederà innanzi all’utile; farà pure volentieri dei risparmi sul suo mantenimento, per conservarli a spese di spicco e di ornamenti. Offesa della ingiuria la pià leggiera, non obblierà ancora il menomo senso di stima o d’attenzione, di cui sarà essa l’oggetto. Vero punto intermedio tra la bellezza e la nobiltà, contribuisce questo sesso a dare al nostro tutto il suo valore.

Spero che mi si dispenserà d’annoverare le qualità virili, per quanto esse sono a quelle uniformi. Per poco che altri si rappresenta alla propria immaginazione le une e le altre, facile ne riesce il paragone. Il bel sesso ben possede tanto spirito quanto il sesso maschile; noi però il distingueremo col titolo di bello spirito, nel mentre che il nostro è uno spirito profondo, espressione, secondo me, equivalente al Sublime.

Propria della Bellezza si è l’operare in ogni cosa con faciltà; la traccia del travaglio gli deve sfuggire nelle sue libere azioni, facili e [p. 57 modifica] senza timore; altra legge regge il Sublime; e mercè di grandi sforzi e difficoltà vinte che avrà dritto alla nostra ammirazione. Se la profondità del meditare, ed un attenzione per lunga pezza sostenuta, son nobili, son esse egualmente penose, e poco convengono ad una persona, presso cui delle grazie, che nulla hanno a divider coll’arte, debbono unicamente rivelar la presenza d’una bella natura.

Una improntata erudizione e scolastiche sottigliezze, qualunque fusse il successo di donne che si presentassero in questa carriera, bentosto lor toglierebbero i vantaggi propri al lor sesso, e non permetterebbero loro, per compenso, che una fredda ammirazione, senza pur lasciar loro le lusinghe con cui esse inschiaviscono il nostro. Una donna, la quale ha la testa piena di greco, come madama Dacier, o che sostenga dotte discussioni sulla meccanica, come la marchesa di Chatelet, ben potrebbe adottare al suo mento il segno caratteristico del merito virile cui ella aspira. Il bello spirito, soddisfatto di esercitarsi su soggetti che mirano ad un sentimento dilicato, abbandona agli spiriti laboriosi e profondi le gravi speculazioni e le cognizioni la di cui meglio dimostrata utilità mal saprebbe nascondere l’aridità sua. Così lo studio della geometria sarà giustamente interdetto alle donne; e conviene che apprendano dalla causa sufficiente e dalle monadi ciò che bisogna soltanto per sentire il sale sparso con pochissimo gusto su queste materie dalle critiche superficiali del momento presente. Potranno le nostre belle lasciare in pace Descartes imprimere circolar movimento a’ suoi vortici, dovesse per fino offrirsi [p. 58 modifica]il gentile Fontanelle per essere il lor cicerone in mezzo a roteanti stelle. Perverrei fino a pretendere che, quando esse non saprebbero nulla di tutto ciò che il conte Algarotti si è data la pena di scrivere sulle forze attraenti della materia in conformità della dottrina di Newton, non perderebbero un atomo della loro potenza. Volontieri io pure lor consiglierei di leggere la storia senza darsi briga della tattica delle battaglie, e di cercar le città su d’una carta geografica, senza estimarne le fortificazioni; giacchè l’odore della polvere da cannone sarebbe sì male per esse, come lo è pè nostri adoni quella del muschio.

Sarebbe altri tentato di credere che ispirando alle donne questo cattivo gusto, avrebbero voluto gli uomini malamente trattarle; giacchè, coll’acquisita convinzione della lor propria debolezza al cospetto della beltà, e sapendo troppo che un maligno sguardo indurrà inquietudine maggiore nello spirito loro della più intralciata quistione, pare che non abbiano condotto il sesso a simili studi, se non che per riconquistare da una parte una superiorità pronta a sfuggir loro, e dall’altra, onde lusingare, con una finta generosità, un genere d’amor proprio cui saranno sempre interdetti prosperi eventi. Primo oggetto degli studi delle donne è l’uomo in particolare e l’umana natura; la loro filosofia non istà nel ragionare; ma nel sentire. Una tal verità non saprebbe esser perduta di vista da chiunque agogna a perfezionare il loro bel naturale. Non è tanto la loro memoria che si deve por cura di coltivare quanto il loro moral sentimento, e questo pure si coltiverà meno colle generalità offerte alla loro attenzione, che [p. 59 modifica]mercè gli atti particolari sui quali si chiamerà il loro giudizio. Gli esempi presi dall’antichità, per fa loro conoscere qual fu l’influenza del sesso loro nelle bisogne delle nazioni; gli usi ed i costumi cui fu sommesso da noi, in differenti contrade; il carattere d’entrambi, quando tali osservazioni porgono il destro di determinarne i tratti principali; la varietà in fine de’ piaceri di cui gode, sotto zone diverse, l’umana specie: tali sono gli elementi di cui fa mestieri si componga tutta la lor cronologia. L’offrire agli occhi loro una carta geografica od un mappamondo non è che un mezzo di render loro una cosa piacevole. Allorchè la si offre a’ loro sguardi si deve al tempo stesso dar loro una idea del carattere dei popoli che abitano e principali parti del globo, delinearne fedelmente i gusti e i costumi, sopratutto sotto il rapporto della rispettiva situazione de’ due sessi, riunendovi precise nozioni sui climi, e i gradi di libertà e di schiavitù che loro tocca di avervi. Le particolari divisioni di tali paesi, la loro industria, le loro forze, e i nomi de’ loro principi, saranno quel che le occuperà di meno; e dell’ammirevole meccanismo dell’universo, non importa lor guari di conoscere se non quello che renderà loro più commovente e piacevole le leggiadrie d’una bella serata, lorchè, passeggiando sotto un cielo stellato avranno esse compreso, in un modo o in un altro, l’esistenza di miriadi di mondi di cui formicola, e per conseguenza quella di belle creature che debbono popolarne le solitudini.

Il sentimento per le arti d’imitazione e di espressione, e per la musica sopra modo, [p. 60 modifica]depura e sublima i gusti di questo sesso, non pel merito della vinta difficoltà, ma come dando luogo ad emozioni fatte per ingrandir l’anima, di cui le mettono allora in moto tutte le morali a sensibili facoltà. Lungi dalle donne una fredda e speculativa istruzione! Sempre sentimenti, sempre impressioni, e quelle precipuamente che si volgono ai più potenti interessi della loro situazione nella vita sociale e domestica! e in ciò stà riposto ciò che rende sì rare le buone educazioni in tal genere. A poter pervenire alla perfezione, ricercano per parte di coloro che le intraprendono, talenti, esperienza, e sovra ogni altra cosa, un cuore ridondante di sentimento. Potrà una donna far a meno di qualunque altra istruzione, supplirvi almeno essa medesima, cosa ch’è dimostrata da numerosissimi esempi1.

Bella debb’essere la virtù delle donne2: quella degli uomini conviene che sia Nobile; s’asterranno esse dal male, non come da una ingiustizia, ma come da cosa brutta ed abietta; il bene stesso non otterrà il loro suffragio che per l’aspetto suo di bellezza. Le parole dovere e necessità disconvengono al loro orecchio; [p. 61 modifica]pazienti di giogo, offese dal menomo costringimento, non fanno se non ciò che lor piace: sarebbe adunque grand’arte il disporre in guisa a loro dattorno le cose che il buono soltanto potesse loro piacere. Mi son esse sembrate suscettibili sempre d’eriggere la loro condotta in principj; e per me non credo che possano offendersi di tal dichiarazione, giacchè pochissimi vi sono che si governano per principj. Quindi la Provvidenza ne le ha reintegrate, riempiendo il lor seno di sentimenti buoni, teneri, benevoli, in soccorso dei quali viene pure lo spirito delle convenienze le più dilicate. Ma che altri non si attenti di domandar loro troppo generosi sacrifizj, od un impero assai grande su di se stesse! Sarebbe estrema imprudenza di un uomo far a sapere alla sua sposa aver egli impegnata parte dei suoi beni per un amico infelice: a che prò vorrebbe egli impedire od attrissare l’amabile vivacità della sua compagna, per l’imprudente confidenza d’un secreto, di cui ei debb’essere l’unico depositario?

Le donne hanno difetti, bisogna pur convenirne: e nullostante molti di questi hanno una bella parte. Può un offesa od una sventura immergere l’anima loro nel duolo; non è però permesso all’uomo giammai che versare lagrime magnanime. Quelle che verserebbe per la perdita della sua fortuna, od all’occasione d’accidentali disavventure, ecciterebbero un giusto disprezzo. Quanto alla vanità, di cui si fa frequente rimprovero alle donne, la si volesse pur trattar con rigore, sarebbe ancora un bel difetto; giacchè senza parlare della libertà che proverebbesi dagli uomini troppo intenti ad [p. 62 modifica]adularle, se costantemente esse allontanarebbero tal linguaggio, il piacere ch’esse vi rinvengono, dà vita quasi sempre alle loro attrattive. Quella disposizione di dare maggiore sviluppo alle loro grazie, di manifestarla a proposito mercè il buon gusto del loro vestire, e di unire a questa dolce seduzione le grazie d’uno spirito culto, le fa comparire in tutto il lustro della loro bellezza. Nulla trova in ciò che possa riprendere la saggezza. Per contrario questa maniera d’agire è si amabile in se, quando è diretta dalla prudenza, e quando vi si unisce un tuono di decenza, la più austera censura è disarmata all’istante.

Una donna la quale non ha la prudenza di regolare tale inclinazione, chiamasi folle, epiteto che, applicato in questo senso, non contiene un rimprovero così formale come se si diriggesse ad un uomo, a modo che pur non è raro di vederla trasformarsi in espressione amichevole e lusinghiera. Ma da che la vanità, di cui trattassi al presente, abbia alcun dritto ad essere escusata presso le donne, nulla se ne saprebbe concludere in favor dell’orgoglio, che assume in questo sesso un carattere di difformità, come nell’altro. Questo vizio in fatti, sempre accolto dall’odio, e segno il meno equivoco d’una debolezza di spirito, è in evidente contrasto colle qualità d’un essere destinato a lusingarci mercè il naturale abbandono della sua grazia modesta; trae una donzella a voler allettare esclusivamente e senza ulteriori riguardi; difficile posizione, in cui sarà giudicata con altrettanta maggiore severità che, credendosi certa del riguardo di tutte quei che l’avvicinano, [p. 63 modifica]richiama il più terribile biasimo sui suoi menomi difetti. La scoverta di questi diviene pure una vera buona fortuna di cui ognun gode di prender la sua parte; e la qualificazione di folle l’è allor confirmata senza l’indulgenza annessa al suo primo significato. La vanità e l’orgoglio non conviene che si confondano: la prima, aspirando ai riguardi, onora in certo modo lo spettatore presso cui prende la pena di meritarli; l’altro, non isdegnando fare uno sforzo per acquistarli, già pare se ne proclami il padrone, e per conseguenza, gli sfuggono.

Se alcuni grani di vanità in nulla sono nocevoli per una donna in mezzo ad uomini, bisogna pertanto confessare che non ne bisogna di più per dividere tra loro le donne naturalmente chiaroveggenti. Le pretese dell’una, come investenti quelle delle altre, sempre troveranno un tribunale poco favorevole, pronto a giudicarle, e in questa lotta di attrattive, che mette in moto egual bramosia di conquista, scompaiono le amicizie o si riducono ad una ingannevole apparenza.

Nulla v’è di sì opposto a quel che fa parlare in noi il sentimento del Bello, quanto quel che provoca il disgusto o la ripugnanza, medesimamente che nulla di più esclude il Sublime quanto il ridicolo: quindi il trattar un uomo da pazzo, trovare una donna antipatica, è lo stesso che dire meritar tutto l’odio loro. Lo spettatore inglese pretende che non si saprebbe offendere più sensibilmente un uomo che chiamandolo mendace, e che nulla v’è di più ingiurioso per una donna quanto il rimprovero di mancar alla castità. Non trattasi già di sapere quel che sia lo più riprensibile, ma quel ch’è sentito nel [p. 64 modifica]modo più vivo; ed io domando ad ognuno de’ miei lettori d’ambi i sessi, se costituendosi in simile caso non fossero d’altro avviso. Ninon de Lenclos; non avea certamente alcuna pretensione alla castità, ed avrebbe sicuramente men perdonato ad alcuno de’ suoi amanti che la trattasse con leggierezza sotto il rapporto delle sue attrattive; e in quanto a Monaldeschi, si sà a che prezzo pagò una parola offensiva di tal sorte, che gli sfuggi sul conto d’una principessa, poco gelosa nullameno di darsi l’aria d’una Lucrezia: sarà sempre desolante per una donna il pensare che non dipende di più da lei il seguire una dolce inclinazione, e però biasimevole, giacchè d’allora un cangiamento di direzione, per sua parte, non sarebbe riguardato che come una virtù molto equivoca.

Onde allontanare, per quanto è possibile, ciò che potrebbe eccitare tal sentimento poco attraente, la proprietà, che d’altronde conviene perfettamente agli uomini, deve collocarsi tra le prime virtù del bel sesso. Egli è raro che, in ciò essa possa esser giudicata eccessiva, nel mentre che oltrepassando in un uomo una giusta misura, sempre l’espone al ridicolo.

Leggiadro secreto dell’umana natura è il pudore, di cui fa uso per porre un freno ad un bisogno imperioso, tal fiata indomabile, e che provocato del continuo dall’istinto, non è per questo opposto alle nostre qualità morali, anche quanto entra in lotta con esse; una ragione di più per rendere il pudore necessario, come supplemento de’ principj; giacchè l’inclinazione ch’è destinata a combattere è lo più abile e lo più fecondo di tutti i sofisti in compiacenti e [p. 65 modifica]capziose sottigliezze. Esso serve pure a covrire di un velo misterioso le finali intenzioni della natura, temendo che una troppo gran conoscenza di queste non ci rendesse indifferenti allo scopo ch’ella si propone, e non infreddisse troppo un desiderio sul quale riposano le più vive e le più dilicate aderenze della specie umana. Questa qualità fa dunque parte, in un modo particolare, del dominio del bel sesso, e perfettamente gli conviene. Quindi sarebbe per altri ragionevole l’osservare una grossolana e rozza impressione in quell’affettazione colla quale alcuni esseri si compiacciono ad imbarazzare o ad affligere la tenera modestia delle donne con burle di cattivo gusto che si risentono di oscenità.

Siccome il bisogno ci trae verso le donne sarà sempre la causa delle leggiadrie che noi in esse troveremo (secreto sul quale potrà l’immaginazione esercitarsi per quanto vorrà); siccome, nella loro qualità stessa di donne, non cesseranno mai di essere il piacevole soggetto di ogni conversazione tra persone di dolci costumi, ecco senza dubbio perchè uomini, di buona compagnia per altri riguardi, si permettono fuor misura con esse facezie, leggiere talvolta, ed allusioni un pò vive, che meritano loro il titolo di uomini maligni, e che procurano quello di contegnose alle donne, troppo accurate di respingere, con un aria freddissima, quella innocente gaiezza. Ho dovuto io trattare, di passaggio, questo articolo, in quel che concerne generalmente persone che si piccano di esser bene educate, e perchè d’altronde non si lascia di impiegarvi assai spirito. Quanto al modo di riguardarlo sotto rapporti di morale, io ho già detto che non [p. 66 modifica]apparteneva a questo saggio nel quale unicamente mi propongo d’osservare e definire la natura degli oggetti visibili, disposti ad eccitare in noi il sentimento del Bello.

Le qualità nobili di tal sesso attraente che nullameno, non debbono giammai alterare in esso la più dolce impronta della beltà, non saprebbero meglio annunziarsi che colla modestia, specie di semplicità e di degna naturalezza alla quale si riconoscono i grandi caratteri. Sotto il suo velo, lascia scogersi un amabile benevolenza ed un rispetto sentito per gli altri, accompagnati da nobile confidenza e da una giusta stima di se stessi, primo grado dell’anima verso il Sublime. Nel tempo stesso che tal felice accordo ci seduce con commovente attrattiva e comanda il riguardo, protegge, contro la censura e l’invidia, tutte le altre qualità che riconoscono il loro merito principale dal loro splendore. Avranno tali esseri un cuore fatto per l’amicizia, disposizione avventurosa, di cui debbesi tanto più saper grado alle donne che, raramente incontrandosi presso di esse, sempre le abbelirebbe di grazia indefinibile.

Siccome noi ci siamo proposti di porre il lettore in facoltà di osservare e di estimare sentimenti, gli tornerà senza fallo piacevole il conoscere, per quanto è possibile, la differenza delle impressioni prodotte su gli uomini, dai tratti del volto e dal fisico delle donne. Tal deliziosa malia riposa in essenza nella differenza dei sessi, la sua forza è nella inclinazione che gli attrae un verso l’altro, giacchè la natura giammai è rivolta dal suo grande disegno. Tutte le attrattive ch’altri sarebbe tentato di riferire a cause più [p. 67 modifica]elevate, tutte le delicatezze che vengono a collegarvisi, per quanto lontane esse sembrano da questa idea primitiva non ne sono che piacevoli accessorii, ed attingono, per ultimo risultamento, la loro influenza all’origine medesima.

Un gusto vivo e robusto, determinato presso alcuni esseri da questa sola inclinazione, si lascerà poco vincere dall’incanto del contegno, dalla beltà degli occhi, e dall’altre attrattive d’una donna. Non vedendo in essa che il suo sesso, tratteranno più sovente la delicatezza degli altri di vana e puerile ricerca.

La materialissima sensualità di un tal gusto non deve portarci a disprezzarlo troppo. Si fattamente l’immensa maggiorità degli uomini obbedisce alla grande3 volontà della natura; in questo modo, lo più semplice ed il meno equivoco, si eseguono le mire d’un ordine generale col conchiudersi di una folta di matrimonii combinati nella classe la più loboriosa dell’umana società. Dal momento in cui un uomo non ha il capo pieno d’arie incantevoli, di languenti sguardi, di eleganti fattezze, e che non se ne fa pure un idea, tanto più diviene attento alle virtù domestiche, a tutto ciò che può assicurare la felicità d’una famiglia, e forse pure alla dote.

In riguardo ai sentimenti più dilicati che ci [p. 68 modifica]portano a stabilire una differenza tra le esterne leggiadrie del bel sesso, essi collegansi a quel che contiene di più o meno morale l’espressione della fisionomia d’una donna. Colei che ricevè dalla natura vezzi men lusinghevoli si limiterà al titolo di graziosa. Forme di felice proporzione, tratti in perfetto accordo tra loro, una tinta ed occhi il cui colore formano un dolce contrasto, simili a quei fiori che diversificano in un mazzetto graziosamente le graduate or varietà, non eccitano sovente che una fredda ammirazione.

Lo stesso volto, per quanto regolare ch’ei sia, se nulla dice, non troverà il cammino del cuore, e a ciò che v’ha di morale nella espressione degli occhi e nell’insieme della figura appartiene il risvegliare il sentimento del Sublime o quello del Bello. La donna, le cui attrattive particolari al suo sesso provocheranno quel primo sentimento, meriterà il nome di bella, in tutta l’accezione della parola; nel mentre che colei che richiama nei suoi tratti e nelle abitudini della sua fisonomia certe proprietà d’una semplice bellezza di carattere, sarà soltanto riguardata come leggiadra, a meno che questa bellezza, venendo a brillare presso di lei in un grado eminente, non le varrebbe il titolo di vezzosa. La prima, sotto un esteriore di nobilità calma e tranquilla, e nei suoi modesti sguardi, lascia penetrare l’elevatezza della sua anima; nel tempo stesso che un tenero sentimento, ed un cuore tutto benevolenza, vengono a riflettersi sul suo volto; essa fa schiava la volontà dell’uomo, di cui già ha conquistato la stima; la seconda palesa, ne’ suoi occhi ridenti, la vivacità d’uno spirito sovente animato da un po’ di malizia, e [p. 69 modifica]che, allevolte, ricorre all’astuzia de’ simulati disdegni; essa attrae, nel mentre che la prima commuove, e ’l sentimento d’amore ch’essa è suscettibile di prendere e d’ispirare agli altri, è fuggitivo al pari della malìa che lo fa nascere, nel mentre che gli attacchi della prima, con minore ebrietà, avranno tutta la durata delle qualità solide sulle quali si appoggiano.

Avrò io la discrezione di non ispingere più lungi questa analisi, sapendo troppo che, nelle discussioni di questo genere, un autore passa sempre per averne scritto le sue proprie inclinazioni. Tuttavolta io aggiungerò che la preferenza di molte donne per il pallore d’una tinta, d’altronde esente di ogni sospetto di malattia, è facilissima a concepirsi. Non è già raro che questa sorte di carnagione incontrisi con un cuore tenero e un sentimento concentrato, carattere che appartiene al Sublime, che un fresco viso e vermiglio non annunzierà mai se non allora soltanto che cesserà d’indicare un naturale vivo e giocondo. Diremo pure essere più lusinghevole, pel vero amor proprio, di commuovere e incatenare che di sedurre e attrarre. Continuamente voi incontrerete persone assai graziose, ma senza espressione morale, e sprovviste pure d’ogni indizio di sentimento: esse non commoveranno mai nè ammalieranno, se non quegli esseri di gusto robusto, che hanno avuto precedentemente il lor luogo nelle osservazioni nostre, ed a cui qualche fiata accade di darsi a dividere, sulle loro scelte, più assaggiatori e più difficili. Disgrazia che queste creature si belle, continuamente avvertite de’ loro fisici vantaggi dal riflesso delle grazie loro, privi [p. 70 modifica]d’attitudine ad un sentimento più dilicato, finiscono col cangiare lo lor vanità contro una folle presunzione. Ne emerge che non facendo nascere a loro dattorno alcuno attaccamento, esse provocano i soli desiderii dell’adulatore che ha mire particolari e che prepara la di loro ruina.

Molto ne dissi per ispiegare e rendere assai verisimile la differenza dell’effetto prodotto su molti uomini dal fisico della medesima donna; dimenticava io pure di comprendere, in queta impressione, ciò che unicamente appartiene alla naturale inclinazione che trae i due sessi l’un verso, e ciò che, per conseguenza, è suscettibile d’accordarsi con quella idea particolare di voluttà, di cui altri compiacesi a inviluppare il sentimento di ogni individuo. Avvegnachè, per quanto da me è dipeso, ho bramato trattare un tale soggetto senza uscire dai limiti d’un gusto dilicato.

Il Signor Buffon avea forse ragione a sospettare, come l’ha fatto, che la figura e i tratti che nell’uomo determinano i suoi primi desiderii, allora che sono ancora nuovi i suoi sensi, e che il suo cuore, in certo modo, è ancora in uno stato di verginità, servono a stabilire il tipo secondo il quale riceverà più o meno emozioni dalla presenza delle donne, secondochè queste si allontaneranno o si ravvicineranno a quel primitivo modello. Tale è secondo lui, la causa determinante d’una scelta, ove l’inclinazione abbandonata a se stessa si mostrerebbe molto meno difficile; tale è pure, secondo ei pensa, l’origine di quei capricci che, in amore, richiamano qualche fiata la nostra attenzione, e [p. 71 modifica]che sembrano non essere che il prodotto d’una fantastica idea.

Ritornando al gusto depurato, io sostengo che il genere di bellezza che noi esprimiamo accordando ad una donna una graziosa figura, è assai generalmente sentito allo stesso modo. Le opinioni differiscono meno a questo riguardo ch’altri non è disposto a crederlo. Le giovani Circasse e Georgiane furono riguardate come graziosissime da tutti gli Europei che portarono i loro passi nei paesi di cui son esse originarie. Non v’è da dubitare che in ciò la intendessero perfettamente coi Turchi, con gli Arabi, e i Persiani, gelosi da parecchi secoli di migliorare la loro popolazione col mescuglio di sì bel sangue. Si è pur osservato che la razza persiana si è sensibilmente perfezionata con questo mezzo. Ne è risultato un ramo di commercio esecrabile che con molto vantaggio a lor profitto eseguono i mercanti dell’India, incaricati di provvedere i serragli asiatici di queste belle creature: ciò che pruova fin all’evidenza che, a dispetto della moda e dei capricci, da cui van governate le diverse parti del mondo, quello che fu riconosciuto per Bello nell’una, presentasi collo stesso vantaggio nelle altre.

Che se comprendevasi nei motivi del giudizio a darsi sulla bellezza d’un oggetto quel che ne costituisce la parte morale o l’espressione, egli è certo che il gusto andrebbe soggetto a variare presso gli uomini al pari dello stesso sentimento morale, col quale ciascuno procede all’esame di diverse fisonomie. Tali donne, che non producono effetto sensibile a prima giunta, perchè non son graziose in un modo assai [p. 72 modifica]deciso, se voi lor lasciate il tempo di farsi meglio conoscere, termineranno coll’acquistare suffragi; e tanto men dubbia sarà la seduzione loro, che parranno, ad ogni istante, vieppiù abbellirsi; al contrario, una graziosa figura che mostra ad un tratto tutto quello che è, e tutto quel che può essere, non tarda a veder il suo successo seguito d’indifferenza; andrà quest’ultima sempre crescendo, cosa che accade, senza fallo, da che le attrattive non avendo un vero dritto a piacere che mercè i loro rapporti con morali sentimenti, ogni nuova scoperta, cui essi danno luogo, apre favorevol campo alle congetture, nel mentre che i vantaggi i quali, per essersi troppo messi in evidenza, non hanno più nulla ad aggiungere al loro primo effetto; raffreddano e spengono pura di gran lunga quel curioso desìo, senza cui l’amore manca bentosto d’alimenti.

Fra queste osservazioni collegasi da se stessa la seguente: il sentimento tutto semplice ed assolutamente fisico, onde sono attirati i due sessi, conduce per vero, nel modo lo più diretto, al gran fine della natura. Mercè l’esatto eseguire de’ voleri di questa potrebbe pur rendere l’individuo felice di un benessere innocente e senza artifizio; ma la sua facilità e la sua universalità hanno l’inconveniente di farlo degenerare in libertinaggio; d’altra parte, un gusto assai puro può servire a contenere ne’ giusti limiti una inclinazione che avrebbe spogliato delle sue grossolane affezioni, ed a cui egli avrebbe così dato un carattere di moralità e di decenza, perdendo di vista il gran fine della natura, ei non sollecita e non attende da questa molto più che [p. 73 modifica]ella non promette e che non ha d’ordinario? È assai comune l’osservare persone abbandonate a tal dilicato gusto traviarsi nelle loro vane ricerche di felicità.

Grossolano è il primo di questi sentimenti: eccitato da tutto gli oggetti, troverà per tutto onde aversi a soddisfare; il secondo è d’una natura affannosa; nel suo umore troppo esigente, non è occupato che da un oggetto, sola chimera nata da un desio irriflesso, e ch’egli adorna di nobili e belle qualità, di raro accordate a un essere solo e più di raro ancora messe in facoltà di quello che sarebbe degno di un tale possesso. Di là emergono i soprattieni apportati al legame coniugale; di là pure il ricusare ogni impegno, o ciò ch’è più deplorabile ancora, gli amari disgusti, inevitabile conseguenza d’una scelta che inganna la speranza, e che si fa scherno d’una troppo ingannevole aspettativa: accade pur sovente come del gallo di Esopo, assai sventurato per aver trovata una perla, quando un granello d’orzo gli sarebbe convenuto assai meglio.

Non ci sapremmo in questo luogo dispensare dal dire che in mezzo alle illusioni omai troppo seducenti in cui s’avvolge un tenero sentimento, non è che con molta riserva che debbe pensarsi a raffinarlo e ad idealizzarlo, se non si teme, volendo pur accrescerne l’incanto, di crearsi una sorgente di affanni e cordogli. Per poco che la cosa mi sembrarebbe possibile, io proporrei alle anime nobili di render puro, in esse soltanto, un tal sentimento sotto il rapporto delle loro abitudini e delle loro qualità che sono lor proprie, senza mai ricercare la stessa cosa in [p. 74 modifica]quelle d’altrui, senza voler altra cosa che un amabile e naturale semplicità nei godimenti che se ne aspettano. Nel caso però in cui potrebbero andare al di là, renderebbero gli altri felici, sarebbero felici esse medesime? più saggio in ogni ipotesi, è non fondare giammai troppe grandi speranze sulle gioie della vita e sul merito delle creature; giacchè colui che non conta in questa vita che sul mediocre, ha non solo il vantaggio di veder raro l’avvenimento restare al di sotto della sua aspettativa, ma ha pure a consolarsi qualche volta d’essere tutto sorpreso da perfezioni ch’egli avrebbe poco sospettate.

L’età finalmente, questo nemico della bellezza, non si ristà dal fare la guerra a tutte quelle attrattive; e successivamente, quando l’ordine naturale non è intervertito, le qualità Sublimi e nobili debbono sostituirsi a quelle che non sono che Belle, onde non avendo più la pretesa di eccitare l’amore, tanto più si assicura dritti alla stima.

Secondo io penso, dalla primavera dell’età, da che sopratutto è pervenuta al punto di perfezione in cui brilla la sua bellezza, dovrebbe una donna addirsi a rilevarne il merito, mercè di quella commovente semplicità, che anticipatamente la prepara alla nobiltà della nuova sua parte. Cominciando allora a indebolirsi la pretensione alle attrattive, la lettura e le cure dello spirito, senza troppo lasciarsi scorgere, dovrebbero succedergli; e sotto la direzione del marito, potrebbero le muse venir ad occupare il posto insensibilmente abbandonato dalle grazie.

Non intralasciamo noi d’osservare che la donna, quando per lei suonò l’ora della terribile [p. 75 modifica]vecchiezza, non appartiene meno al suo sesso, se cercando allora di conservar troppo una beltà che le rifugge, essa dasse ai suoi cordogli il carattere della disperazione, più scavarebbe sulla propria fonte l’odiosa impronta degli anni, e il loro disastro verrebbe accresciuto dall’umor loro increscevole ed affannoso.

Una persona di certa età, che avrà l’accortezza di prender parte alla società con un aria di bontà e di dolcezza, la di cui affidabilità avrà al tempo stesso allegria e ragione, che senza prender parte ai piaceri della gioventù, vi darà un consenso pieno di saggia indulgenza, e che portando la sua attenzione sù tutto, lascierà traspirare il contento che gli occasiona l’innocente gioia cui sembra meno sorvegliar che proteggere, una tal persona, io dico, sarà sempre più amabile di un uomo della medesima età, ed io non sò veramente se, presso a poco alla differenza del sentimento, non sarà essa careggiata più d’una donzella! Ben potrebbe esisterci un pò di misticità nell’amor platonico, palesato da un antico filosofo, quando diceva dell'oggetto della sua affezione: «Le grazie son riposte nelle sue grinze, e l’anima mia pare riposarsi sulle mie labbra, lorchè si avvicinano alla sua bocca appassita.» Ma simili pretese mal si convengono a quest’epoca della vita. Prossimo alla demenza è un vecchio amante; e i desiderii d’una persona dell’altro sesso, avvanzata nella sua carriera, non possono ispirar che disgusto. Quando siamo assai malcontenti per mostrarci con cattiva grazia, la mancanza non è giammai della natura, ma di coloro che commettono la sciocchezza di forzarla. [p. 76 modifica]

Hanno le donne un particolar sentimento pel Bello, per rapporto a quel che riguarda esse medesime, e pe ’l Nobile, per quanto debbon esse incontrarlo nell’uomo. Questo, al contrario ha sentimento deciso pel Nobile, come faciente parte delle sue proprie facoltà, e per il Bello, come dovendo incontrarlo nella donna: d’onde emerge che le mire della natura tendono a nobitare costantemente l’uomo mercè il semplice effetto della inclinazione di cui è l’oggetto, e ad abbellire la donna mercè la permanente azione della medesima molla. Così una donna avrà pochissimo a inquietarsi pel motivo che non possede certe qualità trascendenti, o perchè non le si affida la cura degli affari arditi e spinosi. Essa è Bella; essa incanta; e ciò è molto. Essa vuole di più nell’uomo tutti quei Nobili doni che le mancano, e l’elevazione dell’anima sua non si manifesta che in ciò ch’ella è degna di sentirne il valore. Senza ciò, come accadrebbe che tanti uomini di ben ordinaria figura, e qualche volta pure mal largheggiati in ciò dalla natura, malgrado tutto il loro merito morale, pervenissero ad affezionarsi donne si amabili e d’una grazia si seducente? L’uomo, al contrario, è ben più esigente in ciò che concerne gli esterni vezzi della donna: nella finezza de’ tratti di costei, nella sua dolce gaiezza e nella sua amabilità sostenuta, trova un ampio compenso dell’assenza dei talenti ch’è destinato a coltivare egli stesso, e che rientrano a far parte del suo personale appannaggio. Ben potrà la vanità o la moda dare una falsa direzione a queste inclinazioni; essa trasformerà, più d’una volta, un uomo in bellimbusto, ed una donna [p. 77 modifica]in amazzone e pedante; ma la natura, cui preme la sua gloria, sempre tenderà a ricondurla all’ordine primitivo.

Può giudicarsi, dietro queste osservazioni, qual possente influenza potrebbero i sessi esercitare l’un sull’altro, e quanto soprattutto sarebbe essa propria a rilevare la dignità del sesso virile, se astenendosi di secche istruzioni riguardo alle donne, più svilupparebbesi in esse quel morale sentimento, mercè il quale son esse chiamate ad osservare la nobiltà dell’uomo e le più sublimi qualità della nostra natura! Supponete che questa educazione le preparasse ancora a riguardare, con occhio di disprezzo, le smancerie de’ giovani damerini, ammettete per ultima conseguenza ch’esse non consentissero a dedicarsi che al merito vero, e giudicherete voi della forza d’azione di una tal leva sull’ordine sociale! E certo d’altronde che il potere delle loro lusinghe vi guadagnerebbe molto, poichè è dimostrato che tale incanto opera in proporzione della nobiltà delle anime che a se rende soggette, trovando le altre nella grossolanità de’ loro elementi il tristo privilegio di evitare una tal dipendenza. Ciò fu senza dubbio che indusse il poeta Simonide a rispondere, quando lo s’invitava a far sentire agli abitanti della Tessaglie le belle ispirazioni della sua musa; «Troppo rozzi son quegl’infelici, perchè possa un uomo, come son io, pervenir mai ad illudergli».

Tra i felici oggetti del conversare col bel sesso, si è stati autorizzati ad osservare che i costumi degli uomini ne divengono più dolci, più eleganti, più garbati i loro modi, e più accurato [p. 78 modifica]il loro esterno; ma non è ciò che un accessorio4, cui non conviene che noi attacchiamo maggiore importanza che non ne merita in realtà. L’essenziale si è che, nel rapporto dei sessi, l’uomo si perfeziona come uomo, e la donna come donna, cioè che tale gran molla della natura, agendo su d’entrambi nel senso della loro rispettiva destinazione, accresce la Nobiltà dell’uno e la Bellezza dell’altra. Conseguito una volta un tal fine, l’uomo, con una legittima coscienza del suo valore, potrebbe dire alla sua compagna; «non avrò il dono di farmi amare da voi, vi obbligherò almeno a volermi stimare». E sicura, a sua volta, la donna del potere dei suoi vezzi, avrebbe il dritto a rispondergli: «non sarà il nostro sesso onorato da voi come conviene che ’l sia, noi vi obbligaremo tuttavolta a careggiarci». Lorchè la condotta non si regola su questi principii, osservansi uomini cercar di piacere, affettando arie effeminate e qualche volta da donne (ma assai più di raro) aspirare al riguardo mercè di un tuono virile, e maniere disinvolte; fassi però sempre malissimo quel che si fa contra l’ordine voluto della natura. [p. 79 modifica]

Io amo d’immaginarmi ogni coppia ben unita, come un sol essere morale, governato ed animato dall’alta intelligenza dell’uomo e dal gusto della donna; giacchè, senza pretendere che si possa credere in questo maggior penetrazione fondata sull’esperienza, in quella maggior libertà e aggiustatezza nel sentimento, sembrami che, da una parte, appartenga ad un anima nobile il riguardare come il degno termine dei suoi sforzi, il contento dell’amato oggetto e che, da un altra banda, è proprio d’una bell’anima corrispondere a tali intenzioni, mercè d’una amabile e tenera compiacenza. In tali situazioni relative, ogni disputa di superiorità è mal collocata, ed ove si eleva, diventa il meno equivoco segno d’un gusto poco delicato e di male assortita unione. Da che il dritto di comando, contestato o nò, fa parte del trattenimento, i nodi sono omai rilassati. Avendo dovuto la sola inclinazione formarli, han cessato di esistere, tostochè il dovere ha bisogno di farsi ascoltare. Ogni pretesa della donna ad usurpare un tuono imperioso riesce estremamente rincrescevole; ricorrervi, per parte dell’uomo, non è meno imbecille che dispregevole. Nondimeno, tale è sventuratamente il natural pendio delle cose, che tal delicatezza e tal fiore di sentimento che dovrebbero continuare ad abbellire la vita coniugale, si alterano in un modo insensibile; brillanti di freschezza nei primi giorni, finiscono col cancellarsi sotto il contatto dell’abitudine e della leggiera collisione, ma continuamente ripetuta, de’ domestici interessi. È forse allora che l’abbandono dell’amicizia loro succeda; e sarebbe purtuttavolta a [p. 80 modifica]bramarsi che prezioso resto degli antichi amori ancor proibisse contra l’indifferenza o la sazietà, il gustare del piacere medisimo, in cui ogni unione trovò la sua causa determinatrice.



Note

  1. Potremmo citare, tra noi, (Francesi), per pruova di questa verità, la maggior parte delle nostre donne celebri per le loro cognizioni, e specialmente le signore Dacier, La Fayette, Maintenon, Sevignè, Rolland, ec.

    (Keratry)

  2. Nella Severità del nostro giudizio, noi l’abbiam chiamata più innanzi virtù adottiva; bramando quì di distinguerla in più favorevole modo, la chiameremo, in un senso generale bella virtù.
  3. Avendo sventuratamente tutte le cose di questo mondo la loro cattiva parte, torna dispiacevole che questa specie di gusto degeneri, più facilmente che un altro, in libertinaggio; giacchè dal momento in che una seconda persona può ben spegnere que’ fuochi che accende una prima, non vi son molte dighe che non possa oltrepassare sì poco delicata inclinazione.
  4. Tal conquista della civiltà sui costumi, manca insensibilmente di pregio, se si osserva che gli uomini, che sono stati di buon ora assai di frequente menati nelle brillanti società, in cui danno il tuono le donne, divengono assai generalmente esseri frivoli e noiose persone. È raro che se ne faccia alcun conto in un circolo d’uomini, in cui mal saprebbero apportare il gusto d’un intrattenimento, che per essere animato, non deve esserne men solido, e in cui il conversare serio e brioso ad un tempo, sarebbe senza interesse, se non si raccomandasse con certo scopo di utilità.