Estratti savonaroliani

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Girolamo Savonarola/Francesco Guicciardini

Roberto Palmarocchi XV secolo Indice:Guicciardini, Francesco – Scritti autobiografici e rari, 1936 – BEIC 1843787.djvu Estratti savonaroliani Intestazione 17 maggio 2021 75% Da definire

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APPENDICE

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ESTRATTI SAVONAROLIANI

11 di gennaio 1494 [1495].

Fate quattro cose: prima, el timore di Dio; secondo, el bene commune; terzio, la pace universale; quarto, la riforma; e se fate questo, Firenze sará piú gloriosa e piú ricca che mai; e se avessi fatto quanto t’ho detto, aresti ora riavuta Pisa, e si saria dilatato lo imperio tuo, ed io arei detto, a quelli che governano, el modo che avevano a tenere e dove si sarebbe dilatato; ma la vostra incredulitá non merita che io te lo dica: e piú ti dico, che se tu non farai quello t’ho detto, io me ne voglio andare a Lucca a predicare; la quale sará poi forse lei la eletta di Dio, ed io piangerò la tua desolazione e le tue tribolazione.

Andai per te al re di Francia e lo placai, non io, ma Dio; che sapevo el secreto che tu avevi a andare male, Firenze.

Firenze, se tu sarai ingrata, Dio fará a te come a Ierusalem, che ebbe l’ultimo esterminio, perché t’aveva eletta come elesse Ierusalem.


13 januarii.

Io sono certo di quello ho predetto, piú che io non sono che io tocco questo legno; perché questo lume è piú certo che non è el senso del tatto, ed è giá 15 anni e forse 20 che io cominciai a vedere queste cose; ma ho cominciato a dirle da 10 anni in qua; e prima dissi qualcosa a Brescia dove io predicai: di poi volle Dio che io venissi a Firenze che è lo ombilico di Italia, perché tu ne dessi notizia alle altre cittá di Italia. Credi adunche Firenze, e non pensare che sia passato el flagello, perché io vedo la spada che torna indrieto;1 la Chiesa s’ha a rinnovare; il [p. 286 modifica]che pruova per dieci ragione, e ti dico che la Chiesa s’ha a rinnovare e presto, e di poi gli infedeli s’hanno a convertire, e sará presto.

Nota prima la rinnovazione e poi la conversione degl’infedeli.

Veddi una spada che vibrava sopra la Italia, e molte altre cose quali specifica: e di poi quella spada voltare la punta in giú, e con grandissima tempesta e flagello dare tra tutti costoro, e tutti flagellava: la spada che vibrava, io te lo voglio pure dire, Firenze, è questa del re di Francia che si va mostrando a tutta Italia che non ha ancora voltato la punta in giú, perché Dio v’ha aspettati a penitenzia.

La rinnovazione la dice Dio.

Ricordati che quando si diceva: — el re di Francia verrá; e’ non verrá — che io dissi che Dio andria di lá da’ monti, e lo piglieria per la briglia, e merrebbelo di qua a dispetto e contro alla opinione di ciascuno. Ricordati che io ti dissi che non varrebbono niente le gran fortezze e le gran mura, e che non varrebbe niente la tua gran sapienzia, e che tu piglieresti ogni cosa a rovescio, e che non sapresti che ti fare. Ricordati che quando la saetta détte in sulla cupola, che quella mattina mi uscí di bocca questa parola: «Ecce gladius Domini super ter rovi cito et velociter», e che ti dissi che l’ira di Dio era commossa, e che la spada era apparecchiata, e che doppo molti impedimenti nel fornire l’arca e serrarla, non fu prima che fornita, che venne el diluvio; e fu quel di per andare qui sottosopra dalli franciosi.

Firenze, Dio t’ha eletta per sua; se non vorrai fare penitenzia e convertirti, lui ti reproverá ed eleggerá altri; cosí sará vero come io sono quassú.

Io predissi parecchi anni innanzi, la morte di Lorenzo de’ Medici, la morte di Innocenzio, la mutazione qui dello stato, e che si muterebbe el dí che el re di Francia sarebbe a Pisa: non l’ho detto publice, ma a persone che sono qui a questa predica.

El coltello verrá cito: non dire che sia uno cito dello Apocalisse che sta centinaia d’anni: el tempo determinato non si dice, perché gli uomini non si alienino da fare penitenzia; che se io ti dicessi: la tabulazione ha a venire di qui a 10 anni, diresti: io posso tardare a convertirmi.

L’Italia è apunto ora nel principio delle tribulazione. [p. 287 modifica]


17 januarii

Se tu non fai quello t’ho detto delle sei fave, si guasterá ciò che avrete fatto, e rovinerete.


18 januarii.

Se non vivrete alla semplice, Iddio ve lo fará fare con una guerra grande e con una grande pestilenzia; tenetelo a mente, sapete che io ve lo dissi in San Lorenzo tre anni fa.

Quello che si fará grande in Firenze, rovinerá.


20 januarii.

Bisogna che la spada rarifichi prima, e poi si ridurrá ogni cosa alla semplice.

È necessario che la Chiesa si rinnovi, e poi si convertiranno e’ turchi; e dicovi che vedrete presto la conversione loro, e molti che sono qui la vedranno.


25 januarii.

Questa opera andrá innanzi a dispetto di tutto el mondo.

Io v’ho detto che verrá la spada, carestia e pestilenzia, e che la Italia andrá sottosopra, e dissilo quando non si vedeva nulla per la Italia, e che si piglierebbono le fortezze con le meluzze; ed ora ti dico che uno barbiere solo non può radere tanta gente; verrá un altro barbiere, e Roma ed Italia andrá sottosopra ed ará tante tabulazione, quante avessi mai, da poi che fu chiamata Italia. Guai a chi non crede.

Io renunzio allo stato, né voglio impacciarmi piú delle sei fave; io me ne andrò alla mia cella; non mandare piú per me, che se venissi el re di Francia e lo imperatore, io non verrò.

Gli infedeli si convertiranno alla nostra etá.

Reputate che ogni cosa sia per lo meglio, e quando ancora mi vedessi amazzare, reputate che sia per lo meglio, e non vi scandalizzate.

Le cose nostre andranno a ogni modo innanzi, ma con danno di chi n’è causa, e saranno tutti puniti.

Firenze, Firenze, tu vedi che Dio è adirato, e non credi ancora? Io ho giá veduto uno bello giardino, che in uno tratto è stato guasto: la pestilenzia spaccerá ogni cosa, la carestia guasterá moltissime cose, la guerra el resto. Non vedete voi che di qui a 4 o 5 mesi saranno le biade bianche, et prope est estas? Allegratevi, buoni, che presto verrá la vostra redenzione. [p. 288 modifica]

E’ digiuni e sette psalmi che io v’ho fatto dire tutta questa settimana hanno fatto frutto; che se non gli facevi, era certa cosa speciale... io non voglio dire che; basta, hanno fatto frutto.


La ottava della Annunziazione a dí... di aprile 1495.

Dissi a te popolo fiorentino che tu facessi la pace universale con lo appello dalle sei fave ed el consiglio grande, e che Dio voleva che da qui innanzi la cittá si reggesse a questo modo; alla quale voluntá nessuno potrebbe resistere, perché lui farebbe diventare nere le fave bianche, cioè muterebbe e’ cuori di quegli che contradicevano.

Procurai la separazione dalla congregazione di Lombardia, mosso da quello lume medesimo per el quale ho predetto le cose future.


Florentia dilecta Deo.

Disse la Vergine: Tutte le grazie promesse da Dio a’ fiorentini, ancora che fussino state revocate per la loro incredulitá, saranno restituite, e Firenze sará piú gloriosa, piú potente e piú ricca che mai, ed estenderá le ale piú che mai facessi, e piú assai che molti non pensano; e riará tutte le cose perdute, e tutte l’altre se piú ne perderá; ed acquisterá delle altre assai che non furono mai sue, e guai a’ sudditi suoi che si ribelleranno da lei. E giá 4 anni, fu in questo lume medesimo predetto a’ pisani che in questa tribulazione cercherebbono la libertá, e che la sarebbe la ruina loro; la rinnovazione della Chiesa non può essere sanza grande tribulazione, massime in Italia; però anche Firenze n’ará, ma sará la manco flagellata tra le cittá flagellate. E vidi in una palla descritta Italia tutta sottosopra, e molte cittá grande andare sottosopra e piene di grandissime tribulazione; le quali non nomino perché non mi è concesso; ed alcune non tribulate di fuori erano tribulate drento: e veddi anche Firenze tribulare, ma non tanto quanto l’altre tribulate; e vidi in un’altra palla la cittá di Firenze tutta fiorita di gigli che si estendevano su per e’ merli fuori delle mura da ogni parte molto dalla lunga, e li angeli sopra le mura intorno intorno la guardavano, ed io dissi: Madonna, e’ mi pare bene conveniente che e’ gigli piccoli si coniunghino co’ grandi, e’ quali in questo tempo hanno cominciato a estendersi; ed e’ vicini di Firenze che si rallegrano del suo male aranno maggiore tribulazione che Firenze; e questa promessa è assoluta e sará in ogni modo: ma aranno tanto piú o manco [p. 289 modifica]tribulazione, quanto piú e manco faranno bene. E dimandata quando haec erunt, rispose: cito et velociter; ma di’ loro che cosí come quando tu cominciasti a predicare e’ flagelli di Italia in Firenze, giá sono 5 anni, benché altrove siano giá piú di 10, quando tu dicevi: cito et velociter, soggiugnevi: io non dico questo anno, né questi due anni, né 4, né 8, e non passavi mai e’ dieci; e nondimeno el flagello è venuto innanzi e piú presto che non si credeva; cosí ora di’: io dico cito et velociter, né determino el presente mese di aprile, né luglio, né settembre, né uno anno, né dua, né sei, né altro tempo determinato, ma cito et velociter, e sará forse piú presto che molti non credano.


Nel compendio fatto non so quando.

Doppo questa predicazione ho molte volte predicando detto e riconfermato, che el re di Francia è stato eletto da Dio ministro della sua iustizia, e che lui sará vittorioso e prospererá, etiam se tutto el mondo gli fussi contrario. Vero è che come particolarmente ho detto a lui, per conservarlo in umilitá, e per e’ mali che fanno e’ sudditi suoi, se lui non gli corregge, ará di molte tribolazione, e massime se non tratterá bene Firenze; ita che Dio gli fará rebellare e’ popoli, e daralli molte difficoltá, perché Dio vuole che e’ sia amico e fautore della cittá di Firenze, eletta da Dio per principio della reformazione di Italia e della Chiesa; e se non vorrá essere amico de’ fiorentini per amore, Dio lo fará essere per forza: ma se si umilierá e ricognoscerá, non sará summerso dalle tribolazione; anzi, poi che sará umiliato e purgato, si leverá poi su vittorioso; e quando parrá che totalmente sia estinto, allora risorgerá con vittoria, ed osservando quello che Dio gli ha fatto dire, acquisterá grande regno: altrimenti faccendo, e non seguitando la via che piace a Dio, potria essere reprobato da Dio come Saul, ed in luogo suo elettone un altro a questo ministerio, come fu eletto David in luogo di Saul; perché queste promesse e grazie fatte a lui sono condizionate; ed osservando quanto abbiamo detto, sará sanza dubio vittorioso ed acquisterá gran regno; altrimenti a gran pericolo andrá el fatto suo, e se le orazione de’ iusti non lo aiuteranno, sará reprobato. Qualunque cittadino drento o fuori tenterá mai farsi capo in Firenze, o guastare el governo presente, Dio punirá gravemente lui e la casa sua e seguaci, e tutti capiteranno male; e se e’ fiorentini continuano nel ben vivere diminuiranno gran parte [p. 290 modifica]delle loro tribolazione, faranno venire le grazie piú presto, e ne saranno partecipi loro ed e’ figliuoli, benché molto piú e’ figliuoli che loro; e se notate in un libro tutti quelli che credono e quelli che non credono, vedrete che e’ sette ottavi delle tabulazione toccheranno a quelli che non credono.


1495 [1496] 172 febrarii prima Quadragesimae.

Molti mi fanno la guardia per paura che io non sia tolto: io non mi curo della vostra guardia, benché io condescenda alla vostra fragilitá.

Piovendo forte la notte di carnasciale, che s’aveva a fare la processione, vi fu detto dal predicatore che predicava allora, che non pioverebbe e che sarebbe buon tempo; e cosí fu.

Dio v’ha fatto gran grazia faccendovi predire le tabulazione che presto hanno a venire, anzi giá sono presente.

Credo che per la vostra incredulitá, Dio da qui innanzi mi serrerá la bocca, che io non potrò dirti piú cose future, se non forse poche.

Tu hai paura di un barbiere solo; credi a me, che saranno piú di dua che raderanno l’Italia insino alle ossa.

Donne, una gran pestilenzia vi fará lasciare le vostre vanitá e le vostre pompe.


Secunda Quadragesimae.

Amos profetò piú di 20 anni innanzi. — O dunque, abbiamo anche noi a stare tanto tempo? — Io non ti dico cosi, ma sará piú presto che tu non credi.

Verrá tempo che si lascerá ogni cosa, non si troverrá chi lavori la terra, morrá molta gente, piangerá tutta Italia, piangerá tutto el mondo.


Tertia Quadragesimae.

Firenze, se tu vuoi vivere bene, credi che Cristo è el tuo re: e’ fanciulli l’hanno chiamato per suo e tuo re; chiamalo ancora tu.


Prima Dominica Quadragesimae.

Figliuoli miei, io dico a voi fanciulli, che avete a essere quegli buoni cittadini che avete a godere el bene promesso da Dio a [p. 291 modifica]questa cittá; e’ verrá tempo che voi vedrete che molti luoghi verranno a voi per consiglio come s’abbino a governare, e vorranno pigliare modo di riformarsi dal vostro governo.

Tu sai che io ti dissi giá, che Dio voleva che io fussi tuo padre, e te lo dissi innanzi che venissi el re di Francia, ed innanzi che io andassi a Pisa al re.

Succendam ignem in muro rabath; è interpretato peccatum grande, cioè nelle case di coloro che hanno el peccato grande, idest che cercano guastare el consiglio, io metterò fuoco nelle case loro. In ululatu, in die belli et in turbine; questo sará uno di pieno di ululato e di turbulenzia, el quale io non ti voglio dire al presente, quando ha a venire; et in die commotionis; el dí della commozione verrá a ogni modo, e commoverassi tutto el mondo; ma non ti voglio ancora dire, quando sará questo dí.


Lunedi post prímam.

Se verrá mai tempo che io possa aprire la bocca, io dirò cose che io vi farò maravigliare; pregate Dio che m’apra la bocca, che io dirò cose che farò stupire tutto el mondo.


Martedí post primam.

Invehe lungamente contro a’ capi del Clero, e poi dice: Io non posso ancora; ma se io posso aprire un dí una chiavicina, io farò ancora meglio intonare tutto el mondo; ma la cosa si va strignendo, e bisognerá scoppiare; e dirò cosa che farò stupire tutto el mondo.

Amazzami quanto vuoi, che io non me ne curo; mori pro Cristo est vivere; facci oggi la vigilia, domani la festa; che tu vedresti poi, se io fussi morto.

Questi fanciulli saranno quelli buoni cittadini che aranno a godere le grazie di Firenze, ed a fare ogni cosa, perché se’ padri loro non vorranno fare quello che gli è stato detto, saranno reprovati; e questi fanciulli saranno gli eletti.

Italia Italia, Roma Roma, el Signore verrá, e caccerá e’ cattivi della Chiesa sua; sará tanta mina, tanta la occisione, che vorrai lasciare e’benefici, e dirai: ohimè che non fussi io mai nato in questo tempo.

Italia Italia, Roma Roma, e’ verranno uomini che non aranno discrezione alcuna, e forse di luogo che tu non sai. [p. 292 modifica]


Giovedí post primam.

Se tu non fai penitenzia, tu camperai pochi anni, credimelo a me: e se non sará poi cosí fa’ ardere questo frate in su la piazza.


Venerdí post primam.

Italia ará tante tribulazione quante l’avessi forse mai piú.


Sabato post primam.

Resteranno pochi uomini, e verrá tempo che si dirá: guai a quella casa che ha cherica rasa, se non viverá bene.

In San Pietro di Roma e negli altari vi andranno le meretrici, e faranno stalla di cavalli e di porci, che vi si mangerá e berá e farassi ogni sporcizia drento.

Dio taglierá la potenzia dei prelati.


Secunda Dominica Quadragesimae.

Voi dovete fare provvisione alla pestilenzia, la quale sará in ogni modo, né solo in Italia, ma ancora fuora di Italia.

Io non cognosco e’ vostri cittadini, ma per quello che intendo, credo che abbiate fatto una buona elezione di questa Signoria.


Martedí post secundam.

Preghiamo Dio che differisca ancora per qualche tempo questa pestilenzia, almeno tanto che noi possiamo espedire le nostre predicazione.

O cattivi di Roma, voi andrete in cattivitá: Roma, tu sarai fatta stalla di cavalli.


Mercoledí post secundam.

Voi non volete fare iustizia, né cosa buona; e però dico che prima arete tribulazione e morranno e’ cattivi, e di poi e’ buoni aranno le grazie.

E’ morrá di molta gente; non so determinare el numero, ma a Firenze ne morrá manco che altrove.

El governo ha a venire in ogni modo in mano de’ buoni, e Dio torrá la potestá alli cattivi.


Venerdí post secundam.

Tu che scrivi a Roma, tu vai scalzando uno muro che ti rovinerá d’adosso; perché chi contradice a questa opera, [p. 293 modifica]contradice a Dio, e questa opera a ogni modo andrá innanzi, e se tu amazzerai me, Idio per uno ne susciterá dieci.

Se Dio mi lascia aprire la chiavetta, io farò stupire tutto el mondo; pregate Dio che la s’apra, perché aperta quella, s’aprirranno dimolte altre cose.


Tertia Dominica Quadragesimae.

Firenze, Firenze, tu sarai turbata. Egli è vero che tu arai tutti e’ beni che ti sono stati promessi; ma a questo non repugna che sia amazzato quello o quell’altro, e che caggia una casa addosso all’altra, e che ci abbia a essere uno grande fracasso.

Tu hai voglia che ti sia arsa la casa, e di capitare male innanzi che tu ti unisca, e di poi si fará l’unione a Firenze; e non repugna a quello che ho detto qui, abbi a essere uno grande fracasso ed uno grande sangue; non dico giá che gli abbi a essere a ogni modo.

Firenze, se tutto el mondo ti fussi contro, guarda quello che io dico, che io me ne voglio ridere, e se non gli scacciamo tutti fammi ardere in sulla piazza.


Lunedí post tertiam.

Scrivi a Roma che l’ha a essere reprobata, e che Dio eleggerá Ierusalem un’altra volta.

Questa veritá io sono parato a difenderla contro a tutto el mondo ed insino alla morte, e difenderolla con ragione e con cosa ancora fuori di ogni ragione, quando io te lo dirò.


Martedí post tertiam.

O Italia, o Roma, io ti darò nelle mani di gente che ti dissiperá insino ai fondamenti; condurrò tanta pestilenzia che poca gente resterá; condurrò in Italia ed in Roma uomini bestiali, uomini crudeli che saranno affamati come leoni e come orsi, e morrá tanta gente che stupirá ognuno; credetelo a questo frate, che non sará gente che sepellisca e’morti: andranno gli uomini per le strade gridando: — chi ha morti gli porti fuora, — e rarificherassi la gente in modo che ne rimarranno pochi: nascerá l’erba per le strade delle cittá.

Le parole di Amos s’adempieranno in questo tempo, secondo che io ti espongo; e voglio che tu sappia stamattina, che quello che io t’avevo a dire prima a semplice parole, io te l’ho a dire [p. 294 modifica]sopra le parole di Amos, che s’ha a verificare in questi tempi apunto come io te lo espongo.

Se Roma e Italia fará penitenzia, non saranno questi mali; ma non credo la faccino.

Se io fussi bene morto o cacciato, non si spegnerá questo lume, perché è attaccato in molti luoghi ed in tutte le religione, e tu lo vedrai suscitare in molta gente, e leverannosi su molti contra e’ loro medesimi e del loro ordine, e susciterassene per tutta Italia ed a Roma; e giá vi è acceso di questo fuoco in vescovi, prelati e cardinali; e se tu ne spegnerai uno, ne verranno degli altri e piú forti; ed io sono per difendere questa veritá, o voglinla fare con ragione, o per altri mezzi che non ti voglio dire adesso, o per via naturale o sopranaturale.


Mercoledí post tertiam.

Non si potrá mai acconciare la Chiesa, né a Firenze né altrove, se non muore prima di molte gente, e che si vadia gridando per le strade: — chi ha morti? —.


Giovedí post tertiam.

E’ turchi si convertiranno alla fede, ed in Turchia sará tutto lo spirito.

E’ non è ancora el tempo; verrá bene el tempo tuo, che tu potrai fare di me quello che tu vorrai, sed adhuc modicum tempus vobiscum sum.

El Signore m’ha comandato che io profeti el flagello, undique sunt angustiae; se io lo fo, perderò el corpo; se io nol fo, io perderei l’anima.

Italia, tu hai a andare sottosopra; Roma, tu hai a andare sottosopra e sarai svelta insino alle radici; Firenze, tu hai a avere delle tabulazione, perché non vuoi ancora vivere bene.


Sabato post tertiam.

Se io non avessi lume alcuno di quello che ho predetto, solo per ragione naturale ne crederrei el medesimo che ora ne credo.


Quarta Dominica Quadragesimae.

Che diresti tu, se io t’annunziassi el tempo che le tribulazione saranno finite, non dico el tempo che le cominceranno, ma quando saranno finite? che te lo saprei annunziare, ed el quale sará [p. 295 modifica]presto; e non è qui nessuno tanto vecchio che non vi si possa trovare; sí che se io ti dicessi el tempo che le saranno finite, tu tremerresti; ma io non tel posso dire, ché la chiave è serrata.

Questo governo l’ha fatto Dio ed è buono: tu n’hai pure veduto qualche segno; ma ascoltami un poco, ed odi le mie parole ed apri bene gli orecchi; io ti dico che verrá un dí un tal disordine che fará uno grande ordine; e dicoti che verrá un’acqua che si spargerá per la campagna e fará un tal disordine, che fará un grande ordine, e poi tornerá el fiume al letto suo; intendimi bene ed aprimi bene l’orecchio, Firenze; qualche volta bisogna fare disordine per fare poi ordine, e però messer Domenedio fará fare un dí uno disordine, che poi stará in pace ogni cosa.


Prima maii 1495.

El diluvio comincia a venire, e comincia a gocciolare ogni cosa; lascereno ora predicare a Dio; e la spada, che io ti dissi che era venuta, ma era nel fodero, è cominciata a cavarsi un poco fuora; e l’ho vista cosí un poco fuora, ma non è ancora tutta fuora.

Oggi è el primo dí di maggio, e non sanza cagione e misterio te lo dico; comincia a numerare oggi che è el primo dí di maggio, e vedrai quanto sarai dalla lunga; io non ti dico domane; ma tu dirai: — Be’ frate, sai tu el dí determinato? — Forse che sí. — Be’, se tu lo sai, perché non ce lo di’? — Dimmi, perché non ti dice Dio el dí che tu hai a morire? Perché non è tua utilitá; perché tu diresti: — io voglio fare male insino a quello tempo, e poi mi emenderò; — e questo non saria tua salute.

Firenze, se tu ti vedessi spogliare insino alla camicia e non ti rimanere niente, non ti turbare; se tu ti vedessi bene morta, cioè come era Abraatn morto al generare secondo la natura, quello che t’ho detto sará sanza alcuna dubitazione, se bene tu fussi in ogni grandissima tribulazione.

Firenze, io ti dico che el Signore ne viene a sproni battuti, ed ha la mano in sulla spada.

Io sono inspirato da Dio che io non ti dica piú dello stato, e cosí farò; quale sia la causa dimandala a lui.


Tertia maii.

Dio ha deliberato scacciare e’ pastori e gran maestri di Italia; né gioverá loro sapienzia o potenzia; e vuole fare venire de’ [p. 296 modifica]buoni; e beato a chi si troverrá a quello stato; e non è nessuno qua che secondo el corso naturale non vi potessi essere, perché non veggo qui uomo tanto vecchio che non se gli potessi trovare, secondo el corso naturale.

Firenze, se tu ti vedessi in sí gran flagello, che tu fussi spogliata insino alla camicia, e che non ci rimanessi se non uno fiorentino, credi che quello che ho detto verrá. Questi che dicono, quando io dicevo: ecce gladius domini etc ., che non è però stata gran cosa; dimmi, sciocco, che credevi tu che fussi, o che vorresti che fussi, che cadessi el cielo? Cosa da sciocco!

Altri luoghi e cittá si convertiranno alla buona vita ed a questa semplicitá; e piglieranno el modo del vivere da te.


10 maii.

La Chiesa si rinnoverá per gladium, e non si può fare senza grande fracasso; come chi vuole rinnovare una casa tutta guasta la getta tutta in terra e ne cava qualche pietra buona per riedificarla, e aggiugnergli dell’altre pietre e cosí rinnovarla; e questi saranno e’ turchi che si battezzeranno, e sará presto; io non dico questo mese, né quell’altro, né quell’altro; ma sará certo e presto.

Non ti dissi l’altro dí, che avessi a rimanere uno fiorentino solo; fu detto per modo di parlare, perché ne rimarranno molti, perché Firenze ha avere manco tabulazione che nessuna altra cittá di Italia.


17 maii.

Se tu rimanessi in camicia, Firenze, spera: non che io dica che tu abbia a rimanere in camicia, ma questo è uno modo di parlare.

El lione ha la febre ora, ma guarrá presto e graffierá le bestie che ora lo mordono; ma ci sono molti cattivi che hanno immaginato una cittá a suo modo; ma questi loro castelli in aria rovineranno. — Be’ frate, che s’ha a fare? — S’ha a fare una cosa che io non la voglio dire, perché è dello stato; ma a ogni modo Dio la fará.

Quando sará el tempo delle tue grazie, Firenze, le verranno; e se ti vedessi rimanere in camicia abbi fede, perché allora sará qui pieno di angeli, ed uno ne scaccerá mille, e dieci ne scaferanno diecimila. [p. 297 modifica]

Firenze, se tu arai delle tabulazione sará per tua gloria; e se tutto el mondo, e tutti li signori del mondo facessino lega, e venissino alle tue mura contro a te, tu hai finalmente a vincere ognuno.


24 maii.

Tu arai ancora Pisa a dispetto di tutto el mondo, e dell’altre cose ancora che non sono state mai tue.

Firenze, Dio ha deliberato che tu ricognosca el tuo bene da lui; e non solo tu lo cognosca, ma tutta Italia, che Dio t’ha eletta che tu diffonda come capo e cuore a tutte l’altre membra, perché di te ha a uscire questo lume.

Ora è el tempo delle tabulazione; però fate orazione, che bisogna per una cosa che io non voglio dire ora. Pregate el Signore che adempia quello che ha promesso, ed apparecchiátici allo Spirito Santo, che allora vi dico che sará manifesta questa cosa.

Firenze, io non t’ho detto che tu facci lega, né che t’accordi piú con uno che con un altro; io t’ho detto el ministro di Cristo, e che verrá ancora degli altri barbieri a radere Italia e Roma.


Di Fra Domenico de’ 25 di settembre 1495.

Gli angeli ci hanno inspirato una buona novella che Cristo è fatto capo di Firenze; ma non si scuopre ancora per e’ peccati de’ cattivi uomini; tamen si scoprirrá e vincerá ed otterrá; e vedrallo tutto el mondo, e Firenze sará gloriosa e sposa di Cristo, el quale sará suo capo.

Fate orazione, che el capo di Firenze, Cristo, si scuopra; ma sono causa e’ mali cittadini che fanno male drento e fuora, e sono ancora e’ principi uniti contro a te per causa che non si scuopre per ancora in Firenze; ma come Cristo si scuopre capo in Firenze, quegli che vogliono guastare si spacceranno, e presto darannosi gli ufici a’ buoni e virtuosi.

State di buono animo, che, quando sarete passati le male acque, arete ogni cosa: e’ l’ha fatto questo la Vergine Maria, non in venerdí sera, né in mercoledí sera, ma in sabato sera; lei, dico, l’ha fatto; orsú, buone novelle.


Fra Ieronimo 11 octobris [1495].

Cristo è re di tutti e’ cristiani, ma è piú speziale re di quello luogo, dove piú spezialmente è celebrato el culto suo; e perché [p. 298 modifica]in Firenze da qualche tempo in qua si è cominciato a spandere piú el suo lume, però è piú spirituale re di Firenze che degli altri luoghi; e non credere che questo sia una bubbola.

Se voi non farete bene, Dio saprá levare via voi, e dare le grazie promesse a’ vostri figliuoli.

Non temete che nessuno venga qua a guastare questo stato, perché t’ho detto, e ti annunzio, che lui capiterá male, e chi el seguiterá e le case loro.

Ogni volta che tu vedessi che fussi diviso questo governo, Firenze saria dissipata; ma tu non lo vedrai.

Queste parole, se io mento, mente Dio, l’ho detto solo quando ti ho detto qualcosa da parte di Dio, e questo non è inconveniente.

El Signore poi che ará conquassato molti luoghi, te gli dará nelle mani; tu vedrai la piú bella vittoria del mondo.


18 octobris.

Sapete che ora fa l’anno, la domenica innanzi ognisanti, io ti dissi che Dio m’aveva datovi per vostro padre.

Bisogna fare bene: ricordatevi di quello esemplo di quella cittá di Francia che fu messa a sacco dagli unni, dove era Nicasio vescovo ed Eutropia sua sorella: non v’ho detto questa istoria perché di voi abbia a essere cosí, ma per dimostrarvi la bontá e sapienzia di Dio.


25 maii 1495.

E’ tepidi ed e’ cattivi sono quelli che per la maggiore parte hanno a morire; e rimarrá piú assai de’ buoni, e’ quali saranno per la semente; ed assai de’ tepidi per la pestilenzia n’andranno.

L’augumento tuo, Firenze, sará per bene spirituale, perché tu possa spandere meglio questo lume.


28 maii.

Firenze, tu non hai a perdere uno minimo campo, né uno minimo castello.

Questo lume s’ha a spandere per tutto, e sono giá degli illuminati in tutta Italia.

La spada che io dissi che vibrava sopra Italia sta pendente, e non è totalmente ancora una volta con la punta in giú; ed ha a venire ancora degli altri barbieri a radere Italia; e se costoro [p. 299 modifica]avessino 10 milioni di uomini d’arme, e le rocche di diamanti, non varrá loro nulla, e questi uomini d’arme saranno scacciati da’ fanciulli.

Io intendo che è venuto certa tempesta; costoro dicono pure per loro astrologia, che è cosa naturale; ed Idio dice che sono tutti particulari segni che Dio è adirato. Io ti dico: Italia fa’ penitenzia, perché Dio ha mosso contro a te el cielo e la terra, e non è ancora nulla, rispetto a quello che sará; el diluvio cresce e l’arca si leva da terra; tu vedi la carestia grande: fa’ orazione, massime pe’ poveri; tu non sai se tu ricorrai paglia; la pestilenzia sará per li tiepidi, frati, preti e monache, e la carestia pe’ poveri.


31 maii.

Firenze, Cristo verrá quando tu non arai speranza alcuna, e ti consolerá e liberratti in un tratto; né gli mancherá modi. E pone l’esercito di Benadab re degli Assiri, quando era a campo a Sammaria.

Non sai tu quando io ti dicevo: Eccolo, eccolo, e’ ne viene! tu non credevi cosíi; ora ti dico che verrá ed andrá sottosopra la Italia, e tremeranno, quando non sará ancora apresso: e farassi a dare e tôrre questa volta, ma verrá degli altri barbieri.

A Roma sará la ruina, a Ierusalem el fervore della fede.


8 juini.

Non dite: — Roma non ará piú nulla, egli è passato; — perché a ogni modo andrá sottosopra; ma non t’ho detto ancora da chi, né quando, né come.

Se vorrete guastare el consiglio non potrete, perché Dio non vuole.

Se voi farete quello vi dico, cioè orazione e penitenzia, non dubitate che quello secreto che io ho in me, io ve lo potrò dire, ed areno una bella cosa; ma se voi non farete quello che io dico, la mi sará cavata delle mani; tu mi debbi credere, perché io non t’ho mai ingannato.

Io t’ho detto che s’ha a fare una cosa che manca; fatela, e rilasciate ogni cosa in mano di Dio.

Seguitate pure di fare bene, che io so bene io, quello ho nelle mani. [p. 300 modifica]


9 junii.

Non abbiate paura di cittadino drento o di fuori, che io vi dico che mai leverá capo qua.

Non allentate le orazione per quella grazia che io ho nelle mani, perché se le allentate, voi ve la perderete.

Dio ti dará, Firenze, delle cittá munite e forte, le quali tu terrai sanza carico di conscienzia.


14 junii.

Tu di’ che Roma non ha avuto nulla e che l’è ora fuora di questo giuoco; ed io ti dico che tu non ti immagini bene; lascia pure venire gli altri barbieri.

Firenze tu non hai fede, però Dio ti vuole condurre in luogo che tu non abbia rimedio alcuno, perché tu ricognosca da lui e non dalla tua sapienzia.

Alcuni dicono: — Roma non avrá piú nulla.

— Tu non sai bene. — O quando? — Sará forse in tempo che tu non credi e che non si aspetterá, e vorrá forse trovare gli uccellini in gabbia.

Verranno degli altri barbieri, e Dio ha giá cominciato a pigliargli pel naso; e diceva: su su, apparecchiati a andare.


21 junii, quando tornò dal re Carlo.

El vento delle orazione ha mandato via questo nugolo, e se non fussi stato l’aiuto che t’ha fatto Dio, guai a te.

El cito et velociter, è stato presto; tu vedrai un altro cito piú presto che non è stato questo altro.

10 ho seminato semente buone, che nascerá al tempo suo, e voi ne ricorrete e mangerete.

Io ho detto al re che bisogna che stia bene co’ fiorentini, e facci loro bene; e se non lo fará per amore, lo fará per forza; e se lo fará, bene per lui; se non lo fará, male per lui, che Dio lo fará venire in tanta angustia, che s’umilierá, e farallo poi per forza; lui m’ha promesso di fare, e non lo faccendo per amore lo fará per forza; ma se non fussino state tante mormorazione che tu hai fatte a questi dí, tu aresti ora avuto quello che io t’ho detto.

Dio ha aperto la mano al re di Francia, ed hagli dato ciò che ha voluto in Italia; ma se non fará quello gli ho detto, Dio tirerá la mano a sé. [p. 301 modifica]


24 junii.

Se el re non fará per amore, quello che ti è stato promesso, lo fará per forza; e questo è infallibile ed assoluto.


5 julii.

È cominciata la tua nuova libertá, e stamani cominciáno a predicare nuovamente; non ti dissi io: annovera e’ dí, quando fu el primo d’ di maggio? Vedi quanto tu sei andato in lá, che tu hai avuto la tua libertá e la tua forma essenziale; va’ ancora numerando, e vedrai che verrai ancora in maggiore perfezione.

Sai tu che io ti dissi che mancava una cosa, e che io ti dissi che tu la facessi; tu apristi gli orecchi e facestila, ed hai fatto bene; adunche Firenze è generata di nuovo, ed ha la sua forma sustanziale ed è cresciuta ed è fatta uomo.

Non piace piú a Dio e’ governi di Italia; tutti gli spaccerá.

Venit eruca, idest el primo barbiere, e torrá via e’ principi e gran maestri che governono Italia; verrá poi la locusta, idest el secondo barbiere, non minore del primo, taglierá via tutti e’ rami. Verrá poi el bruco, idest un altro barbiere non manco potente di questi, anzi piú, e sbarberá via le radice, e preti ed ognuno; e poi la rugine, idest la pestilenzia, che sbarberá e monderá ogni cosa; e tu Firenze, se ti confiderai in Dio, le nugole andranno a torno a torno, e non entrerranno in te: morrá adunche dimolte persone e rimarrá poca gente.

Scrivi in un libro tutti questi tepidi e cattivi che non vogliono credere, nell’altro tutti quelli che credono, e che si confessano e fanno bene; e vedrete in poco tempo rimanere pochi di quelli del primo, ed assai di quelli del secondo, ed e’ sette ottavi delle tabulazione a’ primi, ed agli altri poche.

Pisa è tua di ragione, e riará’la sanza scrupolo di coscienzia, e chi la tiene, se non te la renderá per amore, la renderá per forza.

Noi abbiamo giá cavate le grazie del pugno; la prima, la ricolta delle biade che ci ha impetrato la Vergine; la seconda, che ’l nugolo è andato adosso a altri; la terza, pregate Dio che la spada si converta in pestilenzia e vadia addosso a’ cattivi ed increduli.


12 julii.

Questo vostro nuovo governo ha avuto la sua forma essenziale in questo mese presente. [p. 302 modifica]

Dissivi che era venuto el primo barbiere e che verriano gli altri; non intendete successive, perché potriano venire ancora tutti insieme, e questo sará e presto, ed ognuno che è qui ci si potrá trovare, perché non ci veggo nessuno tanto vecchio qua, che non possi ancora secondo el corso naturale esservi a quel tempo.

Tutto quello che t’ho detto, l’ha detto Dio; se Dio è bugiardo, io sarò bugiardo ancora io.

El tuo bene è assoluto, ma è condizionato con piú e manco tribulazione prima, secondo piú e manco penitenzia che farete.


28 di luglio.

La spada sanza essere cavata fuori è andata a spasso per la Italia insino al fine della Italia, e poi è ritornata pian piano ed ha fatto smarrire ognuno: partissi da uno punto di Italia ed è andata insino alla estremitá, e ritornata a quel punto, ha fatto uno circulo: aspetta l’altro circulo, pensa quello che fará come la si cava fuori.

E’ cuori de’ cittadini sono giá tutti vòlti ed uniti al bene commune, e però non abbiate piú paura di alcuno cittadino, e fate non si chiamino piú bianchi e bigi.

El consiglio grande, benché per ora non ci sia pericolo si guasti, pure in futuro potria venire el pericolo, e però è bene provedere.

Fate una provisione che non si facci piú parlamento, perché io ci ho pensato, e non mi pare sia altro che volere tôrre lo stato al popolo.

Sai che io dissi che se el re non faceva quello che io dicevo venia presto in grande angustie, e come lui l’aveva vinto e preso, cosi lo perderla e molto piú facilmente.

Io ti saprei dire chi è causa del tuo male, ma non voglio fare male a nessuno. Ma quando Dio gli ará gastigati, te lo dirò io, se sarò vivo...3 te lo farò dire a uno mio compagno che sa e’ miei segreti.


20 augusti 1496.

Dio ha dato molti segni delle cose che abbiamo predetto: egli ha dato segni di guerra, segni di carestia, ed anche si vede segni apparecchiati della pestilenzia; e maggiori segni di guerre e tribulazione si veggono aparecchiati. [p. 303 modifica]

Io non ti parlo delle gravezze che si pongono al clero, perché el consigliarlo sarebbe contro a’ canoni, se non in caso di estrema necessitá; ed io non voglio giudicare se gli è estrema necessitá: se venissi poi uno pericolo, ed io l’avessi dissuase, direbbono: — gli è stato el frate; — e però io l’ho rimessa a Dio, io non vi dico niente, non dico né sí, né no.

Io non t’ho mai consigliato né in universale, né in particulare, che tu allighi piú con uno signore che con uno altro; anzi privatamente non l’ho voluto dire a persona, e nessuno sa in questo el mio concetto; ma se arete fatto male o bene, el fine loderá tutto.

Venga tutta la Italia contro alle cose nostre, che le staranno ed andranno sempre innanzi.

Se tu vai machinando, cattivo, contro a questa predicazione, le cose tue non staranno; tu cavi el fondamento del muro che ti cadrá addosso.

Molti sono ingrati che sono nel consiglio, che non meriterebbono di governare uno pollaio; ma non ringraziare giá me di questo: ringrazio Dio che non fu giá mio pensiero; se sia stato errore io lascio pensare a voi: a qualche fine Dio l’ha permesso.

Se non si provede a tante mormorazione che si fanno, cadrete un dí in uno grande scandolo; io ve l’ho detto, io me ne scuso a Dio.

Dio e la Vergine hanno deliberato di reggere e governare questa cittá.


21 augusti.

Tu non hai voluto fare le buone legge; io ti dico che tu le farai a ogni modo, ma le farai con tuo danno.


28 augusti.

Noi cominciamo nel 90 a dirti queste cose; ora quanto staranno elleno a venire? Non te lo voglio dire, ma numera questi altri anni, e vedrai quanto dureranno questi anni.

E’ verranno e saranno piú di due barbieri, e giá sono cominciate a conquassarsi le mente loro.

Quando tu vedi che e’ fichi cominciano a venire, di’ che la state è presso; cosí ora tu vedi segni di ogni cosa: la guerra non è morta, la carestia non è morta, la pestilenzia non è morta, ogni cosa ha e’ segni. [p. 304 modifica]

Questa che è stata prenunziata ha a essere tanto grande tabulazione, quanto sia stata in Italia parecchi centinaia di anni intensive ed extensive; e sará in Italia e fuora di Italia, ma piú forte a Roma che in altri luoghi.

Sará guerra grandissima tra quelli che credono e che non credono; e maggiore che quella de’ tiranni contro a’ martiri, né contro agli eretici.


Quarta septembris.

Quando fussi guasto questo governo e che avessi perso la libertá, non dico che gli abbia a essere, ma posito che ’l fussi, surgerá questo governo, e dico che ti leverai suso un’altra volta.

Questo fiume di Michea sará el Tevere; verranno e’ barbieri insino al fiume; e quelli che hanno morto altri in quello Tevere a Roma, cosí saranno morti loro.

Italia sará nelle tribulazione, e tu, Firenze, comincerai a fiorire, come ti dissi un’altra volta: quando le spade cominceranno a volare per la Italia, e tu comincerai a fiorire. Io ti voglio narrare una liberazione che Dio fece una volta a’ servi suoi, acciò che tu confidi in lui.

Narra la istoria di santo Aviano in Aurelia cittá di Francia assediata da Attila re degli unni, che Attila entrò nella cittá, essendoseli giá arrendati e’ cattivi, e saccheggiandola, venne el soccorso, e furono ributtati gli unni e salvati e’ buoni.


Octava septembris.

Firenze, tu hai e’ cattivi drento e di fuora, tu non gli hai voluti punire; e’cattivi saranno quelli che puniranno te.

Vedi, Firenze, che quando a principio tu facevi bene, cominciavano a andare bene le cose; ma tu non hai poi seguitato, né voluto fare bene, però vanno male.

Noi vogliamo mettere in questa cittá uno ottimo governo, e farénlo a ogni modo, ma con danno di chi ará contradetto.


11 septembris.

O cattivo, se tu sapessi che io so li tuoi peccati; quelle cedole che io ti dissi l’altra volta, son elleno fatte, tu te ne avvedrai poi se le saranno fatte.

Questo che io t’ho detto di sopra di Esaia, stette piú di 150 anni a venire, e poi si verificò; e quello che disse Ieremia stette [p. 305 modifica]circa 20 anni; ma quello che t’ho detto io, sará anche piú presto assai; io dico piú presto che tu non credi.

E’ poveri buoni non morranno di fame, ma toccherá a’ cattivi.

Firenze, se tu non vorrai intendere, e’ si scompiglierá un tratto ogni cosa, e tarassi un disordine, dal quale nascerá poi un grande ordine; picchia quello, amazza quell’altro, ed assetterassi poi ogni cosa.


28 octobris in die sancii Simonis, in adventu imperatoris.

Dio aggira el cervello della Italia, molti resteranno ingannati: ètti mai intervenuto, che tu vai in mercato per fare una faccenda, e poi ne fai un’altra? hai tu ancora mai veduto uno barbiere andare in uno luogo per radere uno, e poi ha raso un altro? Cosí ti dico che costoro non l’aranno intesa a questa volta: sta’ pure a vedere che Dio governa tutte queste cose col misterio degli angeli.

Io ti aviso che chi caverá el muro gli rovinerá addosso.

Figliuolo mio, io non vorrei che tu avessi male, io ti veggo per mala via, e pregherrò el Signore per te; ma io ho paura che sará difficile a tenere questa piena.

Ecco le tribulazione che sono venute; tu sai quanto è che io ti predissi che le verrebbono. Ricordati quante volte io ti dicevo: fa’ masserizia, fa’ masserizia; ecco ora che saria buono averla fatta, che la carestia ne viene grande; tu dirai: — frate, tu dovevi dirlo piú chiaro e l’aremo fatta; — io ti rispondo che le cose di Dio non si dicono altrimenti.

Cattivo, credi a me, che ’ l tuo disegno non riuscirá.

Se voi ricorrerete a Dio, lui vi libererá da ogni male.

Io ti dico, e nota bene queste parole, che quando e’ ti riuscissi, e che tu facessi uno tiranno, non ti dico che tu l’abbia a fare, ma ti dico, per caso, se tu lo facessi, io ti dico in verbo Domíni che tu e lui capiterete male.

Buoni, fate orazione per questi cattivi, perché sono in gran pericolo. Firenze, io veggo dimolto sangue.


Prima novembris.

Firenze, Pisa è nel tuo pugno; non dico come tu di’, che io ho detto che io ho Pisa in pugno: io dissi bene che le tue grazie erano nel mio pugno, intendendo che a te stava el cavarle col fare bene, ed a questo modo intendendo che erano nel tuo pugno. [p. 306 modifica]

Io ti dissi che ’l male di questa mela era drento; tu avevi condotto la corda in sulla noce, ma la non è poi entrata in sulla noce.

Audite audientes et no lite intelligere, vide te visionem et nolite cognoscere.

Odi, cattivo: uno serpente che buttava fuoco, aveva in bocca tre grandi uomini di Italia, tra’ quali qualcuno ve n’era ecclesiastico; e loro anche buttavano fuoco. Molti cittadini, a’ quali questo pareva poco fuoco, andavano eccitandolo e stuzzicandolo con stili di ferro per farlo maggiore, e venne chi aveva a venire, ed amazzò quelli tre grandi uomini della Italia; e molti cittadini furono visti in particulare, che anche furono morti in sulla piazza da un tumulto che si levò suso, e poi sonorono le campane a gloria, e fu fatto quieto ogni cosa, e cominciò la renovazione.


27 novembris.

Colui credeva mangiare el cacio per sé, e’ rimarrá nella trappola; sta’ pure a vedere che la Italia gira.

Costoro dicono Firenze pazza; sta’ pure a vedere che tu sola sarai stata la savia.

El consiglio grande è el tuo firmamento; tu lo vorresti guastare: tu non potrai.


30 novembris 1496, supra Ezechiel.

Noi siamo nella arca giá dua anni sono, ed è piovuto tuttavia, ma a gocciola a gocciola; oh quando pioverá quella acqua profonda! Le cataratte del cielo sono presso che per aprirsi, egli è giá posto le mane a quello canale.

Se io mi ridicessi mai, di’ che questo frate contradice a Dio, e che io mento per la gola, e lapidami e mandami fuori di questo pergamo.

La fine di tutti quegli che contradiranno a questo lume sará cattiva.


Quarta decembris.

Verrá grandissima guerra, gran pestilenzia, gran carestia, piú che non ti ricordi tu, né vecchio nissuno.

Dice Ezechiel: Io ho veduto venire uno vento turbido dalla parte di aquilone. El vento è uno vapore tirato su dal sole, idest el peccato e la iniquitá che sono tirate a Cristo che è sole; [p. 307 modifica]perché vide la iniquitá di Italia, ed è adirato contro a lei. L’ira di Dio è cavata da’ peccati degli uomini, e soffia da aquilone; cioè Dio soffia negli orecchi a questo e quello, e dice: — va’ in Italia, e di’ cosí che saranno piú di dua barbieri quelli che verranno. — Viene Dio e seco la nube, cioè gli eserciti grandi; la nube è fredda e piove, significa che saranno gente fredda, arrabbiata e con superbia. Tonerá drento questa nube, significa che aranno desiderio di sangue, di concupiscenzia e di roba; scoppierá di fuora, perché arderanno molte ville, castella e cittá: el fuoco sará el fuoco della carestia, che non si troverrá grano; el fuoco ancora della pestilenzia, che involgerá molta gente. Firenze, se tu farai bene, questa nugola e questo fuoco ti andrá a torno a torno, e dirágli Dio: — non andare piú lá, va’ di qua —, e cosí sarai liberata.


Sexta decembris.

Exponit eadem verba Ezechielis de vento turbinis pro tepidis et contra eos.


Octava decembris.

Firenze, tu sei ingrata, tu non fai cosa che ti sia detta, tu non obedisci a Dio; io credo che vi sará data da Dio questa punizione, che ti sará tolta la predica e mi sará serrata la bocca, come fu al nostro Ezechiel; fatene orazione, perché siamo in sulla bilancia; non dico dagli uomini, ma da Dio, che vorrá che andiate a ruina, come voi volete.


Prima Quadragesimae super Ezechiel, idest octava febrarii 1496 [1497]


Prima Dominica Quadragesimae.

Chi credi tu che fussino quelli che ruppero la nave e le altre cose? Credo che fussino gli angeli.


Lunedí post primam Quadragesimae.

Io ti dico che non bisogna ancora miracoli alle cose nostre; ma quando bisognerá, si fará miracolo; questa è opera di Dio, lui fará bene el miracolo, quando vedrá che bisogni. [p. 308 modifica]


Martedí post primam.

Sia grande questa persecuzione quanto si voglia, che io non starò mai; questa lingua dirá quanto potrá; e’ gliene va la vita: ella si vada.


Secunda Dominica Quadragesimae.

E’ miei fiorentini aspettano uno uomo, uno omicciolo. Io vi dico che non vi confidiate in uomo, che quando quello uomo morissi, sará a ogni modo quello che io ho detto; che sapete voi, se Dio vuole amazzare quello uomo, perché non ha osservato quello che gli ha detto? Io non dico per questo che abbia a morire, ma parlo condizionalmente. Dio susciterá presto degli altri.

Fate iustizia contro a coloro che hanno fatto contro alla patria loro, che sono causa di ogni male, e ce n’è qualcuno a questa predica, ed io lo sapevo prima per lume sopranaturale; ora lo so anche per via umana.


Martedí post secundam.

Quando saranno queste cose? A’ nostri dí; non dico di questi fanciulli o di questi giovani, ma a’ nostri dí.

Firenze, tu non hai a essere liberata se non da Dio; spera in Dio; e se tutto lo esercito del mondo fussi atorno alle tue mura, non avere paura insino che tu non vedi partire me di qua.

La guerra, la carestia, la pestilenzia ed el flagello sará a’ nostri di, andate a vedere che io l’ho scritto; guardate se voi sapessi trovare uno secreto, quando sará el tempo a punto, perché nol posso dire espressamente; andate a vedere, che sará dico a’ nostri dí, non dico de’ fanciulli, né de’ giovani, ma a’ nostri dí, e de’ vecchi ci si potranno trovare molti che sono vivi.


Mercoledí post tertiam.

Non ti dissi che se ’l ministro non ti osservava la fede, che gli aria dimolte tribulazione, e che se gli ribelleria el regno, ed e’ populi, e cosí su? Ed ha avuto dimolte tribulazione, ed ègli morto el figliuolo, e’ n’ará anche delle altre; se e’ non fará quello che gli ha a fare e’ sará reprobato: Dio lo amazzerá, e perderá el regno temporale e spirituale, e Dio ne eleggerá presto un altro.

Tu sai che fu detto a qualche signore che non si partissi da te, e fugli scritto, ed oggi tu vedi quello che gli è intervenuto. [p. 309 modifica]

Io t’ho detto e dico che queste cose saranno a’ tempi nostri; non dico a tempo de’ fanciulli, né de’ giovani, ma che le saranno a’ di nostri; ed anche dimolti vecchi, che sono vivi, t’ho detto che potrebbono trovarvisi, e però credi che saranno presto.

Io ho oramai 45 anni e potrei ancora vivere naturalmente venti anni; e qua sono vecchi che non possono naturalmente vivere a pena 10; e però se queste cose non venissino, poi non credi tu che io vegga che io sarei lapidato?


Giovedí post tertiam.

Pisa s’ará a ogni modo, ma non per questo arete la grazia di convertirvi.


Venerdí post tertiam.

Tu di’ pure: pax pax, ed io ti dico: non est pax; e quando non vorrá venire quello che ha a fare, susciterá Dio le pietre, e verrá a ogni modo la spada.


Lunedí post quartam.

Io ci ho a mettere la vita, e vogliola mettere; eccomi qua.

Come farai tu, frate, se sarai publicato scomunicato? E tu come farai se aprireno la chiavetta? Se voi ne darete a noi, e noi a voi.


Venerdí post quartam.

Dio m’ha messo qua, ed aspetto che mi dia un dí una bastonata, ed allora griderrò con gran voce: Lazare veni foras, e metterò una voce che si udirá in tutta cristianitá; non dico solo in Italia, ma in tutta cristianitá.


Sabato post quartam.

Se la scomunica viene, io gli risponderò in modo che ti farò maravigliare: io farò impallidire tanti visi lá e qua, che ti parrá bene assai; e mandereno fuori una di quelle voce di Lazzaro, che vedrai tutto el corpo commuoversi; ricordati di quelle polizze che io ti dissi l’anno passato: elle sono in serbo; el Signore dará licenzia e comanderá poi che le si cavino; ed a colui che dice male di me a Roma, idest a maestro Mariano, avisalo che Dio gli ha dato tante punizione, che se non si correggerá, lui gli dará la estrema punizione. [p. 310 modifica]


Lunedi post quintam.

Che faresti voi buoni, se vi fussi tolto el vostro leone, el vostro capitano? Io non dico che abbia a essere, e se ha a essere non sará cosí presto: non dubitate che Dio, quando bisognerá, ne fará dieci e venti.

Questi barbieri mostrerranno andare in uno luogo ed andranno in un altro; non andrá piú la spada nella guaina, come ha fatto una volta, la andrá ora ignuda.


Mercoledí post quintam super Ezechielle.

Et factum est in septimo anno, cioè che nel settimo anno vennono da lui quelli vecchi; cosí noi è sette anni che cominciamo a predicare queste cose; dice poi che era el quinto mese, e noi siamo allo ottavo; dice poi nel decimo dí, e noi siamo al quintodecimo: queste cose non sono sanza misterio.


Giovedí post quintam.

Tu non hai voluto fare la legge delle donne, ma la si fará a tuo dispetto: Dio ha detto di farla a ogni modo, ma vorrá prima darti in sul capo; cosí quella dei fanciulli si fará anche poi meglio.

Voi avete tradito la patria piú di cento volte, poi che fu mutato lo stato; io ti saprei dire el tale ed el tale, ma lo diranno poi quelle polizze: e’ tiene segreti col tale signore, e’ furono el tale e tale compagni; e le altre cose.

El popolo di Israel per la sua mormorazione stette 40 anni a entrare in terra di promissione, perché morissino e’ padri che avevano peccato, e poi vi andorono e’ figliuoli che avevano mormorato. Firenze, io t’ho detto tante volte e scritto, che quanto piú bene ed iustizia tu farai, tanto piú presto verranno le tue grazie; che tu dirai: — se coloro stettono 40 anni forse stareno ancora noi 40 anni? — Nequaquam neanche venti; la vedreno con gli occhi.


Non furono raccolte dal scrittore l’altre prediche doppo quella del lunedí santo insino alla fine della quadragesima.


In die Ascensioni de anno 1497.

La Vergine Maria e tutta la corte del cielo si degni di essermi testimonio, che le cose future che io ho prenunziate l’ho [p. 311 modifica]predette per illuminazione e comandamento di Dio, non illuminazione di sogni, ma aperte e chiare in vigilia con ogni certezza opportuna a si gran cosa.

Scrivete per tutto che ’l frate dice che non sará pace, ma la Italia sará dissipata da gente barbara; e se alcuni faranno pace insieme, quella sará la destruzione di Italia, e che verranno tante tabulazione che molti chiameranno la morte per loro refugio, e che Roma principalmente ará tanti flagelli, che guai a chi vi si troverrá; e annoverassi poi la Chiesa di Dio. Scrivete ancora che dice che Firenze ará le sue promissione a ogni modo, e che Pisa tornerá al dominio de’ fiorentini; ma non al presente, per vostra ambizione e discordia.

Tu cerchi di impedire la predica per potere vivere a tuo modo; non lo fare, che tu capiterai male; ed io ho predicato questa mattina, perché io so che sarebbe peggio a non predicare stamani.

Io sento fare romore; non abbiate paura, perché Dio è per noi, e sono qui molte migliaia di angeli.

Questi cattivi scalzeranno el fondamento del muro, e cadrá loro addosso.


11 febrarii 1497 [1498]4 super Exodo.

Non v’ho io detto tante volte, quando questa cosa vi parrá spenta risurgerá piú gloriosa che mai? Vedi che ognuno diceva: — egli è spacciato, questa cosa è per terra, — pure noi siamo ancora qua, e vogliamo combattere e vincere a ogni modo; e dicoti che non fu mai el piú glorioso tempo né el piú felice di questo, e vogliamo fare cose gloriose e grandi, e Dio sará quello che le fará a consolazione de’ buoni.

Dio ha lasciato venire la scomunica per verificare quello che era stato predetto d’avere a combattere con doppia potenzia, sapienzia e malizia doppia, idest temporale e spirituale, e per separare e’ buoni da’ cattivi, che non stavano bene insieme.

El principe, se non è condotto come istrumento da Dio, è equale a te, e si può buttare tra’ ferri rotti; e cognoscesi non essere condotto da Dio, quando fa contro al bene commune, o contro al bene vivere. [p. 312 modifica]

Tutta la teologia, tutte le legge, tutte le cerimonie della Chiesa sono ordinate per la caritá; adunche chi comanda contro alla caritá, anathema sit.

Dio m’ha detto che la scomunica non vale.

Tu vedrai che quelli che contradicono a questa opera sono tutti viziosi; quelli che credono, vivono bene.

Tu che hai scrupulo, e ti se’ stato, tu hai fatto contro a Dio; perché, se ognuno si fussi stato come te, saria rovinata la cittá ed el bene vivere.

Chi contradice a questa opera, contradice a Cristo.


18 febrarii.

E’ bisogna fare la guerra a questa volta a ferri puliti; e’ bisognerá scoprire ogni cosa.

El primo breve che io ebbi dal papa, fu che avendo inteso che io predicando avevo fatto molto frutto, e detto molte cose nuove da parte di Dio, desiderava parlare meco, e però in virtute sanctae obedientiae mi comandava che io andassi lá; e fu fatto questo breve circa el fine di luglio; risposi escusandomi, perché allora ero infermo, dimandane el medico, e perché non potevo andare sanza pericolo della vita, e perché la stanza mia qui era necessaria per la pace della cittá; che fu apunto quando tra li cittadini ci erano molte dissensione: egli accettò la escusazione molto bene.

Di poi al fine di settembre venne uno brieve pieno di vituperii, dove non erano piú che 18 errori: era inscritto a Santa Croce; diceva quondam Hieronimum Savonarolam, come se non mi cognoscessi, e molte altre bagattelle che per onore non voglio dire qua; dice nel primo breve, che ha inteso bene di me da molti; nel secondo, che ha inteso male da molti. Venne poi un altro breve, che diceva che io avevo seminato dottrina da mettere zizzania in ogni populo pacifico, e molte altre cose false; e però mi suspendeva dalla predica, e tamen tutto el mondo sa che io ho posto la pace in questa cittá. Io risposi che era stato circunvenuto, ma non furono udite le mie escusazione, e però predicai liberamente, e fu in quello tempo che io ti dissi che io non ero mandato a predicare da uomo del mondo, né da signore alcuno, ma da Dio. Venne poi uno breve che di tutti e’ conventi di Toscana si facessi una congregazione; e prima nell’altro breve voleva che entrassimo in quella di Lombardia, dalla [p. 313 modifica]quale prima ci aveva separati. Venne poi l’altro breve «eo quod predicavit falsum seu perversum dogma», e per non essere entrato nella congregazione di Toscana.

Chi voleva levare via questa predica aveva intenzione di guastare el bene publico di questa cittá; e’ volevano fare tirannia qua; e’ non cercano di dare a me, ma a voi, e cuopronsi sotto el mantello del frate; orsú questa battaglia s’ha a fare a ferri puliti.

Io ho in ordine tutte le mie scritture e le mie arme: abbiamo a combattere a ferri puliti, e vincereno a ogni modo; ma guardate, che se gli scatta un punto, fareno stupire tutto el mondo.

Tu tremi che non ti vogliono confessare per conto della scomunica: non ti mancheranno confessori; tu di’ che non vogliono sotterrarli: io per me quando sarò morto, non me ne curo; appiccami una fune a uno piede e gettami in Arno.


25 di febbraio.

In questa quaresima vi esporréno el libro dello Esodo e non dubitate che vogliamo ancora noi passare el Mare Rosso, e Faraone non ne potrá fare nulla.

O Roma, o prelati di Roma, io vi aviso che voi non avete a guastare questa opera, ma ella è quella che v’ha a fare ruinare; el muro non è ancora minato tutto. O cattivi, o tepido, voi minerete sotto questo peso; quando crederrete avere spenta questa cosa, la resurgerá piú viva che mai, ed el muro vi ruinerá adosso.

La mattina di carnovale mi metterò el sacramento in mano, ed allora ognuno faccia fare orazione, che se questa cosa è da me, e se io inganno, che Cristo faccia venire un fuoco di cielo sopra di me, che mi assorba allora nello inferno; ma se è da Dio, che acceleri presto; fate farne orazione a’ ministeri, e scrivete a Roma e per tutto che faccino el medesimo, ed io farò allora cantare quel versetto: Excita domine potentiam tuam, et veni.


Ultima febrarii 1497 [1498] qui fuit primus Quadragesimac, super Exodo.

La profezia di Ioseph stette 14 anni a venire, quella di Moisé piú di 40 anni; non vengono le cose di Dio sí presto.

Firenze, el sacco è pieno; aspetta, aspetta un grande flagello; non si può piú con le orazioni tenere questa piena e questa [p. 314 modifica]ruina: abbiamo pregato che almanco si converta in pestilenzia; non so se areno impetrato la grazia.

Ieri, in quella processione, e’ cattivi feciono, in dispregio di Dio, peggio che e’ turchi e pagani; e però tu arai un grande flagello.

Ricordati Firenze, quando quel carnasciale si feciono giostrare e’ frati in maschera, io ti dissi che tu avevi messo mano all’onore di Dio, e che però tu aspettassi la mazzata; e sí, che chi ne fu causa, non ci vidde un altro carnasciale.

O Roma, Roma, tu arai tante tribulazioni, che tu non vorresti mai avere fatto contro a questa opera.

Firenze, io veggo che quello bene che ti è stato pronunziato, non sará per voi cittadini, ma per e’ figliuoli vostri, come fu al popolo di Israel.


Secunda Quadragesimae.

Orsú, presto verreno alle mani, non dico di coltellino; ma fareno una guerra grande, a uno modo che non voglio dire ora.

E’ bisogna cavare el fracido di questa mela: el fracido è la cherica; e se non fussono e’ peccati suoi non saria male nessuno.

E’ si appropinqua el tempo di aprire la cassetta, che dareno volta alla chiavetta; uscirá tanta puzza, tanta feccia della cittá di Roma, che andrá per tutto el cristianesimo, e che puzzerá a ognuno; e quello che io dirò, lo proverrò con ragione naturale, e con ragione e segno sopranaturale; non abbiate paura di niente: per dare luogo all’ira, come fece Cristo, predicherò da qui innanzi in San Marco agli uomini e non alle donne, perché el tempo richiede cosi; e se tu vorrai cacciar via, ti dico che questa lingua non cesserá mai di dire, quando io fussi bene col capo in sul ceppo, ma sempre dirá: bisogna che e’ figliuoli d’Israel patischino un poco; noi non siamo ancora tra ’l mare ed el monte.


Tertia Quadragesimae.

Quando saranno soluti e’ loro interdetti ed ogni cosa, che gli sollevereno con la stoppa, lasciagli pure venire; allora si comincerá a fare qualche martire; ma non dico cosí ora: io ti vado preparando a poco a poco, perché s’ha a fare martiri a questa volta.

Non dubitate, che se bene costoro vogliono uno tiranno, e’ vincerá el governo di Cristo. Ma nota, come ti dissi giá altre [p. 315 modifica]volte, che el potria essere che aresti tiranno per qualche poco tempo; e non repugna questo a quello che t’ho detto fino a qui: non dico però che gli abbia a essere; ma se verrá, sará el piú cattivo uomo del mondo e durerá poco; non dubitate però di niente. Tu di’ che vogliono cacciare el frate; tu non la intendi bene; la va piú lá: questo vuol dire tôrti la tua roba e la tua famiglia, come si faceva prima; e però se viene interdetto è contro a voi, non contro al frate; e per questo ognuno è tenuto mettergli la vita per l’onore di Dio e per el bene commune.


Quarta Quadragesimae.

Lo spirito dice questa mattina, che si tratta di fare un tiranno nella tua cittá; io te ne aviso, e guai a te sei si féssi. Sai tu che vuol dire interdetto? Interdetto vuol dire tiranno; tiranno, guai a te, Firenze, se ’l si fessi; guai a te, guai a te, Firenze. Sai che vuol dire cacciare el frate? Vuol dire cacciare te, e te; tagliare capi a questi, quelli ed a quelli altri; io te ne aviso, che questo vuol dire tôrre le tue possessione a te, a te ed a te. Ma tu che ti vuoi fare tiranno, guai a te ed alla casa tua; perché la sará minata e guasta, se tu non torni adrieto, se tu non torni adrieto, se tu non torni adrieto; guai a te, tu sarai scoperto; se la chiavetta si volta, tu sarai scoperto. Provedete bene che si osservi le legge, perché come ti dissi ieri potria venire tiranni per un tempo in Firenze; ma dureria poco, e verria su presto la libertá. El Signore vi avisa vogliate mostrare el viso; se fate servare le legge, sará bene per voi, altrimenti guai a voi. E dite a questi cattivi che si tirino indietro, altrimenti sará la loro ruina; e Dio fará cavare fuora la spada, che fará tremare tutta Italia.


Prima dominica Quadragesimae.

Guai a chi vorrá essere tiranno, ed a chi el seguiterá.

Fa’ pure di me quanto tu vuoi, che quando Dio t’ará dato potestá, farai quanto tu potrai. O quando sará? Ho paura che staréno ancora un pezzo; e’ cani sono in catena.


Lunedí post secundam.

Io ti dico che questa cosa ha a essere a’ nostri giorni, se tu non muori per via di infermitá o altra cosa troppo presto; ma dico, vivendo tu quanto puoi vivere naturalmente, non vedo qua uomo tanto vecchio che non possa vederlo. [p. 316 modifica]

Cittadini buoni, io v’ho da dire che io farò l’offizio mio; fate voi poi; io v’ho a dire che voi doviate aprire gli occhi; e’ si tratta quello che io ti dissi l’altro dí; io non nomino nessuno.

Tu vedrai sempre un segno, che, quando uno si vuole fare tiranno, si mette con cattiva gente, e con magroni e con giovani, idest con gente sanza cervello. Non dubitate però per questo, che questo governo non abbia a durare; io vi dico che gli ha a durare a ogni modo; e benché si rompessi per un poco, ha a ritornare poi suso. Io non ti dico che gli abbia a essere rotto, ma Dio vi va eccitando che apriate gli occhi.


Mercoledí post secundam.

Galline, ricordatevi voi che io ve lo dissi un’altra volta, che le volpe facevano consiglio, e che le galline le piglierebbono.

Ditelo alle volpe un’altra volta, che le resteranno prese, e le galline se le mangeranno, ed e’ loro consigli andranno per terra: el muro ti cadrá adosso, credi a me.

Io sono apparecchiato a predicare, perché cognosco che questa dottrina è la vostra salute; ma non è giá volontá di Dio che io predichi a vostro dispetto; fa’ di me, e mandami dove ti piace, che io andrò sempre predicando questa dottrina, se bene io avessi el capo in sul ceppo; e non la tacerò, dovunche io andrò, questa dottrina: fate e’ vostri consigli, e se determinerete che io non predichi, io mi starò, se non, andrò seguitando; fate voi; io so che Dio è con esso noi, e che avemo a summergere Faraone a ogni modo, ed a passare el Mare Rosso.


Tertia Dominica Quadragesimae.

O frate, tu se’ in uno grande pericolo. Andando iersera pensando, apersi la Bibbia, e trovai quello che accadde a Ieremia al 20 capitolo: et audivit Phassur filius Emor.

Phassur si interpreta pastor undique, cioè principe de’ sacerdoti. Era Phassur figliuolo di Emor, che è interpretato asinus; l’asino è animale libidinoso, e significa che costui era figliuolo di ogni libidine.

Phassur messe Ieremia nel nervo, cosí possiamo dire noi essere stati posti nel nervo della scomunica ingiustamente.

Disse Ieremia: Non Phassur vocabit te dominus sed timorem, cioè el Signore fará in modo de’ fatti tuoi, che tu sarai el timore e lo spavento del mondo; dirassi: guarda che ’l Signore non [p. 317 modifica]faccia a te come fece al tale: li amici tuoi saranno tagliati a pezzi da’ nimici suoi e da’ barbieri; e morranne una gran parte degli amici tuoi nel coltello. Verranno barbieri crudeli come leoni, e chi verrá di qua e chi di lá. Italia, tu sarai data in mano di gente fiera, di gente strana, e faranno el peggio che potranno; ed a Roma sará peggio che a tutte le altre cittá; la vostra roba sará data nelle mani loro, e combatteranno poi insieme questi barbieri; ed a te dico, Phassur, che tu andrai in cattivitá di Babbillonia, tu e li abitatori di casa tua, e li amici tuoi che ti saranno restati, ed hanno a morire di morte eterna nello inferno. Io ti so dire che a questi tali gli è aparecchiato le sedie nello inferno, e lá sarete in Babbillonia ed in confusione.

Io ti dico che questi che mi perseguitano cadranno, chi di spada, chi di pestilenzia.

Quando Dio ebbe adoperato Ieremia quanto volse, lo buttò poi lá, e fecelo lapidare; cosí fará anche a questo martello: quando l’ará adoperato a suo modo, lo butterá lá.

— O frate, tu hai detto che tu non sarai mai cheto, e che, se tu avessi bene el capo in sul ceppo, che tuttavia dirai. — Se io vi dicessi el contrario di quello che io v’ho detto, non crediate, perché questa cosa è da Dio, ed ha andare a ogni modo innanzi; e quando bene fussi morto, dovete tenere per certo che andrá a ogni modo innanzi: ora, quando io dissi di parlare, se bene avessi el capo in sul ceppo, volli dire che io non ero mai per ridirmi. — Oh tu hai pure detto di predicare! — Questo si intende cosí, se Dio giá non dicessi che non si predicassi; ma quando Dio vorrá che io predichi, io predicherò e non guarderò alcuno in faccia.

Sono stato pregato da parte di chi regge di non predicare, e cosí si fará; perché Dio v’ha esauditi, e non esauditi; ma sappiate che Dio è fortemente adirato. Ricordatevi che a tempo di Lorenzo de’ Medici, e’ vennono a me cinque cittadini de’ principali, de’ quali ne è vivi ancora quattro, ed ammanirono, come da loro, che io non dicessi quelle cose. Io gli risposi che erano mandati, e che dicessino a Lorenzo che facessi penitenzia de’ suoi peccati, che Dio lo vuole punire lui e li suoi; ed a molti altri che mi dicevano che io sarei confinato, risposi: io non me ne curo; ma sappia questo, che io sono forestiero, e lui è cittadino el primo della cittá; lui se ne ha a andare, io ho a stare e non lui. Ricordatevi ancora, che quando anno fu levata via la predica che a chi veniva febricone, a chi pestilenzia ed a chi [p. 318 modifica]coltello, di quelli che furono cagione di impedirla; e molti che volevano diventare grandi, tu sai ora come sono iti; sí che d’allora in qua è morta molta gente e sonne andati molti allo inferno, ti so dire io. Ora che sará? Starai a vedere quello che verrá; adesso non voglio dirti altro, starai pure a vedere, ma la nuova non vorrei averlo a dire. Ricòrdati ancora di quelli che l’anno passato vennono alla predica, quando cominciò la moria, che non ne infermò nessuno; bisogneria bene notare quelli che hanno procurato queste scomuniche e queste cose, e vedrai poi quello che seguirá. Voi dite che avete paura di interdetto e di perdere la roba; ora dite loro che Dio manderá lui uno interdetto, che perderanno la roba e la vita; e dite ancora a quelli cattivi che sono causa di questo male, che per questo non aranno lo intento loro, ma el contrario di quello che disegnano.

— O padre, noi aspettavamo che tu facessi ora qualche cosa; tu avevi detto di mostrare questa cosa con ragione naturale, e con ragione e segni sopranaturali. — Tu hai ritardato quello che forse la predica aria accelerato, ma noi faréno con le azioni quello che avevo a fare con la predica.


Dalla Esortazione; die septirma aprilis 1528 [1498?].

Noi abbiamo avuto stanotte profezia assoluta e condizionata: la assoluta è, che abbiamo a avere vittoria a ogni modo; la condizionata è, che io non ho chiaro se questo esperimento si fará a ogni modo, o no. Dio non vuole dire ogni cosa: ho bene opinione e credo piú presto di sí che di no, perché la cosa è molto innanzi; pure questo segreto di Dio non ho.

Sai che io ti dissi ieri, che le cose nostre e la scomunica non avevano bisogno di miracoli, perché sono chiare; ma se siamo provocati bisogna andare, perché la fede non vadia per terra: tu sai, Signore, che noi non andiamo prosuntuosamente a questa cosa, ma solamente provocati: noi siamo stati chiamati, benché noi la gittassimo a campo.


Iterum la predica del Se’ tu chiaro, in die sancii Simonis 28 octobris 1496.

Dico che si appropinqua uno grande flagello.

Io ho uno secreto, che per e’ peccati vostri non ve lo posso dire; secretum meum mihi; io te ne trarrò una parola cosí in fine, e chi ha a intendere intenda; bastati che io ho la veritá. [p. 319 modifica]

E’ cattivi sono causa del tuo male; el male tuo è drento e di fuori, ma qua sono le radici: la mela ha ’l male suo radicato drento: el Signore vuole mettere el coltello qua drento in questa mela, e cavarne el malore.

Se’ tu chiaro? Io sono chiaro che Dio aggira el cervello della Italia, e molti resteranno ingannati. Hai tu mai veduto che tu vai in mercato per fare una faccenda, e poi ne fai un’altra? ha’ tu mai veduto uno barbiere andare in uno luogo per radere uno e poi ha raso un altro? Cosí ti dico che costoro non l’aranno intesa a questa volta.

Tu non intendi le cose predette e ti aggiri el cervello, perché tu consideri el modo con che Dio è solito a procedere, e lui non ti illumina, perché tu se’ cattivo.

Io dico a te: fa’ penitenzia, fa’ penitenzia, che io ti aviso che chi caverá el muro gli rovinerá addosso.

Figliuolo mio, torna indrieto; e’ mi è venuto compassione, poi che io sono entrato in questo pergamo, e che io t’ho visto qua: io ti veggo per mala via, e pregherrò Dio per te; ma io ho paura che sará difficile a tenere questa piena.

Dicono li buoni in sul psalmo assunto: ecco le tabulazione che sono venute. Tu sai quanto è che io te le predissi; ricordati quante volte io ti dicevo: fa’ masserizia, fa’ masserizia: ecco ora che saria buona averla fatta, vedi che la carestia ne viene grande. Tu dirai: — o frate, tu dovevi dirlo piú chiaro, che l’aremo fatta —; io ti rispondo che le cose di Dio non si dicono altrimenti; ma se tu se’ povero uomo, fa’ bene, ricorri a Dio, che lui non ti lascerá morire di fame.

Non temete, buoni, che quando verranno le tribolazione grande, transferentur montes in cor maris: el mare significa gli eserciti che faranno turbazione come el mare; quando saranno adunche le tabulazione profonde, Dio piglierá e’ monti e metteralli nel mare, perché rompino le onde e non affoghino le barchette che saranno allora nel mare, idest gli eletti di Dio: le navicelle si accosteranno al monte, ed e’ monti vi difenderanno dall’onde del mare: e’ monti sono gli angeli ed e’ santi, sono anche e’ predicatori; contro a Senacherib vennono e’ monti, idest li angeli, e ributtoronli indrieto, perché gli fu rotto guerra dal re di Etiopia, e fu preso per el naso e déttogli: torna in qua; sí che non temete, buoni, perché e’ monti sono in vostro aiuto, ma guardatevi, cattivi, perché Dio, e’ santi, el cielo ed ogni cosa è turbata contro a voi. [p. 320 modifica]

Credimi a me, cattivo, che ’l tuo disegno non riuscirá, perché Dio è quello che tiene questa opera.

Dio ha dato questo governo per e’ buoni e per introdurre el bene spirituale, el quale e’ buoni aranno a ogni modo; ed aranno ancora el bene temporale, che sará dato loro per mantenere el bene spirituale principalmente, ma Dio fará questa cosa a poco a poco, come gli ha fatto l’altre: abbia adunche Firenze fede in Dio, che lui ti libererá; e ricordati di quello che io ti dissi giá, che quando el seme è venuto a una corruzione e forma confusa, allora era presso alla generazione dell’uomo, e faceva l’uomo. Firenze sono e’ buoni, ma e’ cattivi non ci hanno parte, ed hanno da temere.

Italia non ha rimedio; sono stati inclinati de’ regni, ne sará anche inclinati degli altri; gli andranno a spasso tutti.

Notate bene quello che io vi dico: se voi ricorressi a Dio come si debbe, io mi confiderei in Cristo che noi aremo qualche gran grazia, e che noi non aremo a avere paura di nessuno.

Firenze, non ti confidare in uomo; maledictus homo: quello uomo è vero che non fa bene a non vi aiutare, ed ha avuto tribulazione tale che debbe cognoscere se fa bene o no, ed aranne ancora delle maggiore, se non fa quello che debbe.

Andrete tutti alla processione, pregando Dio che ci liberi da uno certo gran pericolo: pregate ancora per questi cattivi che Dio gli converta, perché portano gran pericolo.

Ora vegnamo alla parola che io ti voglio dire. Se voi fate una vera unione, io voglio perdere la cappa, se noi non scacciamo tutti e’ nostri nimici: io dico, se voi fate questo, che io voglio essere el primo a uscire fuora contro a loro con uno crucifisso in mano; e gli fareno fuggire tutti insino a Pisa, ed anche piú lá: e’ ci è degli remedi ancora umani, se tu gli vorrai, ed ancora de’ divini.

Firenze, tu se’ stata liberata delle altre volte da Dio; debbi ancora sperare in lui questa volta: el dí del caso, quando el re di Francia era qui, e quando el re tornava da Napoli, che parlai allora con sua maestá, e parti’mi quasi a rotta, e dissili: se voi non farete quello v’ho detto e quello che vuole Dio, voi vedrete che vi verranno adosso grande tribulazione; le orazione allora ti liberorono; cosi, se ora ricorrerete a Dio, sarete liberati a ogni modo. Ora odi un’altra parola.

Firenze, tu non hai voluto fare le buone legge; ma ricòrdati che io ti dissi l’altro dí, che le si farebbono a ogni modo, ma [p. 321 modifica]con vostro danno, e cosí sará: ecco giá el danno apparecchiato, ecco le tribulazione. Voi volete pure farmi profeta; ma nota, tu cattivo, queste parole, che quando e’ ti riuscissi, e che tu facessi uno tiranno, non dico che tu l’abbia a fare, ma dico, se per caso lo facessi, io ti dico in verbo Domini, che tu e lui capiterete male.

Firenze, fa’ penitenzia, popolo, fa’ penitenzia, buoni, fate orazione per questi cattivi, perché sono in gran pericolo. Firenze, io veggo dimolto sangue.


Lunedi post quartam 1495 [1496].

Questo fuoco, cioè lume, è acceso in tanti luoghi ed in ogni religione, che gli scoppierá: tu vedrai che fará uno grande scoppio.

Che miracolo vuoi tu altro, se non che tutta Italia è contro a questa predica, e tamen tu vedi che questa cosa va sempre innanzi?

Vieni, tutta Italia, contro a questo stato che abbiamo fatto: voi non lo solverete mai; ed ancora vi dico che quando e’ paressi soluto, che in tre giorni lo fareno suscitare.

La fine di questa nostra guerra sará la vittoria, se tu dimandi in universale; se in particulare, morire, o essere tagliato a pezzi.


Martedí post quartam.

E’ buoni non repugnano a questa dottrina, perché una dottrina non repugna all’altra; ma sono tepidi e paiono buoni; e se tu noterai bene, tu vedrai che chi ci repugna, o gli è cattivo espresso, o coperto.

E’ verrá la fame del verbo di Dio; e questo segno vi debbe confermare nella fede, perché vi dimostrerrá che è el medesimo lume che è stato nella scrittura di Amos; ed el verbo di Dio per la carestia, per la pestilenzia e per la guerra grande non si potrá udire.

Tu ti dai pure ad intendere che per contradirmi tanto io mi ridica; io non mi ridirò mai, io non mi posso neanche ridire.

Dio vuole gastigare tutta Italia, e fuori di Italia tutta la cristianitá; e chi crederrá fuggire sará còlto nella buca.


Mercoledí post quartam.

Dio ha ordinato la sua veritá in modo, che sempre vi sará qualcuno che la difenda. [p. 322 modifica]

Se qualcuno vorrá disputare con noi con ragione, gli rispondereno con ragione; ma quando la forza volessi superare la ragione, aréno allora da mostrare la veritá per altri modi che sarieno sopra la forza umana.

Tu hai fatto congiura da amazzarmi: io non l’ho da uomo, ma egli è vero e certo; ma intendi, e nota bene, se tu vorrai fare fine alla tua coniura, guarda come io ti parlo ed ascolta le mie parole. Dio m’ha dato questa licenzia, che io scriva e’ tuoi peccati, e cosa che si vedrá, che non si può sapere per via umana; e che io scriva la coniura ed el modo che tu hai tenuto per amazzarmi, e quello che tu hai fatto contro alla tua patria; e che io faccia parecchi polizze suggellate, e diale a certi buoni uomini e religiosi, non so giá quante, ma io lo saprò, le quali s’abbino poi a scoprire, o poi quando tu arai fatto qualche male; perché Dio vuole poi che tu sia punito, tu e tutti e’ tuoi seguaci; e dicoti che io n’ho giá parlato con uno, che credo sia qui alla predica; sí che io ho giá cominciato a parlarne e cosí seguiterò. Io t’ho detto altre volte che le pietre ti manifesteranno; e cosi ti ridico, se tu non desisti, se tu non ti emendi a questa, guai alla barba tua. Dio ha deliberato che l’opera sua vadia innanzi, e quando io fussi bene morto, ne susciterá poi in un tratto piú di sette maggiori di me.


Giovedí post quartam.

Io non ho ancora dato le polizze, ma n’ho giá parlato a uno, e cosí vo cercando d’uomini fidati e buoni, e’ quali non voglio che mentre che io vivo, ne parlino sanza mia licenzia, ma doppo la mia morte lo dichino in ogni modo.


Venerdí post quartam, in Evangelio Lazarí.

Dio per la tua ingratitudine, popolo fiorentino, ti lascerá venire in luogo, che tu vedrai che uomo del mondo non potrá liberartene se non Dio. Oh non ti smarrire però; questo sará piú o meno, secondo che tu farai manco o piú penitenzia; a ogni modo Dio vuole che tu ricognosca la liberazione da lui.

Non dico che tu abbia a morire come Lazzero, ma non ti potrai muovere, in modo che per questo rispetto ti potrai chiamare morto, ché per te, sanza Dio, tu non puoi aiutarti, ed a questo tu non se’ ancora; tu non potrai muoverti nulla, quando vi sarai; ma dirti io non posso piú. [p. 323 modifica]

Quando sará le tribulazione, Dio stará ascosto; ma quando ará dato della mazzuola in sul capo a chi vorrá, e che saranno spenti e’ cattivi, el Signore verrá con tutti e’ suoi discepoli.

Fate orazione che la pestilenzia non sia almanco insino a Pasqua, perché non si impedisca la predicazione; credo che la orazione la fará stare, o sará ella poi doppo Pasqua; io non ti dico cosí immediate doppo Pasqua, che l’abbia a essere; io non t’ho a dire el quando; bastati che la sará a ogni modo, e grande.

E’ tuoi vicini diranno: — o povero popolo, come gli è tribulato, e’ me ne ’ ncresce. — Diranno gli uomini: — vedi Signore quanti ne sono morti di pestilenzia, quanti di carestia, quanti di guerra: vedi el tuo popolo che pare tutto sparito. —

O Marzocco, io ti dirò a quel tempo: come stai tu? — Oh male; e’ m’è stato tagliata la coda, e’ m’è stato tagliato l’orecchio e levatomi el pelo; io ho una gran febre; il lupo, l’agnello ed ogni animaluzzo mi è venuto adosso; io non posso piú.—

Quando Dio fremerá, tu comincerai allora a fremere e levarti su contro agli altri animali, e’ quali tutti sbaraglieranno e fuggiranno alla buca; ed el Signore ti fará giudice di coloro che t’hanno fatto male, e nol fará per vendetta, ma per giustizia.

Dirá Dio: Lazare veni foras; popolo, vieni fuora delle tribulazione; allora tu verrai fuora de’ tuoi affanni, legato le mani e’ piedi, cioè sanza danari e sanza arme; ma el Signore ti provederá di danari e di arme a uno modo che non saprai come, e dirá: solvite eum, e comincerai a dilatarti per tutto in Toscana e fuori di Toscana; verranno ancora molti volontariamente sotto el tuo dominio, intanto che questo lume si spargerá insino nella Turchia, e convertirannosi e’ turchi alla fede di Cristo.


Sabato post quartam.

Quando saranno morti e’ cattivi, e li tiranni saranno spenti, verranno alla tua cittá dimolti buoni che riempieranno la terra tua di bontá.

Molti popoli verranno per essere governati dalla tua cittá.

El nome di Firenze si spargerá per tutto el mondo, e diranno:— questa è quella cittá che ha illuminato Italia.—

Se tu vivi bene, e poi non mi creda quello che io t’ho detto, sono contento mi faccia tagliare el capo. [p. 324 modifica]

Roma, tu hai a essere reprobata ed Ierusalem eletta; quivi ti dico andrá lo Spirito Santo.

In Ierusalem s’ha a fare uno ovile ed uno pastore; e la fede di Cristo s’ha a diffundere questa volta per tutto el mondo; e sará questa la preparazione d’Anticristo, perché noi siamo nel quarto stato della Chiesa che è giá spacciato; el quinto ne viene.


La quinta domenica Quadragesimae.

Voi cominciate giá a entrare in certi termini, che Dio solo potrá cavarvene: voi non vi siate però arrivati ancora, ma vi andate a poco a poco.


Lunedí post quintam.

Farassi dimolti martiri a questa volta, ma quelli saranno semente di molte cose.


Martedí post quintam.

Dio, poi che ará mandato la spada e la pestilenzia, susciterá tanta gente, che abonderanno tutte le cittá di uomini buoni e spirituali.


Giovedí post quintam.

Manderá Dio uno papa santo, non ti dico se immediate doppo questo papa; non ti dico né sí, né no, perché non ho a dire questo.

E’ non è ancora venuto cosa che bisogni aprire la chiavetta: io sto a vedere, e secondo che verrá cosí fareno.

Fatta la rinnovazione, ancora si abiteranno, come t’ho detto altre volte, quegli eremi di Egitto.


Venerdí post quintam.

Molte cittá angustiate verranno ancora a te, ed arai delle cittá che non furono mai tue.


Sabato post quintam.

Questa cosa, Firenze, s’ha a fare con spirito e non con arme, acciò che tu non sia obligata a principe nessuno, e che tu ricognosca solo da Dio. [p. 325 modifica]


Dominica Palmarum.

Firenze, questo è el re dello universo: questo è voluto ora diventare speziale tuo re. Firenze, noi vuoi tu per tuo re? El popolo tutto rispose sí.


Martedí santo.

Quando saranno passate le tribulazione, resterá sí poca gente che ci avanzerá oro ed argento, ed avanzeracci case e possessioni: darassi allora le case a pigione per tre quattrini.


Lunedí post Pascha.

Firenze, tu se’ stata la prima tribulata e sarai ancora, ma tu sarai anche la prima consolata, e coloro che ti minacciono hanno piú paura di te, ed hanno d’averla. E’ verrá ancora tempo che piangeranno di non avere fatto quello che è stato loro detto, e tu sarai consolata; ma molti sono in Firenze che non goderanno queste cose, che saranno morti.

La prima cittá rinnovata sará Firenze, ma sará ancora la prima tribulata da ogni parte.

Firenze, io ti dico che tu verrai a termine che tu non arai altro rimedio che Dio: tu non vi sei ancora; bisogna che tu venga in luogo che tu cognosca che Dio solo ti liberi, e che nessuno altro si possa gloriare di suo sapere o di suo fare; sta’ pure forte e non ti maravigliare poi quando e’ verrá; e’ ti basta sapere che Dio è teco e li angeli sua sono al tuo governo, e sappia che innanzi che siano fornite le tribulazione di Italia, comincerá la tua gloria, Firenze; ed ancora sará la spada in Italia e di qua e di lá, e tu fiorirai, e le tue tribulazione hanno a passare prima che l’altre, perché le sono anche cominciate prima.

Costoro cercano che s’apri la chiavetta; s’ella s’aprissi, ne sará parecchi male contenti nella cittá di Firenze; fate pure orazione, che, s’ella s’apre, gli stupirá, vi dico, tutto el mondo.

Italia e Roma, tu non hai rimedio nessuno; e’ si fará tanto sangue che se ne faranno e’ fiumi.


Martedí post Pascha.

Io vi dissi giá sono cinque anni, che noi avevamo a combattere contro a doppia sapienzia, doppia potenzia e doppia malizia; e questa guerra sará piú crudele che quella de’ tiranni contro a’ martiri, e quella degli eretici contro a’ fedeli; e sará crudelissima, con scomuniche, con spade e con ogni modo. [p. 326 modifica]

Italia e Roma, adhuc modicum tempus vobiscum sum; e’ non è ancora el tempo tuo; e’ verrá bene el tempo: non è giá fatta la scomunica ancora, ma vanno tuttavia cercando ed insegando; ma Dio dice: quando costoro crederranno avere spenta questa veritá, allora io la susciterò piú viva che mai.

Io sto forte come buono capitano, e voglio a ogni modo vincere, e lasciarvi ancora la pelle.

Italia e Roma, tu non hai rimedio alcuno; e’ viene el prete per darvi l’olio santo.


Mercoledí post Pascha.

Io dissi parecchi anni a’ miei frati, che si dolevano che eravamo pochi: ancora si verificherá in noi quella profezia, angustus est mihi locus; e di 70 siamo giá 200: ora stammi a udire, e nota bene. Io ti dico che ne verrá ancora tanti a questa nostra religione, che si spargeranno per tutta la Toscana e n’andranno insino agli infedeli; e te ne voglio dare uno segno, che vi sono tre lingue in perfezione, latina, greca ed ebraica, ed anche abbiamo la moresca e caldea; credi che non sanza cagione Dio ce l’ha mandata.


Octava Paschae.

El governo vostro, chi lo guasterá o cercherá guastarlo, guai a lui!

Scrivi a Roma, che a Roma è imminente uno flagello grandissimo, e che el prete viene per dargli l’olio santo ed è per via, e che la non potrá campare; e che chi fuggirá una spada incontrerrá nell’altra; e se ti dimanda che dice del papa, rispondi: — nulla —; el sa egli? forse che si: e’ non è lecito a dire ogni cosa.

In questo flagello morrá grandissima moltitudine in Italia e fuori di Italia, ma restringendomi a Italia, dico che se ne salverá molti pochi.

Roma, tu sarai cinta di ferro, tu andrai a spade e fuoco e fiamme; quando s’aprossimerá el flagello tu tremerrai tutta.

Principi di Italia, se voi non fate penitenzia, voi non avete rimedio alcuno; se voi avessi piú danari che non starebbe in tutta questa chiesa, e piú soldati che non sono nel mondo, e’ non vi varrá nulla: tutti fuggiranno come femmine; ogni cosa vi sará contra, la pestilenzia, e’ venti, e’ cieli; tutte le vostre determinazioni vi saranno contrarie; voi crederrete mettere altri nel [p. 327 modifica]laccio, e voi vi entrerrete; voi crederrete ingannare altri, e voi andrete a punto a punto per la via della fossa.

Donne, io vi annunzio che el flagello vi fará lasciare le vostre vanitá: questo flagello sará sí grande che non lo potranno quasi sopportare e’ corpi. Povera Italia, come ti veggo tutta conquassata! Poveri populi, come vi veggo tutti oppressati da questo flagello!

O Signore, io ho visto tanti morti, tanti tagliati, tanto sangue; che vuoi tu fare?

Firenze, bisogna che tu ci allarghi el luogo, e che ci sia uno convento almeno di 200 frati, e’ quali saranno ancora lume della tua cittá.

Firenze, al tempo suo verrá tanta la roba, che direte: — io non ne voglio piú —; e verrá tempo che arete tanta gloria e tante cose a governare, che direte: — non ne vogliamo piú, perché non possiamo governare tanto. —


Ottava maii 1496.

Chi non lascerá stare la cittá di Dio, o sia di drento, o sia di fuora, capiterá male.

Quando parrá, Firenze, che li inimici voglino assorberti, sará qualcuno preso pel naso, e dettogli: voltagli in qua, dall’altra parte; aspetta pure un poco.

Coloro che ti sono circunstanti e che ti vogliono assorbere, Firenze, fanno male; e però ti dico: Dio dará nelle mani de’ fiorentini delle cose loro; e perché gli hanno el torto a farti male, Dio fará questo per iustizia, ed arái questa vittoria non per tua sapienzia, non per tue provisioni umane, non per tua danari, ma e’ buoni ed el bene vivere saranno quelli che salveranno questa cittá.

Io v’ho detto che facciate iustizia, che Dio me l’ha fatto dire lui; e se lui erra, erro ancora io.


20 maii.

Savio, se tu vorrai, ed anche se tu non vorrai ed a dispetto tuo, tu farai un dí le buone legge della simplicilá, e viverassi alla semplice, o voglia tu o no.

Donne, fate orazione, che la vostra riforma ha contradizione; la ha a andare a ogni modo: sai che io t’ho detto dell’altre cose che tu le faresti a ogni modo, e cosí fu; similmente ti dico di [p. 328 modifica]questa; e se non la farai tu, la fará un dí un altro, e tu sarai punito come chi non volle fare la pace. Io ti dico che Dio vuole cosi, intendimi tu: tu doverresti pure intendere oramai.


23 maii.

Tu vedrai anche cose piú scure e piú dubie; tu sentirai scurare la luna ed el sole, tu vedrai piovere spade e coltelli, vedrai venire tanti popoli, che ti si arricceranno e’ capelli in testa.

Questa opera s’ha a spandere per tutta Italia e per tutto el mondo.


5 junii.

Io non t’ho mai detto che sia quello o quell’altro che abbia a mandare Roma sottosopra: io t’ho bene detto che sará uno che non ará reverenzia nessuna, né rispetto a persona. — O chi sará egli? — Sará forse quello che tu non credi, o forse sará l’uno e l’altro, o forse saranno piú di due. Questo sará male universale, ma la Italia è quella che ha a sostenere el peso; e tale crede pigliare altri al laccio, che sará preso lui.


12 junii.

Firenze, io non mi ridirò mai, e se io venissi mai in tanta pazzia, che io dicessi: io t’ho detto le bugie, o io t’ho ingannato, di’ allora che io menta per la gola e che io sia dannato.

Italia ha a minare, e tutti e’ principi di Italia hanno a minare, e non hanno remedio alcuno; tu lo vedrai, e presto presto.

Sará uno tempo crudele, mortale e turbulento; guai a chi vi si troverrá, ché morrá tanta gente che stupirá ognuno.

Tornerá egli questo martello? Io non te l’ho a dire, se gli ha a tornare indrieto o no per la tua infidelitá; la tua incredulitá ti priva di molte cose; e se non verrá lui, Dio manderá degli altri.

Voi verrete in luogo, che voi confesserete che le orazione de’ buoni hanno liberato Firenze.

Ricordati che quando si trattava lo appello delle sei fave, io ti dissi: nota coloro che lo contradicono, e sta’ a vedere quello che verrá loro; cosí ti dico adesso: nota quegli che repugnano a questa riforma delle donne, e sta’ a vedere quello che interverrá loro, e lo effetto mostrerrá che io non te lo dico di mio capo. [p. 329 modifica]

Verrá la spada ed amazzerá tanta gente, verrá la carestia e la pestilenzia, e morrá tanta gente che sará uno stupore; morranno gli uomini per le vie, rimarranno e’ corpi insepolti per le strade.

A te, Firenze, dico, che verrá tempo, e presto, che a chi ti fa male sará fatto male; ed aranno ancora bisogno di te, e saravi di quelli che aranno ancora bisogno di fuggire qua. Dissiti ancora che aresti con buona conscienzia delle cose che non furono mai tue, e cosí sará: e’ bisogna pure che questi tuoi vicini faccino qualche peccato, a volere che sia giusto darti delle cose loro. Hotti ancora sempre detto che tu faccia iustizia, perché le tribulazione tue siano minori; ma non la fai, e però Dio vi metterá tra ’l mare ed el monte, ed io lo priego che ti dia una tale bastonata che tu la faccia; e se non fate iustizia, non sperate nulla; e fate quanto volete, che se non fate iustizia non arete nulla.

A Italia ho detto che se la non fa penitenzia, la non ha rimedio; e poi gli ho detto che la non fará penitenzia, e che la non ará rimedio alcuno.


19 junii.

Firenze, io ho paura che per e’ tua peccati, ti siano allungate tanto le tue generazione, che non intervenga a te come a quelli che erano nel diserto, che non arrivorono in terra di promissione, da Iosué e Caleph in fuora, che furono buoni; io non ti dico però che gli abbia a essere, ma io 1n’ho paura. Tu hai poca fede in Dio, Firenze: ora che faresti tu, se tu avessi e’ nimici alle porte?

Le cose nostre non hanno bisogno di essere provate con miracoli, perché si pruovano con le ragione e con le opere; ma quando pure gli uomini mancassino da questo credere, ed e’ maligni crescessino tanto che togliessino le ragione che io t’ho dette, di mano de’ semplici, confidandomi in Cristo, dico che siamo aparecchiati a provarle con miraculi.

Voi cittadini dell’altro stato passato, a chi Dio ha fatta tanta misericordia, se sarete ingrati a questa volta, guai a te; intendimi bene, se tu non vai retto, guai alla barba tua: Dio v’ha scritti tutti in su uno libro, ed ha scritto tutti e’ vostri peccati; e se non fate bene, guai a voi a quest’altra volta.

Se non fussi stato questo consiglio, voi saresti ora morti, dissipati e scacciati l’un l’altro: e cosí sarebbe guasta la tua cittá, se non stessi saldo questo consiglio; e potria ancora venire tempo, [p. 330 modifica](e non repugna questo, a quello che io t’ho detto), che saria ancora guasto questo consiglio ad tempus. Nota bene come io ti parlo; io non ti dico che gli abbia a essere; io dico che e’ non repugna alle grazie promesse; ma credi questo, che quelli che vanno male, cercano che siano arse le case loro, e che siano ruinati; poi racconcerassi tutto; non andare estendendo le mie parole. — O in che modo s’ha a fare questo? — Oh, tu cerchi modi da Dio. Io l’ho nel petto mio el modo; in manco di uno mese o di 15 dí saria fatto ogni cosa. A Dio non manca modo; io non dico che gli abbia a essere, intendimi bene; questo consiglio t’ha dato Dio.

Voi vi impacciate delle cose ecclesiastiche, e non potete impacciarvene, e cadete in escomunicazione, che non vuole dire altro che essere tolto da Dio e dato al diavolo; e però quel magistrato che cade in scomunica, ha el diavolo addosso, ed allo escomunicato va sempre ogni cosa di male in peggio.

Credimi, Firenze, che Dio ti dará tale mazzata che tu la sentirai parecchi dí, se non ti muti.

Amazzami quanto tu vuoi, che al fabro non manca martelli: Dio, per uno, ne fará suscitare dieci.

Tu di’: — Pure el re di Francia se ne va in lá, e’ non viene; — ed io ti rispondo che se bene lui non venissi, non sará pace in Italia; io ti dico che ’l tempo è breve, e vadia el re di Francia dove vuole, che io ti dico che ’l tempo è breve e che la Italia andrá sottosopra e sará destrutta. Se el re di Francia non vorrá venire, non mancheranno a Dio barbieri: e’ sará, dico, tanta guerra, pestilenzia, carestia, e tanta mortalitá, che gli uomini resteranno rari.

Durum est vobis contra stimulum calcitrare. Italia, tu non potrai combattere contro a questo spirito; Firenze, cittadini, voi non potrete combattere contro a questo spirito; io sono pieno di spirito del Signore.

Italia Italia, Firenze Firenze, quae occidis prophetas et lapídas eos, qui ad te missi sunt; tu cerchi di uccidere e’ profeti, Italia, tu cerchi, Firenze, di ammazzare coloro che ti sono mandati da Dio; tu ti fai beffe de’ profeti.

Punite questi cicaloni che calunniano gli uomini da bene, a’ quali è fatto torto, che vi so dire io che vanno bene. — O frate, e’ debbono essere tuoi amici! — Io t’ho detto che io non ho amici; con loro non ho altra amicizia, se non che io sono certo che vanno bene, e sono tuoi buoni cittadini. [p. 331 modifica]

Fate orazione, se in questo san Giovanni potessimo avere qualche grazia.


24 junii.

Firenze, poca cosa è quella che ti libereria, se tu volessi farla; ma io non te la posso dire: fate orazione a Dio e san Giovanni, che in questa ottava sua possiamo dirvela.

Firenze, non temere di tante gente che ti sono congregate contro: tu non hai condotto el male in Italia, e tamen tu hai patito el male, e però e’ sará molto bene, secondo la iustizia, che ora altri patisca.


26 junii.

Io t’ho detto che Dio piglierá questi uccellini in gabbia.

E’ verrá tempo che tu vorrai nascondere la cherica, e non potrai; e dove ora si dice: beata a quella casa, e’ si dirá: guai a quella casa che ha cherica rasa.

Cristo ha a essere in Firenze, e castigherá e’ cattivi, ed esalterá e’ buoni.

E’ non ci è ora tanto pericolo quanto si dice: una poca cosa è quella che potrebbe liberarvi: e’ ci è bene qualcuno che la cognosce, e sa che la si potria fare, ma non la vuole dire.


29 junii.

Galline, fate buona guardia, che le golpe fanno consiglio contro a voi.

E’ non verrá solo uno barbiere in Italia, ma piú di uno: io non ti voglio dire quanti adesso per non errare.

Io non ti posso dire quando sará el tempo di queste tribulazioni; ma se io ti dicessi, io non ti dico tanto el principio, ma el tempo della consumazione e del fine di queste cose (che io t’ho detto che lo so) tu stupiresti, e parrebbeti el tempo molto breve.

Italia, el male tuo è assoluto, perché è certo che tu non farai penitenzia.

Italia, chi ha fatto venire le gente esterne se non tu? E’ sará giusta cosa che tu ne patisca la pena: chi l’ha chiamate, suo danno.


Prima julii.

E’ peccati de’ cattivi sono causa che Dio non ha permesso vi si manifesti oggi quella cosa. Pure abbiamo per e’ cattivi avuto [p. 332 modifica]questa risposta: che e’ sono alcuni che cercano guastare quello bene che ha fatto Dio, ed alcuni di questi sono di coloro che si danno ad intendere d’avere fatto loro el bene della cittá, non dico tutti, ma parte di loro, con alcuni suoi coadiutori, e questo Dio l’ha molto per male. Secondo, Dio ha molto per peggio di alcuni altri ingrati, che se non si fussi fatto questo stato, non arebbono né vita né altro, ed ora vorrebbono che si guastassi, Dice Dio che questa loro ingratitudine è quella che secca el fonte della pietá; emèndati, dico; chi ha a intendere intenda, altrimenti Dio non ti perdonerá alla seconda volta; non sia però nessuno che giudichi di persona; io non nomino nessuno, perché non mi è lecito: forse gli manifesteranno un dií queste pietre. Dispiace ancora piú a Dio, che molti buoni sono calunniati a torto, e che per calunniare chi fa bene, hanno tentato ogni via, insino a dare della fune; e piú dispiace ancora che sono qua alcuni che aiutano e’ tuoi inimici e prestangli favore: questa è la risposta che abbiamo avuta da Dio per e’ cattivi. Fate orazione, se domani, che è el di della Vergine, potessimo avere grazia di aprirvi un poco di quella chiavetta.

Io ho visto un’altra volta le golpe, ma a un altro modo, e te lo dico in verbo Domini: io l’ho viste col fuoco alla coda andare in qua ed in lá, ed accendere el fuoco in molti luoghi, ed in fine el fuoco tornava sopra di loro ed ardevale, e le galline finalmente le amazzavano. Galline, io vi annunzio buone novelle; non abbiate paura, venga chi vuole. Dio ha messa la mano sopra la cittá, ed anche in qualche luogo particulare della cittá, donde verrá el bene vostro: questa è la risposta avuta per e’ buoni. E tu, Firenze, quando vedessi venuti e’ tuoi inimici addosso, ed etiam insino alle porte, non avere paura; ricorri a Dio e confidati in lui, e siate certi che non vi nuocerá cosa alcuna.


Tertia julii.

Italia, tu ne vedrai piú di dua de’ barbieri.

Io ho a guadagnare teco uno tesoro che qualcuno cerca di darmi. — O frate, dillo tu per certo? — Io lo vo conietturando dalle scritture del Testamento Vecchio, e cosí stimo verrá a me.


15 augusti.

È giá 6 anni che io cominciai a gridare che quello bello tempo si guasterebbe: tu vedi ora quanta mutazione è da oggi [p. 333 modifica]a 6 anni fa, ma computerai di qui a 6 altri anni, quanta mutazione sará da ora a quello tempo. Non dico giá per questo, che abbiamo a stare sei anni cosí, intendimi bene; ma dico a proporzione, che avendo tu visto la mutazione di questi sei anni passati, che tu vadia computando questi altri sei anni, e vedrai quanto sará questa altra mutazione.

Le tribulazioni di Firenze non avevano a andare insino qui, ma voi non avete voluto udire, ed avetele prolungate voi medesimi; ma ancora saresti a tempo a abbreviarle: bisogna, dico, mettere mano alla iustizia.

Diebus 1260, dice Michea; questi giorni fanno tre anni e mezzo. Che significa questo? Io non ti voglio dire uno segreto qua, io ti darò cosí una esposizione mistica, quando verrá tempo ti potrò aprire quella chiavetta.

Io ti voglio avisare, Italia, che ancora non è reprobato el ministro: Italia, tu fai ragione sanza l’oste, io non ti dico piú lá; io ti dissi altra volta che la reprobazione sua era condizionata, io ti dico stamani quello che ho udito: potriano essere tanto forte le orazione degli eletti per la reformazione della Chiesa, che lui non anderia alla reprobazione, benché faccia de’ mali.




Note

  1. In margine: Carlo che era nel reame.
  2. Il ms. ha erroneamente: 27.
  3. Una macchia d’inchiostro rende il testo illeggibile.
  4. Il ms. ha erroneamente: 1496.