Gli sposi promessi/Tomo III/Capitolo II

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Tomo III
Capitolo II

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Cap. II.



La casipola del curato era, ed è tuttavia,1 attergata alla chiesicciuola di quel paesello: la cavalcata, per porsi in via, doveva 2 girare il fianco della 3 chiesa, e passare davanti alla fronte, sulla quale è voltato un arco, che, appoggiandosi dall'altra parte sul muro della strada, forma tetto sopra di questa. 4 Già su la porta del curato cominciava la folla di coloro, che, non potendo 5 capire in Chiesa, né stare in luogo dove si vedesse quello che vi si faceva, cercavano almeno di starvi più presso che si potesse.6 Quella pompa singolare 7 si affacciò alla turba, e i lettighieri, che erano contadini del luogo, domandarono il passo ai primi che lo impedivano, con un certo garbo inusitato, che era loro 8 ispirato dal sentimento indistinto che servivano a qualche cosa di santo e di gentile, dall'aver veduto il cardinale, dalla commozione che appariva su tutti i vólti. La folla faceva largo, guardando ognuno9 quella comitiva con maraviglia e con curiosità, e il Conte con un riserbo che non era più quel solito terrore. Cosi pian piano, la comitiva si avanzava, quando 10 giunse sotto il portico,11 dove 12 si dovette rallentare [p. 390 modifica]ancor più la marcia per la folla di popolo,13 chiusa fra i due muri; il Conte, guardando nella chiesa dalla porta che era spalancata, si trasse il suo 14 cappello piumato15 e inchinò la fronte fino sulla chioma della mula: atto che eccitò un mormorio di gioja e di stupore 16 nel popolo che 17 poteva vederlo, e si propagò18 per tutta la folla, 19 ognuno 20 raccontandone il motivo ai suoi vicini. Don Abbondio si trasse pure il suo gran cappello senza piume, s’inchinò, senti i suoi confratelli che cantavano, e provò, forse per la prima volta un sentimento d’invidia in una tale occasione. — Oh quante volte, — diss’egli in cuor suo,21 — queste funzioni mi son partite lunghe come la fame; e non vedevo l’ora d’andarmene in sagrestia a piegare la mia cotta; e adesso 22 torrei volentieri di star li a cantare fino a sera, in quella santa pace; 23 e invece bisogna andare ... Ma Dio benedetto! — sciamò egli internamente, come l’uomo che è vivamente penetrato dal sentimento che gli si fa torto, — giacché m’avete ficcato in questo impiccio, almeno almeno, ajutatemi.—

Superata tutta la folla, il corteggio segui pianamente il suo cammino: ma, siccome la disposizione d’animo dei due personaggi a cavallo era sempre la stessa, anzi i pensieri dell’uno e dell’altro diventavano sempre più intensi a misura che si avvicinava la meta, cosi il cammino si faceva in silenzio, e noi non possiamo riferire che i soliloqui dell’uno e dell’altro.

— Gran cosa,24 (è il soliloquio di Don Abbondio) gran cosa, che a questo mondo vi debbano essere dei25 ribaldi e dei santi, che gli uni e gli altri debbano avere l’argento vivo addosso,26 che quando hanno una ribalderia, o un’opera santa da fare, debbano sempre tirare per forza in ballo gli altri, quelli che vorrebbero attendere ai fatti loro; e che tanto gli uni, quanto gli altri debbano 27 venir tra i piedi a me, poveruomo, che non m’impiccio degli affari altrui, e che non cerco altro che di starmene quieto a casa mia ! Quel birbone di Don Rodrigo s’ha da ficcare in capo di sturbare un matrimonio, [p. 391 modifica]proprio nella mia parrocchia, e m’ha da venire una intimazione di quella sorte!28 Un pazzo che29 ha nascita e quattrini, casa ben piantata e parenti in alto, e potrebbe godersi la sua vita30 tranquilla, signorilmente: attendere a dare dei buoni pranzi, stare allegro e fare degli allegri: Signor no: ha da desiderare la donna d’altri, tanto per venire a molestarmi. Oh questa ragazza benedetta31 vuol essere la mia morte! Deve proprio capitare in mano di costui (e così dicendo, guatava di sottecchi il Conte, quasi per vedere se poteva arrischiarsi a strapazzarlo mentalmente);32 e costui, che è sempre stato lontano dai vescovi come il diavolo dall’acqua santa, ha 33 da venir qui in persona,34 a cercare35 l’arcivescovo, senza che nessuno ce lo abbia mandato per forza, proprio per metter me in impaccio;36 e questo arcivescovo, benedett’uomo, che vorrebbe drizzar le gambe ai cani,37 a cui pare che il mondo rovini38 quando la gente sta ferma, che deve sempre far qualche cosa egli, e far fare qualche cosa agli altri: subito, subito, tutto va bene, gran consolazione, la pecora smarrita, credere tutto, darvi dentro, e far trottare il curato. Che39 si abbiano concluso fra loro, Dio lo sa; ma, cospetto, non bisogna andar così in furia a questo mondo. La santità non basta, ci vuole un po’ di prudenza, e sí che dovrebbe avere imparato: ha avuto delle belle brighe, a forza di cercarne e di volerne fare andar le cose a modo suo; ma pare che vi c’ingrassi: non ne lascia scappare una;40 la carità va bene, ma la prima carità dovrebb’essere per un povero curato, che un vescovo, un vero vescovo di giudizio41 lo dovrebbe42 tener prezioso come la pupilla degli occhj suoi. Chi sa costui che cosa gli ha contato? che fini ha? potrebb’essere una trappola: ahi! ahi ! ahi ! Ma se anche, come spero, fosse convertito, costui (e qui guardava il Conte) dovrebbe sapere Monsignore illustrissimo che dei peccatori inveterati non è da fidarsi cosí subito: bisogna provarli: i primi momenti sono bruschi; e

Note

  1. [di là dalla] appoggiata
  2. voltare
  3. chiesa, e passare dinanzi alla porta della fronte e [vi | la quale | su la] ivi la strada è coperta d’un arco voltato sul muro della chiesa da una parte, e sotto quel | forma
  4. La porta era spalancata, e [il portico | la folla della chiesa] il portico
  5. stare in altri
  6. Quando
  7. usci in mezzo
  8. [ispirato da] infuso
  9. con una
  10. si trovò
  11. dinanzi alla porta spalancata della Chiesa,
  12. si
  13. che non
  14. Sic.
  15. e si curvò [qua] fino su
  16. in tutti
  17. si trovava
  18. fino
  19. insieme
  20. dicendo
  21. m’è sembrato che queste funzioni fossero troppo lunghe
  22. starei li volentieri a cantare
  23. Ma
  24. diceva
  25. Variante tristi
  26. che non possano requiare, né lasciar requiare altrui,
  27. capitare
  28. Birbone e pazzo.
  29. potrebbe
  30. quieta e
  31. [vole] vuo
  32. di costui
  33. proprio
  34. senza esservi costretto
  35. [l'arcivescovo] Monsignore illustri
  36. Segno, e a margine, in penna: «Punto fermo | qua e là vari segni, a tuo beneplacito, per tutto il soliloquio»
  37. che non può star quieto né lasciar quieti gli altri
  38. se non si è in movimento
  39. cosa
  40. Segno, e a margine, in penna: «punto fermo»
  41. se
  42. aver
[p. 392 modifica]GLI SPOSI PROMESSI

la forza dell’abito fa ricadere uno quasi senza che se ne avvegga, e intanto... chi è sotto è sotto: ahi! ahi! ahi! S’aveva mò a 1 mandar cosi un povero curato galantuomo sotto la bocca del cannone? — * 3 Don Abbondio era a questo punto della sua meditazione quando la cavalcata giunse alla taverna, dove cominciava la salita ; e ne uscirono bravi secondo il solito, i quali * vi¬ dero con istupore il Conte con un prete dietro una lettiga. Pensarono che potesse essere, non lo seppero indovinare, e non fecero altro che inchinarsi al Conte, il quale con viso serio prosegui il suo cammino. Ma Don Abbondio conti¬ nuava: — ci siamo. Oh che faccie ! Questa è la porta del¬ l’inferno! E costui, vedete, che faccie stralunate fa anch’egli ! Un po’ pare Sant’Antonio nel deserto quando scacciava le tentazioni, un po’ pare Oloferne in persona! Dio mi ajuti, e lo deve 5 per giustizia. — Infatti0 i pensieri7 che si affollavano nella mente del Con¬ te," passavano, per dir cosi, rapidamente sulla sua faccia, co¬ me le nuvolette spinte dal vento” passano in furia a traverso la faccia del sole, alternando ad ogni momento una luce arrabbiata e una fredda oscurità. Pensava a quello che avreb¬ be detto e fatto, mettendo il piede nel suo castello, trovan¬ dosi con quegli, dai quali in un punto s’era fatto cosi di¬ verso. Avrebbe voluto render gloria a Dio, confessare il cangiamento che era accaduto 10 nel suo animo, rinnegare la sua scellerata vita in faccia a quelli che ne erano stati i testimonj, i complici, gli stromenti. — Ma ... — diceva un altro pensiero: — guaj se costoro credono un momento ch’io non sia più quello da stendere in terra colui che ar¬ disse resistermi ! — 11 Cosi pensando egli 18 pose macchinalmente 13 la mano al luogo 14 dov’era solito tenere una pistola, e si ricordò di a- verle lasciate con le altre armi in casa del curato — Ohé ! — continuava fra sé: Perché mi obbedirebbero costoro? e se veggiono che 15 questo pane infame è finito per loro chi sa 1 metter — 2 Vedete che faccia stralunata fa costui ! — .? Men¬ tre — * qua — !l fare se è giusto — 6 il Conte — 7 [si risvegli] si mo¬ stravano — 8 si mostravano — ,J attraversano — 10 in lui — 11 Guaj — [si lisciò] pose 13 le due mani a sfuggire le redini dalla mano — 14 dove stava una delle sue — la — dove CAPITOLO II [p. 393 modifica]TOMO III. 393 che cosa la rabbia può suggerire a costoro.1 E quello che importa è di non far parole, di non perder tempo, di ricon¬ durre Lucia tranquillamente: quella poveretta I il pegno, del mio perdono! Se in questa casa, se in questa’caverna cessa un momento la disciplina, il terrore del padrone, di¬ venta un inferno ! peggio di prima ! Costoro ■ saltano il con¬ fine, e sono in sicuro: eh gli ho3 avvezzi io cosi,! Ma che! dovrò io dunque umiliarmi a fingere dinanzi a costoro !4 a questi scellerati!1 Scellerati? costoro? chi sono costoro? i miei scolari, i miei amici, quelli che ho ammaestrati io! Fac¬ ciamo il bene per l’unica via che è aperta. Bisogna dissimu¬ lare: si dissimuli. — 6 Cosi pensando, egli si guardò attorno,7 e, visto che nessuno dei suoi era in vicinanza, alzò la voce, ordinò ai lettighieri di restare, scese da cavallo, si avvicinò alla lettiga, e,s salutata la buona donna, che v’era seduta, le disse sottovoce: « L’opera di carità che voi fate ora, vuol essere condotta con prudenza assai. Lasciatevi regolare da me in tutto ; e sopra ogni cosa non dite parola s che a quella poveretta; 10 e a chi ardisse interrogarvi, dite che parli con me. Voi entrerete nella stanza dov’è quella giovane, le di¬ rete brevemente che siete venuta a liberarla: non ne dubi¬ terà quando vedrà il suo curato: “ sarà spaventata, poveretta ! vedete di annunziarle la cosa in modo che la sorpresa non le faccia male;1* la lettiga-verrà 13 nella stanza, e ripartiremo tosto.» La buona donna rispose che farebbe come le era detto. Mentre il Conte le dava questa istruzione, D. Ab¬ bondio, il quale fino allora si era spaventato ad ogni bravo che s’incontrava, e che per consolarsi guardava ai lettighier' e ai palafrenieri, stava tutto in 14 incertezza per questa fer¬ mata; e sospirava. Il Conte, spiccatosi dalla lettiga, si av- cinò alla mula di D. Abbondio, che aspettava quello che av¬ venisse con gli occhi sbarrati, e gli disse sottovoce: « Signor Curato, 15 ella non ha bisogno che io le insegni ad esser pru¬ dente; ma in questa casa è necessaria una prudenza che 1 Scellerati!... che scellerati? chi è il loro maestro? il loro capo: io, io sono il peggiore di tutti. — 2 hanno — 3 adu — 4 A costoro: — Costoro! — 6 Cosi pensando egli si — 1 se non com¬ pariva alcuno, la salita era qu | e visto — 8 disse alla — " con al¬ cuno non rispondete a — 10 non rispondete — 11 Segno, e a margine, in penna: «. punto fermo». Conducetela fuori — 12 mandatela fuori — 1:1 fino alla posta della — 14 ambasce — ,r' per [p. 394 modifica]394 GLI SPOSI PROMESSI io solo pur troppo posso conoscere appieno.1 Se le sta a cuore la rjuscita di questo pio disegno, non dica parola non faccia cenno che possa dare a dividere nulla a costoro' né di quello che si .vuoi fare, né di quello ch’io penso. Per- doni, signor curato, se non le dico di più, sé non le faccio più scuse dell’incomodo ch’ella patisce per mia cagione; ma ella ne spera la ricompensa dal cielo, e verrà tempo2 in cui io potrò 3 tranquillamente esprimerle la mia riconoscenza.» La voce dell’uomo che sgombra le rovine e le macerie e che chiama il poveretto che è stato colto dalla caduta d’una fabbrica,4 e vi si trova sepolto vivo, è r’ appena più dolce al suo orecchio che fosse quella del Conte al povero nostro D. Abbondio. « Ah 1 signor Conte, » diss’egli, confondendo il senti¬ mento che voleva esprimere con quello che provava real¬ mente: « Ella mi dà la vita. Dio sia benedetto ! queste sono grazie di lassù. Tocca a me farle scusa se sono stato inci¬ vile ...» « Zitto, per amor del cielo, » interruppe il Conte : « ad altro tempo le cerimonie: Ella non faccia vista di nulla' si con¬ tenga in modo che nessuno possa sapere qui s’ella giunge in casa d’un amico... o d’un tiranno.» «Lasci fare, la¬ sci fare a me, » rispose Don Abbondio. Il Conte sali di nuovo su la mula, e volto ai lettighieri e ai palafrenieri, disse loro: «Silenzio e obbedienza: non dite 7 né rispon¬ dete una parola in quel castello;8 non parlate nemmeno fra voi;9 silenzio insomma ... e il primo di voi che fiata... Ma no!» continuò ravvedendosi, in tuono più dolce: «fi¬ gliuoli, non fiatate, perché potreste far molto male a voi e ad altri. Andiamo.» 1 lettighieri, che avevano deposta la lettiga, ascoltata a bocca aperta questa arringa, ripresero le cinghie su le spalle, continuarono la loro strada, le mule se¬ guirono; e si giunse alla porta del castello. 10 Gli scherani del Conte, che al suo avvicinarsi al castello s’incontravano sempre più frequenti, già stupiti 11 di la quel suo uscir solo al mattino in un giorno di tanto movimento e 1 Non — 2 più tran — 3 dirle — 4 è meno — 5 poco più — a e se non le spia — 7 una parola, né — 8 qui la— 9 non di — 10 Prima del testo (foglio 14, p. 25) cancellato Cap. Il — 11 e curiosi — ,:ì’quella CAPI [p. 395 modifica]TOLO II - TOMO III. 395 di tanto concorso, lo erano ancor più allora di vederlo tor¬ nare 1 al seguito d’una lettiga chiusa, ! a paro d’un prete, con quelle cavalcature sconosciute;3 ma 4 quello che portava al sommo il loro stupore 5 si era di vedere il loro padrone sen¬ z’armi. Quella partenza aveva dato luogo a molte congetture, e fatta nascere una aspettazione di qualche cosa di “ nuovo; ma il ritorno, invece di soddisfare la curiosità,'.la cresceva e la impacciava da vantaggio. Era una preda? Come l’aveva fatta iL padrone solo ? e perché il vincitore tornava disarmato? 0 che diamine era?8 Chinandosi umilmente davanti al pa¬ drone che passava, cercavano essi di spiare sul suo vólto qualche indizio di questa faccenda; ma il vólto del Conte 1 era impenetrabile: e gli scherani rimanevano a guardarsi l’un l’altro con la bocca aperta. Alla porta, il Conte scese dalla mula, e fece cenno 10 di fare altrettanto a Don Abbondio che lo guardava attentamente, " appunto per non perdere un cenno; e, veduto questo, si lasciò tosto sdrucciolare dalla sua mula. 11 Conte disse ai palafre¬ nieri: « aspettate qui ; » 12 disse al curato di seguire la lettiga; andò egli dinanzi, e disse ai lettighieri : « seguitemi. » Tutto si fece, com’egli aveva imposto:13 il Conte entrò col suo seguito nel cortile, si avviò alla stanza dov’era Lucia,14 ed entrato in quella che le era vicina,15 fece restare i lettighieri, si chiuse dentro, e comandò che la lettiga fosse posta a terra. Apri allo¬ ra*'1 lo sportello, diede la mano alla buona donna, la fece usci¬ re e disse17 sottovoce in modo da non essere inteso18 che da quelli che lo vedevano: « In quella stanza è la giovane da con¬ dursi via: e con lei una vecchia malandrina ... una vecchia. Io la chiamerò fuori: voi entrate, e voi pure Sigr. Curato. 19 Annunziate a quella giovane che è libera, che deve partir tasto con voi, che la cosa deve passare quietamente:2 non perdete tempo : quando ha inteso, quando è disposta, bussate ; 1 in quella comitiva misteriosa — 2 al fianco — 3 Segno, e a mar- fine, in penna: « . punto fermo ». — 4 che — r' e la loro curiosità — strano — 7 rendeva più — 8 Andavano — 0 che si chinava — 10 a Don Abbondio d’imitarlo — 11 per [sapere rego | potersi] potere ubbidire — 12 si pose dinanzi alla letti — 13 Segno, e a margine, in penna: «. punto fermo ». — 14 e giunt— 15 [fece] disse — 111 egli — 17 siamo alla metà dell’opera — 18 fuori che — 19 Fate in modo che la giovane | Poiché — 20 non gridi: non parli fate in modo che [p. 396 modifica]sia OLI SPOSI PROMESSI la lettiga ' verrà nella stanza: fatela sedere in essa, ponetevi al suo fianco, tirate le cortine, e s venite qui: io vi aspetto- andrò innanzi, poi la lettiga, poi il signor curato; dritto alla porta; quivi saliremo sulle nostre mule, e ripartiremo. E voi disse rivolto ai lettighieri: «zitti.» Cosi dettò, condusse la buona donna e il curato sulla soglia della porta chiusa che 3 dava alla stanza di Lucia, bussò: ' s’udi la voce della vecchia che disse: «chi è egli?» «Io,»5 rispose il Conte: la vec¬ chia apri, e vide le due facce inaspettate col padrone: restò' come incantata. «Uscite,» le disse il Conte: quella usci tosto, e i due salvatori entrarono. « Fermatevi qui, » disse allora il Conte alla vecchia ; e non disse altro: egli, la vecchia e i lettighieri stettero tutti" immobili,7 egli a tender l’orec¬ chio e a numerare i momenti, i lettighieri ad * aspettare, e la vecchia a smemorare. Lucia aveva passata la notte in un letargo agitato da sogni tormentosi e da risveglimenti più tormentosi ancora. Al mattino la vecchia,9 destandosi, aveva chiamata Lucia, e non udendo risposta, s’era levata in fretta, aveva aperte le finestre, e avvicinatasi10 alla captiva, chinatasi a guardarla, le aveva chiesto se dormisse, se volesse togliersi da quel can¬ tuccio, e ristorarsi di cibo, ché doveva averne bisogno. «No, lasciatemi quieta, ricordatevi del vostro padrone,» era stata la sola risposta di Lucia. La vecchia brontolando s’era ritirata, e per far qualche cosa s’era posta a rifare il suo letto;11 quin¬ di era andata ad una tavola dov’erano 1! le riliquie della cena,13 vi si era seduta, e11 s’era messa a mangiare, accompa¬ gnando 15 questa operazione con le parole e con gli atti ch’ella credeva più opportuni ad eccitare l’emulazione di Lucia, e a vincere il suo proposito; poiché la vecchia non poteva sup¬ porre che si resistesse a lungo ad una tentazione di questa fatta, principalmente 10 dopo un lungo digiuno come quello che aveva patito Lucia. Cominciò dunque a 17 sciamare: « Ih I quanta roba ! ce n’è per quattro bravi 1 e che grazia di Dio I » Quindi stese un mantile e cominciò a trinciare un pezzo di 1 entrerà, sul — 2 usci | loro — 3 conduceva — 1 la vecchia — aprite — 0 senza — 7 egli ad aspettare, i lettighieri — 8 Variante attendere — 9 s’era levata — 1(1 a Lucia, etc. — 11 Segno, e a margine in penna: « . punto ferino ». — 14 i rimasu — 13 e s’era — u aveva — 15 la sua — 16 quando — 17 guardare CAPITOLO II [p. 397 modifica]TOMO III. 397 stufato, 1 regolando ogni movimento in modo che il romore eccitasse nella mente di Lucia una immagine chiara di quello che ella faceva.3 E questa sua cura era spinta al segno*4 (la delicatezza dei lettori ci perdoni se per5 seguire fedelmente il manoscritto in tutto ciò che può essere una rappresentazione del costume, ripetiamo anche questa particolarità)' che, po¬ stasi a mangiare, ella andava rimasticando* nella sua bocca sdentata il boccone,7 producendo con affettazione quei suoni, che a ragione proscrive Monsignor della Casa;, perché 8 ella s’immaginava che in quei suoni ci fosse qualche cosa di appe¬ titoso: la sua educazione, e le sue antiche abitudini avevano ' talmente elevata10 sopra le sue idee l’idea di mangiare di quei bocconi 11 che non sono concessi a tutti, che 12 tutto ciò che era associato a questa idea 13 era per lei, importante, leggiadro, irresistibile. «Buono!» diceva di14 tratto in tratto. « Buono ! viva l’abbondanza ! muoja la carestia ! Bella cosa vivere in casa dei signori!» E pure di tratto in tratto dava una occhiata alla sfuggita al cantuccio, ma, vedendo Lucia insensibile si adirava1" dell’inutilità dei suoi artifici cosi,rt reconditi; e 17 mescolava alle escla¬ mazioni di ammirazione e di gioja, un brontolio sordo di « ehn ! ehn ! smorfia, smorfia, smorfia ! » Venne finalmente 18 all'ultima prova e al più forte esperimento:1<J prese con la sua destra rugosa e scarnata un fiasco che stava sulla ta¬ vola, con la sinistra un bicchiere, e fattili prima cozzare un 20 tratto e tintinnire, sollevò il fiasco, lo inclinò sul bic¬ chiere,21 lo riempi, se lo pose 22 alla bocca, tracannò un sorso, ritirò il bicchiere, batté due o tre volte un labbro contra l’altro, e sciamò: «Ah! questo risusciterebbe un morto! Bella felicità averne dinanzi un buon fiasco! Al diavolo i rangoli, e i pensieri ! Non mi duole più nemmeno d’esser 1 facendo più romore in modo — 2 desse — 3 Buono ! Buono ! [diceva ella) diceva di tempo — 4 che — r* essere fedeli — 0 che ella nel mangiare (lacuna) — 7 con quei suoni che Mon (lacuna) — 8 V ì¬ dea di mangiare nella educazione e nelle antiche abitudini di quella vecchia — y associata all’ idea di mangiare [da la] una — 10 su — 11 che toccano un po’ — 12 in — 13 ella vedeva qualche cosa d’impor¬ tante — 14 tempo — 15 dei suoi vani sforzi male impiegati — 16 inge¬ gnosi — 11 brontolava — 18 all'ultimo e più forte colpo — i9 Segno, e a margine, in penna: «. punto fermo». — 20 momento — 21 e vi fece — bocca | lo ritirò un momento, e [battendo] batté due o tre volte le [p. 398 modifica]398 OLI SPOSI PROMESSI vecchia; ma se fossi giovane ih! come vorrei godermela!» Detto questo, ripose il bicchiere alla bocca, lo vuotò, e cheta cheta si volse al cantuccio; e rimase tra lo stupore e la stizza, vedendo che anche l'incanto più forte non aveva prodotto alcun effetto. «Non volete mangiare un boccone e bere un sorso?- diss’ella a Lucia. «No: » fu la risposta, proferita in modo da non lasciare alla vecchia la lusinga che la resistenza pro¬ durrebbe maggior effetto.1 Finalmente la vecchia si levò dal¬ la tavola, prese una scranna, la portò presso una finestra, e tolta la sua rócca si pose a filare,3 pensando ai casi suoi, ed aspettando la venuta del padrone con molta3 inquietudine. Per comprendere i pensieri stranamente molesti che ronzavano 4 nella mente della vecchia filatrice, è necessario avere5 una idea di quella mente, e dei casi che l’avevano modificata. Era costei nata (come dice il volgo di Lombardia) sotto le tegole del Conte, o per dir meglio del padre del Conte, dieci anni prima di questo. Ciò ch’ella aveva 0 inteso, ciò ch’ella aveva7 veduto dai suoi primi anni le avevano dato un concetto grande, indeterminato, predominante, del potere “ e del lustro de’ suoi padroni. " La massima principale, ch’ella aveva attinta dalle istruzioni, dagli esempj, da tutto, era che 1 Allora — s [pensa | aspettando non senza inquietudine la venuta del padrone | e aspettando non senza inquietudine alla (sic) venuta del padrone | e pensando al conto che avrebbe renduto di Lucia] pensando ai casi suoi, e aspettando la venuta del padrone non senza inquietudine. [Dalle] Gli [Dagli] ordini che egli le aveva dati par¬ tendo e [dal] il tuono con cui gli aveva proferiti [facevano pensar] avevano fatto intendere alla vecchia che al padrone premeva quella ragazza, [che] che egli l’aveva fatta prendere, e la riteneva per ra¬ gioni ch’ella non poteva sapere, ma che desiderava ch’ella fosse con¬ tenta: [pensava | Ora ved] Vedendo ora la vecchia che tutti i suoi tentativi per renderla tale erano stati inutili [pensava] stava in gran timore di quello che avrebbe detto e fatto il padrone quando tornando [troverebbe] avrebbe trovato Lucia in quello stato di abbattimento, e di [ostinazione alla] nimicizia. Poter dire : — io non ci ho colpa, — non [pareva] era un pensiero che rassicurasse abbastanza la vecchia - 3 Qui un segno (al principio della pagina 261) legalo ad altro della pagina 264, v., con una linea verticale accanto a tutto il testo, da Per compren¬ dere a del terrore, ossia alla materia delle pagine indicate : materia esclusa poi; quindi chiari il segno e la linea. — 1 nel capo — un con¬ cetto — « veduto — 1 inteso — 8 dei — 9 : e [della obbedienza che la] della obbedienza che loro era dovuta. CA [p. 399 modifica]PITOLO II • TOMO 111. 399 ^sognava obbedir loro: 1 che ciò fosse per dovere,fosse per interesse, fosse per destino erano * questioni che non s’erano mai presentate al suo spirito: ella sapeva che bisognava obbedire. Ebbe ella poi l’onore di sposare il custode del castello quando i padroni3 non facevano ivi che una breve yilleggiatura, abitando in Milano la maggior parte dell’anno. L’uficio del marito'1 doveva presentare cento occasioni che rinforzassero ed estendessero5 l’idea che la nostra allora giovine donna aveva del potere della famiglia per lei so¬ vrana; e la parte, ch’ella doveva prendere nef servizj del marito, le furono 0 occasione di applicare la sua 7 obbedienza, di esercitarla, e di avvezzarla a tutto. 8 Quando il Conte di¬ venne padrone, quel potere divenne ancor più grande e più attivo, in proporzione dell’attività violenta dell’animo di lui; • è coloro che erano ministri di questo potere8 dovettero divenire ancor più obbedienti, e più soperchiatori,10 essere più spaventati e fare più spavento:" pochi servitori, ai quali la coscienza disse che era troppo, si ritirarono; quegli che rimasero15 crebbero nella perversità, come una pianta veleno¬ sa cresce di grandezza e di forza malefica, quando si trova in un terreno confacente. Il marito della nostra eroina episo¬ dica fu di quelli che rimasero. Quando poi il Conte,13 carico già di delitti, e bandito capitalmente, venne ad abitare stabilmente il castello, M che fu per lui un asilo ed un campo allo stesso tempo,15 per condurvi quella vita, della quale abbiamo dato un cenno,10 è facile immaginarsi quale dovesse essere allora l’attività e l’obbedienza di coloro che stavano al suo servizio e presso di lui. La sciagurata 17 fu madre di 18 una figlia, che a suo tempo fu sposata ad uno scherano del Conte, e di due figli, che furono scherani,19 e furono soprannominati il Natoin- casa e lo Spettinato. Alla morte del marito, ella20 rimase senza servizio determinato, ma destinata a tutti quelli, che potevano essere prestati da una donna accostumata com’el- 1 [per dovere | che] che ciò — 5 dubbj che — non vi passavano che una picciola parte dell’anno, —1 Cancellatura illeggibile — 5 l’i- dea del potere — 6 Sic. — 7 massima — 8 [Dopo] Quando il Conte divenne padrone, quell’esempio del potere crebbe d’assai — 9 [dovet¬ tero] divennero — 10 [e spav] e fare più spav — 11 e la donna — 12 crebbero — 1:1 bandit — " come — ,r' allora | e vi condusse — 18 allora — 17 ebbe due figli — 18 due — 19 ; ed erano — 20 rimase [p. 400 modifica]4C0 OLI SPOSI PROMESSI l’era.1 Tener disposto il pranzo pei bravi a qualunque ora tor¬ nassero da una spedizione, medicare i feriti, accudire in som¬ ma ad essi, era la sua occupazione più ordinaria: quasi tutte le sue idee erano ricavate dai loro colloquj, ma tutte erano dominate da una idea principale: quella di non dispiacere al padrone. 2 Le impressioni della infanzia l’avevano abi¬ tuata ad una 3 riverenza tremante per lui ; vissuta ai suoi ser- vizj, ella non poteva immaginare che fuori di lui vi potesse essere per essa un asilo, un sostegno; e aveva tanto inte¬ so dire, tanto aveva veduto degli effetti della 4 collera di lui. che il minimo grado di quella collera la metteva in un'ango¬ scia mortale. In tutto ciò che ella aveva a fare e a dire non aveva quindi da gran tempo altra cura che di’acconten¬ tarlo: 5 ogni altra regola 0 taceva dinanzi a questo unico in¬ teresse, che era quasi divenuto un istinto: anzi ogni altra re¬ gola si era a poco a poco quasi smarrita affatto dalle sue idee.7 Quei pochi pensieri8 e documenti di religione, che le erano stati dati confusamente nella infanzia, erano obliterati ’ dal disuso,‘"dal non sentirli mai rammemorare; e 11 l’idea di giusto e d’ingiusto,12 che pure è deposta come un germe nel cuore di tutti gli uomini, svolta nel suo, 13 fin dal prin¬ cipio, insieme con le passioni del terrore e della cupidigia servile 14 accomodata per abito ai principj, che tutto giorno sentiva predicare, 15 ed alle azioni, che vedeva compiersi e alle quali ella partecipava, era 16 divenuta una applicazioni: mostruosa di tutte queste idee e di tutte 17 quelle passio¬ ni. La volontà capricciosa, irregolare, violenta del Conte era per lei una specie di giustizia fatale;'8 spiacergli era colpa o sventura ; male insomma. La ragione o il torto stavano per essa nella"' approvazione o20 nel malcontento21 del terribile padrone; poiché quale altro 22 motivo di ragione comune 1 [Disporre il pranzo pei bravi secon] Accudire ai bravi era la sua occupazione ordinaria, tener — s ; senza il quale ella non poteva immaginare per sé un sostegno, un asilo. Le abitudini della infanzia — sommissione 1 sua — 1 questa era la sua regola — 6 si era — 7 Quel poco che ella aveva (lacuna) — 8 di religi —8 dalla dimenticanza — 10 dalla nessuna — 11 le nozioni —18 che pure [sono scritte] è [scritta nel cuore di tutti gli uomini] deposta come un ger¬ me — 13 in mezzo alla — 11 [contraddetta modificata mostruosa¬ mente dai] strascinata ad adattarsi ai — 16 e dalle— l(; un risultato mostruoso — 17 queste — 18 questa era — 10 sua — 50 nel suo — 21 : poiché come — 25 Variante argomento CAPITOLO II - TOMO [p. 401 modifica]III. 401 poteva aver luogo in quella casa e fra quelle persone? quale principio generale di equità avrebbe potuto essere ' invocato da 2 coloro, che 3 non li conoscevano, nei rapporti con gli altri che li violavano tutti ? 4 E come mal avrebbe potuto aver ragione una volta quella che,5 servendo alle soperchierie, e rallegrandosene, rinunziava di fatto ad ogni principio di diritto, e nello stesso tempo non aveva forza alcuna, non aveva una minaccia per sostenere un diritto, quando il suo interesse la portasse a sentirlo e ad ammet¬ terlo? A tutte queste abitudini di servitù e di * annegazione perversa, si aggiungeva un sentimento, in origine migliore, che li rinforzava: il sentimento della riconoscenza. Avvez¬ za costei a 7 ricevere il suo sostentamento 8 dal Conte, rico¬ nosceva la vita come un dono della 9 volontà di lui,10 come un benefizio della sua potenza. E avvezza pure a riguar¬ darsi dalla infanzia come " cosa del suo signore,12 provava uncerto orgoglio di consenso perquellasua potenza, pel terrore ch’egli incuteva, le pareva di essere qualche parte di un sistema molto importante. La gioja orrenda ch’ella aveva provata tante volte nella sua vita 1:1 pel buòn successo delle imprese del Conte,14 gioja che 111 nasceva da tutti i sentimenti abituali che abbiamo descritti, l’avevano resa non Ir' indiffe¬ rente, ma 17 propensa ai patimenti altrui,-ed ella gli procu¬ rava con compiacenza,18 ogni volta che il timore del padro¬ ne, 18 le avesse permesso o consigliato di farlo. Bersaglio sovente degli strapazzi e degli scherni dei bravi, ella aveva imparato a tollerare,20 rodendosi quando non poteva ri¬ petere,21 ma 22 quelle poche volte che le 23 era lecito di stra¬ ziarli impunemente senza dispiacere del padrone,24 le usci¬ vano dalla bocca cose 2!’tanto argute, tanto profonde, tanto inaspettate, che il diavolo vi avrebbe trovato 26 da imparare. 1 esposto — 2 coloro — 3 li violavano — 4 E che poteva mai dire in favor suo (lacuna) — r> acconsentendo —abi — : riconoscere —

  • la sua vita dai benefi [da | dalla] a ricevere [come] la sua vita come

un dono dalle mani del Conte — 9 sua — 10 quell’amore di schiavo — 11 qualche — 12 sentiva — 13 pei successi — ,4 se non altro per — 1 veniva — 16 solo — 17 inclinata al male — 18 tutte le volte che — w glielo — 20 e a corrode — 21 ma ogni volta che — 22 ogni — 23 fosse — -■* ogni volta che le circostanze lo permettessero di far uso di quella autorità che invecchiando nel castello s’era acquistata, diceva — cosi —26 di che im Manzoni, Oli sposi promessi. 26 402 OLI SPOSI PROMESSI Intendete ora perché la vecch [p. 402 modifica]ia, guardando Lucia, faceva saltare il fuso con istizza, e di tempo in tempo lo lasciava oscillare penzolone per aria, tutta assorta nei pensieri del terrore? Dagli ordini, che il padrone le aveva dati partendo, e dal tuono con cui gli aveva proferiti, ella aveva compreso! che al padrone premeva quella ragazza, ch’egli l’aveva fatta pigliare, e la riteneva 1 chi sa perché; ma che voleva ch’ella fosse contenta. Vedendo ora che tutti i suoi tentativi per raddolcirla erano inutili, che l’obbedienza, il garbo, - quasi ser¬ vile, gli inviti amichevoli non avevano servito a nulla, stava in'-' angoscia,' pensando a quello che avrebbe detto il padrone,5 quando tornando avrebbe trovata Lucia in quello stato di abbattimento. Poter dire: — io non ci ho colpa, — 'non era un pensiero che rassicurasse la vecchia,6 perché ella era solita a vedere che il padrone misurava il suo tratto con gli uomini dalla soddisfazione o dalla noja che sentiva, e non da altro. Che colpa avevano tanti,7 ch’egli aveva mandati all’altro mon¬ do e alla s sorte dei quali ella stessa aveva applaudito? Ten¬ tava ella dunque di tempo in tempo Lucia con qualche pa¬ rola dolce, nella quale a dir vero ella stessa poneva poca fiducia, dopo d’aver veduto Lucia resistere alla tentazione del mangiare: e infatti non otteneva da Lucia altra risposta che un «no» talvolta replicato, al quale ella ammutoliva: e si stava, come abbiam detto, aspettando 9 con la- venuta del padrone la rivelazione del destino 10 Ma la povera Lucia, come nella notte non aveva mai " fatto un sonno pieno, intero, e, per dirla con un calzante modo Milanese, non aveva mai potuto dormire serrato, cosi a giorno fatto,15 nella luce chiara, non era desta perfettamente. Le memorie, i timori, le speranze si agitavano e si succedevano nella sua mente con quell’impeto volubile, con quel vigore incerto dei sogni; e il corpo, sbattuto, estenuato dai travagli, dal digiuno e dalla febbre, non concedeva allo spirito il pieno esercizio della coscienza. 13 In questo stato era Lucia sempre rannicchiata, quando 1 per vo — - gli — 3 timore —4 per quell — s trovando — 0 la quale sapeva — 7 ai quali egli aveva — s fine — 0 quello che il de¬ stino decidesse di lei. Ma Lucia intanto (lacuna) — 101La povera no¬ stra Lucia intanto sbattuta] La povera Lucia intanto (lacuna) - 11 po¬ tuto dormire d’ — 12 con le finestre aperte non | nella chiara lu — 13 [Finalmente] Alfine (varie parole non leggibili). CAPITOLO II [p. 403 modifica]TOMO III. 403 fu bussato dal Conte, la porta s’aperse, la vecchia usci, e la buona donna entrò con Don Abbondio. 1 Tutto questo fu un istante; ma un istante di nuovo batticuore per Lucia,' alla quale, se lo stato presente era intollerabile, ogni mutazione era però una 2 contingenza di spavento. Fissò ella gli occhi nei sopravvegnenti, vide una donna, e si rincorò, vide un prete e le sue speranze si accrebbero; guardò più attenta¬ mente: — è egli o non è?son’io trasognata? E’ il mio cu¬ rato !— La buona donna si avvicinò a Lucia, clve senza quasi pensarvi si alzò,4 e salutatala con vólto di pietà cortese, si' pose 5 l’indice della destra su le labbra, e, stesa la manca, la abbassava e la rialzava lentamente, come si dipinge il Sal¬ vatore che acquieta i flutti del mare di Tiberiade; e disse'1 con voce sommessa, allegramente: « veniamo a liberarvi.» «È dunque la Madonna che vi manda?» disse Lucia con un giubilo ancora incerto, ma pur vivissimo. « Può essere, » rispose la buona donna. 7 « Chi siete? come avete potuto...?» cominciò Lucia alla buona donna; indi, tosto rapita da un’altra brama di sapere, si rivolse al curato e continuò: «è lei, signor curato : come... ? » «Ah! vedete?» rispose D. Abbondio: «son qui io, il vostro curato, a liberarvi, dal lago dei leoni, senza riguardi per me, in una giornata fredda, a cavallo...» « E mia madre? » domandò ancora Lucia,8 a cui le idee si,J succedevano in folla. « La vedrete presto, oggi,» rispose Don Abbondio: « ma prima dovete vedere ben altro personaggio. » «Chi? dove?» richiese Lucia. « Monsignore illustrissimo, che ci aspetta,M che vuol ve¬ dervi. Ma abbiate giudizio:12 badate a quel che dite: voi non potete avere pratica di quello che va detto e taciuto ai si¬ gnori grandi. Vi13 chiederà delle vostre vicende: non istate a troppo ciarlare: vi può far del bene; ma bisogna guar¬ darsi dal toccar certe 14 corde: non parlate del matrimonio, 1 Questo —2 vicenda —3 e fu ancor più lieta — * alzava per la — * [il dito della destra] il dito su la bocca, — c alla —7 Ah ! lei, come ... ? disse Lucia rivolta al curato — 9 di cui — 9 sfollavano — 10 per ora pensiamo a partire — 11 che mi ha dato 1* incarico — 12 voi — 13 parlerà — 11 cose 404 [p. 404 modifica]OLI SPOSI PROMESSI perché, vedete, se sapesse che avete voluto sorprendere H curato, fare un matrimonio clandestino, guai guai... j » « Chi è Monsignore illustrissimo ? » domandò Lucia. « È il cardinale arcivescovo,» rispose Don Abbondio, « un uomo di Dio, ma bisogna saperlo pigliare, perché...’* «Andiamo tosto,» disse la buona donna. «E vero,» disse Don Abbondio, andiamo perché qui non è troppo sano stare; ma ricordatevi di quello che v’iio detto. «Come faremo ad uscire?» disse Lucia: « e se ci ven¬ gono ? » « Non temete, » disse la buona donna: « il padrone* del castello viene egli stesso a cavarvene: qui fuori è la let¬ tiga, voi entrerete con me, e partiremo col signor curalo. » « Ho da vederlo ancora il padrone ? » chiese ansiosamen¬ te Lucia,3 per la quale il Conte era ridivenuto orrendo, da poi ch’ella aveva veduti due visi umani. E continuò: « ho* paura di lui; ho paura.» «Che paura?» disse Don Abbondio: «siete con nie,: ed è mio amico. Risolvetevi.» Non lo vedrete,» disse la buona donna; «noi ci chiu¬ diamo nella lettiga e si parte, e in un momento siamo a Chiuso. » «Ah! Chiuso I» sciamò Lucia: «dov’è quel buon cu¬ rato ! andiamo, andiamo. Oh Madonna santissima, vi ringra¬ zio ! “ Me lo sentivo in cuore che non mi avreste abban¬ donata ! » La buona donna aperse un filo della porta tanto da poter far un cenno, che fu tosto veduto dal Conte, il quale comandò ai lettighieri di andare nell’altra stanza. Queglino vi porta¬ rono la lettiga, Lucia vi entrò e la buona donna dopo lei; si tirarono le cortine, i lettighieri uscirono, il curato dietro;1 nell’altra stanza il Conte si accompagnò con lui, disse alla vecchia: «aspettatemi qui un’ora, e se non torno, andate a fare i fatti vostri. » * Nel cortile, alla porta del castello, il Conte e il curato a cavallo, la lettiga davanti, giù per la discesa, e dritto a Chiuso. A misura che 8 la carovana si avanzava nel suo viaggio. 1 fa troppo bello — di que — 3 alla quale — 1 No, no, —: ed io gli sono — 6 Io — 7 il Conte — 8 Di st —11 il convoglio proced CAP [p. 405 modifica]ITOLO II - TOMO III. 405 tutti quelli che la componevano, respiravano più liberamente. Appena la buona donna fu nella lettiga, al momento che i portatori la sollevavano per partire, ella raccomandò a Lucia (ii non parlare finch’ella non gliene desse avviso.'Ma 1 poi che 2 dallo scalpito delle mule che seguivano s’accorse che era varcata la soglia, cominciò a guardare un po’ fuori delle cortine, e vista la strada libera, ruppe ella stessa il silenzio dicendo a Lucia: « Povera giovane ! l’avete 4 passata brutta ! Ma Dio5 ha pensato a voi, e tutto è finito.» Queste parole diedero campo a Lucia d’interrogare la buona donna;f* che cercava di soddisfare alle sue domande, dicendo quel poco che sapeva e come Io sapeva.7 Lucia a poco a poco vedeva un po’ di lume nelle sue strane e terribili avventure: le risposte della buona donna8 la ri¬ mettevano sulla via, e9 l’ajutavano a spiegare tanti misteri della sua sventura e della sua inaspettata salute; tantoché in quel viaggio Lucia1'1 potè farsi un’idea del suo stato, comprendere qualche cosa, ed uscire da quella àffannosa confusione d’idee, nella quale lo strano, l’insolito di quello che si vede e si soffre non lascia riposare la mente in alcuna, non lascia altra certezza che quella di esistere, e que¬ sta stessa diviene un tormento. « Oh quando potrò vedere mia madre ! » sciamò Lucia 11 appena12 si senti rassicurata,e potè discernere,:t quello che era reale, quello che era possibile. La buona donna le promise che, appena suo marito tornerebbe dalla Chiesa, ella lo de¬ terminerebbe ad andarne 14 in cerca ad informarla, a condurla presso di lei. Don Abbondio pigliava fiato ad ogni passo;15 la confe¬ renza che il Cardinale avrebbe con Lucia gli dava un po’ di briga per le cose che si dovevano rivangare di quel tale matrimonio: vedeva in lontano dei pericoli per parte 1 quando — 8 dal romore dei cavalli — 3 ella stessa — 4 passata — non — 0 [e quella a lei | la quale ne sapeva tante da] (lacuna) la quale soddisfaceva le domande di Lucia, andava rispondendo a Lucia per (lacuna) — 7 Segno, e a margine, in penna: « . punto fermo. » Cancellato [e le sue risposte | e queste risposte.) Lucia a poco a poco comprendeva qualche cosa di più [dellej nelle sue a — 8 meritava | aggiunte a quello ch’ella aveva veduto e fatto — 0 la conducevano — 10 [potè | usci a sa] seppe a un di presso — 11 poi che — 12 potè rac¬ capezzare — 13 quello che — 14 andare al paese, ad — ir* Segno, e a margine: «punto fermo». — 1C del cardinale con Lucia. 406 [p. 406 modifica]GLI SPOSI PROMESSI di Don Rodrigo; ma il sentimento predominante era allora la gioja di uscire sano e salvo da quella spedizione. 1 Pieno di questo sentimento, Don Abbondio aveva una parlantina’ che nessuno gli avrebbe supposta, vedendolo cosi silenzioso nella prima andata; e3 non avrebbe rifinito di ciarlare col Conte, se questi avesse fatto tenore 4 ai suoi inviti. Ma il Conte, benché lieto di ricondurre Lucia al Cardinale, era tut¬ tavia troppo compreso da tanti sentimenti, per prestarsi alla garrulità di Don Abbondio. Ed oltre il resto era anche un po’ umiliato internamente dell’inquietudine, che aveva pro¬ vata nella spedizione, delle precauzioni, che aveva prese in casa sua,5 di una prudenza, che gli pareva pusillanimità.0 Ma il Conte non si conosceva:7 s’era fatta nel suo animo una rivoluzione, della quale egli non s’era reso ben ?onto: v’eran nati dei sentimenti, vi s’erano svolte delle disposizioni ch’egli non aveva ancora potuto ben raffigurare;8 e non s’avvedeva che questa pusillanimità era una nuova sollecitudine pia e gentile per una debole innocente, una delicatezza fin allora estrania all’animo suo, un timore, che non si sarebbe pre¬ sentato a quell’animo, se non si fosse trattato che,'1 d’un pro¬ prio pericolo. Giunsero a Chiuso che il Cardinale, il clero e il popolo erano ancora nella Chiesa. La buona donna fece andar la lettiga a casa sua, dove discese e condusse Lucia, già tutta rassicurata; 10 e tosto le fece animo a ristorarsi dopo un si lungo digiuno. L’invito 11 era ben altrimenti gradevole che non nella bocca della vecchia del castello, e Lucia, che sentiva il bisogno di nutrimento, accondiscese con ricono¬ scenza. lì Intanto Don Abbondio e il Conte entrarono nella casa del curato, e quivi si stettero ad aspettare il Cardinale. Questi non tardò molto a venire, precedendo velocemente il clero che gli faceva codazzo, ed entrato nella stanza, e veduti i due tornati, chiese tosto con ansietà: «E qui?» « È qui, » rispose il Conte. ■ Animato — 2 Sottolineatura in lapis. — 3 avrebbe fatto — 1 al suo — s della — n [Questo] Ma il Conte che al pari di tutti gli uo¬ mini buoni e tristi aveva sempre poco conosciuto se stesso (lacuna) — 7 era nata — * Segno, e a margine, in penna: «punto fermo. • — 9 d’un pericolo proprio — '"alla quale fece animo — 11 [fu accettato] non fu rifiutato — 15 Ma nel mentre che la buona donna ammaniva quella refezione che si poteva più presto, Lucia [dopo d’aver] dopo qualche esita CAPITOLO II [p. 407 modifica]TOMO III. 407 «L'abbiamo condotta sanamente,» rispose Don Ab¬ bondio. « Dio sia lodato !» sciamò il cardinale: e ve ne rime¬ riti entrambi.» ' E preso in disparte il Conte, mentre gli altri si ritiravano: < Non siete più contento ora?» gli chiese. Vedete,2 se Dio ancor non sa che fare di voi? Quindi per quella gentile e minuta sollecitudine, ch’egli metteva an¬ che nelle cose più gravi: voi dovete essere 3 'affaticato,, disse al Conte:4 «certo voi non mi abbandonerete oggi; e... ma 5 questa mattina voi non avete certo pensato a far colazione ? » No davvero, » rispose il Conte. Bene, bene,» rispose il Cardinale: « io voglio comin¬ ciare a" provare se posso farmi obbedire da voi; e, traen- dolo per la mano si avvicinò al ' buon curato di Chiuso, che se ne stava cheto fra gli altri, e gli disse con aria sor¬ ridente: Signor curato, voi siete tanto umile, che sarebbe dab¬ benaggine il non far da padrone in casa vostra, lo invito il signor Conte a pranzare con noi. » 'Il curato, che 1 non lasciava mai scappare l’occasione di rispondere con un testo della Bibbia, disse, levando le ma¬ ni al cielo e poi stendendole amorevolmente verso il Conte: Beiiediclus qui venit in nomine Domini. » 10 D. Abbondio, invitato anch’egli, si rifiutò, dicendo " di non volere abbandonare per lungo tempo il suo ovile; usci dalla casa del curato, entrò in quella dove era ricoverata Lucia, alla quale raccomandò ancora fortemente di non par¬ lare di matrimonio col cardinale, quindi se ne andò a casa. Intanto la refezione fu pronta e il cardinale si sedette a mensa, tenendosi presso da un Iato il curato, dall’altro il Conte13 e poscia gli altri ecclesiastici del suo seguito 14 in un 1 Intanto la stanza si affollava di clero che veniva | Indi — 2 se non siete — 3 stanco — 1 non già per la via che avete fatta ; ma certo voi starete con — 5 voi non avete — vedere — 7 parroco — • Accanto al periodo linea verticale, e a margine: « Lascerei come inu¬ tile questo periodetto. o almeno l’avvertenza che il curato amava rispondere con testi di Scrittura». — ” quando poteva rispondere con un testo della Bibbia, — 10 Dopo pochi momenti — 11 di dover essere alla — Periodo aggiunto a margine. — 13 quindi Don Abbon¬ dio, quindi — 14 secondo [p. 408 modifica]408 GLI SPOSI PROMESSI ordine consueto. 1 La frugalità di Federigo era tanto al di qua della * temperanza, che, virtù in lui, sarebbe divenuta indiscrezione se egli avesse voluto imporla agli altri ; quin¬ di 3 nel suo palazzo la mensa dei famigliari non si misura¬ va dalla sua, anzi in paragone di questa si poteva dir lauta. Quando poi, visitando la diocesi, egli era ospite dei parrochi, questi4 sapevano troppo bene che un trattamento fastoso non era il mezzo di entrare in grazia a quell’uomo- e si regolavano in conseguenza. Il curato di Chiuso poi'5 aveva un modo di pensare molto singolare. Egli riteneva che trattare sontuosamente un uomo, il quale predicava a tutta possa la povertà e la modestia, sarebbe stato un dirgli coi fatti, se non in parole:7 — io vi credo un ipocrita. — Per altra parte,8 la borsa del curato era ordinariamente, e tante più in quell’anno, fornita a un dipresso come quella d’un figlio scialacquatore, che abbia il padre spilorcio: e l’aspet¬ to poi della miseria universale era tanto terribile e tanto presente ad ogni momento, che un trattamento fastoso avrebbe fatto ribrezzo anche a chi non avesse avuta la ca¬ rità delicata e profonda del Cardinal Federigo e. del curato di Chiuso. Da tutti questi fatti venne di conseguenza che la tavola di quel giorno somigliò molto più alla tavola or¬ dinaria del cardinale che a quella dei suoi famigliari. Ma quella y conversazione, resa cosi singolare dalla pre¬ senza del Conte, fu gioconda. Il cardinale, benché 10 atterrato dalle fatiche e angustiato dalle cure continue e dalla vista continua dei mali, 11 pure1 ' aveva1* sentita in quel giorno una consolazione, che 14 traspariva nella sua faccia e si diffonde¬ va nei suoi discorsi, e 15 passava nei suoi commensali, il 1 [Ca | frugale | frugalità di Federigo era tale) IP trattamento di Federigo, quando egli si trovava in casa sua, era tanto frugale. A margine, in penna: «se ne andò a casa». Poi, ma cancellato: «Due sole parole per indicare che la refezione fu parca come soleva sem¬ pre usarla il cardinale. - E quando egli - ecc. * E ancora:-* - La fru¬ galità di Federigo - e continuare fino alle parole - che abbia un padre spilorcio - ». E nella riga seguente: « - Terminata la refezione Fe¬ derigo si levò - ecc. ». — 2 moderazione — 3 [la mensa dei suoi fami¬ gliai | quando nel suo palazzo | era nel suo palazzo) egli poneva cura che la mensa dei suoi famigliari fosse — 4 Io conoscevano troppo per credere di — r’ gli sarebbe paruto tutt’altro che una dimostrazione d’onore e d’affetto, e — era tanto —7 voi siete un’ ipocrita —8 gli era u Variante compagnia — 1,1 depresso — di quell’anno — 12 sentiva — 13 (ricevuta] concepita della — 11 si diffo — si trasmetteva ai CAPITOLO II ■ [p. 409 modifica]TOMO III. 409 Conte stesso, quantunque 1 la sua vita intera pesasse in quel giorno su la sua memoria, quantunque tanti fatti si presen¬ tassero alla sua mente,! spogliati di quella maschera con cui gli aveva veduti nel momento della esecuzione, e' lascias¬ sero ora vedere la loro forma vera e spaventosa,3 pure sen¬ tiva una certa pace in quel nuovo consorzio, fra quelle idee'1 che gli facevano intravedere una nuova vita diamente, un nuovo interesse, una serie di pensieri, coi quali si potesse vivere. Dopo la mensa, usava il Cardinale nelle sue visite cli prendere un breve riposo, e poi di continuare le faccen¬ de pastorali, per le quali era venuto. Ma in quel giorno6 non v’era riposo per lui che nello stare più che poteva uni¬ to all’animo del Conte, per uniformarlo al suo; e la0 vigna di quel buon prete Morazzone era tanto ben coltivata 7 che aveva poco bisogno della ispezione di Federigo. Si levò egli dunque, e preso per mano il Conte, che lo segui volente¬ roso, si chiuse in una stanza con lui. Del colloquio ivi te¬ nutosi non v’è traccia nel nostro manoscritto,8 né a dir ve¬ ro noi ne facciamo carico all’autore, maravigliati come siamo ch’egli abbia potuto pescar qualche cosa di quel primo abboccamento; quando il Ripamonti stesso, un fami¬ gliare del Cardinale,9 e biografo di lui protesta che delle cose passate tra questo e il Conte nel secondo colloquio nulla ha trapelato. Quel poco però che il Ripamonti dice degli effetti di questo secondo colloquio serve molto a dare una idea della importanza 10 della mutazione d’un uomo in quei tempi, e a dipinger meglio il Conte." Noi'2 crediamo far cosa opportuna traducendo quel poco dal bel latino di quello scrittore poco conosciuto, e che meriterebbe certamente di

  • [la memoria dei suoi delitti] una vita intera di delitti gli appa¬

risse e gli fosse presente al pensiero con una nuova forma in quel giorno -r-2 in una nuova e terribile forma — 3 nulladim — 4 che lo toglievano a quelle con le quali — il riposo suo — 0 casa — 1 poco — s né altrove. Il Ripamonti famigliare del Cardinale protesta di non averne potuto saper nulla: e noi |giova qui riferire le sue parole | giova qui tradurre dal bel latino di questo scrittore | noi crediamo far cosa grata al lettore I noi] crediamo (lacuna) (il poco però eh] il poco però che egli dice (lacuna) ma le poche parole] ma quello ch’egli dice degli effetti di questo colloquio [possono] può servire a dare— ,J e il suo —10 di quella conversione d’animo — “ Noi tradurremo questo — 15 crediamo far cosa grata al lettore [il tradurre] tradu¬ cendo queste poche parole 410 [p. 410 modifica]GLI SPOSI PROMESSI esserlo più di tanti altri,' e perché in tanta perversità di idee di cognizioni, di giudizj, e di stile, egli? (checché ne dica molto leggiermente il Tiraboschi) fu uno di quelli che pjn si avvicinarono a quella3 castigatezza e a quella semplicità 4 che da se stessa si attacca alle parole, dove è espresso il vero; e perché in qualche parte delle sue storie, e princi¬ palmente nella vita del Card. Borromeo, e nella descri¬ zione della peste di Milano, si trovano osservazioni e pit¬ ture di costume, che invano si cercherebbero altrove, e che possono arricchire la storia tanto scarsa dell’animo umano. Ecco1, il passo del Ripamonti: « Che sia stato detto in quel colloquio non è a nostra « notizia;perché né fra noi v’era chi fosse ardito d’inchie- « derne il Cardinale, né 7 mai queiraltro ne fece motto con « chichessia.8 Certo dopo il colloquio, tanta e si repentina «fu la mutazione d’animo e di costumi di quell’uomo, che «nessuno dubitò di attribuire il prodigio alla efficacia di «quel colloquio; è tutta quella famiglia di scherani vide « in quel fatto la mano del Cardinale, e lo colse in odio « come colui che le aveva tolto il suo guadagno. L’altra « famiglia pure, che, sparsa ed appostata nei due Stati, vi- « veva 10 degli ordini11 sanguinolenti di costui, s’accorse del « cessare delle orribili paghe della nuova mansuetudine di « lui. Ad un tempo molti dei principali della città uniti con « lui in occulta società di atroci consiglj '"e di funeste fac- « cende, poiché videro !:t le 14 faccende già accordate e avviate « rimanersi a mezzo abbandonate da lui,15 s'apposero tosto « ch'egli aveva cangiato vita; né lf> potremo disconoscere «l’autore d’un tanto cangiamento.17 E 18 dovettero pure av- 1 Segno, e a margine, in penna: « Una buona nota per dire quello che par equo ad indicarne, e per caratterizzare con maggiori elogi il Ripamonti » — 2 fu uno di coloro — 3 sem — 1 [che la mente umana] che il vero infonde nelle parole che — 5 le parole —poiché nessuno di noi ardi [era ardito | avrebbe ardito d’interrogarne — 7 alcuno — * Sic. Certo è che [Ma il cangiamento d’animo, e | di | della condotta di costui fu tale (lacuna) | Ma l’animo e i costumi di quest’uomo apparvero dopo il colloquio che] (lacuna) Certo la muta¬ zione (lacuna) — 9 una ta — 10 del [delle] prezzo dei delitti comandati, | delle — 11 atroci — 12 e di funeste faccende, — 13 [ab] rimanersi abbandonate a mezzo — 14 Variante operazioni Cancellato i negozi — ,r’ [s’avvidero] s’addiedero di quel che era — ,fi Variante, a margine né disconobbero — 17 [Il quale fu pur sentito] E lo avrebbe pure più — 18 dovette CAPITOLO 11 [p. 411 modifica]TOMO III 411 « vertirlo 1 alcuni principi stranieri che da lontano 2 avevano , adoperato quest’uomo a qualche3 grande uccisione, egli ' « avevano più volte mandati ajuti e ministri; ma, sospesi, an- « davano fantasticando la cagione dei cangiamente fin che « fu loro manifestata dalla fama, lo, siccome non 5 avrei vo-

  • luto per ingrandire il fatto aggiungervi" nulla del mio;

«cosi non debbo pure toglier fede1 a ciò che è toccato « con mano. Vidi io stesso poco dopo quell’udmo ancora «in salda e rubesta vecchiezza: non8 aveva dell’antica «ferocia che i vestigj e le marche con che- la natura «manifesta le inclinazioni eie pecche d’ognuno; ma 1 " que- « ste marche stesse “ apparivano temperate 12 e quasi13 co- « perte dalla recente mansuetudine; 14 e indicavano una na- « tura disciplinata e vinta,15 come da una forza poderosa *. 17Le notizie, che si ricavano da questo passo, quantunque ” ravvolte in termini tanto generali, ci sono sembrate adat¬ tate a supplire, almeno in parte, alla scarsezza del nostro autore; il quale,'" dopo avere eccitata tanta curiosità su quel personaggio e sulla sua conversione, non ne accenna altro effetto che la liberazione di Lucia; forse perché gli altri gli sono paruti estranei al suo racconto, o fors’anche perché a parlarne, gli conveniva rimescolare più 80 maneggi o toc¬ care più persone che non comportasse la sua squisita pru- denza. ........ Riferisce egli però compendiosamente" le prime disposi¬ zioni, che il Conte diede in quel giorno stesso al nuovo go¬ verno della sua famiglia; e noi le ripeteremo dietro la sua relazione. Staccatosi dal Cardinale, egli si avviò solo, a piede e disarmato com’era, al castello, e fece la strada e l’entrata con 53 quella sicurezza e 24 fortezza d’animo che non aveva avuta nella spedizione del mattino ; perché egli non aveva ora una innocente da mettere in 211 salvo: i pericoli, se ve n'aveva, erano tutti per lui, e il disprezzo dei pericoli, " i più d’un principe straniero — 5 lo aveva —:l grande — 1 ave¬ va — s vorrei mai — 15 a questo fatto — 7 [a ciò che è] a cosa —

  • Variante non gli restava più — 9 [rivela] mani — "» questi vestigj

— 11 eiano — 12 come — 13 Variante velate — 11 talché tu vedevi ,:i da quasi — 10 Variante gagliarda — 17 Questi tratti generali (lacuna) _ 1* C0Si _ li' ha forse eccitato sul — 20 negozj — 21 sommar — 22 le prime disposizioni che — 23 tutt’altra risoluzione e — 24 tranquillità —85 salvo — 215 divenuto 412 [p. 412 modifica]OLI SPOSI PROMESSI fatto già in lui un sentimento abituale, 1 • acquistava allor una nuova forza, una nuova ragione dai suoi nuovi pen sieri.2 La sua condotta di tanti anni lo aveva posto in una situazione tale che per assicurare la sua vita, egli aveva mestieri di molto più mezzi e riguardi che non abbisognai sero al comune degli uomini; e una delle prime riflessioni che gli erano occorse dopo il suo proposito di nuova con¬ dotta, si era che una gran parte di questi mezzi non potevi più conciliarsi con questa sua nuova condotta. Ma egli aveva sentito con persuasione, (e3 probabilmente fu questo uno dei capi, che egli discusse in quel colloquio col Cardinale) aveva sentito che le ingiustizie passate non 1 potevano ren¬ dergli necessarie nuove ingiustizie, che egli doveva assicu¬ rare la propria vita solo perché questo era un dovere, e che era un dovere soltanto fin dove, per adempirlo,5 non si do¬ vesse ricorrere a mezzi leciti;" che i pericoli che potevano nascere per lui nel suo nuovo genere di vita inoffensiva ed espiatoria, erano una conseguenza del male da lui fatto a man salva per si lungo tempo, una punizione ch’egli do¬ veva subire.7 Quindi tutta la vigoria d’animo, ch’egli impie¬ gava altre volte nell’offendere,8 s’era ora trasformata in una vigorosa disposizione a9 tollerare: era un 10 dissimile ma eguale " anzi più forte coraggio ; e continuò a produrre l’ef¬ fetto solito di questo dono: quello di far rispettare colui che ne è fornito. Entrato il Conte nel castello, comandò che si ragunas- sero tutti i suoi... non sapeva trovare un nome che tutti gli. abbracciasse...'! « Tutti gli uomini, » disse, dopo d’avere esitato un momento. L’apparizione misteriosa del mattino, la ripartita e l’assenza avevano destato una grande curio¬ sità : erano già corsi fino al castello 13 romori che annunzia¬ vano la conversione del Conte 14 e il tripudio di tutti gli abi¬ tanti del vicinato, e di quelli che erano concorsi in quel giorno 15 all’arrivo del Cardinale:10 tutti i bravi,17 che si trova- 1 (era) aveva — 2 (Aveva egli tosto riflettuto che | sentito che | Sen¬ tiva egli che la sua situazione frutto della sua vita passata era tale] La sua risoluzione e gli antecedenti della sua condo — 3 forse — J lo — 5 [fosse] bastassero mezzi leciti — f* Sic. che la incertezza —

Con questi pensieri egli era come prima — 8 [s’era ora] s’era ora

trasfusa nella — 0 soffrir — 10 diverso — 11 coraggio — 12 tutti — 13 voci — 14 s’era visto un tripudio negli abitanli del — iu intorno — "‘Se¬ gno di richiamo, e a margine, in penna: « punto fermo». — 17 e tutti quelli CAPITOLO II [p. 413 modifica]TOMO III 413 vano al castello, o nei primi dintorni, vennero alla chia¬ mata con molta ansietà. Congregati che furono, il Conte, con ' viso fermo, con voce risoluta e senza tergiversare, di¬ chiarò a tutti ch’egli aveva proposto di mutar vi’ta, che si doleva e si vergognava della passata,2 che a tutti chiedeva perdono degli orribili esempj3 e degli incitamenti che aveva loro dati a mal fare, che quanto era in lui eglLgli avrebbe tutti ajutati con un nuovo esempio e coi mezzi ch’erano in sua facoltà ad operare diversamente: che quelli i quali fos¬ sero del suo parere,4 rimanendo con lui, potevano esser certi ch’egli avrebbe 5 avvisato tosto al modo d’impiegare la loro opera in un modo utile ed onesto, e 0 ad ogni modo avrebbe diviso con essi fino all’ultimo tozzo di pane ; ma che protezione per ribalderie non ne avrebbe più data ad alcuno : e che finalmente quelli, ai quali non piacesse di sottoporsi a questa nuova regola, dovessero partirsi dal suo servizio,7 ch’egli era dolente di perdergli, ma risoluto. La più studiata orazione di Demostene non produsse mai tanto varie e forti impressioni nel popolo d’Atene, «quanto0 il breve discorso del Conte in quel picciolo popolo selvaggio.10 Ma per quanto diversi fossero i pensieri, che sor- bollivano in quei cervelli ad un tale annunzio, l’effetto ester¬ no fu un solo : un cupo silenzio. Molti di quei ragunati erano contadini del Conte, stabiliti sui suoi poderi, avvezzi dall’infanzia ad obbedirgli, e taluni fra di essi erano dive¬ nuti scellerati per obbedienza: tutti11 questi non vedevano un avvenire un po' sicuro che rimanendo con lui, e questi risolvettero di12 sottomettersi alle nuove condizioni,13 e di ras¬ segnarsi a divenire galantuomini. Altri fuorusciti di me¬ stiere,1* venuti da altri paesi, senza famiglia, né,s avviamento, bestemmiavano in cuor loro la risoluzione del padrone, tanto era il predominio che il carattere di lui aveva preso sul¬ l’animo loro,10 che non ardivano fare un motto di lamento. Questa idea di conversione era confusa nei loro cervellacci, 1 muso — 2 e — 3 dell — 4 rimanessero — 5 con essi diviso fino all'ultimo tozzo di pane, e eh — 0 che — 7 ch'egli gli vedeva allon¬ tanarsi con dispiacere ma (lacuna) che questa — 8 come — 9 quel — 10 Ma l’effetto generale fu un cupo silenzio (lacuna) Molti di quei ragunati erano contadini — 11 vedevano — 15 restare — 13 . Altri — 11 e senza — 11 mestiere — 16 tanto 414 [p. 414 modifica]OLI SPOSI PROMESSI e non potevano' nemmeno immaginarsi che in un uomo com il Conte potesse 2 produrre l’effetto di fargli sopportare un risposta arrogante: pensavano che3 l’effetto d’una * temerir usatagli produrrebbe il solito effetto, con la sola differenza che il temerario morrebbe ora per le mani d'un santo.5 Cosi incerti l’uno dell’altro, nessuno osava fiatare il primo- e la sommissione dei primi, che si manifestava più 6 sui loro vòlt e nel contegno, toglieva ancor più a quei secondi l’animò di poter dire o far nulla, che potesse spiacere al Conte. QUe| tripudio poi, quel rincoramento che s’era manifestato nella popolazione gli rendeva ancor più irresoluti:7 avrebbero po¬ tuto ridersi di questa 8 gioja impotente finché, avevano il Conte per loro, alla lor testa, ma quando la. fòlla era con lui, e sarebbe stata contra loro, si trovavano come smar¬ riti.9 Dopo quel breve silenzio, il Conte si rivolse a quello che più gli era vicino, e gli chiese risolutamente quale fosse il partito 10 ch’egli sceglieva; e cosi di mano in mano con tutti.11 Dava lodi e promesse a quelli che chiedevano di ri¬ manere, ammoniva gli altri, e quando ripetevano di voler partire,12 chiedeva loro quanta parte di salario fosse loro do¬ vuta; vi aggiungeva una gratificazione, scriveva la somma sur una cartolina, che teneva nella mano sinistra,13 la dava a colui che voleva partire, gli comandava di andare dal¬ l’intendente a farsi pagare, e di uscir tosto dal castello. Tutti pigliavano la carta, e se ne andavano senza far motto. In tutti questi parlamenti, il carattere del Conte aveva fatto na¬ turalmente, e senza che il Conte lo sapesse bene, ciò che," fatto a disegno, sarebbe stato un miracolo di presenza di spirito e di artificiosa prudenza, e forse non avrebbe po¬ tuto cosi bene riuscire. 15 Nelle ammonizioni, ch’egli dava a coloro, nelle esortazioni a meglio riflettere, nelle preghiere stesse, fino nelle scuse non v’era mai un momento in cui il suo interlocutore potesse sentire una superiorità, ‘f' intra-- 1 mai imma — * voler dire — 3 dall’irritarlo con una insolenza — 4 temerità sarebbe — & [Cosi tutti incerti | eletto ognun La] sommissione si manifestava piti facilmente sui vólti, ma — fl sull — 7 poiché avrebbero riso — 8 dimost — 9 Dopo quel (lacuna) — 10 suo — 11 [Rincom] Dava ringraziamenti, e promesse — 12 [l'ordine | si | e dava] dava loro una — 1:1 e diceva al (parola illeggibile) — “ sa¬ rebbe — 15 Le ammonizioni del Conte — 16 sopra di lui CAPITOLO II [p. 415 modifica]TOMO III. 415 vedere in lui una' punta di debolezza, d’irresoluzione, di ibbassamento, che 2 invitasse nemmeno uno di quegli animi ad elevarsi e a cadérgli addosso.3 Quale divenisse il' ca¬ stello dopo la partenza di quei più facinorosi, il manoscritto n0n lo dice, né 4 ci è venuto fatto di trovarne notizia al¬ trove. Il nostro autore 5 dice che il Conte andò ogni giorno ad abboccarsi col Cardinale finché durò la viska di esso in quei contorni : “ di un solo di questi abboccamenti egli riferisce le particolarità; e il nome del Conte, del Sagrato non ricompare poi più nel manoscritto. ' debolezza — 5 invitasse — :l Segno di richiamo, e a margine, in penna: « Qui qui finire il maraviglioso Capitolo. » Cancellato 11 castel¬ lo abbandonato da quei più facinorosi, restò come un ospedale di . scellerati convalescenti. [Come poi | se tutti guarissero I come forse la guarigione] Come divenisse il castello in seguito — * altrove — i [dice se| non dice più altro del Conte, se non che, egli andò — o l)0n riferisce alcuna particolarità di questi abboccamenti CAP. Ili

Note