I tre tiranni/Atto III

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Atto III

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Atto II Atto IV
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ATTO III

SCENA I

Listagiro e Pilastrino fanno uno incanto piacevole al vècchio il quale, per mezzo di quello, pensa, la sera, godersi di Lucia; e, fattolo stracinare ai diavoli e leggatolo sotto una scala, gli svaligian la casa e rompengli i forzieri e escon fuori carichi di robbe con i sacchetti in mano dei danari.

Listagiro, Pilastrino, Girifalco.

          Listagiro  O Pilastrino,
          l non mi stringer a questo perché sai
          che la Chiesa lo vieta. E, se qualcuno
          m’accusasse al Vicario, che sarebbe
          atto a tenermi che non ruinassi?
          So come fanno.
          Pilastrino  Tu puoi pur pensare
          che, se ben non sapessi la natura
          di quest’uomo da ben, non ardirei
          dimandarti tal cosa; ma, per altro,
          l’ho cognosciuto esser si liberale
          e per l’amico che vo’ che tu ’l serva
          per amor mio. Non pigliar piú lunghezze.
          Mettiamvi mano.
          Listagiro  Io ti credo ogni cosa.
          Ma questo tu sai pur che non si puote
          fare in un punto, come pensa, forse:
          perché bisogna prima comandare
          che sia portata; e poi far ch’ogni notte

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          venga da sé, senza mandar per lei.
          E questo poi non manca. Giá lo feci
          per uno ambasciator di Portogallo
          che mi donò cinquecento ducati
          in tanti razzi: e feci che, in un’ora,
          l’ebbe nel letto.
          Pilastrino  Non guardar giá a quello;
          che è ben persona, questo gentiluomo,
          da farti il tuo dovere.
          Girifalco  Io t’imprometto,
          se fai ch’io l’abbia in letto, di vestirti
          tutto da capo a pie, senza mille altre
          cose ch’io ti darò. Tu avrai prima
          tanto guarnel che fará un bel giubbone,
          che era fodra d’un saio di mio padre;
          ed un paio di calze di scarlatto
          a martingala, ch’ebbi dal Gonnella,
          4 che ne l’avea donate il duca Borsio,
          e non son fruste che un poco al ginocchio;
          ed un par di pianelle come queste,
          che non son rotte. Poi le scarpe nuove
          comprerem questa pasqua.
          Pilastrino  Che ti pare?
          Di’ poi di noi servire!
          Listagiro  Io son forzato,
          poi che ti veggio esser cosí magnanimo.
          Mi vo’ fidar di te. Le bolge e i libri
          ch’oggi ti lasciai in man...?
          Pilastrino  Son ben qui presso.
          Listagiro  Ordina, adunque, come t’ho insegnato,
          ogni cosa ivi in terra. Truova i cuori
          di colombi e di gufi; e ben rassetta
          tutti quegli instrumenti e quei sacchetti
          e libri; e fa’ da te quella orazione.
          E consacra la casa in ogni canto
          con quei licori. E troverai quel sangue

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          di fenice da far tutti i caratteri;
          e la verga e la stola.
          Pilastrino  Sará fatto.
          Listagiro  Come sei ben gagliardo in su le gambe?
          che, a questo, non si siede.
          Girifalco  Eh! Si, assai bene:
          che sto tal volta in piedi un’ora in piazza,
          senza avervi che fare. Or pensa! A questo,
          che l’ho si caro, vo’ far de le gambe
          palanche.
          Listagiro  Oh bene! E de le braccia salci.
          Ella è la vite che a le tue palanche
          si leggherá co’ salci. E questa tutta
          sará la vigna.
          Pilastrino  E noi i lavoratori
          che ricoglion il vin senza sementi,
          sol per zappare e saper ben congiungere
          le palanche a le viti.
          Listagiro  Sta’ in cervello,
          ch’io te la do istasera in ogni modo
          1 anzi che vadi al letto; e poi l’avrai,
          ogni sera, invisibile. E potrebbe
          venirti ancora in odio per il troppo,
          che sei pur vecchio.
          Girifalco  A vero prima in odio
          quest’occhi, questa vita e queste membra
          che quel bocchin.
          Listagiro  Ci penserai poi tu.
          ’Quanto tempo è che non sei confessato?
          che questo impediria.
          Girifalco  Mi confessava...
          non mi ricordo quando.
          Listagiro  Or non c’è dubbio.
          Le cose anderan ben.
          Pilastrino  Mi parria buono
          avedimento a velargli la fronte

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          perché possa durare e, per le varie
          cose, non s’abbarbagli e, all’apparire
          de’ diavoli, non tema.
          Girifalco  Fate voi
          ) quel che vi pare il meglio. Ma, di grazia,
          l in che forma verranno?
          Listagiro  In varie forme.
          Chi d’animai, chi di donne e di pesci
          piglian la pelle; e chi ne la lor propria
          vengono e son si brutti che tremare
          fanno in fine al solaio di paura;
          e cosí in altri modi. E farti male
          non posson, se di giá tu non parlassi;
          che allor ti salirian tutti a la pelle.
          Pur, non ti farian mal; ma forse avresti
          qualche paura. E, se pur tu volessi
          segnarti o chiamar Dio, tien bene a mente
          che ti porterian via. Ma, se vuoi nulla,
          chiama il diavol per nome.
          Girifalco  E come ho a dire?
          Satenasso? Cosi, pian piano? o forte?
          Questo non ci verrá?
          Listagiro  Si, si; va bene.
          Hai giá imparato. Ma chiamane un altro,
          se questo non vi fosse.
          Girifalco  Gambatorta?
          Listagiro  Tutto sta bene. Si può incominciare.
          Fermati cosí in mezzo.
          Girifalco  E voi sarete
          diavoli? o pur cosi?
          Listagiro  Appunto! Questo
          noi possiam far. No, no. Mutarci in diavoli?
          Lascia pure andar tutti questi dubbi;
          e dispuonti a la cosa.
          Girifalco  Eccomi qui.
          Cari fratelli, mi vi raccomando

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          che non mi faccin mal.
          Listagiro  Or ciascun taci.
          Fermati in questo cerchio; ed avertisci
          di non parlar, se non come t’ho detto.
          Miástor, ániptos chiè dolichóschios,
          teostíghís, cantilios chiè nodòs,
          móscos apalotrephís chiè ámpelos
          frenomoròs, gereòs chiè phalacròs,
          te claudo in hoc circulo et te invoco,
          exorcizo et Ubi ac tuis impero,
          demon Maladies, ut ludifices
          cum caracleribus vestri nominis
          istum perditum.
E, per la gran virtú
          di questi nomi tuoi, con le caterve
          de la tua compagnia, fa’ che ne venga
          e porti Lucia inanzi che trapassi
          a l’orologio il termin di tre ore.
          Fa’ che tu non ti muova. Sta’ piú ardito
          su la vita.
          Pilastrino  Tien questa.
          Girifalco  Satenasso!
          Pilastrino  Non sono ancor venuti. Sta’ paziente:
          che al terzo incanto...
          Listagiro  Porgemi quell’acqua.
          Auturgòs, chrismodòs, agauròs, criòs,
          cladéutir, inófliz, antiphron, licnos
          chiè dutis tdchistos, attende in tuo
          circulo et argue, invoca, increpa omnes
          demones a Sathana usque ad Saraboth:
          nec deerit Ubi virtus et vis in
          mei nomine.
Lascia pur del cielo,
          de la terra, de l’erbe e de le piante
          le naturai virtudi; e stringe forte
          chi ti crede per forza, che in fra poco
          verrai un altro uomo.
          Pilastrino  Ferma!

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          Girifalco  Satenasso!
          Pilastrino  Tien quest’altra, per burla.
          Girifalco  Gambatorta!
          Pilastrino  Sta’, Girifalco, se ben fossi tócco:
          che vengono or.
          Listagiro  Senti com’io son destro!
          Girifalco  Maladies!
          Pilastrino  E ’l malanno! Taci, un tratto.
          Lascia fornir l’incanto.
          Listagiro  Párochros chiè
          sapròs, hípnilòs, philárghiros, chriódis...

          I Sii! Tien. Ben tócco.
          Girifalco  Oimei! M’ha rotto il capo.
          Non poteva piú star. Mi portan via,
          a l’inferno. Oimei! Orgilla! Aiutami.
          Son morto. Oh!
          Listagiro  Òrseo, orchózo, chielévo,
          epióntes.
Riportatel qua nel cerchio. I
          Fate che non vi ponga tutti quanti
          ne le catene. Parvi che sia giusto
          volernelo portare, in mia presenza,
          sol per dire «oimei»?
          Pilastrino  Meriteriano
          che gli leggassi tutti. Tun! tun! tun!
          Girifalco  Oimei, anima mia! che sarò morto
          prima ch’io t’abbi.
          Pilastrino  Or abbiam bello e fatto.
          Listagiro  Rimedio non v’è piú.
          Girifalco  Son morto. Aiuto!
          Misericordia! Oimè! O Pilastrino,
          m’han preso per il collo.
          Pilastrino  Oimei! Fo voto.
          Mi portano ancor me.
          Girifalco  San Gimignano!
          Una testa di cera, s’io ne scampo.
          Ribbaldella, sarai pur di me sazia,

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          che sei cagion di questo. O Satenasso,
          perché mi legghi si le mani e i piedi?
          Lasciami, priego, ritornare a casa,
          che non sono ancor morto. E ti prometto
          di mutar vita ed andare in un bosco
          a mangiar l’erba e farmi un uomo santo.
          Oimè ! che la corata mi si schianta
          di doglia; che giá sento, in fin di qui,
          rompere i miei cascioni che i vicini
          denno rubbarmi. Che sia maladetto
          mio padre e la mia madre e la mia balia
          che non mi soffocorno quando nacqui,
          per venire a tal punto! Ah, vita mia!
          Dove debbe essere or quel boccolino?
          Se tu ’l sapessi, di tanta disgrazia,
          a l’avresti pur per male. Oimei! O Lucia!
          Oimei! M’han rotto un braccio. Oimè! la testa.
          Mi strozzan tuttavia. Sono a l’inferno,
          in mezzo al fuoco.
          Pilastrino  È pure andata netta.
          Listagiro  Fa’ in modo, Pilastrin, che non vegnamo
          a le mani in fra noi.
          Pilastrino  Partirem tutto.
          Nettiam pur presto.

SCENA II

Fronesia, parlando con Lucia, dimostra averle giá contato quel che pensò cercando Filocrate; e di nuovo gne le narra; e, messole in disgrazia Filocrate, le mostra che fece male a dir villania a la romana e le persuade che, per l’avenire, la tenga amica.

Fronesia, Lucia.

          Fronesia  Non l’avresti mai
          pensato che ti avesse in questo modo
          lasciata. O parti che questo sia amore,

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          a l’incontro di quel che porti a lui?
          Ve’ come v’ingannate a creder tanto
          a chi vi fa buon viso! che non fanno
          profession d’altro che di darne ciance
          e di tenerci in berta.
          Lucia  Non si puote
          con lor cognoscer tanto. Ma vedrai
          ch’io vo per l’avenir, mutar costume
          e fuggirgli da lunge: perché, poi,
          non si può far di non prestargli fede
          o in tutto o in parte; tanto piú che quello
          che noi vorremmo crediam facilmente.
          Ma dimmi brevemente un’altra volta
          come facesti.
          Fronesia  Ti par duro a crederlo?
          Dico che giá l’avea cercato alquanto
          quando intervenni esser fuor di Bologna
          duo miglia. Ed io v’andai; ma, quando giunsi
          appresso al luogo, ch’era una capanna, *
          mi venne incontra, forte bor botando.
          E, quando mi cognobbe, a presti passi
          tornava a dietro. Ed io forte ’l pregai
          che si fermasse, che da parte tua
          li voleva parlare: onde si volse
          e disse tutto quel che giá t’ho detto,
          con arroganza; e, in presenza d’alcuni,
          ci minacciava.
          Lucia  Ti prometto certo
          che m’è si uscito de la fantasia
          che non li son mai piú per voler bene,
          se vivessi mill’anni.
          Fronesia  Hai da sapere
          che è ben gran tempo che la sua natura
          ho cognosciuto e forse l’avrei detto
          inanzi che ora; ma ti li vedeva
          troppo inclinata.

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          Lucia  Ora, per l’avenire,
          forse li sarò manco.
          Fronesia  Oh! Mi facesti
          il gran dispetto, ier, quando gridasti
          con quella vecchia che trovasti meco:
          non per altro se non che son poi genti
          c’han pratiche infinite e dicon sempre
          de’ fatti d’altri; e d’una cosa tale
          si laverá la bocca in mille luoghi.
          Ed a te non stan ben si fatti nomi,
          perché sai quel che importa: tanto piú,
          avendoti ora forse a maritare
          ad altri che a Filocrate.
          Lucia  E chi è quella?
          Ha la cattiva cera.
          Fronesia  Non guardare
          a quello: che, se poi la cognoscessi,
          avresti caro che ti fosse amica;
          che ha poche pari.
          Lucia  E in che?
          Fronesia  Prima, ella cuce
          e fa de le suoi man quello che vuole.
          Fa poi profumi rari e d’ogni sorte
          acque e belletti. Ed ha mille secreti
          che vagliono a l’amore; che, se avessi,
          inanzi questo, auto la sua pratica,
          ti avria saputo dir se pure in vero
          questi t’amava. Ed io, per questo solo,
          desiderava che pigliassi seco
          pratica, perché poi potresti avere
          da lei quel che volessi. Ma sei donna
          troppo di tuo cervello.
          Lucia  Me ne incresce,
          a fé, d’averlo fatto; ma non puoti
          lasciarla dir, quando la vidi entrare
          in certe ciance.

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          Fronesia  Non si vorria mai
          rompersi con altrui cosí a la prima,
          senza ascoltar ragion. Se non volevi
          sentir parlar di quel giovin, che disse
          volerti tanto ben, ma non devevi
          dirnele si con ira; che, se forse
          lo cognoscessi, ancor non ti parrebbe
          uom da farsene beffe; ch’egli è pure
          (anco che tu non vogli), in ogni cosa,
          altr’uomo che Filocrate.
          Lucia  Io lo so.
          Fronesia  Parti che bisognasse usare, adunque,
          simil parole seco?
          Lucia  A me sta male
          dare audienza a tutte queste cose,
          J se non con quegli che m’avesser poi
          a tór per moglie.
          Fronesia  Se tu avessi fatto
          miglior cera a costui, che sai che, al fine,
          non ti sposasse? Parriati star bene?
          Poco cervello! Come ti governi,
          cosi ti troverai. Segui colui
          ch’è venuto or villano in ogni cosa
          lá dove prima fu sol di costumi!
          Questi, ch’è giovan, bello, ricco e nobile
          e cosí ti vuol ben...
          Lucia  Che ne sai tu,
          che ne parli cosi?
          Fronesia  Passo ogni giorno
          quasi dal suo palazzo e bene spesso
          vado sii da la madre. E, per tuo amore,
          sempre mi viene in contra e mi saluta
          e fa carezze. Ed ivi di continovo
          usa colei; che avrá forse giá detto
          di quella subbitezza.
          Lucia  E questo pensi
          Commedie del Cinquecento - I. x 6

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          che l’avrá detto a lui?
          Fronesia  Forse che si.
          Ma, quando ne li avesse ancora detto,
          farem cosi. Direm che eri adirata
          con la madonna, se ci torna piú;
          perché l’ho giá piú volte detto che eri
          cosi gentile. E tu, per l’avenire,
          non ti portar cosí perché daresti
          un nome attorno d’essere un gallacelo,
          un’altieraccia: come san poi dire,
          che aggiungon sempre.
          Lucia  È stato buon che m’abbi
          fatta avertita, che, per l’avenire,
          ci avrò piú cura; perché veggio anch’io
          che non sta bene.

SCENA III

Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de’ panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li dá per consiglio che dia parole a la madre di Lucia di sposar la figliuola.

Artemona, Pilastrino, Crisaulo.

          Artemona  Io non so ornai piú dove
          cercar quest’uomo. Sará andato in villa.
          Quel non è Pilastrin? Par diventato
          gentiluomo; non è piú parasito.
          È desso, per mia fé. Ne vien ridendo:
          debbe aver fatto pace col boccale.
          Questo è quello a cui piú crede Crisaulo
          che al paternostro. Oh poveretti amanti!
          U* son condotti!
          Pilastrino  Addio. Che fai, mia zia?
          Quant’è che non magnasti qualche putto?

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          Ve’ se non par la stria che, a questi giorni,
          si scaldò il culo in piazza per avere
          usato carnalmente con Lucifero!
          Vedi bel naso fatto a campanello!
          Tu sei pur tutta bella, anima mia.
          Ti vo’ donar quatro di questi fichi,
          se vuoi venir a stare un’ora meco
          al necessario.
          Artemona  E che vorresti, poi,
          pan perduto?
          Pilastrino  Vorrei farti i miei fatti,
          costi, nel tuo grembial.
          Artemona  Guarda sgarbato!
          Pilastrino  Oh! Mi vien la gran voglia, se sapessi...
          Artemona  E di che?
          Pilastrino  ... di sederti in su la faccia
          senza le brache. Gli è pur fatto a posta
          quel tuo nasin per farmi un argomento.
          Dch! vien, ti priego; ch ’è piú d’otto giorni
          che n’ho bisogno.
          Artemona  Io t’ho per iscusato,
          che sei ubbriaco; che t’avrei fino ora
          cavato gli occhi. Dimmi, se tu sai:
          ove è Crisaulo?
          Pilastrino  Cosí noi sapessi!
          ch’è non so quanto ch’era giú da basso,
          in cantina, di sopra, a la fenestra,
          che dormiva nel letto.
          Artemona  Io son piú matta
          a parlar con costui!... Vatti in mal’ora;
          vatti imbriaca.
          Pilastrino  Voglio andarvi or ora.
          Son tanto allegro che non par ch’io possa,
          d’allegrezza, tenermi in su le gambe.
          Vedi che ho dato, un tratto, un pugno e un calcio
          a questa povertá, madre tignosa

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          del freddo e de la fame e de’ pedocchi.
          Ma non potrò durare in questo stato,
          che la bontá suol sempre il fondamento
          esser de la miseria; e, s’io in quel punto
          era da bene, ora sarei mendico.
          Voglio mutar costumi, or e’ ho la robba,
          e diventar un asino.
          Artemona  È quattro ore
          che t’ho cercato. Ho pensato una via
          e l’ho in parte giá messa ad effetto.
          A me par buona:...
          Crisaulo  Non mi indugiar. Dillo.
          Artemona  ... perché veggiam che a noi sarebbe assai
          poter, per ora, solo avere audienza;
          e, se questo facciamo, il resto è nulla.
          E certo verria fatta, se dai ciance
          che la torresti tu, com’io feci oggi
          con la madre; e lo fei come da me.
          Ella, benché mostrasse di noi credere,
          si volentieri par che l’ascoltasse
          ch’io penso che la cosa di Filocrate
          sia prolungata. E chi ha tempo ha vita.
          Che pare a te?
          Crisaulo  Mi piace, se a te piace.
          Artemona  Ma ti bisogna molto essere accorto,
          in questa cosa, perché non pensassimo
          prender chi poi, nel fin, prendesse noi:
          che anzi vorrei morir che simil cosa
          venisse per mio mezzo.
          Crisaulo  E perché questo?
          Artemona  Perché bisogneria che tu facessi
          conto sol di fuggire o co’ parenti
          venir forte a le mani.
          Crisaulo  Io non ho cura
          d’altri che di me stesso, in questi casi.
          Pur, perché vada ben, piglia tu il modo:

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          ch’io son per ubbidirti.
          Artemona  Vederemo
          quel che si potrá far. Forse domane
          io le riparlerò. Fa’ d’esser savio,
          in dar parole, e non lasciar ridurti
          piú lá di quel ch’io ti terrò ammonito:
          che Amore è cieco e vuol con gli occhi d’altri
          esser guidato e dal senno d’altrui
          aver governo; onde ’l fingiam fanciullo
          e nudo perché è cosa naturale,
          non trovata da noi, e alato e lieve
          perché ’l suo star non dura mai gran tempo.

SCENA IV

Filocrate, ritornato di fuori, vien per veder Lucia. E, avendolo visto Fronesia da la fenestra, li va in contra, e falli un altro tradimento improviso con il quale ingannò ancora Lucia. Per questo poi Filocrate, la sera, impazzisce.

Filocrate, Fronesia, Lucia.


          Filocrate  Vivace Amor, che negli affanni cresci,
          che dolci lacci e quai catene d’oro
          son quelle con che i tuoi suggetti alleghi?
          con quai fiamme gli accendi? e di quai pene
          dolcemente gli affliggi? e con quai punte
          gli sproni e muovi? e come, in mezzo al corso,
          gli affreni e stringi? Quel non sente affanni,
          doglie, travagli, vigilie o fatiche
          che a te non serve. Non gusta dolcezza
          sovr’ogni altra dolcezza o beatitudine
          chi ’l tuo mal non soffrisce. Prima l’alma
          lascerá queste travagliate membra
          ch’io possa mai (per gran ragion ch’io n’abbia)
          di te dimenticarmi e non mai sempre
          esserti servo.

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          Fronesia  Addio. Sia ’l ben tornato.
          La mia padrona ti si raccomanda,
          la qual mi manda a te (perché t’abbiamo
          visto in fin di lá giú in pie de la strada)
          a pregarti, di grazia, che per ora
          non passi in alcun modo lá da casa,
          che Demonio è in loggia. E la cagione
          di questo ti vorria dire istasera
          a le tre ore: che tu ci venissi,
          ma bene accompagnato, perché forse,
          non istimando, interverrieti male.
          Cosí ti priego che tu sia contento
          e che torni istasera. E che sia il vero,
          di subito ch’io giungo in su la porta,
          te ne dará segnale; e tu allor volgi
          a dietro. Sei contento?
          Filocrate  Son sforzato
          esser contento, poi che cosi, in questo
          contento, chi potria me so vr’ogni altro
          far felice e contento?
          Fronesia  Vien pian piano.
          Filocrate  E che sará venuto ora di nuovo,
          sfortunato Filocrate, oltre a tante
          giá passate disgrazie? Iddio pur voglia
          che non sia intervenuto ora qualcosa
          che di lei insieme e d’está afflitta vita
          mi faccia privo.
          Fronesia  Lucia, buona nuova.
          Lucia  E che mi può venire in questo stato
          che mi possa allegrar?
          Fronesia  Passa Filocrate.
          Debbe esser ritornato a l’uccelliera.
          Fatti a vederlo.
          Lucia  Ah fosse pure il vero!
          Fronesia  Dico che passa giú.
          Lucia  Guarda se alcuno

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          è in su la strada.
          Fronesia  Non veggio persona.
          Io so che s’è attillato! Non par quello
          che vidi allora.
          Lucia  Aimè, ben mio! Mi fosse
          concesso almen di venirti abbracciare,
          che tanto mi sei stato, a questi giorni,
          nel cuore! Oh! Guarda, guarda che si volge!
          1 Vedi, Fronesia, che, come ci ha viste,
          si fugge? Non avranno mai fin queste
          tuoi scortesie? Or per prova cognosco
          quello che ad altrui mai avrei creduto.
          Tu sai pur quant’io t’amo. Ed, in dispregio
          de la mia vita, m’hai vòlto le spalle
          perché, dopo si lunghi e amari pianti,
          da te non abbi un sol breve conforto
          di vederti almen tanto quanto, senza
          tua noia, il passar qui mi concedesse:
          come forse anco (chi sapesse il vero)
          t’era bisogno.
          Fronesia  Appagati di questo,
          Lucia  C’è peggio.
          Lucia  E che mi può far peggio?
          Fronesia  Volesse Iddio che cosí fosse il vero!
          che sarei piú contenta.
          Lucia  Dimmi tutto
          quello che c’è, se mi vuoi far piacere.
          Non indugiar.
          Fronesia  Questo non farò io:
          che so meglio di te se sia piacere
          intender cose tali; e poi non voglio,
          per l’affezion che gli hai.
          Lucia  Ornai di questo
          non mi son piú per tór passion né affanno,
          visto quanto in lui regni villania
          e ingratitudine; anzi, il grande amore

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          è vòlto in odio.
          Fronesia  Tel vo’ dir. Suo danno!
          Io era, poco fa, sii, a la fenestra,
          quando il vidi apparir lá giú lá giú.
          E, d’allegrezza, non potei soffrire
          di venirti a chiamar; ma gli andai in contra
          e, giuntolo al fornaio, il salutai
          da parte tua. Ma non pati ch’appresso
          gli andassi, che mi fece un viso arcigno,
          come quel giorno; e, minacciando forte,
          parlava da ubbriacco. Io mi li tolsi
          dinanzi e, nel parlar che fé’, mi parve
          sentirli dir che istasera a tre ore
          tu l’aspettassi, che volea venire
          a punirti di tanta iniquitá .
          e tanti tradimenti; e forse in modo
          (dicea) che non fará’peccati, dopo:
          onde mi ritornai, correndo, a casa.
          E tremo ancora.
          Lucia  E questo è vero? Oimè!
          Fronesia  Cosí fosse altrimenti!
          Lucia  E che fará?
          Fronesia  Potrebbe venir qui con una schiera
          di quei suoi soldatacci; e tòrti a forza
          e far quello che vuole e porti poi
          in vergogna del mondo.
          Lucia  Oimè meschina!
          E che farem? Non voglio che mi truovi.
          Anderò a stare a casa di mia zia;
          e lo dirò a mia madre, poi che ’l cielo
          cosi dispuon di me.
          Fronesia  Non è da fare,
          che non si potria poi trarli del capo
          qualche mal. Tu sai pur com’ella è fatta:
          che non vuol che lo guardi, se non quando
          ella è in presenza. Ho pensato un bel modo.

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          Fa’ com’ io ti dirò. Vo’ che istasera
          l’aspettiamo a quell’ora; e, se ’l vediamo,
          voglio che tu li dica due parole
          come t’insegnerò.
          Lucia  Farò a tuo modo.
          Ma pur che non ci tirino de’ sassi,
          come ci veggian qui!
          Fronesia  Non dubbitare:
          provederemo a tutto. Andiam di sopra
          e ci consiglieremo. E sará buono
          che ’l sappia ancor la vecchia.

SCENA V

Pilastrino si viene a rallegrare con Crisaulo e mostrali un sacchetto di scudi; e poi si parte da lui per andargli a sotterrare.

Pilastrino, Crisaulo.

          Pilastrino  Addio. Rallegrati
          meco, Crisaulo.
          Crisaulo  Di cotesti panni
          a la civile?
          Pilastrino  Appunto! C’è ancor meglio.
          Voglio che noi ridiam, se mi prometti
          di tacer sempre.
          Crisaulo  Cosí ti prometto.
          Pilastrino  È fatto il becco a l’oca. Oh! co! co! co!
          Son pure allegro.
          Crisaulo  Tu puoi si crepare,
          ch’io non ti intendo.
          Pilastrino  Quello innamorato,
          quel nostro amico, mentre che aspettava
          che gli fosse portato la sua dea,
          la sera, a letto, per negromanzia,

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          i diavol t'han portato. Ed io l’ho fatto,
          al forzier de’ danari... Oh! co! co! co!...
          Crisaulo  Oh! Dillo, un tratto.
          Pilastrino  ...la barba di stoppa.
          Fatti in qua. Che son questi? M’è ingrossato
          la maestra e’ testicoli.
          Crisaulo  Ed è vero?
          Come non è crepato di passione,
          il poverino?
          Pilastrino  Se è morto, suo danno!
          Io so ben che sta mal, se non ha tratto
          le loffe al vento.
          Crisaulo  L’ho pensato sempre,
          in questa intrinsichezza, che a la fine
          li mostreresti quel ch’è l’impacciarsi
          con Pilastrini. Io so che, questa volta,
          tu l’hai saputa far senza mollette.
          Ma, a dire il ver, la ladroncellaria
          è troppa grande.
          Pilastrino  Si! L’hai bello e detto!
          Chi non gli avesse fatto un tale scherzo,
          , non avria mai imparato in questo mondo
          come si vive, quell’uomo di legno.
          Ed or, chi sa? potrebbe ravedersi;
          ch’era cosí in amore ornai perduto
          che facilmente, un tratto, da se stesso
          si sarebbe appiccato. Or io l’ho tratto
          di tutti questi affanni; perché penso
          che questo sará stato medicina
          a farli uscir l’amor da le calcagna.
          Cosí non sentirá l’amare pene
          che lo facevan talor dare al diavolo.
          E non saria gran cosa che morisse
          , da buon cristiano, un giorno, a lo spedale;
          onde sarebbe stato co’ danari sempre
          un giudeo. Poi, par che tu non sappi

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          quel che dice ’l diverbio che «de rebus
          que male diviserunt?wn gaudebis
          tertius heredes».
          Crisaulo  Va’; sta’ pur discosto:
          meco non partirai.
          Pilastrino  Oh che dolcezza
          a maneggiar queste patacche gialle!
          Ne giova piú che del fuoco l’inverno
          e del fresco l’estate e d’un buon greco
          quando son riscaldato nel parlare.
          i Oro, piú dolce che ’l zuccaro e ’l mele
          e piú assai che ’l mangiare a la taverna
          e poi dormire! perché, senza questi,
          quel paradiso è chiuso e ne intraviene
          com’a’ viandanti, ne’ tempi di peste,
          senza la fede. Io non vorrei qui, ora,
          il piú bel cui che mai mostrasse augello
          pelato ne lo spiedi o ver di donna
          vergine abbracciamenti. Questo è degno
          piú d’ogni cosa e tanto dolce e amabile
          che mi fa tutto qui struggere in oglio.
          Or non mi meraviglio se quel vecchio
          tanto è vivuto piú che non deveva
          senza mangiare o ber; perché mi penso
          che si pascesse d’está dolcitudine,
          come farebbe ognun.
          Crisaulo  Guarda che in te
          non facciano il contrario; che, anzi ’l tempo,
          non ti faccin morir con un capestro:
          che sai ben che a la fin...
          Pilastrino  Tu hai poco ingegno.
          Dch! Non mi ricordare i morti, a tavola.
          Or credo ben che quel Giupiter, Giove,
          quando s’innamorò, si rivolgesse
          in questa forma. Guarda gran fatica
          ch’ebbe, a far ch’una donna l’abbracciasse!

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          che, se fosse la Morte inorpellata
          con questo, gli anderia dietro ciascuno
          né sarebbe secura nel suo regno.
          Ch’altro è vedere una gran verga d’oro
          che ’l viso d’una donna! E questo il pruova:
          che veggiamo adornarne un lucernaio
          e parere una sposa.
          Crisaulo  Altro non s’ama,
          oggi, altro non s’onora; e saria degno
          di tanto onor, se non avesse seco
          sempre tanto di amaro e tante pene
          e tante passioni.
          Pilastrino  Io voglio ire ora»
          a sotterrargli, che non veggian mai
          piú l’aria: perché gli è d’una natura
          che a chi non l’ama sbudel latamente
          s’ingegna di fuggire, e in questo ha l’ale;
          al ritornar, di poi, ne vien gottoso,
          vecchio e si lento che, ’l piú de le volte,
          siam morti prima che di nuovo a noi
          sia ritornato.
          Crisaulo  Non è giá possibile
          che ’nsieme con amor non venga a pari
          la gelosia. Chi l’avria mai creduto
          che, a questo modo, in fine a Pilastrino,
          sol per aver danar, divenga avaro?
          Oh! Va’ pur lá.