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3 gennaio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'edera 100 percents.svg  di Grazia Deledda, Camillo Antona Traversi (1923), Milano, Fratelli Treves, 1923

Grazia Deledda 1926.jpg
ATTO PRIMO.
Stanza a pian terreno, in una vecchia casa signorile sarda. Il soffitto è piuttosto basso, in legno scuro, sostenuto da grosse travi. — Le pareti sono intonacate di calcina; ma appajono giallastre, perchè affumicate.

Nella parete di fondo, a destra, una porta che comunica con la cucina: da questa, per mezzo di un’apertura, s’intravede un cortile rustico: — a sinistra, una parete posticcia nasconde una scala: — tra la scala e la porta della cucina, una specie d’alcova, formata nel sottoscala, dove sta un tettuccio. — Una tenda mobile davanti all’alcova.

Nella parete di sinistra, una porta di architettura antica comunica con un vestibolo esterno e con la strada: — tra questa e la parete posticcia, una cassa di legno nero scolpita e un guardaroba tarlato contro la falsa parete.

Nella parete di destra, una finestra piuttosto alta, munita d’inferriata, dalla quale si scorge un bosco: — sotto la medesima, un antico canapè, dalla stoffa logora.

Nel centro della stanza, una vecchia tavola di noce. — Qua e là, vecchie sedie scolpite, un guindolo, e altri mobili in cattivo stato. — Quadretti sacri, e armi antiche, alle pareti.

Nell’insieme, deve apparire l’antica dimora di nobili proprietarj sardi decaduti.

10 gennaio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Roma sotterranea cristiana 100 percents.svg  di Pellegrino Tonini (1879), Firenze, M. Cellini, 1879

Il Cimitero di Santa Sotere.

Chi abbia già letto il 2.° tomo dell’Opera, facilmente ricorderà come in quello accennasse il ch.mo A. ad un’ampia sotterranea Necropoli, tra la via Appia e l’Ardeatina, a occidente delle Cripte papali, la quale si aggiunge ed allaccia alla vastissima Callistiana. Allora però ei si studiò solamente di determinarne i veri limiti; e l’egregio fratello Michele dimostrò analiticamente, non con ordinaria dottrina geologica e architettonica, essere una e sola vastissima regione, formata di quattro zone, aggiuntesi successivamente le une alle altre.

Non era, è vero, ignota ai sacri Archeologi questa vasta regione della Callistiana necropoli, e già si conosceva nel sec. XV; se non che rimasta fin qua, non pure anonima (senza cioè un particolare storico nome come le altre) non si conosceva nemmeno il suo proprio ed esatto perimetro: donde tante erronee opinioni ne vennero e in fatto di nome e di topografia.

24 gennaio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Gastronomia 100 percents.svg  di Archestrato di Gela (Antichità), traduzione dal greco di Domenico Scinà (1842), Venezia, Giuseppe Antonelli editore, 1842

Quanto conobbi in viaggiar mostrando
A Grecia tutta, ove miglior si trova
ogni cibo dirò ogni liquore.

Di vivande squisite unica mensa
Accolga tutti, ma di tre o di quattro
O di cinque non più sia la brigata:
Perchè se fosser più cena sarebbe
Di mercenari predator soldati.

Dirotti in prima, o caro Mosco, i doni
Di Cerere, la Dea di bella chioma;
Tu nella mente i detti miei conserva.

31 gennaio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Malombra 100 percents.svg  di Antonio Fogazzaro (1914), Milano, Baldini & Castoldi, 1914

Antonio Fogazzaro2.jpg
CAPITOLO I.

In paese sconosciuto.

Uno dopo l’altro, gli sportelli dei vagoni sono chiusi con impeto; forse, pensa un viaggiatore fantastico, dal ferreo destino che, oramai senza rimedio, porterà via lui e i suoi compagni nelle tenebre. La locomotiva fischia, colpi violenti scoppiano di vagone in vagone sino all’ultimo; il convoglio va lentamente sotto l’ampia tettoia, esce dalla luce dei fanali nell’ombra della notte, dai confusi rumori della grande città nel silenzio delle campagne addormentate; si svolge sbuffando, mostruoso serpente, tra il laberinto delle rotaie, sinchè, trovata la via, precipita per quella ed urla, tutto battiti dal capo alla coda, tutto un tumulto di polsi viventi.

V’ha poca probabilità d’indovinare che cosa pensasse poi quel viaggiatore fantastico, rapito tra fiotti di fumo, stormi di faville, oscure forme d’alberi e di casolari. Forse studiava il senso riposto dei bizzarri ed incomprensibili geroglifici ricamati sopra una borsa da viaggio ritta sul sedile di fronte a lui; poichè vi teneva fissi gli occhi, di tanto in tanto moveva le labbra, come chi tenta un calcolo, e quindi alzava le sopracciglia, come chi trova di riuscire all’assurdo.

7 febbraio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il vecchio della montagna 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1920), Milano, Fratelli Treves, 1920

Grazia Deledda 1926.jpg
I.

Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile.

Era un giovine pastore biondastro, di piccola statura; una ruga gli si disegnava fra le sopracciglia folte e nere, che spiccavano nel fosco giallore del suo volto contornato da una rada barbetta rossiccia. Anche la sopragiacca di cuoio del suo costume era giallognola, e il cavallino che egli montava era rossastro, tozzo, angoloso e pensieroso come il suo padrone.

Melchiorre era un giovine di buoni costumi e d’ottima fama; molto spensierato ed allegro non lo era mai stato, ma da qualche tempo si mostrava più taciturno del solito, e si sentiva quasi malvagio, perchè sua cugina Paska lo aveva abbandonato alla vigilia delle loro nozze. E senza motivo! Così, solo perchè ella si era improvvisamente accorta di essere graziosa e corteggiata anche da giovani signori.

14 febbraio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'Esclusa 100 percents.svg  di Luigi Pirandello (1919), Milano, Fratelli Treves, 1919

Luigi Pirandello 1932.jpg
I.

Sotto la cappa del camino, ch’era come una mezza tramoggia enorme rovesciata, la vecchia Pentàgora, quella sera, borbottava tra sè più del solito, mordicchiando le còcche del grosso fazzoletto nero, di lana, che teneva in capo, annodato sotto il mento.

Come se le stipe e i tizzoni, scoppiettando, cigolando o levando fanfaluche, le parlassero, ella soleva tutto il giorno, lì, aggrondata e ingrugnata, far lunghi discorsi col fuoco, e ogni tanto gestiva a scatti, con le mani secche, nere, dalle dita agilissime. Parlava continuamente così, tra sè, fondendo le parole precipitose, quasi imitasse un ruzzolìo di fusi.

Le rare volte che si levava dal canto del fuoco e andava a ronzare come un moscone per casa, pareva s’aggirasse in un sogno smanioso, con gli occhi senza sguardo, le dita sempre irrequiete. Scopriva talvolta.... non si sapeva che cosa, nei muri, per terra, per aria: si arrestava incantata a mirare con gli occhi chiari, ilari, parlanti; la faccia cotta dal fuoco le si allargava in un sorriso di beatitudine, che destava una certa invidia mista di costernazione pure in coloro che la commiseravano.

21 febbraio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le Ferrovie 100 percents.svg  di Filippo Tajani (1911), Como, Tipografia Cooperativa Comense A. Bari, 1911

LEZIONE I

L’invenzione delle ferrovie.

Le prime vie di ferro. — Avrete certamente notato che alcune vecchie strade non selciate son munite di due liste di pietra levigata e dura, che servono a rendere più agevole il passaggio dei carri, impedendo che le ruote affondino nel terreno. In questo antichissimo costume, dovuto ad un concetto di estrema semplicità, si può riconoscere l’origine della strada ferrata.

Nelle miniere di carbone inglesi e germaniche anzichè alle liste di pietra, più comuni nei nostri paesi, si soleva ricorrere, sempre allo scopo di rendere più facile il passaggio dei carri, a file di tavoloni su cui si facevano correre le ruote. Così, del resto, si fa anche attualmente nei lavori di sterro, quando il trasporto delle materie scavate ha luogo con carriuole a mano o con carretti a cavalli su sentieri provvisori. In Inghilterra, dove il ferro abbonda, sorse facilmente l’idea di sostituire al legno, che si consuma rapidamente, regoli di ghisa: si ebbero così le prime rotaie.

28 febbraio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Anime oneste 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1905), Milano, F. L. Cogliati, 1905

Grazia Deledda 1926.jpg
Dopo la morte della vecchia donn’Anna, sistemati gli affari, Paolo Velèna prese con sè la piccola nipote e, com’era stabilito, la condusse ad Orolà, presso la sua famiglia.

Orolà è una piccola sotto-prefettura sarda, nella provincia di Sassari. Città fiorentissima sotto i Romani, decaduta poi per le scorrerie dei Saraceni, risorse sotto il dominio dei Barisone, giudici o re di Torres, e si mantenne forte sino all’abolizione dei feudi in Sardegna, avvenuta nella prima metà di questo secolo.

Nel censimento delle popolazioni sarde, fatto da Arrius, illustre ploaghese che visitò le 42 città dell’isola ai tempi del console Marco Tullio Cicerone (116-43 a. C.), Orolà figurava per cento mila abitanti, tra l’urbe, i castelli e i villaggi sottoposti, e Antonio di Tharros, nella relazione dei saccheggi saraceni, parla di grandi vestigi lasciati dai Romani in Orolà, fra cui magnifiche terme costrutte sotto il pretore M. Azio Balbo. Al presente Orolà non conserva alcun ricordo della dominazione Romana, tranne che nel costume e nel dialetto latino, e i suoi abitanti sono appena sei o sette mila. Il suo solo monumento è Santa Croce, vecchia chiesa pisana del 1100, con affreschi del Mugano, pittore sardo del secolo XVII.

6 marzo[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Annalena Bilsini 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1927), Milano, Fratelli Treves, 1927

Grazia Deledda 1926.jpg
Per San Michele la famiglia Bilsini cambiò di casa ed anche di terra.

Era una famiglia numerosa: cinque figli maschi, la madre vedova, e uno zio di lei, che, sebbene mezzo paralitico e senza un soldo di suo, poteva dirsene il capo.

Appunto per i consigli dello zio Dionisio, i Bilsini avevano venduto la loro piccola proprietà per prendere in affitto un vasto fondo, già antico feudo gentilizio che, di decadenza in decadenza, acquistato in ultimo a vile prezzo da un fabbricante di scope, veniva da questi concesso a modestissime condizioni annuali: cento dieci lire la biolca, due capponi, quaranta uova d’inverno e un cestino d’uva da tavola d’estate.

Da anni questa terra giaceva in abbandono, eppure i Bilsini vi andavano come verso la Terra Promessa, o meglio come verso una miniera da sfruttare: poichè sapevano che solo laggiù la loro attività e la forza prorompente dalla loro giovinezza potevano esplicarsi e convertirsi in oro.

3 aprile[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il cappello del prete 100 percents.svg  di Emilio De Marchi (1918), Milano, Fratelli Treves, 1918

9311- Milano - Giardini Pubblici - Monumento a Emilio De Marchi (1851-1901) - Foto Giovanni Dall'Orto 22-Apr-2007.jpg
Il barone Carlo Coriolano di Santafusca non credeva in Dio e meno ancora credeva nel diavolo; e, per quanto buon napoletano, nemmeno nelle streghe e nella iettatura.

A vent’anni voleva farsi frate, ma imbattutosi in un dotto scienziato francese, un certo dottor Panterre, perseguitato dal governo di Napoleone III per la sua propaganda materialistica ed anarchica, colla fantasia rapida e violenta propria dei meridionali, si innamorò delle dottrine del bizzarro cospiratore, che aveva anche una testa curiosa, tutta osso, con due occhiacci di falco, insomma un terribile fascinatore.

Per qualche anno il barone, detto «u barone», lesse dei libri e prese la scienza sul serio: ma non sarebbe stato lui, se avesse per amore della scienza rinunciato alle belle donne, al giuoco, al buon vino del Vesuvio, e ai cari amici. Il libertino prese la mano sul frate e sul nichilista, e dalla fusione di questi tre uomini uscì «u barone» unico nel suo genere, gran giuocatore, gran fumatore, gran bestemmiatore in faccia all’eterno. Nulla, e nello stesso tempo amabile camerata, idolo delle donne, coraggioso come un negro, e a certe lune fantastico come un bramino.

10 aprile[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Osservazioni critiche intorno ad alcune pratiche comunemente seguite nell'educazione del baco da seta 100 percents.svg  di Gaetano Cantoni (1847), Milano, Tipografia di Gio. Silvestri, 1847

Gaetano Cantoni.jpg
Per Baco o Verme da seta s’intende la larva del Bombix mori appartenente alla classe degli insetti ed all’ordine dei Lepidopteri a farfalla notturna. Quest’insetto passa per tre diversi stati di vita o metamorfosi onde acquistare lo stato perfetto di farfalla. Dall’uovo nasce il germe o Larva, la quale dopo aver cangiata tre o quattro volte la pelle nel decorso di circa trentacinque giorni, si rinchiude allo stato di Ninfa o crisalide entro un bozzolo ch’essa stessa si forma, dal quale pure dopo quindici giorni circa esce allo stato di Farfalla, che, fecondata, depone le uova e muore in pochissimi giorni. Il baco da seta è originario della China e del Bengala, ove pure cresce naturalmente il gelso, fra il 15° ed il 30° di latitudine Nord, e da que’ luoghi artificialmente venne trasportato anche sino al 41° di detta latitudine. In Europa non venne introdotto che nel sesto secolo dell’era volgare, sotto il regno di Giustiniano, da alcuni missionarj Greci provenienti dalla China; e nell’epoca delle prime Crociate la sua coltivazione s’introdusse in Sicilia e nell’Italia, da dove a poco a poco s’estese in tutta quella parte d’Europa che è al disotto dei 48° di latitudine Nord.

17 aprile[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Descrizione della patria del Friuli 100 percents.svg  di Marin Sanudo il Giovane (1853), Venezia, Premiata Tipografia di Pietro Naratovich, 1853

In Europa nela extremita et decima parte de la bella italia sotto el polo artico irrigato da ameni fiumi: ornato de opulente et riche terre et munito de superbi castelli uno ameno et dilectevole piano situato si vede. Lambito dil quale segondo che per lo suo diametro se comprende e cercha miglia 250 vallato da la parte septentrionale et orientale de altissimi monti et da lostro lo adriatico mare et dal ponente el pingue fiume de Livenza lo chiude et Carnia dali antiqui cosmographi ma hora patria del frioli da qualunque chiamato et zia segondo se dice fu reame et colonia de romani et al presente e patriarchato recto et dominato dalo invictissimo et sempre augusto stato de Veneciani gli quali segondo le irrefragabile leze de lynclito lor senato ogni XVI mesi mandano al governo de quella uno degli primarii soi patricii il titulo dela dignità dil quale e luogo tenente de la patria et fa il segio et residentia sua ne la bella et zentil terra de Udene la dove come signore la innata justicia veniciana ministra et fa ragione a tuti gli foro juliani incoli che al justissimo suo Tribunale se apellano.

24 aprile[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Gianni di Parigi 100 percents.svg  di Felice Romani (1839), Milano, Per Gaspare Truffi, 1839

Felice Romani.jpg
SCENA PRIMA.

Sala nella Locanda ec.

Coro d’inservienti e donne addette alla locanda,
che vanno assettando la sala unitamente a
Lorezza.

Coro

Su, sbrighiamoci, spazziamo;
  Attenzione, diligenza.
  Qui le tavole accostiamo,
  Là posiamo la credenza;
  Ogni cosa sia disposta
  Con decenza — e proprietà...
La locanda della posta
  Una reggia sembrerà.

Lor.

Se sapeste a chi s’infiora
  Questo albergo fortunato,
  Se vedeste la signora
  Cui l’alloggio è preparato,
  Voi direste: ci vuol altro
  Per cotanta maestà!

1 maggio (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'edera 100 percents.svg  di Grazia Deledda, Camillo Antona Traversi (1923), Milano, Fratelli Treves, 1923

Grazia Deledda 1926.jpg
ATTO PRIMO.
Stanza a pian terreno, in una vecchia casa signorile sarda. Il soffitto è piuttosto basso, in legno scuro, sostenuto da grosse travi. — Le pareti sono intonacate di calcina; ma appajono giallastre, perchè affumicate.

Nella parete di fondo, a destra, una porta che comunica con la cucina: da questa, per mezzo di un’apertura, s’intravede un cortile rustico: — a sinistra, una parete posticcia nasconde una scala: — tra la scala e la porta della cucina, una specie d’alcova, formata nel sottoscala, dove sta un tettuccio. — Una tenda mobile davanti all’alcova.

Nella parete di sinistra, una porta di architettura antica comunica con un vestibolo esterno e con la strada: — tra questa e la parete posticcia, una cassa di legno nero scolpita e un guardaroba tarlato contro la falsa parete.

Nella parete di destra, una finestra piuttosto alta, munita d’inferriata, dalla quale si scorge un bosco: — sotto la medesima, un antico canapè, dalla stoffa logora.

Nel centro della stanza, una vecchia tavola di noce. — Qua e là, vecchie sedie scolpite, un guindolo, e altri mobili in cattivo stato. — Quadretti sacri, e armi antiche, alle pareti.

Nell’insieme, deve apparire l’antica dimora di nobili proprietarj sardi decaduti.

8 maggio (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Roma sotterranea cristiana 100 percents.svg  di Pellegrino Tonini (1879), Firenze, M. Cellini, 1879

Il Cimitero di Santa Sotere.

Chi abbia già letto il 2.° tomo dell’Opera, facilmente ricorderà come in quello accennasse il ch.mo A. ad un’ampia sotterranea Necropoli, tra la via Appia e l’Ardeatina, a occidente delle Cripte papali, la quale si aggiunge ed allaccia alla vastissima Callistiana. Allora però ei si studiò solamente di determinarne i veri limiti; e l’egregio fratello Michele dimostrò analiticamente, non con ordinaria dottrina geologica e architettonica, essere una e sola vastissima regione, formata di quattro zone, aggiuntesi successivamente le une alle altre.

Non era, è vero, ignota ai sacri Archeologi questa vasta regione della Callistiana necropoli, e già si conosceva nel sec. XV; se non che rimasta fin qua, non pure anonima (senza cioè un particolare storico nome come le altre) non si conosceva nemmeno il suo proprio ed esatto perimetro: donde tante erronee opinioni ne vennero e in fatto di nome e di topografia.

15 maggio (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Gastronomia 100 percents.svg  di Archestrato di Gela (Antichità), traduzione dal greco di Domenico Scinà (1842), Venezia, Giuseppe Antonelli editore, 1842

Quanto conobbi in viaggiar mostrando
A Grecia tutta, ove miglior si trova
ogni cibo dirò ogni liquore.

Di vivande squisite unica mensa
Accolga tutti, ma di tre o di quattro
O di cinque non più sia la brigata:
Perchè se fosser più cena sarebbe
Di mercenari predator soldati.

Dirotti in prima, o caro Mosco, i doni
Di Cerere, la Dea di bella chioma;
Tu nella mente i detti miei conserva.

22 maggio (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Malombra 100 percents.svg  di Antonio Fogazzaro (1914), Milano, Baldini & Castoldi, 1914

Antonio Fogazzaro2.jpg
CAPITOLO I.

In paese sconosciuto.

Uno dopo l’altro, gli sportelli dei vagoni sono chiusi con impeto; forse, pensa un viaggiatore fantastico, dal ferreo destino che, oramai senza rimedio, porterà via lui e i suoi compagni nelle tenebre. La locomotiva fischia, colpi violenti scoppiano di vagone in vagone sino all’ultimo; il convoglio va lentamente sotto l’ampia tettoia, esce dalla luce dei fanali nell’ombra della notte, dai confusi rumori della grande città nel silenzio delle campagne addormentate; si svolge sbuffando, mostruoso serpente, tra il laberinto delle rotaie, sinchè, trovata la via, precipita per quella ed urla, tutto battiti dal capo alla coda, tutto un tumulto di polsi viventi.

V’ha poca probabilità d’indovinare che cosa pensasse poi quel viaggiatore fantastico, rapito tra fiotti di fumo, stormi di faville, oscure forme d’alberi e di casolari. Forse studiava il senso riposto dei bizzarri ed incomprensibili geroglifici ricamati sopra una borsa da viaggio ritta sul sedile di fronte a lui; poichè vi teneva fissi gli occhi, di tanto in tanto moveva le labbra, come chi tenta un calcolo, e quindi alzava le sopracciglia, come chi trova di riuscire all’assurdo.

29 maggio (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il vecchio della montagna 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1920), Milano, Fratelli Treves, 1920

Grazia Deledda 1926.jpg
I.

Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile.

Era un giovine pastore biondastro, di piccola statura; una ruga gli si disegnava fra le sopracciglia folte e nere, che spiccavano nel fosco giallore del suo volto contornato da una rada barbetta rossiccia. Anche la sopragiacca di cuoio del suo costume era giallognola, e il cavallino che egli montava era rossastro, tozzo, angoloso e pensieroso come il suo padrone.

Melchiorre era un giovine di buoni costumi e d’ottima fama; molto spensierato ed allegro non lo era mai stato, ma da qualche tempo si mostrava più taciturno del solito, e si sentiva quasi malvagio, perchè sua cugina Paska lo aveva abbandonato alla vigilia delle loro nozze. E senza motivo! Così, solo perchè ella si era improvvisamente accorta di essere graziosa e corteggiata anche da giovani signori.

5 giugno (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'Esclusa 100 percents.svg  di Luigi Pirandello (1919), Milano, Fratelli Treves, 1919

Luigi Pirandello 1932.jpg
I.

Sotto la cappa del camino, ch’era come una mezza tramoggia enorme rovesciata, la vecchia Pentàgora, quella sera, borbottava tra sè più del solito, mordicchiando le còcche del grosso fazzoletto nero, di lana, che teneva in capo, annodato sotto il mento.

Come se le stipe e i tizzoni, scoppiettando, cigolando o levando fanfaluche, le parlassero, ella soleva tutto il giorno, lì, aggrondata e ingrugnata, far lunghi discorsi col fuoco, e ogni tanto gestiva a scatti, con le mani secche, nere, dalle dita agilissime. Parlava continuamente così, tra sè, fondendo le parole precipitose, quasi imitasse un ruzzolìo di fusi.

Le rare volte che si levava dal canto del fuoco e andava a ronzare come un moscone per casa, pareva s’aggirasse in un sogno smanioso, con gli occhi senza sguardo, le dita sempre irrequiete. Scopriva talvolta.... non si sapeva che cosa, nei muri, per terra, per aria: si arrestava incantata a mirare con gli occhi chiari, ilari, parlanti; la faccia cotta dal fuoco le si allargava in un sorriso di beatitudine, che destava una certa invidia mista di costernazione pure in coloro che la commiseravano.

12 giugno (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le Ferrovie 100 percents.svg  di Filippo Tajani (1911), Como, Tipografia Cooperativa Comense A. Bari, 1911

LEZIONE I

L’invenzione delle ferrovie.

Le prime vie di ferro. — Avrete certamente notato che alcune vecchie strade non selciate son munite di due liste di pietra levigata e dura, che servono a rendere più agevole il passaggio dei carri, impedendo che le ruote affondino nel terreno. In questo antichissimo costume, dovuto ad un concetto di estrema semplicità, si può riconoscere l’origine della strada ferrata.

Nelle miniere di carbone inglesi e germaniche anzichè alle liste di pietra, più comuni nei nostri paesi, si soleva ricorrere, sempre allo scopo di rendere più facile il passaggio dei carri, a file di tavoloni su cui si facevano correre le ruote. Così, del resto, si fa anche attualmente nei lavori di sterro, quando il trasporto delle materie scavate ha luogo con carriuole a mano o con carretti a cavalli su sentieri provvisori. In Inghilterra, dove il ferro abbonda, sorse facilmente l’idea di sostituire al legno, che si consuma rapidamente, regoli di ghisa: si ebbero così le prime rotaie.

19 giugno (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Anime oneste 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1905), Milano, F. L. Cogliati, 1905

Grazia Deledda 1926.jpg
Dopo la morte della vecchia donn’Anna, sistemati gli affari, Paolo Velèna prese con sè la piccola nipote e, com’era stabilito, la condusse ad Orolà, presso la sua famiglia.

Orolà è una piccola sotto-prefettura sarda, nella provincia di Sassari. Città fiorentissima sotto i Romani, decaduta poi per le scorrerie dei Saraceni, risorse sotto il dominio dei Barisone, giudici o re di Torres, e si mantenne forte sino all’abolizione dei feudi in Sardegna, avvenuta nella prima metà di questo secolo.

Nel censimento delle popolazioni sarde, fatto da Arrius, illustre ploaghese che visitò le 42 città dell’isola ai tempi del console Marco Tullio Cicerone (116-43 a. C.), Orolà figurava per cento mila abitanti, tra l’urbe, i castelli e i villaggi sottoposti, e Antonio di Tharros, nella relazione dei saccheggi saraceni, parla di grandi vestigi lasciati dai Romani in Orolà, fra cui magnifiche terme costrutte sotto il pretore M. Azio Balbo. Al presente Orolà non conserva alcun ricordo della dominazione Romana, tranne che nel costume e nel dialetto latino, e i suoi abitanti sono appena sei o sette mila. Il suo solo monumento è Santa Croce, vecchia chiesa pisana del 1100, con affreschi del Mugano, pittore sardo del secolo XVII.

26 giugno[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le piacevoli notti 100 percents.svg  di Giovanni Francesco Straparola (1899), Bologna, Romagnoli, 1899

Straparola.jpg
In Melano, antica e principal città di Lombardia, copiosa di leggiadre donne, ornata di superbi palagi e abbondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono, abitava Ottaviano Maria Sforza, eletto vescovo di Lodi, al quale per debito di eredità, morto Francesco Sforza Duca di Melano, l’imperio del stato ragionevolmente apparteneva. Ma per lo ravoglimento de’ malvagi tempi, per gli acerbi odij, per le sanguinolenti battaglie e per lo continovo mutamento de’ stati, indi si partì, ed a Lodi con la figliuola Lucrezia, moglie di Giovan Francesco Gonzaga, cugino di Federico Marchese di Mantova, nascosamente se n’andò, ivi per alcun tempo dimorando. Il che avendo presentito li suoi, non senza suo grave danno il perseguitorono. Il miserello vedendo la persecuzione de’ parenti suoi ed il mal animo contra lui e la figliuola che dinanzi era rimasa vedova, prese quelle poche gioie e denari che egli si trovava avere, ed a Vinegia con la figliuola se n’andò: dove trovato il Ferier Beltramo, uomo di alto legnaggio, di natura benigno, amorevole e gentile, fu da lui insieme con la figliuola nella propia casa con strette accoglienze onorevolmente ricevuto. E perchè la troppa e lunga dimoranza nell’altrui case il più delle volte genera rincrescimento, egli con maturo discorso indi partire si volse, ed altrove trovare propio alloggiamento.

3 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Osservazioni intorno alle vipere 100 percents.svg  di Francesco Redi (1664), Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

Redi Francesco 1626-1697.png
MIO SIGNORE.

OGNI giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall’iterata, e reiterata esperienza non mi venga confermato: imperciocche sempre più m’accorgo, che difficilissima cosa è lo spiare la verità frodata sovente dalla menzogna, e che molti Scrittori, tanto antichi, quanto moderni somigliano a quelle pecorelle, delle quali il nostro Divino Poeta

Come le pecorelle escon dal chiuso
     Ad una, a due, a tre, e l’altre stanno
     Timidette atterrando l’occhio, e’l muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno
     Addossandosi a lei, s’ella s’arresta
     Semplici, e quete, e lo ’mperche non sanno.

10 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Enrico IV 100 percents.svg  di Luigi Pirandello (1922), Firenze, Bemporad, 1922

Luigi Pirandello 1932.jpg
ATTO PRIMO.

Salone nella villa rigidamente parato in modo da figurare quella che potè essere la sala del trono di Enrico IV nella casa imperiale di Goslar. Ma in mezzo agli antichi arredi due grandi ritratti a olio moderni, di grandezza naturale, avventano dalla parete di fondo, collocati a poca altezza dal suolo su uno zoccolo di legno lavorato che corre lungo tutta la parete (largo e sporgente in modo da potercisi mettere a sedere come su una lunga panconata), uno a destra e uno a sinistra del trono che, nel mezzo della parete, interrompe lo zoccolo e vi si inserisce col suo seggio imperiale e il suo basso baldacchino. I due ritratti rappresentano un signore e una signora, giovani entrambi, camuffati in costume carnevalesco, l’uno da «Enrico IV» e l’altra da «Marchesa Matilde di Toscana». Usci a destra e a sinistra.

(Al levarsi della tela i due valletti, come sorpresi, balzano dallo zoccolo su cui stanno sdraiati, e vanno a impostarsi come statue, uno di qua e uno di là ai piedi del trono, con le loro alabarde. Poco dopo, dal secondo uscio a destra entrano Arialdo, Landolfo, Ordulfo e Bertoldo; giovani stipendiati dal marchese Carlo di Nolli perchè fingano le parti di «Consiglieri segreti», vassalli regali della bassa aristocrazia alla Corte di Enrico IV. Vestono perciò in costume di cavalieri tedeschi del secolo XI. L’ultimo, Bertoldo, di nome Fino, assume ora per la prima volta il servizio. E tre compagni lo ragguagliano, pigliandoselo a godere. Tutta la scena va recitata con estrosa vivacità).

17 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  I sette vizi capitali descritti in verso sciolto 100 percents.svg  di Vincenzo Sisco (1864), Pinerolo, Tipografia di G. Lobetti-Bodoni, 1864

I. SUPERBIA

Sovra scanno dorato, empia ti siedi
E fastosa ti mostri in faccia al mondo:
Ricco drappo ti copre il tristo core,
Ma sulla fronte mostri il rio peccato;
Colpa che macchia, e disadorna l’alma
Di quel fraterno amor che Cristo impose
Agli uomini tutti in su la Croce!
E il vile orgoglio ch’entro te rinserri,
Che tutto fa parere a te soggetto,
Sogno è per te fatale e menzognero.

24 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il Dio dei viventi 100 percents.svg  di Grazia Deledda (1922), Milano, Fratelli Treves, 1922

Grazia Deledda 1926.jpg
Iddio non è Dio del morti, ma Dio del viventi.
Marco, XII.

Le cose erano andate come la famiglia Barcai sperava. Il fratello maggiore, Basilio, scapolo ma padre di un figlio illegittimo, era morto senza lasciare testamento. Così i suoi beni tornavano al fratello minore Zebedeo; il patrimonio Barcai si ricomponeva come ai tempi del vecchio nonno il quale aveva costretto due suoi figliuoli a farsi preti e una figlia a non prendere marito perchè i suoi beni non andassero divisi.

E la tradizione prometteva di continuare perchè Zebedeo non aveva che un figlio e la gente diceva che quel figlio era rimasto unico per volontà dei genitori nella speranza appunto che lo zio morisse scapolo.

Le cose erano dunque andate come si prevedeva e la gente, data la tradizione dei Barcai, non si meravigliava della poca coscienza di Basilio, il quale non aveva lasciato nulla al figlio, e che d’altronde era morto d’improvviso d’un male al cuore da lui sempre trascurato.

Lista[modifica]

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31 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le piacevoli notti 100 percents.svg  di Giovanni Francesco Straparola (1899), Bologna, Romagnoli, 1899

Straparola.jpg
In Melano, antica e principal città di Lombardia, copiosa di leggiadre donne, ornata di superbi palagi e abbondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono, abitava Ottaviano Maria Sforza, eletto vescovo di Lodi, al quale per debito di eredità, morto Francesco Sforza Duca di Melano, l’imperio del stato ragionevolmente apparteneva. Ma per lo ravoglimento de’ malvagi tempi, per gli acerbi odij, per le sanguinolenti battaglie e per lo continovo mutamento de’ stati, indi si partì, ed a Lodi con la figliuola Lucrezia, moglie di Giovan Francesco Gonzaga, cugino di Federico Marchese di Mantova, nascosamente se n’andò, ivi per alcun tempo dimorando. Il che avendo presentito li suoi, non senza suo grave danno il perseguitorono. Il miserello vedendo la persecuzione de’ parenti suoi ed il mal animo contra lui e la figliuola che dinanzi era rimasa vedova, prese quelle poche gioie e denari che egli si trovava avere, ed a Vinegia con la figliuola se n’andò: dove trovato il Ferier Beltramo, uomo di alto legnaggio, di natura benigno, amorevole e gentile, fu da lui insieme con la figliuola nella propia casa con strette accoglienze onorevolmente ricevuto. E perchè la troppa e lunga dimoranza nell’altrui case il più delle volte genera rincrescimento, egli con maturo discorso indi partire si volse, ed altrove trovare propio alloggiamento.

7 agosto[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Osservazioni intorno alle vipere 100 percents.svg  di Francesco Redi (1664), Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

Redi Francesco 1626-1697.png
MIO SIGNORE.

OGNI giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall’iterata, e reiterata esperienza non mi venga confermato: imperciocche sempre più m’accorgo, che difficilissima cosa è lo spiare la verità frodata sovente dalla menzogna, e che molti Scrittori, tanto antichi, quanto moderni somigliano a quelle pecorelle, delle quali il nostro Divino Poeta

Come le pecorelle escon dal chiuso
     Ad una, a due, a tre, e l’altre stanno
     Timidette atterrando l’occhio, e’l muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno
     Addossandosi a lei, s’ella s’arresta
     Semplici, e quete, e lo ’mperche non sanno.

14 agosto[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Enrico IV 100 percents.svg  di Luigi Pirandello (1922), Firenze, Bemporad, 1922

Luigi Pirandello 1932.jpg
ATTO PRIMO.

Salone nella villa rigidamente parato in modo da figurare quella che potè essere la sala del trono di Enrico IV nella casa imperiale di Goslar. Ma in mezzo agli antichi arredi due grandi ritratti a olio moderni, di grandezza naturale, avventano dalla parete di fondo, collocati a poca altezza dal suolo su uno zoccolo di legno lavorato che corre lungo tutta la parete (largo e sporgente in modo da potercisi mettere a sedere come su una lunga panconata), uno a destra e uno a sinistra del trono che, nel mezzo della parete, interrompe lo zoccolo e vi si inserisce col suo seggio imperiale e il suo basso baldacchino. I due ritratti rappresentano un signore e una signora, giovani entrambi, camuffati in costume carnevalesco, l’uno da «Enrico IV» e l’altra da «Marchesa Matilde di Toscana». Usci a destra e a sinistra.

(Al levarsi della tela i due valletti, come sorpresi, balzano dallo zoccolo su cui stanno sdraiati, e vanno a impostarsi come statue, uno di qua e uno di là ai piedi del trono, con le loro alabarde. Poco dopo, dal secondo uscio a destra entrano Arialdo, Landolfo, Ordulfo e Bertoldo; giovani stipendiati dal marchese Carlo di Nolli perchè fingano le parti di «Consiglieri segreti», vassalli regali della bassa aristocrazia alla Corte di Enrico IV. Vestono perciò in costume di cavalieri tedeschi del secolo XI. L’ultimo, Bertoldo, di nome Fino, assume ora per la prima volta il servizio. E tre compagni lo ragguagliano, pigliandoselo a godere. Tutta la scena va recitata con estrosa vivacità).