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26 giugno[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le piacevoli notti 100 percent.svg  di Giovanni Francesco Straparola (1899), Bologna, Romagnoli, 1899

Straparola.jpg
In Melano, antica e principal città di Lombardia, copiosa di leggiadre donne, ornata di superbi palagi e abbondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono, abitava Ottaviano Maria Sforza, eletto vescovo di Lodi, al quale per debito di eredità, morto Francesco Sforza Duca di Melano, l’imperio del stato ragionevolmente apparteneva. Ma per lo ravoglimento de’ malvagi tempi, per gli acerbi odij, per le sanguinolenti battaglie e per lo continovo mutamento de’ stati, indi si partì, ed a Lodi con la figliuola Lucrezia, moglie di Giovan Francesco Gonzaga, cugino di Federico Marchese di Mantova, nascosamente se n’andò, ivi per alcun tempo dimorando. Il che avendo presentito li suoi, non senza suo grave danno il perseguitorono. Il miserello vedendo la persecuzione de’ parenti suoi ed il mal animo contra lui e la figliuola che dinanzi era rimasa vedova, prese quelle poche gioie e denari che egli si trovava avere, ed a Vinegia con la figliuola se n’andò: dove trovato il Ferier Beltramo, uomo di alto legnaggio, di natura benigno, amorevole e gentile, fu da lui insieme con la figliuola nella propia casa con strette accoglienze onorevolmente ricevuto. E perchè la troppa e lunga dimoranza nell’altrui case il più delle volte genera rincrescimento, egli con maturo discorso indi partire si volse, ed altrove trovare propio alloggiamento.

3 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Osservazioni intorno alle vipere 100 percent.svg  di Francesco Redi (1664), Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

Redi Francesco 1626-1697.png
MIO SIGNORE.

OGNI giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall’iterata, e reiterata esperienza non mi venga confermato: imperciocche sempre più m’accorgo, che difficilissima cosa è lo spiare la verità frodata sovente dalla menzogna, e che molti Scrittori, tanto antichi, quanto moderni somigliano a quelle pecorelle, delle quali il nostro Divino Poeta

Come le pecorelle escon dal chiuso
     Ad una, a due, a tre, e l’altre stanno
     Timidette atterrando l’occhio, e’l muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno
     Addossandosi a lei, s’ella s’arresta
     Semplici, e quete, e lo ’mperche non sanno.

10 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Enrico IV 100 percent.svg  di Luigi Pirandello (1922), Firenze, Bemporad, 1922

Luigi Pirandello 1932.jpg
ATTO PRIMO.

Salone nella villa rigidamente parato in modo da figurare quella che potè essere la sala del trono di Enrico IV nella casa imperiale di Goslar. Ma in mezzo agli antichi arredi due grandi ritratti a olio moderni, di grandezza naturale, avventano dalla parete di fondo, collocati a poca altezza dal suolo su uno zoccolo di legno lavorato che corre lungo tutta la parete (largo e sporgente in modo da potercisi mettere a sedere come su una lunga panconata), uno a destra e uno a sinistra del trono che, nel mezzo della parete, interrompe lo zoccolo e vi si inserisce col suo seggio imperiale e il suo basso baldacchino. I due ritratti rappresentano un signore e una signora, giovani entrambi, camuffati in costume carnevalesco, l’uno da «Enrico IV» e l’altra da «Marchesa Matilde di Toscana». Usci a destra e a sinistra.

(Al levarsi della tela i due valletti, come sorpresi, balzano dallo zoccolo su cui stanno sdraiati, e vanno a impostarsi come statue, uno di qua e uno di là ai piedi del trono, con le loro alabarde. Poco dopo, dal secondo uscio a destra entrano Arialdo, Landolfo, Ordulfo e Bertoldo; giovani stipendiati dal marchese Carlo di Nolli perchè fingano le parti di «Consiglieri segreti», vassalli regali della bassa aristocrazia alla Corte di Enrico IV. Vestono perciò in costume di cavalieri tedeschi del secolo XI. L’ultimo, Bertoldo, di nome Fino, assume ora per la prima volta il servizio. E tre compagni lo ragguagliano, pigliandoselo a godere. Tutta la scena va recitata con estrosa vivacità).

17 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  I sette vizi capitali descritti in verso sciolto 100 percent.svg  di Vincenzo Sisco (1864), Pinerolo, Tipografia di G. Lobetti-Bodoni, 1864

I. SUPERBIA

Sovra scanno dorato, empia ti siedi
E fastosa ti mostri in faccia al mondo:
Ricco drappo ti copre il tristo core,
Ma sulla fronte mostri il rio peccato;
Colpa che macchia, e disadorna l’alma
Di quel fraterno amor che Cristo impose
Agli uomini tutti in su la Croce!
E il vile orgoglio ch’entro te rinserri,
Che tutto fa parere a te soggetto,
Sogno è per te fatale e menzognero.

24 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il Dio dei viventi 100 percent.svg  di Grazia Deledda (1922), Milano, Fratelli Treves, 1922

Grazia Deledda 1926.jpg
Iddio non è Dio del morti, ma Dio del viventi.
Marco, XII.

Le cose erano andate come la famiglia Barcai sperava. Il fratello maggiore, Basilio, scapolo ma padre di un figlio illegittimo, era morto senza lasciare testamento. Così i suoi beni tornavano al fratello minore Zebedeo; il patrimonio Barcai si ricomponeva come ai tempi del vecchio nonno il quale aveva costretto due suoi figliuoli a farsi preti e una figlia a non prendere marito perchè i suoi beni non andassero divisi.

E la tradizione prometteva di continuare perchè Zebedeo non aveva che un figlio e la gente diceva che quel figlio era rimasto unico per volontà dei genitori nella speranza appunto che lo zio morisse scapolo.

Le cose erano dunque andate come si prevedeva e la gente, data la tradizione dei Barcai, non si meravigliava della poca coscienza di Basilio, il quale non aveva lasciato nulla al figlio, e che d’altronde era morto d’improvviso d’un male al cuore da lui sempre trascurato.

31 luglio[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Statuto della Società di Scherma in Verona 100 percent.svg, Verona, 1870

Art. 1.

La Società di Scherma costituita dal maestro Perez non ha altro scopo che lo studio della scherma.

Art. 2.

Il maestro della Società è il signor Giuseppe Perez summentovato.

Art. 3.

Ogni socio pagherà mensilmente lire cinque anticipate, senza nessuna spesa di buono ingresso.

Art. 4.

Detta somma verrà raccolta e versata al maestro, il quale detrattene le spese di fitto di sala, illuminazione e salario di un inserviente, riterrà la rimanenza a titolo di emolumento.

Art. 5.

Ogni socio è obbligato per un anno a far parte della Società a decorrere dal giorno che essa è definitivamente costituita; per coloro poi che verranno posteriormente ammessi, l'obbligo di un anno decorre dalla data d'ammissione alla Società.

7 agosto[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Bestie 100 percent.svg  di Federigo Tozzi (1917), Milano, Fratelli Treves editori, 1917

Federigo Tozzi.jpg
Che punto sarebbe quello dove s’è fermato l’azzurro? Lo sanno le allodole che prima vi si spaziano e poi vengono a buttarsi come pazze vicino a me? Una mi ha proprio rasentato gli occhi, come se avesse avuto piacere d’impaurirsi così, fuggendo.

Che chiarità tranquille per queste campagne, che si mettono stese per stare più comode! Che silenzii là dall’orizzonte e dentro di me!

La strada per tornare a Siena è là. Vado.

Le case si facciano un poco a dietro, e quel mendicante non mi cada addosso. Almeno, l’altro è seduto per terra! Dio mio, tutte queste case! Più in là, più in là! Arriverò dove trovare un poco di dolcezza!

Dio mio, queste case mi si butteranno addosso! Ma un’allodola è rimasta chiusa dentro l’anima, e la sento svolazzare per escire. E la sento cantare.

Verso il settentrione; dov’è di notte l’orsa, dove la luna non va mai!

14 agosto[modifica]

Paolo Mantegazza.jpeg

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'anno 3000 100 percent.svg  di Paolo Mantegazza (1897), Milano, Fratelli Treves, 1897

Paolo e Maria lasciarono Roma, capitale degli Stati Uniti d’Europa, montando nel più grande dei loro aerotachi, quello destinato ai lunghi viaggi.

È una navicella mossa dall’elettricità. Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce.

Toccando un tasto l’aerotaco si mette in moto e si gradua la velocità, che può giungere a 150 chilometri all’ora. Toccando un altro tasto si riscalda l’ambiente alla temperatura che si desidera, e premendo un terzo si illumina la navicella. Un semplice commutatore trasforma l’elettricità in calore, in luce, in movimento; come vi piace.

Nelle pareti dell’aerotaco eran condensate tante provviste, che bastavano per dieci giorni. Succhi condensati di albuminoidi e di idruri di carbonio, che rappresentano chilogrammi di carne e di verdura; eteri coobatissimi, che rifanno i profumi di tutti i fiori più odorosi, di tutte le frutta più squisite. Una piccola cantina conteneva una lauta provvista di tre elisiri, che eccitano i centri cerebrali, che presiedono alle massime forze della vita; il pensiero, il movimento e l’amore.

21 agosto[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  La signora dalle camelie 100 percent.svg  di Alexandre Dumas (figlio) (1852), traduzione dal francese di Luigi Enrico Tettoni (1883), Firenze, Adriano Salani, 1883

Alexandre Dumas01.jpg
ATTO PRIMO

Gabinetto in casa di Margherita. — Una porta al fondo. — A destra un cammino. A sinistra una tavola rotonda. — Fra la porta del fondo ed una laterale, a sinistra, una porta aperta, che lascia vedere una tavola, sopra della quale vi sono candelabri. — Sul davanti un piano-forte, poltrone, sedie, ecc.

SCENA PRIMA

Nanetta al tavolo che lavora, Varville appoggiato al cammino.

Varville. Qualcuno che ha suonato.

Nanetta. (lasciando il lavoro) Valentino è già andato ad aprire.

Varville. Sarà senza dubbio Margherita.

Nanetta. Non lo credo, perchè non sono ancora le dieci, e prima d’uscire mi disse che non sarebbe rientrata che verso le undici... Oh! è madamigella Erminia.

28 agosto[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Trattato della neve e del bere fresco 100 percent.svg  di Nicolás Monardes (1574), traduzione dallo spagnolo di Giovan Battista Scarampo (1574), Firenze, Stamperia di Bartolomeo Serpartelli, 1574

Portrait-of-Monardes-1569.png
Questa machina del Mondo, la quale contiene in se tutte quelle perfezzioni, che può l’huomo con l’intelletto capire, si divide in due parti, Etherea dico, & Elementare. La Etherea è lucida senza alcuna variazione, & eterna. Questa contiene in se undici Sfere, ò Cieli, in sette de quali son locati il Sole, la Luna, & gl’altri pianeti. L’ottavo, con varie figure è tutto ornato di Stelle: Il nono, è chiamato Christallino. Il decimo, primo mobile, & l’ultimo Cielo Empireo, che vuol dire Cielo di fuoco, per lo suo molto splendore, & è immobile. L’altra parte, è questa nostra regione elementare, la quale continovamente è in moto, & soggetta à tutte le alterazioni possibili. Questa si divide in quattro Elementi, fuoco, aere, acqua, & terra: Della mistione de quali, tutte queste cose inferiori vengano composte, & generate. La terra, è situata nel mezzo come centro di tutta la machina; l’acqua, la circonda, & bagna per ogni parte; l’aere quasi un sottilissimo velo, & lungamente disteso, ammanta l’uno & l’altro di detti Elementi, & il fuoco gira & abbraccia l’aere, distendendosi fino al Ciel della Luna.

4 settembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  La cucina futurista 100 percent.svg  di Filippo Tommaso Marinetti, Fillia (1932), Milano, Sonzogno, 1932

FilippoTommasoMarinetti.jpg
Contrariamente alle critiche lanciate e a quelle prevedibili, la rivoluzione cucinaria futurista, illustrata in questo volume, si propone lo scopo alto, nobile ed utile a tutti di modificare radicalmente l’alimentazione della nostra razza, fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l’esperienza, l’intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione e il costo.

Questa nostra cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità, sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa: essa invece vuole finalmente creare un’armonia tra il palato degli uomini e la loro vita di oggi e di domani.

Salvo le eccezioni decantate e leggendarie, gli uomini si sono nutriti finora come le formiche, i topi, i gatti e i buoi. Nasce con noi futuristi la prima cucina umana, cioè l’arte di alimentarsi. Come tutte le arti, essa esclude il plagio ed esige l’originalità creativa.

11 settembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il crepuscolo degli idoli 100 percent.svg  di Friedrich Nietzsche (1889), traduzione dal tedesco di Anonimo (1924), Milano, Casa editrice Sociale, 1924

Nietzsche187a.jpg
Conservare la propria serenità di fronte ad una oscura causa giustificabile al difuori di ogni misura, non è certo una piccola abilità: eppure cosa vi sarebbe di più necessario della serenità? Nessuna cosa riesce a meno che la petulanza non vi abbia la sua parte. Un eccesso di forza non fa che provare la forza. — Una Trasmutazione di tutti i valori, questo punto interrogativo così nero, così enorme, che getta delle ombre su colui che lo pone, — un tale destino in un compito ogni istante ci forza a correre al sole, a scuotere un serio che troppo ci pesa. Ogni mezzo è buono, ogni avvenimento è benvenuto. Prima di tutto la guerra. La guerra fu sempre la grande prudenza di tutti gli spiriti che si sono troppo concentrati, di tutti gli spiriti divenuti troppo profondi; nella stessa ferita vi è la forza di guarire. Da molto tempo una sentenza di cui nascondo l’origine alla sapiente curiosità è stata la mia divisa: Increscunt animi, virescit volnere virtus.

18 settembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il libro delle vergini 100 percent.svg  di Gabriele D'Annunzio (1884), Roma, A. Sommaruga, 1884

Gabriele D'Annunzio 02.jpg

Il viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della neve, su tutte le case era la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano su ’l palazzo di Brina lentamente, s’illuminavano verso la Bandiera. E nell’aria bianca, su ’l paese bianco appariva ora subitamente letificante il miracolo del sole.

Il viatico s’incamminava alla casa di Giuliana: la gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l’ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio; Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all’angolo della piazza e si scoprì la calvizie inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flajano nell’aria l’odore caldo e sano del pane recente, quell’odore che éccita il palato.

25 settembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le nebule 100 percent.svg  di Aristofane (424 a.C.), traduzione dal greco di Bartolomio Rositini, Pietro Rositini (1545), Venezia, Vincenzo Vaugris, 1545

Aristophanes - Project Gutenberg eText 12788.png

Strepsiade

Oime, oime, ò signor Giove quanto sono lunghe le notti: non si farà hormai dì e pur un buon pezzo è, ch’io hò udito il gallo, e i famigli runchegiano, ma non già da quì in dietro, ò guerra rea per causa de molti, vatene in mal’hora, per ciò che à me non è lecito à punire i servidori. ma ne anche questo da ben giovane di notte si lieva, anzi poltronegia in cinque schiavine involtosi. e se à noi pare, runchegiamo coperti: ma io infelice già dormir non posso, punto, e morduto da la spesa, e da la stalla, e da’l debito, per questo mio figliuolo. & egli con suoi bei capelli se ne cavalca, e su’l cocchio si fà menare, e cavalli s’infogna: io poi mi muoro, vedendo che la Luna s’invecchia: però che le usure s’approssimano. impizza regazo il lume, e portami il libro da i conti, che voglio sapere à quanti sono debitore, e voglio vedere il conto de le usure. sù, ch’io vega quel che son debitore. Dodeci mine à Pasia: in che modo dodeci mine à Pasia? ch’hò io adoperato? quando comprai io cavallo bollato co’l x? ahi me sventurato, piacesse à i dei che m’havesse tratto fuora piu presto un’occhio con questo sasso.

2 ottobre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Il sigillo d'amore 100 percent.svg  di Grazia Deledda (1926), Milano, Fratelli Treves, 1926

Grazia Deledda 1926.jpg

Aveva appena finito di predicare, il grosso frate barbuto, e se ne tornava al convento, anzi del convento già rasentava il muro dell’orto, di sopra del quale le nuvole bianche dei peri e dei susini in fiore lasciavano cadere una silenziosa nevicata di petali sul marciapiede deserto. Sul marciapiede opposto, di là dalla strada larga dove il sole già caldo sebbene al tramonto e un venticello che sapeva ancora di neve giocavano un loro gioco malizioso e sensuale, solo una donna passava quasi di corsa, agitata, con le mani gesticolanti, le falde della giacca che si aprivano e si chiudevano come due ali nere di sopra e viola di sotto.

Rimasto indietro di qualche passo, il frate si accorse che la borsetta rotonda oscillante come un pendolo sotto il braccio della donna, apriva la bocca con uno sbadiglio smorfioso e vomitava un portafogli rossastro.

9 ottobre (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le piacevoli notti 100 percent.svg  di Giovanni Francesco Straparola (1899), Bologna, Romagnoli, 1899

Straparola.jpg
In Melano, antica e principal città di Lombardia, copiosa di leggiadre donne, ornata di superbi palagi e abbondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono, abitava Ottaviano Maria Sforza, eletto vescovo di Lodi, al quale per debito di eredità, morto Francesco Sforza Duca di Melano, l’imperio del stato ragionevolmente apparteneva. Ma per lo ravoglimento de’ malvagi tempi, per gli acerbi odij, per le sanguinolenti battaglie e per lo continovo mutamento de’ stati, indi si partì, ed a Lodi con la figliuola Lucrezia, moglie di Giovan Francesco Gonzaga, cugino di Federico Marchese di Mantova, nascosamente se n’andò, ivi per alcun tempo dimorando. Il che avendo presentito li suoi, non senza suo grave danno il perseguitorono. Il miserello vedendo la persecuzione de’ parenti suoi ed il mal animo contra lui e la figliuola che dinanzi era rimasa vedova, prese quelle poche gioie e denari che egli si trovava avere, ed a Vinegia con la figliuola se n’andò: dove trovato il Ferier Beltramo, uomo di alto legnaggio, di natura benigno, amorevole e gentile, fu da lui insieme con la figliuola nella propia casa con strette accoglienze onorevolmente ricevuto. E perchè la troppa e lunga dimoranza nell’altrui case il più delle volte genera rincrescimento, egli con maturo discorso indi partire si volse, ed altrove trovare propio alloggiamento.

16 ottobre (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Osservazioni intorno alle vipere 100 percent.svg  di Francesco Redi (1664), Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

Redi Francesco 1626-1697.png
MIO SIGNORE.

OGNI giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall’iterata, e reiterata esperienza non mi venga confermato: imperciocche sempre più m’accorgo, che difficilissima cosa è lo spiare la verità frodata sovente dalla menzogna, e che molti Scrittori, tanto antichi, quanto moderni somigliano a quelle pecorelle, delle quali il nostro Divino Poeta

Come le pecorelle escon dal chiuso
     Ad una, a due, a tre, e l’altre stanno
     Timidette atterrando l’occhio, e’l muso,
E ciò che fa la prima, e l’altre fanno
     Addossandosi a lei, s’ella s’arresta
     Semplici, e quete, e lo ’mperche non sanno.

23 ottobre (duplicato)[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Enrico IV 100 percent.svg  di Luigi Pirandello (1922), Firenze, Bemporad, 1922

Luigi Pirandello 1932.jpg
ATTO PRIMO.

Salone nella villa rigidamente parato in modo da figurare quella che potè essere la sala del trono di Enrico IV nella casa imperiale di Goslar. Ma in mezzo agli antichi arredi due grandi ritratti a olio moderni, di grandezza naturale, avventano dalla parete di fondo, collocati a poca altezza dal suolo su uno zoccolo di legno lavorato che corre lungo tutta la parete (largo e sporgente in modo da potercisi mettere a sedere come su una lunga panconata), uno a destra e uno a sinistra del trono che, nel mezzo della parete, interrompe lo zoccolo e vi si inserisce col suo seggio imperiale e il suo basso baldacchino. I due ritratti rappresentano un signore e una signora, giovani entrambi, camuffati in costume carnevalesco, l’uno da «Enrico IV» e l’altra da «Marchesa Matilde di Toscana». Usci a destra e a sinistra.

(Al levarsi della tela i due valletti, come sorpresi, balzano dallo zoccolo su cui stanno sdraiati, e vanno a impostarsi come statue, uno di qua e uno di là ai piedi del trono, con le loro alabarde. Poco dopo, dal secondo uscio a destra entrano Arialdo, Landolfo, Ordulfo e Bertoldo; giovani stipendiati dal marchese Carlo di Nolli perchè fingano le parti di «Consiglieri segreti», vassalli regali della bassa aristocrazia alla Corte di Enrico IV. Vestono perciò in costume di cavalieri tedeschi del secolo XI. L’ultimo, Bertoldo, di nome Fino, assume ora per la prima volta il servizio. E tre compagni lo ragguagliano, pigliandoselo a godere. Tutta la scena va recitata con estrosa vivacità).

30 ottobre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Le congreganti 100 percent.svg  di Aristofane (391 a.C.), traduzione dal greco di Bartolomio Rositini, Pietro Rositini (1545), Venezia, Vincenzo Vaugris, 1545

Aristofanes.jpg

PRASSAGORA.

Osplendido occhio de la lume fatta’l torno, ben desiderato da gli speculanti, ti mostraremo le tue genarationi, e le tue sorti, che sendo agitata d’ogn’intorno da l’empito de’l figulo, hai gli splendidi honori de’l sole ne tuoi bocchini. Muoui i congiacenti segni de la fiamma tua, che per te sola li uegiamo honoreuolmente: quale ne stai apresso ne le camerette, che ben ricercano i costumi di Venere: e nissuno iscacia da la sua casa l’occhio tuo, ausiliatore de corpi che si moveno. Tu sola splendi ne le secrete camere de le gambe, illuminando il pullulante pelo, e giaci piena sotto le lacche de’l portico de’l frutto, e de’l Baccanale vino. e insieme queste cose facendo, non dici poi niente à quelli, per i quali si facciono tali consigli, i quali sono parsi à i Sciri miei amici. Ma non vi è alcuna di quelle che dovevano venire, nondimeno il concilio è prolungato à la mattina.

6 novembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Dracula 100 percent.svg  di Bram Stoker (1897), traduzione dall'inglese di Angelo Nessi (1922), Milano, Sonzogno, 1922

Bram Stoker 1906.jpg
Lasciato Monaco alle 8.55 di sera, il 1° maggio. Giunto a Vienna l’indomani, di buon mattino. Il treno aveva un’ora di ritardo. Budapest mi parve molto curiosa da quel che potei vederne stando in treno. Fatta una passeggiata breve attraverso la città. Ebbi l’impressione nitidissima di lasciare l’Occidente per entrare nell’Oriente. Il magnifico ponte gettato sul Danubio ricorda la dominazione turca. Giunto a Klausenberg sul far della notte. Cenato all’Albergo Reale con un pollo alla pàprica, specie di pepe rosso, (pro memoria: ho chiesto la ricetta di questo piatto, per Mina). Il mio cattivo tedesco m’è utilissimo qui, non so come me la caverei altrimenti.

8 novembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Gioventù italiana del littorio 100 percent.svg  di Achille Starace (1939), Milano, Mondadori, 1939

Achille Starace.jpg
La Gioventú italiana del Littorio è stata istituita, per volontà del Duce, con il R. D. L. 27 ottobre 1937-xv, n. 1839, il cui art. i dice:

«La Gioventú italiana del Littorio, organizzazione unitaria e totalitaria delle forze giovanili del Regime fascista, è istituita in seno al Partito nazionale fascista, alla diretta dipendenza del Segretario del Partito nazionale fascista, Ministro Segretario di Stato, che ne è il Comandante generale.

«La Gioventú italiana del Littorio ha per motto: Credere - obbedire - combattere».

I compiti che la Gioventú italiana del Littorio svolge a favore dei giovani sono cosi delineati nell'art. 5:

«a) preparazione spirituale, sportiva e premilitare;

«b) insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole elementari e medie, secondo i programmi da essa predisposti di concerto col Ministro dell’Educazione nazionale;

«c) istituzione e funzionamento di corsi, scuole, collegi, accademie, aventi attinenza con le finalità della Gioventú italiana del Littorio;

«d) assistenza svolta essenzialmente attraverso i campi, le colonie climatiche, il patronato scolastico, o con altri mezzi disposti dal Segretario del Partito nazionale fascista, Ministro Segretario di Stato, Comandante generale;

«e) organizzazione di viaggi e crociere.»

13 novembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'umorismo 100 percent.svg  di Luigi Pirandello (1908), Lanciano, Casa editrice Rocco Carabba, 1908

Luigi Pirandello 1932.jpg
Alessandro D’Ancona, in quel suo notissimo studio su Cecco Angiolieri da Siena, dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in questo nostro poeta del sec. XIII, osserva: «Ma per noi l’Angiolieri non è soltanto un burlesco: bensì anche, e più propriamente, un umorista. E qui i camarlinghi della favella ci faccian pure il viso dell’arme, ma non pretendano di dire che in italiano bisogna rassegnarsi a non dir la cosa, perchè non abbiam la parola». E, accortamente, in una nota a pie’ di pagina, soggiunge: «È curioso però che il traduttore francese di una dissertazione tedesca sull’Humour, inserita nel Recueil de piéces intéressantes, concernant les antiquités, les beaux-artes, les belles-lettres et la philosophie, traduites de differéntes langues, citando il Riedel, Theor. d. Schöne Kunsten, I. artic. Laune, sostenga che sebbene gli Inglesi, ed il Congreve in particolare, rivendichino per sè i vocaboli humour e humourist «il est néammoins certain qu’ ils viennent de l’italien».

20 novembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  La Natura 100 percent.svg  di Tito Lucrezio Caro (I secolo a.C.), traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1880), Milano, Gaetano Brigola e Comp., 1880

Lucretius1.png

O degli Eneadi madre, o degli umani,
Dei Numi voluttà, Venere bella,
Che il navigero mar, che l’ubertose
Terre, del ciel sotto i volgenti segni,
Popoli, chè per te concètto e nato
Del Sole a’ raggi ogni animal si allegra;
Te, dea, fuggono i venti, al tuo venire
Te le nubi del cielo; a te sommette
Fiori suavi la dedalea terra;
A te ridon le vaste onde, e sereno
D’una luce diffusa il ciel risplende.

27 novembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Lo cunto de li cunti 100 percent.svg  di Giambattista Basile (1891), Napoli, 1891

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Il Cavalier Basile fu un letterato napoletano del principio del secolo XVII, del periodo letterario appunto, nel quale riluce, astro maggiore, Giambattista Marino. E fu uno dei satelliti di quell’astro; e gli altri si chiamavano allora a Napoli Giulio Cesare Capaccio, Giambattista Manso, Gian Francesco Maia Materdona, Ettore Pignatelli, Orazio Comite, Francesco de Petris, Andrea Santamaria, Aniello Palomba, Tommaso Carafa, Gio. Vincenzo Imperiale, Antonio Basso, ecc. ecc.: tutti canori cigni, che, con luminosi inchiostri, facevano guerra alla morte, nelle Accademie degli Oziosi o degli Incauti. E, con tutti questi suoi compagni di gloria passata, sarebbe sepolto nell’oblio, nonostanti le sue Ode, e Madrigali, e Favole marittime, e Poemi heroici, che piacevano tanto ai suoi contemporanei, se non lo salvassero alcuni libercoli di opere giocose, che egli non fece a tempo, o forse, non curò di pubblicare. In queste opere giocose il gusto più largo e vario dei nostri tempi, ha trovato nuovi e originali e felici motivi artistici; e, nella principale di esse, la nuova scienza filologica, ha riconosciuto un prezioso documento pei suoi studii.

4 dicembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Atlantide 100 percent.svg  di Mario Rapisardi (1894), Catania, Niccolò Giannotta, 1894

Mario Rapisardi.jpg
Quasi tutte le manifestazioni della vita ideale contemporanea vanno da per tutto di male in peggio; il decadimento politico, letterario, morale è cotidiano, perpetuo, confessato ormai da’ più ottimisti, lamentato dai più indifferenti. L’indignazione degli animi onesti si sfoga in tutti i toni; la protesta contro lo sfacelo prorompe confusamente dalla coscienza dei lavoratori. Di tale indignazione e di tale protesta vuol essere questo poema un’artistica rappresentazione: una voce del secolo che si sfascia, una voce del secolo che si rinnova; satira e lirica insieme. Quando un ordinamento sociale, esaurite le sue forze, e dato quanto di meglio potea, non risponde più ai suoi fini, ogni nobile attività dell’uomo deve essere rivolta ad affrettarne la totale rovina, a sgombrare e preparare il campo alle nuove idee. La poesia, in tali frangenti, suole diventare satirica; ma quando la corruzione non ha neppure il carattere della grandiosità, essa ha il diritto di ricorrere alla beffa e alla parodia.

11 dicembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Dalle dita al calcolatore 100 percent.svg  di Alberto Campiglio, Vincenzo Eugeni (1990), Milano, Bompiani, 1990

Il resto di questa storia dei numeri si trova nel libro di A. Campiglio e V. Eugeni, ricco di informazioni e di temi per una riflessione sull’uomo che si fa sapiens e faber. Io cercherò di scoprire ciò che deve essere accaduto prima, quando l’uomo operava più con spontaneità biologica che con intenzionalità consapevole.

Darò un ordine alle poche pagine suddividendo la storia in alcune tappe.

La spontaneità biologica, n. 1

È sempre utile ricordare come l’uomo operi in quattro modi: a) fa certe cose sapendo di farle e sapendo come; b) sapendo di farle, ma non come; c) non sapendo nemmeno di farle; ed infine d) credendo di farle in un modo e facendole in un altro.

L’uomo può credere, per esempio come Kronecker, che, pur essendosi fabbricato tutto, abbia ricevuto già fatti i numeri o, come Cantor, che non avendoli ricevuti già fatti, se li sia apprestati confrontando fra loro due collezioni non numerate (Platone ne avrebbe messa almeno una in cielo!).

18 dicembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  L'astronomo Giuseppe Piazzi 100 percent.svg  di Baccio Emanuele Maineri (1871), Milano, Tipografia già Domenico Salvi e C., 1871

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Nei primi lustri di questo secolo spegnevansi in Italia tre luminari delle scienze astronomiche: Antonio Cagnoli, Barnaba Oriani, Giuseppe Piazzi. Il primo, nato a Zante il 29 settembre 1743, e ivi morto nel 6 agosto del 1816, è specialmente benemerito per avere renduto facile e, direi, popolare la scienza con le sue preziose Notizie astronomiche adattate all’uso comune. Infatti, con la chiarezza e l’evidenza dello stile e’ seppe si bene vincere quanto havvi di arduo e di scabro in questo studio, che ogni condizione di persone, le donne stesse, i giovani e gli adulti, avrebbero potuto porgere le labbra alle facilitate speculazioni d’una tal parte del sapere umano. Il secondo, Barnaba Oriani, figlio d’un lavandajo, Giorgio, e d’una Margherita Galli, era nato il 18 luglio 1752 alla Certosa di Garignano, presso Milano; e, quando morì, 12 novembre 1832, oltre i meriti della sua fama grandissima, teneva, nobilmente acquisiti, i titoli di cavaliere e di conte, di senatore e membro dell’Istituto italiano, provveduto di larghissime pensioni.

25 dicembre[modifica]

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Tre croci 100 percent.svg  di Federigo Tozzi (1921), Milano, Fratelli Treves editori, 1921

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Giulio chiamò il fratello:

— Niccolò! Déstati!

Quegli fece una specie di grugnito, bestemmiò, si tirò più giù la tesa del cappello; e richiuse gli occhi. Stava accoccolato su una sedia, con le mani in tasca dei calzoni e la testa appoggiata a uno scaffale della libreria; vicino a una cassapanca antica, che tenevano lì in mostra per i forestieri, tutta ingombra di vasi, di piatti e di pitture.

— Ohé! Non ti vergogni a dormire! È tutta la mattina! Fai rabbia!

Niccolò, allora, si sdrusciò forte le labbra e aprì gli occhi guardando il fratello.

— Ma che vuoi? Io, fino all’ora di mangiare, dormo!

— Volevo dirti che io devo andare alla banca! Stamani, c’è un rinnovo.

Niccolò fece una sbuffata e rispose:

— Vai! C’era bisogno di destarmi?

— Alla bottega chi ci bada?

— A quest’ora, non viene nessun imbecille a comprare i libri! Vai! Ci bado io!