Milton e Galileo: differenze tra le versioni

Jump to navigation Jump to search
2 308 byte aggiunti ,  11 anni fa
m
Candalua: match
Nessun oggetto della modifica
m (Candalua: match)
| succ = {{{succ|}}}
}}</onlyinclude>
 
==__MATCH__:[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/15]]==
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/15]]==
<poem>
Quando la notte è nelle valli, e pende
Le mute siepi e le sorgenti stelle
Che parean su’ romiti orti d’Arcetri
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/16]]==
<poem>
Piovere ossequïose il primo raggio.
Or voi spirate entro il mio petto, e gli ardui
 
 
==I.==
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/17]]==
I.==
 
}}<poem>
Alla solinga collinetta asceso
Stette l’anglico Bardo al tuo cospetto?
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/18]]==
<poem>
 
Maria si mosse e di legger rossore
Incontro al suon distese e, “Se non vieni
Della vista a gioir di mie sventure;
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/19]]==
<poem>
Se non vieni, dicea, d’atroce riso
L’onta a versar sul mio capo cadente,
Pria non saluti. L’Oceàn varcai,
Vidi Liguria e dell’Olona il piano:
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/20]]==
<poem>
Vidi Eridano e Tebro: i colli ascesi
Di Partenope: piansi in sulle tombe
Aprimi il ver. Son io creduto ancora?
Fra i magnanimi pochi a cui rifulse
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/21]]==
<poem>
De’ novi dommi il raggio, i miei volumi
Ancor son vivi? Ovver dal dì che affranto
Ratto serpeggia ed in aperta fiamma
Già minaccia avvampar, benchè dell’ara,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/22]]==
<poem>
Donde movea, sian raffreddati i marmi.
Ne’ deserti del mar, quando le spume
Ma del nemico Tevere sull’onde
Venerata risuona; e qualche pio,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/23]]==
<poem>
Cui la porpora ancor dell’intelletto
Il lume non offese, a’ novi veri
Conosciuta che a’ secoli maestra
Fu del viver civile; e nel sepolcro,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/24]]==
<poem>
Che le spoglie Apostoliche rinserra,
Trova i ricordi dell’infanzia, i canti
Ma noi figli d’Italia arde una fiamma
Che intolleranda sede ogni contrada
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/25]]==
<poem>
Ne fa parer che l’Apennin non parta.
O miei cercati cieli! Are di Pisa,
Volte non sono ch’io lasciai le mura
Della città che all’anima presume
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/26]]==
<poem>
Le sue catene impor. Quale ti vidi,
O già dai laghi di Giudea venuta,
Così l’obbligo adempi? Oh, valicati
Mai non avesse Carlo Magno i monti;
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/27]]==
<poem>
Nè di Gesù l’intemerata sposa
Scesa fosse a tenzon d’ostro terreno!
Fe per lunga stagion correr vermigli.
Dalla tua man condotte al nido antico
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/28]]==
<poem>
L’Arti tornâr; ma dall’antico Olimpo
Tornò con esse Voluttà. La greca
Rompe facondia dal tuo sen. Tonava
Non altrimenti, e contro Roma il fulmine
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/29]]==
<poem>
Vibrava dell’indomita parola
Lutero. Intorno a lui d’audaci prenci
Ma se del tempio le dorate volte,
Le simboliche lampe e la diffusa
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/30]]==
<poem>
Pegli anditi sacrati onda del canto,
Vano tu credi popolar trastullo,
Sul fango il pie, ma coli’ aurora a fronte,
Che di misteriose aure la chioma
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/31]]==
<poem>
Sudata gli carezza. E chi si vanta
Gl’intelletti snebbiar? Chi dritta ostenta
Questa è la Fè? Le vie son queste e l’arti,
Onde all’omaggio de’ suoi dommi alletta
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/32]]==
<poem>
I popoli volenti? Affettüosa,
Provvida madre in ver, ch’ove sue poppe
Roma nel regno delle pie credenze
Più non contien l’orgoglio, e vïolenta
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/33]]==
<poem>
I cheti imperi alla ragione invade.
Arbitra non veggente il vol prescrive
Tal che squarciato ancor ne porti il fianco;
Le pietose tribù, che all’empio giogo
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/34]]==
<poem>
Si sottrasser d’Egitto, e salmeggiando
Entrano i tuoi deserti, ove una tenda
Nel superbo pensier tutto raccolto,
“Perchè, dicea, perchè l’eroica gente
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/35]]==
<poem>
Che pe’ lati Oceani alle venture
Schiatte prepara gli opulenti seggi
Allor più dura d’ogni duro giogo
Libertà fia che vieti al cittadino
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/36]]==
<poem>
Trar di sua notte l’abbrutito schiavo.
Ma nè Pisa nè Genova, che fide
Che Calvino accendea? Sulle vergogne
Di questa cieca umanità gettiamo
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/37]]==
<poem>
Il manto, o figlio; e finchè spunti il giorno
Che rimondata del terrestre limo
Madre d’amore, aura vital, dolcezza
Unica nostra ed unica speranza,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/38]]==
<poem>
Salve! A te solleviamo il nostro sguardo
Noi d’Eva esuli figli: a te gementi
 
}}<poem>
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/39]]==
<poem>
Grande, rossastra, come vela in fiamme,
Di dietro all’Apennin salìa la luna,
Ed il cieco divin, la man premendo
Del poeta, dicea: " Mio sol, mio giorno
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/40]]==
<poem>
Era un tempo la notte. Allor che l’alba
Tingea di perla all’orizzonte il lembo,
D’ingenua figlia che a Maria somigli.
Ma questa tua caligine è meriggio
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/41]]==
<poem>
D’infinito fulgor. Nella tua mente
Oceanica, o padre, il ciel discese
Le umane valli indarno ella contempla.
E questa Terra che un vetusto orgoglio
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/42]]==
<poem>
Dell’universo salutò reina,
Stabil reina, a cui ministri intorno
Ultime scolte a’ limiti del mondo,
Di sua ragion sommettere al comando?
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/43]]==
<poem>
Rota la Terra: obbedïenti al Sole
Si volgono con lei Marte sanguigno
Porti, che il costellato Ercole alluma,
Nell’azzurro profondo. Entro la zona,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/44]]==
<poem>
Che Lattea nominaro e primo io scorsi
Di stelle innumerabili corrusca,
Che a mezzo il tuo cammino alta splendevi.
Lo sguardo v’appressò, nè lungamente
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/45]]==
<poem>
Stette l’Anglo a mirar, che si ritrasse
Impaurito dell’arcana possa
Credibile non parmi che Colui,
Che l’ostel fabbricò, voto il lasciasse
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/46]]==
<poem>
D’abitatori. Esìl grano d’arena
Nell’oceàn degli esseri è la terra.
Tutto vergato e d’incompresi numeri.
Così la dea parlommi, ed una chiave,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/47]]==
<poem>
Che già tennero Euclide ed Archimede,
Dal sen si trasse ed a me porse. I moti
E lenta ti spegnevi! Invitte posse
Che ancor tremoti pascono e vulcani,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/48]]==
<poem>
Ti sconvolsero un tempo. Alghe e conchiglie,
Cangiate in sasso, d’Apennin sul dorso
Ardimentose e di scandagli armato
L’uom trascorre la terra, ed al suo cocchio
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/49]]==
<poem>
Docili aggioga le selvagge forze
Che gli evi tenebrosi empiean di larve.
Il poeta levossi. Indi ristette
Sospeso alquanto, e posto al labbro il dito,
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/50]]==
<poem>
Lo Sguardo a terra, in gran pensier s’immerse.
Poi di subita fiamma il volto acceso,
L’ampio palagio. Il nobile signore
La stanza m’additava, e ne’ viali
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/51]]==
<poem>
Ombreggiati d’aranci e di cipressi
Il memore sedil, dove posava
Onda infinita di sciagure e morte.
{{testoCitato|Il paradiso perduto|Oltre l’Eden perduto}}; infin che scende
</poem>
==[[Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/52]]==
<poem>
Da’ cieli a ristorarne Alma più grande
E ne racquista le beate sedi. ”
24 805

contributi

Menu di navigazione