Specchio di vera penitenza/Trattato de' sogni

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Trattato de' sogni

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Trattato della scienza - Della terza scienzia diabolica
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1TRATTATO DE' SOGNI


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De’ sogni, ai quali molti vanno dietro e molti ne fanno errare, come dice Salamone, è convenevole di dire qui alcuna cosa. Dove è da sapere che, come si truova per la Scrittura in più luoghi, e2 nel popolo di Dio s’ osservavano e interpetravano i sogni; e uno modo di profezia de’ profeti di Dio era per rivelazione e visione mostrate in sogno, come dice santo Iob: Per somnium in visione nocturna, quando irruit sopor super homines et dormiunt in lectulo, tunc aperit (scilicet Deus) aures virorum, et erudiens eos instruit disciplina. Dice che Iddio ammaestra gli uomini nel sogno per visione la notte, quando dormono ne’ letti loro. E in un altro luogo, nel libro de’ Numeri, dice Iddio: Se sarà infra voi profeta, io gli apparirò in visione per sogno. Onde e l’Angiolo apparì più volte a Giosep, sposo di santa Maria, in sogno e in visione; e anche a’ Magi, acciò che non tornassono ad3 Erode, come e dell’uno e dell’altro chiaramente conta il santo Vangelo. E anche nell’altre nazioni orientali, le quali molto intendono a osservare i sogni, come sono Caldei, Arabici, i Persiani e gl’Indiani. Onde Iosep interpretò il sogno a Faraone, e Daniel a Nabucdonosor. E però non è al tutto da negare che ne’ sogni non si possa tenere mente, e avere alcuna verità per immaginaria apparizione, o per visione e revelazione [p. 326 modifica]fatta per sogno; non ostante quello che Dio comanda4 nel Deuteronomio: Non inveniatur in te qui observet somnia: Non si truovi in te, popolo mio, chi osservi i sogni. Dove si conviene considerare le cagioni donde procedono i sogni, e quanto si stende la immaginativa virtù de’ sogni. E ciò veduto, si darà ad intendere quali sogni si possono o debbono osservare come veri e che abbiano alcuna efficacia ragionevole, e quali si debbono schifare come falsi e vani.

E recando in brieve la scienza e la dottrina de’ sogni, della quale alquanti savi filosafi sì fanno grandi libri e molte cose ne dicono, è da sapere ch’e’ sogni o e’ sono cagione ch’alcuna cosa si faccia o non si faccia, o e’ son segni e effetti d’alcuna fatta, o che sia ancora a fare o a venire. Cagione di cosa che si faccia o non faccia non possono essere i sogni, se non in un modo; e questo è quando la persona, ricordandosi d’avere sognato alcuna cosa piacevole o spiacevole, dilettevole o paurosa, si muove a fare o a fuggire quello che o con diletto o con paura avea sognato. Come se altri avesse sognato, quando è il gran caldo, di bagnarsi con molto diletto, e poi, ricordandosi del dilettevole sogno, s’andasse a bagnare; sì si potrebbe dire che quel sogno fosse cagione al sognatore di bagnarsi: e se la persona sognasse d’essere assalita da’ suoi nimici e d’essere fuggita loro dinanzi con gran paura, e poi, ricordandosi del pauroso sogno, non uscisse fuori di casa; si potrebbe dire che quel sogno fosse cagione al sognatore dello starsi in casa, e di non uscire fuori. E così si potrebbe dire d’ogni cosa la quale, con diletto o con pena e paura sognata, facesse fare o fuggire alcuna cosa dilettevole o paurosa. Effetti e segni possono essere i sogni in molti modi, secondo che molte sono le cagioni de’ sogni; le quali ci conviene sottilmente considerare, acciò ch’abbiamo vera notizia di quello ch’andiamo cercando. Onde è da sapere che le cagioni de’ [p. 327 modifica]sogni possono essere in due modi: o dentro dalla persona, o di fuori. Le cagioni dentro anche sono in due modi; chè la cagione che fa sognare, o ell’è animale o ell’è corporale. Animale è quando la persona, per alcuno pensiero o immaginazione o intima affezione ch’ella abbia, essendo desta e vegghiando, si muove la fantasia e la virtù immaginativa, e forma alcuno idolo e similitudine, secondo quel pensiero e secondo quell’affezione che la persona ha; la quale l’anima poi, dormendo il corpo, e essendo i sentimenti di fuori legati e chiusi, contempla e vede. E però, secondo le passioni e l’affezioni, più o meno, secondo che la persona è più o meno affetta e passionata, intervengono vari e diversi sogni. Le passioni e l’affezioni dell’animo (ispiegandole per le persone che non sono letterate, e prendendole più largamente che non fanno i filosafi) sono amore,5 odio, speranza e paura, letizia e tristizia, ira e concupiscenzia. Ciascuna di queste passioni, o vero affezioni, sono cagione di fare sognare sogni conformi, e che rispondono a quella cotale affezione: chè l'amore, facendo pensare la persona ch’ama fisamente, della cosa amata, e quella affettuosamente desiderare, è cagione ch’ella si sogni o per un modo o per un altro, secondo che la ’mmaginazione si muove e prende forma dell’amato obietto colla imprenta dell’acceso amore. Quel medesimo interviene di ciascuna affezione, secondo il modo suo: delle quali non iscrivo qui specificando di ciascuna per sé, per non scrivere troppo lungo; chè la materia mi moltiplica6 troppo tra le mani. Qualunche persona sogna, pensi se ’l suo sogno corrisponde all’affezion sua, a quella che più la sprona; e se vede che sì, non aspetti ch’al sogno suo debba altro seguitare; imperò che quel sogno non è cagione alla quale debbia altro effetto seguitare, ma è [p. 328 modifica]l'effetto dell’affezione della persona. E tale sogno osservare, cioè considerare donde proceda, non è in sé7 male; imperò che è effetto di naturale cagione. Ben è vero ch’egli è malagevole a potere comprendere e discernere cotali sogni; e spezialmente che una medesima persona avrà varie e contrarie affezioni che moveranno la immaginazione a cose contrarie; le quali,8 rimescolate insieme, faranno sogni confusi e da non potergli ben discernere. E però non si dee andare dietro a’ sogni. Onde quel savio Cato disse: Ne cures somnia: Non curare de’ sogni; e séguita la cagione: Imperò che la mente umana quello che vegghiando disidera e spera, vede quel medesimo sognando. La seconda cagione dalla parte dentro della persona (ed è corporale), si è la disposizione e la qualità della persona, e la compressione degli umori del corpo; i quali, perché hanno contrarietà, s’alterano insieme; e l’uno vincendo e soperchiando l’altro, trae l’abitudine del corpo a sua qualità; la quale nel sonno muove la fantasia, nella quale s’informa alcuna similitudine e figura secondo quella cotale disposizione. Onde, quando soperchia nel corpo quello omore che si chiama flemma, la quale è fredda e umida come l’acqua, i sogni sono conrespondenti a quella qualità; onde sogna la persona che piove, o ch’ella si bagni, o ch’ella cade in acqua, e simili cose d’umidore e di frigidità. Quando soprabbonda la collora, ch’è calda e secca come il fuoco, fa sognare fuoco e arsura; caldo, sete, ira, briga, rissa, battaglia,9 e così fatte cose. Quando abonda il sangue, ch’è caldo e umido come l’aria, e omore dolce, quando avanza gli altri omori, allora sono i sogni giocondi e lieti, di cose di riso o di sollazzo, d’amore e di canto, e di cose di buona aria; e [p. 329 modifica]sogna altri di volare.10 Quando quello omore che si chiama malinconia soprastà agli altri, il qual è freddo e secco come la terra, allora si sognano cose paurose e triste, oscure e tenebrose; di cadere, d’essere preso e legato, e cotali cose terribili. E quando gli omori sono stemperati e rimescolati insieme, fanno i sogni gravi, noiosi e paurosi; e allora è segno che l’uomo è infermo, o disposto d’essere infermo. E però i medici antichi (e ancora s’usa in alcuno paese) soleano domandare lo ’nfermo de’ sogni, come degli altri segni e accidenti per li quali si conosce l’abitudine e la disposizione del corpo dentro. Questi cotali sogni si possono osservare sanza peccato, e considerare da che cagioni procedono; imperò che sono naturali, non osservando che per gli sogni debba altro seguitare.

L’altra cagione de’ sogni si è dalla parte di fuori; e questa è in due maniere: l’una è corporale, l’altra è spirituale. La cagione corporale può essere in più modi. In prima, per impressione de’ corpi celestiali, cioè delle pianete e delle stelle, le quali, secondo i loro siti e aspetti, coniuzioni e movimenti, hanno influenzia e fanno impressioni ne’ celebri11 degli uomini e degli altri animali, e fannogli sognare cose conformi e corrispondenti alla loro disposizione; onde è veduto da’ savi, che, tra gli altri animali, il cavallo e ’l cane sognano. Variansi e’ sogni secondo i tempi e le impressioni dell’aria: chè altri sogni sono il verno e altri la primavera, e altrimenti la state e altrimenti si sogna l’autonno; e altri sogni fa fare l’aria sottile e chiara, e altri la grossa e la nebbiosa: e secondo la varietà de’ venti si variano i sogni; e la luna scema e piena, e quando cresce e quando cala; e come [p. 330 modifica]àltera gli omori ne’ corpi, così fa mutazione ne’ sogni. Sono cagione de’ sogni dalla parte di fuori il mangiare e ’l bere, e quanto alla quantità e quanto alla qualità; e come il soperchio, per gli molti vapori e fumi che si risolvono dallo stomaco e vanno al cielabro, fanno molto sognare (e tanto potrebbe essere il troppo, che non lascerebbe sognare o discernere il sogno), così il difetto, cioè la fame e la sete, lascia poco sognare, o forse tutto il sonno è sogno di svanimento12 o di mangiare o di bere. La qualità dei cibi e del bere fa espressere varietà nel sognare; chè quegli che sono leggieri e sottili, sono cagione che ’l sogno sia leggiere e chiaro; quegli che sono grossi e gravi, fanno sognare cose gravi, turbe e oscure e paurose: come dicono i savi ch’ e’ porri, cipolle e agli e ogni agrume crudo, fave e ogni legume, fanno avere i sogni terribili e noiosi; e ’l mosto e ogni bevanda13 grossa e torbida somigliantemente fanno i sogni gravi e oscuri. E tra l’altre cose che fanno rei sogni e oscuri, sì è lo ’ntemperato e disordinato uso della lussuria; imperò che si conturba e indebolisce il cielabro, e la virtù visiva e immaginativa si offusca. Ancora dalla parte di fuori sono cagione de’ sogni l’arte, gli ufici, i lavoríi, e ogni mistiere e traffico14 che si fa del continovo con istudio e con sollecitudine: onde il villano sogna l’aratro e’ buoi, il marrone, la vanga; il fabbro la fabrica, la ’ncudine e ’l martello; il medico gl’infermi, gli sciloppi e le medicine; l’avvocato piati, liti e quistioni; il soldato arme, cavagli, guerre, battaglie, paghe doppie e buon soldo; il prete l’altare, la messa e ’l divino oficio, e l’offerta colla [p. 331 modifica]decima; la donna buona massaia sogna lino e buon filato, e la tela ordina e tessuta. Vedesi in sogno quello che altri spesso vede e ode15 con gran piacere o con gran dispiacere, o persone o altre cose, che cose elle si sieno.16 E tra l’altre cose dalla parte di fuori che sono cagione de’ sogni, è il modo del giacere quand’altri dorme; chè dormendo la persona in sul lato manco, o quando il corpo fosse ripieno di sangue grosso o d’altri grossi omori, e spezialmente dopo il mangiare, le pare avere uno gran peso addosso, in tanto che non pare che si possa muovere o crollare; e pare alla persona dovere affogare, e volersi âtare e non potere, e gridare per soccorso e non potere avere la boce.17 E alcuna volta grida la persona e piagne in fra tale sogno, rammaricandosi: e chiamano alcuni questo sogno demonio, o vero incubo, dicendo ch’è uno animale a modo d’uno satiro, o come un gatto mammone, che va la notte e fa questa molestia alle genti: e chi la chiama fantasima. Ma che che la gente favoleggiando dica, questo sogno è di naturale cagione; imperò che, giacendo la persona in sul lato manco, dove è il quore,18 sangue grosso e certi altri omori corrono a quella parte e attorniano il quore; il quale occupato, e non potendosi liberamente muovere, né trarre a sé gli spiriti né spirargli fuori, de’ quali egli è fontana e sedia principale, patisce angoscia e ansietà, come s’egli affogasse,19 impedito dal suo naturale movimento che mai non posa. E però tutto il corpo si dispone, e la immaginazione [p. 332 modifica]s’informa secondo quella cotale passione che ’l cuore sostiene; la quale alcuna volta è sì grande, che l’uomo affoga e muore. Onde non pure dormendo ha il quore questa passione, ma ancora vegghiando e essendo desta la persona, ha il quore tale difetto: il quale alcuni chiamano difetto di quore, altri isfinimenti, e altri l’appellano sincopim o vero extasim. E quando altri dorme in sul lato ritto, quando il fegato fosse riscaldato o oppilato, sogna la persona d’essere riscaldata di febbre, o d’avere riscaldamento per ira o per affanno di soperchio, per lo quale non possa riavere l’alito né respirare; o sogna di vedere fuoco, o d’ardere, o d’essere percosso da saetta folgore. E se alcuna volta i panni del letto e’l braccio o la mano s’accostasse troppo alla gola, sognerà la persona che gli sieno messe le mani alla gola per essere strozzata. Quando indolenzirà il capo o ’l collo o altro membro per tenerlo torto e sconcio, sognerà la persona che quel membro le sia o debba essere tagliato. Giacendo la persona supina in sulle reni, intervengono rei sogni e noiosi. In prima si fanno sogni disonesti e rei; imperò che, riscaldandosi le reni e’ lombi, e premendoli le interiora che si rivoltano sopr’essi, l’omore seminale si muove, e discende verso il luogo e a’ membri della generazione; e quel cotale movimento muove la fantasia e la immaginazione a sognare cose per le quali quello omore compia il corso suo. E però chi vuole vivere castamente, si guardi di non giacere20 per quel modo. Ancora si sogna, giacendo in tal guisa, cose gravi e noiose: però che la parte memoriale, ch’è dal lato di dietro21 del capo, sta di sotto compressa e carica dall’altre parti del cielabro che vi si rivoltano su; e la parte fantastica, rimanendo vôta, che si rovescia in dietro (e quella offucata e quasi affogata, e questa vôta e isvanita), riceve fantasie gravi e noiose per l’affanno della parte della memoria, e fa i sogni [p. 333 modifica]secondo quella cotale disposizione. Il migliore giacere e il più sano, è il giacere boccone, o quasi; però che tutte le membra dentro stanno nel luogo loro: se non fusse già che la persona avesse tossa o asma o altra infermità, che gli facesse ambascia o noia22 lo stare boccone. Tutte le maniere e modi de’ sogni, colle loro cagioni, che sono iscritti, (imperò che sono naturali) è lecito d’osservare; non a significazione che debba seguitare, ma come effetti che séguitano alle loro cagioni.

Sono certe altre cose dalla parte di fuori che sono cagioni de’ sogni, delle quali iscrivono i filosafi ne’ loro libri; a’ quali in questo caso io do poca fede: ma pure se ne vuole scrivere qui alcuna cosa, acciò che ’l nostro trattato non sia difettuoso. Dicono alcuni savi, che ponendo sotto il capo di colui che dorme uno ramo d’alloro, egli vedrà sogni veri; e del seme della lattuga23 dicono che non lascia sognare sogni vani: e questo scrivono ne’ loro libri Antifone e Artemone filosafi. E Evace scrive, che se ’l diamante si tenga addosso quand’altrui dorme, non lascia sognare come paurose né vane; onde e’ dice:

Et noctis lemures et somnia vana repellit.

E del zaffiro dice che fa avere revelazioni in sogno; onde e’ dice:

Et qui portat eum, nequit ulla fraude noceri,
Ut divina queat per eum responsa mereri.

Dello smeraldo dicono che fa essere indovino, e sapere le cose che sono a venire; onde scrivono:

Commodus iste lapis scrutantibus abdita fertur,
Quum proescire volunt aut divinare futura.

[p. 334 modifica]Del corallo dicono ch’è buono contro alle inlusioni e le paure che fa il demonio; onde scrivono:

Umbras doemoniacas, ac thessala cuncta repellit

Simile dicono di certe altre pietre preziose, come del crisolito e del ceraunio;24 de’ quali scrivono:

Et dulces somnos et dulcia somnia proestat,
Contra nocturnos fortis tutela timores.

Il contrario scrivono d’un’altra pietra che si chiama onice; della quale dicono:

In somno lemures et tristia cuncta figurat;
Multiplicat lites et commovet undique rixas.

Dicono che quella cotale pietra fa sognare ombre, e cose paurose e triste, e è cagione di lite e di brighe. Di più altre pietre scrivono com’ell’hanno virtù a fare avere buoni e veri sogni; come del calcidonio, e dell’elitropia, e del chelonite, e del ierakite.25 Della magnete, cioè della calamita, scrivono, tra l’altre sue virtù, che chi vuole sapere se la moglie l’è leale, póngale uno pezzo di calamita sotto il capo quand’ella dorme; e s’ella sarà adultera e sleale, non potrà sofferire la virtù della pietra, ma, come sospinta, caderà a terra del letto. Se ciò fosse vero, i mariti gelosi la doverebbono tenere cara. Che la calamita da un parte tragga il ferro e dall’altra il cacci da sé, questo è bene veduto e provato; ma ch’ella tragga la donna casta verso il marito o cacci la non casta, questo [p. 335 modifica]non so e non credo che sia vero, se non fosse già di ferro quella cotale moglie. Bene scrivono i filosafi, che in certa parte del mondo, cioè verso il meriggio, presso alla torrida zona, sono montagne di calamita, che trae a sé la carne umane; e però non vi si può abitare né passare. Anzi è trovato che volendo alcuno andare a dentro in quella parte, e passando tra quelle montagne della calamita, e essendo tratte le carni sue dall’una e dall’altra, è stato levato in aria, e ivi26 morto, parendo che rida. Forse che quella calamita27 ha la virtù detta di sopra: e però i mariti gelosi vadano per quella calamita per fare la pruova delle mogli sospette, e saranno liberati della gelosia, e le mogli della loro ricadía. Osservare questi cotali sogni non è al tutto lecito; chè, avvegna che l’erbe e le pietre abbiano certe virtù secondo le loro qualitadi e le loro spezie, le quali hanno dal cielo a fare alcune disposizioni e rimuovere certi impedimenti ne’ corpi umani, tuttavia non credo ch’abbiano tanta efficacia, quanto i filosafi dànno loro.

L’altra cagione dalla parte di fuori de’ sogni è spirituale; e questa è alcuna volta da Dio, il quale per ministero de’ santi Angeli revela certi misteri occulti, e cose alte sopra gli umani sentimenti, alle persone cui egli elegge a fare o a manifestare alcune cose secondo l’ordine della sua providenza; come fece de’ Profeti, ad alquanti de’ quali revelava per sogno le profezie, le quali eglino predicarono al popolo e scrissono ne’ libri. Onde Iddio dicea nel libro de’ Numeri: Si quis fuit inter vos propheta Domini, in visione apparebo ei, vel per somnium loquar ad illum: Se sarà tra voi profeta di Dio alcuno, io gli apparirò in visione, e parlerò per sogno. E nel santo Vangelo si legge che l’Angiolo di Dio apparì a’ Magi, e più volte a [p. 336 modifica]Iosep in sogno, com’è scritto di sopra. Ora, perché tali visioni e revelazioni si facciano più tosto in sogno che vegghiando, e che differenza ha tra quegli e l’altre, avvegna che i Dottori ne parlino, non lo scrivo qui; imperò che non sarebbe di grande utilitade,28 e lo scrivere sarebbe troppo lungo. Solo una cosa è bisogno di chiarire; ciò è, come altri possa sapere che tali visioni sieno da Dio, e non da altre cagioni. E avvegna che alcuni s’ingegnino di dire alcuni segni, io per me credo che ogni altro segno puote essere fallace; se non che quello medesimo spirito che fa la revelazione, fa certa la persona alla quale egli mostra la visione con ispeziale lume intellettuale e spirituale, favellandogli nella sua mente, che tale lume e revelazione è da Dio, e che vi si dee dare fede. Queste così fatte revelazioni e visioni si possono, anzi si debbono osservare e tenervi mente. Anzi si truova che alcuni Santi, ôrando e digiunando, hanno chiesto a Dio che reveli loro certe cose necessarie;29 come sarebbe alcuno passo forte della Scrittura od altra cosa dubia, o per manifestare la gloria di Dio, o per approvazione della fede, od altra cosa che sia ad onore di Dio o a utilità del cristianesimo:30 ne’ quali casi credo che si possa fare sanza peccato, facendolo con umiltà e sanza prosunzione. L’altra cagione spirituale dalla parte di fuori del sognare, può essere dal diavolo, il quale, come detto è di sopra, puote fare sognare imprimendo alcune apparizioni immaginarie e fantastiche visioni nel capo di coloro che dormono; per le quali puote revelare certe cose occulte o che sono a venire, tanto quanto si stende la sua scienzia; della quale abbiamo scritto di dietro.31 E muovesi il diavolo a fare sognare, o da sé medesimo, per la sua malizia, per conturbare e scandalizzare le persone; onde suole spezialmente le buone persone (le quali [p. 337 modifica]tentando deste, non si lasciano vincere (molestare in sogno: o per ritrarle dal bene, spaventandole e sbigottendole con paurose e terribili visioni; o per inchinarle al male, traendole con piacevoli e dilettevoli immaginazioni a lascivia di carne e disonesta corruzione. Muovesi alcuna volta il diavolo a fare sognare indotto da altrui; imperò che questi magi e maléfici usano certa parte dell’arte magica a tale effetto. Onde hanno certe loro orazioni di sette parole, con alcune osservanzie colle quali invocano i demonii quando vanno a dormire; e fanno loro sacrificio del propio sangue, o de’ capegli, o d’altri peli del corpo; e chieggiono spressamente ch’eglino appariscano loro o ad altrui, a cui nome fanno l’arte, per sogni; e revelino loro la tale e la tale cosa che vogliono sapere o sentire, o fare separe e sentire altrui. E alcuna volta, sanza fare invocazione spessa o sagrificio, tengono addosso e fanno altrui tenere brievi e altre scritture, con certi nomi e figure e segni, sotto i quali si contengono certi patti occulti e taciti co’ demonii, de’ quali parlammo di sopra. Procurare d’avere cotali sogni o visioni, o darvi fede o osservargli, è pessimo malificio. E imperò che, come dice san Paolo, il diavolo spesse volte si trasfigura in angelo di luce, non e’ d’andare dietro e osservare i sogni o visioni, se la persona non fosse già certa ch’elle fossono revelazioni di Dio. Né non dee la persona agevolmente credere al suo parere; chè altri spesse volte è ingannato del suo parere, così bene come del suo volere. Onde non dee la persona credere, avvegna che ’l sogno le paia che sia revelazione da Dio, s’ella non ha alcuna certa sperienza; ch’ella potrebbe essere dal diavolo, credendo altri ch’ella fosse da Dio; e molti se ne truovano ingannati. E però dice ben san Paolo: Nolite omni spiritui credere, sed probate spiritus si ex Deo sunt: Non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti se sono da Dio. E puòssi intendere questa parola e di quello che noi parliamo, e delle spirazioni e volontadi che vengono altrui, [p. 338 modifica]e della dottrina e de’ consigli che sono altrui spesse volte dati; chè si dee molto bene vedere a cui si dia fede, chè molti sono gl’inganni. Dello interpetrare de’ sogni molti si sono già inframmessi, e hánnone fatti libri dove insegnano come artificiosamente l’uomo possa interpetrare, cioè sapere manifestare altrui quello che ’l sogno significa, e quello che a tale sogno debba seguitare. E pressumono tanto della loro vanità, che si mettono a interpetrare ogni sogno, dicendo che tutti i sogni hanno alcuna significazione. Se dicessono che ogni sogno ha alcuna cagione d’onde procedono, direbbono vero; ma dicendo che tutti i sogni abbiano significazione, la quale si possa interpetrare, e spezialmente di cose che sieno32 a venire, quasi ch’e’ sogni e le cagioni de’ sogni ne sieno cagione di farle venire, questo è falsissimo. Chè, avvegna che alcuni si possano interpetrare, prendendo lo ’nterpretare largamente per qualunche sapere come sono i sogni, i quali hanno le cagioni naturali o dalla parte dentro o dalla parte di fuori, sì come è detto di sopra che ’l medico e lo strolago e uno buono filosofo naturale potrà per la sua scienza conoscere; tuttavia sono molti altri sogni, che in niuna maniera, per iscenzia o per arte umana, conoscere o interpetrare non si possono; come sono quegli che non procedono da cagione naturale, o che le cagioni sieno molto occulte e dubie, o che molte cagioni concorrano33 a uno medesimo sogno, simili o contrarie: che sarà molte volte, perché le cagioni del sogno saranno più, e dalla parte dentro e dalla parte di fuori, e ciascuna farà qualche effetto nel capo34 del sognatore; chè si sogneranno cose rimescolate e confuse sanza niuno ordine, o più insieme o l’una dopo l’altra, o tali tramazzi che’l sognatore medesimo non saprà raccontare. Or va tu, e di’ che [p. 339 modifica]tali sogni si possano interpetrare, e sapere quello che significano. Ancora i sogni che non procedono da cagioni naturali, ma sono rivelazioni da Dio, le quali egli fa secondo la sua occulta volontà, a significare alcune cose occulte, o che debbano venire; e fàlle alcuna volta per sogni di cose dissimili o contrarie, alcuna volta di cose simili e manifeste, e alcun’altra volta di cose simili e cielate; come si potrà interpetrare per uomo vivente tale sogno? con ciò sia cosa che la volontà di Dio, ch’è cagione del sogno, sia occulta; e la regola dell’arte delle cose simili e dissimili in tal caso non abbia luogo, né possasi usare.

E acciò che s’intenda meglio quello ch’io dico, pognamo un caso e uno essemplo, per lo quale si darà a intendere l’altre cose. Pognamo che sia un gran secco, com’egli è ora,35 e la luna e le stelle e gli elementi non sieno secondo loro natura in tale disposizione che debba piovere di qui ad un mese;36 ma Iddio, che puote tutto ciò che vuole, per sua grazia e per gli preghi d’alcune sante persone, voglia far piovere di qui a tre dì, e ciò riveli in sogno a una buona persona, non per visione di piova o d’acqua, ma per alcuno contrario; come sarebbe se quella cotale persona sognasse di ricogliere di terra tre menate37 di polvere secca, e di gittarla in alto; e Dio le revelasse, o prima o poscia, che per tre menate s’intendeva tre dì, e per la polvere la piova, e per lo gittare in alto lo scendere dell’acqua sopra la terra: quale astrolago, o qual filosofo o interpetratore, udendo cotale sogno, potrebbe o saprebbe intenderlo o interpretarlo? Non veruno, se non avesse già da Dio per grazia [p. 340 modifica]e dono sopra natura di sapere interpetrare, come Iddio dà ad alcuni il dono della profezia e delle lingue. E ciò si manifesta chiaramente per la Scrittura del sogno di Faraone re dell’Egitto, e di quello di Nabucdonosor re di Babilonia, che non fu trovato niuno in quelli reami, dove spezialmente abondano gli stronami e filosafi e magi, indovini, e maléfici incantatori, e interpetri, che sapesse que’ sogni intendere e interpetrare. Solamente quegli due santi giovani Iosep e Daniel, astinenti e casti, che aveano in sé lo spirito di Dio, gli seppono interpetrare. Non prossuma, adunque, niuno di dire o di credere ch’e’ sogni che sono da Dio, uomo terreno sappia o possa, per qualunche scienzia, intendere o interpetrare, se non l’ha già da Dio; chè, non che l’uomo mortale, ma e’ demonii nol38 possono per loro scienzia sapere. E alcuna volta gli Angioli santi, per lo ministero de’ quali Iddio fa le visioni e le rivelazioni, non sanno i misteri e’ segreti sagramenti39 di Dio, se non quanto Iddio ne vuole loro rivelare. E non ch’e’ segreti di Dio, ma pure certe cose segrete e occulte della natura non sanno gli uomini, quantunque sieno savi, dotti e sperti: chè se le sapessono, molti mali di morte, d’infermità e d’altri pericoli si sostengono, ch’altri gli schiferebbe. Onde della materia della quale parliamo, interviene che alcuni sogni, eziandio di quegli c’hanno cagione naturale, o perch’elle sono occulte, o perch’elle possono essere più, non si sanno giudicare o interpetrare. Pognamo in caso ch’una persona sogni di fare grande risa, parendole essere solleticata.40 Di questo sogno possono essere molto cagioni; e però è malagevole di poterle sapere tutte, o abbattersi a quella ch’è. [p. 341 modifica]Potrebbe essere alcuna cagione dalla letizia di quore ch’altri avesse o aspettasse d’avere parte dentro: o grande abondanza di sangue; o che la persona temesse molto el solletico. Dalla parte di fuori ne potrebbe essere cagione, o che la persona avesse veduto solleticare altrui e fare grandi risa, e che ella fosse stata solleticata e avesse fatte grande risa; o che altri l’avesse voluta solleticare, e ella fosse fuggita. Uno medico o uno savio naturale potrebbe ben dire: – Di tal sogno possono essere le tali cagioni; – ma che sapesse discernere quali di queste fosse, non saprebbe, se non s’abbattesse già, o non l’udisse dal41 sognatore. Un’altra cagione42 potrebbe essere di tale sogno, la quale sarebbe malagevole, o forse impossibile a qualunche fisico potere conoscere: e questa sarebbe se alcuno vermi - ne di quegli che s’ingenerano ne’ corruttibili e fastidiosi corpi umani, appressandosi e toccando il quore o milza o fegato o ’l polmone, innanzi che vi ficcasse entro el capo, gli solleticasse; dove interverrebbe uno istruggimento alla persona, per lo quale si formerebbe nella immaginativa il predetto sogno, sì come già è intervenuto cotale accidente essendo la persona desta, per la detta cagione. Quale medico o quale astrolago potrebbe conoscere o interpetrare il detto sogno, e così molti altri che nascono da così occulte cagioni? Avvegna che propiamenet non si dee chiamare interpetrare il conoscere le cagioni de’ sogni; ma lo ’ntendere e ’l conoscere e lo sporre che significazione abbia il sogno di cosa che debba intervenire, della quale il sogno o la cagione del sogno ne sia cagione, si dee propriamente appellare interpetrare. E però, come già è conto43 in parte, la maggior parte de’ sogni non si possono interpetrare, con ciò sia cosa che non siano cagione d’altro che debba seguitare, ma sono il finale effetto e l’ultimo delle cagioni ite dinanzi, o dalla parte [p. 342 modifica]dentro della persona che sogna o dalla parte di fuori, le quali non si stendono più oltre che ’nfino al sogno ch’elle fanno fare; come si mostra nell’essemplo del sogno del ridere per lo parere alla persona essere solleticato. Chè, qualunche di quelle cagioni sia, o ’l vermine o ’l temere il solletico o altro, si termina quel sogno, e più oltre non si stende ad altro significare, ne ’l sogno simigliantemente. E così è di tutti i sogni che hanno cagioni particulari e diterminante. Ma i sogni c’hanno cagioni comuni e generali, significano altro più oltre, quando si stende l’efficacia e la virtù di quelle cagioni. Come sarebbe: se la luna fosse in tal segno e in tale disposizione che dovesse fare piovere, e ciò imprimesse nel celebro44 di’ alcuna persona che fosse disposta a ricevere quella cotale impressione, e sognasse che piovesse, o altra cosa fredda o umida; potrebbe il savio naturale interpetrare quel sogno, e dire: – Questo sogno significa piova; – non che ’l sogno ne sia cagione, ma riducendo tale effetto nella disposizione della luna, ch’è cagione comune e del sogno e del piovere. Ben è vero che quando d’uno medesimo sogno possono essere più cagioni particolari sanza quella comune generale, agevolmente s’erra nello ’nterpretare; imperò che credendo lo ’nterpetre che la cagione comune faccia fare il sogno, dirà che, oltre al sogno, debba seguitare altro effetto; e se la cagione particulare sarà cagione del sogno, alla quale non dee seguitare altro effetto che ’l sogno, dirà lo interpetre falso, dicendo che altro significhi quel sogno.

E acciò ch’io sia meglio inteso, e non mi stenda troppo in parole, ripigliamo l’essemplo della piova. Non è dubio che sanza la luna, ch’è cagione comune, più altre possono essere le cagioni particolari di fare sognare che piova: e non pioverà45 però; con ciò sia cosa che la virtù di quelle cagioni [p. 343 modifica]non si stende a fare piovere, come fa la luna, avvegna che possono fare sognare, come fa anche la luna. Chè quando omori freddi e umidi abbondano nel corpo, e spezialmente nel capo; o quand’altri ragionasse molto efficacemente dell’acqua; o quand’altri desiderasse molto che venisse piova46 o avesse paura che non piovesse, sarebbono cagioni particulari di sognare che piovesse; e non si stenderebbe la loro virtù fuori dell’uomo, oltre al sogno, a fare piovere. Onde lo ’nterpetre trasanderebbe, e non direbbe vero quando interpetrasse il sogno della piova, fatto dalla cagione particulare che non ha virtù di fare piovere, come quello che dà la cagione comune, la cui virtù si stende a fare piovere. E questo è l’errore e lo ’nganno di questi sognatori vani e prosontuosi interpetri, che si mettono a volere interpetrare secondo la scienzia e l’arte loro, anzi secondo la fantasia del capo loro, così i sogni che non hanno interpetrazione, come quegli che l’hanno o che la possono avere. Onde arditamente pressumerebbono d’interpetrare il sogno sopraddetto del ridere per lo solleticare, avvegna che non possa avere interpetrazione. E userebbono due regole generali secondo la loro arte: che l’una è interpetrare per lo contrario, com’egli dicono, che chi sogna morte sua o d’altrui, che significa accrescimento di vita: per simile, come dicono che chi sogna vestimenti neri significa tristizia e tribolazione. Così direbbono che quello riso sognato, interpetrando per lo contrario, significherebbe dolore e pianto, del quale sarebbe cagione la crudeltade altrui, significata per lo solleticare; o vero, interpetrando per simile, direbbono che il ridere significa letizia e gioia con allegrezza, del quale sarebbe cagione il lodare e il lusingare altrui, significato per lo solleticare. Quanta vanità questa sia e quanta falsità, ciascuno ch’ha niente di [p. 344 modifica]sentimento,47 e ricordandosi di quello ch’è detto di sopra della differenza de’ sogni che si possono e non possono interpetrare, agevolmente se n’avvede. Similmente ardiscono d’interpetrare i sogni o vero le visioni che sono da Dio per lo ministerio de’ santi Angeli; i quali avvegna che abbino interpetrazione, non l’hanno per arte né per iscienzia umana, ma per revelazione divina, come fu mostrato di sopra. De’ sogni che sono dal cielo, cioè dalla influenza delle stelle e delle pianete, e dalla disposizione e impressione degli elementi, se sono buoni filosafi naturali e buoni strolagi, possono fare buona interpetrazione: ma e’ sono ben pochi que’ cotali; e que’ cotali48 che ben sanno, più dubiterebbono che gli altri di giudicare, temendo di non errare, che non farebbono coloro che poco sanno. Onde ser Martino dall’aia e donna Berta dal mulino più arditamente si mettono a interpetrare i sogni, che non farebbe Socrate e Aristotile, maestri sovrani della naturale filosofia. Anzi si legge che Socrate, disputando in isquola de’ sogni, e avendone detto ciò che dire se ne puote e sapere per naturale scienzia, occorrendogli certi dubi delle cagioni, degli effetti, delle significazioni dei sogni, i quali egli non sapea dichiarare e solvere,49 disse quella parola che santo Ierolimo allega nel prolago della Bibia, ed è iscritta di sopra ad altro intendimento; cioè: Hoc unum scio, quod nescio. Non si vergognò il nobile maestro di confessare la verità della ignoranza di quelle cose che non si possono dall’umano ingegno sapere, avvegna che donna Berta dica ch’ella lo sa bene ella; ma disse: Una cosa so io, ch’io non so; cioè volle dire: Quello che voi, uditori miei discepoli, vorreste sapere da me della materia de’ sogni, della quale io vi parlai, io nol solo: so io bene ch’io nol so; quasi dica: Io conosco bene la mia ignoranza in questo caso.

[p. 345 modifica]De’ sogni che sono dal diavolo, certa cosa è che se ne puote fare interpetrazione, non per iscienzia naturale o per arte umana, ma per iscienzia diabolica e per arte magica; della quale è certa parte il fare sognare, della quale è detto di sopra. E lo ’nterpetrare di quegli medesimi sogni tanto quanto si stende50 la scienza del diavolo, la quale egli ha manifestata e insegnata agli uomini per ingannargli intorno a quelle cose che sono vaghi di sapere, e per sottomettergli alla reverenzia sua, ritraendogli51 dalla obbedienza di Dio e dalla purità della fede cristiana, la quale insegna fuggire e schifare le vanitadi e falsitadi del diavolo, le quali si contengono nei libri52 dell’arte magica, donde gl’indovini nigromantici53 e tutti gli altri malífici traggono tutt’i loro maleficii e le bugiarde vanitadi colle false loro oppinioni. Onde la detta arte co’ suoi artifici abonda molto appo gli pagani, come sono gli Egizi, Caldei, Persiani, Indiani e altre nazioni orientali; dove in prima il diavolo la ’nsegnò, secondo che si legge di quello Zoroaste mago, re de’ Battriani, il quale l’arte magica apparata da’ demonii insegnò e lasciò iscritta, secondo il consiglio de’ suoi maestri, in una colonna di marmo iscolpita, acciò che diluvio d’acqua non la spegnesse; e in una colonna di terra cotta, acciò che fuoco non la potesse offuscare. Di questo Zoroaste, primo discepolo de’ dimonii e primo scrittore e maestro dell’arte diabolica, si legge ch’e’ demonii indegnati contra di lui, il feciono morire secondo che fu degno, ardendo il corpo suo, privandolo della vita corporale, e l’anima trista menandola [p. 346 modifica]al fuoco54 eternale. Alcuni dicono di questo Zoroaste, che fu quel terzo figliolo di Noè, Cam, maladetto dal padre. Alcuni altri dicono che non fu egli, ma fu di sua schiatta. In que’ luoghi e appo quelle genti dove ebbe il suo principe, persevera insino a ora; imperò che sono tutte idolatre, e non hanno la fede di Cristo, che danna quella iniquitade; ma regna in loro il diavolo, il quale gli conduce con queste illusioni insino allo ’nferno. Così facea nel ponente, dove noi abitiamo, in tutto il romano imperio, mentre che tenne il paganesmo.55 Ma poi che per san Piero e san Paolo primieramente si seminò la fede vera, approvandola con grandi miracoli e col sangue del loro martirio, confuso e morto Simone mago, maestro di quell’arte; e successivamente per san Lorenzo e santo Silvestro, e gli altri martiri, dottori e confessori della fede cattolica, cessò l’idolatria, e con essa l’arte magica; avvegna che alcune reliquie ce ne sono rimase, nelle quali si nasconde il diavolo, e adopera con quella efficacia per coloro che vi dànno fede, quello che fa nell’arte principale. Onde, avvegna che in questi paesi non abbia molti libri né molti maestri di quell’arte (e forse che ce n’ha più che noi non sappiamo; imperò che stanno celati, chè la legge civile e ecclesiastica gli condanna), nondimeno molta gente n’è corrotta; e se non in tutta l’arte, in certe parti di quella. Chè, ben che il diavolo non possa annegare in tutto il popolo cristiano nel pelago della infedelità, almeno ne getta e fa rimbalzare molti sprazzi di quella motosa nequizia nella qual’è involto o nascosto, o non palesandosi, o sotto spezie di bene e di cosa lecita; e per vaghezza di quello che fa e insegna, bene che si creda che male sia, molta gente trae a [p. 347 modifica]un tacito idolatrare e a uno colorato paganesmo;56 il quale tanto è più grave nel cristiano, quanto egli apostata dalla fede data nel battesimo, ed è trasgressore del voto per lo quale s’obligò, e altri per lui, a rinunziare al diavolo e a tutte le sue vane e false pompe: del novero delle quali son tutti gli ’ncantesimi, le malíe, l’osservanzie superstiziose, delle quali abbiamo parlato stesamente di sopra. E anche l’osservare e lo ’nterpetrare de’ sogni, i quali abbiamo ancora tra le mani, dove molte vanitadi e falsitadi si commettono dalle genti, e spezialmente nello ’nterpetrare: del quale questi attoniti sognatori e svergognati coniatori,57 e forse ciechi ingannatori, credendosi vedere lume, fanno grande sforzo d’approvarlo vero, iscrivendo e argomentando, non solamente per ragioni generali, le quali si possono adattare a’ sogni e generalmente e specificamente, ma pongono58 i sogni singulari e particulari che fanno indifferentemente qualunche persona di qualunche condizione, e per qualunche cagione. E perché si concede loro che alcuni sogni si possono interpetrare, presontuosamente e soffisticamente argomentano che ciò si possa fare di tutti i sogni.

Et acciò che la loro prosontuosa vanità si rintuzzi e la loro ignoranza si squopra (volendo oggi mai conchiudere la materia de’ sogni, de’ quali assai lungamente abbiamo disputato), una sola pruova, la quale ogni femminella e ogni [p. 348 modifica]fanciullo intenderà, voglio fare contra gli detti loro per gli detti loro. Tra l’altre cose ch’egli dicono interpetrando indifferentemente i sogni, si è, che chiunche sogna che gli caggiano i denti, o alcuno de’ denti, significa che alcuno parente o amico di quel cotale che sogna, debba morire.59 Anche dicono che chi sogna di volare, significa che debba andare in pellegrinaggio, o ch’egli averà signoria e principato sopra molta gente. E chi sogna d’essere chiamato, s’egli risponde, dee tosto morire. E ancora dicono che chi sogna d’essere percosso da saetta folgore, significa che dee essere assalito da’ suoi nimici, o che debba ricevere grandi danni nelle sue possessioni, fatti da’ suoi nimici, per arsioni.60 E chi sogna di vedere alcune persone morte, o di favellare co loro, e pârgli che sieno vivi, significa che tosto dee morire. E molti altri sogni interpetrano, de’ quali taccio per iscrivere brieve. Honne raccontati alquanti de’ più comuni, i quali la gente comunemente sogna; acciò che, mostrato come questi interpetri menzogneri61 dicono bugia, interpetrando questi comuni sogni; così si dimostri che nella interpetrazione degli altri più malagevoli non sono veritieri. Rechisi alla mente chiunche legge o ode questo trattato, se mai sognò alcuno de’ predetti sogni, e se mai gl’intervenne quello che questi anfanatori pertinacemente affermano; e se non, come io credo, ábbiagli62 per bugiardi. E se pure fosse intervenuta alcuna [p. 349 modifica]di queste cose, non sarebbe per sogno, ma per altra cagione, come tutto dì intervengono le cose; e che concorresse col sogno, sarebbe per abbattimento. Io, per me, ho già sognato de’ miei dì più volte i sogni sopra detti; e però gli posi per essemplo più tosto che gli altri: e non mi ricordo, anzi son certo che mai m’intervenisse niuna di queste cose che dicono che que’ sogni significano. Sognai già infino ch’io era di piccola etade, e poi spesse volte, e poco tempo è ch’io sognai d’essere chiamato, e di vedere persone morte, colle quali mi parea parlare come fossono vive: i quali sogni dicono significare che debba morire colui che gli sogna.63 Io sono ancora vivo, mentre che Dio vuole, e ho passati e’ cinquanta anni. Ho sognato più volte di volare, e non ebbi mai signoria né principato sopra gente veruna, né voglia ho d’avere; né in pellegrinaggio mai andai, se non a Roma per lo perdono, né intendimento ho d’andarvi mai. E sognato ho alcuna volta d’essere percosso dalla saetta folgore; e mai non fu’ assalito da’ nimici; e nimici non ho, ch’io sappia; e non sostenni mai danno o perdita di cose che ’l fuoco ardesse, come dicono quel sogno significare. E del cadere de’ denti più volte ho sognato, e non me ne cadde però mai veruno, se none i primi lattaiuoli; né non m’avviddi mai che presso a quel cotale sogno morisse mio parente o amico, avvegna, che prima e poi molti miei parenti e amici morissono. Sì che la sperienza, che ’nsegna le cose certe, dimostra ch’e’ detti interpetri sono fallaci: imperò che quello giudicio puote essere degli altri sogni, che di quelli ch’abbiamo posti per essemplo. Se non fosse già che ad alcuna persona fosse intervenuto, che64 sognando alcuni di quegli sogni o alcuni altri interpetrati, quello che [p. 350 modifica]dicono che significano: la qual cosa potrebbe essere per alcuna speziale cagione, secondo la quale altrimenti sogna alcuno che non fa un altro; e una persona fa più veri sogni che non fa un’altra; chè non è dubio che grande differenza è nel sognare di diverse persone, secondo le complessioni,65 e’ pensieri, gli affetti, e la varietà degli uffici, degli studi e delle occupazioni, che sono cagioni de’ sogni. Onde si truova persone che non sognano mai: alcun’altre che sempre ch’elle dormono, sognano: altre sono che sognano nel cominciamento del sonno, poi non più: e molte altre che sognano nel mezzo e non nella fine, e alcun’altre che sognano più presso al termine del sonno. Ancora sono di quelle persone che si ricordano d’ogni cosa ch’elle sognano, e sánnole poi raccontare:66 e molti si truovano che non se ne ricordano e non le sanno ridire. E così è grande varietà de’ sogni per le cagioni diverse e dentro e di fuori, e per la isvariata67 disposizione dell’organo fantastico, dove si riceve la immaginaria apparenza e visione del sogno. E però non doverrebbono i detti interpetri darne regola generale dicendo: – Chiunche sogna la tal cosa, significa che così interverrà; – ma potrebbono dire, se sapessono che ne fosse vero alcuno: – La tal persona così le ’ntervenne della tal cosa; – o: – Così le doverrebbe intervenire per la tale ragione.68 – Onde, non assegnando niuna ragione della loro interpetrazione, e prendendo generale quello che forse alcuna volta ad alcuna persona o per alcuna speziale cagione interviene, non pruovano il detto loro essere vero; ma dee essere riprovato, sì com’egli è [p. 351 modifica]insofficientemente provato. E imperò che veggono che per ragione e per la sperienza son convinti falsi, prendono una fugga,69 e pertinacemente il loro errore difendendo, dicono che quello che dicono della significazione di tutti i sogni, è vero; ma hanno certo tempo, e non uno medesimo, infra ’l quale interviene quello ch’è significato per lo sogno fatto. Onde dicono che ’l sogno fatto dalla prima ora della notte infino alla terza, ha il suo tempo infra ’l quale dee intervenire quello che significa: venti anni, venti mesi, o venti settimane, o venti dì, o venti ore. Il sogno fatto dalla terza ora70 insino alla sesta, verificherà la sua interpetrazione infra quindici anni, o, il più che si possa indugiare, infino a diciessette. Quello sogno che si fa dalla sesta ora71 della notte infino alla nona, si compierà sua interpetrazione ne’ quattro o ne’ cinque anni. Il sogno che si sogna dalla nona ora della notte insino al principio dell’aurora, dicono che si dee compiere insino a uno anno, o sei mesi o tre, o ’nfra ’l termine di dieci dì. E quegli sogni che si fanno intorno all’alba del dì, secondo che dicono, sono i più veri sogni che si facciano, e che meglio si possono interpetrare le loro significazioni. Più altre cose dicono anfaneggiando, come sono usati; le quali non scrivo, acciò che non paia ch’io sogni scrivendo, come fanno questi bugiardi sognatori, che pensano di fare altrui credere, secondo le loro fantastiche immaginazioni, e che si debba aspettare la significazione del sogno venti anni. E se avessono detto di quegli [p. 352 modifica]sogni de’ quali sono cagione le stelle e le pianete, le quali compiono loro corso in certo e diterminato tempo, averebbe qualche apparenza di potere essere vero. Chè, come la stella è cagione, colla sua influenza e col suo movimento, del sogno, così fors’è,72 col compimento del suo corso, cagione d’adempiere la significazione e l’effetto del sogno. Ma dicendo ciò indifferentemente di qualunche sogno, avvegna che ci ponga la differenza dell’ora del sognare,73 è da farsene beffe.

E acciò che non paia ch’io voglia al tutto annullare la scienza de’ sogni e della loro interpetrazione (chè se il lettore si ricorda bene di quello c’ho scritto di sopra, non l’annullo al tutto, anzi in parte l’appruovo, quanto a quegli sogni che hanno naturale o soprannaturale significazione),74 è convenevole che nella fine del trattato, quasi per modo d’uno epilogo, ricogliendo in brieve quello che di sopra lungamente è scritto, si ponga quello che de’ sogni si debbe, schiudendo tutte l’altre ciuffole75 e anfanie, tenere. Deve nota che osservare i sogni e le loro interpetrazioni, e dar loro fede, in quanto procedano da rivelazione di Dio o da’ santi Angeli, è lecito. Anche osservare que’ sogni, e loro significazione, che procedono da cagioni naturali, dentro dalla persona e di fuori, far si puote sanza peccato, non andando più oltre che si stenda la virtù di quelle cagioni naturali. L’osservare de’ sogni che non hanno naturali cagioni, o non si sanno, ma per certe regole dell’arte magica s’interpetrano, dando loro certe significazioni le quali non hanno, è grave peccato e diabolica vanitade. E simigliantemente, è gravissimo peccato e [p. 353 modifica]sacrilega idolatria procurare d’avere sogni o loro significazioni dal diavolo, o con invocazioni o con sagrifici, o con altri patti, taciti o spressi; o dare fede o andare dietro, benchè procurati non sieno, a sogni o a revelazioni ch’altri sappia o creda o dubiti che siano dal diavolo.

Una cosa sola ci rimane a chiarire, la quale, per le cose dette di sopra, è assai manifesta: tuttavia, perch’ella è comune quasi a ogni gente, e potrebbe fare comune dubio, è utile a chiarirla qui. E questo è, che ogni persona comunemente pruova che molte volte alcuni suoi sogni intervengono il dì medesimo che la notte sono sognati. Onde, veggendo la persona quello che sognò, si ricorda del sogno, e dice: – Quest’è il sogno mio ch’io feci stanotte. – Onde pare che certi sogni sieno veri, e pure76 rinvertiscano alcuna volta. Direbbono gl’interpetri nostri, che ciò interviene de’ sogni che si fanno in sul dì, dei quali l’uomo si ricorda sempre, e non s’indugia a rinvertire oltre a quel dì. Questo, come gli altri loro detti, poco o niente vale; imperò che né l’ora del sognare né ’l sogno né il ricordarsi del sogno puote essere cagione di farlo rinvertire. Ben potrebbe la persona, per la ricordanza del sogno, muoversi a fare o a non fare alcuna cosa, sì come è provato di sopra: ma che alcuna altra cosa, fuori della persona, intervenga, o muovasi a fare o a non fare alcuna cosa per lo sogno fatto, questo non puote essere. Che quella cosa che interviene, per la quale altri si ricorda d’aver sognato, sia cagione del sogno fatto, anche essere non puote; imperò che quella cosa ancora non era quando il sogno si fece; e quello che non è, non puote essere cagione d’alcuna cosa, ch’ella sia. Conviene adunque che ’l sogno sia quella cosa che fa ricordare del sogno; non che sia cagione del sogno, né ’l sogno d’essa: e però si riducono in alcuna ragione comune, come sarebbe alcuna cagione naturale o sopra natura; sì come [p. 354 modifica]è posto di sopra l’essemplo della luna, la quale è cagione naturale e comune a fare sognare che piova, e a fare piovere: non che ’l sognare che piova sia cagione di fare piovere; né ’l piovere di poi77 che ancora non pioveva, fosse cagione di fare sognare che dovesse piovere. E così si dee tenere e dire di tutte le cose simili naturali, e de’ loro effetti. Delle cagioni sopra natura anche si conviene dire che in loro si riducono cotali effetti; e sono cagioni sopra natura Iddio e ’l diavolo. Onde Iddio alcuna volta fa sognare, e fa rinvertire il sogno ch’egli ha fatto fare: come se facesse sognare ad alcuna persona che facesse limosina ad alcuno povero, e spirasse a quel povero ch’andasse alla chiesa o alla piazza dove colui ch’avesse sognato78 il potesse trovare, e trovandolo poi e dandogli limosina, si ricordasse d’averlo sognato; non sarebbe il sogno né ’l dare la limosina cagione l’uno dell’altro, ma Iddio sarebbe cagione comune e dell’uno e dell’altro. Così somigliantemente il diavolo farà sognare ad alcuna persona ch’ella venga a parole e a rissa con alcuno amico e vicino; e a quel cotale farà venire alcuna cagione per la quale egli vada a quel luogo dove quella persona che ha sognato lo possa trovare; e all’uno e all’altro parerà innanzi alcuna cagione per la quale vengano insieme e a rissa e a tencione. Allora ricordandosi la persona che sognò del sogno, potrà dire: – Ecco che ’l sogno ch’io sognai stanotte, è tutto rinvertito: – e non sarà però il sogno cagione della tencione né la tencione del sogno, ma il diavolo sarà cagione e dell’uno e dell’altro. De’ sogni de’ quali si truova scritto da autori degni di fede, che sono verificati e rinvertiti (come scrive Valerio Massimo della morte di Giulio Cesare, e di quegli due compagni d’Arcadia, e di più altri; e come si legge nella leggenda di santo Ambruogio [p. 355 modifica]arcivescovo di Milano, che addormentato parato in sull’altare in Milano, fu a fare l’uficio alla sepoltura di santo Martino in Francia), è da dire che di ciò non furono cagioni naturali, chè non si stende la virtù della natura a tanto, ma furono cagioni sopra natura; o Iddio, per lo ministerio degli Angioli santi, nel sogno, o vero visione, o ràtto che fosse di santo Ambruogio. E della matera de’ sogni basti quello che stesamente n’è scritto nel presente trattato.


DEO GRATIAS, AMEN.79

Note

  1. Manca nel Manoscritto: Trattato. Il Salviati continua l'antecedente; gli antichi editori pongono solamente il segno di un nuovo capitolo.
  2. Nel senso di anche.
  3. Il Manoscritto e la stampa del primo secolo: da.
  4. Ediz. 95: quel comandamento che Dio fa.
  5. Gli editori del 25, volendo qui aggiungere la congiunzione che la simmetria vorrebbe e i Manoscritti non danno, ricorsero all'espediente di scrivere: amor' e odio.
  6. Ediz. 95: non multiplichi.
  7. Il Codice: non è dassè.
  8. Manca all'apografo, e all'edizioni del quattro e cinque cento: le quali.
  9. Ediz. 95, seguita e rammodernata dal Salviati: brighe, rixe, bactaglie.
  10. Di vederle, scorrettamente, la stampa del primo secolo. Del sognar di volare, è parlato anche alle pagg. 348 e 349.
  11. Plurale di celebro, che troveremo alla pag. 342, secondo il Manoscritto nostro, e la stampa del 25. Il Salviati pose qui cerebri, e celabro al luogo indicato: la stampa antica, con massiccio errore, ha necerchi; indizio di: cerebi.
  12. Locuzione, secondo il mio credere, non chiara o non ispiegata abbastanza. Nè meglio il Codice: è segno di sviamento. Quest'ultima voce (sviamento) frammezzo a diversi errori, è ancora nella stampa del primo secolo.
  13. Lasciamo stare bevanda, com' ha l'edizione del 25; perchè a questa l'aggiunto torbida si affà certo meglio che a vivanda, com' hanno il Testo nostro e le stampe del quattrocento e del Salviati.
  14. Il Manoscritto: e artificio.
  15. Nell'edizione del 25 fu impresso, vede ed ode, che il Domenicano non iscrivea certamente.
  16. Così, col Manoscritto, anche la più antica edizione. Nella stampa dell'85 si vede soppresso il si; in quella del 25 è abbreviato: o altre cose ch'elle sieno.
  17. Lezione pur buona del Testo nostro; invece della quale ha il Salviati: e non le pare aver voce.
  18. Sola qui l'impressione del XV secolo aggiunge l'articolo: el.
  19. Sopprimiamo cogli Accademici l'incomodo e, sia come copula o verbo, che gli altri editori serbavano, e ha pure il nostro Manoscritto.
  20. Il nostro Testo e l'edizione del 85: dormire.
  21. Nel Manoscritto: di dirietro.
  22. La stampa antica: o male.
  23. Salvatica, aggiunge qui l'impressione sola del 1725.
  24. A malgrado di quanti in questa fatica mi precedettero, e del copista delle Murate, ho riposto qui la parola latina e di Crusca e doppiamente classica ceraunio, non trovando argomento alcuno per salvare o difendere la comune lezione: ceraumo.
  25. La Crusca non registrò questo nome, che il Salviati scriveva ieraite, l'antica stampa ieralute, un Manoscritto ieracute, un altro geraiete, ed il nostro ieralucie. Credo doversi intendere la hueracites di Plinio.
  26. Nel Salviati: evvi; dove sono pur taciute le seguenti parole parendo che rida, le quali mancano ancora al Manoscritto ed all'antica edizione.
  27. Tra i casi in cui gli scrittori moralisti divengono scandalezzanti, questo scherzo, per sedici righe continuato, è ceramente uno dei più notabili.
  28. Per segno della pronunzia plebea, riferiamo la scrittura del Codice a questo luogo: utorità.
  29. L'edizione del 25 aggiunge: ed utili.
  30. Ediz. 95 e 85: de' cristiani.
  31. Sola qui la stampa degli Accademici: a dietro.
  32. Il Testo: sono.
  33. Non bene il Salviati: corrano; e il Testo e l'antica stampa, erroneamente: occhorrino.
  34. Il Codice: nel corpo.
  35. Queste sono le parole molto verisimilme te scritte la prima volta dall'autore. Può darsi che rivedendo egli stesso, dopo qualche tempo, l'opera sua, sostituisse: come è gia suto (Codice nostro), o: come già è issuto (edizione del Salviati); ma le correzioni di tal sorta, inettamente curiose, sono per lo più prodezze da trascrittori.
  36. Il Testo nostro: di qui a due mesi.
  37. Sola la stampa degli Accademici: manate.
  38. Leggiamo, per amor di chiarezza, col Salviati. Tutti gli altri: non.
  39. Maniera per nostro Autore non nuova, se vogliasi far caso della variante indicata aa pag. 293, lin. 17 e no 1.
  40. Così costantemente nel Manoscritto e nella più antica impressione. Altrove: dilectata, diletico e le voci corrispondenti del verbo dileticare.
  41. Ediz. 95: dire al ec.
  42. L'edizione sola del 25 tramette qui: occulta.
  43. Il Salviati leggeva o correggeva: contato.
  44. Vedi la nota 2 a pag. 329.
  45. Il nostro Testo sembra avere: piovrà.
  46. Così, col Codice, ancora la stampa del 95. Nell'altre due: venisse dell'acqua.
  47. Le due più antiche: che ha punto (o niente) d'intendimento.
  48. Non bene, a me sembra, il Salviati: e quelli cotanti.
  49. E assolvere, il Testo; come l'antica stampa: 'et absolvere.
  50. Così tutti; e nessuno come avremmo desiderato: tanto si stende quanto.
  51. Così nel Manoscritto e nella stampa del 95. Nelle altre: sottraendogli.
  52. Non so se il Passavanti volesse realmente alludere al libro di Zoroastro; ma il Codice nostro e la stampa del Salviati hanno: nel libro.
  53. Ediz. 95: negromanti.
  54. Ediz. 95: alle pene et al fuoco.
  55. Vedi la nota 4 a pag. 323. Qui tutti gli altri, e gli Accademici ancora: paganesimo. Quanto al senso bellissimo che può in questo luogo osservarsi del verbo tenere, non parmi che venisse avvertito nè dichiarato espressamente nei nostri Vocabolari.
  56. E qui replicando il Salviati paganesimo, ripropongono gli Accademici: paganismo. Spiegheremo (chè sembra occorrere) il fenomeno col facile scambio dell e con l' i negli antichi manoscritti, quando troppo speso omettevasi di segnare su questa lettera il punto oggi divenuto inevitabile.
  57. Parola da tutti i testi confermata, ma non dal Vocabolario, come dovevasi, dichiarate. A noi pare metonimicamente posta per falsatori, presa la similitudine dei contraffattori dei coni per fabbricarne falsa moneta. Dante: «S' i' dissi falso, e tu falsasti il conio.»
  58. Preferiamo, perchè meno di tutte oscura, la lezione del Salviati. Il nostro Testo, coll'antica stampa, ha: pongosi; gli editori del 25: pongo.
  59. Ediz. 95 e 85: morir tosto.
  60. Seguitiamo l'ordine e, per quanto ci giova, la lezione del nostro Manoscritto, sebbene guasta in tre lavori: cioè pricissioni in vece di possessioni, fatta in vece di fatti, occisioni in vece di arsioni. Nessuna notabile varietà ci offeriscono le stampe, nelle quali il periodo finisce: grande danno nelle sue possessioni (o: nelle sue cose) per asione fatta da' suoi nemici.
  61. Seguitiamo l'apografo delle Murate, poichè nessun altro ci porge la scrittura che oggi direbbesi retta di tal parola; cioè: ediz. 95 e 85 menzonieri; 25: menzionieri.
  62. Lovedolmente, l'antica edizione: et se non, com'io, habbiagli.
  63. Il testo, colui che 'l sogna.
  64. Questo che, comunque il periodo voglia leggersi o puntuarsi, è, chi ben guarda, superfetaneo; ma nessuno de' testi di che ci ajutammo, potè farci animo a sopprimerlo.
  65. L'edizione del primo secolo aggiunge qui: naturali.
  66. La medesima: recitare.
  67. Un nuovo vocabolo sarebbe qui recato in mezzo dal nostro Manoscritto per la lezione da esso offertaci: per la svarietà e disposizione. Ma lo scambio di alcune lettere e la posteriore aggiunta della copulativa, sono cose, chi ciò sa, troppo facili ad accadere.
  68. Così, col Manoscritto, sostanzialmente il Salviati. Nelle edizioni del 95 e 25 sono varianti per qualitù o numero di parole notabili; ma non così, pare a noi, pel sentimento.
  69. Dopo molto considerare, ci risolvemmo ad accogliere la lezione addottata dagli Accademici del 25, e autenticata eziando dalla Crusca (V. Fugga.) In quanto a leggersi nelle stampe del 15° e 16° secolo: prendono una oppenione (o opinione), tralasceremo di dir quello che ne pensiamo nel rammentarci della voce parisonante imponione, che usasi tra la plebe di alcuni paesi italiani, nel senso di ostinata e invicibile opinione. Il copista delle Murate saltò a piè pari questa, per noi (come fatto di lingua da costatarsi), molto importante parola.
  70. Il Testo: dalle tre ore.
  71. Il medesimo: dalle sei ore.
  72. Una delle restaurazioni del senso che si debbono al nostro Codice e alla stampa del quattrocento; male nelle più recenti leggendosi: fosse.
  73. Insulsamente il Codice e le due stampe antiche: la differenzia del parlare del sognare; che gli Accademici a ragione rifiutarono.
  74. Ediz. 95: che hanno naturale interpretazione.
  75. Nel Manoscritto: ciuffe.
  76. Nel Codice: pare.
  77. Così, colla stampa del 25, il nostro Manoscritto. Ma l'antica e il Salviati: nè il piovere dopo il sognare.
  78. Non intendo perchè gli Accademici del 25 preferissero il modo assai meno opportuno: dove quel sognatore.
  79. In tutte le edizioni di questo libro, tranne quella del 1495, non però nel nostro Manoscritto, vedasi aggiunta la seguente avvertenza:

    «Questo libro non è compiuto, perocchè seguitavano a dire ancora assai cose utili degli altri vizi principali. O che 'l Frate che 'l faceva morisse in quel tempo, anzi che egli il compiesse; o che alla morte sua si perdesse quello che manca; non se ne truova più. Preghiamo Iddio che gli rappresenti all'anima sua questo benefizio e tutti gli altri, e menilo a' beni di vita eterna. Qui est benedictus in secula seculorum.»