Trattato della neve e del bere fresco - Versione diplomatica/1

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Trattato della neve e del bere fresco

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Trattato della neve e del bere fresco
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TRATTATO


DELLA NEVE


E DEL BERE FRESCO.


RACCOLTO PER M. Giovan
Batista. Scarampo, dal Trattato del
Monardo Medico di Siuiglia, &
ridotto in lingua Toſcana.


QVesta machina del Mondo, la quale contiene in ſe tutte quelle perfezzioni, che può l’huomo con l’intelletto capire, ſi divide in due parti, Etherea dico, & Elementare. La Etherea è lucida ſenza alcuna variazione, & eterna. Queſta contiene in ſe undici Sfere, ò Cieli, in ſette de quali ſon locati il Sole, la Luna, & gl’altri pianeti. L’ottavo, con varie figure è tutto ornato di Stelle: Il nono, è chiamato Chriſtallino. Il decimo, primo mobile, & l’ultimo Cielo Empireo, che vuol dire Cielo di fuoco, per lo ſuo molto ſplendore, & è immobile. L’altra parte, è questa noſtra regione elementare, la quale continouamente è in moto, & ſoggetta à tutte le alterazioni poßibili. Questa ſi diuide in quattro Elementi, fuoco, aere, acqua, & terra: Della miſtione de quali, tutte queste coſe inferiori vengano composte, & generate. La terra, è ſituata nel mezzo come centro di tutta la machina; l’acqua, la circonda, & bagna per ogni parte; l’aere quaſi vn ſottilißimo velo, & lungamente disteſo, ammanta l’vno & l’altro di [p. 2 modifica] detti Elementi, & il fuoco gira & abbraccia l’aere, distendendoſi fino al Ciel della Luna. Tutti questi corpi ſemplici, ſono in continuo moto, come vediamo nelle impreßioni, che in eßi ſi fanno. Solamente la terra è immobile, come centro del tutto, però alterabile in ogni ſua parte. La terra è mista aſſai d’acqua, & d’aere: Solo il fuoco non ha mistione d’altro Elemento: L’aere, è vn corpo molto principale; il quale ſi diuide in tre parti. L’vna è chiamata ſuprema, per eſſere contigua alla regione del fuoco, & è calda, & ſecca per la vicinità, che ha ſeco, riceuendo in sè molto delle ſua qualità; la quale è chiara & pura: per non poterui aſcendere, nè venti, nè nuuole, & queſta ſi chiama parte, ò regione celeste. La parte poi più baſſa, propinqua all’acqua, & alla terra, è groſſa, torbida, piena di vapori, & percoſſa da raggi del Sole, la cui ripercußione fà, che questa parte venga anchor eſſa ad eſſere calda à ſomiglianza della ſuprema. Et per questo, quella di mezzo trouandosi fra questi due estremi viene ad eſſere fredda. Ne per altra cauſa ſi raguna, & accoglie il freddo in queſta parte di mezzo, che per fuggire il calore de gl’eſtremi ſuddetti. Ma è da ſapere che questa regione, che noi diciamo di mezzo ha in sè parti più, & meno fredde. Percioche la parte vicina à noi altri, non è coſi fredda, come quella, che stà contigua alla parte ſuperiore del fuoco; & però quanto più i vapori ſaliſcono in alto, tanto più ſi cõdenſano, & ingroſſano. In queſta mezza regione dell’aere, ſi generano le nuuole, la rugiada, le pruine, le pioggie, le neui, le grandini, le nebbie, & tutte le altre impreßioni, come tuoni, lãpi, baleni, ſtelle dette cadenti, comete, & quante apparizioni, la sù per mezzo de vapori caldi & humidi, ò caldi & ſecchi, infiammati dal fuoco, à gl’occhi de riſguardanti ſi moſtrano. Et la principal materia, di che ſi generano tutte le impreßioni [p. 3 modifica] ſopra narrate è la nuuola: la quale ſi fà di molti vapori, che dalla baſſa parte alla mezza regione dell’aria per virtù del Sole, s’inalzano, doue accogliendoſi in vn corpo diuenta ſpeſſa, & quaſi ſolida per la fredezza di eſſo luogo. Per questa cagione adunque la nuuola, è quaſi madre & materia commune di tutte le impreßioni, che nell’aere ſi formano; Et perciò viene ad eſſere anchor madre & materia della neue: eſſendo la neue generata di eſſa nella mezza regione dell’aere. Di modo, che la neue nõ è altro, che vn vapor freddo, & humido, il quale inalzatoſi arriuò fino alla mezza region dell’aere, formando in eſſo il corpo della nuuola, con una mezzana frigidità, la quale nõ è tanto gagliarda, come quella che genera la grandine, ne tanto rimeſſa, come quella, che genera l’acqua. Et però quel vapore auanti, che ſi traſmuti in acqua ſi gela, & rompendoſi cade in pezzi, che ſono bianchi, per eſſere incluſa in eſſo maggior freddezza, che nell’acqua ſemplice. Il che ci mostra Galeno nel libro della Iſtoria filoſofica, per autorità di Anaßimene, dicendo. Dell’aere condenſato ſi formano le nuuole, & del medeſimo, ma più ingroſſato, ſi genera la pioggia: & il medeſimo agghiacciandoſi fà la neue, & ſe più ſi condenſa, & indura, ſe ne fà la grandine. L’isteſſo Galeno nel libro de vtilitate reſpirazionis, dice: Le nuuole congelate diuentano neue, che è la materia d’onde ſi fà la pioggia. Cade la neue in luoghi alti, i quali per loro natura ſon freddi, & però lungamente vi ſi conserua. Di rado cade nelle valli, & ſe pur vi cade, è minuta, & ſubito ſi liquefà & distrugge. Non cade ne liti marittimi, ſe non radißime volte, per il calore del mare, & per li venti, che quindi continuamente ſpirano. I ſuoi contrarij ſono, il caldo, & l’humido. Ma molto maggiore il vento auſtrale; Et nel libro nono de ſimplicibus, dice, Che ſono ſtati [p. 4 modifica] filoſofi quali hanno detto, la neue richiudere in ſe parti calde; percio che preſa in mano riſcalda à guiſa del fuoco. Et nel quarto de medeſimi libri afferma, che andando egli ſopra la neue, ſe gli riſcaldarono i piedi; Ma la cagione di questo effetto non è perche la neue ſia calda, ò che habbia parti calide, ma perche con la ſua freddezza proibiſce chel caldo interno non habbia per onde vſcire, & per queſta cauſa l’arſura che diciamo, la qual pare, che ne incenda. Etche ſia il vero ponendoſi in tal caſo le mani ò piedi nell’acqua calda, ſi apriranno ſubito i meati per virtù del calore, & vſcendo fuori il caldo interno, reſteranno le mani, & i piedi freddi. Quando è aere di tramontana cade la neue quaſi ſempre nel verno, & principalmente, in terre, e paeſi montuoſi, ne mai ſe non per miracolo in region calda. Quando cade è di bellißima, & grazioſa viſta, cadendo in biãchißimi fiocchi, quietamente ſenza tempeſta, & ſenza vento. Et di eſſa la giouentù prende marauiglioſo diletto ſcherzandoui. Non apporta mai danno, percioche ſe ben fà con la ſua freddezza indurire la terra, diſſoluendoſi poi la inteneriſce, & ingraſſa, ammazzando l’herbe cattiue. Et come dice Aulo Gellio, fa creſcere le buone, & le rende fruttifere, & però è in prouerbio (Anno di neue) Anno di bene, è gratißima a’ montanari, & cacciatori, percioche nel tempo, ch’ella fioccha, eßi fanno maggior preda di ſeluaticine. Dice anchora Galeno, che la neue prohibiſce ch’el peſce non ſi corrompa, anzi che per lungo tẽpo il conſerua, fà parimente che non ſi putrefacciano le carni: Il che ſi vede nelle montagne, doue ſpeſſe volte ſi trouano fra la neue corpi morti d’huomini, & di fiere coſi agghiacciati, che nõ ſi corrompano, come fuſſero imbalſamati. Dice anchora l’isteſſo Galeno, che il ſognarſi neue, è indizio di infirmità fredda, Ma quanto più la neue si viene attempando, tanto più ſi fà [p. 5 modifica] dura, & perde la ſua bianchezza. Finalmente s’induriſce in modo, che ne monti forma edifizij, & balze di tal maniera, che pare habbino à durare i ſecoli.

Diverſe altre qualità buone hauerei à dir della neve, ma laſcio di raccontarle, per trattarne ſolamẽte vna, che è la più grande, & piu principale, ch’ella habbia, & che hoggi è posta in vſo da tutto il mõdo. Et questa è, che cõ eſſa ſi rinfreſca talmẽte quel che beuiamo, che con ogni ſicurezza lo rende ſi temperatamente freddo, come il nostro guſto, & la noſtra ſalute puo tollerare. Il che, è di tanta ſodisfazione che stimo non ſi troui coſa, la quale poſſa far’vn ſimile effetto, ne con più gusto, ne cõ più ſuauità.

Tratteremo adunque primieramente (poi che l’effetto de la neue è di rinfreſcare) che coſa ſia ber freſco: a che ſorte di perſone conuenga quest’vſo, & quali ſiano quelli, che poßino con ogni ſicurezza farlo, coſì per conſeruazione della loro ſanità, come per medicina à qualche ſpezie d’infermi.

Hebbe origine il bere freſco dalla neceßità, che tutti generalmente habbiamo della nostra conſeruazione, percioche è uno appetito naturalmente innato in tutti gl’animali, per dar pasto, & restaurare quell’humido, nel quale è posta la noſtra uita, & che continouamente ſi perde. Et per questa cagione la natura produſſe l’acqua; la quale è fredda, & humida, accioche beuendo ſi ripari quanto ſi può à queſto continuo mancamento. Et però Hippocrate, Galeno, Dioſcoride & gl’altri dicono, che l’acqua hà da eſſer priva d’ogni ſapore, d’ogni odore, & d’ogni colore: che ha da eſſer lucida, chiara, leggiera, & fredda. Perche l’acqua di ſi fatte condizioni restaura l’humido vitale, & fà digerire il cibo, accioche poſſa penetrare nel fegato, & quiui trasformarſi in ſangue. Dice Galeno, che vna delle principali qualità dell’acqua buona, è che ſia fredda, perche [p. 6 modifica] eſſendo tale, hà in ſe molte virtù, delle quali neceſſariamente, vien’ad eſſer priua la calda. Auicenna parimente la loda molto, dicendo coſi. La verità è, che l’acqua fredda fà ſi, che conforta lo stomaco: gioua à coloro, che hanno il ventre lubrico, & à coloro, che patiſcono flußi, & ſcorrenze di corpo di qual ſi voglia ſorte, & da qual parte ſi vengano; Et à quelli anchora, che per cauſa di tali ſcorrenze ſi trouano infermi. Quindi ci fa conoſcere Auicenna, quanto conuenga l’vſo dell’acqua freſca à coloro, che patiſcano ſi fatti mali, & maggiormente, ſe fußino cauſati da humori caldi. Il che vediamo in alcuni, i quali con vna beuuta d’acqua fredda ſi guariſcano de flußi colerici, & in alcuni altri, che beuendola freddißima ſi ſanano de dolori, & paßioni di stomaco. Si come Galeno racconta nel ſettimo del ſuo Methodo, dicendo. In vn giorno, anzi in vn’hora cõ una buona beuuta d’acqua fredda habbiamo riſanati molti infermi & deboli di stomaco: Alcuni de quali nõ ſolo con acqua freſca di fonte, ma con l’acqua rinfreſcata ſotto la neue, nel modo, che ſi coſtuma in Roma. Et per questo credo io, che Cornelio Celſo comãdi nel primo libro a’ deboli di ſtomaco, che dopo il mãgiare beuino acqua freddißima, & il medeſimo comãda à coloro, che patiſcono flußi colerici, & ſcorrẽze d’humori caldi. Fortifica anchora ſecondo Auicenna tutte le virtu interne, & aiuta mirabilmẽte le loro operazioni, per darne ad intendere quali; và di mano in mano eſplicando; la digeſtiua, l’attratiua, la retentiua, & l’eſpulſiua. Dice anchora nella ſeconda del primo. L’acqua fredda è la miglior di tutte l’altre, perche è quella, che à ſani accreſce l’appetito del mangiare, & rende gagliardo lo stomaco, & poco auanti diſſe. L’acqua, che non è fredda, corrompe la digeſtione, & fa, che il cibo nuoti nello stomaco: Non leua la ſete, cauſa Hidropeſia, corrompendo tutto quello, che [p. 7 modifica] prima ſi digeriſce, & con l’innato calore và conſumãdo il corpo. Questo medeſimo cõferma Iſac, Aliabas, Raſis, & molti altri, i quali tutti affermano l’acqua fredda cõvenire alle compleßioni temperate, eſſendo la calda nociua, & cagione di molte infirmità. Vna coſa comãda Auicenna, nella terza del primo & è che colui, che deſidera ber freddo, faccia prima buon fondamẽto col cibo, mangiando per qualche ſpazio, anzi dice di più, che il ber freddo non ſi ha da far tutto in vn colpo, ma à poco, à poco: Percioche coſì gioua in duo modi, l’vno, che ſi prende maggior piacere beuendo, maßimamẽte per reſtar’una parte di quell’appetito naturale, per la ſeconda & terza beuuta: l’altro, che non ſi reprime, ò ſuffoca il calor naturale, come ſi puo uedere, nel vaſo quando bolle, nella quale gittandoſi tutta l’acqua in vn colpo, laſcia di bollire, ma à poco à poco, non manca dell’opera ſua; Per queſto adunque comanda il buon Medico, che volendoſi ber freddo, ſi bea con vaſo di bocca stretta, eſſendo i vaſi di bocca larga vn’ampla licenzia a coloro, che guſtano troppo il bere. Ma ſe con vaſi di queſta ſorte ſi pigli vento, ò nò, mi rimetto al dottor Viglialobos, che n’ha trattato.

Si trahe adunque dalle coſe dette, che coloro, che beono freddo, nõ hanno da bere ſubito nel principio del paſto: cõtra il qual precetto fan molti. I quali non prima ſi pongono il boccone fra denti, che voglion ſubito bere freddißimo, & perche lo stomaco è voto, non resta di riceuer danno: Il qual danno, attribuiſcon poi ſubito alla frigidità del beuuto, & non al mal’ordine, che tengono; Il qual mal’ordine hauendo ben conſiderato Auicenna diſſe; Il ber freddo, ſenza il precetto dato da lui, è cauſa di molte infirmità. Ma ſe ſi bee con ordine, coſi nel tempo, come nella quantità, fa i giouamenti predetti; Per tanto miri ciaſcuno come bee, & come ſi conuiene, & in ſe medeſimo [p. 8 modifica] faccia l’eſperienza del tutto. Et ſe il bere freddo nella maniera detta da noi li giouerà, che continoui. Ma ſe qualcuno è infermo, o mal compleßionato non faccia queſta eſperienza, perche io m’ho proposto di perſuader coloro, a’ quali il bere freddo non può cauſar danno. Percioche molti Signori & Prencipi, che l’hanno in costume, ſe non beono freddo, ſi toglie loro l’appetito del mangiare, ne prẽdono guſto delle coſe, che mangiano, ma l’ingolano con tristezza, percioche non ſodisfà loro, quello che beono: anzi col bere caldo riempiono lo stomaco di ventoſità, ne poſſono in modo alcuno far buona digeſtione. Ma chi ſarà colui, purchè ſia mediocremente ſano, che nel maggior caldo della state, ſoprafatto dalle faccende, & ſtanco dal lungo eſercizio, venendo à mangiare con l’anhelito frequente, con le fauci arſe, & cõ la lingua ſecca, laſci di bere freddo? maßimamente, che oltre la delattazione del guſto, li ſeguano i giouamẽti predetti, & ſi ſoccorre alla neceßita, & al trauaglio, sẽza offender punto la ſua compleßione. Alche fare ne da animo Galeno dicendo. Nel tempo dell’estate, nel quale il nostro corpo ſi truoua non pur caldo, ma tutto infiammato, habbiamo da vſar cibi, che ne rinfreſchino, anchora che ſieno di mal nutrimento, come ſuſine, more, pere, mele, ciriegie, poponi, zucche, & anco frutte più fredde. Dice anchora in ſimili tempi poßiamo ancho vſare altri cibi freddi, come ſarieno piedi porcini cotti nell’aceto, latte rappreſo, & ſimili; anzi dice, che queſte medeſime coſe ſi debbono rinfreſcare. Deeſi per tanto rinfreſcare anchora tutto quello, che habbiamo da bere, anzi annacquare il uino freddo cõ l’acqua fredda, ò di fontana, ò rinfreſcata ſotto la neue. Se dunque ſi ha da rinfreſcare quello, che ſi mangia, quanto più quello, che ſi bee? Et poi che Galeno hà fatto lunga digreßione intorno à quanto conuiene di fare nel tempo dell’estate, circa il [p. 9 modifica] mangiare & bere, freſco, dichiara quali hanno à bere di questa maniera, & dice. Quelli che hanno da bere freſco ſono coloro, che hanno molte faccẽde, & penſieri di molte coſe, come Gouernatori di Città, & di Republiche, i loro ministri, che partecipano de medeſimi trauagli, & penſieri. Coloro parimente che cõ molto & aſpro eſercizio trauagliano il corpo, & ſpezialmente i ſoldati, & quelli che caualcano à lungo & frettoloſo cammino. Volendo ſotto questi eſſempi rinchiudere ogni eſercizio, & fatica tanto del corpo, quanto dell’animo, hauendo finalmente trattato di ſimili materie, ſi modera ſotto questa forma dicendo. Coloro però, che non viuono con ſi fatti penſieri & faſtidij, ma in ozio & in piacere, ſi come non hanno molto caldo che li sforzi à bere molto freddo, coſi ſe n’aſtenghino, & beuino ſolo con acqua naturalmente fredda, & ſenza porla à rinfreſcare con altro artificio, percioche questi tali non hanno biſogno di bere freddißimo. Soggiunge ben poi, che nel tempo della ſtate, ò d’altro gran caldo, anchorche coſtoro viuino ozioſi, & ſenza alcuno eſercizio, poſſono nondimeno bere con acqua fredda, volendo inferire, che ſe in qualche paeſe, come ſarebbe il meridionale, non vi ſarà acqua fredda, che ſi ponga à rinfreſcare; in modo però, che non diuenti freddiſima. L’isteſſo han confermato ne libri de ſanitate tuenda, & in quello particolarmente del mal de Rognoni, doue dice. l’vſo dell’acqua fredda con neue ſi conuiene à tutti coloro, che per natura ſon caldi, ò carnoſi, & corpulenti, & à quelli, che trauagliano aſſai, & queſti dice, poſſono berla freddißima, & tanto piu ſe vi ſono vſati: percioche mediante l’vſo la ſopportano meglio, & con manco danno, che non farebbono coloro, che non vi fußino aſſuefatti, i quali hanno à bere freddo con più conſiderazione & riſpetto. Et benche l’acqua habbia in ſe tante virtu, & ſia cauſa di tanto bene, di [p. 10 modifica] quanto habbiamo accennato per conſeruazione della ſanità, ne hà nondimeno di molto maggiori in curare alcune febbri, & infirmità. Laonde Hippocrate & Galeno trattano particolarmente di eſſa: & Galeno principalmente nel nono del Methodo, & in quello delle cauſe antecedenti, doue riprende Eraſis, & tutti quegl’altri, che a’ febricitanti vietano l’uſo dell’acqua fredda. Et nel primo del Methodo riprende per la medeſima cauſa Ateſalo. Et nel ſettimo ſi vanta hauer ſanato molti di paßione di stomaco con l’acqua freddißima naturalmente, ò rinfreſcata con neue; Et nell’ottauo, nono, decimo, & vndecimo dell’iſteſſa Methodo, ci cura le febbri, & altre diuerſe infirmità. Et in vero l’acqua freddißima, e vn’eccellente rimedio; preſa però con le debite condizioni. Et nell’vndecimo dice, che le febbri acute ſi curano co’l cauar ſangue, & con l’acqua fredda, & ſpezialmente le febbri di ſangue, ò quelle, che di ſangue hanno hauuto aſſai miſtione. Hora dalle coſe predette ſi vedrà quanto ſia neceſſario di rinfreſcare l’acqua nella neue, quando però non ſi troui tanto fredda, quanto conuenga al nostro contento, & alla nostra conſeruazione, & per la cura di molte infirmità. Il che tutto habbiamo trattato con breuità, accioche ſia vn fondamento della noſtra fabrica, & del nostro diſegno, il quale è di manifestare il modo, che ſi deue tenere per rinfreſcare con la neue.

Et perche quello, che ſi hà da rinfreſcare ſotto di eſſa neue è l’acqua ò ’l vino, & tutto quello in ſomma, che di rinfreſcamento ha biſogno, tratteremo qui ſotto quanto dell’acqua ſara neceſſario.

L’acqua è fredda in duo modi, l’uno come ſi caua dalla ſua fonte viua, & naſcente. Et queſta ſe è fredda quanto biſogna, non conuiene di raffreddarla maggiormente, purchè tenga [p. 11 modifica] tanta freddezza, che ſodisfaccia alla noſtra neceßità, ſenza procacciare altra coſa, che più la raffreddi. L’altra ſorte, è quella che non è tanta fredda quanto conuiene, coſi per il noſtro gusto, come per la conſeruazione, & ſalute del noſtro corpo. Anzi per non eſſere fredda quanto biſogna, è cauſa di tutti quei danni, che habbiamo di ſopra narrati. Et pero noſtro intento è trattare di queste acque non tanto fredde, ò ſia per loro natura, ò per eſſere in paeſe caldo, & andremo diſcorrendo in che modo ſi hanno da rinfreſcare, accioche con la loro calidità non ne facciano nocumento, & accioche rinfreſcate quanto conuiene, ſiano tanto di noſtro gusto, che le poßiano bere ſenz’alcun danno. Per tãto deſcriuerremo qui tutti i modi, che per rinfreſcare ſi vſano, & di quelli ſceglieremo il migliore & piu ſicuro, ponẽdo gl’inconuenienti, che in ciaſcuno ſi trouano. Quattro ſono i modi, i quali ſi vſan’hoggi per tutto il mondo da rinfreſcare. Prima con Aria; ſecondo ne Pozzi; terzo con Salnitro; & quarto con Neue. Il primo, auuenga, che ſia commune, & uſato per tutto, è stato però, & è proprio de gl’Egiziani, per non hauere ne pozzi, ne neui, & quel del Salnitro non l’hanno mai conoſciuto. Galeno fà vna lunga digreßione del modo di rinfreſcare con aria, & dice coſi. Gli habitatori d’Aleſſandria, & di tutto l’Egitto, per rinfreſcare l’acqua & poterla bere nel tempo dell’eſtate, la ſcaldono, & cuocono prima, & poi la mettano in vaſi di terra, & gli pongano la notte al ſereno, ò sù le fineſtre, ò nelle loggie. & innanzi che ſurga il ſole, gli tolgono uia, & lauano i detti uaſi di fuori con acqua fredda, & poi gl’intorniano di pampani, ò di lattughe, ò d’altre ſimil foglie, & herbe freſche, & nella parte più ſotterranea della caſa li cõſeruano. Questo modo medeſimo ſi vſa al di d’hoggi per tutto il mõdo, ſe bene con manco diligenzia, non cocendoſi l’acqua, ma ponendoſi ſolamente al ſereno. [p. 12 modifica] Raffreddaſi anchora con Otri, attaccando le pelli piene d’acqua all’aria, che le rimena & dibatte continouamente: il qual modo ſi vſa nella maggior parte di Spagna. Altri rinfreſcano, ponendo i vaſi al ſereno, & prima che ſi leui il Sole gl’inuoltano in alcune vesti, ò pelli, il qual modo è proprio de Paſtori, & di genti di villa.

Questo modo però dì rinfreſcare con aria, patiſce molti inconuenienti, eſſendo l’aria corpo facilmente alterabile, & recettiuo di qual ſi voglia corruzione: & per queſto ſi può ancho facilmente infettare, & coſi infettato guastare ſubito l’acqua, imprimendo in eßa mentre la raffredda della ſua mala qualità. Il che dimostra benißimo Auicenna nella ſeconda del primo dicendo. L’aria è cattiua, ritenendo la miſtione di molte coſe non buone, come di vapori, d’odori, di fumi cattiui: & quella maggiormente, che s’imprigiona tra muri, ò che paſſa per luoghi, ne quali ſiano acque corrotte, herbe, ò piante putride, corpi morti, & ſimili. percioche và riceuendo in ſe la mala qualità di questi, & di quelli, & per tal cagione i medici antichi prohibiſcono, che l’acque non ſi ponghino à rinfreſcare all’aria nel tempo di peste, percioche l’aria mal qualificata imprime anchor nell’acque le male qualità ſue. Vn'altro incõueniente ne ſegue, & è, che non tutte le volte ſi può rinfreſcare l’acqua all’aria, percioche alcune notti, ò le più della State ſono in molti paeſi caldiſſime, di modo, che non ſolo non rinfreſca l’acqua, ma ſi riſcalda, & ſe pure acquiſta qualche poco di frigidità, non dura piu, che per la mattina, quando ve n’è manco biſogno. L’iſteſſo auuiene nell’Autunno, & nell’Inuerno, quando però in ſi fatte ſtagioni (come vſano anchor molti) ſi vuole rinfreſcare all’aria; percioche le pioggie, le tempeste, le nuvole, e l’altre diuerſe alterazioni non danno luogo, che ſi rinfreſchi, di tutte queſte [p. 13 modifica] coſe n’è maestra ottima l’eſperienza.

Vn’altra maniera ſi vſa di rinfreſcare con aria, ch’è la piu ſana, & manco dannoſa di tutte l’altre, mediante la quale non s’imprime nell’acqua alcuna mala qualità, & viene vſata da molte perſone di grado, per rinfreſcare ſolamente quello, che hanno da bere. Et queſto è, che ponendoſi acqua, ò vino in vaſo di terra, o di metallo, maßime con bocca larga, ſi fà vento intorno con vn panno lino bagnato, più ò manco grande d’un lenzuolo, ſecondo l’occaſione, & commodità. Il qual vento hà da eſſer continuo, & ſenza intermißione per lungo ſpazio auanti il mangiare, & ſino à tanto, che ſi leuino le tauole, & con questo modo ſi rinfreſca benißimo, percioche l’aria calda attaccata à quei vaſi ſi toglie con queſto moto continuo, ſuccedendo d’hora in hora il più freſco: il che vediamo ancora per proua facendone vento al viſo, dal quale rimouendoſi l’aria calda attaccata, ſuccede il nuouo, che rinfreſca.

La ſeconda maniera di rinfreſcare, è ne pozzi: dentro de quali ſi laſciano i vaſi pieni la maggior parte del giorno; & talhora tutta la notte. Il qual modo patiſce anchora molti inconuenienti; coſi per cauſa dell’acqua, nella quale ſi raffredda, come del luogo doue ſi mette, & maggiormente nell’acque publiche per eſſere più immonde. Chiaro è, che l’acqua de pozzi è terreſtre, groſſa, & cruda, per istarſi continouamente nelle viſcere della terra & ſi come è acqua ſenza eſito, non puo non acquiſtare alcuna putredine, non venendo mai percoſſa da raggi del Sole, ne viſitata dall’aria chiara, & vitale: & però ſi vede continouamente piena di fumi, di vapori, & ſpeſſo d’alcuni animaletti, che naſcono di putrefazzioni. Chi dirà adunque, che penetrando la freddezza di questi pozzi, il vaſo, & la ſuſtanza del vino, & dell’acqua posta dentro di lui, non vi penetri [p. 14 modifica] anchora inſeparabilmente con la fredezza almeno la maggior parte di queste male qualità? le quali quanto poßino giouare con lunghezza al cuore, & à tutto il resto del corpo (laſcio giudicarlo à chi hà intero il giudizio, & il conoſcimento delle coſe della natura. Però Galeno bonißimo Giudice di questo, dice. Il vaſo, che ſi hà da porre nel pozzo debbe eſſer pieno, & benißimo chiuſo; Et al contrario ſi laſcia intendere circa il modo di rinfreſcare all’aria, dicendo. Il vaſo non hà da eſſer pieno, accioche in quello ſpazio uoto entri l’aria freſca della notte, & maggiormente penetri, & rinfreſchi tutta la ſustantia dell’acqua, ò del vino.

Ordinariamente ſi pone à rinfreſcare ne pozzi con vaſi di rame, ò di latta di Milano. Il rame, ſe non è bene stagnato dentro, imprime ſubito mala qualità in quello, che ſi rinfreſca, percioche la humidità del pozzo genera ſubito in lui vna certa ruggine verde, & questo ſi fà in pochi giorni conſumandoſi la ſtagnatura di dentro. il che non ſolamente è di molto danno, & pericolo, ma di poco auuertito. La latta di Milano, è fatta di ferro, ſottopoſto anchor'eſſo mediante la humidità detta del pozzo ad irruginirſi & fare il medeſimo danno, che il rame. Perciò molti fanno bene; à porre il vino, & l’acqua in vaſi di vetro, ò inuetriati, ò d’argento, da quali riceueranno ſempre manco danno. Coloro adunque, che pur vorranno per neceßità rinfreſcare con acqua de pozzi, meglio faranno à farla cauare, & mutarla ſpeſſo intorno al vaſo, che in eſſa ſi pone. Percioche l’acqua cauata, perde aſſai di quei vapori großi, & cattiui, percotendola il Sole, & viſitandola l’aria: Et tanto ſia detto de gl’inconuenienti del pozzo.

La terza maniera di rinfreſcare è co’l Salnitro, inuenzione de marinari, & ſpezialmente de nauiganti ſu le Galere; [p. 15 modifica] Percioche non potendo quiui rinfreſcare l’aria, maßimamente in tẽpo di calma, ne eſſendoui pozzi, ne neue, la neceßità hà loro inſegnato queſto rimedio, anchor che cattiuo, per li molti inconuenienti, che ne ſeguono.

E opinione d’alcuni, che’l Salnitro rinfreſchi non per ſe, ma per accidente, eſſendo egli di natura caldo: & perche è coſa chiara, che vn contrario fugge naturalmente l’altro, vogliano, che la parte fredda, ch’è nell’acqua, fuggendo il calor del Salnitro, ch’è il ſuo contrario, ſi riconcentri, & ritiri dentro, & coſi venga à rinfreſcarſi con la ſua medeſima freddezza, & s’eccita maggiormente il calor del Salnitro agitandoſi continuamente, dentro quell’acqua, dove le coſe hannoſi à rinfreſcare.

Altri dicono, che per il Salnitro l’acqua s’ingroſſa, & fatta piu denſa habbia anchora qualità piu fredda, la quale aiutata dal calor del Salnitro, che la fà ritirare nelle parti interne, maggiormente raffreddi, percioche ogni coſa fredda raffredderà tãto più, quanto più hauerà le ſue parti denſe. Et però dice Galeno, che neſſuna coſa di ſustanzia tenue, & delicata, può eſſere freddißima. La onde ſi vede che tanto piu le coſe operano, & ſono di maggior virtù, quanto piu ſono in loro steſſe ristrette, & vnite. Altri dicono, che il Salnitro habbia virtù attuale fredda, & che agitandoſi con l’acqua diuenga maggiormente fredda, come per eſperienza ſi vede nelle Saline, & nelle Allumiere, nelle quali doppo l’eſſerſi lungamente rimenato il ſale, & l’allume, l’acqua reſta freddißima.

Questa maniera di rinfreſcare è dannoſißima, perche riſcalda il fegato, cauſa maggior ſete, & à lungo andare febri ardenti, infiamma il polmone: leua l’appetito del mangiare, & inſomma ne apporta diuerſe infirmità, delle quali io laſcio di trattare, per non eſſer lungo oltra il douere. Già habbiamo detto, [p. 16 modifica] come i vapori terrestri, riſoluendoſi in pioggie nella mezza regione dell’aria, ſi gelano talhora per la molta frigidità di quella parte, & ſe ne genera la neue: di modo, che ſon quaſi vn’iſteſſa coſa, l’acqua piouana, & l’acqua ch’eſce della neue: poi che ambedue naſcono d’vn’iſteſſa materia. Ben’è vero, che l’acqua della neue, è alquanto più groſſa, per la denſità, ch’ella hebbe della freddezza dell’aria. la onde l’acqua della neue, non è coſi cattiua come alcuni la fanno, maßime, che molte genti, come i Scithi ordinariamente la beono. Però Hippocrate dice, Vediamo che dalle neui disfatte ſi fanno grandißimi i fiumi, delle cui acque per ordinario, & ſenza alcun danno beono i Contadini. Di queste ſi veggono infiniti in Spagna, & in Alemagna, ma quaſi ſenza numero nelle Indie occidentali, doue i maggiori fiumi ſon quaſi fatti di quelle neui, che distruggendoſi da le più alte montagne calano à baſſo, delle cui acque beono tutti generalmente per non trouarſene d’altra ſorte, quaſi nella ampiezza di tutto quel paeſe.

I Romani tirati dal diletto, & dalla curioſità, beeuano l’acqua, che vſciua dalla neue, la quale colauano per mezzo d’alcune pietre, accioche ſi purificaſſe. Atheneo recita non sò che verſi di Sopita antichißimo Poeta, ne quali dice, che nel ſuo tempo beueano & la neue, & l’acqua che della neue vſciua. Pericrate hiſtoriografo Greco famoſißimo, racconta, che ne ſuoi tempi ſi beuea parimente neue, & non pur nelle Città, ma ne gli eſſerciti. Varrone in vna ſua epistola riprende quei del ſuo tempo, i quali non pure voleuano bere rinfreſcato con neue, mà l’iſteſſa neue. Atrate ſcrittore parimente d’Hiſtorie, fà vna lunga diceria della neue vſata ne ſuoi tempi con molto gusto & diletto. Senofonte, fra le coſe memorabili, che ſcriſſe, fà menzione di molte genti, le quali beueuano non pur la neue, ma [p. 17 modifica] continuamente l’acque, che da eſſa vſciuano. I Romani inſomma la vſarono aſſai; però Plinio nel libro xxxi. della ſua naturale historia dice. Nerone fu il primo, che faceſſe cuocere l’acqua per rinfreſcarla dentro la neue; percioche l’acqua rinfreſcata in queſto modo, riceue piu presto il freddo, & piu intenſamente: oltra che è più ſana, eſſendo, che per il cuocerla, ſi diſgregano le ſue parti più groſſe, & terreſtri, & eſſa rimane ſottile, & delicata, & tale, che facilmente ſi digeriſce. Plinio secondo, in vna ſua epiſtola dice ſcriuendo a vno ſuo amico. Tra le altre coſe, ch’io t’hò apparecchiate per deſinare, è molta neue da rinfreſcare tutto quello, che beuerai. Et il primo Plinio ſuo zio, già nominato di ſopra nel xviiii. della ſua naturale historia, ſi duole della troppa diligenzia che teneuano gl’huomini del ſuo tempo in ſerbare la neue dell’inuerno, per il caldo della state, dicendo. Abbaſſano ì Monti per ſerbare la neue à caldi della ſtate, facendo mutare gl’ordini alla natura: & i meſi caldißimi, & pieni d’arſura & di ſiccità, ſi grande è la curioſità delle genti, fanno abondar di neue in quel modo, che abondano quelli, à cui per natural diſpoſizione, è cõceſſo d’hauerne copia. Queſto dice Plinio, Percioche ne ſuoi tempi, & da poi, fu coſa molto generale à ſerbare la neue dell’inuerno, per il tempo della state. Heliogabalo Imperatore haueua fatto in vno monticello dun ſuo horto vna profondißima foſſa, nella quale riponeua l’inuerno grandißima quantità di neue, portata dalle vicine montagne di Roma, & ne giorni caldi n’adornava le ſue ſplendidißime cene. Chares Mitileneo nell’historia, che ſcriſſe d’Aleſſandro, dice. Nella ricca città di Petra in Aſia, erano ordinariamente trenta foſſe, nelle quali ſi riponeua della neue l’inuerno per ſeruizio d’Aleſſandro, & de ſuoi nel tempo della state. Hoggidì per il medeſimo effetto ſi ſerba anchora non ſolamente in Aſia, [p. 18 modifica] ma in vna gran parte d’Africa, & in tutta Europa, & maggiormente ne paeſi dominati dal Turco, & ſpezialmente in Conſtantinopoli doue è tanto l’vſo di eſſa, che ſi vende publicamente tutto l’anno. Il medeſimo fà tutta Alamagna, Fiandra, Vngheria, Bohemia, & tutte quelle altre parti, ma ſpezialmente Parigi, doue portano ſino di Fiandra, che vi ſono piu di ſeſſanta leghe, pezzi großiſimi di ghiaccio: Il medeſimo ſi fà in caſtiglia. Anzi molti Signori grandi han fatto caſe à poſta nelle montagne per ſerbaruela. & molti l’vſano quiui coſi d’Inuerno come di state.

Dicano i deuoti della neue, che l’acqua, ò ’l vino rinfreſcato con eſſa, anchora che freddißimo, non gl’offende coſi, come fa quello, che naturalmente è tale per la stagione. Allegando per ragione, che ſe beono vn vaſo pieno d’acqua di pozzo, ò di fontana ſurgente, fà loro male, ma rafreddata con neue, non patiſcono danno alcuno. Per tanto io mi marauiglio oltra modo, che in Siuiglia Città principalißima di Spagna, doue ſono tanti mercanti, & tanti huomini di negozio, & Signori di qualità, coſi terrazzani, come forestieri, non ſia alcuno, che ne tempi caldi vi porti, ò faccia portar neue; Maßime che dal principio della Primauera, quaſi per tutto l’Autunno, v’e vn caldo ſi fatto, che non ſenza grandißima angoſcia ſi ſopporta, & l’acque ſono quaſi bollenti. Non hãno già voluto fare così in Genoua, Città fra le principali d’Italia, ricchißima, & piena di tanta nobiltà di gentil’huomini, & Signori, i quali viuendo con le maggiori delizie, & delicatezze del mondo, conoſciuta da vn pezzo in quà questa del bere freſco con la neue, ſi ſono ingegnati la maggior parte d’hauerne non ſolo copioſe conſerue per vſo particolare, ma molti ancora fondando il loro eſercizio, & traffichi in questo mestieri, accio che ognuno ne poſſa hauere, hanno dato opra [p. 19 modifica] di fare delle medeſime conſerue, per venderla la state, alla quale particulare delizia, hanno molto da inuidiare i Veniziani, de quali mi ſtupiſco non la vſino, ò cerchino d’vſarla, approuandoſi per la maggiore di tutte le altre. Il medeſimo potrei anchor dire dell’altre Città, non pure d’Italia ma di tutta Europa, tanto piu, quanto che il bere freddo fa quell’vtile, che con l’authorità di Galeno, & Auicenna habbiamo già dimoſtrato. Nondimeno paſſando più innanzi concludo, che ciaſcuno miri la ſua diſpoſizione, & eſſendo in tutto ò mediocremente ſano, puo nel tempo della state, ſenz’alcun danno bere più ò manco freddo, percioche il bere freddo tempera il fegato, reprime il calore: genera appetito: conforta lo stomaco; aiuta oltra modo le quattro virtù, che habbiamo già dette, nelle operazioni loro; rauuiua gli ſpiriti rilaſſati: fà guſtare quanto ſi mangia: toglie la ſete: aßicura da l’vbriachezza, & temperando il calore de rognoni prohibiſce, che nella veſcica non ſi generi pietra. Fa parimente molti altri buoni effetti, come l’vſo, & l’eſperienzia ne inſegna. Mà non è luogo questo da farci piu lungo diſcorſo, baſta che il migliore, & più ſicuro modo di rinfreſcare, è con la neue. Et accio che questo ſi proui con authorità d’huomini graui, intendiamo prima Auicenna, il quale nella ſeconda del primo a Cap. xvi. dice, La neue & l’acqua gelata, quando ſono nette, & ſenza immondizia, nè ſono cadute ſopra arbori, ò vero herbe cattiue, ò che non habbia meſcolanza di terra, ò d’altre brutture; Et che il ghiaccio non ſi altreſi d’acque cattiue, & infette, ma la neue netta, & pura, & puro & netto il ghiaccio, ſi può (dice) non ſolo con eſſo rinfreſcare tutte le coſe, mà ſicuramente meſcolarlo con quanto ſi beue. Questo dice Auicenna per darci ad intendere, che l’acqua, che eſce dalla neue, & dal ghiaccio, eſſendo netta, & pura, non è differente dalla [p. 20 modifica] bontà delle altre acque migliori. Vero è, che l’acque della neue, & del ghiaccio, ſon più groſſe, per eſſer vapori condenſati nella piu fredda parte dell’aria, come habbiamo detto. Raſis nel terzo libro, che ſcriue al Re Almanſor, dice anchora coſi. L’acqua della neue, rinfreſca il fegato riſcaldato: Et ſubito beuta ſopra al mangiare in picciola quantità fortifica lo stomaco, & accreſce l’appetito. Poi ſoggiugne ſubito; l’acqua la quale non ha tanta frigidità, che poſſa dar gusto à chi la bee, fà gonfiare il ventre, non leua la ſete: guasta l’appetito, conſuma il corpo: & finalmente conclude, non eſſer coſa di giouamento. Io intendo tutto questo per la conſeruazione della ſalute humana, della quale egli tratta. Il medeſimo afferma anchora nel quarto, parlando del preſeruarſi dalla peste, & comanda à bere acqua di neue: Et nel Cap. venteſimo ſeſto dell’iſteſſo libro ſoggiugne, che la mattina ſi bea neue con zucchero. Gli Arabi, cõ l’vſo della neue, et cõ l’acqua rinfreſcataui; curarono diuerſe infermità. Et però Auicenna comãda, che ne dolori caldi di ſtomaco ſi rinfreſchi il bere con neue: & ne dolori del fegato procedenti da riſcaldazione, comanda anchora, che ſi ponga la neue ſopra il dolore, quando pero egli ſia acuto & gagliardo. Et incerte infermità ſi fatte ſi è veduto molte volte con ſimili rimedij riſanarſi diuerſi. Nel dolore altreſi delle gengie comanda rinfreſcare l’acqua con neue, & à poco à poco ſciacquarſi con eſſa la parte doglioſa. Et nell’undecimo del terzo, trattando del tremore del cuore dice. Se il male ſarà gagliardo, & con infiammazione, il paziente bea acqua fredda, ò acqua di neue con eſſa miſchiata, ma però à lente & picciole ingollate, l’vna doppo l’altra, & non ad vn fiato solo, per le cauſe predette. Dice il medeſimo Raſis nel ſettimo del cõtinente, tre coſe parlando della medeſima paßione. Prima, che gl’infermi beino, s’è [p. 21 modifica] possibile, continouamente acqua di neue, & maggiormente ſe la infermità fuſſe cauſata da humor melanconico. Secondo, li conſiglia che vadino à viuere in paeſe freddo: Et quando non poßino cio fare, che beino del continouo ò neue, ò acqua di neue. Terzo conclude, che coloro, i quali non trouano rimedio à ſi fatto male, che ſi conſeruino beendo ordinariamente acqua di neue. Et io hò veduto vn Cavaliere molto principale, il quale hauẽdo una paßione acerbißima di cuore, e nõ poteua reſpirare, et tutto enfiato e non haueua dormito di molti giorni. onde con farſi cauar ſangue, & bere continouamente acqua di neue ſi riſanò, & non ſenza marauiglia di molti che lo teneuano per morto.

Amato luſitano nella ſettima Centuria, racconta vn caſo d’vno, il quale hauendo una febbre ardentißima, nõ poteua per l’estrema infiammazione della gola inghiottire; & che però con vn pezzo di ghiaccio ingollato a poco à poco, & ſenza intermiſſione, nõ pur ſi liberò da quelle difficultà dell’inghiottire, et della infiammazione della gola, ma notabilmẽte ſe gli allẽtò la febre.

Deueſi adunque bere rinfreſcato con neue, tanto piu, quanto che nelle corti de maggiori Prencipi del Mondo, ſi è ſempre vſata, & ſi vſa generalmente, & ſenz’alcun danno, come ne hà dimostrato fin qui, & dimoſtra tutto il giorno l’eſperienza. Anzi habbiamo molti eſempi notabili, che ha cõſeruato mirabilmente i ſani, & riſanato gl’infermi. & io ne ho conoſciuti molti, i quali eſſendo mal compleßionati, hanno racquiſtato la ſanità beendo freddo con neue; il che intermettendo poi ſi ſono di nuouo infermati. Però Galeno dice, che à coloro, i quali ſon caldi di ſtomaco, è neceſſario bere freddo con neue. Et altrove vſa molto l’acqua cotta, & rinfreſcata con neve. Et in molti luoghi rinfreſca le medicine con neue. L’iſteſſo fanno gl’Arabi & ſimili.

[p. 22 modifica] Per le coſe adunque predette, ſi conoſce chiaramente, quanto appreſſo gl’antichi, fu celebrata, & vſata la neue, coſi per conſeruazione della loro ſalute, come per cura delle infirmità, eſſendo queſto il migliore, et più ſicuro modo di rinfreſcare, il più netto, diletteuole, & delicato. Percioche quel freddo, che ſi tira dalla neue, è ſalutifero, ſenza che il rinfreſcato riceua alterazione alcuna di nocumento. Vero è che non conuiene vſar continuamente la neue beuuta nell’acqua, ò nel vino, ò l’acqua, ò ’l vino paſſato per eſſa: percioche coſi beuuta genera molti mali, i quali, ſe ſubito non ſi ſentono, alla vecchiezza ſi ſcuoprono: & però ne parla Galeno nel libro doue tratta del male de Rognoni, & in quello de buoni, & cattivi cibi. Ma perche Auicenna eſplicò più partitamente i mali, che ſe ne generano, io ſcriverrò qui tutto quello, ch’egli ne dice, nella terza del primo nel Cap. ottauo. Coloro, dice, che del continouo beranno la neve, o l’acqua di eſſa, riceueranno molti danni. percioche ſi fatto vſo offende i nerui, aggraua lo ſtomaco, & tutti gl’altri membri interiori, & ſpezialmente aggrava l’anhelito. & in ſomma neſſuno la berà che non ſi ſenta notabil danno, ſe non preſente futuro: eccetto che l’huomo non ſia ſanguigno.

Hora per le coſe dette pare, che l’vſo della neue ſia totalmente cattiuo, fuor che douendo ſervire per medicina, Et però io concludo, che la neue, non ſi debbe bere, ma rinfreſcare ſolamente con eſſa ogni ſorte di beuanda: eſſendo che nell’vſo di rinfreſcare con eſſa gli Antichi, non han poſto nè danno, ne dubio alcuno. Nè noi per eſperienzia vediamo, che nè ſegua altro, che i giouamenti predetti: godendo come dice Plinio, del diletto, & piacere della freſchezza, ſenza che le qualità della neue n’offendano. Il che conferma anchor Martiale dicendo. Non ſi bea la neve, mà quello vi ſi rinfreſca, nel modo, che la ſete ingegnoſa ne hà imparato.

[p. 23 modifica] Poſſono poi ſicuramente bere freddo, ò raffreddato con neue quelli, che ſono di compleßione temperata, ò collerica, calda & infiammata; i pieni di carne; i caldi di fegato, & di stomaco; i ſanguigni; quelli che vanno à lungo & frettoloſo camino, ò che altrimenti fanno lungo & aſpro eſercizio: che trauagliano con la mente in molti negozij, ò Militari, ò Ciuili, & ciaſcheduno in ſomma, che patiſca febbre molto calda, mà ſopratutto coloro, che vi ſono vſati. Non conuiene all’incontro à quelli, che ſono molto vecchi, ò in età graue; ne à quelli, che viuono in ozio, & ſenza fatiche, ò mentali ò corporali. Ne à quelli che patiſcono crudità di ſtomaco, cauſate da humori freddi, Ne à gli Aſmatici, ò patienti dificulta di reſpirare. Ne à coloro che ſono attratti ò deboli di nerui: Ne à quelli che non poſſono digerire per humori, ò altre cauſe fredde; Ne à ſoggetti alle ventoſità. Ne à giovanetti. Ne a’ figliuoli teneri, & ſimili. Anzi i bambini, & figliuoli teneri per la debilità de nerui, & de membri di dentro, non hanno mai da bere vino ſenz’acqua.

E ancho da ſapere, che la freddezza del vino rinfreſcato non offende tanto come quella dell’acqua rinfreſcata. & che una delle coſe, che piu rimetta, & reprima la fumoſità, & gagliardezza del vino è di raffreddarlo quanto ſi può. Tre coſe per tanto ſono quelle che indeboliſcono le forze del vino, ò annacquarlo bene, o gettarui dentro vna midolla di pane, accioche riceua in ſe i fumi, & ſottili ſpiriti del vino, ò porlo per qualche ſpatio di tempo in acqua freddißima, o in neue: Percioche quanto più intenſamente ſi raffredda, più ſi reprimono i ſuoi fumoſi vapori, & manco penetrano la testa, & le giunture: il che ſi conoſce dall’isteſſo vino; peroche quando è ben raffreddato reſta piu debole, ſi che eſſendo freddißimo par’acqua.

Vi ſono però alcuni, i quali ſenza penſar piu oltre dicano [p. 24 modifica] infiniti mali del rinfreſcare con neue, nè ſanno ſe dicano male, ò bene: baſta che s’aſtengono d’vſarla. Et io coſi tra me ſteſſo ho più volte riſo d’vn gentil’huomo, il quale trouandoſi à tauola d’vn gran Caualiero, non volſe mangiare pur’vna ciliegia rinfreſcata con neue; dicendo publicamente, che li ſarebbe ſtata di grandißimo danno, huomo di poca pratica, & nuouo tra le buone delizie del mondo. Ma che ſia parimente coſtume antico di gettar neue ſopra le frutte, racconta Galeno, che egli la gettaua ſopra le Celſe, ò More che vogliamo dire. Molti anchora ſi laſciano intendere d’eſſer viſſuti lungo tempo ſenza questo uſo, & che coſi vogliano viuere il rimanente della lor vita. & non conſiderano, che per viuere basterebbe ſolamente carne di Vacca, Faue, & Cipolle: Però queſte coſe non danno buon nutrimento, ne ſodisfazione, eſſendo altra coſa, & d’altro nutrimento il mangiare carne di Vitella, Pernicie, Fagiani, & Galli d’India al lor tempo, che i cibi di cattiuo guſto: Et molta differenzia è anchora mangiar Vitella con ſalſa, & Pernice con limone, che ſenza, perchè l’vno è mangiare per neceßità, & ruſticamente ſenza buon guſto, & l’altro da huomini (come ſi ſuol dire, di ſaporita & delicatißima gola. Il medeſimo dico del bere freſco ò tiepido; percioche, il bere rinfreſcato con neue, e ſecondo il guſto del palato, il diletto del cuore, & l’appetito, che hà la noſtra medeſima natura per conſeruarne. All’incontro il bere tiepido è con diſguſto, con tristezza, & cõ danno di tutto il corpo. Guardiamo di grazia come gl’antichi poſero tanta felicità nel bere freſco, & maggiormente nel rinfreſcato con neue, perche erano genti ſaggie, & di giudizio, & che con molta diligenza procurauano la conſeruazione della loro ſalute. Ciaſcuno però hà da mirare à quello, che le par conueneuole, ſecondo la ſua ſanità, vſo & coſtume, imparando ſempre dalla [p. 25 modifica] eſperienza maeſtra ottima di tutte le coſe. Co’l mezzo della quale potra venire laſciando, ò ſeguendo questa maniera di rinfreſcare, ſecondo l’vtile, ò ’l danno che li parrà giornalmente di riceuerne.

Deueſi bene auuertire, che nel principio, che ſi comincia à bere rinfreſcato con neue, ſi ſente gran ſete, & maßime fra giorno. Paſſati però ſette, o vero otto giorni, non ſi ſente piu, anzi ſi và molte volte à tauola non pur ſenza ſete, mà ſenza biſogno di bere.

La neue ſi conſerua perpetua in alcune montagne, & ſpezialmente in diuerſi luoghi dell’Apennino, dell’Alpi, & delle montagne di Granata; nelle quale per gran caldo che faccia, non ſi diſfà mai tutta. Il che non vediamo auuenire ne monti Pirenei, dove ne cade aſſai l’Inuerno, mà venendo i giorni più caldi ſi dilegua in modo, che non ne resta pur ſegno.

Conſervaſi la neue in parti fredde, & ſecche. Percioche l’humido e ’l caldo ſono i ſuoi contrarij. Calcaſi bene quando ſi ripone, durando piu, & dileguandoſi meno. Chares Mitileneo, dice, che ſi hà da conſeruare la neue calcata, & coperta con foglie, & rami di quercia: mà la paglia è coſa eſperimentata che la conſerua piu. Il che conferma anchora Santo Agoſtino nel primo libro della Città d’Iddio, dicendo. Chi hà dato virtù ſi fredda alla paglia, che conſerui la neue, & chi ancho gliela die ſi calda, che faccia maturare i frutti immaturi? Duo modi principali ſi vſano hoggi da rinfreſcare cõ neue, l’vno è ſotterrare i fiaſchi, ò altri vaſi pieni, in neue, ò in ghiaccio: il che ſi fà, ne luoghi doue n’è quantità: l’altro è più facile, & ſi fà con pochiſſima neve, empiendoſi il bicchiere di quanto ſi hà da bere, & ponendoſeli ſopra vn vaſetto di vetro, ò d’argento, ò di latta di Milano, & ſimili con poca neue, accomodato però in modo, che il detto vaſetto entri nella bocca del bicchiere, che col ſuo fondo [p. 26 modifica] tocchi il vino, ò l’acqua, che ſi ha da rinfreſcare, gittando via di mano in mano la neue, che ſi dilegua; Percioche dileguandoſi nõ rinfreſca. Et à questo modo ſi fa quello, che ſi hà da bere, piu & meno freddo, ſecondo che l’huomo deſidera, & come ſi è detto con pochißima neue.

Altri rinfreſcano facendo gĩre à nuoto vn vasetto pieno di neue in quello ſi ha da rinfreſcare, gittandone però d’hora in hora la neue disfatta, & aggiungendo dell’altra. Il medeſimo ſi fà cõ un cannone lungo di latta di Milano ponendouelo dentro; Ma questo modo ſi vſa per rinfreſcare in vaſi grãdi, & à dirla l’vno & l’altro di questi modi ſon tardi.

Altri pongano la neue in vna cesta di quella paglia minuta, che cuopre il grano mentre è nella ſpiga, & il vaſo di quello ſi hà da rinfreſcare, ſi pone entro la neue. Il qual modo è anchor buono, & presto, ne biſogna patir fatica in leuar via la neue dileguata, paſſando eſſa per la cesta, & à questo modo ſi rinfreſcherà anchora con pochißima quantità di neue, la quale ſi conſeruerà anchor più per riſpetto della detta paglia.

Rinfreſcaſi parimente bene, & in vn medeſimo tempo l’acqua, e ’l vino, con vaſo di ſtagno, ò d’altro metallo conueneuole, fatto à guiſa d’vn Caſtello, in forma quadra, con vna foſſa tra il Castello & la muraglia che hà d'intorno, la qual muraglia è vota dentro, & empieſi d’acqua, & la Torre, ch’è posta in mezzo di vino, & la foſſa, ch’è tra l’vna & l’altra di neue, & coſi l’acqua, come il vino hauerà la ſua cannella di fuora, onde ſi poſſa cauare ſeparatamente l’vn dall’altro.

Hora vſi ciascuno la neue, & li ſopradetti modi di rinfreſcare, in quella guiſa, che più giudicherà neceſſario per la ſua ſalute, maßimamẽte nel tẽpo caldo della state, quãdo i corpi ſudano, & quaſi ardendo uẽgano meno, & ſi rilaſſano. Poi che come [p. 27 modifica] habbiamo dimoſtrato, queſto vſo eſſere di giouamento mirabile, & di tanto gusto & piacere, che mi pare non ſi poſſa lodare à bastanza.

Per le ſuddette ragioni adunque, ciaſcuno haurà potuto conoſcere, che coſa è neue; in qual parte; & come ſi generi, in quãti modi ſi rinfreſchi con eſſa, & l’utile, che n’apporta. Et particolarmente ſi è detto del modo di rinfreſcare all’aria, ne pozzi; & col ſalnitro; & gl’inconuenienti che da questi modi ſeguono. Inſomma ſi è concluſo con buone ragioni, & autorità, che il bere caldo indeboliſce lo stomaco: fa gire à nuoto per eſſo quel che ſi mangia: corrompe la digeſtione: rilaſſa il corpo: conſuma gli ſpiriti; genera vẽtoſità: impediſce le buone operazioni del fegato: cauſa continua ſete: non ſodisfà alla neceßità: apporta malenconia: & in ſomma fà tutto il contrario del bere freddo, dico, ò naturalmente freddo, o rinfreſcato cõ neve; percioche il bere freddo conforta lo stomaco: & ſe gliè debole il fortifica: prohibiſce il fluſſo degl’humori ſalſi, & colerici: aiuta le quattro virtù, digeſtiua, attrattiua, retentiua & eſpulſiua: toglie la ſete, accreſce l’appetito: fa digerir meglio: prohibiſce la pietra: & à caldi di compleßione vietà l’imbriacarſi: tempra il fegato riſcaldato: leua l’incendio del palato, & di tutto il corpo: ne conſerua nel tempo di peste. Et finalmente beendoſi acqua fredda dopo ’l mangiare aiuta gagliardamente la digeſtione: leua anchora quei dolori acuti, che vengano per cauſa calida: guariſce il tremor del cuore: allegra i malenconici: rende manco fumoſo il vino: conſerua le frutte: & per concludere il tutto in poche parole, ſi può dire che ſia vna medicina quaſi incognita, ma nobile, & neceſſaria per la nostra ſalute. Et tanto ſia detto del ber freſco.

IL FINE.