Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa/Breve descrizione dello aquisto di Terra Santa. Di Antonio Mossi

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Breve descrizione dello aquisto di Terra Santa. Di Antonio Mossi

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Al cristianissimo et potentissimo gran Delfino di Gallia, et di Navarra



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B R E V E  D E S C R I Z I O N E

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Mossi - Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa, 1601 (page 9 crop).jpg


HAuendo io bene ſpeſſo nell'oſſeruare l'ordine delle coſe, & de caſi, trouato; che quanto più rispetto all'intelletto humano le hanno del difficile, & dell'impoſſibile; tanto più per occulta potenza, & virtù di quello, che il tutto regge, & muoue, hanno del poſsibile, & del facile, & quanto queſto ſia vero, lo proua largamente il Caſo di Terra Santa; Perciòche nō era coſa, à che meno il Chriſtianeſimo di Ponente penſaſſi, che al farne, ſi come fece, la recuperatione. Atteſo che l'Italia era piena di diſcordie, La Francia turbolenta. L'Alemagna ſottoſopra dà la guerra. La Spagna per la maggior parte preda delli Iſmaelici: & all'incontro le coſe delli infedeli nella maggior proſperità, che le foſſero mai ſtate, nulla di meno Iddio per farci cognoſcere in tale fatto, che l'era opera ſua, & nō noſtra, & perche noi l'haueſſimo ad attribuire à lui, & non à noi nō volſe, che [p. 2 modifica]

lo Inuentore fuſſi ne Re, ne Monarca, ma Pietro d'Amienſe pouero, & ſempice Eremita, il quale per tal conto, come appreſſo narrerò, meſſe inſieme infinita potenza criſtiana. Ma prima ch'io ſpieghi queſto ragionamento, è neceſſario, ch'io moſtri i Turchi. che gente foſſero, & donde veniſſero. Furono coſtoro ſecondo molti Scrittori quella gente, che Aleſſandro Magno ſerrò con porte di ferro di là, da monti Caſpi, ò vero ſecondo altri Caùcaſi per diuertire, che non ſcorreſſero per la Media, & per l'Armenia. Ma perche queſta metafora di ferrare con porte di ferro venga inteſa, voglio breuemente diciferarla; Fu il fare loro Aleſſandro queſto, l'edificare ī Pandolfo Colenutio nel primo dell'Hiſtorie di Napoli.quello ſtretto, ch'è infra il mare Bachù, & li monti Caſpi, la forte Città d'Aleſſandria, hoggi detta Derbrento, dà gl'Armeni chiamata Miralì, la quale per la fortezza, & ſtrettezza del luogo, doue è ſituata, e atta a impedire il paſſaggio à ogni grande eſercito. Bugatto nel 2. delle Hiſtorie vniuerſali. Platina nella vita di Papa Stefano II. Pietro Meſſia nella vita di Goſtātino V.Ma li Turchi, nel modo, che volſe il caſo l'anno della criſtiana ſalute circa 740 paſſorno per le dette porte della Scitia nella Media, & hauendola rouinata, & guaſta fecero il ſimile all'Armenia, & alla Perſia con altre prouincie adiacenti, & hauendo fatto tali coſe, ſi riuolſano verſo Ponēte, & ſi īpadroniſcono della Cilicia, Andrea Cābini nel trattato de Turchi.& coſi continouādo di guerra in guerra in verſo mezzo giorno, occuporno la Soria, & la Giudea, & per altre bande la Cappadocia, la Bitinia, la Frigia, la Pāphilia, la Liccia, & finalmente quaſi tutto quel che ſi dice Aſia minore, & in quello, che le coſe erono in ſi felice termine, auuenne, che vn Pietro Eremita Borgognone, ò vero [p. 3 modifica]

Piccardo, della Citta d'Amienſe andò in habito di Mendico à viſitare il Sacro Sāto Sepolcro di Criſto, Benedetto Accolti nel primo libro dice che fu nel 1094.con tutti i luoghi ſanti della Giudea, & ritrouandoli dà quelli ſcelerati Barbari profanati, a quali in cābio di celebrarui li criſtiani diuini vffitij, vi eſercitauano li peſsimi, & beſtiali riti Maomettani, & quelli poueri criſtiani ch'habitauano in quel paeſe, erono dà loro tenuti in gran miſeria, & intollerabile ſeruitù, & la fede criſtiana rimaneua eſtinta in quel luogo: onde ella hebbe origine. la onde eſſo di queſte calamità hebbe ſi gran compaſsione, che acceſo di honorato Zelo ſi propoſe di liberare dalla ſeruitù de Barbari quel sātiſsimo paeſe. Ma in quello che egli andaua tal coſa diſcuſſando, conobbe, che ſi ricercauano forze di potente Imperatore, & non di Romito Onde come coſa impoſsibile cominciò à torſela dal penſiero. Scriue il Sabelico, & l'Accolti, che in quello che egli dormiua, gli apparue vna Statua maggior del naturale gli diſſe: Pietro ſegui l'impreſa, che tu hai incominciata, altrimenti tu farai mal' fine, & Pietro riſpondēdo gli diſſe. Chi ſete Voi, che mi fate queſto comandamēto. Et ei gli diſſe.. Io ſono Giesù, che non t'abbandonerò. Imperò fatti di buon animo. Pietro riſuegliandoſi andò à trouare Simeone Patriarca di Gieruſalem; al quale hauendo conferito il caſo, dopo hauere lungamente diſcorſo, concluſono di mandare al Papa per aiuto, & poi che eſsi hebbono cotal' fatto ſtabilito: il Patriarca per muouerlo à quello, gli ſcriſſe lettere, le quali conteneuano i profanamenti de tempi, & l'atroci agonie, che à tutte l'hore, i noſtri [p. 4 modifica]

ſopportauono dà Barbari, & il mancamento della buona Religione, ſupplicandolo, & pregandolo per le viſcere di N. S Giesù Criſto a prouederui, facēdo del caſo Pietro Ambaſciadore, il quale eſſendoſi dà lui accomiatato, ſi ſciolſe da Lidi di Paleſtina, & ſe ne venne in Italia doue trouò Vrbano Secondo. Principe delle coſe ſacre de criſtiani, & hauendoli preſentato le lettere del Patriarca, con grand'energia in voce gli narrò le calamita, & le miſerie di quel pouero paeſe, & egli hauendo dalle lettere, & dal parlare di Pietro inteſo il mal eſſere di quella Prouincia, dopo hauerla compatita per ſolleuarla da tanta afflittione, publicò vn concilio in Chiaramonie Città d'Aluernia; doue per muouere, & per inanimire li Principi, & li Popoli ad andarui, viſitò molte ricche, & nobili Città, & in oltre vi ſi trasferì in perſona; nel quale luogo nella prima Seſsione, ſi Nel 1094trouorono cō lui 310 Veſcoui, & poi che gl'hebbono con ſacri offizij, & con preci inuocato lo aiuto diuino, il Papa propoſe l'aquiſto di Terra Sāta, & perche lo Spirito Santo gl'illuminaſsi a quello, con lunga, & ornata oratione diſſe loro.

O circoſtanti sò, che in fra di Voi non è neſſuno che non ſappia, come per diſcordia, & negligenza de noſtri anteceſſori è ſtato da Turchi, nemici del nome criſtiano occupato il Sacro Santo Sepolcro di Criſto; con tutta la Giudea. Doue al preſente dominano, & ſignoreggiano, non già in quel modo, che s'vſa infrà i padroni, & vaſſalli; ma in forma Barbarica, & Tirañica. perciòche v'hanno profanato i Tempi, & ſtuprato le Vergini, conſtretto con i Martori li Secolari, [p. 5 modifica]

& li Religioſi a rinnegare il Santiſsimo nome di Criſto. Hora non s'aſpettando a ſolleuare gl'huomini, & il luogo da tante calamità, & da tante miſerie alli Barbari, & alli Sciti; ma noi criſtiani, i quali già ſiamo qui per queſto effetto ragunati. La onde ſtante queſto trattiamo il fatto fraternamēte, perciòche noi ſiamo interpreti, & ſegretari delle coſe diuine, & guardia del gregge di Criſto, in quella forma che erano gl'Apoſtoli, & obligati per ogni minimo, non che per tante migliaia di redempti in quello, a mettere la vita, & a morire per la fede, onde per ciò quella poteſtà, & facultà, che ci ha dato Iddio, ſpendiamola perla ſalute comune, & non la riuolgiamo alle noſtre paſſioni. Qui non ſi tratta di liberare il Sepolcro di Ceſare, & di Pompeio, ne di trarre di cattura Arabi, ne Barbari; ma il Sepolcro di Criſto, & gēte, in lui noſtri fratelli ricomperati da eſſo col medeſimo ſangue, & lauati nella medeſima acqua, che ſiamo noi, i quali del continuo ſtanno appreſſo a quelli diſpietati Barbari in ceppi, & in catene. Per due cagioni ſi pigliano le guerre, l'vna è per vendicare l'ingiurie, l'altra per allargare l'Imperio; hora ſe alcuno per tal conto deue far quello, chi lo deue far più di noi? i quali habbiamo il noſtro Dio da ſcellerati ladroni offeſo nel nome, nelli Templi, & nelli precetti, ne fedeli, & nel dominio. Et certamente ſe noi andremo conſiderando, non hà la ſua Chieſa riceuuto maggior percoſſa, che quella de Maomettani, perciòche eglino hanno ſpento nell'Affrica il nome criſtiano, occupato gran parte della Spagna, aſſaltato la Francia, depredato l'Italia, [p. 6 modifica]

ſaccheggiato Roma, aſſediato Conſtantinopoli, preſo Gieruſelemme, & Antiochia, donde la noſtra Religione, & primitiua Chieſa hanno origine. Ma li Turchi vna delle loro ſpetie molto più terribile di tutte l'altre, come ſott'entrata alle ragioni degli Arganei non pretende più vn luogo, che vn'altro, ma tutto il Criſtianeſimo. Hora ſe noi ci facciamo beffe del caſo, & non prouediamo a tanto pericolo, & a tanta tēpeſta, che ci ſopraſtà: non ſeguirà meglio di noi, che del reſto. Io ſdegno qualche volta meco medeſimo, quando io veggo gli nimici a guiſa di Draghi venirci tutti orgoglioſi contro, de noi, come ſe fuſſimo priui del vſo della ragione ſtiamo a vedere; Se li Cartagineſi la terza volta che gl'hebbono a fare con li Romani, faceuano prima quella reſiſtēza che fecero poi, che gl'hebbero dato loro ogni apparato di guerra, haurebbono forſe fatto a Roma, quello che riceuetteno a Cartagine. Non è egli gran pazzia il poter contraſtare col nemico a braccia ſciolte, l'aſpettare di farlo poi a braccia legate? non ſiamo noi quelli pazzi, ogni volta & quando noi poſſiamo aſſalire li Turchi aſpettare a farlo quando ci haueranno diuorato, & conſumato? Ma già che l'eſperienza ci moſtra il graue errore del paſſato; non vi vogliamo perſeuerare; Correggiamolo per l'auuenire. Facciamo vna reſolutione honorata. Abbracciamo queſta impreſa con tutto il cuore, & con l'affetto delle forze noſtre, no ci ſpauenti la lontananza, ò grādezza de la Cauſa: perciòche Dio da cuore, fortezza, & conſiglio a coloro, che ſi conformano in lui. Hora deſiderando noi [p. 7 modifica]

da eſſo la ſalute dell'anime noſtre, che poſſiamo noi far meglio, per ottener tal gratia, che farli ſacrificio di noi, & delle noſtre facultà? Et perche tal coſa habbia effetto; vinca la virilità la viltà, la liberalità l'auaritia, la Caſtità la laſciuia, & la virtù il vitio. Ma che mi vò io diffondendo nel parlare, ſe già vi veggio dipinta in fronte l'imagine dell'impreſa? Con queſte, & con molt'altre coſe diede fine al ſuo ragionamēto. All'hora i Padri ſoprafatti dalle ragioni: moſsi da l'eloquentia del dire. vinti da cauſa ſi pietoſa; non tanto per debito del loro Vfitio, quanto per volontà propria, gl'offeriſcano per tal'effetto nō ſolo di loro, ma di tutto quello, che poteſſi dependere da loro, la uita, & le facultà, et egli viſto la lor gran prontezza, preſe del fatto buoniſſima ſperanza, & già che con buon principio fu finita la prima Seſſione, ſi diede mano a la ſecōda. doue il Papa per eſſerui al prefinito di molti Principi comparſi molti perſonaggi, & Ambaſciadori, non volſe, che ſi eſcludeſſi alcuno, ma che tutti vi interueniſſero. Et perche queſta impreſa fuſſi abbracciata vniuerſalmente con affetto, fece leggere le lettere del Patriarca, & ſupplire a Pietro in voce. Doppo diſſe loro. O figliuoli, & fratelli in Chriſto, Voi ſentite gl'Ambaſciadori d'vna Città Santa, che vi domanda aiuto della guerra, che gli è fatta loro da figliuoli del Diauolo. Hora il darglielo non tocca più all'Oriente, che all'Occidente, che al reſto del mondo ma a tutto il criſtianeſimo, perciòche quello, che ſi perde quiui, è rouina, & vergogna noſtra. O quanto è laido il vituperio, che eſſendo noi più potenti di [p. 8 modifica]

loro, con fauore di Criſto comportiamo tal coſa? laſciādo cōculcare la cauſa della Religion criſtiana, da vno viliſſimo inimico, o di quanto biaſmo ſarēmo degni appreſſo li poſteri, ſe ci ſteſſimo otioſi con le mani a cintola a vedere? Certo che Iddio ci darà punizione. Non giurammo noi, quando togliemmo il Batteſimo d'eſſere nella militia di queſta vita criſtiana, & di ſeguitare Criſto noſtro Duce? Hora ſe noi abbandoniamo la Croce ſuo veſſillo, come lo ſeguitiamo noi adeſſo che egli vi batte. Apritegli le fineſtre del petto, collocatelo nel centro del cuore, chiedetegli conſiglio di quello, che egli vuole, che ſi faccia del ſuo ſantiſſimo Sepolcro, & de noſtri fratelli, che tutto il giorno ſon' tanto oppreſſi, & angariati. Non era in quel tempo l'Imperio de Turchi à Gieruſalem, ma dētro alle porte Caſpie, hora non ſolo ſi eſtende, di qua da li ſteſſi Monti, ma dal Mare Egeo a quello di Perſia. Crediamo noi che coſtoro, che hanno rouinato l'Imperio di Perſia, debilitato il Greco, che ſian' per far meglio a quello di Roma, perciòche egli nō hāno riſpettato li Saracini, che ſono pur' come loro Maomettani, tanto meno riſpetteranno noi, che gli ſiamo contrarij di Religione. Hora perche tal coſa non habbia a ſuccedere. Impugniamo la ſpada. Andiamogli ad affrontare, ributtiangli nelle campagne della Scitia. Habbiamo noi forſe, eſſendo tanto potenti, & hauendo Criſto per Duce, & per Capitano, a dubitare della vittoria? Nò per certo, & ſe Matio, Curtio, & Oratio per ſaluare la patria ſi eſpoſero alla morte, tanto più dobbiamo farlo noi, per ricuperare il [p. 9 modifica]

patrimonio a Criſto. Arriuaua già l'Imperio de criſtiani per inſino all' Eufrate, & hora non paſſa l'Eleſponto. Fù dalli voſtri antichi, & Signori Franzeſi preſo più volte l'arme per la Religione. Carlo Martello non eſſendo ne Re, ne figliuolo di Re, in queſto paeſe d'Aluernia ammazzò in vn' giorno più di quarāta mila Saracini. Carlo Magno, del qual tanto vi gloriate, infrà le molte impreſe che fece contro a eſſi, non recuperò egli delle lor mani Gieruſalemme? hora ſi come Voi vi veſtite de lor' titoli, & de lor honori; coſi vogliate imitarli con fatti. Imperò non perdete tempo, ne mettete dubbio, ò ſcuſa. Fate il ſimile ancor voi. Non è per tempo neſſuno paſſato d'Europa in Aſia Duca, ò Capitano, che non habbi hauto vittoria, & acquiſtato titolo di Magno. Et però ſe farete tal coſa, ne ſeguirà, che li poueri diuerranno ricchi, & li ignobili nobili, & li Nobili Signori, & ſeguendo di grado in grado Conti, Marcheſi, Duchi, & Re, perche colà è l'oro, & le gemme, le ricchezze, & gli Stati, gli Regni, & gli Imperij. Imponerete legge a Barbari liberarete li voſtri fratelli dalla tirannica ſeruitù, i quali vi ricognoſceranno come Angeli mandati dal cielo, & aquiſterete appreſſo alli poſteri eterna lode. Et queſte coſe promeſſeui da me in voce non ſono mie, perciò che io non sò quello, che io mi parli; ma è Criſto, che parla per mezzo della mia lingua, il quale perche mettiate tal coſa ad effetto, vi ſpianerà li Monti, vi innalzerà le Valli, tranquillerà li Mari ſi come fece nelli tempi antichi al popolo di Iſrael. Et in quel che il Papa ſi diffondeua nel parlare, li circonſtanti per la ſantità della [p. 10 modifica] [p. 11 modifica] [p. 12 modifica] [p. 13 modifica] [p. 14 modifica] [p. 15 modifica] [p. 16 modifica] [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica] [p. 20 modifica] [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica] [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica] [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica] [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica] [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica] [p. 38 modifica] [p. 39 modifica] [p. 40 modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica] [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica] [p. 50 modifica] [p. 51 modifica] [p. 52 modifica] [p. 53 modifica] [p. 54 modifica] [p. 55 modifica] [p. 56 modifica] [p. 57 modifica] [p. 58 modifica] [p. 59 modifica] [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica] [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica]

Baruti, & di Bibilio al rio di monte Acquoto, il qual paeſe è oggi chiamato, ſi come già la Fenicia Regione amena, & fruttifera, doue ſono molte nobili, & ricche città, la terza portione ſi è l'Antiochena coſi chiamata dalla grāde Antiochia, la quale abbracciaua quaſi tutta la bella Regione di Celiſiria, paeſe non meno de gl'altri frequente di Città, & Caſtella. Quarta porzione era l'Eſedana, coſi detta da Edeſſa ſua città principale, luogo doue tenne lo ſcettro quello Abagaro, il quale ſcriſſe, & hebbe lettere dal Noſtro Signor Giesù Criſto, quādo faceua miracoli in Giudea, & che fu poi conuertito alla ſantiſſima fede da San Taddeo Apoſtolo. Abbracciaua queſta portione quaſi tutto quello ſpazio, che è infra il monte Caucaſo, & la Caldea & la riuiera del Eufrate, & quella del Tigre Regione hoggi nominata Diarberche, & allhora Meſopotamia, anch'ella ripiena di molte habitationi, era in tutte queſte portioni, ò vero Principati molti Signori, & Baroni criſtiani, coſi temporali, come ſpirituali, i quali in tempo di guerra erano obligati a dare aiuto a i Re di Gieiuſalēme, & già ch'io ſono in queſto ragionamento voglio moſtrare in che forma glielo deſſino. Era quello della città di Gieruſalēme 500 huomini d'arme, & 40 ſoldati. La baronia di Gioſelm Mirabello Rama Iblem 100 ſoldati, la baronia di Galilea 100 ſoldati. Il Signor di MonReale 60 il Cōrado di Gioſeli 24 Napoli 85, & trecento huomini d'arme. Tolomaida 80 huomini d'arme. Tiro altre tanti, & 80 ſoldati, il Capitolo del Sepolcro 150 huomini d'arme Gioſafat altre tāti. Il Tempio del [p. 71 modifica]

Signore il medeſimo numero la Tiria 50 il Veſcouo di Tiberiade 100, l'Abate di mōte Tabor 100, Ceſarea 50 Il Veſcouo di Betelem 200, quel di San Giorgo altre tanti, Aliſur 50 il Veſcouo di Sabadoche 100. Il Veſcouo di Tolomadia 150. Il Veſcouo di S. Abram 50. l'Arciueſcouo di Tiro 150. Quello di Nazaret medeſimo Il Veſcouo di Sidone 50, l'Arciueſcouo di Ceſarea 50, quello d'Aſcalona 100 Celiona 10 Lelim 25 Cafes 50. Tiberiade 200, & con queſti in queſto a me ui erano aggiunte le forze proprie de Signori d'Edeſſa Tripoli d'Antiochia, & Re di Gieruſalemme, inſieme con gli aiuti de Principi di Ponente. Con le quali eſſo Re di Gieruſalemme vſciua fuori per far guerra offenſiua, & defenſiua ſecondo l'occaſione. Hora coſi grand'Imperio acquiſtato, & ampliato con tanto ſudore, & con tanta fatica, per vna diſcordia infra Conti di Tripoli, & il Re di Gieruſalemme andò in vn ſubito in rouina, & per far capaci, le menti de Lettori, uoglio breuemēte darne qualche relatione. Auuenne che Baldouino Quarto di tal nome Re di Gieruſalemme, doppo l'hauer ottenuto cōtro a Barbari, & contro a Greci, molte ſegnalate uittorie vedēdoſi marcire dal mal della lebra ſenza prole, diede Sibilla ſua ſorella per moglie a Guglielmo Marcheſe di Monferrato, detto Lunga ſpada Capitā valoroſo quanto fuſſi alcun altro al ſuo tempo. Coſtui di tal matrimonio contraſſe vn figliuol maſchio, al qual poſe nome Baldouino. Ma il Re vedendoſi condotto dalla lebra, all'eſtremo, volſe prima che paſſaſſe a miglior vita dichiararſi un ſucceſſore, & non [p. 72 modifica]

hauendo altro più propinquo, che queſto Baldouino ſuo nipote, ſe bene non hauea più di cinque anni nulla di meno lo fece coronare Re di Gieruſalem? Ma nō hebbe di molto fatto quello, che il Marcheſe Guglielmo padre del fanciullo venne a morte, perilche il Re lebroſo rimaritò la ſorella a Guido Luſignano Conte di Gioppe, & d'Aſcalona, con conditione che foſſe tutore del Re fanciullo per fino, che foſſe atto al gouerno, & hauendo il Re Baldouino fatto tali coſe finì la vita. Ma non ſodisfacendo il Cōte Guido nella tutela a' Baroni Franzeſi. Fù da eſſi depoſto del gouerno, & meſſo in ſuo luogo il Conte di Tripoli. Ma poco dopò tal promutazione il Re fanciullo vēne à morte, & ſi come Liuia perche ſuccedeſſi nell Imperio Tiberio occultò la morte d'Auguſto: coſi Sibilla ſua madre, perche il marito preueniſſi nel Regno gli palio la morte, & in quel tanto corroppe li Baroni, che preſtaſſino li voti al marito. La onde mediante tale ſobornatione, lo fece elegger Re, del che il Cōte di Tripoli, che pretēdeua nella corona ne preſe tāto ſdegno, che fece lega col Saladino Soldano d'Egitto il quale Saladino Nel 1087 Paolo Emilio nel 5. valēdoſi vēne cō tutta la ſua milizia d'Egitto, in Giudea, & aſſediò la città di Tiberiade doue era la moglie del Cōte di Tripoli, Bugato nel 3.la qual città ſecōdo li patti, che egli hauea col Cōte Accolti nel 4.douea eſſer ſua & il Conte che tardi ſi fece ſauio pentitoſi del misfatto ſi riunì col Re Guido, Corio nella I. parte. Tarcagno nel 14.il qual Re per ſoccorrer Tiberiade venne col Barbaro a battaglia, doue fu ſecōdo, che dicono alcuni per conto del Conte di Tripoli rotto, & preſo inſieme con tutta la nobiltà criſtiana [p. 73 modifica]

di quelle bande; Ma altri nō danno la cagione al Cōte. Ma al Re Guido per eſſer alloggiato in luogo penurioſo d'acqua, doue neceſſitato dalla ſete fù conſtretto à venir à giornata con diſauantaggio. ma ſtia come ſi vuole poco importa, baſta che il Re Guido fù rotto, & preſo con tanta rouina, quanto s'è detto. Et il Saladino con ſi glorioſa vittoria tutto orgoglioſo venne ſopra la città di Gieruſalēme, & non v'eſſendo chi la difendeſſi più che tanto il trēteſimo giorno del aſſedio la preſe à patti. & cō queſto modo annichilò, Nel 1087. alli a. d'Ottobre.& rouinò le coſe de criſtiani in Leuāte, perciòche dopò che i Barbari hebbō preſo Gieruſalemme in proceſſo di tempo tolſono loro anco quanto vi haueuano, & gli cacciorno di quà dal Mare. Ma eſſa Gieruſalemme per le diſcordie de li figliuoli di Saladino con Nefandino loro zio fù molto trauagliata. & in tal occaſione ſe li criſtiani haueſſino voluto l'harebbano recuperata. li Groſſoni popoli d'Arabia da altri chiamati Coriſmiti, dopo che hebbon dato alcune Nel 1216. rotte alli Caualieri dello Spedale preſero, & ammazzorno quanti criſtiani vi trouorno profanorno li Tēpi, & ſi partirno. Coradino figliuolo di Nefandino la preſe, & rouinò, eccetto che la Torre di Dauit, & il Tempio di Dio, & il Sepolcro di Criſto. Ma altri Nel 1218. dicono che non fece tal coſa nel pigliarla, ma che eſsēdone poſſeſſore, & volēdola reſtituire alli noſtri, che aſſediauano Damiata città d'Egitto con quāto il Saladino hauea loro tolto, perche gli deſſino pace, & [p. 74 modifica]

eglino non volendo concedergliele per diſpregio la rouinò. Federigo Imperadore la preſe, & gli fece di nuouo le mura. Il Soldano gliela ritolſe. 1029 Zoroaldo nel 4. 1402. Tamburlano potentiſſimo Imperatore de Tartari la tolſe al Soldano, con molti altri paeſi. et il Soldano dopò la ſua morte la ripreſe. Selim Sultan Imperator de Turchi hauendo nelle Campagne d'Alepo vinto, & morto il Nel 1517.Soldano Camſone la preſe, inſieme con tutto l'Imperio del Soldano, & hora per li noſtri peccati con grādiſſima vergogna di tutto il criſtianeſimo ſta ſotto li ſucceſſori del medeſimo Selino.


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Con licenza de Superiori.

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HAvendo io bene spesso nell'osservare l'ordine delle cose, et de caſi, trovato; che quanto più rispetto all'intelletto humano le hanno del difficile, et dell'impossibile; tanto più per occulta potenza, et virtù di quello, che il tutto regge, et muove, hanno del possibile, et del facile, et quanto questo sia vero, lo prova largamente il Caso di Terra Santa; Perciòche non era cosa, à che meno il Christianesimo di Ponente pensassi, che al farne, si come fece, la recuperatione. Atteso che l'Italia era piena di discordie, La Francia turbolenta. L'Alemagna sottosopra dà la guerra. La Spagna per la maggior parte preda delli Iſmaelici: et all'incontro le cose delli infedeli nella maggior properità, che le fossero mai state, nulla di meno Iddio per farci cognoscere in tale fatto, che l'era opera sua, et non nostra, et perche noi l'havessimo ad attribuire à lui, et non à noi non volse, che [p. 2 modifica]

lo Inuentore fussi ne Re, ne Monarca, ma Pietro d'Amiense povero, et sempice Eremita, il quale per tal conto, come appresso narrerò, messe insieme infinita potenza cristiana. Ma prima ch'io spieghi questo ragionamento, è necessario, ch'io mostri i Turchi. che gente fossero, et donde venissero. Furono costoro secondo molti Scrittori quella gente, che Alessandro Magno serrò con porte di ferro di là, da monti Caspi, ò vero secondo altri Caùcasi per divertire, che non scorressero per la Media, et per l'Armenia. Ma perche questa metafora di ferrare con porte di ferro venga intesa, voglio brevemente diciferarla; Fu il fare loro Alessandro questo, l'edificare in Pandolfo Colenutio nel primo dell'Historie di Napoli.quello stretto, ch'è infra il mare Bachù, et li monti Caspi, la forte Città d'Alessandria, hoggi detta Derbrento, dà gl'Armeni chiamata Miralì, la quale per la fortezza, et strettezza del luogo, dove è situata, e atta a impedire il passaggio à ogni grande esercito. Bugatto nel 2. delle Historie universali. Platina nella vita di Papa Stefano II. Pietro Messia nella vita di Gostantino V.Ma li Turchi, nel modo, che volse il caso l'anno della cristiana salute circa 740 passorno per le dette porte della Scitia nella Media, et havendola rovinata, et guasta fecero il simile all'Armenia, et alla Persia con altre provincie adiacenti, et havendo fatto tali cose, si rivolsano verso Ponente, et si impadroniscono della Cilicia, Andrea Cambini nel trattato de Turchi.et cosi continovando di guerra in guerra in verso mezzo giorno, occuporno la Soria, et la Giudea, et per altre bande la Cappadocia, la Bitinia, la Frigia, la Pamphilia, la Liccia, et finalmente quasi tutto quel che si dice Asia minore, et in quello, che le cose erono in si felice termine, avvenne, che un Pietro Eremita Borgognone, ò vero [p. 3 modifica]

Piccardo, della Citta d'Amiense andò in habito di Mendico à visitare il Sacro Santo Sepolcro di Cristo, Benedetto Accolti nel primo libro dice che fu nel 1094.con tutti i luoghi santi della Giudea, et ritrouandoli dà quelli scelerati Barbari profanati, a quali in cambio di celebrarvi li cristiani divini uffitij, vi esercitavano li pessimi, et bestiali riti Maomettani, et quelli poveri cristiani ch'habitavano in quel paese, erono dà loro tenuti in gran miseria, et intollerabile seruitù, et la fede cristiana rimaneva estinta in quel luogo: onde ella hebbe origine. la onde esso di queste calamità hebbe si gran compassione, che acceso di honorato Zelo si propose di liberare dalla seruitù de Barbari quel santissimo paese. Ma in quello che egli andava tal cosa discussando, conobbe, che si ricercavano forze di potente Imperatore, et non di Romito Onde come cosa impossibile cominciò à torsela dal penſiero. Scrive il Sabelico, et l'Accolti, che in quello che egli dormiva, gli apparve una Statua maggior del naturale gli disse: Pietro segui l'impresa, che tu hai incominciata, altrimenti tu farai mal' fine, et Pietro rispondendo gli disse. Chi sete Voi, che mi fate questo comandamento. Et ei gli disse.. Io sono Giesù, che non t'abbandonerò. Imperò fatti di buon animo. Pietro risvegliandosi andò à trouare Simeone Patriarca di Gierusalem; al quale havendo conferito il caso, dopo hauere lungamente discorso, conclusono di mandare al Papa per aiuto, et poi che essi hebbono cotal' fatto stabilito: il Patriarca per muouerlo à quello, gli scrisse lettere, le quali contenevano i profanamenti de tempi, et l'atroci agonie, che à tutte l'hore, i nostri [p. 4 modifica]

sopportavono dà Barbari, et il mancamento della buona Religione, supplicandolo, et pregandolo per le viscere di N. S Giesù Cristo a provedervi, facendo del caso Pietro Ambasciadore, il quale essendosi dà lui accomiatato, si sciolse da Lidi di Palestina, et se ne venne in Italia dove trovò Urbano Secondo. Principe delle cose sacre de cristiani, et havendoli presentato le lettere del Patriarca, con grand'energia in voce gli narrò le calamita, et le miserie di quel povero paese, et egli havendo dalle lettere, et dal parlare di Pietro inteso il mal essere di quella Provincia, dopo hauerla compatita per sollevarla da tanta afflittione, publicò un concilio in Chiaramonie Città d'Alvernia; dove per muovere, et per inanimire li Principi, et li Popoli ad andarvi, visitò molte ricche, et nobili Città, et in oltre vi si trasferì in persona; nel quale luogo nella prima Sessione, si Nel 1094trovorono con lui 310 Vescovi, et poi che gl'hebbono con sacri offizij, et con preci invocato lo aiuto divino, il Papa propose l'aquisto di Terra Santa, et perche lo Spirito Santo gl'illuminassi a quello, con lunga, et ornata oratione disse loro.

O circostanti sò, che in fra di Voi non è nessuno che non sappia, come per discordia, et negligenza de nostri antecessori è stato da Turchi, nemici del nome cristiano occupato il Sacro Santo Sepolcro di Cristo; con tutta la Giudea. Dove al presente dominano, et signoreggiano, non già in quel modo, che s'usa infrà i padroni, et vassalli; ma in forma Barbarica, et Tirannica. perciòche v'hanno profanato i Tempi, et stuprato le Vergini, constretto con i Martori li Secolari, [p. 5 modifica]

et li Religiosi a rinnegare il Santissimo nome di Cristo. Hora non s'aspettando a sollevare gl'huomini, et il luogo da tante calamità, et da tante miserie alli Barbari, et alli Sciti; ma noi cristiani, i quali già siamo qui per questo effetto ragunati. La onde stante questo trattiamo il fatto fraternamente, perciòche noi siamo interpreti, et segretari delle cose divine, et guardia del gregge di Cristo, in quella forma che erano gl'Apostoli, et obligati per ogni minimo, non che per tante migliaia di redempti in quello, a mettere la vita, et a morire per la fede, onde per ciò quella potestà, et facultà, che ci ha dato Iddio, spendiamola per la salute comune, et non la rivolgiamo alle nostre passioni. Qui non si tratta di liberare il Sepolcro di Cesare, et di Pompeio, ne di trarre di cattura Arabi, ne Barbari; ma il Sepolcro di Cristo, et gente, in lui nostri fratelli ricomperati da esso col medesimo sangue, et lavati nella medesima acqua, che siamo noi, i quali del continuo stanno appresso a quelli dispietati Barbari in ceppi, et in catene. Per due cagioni si pigliano le guerre, l'una è per vendicare l'ingiurie, l'altra per allargare l'Imperio; hora se alcuno per tal conto deve far quello, chi lo deve far più di noi? i quali habbiamo il nostro Dio da scellerati ladroni offeſo nel nome, nelli Templi, et nelli precetti, ne fedeli, et nel dominio. Et certamente se noi andremo considerando, non hà la sua Chiesa ricevuto maggior percossa, che quella de Maomettani, perciòche eglino hanno spento nell'Affrica il nome cristiano, occupato gran parte della Spagna, assaltato la Francia, depredato l'Italia, [p. 6 modifica]

saccheggiato Roma, assediato Constantinopoli, preso Gieruselemme, et Antiochia, donde la nostra Religione, et primitiva Chiesa hanno origine. Ma li Turchi una delle loro spetie molto più terribile di tutte l'altre, come sott'entrata alle ragioni degli Arganei non pretende più un luogo, che un'altro, ma tutto il Cristianesimo. Hora se noi ci facciamo beffe del caso, et non provediamo a tanto pericolo, et a tanta tempesta, che ci soprastà: non seguirà meglio di noi, che del resto. Io sdegno qualche volta meco medesimo, quando io veggo gli nimici a guisa di Draghi venirci tutti orgogliosi contro, de noi, come se fussimo privi del uso della ragione stiamo a vedere; Se li Cartaginesi la terza volta che gl'hebbono a fare con li Romani, facevano prima quella resistenza che fecero poi, che gl'hebbero dato loro ogni apparato di guerra, havrebbono forse fatto a Roma, quello che ricevetteno a Cartagine. Non è egli gran pazzia il poter contrastare col nemico a braccia sciolte, l'aspettare di farlo poi a braccia legate? non siamo noi quelli pazzi, ogni volta et quando noi possiamo assalire li Turchi aspettare a farlo quando ci haveranno divorato, et consumato? Ma già che l'esperienza ci mostra il grave errore del passato; non vi vogliamo perseverare; Correggiamolo per l'avvenire. Facciamo una resolutione honorata. Abbracciamo questa impresa con tutto il cuore, et con l'affetto delle forze nostre, no ci spaventi la lontananza, ò grandezza de la Causa: perciòche Dio da cuore, fortezza, et consiglio a coloro, che si conformano in lui. Hora desiderando noi [p. 7 modifica]

da esso la salute dell'anime nostre, che possiamo noi far meglio, per ottener tal gratia, che farli sacrificio di noi, et delle nostre facultà? Et perche tal cosa habbia effetto; vinca la virilità la viltà, la liberalità l'avaritia, la Castità la lascivia, et la virtù il vitio. Ma che mi vò io diffondendo nel parlare, se già vi veggio dipinta in fronte l'imagine dell'impresa? Con queste, et con molt'altre cose diede fine al suo ragionamento. All'hora i Padri soprafatti dalle ragioni: mossi da l'eloquentia del dire. vinti da causa si pietosa; non tanto per debito del loro Vfitio, quanto per volontà propria, gl'offeriscano per tal'effetto non solo di loro, ma di tutto quello, che potessi dependere da loro, la vita, et le facultà, et egli visto la lor gran prontezza, prese del fatto buonissima speranza, et già che con buon principio fu finita la prima Sessione, si diede mano a la seconda. dove il Papa per esservi al prefinito di molti Principi comparsi molti personaggi, et Ambasciadori, non volse, che si escludessi alcuno, ma che tutti vi intervenissero. Et perche questa impresa fussi abbracciata universalmente con affetto, fece leggere le lettere del Patriarca, et supplire a Pietro in voce. Doppo disse loro. O figliuoli, et fratelli in Christo, Voi sentite gl'Ambasciadori d'una Città Santa, che vi domanda aiuto della guerra, che gli è fatta loro da figliuoli del Diavolo. Hora il darglielo non tocca più all'Oriente, che all'Occidente, che al resto del mondo ma a tutto il cristianesimo, perciòche quello, che si perde quivi, è rovina, et vergogna nostra. O quanto è laido il vituperio, che essendo noi più potenti di [p. 8 modifica]

loro, con favore di Cristo comportiamo tal cosa? lasciando conculcare la causa della Religion cristiana, da uno vilissimo inimico, o di quanto biasmo saremmo degni appresso li posteri, se ci stessimo otiosi con le mani a cintola a vedere? Certo che Iddio ci darà punizione. Non giurammo noi, quando togliemmo il Battesimo d'essere nella militia di questa vita cristiana, et di seguitare Cristo nostro Duce? Hora se noi abbandoniamo la Croce suo vessillo, come lo seguitiamo noi adesso che egli vi batte. Apritegli le finestre del petto, collocatelo nel centro del cuore, chiedetegli consiglio di quello, che egli vuole, che si faccia del suo santissimo Sepolcro, et de nostri fratelli, che tutto il giorno son' tanto oppressi, et angariati. Non era in quel tempo l'Imperio de Turchi à Gierusalem, ma dentro alle porte Caspie, hora non solo si estende, di qua da li stessi Monti, ma dal Mare Egeo a quello di Persia. Crediamo noi che costoro, che hanno rovinato l'Imperio di Persia, debilitato il Greco, che sian' per far meglio a quello di Roma, perciòche egli non hanno rispettato li Saracini, che sono pur' come loro Maomettani, tanto meno rispetteranno noi, che gli siamo contrarij di Religione. Hora perche tal cosa non habbia a succedere. Impugniamo la spada. Andiamogli ad affrontare, ributtiangli nelle campagne della Scitia. Habbiamo noi forse, essendo tanto potenti, et havendo Cristo per Duce, et per Capitano, a dubitare della vittoria? Nò per certo, et se Matio, Curtio, et Oratio per salvare la patria si esposero alla morte, tanto più dobbiamo farlo noi, per ricuperare il [p. 9 modifica]

patrimonio a Cristo. Arrivava già l'Imperio de cristiani per insino all' Eufrate, et hora non passa l'Elesponto. Fù dalli vostri antichi, et Signori Franzeſi preso più volte l'arme per la Religione. Carlo Martello non essendo ne Re, ne figliuolo di Re, in questo paese d'Alvernia ammazzò in un' giorno più di quaranta mila Saracini. Carlo Magno, del qual tanto vi gloriate, infrà le molte imprese che fece contro a essi, non recuperò egli delle lor mani Gierusalemme? hora si come Voi vi vestite de lor' titoli, et de lor honori; cosi vogliate imitarli con fatti. Imperò non perdete tempo, ne mettete dubbio, ò scusa. Fate il simile ancor voi. Non è per tempo nessuno passato d'Europa in Asia Duca, ò Capitano, che non habbi hauto vittoria, et acquistato titolo di Magno. Et però se farete tal cosa, ne seguirà, che li poveri diverranno ricchi, et li ignobili nobili, et li Nobili Signori, et seguendo di grado in grado Conti, Marchesi, Duchi, et Re, perche colà è l'oro, et le gemme, le ricchezze, et gli Stati, gli Regni, et gli Imperij. Imponerete legge a Barbari liberarete li vostri fratelli dalla tirannica servitù, i quali vi ricognosceranno come Angeli mandati dal cielo, et aquisterete appresso alli posteri eterna lode. Et queste cose promessevi da me in voce non sono mie, perciò che io non sò quello, che io mi parli; ma è Cristo, che parla per mezzo della mia lingua, il quale perche mettiate tal cosa ad effetto, vi spianerà li Monti, vi innalzerà le Valli, tranquillerà li Mari si come fece nelli tempi antichi al popolo di Israel. Et in quel che il Papa si diffondeva nel parlare, li circonstanti per la santità della [p. 10 modifica] [p. 11 modifica] [p. 12 modifica] [p. 13 modifica] [p. 14 modifica] [p. 15 modifica] [p. 16 modifica] [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica] [p. 20 modifica] [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica] [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica] [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica] [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica] [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica] [p. 38 modifica] [p. 39 modifica] [p. 40 modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica] [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica] [p. 50 modifica] [p. 51 modifica] [p. 52 modifica] [p. 53 modifica] [p. 54 modifica] [p. 55 modifica] [p. 56 modifica] [p. 57 modifica] [p. 58 modifica] [p. 59 modifica] [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica] [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica]

Baruti, et di Bibilio al rio di monte Acquoto, il qual paese è oggi chiamato, si come già la Fenicia Regione amena, et fruttifera, dove sono molte nobili, et ricche città, la terza portione si è l'Antiochena cosi chiamata dalla grande Antiochia, la quale abbracciava quasi tutta la bella Regione di Celisiria, paese non meno de gl'altri frequente di Città, et Castella. Quarta porzione era l'Esedana, cosi detta da Edessa sua città principale, luogo dove tenne lo scettro quello Abagaro, il quale scrisse, et hebbe lettere dal Nostro Signor Giesù Cristo, quando faceva miracoli in Giudea, et che fu poi convertito alla santissima fede da San Taddeo Apostolo. Abbracciava questa portione quasi tutto quello spazio, che è infra il monte Caucaso, et la Caldea et la riviera del Eufrate, et quella del Tigre Regione hoggi nominata Diarberche, et allhora Mesopotamia, anch'ella ripiena di molte habitationi, era in tutte queste portioni, ò vero Principati molti Signori, et Baroni cristiani, cosi temporali, come spirituali, i quali in tempo di guerra erano obligati a dare aiuto a i Re di Gieiusalemme, et già ch'io sono in questo ragionamento voglio mostrare in che forma glielo dessino. Era quello della città di Gierusalemme 500 huomini d'arme, et 40 soldati. La baronia di Gioselm Mirabello Rama Iblem 100 soldati, la baronia di Galilea 100 soldati. Il Signor di MonReale 60 il Conrado di Gioseli 24 Napoli 85, et trecento huomini d'arme. Tolomaida 80 huomini d'arme. Tiro altre tanti, et 80 soldati, il Capitolo del Sepolcro 150 huomini d'arme Giosafat altre tanti. Il Tempio del [p. 71 modifica]

Signore il medesimo numero la Tiria 50 il Vescovo di Tiberiade 100, l'Abate di monte Tabor 100, Cesarea 50 Il Vescovo di Betelem 200, quel di San Giorgo altre tanti, Alisur 50 il Vescovo di Sabadoche 100. Il Vescovo di Tolomadia 150. Il Vescovo di S. Abram 50. l'Arcivescovo di Tiro 150. Quello di Nazaret medesimo Il Vescovo di Sidone 50, l'Arcivescovo di Cesarea 50, quello d'Ascalona 100 Celiona 10 Lelim 25 Cafes 50. Tiberiade 200, et con questi in questo a me vi erano aggiunte le forze proprie de Signori d'Edessa Tripoli d'Antiochia, et Re di Gierusalemme, insieme con gli aiuti de Principi di Ponente. Con le quali esso Re di Gierusalemme usciva fuori per far guerra offensiva, et defensiva secondo l'occasione. Hora cosi grand'Imperio acquistato, et ampliato con tanto sudore, et con tanta fatica, per una discordia infra Conti di Tripoli, et il Re di Gierusalemme andò in un subito in rovina, et per far capaci, le menti de Lettori, voglio brevemente darne qualche relatione. Avvenne che Baldovino Quarto di tal nome Re di Gierusalemme, doppo l'haver ottenuto contro a Barbari, et contro a Greci, molte segnalate vittorie vedendosi marcire dal mal della lebra senza prole, diede Sibilla sua sorella per moglie a Guglielmo Marchese di Monferrato, detto Lunga spada Capitan valoroso quanto fussi alcun altro al suo tempo. Costui di tal matrimonio contrasse un figliuol maschio, al qual pose nome Baldovino. Ma il Re vedendosi condotto dalla lebra, all'estremo, volse prima che passasse a miglior vita dichiararsi un successore, et non [p. 72 modifica]

havendo altro più propinquo, che questo Baldovino suo nipote, se bene non havea più di cinque anni nulla di meno lo fece coronare Re di Gierusalem? Ma non hebbe di molto fatto quello, che il Marchese Guglielmo padre del fanciullo venne a morte, perilche il Re lebroso rimaritò la sorella a Guido Lusignano Conte di Gioppe, & d'Ascalona, con conditione che fosse tutore del Re fanciullo per fino, che fosse atto al governo, et havendo il Re Baldovino fatto tali cose finì la vita. Ma non sodisfacendo il Conte Guido nella tutela a' Baroni Franzesi. Fù da essi deposto del governo, et messo in suo luogo il Conte di Tripoli. Ma poco dopò tal promutazione il Re fanciullo venne à morte, et si come Livia perche succedessi nell Imperio Tiberio occultò la morte d'Augusto: cosi Sibilla sua madre, perche il marito prevenissi nel Regno gli palio la morte, et in quel tanto corroppe li Baroni, che prestassino li voti al marito. La onde mediante tale sobornatione, lo fece elegger Re, del che il Conte di Tripoli, che pretendeva nella corona ne preſe tanto sdegno, che fece lega col Saladino Soldano d'Egitto il quale Saladino Nel 1087 Paolo Emilio nel 5. valendosi venne con tutta la sua milizia d'Egitto, in Giudea, et assediò la città di Tiberiade dove era la moglie del Conte di Tripoli, Bugato nel 3.la qual città secondo li patti, che egli havea col Conte Accolti nel 4.dovea esser sua et il Conte che tardi si fece savio pentitosi del misfatto si riunì col Re Guido, Corio nella I. parte. Tarcagno nel 14.il qual Re per soccorrer Tiberiade venne col Barbaro a battaglia, dove fu secondo, che dicono alcuni per conto del Conte di Tripoli rotto, et preso insieme con tutta la nobiltà cristiana [p. 73 modifica]

di quelle bande; Ma altri non danno la cagione al Conte. Ma al Re Guido per esser alloggiato in luogo penurioso d'acqua, dove necessitato dalla sete fù constretto à venir à giornata con disavantaggio. ma stia come si vuole poco importa, basta che il Re Guido fù rotto, et preso con tanta rovina, quanto s'è detto. Et il Saladino con si gloriosa vittoria tutto orgoglioso venne sopra la città di Gierusalemme, et non v'essendo chi la difendessi più che tanto il trentesimo giorno del assedio la prese à patti. et con questo modo annichilò, Nel 1087. alli a. d'Ottobre.et rovinò le cose de cristiani in Levante, perciòche dopò che i Barbari hebbon preso Gierusalemme in processo di tempo tolsono loro anco quanto vi havevano, et gli cacciorno di quà dal Mare. Ma essa Gierusalemme per le discordie de li figliuoli di Saladino con Nefandino loro zio fù molto travagliata. et in tal occasione se li cristiani hauessino voluto l'harebbano recuperata. li Grossoni popoli d'Arabia da altri chiamati Corismiti, dopo che hebbon dato alcune Nel 1216. rotte alli Cavalieri dello Spedale presero, et ammazzorno quanti cristiani vi trovorno profanorno li Tempi, et si partirno. Coradino figliuolo di Nefandino la prese, et rovinò, eccetto che la Torre di Dauit, et il Tempio di Dio, et il Sepolcro di Cristo. Ma altri Nel 1218. dicono che non fece tal cosa nel pigliarla, ma che essendone possessore, et volendola restituire alli nostri, che assediavano Damiata città d'Egitto con quanto il Saladino havea loro tolto, perche gli dessino pace, et [p. 74 modifica]

eglino non volendo concedergliele per dispregio la rovinò. Federigo Imperadore la prese, et gli fece di nuovo le mura. Il Soldano gliela ritolse. 1029 Zoroaldo nel 4. 1402. Tamburlano potentissimo Imperatore de Tartari la tolse al Soldano, con molti altri paesi. et il Soldano dopò la sua morte la riprese. Selim Sultan Imperator de Turchi havendo nelle Campagne d'Alepo vinto, et morto il Nel 1517.Soldano Camsone la prese, insieme con tutto l'Imperio del Soldano, et hora per li nostri peccati con grandissima vergogna di tutto il cristianesimo sta sotto li successori del medesimo Selino.


I L  F I N E.


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Con licenza de Superiori.

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