Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa - Versione critica/Breve descrizione dello aquisto di Terra Santa. Di Antonio Mossi

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Breve descrizione dello aquisto di Terra Santa. Di Antonio Mossi

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Al cristianissimo et potentissimo gran Delfino di Gallia, et di Navarra


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B R E V E  D E S C R I Z I O N E

D E L L O   A Q U I S T O

D I  T E R R A  S A N T A.

D I   A N T O N I O  M O S S I.


Mossi - Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa, 1601 (page 9 crop).jpg


HAvendo io bene spesso nell'osservare l'ordine delle cose, et de caſi, trovato; che quanto più rispetto all'intelletto humano le hanno del difficile, et dell'impossibile; tanto più per occulta potenza, et virtù di quello, che il tutto regge, et muove, hanno del possibile, et del facile, et quanto questo sia vero, lo prova largamente il Caso di Terra Santa; Perciòche non era cosa, à che meno il Christianesimo di Ponente pensassi, che al farne, si come fece, la recuperatione. Atteso che l'Italia era piena di discordie, La Francia turbolenta. L'Alemagna sottosopra dà la guerra. La Spagna per la maggior parte preda delli Iſmaelici: et all'incontro le cose delli infedeli nella maggior properità, che le fossero mai state, nulla di meno Iddio per farci cognoscere in tale fatto, che l'era opera sua, et non nostra, et perche noi l'havessimo ad attribuire à lui, et non à noi non volse, che [p. 2 modifica]

lo Inuentore fussi ne Re, ne Monarca, ma Pietro d'Amiense povero, et sempice Eremita, il quale per tal conto, come appresso narrerò, messe insieme infinita potenza cristiana. Ma prima ch'io spieghi questo ragionamento, è necessario, ch'io mostri i Turchi. che gente fossero, et donde venissero. Furono costoro secondo molti Scrittori quella gente, che Alessandro Magno serrò con porte di ferro di là, da monti Caspi, ò vero secondo altri Caùcasi per divertire, che non scorressero per la Media, et per l'Armenia. Ma perche questa metafora di ferrare con porte di ferro venga intesa, voglio brevemente diciferarla; Fu il fare loro Alessandro questo, l'edificare in Pandolfo Colenutio nel primo dell'Historie di Napoli.quello stretto, ch'è infra il mare Bachù, et li monti Caspi, la forte Città d'Alessandria, hoggi detta Derbrento, dà gl'Armeni chiamata Miralì, la quale per la fortezza, et strettezza del luogo, dove è situata, e atta a impedire il passaggio à ogni grande esercito. Bugatto nel 2. delle Historie universali. Platina nella vita di Papa Stefano II. Pietro Messia nella vita di Gostantino V.Ma li Turchi, nel modo, che volse il caso l'anno della cristiana salute circa 740 passorno per le dette porte della Scitia nella Media, et havendola rovinata, et guasta fecero il simile all'Armenia, et alla Persia con altre provincie adiacenti, et havendo fatto tali cose, si rivolsano verso Ponente, et si impadroniscono della Cilicia, Andrea Cambini nel trattato de Turchi.et cosi continovando di guerra in guerra in verso mezzo giorno, occuporno la Soria, et la Giudea, et per altre bande la Cappadocia, la Bitinia, la Frigia, la Pamphilia, la Liccia, et finalmente quasi tutto quel che si dice Asia minore, et in quello, che le cose erono in si felice termine, avvenne, che un Pietro Eremita Borgognone, ò vero [p. 3 modifica]

Piccardo, della Citta d'Amiense andò in habito di Mendico à visitare il Sacro Santo Sepolcro di Cristo, Benedetto Accolti nel primo libro dice che fu nel 1094.con tutti i luoghi santi della Giudea, et ritrouandoli dà quelli scelerati Barbari profanati, a quali in cambio di celebrarvi li cristiani divini uffitij, vi esercitavano li pessimi, et bestiali riti Maomettani, et quelli poveri cristiani ch'habitavano in quel paese, erono dà loro tenuti in gran miseria, et intollerabile seruitù, et la fede cristiana rimaneva estinta in quel luogo: onde ella hebbe origine. la onde esso di queste calamità hebbe si gran compassione, che acceso di honorato Zelo si propose di liberare dalla seruitù de Barbari quel santissimo paese. Ma in quello che egli andava tal cosa discussando, conobbe, che si ricercavano forze di potente Imperatore, et non di Romito Onde come cosa impossibile cominciò à torsela dal penſiero. Scrive il Sabelico, et l'Accolti, che in quello che egli dormiva, gli apparve una Statua maggior del naturale gli disse: Pietro segui l'impresa, che tu hai incominciata, altrimenti tu farai mal' fine, et Pietro rispondendo gli disse. Chi sete Voi, che mi fate questo comandamento. Et ei gli disse.. Io sono Giesù, che non t'abbandonerò. Imperò fatti di buon animo. Pietro risvegliandosi andò à trouare Simeone Patriarca di Gierusalem; al quale havendo conferito il caso, dopo hauere lungamente discorso, conclusono di mandare al Papa per aiuto, et poi che essi hebbono cotal' fatto stabilito: il Patriarca per muouerlo à quello, gli scrisse lettere, le quali contenevano i profanamenti de tempi, et l'atroci agonie, che à tutte l'hore, i nostri [p. 4 modifica]

sopportavono dà Barbari, et il mancamento della buona Religione, supplicandolo, et pregandolo per le viscere di N. S Giesù Cristo a provedervi, facendo del caso Pietro Ambasciadore, il quale essendosi dà lui accomiatato, si sciolse da Lidi di Palestina, et se ne venne in Italia dove trovò Urbano Secondo. Principe delle cose sacre de cristiani, et havendoli presentato le lettere del Patriarca, con grand'energia in voce gli narrò le calamita, et le miserie di quel povero paese, et egli havendo dalle lettere, et dal parlare di Pietro inteso il mal essere di quella Provincia, dopo hauerla compatita per sollevarla da tanta afflittione, publicò un concilio in Chiaramonie Città d'Alvernia; dove per muovere, et per inanimire li Principi, et li Popoli ad andarvi, visitò molte ricche, et nobili Città, et in oltre vi si trasferì in persona; nel quale luogo nella prima Sessione, si Nel 1094trovorono con lui 310 Vescovi, et poi che gl'hebbono con sacri offizij, et con preci invocato lo aiuto divino, il Papa propose l'aquisto di Terra Santa, et perche lo Spirito Santo gl'illuminassi a quello, con lunga, et ornata oratione disse loro.

O circostanti sò, che in fra di Voi non è nessuno che non sappia, come per discordia, et negligenza de nostri antecessori è stato da Turchi, nemici del nome cristiano occupato il Sacro Santo Sepolcro di Cristo; con tutta la Giudea. Dove al presente dominano, et signoreggiano, non già in quel modo, che s'usa infrà i padroni, et vassalli; ma in forma Barbarica, et Tirannica. perciòche v'hanno profanato i Tempi, et stuprato le Vergini, constretto con i Martori li Secolari, [p. 5 modifica]

et li Religiosi a rinnegare il Santissimo nome di Cristo. Hora non s'aspettando a sollevare gl'huomini, et il luogo da tante calamità, et da tante miserie alli Barbari, et alli Sciti; ma noi cristiani, i quali già siamo qui per questo effetto ragunati. La onde stante questo trattiamo il fatto fraternamente, perciòche noi siamo interpreti, et segretari delle cose divine, et guardia del gregge di Cristo, in quella forma che erano gl'Apostoli, et obligati per ogni minimo, non che per tante migliaia di redempti in quello, a mettere la vita, et a morire per la fede, onde per ciò quella potestà, et facultà, che ci ha dato Iddio, spendiamola per la salute comune, et non la rivolgiamo alle nostre passioni. Qui non si tratta di liberare il Sepolcro di Cesare, et di Pompeio, ne di trarre di cattura Arabi, ne Barbari; ma il Sepolcro di Cristo, et gente, in lui nostri fratelli ricomperati da esso col medesimo sangue, et lavati nella medesima acqua, che siamo noi, i quali del continuo stanno appresso a quelli dispietati Barbari in ceppi, et in catene. Per due cagioni si pigliano le guerre, l'una è per vendicare l'ingiurie, l'altra per allargare l'Imperio; hora se alcuno per tal conto deve far quello, chi lo deve far più di noi? i quali habbiamo il nostro Dio da scellerati ladroni offeſo nel nome, nelli Templi, et nelli precetti, ne fedeli, et nel dominio. Et certamente se noi andremo considerando, non hà la sua Chiesa ricevuto maggior percossa, che quella de Maomettani, perciòche eglino hanno spento nell'Affrica il nome cristiano, occupato gran parte della Spagna, assaltato la Francia, depredato l'Italia, [p. 6 modifica]

saccheggiato Roma, assediato Constantinopoli, preso Gieruselemme, et Antiochia, donde la nostra Religione, et primitiva Chiesa hanno origine. Ma li Turchi una delle loro spetie molto più terribile di tutte l'altre, come sott'entrata alle ragioni degli Arganei non pretende più un luogo, che un'altro, ma tutto il Cristianesimo. Hora se noi ci facciamo beffe del caso, et non provediamo a tanto pericolo, et a tanta tempesta, che ci soprastà: non seguirà meglio di noi, che del resto. Io sdegno qualche volta meco medesimo, quando io veggo gli nimici a guisa di Draghi venirci tutti orgogliosi contro, de noi, come se fussimo privi del uso della ragione stiamo a vedere; Se li Cartaginesi la terza volta che gl'hebbono a fare con li Romani, facevano prima quella resistenza che fecero poi, che gl'hebbero dato loro ogni apparato di guerra, havrebbono forse fatto a Roma, quello che ricevetteno a Cartagine. Non è egli gran pazzia il poter contrastare col nemico a braccia sciolte, l'aspettare di farlo poi a braccia legate? non siamo noi quelli pazzi, ogni volta et quando noi possiamo assalire li Turchi aspettare a farlo quando ci haveranno divorato, et consumato? Ma già che l'esperienza ci mostra il grave errore del passato; non vi vogliamo perseverare; Correggiamolo per l'avvenire. Facciamo una resolutione honorata. Abbracciamo questa impresa con tutto il cuore, et con l'affetto delle forze nostre, no ci spaventi la lontananza, ò grandezza de la Causa: perciòche Dio da cuore, fortezza, et consiglio a coloro, che si conformano in lui. Hora desiderando noi [p. 7 modifica]

da esso la salute dell'anime nostre, che possiamo noi far meglio, per ottener tal gratia, che farli sacrificio di noi, et delle nostre facultà? Et perche tal cosa habbia effetto; vinca la virilità la viltà, la liberalità l'avaritia, la Castità la lascivia, et la virtù il vitio. Ma che mi vò io diffondendo nel parlare, se già vi veggio dipinta in fronte l'imagine dell'impresa? Con queste, et con molt'altre cose diede fine al suo ragionamento. All'hora i Padri soprafatti dalle ragioni: mossi da l'eloquentia del dire. vinti da causa si pietosa; non tanto per debito del loro Vfitio, quanto per volontà propria, gl'offeriscano per tal'effetto non solo di loro, ma di tutto quello, che potessi dependere da loro, la vita, et le facultà, et egli visto la lor gran prontezza, prese del fatto buonissima speranza, et già che con buon principio fu finita la prima Sessione, si diede mano a la seconda. dove il Papa per esservi al prefinito di molti Principi comparsi molti personaggi, et Ambasciadori, non volse, che si escludessi alcuno, ma che tutti vi intervenissero. Et perche questa impresa fussi abbracciata universalmente con affetto, fece leggere le lettere del Patriarca, et supplire a Pietro in voce. Doppo disse loro. O figliuoli, et fratelli in Christo, Voi sentite gl'Ambasciadori d'una Città Santa, che vi domanda aiuto della guerra, che gli è fatta loro da figliuoli del Diavolo. Hora il darglielo non tocca più all'Oriente, che all'Occidente, che al resto del mondo ma a tutto il cristianesimo, perciòche quello, che si perde quivi, è rovina, et vergogna nostra. O quanto è laido il vituperio, che essendo noi più potenti di [p. 8 modifica]

loro, con favore di Cristo comportiamo tal cosa? lasciando conculcare la causa della Religion cristiana, da uno vilissimo inimico, o di quanto biasmo saremmo degni appresso li posteri, se ci stessimo otiosi con le mani a cintola a vedere? Certo che Iddio ci darà punizione. Non giurammo noi, quando togliemmo il Battesimo d'essere nella militia di questa vita cristiana, et di seguitare Cristo nostro Duce? Hora se noi abbandoniamo la Croce suo vessillo, come lo seguitiamo noi adesso che egli vi batte. Apritegli le finestre del petto, collocatelo nel centro del cuore, chiedetegli consiglio di quello, che egli vuole, che si faccia del suo santissimo Sepolcro, et de nostri fratelli, che tutto il giorno son' tanto oppressi, et angariati. Non era in quel tempo l'Imperio de Turchi à Gierusalem, ma dentro alle porte Caspie, hora non solo si estende, di qua da li stessi Monti, ma dal Mare Egeo a quello di Persia. Crediamo noi che costoro, che hanno rovinato l'Imperio di Persia, debilitato il Greco, che sian' per far meglio a quello di Roma, perciòche egli non hanno rispettato li Saracini, che sono pur' come loro Maomettani, tanto meno rispetteranno noi, che gli siamo contrarij di Religione. Hora perche tal cosa non habbia a succedere. Impugniamo la spada. Andiamogli ad affrontare, ributtiangli nelle campagne della Scitia. Habbiamo noi forse, essendo tanto potenti, et havendo Cristo per Duce, et per Capitano, a dubitare della vittoria? Nò per certo, et se Matio, Curtio, et Oratio per salvare la patria si esposero alla morte, tanto più dobbiamo farlo noi, per ricuperare il [p. 9 modifica]

patrimonio a Cristo. Arrivava già l'Imperio de cristiani per insino all' Eufrate, et hora non passa l'Elesponto. Fù dalli vostri antichi, et Signori Franzeſi preso più volte l'arme per la Religione. Carlo Martello non essendo ne Re, ne figliuolo di Re, in questo paese d'Alvernia ammazzò in un' giorno più di quaranta mila Saracini. Carlo Magno, del qual tanto vi gloriate, infrà le molte imprese che fece contro a essi, non recuperò egli delle lor mani Gierusalemme? hora si come Voi vi vestite de lor' titoli, et de lor honori; cosi vogliate imitarli con fatti. Imperò non perdete tempo, ne mettete dubbio, ò scusa. Fate il simile ancor voi. Non è per tempo nessuno passato d'Europa in Asia Duca, ò Capitano, che non habbi hauto vittoria, et acquistato titolo di Magno. Et però se farete tal cosa, ne seguirà, che li poveri diverranno ricchi, et li ignobili nobili, et li Nobili Signori, et seguendo di grado in grado Conti, Marchesi, Duchi, et Re, perche colà è l'oro, et le gemme, le ricchezze, et gli Stati, gli Regni, et gli Imperij. Imponerete legge a Barbari liberarete li vostri fratelli dalla tirannica servitù, i quali vi ricognosceranno come Angeli mandati dal cielo, et aquisterete appresso alli posteri eterna lode. Et queste cose promessevi da me in voce non sono mie, perciò che io non sò quello, che io mi parli; ma è Cristo, che parla per mezzo della mia lingua, il quale perche mettiate tal cosa ad effetto, vi spianerà li Monti, vi innalzerà le Valli, tranquillerà li Mari si come fece nelli tempi antichi al popolo di Israel. Et in quel che il Papa si diffondeva nel parlare, li circonstanti per la santità della [p. 10 modifica] [p. 11 modifica] [p. 12 modifica] [p. 13 modifica] [p. 14 modifica] [p. 15 modifica] [p. 16 modifica] [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica] [p. 20 modifica] [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica] [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica] [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica] [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica] [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica] [p. 38 modifica] [p. 39 modifica] [p. 40 modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica] [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica] [p. 50 modifica] [p. 51 modifica] [p. 52 modifica] [p. 53 modifica] [p. 54 modifica] [p. 55 modifica] [p. 56 modifica] [p. 57 modifica] [p. 58 modifica] [p. 59 modifica] [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica] [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica]

Baruti, et di Bibilio al rio di monte Acquoto, il qual paese è oggi chiamato, si come già la Fenicia Regione amena, et fruttifera, dove sono molte nobili, et ricche città, la terza portione si è l'Antiochena cosi chiamata dalla grande Antiochia, la quale abbracciava quasi tutta la bella Regione di Celisiria, paese non meno de gl'altri frequente di Città, et Castella. Quarta porzione era l'Esedana, cosi detta da Edessa sua città principale, luogo dove tenne lo scettro quello Abagaro, il quale scrisse, et hebbe lettere dal Nostro Signor Giesù Cristo, quando faceva miracoli in Giudea, et che fu poi convertito alla santissima fede da San Taddeo Apostolo. Abbracciava questa portione quasi tutto quello spazio, che è infra il monte Caucaso, et la Caldea et la riviera del Eufrate, et quella del Tigre Regione hoggi nominata Diarberche, et allhora Mesopotamia, anch'ella ripiena di molte habitationi, era in tutte queste portioni, ò vero Principati molti Signori, et Baroni cristiani, cosi temporali, come spirituali, i quali in tempo di guerra erano obligati a dare aiuto a i Re di Gieiusalemme, et già ch'io sono in questo ragionamento voglio mostrare in che forma glielo dessino. Era quello della città di Gierusalemme 500 huomini d'arme, et 40 soldati. La baronia di Gioselm Mirabello Rama Iblem 100 soldati, la baronia di Galilea 100 soldati. Il Signor di MonReale 60 il Conrado di Gioseli 24 Napoli 85, et trecento huomini d'arme. Tolomaida 80 huomini d'arme. Tiro altre tanti, et 80 soldati, il Capitolo del Sepolcro 150 huomini d'arme Giosafat altre tanti. Il Tempio del [p. 71 modifica]

Signore il medesimo numero la Tiria 50 il Vescovo di Tiberiade 100, l'Abate di monte Tabor 100, Cesarea 50 Il Vescovo di Betelem 200, quel di San Giorgo altre tanti, Alisur 50 il Vescovo di Sabadoche 100. Il Vescovo di Tolomadia 150. Il Vescovo di S. Abram 50. l'Arcivescovo di Tiro 150. Quello di Nazaret medesimo Il Vescovo di Sidone 50, l'Arcivescovo di Cesarea 50, quello d'Ascalona 100 Celiona 10 Lelim 25 Cafes 50. Tiberiade 200, et con questi in questo a me vi erano aggiunte le forze proprie de Signori d'Edessa Tripoli d'Antiochia, et Re di Gierusalemme, insieme con gli aiuti de Principi di Ponente. Con le quali esso Re di Gierusalemme usciva fuori per far guerra offensiva, et defensiva secondo l'occasione. Hora cosi grand'Imperio acquistato, et ampliato con tanto sudore, et con tanta fatica, per una discordia infra Conti di Tripoli, et il Re di Gierusalemme andò in un subito in rovina, et per far capaci, le menti de Lettori, voglio brevemente darne qualche relatione. Avvenne che Baldovino Quarto di tal nome Re di Gierusalemme, doppo l'haver ottenuto contro a Barbari, et contro a Greci, molte segnalate vittorie vedendosi marcire dal mal della lebra senza prole, diede Sibilla sua sorella per moglie a Guglielmo Marchese di Monferrato, detto Lunga spada Capitan valoroso quanto fussi alcun altro al suo tempo. Costui di tal matrimonio contrasse un figliuol maschio, al qual pose nome Baldovino. Ma il Re vedendosi condotto dalla lebra, all'estremo, volse prima che passasse a miglior vita dichiararsi un successore, et non [p. 72 modifica]

havendo altro più propinquo, che questo Baldovino suo nipote, se bene non havea più di cinque anni nulla di meno lo fece coronare Re di Gierusalem? Ma non hebbe di molto fatto quello, che il Marchese Guglielmo padre del fanciullo venne a morte, perilche il Re lebroso rimaritò la sorella a Guido Lusignano Conte di Gioppe, & d'Ascalona, con conditione che fosse tutore del Re fanciullo per fino, che fosse atto al governo, et havendo il Re Baldovino fatto tali cose finì la vita. Ma non sodisfacendo il Conte Guido nella tutela a' Baroni Franzesi. Fù da essi deposto del governo, et messo in suo luogo il Conte di Tripoli. Ma poco dopò tal promutazione il Re fanciullo venne à morte, et si come Livia perche succedessi nell Imperio Tiberio occultò la morte d'Augusto: cosi Sibilla sua madre, perche il marito prevenissi nel Regno gli palio la morte, et in quel tanto corroppe li Baroni, che prestassino li voti al marito. La onde mediante tale sobornatione, lo fece elegger Re, del che il Conte di Tripoli, che pretendeva nella corona ne preſe tanto sdegno, che fece lega col Saladino Soldano d'Egitto il quale Saladino Nel 1087 Paolo Emilio nel 5. valendosi venne con tutta la sua milizia d'Egitto, in Giudea, et assediò la città di Tiberiade dove era la moglie del Conte di Tripoli, Bugato nel 3.la qual città secondo li patti, che egli havea col Conte Accolti nel 4.dovea esser sua et il Conte che tardi si fece savio pentitosi del misfatto si riunì col Re Guido, Corio nella I. parte. Tarcagno nel 14.il qual Re per soccorrer Tiberiade venne col Barbaro a battaglia, dove fu secondo, che dicono alcuni per conto del Conte di Tripoli rotto, et preso insieme con tutta la nobiltà cristiana [p. 73 modifica]

di quelle bande; Ma altri non danno la cagione al Conte. Ma al Re Guido per esser alloggiato in luogo penurioso d'acqua, dove necessitato dalla sete fù constretto à venir à giornata con disavantaggio. ma stia come si vuole poco importa, basta che il Re Guido fù rotto, et preso con tanta rovina, quanto s'è detto. Et il Saladino con si gloriosa vittoria tutto orgoglioso venne sopra la città di Gierusalemme, et non v'essendo chi la difendessi più che tanto il trentesimo giorno del assedio la prese à patti. et con questo modo annichilò, Nel 1087. alli a. d'Ottobre.et rovinò le cose de cristiani in Levante, perciòche dopò che i Barbari hebbon preso Gierusalemme in processo di tempo tolsono loro anco quanto vi havevano, et gli cacciorno di quà dal Mare. Ma essa Gierusalemme per le discordie de li figliuoli di Saladino con Nefandino loro zio fù molto travagliata. et in tal occasione se li cristiani hauessino voluto l'harebbano recuperata. li Grossoni popoli d'Arabia da altri chiamati Corismiti, dopo che hebbon dato alcune Nel 1216. rotte alli Cavalieri dello Spedale presero, et ammazzorno quanti cristiani vi trovorno profanorno li Tempi, et si partirno. Coradino figliuolo di Nefandino la prese, et rovinò, eccetto che la Torre di Dauit, et il Tempio di Dio, et il Sepolcro di Cristo. Ma altri Nel 1218. dicono che non fece tal cosa nel pigliarla, ma che essendone possessore, et volendola restituire alli nostri, che assediavano Damiata città d'Egitto con quanto il Saladino havea loro tolto, perche gli dessino pace, et [p. 74 modifica]

eglino non volendo concedergliele per dispregio la rovinò. Federigo Imperadore la prese, et gli fece di nuovo le mura. Il Soldano gliela ritolse. 1029 Zoroaldo nel 4. 1402. Tamburlano potentissimo Imperatore de Tartari la tolse al Soldano, con molti altri paesi. et il Soldano dopò la sua morte la riprese. Selim Sultan Imperator de Turchi havendo nelle Campagne d'Alepo vinto, et morto il Nel 1517.Soldano Camsone la prese, insieme con tutto l'Imperio del Soldano, et hora per li nostri peccati con grandissima vergogna di tutto il cristianesimo sta sotto li successori del medesimo Selino.


I L  F I N E.


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Con licenza de Superiori.

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