Opere edite e inedite in prosa ed in versi dell'abate Saverio Bettinelli/Prefazione dell'autore

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Prefazione dell'autore

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Opere edite e inedite in prosa ed in versi dell'abate Saverio Bettinelli Ragionamenti (Bettinelli)
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PREFAZIONE

DELL’AUTORE


Sopra lo studio delle belle lettere, e sul gusto moderno di quelle.


Nel condiscendere alla pubblicazione delle mie opere insieme raccolte, ch’è un giusto tributo alla patria d’un uom di studio, a cui per tutta la vita ha voluto così servire, e giocare secondo i deboli suoi talenti, parmi opportuno in sul finire della carriera di giustificare le mie opinioni, e la severità d’alcune critiche sparse nell’opere mie col dar conto de’ primi passi, e de’ progressi in essa fatti, sì per concorrere con quest’ultimo sforzo all’onore delle lettere umane, e sì finalmente per illuminare ognor più, ed anche incoraggire la gioventù, al ben della quale ogni mio studio ognor consecrai, a correre questa carriera quando vi sia chiamata, ed a conoscerne i veri pericoli, ed i vantaggi.

Intendo fare con ciò un beneficio a’ [p. 4 modifica]giovani italiani, che nati siano con vera vocazione di felice talento spontaneo aprendo loro, e mostrando una strada non di vana, e falsa gloria, ma forse della più pura felicità, che in questa vita possa ottenersi, e che sì poco si ottiene dagli uomini gittati a caso ne’ sentier disastrosi di professioni non a loro appropriate, e convenienti. Siano pur nobilissime, ed utilissime la medicina, e la giurisprudenza, che omai son le sole destinate tra noi a chi non vuol essere ozioso, siano degne dell’uomo due scienze, che mirano alla conservazione dei beni o dell’onore, o della vita dei cittadini. Ma v’ha delle anime dilicate, o paurose, che tremano al ripensare, che il medico ancorchè dotto s’incarica d’un peso immenso per l’arte incerta, e fallace onde pende la vita altrui, e che girando di casa in casa di letto in letto coll’obbligo di decidere arditamente sulle speranze, e su i timori di cento malati, e delle loro affannose famiglie trovasi il più delle volte non solo disonorato dalle morti non prevedute, e non prevenute, ma lacerato nella coscienza dai rimorsi fondati d’avere per [p. 5 modifica]ignoranza, o per poca attenzione commessi veri omicidj: e che l’avvocato non meno esposto a perdere per sua colpa le cause più gravi della roba, e dell’onore, e talor della vita de’ suoi clienti è più soggetto in oltre a proteggere contro di mille scrupoli, ma con mille esempj davanti agli occhi le cause più ingiuste, essendo omai non le leggi, che pur troppo sono un mare infinito, e vanno, e vengono come l’onde ad ogni vento, ma le cabale, gli artifizj, le sottigliezze, i cavilli, e le male arti infine il codice usato tra molte genti di quest’impiego sì burrascoso.

Chi nacque per tanto con indole impaziente di tante contrarietà, amica del vero, portata al libero esercizio dell’ingegno senza ambizione di protezioni, di gradi, e di lauree, o chi nacque senza bisogno di servire a catena la patria per vivere, e i cittadini, o di sorgere da basso stato alla classe dei nobili, e de’ titolati, ne soffrendo pur d’essere inutile a se totalmente, e ad altrui, par che non possa altrove rivolgersi, che agli studj più liberi, più tranquilli, e forse più degni dell’uomo filosofo, perchè più miti, e [p. 6 modifica]ragionevoli, a quegl’infine delle lettere umane. Nè non è certo questa secondo la volgar opinione la più pregiata moneta, con cui pagare alla società il debito, ch’ella esigge da tutti i suoi membri, ed è spesso mirata più tosto come di niun valore, poichè non guida per ordinario a molta gloria ne’ nostri tempi, e meno a qualche fortuna, ed opulenza. Ma si consolano facilmente di tai disgrazie quei giovani cuori, de’ quai ragiono, poichè trovano un’ampio compenso di quelle nel piacere dell’indipendenza, nelle delizie della quiete, e del ritiro, nell’innocenza di un gusto lontan dall’invidie, dalle gelosie, dalle cabale dei partiti, e nella nobile compiacenza di seguir le pedate degli uomini illustri, che in sembianza di dar piacere, e passatempo diedero veramente gli esempj più chiari d’ogni valore dell’anima, i precetti più intimi, e meglio sentiti della concordia, e della beneficenza, le istruzioni immortali d’ogni virtù nella storia, nell’eloquenza, nella poesia, per cui non mai periranno. Se non giungono poi tant’alto i giovani letterati, quanto non godono di trovarsi [p. 7 modifica]in un paese di pace, e di sicurezza, ove la prima loro passione, ch’è quella del vero e dell’onesto, non è combattuta dalle opinioni, dalle dispute, dai duelli incessanti, ed ostinatissimi, che in tutt’altre condizioni fan campo di battaglia ai concorrenti. L’uom di lettere vede in faccia, e senza nuvole la verità, che sin da Omero, e da Platone sotto simboli lusinghieri fu la maestra infallibile, e non contrastata de’ lor seguaci insino a noi. I loro esempj, e la legislazione da lor fondata per essi non temono nè i capricci, nè i sofismi, nè il pirronismo de’ tempi, e delle sette. Il bello, e il vero, che trovano sempre il chiarissimo loro specchio in fondo al cuore umano, e alla ragionevol natura son sentiti da tutti gli uomini, ed han per giudice incorrottibile della ragione, e del torto non i compri suffragj, o le vili passioni, o la indiscreta curiosità, o le sofistiche prevenzioni, o l’orgoglio, la venalità, la parzialità, il fanatismo, il libertinaggio, e in una parola l’amor proprio accecato, ma solamente l’intimo senso, e la coscienza dell’anima umana formata essenzialmente a giudicarne, [p. 8 modifica]e vittoriosa per tanti secoli d’ogni vicenda.

Questo porto tranquillo, e separato dalle tempeste di tante passioni, che infuriano per tutto altrove fa per avventura il miglior pregio di questi studj dell’umanità, cioè fa gli uomini appunto umani, pacifici, morigerati, ed amabili sopra gli altri. Sembra, che il secolo d’oro dipinto sì al vivo da tanti poeti, e prosatori sia copiato dall’originale beatitudine della lor vita, e preso dall’esperienza lor quotidiana. Sì, ridano pure a loro senno i maligni, e gl’ignari, sì, l’mor delle lettere fa la delizia de’ cuori bennati, ammansa l’ire, e le cupidigie, raddolcisce, ed adorna i costumi, sì, la cheta ragione, il buon giudizio, l’ingegno aperto, il candore, il disinteresse, un’amore fraterno lega insieme cotai professori, o dilettanti con nodi soavi, e spontanei. Benigni, modesti, non prevenuti s’aiutano insieme, consigliansi, s’incoraggiscono nelle loro intraprese quasi in arringhi di gloria a tutti comune. Contenti di qualche onore, e di poche fortune bastevoli non al lusso, che ignorano, ma al bisogno, che spesso non può pur troppo [p. 9 modifica]ignorarsi, essi non seguono con passione altro stendardo che quello della pacifica libertà. E chi potè mai conciliar questa con la cupidigia dell’oro, o col fascino dell’ambizione? Sciolti da queste due tiranne nulla più sentono, e gustano che il dolce, l’ameno, il pacato possesso del loro cuore, e del loro ingegno sempre occupato tra i beati delirj della creatrice imaginazione, tra i soavi prestigj de vivaci, e teneri affetti, tra le scene ognor vive, e presenti del loro entusiasmo consolatore. Abitano essi veracemente in palagj incanuti, ed ornati di ricchissime gallerie messe ad oro, e a quadri eccellenti, come altri disse, con poggi, e balconi aperti a varj aspetti qual di matina, e qual di giardini, e qual di spettacoli sempre maravigliosi, sempre varj, e sempre graditi; e passeggiano per le sale, e per le stanze di ballo, ove le belle imagini delle virtù, e le nobili idee delle azioni più gloriose trattengon l’anima estaticamente tra canti, e suoni di metri accordati in dolce armonia. Che se talora la mente agitata in que’ seducenti teatri rinfiamma, e trasporta insino al furore, [p. 10 modifica]ognun sa, che innocente, che più tosto benefico è un tal furore, e che paragonasi volentieri a un sottil ramo di nobile, e spiritosa follia, il qual tra le frondi raggirasi dell’alloro più venerato, Oh certo che questo ramo è solamente delle belle arti, ed han ragione di deriderlo le gravi scienze, e le discipline accigliate quasi non abbiano e rami più forti, e talor tronchi ancor esse di troppo vera, e troppo seria pazzia! Ma checchessiasi di ciò qual luogo aver ponno in tali studj, qual tempo prendere le maligne, le fiere, le inquiete, e divoranti passioni, e come non vi regnerà la concordia, la fratellanza, la pace, la più sincera, e disinteressata amicizia? Gli esempj il comprovano di tutti i secoli, e bastin per tutti a farne buon testimonio i poeti Virgilio, ed Orazio, e Lucrezio, e Catullo, e Tibullo, e Properzio, ed Ovidio, e i Petrarca, ed i Castiglioni co’ Bembi, coi Casa, coi Fracastori, co’ Navageri, co’ Sannazari, e con mille altri lor coetanei, e perfin sotto a nostri occhi in un secolo tanto accusato d’ogni depravazione gli Zeni, ed i Volpi, i Manfredi, ed i [p. 11 modifica]Maffei, gli Zanotti, i Ghedini, i Fabri, i Beccari, e Balbi, e Molinelli, e Galli, e Azzoguidi, e la Bassi più di tutti, perchè donna, e perchè donna veramente dotta, e cent’altri da me conosciuti, quali anime, Dio immortale! e di qual indole dolce modesta cortese benefica generosa nemica di guerre, e di gelosie, lontana da gare, e da pretensioni, contenta di poco, ma contentissima poi del suo stato mediocre, in cui trovarono costantemente sino alla morte ogni gloria, e ricchezza, e felicità dagli altri ignorata. Tutti questi ho veduti dappresso, non senza profitto, e compiacenza, imparandone sin da primi anni il disprezzo della grandezza, e della fortuna, e sagrificandole volentieri all’intimo sentimento del cuore nato al sol desiderio, alla sola passione invincibile delle lettere, e della libertà.

Me fortunato, che dovendo pur prender dei vincoli, che ad ogni uomo sono necessarj nella presente costituzion delle cose, presi i vincoli appunto, che meglio si confacevano al mio naturale, ed anzi mi assicurarono tal libertà necessaria. Quali provai gl’illustri [p. 12 modifica]uomini soprannomati per la conversione, ed amicizia avuta con molti, tali sempre pur riconobbi coloro, nel consorzio de’ quali mi ritrovai con più stretta comunione di società per tutta la vita mia . Non sarò mai tanto grato quanto sento pur di dovere lor esserlo per una felicità la più solida, la più costante, la più soave, che nella lor compagnia d’incontrare mi fu concesso per dono del cielo. La lor profession letteraria faceva onore a tutte quelle virtù, che per ogni altra ragione più grave, ed importante vidi aver posta sicura sede, ed immobile in mezzo a loro. Con le sole, e dominanti passioni del far bene, d’esser utili, di sacrificarsi al servigio del pubblico aveano soggiogate, o moderate quelle più naturali, che potevano opporsi a un sì bel fine, e quindi n’erano riscaldate, e afforzate siccome a quello conformi le più nobili, e le più grate dello studio, e della letteratura, anima ed elemento, e centro di tutti. Parvemi in fatti di trovarmi così nel mio centro più felicemente eziandio, che non poteva dapprima imaginare. Benchè tutti gli studj, e gli esercizj [p. 13 modifica]dell1 Autore» ijr ¡tizi d’ingegno fossero quivi abbracciati, pu* nondimeno a tutti era norma , ed alimento primario la bella letteratura , poichVdalle sue mani prendevano 1’ alte scienze medesime Ì loro coltivatori , e col suo latte nodrivasi in prima , c cresceva« senza eccezione tutta la varia d1 indole di nazione di genio di dima c di temperamento numerosa famiglia * Quin¬ di ognun nelle vene portava, e spargeva per entro al corso d’ ogni suo studio quel sangue imbalsamato dalla piacevolezza , dalP ameni¬ tà, dall’ urbanità, dalla grazia, e bellezza def giovanili suoi studj . Uno <?ra il lor cuore, una l’anima veramente a-dispetto di tante gelosissime pretensioni, che miseramente tra gli uomini mettono a zuffa T arti , e le scien¬ ze , i gravi studj, e i leggeri, le scuole gran¬ di, e le piccole , i maestri , e i professori , le cattedre, e i pulpiti , le profane lettere , e le sacre , onde a gara si sprezzano , si de¬ rìdono , e almen contrastano sempre insieme pel posro, per la preminenza , per l’impor¬ tanza e i titoli, e i gradi , e l’insegne , e gli onori : alla qual prodigiosa concordia mi parve non meno la cristiana, e civile educa- zio[p. 14 modifica]Prefazione % zione finissima aver gran parte, che quel bal¬ samo primo introdotto a calmare gli spiriti tumultuanti , e le misere vanità delle varie belligeranti , e con tanto scandalo divenute rabbiose pfofession letterarie. Ma quali poi erano specialmente, e quan¬ to amabili gli scrittori , e gli orarori , e i poeti , e i maestri , e i discepoli per condì* zione della bella , ed amena letteratura , co* quali dovetti più stremamente conversare per mio profitto ! Oh come lontani d* ogni ombra di pedantismo , di gravità, di precedenze , o rivalità, piacevoli sempre, facili, e familiari a consultare, e a rispondere consultati, a lo¬ dar volentieri, o a correggere pazienti, e a- morosi , versando a larga mano i tesori, e 1 segreti della lor arte, modesti in mezzo agli encomj da lor meritati, e docili insieme alle altrui disapprovazioni benché talora non me¬ ritate , come posso io ricordarli senza senso d* ammirazione insieme , e di tenera gratitu¬ dine dopo aver conosciuto , e provato la ra¬ rità di tal gente, e di tali prodigi per tutto altrove ? Quale union d’ uomini, quale ucca- 4emia , o liceo mi fe mai vedere gol ancora [p. 15 modifica]DELL1 AUTÓRE* /tj in istoria o in idea il cuor umano con sì po¬ che debolezze , e con sì nobile accordo di pas¬ sioni ? V orrore che tutti aveano delia bassa invidia della gelosia delle piccole rivalità qua- ie spettacolo delizioso mi presentava * e tut+C torà alia memoria me! rappresenta con gran; rammarico ì Quali uomini eran quelli , che nella gara medesima di pari studio, e carrie¬ ra , o in quella di studi discordi, e conten¬ ziosi lodavano sì schiettamente i talenti de* confratelli, serbavano !’ amicizia nelle dispu¬ te più calorose , applaudivano al valore de* lor contrari, gli animavano, gli abbracciava¬ no , loro facean corona, e omaggio del cuore allo scendere dalla cattedra , o dal pulpito t o dalla sedia , ricordando i piti bei tratti > rinnovando.! sentimenti provati , citando i luoghi, e i passi , che più gli avean colpiti tra una confusione di voci, un mormorio di gioja, un andar e venire e incontrarsi e com- mumearsi la contentezza degli uni agli altri; spettacolo di cui tante volte fui parte anch* io, e talor fui soggetto felice ! Sento in ve¬ ce, che le accademie raccolgono spesso, e ir¬ ritano le passioni, € readon nimici i lor mem- hri, [p. 16 modifica]i6 Prefazione bri, oltre al metterli tutti sotto un sol gta go , incatenarne i talenti ad un gusto , «a un partito j darne l premi a più favoriti , e to¬ glierne la libertà necessaria all’industria, ali* ispirazione , al coraggio spontaneo. Tra miei compagni i bei talenti presto spiegavansi , e mettevansi al primo luogo dal consenso ge¬ nerale , cui P autorità secondava , e i medio¬ cri restavano naruralmente più al basso in impieghi proporzionati alle lor forze senza la- mento, nh cruccio, contenti di participare ia gloria comune . io sfido a smentirmi chiun¬ que gli abbia trattati, e sfido così gran par¬ te d'Italia, e la sfido arditamente nominan¬ done i principali , del cui merito in man di tutti sono le pruove , e son I5 opere a testi¬ monio, i Bellati, i Mariani, i due Sanvita* li, i Bassani, i Granelli, i Rossi , i Sanse- J verini, i TornielJi, i Venini , e Vanini , ì Negherà, i Lagomarsin;, i Boscovich , i Giu¬ llari, i Roberti, ì Ricatti, i Nocetti, i Ni¬ colai, i Ferrari, ì Pellegrini , i Martinetti , i Tiraboschi, i Eondi, ed altri moltissimi an¬ che fuori d’Italia, co’quali ho avuta la sor¬ ti di trapassare grado a grado T età diverse [p. 17 modifica]dell* Autore* xy <K quella mia vita, e di poter godere nel pili stretto senso quella vera amicizia , che oggi da! mondo si crede trovarsi soio ne’ libri , e r.e?secoli antichi. Ed ecco il inorai carattere generale de1 begl’ingegni cari alle muse più ch’altri, e a proporzion più felici per questi studj secondo il talento maggiore, poiché ben può dirsi per nuova conferma del detto, che quanto più presso si trovano alP eccellenza, e perfezione dell5 arte , tanto sono più ricchi dell’ indole virtuosa, ed onesta, di che ragio^ no j e tanto sono più litigiosi inquieti auda¬ ci indocili ed orgogliosi quanto men abili e meno valenti , come potrei comprovare citan¬ done i nomi , e le azioni non degne di que¬ sto discorso, e del genio mio . Ben sappia¬ mo, che di quel metallo, e di quella rempra migliore son come negli altri così in questo genere i men numerosi, essendo facile P al¬ terarsi la lega per la corruzione de5tempi, e de’ costumi , e che bisogna aver in noi slìssI alcun poco di quella miniera per porer mi¬ surarla per gradi, e sentirne la differenza 7 pregiando il cuor d’ ordinario le doti, e le Tomo I. B qua[p. 18 modifica]Prefazione qualità degli altrui cuori, secondo eh’ egli ha con essi più o meno di somiglianza. Chi negherà frattanto esser questi, parlari^ do a chi lor somiglia , gli studj più dolci , come gli uomini il sono a questi inclinati > onde formasi la miglior parte deir umana fé- licita , e l’impiego più consentaneo alPani¬ me generose dei giovani eletti per tanto be¬ ile ? Che se non credesi al tempo nostro fuor che a filosofi , e a metafisici scrutatori del cuor umano y e non vuoisi ascoltare fuor che il lor linguaggio non mi mancherebbon le pruove neppure di questa fatta „ E in quali altri esercizi d’ingegno si senton meglio Je scosse, le commozioni dell'anima, nelle qua¬ li quanto siano più torti , purché non giun¬ gano ad essere dolorose , è collocata dai pen¬ satori la maggiore felicità ? Quante maniere di sensazioni , e quanto soavi non pruova Partista, e l’uom di lettere solitario, lavo¬ rando nell’ ai te sua , se congiugne alP impie¬ go dell’ anima un carattere confacente del cuore? e come non sente egli per intima co¬ scienza , che in mezzo a suoi lavori di pu- bli[p. 19 modifica]deli’ Avtore., , blica utilità , e sgombra da vizi ha diritto all* immortalità ? Anche chi parla di ima più alta beatitudine di questo cuore allora ii fa felice quanto esser pub su la terra , quando» la grazia accompagna un indole dolce , mo¬ derata , allegra , e ragionevole , onde siamo guidati a praticar la virtù con una solida confidanza di premio eterno . Ma perché tai beati , benché ven5 abbia assai forse più che non pensiamo, pur poco son conosciuti, vi¬ vendo essi fuor del tumulto , e del mondo , noi troveremo più facilmente quegli altri d1 un secondo grado tra i seguaci , e coltiva¬ tori delle lettere umane . Quest* am me diii- cate Iian più della forza essenziale nell1 uo¬ mo a produr dell1 idee , la moltitudine delle quali , e l'unione son la fonte primaria del¬ le nostre più grate e più piacevoli sensazio¬ ni , de’ gusti , de’ godimenti morali , e più perfetti- In qual altro esercizio trova l’ani¬ ma più nodrimento , e dove più riccamente ,son occupati Io spirito la fantasia, e la me¬ moria in pensieri in oggetti , ed imagini più feconde , e più pronte ad offrirgli mareria a pensare ad esercitarsi ? Quanto presto diven[p. 20 modifica]to Prefazione tan noiosi gli airri studj? Non sembran essi insipidi quasi come i sensuali piaceri , come un convitto di gran lautezza , ma senza gio¬ visi compagnia, una beila persona, ma sen¬ za spirito e grazie , uno spettacolo, un giuo¬ co , un viaggio , ma senza interesse del cuo¬ re ? Ben è vero, che un cuor sensìbile c un bene che costa caro a chi lo possedè , ma chi vorrebbe cangiarlo per ogni altro bene ? Sia pur incomodo qualche volta per colpa al¬ trui , mi compiaccio pur io nel? intimo seno dell* anima consapevole di non aver colpa , d'aver anzi una pruova morale di mia inno¬ cenza , poiché il mio cuore tur to pieno del desiderio di ben fare a prò d'altrui , capace di partecipare l’altrui dolore non l’fe mai di causarne volontariamente ad alcuno. Sia pur esso sorgente d’amaritudini, io non posso per questo nè pentirmi d’ averlo, nè bramare di farne cambio, perchè tra quelle pur gusto la suprema dolcezza di meritare , e d’avere dei veri amici , co’quali sfogare il mio duolo 7 e comunicarlo a vicenda , dolcezza di cui son privi i cuori insensibili abbandonati a se stessi nelle lor noie 3 e disgrazie, [p. 21 modifica]dell* Autor e* , H Questa dolcezza però non ha sempre biso¬ gno di un tal cimento per farsi sentire , e poiché 1’ arti, e le lettere mi tengon lonta¬ no dagli uomini, e dal tumulto, onde vengo¬ no gl’infortuni del cuore, io la godo, e pos¬ seggo nella mia solitudine, e ne’miei studi. In cosi amabile compagnia , per cui poi ve¬ ramente non son solitario , parmi d’essere in quello stato, che pruovan 1’ anime dolcii, e pacate nella campagna , ove non recano seco le vive passioni, e i turbulenti pensieri, all* aspetto dei boschi dei campi dell’ aque, e de* silenzi , onde sentono una segreta e gentil commozione, che falle entrar in se stesse seti* za pensarvi , e richiamale poco a poco alia prima condizione istituita dalla natura, le av¬ visa che l’uomo ha pervertito P ordine dei suo destino originale , lor fa sentire quella pace interiore , quella felicità , a cui anela ogni sua facoltà pensatrice , a cui sempre el¬ la inchina, cui brama sempre, e che indarno ricerca tra lo strepito ed il tumulto . Nel ri¬ tiro P anima sente le -sue forze , entra in se stessa , trova la sua possanza di parlare alla posterità, di conversare colla natura, di spar[p. 22 modifica]¿2 Prefazione gere le verità benefiche nell’ aijlma altrui p Ivi sente la voce subline , la maestà , l5 ec- cellenza della virtù , e allor V esprime scri¬ vendo , la colorisce , ne crea l5 imagine più sublime senza sforzo . E che farebbe nel fu- mo , e nello strepito delle città , ne1 circoli, nella schiavitù dei grandi, delle corti , delle anticamere, delle mode, de}gusti, delle men¬ zogne del suo secolo ? Tale appunto parmi l’uomo di lettere nella sua stanza , tra suoi libri , co’suol pensieri e colla sua fantasia creando sovranamente il suo mondo , il suo teatro, le sue delizie, levato sopra il volga¬ re, lontan dalle nostre miserie , ove non lo raggiugne nebbia di senso, furor di passione, importunità d’affari, e dove gusta libero ve¬ ramente , e signor di se il bello il vero il re¬ ligioso sentimento deir onestà, della virtù, e dell5 originaria sua felicità . Che se questo mai fosse un bel sogno non ]uiò certo negarsi, che una sì amabile occu¬ pazione deli5 anima non sia di gran conforta per tutte le condizioni assediate continuo da private, e da publiche calamità. Miseri noi ¿e fossimo stretti di contemplar fisamente le urna-» [p. 23 modifica]DELSfAUTOREì umane miserie, che ne circondano d’ogni la, to, e i mali fisici, ed i morali , che ne ren¬ dono grave , e insopportabil la vira ! E not felici per quest’amica, ed amena letteratura, che in-vece di trisri oggetti, e dolorosi ognor ce ne presenta di lieti, di virtuosi , di corf- solatoti fabbricandosi di sua mano una scena gioconda beñche imaginaria! Ma qualchesiasi non ci fa ella in effetto contenti nell’ animo, quanro una vera , e reale felicità ? E se que¬ sta non basta ad invitarci a tali studj, e vo¬ gliamo pur anco il piacer della gloria un po¬ co prima di quella, che speriamo dai poste¬ ri , diamo un guardo d’ attorno , e trovere¬ mo , che non è poi sempre così disprezzato l’uomo di lettere, come sembra a coloro , i quai si dolgono del poco onore in ch’esse so¬ no pur richiamando i tempi antichi, e i me¬ cenati , e i premj deli’auree età decantate - Lascio stare , che in ogni secolo ascoltanti lai de1 letterati contro della fortuna, de’pro¬ tettori , de’ grandi , delle corti , e consolia¬ moci , io dico , se abbiam qualche pregio , cogli esemp; recenti de’ Mafì'ei , de’Murato¬ ri , degli Zeno , degli Algarotti , de’ Mera- B 4 su¬ [p. 24 modifica]i4 Prefazione stasj, e d5 altri molti , che ottennero gran favore da principi, e da privati, da stranie¬ ri , e da nazionali, benché spesso amaron più tosto la mediocrità di lor condizione , che non mancassero loro occasioni di migliorarla . Que¬ sto è il proprio destino de’veri e nobili let¬ terati , che quanto meno l’ambiscono tanto più veggonsi venir incontro spontaneo il fa¬ vor publico , mentre i più ambiziosi, più que* ruli 5 più scontenti sono insieme di men ta~ iento, e di poca virtù» e perciò in fatti , e non per altro men favoriti. E quanti sono , che si spaventano alle prime difficoltà , che fatti sol pochi passi già pretendono ad innal¬ zarsi , e che col merito di qualche sonetto , canzone, o poemetto, o dissertazione accade¬ mica aver pensan diritto ad una stima uni¬ versale! L’arte di bene scrivere è la più lun¬ ga, e la più scabrosa di tutte, i veri poeti, ed oratori, gli autori degni di fama non for- mansi che per dono speziale della natura, per uno studio, ed esercizio ostinato, per un fi¬ nissimo gusto, e con ciò non han bisogno di far partiti, di procacciare appoggi, d’adula¬ re i potenti, d’intiSichire nell*anticamere, e dì [p. 25 modifica]dell’ A UTOREr di dedicar libri ai Crassi, agli Apici, ai Se-* jani, ai Luculli • Se noi seguiam le lor or* me , possiamo sperare la lor sorte, e vedre* ino alia pruova , che P ingiustizia dei mece* nati, la corruzione dei tempi , la decadenza del gusto i e delle lettere non sono alfin che illusioni dell’amor proprio, e della poca no¬ stra filosofia . Già non intendo per questo di giustificare la cieca fortuna , o di scemare la forza autorevole della sentenza divenuta pro¬ verbio ognor più verace , che nluno in pat- tria è profeta , ma per questo ? Potrà forse mancarci il testimonio della buona coscienza, ch?è quel muro di bronzo, che anche Orazio cortigiano conobbe, e la beata tranquillità de* nostri studi coronati filosofando da una vita, e da una morte onorata? Ma lasciando il filosofare , e tornando alla mia propria sperienza, poich* ebbi la sorte di vivere in mezzo a cotali uomini, e stud;„ credo potcrnè parlare con qualche autorità , ed ottenere credenza dai giovani ben dispo¬ sti, e nati felicemente all* amena letteratura. Parmi in oltre dopo il ritratto morale di que¬ sto studio poter con diritto dipingere il suo [p. 26 modifica]2& Prepajion e ?nto presente in Italia per consigliarli , di- riggerli, e premunirli, Son cinquantanni, che scrivo, e compongo in verso, e in pro¬ sa , che veggo, ed esamino le vicende, e il viaggio delle lettere italiane 5 che riconosco il perpetuo ondeggiamento dei gusto, del ge¬ nio , de’ vari caprìcci di scrivere , e di pen¬ sare in tali materie, perche trovandomi dopo 1’epoche differenti d’ un mezzo secolo all’e¬ poca del mio riposo , dovendo pure dividermi in un età avanzara da questi studi con dar loro l’ ultimo addio, sentomi quasi obbligato a far il mio testamento letterario, giacché niun altro forse, o assai pochi si son trovati coni’ io ne5 tempi, e nelle occasioni più pro¬ prie a trasmettere quasi in eredità tanto frut¬ to di sperienza , e tanti insegnamenti degli uomini più preclari. Per rara sorte in fatti mi son trovato negli studi, ed anni miei primi al risorgere del buon gusto dopo i di¬ sordini del seicento , di cui vidi gli estremi aneliti, conobbi in lor vecchiaia il Murato¬ ri , il Mafìfei, il Checozzi, il Lazzaroni, Apo¬ stolo Zeno, T Abate Conti, il Facciolati, i Volpi, e i Manfredi suoi principali trionfa[p. 27 modifica]dell’ Autore, %y fon. Fui educato in Bologna ancor gjovinet* to nel fiore appunto del più bel secolo , e piti memorabile dei Manfredi, Ghedini, Za¬ netti , Fabri , dalla scuola de’ quali i Rota, gli Algarotti , gli Albergati, gli Aldrovan* di, i Casali, i Bianconi, iMontefani, e tali altri uscirono scrittori immortali in verso, e in prosa. Vìssi cinque #nni in Brescia , ove il Cardinal Quirini , il conte MazzucheU li, il conte Durante, e gli allievi di Pado¬ va, e di Lazzarini formavano ricca accade¬ mia deli’ortiino gusto ; conversai a Venezia, ed in Padova col gran Foscarini, cogli Aba¬ ti Sibilliato, Toaldo e Benaglio, coi conti Gozzi, e Carli, e per tutto altrove cercai o m’incontrai co’migliori, ed ebbi amici i Frugoni, gli Zampi eri , i Parini, gli Stay , co’ Buonamici, co1 Lagomarsini, e Cordari ? e Benvenuti, e TiraboschI, ed altri tali ec¬ cellenti, scorrendo V Italia, e la Toscana due volte, e vivendo più anni in Venezia, in Parma, in Verona, ed in Modena piene d’ottimi studj, e d’ingegni preclarivisitai fa Germania, e la Francia usando sempre con dotti, tn Parigi un’anno intero, e per le [p. 28 modifica]2% Prefazióne le provmcie un’altro, e sino a Farney pies¬ so I7 Apollo francese. Dopo ciò panni dunque poter comunicare a miei cari concittadini que’ lumi raccolti in sì propizia stagione , e sì piena di luce, e prender così con onore commiato da loro , e dagli studi più faticosi, che all’ era decaden¬ te men si confanno * E non potrò io senza taccia d’orgoglio a settanta e più anni esor¬ tare la gioventù a non lasciarsi sedurre dal gusti stranieri, dal falso amore di novità , che tutto confonde, e prende ardire ogni giorno, e dominio? Non mi sarà permesso mostrar all* Italia vicino un corrompimenro senza offender coloro, che si lascian sedurre ? o che seducono tanti non accorgendosi ? Si consolino almeno, eh5io lor presento a ven¬ dicarsi , se vogliono, il mio processo nell5 o- pere mie, nelle quali ranto più degne di ri¬ prensione troveran Je mie coipe, quanto più la narrata educazione, e vita mia letteraria dovea tenermene ben lontano . Ma questa intanto n’ avrà pur qualche onore conservan¬ domi in mezzo alle cririche più severe assai docile, e mansueto, come sinora mi vi serbò nell’ [p. 29 modifica]dell’ Autore* zq nell* occasione di somiglianti disavventure . Egli vero c pur troppo, che in Italia non soffrasi ancora comunemente il coraggio d’uno scrittore, che giudichi Jiberamente dell* opere dell* ingegno, benché chiaramente io faccia con la sola mira di sostenere il buon gusto, o di promoverlo. Ma dee pur venire il mo¬ mento ad esempio dy altre nazioni in cui pos¬ sa ciò farsi, allor quando un’onorato censo¬ re pesi il merito delle prose , o poesie senz* alcun astio, senza satira, senz* invidia. Vi saran pure una volta de1 leggitori disinteres^ sati, spregiudicati, amici del vero, intelli¬ genti del buono , zelanti della lingua pater¬ na , e de’ maestri di quella in maggior nu¬ mero di coloro, i quai. da^tno all1 anni per nulla, chiudon la bocca alla veritàe sicco¬ me alrri disse piacevolmente , ridur vorrebbon le corde d’ogni stromento air unisono del lor gusto, come nel cinquecentoquando suo¬ navano sempre a festa , o a martello in fa¬ vore, o contro d'altrui quella solita lor cam¬ pana della poetica dy Aristotile , o attribuen¬ do altrui come ogfi puerilmente neJ giudicj sol letterari prave intenzioni di denigrare la fama [p. 30 modifica]jò Prefazione fama d’un uomo, d’uria città, d’una pro¬ vincia, onde fansi guerre civili, e si tradu¬ cono avanti de’ tribunali le muse innocenti . Non sono antichi, ne lontani gli esempi di vere persecuzioni fatte con altro che con la penna contro chi non toccava neppur legger¬ mente le persone, ma solo il gusto , e Io Stile delle lor opere , siccome vedonsi ne1 lor fogli, e giornali , tutto giorno i dittatori delia repubblica letteraria lodare a cielo , e mettere in wono le prose, eie poesie de1 piti miseri autori , che abbian titoli e gradi , e protezioni , o che comprino a bei conranti gli applausi mercenari di quelle penne servi¬ li . Ma poiché non può sperarsi rimedio a ral malattia comune ad ogni paese, e ad ogni tempo malgrado a forti lamenti d’ogni rem- po, e d’ogni paese, noi ci contentiamo di sperar qualche moderazione in chi trovi ma¬ teria da condannarci, sentendo in oggi sì aU ro predicare V umanità , la filosofia , il disin¬ ganno 1 e vantare la luce dei secolo illumi¬ nato incontro a* pregiudicj dell5 amor pro¬ prio, e di quello spirito di partito, come suol dirsi , che grazie al cielo par divenuto alla [p. 31 modifica]d e l Autore, 31 alla fine un’ ingiuria , e un* avvilimento tra i letterati. Lo spirito in vece, e pef dirlo in italiano, il vero , ed intimo ufficio della critica è un amore de’nostri simili , un de¬ siderio di far lor bene, uno zelo, e favore de5 buoni studi * non è un mal animo, come credesi, un astio, un genio maligno d’offen¬ dere altrui. L’uom di lettere sa benissimo, che la sua professione è come T altre usate tra gli uomini, mista d’imperfezioni, le sen¬ te in se stesso, confessale, e Je compatisce , Non odia neppur gli errori, il falso gusto", lo stil vizioso, che incontra in tante opere, e molro meno gli autori , perchè conosce gli uomini come sono, e però portan qual piti qual meno e fiori, e frutti di pianta selvag¬ gia* Chi può dunque perseguitarli se non b }l più sciocco di tutti, cioè un fanatico? Che se ad alcuno t pur lecito quest’ ufficio di saggia critica, sembra che sialo all’età più matura, che stagiona i giudici, e fu so¬ migliata al primo freddo pel raddolcir che fa Puve al finir d’un autunno sereno, e se ad un tempo uccide i grilli, che son quegli spiriti troppo vivaci di gioventù, che mor¬ dono [p. 32 modifica]$z Prefazione dono più del dovere, e stridono più impor¬ tuni j ciò mostra il pregio di tali critiche divenute più sagge, e più autorevoli . Queste pajono necessarie in questo tempo 1 a chi ama sinceramente Ponor delle lettere , e dell’ Italia , rroVSr.doci all5 epoca letteraria di lei più ricca d3 opere, di scrittori, e di stampe, alP epoca della superficiale letteratu¬ ra quanto più estesa, tanto men soda, e profonda. Cresce ogni giorno la piena inon¬ dante di libri, di opuscoli, d’accademiche, teatrali, filosòfiche produzioni, che gareg- giano colle traduzioni dell’ opere degli stra¬ nieri , e colla imitazione de5 loro studj, ed argomenti più triti d* educazione , d* agricol¬ tura , di naturale filosofia, di commercio, popolazione, manifatture, Je quali unite a quelle di metafisica, d’oratoria, di medici¬ na , di gius, di politica, di fisica , e di con* troversia, e sopra tutto aggiuntovi P inces¬ sante diluvio di poesie italiane , o fatte vol¬ gari dai francese, dal tedesco, e dalPingle¬ se ; e co’registri loro ne1 giornali, effemeri¬ di, e fogli letterari d’ogni maniera, e d’ogni provincia presentano un campo immenso > che [p. 33 modifica]dell’ Ai/TORE. 32 che appena può scorrersi in piccola parte, ed alla sfuggita. Rimirando però con occhio attento cotan¬ ta suppellettile , e sì doviziosa degl’ ingegni italiani, coni1 io faccio nella iertura di molti giornali, e d’ opere publícate di mano in ma¬ no, trovo molta di nìcol ri di poter trarne una qualche idea meno incerta del gusto presente dominatore nella república letteraria per far¬ ne un giusto giudicio critico, ed istruttivo per la gioventù, Sempre siamo stranieri tra noi da una città all*altra ; vanno i libri a rrande stento dalla dorrà Bologna alla dotra Padova, da Modena c Parma a Verona a Venezia, e più da Genova a Roma, da Ro¬ ma a Milano, e qui appena che si cono¬ sca un letterato di là. Napoli poi non che Palermo è agli antipodi per Venezia per Fi¬ renze per Torino, e per rutta la Lombardia quanto a letterario commercio. La posta è gravosissima anche per un picco! giornale ■ mentre in Francia, e in Germania non si pagano più delle lettere . Ciascun fa da se, ha una sua università , un5 accademia, una publica biblioteca, e museo, e specola, c Tomo L C tea[p. 34 modifica]Prefazione ieatro di scienze, e camera di fisica speri¬ mentale, e stamperia, e nel corso di poche poste avere Padova, e Ferrara, e Bologna y e Modena, e Parma, e Mantova, e Mila¬ no, e Pavia provvedute di professori di scien¬ ze, e d’arti, e di mestieri al par delle me¬ tropoli, sicché ognun crede di non abbiso¬ gnare d’altrui, e quindi più d?un viaggiato¬ re diceami poter V Italia sfidar con vantag¬ gio ogni altra nazione al paragon degli stu¬ di , e de1 letterati se fossero uniti ad un cen¬ tro •"'Perchè ognor più mi confermo a ciò pensando in quella osservazione da me altro¬ ve accennata, che ogni nostra provincia, e città primaria fa un proprio parnasso , uà proprio liceo , un tribunal proprio indipen¬ dente da tutti gli altri, benché sembri cre¬ sciuta da pochi anni la vicendevole comuni¬ cazione, e che molti gusti, e molte lettera¬ ture si ponno trovare, ma non una sola, e veramente italiana . Per tutto si scrive, per tutto si stampa, per tutto si fan giudici, ed estratti dell’opere almen di quelle che na¬ scono, a così dire, in casa, o si mandano dirittamente dagli autori , ma non altra mi¬ sura } [p. 35 modifica]DELL5 A UTOÙì n3J sura, e ragione generalmente s* adoperarci solo per avventura quella delle Iodi più libe¬ rali, e delle critiche più discrete, e più ti¬ mide , ma P une e 1* altre con poco esame e con poco studio. Generalmente parlando mol¬ to si scrive , e poco si pensa , i libri sono in¬ finiti, ma i pensieri originali sono rarissimi; le parole , le citazioni, e le imitazioni fanno il più de1 vblumi ; 1 compendi , i dizionari, le raccolre son comuni arsenali, e quindi le continue repetizioni, le copie, gp impasti moltiplicano una farragine inutile, verbosa, servile, ed impediscono il corso alP inven¬ zione , e all’energia del pensare, e dello scri¬ vere con utilità de1 lettori . Dee venire quel giorno, che misurata la brevità della vira, e il bisogno di buono alimento si farà un va¬ sto incendio di tanta superfluità, ed impac¬ cio, andranno 111 fumo i commenti, le com¬ pilazioni , le raccolte, 1 romanzi, le oscene, ie buffonesche, e vuote poesie a migliaia, e se ne salveranno que’ soli, che saranno rico¬ nosciuti istruttivi, e ragionevoli, ed utili alP uomo . Crediam noi, che i nostri nipoti, e pronipoti non siati mai per aprir gli occhi, e per [p. 36 modifica]36 Prefazione e per annoiarsi di tanti abusi, errori, e pre- giudicj nemici delia ragione, della verità, dei buon gusto , dei buon costume? E forse, noi nego, è necessario nel giro delie cose, c dei tempi un secolo come il nostro di frivo¬ lezza, d3apparenza , d5 impostura , di vanità in un mare di srampe, ma par dopo questo, o dopo il seguente che venir dehbane un’ ni¬ tro a trascegliere, e separare da tanta scoria il puro installo, cd a foggiarlo a prò degli studj succosi, e nutritivi , giovandosi d'una enciclopedia , che alior forse avrà forma di corpo organizzato, e vita sicura. Noi seguendo frattanto il destino del no¬ stro benché umiliante, al qual concorrono ¥ opere mie, seppur durando sino a quei tempo ghigneranno a pur essere esaminate , almen procuriamo, che qualche miglior in¬ gegno non perda le sue fatiche, e sia mino¬ re il numero di coloro, che vadano a verifi¬ care il mio vaticinio nel secolo più severo . E poiché non è sperabile una salutare ri for¬ ma in certe professioni, che devono correre per natura quella sorte infelice presso della posterità , sia che trovinsi ancora ai primi eie[p. 37 modifica]dell1 Autore, ¿y elementi , come la medicina, la giurispru¬ denza 3 il diritto delle genti, i commerci, i governi, sia che ancor si dibattano in mezzo alle dispute, ed alle formalità, come le teo¬ logie , filosofie, cronologie, e tutte le sette, e tutti i sistemi, e tutte le scuole, cerchiarci di salvar dal naufragio , o dalle fiamme quaU che avvanzo di belle lettere , che vantan la nobiltà di lor origine antica, e toccarono la perfezione sui presso al lor nascere, e se non possiamo pretendere a far delle iliadi * 0 dell’eneidi, a rivedere dei Sofòcli, e dei Senofonti, studiamoci di non moltiplicare i Seneca, e i Falerni, i Lucani, i Marziali* 1 Claudiani, e molto più di non rinnovare sott’ altro nome il seicento sostituendo alla sua gonfiezza , ed ampollosità un affettazio¬ ne di stil filosofico , che diviene di tutti i gusti più depravati il pessimo, come suol divenire la corruzione deir ottimo in ogni cosa. Già sentiamo accusar questo giusto sotto il nome di spirito fiTosofico de1 maggiori danni fatti in Europa, e più in Francia, etra noi alla poesia e all1 eloquenza 7 trasfigurandone le [p. 38 modifica]38 Prefazione * le naturali fattezze con falsi colori, e orna¬ menti, e sostituendo in luogo della maestosa semplicità, della grazia nativa, e della ele¬ ganza dello stile una studiata energia, un freddo entusiasmo, una lingua geometrica, e una ridicola mescolanza di gigantesca eleva¬ tezza più che poetica, e di precisitele con¬ torta, intralciata, confusa, e sentenziosa, e più che filosofica. Or vediamo un poco tra noi di buon accordo se questo gusto di filo¬ sofìa dominante, e sino a qual segno possa nodrire le prose, e i versi italiani di miglior succo, e sangue, se faccia un giusto compen¬ so a quella verbosità boccaccevole, a quello scriver digiuno, e vacuo de1 cinquecentisti, e a quel giogo tirannico della Crusca, che certamente fece gran male, e tenne troppo gran tempo gl’ingegni, e gli scrittori in una misera mediocrità* Chi sa, che volendo noi evitare un estremo non diam nel contrario, e che fuggendo i ceppi grammaticali non abusiamo d- una liberivi ancor più funesta ? E tanto più noi dobbiamo esser di dò solle¬ citi, quanto più bella, più nobile, più ric¬ ca per singoiar privilegio abbiam sortita la lin[p. 39 modifica]dell* Autore# lingua. Tutte l’altre d’Europa ci avvisano di continuo della sua preminenza, tutti ipo¬ poli le fanno omaggio, e sembrali rimpro¬ verarci di non cavare che molli suoni, o di¬ scordi dal più eccellente stromento, e da corde sì forti, e s: sonore per ogni concerto di narrazione , dì conversazione epistolare, di raziocinio, d’insegnamento , di predicazio¬ ne, e molto più d’ogni canto poetico. Cin¬ que secoli ornai di esercizio in tutti i generi la dovrebboro avere perfezionata fissandone il gusto, ed assicurandone i dritri, e l’indo¬ le propria della sintassi, della costruzione> dell’armonia sua propria. Que5primi padri Dante, e Petrarca, e Boccaccio, che ne fu¬ rono i fondatori son forse caduti dal trono? E Castiglione , e Bembo, e Davanzati, e Galileo j e Redi, Maffei , Zauotti, Cocchi, e Foscarini, e tant’ altri in istoria, in fisi¬ ca, in politica, ed in morale, ed in ogni altra materia sino a dì nostri non batteron le lor orme, non seguiron le leggi con gli esempli fondamentali da que’primi lasciate? Non tennero forse tutti e sempre l’antico disegno di lingua, e di stile benché usando C 4 di ver*. [p. 40 modifica]40 PREFAZIONE diversi colori, e variando 1 lineamenti secon¬ do H gusto lor proprio, e l’argomento? Nò- per quanto scrivessero in diverse materie, per quanto avessero fama, ed autorità nò non osarono mai deformare quella originale figura da più secoli sacra alla nazione. Que¬ sti certo a mio credere han vera eleganza, dicitura corretta, stil naturale insieme, ed eloquente, sempre giusti nell5 espressione, con rermini propri, con voci scelte, col giro, e periodo vario ma fluido, nobile ma sobrio, armonico, e non romoroso, e soprat¬ tutto con andamento eguale di sintassi, e con pensieri legati, e seguenti per occulto^ e finissimo raziocinio. In lor non si veggono pezzi pomposi uniti ai pedestri, un enfasi declamatoria congiunta a fiacchezza dialetti¬ ca, de’termini affettamente toscani con lom* barda costruzione, de1 tratti poerici in prosa, e prosaici in verso, de’pensieri triviali ve¬ stiri d’ardire metafore, de’ pensier falsi co¬ perti di frasi misteriose, o scientifiche , P am¬ pollosità rettoriea senza esattezza grammati¬ cale , ed accompagnata sì spesso d5 improprie¬ tà di parole ? di barbarie di modi, di veris¬ simi [p. 41 modifica]dell* Autore» 4* 8imi solecismi. Se al 1 or confronto chiamiana tante opere anche applaudite in verso, e in prosa di moderni scrittori di stona di politi¬ ca di morale , e le più gradire de] secolo so¬ pra il commercio, 1 delitti e le pene, la fe¬ licità , la popolazione, il teatro, ami su la stile, su l1 eloquenza, sul buon gusto, ^ si-* mi li argomenti, quale resisterebbe alla criti¬ ca giusta, qual veramente scritta in italia¬ no ? E ciò non dico già per censurarli ama¬ ramente, ma prendo anzi la parte loro, av¬ visandoli amichevolmente del lor pericolo, perche debbon sapere anch5 essi, che unJ in¬ tera nazione non ingannasi a lungo andare, che non può più cambiarsi la natura, e Tin- dofe della lingua, che alfm saranno essi t sedotti da una vana lusinga di fama, la qual poi dipende dal giudizio de* critici più seve¬ ri con V autorità fiancheggiati degli esempla¬ ri eccellenti adottati dall’ universale consen¬ timento . Quanto a me benché lontano da quella eleganza, che ammiro in altri, e forse anche più scorretto che molti non sono, io pur serri[p. 42 modifica]4 2 PREFAZIONE sempre sino all’ultimo fiato gridarb a* giova¬ ni studiosi guardatevi tanto più da tali esem- pj quanto più sono autorevoli per altre do¬ ti , o per gli encomi de’ giornali, riconosce¬ te il peggior gusto, che fosse mai accompa¬ gnato dai maggior furore di scrivere, e di poetare senza giudicio , e senza stile, che fu sempre, e sarà la prima dote, e senza cui non vivon i’opere molto tempo. E guardi¬ mi il cielo dal declamare così all5aria, come fassi talora da certi critici delia nostra lette¬ ratura, i quali voglion soltanto far pompa di loro zelo, e trarre a se gli occhi del popolo schiamazzando alla maniera de5ciurmadori senza poi render ragione delle Jor riprensio¬ ni , senza suggerire gli opportuni rimedi, e di* scendere ai particolari, agli esempli, all1 istru- zion pratica come c bisogno. Non palio dal¬ la cattedra, non seguo genio, e parti, non temo nh spero, ma con sincero esame, e con pruove di fatto presento all5unico, ed incor¬ rotto tribunale della publica giudicatura i miei pensieri . E giacche da mollarmi ho scritto con libertà contro il giogo servile, che [p. 43 modifica]dell* Autore, 4$ che impor voleasi alla gioventù delie super, suzioni grammaticali ( i ), e toscane , e con- rro la cieca adorazione degli antichi esem¬ plari, cosi non meno liberamente prendo og¬ gi a discorrere contro alla licenza sfrenata d5 alcuni scrittori. Se Dante, Petrarca c Eoe. caccio mi parvero pericolosi alla gioventù non discernendone que’diftetti da me notati, perche temerò di notar quelli in autori dì tanto minor merito in questo gusto predomi¬ nante di lusinghiera filosofia ? I buoni giudi¬ ci , e i gran maesrri viventi d’ Italia condan¬ nino infine, ed assolvano; io mi sottometto alla Jor sentenza, la «¿uà! so bene dover de¬ cider la causa , essendo quella irrefragabile dopo vinti i pregiudici col tempo anche presso gl’idioti, e i prevenuti, come il fu quella appunto degli Elisi sopra Dante, e sopra l’imitazione servile degli antichi. Fissato adunque il gran punto, che dee parlarsi, e scriversi italiano per far buoni versi (i) Vedi lettere di Virgilio, e la prosa avanti le ottave rime, e poemetti. [p. 44 modifica]44 Prefazione versi, e prose volgari, come fecero greci, e latini, io dimando se veramente molti vi siano quest’oggi, che scrivano iraliano, cot con giusta sintassi, buona frase, stil puro, e corretto di lìngua patria, e se non possa dirsi dello stile ciò, che il Castiglione dicea degli abiti, non averne P Italia alcun proprio, ma vestire or francese, ora tedesco, ora spa- gnuolo, tanto e vero, che osnun’oggi usa frasi straniere, espressioni triviali, viziose, pedestri, e mescolate di barbarismi. V5 ha fórse più belle opere, che non per T addietro non solo per sostanza di dottrina, e per ten¬ tativi, ma per merito ancor d5 eloquenza , e d* entusiasmo , si cercano ima^ini grandiose , si tentano voli elevati, si fan quadri, e pit¬ ture or dilicate , ed or forti, ed eziandio si scalda lo stile con ardor di passione, con dolcezza patetica, con varietà d’aifetri, per¬ chè almen questo han capirò i buoni inge¬ gni, e i dotti maestri, che la sola grazia ed eleganza deilo scrivere vuoto, ed inani¬ mato già troppo ha dominata iJ Italia; che bisogna dar pascolo all’amor della novità y far pensare chi legge, intertenerlo , cornino¬ vi [p. 45 modifica]D E 1 L’ A U T 0*R £ . 45 verlo Invece d1 addormentarlo. Suona rutta P Europa d* alti precetti, ed esempli jielì’ora¬ toria , nella poetica, nel teatro, ne bastali più neppure a noi quelli del Varchi, del Segni, dei Castelverri ; risvegliano tutte Je nazioni con prose, e poesie d* invenzione, ds imagi ni, d'entusiasmo, tutti gridano scuo¬ timi l5 animo7 incantami la fantasia, traspor¬ tami fuor dell’usato, e girtano il libro ben tosto, se non ottengon l’intento. Ma in questo ardore per avventura , in questo gusto di cibo più sustanzioso il necessario condi¬ mento dello stile è poco considerato, e nel tempo che noi ci nudriaroo del sapere, e del¬ le scoperte degli stranieri, noi senza avve¬ dersene da lor prendiamo anche i modi ? e le frasi deMor linguaggi con disprezzo e con danno del nostro, M* incontro appunto a questi ' giorni in un1 elogio dei Cavalieri composto da un uo¬ mo illustre ( 1 ) non solo in Italia ma nelle accademie d’Europa, e autor celebrato d’al¬ tro ( 1 ) P. Frisi » [p. 46 modifica]4& Prefazione Irò elogio di Galileo - Il nome solo di que- sto, e l’airissimo argomento delle scienze più venerate danno un grande accrescimento al credito dello scrittore, e V impresa d’un elogio dopo Ì tanro ammirati di Thomas, c de’primi geni dì Francia, che ne hanno spar¬ so per tutto il gusto moderno, tutto insieme fa leggere avidamente questi due del Cava¬ lieri , e del Galileo* Altri forse dimanderan¬ no se questi elogi formino due statue fuse di getto, due quadri rappresentanti i ritratti interi, ed evidenti in un sol punto di pro¬ spettiva, in somma il vero carattere de’due eroi ben distinto, e ben proprio di ciasche* dun d’essi, com1 è l’obbligo principale, e l’intrinseco merito di un elogio; ch’io ri¬ stringendomi al mio assunto dirò solo qua! maraviglia non è il vedere trasfuso in paro¬ le italiane non solo il gusto, ma la frase francese dal nostro insigne scrittore ? Aprite il libro, e leggere con riflessione allo stile quella pagina, che vi si offre, e vi parrà leggere un vero francese tradotto in italiana letteralmente . Io lo traduceva in parole francesi, e trovava il giro, la frase, e la [p. 47 modifica]dell1 Autore# 47 sintassi in tutto oltramontana , quando mi venne alle mani la prima volta. Or non ho meco fuor che l’estratto fattone in un gior¬ nale , e quel passo ivi citato, che dice : La vicinanza, e ia famigliatiti* degli oggetti fa nascere alcuni rapporti, che non li lasciane giustamente apprezzare ; vi si frammischiane nel giudizio delle piccole passioni : il meriti> intrinseco si risolve nelle particolari relazio¬ ni , che pub aver chi ne giudica: il tempo fa disparire tutte queste illusioni : il quadro si presenta alla posterità nel suo intiero : P uo¬ mo di lettere si valuta, e si giudica in se medesimo etc. Non vi trovate voi proprio Iti Francia? Lascio stare quel rompimento di tut¬ ti i membri del periodo, che fa sembrar una sentenza isolata ogni inciso , cominciando ognun di questi quasi un nuovo senso: la vicinanza . . . il merito . , . il tempo . * • il quadro . . . Puom di lettere . . , senza la consolazione d’ una piccola particella, che leghi insieme, e contorni un poco questi pezzi sraccati, e non con altro tenuri insie¬ me , che con due punti, quasi due chiodi, perchè non sconnettasi, e rompa tutto V or¬ digno [p. 48 modifica]Prefazione digno; di che nulla è più contrario alla na. lura dello scrivere italiano. Lascio star le parole e Je frasi, ciascuna delle quali potreb¬ be esaminarsi, ma tutte le prendo insieme, ed ecco un periodo, o a dir meglio un rot¬ tame dì stile francese; Le voisinage ^ & la familiari fé ¿ìles obi et s fait naître certains Y apport s, qui ne les laissent pas aprecier au juste: les petites passions se mêlent dans le jugement : le mérité essentiel se résout dans des relations particulières que peut a-voir ce¬ lui qui en juge. Le tems fait dìsparoître tou¬ tes ces illusions : le tableau se presente à la postérité en son entier: l'homme de lettres est évalué Ó* jugé en soi même &c, G ia non pretendo, che questo sia del più elegante stile francese, ma sarà egli buon italiano-? Sarà mai per alcun modo italiano ? Sarà nep¬ pure uoa buona traduzione la sua, se mai di¬ cesse d’aver trasportati que’sensi da qualche opera oltramontana in volgare P autor dell’elo¬ gio ? Ala talora, non può negarsi , egli sem¬ bra voler far onore alla sua parria , ed alla sua lingua nobilitando lo stile, e il periodo con equabile passo, ed armonica rotondità’ PuJ [p. 49 modifica]dell’ Autore- Pur chi il crederebbe? Passa, egli alP altro estremo, e divien poeta con quelle parole: Veramente nelle publiche scuole dì Pisa , e di Padova era spuntata allora una nuova Iti- ce, che andava sempre piti rinforzandosi , elevandosi rapidamente su P orizzonte: sin qua bastava se non era già troppo. Ma chi può far salto più enorme dalla prosa più renne, e più scolastica, qual 1’ abbiamo veduta più sopra, a queste gonfie, e rimbombanti me¬ tafore gigantesche . Ma dalla parte di mezzo giorno non si vedevano balenare in Italia che lampi interrotti da cupi tuoni 7 nò si temeva eòe lo scoppio di qualche fulmine sopra del bel paesej dove già si godeva P aurora d* un chiaro giorno. Ed è questa prosa indiana? E la nostra lingua ha forse bisogno come la francese di prender la tromba, quando vuol innalzare lo stile, o di calzare i coturni, quasi tema d* esser languida, e famigliare senza quell5 improvviso ed improprio traspor- lamento fantastico ? Se questo scrittore fosse meno autorevole basterebbe il sin qui detto a dimostrare il poco conto che si fa dello stile in Italia, ma godendo egli di tanta fa- Tomo I. D i»a, [p. 50 modifica]<o Prefazione /na, ed essendo un de1 maestri, e giudici piò severi dell’altrui opere non lascerò d’aggiu- gnere come il gusto medesimo nell* un gene¬ re, e nell’altro di sintassi affatto barbara, ed ampollosa gonfiezza regni in tutto l’elo¬ gio di Galileo, che or ho in inano, stupen¬ do ognuno, che lodando, e leggendo egli uno scrittor de5 più saggi * più eloquenti, e dei più corretti, qual fu Galileo r non abbia pre¬ so un poco di quella gastigatczza , e di quel fiudicio . Leggete il principio di quell1 elogio e vedrete il viaggio, eh’et fa da mille mi¬ glia lontano per ventre al suo assunto, ed intendete a un di presso , se fia possibile, quello eh’ ei dice, come a me par d’inten¬ dere ciò eh’ ei vuol dire ; ma un’anima avez- za ai calcoli più sublimi, e al consorzio dei gran geometri sin dalla gioventù non degnò forse mai discendere al suo nativo linguaggio, € quindi scrivendo in esso contorce le idee, per parlar anch’ io forestiero, che si sforza¬ no d’esser grandi, e le frasi, che non giun¬ gono col loro sforzo che ad essere oscure, o risonanti. Scorrendolo un poco voi ritrovate in un ope[p. 51 modifica]dul’ Autore. jt ©pera d'eloquenza italiana que’modi di diri* ehJ ella mai non conobbe , come sono : In un colpo d1 occhio : slanciarsi in mezzo alla luce : Un 'vuoto quasi assoluto nella storia delle scienze : Il libro di Copernico è il col¬ po piìt ardito : Il raddoppiamento del Capo di buona speranza : La mohiplicità delle -vi¬ ste aperte a IP altrui sguardo : Mettere a por¬ tata di vedere : Detagli poco interessami : I piccoli aneddoti delle sue passioni domesti¬ che : Collocare nel prima rango : Decifrare le leggi della natura ; Mettere alla testa dei regni : Restare alla testa degli ingegni : Som¬ ministrare una riprova: e tali altre, che spesso intrecciare ]’ una coli* altra fanno un corale frastuono agli orecchi irafiani, per cui non so se il buon Galileo risuscitando , e leggendo il suo elogio potesse intenderlo fa¬ cilmente. Io però temo che l'esempio dy un uom grande, e dJun grande elogio non sia pei giovani pernicioso , e non introduca un gusto distruggitore della bellezza nativa , e delPeleganza del nostro amabil linguaggio; perché avvezzandosi essi aìP enfatico , che sembra grandioso a al poetico che par anima[p. 52 modifica]§i pREfAZ'IONE io, ali’oscuro, che credon profondo, vermi poi a disprezzare il naturale , il semplice, il moderato, c saggio scrivere riputandolo fredr do , insipido, e fiacco , Potrei di fatto citare qualch’ altro elogio uscito in luce poco lontano da quelli di Ga^ Weo, e di Cavalieri, e locaro ne7 giornali , se non fosse per 1?argomento assai meno ac¬ creditato, giacche vediamo gli elog; divenuti assai famigliar!, e concessi dai giornalisti li¬ beralmente a letterati sol da Ior conosciuti . Parlo dì que’ tra gli altri , che a dozzina si fanno dall5Antologia di Roma, benchc il ti¬ tolo d’ elogio quivi prendasi in altro senso che non P usato a questi dì, e di cui può fre¬ giarsi Ja più meschina notizia dello scrittor più meschino . E non parlo di quelli, che son veramente degni del titolo, e dell’onore de5 miglior clorj per eloquenza , per elegan¬ za, e per dottrina. Tra questi ripongo quel¬ lo di Montecuccoli stamparo a Modena, che tra i pochi mi sembra e per Io stile , e per la maestria far onore al slg. Conte Paradisi, e all1 Italia. Non è desso inebriato dal fumo- so Thomas, non è punto di gusto straniero, non * [p. 53 modifica]dell^ AutoU. hon è una copia servile delle mode francesi , ParmI rutto italiano, tutto grave , e tempe* rato senza iperboli, senza sforzi, senza orgo¬ gliosa filosofia , eppur filosofico , eppur ma¬ gnifico , e soprattutto un quadro compiuto , ove il ritratto campeggia del grand’ uomo, e del gran capitano con giusto disegno di stori¬ ca verità , e con nobile colorito di filosofia, e d’ eloquenza * Non l* per lodare fautore, che io co;ì parlo , ma per mostrar al con* fronto piti vivamente il poco pregio di tanti elogi moderni accademici siano, o storici ad esempio di quelli del troppo ingegnoso Fon- renelle, ovver oratori come que1 del sig. Tho- jnas, e di mille altri seguaci suoi. Non posso a questo proposito tacer d’ una prosa per caso venutami in mano, e stampa¬ ta in una città per letteratura famosa, e in occasione di solenni apparati funebri , e in onore del più coìto, più dilicato, più famo¬ so scrittore de* nostri tempi cioè del celebre Francesco Zanotri. Eppur mostra l1 autore di ben conoscere i pregi deli*eroe, eh1 ei ce¬ lebra , mostra ingegno, sapere , ed energia ; ma tutto adopera a farsi oscuro , a ritorcer pen[p. 54 modifica]Prefazione pensieri e frasi, a torir^ntar la lingua con un continuo sfòrzo non naturale . Diamone un saggio per 1’ unico fine di richiamare da tor* ti sentieri la gioventù , non mai per passio¬ ne > potendo nuocere assai quest’esempio av¬ valorato da!P argcmento , e dal luogo 7 poi¬ ché fu sempre Bologna insino ad ora maestra di stile, e d’eleganza italiana eziandio. Per annoverare Je discipline molriplici delle quaT li fu adorno Za notti così si esprime r La Dia- lettica, la Chimica , P Anatomia , la ÌAedt- cina, la Meccanica a lui porsero , presso cui le grazie ave an ricetto, dalle quali amava¬ no esser portate nel volgo . La natura tutta si offerse alle sue contèmpi azioni quasi voles¬ se per lui parer più feconda ncy suoi prodotti y e nelle sue leggi, e Urania invidiando la sor- te dei terreni oggetti beneficati dalle sue let¬ tere lo addusse agli spazj vastissimi del cie¬ lo j e alle vie de' pianeti : Or mirate qui co* me si fan correre cinque scienze al sig. Za- nutti i presso del quale avean ricetto le gra- zie , dalle quali amavano esser portate . . . - Qual mai sintassi italiana c questa ? Correr h scienze a lui ,, ♦ presso sui ,., dal(e qua? li [p. 55 modifica]dell* Autore. 5$ li amavano * . . Crescono sempre i traslati più strani in una semplice prosa istorica of. frendasi la natura tutta alle sue contempla- zioni j e giungono all’eccesso con quel quasi volesse per lui parer più feconda , non basta , e Urania che invidia la sorte de* terreni cg- getti) e questi oggetti beneficati dalle sue let- me ; quai lettere? forse le famigliati, o le scientifiche, o le lettere umane , o la lette¬ ratura? E quella Urania , che lo adduce agli spazj del <,ielo , che ve ne pare ì A ppena che soffrireste in verso agli spazj del del P ad- duce Urania, non è vero ? Ma quai rompi¬ mento d’idee , qual filo mal raggruppato d* imagini discordanti è quello? Le cinque scien¬ ze che corrono ... le grazie che dan ricet¬ to dalle quali amano esser portate. , , e la natura che si offre per parer più feconda ... E Urania, che invidia i terreni oggetti . . . i quali son beneficati dalle sue lettere . * • e che Io adduce agli spazi del cielo ec. Seguia¬ mo ancor avanti per poco , e ricordiamoci sempre che parlasi di quell’ uomo, la cui elo¬ cuzione fu sempre sì nitida, e chiara , sì tem¬ perata j e giusta anche dove alzò lo itile, ed D 4 or* [p. 56 modifica]J e questo sguardo acuto unisce alle voci maestre del canto . Con questo stile entra a lodare lo stile di Zanot- ti, ina nò 5 entra nelle lodi dell'art? e dello - ; Sii[p. 57 modifica]dell’ Autore* stile , /¿¿f* In fede degli encomj al testimonic delP opere da lui scritte, onde siano i lettori costretti a predicarne una sola. Intendete voi bene cosa egli dica o voglia pur dire ? Ma basti sin qua, e segua chi vuole no¬ tando le maniere più singolari , e meno ita¬ liane d7esprimersi come sono: Autorizzar* * detti : Argomento inetto allo stile : U uomo abituato dall5 arte : Raccomandar la materia : La chiarezza figliuola dell5 ingegno di una 'vasta dottrina : Empir P animo i desiderf ? la ragione : Rimettere le cose rimote all'as¬ sunto : Invaghire dell* aberrazioae y e dei ri¬ torno: Una facoltà di associare le cose: Co¬ noscere la propinquità : e speci almenre quel passo ove parla dell’elocuzione, senza avve¬ dersi del confronto troppo facile a farsi , di¬ cendo questa c d? un dicitore ( che una vol¬ ta significava parlatore, e non già scrittore, ) in cui trovansi le lacune di suono , che risu¬ scitano poi ( udiste mai risuscitar le lacune O e aumentano il piacere, quando egli ( il pia¬ cere ) torna ad ornar l5 orazione, del qual pia¬ cere poco dopo furono i greci originali artefi¬ ci , e maestri. E pensate, che dopo questo mu[p. 58 modifica]58 P R E F A z i OSE musaico ha il coraggio di porrare un passa intero scritto da quell* aurea penna di Zanot- ti , perche1 il confronto sia più vicino, e la difformità più evidente. Or non r questa verissima corruzione di gusto, e di stile italiano? Dicono molti, che questo è scrivere filosofico (siccome altri i* u* sano geometrico ) ed è vero, che alcuni ter¬ mini sono scientifici , che hanno un colore di metafisica, che son tolti dalla geometria , e che alcune metafore , ed espressigli! suppon¬ gono ingegno, e cognizioni in chi scrive, ma il buon gusto di lingua , e di stile ov* fc ? Fuggiam pure la verbosità , il suon vano, i vuori periodi eterni boccaccevoli , o bembe- schi r sia bandirò il Conciossiamassimamente- ebe ; ridiamo delV Ohimè , ohimè ? dico uri* altra volta ohimè j fuggiamo il troppo latin sapore del Cortigiano, e il troppo ciceronia¬ no periodo del Casa : lasciamo le grazie to¬ scane alle novelle , alle cicalate , al dialogo familiare, e piacevole; e scriviamo principal-* mente in materie letterarie con libertà , con calore , con forza, ed abbondanza ; giacché certo giro di frase , e di periodo, certe an* [p. 59 modifica]dell* Autore, $ ffclie circonlocuzioni non ponno stare coll* fòrza de’ pensieri , col nervo dell5 orazione , colla sostanza deli’istruzione ; ma teniam fer¬ ina la proprietà delie parole , della sintassi , delle figure, e il corso fluido, e naturai del periodo , senza eleganza non potendosi anda¬ re, il ripeterò sempre, all’immortalità . Bea inrendo la difficoltà di congiungere insieme la grazia dell’antico colla solidità dello scriver moderno , e confesso d* averlo spesso tentato io medesimo indarno volendo trattare di cer¬ te materie, Ma se non è forse possibile con¬ servar quella grazia, perchè non potremo evitare un altro estremo } Chi può obbligar¬ ne ad ignorare la costruzione , e correzione grammaticale, la purità , la chiarezza , e P or* dine naturale ai nostro linguaggio, eh’è fis¬ sato in quanto alla sostanza, e natura sua da tanto tempo, e non può cambiarla senza de¬ generare ? Zanòrri , e Galileo non si diran già scritror verbosi, e inetti . E chi più di loro maneggiò argomenti gravi , profondi , filosofici, geomerrici , e chi più di loro so-* stenne una facile elocuzione numerosa , e re¬ golata insieme non men che colta , gentile f [p. 60 modifica]6a Prefazióne corretta, e sobria, ed elegante? Quella mae¬ stosa semplicità , quella chiarezza , quella pre¬ cisione toglie forse alla lingua il suo cando- le , la sua purezza , la sua forza 9 ed ener¬ gia ? Ecco Ì’errore in cui siamo volendo al¬ zare lo stile, e pensando distinguerci dal vol¬ go degli scrittori. Crediamo di prevalere agli altri mettendo certa arditezza in vece di for¬ za , certa oscurità- in vece di profondità, pie¬ nezza di cose j evidenza di passioni, di re , di caratteri , pittorico colorito di ritrat¬ ti, contrasto d’affetti, grandezza d’imagiui, scene animare viventi , e simili altre bellez¬ ze , sprezzando intanto la verirà , la sempli¬ cità, la regolatezza , quasi l’incolta salvati- chezza' sia da perdonare in grazia di qualche meditazione profonda, o novità non vulgare, e i sollecismi, e i barbarismi siano da disprez¬ zarsi dal filosofo troppo occupato da suoi su¬ blimi, e mirabili pensamenti* Queste mie ri¬ flessioni ponilo applicarsi a molte opere usci¬ te in luce a questi tempi, delle quali potrei fare una critica particolare , benché alcune abbian fama, e ne sian celebri , e cassici gli autori, che introdussero uno stile misterioso che [p. 61 modifica]DELL1 A UTORE* 6l che abbaglia ? che fa studiar per intenderli , tessuto a sentenziosi membretti , a sensi in- voleri, a contrapposti affettati , e saltellanti ♦ Altri giungono a tal licenza, che introdiu cono francamente parole straniere , e france-r sismi , o coniano nuove voci come sovrani della lingua , se pur non son anzi di quella ignari ♦ Ho letto il libro Storia Critica de* Teatri encomiato da giornalisti, ed ha il pre¬ gio veramente di molta erudizione , di molto ingegno, ed anche di stil felice, e corrente, banche giudichi delle opere teatrali or senza averie ben lette , or senza bene averle inte¬ se, or con troppa parzialità , or con aperta ingiustizia. Io non posso abbastanza stupire, come un rale scrittore impunemente adoperi così strane parole come sono piroettare , va¬ nitoso , interloquire, sber teff are , fantasioso * orroroso , gerbone , està , e dica di Cornelio che fu succeduto da Racine, per dir che Ra¬ dile successe a Cornelio , e imitato da Eu- ripide, per dir che Seneca ha imitato un pas? so del tragico greco, e tali altri modi inusi¬ tati ( benché forse due o tre delle citate par role si trovino in crusca ) o certamente mal col[p. 62 modifica]6t Prefazione Collocati In uno stile , eh’esser dee per Par« gomento, ed il fine assai facile, e naturale * non che purgato , e gentile . Eppur sa egli lodar Terenzio tra gli altri dilla bellezza , ed eleganza di locuzione , che imbalsama , ei dice , tutti i componimenti ingegnosi , Una bella lettera serve di prefazione aHibro, ed è rutta francese . L5 ultime righe dicono vuol piccarsi di spirito ; si son dati la pena di consultar le sorgenti , i begli spiriti alla mo¬ da sono a portata di conoscere la sterilità de* proprj fondi ecj Ma ciò, che maggiprmenre affligge un buon iraiiano si il vedere i toscani non sol par¬ tecipi di corale pervertimento, ma principali autori, ed esemplari di quello. Dopo il Coc* chi non saprei dire qual libro d* autor rosea* no possa dirsi senza errori grammaticali , e senza barbare locuzioni di quanti ne ho avu¬ ti tra le mani * E non parlo già d* ignobili , e triviali scrittori , massimamente traduttori, che sembrano fare una società mercantile in quella provincia, non che de’novellisti lette¬ rari detti periodici ; ma potrei forse parlare «le’ più famosi come i Targioni, i Guazzesi, i So[p. 63 modifica]dell’ A uToni* 6$ i Sona, e tali altri, ne’ quali tfovo or paro¬ le , e frasi francesi , or errori grammaticali troppo frequenti. Ili quel dialogo si meschi¬ no tra un francese , e un italiano del sig. So¬ na voi trovate sulle prime - U Italia c piU toccante ciella Francia- Spingere troppo in là z pregiudizi - esser indisposto a concedere -il divinamente scelto il potentemente toccante- Attirar da ogni parte i viaggiatori - Preterì* dere il disopra- Mescolarsi d* improvvisare. E così parla quell* italiano, or pensate come parlerà il francese ?. Che farem noi lombardi se i nostri maestri ne danno esempli sì scan¬ dalosi ? E se noi ci guardiani cautamente dall* imitarli avranno essi ragione d’innorridire af- lor che sentono dirsi, che in Iombnrdia seri- vesi meglio assai , che in toscana ? Seppur non volessero , che qualunque lor detto an¬ corché contro grammatica, e contro gli esem¬ pi deJ classici, e senza gusto di lingua debba aversi in onore , perchè è un frutto del lor clima privilegiato. Non dirò altro 9 benché potrei molto dire sopra V opere d’altri italiani in ogni genere di [p. 64 modifica]¿4 Prefazione di prosa , nè sopra gli oratori, e predicato^ ri5 nè sopra gli storici, ed annalisti, ne so* pra i filosofi de’ nostri giorni, bastandone un cenno a firn di preservare la gioventù da tri¬ sti esempi, che s’incontrano troppo spesso, dì stile impuro, e licenzioso . Basta eh* essi riflettano, per guardarsene gelosamente , ai due contrassegni, e caratteri di questo vizio, o negligenza che siasi , tanto oggi predomi¬ nante . L5 uno è prodotto dal nuovo genio di filosofare in ogni materia, e parere profondo pensatore pei termini stessi presi dalle scienze più accreditare, l’altro dalla lettura univer¬ sale de’ libri francesi, e degl’ inglesi eziandio venuti alla moda, per cui poco a poco s'im¬ bevono gl* italiani non solo del modo di pen¬ sare , ma del gusto eziandio , e delle manie¬ re di parlare, e di scrivere delle straniere na¬ zioni , senza riflettere air intrinseca diiferen- 7a de5 linguaggi, onde ha ciascuno la forma sua propria, e rifugge dal prender l’altrui. Prendiam pur gli abiti, e le mode da loro , giacché queste dipendono dal capriccio , e non han leggi a prescriverle, ma la lingua, lo sti¬ le ì [p. 65 modifica]DEli’ ATJTOREi le, il gusto hm regole certe , e fisse, coinè P ebbero greci, e latini, e ogni gente nelP opere massimamente d'eloquenza. Intorno a die merita osservazione un’ in¬ ganno comune, che per pigrizia, o per igno¬ ranza ha preso piede tra noi , cioè quel dì credere indifferente il mescolamento de5 lin¬ guaggi , se pur non giungesi a prenderlo ad ornamento, e a vezzo, o a riputarlo una ric¬ chezza aggiunta alla patria„ Ne già condan¬ no io qualunque frase straniera , e molto meri le francesi addottale dagP italiani, mancando noi a dir vero di molti termini in molte ar¬ ti , e professioni più coltivate con gloria tra loro da cent’anni in quà , e sapendo bene qual sia la stretta affinità delle due lingue sino ab antico, quando Dante, i Villani , e Passivanti coi lor coetanei tanto infusero nei loro stile di que’ modi , e parole , che pare¬ vano una lingua sola con sol differente pro¬ nunzia , ed accento la nostra, e la francese; se pur non vogliasi, che i francesi fossero gP imitatori, e noi la prima sorgente . Checchen- nessia certo è , che non mai furono più giu¬ stamente chiamate sorelle , siccome nate ad Tomo ì. E *n [p. 66 modifica]66 Prefazione Un parto della medesima madre , e non po- tea darsi maggior simigìianza, e concordia nel parlare, e nello scrivere in prosa, e in ver¬ so da Francesco I. nella cui corte [a nostra lingua dominò , i nostri autori fiorirono , e sino a Luigi XIII furon copiati , e imirati in tragedie , commedie ,,e prose , e versi. Ba¬ sta dare un’occhiata all* antiche lor poesie per vedere una tal verità . Gli Annali poe¬ tici, che si stampano, d’ alcun tempo in qua a Parigi , e trascelgono 11 meglio di quel lor vecchio parnasso , e l dizionari de la Croix du Maine , e du Verdier son pieni di tai poesie francesi di gusto italiano , vuò dir di quello , che presso noi persevera sui fonda¬ menti immutabili de’ nostri primi maestri , mentre i francesi P han variato, o non P han¬ no avuto sino al secolo di Luigi XIV, e lo variano ancora, se son gìusri i lamenti d’al¬ cuni loro moderni più illustri zelatori di quel¬ lo . Vedete per esempio la celebre ottava delP Ariosto con cui superò forse Catullo nella bellissima similitudine della rosa , e della ver¬ ginella , e dite se non è tutta italiana in de¬ sinenze 3 e ritmo francese, ha [p. 67 modifica]d JE l i* Auto La Jeune vierge est semblable à la rosé An beau jardin sur l’ epim na)ve , Tandis que sure & solette repose Sans que troupeau ni berger y arrive , Hait doux réchauffe, & l'aurore P arrose , La terre & Peau par sa faveur Pavvtve ; Mais jeunès gens & dames amoureuses .. i La terre & 1* air qui la souloiem nourrir La quittent lors & la laissent flétrir . Questa era buonissima poesia francese a quel tempo, come ]’ era tutra quella del fa¬ moso Maror , che oggi in Francia fa un ge¬ nere distinto , e burlesco da taluno spregia¬ to, benché da molti eccellenti imitato , co¬ ir!« sono il gran Rousseau, Voltaire, e cent’ alrri sotto nome di Marorica poesia. E que* sta pure ha costruzioni, e inversioni, e fra¬ si , e modi alF italiana, o alia latina, se vo- gliam dirlo, come l* han quelle loro ballatef e canzoni, e novelle , per non dir nulla de* furti moltissimi fatti al Petrarca, a! Boccac¬ cio , e a mille nostri scrittori in quelle, quai si trovano sempre discendendo sino a Corne¬ lio, a Molière, a la Fontaine, e a mok’aU tri } e che tanti loro commentatori noti ha» ve[p. 68 modifica]¿S Prefazione Veduti , o voluti vedere . Così dite dei so* netti frutti propri all5 Italia, e allora in Fran¬ cia imitati , e graditi , ed oggi a tal segno quivi spregiati ? che non vi s’intende come Eoileau dicesse valere un buon sonetto quanto m lungo poema , come il pruovano alcuni de’ nostri sol per ciò fatti immortali* Qual però meraviglia se di fatti la lingua moderna siccome il gusto in Francia è in tut¬ to nuovo , c diverso da quell1 antico , se i loro scrittori di dugent1 anni fa sono antica¬ glie , alle quali è bisogno dar nuova forma per farle gustare alcun poco, e se moiri han quasi tradotti per le ristampe Marot mede¬ simo, Amiot, Pasquier, Montagne per ri¬ purgarli dalle parole antiquate, dalla sintassi creduta barbara, e dalla costruzione tenuta per isrraniera, benché molti al tempo stesso si dolgano del troppo scarso, ed angusto sti¬ le moderno, c ridomandino tante parole, ed espressioni ingiustamente abolite , e piene di forza , d’ evidenza , di proprietà , che trovano in quegli antichi, 11 vero sic, che la lingua, e Io stile fran- tese moderno c del pari diverso dall’ antico , [p. 69 modifica]che dal nostro volgare, e che quindi è molto pericoloso il voler prendere quella sintassi, e trasportarla in Italia. Io stesso ho sperimentata cotal differenza nelle traduzioni in verso, o in prosa da me publicate, e ho dovuto in tal lavoro tanto sudare per rendere in vero italiano la vera forza, e il vero senso dell’autor francese, quanto e più fatto avrei componendo la cosa più difficile, e più studiata. Dobbiam dunque persuaderci, che nè noi possiam senza pericolo star sull’orme del loro gusto presente tanto diverso dal nostro, nè non ponno essi gustare il nostro stile, massimamente poetico, troppo lontano dall’usato da loro. Basta a provarlo un pò di riflessione leggendo i giudicj de’ francesi in tanti lor libri sopra i nostri autori, anzi solo le citazioni che fanno di questi il più spesso accompagnate di gravissimi errori d’ogni maniera. Credereste, che la famosa ottava sopraccitata, e notissima a chi anche fuori d’Italia gusta le più belle cose de’ nostri autori è creduta del Pastor fido dal giornalista di Bouillon dotto per altro, e stimabilissimo letterato? Mille esempj d’ogni [p. 70 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/70 [p. 71 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/71 [p. 72 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/72 [p. 73 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/73 [p. 74 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/74 [p. 75 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/75 [p. 76 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/76 [p. 77 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/77 [p. 78 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/78 [p. 79 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/79 [p. 80 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/80 [p. 81 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/81 [p. 82 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/82 [p. 83 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/83 [p. 84 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/84 [p. 85 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/85 [p. 86 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/86 [p. 87 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/87 [p. 88 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/88 [p. 89 modifica]Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/89