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Nuovo vocabolario siciliano-italiano/CI

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CI

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CH CL

[p. 193 modifica]Ci. V. cci.

Cia. V. te’.

Ciaca. s. f. Piccolo sasso che è rotolato dalla corrente de’ fiumi, e che serve a selciare le strade: ciotto, ciottolo (Dall’Ar. kiaka). || zzà ciaca, si dice a una donna pettegola per ischerno: crezia.

Ciacari. V. inciacari.

Ciacata. s. f. Colpo di ciottolo: ciottolata.

Ciacatu. s. m. Terreno acciottolato: ciottolato.

Ciacca. s. f. Fenditura, screpolo, screpolatura, crepatura. || Fossa rettangolare per piantarvi albero: formella. [p. 194 modifica]

Ciaccacoddu (A avv. Precipitosamente: a fiaccacollo.

Ciaccaligna. s. m. Colui che taglia legna: taglialegna.

Ciaccamentu. s. m. Fendimento, screpolamento, dissodamento.

Ciaccari. v. a. Il far perdere la coesione alle parti: fendere. || intr. Fendersi. || Aprirsi, dividersi la superficie del corpo: screpolare (Dall’italiano fiaccare). || Detto di terra, far solchi coll’aratro, costeggiando: incigliare. || Lavorar il terreno la prima volta: rompere, dissodare. || Prov. ciacca cu muddura, ddubula cu calura, simina quannu è ura, dissoda coll’umido, riara col caldo, semina quando è ora (Minà Palumbo). || rifl. Detto di stoffe: recidersi.

Ciaccateddu. add. dim. di ciaccatu: un po’ fesso, screpolato. Sta anco per ciaccatu.

Ciaccatina. s. f. T. agr. Aratura che si fa costeggiando: costeggiatura.

Ciaccatu. add. Fesso. || Screpolato. || Incigliato. || Rotto. || Detto di stoffa, quando o per lungo uso, o per non buona qualità si rompe nelle pieghe: reciso. || Nelle camice o altro, è l’apertura nel petto per dove entra il capo nell’indossarsela e alle estremità delle maniche nel polso per agevolar la mano nell’infilarsi la manica: sparato.

Ciaccatura. V. ciacca.

Ciaccazza. s. f. accr. di ciacca, fessura: fesso. || Screpolo.

Ciaccazzedda. s. f. dim. di ciaccazza: fessolino.

Ciàcchiti. Voce onomatopeica del suono che fa lo schiacciare una cosa: ciacche.

Ciacchittata di duluri. V. fittiata.

Ciàccula. V. fiàccula. || Specie di lanterna per uccellare o pescare di notte: frùgnolo. || Fascio di gambi di ampelodesmo o altre frasche acceso: fiaccola, facella.

Ciacculara. add. Detto ad annata che produca molto ampelodesmo di cui fanno le fiaccole V. annata.

Ciacculata. V. ciacculiata.

Ciacculiari. v. intr. Andar attorno la notte a sorprendere col frugnolo gli uccelli dormienti: frugnolare, andar a frugnolo.

Ciacculiata. s. f. Il far la caccia col frugnolo: il frugnolare, caccia al chiòccolo.

Ciachetta, Ciacudda. s. f. dim. di ciaca: ciottoletto, ciottolino, sassolino.

Ciacuni. s. m. accr. di ciaca: ciottolone.

Ciafagghiuni. s. m. T. bot. Pianta che ha le fronde palmate pieghettate, gli stipiti spinosi: cefaglione, gerfuglione, palma di s. Pier Martire. Chamoerops humilis.

Ciàfalu. add. Sciocco, scimunito: gonzo, baggèo.

Ciafardiari la terra. v. a. Volger la terra colla zappa.

Ciàfeu. V. ciàfalu.

Ciaffa. V. ciampa.

Ciaffata. V. ciampata.

Ciaffu. (Mal.) add. Grosso e grasso: poccioso.

Ciafisculi. (Mal.) V. carracchia di sonnu.

Cialà-cialò. (Salomone-Marino) fari cialà-cialò: svesciare, quasi far la spia.

Ciallaha-cialla. Grido di gioja, e per lo più adattato ad ubbriachi.

Cialoma. s. f. Rumore confuso che facciano molte persone discorrendo senza ordine: chiucchiurlaja, cinguettìo. || Per sim. ogni discorso poco ordinato e non concludente: tiritera, chiucchiurlaja. Da cialumari V.

Cialumari. v. intr. T. mar. Il farsi colla voce da uno degli uomini che alano un segno convenuto, e ripetuto a intervalli, affinchè gli altri alino insieme: dar la voce (Gr. κέλευσμα: dar la voce il capitano di mare).

Ciambella. s. f. Quell’azione nobile del cavallo che si muove regolarmente nell’istesso luogo senza andar innanzi, nè indietro: ciambella.

Ciamma. V. fiamma.

Ciammillottu. s. m. Tela fatta di pel di capra e ant. di cammello, da cui tolse nome: ciambellotto.

Ciampa. s. f. Piede di quadrupede: zampa. || T. arch. Il piano del fondamento, ove posan le fabbriche: platea.

Ciampari. v. intr. Inciampare, capitare (Dall’ital. ant. ciampare; o da ciampa, quasi esser abbrancato).

Ciampata. s. f. Colpo di zampa: zampata.

Ciampazza. s. f. accr. e pegg. di ciampa: zampone. || fig. Piedaccio e manaccia; e anco brutta scarpa: ciabattaccia.

Ciampedda. s. f. Que’ sassi piatti, quasi tondi di cui si servon a giuocar i monelli invece delle palle, o al sussi: piastrella, murella.

Ciampiddazza. s. f. pegg. di ciampedda.

Ciampidduna. s. f. accr. di ciampedda: grande piastrella.

Ciampidduzza. s. f. dim. di ciampedda: piccola piastrella.

Ciampiletta. s. f. Cibo di farina intrisa con uova, zucchero, burro, a forma poi d’anello: ciambella.

Ciampitedda. s. f. dim. di ciampa: zampetta.

Cianchettu. s. m. Arnese imbottito che va sotto le vesti delle donne per aggiustar loro il contorno della vita: guardinfante. || Guancialetto a guisa di cerchio che si mette ai bambini per riparar loro il capo dalle cascate: cércine.

Cianchïari. v. intr. Andar alquanto zoppo: zoppicare (Potrebbe venire dal Sic. ciancu quasi vadasi di fianco, o dall’Ital. cianca che è la gamba).

Cianciamurrata. s. f. Ferita di taglio fatta nel capo. || fig. Pioggia dirotta con vento: temporale. || Forte bravata di un superiore: rammanzina.

Cianciana. s. f. Strumento rotondo piccolo, di metallo, vuoto dentro, con una fessura, in corpo ha una pallottolina che lo fa sonare: sonaglio.

Ciancianaru. s. m. Chi ciarla, dice ciance: ciancione.

Ciancianedda. s. f. dim. di cianciana: sonaglino, bubbolo. || fari ciancianeddi, nel parlare: aver voce argentina.

Ciancianidduzza. s. f. dim. di ciancianedda: sonagliuzzo.

Ciànciri. V. chianciri. E così molte voci che cominciano per chi in alcuni luoghi cambiano in ci.

Ciàncu. s. m. La parte del corpo che è tra la coscia e le costole: fianco. || dòliri li cianchi, pel rider molto: doler i fianchi. [p. 195 modifica]

Cianculiari. V. chianculiari.

Cinncutu. add. Che ha gran fianchi: fiancuto.

Ciantiari. (Mal.) V. trizziari.

Ciantratu. V. ciantrìa.

Ciantrìa. s. f. Nome d’un ufficio particolare nel coro della chiesa, che è la prima dignità dopo il vescovo: cantoria (Fr. chantrerie).

Ciantru. s. m. Colui ch’esercita la cantoria: cantore (Fr. chantre).

Cianu. V. chianu.

Ciappa. s. f. T. valig. Addoppiatura fatta alle cigne, cignoni e simili, che vien a formare come una campanella per passarvi e stabilirvi una fibbia o altro: ciappa. || T. rileg. Gancetto metallico con cui si tengono ben serrate le due parti della coperta di un libro: fermaglio. || Arnese da fermare in varie guise e ha vari usi: fermaglio, borchia. || La pietra che chiude la sepoltura: lapida. || Lastricina di pietra con cui giuocan i ragazzi: piastrella, murella.

Ciappetta. s. f. dim. di ciappa. Scudetto o altro di metallo per affibbiare o altro: borchietta.

Ciappittina. s. f. dim. di ciappetta: borchiettina.

Ciappittuni. s. m. accr. di ciappetta: borchione.

Ciàppula e Cciàppula. s. f. Arnese da insidiar topi o uccelli: trappola. || met. Insidia, trama: trappola. || Pietra che chiude la tomba: lapida.

Ciàppuli. (Pasq.) Male che vien alla gola: ghiande, glandule.

Ciaramedda. s. f. Strumento musicale da fiato, composto d’un otro e più canne: cornamusa, ciaramella. || sunari la ciaramedda: cornamusare.

Ciaramiddaru. s. m. Suonator di cornamusa.

Ciaramiddiata, Ciaramiddina. s. f. Suono di cornamusa.

Ciaramidduzza. dim. di ciaramedda: cornamusetta. || – a trasparenti. T. zool. Conchiglia bivalve molto rara, trasparente. È la Terebratula vitrea d’Argenville: terebratola vitrea. Altra specie di essa è la Carinaria vitrea Lam., unica specie che trovisi ne’ nostri mari: carinaria vitrea.

Ciaramita. s. f. Pezzo di vaso di terra cotta rotto: coccio, rovinacci. || Per tegolo V. canali (Dal Gr. γερομικός: di creta).

Ciaràmpulu. s. m. Racimoletto d’uva scampato dalle mani del vendemmiatore: raspollo.

Ciaramuci. V. carmuciu.

Ciarari. v. a. Annasare, fiutare: odorare (Potrebbe essere il Fr. flairer cambiata la f in e). || Pronosticare, accorgersi innanzi tratto: fiutare. || Abusare della dabbenaggine altrui. || farisi ciarari, mostrarsi di benigna natura, tanto che altri ne abusi: farsi scorgere. || – ad unu, conoscerlo, avvedersi com’egli è: annusar uno. P. pass. ciaratu: odorato, fiutato, annusato.

Ciarata. s. f. L’odorare, annusare: annusata.

Ciarateddu. V. ciavareddu.

Ciarda. s. f. T. vet. Malattia che viene nella giuntura sopra l’unghia del cavallo: giarda, giardoni. || jittari ciarda, giuntar alcuno in un negozio: accoccargliela.

Ciardellu. add. Uomo sciatto e dappoco: ciofo.

Ciarduni. s. m. Specie di pasta confetta con zucchero e mele, condotta sottile come l’ostie e ridotta a guisa di cartoccio: cialdone.

Ciareddu. V. ciavareddu. || V. ciampilletta.

Cïari. V. scïari.

Ciariari. v. a. e intr. Andar fiutando, andar cercando da per tutto: braccare. || ciariarisi, detto del vino: inacidirsi. || E della carne: putire. || fig. Divenir sospetto di poter nuocere, esser cagione di dispiaceri o noja: putire. P. pass. ciariatu: braccato.

Ciariari. (Mal.) v. intr. ass. Parlare assai e vanamente: ciarlare.

Ciarlatanarìa. s. f. Astratto di ciarlatano; soperchia loquacità: ciarlataneria.

Ciarlatanu. s. m. Cantambanco: ciarlatano. || Ciarlatore: ciarlatano.

Ciarlatina. s. f. Ciarlerìa: ciarlata.

Ciarmari. v. a. Produrre effetto straordinario su alcuno per mezzo di malìa: ammaliare, affascinare (Fr. charmer). P. pass. ciarmatu: ammaliato.

Ciarmarìa. s. f. Atti e parole per ingannar alcuno: ciurmeria, giunteria.

Ciarmaturi –tura. verb. Chi o che ammalia: ammaliatore –trice.

Ciarmu. s. m. Quegli atti e que’ falsi cicalamenti per cui crede altri ammaliare: malìa. || Attraenza, fàscino (Fr. charme).

Ciarmuliari. v. intr. ass. Avviluppare con parole senza conclusione: ciaramellare, ciacciamellare, ciabare. || jiri ciarmuliannu, andar ozieggiando: andar a giostroni, aliare, bighellonare.

Ciarmulìu. Ciarmulizzu. s. m. Il parlar di più persone insieme e di cose futili e vane: cicalèccio.

Ciarmuniari. V. ciarmuliari.

Ciarpa. V. sciarpa.

Ciarratanu. V. ciarlatanu.

Ciarraturi. s. m. (Scob.) Chi ciarla spesso e molto: ciarlatore.

Ciarvidderi. V. para.

Ciarvuni. V. ciavaruni.

Ciaschera. s. f. Fiasco di forma schiacciata per viaggio: fiasca.

Ciaschiteddu. s. m. dim. di ciascu: fiaschetto. || fari comu li ciaschiteddi, fig. ballare così saltarellando: ballonzare.

Ciascu. s. m. Vaso di terra cotta con collo stretto: fiasco. || – vacanti si pigghia di muffa, fig. chi è povero o digiuno sta male.

Ciascuni. s. m. accr. di ciascu: fiascone.

Ciascunu. pron. Ognuno, qualsivoglia: ciascuno, ciascheduno.

Ciatari. v. intr. Mandar fuori il fiato: fiatare. || Ricrearsi, prender ristoro: respirare. || nun ciatari, fig. tacere: non rifiatare. || – grossu, esser adirato: sbuffare, stronfiare. || a. Accalorar col fiato: scaldare. P. pass. ciatatu: fiatato.

Ciatata. s. f. L’atto e l’effetto del fiatare: fiatata.

Ciatatina. s. f. Ansietà di respiro: anelito. || Ansima.

Ciaticeddu, Ciatiddu. s. m. Debol fiato: alitello. || Voce amorosa con cui si chiaman i cari: cuor mio, anima mia.

Ciatu. s. m. Aria che esce da’ polmoni respirando: fiato. || fig. Forza, vigore: fiato. || livari lu ciatu, opprimere, angosciare: tirar le milze. || livarisi lu ciatu, stentar grandemente: stiracchiar le milze. || Prov. mentri cc’è ciatu cci è spiranza: finchè c’è fiato c’è speranza. || pigghiari ciatu, riposarsi, o riavere speranza: [p. 196 modifica]pigliar fiato, riaver fiato. || nesciri lu ciatu, morire: tirar le cuoja. fig. Esser affannato, bramare ardentemente: struggersi. || fari nesciri lu ciatu ad unu, opprimerlo, affliggerlo. || aviri ciatu, aver forza: aver fiato. || – mio, ben mio: amor mio, ciocio mio.

Ciatuni. s. m. accr. di ciatu, fiato grosso e sforzato.

Ciatuzzu. s. m. vezz. di ciatu. Si dice a’ bambini o a persona cara per carezza: ciocino mio.

Ciaucculiari. v. a. Percuotere colle ramate: arramatare, ramatare.

Ciàula. s. f. T. zool. Uccello di color bianco o nero della grandezza quasi di un colombo, atto a imitar la favella umana: gazza, gazzera. Corvus pica L. || Dicesi pure a chi favella e ci cala assai e senza considerazione: cornacchia. || Persona leggera che sta in sul darsi bel tempo e sollazzo: svagolato. Tàccola. Corbus monudula L.

Ciauliari. V. ciarmuliari.

Ciauliata. V. ciarmulizzu.

Ciaulidda. s. f. dim. di ciaula: gazzerotta.

Ciaulotta. s. f. dim. di ciaula: gazzerotta.

Ciauluma. V. cialoma.

Ciaurari. V. ciarari.

Ciauraturi. v. intr. Chi fiuta: fiutatore.

Ciaurrina. V. fanfarricchi.

Ciàuru. s. m. Odore buono: fragranza, odore. || Indizio, sentore: odore. || Prov. quannu lu to’ vicinu havi beni, quarchi ciauru ti nni veni, quando si è vicini a’ ricchi o fortunati si gode pure di qualche cosa.

Ciaurusu. add. Che manda odore, e per lo più buono: fragrante, odoroso.

Ciavareddu. s. m. Figliuolo della capra: capretto (Fr. chèvre). || Prov. – di ciavaridduni, e agneddu di grossu muntuni: capretto di giovane capro, e agnello di grosso montone.

Ciavariddazzu. s. m. Capretto che abbia passato tre anni.

Ciavaridduni. s. m. accr. di ciavareddu.

Ciavaridduzzu. s. m. dim. di ciavareddu: caprettino.

Ciavarrina. V. fanfarricchi.

Ciavaruni. s. m. Pezzo di ramo d’albero strappato; alle volte serve per forcina: stroncone, pèrtica. || Pezzo avanzato dal segare: sciàvero.

Ciavi. V. chiavi. Così verso Pachino.

Ciàvuru. V. ciauru.

Cibbamentu. (Mal.) s. m. Il cibarsi: cibamento.

Cibbari. v. a. Dar cibo: cibare. || rifl. Cibarsi. P. pass. cibbatu: cibato.

Cibbedda. s. f. Palo a cui s’attacca la cavalla per farla coprire.

Cibbia. V. tacca. Così in Aidone.

Cibbòriu. s. m. Quel tabernacolo, che sta per lo più sul principale altare delle chiese: ciborio.

Cibbu. s. m. Cosa da mangiare: cibo.

Cicala. s. f. T. zool. Insetto noto volante che annoia col suo stridere: cicala, cicada. Cicada L. || Si dice anche a chi favella troppo: cicala, cicalone. || È un giocarello da ragazzi che ne imita il suono.

Cicalata. s. f. Lezione in burla: cicalata. S’usava fare alla Accademia della Crusca in occasione di stravizio.

Cicalazza. s. f. pegg. di cicala: cicalaccia.

Cicaledda. s. f. dim. di cicala: cicaletta. || – di niuru chi spara, questo crostaceo distende le sue braccia con tal violenza che arriva a ferire, e col rumore d’un fermaglio da fucile: scillaro di Desmarest. Squilla Desmaresti. || (Meli) la cicaledda rauca, ntra l’arvuli e li spichi, cu lu so’ zichi-zichi, nn’annunzia l’està, la cicaletta rauca, tra gli alberi e le spiche, col suo ciche-ciche, ci annunzia l’està.

Cicaliari. v. intr. Parlare troppo a mo’ di cicala: cicalare. P. pass. cicaliatu: cicalato.

Cicara. s. f. Vaso da pigliar caffè: chìcchera.

Cicaredda. s. f. dim. di cicara: chiccherina.

Cicàri. V. annurvari.

Cicaruni. s. m. accr. di cicara: chiccherone.

Cicatrici. s. f. Segno di ferita o percossa che rimane sulla carne: cicatrice.

Cicatrizzari. v. intr. Far la cicatrice, rimarginarsi: cicatrizzare. P. pass. cicatrizzatu: cicatrizzato.

Cicca. Nella frase a la frati cicca V. vastasisca. (a la

Cicchïari. V. scrùsciri. (Pasq.) Da cìcchiti.

Cicchignoli. V. castagnetti. (Pasq.)

Cicchitedda. s. f. T. zool. Sorta d’uccello permanente: occhiocotto. Motacilla melanocephala Gml. || Sterpazzola. Silva cinerea Lath.

Cìcchiti. V. ciàcchiti.

Cicci. Voce fanciullesca, per dire dolci, confetti: chicche.

Cìccia. Voce fanciullesca per dire pappa, bombo ecc.: ciccia. || Per gallina. || Spezie di mostaccioli che fanno a Morreale.

Cìcciulu. V. cerru: ciocca di capelli.

Ciccu. s. m. Asino: ciuco. || ciccu-bimma, uomo del volgo qualunque; nome fantastico.

Cicculattera. s. f. Vaso in cui si bolle la cioccolata: cioccolattiera, bricco da cioccolata.

Cicculatteri. s. m. Facitore di cioccolata: cioccolatiere.

Cicculatti. s. m. Pasta composta di diversi ingredienti, cacao, zucchero ecc.: cioccolata, cioccolate, cioccolatte.

Cicèrbita. s. f. T. bot. Pianta che ha i gambetti cotonati, i calici lisci, le foglie lirato-sbrandellate abbraccianti il fusto: cicerbita. Sonchus oleraceus L.

Cicèrchia. V. chèrchiri.

Cìchira. V. cìcara.

Ci-ci. V. ccì-ccì.

Cicì. V. pipì.

Ciciddu. s. m. vezz. Detto a pargoletto: bimbo, bamboccio. Nel f. cicidda.

Cicigghiu. s. m. T. zool. Sorta di lucertola che ha le gambe così corte, e così piccole che sembra un serpente: cicigna.

Cicina. s. f. Minuzzolo. || fari cicina cicina: ridurre in minuzzoli.

Cìcioli. s. m. pl. (Mal.) Avanzo di pezzetti di carne dopo fatto lo strutto: ciccioli.

Cìcira. pigghiari la cicira, sbevazzare: zizzolare.

Cicirata. s. f. Polenta di ceci.

Cicireddu. s. m. T. zool. Piccolo pesce notissimo, minuto e delicato, lucido e di color d’argento senza squame. || Sorta di frumento di grano bianco e rotondo. || Un pochino: un miccino.

Cicirimigna. s. f. T. bot. Pianta che ha le foglie [p. 197 modifica]congiunte, le palee uncinate: cardo. Dipsacus, Carduus fullonum L.

Cicirinu. add. Del colore del cece: ceciato.

Cicirittu. s. m. dim. di ciciru: cecino. || Prov. o mi dati lu gaddittu, o mi dati lu cicirittu, parole di chi con ragione pretende una cosa delle due.

Cicirra. V. miula.

Cìciru. s. m. T. bot. Legume noto: cece. Cicer arientum L. || T. tip. Sorta di carattere: cìcero. || Prov. unu dici ciciri e n’autru favi, quando altri risponde stortamente: dove tu vai, son cipolle. ||ciciri a moddu V. cirimonia.

Ciciruni. s. m. Colui che fa da guida spiegando le cose che il viaggiatore visita: cicerone. || T. zool. Uccello del genere dello zigolo, più grosso d’un canario, è bigio: ortolano, strillozzo. Emberizza miliaria L.

Cicisbèu. s. m. Colui che vagheggia che ronza attorno a donne non sue: cicisbeo, vagheggino.

Cicìu. Voce dell’uccello. E l’uccello stesso. || Per un poco, un micolino.

Ciciullari. V. cataminari.

Cicogna. s. f. T. zool. Uccello grosso, alto, di becco lungo e sanguigno che ha le orbite dell’occhio nude: cicogna. Ardea ciconia L. || Dicesi anche di quel legno che bilica la campana: cicogna. || Strumento per attinger acqua, che bilicato ossia accavallato sopra un altro, s’abbassa o s’alza: mazzacavallo.

Cicònia o Carlota. V. ammi.

Cicòria. s. f.’ T. bot. Pianta oleracea, che ha i fiori a coppie sessili, le foglie uncinate: cicorea, cicoria. Cichorium intibus L. Vi ha anche la silvestre.

Ciculata. V. cicculatti.

Cicurari. V. addumisticari. Curiosa! potrebbe venire da sicurare, poichè l’addomesticarsi non è che il rendersi meno pauroso, più sicuro.

Cicuriaru. s. m. Venditor di cicoria: cicoriaro (Mal.).

Cicuta. s. f. T. bot. Pianta velenosa che ha le foglie arcicomposte seghettate, gl’invogli parziali, dimezzati, composti di circa tre sole foglie: cicuta. Conium maculatum L.

Cicutària. s. f. T. bot. Pianta che ha il caule striato-nodoso; le foglie tre volte pennate, i nervi irsuti: cicutaria. Chaerofillum silvestre L.

Ciddaràriu. V. cillarariu.

Ciddebba. V. cibbedda.

Cidduffu. s. m. Sorta d’uva di granello grosso e assai mostoso, ma insipida al gusto.

Cidduzza. s. f. dim. di cedda: celletta, celluzza.

Cidenza. s. f. Il cedere: cedenza.

Cidituri. s. m. Luogo proprio a macellar le bestie: ammazzatoio, macello (Da ocidituri quasi ucciditojo).

Ciduluni. s. m. accr. di cedola: cedolone.

Cièra. V. seggia (Dal Fr. chaise.). || cunsamu cieri, legnajuolo chi va attorno aggiustando masserizie: rattoppatore.

Cieti. (Mal.) V. lazzolu.

Cìfaru. V. lucìfaru.

Cifèca. Nella frase: stu vinu è ’na cifeca, non val nulla è cattivo.

Cifìa. s. f. (Vinci) Morbo che grava sugli occhi in modo da non poterli alzare (Gr. κέκυφα).

Cifra. s. f. Scrittura non intesa se non tra coloro che si son intesi: cifra. || L’abbreviatura del nome che si ripone ne’ quadri, sigilli ecc.: cifra. || Figura di ogni segno del numero: cifra.

Cifrari. v. a. Apporre la cifra: cifrare.

Cifratu. add. Cifrato. || parrari cifratu, in gergo, oscuro: parlar in cifra. || scriviri cifratu, con segni convenzionali: scrivere in cifra.

Cifudduni. s. m. Sbaglio, abbaglio: scerpellone.

Cifunera. s. f. Mobile per riporre arnesi: armario (Fr. chiffonnière).

Cigna. V. cinga.

Cignali. V. porcu sarvaggiu.

Cignu. s. m. T. zool. Uccello per lo più bianco, simile all’oca; più grande, di membrana cerosa gialla, e il domestico l’ha nera: cigno. Anas cignus L. || Per babbaluci V.

Ciiraru. V. siggiaru.

Ciiredda. s. f. dim. di ciera: seggiolina.

Cilanca. V. cinanca.

Cilari. V. ammucciari.

Cilebbra. V. carrubba.

Cileccu. s. m. Abito senza maniche che si mette sotto quello con maniche: panciotto, corpetto, sottoveste (Sp. chaleco).

Cilenna. s. f. Strumento fabbricato di pietre grosse, mosso per forza d’argani, sotto il quale si mettono le tele e i drappi avvolti sur i subbii, per dar loro il lustro: màngano. || Acqua in cui sia stata disfatta gomma, o altre materie viscose e tenaci, con che si bagnano i drappi ecc. per farli stare incartati e distesi: salda.

Cileppu. s. m. Liquore di zucchero bollito in acqua o sughi d’erbe o di pomi ecc. chiarito con albume d’uovo: giulebbe, giulebbo.

Cilestru. V. azzolu.

Cìlia. Nella frase purtari ciliu, esser eccellente nel suo genere. Forse da ciliu: cero, come si direbbe: portar la palma.

Cilibbranti. V. celebbranti.

Cilibbrari. V. celebbrari.

Cilibbria. s. f. Lattovaro amaro (Pasq.).

Ciliccanti. s. m. o f. T. sart. Colui o colei che cuce panciotti.

Ciliccazzu. s. m. pegg. di cileccu: corpettaccio, panciottaccio (a Firenze).

Ciliccheddu, Cilicchinu. s. m. dim. di cileccu: corpettino, panciottino.

Ciliccunazzu. s. m. pegg. di ciliccuni: farsettaccio.

Ciliccuneddu. s. m. dim. di ciliccuni: farsettino, giubberellino.

Ciliccuni. s. m. Abito con maniche che copre il busto: farsetto.

Cilindru. s. m. Solido lungo a basi piane e rotondo che ha lo stesso diametro in tutta la lunghezza: cilindro. || Rullo o spianatoio di legno o pietra bucato nel mezzo, ove s’introduce un perno di ferro, su cui gira allorchè si fa passare a calcar la terra: cilindro, ruzzolone (Taverna). || T. tip. Cilindro di legno ricoperto di panno lano, il cui asse, prolungato al di fuori dalle due bande, serve come di manubrio per farlo rotolare sulle pagine onde levante le bozze: rulletto. E quello che si rotola per ispalmar l’inchiostro sulle pagine: rullo. || T. mar. Grossa tromba di bronzo, o di ferro fuso, [p. 198 modifica]entro la quale un pesante stantuffo s’alza e abbassa per forza di vapore: cilindro.

Cilindrari. v. a. Detto di carte, stoffe, ecc. è il farle passare sotto un pesante cilindro perchè acquistino il lustro: cilindrare. P. pass. cilindratu: cilindrato.

Cilinnari. V. cilindrari.

Cilintru. V. cilindru.

Cilistinu. V. celestrinu.

Cilistriari. Si legge in un verso nella raccolta de’ Canti popolari Siciliani del Vigo: aceddu cilistrinu cilistrinu, ca notti e jornu vai cilistriannu. Non ne intendo il vero significato.

Cìliu. s. m. Macchina trionfale sacra portatile. || Il cero che si benedice il sabato santo: cero.

Cilìziu. s. m. Qualunque arnese che si porta indosso per cagione di tormento e di penitenza: cilicio.

Cillarariatu. s. m. Uffizio del cellerario: camarlingo, cellerarìa.

Cillaràriu. s. m. Camerlingo di monastero: cellerario, cellerajo. Nel fem. cillararia: celleraria.

Cilletta. s. f. dim. di cella: celletta.

Cima. s. f. Sommità più o meno acuta o degradante nell’alto: cima. || Significa pure eccellenza sia in bene che in male: cima. || Strumento di legno lungo quadrangolare per misurar la capacità delle botti, in ognuna delle quattro facce ha segnati gli spazî de’ barili secondo la grandezza della botte. || pigghiari li cimi di l’arvulu, infuriarsi: andar su per le cime degli alberi. || di cima ’n funnu, per tutto lo spazio, e dicesi anche fig.: da cima a fondo. || a li cimi cimi, cominciando da chi è più alto.

Cimagghia. s. f. dim. di cima: cimetta.

Cimaloru. add. Si dice di frutti o altro che nascono in cima: vettajuolo.

Cimalureddu. add. dim. di cimaloru.

Cimari. v. a. Misurar il vino colla cima. || Per ’ncimari V.

Cimarra. V. marredda nel senso di uomo tristo, furbo: cima di astuto. || Per cerfuglione. || filari la cimarra, dar finamente uno smacco.

Cimarrusu. V. marriddusu.

Cimasa. s. f. T. arch. Quel lineamento o membro che sta sopra qualsivoglia membro degli ornamenti di architettura per finimento: cimasa. || Finimento superiore piano e liscio della balaustrata: cimasa.

Cimati. (Vinci) V. cauliceddi (Gr. κύματα).

Cimaturi. s. m. Misuratore di vini.

Cimedda. s. f. Canna lunga e sottile, nella cui cima si annoda la lenza coll’amo per pigliare pesci: canna da pescare. || fig. Uomo alto: sperticato.

Cimentu. s. m. Prova d’esito sovente incerto: cimento.

Cimeru. s. m. Armatura antica per difesa del capo: cimiero.

Cimicedda. dim. di cimice.

Cìmicia. s. f. T. zool. Insetto pur troppo noto: cimice. Cimex L. || Si dice a persona noiosa, insulsa: appiccaticcio. || sangu di cimicia, dicesi a persona insipida, egoista: sgraziato, sgradito.

Cimiciaru. s. m. Luogo pieno di cimici: cimiciajo.

Cimiciazza, Cimiciuna. s. f. accr. di cimicia: cimicione.

Cimiciusu. add. Che ha o produce cimici: cimicioso.

Cimidda. s. f. dim. di cima: cimetta. || Vetticciuola. || Ramoscello.

Cimiddaloru. s. m. Pescator a canna.

Cimiddiari. v. intr. Il muoversi con certo tremolìo come fanno le cose lunghe: svettare. || Il reggersi mal ritto per debolezza o ubbriachezza: barcollare.

Cimiddiata. s. f. Lo svettare: svettata ( V. participiu).

Cimìgghia. V. faidda.

Ciminàuru. s. m. T. bot. Pianta il cui seme è simile all’anice; e il seme di essa: comino, cimino. Cuminum cyminum L. (Gr. κύμινον ἄγριου || di quannu mi misiru lu cimunauru a lu viddicu, modo prov. per esprimere un tempo assai remoto, dall’uso antico di corroborare lo ombelico de’ neonati con questo seme trito.

Cimineddu. V. orvu cimineddu.

Ciminìa. s. f. Rocca del camino che esce dal tetto, per la quale esala il fumo: fumajuolo, torretta (Gr. καμινευα, Fr. cheminée e Sp. chimenea). E anco i Sanesi hanno: cimineia e ciminaiuolo. || cappeddu di ciminia V. cappeddu.

Ciminnita. s. f. Specie d’uva d’acini lunghi che conservasi lungamente, così detta da Ciminna, comune della provincia di Palermo.

Ciminu. V. ciminauru || – ’ncunfittatu: anice in camicia.

Ciminuduci. V. ànisu.

Cimitèriu. s. m. Luogo ove si seppelliscon i morti: cimitero.

Cimitriari. v. intr. Volger in mente per ordir un progetto, una trama: mulinare, macchinare. || – lu ciriveddu V. allammicari.

Cimitriusu. add. Che macchina: macchinoso.

Cimmalaria. V. capiddi di la Maddalena.

Cimmalaru. s. m. Fabbricatore di pianoforti: cimbalajo.

Cimmaleddu. s. m. dim. di cimmalu.

Cimmaliari. V. gridari.

Cìmmalu. s. m. Strumento con tasti e corde per sonare: pianoforte, clavicembalo. || a cìmmalu, posto avv., detto di stanze o altro: tagliato a sghimbescio.

Cimmaluni. s. m. accr. di cimmalu.

Cimmusaru. (Pasq.) Vecchio impotente alla generazione.

Cimòira, Cimòria, Cimorru. s. m. Infermità del cavallo e d’altri animali, infreddatura al capo, per cui ha molto flusso per le nari: cimurro.

Cìmuli. (Pasq.) V. ciancianeddi. || V. cirìmuli.

Cimusa. s. f. Striscia più grossolana che è nell’orlo de’ panni, drappi ecc.: cimossa. || Quella della tela: vivagno.

Cimusaru. V. cimmusaru.

Cinàbbriu. s. m. Bel rosso chiaro, composto di zolfo e argento vivo: cinabro.

Cinàculu. s. m. Luogo dove si cena: cenacolo.

Cinali. s. m. Grembiale: zinale.

Cinanca. s. f. T. med. Malattia che consiste in un grande appetito, accompagnata da debolezza, deliquî e da freddo nelle estremità: bulimìa. || T. zool. Insetto che nasce sotto la lingua dei cani, che loro si taglia quando son piccoli acciò non si arrabbiino: litta.

Cinàpriu. V. cinabbriu. [p. 199 modifica]

Cincannali. add. Che ricorre ogni cinque anni: quinquennale.

Cincedda. s. f. Fascia con cui si cingono il ventre le puerpere: fascia, fascione. || Minestra d’uova stracciate. || Fascia di panno o di cuojo con cui si fermano i pantaloni alla vita: cintura.

Cinchedda. Nome immaginario nella frase, avirinni fattu quantu cinchedda: averne fatto delle belle.

Cinchina. s. f. Quantità numerata che comprende il numero di cinque: cinquina.

Cinchinu. s. m. Si dice quando due dadi hanno scoperto cinque: cinquino.

Cincigghiu. s. m. Pendone che si mette per ornamento alle vesti militari dalla cintura in giù: cinciglio.

Cincileddu. s. m. dim. di cincili: gengivetta.

Cincìli. s. m. La carne che ricuopre e veste gli ossi delle mascelle: gengiva.

Cìnciri. v. a. Legar il vestimento, il laccio o altro nel mezzo della persona: cìgnere. || Attorniare, circondar un paese con esercito: assediare. || Avvincere, circondare: cingere. || – la spata, portar la spada: cingere la spada. || Percuotere con verga e propriamente lasciar in sulla carne i segni: vergare. P. pass. cinciutu: cinto.

Cincu. s. m. Numero: cinque. || Prov. fari lu culu cincu cincu, provare grandissima paura: fare il cul lappe lappe. || – e cinquantacincu, met.: schiaffo.

Cincucentista. s. m. Appartenente al secolo XV: cinquecentista.

Cincucentu. s. m. Cinque centinaia: cinquecento.

Cincufogghi. s. f. T. bot. Pianta che ha le foglie quinate, il fusto strisciante: i gambetti ascellari con un sol fiore: cinque foglie, cinquefoglio. Potentilla reptans L.

Cincuiditedda. V. cincufogghi.

Cincurana. s. f. Moneta abolita pari a L. 0,105.

Cincuranata. ('Na La valuta di cinque grana.

Cincuranedda. s. f. dim. di cincurana. || Pagnotta di tal valore.

Cineriziu. V. cinnirinu.

Cinga. s. f. Fascia tessuta di spago a diversi usi, e più a tenere ferma la sella o la barda addosso la bestia: cinghia. || Quella striscia di cuoio colla quale i portantini sostengono la portantina. || mastru di cinga V. siggitteri. || livari a cinga, superar altrui: esser da più. || Doppia cinghia di cuoio che lega l’una all’altra le due estremità delle stanghe, ed affibbiasi sul sellino del fornimento: portastanghe.

Cingari. V. cinghïari.

Cingata. s. f. Colpo dato con cinghia: cinghiata. || Sferzata. || Battitura data col piano della sciaboa: piattonata.

Cingatuna. s. f. accr. di cingata.

Cinghi. s. m. pl. Quella parte del corpo del cavallo dove si mette la cinghia: cinghiatura. || vina di li cinghi, vena de’ cavalli vicina alla cinghiatura: cinghiaia. || sagnari li cinghi: salassar la cinghiaja.

Cinghïari. v. a. Battere con cigna, verga o altra cosa pieghevole, ed anche colla spada: vergheggiare, scudisciare, piattonare. P. pass. cinghiatu: vergheggiato, scudisciato.

Cinghïata. s. f. L’atto del vergheggiare o piattonare: vergheggiata (V. participiu).

Cìngulu. s. m. Quella cordicella colla quale si cinge il sacerdote sopra il camice: cingolo, cordiglio. || Quella cintura che usan portar i battuti (babbuinu) sopra il sacco di penitenza: cintura, cingolo. || E generalmente per ogni simile legatura: cinta, cìntola, cìngolo.

Cinguluni. s. m. accr. di cingulu.

Cinguni. s. m. accr. di cinga. Quelli ai quali raccomandansi le casse delle carrozze che non posano sopra molle: cignone.

Cinicedda. s. f. dim. di cena: cenetta, cenino, cenina.

Ciniri. (Mal.) v. intr. Il mandar la voce che fa il cavallo: nitrire.

Cinnaca. V. cullana.

Cinnamonu. s. m. T. bot. Pianta che ha le foglie bislunghe, acute da ambo le parti, triplinervi, venose: cinnamomo. Laurus malabathrum L.

Cinnari e Cinnatu. V. accinanni.

Cinnirata. s. f. Composto di cenere ed acqua, o sia un ranno imperfetto: cenerata.

Cinniratu, Cinniraturi. s. m. Panno che cuopre i panni sudici che sono nella conca del bucato sopra del quale si versa la cenerata: ceneràcciolo.

Cinnirazzu. s. m. pegg. di cinniri. Cenere sfruttata che ha servito al bucato, e non contiene più alcali: ceneraccio, cenerone. || La cenere della fornace e del sapone mescolata con calcina.

Cinniredda. s. f. Cenere, e per lo più calda o che ha del fuoco: cinigia. || Persona che ama troppo star vicina al fuoco, e quasi non sa partirsene: cova ’l fuoco.

Cinniretta. s. f. Specie di terra usata un tempo dai pittori per ombre, o per abbozzetti da non conservarsi.

Cìnniri. s. f. Quella polvere nella quale si risolvono i cadaveri, e ciò che si abbrucia: cenere. || Quella cenere con cui il sacerdote segna i fedeli il primo di di quaresima: cenere. || lu iornu di li cinniri, è il primo dì di quaresima: il dì delle ceneri. || – di fezza, è quella ricavata dalla combustione della posatura del vino diseccata, è uno de’ componenti del sapone: cenere di feccia di vino. || sinni inchi l’occhi cu’ cinniri ciuscia, chi fa cose vane, non ne ha sostanza: chi soffia nella polvere se n’empie gli occhi.

Cinnirinu, Cinnirizzu. add. Di color simile alla cenere: cenerino, cenerògnolo.

Cinnirusu. add. Sparso di cenere: ceneroso.

Cinoglossa. s. f. T. bot. Pianta che ha i semi coperti di punte uncinate, o lappole, le foglie ovate vellutate, le inferiori col picciuolo, quelle di sopra sessili: lingua di cane, erba vellutina. Cynoglossum officinale L.

Cinquanta. s. m. Numero di cinque decine: cinquanta.

Cinquantadurana. s. f. Antica moneta pari a lire 1,10. || – lisciu, detto ad uomo vale tristo: cecino, figuro.

Cinquantèsimu. add. Numerale ordinativo di cinquanta: cinquantesimo.

Cinquantina. s. f. La somma di cinquanta: cinquantina. || Sorta di botte di mediocre capacità: bottaccione.

Cinquantinu. add. Aggiunto a persona che sia [p. 200 modifica]nell’età di cinquant’anni circa. || T. fabb. Una misura convenzionale di chiodi.

Cinta. s. f. Circuito, cosa che cinge: cinta. || Fascia di panno, cuojo od altro che cinge intorno la vita: cinta, cìntola, cintura. || Luogo ove la cintura si cinge: cinta, cintura. || T. sart. Quella parte de’ pantaloni più alta che cinge il busto: serra, e meglio pl.: serre. || – di testa, per sim. quel dolore eccessivo di capo che par ch’una forza estranea stringa il cranio: cefalalgia, spranghetta. || T. arch. Superior termine della base della colonna: cinta, cembra. || T. fabb. Una natural divisione che si trova ne’ massi; onde acqua di cinta chiamiamo quella che sgorga da tali aperture. || Quel cerchio che osservasi talora intorno a’ pianeti: alone, cinto. || – di sita o cu li caduti, cintolo di seta, legato dietro o avanti con largo fiocco e co’ due capi cascanti lungo l’abito: fusciacca.

Cintèsimu. V. centesimu.

Cintigghiu. s. m. Cìntolo, cintiglio. E per lo più intendiamo quello prezioso, con gemme ecc.

Cintìmitru. s. m. Centesima parte del metro, nuova misura: centimetro.

Cintimularu. V. mulinaru. Ma propriamente è quegli addetto al mulino a bestia.

Cintìmulu. s. m. Macchina che serve a macinar grano e biade, ed è mossa da giumenti: mulino a bestia. || firriari lu cintimulu, fig. andar colla mente aggirandosi quasi d’intorno a un pensiero senza cogliervi: armeggiare. || Ora cintimulu per ischerzo dicon ai centesimi di lira.

Cintinaru. s. m. Somma che arriva a cento: centinajo. || a cintinara, posto avv., in gran copia: a centinaja.

Cintu. s. m. Parte media del corpo, ove si cinge con cintolo: cinto, cìntola.

Cìntula. s. f. Fascia di panno o cuojo che cinge intorno alla vita: cìntola, cintolo. || Prov. starisi cu li manu a la cintula, non volersi adoperar a nulla: tener le mani alla cintola. || largu o strittu in cintula: generoso o avaro, fig.

Cintura. s. f. Fascia di panno o cuojo che cinge la vita: cintura. || Lista di cuojo che portavan alcuni frati invece del cordiglio, e portasi da alcuni per devozione sotto le vesti: cintura.

Cinturatu. add. Que’ fedeli che son usi portare la cintura per devozione.

Cinturetta. V. aneddu.

Cinturinaru. s. m. Facitore di cinture, di corregge ecc.: correggiajo.

Cinturinata. s. f. Colpo di cinturino: centurinata (Mal.).

Cinturinu. s. m. dim. di cintura: cinturino. || Quello de’ militari che cinge loro la sciabola: cinturino.

Cinturittedda. s. f. dim. di cinturetta: anelletto, anellino.

Cinturittuni. s. m. accr. di cinturetta: anellone.

Cinturuni. s. m. Cintura dalla quale pendeva la spada: budriere. || Specie di tasca di cuojo ove si conservano danari o altro per portarli addosso: cìntolo.

Cinuzza. s. f. dim. e vezz. di cena: cenuzza, cenetta.

Ciò e Cciò. pron. Usasi in ambo i numeri e ríferito a cosa e a persona: ciò.

Ciocca. s. f. La gallina quando cova e fa i pulcini: chioccia. || Strumento per ripescar le secchie cadute ne’ pozzi: rampo, uncino, bugiarda. || la ciocca sapi scarpisari l’ova, chi è dell’arte sa ciò che fa. || V. in inchiri.

Ciòciu. Aggiunto ad uomo, sciatto, dappoco: ciofo.

Cioè e Ccioè. avv. Composto da ciò ed è, si usa per dichiarazione di parole precedenti: cioè. || – a diri: cioè a dire, cioè.

Cioffa e Cioffu. s. f. e m. Mucchietto di capelli o peli: ciocca (O dal Gr. κέπφος: cosa leggiera; o metatesi di fiocco. (Pasq.) Ma io credo sia la parola ciocca alterata).

Ciolazza. s. f. Per ischerno, donna ciarliera e sconsiderata: cicaluzza. Sarà il pegg. di ciolla o verrà da ciaula.

Ciolazziari. v. intr. Parlar troppo e vanamente: cicalare. || Girar di qua e di là all’impazzata: giravoltare, folleggiare.

Ciolla. s. f. Donna che opera inconsideratamente e che non ha cura di sè: cionna, scempiata, sciamannata, ciolla (Fanf. Voc. d. u. Tosc.) (Potrebbe venir dallo Sp. cholla: senno, così per ironia). || Spezie di cornacchia: tàccola. || – baciolla V. tarabballà. || Parola disonesta, membro.

Cioppa. s. f. Sorta di veste da lutto antica: cioppa V. ciucca.

Ciorari. V. ciarari.

Cioriari. V. ciariari.

Ciosa. V. ceusa.

Ciospa. s. f. Donna di piacere, ma illecita: mimetta, concubina, torcia.

Ciotta. V. accetta.

Ciòtula. s. f. Vasetto da bere, senza piede a somiglianza tra il piatto e la chicchera: ciòtola. || ciotuli, strumenti musicali: cròtalo.

Ciòviri. V. chioviri.

Ciovu. V. chiovu.

Cipareddu, Ciparellu o Zifareddu. s. m. T. bot. Pianta della classe delle grammee molto simile ai ciperi, co’ fiori in ispiga ritondata, e il di cui calice è una scaglia col dorso convesso, che cresce sul margine dell’acqua, fra le spighette barbate: scirpo. Cyperus rotundus vulgaris, Scirpus maritimus L.

Cìparu rotunnu. s. m. T. bot. Radice della grossezza di una nocciuola, bernoccoluta, striata: cipero rotondo del Levante. Cyperus orientalis major, Cyperus rotundus L. || – longu o cunzia odorata, radice lunga, sottile, tortuosa, genuculata con molti nodi della forma delle olive, con molte fibre capillari difficili a rompersi, nericcia al di fuori, bianchiccia dentro, sapore soave un po’ acre ed aromatico, e odore di nardo: cipero lungo odoroso. Cyperus odoratus, Cyperus officinarum, Cyperus longus L.

Cipettu. (Mal.) s. m. Vivanda di tonnina e cipolla (quasi si volesse dire: cibetto).

Cippi e Ccippi. s. m. pl. Strumento nel quale si serrano i piedi ai prigionieri, e sotto il paterno regime del bastone si mettevano anche ai ragazzi di seminario o simile per gastigo: ceppo. || – di vrazza, di gammi ecc., dicesi a dinotare una dimensione vantaggiosa, pienezza e forza di tai membri.

Cippiteddu. s. m. dim. di cippu: cepperello, ceppetto. [p. 201 modifica]

Cippettu. V. cipettu.

Cippu. s. m. Base o piè dell’albero: ceppo (A. V. ital. cippo, Tesoretto) V. zuccu. || Quel legno su cui si decapitavano i rei: ceppo. || Piede dell’albero tagliato che serve per ardere: ceppo. || Quel pezzo di tronco sul quale i macellai battono la carne: ceppo, tagliere. || – di la ’ncunia, quel toppo di legno, su cui è fermata l’incudine: ceppo dell’incudine. || Ogni pezzo di pedale grosso, di qualunque albero tagliato, qualunque pezzo informe: toppo. E se piccolo: toppetto. || met. Origine, cespite d’una famiglia: ceppo, stirpe. || T. mar. Travicello, e talora due simili, riuniti l’un con l’altro, quasi in forma di manico di succhiello, e tenuti in sesto da chiavarde, da viti o fasciature di ferro, i quali legni prendono in mezzo il quadro e i due dadi dell’àncora: ceppo dell’àncora (Car. Voc. Met.). || T. tip. Traversa orizzontale fermata ai cosciali del torchio a poca distanza dal mozzo inferiore, (tressu) e immediatamente sotto del cappello: mozzo superiore.

Cipressu. s. m. T. bot. Albero noto che si pone per lo più ne’ cimiteri: cipresso. Cupressus pyramidalis L. || Legno di detto albero: cipresso.

Cipudda. s. f. T. bot. Pianta nota, a foglie: cipolla. Allium caepa L. || spogghi di la cipudda: buccia o tunica. || – Trupia o di Calavria: cipolla di Calabria. || pidduncia di la cipudda, quelle pellicole che sono nell’interno delle costole: pellicine. || Prov. aviri lu cori comu ’na cipudda, che non s’affeziona a nessuno veramente, simula o s’affeziona con tutti: aver il cuore a spicchi come l’arancia. || essiri duppiu comu li cipuddi, simular e dissimulare, non esser sincero: essere più doppio che una cipolla. || si nun voi agghi ti pigghi cipuddi, prov. di chi costringe altri a tacere se non vuol il peggio. || T. zool. Sorta di pesce di mare: scorpione. || Termine generale de’ bulbi di alcune piante V. cipulletta. || Vizio nell’osso del dito grosso del piede che diviene sporgente di fianco e sformato: nocca, pàtola (a Firenze).

Cipuddaru. s. m. Chi vende cipolle: cipollajo.

Cipuddata. s. f. Specie di vivanda contadinesca di cipolle e zucche trite: cipollata. || Le cipolle peste, che si applicano esteriormente in certi malori, a guisa di cataplasma.

Cipuddazza. s. f. pegg. di cipudda: cipollaccia.

Cipuddazzu. s. m. T. bot. Pianta che ha i fiori nudi, le brattee troncate: cipolla squilla. Scilla maritima L. V. scilla.

Cipuddetta. V. cipulletta.

Cipuddina. s. f. dim. di cipudda: cipollina, cipollino, cipolla fresca. || Pianterelle tenere di cipolla, che servono per trapiantare: cipollina. || Seme di cipolla.

Cipuddinu. s. m. T. min. Pietra men dura del porfido, di color verde e gialletto, ha dentro alcune macchie nere e bianche: cipollaccio.

Cipuddotta. s. f. dim. di cipudda: cipolletta.

Cipudduna, Cipudduni. accr. di cipudda: cipollone.

Cipuddusu. s. m. T. legn. Dicesi per sim. del legno che è soggetto a sfogliarsi: cipolloso.

Cipudduzza. s. f. dim. e vezz. di cipudda: cipollina. || Per tazzetta V. || Per caddu V.

Cipulletta. s. f. Nome generico di tutti que’ corpi carnosi rotondi, o pure ovali, che nascono sulle cime delle radici, i quali contengono lo embrione di una novella pianta: bulbo, cipolla.

Cira. s. f. Quella materia molle e gialliccia della quale le api compongono i loro fiali, e che poscia si riduce bianca: cera. || Tutte quelle cose composte di cera e bambagia per uso di ardere, candele, torce ecc.: cera. || – virgini o giarna, è la cera come resta in massa appena cavatone il mele: cera gialla o vergine. || – nostrali, le candele lavorate in patria e non molto bianche. || – di Venezia, è quella ridotta al sommo grado di bianchezza e per anton. ogni cosa bianchissima. || – di tenebbri, è quella non depurata, e che per lutto usasi in chiesa nei dì di martorio. || – di Spagna, una composizione di resina lacca, spirito, rosso o altro colore, che serve a suggellare: ceralacca. || – di scarparu o – nivura, specie di pegola che i calzolai impiastrano nel loro canapo: pescia (a Firenze o a Siena). || a cira, avv. perfettamente, appunto, bene: a modo, a pennello. || a cira ch’adduma, buonissimo: co’ fiocchi.

Cirana d’arvulu. s. f. T. zool. Specie di ranocchio. Hyla hybrida.

Ciraru. s. m. Artefice che lavora, o vende cera: cerajuolo. || Chi lavora figure di cera: cerajuolo.

Cirasa. s. f. T. bot. Pianta di frutto noto: ciriegio, ciliegio, ceraso. Prunus cerasus L. || Frutto di esso: ciriegia, ciliegia, cerasa. || – di sciorta, molto grossa: marchiana. || Legno di ciriegio: ciriegio. || Prov. li paroli su comu li cirasi, cioè una parola tira l’altra: le parole son come le ciriegie. || sunnu beddi li pruna e li cirasi, tinta dda panza chi pani ’un ci trasi, gli accessori senza il principale non valgono a nulla. || l’amicu cirasa V. amicu. || cirasi e ficu, siacci nnimicu, bisogna andar a fondo nella rimonda: siate pur nemico, di ciliegie e fico. || – caddusa o castagnara: ciliegia duracina. || – cappuccia: ciliegia turca o nera.

Cirasedda. s. f. dim. di cirasa, frutto: ciliegetta.

Cirasola. add. V. oliva cirasola.

Cirasolu. s. m. Colore simile alla ciliegia: ciliegiuolo. || Una specie di vino: ciliegiuolo.

Cirasolu. add. Che ha sapore o colore di ciliegia: ciliegiuolo.

Ciratu. s. m. Sorta di medicamento per uso esterno nella cui preparazione entra una dose di cera: cerotto (Fr. cerat).

Ciràula. s. f. Donna che va bighellando e cianciando: girandolona, ciarlona.

Ciràulu. s. m. Cantambanco, venditor di bagattelle: cerretano, bighellone. || Per sim. loquace, gàrrulo: ciarlone. (Pasq. Gr. κεραυλης: suonator di tromba, per simil.).

Cirbatu. add. Stimato, benveduto; essiri cirbatu: esser il cucco, il beniamino.

Circa. prep. che vale intorno, ed accoppiasi al secondo, al terzo o al quarto caso: circa. || avv. Quasi, poco meno, presso: circa.

Circàbbili. add. Che si può cercare: cercabile. Sup. circabbilissimu: cercabilissimo.

Circamentu. s. m. Cercamento.

Circari. v. a. Adoperarsi per trovare ciò che si desidera: cercare. || Richiedere, domandare: cercare. || Procurare, procacciare: cercare. || Esaminare: cercare. || Tastare per veder di [p. 202 modifica]trovare: cercare, e dicesi di tasche e simili. || Squadernar un libro, un lessico ecc.: cercare. || Visitare come fanno le persone di giustizia frugando le persone sospette se addosso hanno armi, carte: inquisire, cercare. || Andar in traccia: rintracciare. || – dinari, volerne ad interesse. || Prender informazioni, notizia di alcuna persona o cosa: informarsi. || Pretender un dato valore di ciò che si vuol vendere. || – ad unu pri mari e pri terra, modo prov. andargli in cerca per tutto: andar ratto. || – lu pilu ntra l’ovu, considerar troppo nel sottile: cercar il pelo nell’uovo. || cerca ca trovi o cu’ cerca trova (e cu’ secuta vinci, vi s’aggiunge spesso), con l’assiduità si riesce: chi cerca trova (e spesso quel che non vorrebbe). || – la testa, lu lettu, li robbi, andar cercando se vi son insetti per levarli: pulire. || – la casa, esaminare se vi son persone: esplorare, cercare. || – lu so’ malannu, far contro di sè: cercar il mal come i medici. || cu’ voli lu focu lu va circannu, chi vuole bisogna che faccia le cose da sè: chi vuol presto e bene faccia da sè. || circatimi tuttu o va circativillu o va cercasillu, modi di dire per esprimere che non si sa una cosa: vattel’a pesca, va a pescartelo. || – ’na pirsuna o cosa comu ’n’agugghia, cercarla per tutto esattamente: cercar col fuscellino. || jiri circannu a cui nun cerca a nui, che preme trovare chi non vorrebbe esser trovato. || – lu circabbili, far l’impossibile a cercare: cercar e ricercare per sette riprese. || lu truvasti a cu’ ivi circannu, iron. per dire se’ capitato male: trovar culo a suo naso. || chi vai circannu? si dice a chi chiede o dice cose che non gli appartengono o che ci secca o cose inutili: che vai rinfrancescando? (Batacchi).|| cerca e ricerca, fruga per tutto: cerca e ricerca (Buonarroti il Giov.). || Prima che il servitore vada via dice alla padrona che si circassi, o la padrona lo dice al servo, cioè cercar di trovare un sostituto: si provveda. || T. cacc. Il cercar che fanno i cani: braccare. P. pres. circanti: cercante. P. pass. circatu: cercato.

Circaru. s. m. Colui che fa i cerchi da botte o simili: cerchiajo.

Circassi. s. f. Stoffa di seta e bambagia: circas (An. Cat.).

Circatura. s. f. Il cercare: cercatura.

Circaturi –tura. verb. Chi o che cerca: cercatore –trice. || E specialmente i frati che vanno attorno accattando: cercante.

Circedda. s. f. Sorta di pendenti da orecchia, gemmati, circolari a guisa di cerchiello: orecchino, cerchiello. || La parte più carnosa dell’orecchio del bue.

Circeddu. s. m. Così chiamasi il capo, la cima della vite (An. Cat.).

Circheddu. dim. di circu: cerchiello, cerchietto.

Circhettu. s. m. Strumento villereccio, è un cerchio di un asse sottile intorniato da sonagli cioè di laminette forate e mobili, che si suona in accompagnamento alla cennamella: cèmbalo senza fondo. || – di lu miolu, T. magn. cerchio largo di ferro che si mette per saldezza alle testate del mozzo delle ruote: bùccola.

Circhïari. v. a. Legare o serrare con cerchi: cerchiare.

Circhiteddu. s. m. dim. di circu: cerchiello.

Circhittaru. s. m. Suonator di circhettu.

Circhittazzu. s. m. pegg. di circhettu.

Circhitteddu. s. m. dim. di circhettu.

Circiaru. V. circaru.

Circiuni. V. circuni.

Circiunuzzu. vezz. di circiuni.

Circu. s. m. Legno o ferro piegato a ruota che tiene le doghe delle botti: cerchio. Ciò che cinge o attornia checchessia: cerchio. || Luogo dove si rappresentano i giuochi e gli spettacoli equestri: circo. || – di naca. Quell’arnese arcato fatto d’una striscia di legno piatta, che si tiene nella zana a’ bambini per istarvi sollevate le coperte: arcuccio. || V. asciuttapanni. || a circu, posto avv. in giro, intorno: a cerchio. || Quello per lo più di balena o d’altro che portano le donne sotto le gonnelle per gonfiargliele: crinolino. || Ne’ mantici da magnano, sono archi di legno della stessa centinatura de’ palchi, e frapposti tra palco e palco, per meglio sorreggerne la pelle e impedire le sconce pieghe: stecche.

Circùitu. s. m. Spazio di luogo, circonferenza: circuito. || Rotondità, cerchio: circuito. || Giramento: circuito.

Circuizioni. s. f. Il circuire, circuimento: circuizione.

Circulari. v. intr. e a. Volgersi intorno, girar intorno: circolare. || – ’na notizia, andar attorno qualche voce: bucinarsi. || Detto di moneta o simile, correre: circolare. P. pres. circulanti circolante. P. pass. circulatu: circolato.

Circulari. add. Di forma rotonda a somiglianza di circolo: circolare, circulare. || Aggiunto a lettera, avviso ecc. che si manda attorno da’ principi o autorità a tutti i dipendenti o da’ negozianti a’ loro corrispondenti: circolare.

Circularmenti. avv. A maniera di circolo, in circolo: circolarmente, circularmente.

Circulaturi. verb. m. Che circola: circolatore.

Circulazioni. s. f. Il circolare: circolazione, circulazione. || – di sangu, dicesi il muoversi in giro del sangue dal cuore alle arterie, dalle arterie alle vene e dalle vene al cuore: circolazione di sangue.

Circulaziunedda. s. f. dim. di circulazioni.

Circulettu. s. m. dim. di circulu: circoletto, circuletto.

Cìrculu. s. m. T. geom. Figura di una linea curva in ogni punto ugualmente distante dal centro: circolo, circulo. || Ragunanza d’uomini per ragionare che pur dicesi capannello: circolo, crocchio. || T. geogr. Si dicono circoli alcune provincie, principati che insieme compongono un corpo politico di un impero. || Quel cerchio di lume che si vede alle volte attorno alla luna: alone. || Quelle figure della sfera armillare immaginate per formarsi de’ limiti nello spazio de’ cieli, e sulla superficie della terra, ai quali riportare le posizioni dei corpi celesti: circoli, cerchi. || – viziusu, argomento in cui si suppone provato ciò che è da provarsi: circolo vizioso. || Ragunanza de’ nobili, magistrati, ministri esteri, ecclesiastici, ccc. che ne’ dì natali o che, de’ loro principi portansi in corte per riverenza. || a circulu, posto avv. in giro: in circolo. [p. 203 modifica]

Circuncìdiri. v.a. Quel tagliar il prepuzio che facevan gli Ebrei a’ bambini: circoncidere, circuncidere.

Circuncisioni. s. f. Il circoncidere: circoncisione. || Dì in cui i cristiani festeggiano la memoria della circoncisione di G. C.: circoncisione.

Circuncisu. add. Circonciso. || met. Dicesi delle monete ritagliate: tosato.

Circundamentu o Circunnamentu. s. m. Il circondare: circondamento.

Circundari. v. a. Chiudere, stringer intorno: circondare. P. pass. circundatu: circondato.

Circundariali. add. Appartenente a circondario: circondariale.

Circundàriu e Circunnàriu. s. m. T. geog. Terre che stanno intorno ad un paese: circondario. || Oggi è una suddivisione delle provincie: circondario. Sotto il cacciato governo era quello che ora chiamasi Distretto.

Circunfirenza. s. f. Linea che termina il circolo: circonferenza. || Per sim. giro, circuito: circonferenza.

Circuni. s. m. accr. di circu: cerchione. || Quella lastra doppia di ferro che ponesi alle ruote per tenerle sode: cerchione. || T. vet. Rilevanze o cordoni più o meno grossi sopra la superficie dell’unghia del cavallo, che la circondano da un calcagno all’altro: cerchioni. || Cerchietto di oro per orecchine.

Circunlocuzioni. s. f. Circuito, giro di parole, perifrasi: circonlocuzione.

Circunnari. V. circundari, e seguenti.

Circuscrivimentu. s. m. Circonscrivimento.

Circuscriviri. v. a. Assegnar i termini, i limiti: circoscrivere, circonscrivere.

Circuscrizioni. s. f. Il circonscrivere: circoscrizione.

Circuspettamenti. avv. Con circospezione: circospettamente.

Circuspettu. add. Che guarda tutto intorno e si guarda: circospetto.

Circuspezioni. s. f. L’esser circospetto: circospezione.

Circustanti. add. Quegli che sta intorno: circostante. || Detto di edifizî, prossimi al sito in parola: circonvicino.

Circustanza. s. f. Qualità importante che accompagna il fatto, l’azione che la qualifica o l’aggrava ecc.: circostanza. || Particolarità, parti integranti però del fatto: circostanze. || truvarisi in circustanzi, aver bisogno: trovarsi in necessità. || Opportunità: circostanza.

Circustanziari. v. a. Riferire per filo e per segno in tutte le sue parti una cosa: circostanziare. P. pass. circustanziatu: circostanziato.

Ciricòcculu, Ciricoppulu. s. m. Voce di scherzo per dire la testa, il cervello: comprendonio.

Cirifogghiu. s. m. T. bot. Pianta che ha i frutti lucidi, ovato-appuntati, le ombrelle laterali sgambate: cerfuglio, cerfoglio. Scandix cerefolium L.

Cirifùsculu. s. m. Turbamento. || aviri li cirifùsculi, mostrar broncio, non aprirsi con alcuno, star cupo: star sopra di sè.

Cirimònia. s. f. Culto esteriore intorno alle cose attenenti a religione: cerimonia (Gozzi: cirimonia). || Onoranze reciproche, che si fan tra loro le persone civili: cerimonie. || Certa formalità che ha della finzione: cerimonia. || Quegli atti di regola che si fanno da’ magistrati, nelle azioni pubbliche: cerimonie. || mastru di cirimonii V. cirimunieri. || senza cirimonii, posto avv., familiarmente: senza convenevoli, senza complimenti, senza cerimonie.

Cirìmula. s. f. Lame di metallo, rotonde, forate, infilzate ed appiccate attorno a’ tammureddi V. e che rendon suono picchiandosi tra loro: girelline di lama. || Per sim. ogni cosa troppo schiacciata e sottile.

Cirimuledda, Cirimulicchia. s. f. dim. di cirimula: girelletta.

Cirimuneri. V. cirimunieri.

Cirimuniali. s. m. Libro dove son registrate le cerimonie: cerimoniale.

Cirimuniali. add. Conveniente o appartenente a cerimonia: cerimoniale.

Cirimuniata. s. f. Dimostrazione di civiltà, spesso con un poco di affettazione: formalità, chiaccherata.

Cirimuniedda. s. f. dim. di cirimonia.

Cirimunieri. s. m. Maestro di cerimonie: cerimoniere.

Cirimuniusamenti. avv. Con cerimonia: cerimoniosamente.

Cirimuniusu. add. Che usa con cerimonie: cerimonioso. || Che volentieri si presta: officioso, garbato. || Che fa finzioni di educazione secondo il galateo.

Cirinaru. s. m. Fabbricante di zolfanelli: zolfanellajo.

Cirineddu. s. m. dim. di cirinu.

Cirinu. s. m. Filo di bambagia coperto di cera, aggomitolato per la lunghezza, e serve ad accendere le lumiere o a far lume in andando per le scale ecc.: cerino, stoppino. || Fuscellini colla punta intrisa in materia accensibile: zolfanello, zolfino, fiammifero.

Cirituri. V. cidituri.

Ciriveddu. s. m. Massa di sostanza molle rinchiusa nel cranio: cervello, cerebro. || Intelletto, giudizio: cervello. || Detto ass. lo stesso che genio, e l’uomo che l’ha: cervello. || – ad ichisi, stravagante: cervello balzano. || – pirciatu, che ha una forte passione per persona o cosa: che ha il baco. || – d’àcula, pronto: elevato. || lammicarisi lu ciriveddu, met. affaticarsi a conoscere, a sapere: stillarsi, beccarsi o lambiccarsi il cervello. || omu senza ciriveddu, stordito: dissennato. || essiri in ciriveddu, essere presente a sè stesso: star in cervello. || nesciri li ciriveddi: impazzire, ammattire. E esser affaticato troppo intorno a checchessia: ammattire, ingrullire. || teniri ad unu in ciriveddu o mittiricci lu ciriveddu a partitu, farlo stare a segno: cavar il ruzzo dal capo, fare stare in cervello. || azzannari lu ciriveddu o ’mbarazzarilu o ’mbrugghiarilu, imbrogliarlo, aggirarlo con sofismi: far perdere il cervello. || nun passari ’na cosa pri lu ciriveddu, non pensarvi, non porvi mente: non passar pel capo. || turnari in ciriveddu, ritornar al buon sentiero: ricredersi, rientrar in sè. || partiri lu ciriveddu, met. patire gran travaglio d’animo, di mente per difficoltà, ostacoli ecc. a fare checchessia: uscir de’ gangheri. || fari partiri lu ciriveddu, far impazzare, far uscir da’ [p. 204 modifica]gangheri: cavare o trarre dal seminato, tòrre il cervello. || diri lu ciriveddu, presentire, pensare qualche cosa che deve o può seguire: sfrullare o frullare in capo.

Cirividdata. s. f. Salsiccia alla milanese di carne, cervella di porco e aromati: cervellata.

Cirividdazzu. s. m. accr. di ciriveddu: cervellaccio. || Uomo pronto d’ingegno. || E d’uomo impetuoso: cervellaccio.

Cirividdignu. add. Mutabile, stravagante: cervellino, cervellotico. || Balzano, stravagante: cervellino.

Cirividduni. s. m. accr. di ciriveddu: cervellone. || Uomo d’intelletto vasto e di profonde cognizioni: scienziato.

Cirividduzzu. s. m. dim. di ciriveddu: cervelluzzo.

Cirlicaca. s. f. T. zool. Specie d’uccello: cornacchia. Comix dorso ceruleo L. (Gaet. Di Giovanni).

Cirmali. s. m. T. pesc. Pezzetti di sughero attaccati a libanelle per certi usi.

Cirmuniari. V. ciarmuliari.

Cirneca. s. f. V. in cani. || Per sim. ricerca molto accurata: braccheggio. || fari la cirneca V. cirnichiari. || Uomo entrante, ficchino: fiutone.

Cirnecu. add. Che cerca, investiga: investigatore.

Cirnera. s. f. T. art. Mastiettatura gentile, formata dall’unione di due o più cannelli di metallo, infilati e fermati da un perno per aprire e chiudere le due parti a cui sono affisse: cerniera. || Quegli afforzamenti di metallo o altro fermati sulla bocca di certi vasi, scatole ecc. dove posa il coperchio.

Cirnichïari. v. intr. Cercar per tutto, come fanno i bracchi alla caccia: braccare, braccheggiare.

Cirnigghiu. s. m. Strumento col quale si scevera il grano dalla mondiglia: vaglio. || Specie di gelso le cui foglie si danno ai filugelli V. ceusa vranca in ceusa.

Cirnitura. s. f. L’atto dell’abburattare o del vagliare: abburattatura, vagliatura. || La mondiglia che se ne cava: vagliatura. || La mercede per abburattare: abburattatura.

Cirnituri –tura. verb. Chi o che abburatta o vaglia: abburattatore –trice, vagliatore –trice.

Cirnuta. s. f. L’abburattare e il vagliare: abburattata, vagliata (V. participiu).

Cirnutedda. s. f. dim. di cirnuta: abburattatina, vagliatina.

Ciròbbisu. s. m. Quell’intonaco glutinoso, giallocupo o rossigno che le pecchie compongono ed adoperano a turare le fessure delle loro arnie: propoli, pissocèro. Si usa come suppurativo.

Cirottu. s. m. Composto medicinale di cera o materia tenace, perchè s’applichi sui malori: cerotto. || Impiastro nero con cui si tingono le scarpe e si fanno lustre: cera da scarpe o da lustrare. || Quel rocchietto grosso un dito, di materie odorose con cui si fissano i capelli: cerino, ceretta.

Cìrpulu di capiddi. V. cerru.

Cirrinciciò, Cirrinciò. s. m. T. zool. Uccelletto di becco aguzzo che sta nelle siepi: forasiepe. || Prov. accussì canta lu cirrinciò tintu patruni canciari si pò: quando canta il ghirlindò chi ha cattivo padrone mutar lo può || cantari lu cirrinciò: esser primavera.

Cirritu. s. m. Panno lano che veniva da Cerreto, paese nella campagna di Roma.

Cirru. s. m. Piccolo pesce rossigno e di niun pregio. || Per scirru V.

Cirrusu. V. scirrusu.

Cirrutu. add. Che ha i capelli ricci e lunghi: ricciuto, cirrato.

Cirruviu. s. m. T. zool. Uccello di becco alquanto ottuso e tondeggiante, i piedi tridattili corridori: piviere. Charadrius oedienemus L.

Cirsudda. s. f. T. bot. Pianta di numerosi steli ramosi, pelosi, foglie picciolate, cuoriformi, grinzose, fiori rossi, due o tre nelle ascelle superiori: calamandrea, calamandrina, erba querciuola. Teucrium chamaedrys L.

Cirtissimamenti. V. certissimamenti.

Cirtizza. V. certizza.

Cirudda. V. siggitedda.

Cirurgu. V. chirurgu.

Cirùsicu. V. chirurgu.

Cirusu. V. ciurusu.

Cirutteddu, Ciruttinu. s. m. dim. di cirottu: cerottino.

Cirveri. s. m. T. zool. Lupo giallo grigio di orecchi lunghi ed acuti, alla sommità delle quali s’alza un fiocco di pelo, coda corta e nera all’estremità; di acutissima vista e va in caccia di cervi: cerniere, lince, lupo cerviere. Felis linx. L.

Cirviceddu. s. m. dim. di cervu: cervetto, cerbiatto.

Cirvillata. V. cirividdata.

Cirvinu. add. Di cervo: cervino. || Aggiunto d’una specie di pruno V. spincervina. || Detto d’occhio di cui l’iride somigli a quella del cervo: cerviero.

Cirviottu. V. cirviceddu. || La pelle concia del cervo, o d’altro animale ma conciata alla maniera di quella.

Cirzitu. s. m. Luogo pieno di querce: querceto.

Cisca. s. f. Vaso di legno a doghe come un bugliolino, entro cui si munge il latte: secchio, moltra. || Prov. nun si pò aviri la cisca china e lu viteddu grassu, non si può avere il secchio pieno e il vitello grasso; due cose a una volta: non si può aver le viti legate colla salsiccia.

Cischitedda. s. f. dim. di cisca: secchiello.

Cisci. (Muse Siciliane) s. m. pl. Giocattoli per ragazzi: balocchi.

Ciseddu. s. m. Strumento da cesellare fatto di metallo e alle volte di legno quando non deve tagliare: cesello.

Cisiddari. v. a. Lavorar di cesello su lastre di metallo: cesellare. P. pass. cisiddatu: cesellato.

Cisiddatura. s. f. Lavoro, opera di cesello e l’atto del cesellare: cesellatura.

Cisiddaturi –tura. verb. Chi o che cesella: cesellatore –trice.

Cisidduzzu. s. m. dim. di ciseddu: ceselletto, cesellino.

Cisillari. V. cisiddari.

Cissanti. add. T. leg. Guadagno che viene impedito da qualche accomodamento, o qualsivoglia cessazione di guadagno: lucro cessante.

Cissari. v. intr. ass. Finir a un tratto, mancare: cessare. || Sospendere, desistere da una cosa: cessare. || Tacere. || Cedere, come nel prov. unni maggiuri cc’è minuri cessa: al maggiore deesi [p. 205 modifica]l’onore. ||Parlandosi di dolori, febbre ecc. scemare di forza o allontanarsi: cessare. || Parlandosi di officî, aver compito il suo corso, voler dimettersi o esser destituito: terminare. || Detto assolutamente: morire. P. pass. cissatu: cessato.

Cissazioni. s. f. Interruzione di cosa cominciata o fine, interposizione: cessazione.

Cissioni. s. f. L’atto di cedere altrui checchessia: cessione.

Cissiunàriu. s. m. Quegli cui si fa la cessione: cessionario.

Cista. V. gistra. || T. chir. Tumoretto senza colore, e non doloroso, rinchiuso in una piccola membrana che contiene una materia purulenta: ateròma. || Vescichetta qualunque che sia nel corpo umano: ciste.

Cisticedda. V. gistritedda.

Cità. s. f. Grande adunamento di case e palazzi, diviso per quartieri, con strade e monumenti ecc.: città, cittade, cittate. || Il corpo de’ cittadini o coloro che li rappresentano: città, cittadinanza. || casa o palazzu di cità V. in casa.

Citàbbili. add. Che può esser citato: citabile.

Citari. v. a. Chiamar a’ magistrati, per mezzo dei ministri pubblici: citare. || Notificare: citare. || Addurre, allegare: citare. || Accennare, rammemorare, suggerire, proporre ecc.: avvertire. || Nominare. P. pass. citatu: citato.

Citarra. s. f. Strumento a corde noto: chitarra. || T. zool. Conchiglia che per la sua forma somiglia a una chitarra, si trova fossile e vivente presso noi. Anatina corhubites Biv.

Citarraru. s. m. Facitore di chitarre.

Citarrazza. s. f. pegg. di citarra: chitarraccia.

Citarredda. s. f. Chitarrina.

Citarrïari. v. intr. Sonar la chitarra: chitarreggiare.

Citarrinu. s. m. Strumento a corde simile a una chitarrina: chitarrino.

Citarrista. s. m. Suonator o maestro di chitarra: chitarrista.

Citarruni. s. m. accr. di citarra: chitarrone.

Citatazza. s. f. pegg. di cità: cittadaccia.

Citatedda. s. f. dim. di cità: cittadetta, cittadella. || Fortezza posta a tener in freno gli abitanti di una città: cittadella. Da noi per antonomasia si intende la cittadella di Messina.

Citati. V. cità.

Citatinanza. s. f. Ordine e grado di cittadino: cittadinanza. || Adunanza di cittadini: cittadinanza.

Citatiniscamenti. avv. Alla maniera cittadinesca: cittadinescamente.

Citatiniscu. add. Di cittadino, civile: cittadinesco.

Citatinu. s. f. Chi abita in città; chi è capace degli onori e benefici della città: cittadino. || – nativu, chi è nato nella città: cittadino nato; a differenza di chi abbia ricevuto la cittadinanza. || add. Di città, cittadinesco: cittadino.

Citatoriali, aggiunto a littra, quella con cui si citano gli assenti: citatoria.

Citatuni. s. m. accr. di cità: cittadone.

Citazioni. s. f. Il citare: citazione. || La carta con cui si cita: citazione. || Autorità, allegazione: citazione. || Per chiamata V. nel terzo significato.

Citisu. s. m. T. bot. Pianta che ha legumi fatti a mezza luna, lisci nel contorno, e il fusto fruticoso: cìtiso. Medicabo arborea L.

Citracca. s. f. T. bot. Pianta che ha le foglie pennato-fesse, i lobi alterni, ottusi, riuniti alla base, sotto paleaceo-squammosi: cetracca, citracca. Ceterach officinarum L.

Citràngulu. V. citrolu. Così nel Catanese.

Citratu. s. m. T. bot. Albero che ha il calice con cinque denti, cinque petali, venti antere, il pomo carnoso: cedrato, cedrangolo. Citrus medica L. || Frutto di esso di delicato odore e sapore: cedrato. || La polpa del frutto in confezione: cedrato. || Ogni confetto, sorbetto ecc. ove entri cedrato: cedrato. || Colore gialletto: citrinità. || Preparazione particolare della china-china: cedrato di china.

Citrignu. add. Aggiunto di corpo unito, ristretto non troppo cedevole al tatto: sodo, serrato, denso, simile alla polpa del cedrato.

Citrinu. add. Aggiunto di un legno duro, odoroso e di differenti colori, proveniente dall’India: sàndalo.

Citrolu. s. m. (pl. citrola) T. bot. Pianta nota: cedriuolo, cetriuolo, citriuolo. Cucumis sativus L. || Per ischerno si dice ad uomo sciocco: mellone, zuccone, lasagnone.

Citru. V. citratu. || cunserva di citru, è la polpa del frutto grattuggiata e confettata: conserva di cedrato. || ogghiu di citru, è l’olio essenziale della scorza. || sciroppu d’agru di citru, giulebbe con acido di cedrato.

Citrularu. s. m. Venditore di cedriuoli.

Citruleddu, Citrulettu. s. m. dim. di citrolu. || Per sim. citruledda di chiappara, le coccole del cappero, che sono di figura cilindrica appuntata, e ne contengono i semi, e così altre cose fatte a somiglianza.

Citruluni. s. m. accr. di citrolu. || Per ischerno ad uomo materialone e scimunito: sparagione, citrullo, zuccone, fastellonaccio.

Citrunata. s. f. Scorza di cedrato a fette bollita nel miele.

Citrunedda, Citrunella. s. f. T. bot. Pianta odorosa di stelo ramoso, le foglie opposte, picciolate, cuneiformi, seghettate; fiori bianchi verticellati ascellari: cedronella, cedornella, citraggine. Melissa officinalis L. || – sarvaggia V. gattaria.

Citta. V. accetta. Così nel Piazzese.

Cittadella. V. citatedda.

Cittadinanza. V. citatinanza.

Cittadinu. V. citatinu, e così i derivati.

Cittimari. V. sagnari.

Cittuneddu e Ccittuneddu. s. m. Arnese da taglio: scure.

Citu. V. acitu. Così in Nicosia.

Cituda. A S. Fratello per accetta V.

Ciu. indecl. senza diri ciu: senza zittire, rifiatare. || senza diri nè cìu nè bau V. bau. || È la voce del pulcino: pio. || ciu ciu, col verbo fari, indica il parlar dimesso, un pispigliar confuso: far pissi pissi, cicalìo.

Ciucca. s. f. Abito lugubre che si porta per onoranza a’ morti: gramaglia, bruno. || Cappuccio appiccato a’ saltambanchi per difesa della pioggia o del freddo: capperone.

Ciuccata. s. f. Tutti i pulcini che in una volta cova una chioccia: chiocciata. || Quella quantità [p. 206 modifica]d’uova che in una volta cova l’uccello, e specialmente la chioccia: covata. || fig. Quantità di persone della stessa discendenza o che abbiano gli stessi vizî, p. e., ciuccata di genti, di lagnusi ecc.: geldra di gente, di pigri ecc.

Ciuccatedda. s. f. dim. di ciuccata.

Ciuccazza. s. f. pegg. di ciocca. || Per sim. donna goffa, paffuta, inelegante: scatrasciona, sciamannata.

Ciucchïari. v. intr. Dicesi della gallina quando vuol covare: abbioccare (Fanf. Voc. d. u. Tosc.). V. ciucculiari.

Ciucchicedda, Ciucchitedda. s. f. dim. di ciocca.

Ciucculata e suoi derivati V. cicculatti.

Ciucculiari. c. intr. ass. Il mandar fuori la voce che fa la chioccia: chiocciare, crocchiare. || Detto d’uomo, met. brontolare: bofonchiare. || Rammaricarsi: chiocciare. P. pass. ciucculiatu: chiocciato. || Bofonchiato.

Ciuceddu. s. m. Manicaretto di pan grattato con uova battute, prezzemolo ed aromi, mestato e cotto in brodo o in acqua con istrutto: brodetto, guazzetto. || farisi ad unu a ciuceddu, met. trarlo con arte alle sue voglie: impappinar alcuno, carrucolarlo.

Ciuciareddi. s. m. pl. Cose di poco momento balocchi, trastulli: ninnoli, ciarperia, ciancerulle. || Nastri, fiocchi e simili cose per pararsi: frònzoli.

Ciuciari. v. intr. Operar presto, senza diligenza, alla rinfusa: ciarpare, acciarpare, infruscare. Da ciociu V.

Ciuciarìa. s. f. Insufficienza di chi non sa ragionare od operare: dappocaggine. || La cosa fatta acciarpatamente: poltinìccio, ciabatterìa.

Ciuciastra. V. sarpa. || In gergo, femmina di mal affare: torda, cialtrona.

Ciucidda. V. strummula. Così a Pachino.

Ciucitati. V. ciuciaria.

Ciùciu. V. cunnu: cioncia.

Ciuciularìa. s. f. Cicalamento, cicalèccio, ciangolaja.

Ciuciulè, Ciuciulèu. Voce scherzevole che si dà mentre si tiene con una mano in alto un oggetto, il quale si dà a chi risponde prima jeu: più presto pio. || Calca confusa di molti nel voler prendere una cosa: ruffa. || fari un gran ciuciuleu, si dice quando son molti intorno a una medesima cosa, che ognun s’arrabbatta a pigliarla: far a ruffa raffa o a ruffola raffola. || Ogni strepito confuso di baldoria, o cicaleccio: passerajo. || ’n ciuciulèu, in alto più del dovere, e spesso ridicolo, onde mettiri o stari ’n ciuciuleu, include un certo che di sconcio e stravagante. || Per trasl. mettiri ad unu ’n ciuciuleu aggrandirlo soprammisura, sopraesaltarlo stoltamente. || fari ciuciulè, ridurre male una cosa: far paniccia.

Ciuciuliari. v. intr. Il mandar la voce de’ pulcini e de’ piccoli uccelli: pigolare, pipilare. || Il mandar la voce che fanno molti uccelli insieme: cinguettare, garrire. || Per sim. parlar sommessamente: bisbigliare. || intr. pass. Cominciar a correr voce di cosa avvenire o palesarsi un fatto già avvenuto: bucinarsi, susurrarsi. || Ruzzare col membro: bischerare.

Ciuciuliata. s. f. Strepito di voci che fanno molti uccelli: pispillòria, passerajo. || Detto di uomini, sommesso cicaleccio: susurrìo, ciacciamellata, chiucchiurlaja.

Ciuciulìu. s. m. Fama, voce che corra fra le genti: bucinamento, pissi pissi. || Ragionamento vano, cicaleccio: chiacchiericcio. || Per ciuciuliata V. || V. ciuciulèu.

Ciuciunarìa. s. f. Azione da semplice, inesperto: bessaggine, balordaggine.

Ciuciunazzu. s. m. accr. o pegg. di ciuciuni: sgraziatone, ciarpiere.

Ciuciuni. s. m. accr. di ciociu. Chi acciarpa, imbroglia, non riesce a checchessia: ciarpone, sgraziato, sbercia, sgrandinato, pasticcione, armeggione. Ha molta somiglianza colla voce: ciaccione e cioccione.

Ciuffa. s. f. Quel segno di cruccio che appare nel volto: broncio. Forse da ceffo. || Quella noja e mal essere visibile prodotto da lunga veglia o travaglio: lassitudine, straccaggine.

Ciuffiteddu. s. m. I capelli che soprastanno alla fronte, più lunghi degli altri: ciuffetto.

Ciuffu. V. ciuffiteddu: ciuffo. || Piccola escrescenza di carne nel tacchino: carùncula.

Ciuffunè. s. m. Ciuffo acconciato dal parrucchiere secondo la moda: ciuffetto, ciùffolo.

Ciuffuni. s. m. accr. di ciuffu, non solo di capelli, ma di altre cose separabili e divisibili con le mani: ciuffone.

Ciuffutu. add. Che ha ciuffo. || Segnatamente si dice de’ polli che in sul capo portan un ciuffetto di penne: gallo padovano.

Ciufia. s. f. Infermità che vien agli occhi: caligine di vista. || Tristezza, maltalento, prodotti da qualunque causa, che apparisce nel volto: broncio, cruccio. || Atteggiamento.

Ciugiu. V. ciuciu.

Ciuliari. v. intr. ass. Il mandar la voce che fanno i pulcini, e gli uccelli piccoli: pigolare, pipilare.

Ciullari. v. intr. Ber vino smoderatamente: cioncare.

Ciullazza. V. ciolazza.

Ciulliari. v. intr. Operare sconsideratamente: folleggiare. Da ciolla.

Ciullitedda. s. f. dim. di ciolla V.

Ciumara. s. f. Corso d’acqua, per lo più piovana: fiumana, fiumara. || Per sim. folla di gente che va verso una parte: affoltata. || – di chiantu, di sirvizzu, eccessività: copia di lagrime, di lavoro. || a ciumara, posto avv., in gran copia: a rivo, a torme, a fiumana.

Ciumaredda. s. f. dim. di ciumara.

Ciumazzu. s. m. accr. e pegg. di ciumi: fiumaccio.

Ciumi. s. m. (pl. ciumi e ciùmira). Adunanza di acque che corrono perennemente: fiume. || Acqua abbondante: fiume. || Per sim. si dice di lagrime, eloquenza ecc.: fiume di lagrime, di eloquenza ecc. || Prov. – chi grida passacci sicuru, e d’omu chi nun parra e ciumi chi nun grida guardatinni, non si debbono temere le sbraciate di chi ha molte parole: can che abbaja assai morde poco. || a lu giru di lu ciumi nun ti fari baruni, la proprietà vicino i fiumi non è sicura: nè luoghi intorno a fiumi, nè beni di comuni, non te ne impacciar mai, che te ne pentirai. || tutti li ciumi e li ciumari [p. 207 modifica]{{Pt a lu mari}}: ogni acqua va al mare, le cose vanno secondo il loro ordine; ovvero l’assai attira il resto. || – mai pri chioviri siccau, come la pioggia non secca il fiume, così il bene non può esser male.

Ciumiceddu. s. m. dim. di ciumi: fiumicello, fiumetto, fiumicino.

Ciuncànzia. s. f. Il non poter distendere le membra per ritiramento di nervi: rattraimento, contrattura, rattrappatura.

Ciunchitùtini. s. f. Lo stesso che ciuncanzia, può essere più o meno parziale e temporanea.

Ciùnciulu. s. m. T. bot. Pianta che ha la radice lunga, tortuosa, serpeggiante, lo stelo erbaceo liscio, nodoso, disteso; le foglie alterne, lanceolate, strette, piccole; i fiori rossi ascellari: coreggiuola, poligono, centonodi.

Ciuncu. add. Chi ha guasto qualche membro o mancante del tutto: storpio, rattratto, rattrappato, cionco. || Chi soffre dolori da renderlo inatto o malazzato: acciaccato. || macari li ciunchi! modo di dire per esprimere che non vi manca alcuno. || arriminarisi comu un ciuncu, muoversi con istento, e fig. far il conto suo destramente e sottomano. || T. mar. Corda che passa per le pulegge della taglia di maestra e del taglione, sulla quale fanno forza i marinari per issar l’antenna: fianco.

Ciunda, Ciunna. s. f. T. mil. Strumento di corda da cui pende una rete, e serve a lanciare sassi: fionda, fromba, frombola. || Per sim. uno spago con un sassolino legato in cima, con cui i ragazzi cercan avviluppar il filo di un aquilone che vogliono predare.

Ciunnari. v. a. Stracciar la pelle colle unghia o cosa simile: graffiare, sgraffiare. || – la chitarra ecc., sonar un poco o male: strimpellare. P. pass. ciunnatu: graffiato.

Ciunnata. s. f. Il graffiare: graffiata (V. participiu). || a ciunnata, posto avv. di quando in quando a ritornarvi: a riprese.

Ciunnu. V. cunnu.

Ciunnuni. s. m. L’atto e il segno del graffiare: graffio, sgraffione.

Ciuppuni. s. m. accr. di cioppa.

Ciura. V. ciuri (Dante da Majano ha la fiora per dire il fiore).

Ciurami. s. f. Ogni genere collettivamente di fiori: fiorame. || Di fiori anco artificiali: fiorame.

Ciuraru. s. m. Coltivator o venditor di fiori: fiorajo e fem. fioraja. || Fabbricatore di fiori artificiali: fiorista, fiorajo.

Ciurbu. V. guerciu.

Ciurera. s. f. Villetta dove si coltivan i fiori. || Vaso da riporvi fiori per ornamento: vaso da fiori.

Ciurettu. s. m. dim. di ciuri: fioretto. || met. Qualunque cosa scelta: fioretto. || Una spezie di zucchero assai bianco: fioretto. || V. in carta. || Spada senza punta, con cui s’impara a tirare di spada: fioretto, spada di marra. || In pl. testicoli, per lo più degli animali.

Ciuri. s. m. Parte odorosa delle piante nella quale è il sesso, vi si forma il frutto: fiore. || Parte migliore o più stimabile o rispettabile di persone o cose: fiore. || Quella polvere bianca resinosa che ricuopre l’epidermide di talune foglie o frutta: fiore. || Presso i conciapelli, è quella parte delle pelli, da cui si è tolto il pelo o la lana: fiore, buccio. La parte opposta carnazzu V. || T. chim. Le più sottili e più leggiere particelle asciutte di qualche corpo, separate per sublimazione: fiore. || Ricamo nei tessuti, stampa, pittura che effigia fiori: fiore. || In archit. quello che adorna in mezzo fra l’uno e l’altro braccio dell’abaco: fiorone, rosone. || Quella muffa che genera il vino, o altro, quando è al fine della botte: fiore, panno. || Detto di farina, amido, zolfo vale la parte più sottile, delicata: fiore. || lu ciuri ciuri, Così duplicato rende più forza: il migliore, il perfettissimo. || lu ciuri di l’età, la giovinezza: il fior dell’età. || T. tip. Quegli ornamenti onde si adornano varie parti d’un libro, che diconsi anche finali: fiori. || Piccolo regalo: regaluccio, donuzzolo. || Prov. ogni ciuri è signu d’amuri, ogni benchè piccolo regalo indica affezione: ogni fiore è segno d’amore. || un sulu ciuri nun fa primavera, un sol caso, un sol esempio non bastan a stabilir una regola, non bisogna esser corrivi a determinarsi da una cosa speciale: un fiore non fa primavera. || essiri in ciuri, esser fiorito e fig. essere nel bello, in vigore in prosperità: esser in fiore. E vale anco essere semplice speranza o cosa lontana: in erba. || Pasqua di ciuri: pasqua rosata, Pentecoste. || Sorta di tabacco sottile del più gagliardo. || ciuri e grossu, il medesimo tabacco mischiato con la propria radice macinato per affievolirne la forza. || – biancu, detto ass. s’intende la varietà de’ broccoli di tal colore. || Quella parte delle frutta dalla quale cade il fiore quando ell’è allegata: fiore. || ogni ciuri a la fini perdi lu so oduri: ogni erba divien paglia, ogni cosa passa. || – di pezza o finti: fiori finti. || canto popolare di un quinario o settenario ecc.: fiore. || ciuri allegra V. jinestra. || – d’ogni misi V. calendula (Appendice).

Ciuriari. v. a. Fregiar di fiori dipinti, ricamati ecc.: fiorire, att.: infiorare.

Ciuriateddu. dim. di ciuriatu, e dicesi de’ tessuti o altri oggetti sparsi e fregiati di fiorellini.

Ciuriatu. add. Ornato di fiori: fiorato, affiorato.

Ciuriddu. s. m. dim. di ciuri: fiorello, fiorellino.

Ciuriredda. s. f. dim. di ciurera V.

Ciuriri. v. intr. Produr fiori: fiorire. || met. Esser in eccellenza: fiorire. || Venir in fama: fiorire. || a. Ornare di fiori, render vago: fiorire. P. pass. ciurutu: fiorito.

Ciurista. s. m. Facitore di fiori: fiorista.

Ciuriteddu. V. ciuriddu.

Ciuritura. s. f. Il fiorire: fioritura.

Ciurlàniu. s. m. T. zool. Specie d’uccello del genere dell’ortolano: cirlo.

Ciurlari. v. intr. Il rumoreggiar di liquidi che escano per luogo stretto, o bollenti: gorgogliare. || Per sim. bere con ingordigia e strepito: tracannare. || Bere smoderatamente: cioncare.

Ciurlata. s. f. L’atto del ciurlari: gorgogliata, tracannata, cioncata (V. participiu).

Ciurma. V. chiurma e derivati.

Ciurmarìa. s. f. Atti e falsi cicalamenti, inganno e avvolgimento di parole: ciurmerìa (Mort.).

Ciurru. V. gaddudinnia. || – di cannedda, certa quantità di cannella posta a fascio. [p. 208 modifica]

Ciurrùviu. V. cirruviu.

Ciurusu. add. Tra liquido e sodo, dicesi delle uova bollite: a bere, bazzotto, mezzellone.

Ciuruta. s. f. Il tempo in cui la pianta fiorisce: fiorita.

Ciusca. s. f. Guscio delle biade che rimane a terra nel batterle: lolla, loppa, pula. || Buccia del grano e simile macinata e stacciata: crusca.

Ciuschitedda. s. f. dim. di ciusca, crusca più minuta che esce dalla seconda stacciatura: cruschello, tritello, semolella.

Ciusciàbbili. (Scob.) add. Che si può soffiare.

Ciuscialoru. s. m. Bocciuolo per soffiar nel fuoco: cannello. || Per muscaloru V.

Ciùscialu-ca-vola. In sign. di cosa tenue, sottile e sparuta.

Ciuscialuci. V. muscaloru. || Per dispregio detto ad uomo inetto, dappoco: cucciolo, cucciolotto.

Ciusciamentu. s. m. Il soffiare: soffiamento.

Ciuscianèspuli. s. m. Detto per ischerno ad uomo inabile, dappoco: moccicone, incapace. || Senza danaro: spiantato, fistione, che brucia.

Ciuscianti. s. m. Lo stesso che scupetta V.

Ciusciari. v. intr. Spinger l’aria violentemente col fiato: soffiare. || Muover il mantice o agitar il soffietto per mandar vento: soffiare. || Dar alcuna notizia o avvertimento in segreto: soffiar negli orecchi. || met. Incitare, stimolare: soffiare. Onde, ciusciari ’nculu, stimolare: soffiare in culo (Cellini). || Sbuffare per superbia, collera: soffiare. || Ostentar merito: boriare, vanagloriarsi. || Spirar vento, per lo più freddo: soffiare. || – a ciatuni, sbuffare forte o per ansima o per ira: stronfiare. || Spinger checchessia colla forza del fiato: soffiare. || Spender profusamente: scialacquare. || – lu nasu (o pass.) trarne fuori i mocci: soffiar o soffiarsi il naso. || Raffreddar le vivande troppo calde: soffiarvi. || Prov. torna parrinu e ciuscia, ripresa di chi è solito ridir senza bisogno sempre le stesse cose con importunità. || T. giuoc. Tor via di mano in mano da potere di chi perde quello che via via si va vincendo: buffare (a Firenze), del giuoco agli scacchi P. pass. ciusciatu: soffiato.

Ciusciastra. V. sciusciastra. || In gergo: dama, innamorata.

Ciusciata. s. f. L’atto del soffiare: soffiata.

Ciusciatedda. s. f. dim. di ciusciata: soffiatina (V. participiu).

Ciusciatuna. s. f. accr. di ciusciata.

Ciusciaturi –tura. verb. Chi o che soffia: soffiatore –trice.

Ciusciu. s. m. Il soffiare: soffio. || ’ntr’on ciusciu, posto avv., in un attimo: in un soffio. || vulirinini lu ciusciu, essor molto disposto a ceder al minimo invito, stimolo: esser più che pronto.

Ciuscusu. add. Pien di crusca: cruscoso.

Ciutuletta, Ciutulicchia, Ciutulidda. s. f. dim. di ciotula: ciotoletta, ciotolina.

Ciutuluna, Ciutuluni. accr. di ciotula: ciotolone.

Civari. v. a. Dar il cibo: cibare. Si dice generalmente de’ polli, uccelli che imbeccano i loro figli. || T. mil. Innescar il fucile, metter polvere nel focone dell’arma da fuoco: cibare. || E presso gli art.: adescare. || T. arg. V. dari la fogghia. P. pass. civatu: cibato, adescato.

Civata. s. f. La quantità di polvere, che basta a cibare o adescare.

Civaturi. s. m. T. cacc. Quel sacchetto ove si ripone la polvere: fiaschetto, sacchettino da polvere.

Civeddu. s. m. dim. di civu, le foglie di dentro congiunte insieme del cesto di alcune piante: grumoletto.

Civetta. V. cucca. || met. Donna vana, che cerca irretire i men cauti: civetta.

Civileddu. add. dim. di civile: alquanto civile, sì di costumi che di vesti.

Civili. add. Cittadinesco: civile. || Educato, urbano: civile. || T. leg. a differenza di canonico e di criminale; appartenente a cose laiche, e dove non cade cognizione di delitto: civile. || Per sim. cosa men rumorosa, di lieve momento. || Detto di abiti, mobili, ecc. decente, decoroso; non militare nè ecclesiastico: civile. || Detto di paese, che si regge in modo libero secondo civiltà. Sup. civilissimu: civilissimo.

Civilissimamenti. avv. sup. Civilissimamente.

Civilizzari. v. a. Ridurre a vita civile i barbari o i poco civili: incivilire. P. pass. civilizzatu: incivilito (In italiano civilizzare è barbarismo).

Civilizzazioni. s. f. L’incivilirsi: incivilimento (Leggi sopra).

Civilmenti. avv. Secondo civiltà, secondo gli ordini civili: civilmente.

Civiltà, Civiltati. s. f. Costume e maniera di viver civile: civiltà, civiltade, civiltate.

Civittarìa. s. f. Atto o modo di donna civetta: civetteria.

Civu. s. m. Cosa da mangiare: cibo. || Quel che è atto a dare sussistenza: alimento. || Nei frutti il rinchiuso entro il nòcciolo, dal quale nascono le piante: seme, anima. || Le foglie interne delle piante a cesto: grumolo, garzuolo. || fig. Di tant’altre cose interne: midollo. || La parte migliore di checchessia: il midollo. || lu civu di li corna, quella specie d’osso che è dentro la corteccia esteriore delle corna, e met. il cervello dell’uomo, ma per ischerzo. || manciari o camuliri lu civu di li corna a unu, allorquando gli vien il ruzzo di qualcosa, e si mette ad almanaccare: ghiribizzare, fantasticare. || – di la ficu: polpa. || – di la nuci: gheriglio (A. V. ital. civo).

Civulu. V. picciriddu.

Civulunazzu. V. picciriddazzu.

Civuluneddu. dim. di civulu.

Supplemento

[p. 1136 modifica] [p. 1137 modifica] [p. 1138 modifica] [p. 1139 modifica] [p. 1140 modifica] [p. 1141 modifica] Ciacaniari. V. sburdiri.

Ciaccalora. s. f. Canna fessa che fa strepito in battendola.

Ciaccazzatu, Ciaccazziatu. add. Pien di crepacce: crepacciato.

Ciacuddu, Ciacuzza. V. ciacudda (Pitrè).

Ciaffagghiola. s. f. Leggiero strato di zolfo, nelle zolfaje.

Ciamiari. V. camiari.

Ciammaritari. V. ciaramitari.

Ciancicheddu, Cianciteddu. dim. di ciancu: fianchetto.

Ciaminu. V. carinu.

Ciannaca. V. cinnaca. || Grande fenditura nei monti (Pitrè).

Ciantari. V. chiantari.

Ciantu. V. chiantu.

Ciappa. V. ciappula.

Ciappeddu. V. ciampedda.

Ciarafalla. V. pinnuzza: bischeretto.

Ciaramira. V. ciaramita.

Ciaramirata. s. f. La gronda del tetto.

Ciaramitaru. add. Di terreno pieno di cocci, e simile.

Ciaranzana. V. chiaranzana.

Ciaravuni. V. ciavaruni.

Ciarmari. V. gastimari. || Per rubare.

Ciarmarita. V. ciamarita.

Ciarudda. V. flussioni.

Ciatari. Anco lo spirar del vento.

Ciauriceddu. dim. di ciauru: odoretto.

Ciavareu. V, ciavareddu (In Nicosia).

Ciccanninu. V. menziornu (In Caltanissetta).

Cicchi-ciacchi. V. tricchi tracchi (In Trapani).

Cicerca. V. cherchiri (In Messina).

Cicèrcula. V. chèrchiri (All’Etna).

Cichïata. s. f. Principio.

Cicilìu. V. ciuciulèu.

Ciciolu. V. futtuta. || Per minchia V.

Ciciraru. s. m. Venditore di ceci; e specialmente di quelli tostati.

Cicirata. s. f. Sorta di torrone di ceci e miele (In Licata).

Ciciredda. V. cicireddu al § 2. || Sorta d’uccello, V. quagghiarina.

Cicireddu. dim. di ciciru. || Pesciolini ecc., il Perez traduce cecolina.

Cicirittu V. cicireddu all’ultimo §.

Ciciru. ciciri per calia V.

Ciciuliari. V. ciuciuliari (Rocca).

Cicoina, Ciconia. V. cicoria.

Cicugnetta. V. russiddottu (Così in Messina).

Cifuniredda. dim. di cifunera: stipo.

Ciirudda. V. cirudda.

Ciirudditta. dim. di ciirudda (Rocca).

Cilatu. add. Celato. || Prov. lu celu e la terra l’ha juratu, ca nenti po’ stari cilatu: non fu fatto mai sì liscia di notte, che non si risapesse il giorno.

Ciliesi. Per cirasa V. (In Nicosia).

Cilindru. s. m. Quello dei giojellieri: laminatojo. || – pri curnici: tiratoio per le cornici, anco de’ giojellieri.

Cimentu. V. cementu.

Cimicia. s. f. Insetto infesto alle pere: tingide o tigre. Acanthia pyri Fabr. || Prov. cimici, notti longhi e malatii, per esprimere tre cose cattivissime.

Cina. V. biddaca (In Monte S. Giuliano).

Cinaru. V. biddacaru.

Cinga. met. Criocca di buontemponi.

Cinnachedda. dim. di cinnaca.

Cinnirusignu. add. Alquanto bigio (In Messina).

Cinnu. s. m. Cigno selvatico (Caglià).

Cinquantinedda. dim. di cinquantina.

Cinquantineddu. dim. di cinquantinu.

Ciusu. V. ceusu.

Cintinareddu. dim. di cintinaru.

Cinturittaru. s. m. Chi fa o vende anelli.

Ciòciaru, Ciociu. s. m. Uomo od animale di cui i denti inferiori si chiudano soprammessi ai superiori (Rocca).

Cionna. V. cazzu.

Cionu. V. stupitu.

Cippuneddu. V. sgabbellu: scanno.

Cirasitu. s. m. Luogo piantato a ciriege: ciregeto.

Circhiteddu. s. m. L’arco della culla dove sta il padiglione: arcuccio.

Circìmulu. V. triviali (In S. Giovanni).

Circu. – di lu crivu: cassino (Di Marco).

Cirenga. V. cernia.

Cirilonia. V. celidonia.

Cirimuniata. s. m. Cortesia, pulitezza, complimento.

Cirnali. V. abbainu (In Messina) (Caglià).

Cirricaca. s. f. T. zool. Uccelletto simile al camarruggiu V. [p. 1142 modifica]

Cirrivì. s.m. Sorta di uccello: corriere piccolo (In Messina).

Cirrizzu. V. cirriviu (In Modica).

Cirru. s. m. Uccello, V. alalonga: rondine di mare (Caglià).

Cirusu. add. Pallido (In Messina).

Cissiri. V. cissari.

Cisterna. V. jisterna.

Cistirnazza. pegg. di cisterna.

Cistirnedda, dim. di cisterna.

Cistirnuna. accr. di cisterna.

Cità. s. m. Prov. citàli civa e casali ti scasa, in città si può stare sempre meglio che nei paesucci.

Cita. Nella frase a la cita: cheton chetoni.

Citrìcula. V. cciappa.

Citrulazzu. pegg. di citrolu.

Citrulu. V. citrolu.

Ciu. ciu-ciu, per acidduzzu.

Ciuccia. s. f. Asina (Rocca).

Ciuccu. add. Ubbriaco (G. Taranto) (In Alia). Come dicon i Piemontesi: ciuc.

Ciucìa. V. minchia.

Ciuciarìa. s. m. Ninnolo, gingillo, fronzolo. || Cose di poco valore: ciarpe.

Ciuciolu. V. ciuceddu.

Ciuciudda. s. f. Piccola somara (In Modica).

Ciuciulusu. V. tartagghia.

Ciuciumau. V. mammaluccu, babbu.

Ciumi. s. m. Prov. ciumi ca duna acqua a dui vadduna, o l’unu o l’autru a mancari veni: chi due lepri caccia, l’una non piglia e l’altra lascia.

Ciunnari. v. a. Tirare, lanciare, scagliar come frombola: frombolare.

Ciuri. s. m. – di latti: capo di latte. || – di notti, Mirabilis jalapa. || – di passioni V. granadiglia || primu ciuri maggiuri, Bellis sylvestris. Sorta di erba. || – di Missina sarvaggiu, Graphalium ambiguum.

Ciuriceddu. V. ciuriddu.

Ciurru. V. cirruviu.

Ciuscia. s. f. Fasto, eleganza, sfarzo: spocchia. || Boria: spocchia. || ciusci, fronzoli, gingilli, ciondoli.

Ciusciareddu. s. m. Arnese dei giojellieri, orefici ecc., con cui si caccia la fiamma sul lavoro: cannello da saldare.

Ciusciari. v. a. Andare con estrema eleganza e sforzo.

Civa. s. f. Il polverino che si metteva sul focone del fucile.

Civanzu. s. f. Provvisione: tarsìa.

Civatura. s. f. Quella piccola quantità di polvere che si mette nello scodellino per innescare l’arma da fuoco: innescatura. || L’azione dello innescare: innescamento (Perez).

Civiluni. add. Incivile (G. Taranto). [p. 1143 modifica] [p. 1144 modifica]