Orazione sopra le Lettere, e le Arti Modenesi

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Saverio Bettinelli

1800 O Indice:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 11, 1800.djvu Letteratura Orazione sopra le Lettere, e le Arti Modenesi Intestazione 28 gennaio 2016 75% Da definire

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ORAZIONE

SOPRA

LE LETTERE E L’ARTI

MODENESI.






Poichè l’amor patrio, la patria gloria, e la comune utilità più che il diletto e l’amenità delle lettere han gli animi vostri e i vostri studj da alcun tempo esercitati, preclari accademici, in queste adunanze, io seguirò di buon grado un sì nobile esempio quest’oggi, e da buon cittadino, quale in vece d’un nascimento fortuito, l’umanità vostra verso di me, il favor, l’amicizia, la comunion degli studi m’han fatto, della chiarissima città nostra vi parlerò. Voi di alcuni più illustri concittadini e letterati la vita adornaste, e le dotte fatiche con laudi ed applausi dovuti, per eccitarvi emulando [p. 200 modifica]a più dovuta e più lodevole imitazione, io non abbastanza autorevole in uffizio sì grave e troppo ineguale di forze e d’ingegno all’altezza dello stile oratorio, ed encomiatore, mi terrò in sul sentier della storia dell’arti e delle lettere modenesi con rapida penna abbozzandovi quasi in un quadro la lor nascita e i lor progressi insino al secolo xvi., gli ultimi due ad altro tempo serbando, perchè al diletto dell’argomento cittadinesco la brevità non manchi a voi comoda un tempo, a me necessaria.

Non è bisogno, io penso, che dopo gli altri lodatori della felice vostra situazione, del clima salubre, dell’aria, dell’acque e de’ doni tutti della natura a larga mano impertitivi, io faccia parole. Assai, non è dubbio, ponno questi all’ingegno ed all’indole conferire di prontezza, di grazia, di agilità per gli studi gentili principalmente, come Atene, e Firenze il comprovano, ma poichè Tebe e Roma, Venezia, Ferrara e Mantova, infin Londra e Parigi, e Pietroburgo medesimo in sì diversi e paludosi terreni, e climi per alti ingegni fiorirono, e [p. 201 modifica]per opere illustri, non è a prender di ciò nè vanità, nè vantaggio. L’antichità e lo splendor della patria neppur vi rammemoro, benchè a vero dire sì celebre e grande sia1 Modena stata tra le colonie romane, e possa vantarsi dell’epoca più famosa di quell’imperio del mondo, poichè la sorte per lei fu decisa di que’ troppo famosi triumviri,2 che lo diviser tra loro. Assai parlan di questa colonia e le storie di Roma, e più gli avanzi superbi di quell’antica vostra grandezza in lapidi, in marmi scolpiti ed incisi, onde la vostra torre sola tra tutte le italiane e non sol monumento di architettura e di possanza, ma d’erudizione e di storia antica emulatrice a dir così e delle trojane colonne, e delle piramidi egiziane3. Deh perchè non sono illustrati per anco i venerandi [p. 202 modifica]sarcofagi da que’ primi tempi serbati tra voi colà presso al duomo4, serbati, io dico, per mano della magnificenza, della solidità, del gusto e del genio romano vincitore dei secoli e delle stagioni, poichè nè in tanto numero, nè di tale e sì grandioso lavoro, ed eccellente scultura non ne ho veduti raccolti insieme in verun’altra città. Ma sian però grazie rendute a voi, modenesi, che almen gli serbaste, e che quasi a lor sicurezza, siccome a gloria vostra ne prendeste possesso co’ nomi de’ Balugola, de’ Cortesi, de’ Fontani, de’ Boschetti, de’ Valentini e d’altre più elette famiglie, che non potendo altrimenti succedere, e ravvivare l’antica colonia, vollero almen le lor ossa, e le ceneri colle romane confondere, e la romana cittadinanza perpetuare almen nel sepolcro al cittadin modonese.

Ma queste glorie vetuste, o signori, io vi dicea non volervi rammemorare, poichè non vagliono omai, se non che a funestar [p. 203 modifica]la memoria del doloroso dicadimento d’Italia, e di Modena principalmente, la quale per avventura colla sua stessa grandezza viappiù a barbari fece invito per devastarla. Sin dal tempo di Costantino armato contro Mesenzio fu questa città saccheggiata, indi da Massimo tiranno, poi d’Attila, poi da Odoacre, insin dai Goti, dai Vandali, da’ Visigoti, e da’ Longobardi per cinque secoli lacerata, e come se si temesse di vederla risorta per la ruina de’ barbari e per l’impero pacifico di Carlo Magno, eccoti al 900. nuovi torrenti di mori, di saraceni, d’avari, e d’ungri guastarne l’estreme reliquie, e ridurla al niente, divenendo qui intorno vasto deserto, e palude disabitata, neppur potendo dirsi di lei Et campos ubi Troja fuit, che nessun campo appariva nel generale ed orrendo dilagamento del decimo secolo.

Dimentichiamo dunque il nome, e l’onore di romani coloni; quella Modena fu sepolta, disparve l’antica, noi abitiamo una nuova città, e la più nuova può dirsi d’Italia, ma tanto più gloriosa, se agguaglia [p. 204 modifica]le antiche in ogni valore, come spero mostrarvi. Riparatisi adunque alcuni pochi degli abitanti a città nuova, il cui nome, ed il sito a quattro miglia a Ponente ancor dura, e raccoltisi intorno al corpo sacro di Geminiauo, che i disastri d’allora, la povertà, la fiducia facevan que’ santi depositi il sol tesoro, la sola speranza, e quindi un asilo, uno stendardo, un’alleanza de’miseri erranti, appena un raggio intravvider di pace5 al 988, che frenati i torrenti, e rimessi alquanto le cose, trasportassi la città nuovi all’antica, incominciando a rifabbricarla per mano de’ monaci con s. Pietro, perchè essi furono in que’ tristi secoli i ristoratori delle città, e delle campagne, come i custodi pur furono delle lettere, e degli studi. Ed ecco feià dopo un secolo solo il valor modenese risorto, ecco l’arti rivivere a gara, ecco levarsi di terra6 un tempio marmoreo, e [p. 205 modifica]una marmorea torre quinci a non molto insino a tutto il quadrato maestosamente accompagnarlo. O Lanfranco de’ Romengardi,7 nome certo itallano, e forse ancor modenese, o padre dell’arti qui del disegno, oh se l’ombra onorata vien talora aggirandosi qui d’intorno, come gioir dev’ella al mirar tutte Parti di mano, e d’ingegno8 nate per te fiorir poi sempre più belle, e più gloriose per sette secoli susseguenti nella tua patria!9 E poich’egli è pur vero esser prime tra gli uomini quelle, che a’ sensi appartengono, e son guidate dalla necessiti d’abitare, e di render più comode le abitazioni, e le seconde discenderne quelle dell’intelletto più proprie, ed al diletto dell’anima più confacenti, tu padre dell’architettura, scoltura, e pittura, tu il sei non men della poesia, dell’eloquenza, e di tutte le lettere modenesi! Con qual sacro stupore, e riverenza miro io [p. 206 modifica]sovente tra questi pensieri quella torre, e quel tempio, e il tuo nome rileggo in lapida conservato con loro a memoria non meno, che ad ammaestramento de’ posteri tuo:, e collocato quasi a saggio prevedimento alla vista del pubblico foro, ed in faccia del pubblico seggio, e palagio della ragione, delle leggi, de’ magistrati! Ma non posso, a dir vero, tacermi, o signori, allor che sento il titol di gotico darsi a quelle moli degne di tanto rispetto! E dove trovate, o indotti, quel sèsto acuto negli archi, il quale accusa la barbarica corruzione del gusto tedesco, (detto gotico10 senza ragione) la qual sol [p. 207 modifica]dopo il mille dugento l’Italia contaminò! Chi non vede il romano, ed il greco semicircolo inarcare per tutto le volte, nobilitarle, ed assicurarne insieme la solidità, che quell’angolare figura germanica venne di poi ad infievolire deturpando l’italica maestà! Vero è, che i greci da un canto, e i saraceni dall’altro ne’ bassi tempi a noi portarono un gusto impicciolito, e caduto dalla greca, e romana magnificenza, ed è vero eziandio, che le scolture, i bassi rilievi del nostro duomo (benché forse meno assai d’altre da me altrove vedute) per noi rozze sono, e deformi, e sembran col nome accordarsi di quel Clarte Viligelmo, o Vilelmo, che noi semmo Guglielmo11, ma che sembra nativo della Germania. Pur nondimeno ne’ gotica, ne’ tedesca dee dirsi l’architettura, e dee l’Italia de! suo Lanfranco vantarsi con Modena, sostenitore fedele de! gusto antico, e perfetto anche in mezzo all’oscura rozzezza del mille cento12. A [p. 208 modifica]provarvi13 tal verità basti il confronto, che far potete voi stessi tra il quadrato di quella torre, e la sovrappostavi mole piramidale dopo il 1300, ove mostrano il sesto acuto le aggiunte finestre, e l’angolar curvatura ogni parte, come lo mosrran gli avanzi de’ vostri tempj di s. Francesco,14 di s. Pietro, e d’alcun’altro dopo il mille dugento, o trecento innalzati, gli avanzi, dico, d’allora poiché tutti soffrirono gran cambiamenti. Ma tempo è, che succedano all’arti ornai li studi vostri primieri, o modenesi, e dimostrino anch’essi, che la nuova vostra città non fu men delle antiche per dottrine preclara, e per ingegni.

Quella necessità d’ogni umana adunanza, siccome a guardarla dalle ingiurie del [p. 209 modifica]tempo, e dall’insidie nimiche vien per mano traendo l’architettura, così le leggi a se chiama ben tosto perla quiete, e la sicurezza delle adunate società. L’Italia dunque risorta a nuova vita dopo il mille, e le città fatte libere quinci a poco abbisognarono in prima degli statuti, e de’ giurisprudenti al lor governo repubblicano. Bologna, è vero, ne fu la sede, e la sorgente, ma tra i dotti primieri, che la illustrarono, non fu egli quel Pileo15 famoso di modenese padre nato, e dalla cattedra bolognese fondatore venuto alla patria con grande stipendio degli studj legali? Non fiorì pure al secol seguente quel Guido16 celebre da Suzara a confini di Modena posta, e forse allor dentro quelli compresa (era nel Reggiano propriamente) fatto vostro concittadino, e con solenne decreto, e con largo stipendio, e con giuramento obbligato ad insegnar quì legge sin che [p. 210 modifica]se? Che se Padova surse anch’ella, e in tale studio fu chiara, non fu egli tra primi suoi professori quel Nicolo Mattarelli17, che Modena già di quei ricca, e delle sue scuole cedette liberalmente al padovano ginnasio? E quant’altri Rangoni, e Boccabadati, Gorzani e Balugoli, Boschetti e Bellincini potrei con questi rammemorare? E s’ella di tanto celebri autori si vanta in giurisprudenza, non saran certo alle sua scuole mancati medici illustri alla salute necessari, del corpo, poiché appresso il 1300 i tre famosi ne mostrano le iscrizioni Pietro dalla [p. 211 modifica]Rocca di Gio: Re di Boemia18, e dell’Imperator Carlo IV. (1333) arricchito, e onorato; i due19 Cesi Pietro, e Geminiano, questo agli estensi, quel carissimo agli scaligeri; non saran mancati teologi anch’essi certo all’uso di religione necessari tra primi, e richiesti. Che se le cronache vostre di lor sono scarse, elle son pur testimonio, che nella storia emulaste le italiane città, avendo voi vostri annali d’Anonimo al primo20 secolo, al secondo d’un’altro antico illustrato di poi, e continuato dal vecchio21 Tassoni, al terzo infin quelli22 di Bonifacio Morano, e di Gio. da Bazano.23

Ed ecoci omai all’epoca grande d’Italia ai tempi di Dante e di Petrarca, di [p. 212 modifica]Giotto, e di Cimabue, de’ Villani e de’ Boccacci, e già Modena elesse a suo signore la prima volta Obizzo d’Este II, poi Azzo VIII suo figlio, e nel secol seguente dopo alcune discordie, e un breve regno de’ Pii, torna ella per sempre, e dassi spontanea ad Obizzo III, e a Nicolò I. Ne meno era richiesto a sostenere gl’ingegni, e il valor modenese dell’union degli estensi con voi per non tornar nella barbarie tra l’armi, e i furori de’ guelfi, e de’ ghibellini a que’ due secoli dolorosi del 1200, e 300. Essendo adunque l’Italia non sol ravvivata, ma quasi adulta venuta ne’ dotti studj, onde resistere all’armi, ed alle fazioni per quell’ardire medesimo, e quella costanza, che spirali le guerre civili, voi mostraste con altre città più famose pochi si, ma preclari coltivatori dell’arti, e delle lettere; ed un Giovanni da Modena24 contemporaneo del Petrarca alle muse italiane diè il seggio quì, [p. 213 modifica]dove eterno esser dovea, e Serafin Serafini25; e il Bassino emulatori di Giotto la pittura crearono a un tempo tra voi. Non istupite, se taccio il nome del vostro pittore Cristofano26; non perchè alcuni il facciano ferrarese, che ciò non regge all’esame, ma perchè il Malvasia senza esame l’ha fatto discepol di Franco Bolognese nato un secolo forse prima di lui, poich’egli visse, e dipinse sin dopo il 1400 sicuramente, e il Franco era già adulto al 1300. (n. 1276.) Non è però poca gloria di Modena il contare tra i padri della pittura il suo Cristofano, e di mostrarlo in Bologna a gara dipignere col celebre Galasso ferrarese, e co’ due bolognesi [p. 214 modifica]Avanzi Simone; e Giacomo maestro di Lippo Dalmasio, onde venne la scuola de’ Francia, e il secolo d’oro dell’arti per loro fu aperto in Lombardia. Sì, modenesi miei cari, voi concorreste all’aurora, ed al nascimento di quel secol beato. Imperciocchè a considerare i lavori del Serafino, e pei di Cristofaro, voi ci riconoscete quel primo germe dell’arti la miniatura27, il cui talento felice di ricopiare dal naturale e fiori, ed erbe, ed alberi, ed animali guida per mano l’artefice ad imitar poco a poco anche oggetti più grandi dalla natura, e giugne poi con Michelangelo, e Rafaello a disegnare dal corpo umano, o dalle statue antiche le forme perfette, e sublimi.

Ne men giovaste co’ bei lavori de’ vostri [p. 215 modifica]orefici dal Vedriani accennati, i quali, come in Firenze principalmente si vide, all’argento, ed all’oro volgono il buon disegno nello scolpire, ed intagliare minuto, onde germoglia di poi con l’umana arditezza, ed emulazione l’ognor crescente ingegno, e buon gusto. Non dissimulo tuttavia, miei signori, che avendo l’arti, siccome l'acque un lor pendìo verso il centro del lor riposo, molto a se non traesse Ferrara in quel secolo di Nicolò III28, di Lionello, di Borso, e d’Ercole I gran mecenati dell’arti, e degl’ingegni, e quindi assai modenesi colà passando, lasciaron la patria languente, e solitaria. Ma la lor gloria non è pur sempre dovuta a lei, che li produsse, e mandò adornare la sua rivale famosa ? Certo Gasparo Tibraco, e Rinaldo Cosa29 illustri poeti [p. 216 modifica]vostri colà fiorirono; ma pur tra voi si rimasero e Bartolomeo Prignano30, e Panfilo Sasso, e Colombino Colombi ancor per lauree poetiche memorandi, giacche del Codro nato a Rubbiera, e reggian propriamente non parlo, che storico esser voglio, e rigidamente dell’onor vostro geloso, non orator libero, e lusinghiero. Ben parlerò della gloria a poche altre città concessa, d’aver voi data sede alla stampa pochi anni appresso al suo nascimento tra primi italiani, poichè del 1475. mostrar potete volumi qui impressi, e quinci a poco un chiarissimo vostro non men letterato, che stampatore egregio Domenico Rococciolo, onde ancora in tal pregio e benemeriti dell’Italia, e degli studj fautor preclari appariste, sicchè quasi a conferma fu al fratello di lui Francesco nel secol prossimo estinto, da modenesi solenne pompa funerea apprestata31 e la corona d’alloro in su la bara concessa.

[p. 217 modifica]Suonava intanto la fama in Italia, e passò ancor in Francia con lui di Guido Mazzone32 Modanino appellato da Modena, quel Plastico vostro immortale benemerito a mio parer tra pochissimi, benché mal conosciuto, delle perfezionate arti del disegno nel 400. Io non passo da s. Margherita, ch’io non entri colà, ne v’entro mai, ch’io non pongami alcun momento a vagheggiare la sacra famiglia di lui, che nè pittura d’alcun maestro ancor sommo, nè scultura mi fe’ vedere giammai così viva, e spirante. Che verità, miei signori, che grazia, che affetti, che santità mi comprende l’anima tutta in quelle figure sì semplici, e sì disadorne, ma perciò appunto più naturali, e parlanti. Non v’ha pompa di panneggiare, non grandezza di nobil aria, non mosse ardite, non atteggiar pittoresco; ma io mi trovo in una famiglia, io converso con le persone, io le [p. 218 modifica]intendo parlare per atti, e volti, e sguardi e cenni evidenti. Sento l’amore di quella madre e del figlio, la riverenza del buon vecchio mista di tenerezza, e sin colla fante moresca divido il passo, e l’affetto sollecito a porger intepidendolo l’alimento al bambino. Son di creta, noi niego, ma non ci penso, e dimentico tutti i marmi di Presitele, o di Michelagnolo; che certamente disse di queste, e non d’altre figure33, ss il disse, guai alle statue antiche, se queste fosser di marmo. Perdonatemi, modenesi, ma in quella chiesa, e a tal confronto non ci vorrei la deposizione del Begarelli per onor suo; campeggi egli ne’ Bernardini, in s. Pietro, in s. Francesco, ed altrove; vanti pur l’amicizia, e i dati ajuti al divin Coreggio; ma il suo lusso, la sua nobiltà, la perizia dell’arte sua, e del suo secolo a me non muovono il cuore, come la purità naturale, e spontanea dell’arte ascosa, e del secolo [p. 219 modifica]sobrio di Modanino. Nè senza ragione Alsonso di Napoli tanto premiò i suoi lavori34 colà nella chiesa di monte Oliveto lasciati, nè Carlo VII, a grand’onore sel trasse in Francia. Io vi dico, o signori, senza tema, che l’Italia non riconosce quanto dovrebbe il progresso dell’arti venuto per Modanino, e quel delle lettere per Panfilo Sasso ancor lungi di qua. Uomini rari entrambi, due sommi ingegni, due prodigi di quell’età, che portarono in varie parti la gloria vostra, e fondarono scuole famose d’imitatori non ben conosciute.

Ma poichè entrambi toccarono il cinquecento, temo non forse voi m’accusiate di tardar tanto ad aprirvi innanzi il più splendente teatro del valor modenese nel secolo d’oro d’Italia. Ma lo splendore appunto, e la ricchezza vostra, o signori, me ne ritrae, perchè nè tempo, nè stile mi bastano a ciò. I soli nomi de’ Sadoleti, e de’ Sigonj, o de’ [p. 220 modifica]Molza, de’ Castelvetri, quai nomi, ascoltati, non a Modena solo, ma a tutta Italia gloriosi, e carissimi in tutte l’età! Che se io dovessi ancor ricordare i dottissimi cardi, rali, e prelati, i medici illustri, e i giure, consulti, i filosofi, ed i teologi; se le due famose accademie, l’una di letterati, l’altra di chiari pittori, e d’ogni maniera artefici, se i mecenati, se i professori, certo allor potrei dirvi col gran Muratori;35 che Modena da se sola senza corte, e senza influsso d’altrui pareggiò almeno in quel secolo le più chiare metropoli italiane in fama d’ingegni, e di studj. A non fraudarla però del tutto, e a non passare i limiti insieme del tempo, bastimi d’invitarvi ad una di quelle cene emulatrici de’ convivi platonici, e de’ simposi plutarchici, che l’immortale Gio. Grilenzone istituì, e meritaron memoria tra posteri per le penne autorevoli del Castelvetro, e del Muratori, ove in un luogo solo, e con un sol guardo riconosciate que’ vostri antenati [p. 221 modifica]famosi deli’ età più famosa, e più bella. Voi già sapete, o signori, che in cotai cene era legge di pascer la mente, ed il corpo, di gustar le vivande non meno, che la dottrina, di frammischiare ai bicchieri, ed ai vini non i brindisi insulsi, od importuni, ma i leggiadri epigrammi, le dotte quistioni, i problemi, i proverbi, le novelle, e le poesie orarcene, or latine, or volgari. Il Grilenzone già fatto autorevole, e chiaro per quell’ammirabile concordia per lui mantenuta gran tempo de’ suoi cinque fratelli, e delle cinque lor donne, tutti occupati, e operosi, e in una famiglia congiunti, e ad una mensa sedenti co’ cinquanta loro figliuoli, e con ospiti concittadini, e stranieri a quello spettacolo non più veduto concorsi, quasi in albergo dalla virtù aperto, e dalla più nobile cortesia, la casa medesima apriva a lezion pubbliche di latino, e di greco, all’educazion letteraria de’ giovani cittadini, e a tempo prefisso eziandio a quelle cene accademiche, ch’io vi diceva. Ora scegliere qual più vi piace di quelle, che per rnolt’anni si celebrirono, e di molte una sola ne componete, perchè [p. 222 modifica]me più numerosa, ed illustre, e sia ricca insieme de’ convitati più eletti, benché a caso lontani di tempo, e di luogo. A ciò fare i giovani s’accompagnin co’ vecchi, e vendano almen di passaggio gli assenti a visitare la patria, come è certo, aver fatto non una volta i prelati, e circa il quarantesimo di quel secolo molti di loro.

Cinque pertanto dottissimi porporati, il Morone36 fatto già modenese, come v’è noto, il Bertano, il Badia col Cortese, e col Sadoleto da minori prelati seguiti, il Fiordibello, il Manzuolo, il Sigonio, ed il giovane Sadoleto entrino primi, e ne’ seggi si pongan d’onore accolti alle soglie dal Grilenzone in sua casa, a cui vien compagno d’uffìzi ospitali l’amico carissimo, e principal Castelvetro. Succedono loro due possenti del pari, che nobilissimi cavalieri il conte Guido, ed il conte Alessandro Rangone, mecenati ad un tempo, e coltivator delle lettere, e de’ letterati. Ma sin d’ allor forse [p. 223 modifica]dovean precedere le chiare matrone, ed ecco aprirsi passaggio all’inclite poetesse, e filosofe ancora Rangoni,37 ad Ersilia Cortese, a Lucia Bertana, a Faustina Valentini, a Flaminia Castalda, a Maddalena Calori, e alcuna d’esse ha per mano l’ancor fanciulla, ma già rimatrice gentile Tarquinia Molza. A questo38 nome voi ricercate con 1’ occhio l’immortale avo suo Francesco Maria39, quel divino ingegno, quell’aureo scrittore di verso, e di prosa in latino, e in volgare, quel grande tra i padri della letteratura sublime, il Bembo egli solo, il Casa, il Costanzo, il Naugero, il Fracastoro, il Berni di Modena, eccolo ohimè che lento s’appressa, e languente per fiero morbo, onde Roma lasciata, all’aer nativo sen venne per ultimo scampo, e restauro. All’apparire di lui assurgono tutti a incontrarlo, e a [p. 224 modifica]riverire il maestro di tutti affrettando di farlo posare in seggio onorato. Gli fan corona i chiari accademici dopo Gandolfo Porrino amico suo prediletto. Riconoscete, o signori, que’ dottissimi vostri predecessori Filippo Valentino,40 Alessandro Melano, Gio. Maria Barbieri, Paolo Bellincini, Francesco Camorana, Gio. Berettari, detto Poliziano, Agostino Gadaldino, Ludovico del Monte, e molt’altri di quell’accademia di ben trenta cittadini eletti composta, tra quali pur si discopre quel Pellegrino degli Erri degno di lei per nobiltà, e per sapere, ma ridotto in disparte, e accigliato o tutor mediti, o alfin senta rossore delle discordie fatali, e de’ disastri per lui suscitati41 agl’innocenti compagni, ed alle lettere sempre innocenti, se non allignino per isventura in maligno [p. 225 modifica]reno d’anime guaste, e tra I’erbe venefiche de’vizi abbietti, e obbrobriosi. Ma rallegrarvi al rimirar l’accademia da tutti a gara que’ sapientissimi Porporati in onore riposta, e da gravissimi sapienti, e filosofi decorata. Erano allor non men nobili, che letterati i medici vostri, alla fisica congiungevano il bel sapere, l’autorità degli studi severi all’amenità delle muse, e delle lingue, come anch’oggi tra poche città Modena può vantarne. L’abito venerando e togato vi fa distinguer senz’altro Nicolò Machella autor d’opere illustri, e Gabriello Faloppia, il cui nome è la gloria dell’arte medica, e della patria col Grilenzone medesimo in cotal profession rinomato, e col Calandrino eziandio dell’afflitta salute del Molza42 sollecito curatore. Ne vi spiaccia mirar finalmente siccome vostri il Crotona, ed il Porto, che dalla Grecia nativa sen vennero a far più dotta l’Italia de’ lor antichi esemplari, e quì [p. 226 modifica]il Grilenzone da prima, poi la pubblica autorità fé’ maestri di greca dottrina, sinché il secondo a Ferrara passato lasciò la cattedra greca al grande Sigonio.

Ma già presta è la mensa, già fumano le vivande, già siedono tutti alla cena imbandita; può ben qui dirsi in Apolline, poichè non so qual’altra sala, e simposio meglio emulasse quegli apollinei d’Augusto, e di Lucullo. Ma voi por voi stessi ascoltate for piacevoli, o dotti ragionamenti, che troppo lunga opera a me sarebbe il riferirli partitamente. Ora i profondi teologi udrete, e filosofi e medici ed anatomici per l’alte scienze discorrere, ora la rettorica, e la poetica dai greci fonti, e latini in ogni metro dedurvene purissime di prose eleganti, e di versi, or le dispute accendersi tra il coltivare le lingue antiche, o la nostra, che dai più sostenuta, e dalla parte più riverita, e più cara delle muse presenti riporta la paina, e ne’ sonetti trionfa, e nelle canzoni del Molza, e della Bertani a gara splendenti di quell’aureo stile, che appena ornai si [p. 227 modifica]conosce. All’italico idioma allor cede l’ebraico stesso, benchè sì caro al Barbieri, al Castelvetro,43 ed all’Erri, e cede ancora la lingua madre, e nudrice del nostro la provenzale, benchè per lor coltivata a grande studio, ed in opere ancora illustrata. Ma chi non lascia rapirsi dalla dolcissima nostra lingua, allor che sorge cantando, e impon silenzio alle dispute rumorose la vezzosa Tarquinia col limo, o colla viola accompagnando la musica voce, per cui poi sì famosa a Ferrara sarà, e gareggiando con lei nel suono, e nel canto quel Giacopin Lancilotto de’ musicali stromenti, e del canto non meno, che del tornire, e dipignere sì prodigioso maestro, come ancor l’epitaffio vel mostra in s. Lorenzo.

Ma ricordando la musica, e la pittura, voi non soffrite, che manchino a cotal festa, e in tal casa l’arti pur del disegno. Ed opportuni all’inchiesta son gli esametri [p. 228 modifica]appunto dal Castelvetro44 al Grilenzone inviati, perche la sala di questo ad insigni pittori, e argomenti sia consacrata. E già l’accademia delle arti (siccome nata ad un parto) a quella si riunisce de’ letterati, e sia con lor pace, nulla ha di che invidia sentirne. £ qual più degno compagno o pur emolo, se vi piace, avranno i Molza medesimi, ed i Sadoleti di quel divin vostro Nicolò abate che sol farebbe di se superba ogni nazione, ma che molti accompagnano dell’accademia ne’suoi lavori45 e Gio. Battista, e Pellegrino da Modena scolare di Rafaello, e il Capelli scolar del Coreggio, e i Taraschi il Carnevale, e Girolamo Comi col Begarelli compagno, ed amico, giacche lo Schidone ed il Lana, e tant’altri al secol vegnente sono dovuti. Che se oltre a’ pittori chiamerà il Grilenzone architetti adornare la dotta casa, ah qual gloria darannogli [p. 229 modifica]quell’Andrea di Formigine tanto pregiato in Bologna e quel Barozzi tanto in Italia, ed in Roma, e in tutte l’età venerando al par de’ Palladi immortali, e de’ Michelagnoli! E ad ornar l’edifizio di statue, e di busti, oltre a due Begarelli zio, e nipote, risorgerà Modanino46 medesimo nelle due figlie, e Properzia de’ Rossi scultrice ancor vive, io penso, perchè al disegno non manchino le sue muse.

Ma troppo tempo a finir ci vorrebbe la fabbrica; e vuol fluirsi trattanto la cena, e dar tregua, e riposo più a voi troppo sazj, che a’ convitati ancor forse digiuni. Modenesi pregiati, a voi oggi non mancano prelati illustri, non chiarissimi mecenati, e il Principe stesso n’è il primo; gl’ingegni felici in tutte le facoltà soprabbondano, Modena sorge dallo squallore; un Ginnasio si crea; ah miei modenesi, vogliate, e non dovrete invidiare le cene, e i convivi del cinquecento.

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N O T E.


Nota I. Nel 1556. cavandosi le fosse della città si trovarort due arche di marmo, I’una fu poi de’ Balugoli, l’altra de’ Valentini, che cancellarono le antiche iscrizioni.

Nel 1530. altre due in un pozzo vicino a s. Agata si scoprirono, comperate dai Fontana, e dai Sadoleti, e queste pure cambiarono le iscrizioni. Così d’altre. Una ne hanno i pp. di s. Pietro.


Nota II. Ingenio clarus Lanfrancus doctus, & aptus

Est operis princeps hujus, rectorque, megister,

Quo fieri cœpìt demonstrat littera præsens

Anni post mille Domini novaginta novemque.


Nota III. Inter scultores quanto sit dignus honore

Clarte scultura nunc Vigilelme tua.


Nota IV. Annis progressis ec. 1322.

Hoc Thomassinus de Ferro....

[p. 231 modifica]Fingi fecit opus, Turrem quoque fine nitere

Actibus Henrici sculptoris Carpionensis.

La torre fu fatta finire da quel Tomasino, come massaro ad suum finem perducta, ma non nell’anno stesso che fu fatto quel pulpito. Vedi Muratori note alla cronica del Morano.

Nota V. Tarquinia Molza nacque in Modena del 1542. di Camillo Molza cavalier di s. Jacopo primogenito del gran poeta Francesco Maria Molza.

Fu educata nelle lettere da maestri dottissimi, e riuscì letterata in greco, e latino, e volgare, e tradusse molte opere greche, e latine, tra le quali abbiamo il Carmide dialogo di Platone. Poetò ancora nelle tre lingue, siccome cantò egregiamente e suonò la viola, e il liuto, e fu bella.

Nel 1560. fu moglie di Paolo Porrino gentiluomo modenese, ma non ebbe prole. Morto il marito, fu chiamata alla corte di Ferrara nel 1580. al posto di dama d’onore di due principesse sorelle del duca, e presedette a un accademia musicale di dame di corte.

[p. 232 modifica]Morì nel 1617. in Modena dopo essere stata encomiata da più illustri letterati, e aver ricevuto nel 1600. dal senato, e popolo romano il decreto col titolo d’Unica, e col privilegio della romana cittadinanza. La sua vita fu scritta dal dotto professore Domenico Vandelli.



  1. Vedi Vedr. tom. I. 61. e 141. che cita i testi di Pomp. Mela, di M. Tullio, Plinio ec. sopra Modena. Cita il verso alterato di Giovenale.
  2. Triumvirato dopo la battaglia di Modena.
  3. Vedr. tom. I. L. 2. Iscrizioni di famiglie illustri di questa colonia.
  4. Vedi Note al fine. Nota I.
  5. Sigonio, Vandelli, Muratori.
  6. Vedr. Tom. I. L. 6. falsamente attribuisce la torre a Desiderio re de’ Long. 354.
  7. Iscrizione di Lanfranco Vedr. Tom. II. 66., e di Viligelmo scultore.
  8. La torre poco dopo il tempio, come affermano i tre suddetti, e delle stesse lapide.
  9. Vedi al fine Nota II.
  10. Saggio dell’archittetura gotica del P. Frisio. L’imposta dell’arco gotico è più soda di quella del romano, ma è il contrario nei punti di mezzo tra l’imposta, e la cima. Il Gotico non provvide abbastanza nè alla solidità reale, nè all’apparente che vuol che il pieno sia sopra il pieno, il vuoto sul vuoto. Gli ornati suoi son capricciosi, e la sola intemperie li guasta in tante statue sospese quasi in aria, e sin negli archi delle finestre &c. La lode loro è in grandiosità, ampiezza delle arcate, intreccio decostoloni, delle navi proporzionati nelle parti principali de’ pilastroni, delle colonne, logge &c
  11. Vedi al fine Nota III.
  12. Vedi al fine Nota IV.
  13. I balaustri sino al cornicione. V. Iscrizione intorno al pulpito del 1321.
  14. S. Pietro rifondato del 1476. Prima pietra dal vescovo di Comacchio Zoboli, architetto Pietro Barabani di Carpi, ma seguita lentamente, e in loro si legge MDXII. in pittura.
  15. Verso il 1189. Piliio, o Pileo nacque a Medicina nel bolognese. V. P. Sarti.
  16. 1260. Morì a Bologna circa 1300.
  17. Gio: Bono Mattarelli giuresconsulto sua lapida del 1166.
    Nicolò circa 1300, altri lo fan Ravennate.
    Cosi i primari professori di Bologna furono, quasi tutti insegnarono a Modena, come dice il P. Sarti. I Rangoni cominciando da Guglielmo podestà di Modena nel 1208, e in varie città furono molti di tal famiglia podestà sino al 1300., cioè dotti in legge. Bonaventura da Savignano nel modenese cavalier Gaudente professore in Bologna sino al 1290. Cosi pure Corrado di Savignano circa quel tempo. Vedi P. Sarti Storie dell’università di Bologna.
  18. A s. Agostino su la porta laterale.
  19. Ne’ chiostri di s. Francesco.
  20. Della traslazione di s. Geminiano 1106. contemporanea.
  21. Tassoni Vecchio N. 1487. V. Murat: Tom. XI.
  22. M. 1349. suo sepolcro, e iscrizione ne’ chiostri di s. Francesco.
  23. Gio: da Bazano fiorì verso 1350.
  24. Fiorì nel 1370, e 80.
  25. Seraphinus de Seraphinis pinxit 1383. nel duomo altare di s. Nicolò.
    In Ferrara nei 1376. — Fui Serafin de Mutina pintore Vasari
  26. Cristofano fiorì, dice il Baldinucci del 1382. Dipingeva 111 Bologna a concorrenza con Galasso ferrarese, e Giacomo Avanzi, e Simone Bolognesi de 1404; pur questi fiorirono (dicesi nel libretto delle pitture di Bologna del 1340. Jacopo maestro di Lippo Dalmasio vi si dice, che fiorì dopo.
  27. Celebri libri miniati in Roma, ed altrove da più chiari pittori (Benedetto IX. chiamovvi Franco bolognese perciò) al 1300, e 1400, che aveva davanti gli uccelli, gl’insetti, e tutti i più facili corpi a tenersi, e copiar dsl vero. Biblia per Borso anno 1455. da due mantovani nella biblioteca ducale.
  28. Alberto m. 1393 predecessore di Nicolò III. fondò l’Università di Ferrara. Nicolò ebbe tra gli altri Guarin Veronese a grande stipendio.
  29. Il Cosa detto da Muratori poeta rinomatissimo, ove del suo epitaffio a Borso morto 1471. Antich. Est. Tom. I.
  30. Poesie latine di Bartolomeo Paganelli Prigiati stampate da Alberto de’ Mazzali a Reggio 1487.
  31. Cronaca in Biblioteca.
  32. Sepolcro Guidoni de Mazzonibus Equitis nel Carmine in mezzo alla chiesa verso l’altar maggiore.
  33. Detto per quelle del Begarelli, dice il Vedriani.
  34. Secondo il Baldinucci vi lavorò nel 1447. Tornò di Francia, e mori ottogenario 1518.
  35. Vita del Castelvetro
  36. Nato a Milano.
  37. Vedriani Dottori ec. 3. Dame Rangoni.
  38. Vedi al fine nota V.
  39. Detto pur Mario, che venne del 1543. morì nel 1544.
  40. Valentino fu un prodigio a 7. anni per sapere, ed ingegno.
  41. 1545. Dopo gli articoli del 1541. persecuzione famosa contro quell’accademia. Vedi Muratori e Tiraboschi principalmente.
  42. Vita del Molza LXX.
  43. Salmi di David tradotti dall’Erri.
  44. Vedi questi versi citati nella vita del Castelvetro.
  45. Vedriani Pittori ec.
  46. Fu veramente Bolognese.